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ANNO XXXI N° 14 - 13 Aprile 2014 € 1.00

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Catechesi di Papa Francesco

IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO, ICONA DELL’AMORE DI DIO PER IL GENERE UMANO Concludendo il ciclo di catechesi sui Sacramenti, Papa Francesco ha dedicato la catechesi dell’Udienza Generale del Mercoledì al Sacramento del Matrimonio. “Questo Sacramento - ha detto - ci conduce nel cuore del disegno di Dio, che è un disegno di alleanza col suo popolo, con tutti noi, un disegno di comunione. All’inizio del libro della Genesi, il primo libro della Bibbia, a coronamento del racconto della creazione si dice: ‘Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò... Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne’. L’immagine di Dio è la coppia matrimoniale: l’uomo e la donna; non soltanto l’uomo, non soltanto la donna, ma tutti e due. Questa è l’immagine di Dio: l’amore, l’alleanza di Dio con noi è rappresentata in quell’alleanza fra l’uomo e la donna”. “Siamo creati per amare, come riflesso di Dio e del suo amore. E nell’unione coniugale l’uomo e la donna realizzano questa vocazione nel segno delle reciprocità e della comunione di vita piena e definitiva. Quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si ‘rispecchia’ in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi. Anche Dio, infatti, è comunione: le tre persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo vivono da sempre e per sempre in unità perfetta. Ed è proprio questo il mistero del Matrimonio: Dio fa dei due sposi una sola esistenza. La Bibbia usa un’espressione forte e dice: ‘un’unica carne’, tanto intima è l’unione tra l’uomo e la donna nel matrimonio. Ed è proprio questo il mistero del matrimonio: l’amore di Dio che si rispecchia nella coppia che decide di vivere insieme”. “San Paolo, nella Lettera agli Efesini - ha ricordato Papa Francesco - mette in risalto che negli sposi cristiani si riflette un mistero grande: il rapporto instaurato da Cristo con la Chiesa, un rapporto nuziale. La Chiesa è la sposa di Cristo. (...) Questo significa che il Matrimonio risponde a una vocazione specifica e deve essere considerato come una consacrazione. Segue a pag. 2

Papa Francesco e il Vangelo in tasca Papa Francesco, nell’Angelus di domenica 6 aprile, è tornare ad insistere sulla lettura quotidiana del Vangelo, regalando ai presenti in piazza S.Pietro, un’edizione tascabile. Sulla preghiera col Vangelo trovo in Quoist, questa interessante coincidenza Pregare, è meno complicato di quanto si pensi. All’inizio, consiste nel parlare a Dio della nostra vita e di quella dei nostri fratelli. - Risposta d’un giovane: io Gli parlo, ma non mi risponde mai. - È falso, è Lui che ti parla per primo (per mezzo dei profeti e di suo Figlio). E resta il suo Vangelo. Dio ti parla attraverso queste parole umane. RispondiGli. È questione d’educazione. - E se non capisco, vi vengo a trovare? - Non ancora: diGli che non capisci niente di quello che Ti dice. E continua a leggere, Egli ti darà più tardi la spiegazione. (Michel Quoist “A cuore aperto” n. 166)

“La catena che mi teneva imprigionato diventò il mio personale Rosario” Rilasciato dopo 39 anni di dura prigionia, un ex Capitano dell’esercito del Vietnam del sud racconta la sua storia di conversione avvenuta dietro le sbarre A leggere la storia J.B Nguyen Huu Cau, soldato vietnamita, sembra proprio che il messaggio evangelico delle beatitudini sia penetrato nel profondo del suo cuore. Quest’uomo, oggi sessantottenne, è uscito lo scorso 22 marzo da una prigionia durata trentanove anni, che lo fa essere in assoluto una delle persone più a lungo detenute per motivi politici. Capitano dell’esercito del Vietnam del sud, fu catturato nel corso della guerra che aveva contrapposto il nord comunista al sud filo-americano. È la sua, una storia di ardente fede, la quale gli ha concesso di

Venerdì Santo:

Colletta Pro Terra Sancta: la solidarietà universale verso la Chiesa madre Anche quest’anno la Quaresima porta con sé l’appuntamento con la Colletta Pro Terra Sancta, che la Santa Sede propone ai cattolici di tutto il mondo, come gesto di solidarietà con le necessità delle Chiese della Terra Santa e del Medio Oriente. L’appuntamento annuale viene richiamato ai vescovi da una lettera che viene loro indirizzata dal prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, il card. Leonardo Sandri. Riferendosi alle Chiese mediorientali, nel testo pubblicato il cardinale annota: «Ancora oggi la Colletta è la fonte principale per il sostentamento della loro vita e delle loro opere, secondo la volontà sollecita dei Sommi Pontefici, i quali, specie nell’imminenza del Venerdì Santo, hanno sempre esortato a gesti di autentica carità fraterna». «Ogni giorno – prosegue Sandri – i cristiani in varie regioni del Medio Oriente si interrogano se restare o emigrare: vivono nell’insicurezza o subiscono violenza, talora, per il solo fatto di professare la loro e nostra fede. Ogni giorno ci sono fratelli e sorelle che resistono, scegliendo di restare là dove Dio ha compiuto in Cristo il disegno della universale riconciliazione. Da quella Terra sono partiti

affrontare e superare un’interminabile detenzione costellata di sofferenze, umiliazioni e declini fisici. Tutto ebbe inizio nel 1975. A seguito della riunificazione del Paese asiatico, il Capitano venne condotto dalle truppe comuniste, uscite vincitrici dalla guerra, in un campo di rieducazione attraverso il lavoro. Vi rimase sei anni, fin quando, nel 1982, fu nuovamente tratto in arresto per via della sua attività di poeta e compositore a tratti critico verso il regime comunista. Segue a pag. 3

coloro che, sulla parola di Cristo, hanno portato l’Evangelo ai quattro angoli del mondo. È là che la Chiesa ritrova sempre, con le sue radici, la “grande speranza” che porta il nome di Gesù, ma la situazione attuale è veramente delicata: basti pensare al conflitto tra Israele e Palestina, all’evoluzione che investe l’Egitto, alla tragedia della Siria». Alla solidarietà concreta il cardinale prefetto associa anche la preghiera per la pace: «Nel Venerdì Santo – scrive - vorremo elevare al Crocifisso il grido della pace per Gerusalemme e perché il mondo, cominciando dalla Terra di Gesù, divenga la Città della pace. Ai discepoli di Cristo si chiede di operare per la pace ricordando che “le guerre costituiscono – tra l’altro  – il rifiuto pratico a impegnarsi per raggiungere quelle grandi mete economiche e sociali che la comunità internazionale si è data” (Papa Francesco, Messaggio per la Giornata mondiale della Pace 2014). Sono parole che assumono un significato preciso e chiaro in relazione all’odierna Colletta pro Terra Santa. La situazione di pesante incertezza sociale, e addirittura di guerra, si è aggravata, colpendo ad ogni livello il fragile equilibrio dell’intera area e riversando sul Libano e sulla Giordania profughi e rifugiati che moltiplicano a dismisura campi di accoglienza sempre meno adeguati. Si rimane sconvolti per il numero di rapimenti e omicidi di cristiani in Siria e altrove, per la distruzione di chiese, case e scuole. Ciò non fa che alimentare l’esodo dei cristiani e la dispersione di famiglie e comunità».


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IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO (...) L’uomo e la donna sono consacrati nel loro amore. Gli sposi infatti, in forza del Sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa”. “È davvero un disegno stupendo quello che è insito nel sacramento del Matrimonio! - ha esclamato il Papa E si attua nella semplicità e anche nella fragilità della condizione umana. Sappiamo bene quante difficoltà e prove conosce la vita di due sposi. L’importante è mantenere vivo il legame con Dio, che è alla base del legame coniugale. E il vero legame è sempre con il Signore. Quando la famiglia prega, il legame si mantiene. Quando lo sposo prega per la sposa e la sposa prega per lo sposo, quel legame diviene forte; uno prega per l’altro. È vero che nella vita

matrimoniale ci sono tante difficoltà, tante; che il lavoro, che i soldi non bastano, che i bambini hanno problemi. Tante difficoltà. E tante volte il marito e la moglie diventano un po’ nervosi e litigano fra loro. Litigano, è così, sempre si litiga nel matrimonio, alcune volte volano anche i piatti! Ma non dobbiamo diventare tristi per questo, la condizione umana è così. E il segreto è che l’amore è più forte del momento nel quale si litiga e per questo io consiglio agli sposi sempre: non finire la giornata nella quale avete litigato senza fare la pace. Sempre!. E per fare la pace non è necessario chiamare le Nazioni Unite che vengano a casa a fare la pace. È sufficiente un piccolo gesto, una carezza, ma ciao! E a domani! E domani si comincia un’altra volta. E questa è la vita, portarla avanti così, portarla avanti con il coraggio di

voler viverla insieme. È una cosa bellissima la vita matrimoniale e dobbiamo custodirla sempre, custodire i figli”.”Altre volte io ho detto in questa Piazza una cosa che aiuta tanto la vita matrimoniale. Sono tre parole che si devono dire sempre, tre parole che devono essere nella casa: Permesso, grazie, scusa. Le tre parole magiche. Permesso: per non essere invadente nella vita dei coniugi. (...) Grazie: ringraziare il coniuge; grazie per quello che hai fatto per me (...). E siccome tutti noi sbagliamo, quell’altra parola che è un po’ difficile a dirla, ma bisogna dirla: scusa. Permesso, grazie e scusa. Con queste tre parole, con la preghiera dello sposo per la sposa e viceversa, con fare la pace sempre prima che finisca la giornata, il matrimonio andrà avanti. (...) Che il Signore vi benedica e pregate per me”. Vis

Ma questa è politica o un fatuo agitarsi? di Quintiliano

Dopo l’ultimo comunicato stampa pervenuto dalla maggioranza amministrativa del nostro comune per la bocciatura da parte del Tar per inadempienze procedurali in merito alla chiusura del Bilancio 2013, dopo il risveglio dal letargo della minoranza che vuole il commissariamento del nostro comune, inoltre tenendo conto delle “ciurliate” quotidiane che ci vengono dal Parlamento, dal Governo e da altri Organi di potere, elevate alla massima potenza per l’intromissione dell’Europa così doviziosamente elargite dai vari TG e mass-media, il modesto cittadino che vorrebbe capirci qualcosa, convinto che difficilmente la ragione sta solo da una parte e ancor più convinto che la politica è l’arte del governare avendo per scopo il bene comune, indipendentemente dall’appartenenza partitica, credo che non solo resta frastornato, ma è portato a chiedersi se nella crisi, da tutti ostentata, rientri anche la categoria dell’isterismo collettivo. segue a pag. 6

Parola del Signore DOMENICA DELLE PALME A

Dal VANGELO secondo MATTEO La Passione di nostro Signore Gesù (11-33) Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio, [34]gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere. [35]Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte. [36]E sedutisi, gli facevano la guardia. [37]Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: “Questi è Gesù, il re dei Giudei”. [38]Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. [39]E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: [40]”Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!”. [41]Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: [42]”Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. E’ il re d’Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. [43]Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!”.

[44]Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo. [45]Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. [46]Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: “Elì, Elì, lemà sabactàni?”, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Monteprandone [47]Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: “Costui chiama Elia”. [48]E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. [49]Gli altri dicevano: “Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!”. [50]E Gesù, emesso un alto grido, spirò.

“Il posto del sindaco è in mezzo alla gente; non si capisce un sindaco che non sia lì”

Il Papa ha ricevuto il 5 aprile l’Associazione Nazionale Comuni Italiani e ha augurato a tutti i sindaci di essere mediatori e non intermediari. Come Gesù, che non era sindaco ma è comunque un’”icona” da seguire Siate mediatori, non intermediari. Così Papa Francesco nell’udienza ai Rappresentanti dell’Anci, l’associazione Nazionale Comuni Italiani. Nel suo discorso, il Pontefice ha elencato pregi e difetti del ruolo del sindaco, a partire da una particolare caratteristica: la stanchezza. Sì, proprio quella fatica dovuta a tante richieste di tante persone che fa finire un sindaco un po’ “accasciato” a fine giornata. Eppure questa è la missione, anzi l’identità stessa del sindaco: “Stare in mezzo alla gente”. Un esempio di questa prossimità è stato il cardinale Michele Pellegrino – arcivescovo di Torino dal 1965 al 1977 - che il presidente dell’Anci e sindaco del capoluogo piemontese, Piero Fassino, ha ricordato all’inizio del suo discorso. Il Papa ha ringraziato subito Fassino per aver nominato il porporato, al quale – ha detto – “io sono tanto grato”, perché “nel dopoguerra è stato lui ad aiutare la mia famiglia a trovare lavoro”. È un bel gesto quindi, secondo il Pontefice, “ricordare questi uomini di Chiesa, questi uomini e queste donne di Chiesa – parroci, suore, laici – che sapevano camminare con il loro popolo, all’interno del popolo e con il popolo”. Bergoglio si è poi riagganciato ad un altro passaggio del saluto del “Signor Sindaco di Torino”: “Lei ha incominciato il suo discorso dicendo: ‘Questo si rivolge al sindaco, questi si rivolgono al sindaco…’. Con tutti quelli che si rivolgono al sindaco, povero sindaco, finisce accasciato da tante cose…”, ha esclamato il Santo Padre. Tuttavia “questo è il lavoro del sindaco”, ha ribadito e ha detto a tutti i sindaci d’Italia quale sia la loro “spiritualità”: “Io la penso un po’ alla fine della giornata, e vi parlerei della stanchezza del sindaco, quando dopo una giornata torna a casa con tante cose che non sono state risolte. Alcune sì, ma tante no”. In ogni caso, ha rimarcato Francesco, il posto del sindaco è “in mezzo alla gente”, “non si capisce un sindaco che non sia lì, perché lui è un mediatore, un mediatore in mezzo ai bisogni della gente”. E il pericolo – ha avvertito – “è diventare un sindaco non mediatore, ma intermediario”. La linea di confine è sottilissima, ma la differenza tra mediatore e intermediario c’è eccome. “L’intermediario – ha spiegato il Papa - sfrutta le necessità delle parti e prende una parte per sé, come quello che ha un negozio piccolo e uno che gli fornisce e prende di qua e prende di là; e quel sindaco, se esiste – lo dico come possibilità – quel sindaco non sa cosa è fare il sindaco”. Il mediatore, invece, “è quello che lui, lui stesso è colui che paga con la sua vita per l’unità del suo popolo, per il benessere del suo popolo, per portare avanti le diverse soluzioni dei bisogni del suo popolo. Dopo il tempo dedicato a fare il sindaco, quest’uomo, questa donna finiscono stanco, stanca, con la voglia di riposarsi un po’, ma con il cuore pieno d’amore perché ha fatto il mediatore”. L’augurio del Papa è quindi “che voi siate mediatori”: “In mezzo al popolo, per fare l’unità, per fare la pace, per risolvere i problemi e anche risolvere i bisogni del popolo”. Come Gesù, che – ha evidenziato il Pontefice – “non era sindaco”, ma è una “icona” da cui trarre ispirazione. “Penso a Gesù in un momento della sua vita, quando era in mezzo alla folla – ha detto - la folla lo spingeva al punto da non poter quasi respirare. Così dev’essere il sindaco, con la sua gente, con lui, con lei, perché questo significa che il popolo, come con Gesù, lo cerca perché lui sa rispondere”. Dunque, ha concluso il Pontefice ribadendo il suo auspicio, “stanchezza, in mezzo al vostro popolo, e che la gente vi cerchi perché sa che voi sempre rispondete bene”. Di Salvatore Cernuzio ( Zenit)

[51]Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, [52]i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. [53]E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. [54] Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: “Davvero costui era Figlio di Dio!” (VANGELO DI MATTEO CAP. 27 VERSETTI 11-54) “Quelli che passavano di là lo insultavano “Gesù emesso un alto grido, spirò. “Davvero costui era Figlio di Dio”. Di fronte al Figlio dell’uomo l’umanità si divide , chi lo insulta e chi lo riconosce come Dio, anche noi siamo chiamati a compiere una scelta. Non si può essere indifferenti né amorfi, dobbiamo operare una scelta , contro di Cristo o con Cristo, Gesù è

sceso dal cielo proprio per incoraggiare la scelta a suo favore, per indicarci qual’è la via migliore per noi. Perché solo in Lui possiamo avere la Vita vera, la Luce vera quella che illumina tutto il nostro cammino e tutta la nostra esistenza. Gesù Cristo ci chiama ad essere uomini veri, uomini nuovi, consapevoli delle proprie scelte e delle proprie responsabilità, capaci di amare e donare, come Lui che ci ha amato fino alla fine. Signore donaci il coraggio di essere tuoi amici e di testimoniare sempre la Riccardo ragione della nostra speranza. PILLOLE DI SAGGEZZA: Dall’orto degli ulivi al calvario il Signore ha conosciuto e sperimentato in anticipo tutte le sofferenze possibili, anche le più umili e le più tristi (bernanos) Allargando le sue sante braccia sul legno, Cristo ha dispiegato due ali, chiamando a se’ tutti i credenti, avvolgendoli per proteggerli come la madre con i suoi piccoli. (Ippolito di Roma) Ci dice Gesù: nella mia agonia io pensavo a te; per te ho versato quelle gocce di sangue (Pascal) Nella vita di ogni uomo c’è una croce adatta a lui: convertirsi significa stendere le braccia su di essa (F. Mauriac)


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Stazione quaresimale Diocesana

Giovedì 3 aprile Vicaria Madonna di San Giovanni Grottammare Parrocchia Gran Madre di Dio Preghiera per i missionari martiri

Prossima Stazione Quaresimale Diocesana

Venerdì 11 aprile Vicaria B. Assunta Pallotta Patrignone Piazza - Chiesa S. Maria in Viminato

La IV Stazione Quaresimale Diocesana e la Veglia di preghiera per i Martiri Missionari Si è tenuta Giovedì 3 Aprile, a Grottammare, la quarta stazione quaresimale e la veglia di preghiera per i Martiri Missionari organizzata dalla Vicaria di San Giovanni Battista e dall’Ufficio Missio diocesana. Dopo il ritrovo nel piazzale della Scuola Fazzini Mercantini e l’accensione dei lumini, la processione, presieduta dal nostro Vescovo Carlo Bresciani insieme ai sacerdoti della Vicaria e della diocesi, si è messa in cammino verso la Chiesa Gran Madre Di Dio, dietro la croce sulla quale era stata sistemata una veste rossa, segno del martirio, accompagnata dalle fiaccole portate da 12 giovani della Vicaria. Ad

ogni stazione sono stati ricordati i Martiri che, nel corso dell’ultimo anno, hanno dato la vita per testimoniare la loro fede. Quella della testimonianza è infatti una dimensione che fin da sempre è avvertita con forza nei confronti del martirio, tanto che proprio da essa deriva etimologicamente il nome. All’arrivo in Chiesa si è tenuta la veglia di preghiera per i Martiri Missionari, con delle testimonianze che hanno voluto ricordare la vita di alcuni di essi e la loro radicale adesione al Vangelo che li ha portati alla morte. “La realtà della Croce”, ha ricordato il Vescovo, “si trova al centro della nostra fede. Senza

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“La catena che mi teneva imprigionato diventò il mio personale Rosario” Un anno dopo, l’ennesima beffa. Fu inscenato nei suoi confronti un processo per aver denunciato la corruzione diffusa tra alti ranghi dell’esercito di Hanoi e per aver parlato dei crimini commessi dai soldati comunisti ai danni delle popolazioni civili. L’accusa fu di sabotaggio, di aver “danneggiato l’immagine del regime”. L’imputato si dichiarò, tuttavia, sempre “non colpevole”; ciò fece sì che le autorità commutassero la pena capitale in carcere a vita. Un carcere assai duro, da passare in isolamento, al confine e in mezzo alla giungla. Le condizioni difficili provocarono seri danni alla salute di J.B Nguyen Huu Cau: venne meno l’udito, divenne cieco dall’occhio sinistro e con forti problemi di vista dall’occhio destro. E poi, finalmente una luce. Lo scorso 22 marzo ha riacquistato la libertà grazie all’amnistia concessa dal presidente vietnamita Truong Tan Sang. Un gesto che secondo il figlio dell’ex detenuto va inquadrato, più che come una riabilitazione politica, come un atto di carità per le sue precarie condizioni di salute. Nei giorni scorsi, J.B Nguyen Huu Cau ha raccontato a un giornalista la sua storia, ripresa da AsiaNews. Ha parlato dell’incontro “con Dio e la Vergine”, i quali lo hanno aiutato a superare “le insidie del destino”. Durante la Pasqua del 1986, racconta, fu battezzato da padre Jospeh Nguyen, un gesuita che svolgeva la sua missione tra i carcerati. È stato lui che insegnò all’uomo i fondamenti del Cristianesimo, le preghiere e il catechismo. Insegnamenti che il militare raccolse subito con diligenza, tale era il desiderio di Dio che tracimava nel suo animo. Egli ha raccontato che seppe trasformare la catena di 90 anelli che lo teneva legato notte e

giorno in un eccezionale strumento di preghiera. “Ho fatto sì - spiega - che la catena diventasse il mio personalissimo Rosario”. Forse, riflette, “il Rosario più duro al mondo”. Ad allietare i giorni di J.B Nguyen Huu Cau, il dono di un suo compagno di cella in un periodo in cui non si trovava in isolamento. Si tratta di una piccola croce ricavata da una noce di cocco. Fu questo piccolo regalo a dargli l’ispirazione per mettere la sua dote di compositore al servizio di Dio. Compose infatti un canto dedicato alla Santa Croce. “La Santa Croce viene a me, dagli abissi più profondi del mondo [...] che mi ha sostenuto in questa prigione terrena”, recita al giornalista. E aggiunge: “Ho sempre creduto nell’amore di Dio”. Ora che J.B Nguyen Huu Cau è un uomo libero, non traspare dalle sue parole alcun cenno di risentimento, ma solo gratitudine e perdono. Chiama i suoi carcerieri, ossia gli uomini del regime, “fratelli e sorelle” e afferma di non aver “alcun rancore verso di loro”. Del resto, aggiunge, “abbiamo tutti le stesse radici, discendiamo dal Re Hung Vuong, perciò dobbiamo amarci l’un l’altro”. E poi, la sua dichiarazione d’amore che più provoca emozione: “Una volta di più credo nella Trinità e nella Vergine Maria. Che mi ha aiutato a superare le insidie del destino e mi ha impedito di farla finita uccidendomi durante gli anni di recluDi Federico Cenci (Zenit) sione”.

la Croce non è possibile la Pasqua, non è possibile la resurrezione.” Se la croce oggi è divenuta scomoda, tanto che tendiamo ad occultarla, tanto che non vogliamo vederla, non è solo perché ci rimanda alla morte, ma anche perché è segno di una totale fedeltà. “Chi ama”, ha affermato il Vescovo “non può non essere fedele, e chi ama Dio non può non essere fedele all’uomo. Ma chi teme la verità non vuole essere salvato, non vuole essere svelato e si sente accusato dalla bontà di chi è fedele.” Da qui nascono le persecuzioni contro la Chiesa e da qui ha origine il martirio. “Ma l’infedeltà”, ci avverte, “prepara croci più grandi, per noi e per chi ci sta accanto”. Poiché tutti noi siamo Chiesa, dobbiamo tutti essere pronti a muoverci verso l’altro,

nella piena fedeltà a Dio e all’uomo, consapevoli che non saremo risparmiati dalla Croce, ma non per questo sentendoci privati della nostra libertà. La fedeltà della Croce è anzi il segno della libertà più totale, dell’amore più vero: con le parole del vescovo, “senza di essa saremmo solo banderuole in preda al vento”. A conclusione della celebrazione sono stati proclamati i nomi dei 22 martiri riconosciuti dalla Chiesa nel corso dell’anno 2013. Simone Caffarini

La Via Crucis attraverso gli occhi delle vittime della guerra civile di Melani Manel Perera I cattolici della parrocchia di Mihintale in Sri Lanka, hanno visitato tre diversi centri della diocesi di Anuradhapura: un orfanotrofio femminile; un ospizio; un reparto di oncologia. Un modo, spiega il loro parroco, “per incontrare il Cristo sofferente in quelle persone che ancora portano la loro croce”. Sperimentare la sofferenza del Signore attraverso il dolore di un altro essere umano. È con questo spirito che i fedeli cattolici della parrocchia di Mihintale, nella diocesi di Anuradhapura, hanno visitato alcuni centri della zona dove vivono orfani della guerra civile, anziani abbandonati dai loro familiari e i pazienti di un reparto di oncologia. Ad accompagnarli p. Lasantha Abrew sj, il loro parroco, che ad AsiaNews descrive questa esperienza come “una speciale Via Crucis: non ci siamo inginocchiati dinanzi a statue o immagini di Gesù sofferente, ma lo abbiamo incontrato in quelle persone che ancora portano la loro croce”. Il consiglio parrocchiale ha deciso di dividere la comunità in tre gruppi. Il primo ha visitato l’orfanotrofio femminile Avanthi Devi di Anuradhapura, che ospita 58 bambine dalla prima all’ultima classe. I parrocchiani hanno offerto loro il pranzo e un gelato ciascuna, per poi lasciare in dono alcune confezioni di cibi secchi, saponi e altri generi di prima necessità. Alcuni cattolici hanno pulito il giardino. Il secondo gruppo si è recato al General Hospital di Anuradhapura, andando a trovare il reparto di oncologia. Gli uomini hanno costruito un vialetto, mentre le donne hanno donato secchi e vestiti ai pazienti malati di cancro. Un terzo gruppo ha visitato lo Shanti Sevana di Saliya Pura (distretto di Anuradhapura), la più grande Casa per anziani dello Sri Lanka. Divisi in piccole unità hanno potuto prendersi cura di alcuni degenti, tagliando loro unghie e capelli, lavando piatti e utensili, e parlando con loro. Gli ospiti hanno spiegato di essere stati abbandonati dai loro figli, che non hanno voluto prendersi cura di loro. I visitatori hanno lasciato alla casa saponi, 50 chili di riso, due orologi e dei sarong (abiti tradizionali, ndr).Dopo queste tre visite, aggiunge p. Abrew, “ci siamo riuniti alla cattedrale di san Giuseppe per la messa, durante la quale abbiamo parlato di cosa ciascuno aveva visto e provato nel corso degli incontri. Tutti hanno detto di essere rimasti molto colpiti”. Inoltre, sempre dalla parrocchia di Mihintale un altro gruppo - formato da soli giovani -, ha visitato i piccoli orfani che vivono nel convento del Buon Pastore, nel villaggio di Mankulam (Northern Province), sotto la cura di p. James e suor Rajesh. La religiosa ha raccontato loro le storie di alcuni bambini, tra cui quella di una ragazzina di 10 anni che ha visto morire tutta la sua famiglia in un’esplosione. Dopo il racconto, tutti insieme hanno partecipato alla messa, hanno pranzato e hanno dedicato il resto della giornata a giochi, danze e canti. (Asia News)


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AFRICA/CAMERUN

DOMENICA 27 APRILE

Rapiti due sacerdoti ed una suora nel nord del Camerun

È tutto in fermento sull’asse Roma-Bergamo per i due Papi-Santi

Due sacerdoti italiani Fidei Donum della diocesi di Vicenza, don Gianantonio Allegri e don Giampaolo Marta, e una suora canadese di 80 anni, dell’ordine delle Suore della Divina Volontà di Bassano del Grappa, sono stati rapiti nella notte tra il 4 e il 5 aprile nella diocesi di Maroua-Mokolo nel nord del Camerun. Si tratta della stessa diocesi, il cui territorio si trova al confine con la Nigeria e il Ciad, nella quale lo scorso novembre era stato rapito il sacerdote Fidei Donum francese, don Georges Vandenbeusch, che era stato poi liberato il 31 dicembre. Secondo fonti della diocesi di Vicenza, due gruppi di uomini armati a bordo di auto hanno fatto irruzione intorno alle due di notte nelle case dei sacerdoti e delle suore, mettendola a soqquadro per poi portar via i tre religiosi. Don Marta si trova in Camerun da oltre 6 anni mentre don Allegri era arrivato da un anno, ma in passato aveva vissuto circa 10 anni nel Paese africano. I due sacerdoti operano nelle parrocchie di Tchere e Loulou. Si ipotizza che i se-

questratori siano membri della setta islamista nigeriana Boko Haram, che hanno già rapito alcuni stranieri nel nord del Camerun. Ricordiamo che l’area dove si trova la diocesi è da tempo al centro di un vasto traffico di esseri umani, e in particolare di bambini. La Chiesa cattolica ha promosso diverse iniziative per far fronte a questo fenomeno e soccorrere le vittime, come affermava in un’intervista all’Agenzia Fides, il Vescovo del luogo, Sua Ecc. Mons. Philippe Stevens. (L.M.) (Agenzia Fides )

VOGLIO ANDARE IN PARADISO! Il testamento spirituale di Alessandra Amabili GROTTAMMARE – Due settimane or sono, a causa di un male incurabile, ci ha lasciato a soli 38 anni, Alessandra Amabili. Alessandra, madre affettuosa, moglie rispettosa, figlia adorata che il Signore ha voluto con sé troppo presto, che ha lasciato un ricordo incancellabile fra tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerla per le sue qualità, per la sua forza interiore, per il suo coraggio; resterà sempre viva nei nostri cuori. Ora è tra le braccia di Dio e da lassù darà conforto ai suoi cari e a tutti coloro che le hanno voluto bene. Riportiamo una parte del testamento spirituale di Alessandra, denominato “Voglio andare in Paradiso”. Alessandra, consapevole del fatto che le sue forze si stavano esaurendo e che l’incontro con il Signore era ormai prossimo, non ha cessato mai d’invocare il Suo perdono, e non si è mai risparmiata di accogliere e consolare con il suo sorriso e la sua parola ciascuna persona che a lei si è accostata… Queste parole sono scaturite dal cuore di Alessandra, in diversi momenti. In genere, dopo aver ricevuto la Comunione si esprimeva con parole che non erano dettate da sapienza umana… Rivolta al suo confessore: “Mi devo confessare perché io voglio andare in paradiso; l’unica cosa che voglio veramente è il Suo perdono e che mi porti in paradiso! Voglio parlare con tutti, faccio bene? bisogna prepararli, no?” La necessità che le premeva tanto, condivisa più volte a tutti, era che la sua famiglia e ciascuno di noi fossimo preparati e attaccati alla fede al momento del distacco da lei: “Tu devi parlare a tutti. Alle ragazze digli di non giudicare Dio, di non essere arrabbiate con Lui, che Lui è buono e che ha fatto tutte cose belle per noi…. che anche quando non capiamo lui è sempre buono e fa tutto per il nostro bene… non si devono chiedere il perché, devono saperLo lodare… Di a tutti che IL MISTERO DELLA GLORIA DI DIO PASSA ANCHE ATTRAVERSO LA MALATTIA, che io non so perché ha scelto me, ma è bene così….. che lui ha fatto tutto per noi e che ha fatto tutto bene e tutto bello. Sai molti non capiscono, ma noi più che capire dobbiamo amare. Digli di amare il Signore che non delude, poi tu gli spiegherai, così come ti ho detto. Digli che voglio

tanto bene a tutti e che Dio gli vuole più bene ancora”.Più volte ha ripetuto: “Non dovete essere arrabbiati con il Signore… non so perché ha scelto proprio me, non continuate a chiedervi il perché… il perché logora soltanto… Lui fa bene ogni cosa”. Durante uno di questi momenti, mentre parlava già da un po’, si volta verso una figlia, la guarda: “Sei imbronciata? Ma sei Arrabbiata?... Con chi sei arrabbiata?” “Con il Signore, mamma, e tanto!”“Ti capisco, qui dentro siamo tutti un po’ arrabbiati, sei piccola e hai bisogno di mamma ed io vorrei tanto restare con voi…. Ma il Signore non fa mai male, il Signore è buono, se vuole in un’ora passa tutto…. Preghiamo certo, ma senza pretesa…. Perché dobbiamo dire sia fatta la Sua Volontà che a volte non è uguale alla nostra, ma è quella buona…. Mi prometti che non ti attacchi alla rabbia?.... perché solo il Signore ti potrà consolare!” [Lo spazio tiranno ci impedisce di aggiungere il seguito pieno di una grande fede. Grazie Alessandra! A Lei ci uniamo in preghiera attraverso la Comunione dei Santi ndr.]



Nella conferenza stampa di presentazione delle iniziative per la canonizzazione, il vicario del Papa per Roma, cardinale Agostino Vallini, ha parlato di “grande attenzione e gioia in tutto il mondo” per questi due “vescovi di Roma” che diventano Santi insieme. Attese centinaia di migliaia di fedeli. Un evento mediatico: oltre 400 giornalisti accreditati da tutto il mondo. Grandi preparativi sul web

L’immagine scelta per la canonizzazione dei due Papi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, li fissa entrambi con uno sguardo buono e sereno, che reggono la croce di Cristo, il famoso pastorale che fu per primo di Paolo VI. Sono ritratti insieme due Pontefici molto diversi per storia, provenienza ecclesiale, indole e carattere, che verranno fatti Santi da Papa Francesco in una giornata che si preannuncia “storica” per la Chiesa cattolica. Alla cerimonia in San Pietro domenica 27 aprile si attendono, infatti, centinaia di migliaia di persone: dall’Italia, da Bergamo in particolare, diocesi natia di Roncalli, ma poi naturalmente dalla Polonia dove Wojtyla è giustamente venerato per il suo ruolo non solo ecclesiale ma anche storico (la “caduta del muro” e l’uscita dalla dittatura comunista). Nella conferenza stampa di presentazione delle iniziative per la cerimonia, il vicario del Papa per Roma, il cardinale Agostino Vallini, ha parlato di “grande attenzione e gioia in tutto il mondo” per questi due “vescovi di Roma” che diventano Santi insieme. Di Giovanni XXIII ha ricordato la forza interiore serena e la “particolare ispirazione divina” che lo ha spinto a indire il Concilio Vaticano II, che purtroppo non ha fatto a tempo a vedere concluso. Di Giovanni Paolo II ha richiamato il “coraggio indomito” e il grande servizio alla Chiesa di Roma, della quale ha visitato quasi tutte le parrocchie. Canonizzazione web 2.0. L’evento della doppia canonizzazione porterà una grossa novità sul piano comunicativo. Su internet sarà probabilmente la cerimonia sacra più “social” e “2.0” che si possa immaginare. Come ha spiegato il direttore della Sala stampa della Santa sede, p. Federico Lombardi, per l’occasione scendono in campo tutti i “social” più amati a livello mondiale: Twitter, Facebook, YouTube, Instagram, Storify, un sito ufficiale curato dall’Università Lumsa www.2papisanti.org, con versione inglese www.2popesaints.org, un’applicazione sia per Android sia per Ios intitolata “Santo Subito” in varie lingue; e ancora potenziamento dei siti già esistenti (ad esempio, su Facebook “PapaGiovanniPaoloII”, su Twitter “santowojtyla”, su YouTube “adminkarol”, il portale in 7 lingue www.karol-wojtyla.org ecc.). I mass media tradizionali, stampa, radio e tv, saranno comunque presenti in massa. Sono già registrati oltre 400 giornalisti di testate di tutto il mondo e si allestirà uno speciale “media center” nell’atrio dell’aula Paolo VI, che potrà ospitare centinaia di operatori. La mattina di lunedì 28 verrà celebrata in San Pietro una messa di ringraziamento presieduta dal cardinale Angelo Comastri. Luigi Crimella

Solidarnosc e il mondo nuovo

Vincenzo Grienti spiega come Wojtyla rovesci i luoghi comuni della politica “Il mondo politico non funziona nel modo in cui vorrebbero i materialisti.” Già questa citazione di George Weigel (autore di una importante biografia di Giovanni Paolo II) si capisce dove vuole portarci Vincenzo Grienti, con il suo “Operazione Solidarnosc. Dalla guerra fredda al nuovo ordine mondiale” (Salvatore Sciascia, 227 pagine). Grienti, giornalista di Tv 2000 e collaboratore di “Avvenire”, mette al centro del suo documentato lavoro due elementi: Wojtyla e il rovesciamento dei luoghi comuni della politica. Senza il primo probabilmente il sindacato polacco non sarebbe riuscito a trovare i punti di riferimento che invece gli hanno consentito di attraversare durissimi periodi di occupazioni, attacchi della polizia, colpi di stato (quello del 13 dicembre 1981, un auto-golpe di Jaruselski visto come male minore per scongiurare i carri armati del patto di Varsavia); ma la stessa vittoria di Lech Walesa mostrò che i rapporti economici non bastano a fare la storia e che le sovrastrutture possono demolire le strutture portanti con la forza delle idee e la fede. Cristiani e non, uniti dalla convinzione che la dignità del lavoratore fosse più importante dell’ideologia e che il credo di ognuno fosse più forte dei fucili e del potere, riuscirono nell’impresa che mise in crisi molti ideologi marxisti che ripetevano stancamente la solita storia della dominanza economica su tutte le altre sovrastrutture, ivi compresa la famiglia, il pensiero, la fede. Non è un caso che nove anni dopo il riconoscimento ufficiale di Solidarnosc, il muro di Berlino, e l’ideologia che l’aveva partorito, furono demoliti dagli stessi cittadini che avrebbero dovuto hegelianamente essere dalla parte dello Stato perfetto, dell’idea di storia che diventava bene assoluto. Giovanni Paolo II e Solidarnosc mostrarono al mondo e agli intellettuali in buona fede e capaci di capire gli errori, propri e degli altri, che i profeti disarmati non sempre soccombono alla “necessità”, di volta in volta incarnatasi in carri armati, processi-farsa, invasioni “amiche” e realpolitik. Il libro di Grienti non si interessa solo di Solidarnosc, ma ci restituisce l’atmosfera di quei giorni che portarono da un rassegnato adeguamento agli equilibri di Yalta ad una rivoluzione che spazzava via i luoghi comuni e contribuiva a demolire un gigante mondiale che sembrava aver decretato il trionfo del materialismo. Una rivoluzione che, come ben nota l’autore, ha messo in crisi il vecchio modo di pensare la politica, soprattutto le motivazioni della distinzione tra destra e sinistra, tema molto caro anche a Giovanni Paolo II: “Dal suo primo discorso da capo di Stato della Città del Vaticano e da guida pastorale della Chiesa universale, Karol Wojtyla ha messo in evidenza l’importanza di andare al di là delle immediate categorie ‘destra’ e ‘sinistra’ o delle contrapposizioni ‘capitalismo’ e ‘comunismo’. Marco Testi


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Anno XXXI 13 Aprile 2014

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Impegni Pastorali del Vescovo DAL 13 AL 20 APRILE 2014 Domenica 13 aprile Ore 10.30 S. Benedetto Tr. - Cattedrale: Benedizione delle Palme, Processione e S. Messa Ore 17.00 S. Benedetto Tr. - Biancazzurro: incontro con Fides Vita Lunedì Santo: 14 aprile Ore 4.30 Grottammare - Parrocchia S. Giovanni Battista: S. Messa Ore 10.00 S. Benedetto del Tr. Incontro con gli alunni dell’Istituto S. Giovanni Battista Martedì Santo: 15 aprile Ore 10.00 S. Benedetto Tr. - Biancazzurro: S. Messa Mercoledì Santo: 16 aprile Ore 19.00 Acquaviva Picena GMG diocesana Giovedì Santo: 17 aprile Ore 9.00 S. Benedetto Tr. - Cattedrale: Ufficio delle Letture e Lodi mattutine Ore 10.30 S. Benedetto Tr. - Cattedrale: S. Messa Crismale Ore 21.30 S. Benedetto Tr. - Cattedrale: S. Messa In Coena Domini

Venerdì Santo: 18 aprile S. Benedetto Tr. - Cattedrale: Ore 9.00 Ufficio delle Letture e Lodi mattutine Ore 15.00 S. Benedetto Tr. - Cattedrale: S. Messa In Passione Domini Ore 22.00 S. Benedetto Tr - Cattedrale: Conclusione Via Crucis cittadina in Piazza Nardone Sabato Santo: 19 aprile Ore 9.00 S. Benedetto Tr. - Cattedrale: Ufficio delle Letture e Lodi mattutine Ore 22.00 S. Benedetto Tr. - Cattedrale: Veglia pasquale Domenica di Pasqua: 20 aprile Ore 11.00 Ripatransone - Duomo: S. Messa Ore 17.45 S. Benedetto Tr. - Cattedrale: Vespri Solenni Ore 18.30 S. Benedetto Tr. - Cattedrale: S. Messa Pontificale

Tante persone al primo convegno sulle scuole paritarie nelle Marche

Scuole, è l’ora della legge Sabato 29 marzo scorso in Ancona i vescovi delle Marche hanno organizzato il primo convegno per mettere al centro le scuole paritarie di ispirazione cristiana nelle Marche. A 14 anni dall’approvazione della legge 62 detta della Parità scolastica, le scuole paritarie che fanno sacrifici sempre più grandi per restare popolari,

sopravvivono grazie alla volontà di chi le sceglie, di chi le gestisce e di chi ci lavora. Il vescovo di Ancona Mons. Menichelli ha parlato di scuola come luogo sacro da amare, dove le diversità si possono confrontare e rispettare con la mediazione esperta di chi si dona all’insegnamento e all’educazione. Tutto questo è possibile visto l’interesse e la passione dimostrata dalla platea che ha affollato l’aula magna dell’università, apprezzando anche il pavimento e i gradini come luogo di ascolto, ma servono anche accordi istituzionali e fondi a disposizione per dare continuità ad una presenza non solo strategica ma anche di grande valore educativo e pedagogico, come ha comunicato nella sua relazione il dott. Luigi Morgano che conosce bene le attività della scuola Paritaria della regione Marche. A livello sociale è servizio pubblico voluto e istituito dalle comunità cristiane o dai comuni per rispondere alle necessità del territorio. A livello economico è risparmio enorme per lo Stato, purtroppo a carico delle famiglie che pagano le rette e contemporaneamente contribuiscono alle casse dello Stato; a volte sostenute a

fatica dai comuni più avveduti e da tante iniziative che la comunità educante delle scuole stesse si attrezza ad organizzare. A livello culturale è ambiente educativo che si pone in continuità con le famiglie che hanno potuto liberamente scegliere la scuola più vicina al loro stile o desiderio educativo, morale e valoriale di riferimento; luogo di accoglienza e accompagnamento di tante situazioni familiari dense di fatiche e fragilità. E il Governatore Spacca, presente alla manifestazione, ha detto che “La scuola deve recuperare centralità”, proponendo un protocollo di intesa con la Conferenza episcopale marchigiana sul tema dell’istruzione. “Si stanno compiendo dei passi, ma occorre fare molto di più, soprattutto sul versante dell’allocazione delle risorse. L’istruzione è un sistema basato sul rapporto tra scuole pubbliche e private. Un rapporto che si può esprimere al meglio nella collaborazione tra di esse. Anche nelle Marche. Un nuovo protocollo può riguardare l’istruzione, il suo ruolo, le modalità attraverso cui la formazione, nelle Marche, deve manifestarsi attraverso vie innovative ed originali. Ci siamo lasciati imprigionare da una logica di omogeneizzazione da cui dobbiamo uscire, dando spazio alle diverse modalità con cui la comunità si esprime. Ridare

Il racconto dell’annunciazione

06. COLUI CHE NASCERÀ DA TE È IL FIGLIO DI DIO Dopo aver letto il primo intervento di Gabriele a Maria passiamo al resto del racconto (Lc 1,30-38). 1. Il secondo intervento. «L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”» (Lc 1,30-33). Maria «si domandava che senso avesse» il saluto che aveva ricevuto. A sua volta l’angelo le dà una prima risposta; Luca la formula in un linguaggio elevato, quasi poetico, con quattro stichi o versi. Tu, Maria, non devi temere per quanto hai udito perché sei la prescelta di Dio e Dio sta in modo particolare vicino a te. Nella Bibbia ricorre spesso la frase dubitativa: «Se ho trovato grazia...» (Gen 18,3), cioè, se ho trovato la compiacenza di Dio. Qui l’angelo le dice in modo assoluto: «hai trovato grazia», quella cháris, grazia, che era la componente di fondo del suo nuovo nome, kecharitôméne, piena di grazia. Oggetto di tale compiacenza è che «concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù», cioè, sarai vera Madre di uno al quale tu stessa darai come nome “Gesù”. Già altre volte la madre aveva dato il nome alla sua creatura (Gen 29,32). Luca ora presenta il nascituro sulla linea dell’atteso Messia della casa di Davide, rievocando i grandi oracoli messianici di Is 7,14; 9,6; 2Sam 7,14-16. «Sarà grande», in modo assoluto, rispetto al Battista che era stato detto «grande davanti al Signore» (Lc 1,15). Sara «Figlio dell’Altissimo», qui – diversamente da 1,35 – il titolo è messianico in quanto discendente di Davide (Sal 2,7: «Figlio mio sei tu»); per cui avrà «il trono di Davide», presentato, secondo la tradizione, come perennemente duraturo. Tuttavia, quando Luca scrive, dopo l’anno 70, intende Figlio dell’Altissimo nella portata letterale. Rivolgendosi al Neonato Gesù, Simeone dichiarerà che tu sei «luce per rivelarti alle genti [pagane]»(2,23) di tutti i tempi. 2. La domanda di Maria. Maria ora interviene verbalmente per accogliere al meglio le parole dell’angelo e presenta la sua situazione concreta, di fidanzata non ancora introdotta nella casa di Giuseppe. «Allora Maria disse all’angelo: “Come avverrà questo, poiché non centralità alla scuola, rispettando le sue varie articolazioni, potrà restituire ai cittadini la fiducia nelle istituzioni e nella politica. La bancarotta che l’Italia sta affrontando è intellettuale prima ancora che economica o finanziaria. Per recuperarla dobbiamo lavorare anzitutto su valori, educazione, formazione”. Soddisfatto si è detto il vescovo di Pesaro Mons. Coccia, organizzatore del convegno, affermando che un sostegno da parte della Regione è ormai necessario e indifferibile perché non vada perduto un così prezioso patrimonio di pluralismo

conosco uomo?”» (Lc 1,34). Maria, benché fidanzata, è ancora “vergine” (1,27). La frase : «Non conosco uomo»ha suscitato tante spiegazioni divergenti. Non possiamo passarle in rassegna. Forse ci si può accontentare solo di quesito: data la ricordata situazione di vergine in cui si trova, Maria chiede all’angelo semplicemente una parola di spiegazione. 3. Il terzo intervento. «Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,3537). Ora il parlare dell’angelo si porta al suo vertice, dichiarando il Figlio di Maria quale «Figlio di Dio» in senso stretto (1,35) e presentando la concezione verginale come il segno della divinità di tale Figlio. L’angelo esclude totalmente l’azione dell’uomo. Dice che «lo Spirito Santo», la terza persona della Trinità nel pensiero di Luca, scenderà su di te; che «la potenza dell’Altissimo» – diverso da «Figlio dell’Altissimo» del v. 32 – «ti coprirà», come la nube copriva la Tenda dell’Alleanza ove Jahvè si rende presente: «Allora la nube coprì la tenda del convegno e la gloria del Signore riempì la Dimora» (Es 40,34). «Perciò», diò kài, il nascituro nello stesso tempo sarà «Santo» e «Figlio di Dio». «Santo» è un titolo molto antico per indicare la divinità di Gesù (At 3,14; 4,27.30); «Figlio di Dio», cioè “Dio da Dio” e non semplice Messia. E’ quanto Gesù stesso confermerà nel processo religioso contro di lui: dopo la domanda se era Messia segue l’altra, se sei «il Figlio di Dio”; «Ed egli rispose loro: “Voi stessi dite che io lo sono”» (Lc 22,67-70. A sua volta Maria è «La Madre del mio Signore» (1.43). 4. L’assenso gioioso di Maria «Allora Maria disse: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. E l’angelo si allontanò da lei» (1,38). Il verbo génoito, aoristo ottativo di gínomai, sta a indicare la gioia e l’entusiasmo di Maria nell’accogliere il progetto di Dio su di lei. «Quivi è la rosa [Maria] in che ‘l verbo divino / carne si fece» (Dante, Paradiso, 23,73-74). Conclusione. «Santa Maria, “Madre di Dio”, “Genitrice di Dio”, Theotókos, prega per noi...». Crocettigiuseppe@yahoo.it

scolastico e di libertà educativa, apprezzato e richiesto dalle famiglie. Motivando che quasi tutte le Regioni hanno previsto forme di finanziamento di norma inserite nel contesto di una legge regionale sulla scuola, e comunque in sede di bilancio regionale annuale. Soddisfatte soprattutto le 123 scuole paritarie di ispirazione cristiana delle Marche presenti al Convegno, rappresentate dalla Fism per le scuole dell’Infanzia e dalla Fidae per le scuole primarie e secondarie con i loro 7496 alunni e 745 insegnanti. Auspicando di trovare la strada giusta per passare dalle parole ai fatti. Gesualdo Purziani


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“Cari educatori, insegnanti, genitori, non scoraggiatevi di fronte alle difficoltà che la sfida educativa presenta! Educare non è un mestiere, ma un modo di essere. Per educare bisogna uscire da se stessi e stare in mezzo ai giovani, accompagnarli nelle tappe della loro crescita mettendosi al loro fianco.

DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO

PARTENZA Sabato 10 Maggio Piazza Nardone (ore 7.00) Rientro in serata. Costo previsto: € 18,00. Pranzo al sacco.

Dalle ore 15,00 alle 17,30

Appuntamento per Genitori, Studenti, Insegnanti e Dirigenti in difesa di tutta la Scuola

Il cordoglio della regione Marche per la scomparsa di Walter Tulli Walter Tulli, ex sindaco di Fermo, è morto all’età di 84 anni. È stato il primo presidente del Consiglio regionale delle Marche Così lo ha ricordato il presidente Spacca: “La scomparsa di Walter Tulli rappresenta una grave perdita per la comunità regionale e per quella picena. Con lui se ne va una parte rilevante della storia delle Marche del secondo dopoguerra. Al suo nome si lega infatti la nascita della Regione e la Carta che ne regola il funzionamento. Una tappa fondamentale per la crescita del senso di comunità regionale. L’intelligenza acuta, la passione civile e politica che lo hanno sempre animato, sono state per generazioni di amministratori un esempio e un riferimento. Sono certo che lo saranno anche per i tantissimi giovani ai quali, grazie anche alla sua attività di insegnante e preside, è sempre

stato vicino, ispirando in loro l’amore per la ricerca e la cultura. Rivolgo alla famiglia le più sentite condoglianze”. Tulli è stato anche “membro del Consiglio di Amministrazione della Rai”. Docente di storia e filosofia, è stato preside del licei scientifico e classico di Fermo.

Continua dalla pagina 2

Ma questa è politica o un fatuo agitarsi? Noi cittadini che non apparteniamo in fatto di tessera a nessun partito, pur manifestando con il voto le nostre preferenze, nel frastuono generale in cui si dissolve la politica, non trovando, oltre il vociare, nulla di sostanziale se non la contrapposizione globale, ci chiediamo da dove scaturisce tanta agitazione. Davanti alla solita selva di microfoni le risposte dei vari interpellati fanno tornare alla mente le strofette mandate a memoria da bambini in ossequio all’ospite importante. O le domande sono sempre le stesse, o le risposte non ne tengono conto. Pertanto, noi modesti cittadini ci chiediamo che giudizio si è fatto di noi questa classe politica, da permettersi impunemente di offendere la nostra intelligenza, la quale, pur modesta che sia, nota contraddizioni tanto lapalissiane che non sono risolvibili col vociare più forte, o col fregiarsi di essere latori di milioni di voti, o con il millantato credito di diventare il partito più forte, o con mascherate e pagliacciate cui ci hanno abituato alcune ali del nostro Parlamento. Nella nostra ingenuità forse alcune domande ci sentiamo di fare sia ai nostri Amministratori Locali, sia ai nostri Parlamentari e Governanti. La prima, semplice semplice, se onestamente si è convinti di mirare al bene comune, ad una risposta affermativa un’altra ancor più semplice e ingenua, perché ad ogni proposta dell’avversario politico si risponde con un’altra completamente opposta o il più delle volte si grida che è tutto sbagliato, senza far seguire una spiegazione? Nella nostra limitata intelligenza, rimasti legati all’aristotelica convinzione che la verità, specie in politica, non sta mai da una parte sola, siamo giunti ad una conclusione: gli interessi che agitano la classe politica sono ben lontani e diversi dal bene comune, tanto più nella nostra S.Benedetto dove ora si è giunti a desiderare la ventilata possibilità per il Comune dell’avvento di un Commissario Prefettizio.

PRENOTAZIONI (entro il 10 Aprile) Presso: Ufficio Scuola Servizio IRC Cell. 338 6227555 ircsbt@libero.it

Donate loro speranza. Insegnate a vedere la bellezza e la bontà della creazione e dell’uomo, che conserva sempre l’impronta del Creatore. Soprattutto siate testimoni con la vostra vita di quello che comunicate. Un educatore trasmette conoscenze e valori con le sue parole, ma sarà incisivo sui ragazzi se accompagnerà le parole con la sua testimonianza, con la sua coerenza di vita” (Papa Francesco, 7.6.13)

N.B. Iniziative analoghe per viaggio a Roma sono promosse anche da Scuole, Movimenti ecc.

Il 1 aprile, all’età di 90 anni, è morto il grande studioso del Medio Evo Jacques Le Goff Durante la sua lunga carriera, lo studioso ha trasformato l’approccio della ricerca sull’antropologia medievale, attraverso opere rimaste celebri, anche sul piano metodologico. Grazie a Le Goff, la ricerca storica ha acquistato un’inedita «profondità di campo», interessandosi a tutti gli aspetti nella vita delle società, con una predilezione per le vite dei santi e in generale la dimensione agiografica. Aveva fra l’altro sottolineato l’importanza del culto mariano nella rivalutazione medievale della donna. Nel 1972 aveva preso la direzione di una fra le maggiori istituzioni accademiche francesi, la futura la Scuola di alti studi in scienze sociali (Ehess). Erede e nuovo interprete della cosiddetta Ecole des Annales, diresse dal 1967 la prestigiosa rivista legata al movimento storiografico. Negli anni Settanta, il suo approccio è stato riconosciuto come alla base della “nuova storia”. Fra i suoi saggi più noti, pubblicati

a partire dagli anni Cinquanta, figurano quelli dedicati all’immaginario medievale e a diverse grandi figure del cristianesimo, come san Francesco d’Assisi o Jacopo da Voragine, l’autore della Leggenda aurea. Opere tradotte quasi tutte in italiano. Di profonde convinzioni europeiste, padroneggiava pure l’italiano, il tedesco e il polacco.

LANCIATO UN ‘’MANIFESTO’’

Elezioni europee Chi vuole correre per la famiglia? L’iniziativa è sostenuta, in Italia, dal Forum delle associazioni familiari. A chi ambisce a un seggio a Strasburgo viene chiesto di sottoscrivere e “impegnarsi a difendere, se eletti, la famiglia basata sul matrimonio tra uomo e donna e la vita dal concepimento al termine naturale, a riconoscere la famiglia come soggetto sociale”, a “sostenere politiche di conciliazione famiglia-lavoro” Gianni borsa “In qualità di candidato alle elezioni Il presidente, Francesco Belletti, temi di competenza dell’Unione euroeuropee, mi impegno a tener conto si- spiega: “Dobbiamo essere consape- pea. Si indica, ad esempio, la necessità stematicamente delle necessità della voli che le decisioni prese a Bruxelles di riconoscere la complementarietà tra famiglia, nel momento in cui dovrò sono di fondamentale importanza uomo e donna, negando “l’ideologia assumere decisioni politiche che ab- anche per noi, per la nostra vita quoti- di genere che mira a cancellare le difbiano un impatto sulla società, al fine diana. Siamo convinti europeisti, e ferenze sessuali nelle politiche pubblidi rafforzare l’istituzione familiare, proprio per questo desideriamo cam- che”.. E, ancora, si indicano gli per il bene dell’Europa e nel pieno ri- biare l’Europa affinché l’Europa fac- impegni a rispettare la dignità delspetto, oggi e in futuro, del principio cia gli interessi dei popoli europei”. Il l’uomo dal concepimento al termine di sussidiarietà”. Sono le prime righe manifesto è diffuso mediante una naturale della vita, a riconoscere il del “Manifesto per la famiglia” che la campagna paneuropea intitolata “Vote principio secondo cui “padre e madre Fafce (Federation of Catholic Family for Family 2014 - Corro per la fami- sono i primi e principali educatori dei Associations in Europe, Federazione glia, anche in Europa”. Lo scopo di- propri figli”, a “riconoscere il valore europea delle associazioni familiari chiarato è “di incoraggiare i candidati del lavoro familiare e il valore del vocattoliche) lancia in vista delle ele- a sostenere e promuovere politiche a lontariato”. Altri punti del manifesto zioni per il Parlamento europeo del misura di famiglia”. A chi ambisce a (disponibile all’indirizzo internet 22-25 maggio. Un documento in do- un posto a Strasburgo viene chiesto di www.voteforfamily2014.eu) chiedici punti che ribadisce la centralità sottoscrivere il manifesto per poi “im- dono un “equilibrio tra la vita famidella famiglia nella società europea e pegnarsi a difendere, se eletti, la fami- liare e la vita professionale”, la chiede ai candidati all’Assemblea Ue glia basata sul matrimonio tra uomo e necessità di costruire una “economia che lo sottoscriveranno un atteggia- donna e la vita dal concepimento al al servizio della famiglia” e di applimento coerente, a tutela dell’istituto termine naturale, a riconoscere la fa- care il concetto di “family mainstreafamiliare, basato sul principio di sus- miglia come soggetto sociale”, a “so- ming”, ossia di tener conto degli sidiarietà. “Siamo europeisti con- stenere politiche di conciliazione interessi della famiglia in tutte le devinti”. In Italia il manifesto è famiglia-lavoro”. Il principio di sus- cisioni politiche Ue allo scopo di “rearilanciato dal Forum delle associa- sidiarietà. Molto articolati i 12 punti lizzare un processo di integrazione zioni familiari. del manifesto, che in parte toccano comunitaria a misura di persona”.


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VISITA DEL VESCOVO CARLO ALLA COMUNITÀ DI ACQUAVIVA PICENA Grande festa nella mattinata di domenica 30 marzo, nella comunità di Acquaviva per la prima visita ufficiale del Vescovo Carlo nella parrocchia di San Niccolò. Ad attenderlo in strada una folla di persone ansiosa ed emozionata, insieme a loro, ovviamente, anche il parroco don Alfredo che, con il Vescovo Emerito Gestori, ha fatto gli onori di casa a Bresciani, non appena è sceso dalla macchina. Dopo i primi saluti, tra i quali quello del sindaco Rosetti, il Vescovo si è fatto largo attraverso la folla accompagnato dalla banda e poi da un piccolo coro di bambini. In processione ci si è avviati verso la chiesa, nella quale vi erano già molte persone in attesa. La celebrazione è iniziata con il benvenuto del sindaco Pierpaolo Rosetti, del segretario del consiglio parrocchiale, Quintilio Straccia, e di una rappresentante dei giovanissimi, Arianna Olivieri. L’omelia del Vescovo si è incentrata sul tema della luce. La luce è Cristo ed è quella luce che ci fa andare oltre le apparenze; se ci liberiamo dalle apparenze, possiamo arrivare all’essenza delle cose, possiamo vedere Gesù e possiamo costruire un futuro con Lui e Dio. La luce della fede non esclude nessuno, infatti, come leggiamo nel Vangelo, i discepoli quando vedono il cieco nato chiedono a Gesù: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?”, e Gesù risponde: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio”, e su di lui si è posato lo sguardo di Gesù che gli ha donato la luce, ed è emblematico che il cieco sia stato lasciato solo da tutti, ha visto la luce, il miracolo, ma non viene creduto dai farisei e i genitori se ne lavano le mani, perché a coloro che chiedono del figlio, rispondono:”non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l’età, parlerà lui di se stesso”, fa pensare al rifiuto di educare il figlio, di essere educatori alla fede, spesso si dice che i giovani, oggi, non sanno arrangiarsi ma è anche vero che spesso vengono lasciati da soli. Tutti abbiamo bisogno della luce che ci indica la strada e ci da la forza di percorrere questa strada, di sostenerci gli uni gli altri e di essere un segno per le nuove generazioni. Al momento della comunione un piccolo fuori programma: il Vescovo Carlo è andato a dare l’eucarestia ad alcuni anziani seduti presso l’altare laterale, vicino alla sagrestia, non è tornato poi presso la navata centrale, ma è rimasto lì a distribuire la comunione a tutti coloro, giovani e adulti, che si erano messi in fila. Alla fine della celebrazione, il Vescovo Carlo è stato circondato da tutti i fedeli che hanno voluto personalmente stringergli la mano e dire due parole, questa visita così attesa è terminata con molta gioia e cordialità. Chiappini Janet

Monteprandone:

Consegnati dal Sindaco gli appartamenti del Centro Pacetti Dopo l’inaugurazione del centro Pacetti, avvenuta circa due mesi o sono, l’atto che ha completato il progetto è stato quello compiuto giovedì 3 aprile intorno alle 16,15: il primo cittadino del comune di Monteprandone ha assegnato i quattro mini appartamenti del centro polifunzionale. Gli assegnatari sono stati particolarmente contenti ed hanno ringraziato l’Amministrazione comunale rappresentata dal Sindaco, Stefano Stracci e dall’assessore Matteo Troiani. Il centro Polifunzionale Pacetti ha tale denominazione in riconoscenza al frate francescano P. Alfredo Pacetti, deceduto alcuni anni or sono, principale benefattore dell’opera oggi realizzata in cui coesistono: un auditorium di 170 posti, una sola bar, gestita dal centro ricreativo culturale – AUSER Filo d’argento, i quattro miniappartamenti, una sala per corsi di formazione e spazi espositivi.

Monteprandone:

Inaugurato GIOVARTI Un centro giovanile per le arti. Alle 17, 00 in punto del 5 aprile il Sindaco di Monteprandone, Stefano Stracci, ha tagliato il nastro tricolore dell’inaugurazione della nuova struttura polifunzionale totalmente dedicata alla valorizzazione e alla scoperta dei numerosi talenti giovanili del territorio. “GIOVARTI” è l’acronimo che sta per centro giovanile per le arti.

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Attività della sede di Ripatransone dell’Archeoclub d’Italia L’Archeoclub d’Italia sede di Ripatransone omaggia Antonio Giannetti (membro fondatore dell’Associazione) nell’anniversario della sua nascita proponendo un nuovo corso per mini-guide. In relazione all’esigenza della Città di Ripatransone di comunicare con i numerosi visitatori e alla carenza strutturale, resa ancora più grave dalla recente perdita del Prof. Antonio Giannetti, la sezione locale dell’Archeoclub d’Italia ha proposto un corso di formazione per mini-guide di 1° livello per gli studenti delle scuole medie con docenti membri dell’Associazione e simpatizzanti. La cerimonia d’ inizio si è svolta presso la sala di rappresentanza del municipio di Ripatransone, venerdì 4 Aprile 2014, data scelta a ricordo e in onore del Prof. Antonio Giannetti (4 Aprile 1939- 4 Gennaio 2014) autore della guida di Ripatransone scelta quale testo di consultazione per gli studenti e docente nei corsi di mini-guide precedentemente svolti. Presenti oltre la presidente Archeoclub Dott.ssa Donati Sarti e la Dirigente scolastica Prof.ssa Laura

D’Ignazi che hanno da tempo organizzato il corso, le autorità municipali: il Sindaco Prof. Remo Bruni, l’assessore Dott. Roberto Pasquali, il consigliere di minoranza signora Barbara Bassetti, il parroco Don

Gian Luca Rosati, i docenti scolastici e i due coordinatori del corso, la vicepresidente dell’Archeoclub Prof.ssa Orlanda Sabatini e il consulente Archeoclub Prof. Alberto Pulcini; presente inoltre il Prof. Mariano Giannetti, fratello di Antonio. Il corso è anche importante, sul piano didattico per contribuire a livello formativo a far sì che i giovani conoscano la storia locale e il patrimonio artistico culturale della propria realtà. Si tratta di un’esperienza già fatta in passato, la prima proposta da Archeoclub d’Italia con la Prof.ssa Santandrea,(insegnanti Giannetti-Michelangeli) poi il corso in tre anni con tre membri Archeoclub Prof. Antonio Giannetti, Prof.Alberto Pulcin, Prof.ssa Orlanda Sabatini, che ha portato alla pubblicazione del libretto miniguide in tre lingue, con disegni dei corsisti. Un ringraziamento al parroco Don Gian Luca Rosati per aver dato la disponibilità di effettuare esercitazioni alle mini-guide nei giorni 25 e 26 Aprile, ed all’Ufficio IAT per la visita guidata al Museo Archeologico ed in particolar modo ai docenti Archeoclub per la disponibilità ad effettuare le lezioni; oltre la presidente Donatella Donati Sarti in ordine cronologico di interventi - Ilene Acquaroli -Orlanda Sabatini -Roberto Pasquali -Diana De Angelis -Chiara Cappelli -Cinefotoclub -Eligio Ciabattoni -Francesco Maroni -Alberto Pulcini. Si allega il programma per gli interessati a partecipare in qualità di auditori. Coordinatori del corso Dott.ssa D. Donati Sarti Prof.Alberto Pulcini-Prof.ssa Orlanda Sabatini

Calendario proposto: Venerdì 4-4-2014 Ore 11,3012,30 (presso il Museo) inizio corso: Dott.ssa Donati Sarti e Ilene Acquaroli Il periodo Piceno e Romano a Ripatransone con guida al Museo Archeologico Le successive lezioni si svolgeranno presso l’aula magna dell’Istituto Scolastico Comprensivo di Ripatransone: Lunedì 7-4-2014 ore 14-16 Prof Orlanda Sabatini-Dott.ssa Donatella Donati Sarti Il periodo Medioevale-Le Mura di cinta -La nascita della Diocesi Lunedì 14-4-2014 ore 14-16 Dott.Roberto Pasquali-Dott.ssa Diana De Angelis Le chiese di Ripatransone (con visita guidata -elementi architettonici e opere artistiche) 25 e 26 Aprile esercitazioni in itinere presso le chiese di Ripatransone lunedì 28-4-2014 ore 14-16 Dott.ssa Chiara Cappelli-Cinefotoclub 18.00-19.00: Ripatransone attraverso la fotografia Lunedì 5-5 ore 14-16 prof. Eligio Ciabattoni Il dialetto Lunedì 19-5 ore 14-16 Dott. Francesco Maroni-Dott.ssa Donati Sarti -Prof Alberto Pulcini L’accoglienza del turista: la figura della guidaConclusione del corso-test di verifica Il Presidente Dott.ssa Donatella Donati Sarti La nuova mega struttura è sorta nello stesso luogo in cui c’era la storica delegazione comunale a centobuchi. La benedizione è stata impartita dal Parroco Don Alfonso Rosati alla presenza delle numerose autorità civili tra cui il vice presidente della Giunta della Regione Marche, assessore Dott. Antonio canzian. Si sviluppa su quattro piani: nel seminterrato vi sono due spazi, uno destinato alla registrazione e l’altro destinato alle prove musicali in cui i gruppi locali potranno svolgere la propria attività di perfezionamento, il primo piano- esposizioni ospiterà mostre di arte contemporanea e di fotografia. Per l’occasione dell’inaugurazione il maestro Nazzareno Luciani ha allestito un interessante collettiva mostra di arte contemporanea. Nel secondo piano è stata realizzata un’attrezzata sala cinema di 60 posti da utilizzare ovviamente per proiezioni in genere e anche a tema. Il terzo ed ultimo piano è la sede della biblioteca multimediale del comune anche ‘essa dotata delle più avanzate tecnologie informatiche. La realizzazione di questa nuova struttura ha avuto il cofinanziamento della Regione Marche. Al termine della cerimonia inaugurale i numerosi cittadini presenti hanno gustato il rinfresco offerto dal Bar Soriano di San Benedetto del Tronto. FC.


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Anno XXXI 13 Aprile 2014

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Cerchiamo un progetto serio, che porti il sorriso tra la gente.

Partecipa al concorso ifeelCUD, puoi vincere fino a 29.500€ per un progetto di solidarietà. Scopri come su www.ifeelcud.it Partecipare è semplicissimo. Insieme al tuo parroco, crea una squadra, raccogli le schede allegate ai modelli CUD e scrivi un progetto che abbia come obiettivo quello di migliorare la vita della tua parrocchia. Potrai vincere un contributo fino ad un massimo di 29.500 € per realizzare il tuo progetto di solidarietà. In più, se presenti anche un video, potrai ricevere un bonus del 10% sulla somma vinta. Partecipando, porterai un sorriso tra le persone a cui vuoi bene e contribuirai a sostenere anche i tanti progetti che la Chiesa cattolica porta avanti in Italia e nel Mondo. Il concorso è organizzato dal Servizio C.E.I. per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica in collaborazione con il Servizio Nazionale per la Pastorale Gi ovani l e del l a C. E. I . e con i Caf Acl i .

Sacra rappresentazione della “Via Crucis”

VI° Edizione

La Passione di Nostro Signore Gesù

in costume storico

VIA CRUCIS MEDITATA LUNEDI 14 APRILE 2014 ² ORE 21.00 Parrocchia CRISTO RE ² 3RUWR'·$VFROL

Inizio manifestazione

Acquaviva Picena

ore 20:30 Chiesa S.Francesco

Sabato12 Aprile 2014 Percorso : Chiesa S.Francesco, via Mazzini, via Cavour, via Garibaldi, via Carlo Alberto dalla Chiesa, via Falcone

Con il Patrocinio del Comune di Acquaviva Picena

Proprietà: “confraternita SS.mo Sacramento e cristo Morto”

Via Forte - S. Benedetto del Tr. (AP) REGISTRAZIONE TRIB. DI AScOLI PIcENO N. 211 del 24/5/1984 DIR. RESPONSABILE: Pietro Pompei pompei.pietro@tiscali.it DIREZIONE REDAZIONE E AMM.NE 63074 S. Benedetto Tr. (AP) Via Forte, 16 - Tel. 0735 581855 (int. 2-5) e-mail: lancorasettimanale@tin.it

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Anno xxxi n 14 13 aprile 2014