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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO ANNO XXX N° 43/44 - 15 Dicembre 2013 € 1.00

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“Servi misericordiosi e capaci di scaldare i cuori” Ordinazione presbiterale di Don Giuseppe Giudici, Don Matteo Calvaresi, Don Roberto Traini Cattedrale - 7 dicembre 2013 Siamo stati tutti contagiati dall’avvenimento che si stava svolgendo in Cattedrale la sera del 7 dicembre, vigilia della festa dell’Immacolata Concezione, sia quelli che hanno partecipato direttamente, ma anche chi, per vari motivi, ha potuto seguire la cerimonia dell’ordinazione sacerdotale di Giuseppe, Matteo e Roberto, attraverso la diretta di “Ancora on line”. Negli Atti degli Apostoli si legge (2, 1-3) che essi erano chiusi nel Cenacolo e lo Spirito Santo usò le maniere forti del vento e del tuono per scuoterli; l’altra sera ha trovato le porte aperte e un’illuminazione a giorno, ma l’attesa era ugualmente grande tra la folla che aveva occupato tutti gli spazi. Su i volti di tutti si avvertiva un misto di sentimenti contrastanti tra la gioia, l’attesa e l’incredulità, come in quei momenti della vita in cui si ha paura che tanta gioiosa speranza sia solo un sogno. E non a torto quando si viene da una quotidianità in cui predomina la violenza frutto di un egoismo esasperato, risultato di un vuoto senza speranza. Non a torto quando nella stessa ora migliaia di giovani cercavano di riempire quel vuoto con sostanze annebbianti o in balli frenetici: tre giovani stavano lasciando tutto per donarsi completamente al Signore. Il Vescovo li ha chiamati per nome, prima dell’omelia: “Carissimi, ancora una volta la nostra Chiesa è in festa per l’ordinazione sacerdotale di alcuni suoi figli. Saluto tutti con vivo affetto e con intensa gioia e mi ral-

legro con i tre prossimi preti: Don Matteo Calvaresi, Don Giuseppe Giudici, Don Roberto Traini. Ringrazio le loro famiglie, le loro comunità parrocchiali ed i Seminari che li hanno preparati a questo grande momento”. Ha continuato senza fare sconti, portando subito l’esempio della Madonna e il suo «sì» totale: “Anche voi, carissimi ordinandi, scelti dalla Chiesa per essere presbiteri nel Popolo santo di Dio, siete messi sul piedestallo del ministero non per esaltarvi, ma per meglio amare e per maggiormente servire”. L’amore: una parola di cui oggi si fa un grande spreco, perché richiesto solo per se stessi; qui il Ve-

scovo lo chiede per Gesù, per la Chiesa, per la gente. Parole forti che non ammettono compromessi. Ed ancora: “Siate preti, che parlano di misericordia, che vivono la misericordia, che trasmettono misericordia... Siate preti, che sanno scaldare il cuore della gente, non tanto con parole umane che talvolta esprimono solo fatui sentimenti e vuota allegria, ma con tutta la vostra persona,.. E siate preti facilmente avvicinabili senza timore...”. Così ha concluso: “Siate dunque “pezzi vivi di Chiesa”, capaci di sollevare i poveri, curare gli infermi, rivendicare giustizia, ridestare speranza, rendere presente la misericordia del Signore, donare parole di verità. Siate convinti costruttori di comunione”. Qui il giovane ricco del Vangelo (Mt 19, 2022) avrebbe abbandonato tutto, Giuseppe, Matteo e Roberto hanno ripetuto il loro «sì». A questo punto è iniziata la liturgia del sacramento dell’ordine con i suoi momenti veramente suggestivi. Ho guardato il volto dei familiari, qualche luccichio stava dimostrando che quella donazione era veramente totale, uno strappo alleviato solo dallo scopo. Si stava vivendo un momento palpabile della Comunione dei Santi. E l’abbraccio del Vescovo, seguito da un fragoroso applauso, ha addolcito un’emozione che si stava facendo veramente forte. P.P.

Domenica, 15 dicembre, inaugurazione della 44a edizione dell’artistico Presepe all’aperto A Ripatransone l’amministrazione comunale, con il sostegno di altri enti, particolarmente della Banca di Credito Cooperativo e della Pro Loco, ha predisposto un articolato programma di eventi per i mesi di Dicembre 2013 e di Gennaio 2014. Domenica 15 Dicembre è la giornata più ricca di manifestazioni pomeridiane:- ore 16.30, in Piazza XX Settembre, esecuzione di canti natalizi da parte degli alunni del locale Istituto Scolastico Comprensivo;- nella stessa piazza, alle ore 17.00, inaugurazione della 44a edizione dell’artistico Presepe all’aperto, allestito dal Comune e dal gruppo dei presepari; partecipa il Corpo Bandistico di Ripatransone; - nel vestiario della Confraternita del Sacro Cuore (detta dei Sacconi), del Presepe tradizionale allestito con

statue artistiche del 1925, da alcuni volontari con la guida di Pasquale Zazzetta priore del sodalizio; - nella sala di esposizione “Ascanio Condivi”, alle ore 17.30, inaugurazione della 22a mostra di manufatti su: “Il mio presepe” (a cura della sede di Ripatransone dell’Archeoclub d’Italia); omaggio fotografico ad Emidio Consorti nel centenario della morte. Dopo le inaugurazioni, alle ore 18.00, nella chiesa comunale di San Rocco, la Corale ripana “Madonna di San Giovanni” eseguirà il 37° Concerto polifonico di Natale, diretto da Nazzareno Fanesi, con la partecipazione della pianista Laura Michelangeli; in programma canti natalizi classici, tradizionali e regionali. Altri presepi visitabili in Città sono: uno in Via Umberto I, originale e suggestivo, allestito dai ragazzi del catechismo; un altro artistico (permanente) con personaggi realizzati nel 1946 dallo scultore e ceramista Cleto Capponi, nella chiesa di Santa Maria della Valle (quartiere Monte Antico). AG -IA

2014 CERTO, ABBONATI PER IL nto ame basta versare € 30 (abbon 50 € ordinario) oppure e) (Abbonamento sostenitor 7 663 1188 n. P. C.C. vo sul nuo intestato a: L’ANCORA VIA FORTE, 16 S. Benedetto del tronto Causale: ABBONAMENTO

Ai nostri lettori Don Giuseppe Cacciami un prete della comunicazione e che in essa realizzò il suo ministero, così scriveva qualche anno fa: “Quanto è difficile far capire ancora oggi l’importanza dell’evangelizzazione tramite i media, da sempre considerati fanalini di coda o accolti con fatica nel novero dei testimoni del Vangelo, assieme a strumenti ritenuti molto più nobili. Segue a pag. 2


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Dalla prima pagina

SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO

Ai nostri lettori Don Giuseppe Cacciami un prete della comunicazione e che in essa realizzò il suo ministero, così scriveva qualche anno fa: “Quanto è difficile far capire ancora oggi l’importanza dell’evangelizzazione tramite i media, da sempre considerati fanalini di coda o accolti con fatica nel novero dei testimoni del Vangelo, assieme a strumenti ritenuti molto più nobili. E come è difficile far capire che ciò può avvenire con la semplice informazione: raccontando cioè – e contribuendo a vitalizzare – la vita di un popolo, comunicando, tramite il racconto, i valori cristiani che ha nel proprio Dna… e contribuendo così alla costruzione della società locale. “Guai se venissero meno queste voci; sarebbe un silenzio che priverebbe la Chiesa e la società di uno straordinario contributo di pensiero e di esperienze concrete per la costruzione del bene comune”. Ci sembra di sentire un vescovo pugliese che – senza un settimanale in diocesi – ci diceva: “Sono un vescovo senza voce”. Per evitare questo “L’Ancora” vi chiede di rinnovare l’abbonamento e di farvi promotori di nuovi abbonati. Grazie!!!

ABBIAMO IN NOI STESSI UN SEME DI RISURREZIONE, QUALE ANTICIPO DELLA RISURREZIONE PIENA CHE RICEVEREMO IN EREDITÀ Città del Vaticano, 4 dicembre 2013 (VIS). “Credo la risurrezione della carne: la risurrezione di Cristo e la nostra” è stato il tema della catechesi del Santo Padre per l’Udienza Generale del Mercoledì. “Si tratta di una verità non semplice e tutt’altro che ovvia - ha detto il Papa - perché, vivendo immersi in questo mondo, non è facile comprendere le realtà future. Ma il Vangelo ci illumina: la nostra risurrezione è strettamente legata alla risurrezione di Gesù”. “Questa attesa” - l’attesa del Regno glorioso del Signore, che attendiamo vigilanti “è la fonte e la ragione della nostra speranza: una speranza che, se coltivata e custodita, - la nostra speranza, se noi la coltiviamo e la custodiamo - diventa luce per illuminare la nostra storia personale e anche la storia comunitaria”. “Ricordiamolo sempre - ha sottolineato il Papa - siamo discepoli di Colui che è venuto, viene ogni giorno e verrà alla fine. Se riuscissimo ad avere più presente questa realtà, saremmo meno affaticati dal quotidiano, meno prigionieri dell’effimero e più disposti a camminare con cuore misericordioso sulla vita della salvezza”.”La risurrezione di tutti noi avverrà nell’ultimo giorno - ha ricordato Papa Francesco - alla fine del mondo, ad opera della onnipotenza di Dio, il quale restituirà la vita al nostro corpo riunendolo all’anima, in forza della risurrezione di Gesù. Questa è la spiegazione fondamentale: perché Gesù è risorto noi resusciteremo; noi abbiamo la speranza nella risurrezione perché Lui ci ha aperto la porta a questa risurrezione. E questa trasformazione, questa trasfigurazione del nostro corpo viene preparata in questa vita dal rapporto con Gesù nei Sacramenti, specialmente l’Eucaristia. Noi che in questa vita ci siamo nutriti del suo Corpo e del suo Sangue risusciteremo come Lui, con Lui e per mezzo di Lui. Come Gesù è risorto con il suo proprio corpo, ma non è ritornato ad una vita terrena, così noi risorgeremo con i nostri corpi che saranno trasfigurati in corpi gloriosi”.

PER RIFLETTERE

LETTERA AL POPOLO DI DIO Immigrazione e Natale Multietnico Il fenomeno della mobilità umana è stato ampliamente affrontato nella riflessione e nella vita della Chiesa perché, di fatto, richiama le parole del Vangelo: “ero straniero e mi avete accolto” (Mt.25,35). Dall’amore vicendevole e, in particolare, dalla sollecitudine per chi è nel bisogno saremo riconosciuti come veri discepoli di Cristo (cfr. Gv.13, 35; Mt.25, 31-46). L’immigrazione è certamente un “segno dei tempi” che interpella la comunità cristiana. Si tratta di una realtà che non costituisce soltanto un problema, peraltro molto complesso, dovuto alla diversità di culture, a situazioni di illegalità, a carenza di strutture di accoglienza, ecc.; ma è allo stesso tempo una risorsa, un’occasione di un grande arricchimento per la comunità ospitante e per gli immigrati. Con la presenza del fenomeno migratorio la Chiesa non può ignorare che il suo compito primario e fondamentale è quello dell’evangelizzazione. Nel rispetto delle convinzioni religiose di ciascuno, siamo chiamati ad affermare la nostra identità religiosa, pronti a dare ragione della propria fede, proponendola alla libertà di coloro ai quali si offrono una “casa”, un aiuto, un pasto. Forse, gli italiani emigrati oltreoceano o nelle nazioni europee ricche di risorse e di lavoro respiravano e respirano quel clima di sospetto e di diffidenza che ora respirano i numerosi immigrati appena mettono piede in Italia. La celebrazione del Natale Multietnico vuole essere una sorta di risposta a questa situazione di sospetto e diffidenza, cerca di sensibilizzare le nostre comunità mostrando loro la diversità dei modi di esprimere la fede da tanti cristiani venuti da lontano e che ora sono nelle periferie esistenziali della solitudine dovuta alla lontananza della propria famiglia ed etnia. Con la celebrazione del Natale Multietnico, l’ufficio Migrantes per la pastorale della mobilità umana, desidera aiutare le nostre comunità cristiane a rendersi conto di quanto la presenza degli immigrati sta cambiando il volto delle nostre parrocchie e della nostra società. Inoltre, cerca di ravvivare le radici cristiane dei tanti immigrati cattolici presenti nel nostro territorio. Tale celebrazione costituisce un momento di condivisione e di fratellanza che sostiene i fratelli cristiani immigrati nella fede e li aiuta a sentirsi parte integrante della nostra comunità diocesana. In questo modo la celebrazione del Natale diventa l’occasione di mostrare a tutti ciò che siamo, giacché la celebrazione del mistero dell’Incarnazione del Verbo può aiutare a “includere le nuove presenze” per formare l’unico Corpo di Cristo, che è la Chiesa. Come affermava mons. Crociata, “la celebrazione del Natale straniero può dare più verità e credibilità al Natale, perché lo rende cattolico, per tutti, nessuno escluso”. Ecco il motivo per il quale celebrarlo, viverlo e farlo diventare momento privilegiato del nostro cammino di Chiesa diocesana, ma allo stesso tempo occasione per ricominciare nella nostra vita di fede ad aprire la nostra mente e il nostro cuore ad ogni essere umano considerandolo vero figlio di Dio e perciò mio fratello, senza il quale ilo Natale del Cristo non sarebbe pienamente inteso. don Luis

“Già in questa vita abbiamo in noi una partecipazione alla Risurrezione di Cristo. (...) La vita eterna incomincia già in questo momento, incomincia durante tutta la vita, che è orientata verso quel momento della risurrezione finale. E già siamo risuscitati, infatti, mediante il Battesimo, siamo inseriti nella morte e risurrezione di Cristo e partecipiamo alla vita nuova, che è la sua vita. Pertanto, in attesa dell’ultimo giorno, abbiamo in noi stessi un seme di risurrezione, quale anticipo della risurrezione piena che riceveremo in eredità. Per questo anche il corpo di ciascuno di noi è risonanza di eternità, quindi va sempre rispettato; e soprattutto va rispettata e amata la vita di quanti soffrono, perché sentano la vicinanza del Regno di Dio, di quella condizione di vita eterna verso la quale camminiamo”.

TESTIMONIANZA di un immigrato Ero giovane e non sentivo altro che parlare dell’Europa e delle prospettive di futuro di quel continente. Vivevo in una terra afflitta dalla povertà, dove era difficile perfino trovare un pasto e desideravo andar via per dar vita ai miei sogni e poter aiutare la mia famiglia. Oggi a distanza di anni penso che i miei sogni si sono infranti nella morte di molti dei miei fratelli che hanno intrapreso un viaggio senza ritorno e che non sono riusciti a poggiare i piedi in questa terra di speranza. Allietato solo dai miei sogni per una vita migliore, ho affrontato, pagando onerosamente un viaggio durissimo, stipato come una bestia alla mercé di uomini spietati e senza scrupoli superando freddo, fame e sete. Con il passare degli anni penso che dobbiamo riflettere, confidare in Dio, affidando a Lui le nostre preoccupazioni e le nostre paure cosi da poterci rialzare e sperare che l’uomo ritrovi i veri valori. Il mio percorso è stato durissimo, più della vita che avevo lasciato. Spesso penso alla mia gioventù bruciata da indifferenza e pregiudizi. Per chi non è mai emigrato non può capire il dolore che si prova quando una persona ti giudica all’apparenza, specialmente se il colore della tua pelle è nera. Quanta verità in un antico proverbio della mia terra “la gente anche se gli presenti il Signore, la prima cosa che guarda sono le scarpe”. Essere giudicati sempre per quello che non sei, specialmente quando sei giovane come lo sono Io, lascia un solco profondo nell’anima che è difficile rimarginare, ma io grazie a Dio non ho tramutato la rabbia in rancore. Ho sofferto spesso la fame, ho dormito al freddo, ma non ho mai perso la mia dignità. Tutto ciò ha però ferito la mia anima meno degli sguardi di disprezzo della gente, del loro deridermi quando vesto in maniera diversa senza capire che i nostri abiti colorati, nei momenti malinconici, ci fanno sentire vicino alla nostra patria; non siamo pagliacci ma nella nostra terra ci si veste con i colori più belli per rendere omaggio al nostro Dio che è il Dio di tutti. Penso che nessuno può essere felice senza il suo vicino: bisogna cercare la tolleranza, il dialogo e non aver paura della diversità perché questa non deve dividere ma unire. Molte volte

mi domando tutta questa sofferenza è servita a qualcosa? Forse si, ho incontrato anche persone che non si sono fatte ingannare dal colore della pelle, che mi hanno accettato a prescindere, che hanno voluto condividere aspetti di una cultura diversa, che mi hanno aiutato quando ho sbagliato, si perché anche io ho sbagliato e di questo ne sono pienamente consapevole. Ma ciò che mi addolora di più è aver tradito la fiducia che mi era stata data. Ma se è difficile per un ragazzo bianco con una famiglia che lo supporta e lo guida, pensate per me con il niente, senza nessuno che ti aiuti e che ti consigli, senza nessuno che ti tenda una mano per rialzarti quando sei a terra. Chiedo scusa a queste persone che mi

hanno aiutato e stanno continuando ad aiutarmi, ma è veramente difficile fidarsi, quando si è vissuto per anni nella diffidenza e nel pregiudizio, e certe volte si fanno cose per paura di deludere le uniche persone che ti hanno teso una mano. Sto cercando con tutto me stesso di fidarmi, ma non è facile. Il mio sogno adesso è quello di tornare un giorno nel mio paese, poter lavorare, creare una famiglia e vivere dignitosamente. E poi tornare nel vostro paese per rivedere quelle persone che mi hanno amato nonostante la diversità del colore della nostra pelle. Posso comunque dire che un sogno in fondo l’ho realizzato: ho imparato che ci si può amare e vivere in pace nonostante la diversità di colore, di religione e di cultura, perché il Dio è uno solo e lui Ama indistintamente senza pregiudizi. Un invisibile per la nostra società


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Parola del Signore

3a domenica di avvento a sei tu colui cHe deve venire, o dobbiamo ATTENDERNE UN’ ALTRO

dal vanGelo secondo matteo Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: [3]”Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”. [4] Gesù rispose: “Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: [5] I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, [6]e beato colui che non si scandalizza di me”. [7] Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: “Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? [8] Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! [9] E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. [10] Egli è colui, del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te. [11] In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. (vanGelo di matteo 11,2-11) Giovanni, che si trova nelle carceri di Erode, manda alcuni suoi discepoli a interrogare Gesù, con domande paradossali se si tiene presente che egli stesso aveva preannunciato la sua venuta, e averlo riconosciuto durante il battesimo nel Giordano. Questo atteggiamento di Giovanni ha una duplice motivazione: la prima, se così possiamo definirla, di rispetto della Legge che prevede la necessità di due o più testimoni per avere la certezza della verità, la seconda perché voleva che i suoi discepoli, nel momento del distacco da lui, vedessero con i propri occhi e conoscessero il Messia che da quel momento avrebbero dovuto seguire.

Gesù, alle domande dei discepoli di Giovanni, non risponde direttamente ma, intuendo le sue intenzioni, risponde con i miracoli che Lui sta operando in mezzo al popolo d’Israele e soprattutto con la predicazione della Buona Novella. In questo modo Gesù chiede ai discepoli, alle folle e a noi di riconoscerlo dalle sue opere e dalle sue parole che sono i suoi principali e fondamentali testimoni. Gesù, vuole far capire a Giovanni, ai suoi discepoli e a NOI che in Lui si stanno realizzando le profezie di Isaia che riguardavano il Messia: Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vendetta (la giustizia), la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi”. Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. (Isaia 35,4ss). Lo spirito del Signore è sopra di me…. Mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai poveri. (Isaia 61,1ss). Con la certezza nel cuore i discepoli tornano da Giovanni per comunicargli ciò che hanno visto e udito; poi, su sollecitazione di Giovanni, diventeranno i primi seguaci di Gesù. Gli stessi, che dopo lo scandalo e la follia della Croce, saranno chiamati ad essere testimoni della buona novella: Dio ci ama fino alla follia e vuole essere riamato come un Padre. E noi? Noi che ancora una volta riudiamo la loro stessa testimonianza siamo pronti a metterci alla sequela del Maestro divino? Siamo pronti a testimoniarlo davanti a tutti? Chiediamo a Dio la loro stessa forza, il loro stesso coraggio e la loro fede, perché questa Parola e questo Natale siano per noi fonte di conversione. Riccardo Pillole di saGGeZZa CRISTO CI HA MOSTRATO LA VIA, A NOI DECIDERE DI PERCORRERLA. (S. AGOSTINO)

Incontri Pastorali del Vescovo durante la settimana 15-22 dicembre 2013 Domenica 15 dicembre Ore 11.00 S. Egidio alla V - S. Egidio: S. Messa e Consacrazione del Nuovo Altare Ore 16.30 S. Benedetto Tr. - Palasport: Saluto alla Festa dell’Amicizia e dello Sport Ore 18.30 S. Benedetto Tr. - Cristo Re: S. Messa per il Natale multietnico Lunedì 16 dicembre Ore 11.00 S. Benedetto Tr. Biancazzurro: S. Messa Ore 19.00 Ancona - Seminario: S. Messa Martedì 17 dicembre Ore 10.00 S. Benedetto Tr. Centro Primavera: S. Messa

Mercoledì 18 dicembre Ore 18.00 Ascoli Piceno Prefettura: Auguri Giovedì 19 dicembre Ore 08.30 Centobuchi - Regina Pacis: S. Messa per Scuola Allegretti Venerdì 20 dicembre Ore 11.30 S. Benedetto Tr. - Caritas: Incontro con Amministrazione e Politici per gli auguri Ore 18.00 S. Benedetto Tr. - Caritas: S. Messa Domenica 22 dicembre Ore 11.15 S. Benedetto Tr. SS. Annunziata: S. Messa e Iniziazione cristiana di adulti

La passione cruenta

138. GESÙ VIENE CONFITTO IN CROCE Leggiamo Mt 27,33-44 riguardante la crocifissione di Gesù e gli insulti che riceve mentre è in croce. 1. dal pretorio al calvario-Gòlgota. Dopo il doppio grido «Crocifiggilo, crocifiggilo!», Pilato si arrende alla folla e ad essa «lo consegnò perché fosse crocifisso [dai soldati]. 33Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa “Luogo del cranio”, 34 gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere» (Mt 27,31b.3334)). Si sta realizzando alla lettera quanto Gesù lucidamente aveva preannunciato: «Voi sapete che fra due giorni è la Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso» (26,2). Gesù e l’opaco gruppetto dei soldati che lo scortano e la folla dei curiosi si portano dalla collina dove sorgeva la fortezza Antonia, al piccolo promontorio roccioso poco fuori città, chiamato Golgota, superando – come risulta dalla topografia di Gerusalemme antica – un avvallamento profondo e scosceso. Gesù è tanto sfinito dalla selvaggia flagellazione che gli è stata inflitta da dover essere sostituito da Simone di Cirene nel portare il patibulum (il braccio orizzontale della croce). Giunto sul Calvario gli viene dato vino mescolato con fiele. Era questo un gesto altamente umano che persone sensibili facevano a vantaggio del condannato per dissetarlo e per attutirgli le sofferenze. Gesù lo assaggiò, quindi gradì quel gesto, di attenzione e simpatia tra tanto odio e disprezzo; ma non continuò nel berne per ricevere intero il calice della passione. Matteo riprende tale quale la frase dal Salmo 69,22, che è in contesto ostile e scrive: vino «mescolato con fiele»; dà così al gesto un significato negativo e ostile. 2. la crocifissione e la spartizione delle vesti. «Dopo averlo crocifisso, “si divisero le sue vesti, tirandole a sorte”. 36Poi, seduti, gli facevano la guardia» (Mt 27.35). Matteo evoca questo fatto di sangue e di amore con un semplice participio all’aoristo: staurôsantes, avendolo crocifisso; ma noi sappiamo bene che Gesù sta subendo quello che Cicerone chiamava: «crudelissimum teterrimumque supplicium» (In Verrem II,5,64,165). Del resto, non c’era bisogno che egli descrivesse la macabra esecuzione di una crocifissione perché allora era uno spettacolo abituale. Siamo noi che dobbiamo riscoprire quell’abisso di dolore e di

amore che si nasconde nella frase: «patì sotto Ponzio Pilato». «Mi ha amato e ha dato sé steso per me» (Gal 2,20). In Giovanni vengono menzionati i chiodi delle mani e i segni di ferite che essi lasciarono: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo» (Gv 20,23). Quindi le mani, cioè i polsi di Gesù furono inchiodati al patibulum, la trave orizzontale; poi, con questo peso umano, il patibulum fu fissata sul palo verticale che rimaneva sul posto per la bisogna. Nell’intento di difendere le dottrine dei loro capi i Testimoni di Geova continuano a dire che fu un solo chiodo a fissare i polsi di Gesù sulla croce. Per quanto riguardano i piedi può essere utile ricordare una scoperta sensazionale avvenuta vicino alla vecchia università ebraica di Gerusalemme. Si tratta del ritrovamento di un ossuario che conteneva – caso unico! - parti delle ossa dei piedi di un giovane, Yohanan ben Hagkol, sui 25 anni, che era stato crocifisso. Risulta che le sue gambe furono torte in modo tale che i polpacci si trovassero paralleli al legno della croce e che i talloni risultassero fra loro sovrapposti su quello stesso legno. Ebbene, un unico chiodo, perforando una tavoletta e poi i due ossi dei talloni sovrapposti, si conficcava saldamente sul legno della croce e immobilizzava del tutto il condannato. Il materiale corporeo – con foto su internet -, una volta studiato e riprodotto con la parte dei rispettivo piede fu di nuovo sepolto. Proprio all’inizio delle esposizioni nei vari musei ebbi occasione di vedere quella riproduzione nel Museo Rocfeller di Gerusalemme nel 1994. Recitai un requiem per lo sventurato; ringraziai con tanto trasporto Gesù, che, per amore mio, ha subito un supplizio di tanto dolore. Forse le modalità di crocifissione erano diverse a secondo dei casi, ma sempre dolorosissime. – Le vesti erano il magro bottino riservato ai crocifissori, che poi se ne dividevano le parti. Matteo rimanda al Sal 22,19: «Si dividono le mie vesti, / sulla mia tunica gettano la sorte». Conclusione. «Egli portò i nostri peccati nel suo corpo / sul legno della croce, / perché, non vivendo più per il peccato, / vivessimo per la giustizia; / dalle sue piaghe siete stati guariti» (1Pt 2,24). «Santa Madre, de’ voi, fate, che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuore!» Crocettigiuseppe@yahoo.it

COMUNICATO DELLA CURIA

Il Vescovo Diocesano S.E. Mons. Gervasio Gestori Amministratore Apostolico della Diocesi, ha nominato il Dott. EDIO COSTANTINI Consigliere-Presidente della Fondazione Mons. Francesco Traini contro l’usura – ONLUS (Decreto n. 58/2013 del 28 novembre 2013) Proprietà: “confraternita SS.mo Sacramento e cristo Morto”

SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO

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Nel 25° di Sacerdozio di don Lanfranco Iachetti, radunati intorno all’altare del Signore Non so quanti ricordano il vecchio parroco della chiesa della Madonna della Marina, don Costantino Calvaresi ed alcune sue singolari abitudini tra le quali quella di iniziare la celebrazione della Santa Messa dopo aver trascorso alcuni minuti a sistemare tutti gli oggetti posti sull’altare e che noi frettolosamente sintetizzammo come una sua “mania”. Un giorno mi feci coraggio e gli chiesi il perché del suo atteggiamento, mi rispose laconicamente: « Mi serve del tempo per “caricare” la mia fede». Il termine “caricare” era in rapporto al funzionamento della “sveglia” perché si mettesse a contare il tempo. Caro vecchio curato dal vocione tonante che volle lasciarmi una lezione di vita sulla storia di ognuno di noi usando il diverso valore dei “granelli” del tempo che ci viene concesso nell’arco della vita di ciascuno di noi. “I più preziosi-mi disse- sono quelli in cui per mia bocca chiamo Gesù a rinnovare il sacrificio della Croce, se perdo quelli, la mia vita si svaluta”. Esistere, diceva il filosofo, è prendere coscienza di ogni attimo del proprio tempo. Da quel giorno capii perché Gesù usò quell’immagine iperbolica della fede concretizzandola in un granello di senape e lo sradicamento di un gelso in Luca (17, 5-6) o lo spostamento di un monte in Matteo (17,20), e l’altare assunse per me un luogo privilegiato.

Questi i pensieri che si sono affollati nella mente di fronte alla foto che don Lanfranco Iachetti ha voluto partecipare ai lettori de “l’Ancora” in ricordo del 25° del suo Sacerdozio. Quanti sacerdoti accorsi intorno all’altare per partecipare alla festa, presenza impreziosita dall’intervento dei Vescovi Mons. Giuseppe Chiaretti e Mons. Gervasio Gestori, da poco diventati, mi si perdoni l’espressione, “bisnonno e nonno” della nostra Diocesi. È la famiglia radunata intorno alla mensa a festa voluta giustamente da don Lanfranco, perché lì si sono impreziositi i minuti della sua storia. Per 25 anni ha chiamato Gesù a rinnovare il suo sacrificio dal quale ha preso forza per dire: “Io ti battezzo, io ti assolvo, io ti nutro”. A questo punto sento l’applauso dei tanti fedeli accorsi per partecipare

“Qualsiasi cosa vi dica, fatela” Veglia di Preghiera a San Savino RIPATRANSONE – “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”, questa frase tratta dal Vangelo di Giovanni, è stato il titolo della Veglia Vocazionale per i giovani della Diocesi, animata dalle Suore Apostoline. La veglia si è svolta nella serata di sabato 30 novembre presso la Chiesa Parrocchiale di San Savino di Ripatransone e ha visto la partecipazione di giovani e sacerdoti provenienti da varie zone della Diocesi. Il momento di preghiera è stato uno spazio di sosta, di ricarica e di ripartenza come testimoni di Gesù nella nostra realtà quotidiana. Un cammino che ha avuto come guida orientativa Maria, madre di Gesù. La veglia si è articolata in tre momenti. Il primo, denominato “mantenere la speranza”, ha visto la proiezione di un video tratto dalla canzone “Lavori in corso” dei Gen Rosso. Nella proiezione del video sono apparse le domande del momento di riflessione personale. “Lasciarsi sorprendere da Dio” è stato il secondo momento della veglia, culminato con la testimonianza di Don Lanfranco, giunto al 25esimo anno di sacerdozio e con un momento davvero molto bello: ognuno dei partecipanti ha lasciato sull’altare un bigliettino con su scritto il proprio nome, un gesto che rappresenta un segno di fiducia in Dio e di disponibilità come e dove lui vuole. “Vivere nella gioia” è stato l’ultimo atto di una veglia conclusasi con la consegna a tutti i partecipanti di un messaggio vocazionale di missione. Come detto in precedenza, “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”, è stato un momento di preghiera non solo per Don Lanfranco ma anche per Don Matteo Calvaresi, Don Giuseppe Giudici e Don Roberto Traini, che saranno ordinati Sacerdoti dal nostro Vescovo il 7 dicembre presso la Cattedrale della Madonna della Marina di San Benedetto del Tronto. Nicolas Abbrescia

alla festa e a stento trattenuti dal cantare: “Tanti Auguri a te!!!”. Caro don Lanfranco, ti rivedo chierichetto della nostra parrocchia di S.Benedetto Martire, particolarmente presente ai vari momenti liturgici; ricordo la gioia dell’indimenticabile Curato, don Francesco e dell’attuale don Romualdo quando scegliesti di entrare in seminario sulla strada del sacerdozio. Quanta contentezza in parrocchia il giorno della tua prima messa inserita nella novena, tanto cara a tutta la città, dell’Immacolata Concezione. Come allora, la Comunità cristiana ti raccomanda al suo materno sguardo perché continui ad aiutarti nel tuo ministero. È l’AUGURIO affettuoso al quale vogliamo unirci noi famiglia de P.P. «L’Ancora».

SUDAFRICA - “Rendiamo onore a Mandela lottando per i suoi ideali” scrivono i Vescovi cattolici Johannesburg (Agenzia Fides) - “ Facciamo dunque l’elogio degli uomini illustri, dei nostri antenati per generazione (…) Capi del popolo con le loro decisioni e con l’intelligenza della sapienza popolare; saggi discorsi erano nel loro insegnamento (Siracide 44:1-3)”. “Con queste parole, la Chiesa cattolica in Sudafrica, esprime la sua gratitudine a Tata Mandela per il sacrificio offerto per tutti i popoli del Sudafrica e per la sua guida e la sua ispirazione con le quali ci ha guidato sulla via della riconciliazione” scrive Sua Ecc. Mons. Stephen Brislin, Arcivescovo di Città del Capo e Presidente della Southern African Catholic Bishops’ Conference (SACBC), nel messaggio di cordoglio inviato alla famiglia di Nelson Mandela, lo storico leader della lotta all’apartheid e primo Presidente del Sudafrica democratico, scomparso all’età di 95 anni. Nel messaggio Mons. Brislin sottolinea che Mandela “non è mai sceso a compromessi con i suoi principi e la sua visione di un Sudafrica giusto e democratico dove tutti hanno uguali opportunità, anche sacrificando a lungo la propria libertà personale”. Il leader scomparso ricorda l’Arcivescovo “nonostante le forti sofferenze patite nella sua vita non ha mai risposto al razzismo con il razzismo e le sue parole pronunciate al processo per tradimento ci ispirano ancora oggi: “ho combattuto la dominazione bianca e ho combattuto la dominazione nera. Ho accarezzato l’ideale di una società libera e democratica nella quale le persone vivono insieme in armonia e con uguali opportunità”. “Quando Tata è stato rilasciato l’11 febbraio 1990 il Paese era in fermento e il sangue veniva versato quasi quotidianamente. Attraverso la sua leadership, che venne rafforzata quando divenne Presidente nel 1994, Mandela ha guidato il Paese sulla via della riconciliazione e della pace, invitando i sudafricani a gettare le armi di distruzione in mare. Per questo saremo sempre in debito con lui” continua il messaggio. “Il modo più grande che abbiamo per onorare la vita di Nelson Mandela è quello di lottare per gli ideali che egli ha accarezzato: la libertà, l’uguaglianza e la democrazia, e di difendere questi ideali da coloro che tentano di corromperli” conclude Mons. Brislin. (L.M.)

È quella Presenza di nome Gesù “l’Oggetto” vero del desiderio del cuore In prossimità della festa di Natale, guardandomi attorno, sembra che l’unica preoccupazione degli uomini sia quella di addobbare le strade di luci colorate, di riempire i supermercati di panettoni, torroni e quant’altro quasi per riempire un vuoto colmandolo con delle cose che non possono e non potranno mai soddisfare il cuore dell’uomo. Questa è la conseguenza di una riduzione dell’Avvenimento dell’Incarnazione di Dio ad un pretesto per colmare il proprio vuoto esistenziale con l’attivismo, con l’organizzazione di una festa in cui si è perso di vista il festeggiato: Gesù Bambino. A tal proposito, ho sfogliato la raccolta delle vignette del caro amico Pink ed alcune di esse descrivono perfettamente la condizione dell’uomo di fronte al Mistero dell’Incarnazione di Dio. Ne riporto alcune tra le più significative. Eppure, Dio continua a rivelarsi nella storia come Uomo perché possiamo riconoscere e conoscere sempre più il Mistero come Mistero. E quella Presenza di

nome Gesù diventa l’unica possibilità di vero rapporto con Dio, di vero e contemporaneo rapporto con il Destino di tutto. È quella Presenza di nome Gesù “l’Oggetto” vero del desiderio dentro ogni umano desiderio. È quella Presenza di nome Gesù l’atteso del nostro cuore. Moina Maroni

CORDOGLIO DEL PAPA PER LA MORTE DI NELSON MANDELA Città del Vaticano, 6 dicembre 2013 (VIS). Il Santo Padre ha fatto pervenire un telegramma di cordoglio al Presidente della Repubblica del Sud Africa, Jacob Zuma, per la morte, ieri a Johannesburg, all’età di 95 anni, del Premio Nobel per la Pace Nelson Mandela. Il Santo Padre invia le sua condoglianze alla famiglia Mandela, ai membri del Governo e a tutta la popolazione del Sud

Africa e ricorda il fermo impegno del Presidente Mandela per la promozione della dignità umana di tutti i cittadini della Nazione e per la creazione di un nuovo Sud Africa eretto sulle solide basi della non violenza, della riconciliazione e della verità. “Prego - scrive il Pontefice - “che l’esempio del defunto Presidente ispiri le generazioni del Sud Africa a porre la giustizia e il bene comune in prima linea nelle loro aspirazioni politiche. Con tali sentimenti - prosegue il Pontefice - invoco su tutto il popolo sudafricano i doni divini della pace e della prosperità”.


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SCIENZA & VITA

Con “La vita non è sola” a Bologna il Festival delle relazioni umane Lo scrittore e poeta Davide Rondoni è il direttore artistico: “Fare un festival culturale nella città in cui è nata la più antica università del mondo significa riportare il livello di discussione in campo libero, aperto, serio, fuori da qualsiasi schematizzazione”. Al centro della riflessione pubblica il tema della relazione che è promessa di senso, anche sui versanti più controversi dell’esistenza Non si può vivere senza relazioni. Da questa convinzione ha preso forma il primo festival nazionale dell’Associazione Scienza & Vita, che si è tenuto a Bologna dal 30 novembre al 1° dicembre 2013 e ha avuto per tema “La vita non è sola”. Sabato 30, nel pomeriggio, la lezione inaugurale di Salvatore Natoli (docente di filosofia teoretica all’Università Bicocca di Milano) e, in serata, spettacolo con musica e letture; domenica mattina cinque “caffè delle conversazioni scientifiche” e, a seguire, tavola rotonda con Luciano Violante, Sergio Belardinelli e Paola Ricci Sindoni. In vista dell’evento, il Sir ha incontrato lo scrittore e poeta Davide Rondoni, direttore artistico del Festival. “Il tema – spiega Rondoni – vuole esprimere in modo evocativo un’evidenza: ciascuno di noi ha un’esperienza della vita che non è solitudine, nasce all’interno di una relazione, si sviluppa dentro le relazioni e tendenzialmente muore lasciando delle relazioni. Nel titolo abbiamo quindi voluto ribadire questa natura dell’esistenza umana che è la vita non da sola. Dall’altra parte ci ricorda pure che la vita significa poco se non si riempie di bellezza e di amore”. La vita si sviluppa nelle relazioni: c’è però un problema sempre più avvertito che è quello della solitudine, in tanti casi, dell’uomo contemporaneo… “La solitudine è la grande questione dell’oggi. Vediamo che il disagio sociale è legato anche all’appesantirsi di solitudini di vario genere. All’opposto, situazioni molto difficili e dure vengono affrontate con una certa positività proprio grazie a un tessuto di relazione e compagnia”. È venuto a mancare quel tessuto di relazione, soprattutto a livello familiare, di cui ci narrano i racconti, ad esempio, della vita rurale di un tempo? “Anche oggi sperimentiamo che i momenti migliori della nostra esistenza sono legati al costituirsi di relazioni importanti, rapporti significativi. Per questo la concezione dell’uomo come monade, che spesso viene anche sottesa a certe immaginazioni legislative o a una certa produzione culturale, non rende ragione nemmeno del presente”. Perché l’idea di dedicare un Festival alla vita? “Non essendo un uomo di scienza, ho cercato un linguaggio più consono all’arte e alla cultura. Penso che questo possa essere un modo per affrontare in modo aperto, laico, disponibile al dialogo una serie di questioni che attraversano la vita di tutti e che talora vengono trattate con una dialettica fine a se stessa, o immediatamente ridotte a materia di scontro politico”. La scelta di Bologna come sede di questa prima edizione non è casuale… “Fare un festival culturale nella città in cui è nata la più antica università del mondo significa riportare il livello di discussione in campo libero, aperto, serio, fuori da qualsiasi schematizzazione. L’iniziativa ha il patrocinio dell’Università di Bologna, oltre che del Comune, proprio perché si riconosce il valore culturale della discussione su questi temi”. Dialettica e scontro politico portano talora a una contrapposizione tra “cattolici” e i cosiddetti “laici” su temi che, invece, riguardano tutti… “Certo, gli argomenti messi a fuoco in questo festival toccano la vita di tutti, non interessano solo chi ha fede. Sono tematiche complesse e spesso sottomesse alla verifica dell’esperienza e delle scoperte scientifiche. L’importante è essere pienamente ragionevoli, riconoscere i dati della realtà, non manipolarli in maniera ideologica, e riconoscere pure tutto lo sforzo che l’uomo sta facendo – con la scienza, con l’espressione filosofica e artistica – per comprenderne meglio il senso”. Tra i cinque “caffè delle conversazioni scientifiche”, uno riguarda “cambi di paese, cambi di stato”. A cosa ci si riferisce? “Ci sono cambi di stato che riguardano anche semplicemente la vita nei suoi passaggi: pensiamo ad esempio allo stato vegetativo. Su questi si concentra la ricerca, come pure la discussione scientifica e politica. Poi ci sono cambi di Paese e confine, fenomeno largo che va letto in maniera non schematica, né superficiale”. Francesco Rossi

San Benedetto del Tronto:

Un presepe straordinario presso l’Istituto S. Giovanni Battista Sabato 14 dicembre va in scena la prima edizione del Presepe vivente dell’Istituto Paritario San Giovanni Battista. Insegnati, genitori, e alunni di ogni ordine e grado scolastico dell’Istituto paritario San Giovanni Battista stano preparando con entusiasmo l’allestimento della prima edizione del presepe vivente che si svolgerà il prossimo sabato 14 dicembre dalle ore 17,00 alle 19,00 nel chiostro all’istituto stesso ad ingresso libero. Oltre alla rappresentazione della Natività saranno riproposti anche gli ambienti dei mestieri coevi al periodo della Natività curati nei minimi particolari grazie alla collaborazione e all’ausilio dell’Associazione Artocria “Rievocazione storica dei milites romani Legio VIII” di Cupramarittima. L’encomiabile iniziativa, deliberata nella ultima seduta del Consiglio d’Istituto, ha il patrocinio del Comune di San Benedetto del Tronto ed è a sostegno dell’appuntamento nazionale di Telethon insieme allo ipermercato Ipersimply, infatti le offerte libere raccolte nel corso della serata della rappresentazione saranno devolute a Telethon per la cura e la ricerca delle malattie genetiche. FC

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«Il cristiano non può arricchirsi; se uno possiede, deve condividere» Padre Alex Zanotelli nel nuovo libro EMI soldi e vangelo chiede alla chiesa di seguire papa Francesco nel suo nuovo indirizzo socio-economico Bologna, 3 dicembre 2013 «Cosa chiede Gesù? La condivisione, cioè la giustizia distributiva – diremmo oggi. Chiede che i beni esistenti vengano distribuiti fra tutti, perchè ognuno abbia un minimo per potersi dire uomo e donna». È l’invito che padre Alex Zanotelli, comboniano, tra i più noti missionari d’Italia, lancia nel suo nuovo libro soldi e vangelo (Editrice Missionaria Italiana, in libreria da lunedì 9 dicembre). Zanotelli, tra i più sferzanti critici del capitalismo globalizzato, compie un’interessante analisi biblica partendo dal capitolo 16 di Luca, quello delle parabole “economiche” (l’amministratore scaltro, Lazzaro ed Epulone), il cui insegnamento egli sintetizza in due concetti-chiave, riprendendo il pensiero di un grande teologo Enrico Chiavacchi: «Non cercare di arricchirti. Se hai, hai per condividere». Oltre a scagliare un vero e proprio anatema contro il gioco d’azzardo («che ha la benedizione dello stato!»), padre Zanotelli invita a rileggere il vangelo in maniera nuova per trovarvi

ragioni liberanti dall’imperialismo finanziario attuale: «Il Padre nostro deve corrispondere al pane nostro. Questo è il sogno di Gesù, che tocca a noi realizzare oggi». In questo senso un compito fondamentale, afferma il missionario comboniano oggi operante a Napoli dopo aver vissuto a lungo nella baraccopoli di Korogocho, in Kenya, lo ha la chiesa se sarà davvero capace di seguire la profezia di papa Francesco: «Oggi le chiese devono dire da che parte stanno: dell’Impero del denaro o del Dio della vita. Francesco è andato ad Assisi per ispirarsi a mettere mano a una riforma strutturale della chiesa, perchè possa essere una chiesa povera». Nel suo scritto padre Zanotelli rilancia anche il Patto delle Catacombe, un documento firmato da una quarantina di padri conciliari durante il Concilio Vaticano II per rendere effettiva la vocazione della chiesa alla povertà. Alex Zanotelli, soldi e vangelo, Editrice Missionaria Italiana, Collana segni dei tempi, pp. 64, euro 5,00, in libreria da lunedì 9 dicembre.

COLDIRETTI AL BRENNERO

Giù le mani dal made in Italy Certe notizie si commentano da sole: quando migliaia di allevatori e coltivatori si danno appuntamento, come è successo oggi, al valico del Brennero. Con loro i vertici della Coldiretti, presidente Roberto Moncalvo in testa, ma anche il ministro all’agricoltura Nunzia De Girolamo. Quando tutti insieme si presentano con i loro giacconi di colore giallo simbolo della Coldiretti, per la mobilitazione dal titolo “La battaglia di Natale: scegli l’Italia”, non c’è bisogno di molte parole. Sono stanchi, sono esasperati, sono deboli singolarmente presi e si fanno forza reciproca, bloccando i tir che giungono dal Nord Europa e da quella dell’Est. Sono lì a rappresentare oltre un milioni di coltivatori diretti e decine di migliaia di piccole e piccolissime unità produttive che oggi sono in crisi, con il rischio che vadano in fumo migliaia di posti di lavoro. Così questi agricoltori e allevatori aprono i tir che giungono sul suolo italiano, con l’autorizzazione delle forze dell’ordine, controllano il latte, la carne, i prosciutti, i derivati, i succhi di pomodoro, i dolci e i vini “finti italiani”, insomma quell’enorme “non-made in Italy” che giunge da noi, invade i supermarket ed i discount, spacciato come di qualità e spesso, invece, fatto di derivati, concentrati, di prodotti chimici “aggiuntivi” che rasentano la manipolazione. La manifestazione odierna, sulla quale i telegiornali si sono soffermati giustamente con curiosità, mostra chiaramente una cosa: anche nel campo alimentare siamo giunti a una guerra economica vera e propria. Tutta la nostra ricchissima e fortissima filiera produttiva che parte dal mondo agricolo e sale su, specializzandosi, nei vari comparti produttivi, è percorsa da brividi freddi. Non solo per l’industria, non solo per le banche, non solo per il settore immobiliare suonano campane a morto. Ormai praticamente tutto il mondo produttivo, a tutti i livelli, è in movimento, è in “crisi”. La globalizzazione mostra tutta la sua forza endogena, non guarda in faccia a nulla e a nessuno, ha poche briglie che la tengano a bada, avanza con baldanzosa sicurezza, provocando sommovimenti tellurici nei diversi Stati dove si abbattono le sue conseguenze. Così è un “tutti contro tutti”. La caduta delle barriere economiche e doganali che ha fatto seguito agli accordi di Schengen ha creato davvero un “grande mercato unico”, con tanti pregi ma anche con altrettanti difetti. E uno di questi, forse il più grave per quanto riguarda il settore alimentare ed agricolo, è che tutti possono produrre tutto. Purtroppo non sono state varate altrettante linee guida e leggi di protezione della qualità, dei marchi di origine controllata, dei prodotti “tipici”. È questo il motivo della manifestazione odierna. È la ragione per cui dobbiamo guardare con simpatia ai nostri produttori con i giubbotti gialli, che difendono una tipicità tutta italiana che rischia di essere gravemente danneggiata dai “falsari” del made in Italy. Qui, però, per chiudere, occorre anche dire ai politici ed ai legislatori, che è urgente che proprio loro colgano la gravità di quanto sta avvenendo e procedano con norme e leggi a tutela: se non fanno la legge elettorale, passi! Si sa che i parlamentari in carica non sono lieti di andare presto alle urne e perdere il seggio conquistato con il tanto vituperato “Porcellum”. Ma almeno, difendano gli altri di… porcelli, i nostri maiali, i nostri prosciutti quelli veri, genuini, e non quelli pieni di ormoni e allevati chissà come. Ci ascolteranno, i politici?


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SAN BENEDETTO DEL TRONTO ED I SUOI CARABINIERI Due belle giornate, sono stati i commenti delle autiorità che hanno partecipato alla manifestazione organizzata dall’Associazione Nazionale Carabinieri di San Benedetto. Ieri all’Auditorium Tebaldini, alla presenza di Autorità Civili e Militari, di alcune classi di studenti degli Istituti cittadini e di un pubblico costituito principalmente da soci dell’Associazione si è svolto un interessante incontro su “La città e l’Arma dei Carabinieri – 70 anni di storia 19432013”. Ha aperto i lavori il Presidente della locale Sezione ANC, S.Ten. Luigi Crescenzi, il quale dopo i saluti ed i ringraziamenti di rito, ha illustrato il programma della manifestazione ed al termine ha passato la parola al Moderatore dell’incontro Gen. Div. Gianfranco Massaro, già comandante della Legione Carabinieri dell’Emilia Romagna, il quale nella sua introduzione ha evidenziato gli ottimi rapporti esistenti fra la città e l’Arma dei Carabinieri. Il primo relatore il M.llo Bovara, per venti anni Presidente dell’Associazione ANC cittadina, ha parlato della Toponomastica Sambenedettese in onore dell’Arma dei Carabinieri. Ha precisato che il suo intervento era basato sul lavoro svolto dal Dr. Giuseppe Merlini, archivista storico comunale e sulla sua esperienza personale arricchita dalla lettura di alcuni testi scritti da Tito Alessandrini e da Alessandro Perini. Ha raccontato, rivolgendosi in modo particolare ai giovani studenti, la storia di Luciano Nardone ed Isaia Ceci, uccisi dai tedeschi perché si erano opposti al saccheggio di viveri destinati alla popolazione. Ha parlaro di Elio Fileni, anch’esso ucciso dai tedeschi per una azione analoga. Ha citato la motivazione della Medaglia D’Oro al valor militare concessa a Salvo D’Aquisto per essersi sostituito a 22 ostaggi che stavano per essere fucilati. Ha ricordato il concittadino Carabiniere Giuseppe Fioravanti, ucciso nel modenese in una eroica azione di servizio. Ha menzionato i due Carabinieri sardi Ciriaco Carru e Walter Frau, membri di un equipaggio del radiomobile dei Carabinieri, uccisi in uno scontro a fuoco con rapinatori, i quali grazie al loro sacrificio sono stati arrestati. Ha concluso l’elencazione degli intestatari di vie e piazze cittadine parlando del Generale dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa del quale non ha menzionato solo la sua tragica morte avvenuta per mano della mafia, ma ha citato fatti storici legati alla nostra città che ha visto coinvolto l’ufficiale in momenti tanto difficili quali quelli che sono stati vissuti subito dopo l’8 settembre 1943.

La grande Fiamma, simbolo dell’Arma dei Carabinieri, realizzata dall’artista sambenedettese Marcello Sgattoni, posta sulla piazza dedicata a Carlo Alberto dalla Chiesa, testimonia in modo inequivocabile il legame della città con l’Arma dei Carabinieri. Con interesse è stato seguito l’intervento del secondo e principale relatore Prof. Danilo De Masi, attualmente coordinatore provinciale ANC di Modena, il quale ha illustrato con chiarezza alcuni momenti storici dell’Arma dei Carabinieri a partire dalla sua fondazione nel 1814 all’estensione su tutto il territorio nazionale unificato per giugere fino ai giorni d’oggi. La seconda giornata è iniziata con la deposizione di corone sui monumenti esistenti su piazza Nardone ed alla rotonda di Porto D’Ascoli per ricordare il 70° anniversario della morte di Nardone, Ceci e Salvo D’Acquisto. In via Fioravanti è stata scoperta una targa commemorativa per ricordare il Carabiniere Giuseppe Fioravanti nel 60° dalla sua morte. Dopo l’intervento del Sindaco Giovanni Gaspari e del Gen.Tito Baldi Honorati, ispettore Regionale ANC, in corteo i soci di alcune sezioni provenienti dal territorio marchigiano e da altre delle regioni limitrofe hanno raggiunto la Chiesa Sacra Famiglia ove è stata celebrata la Santa Messa da parte di Sua Eccellenza Monsignor Gervasio Gestori e ricordate le figure di Giuseppe Fioravanti e di suo fratello Mario, Missionario in Brasile, deceduto due anni or sono. Il testo dell’intervento di lato. Elbano

Fortunato e Francesco, un incontro indimenticabile DIOCESI - Fortunato Amabili è uno dei missionari più conosciuti nella nostra Diocesi. 70enne di Cupra Marittima, Fortunato è presidente dell’associazione Madonna Del Buon Consiglio Onlus e già titolare dell’Hotel Luciana. Dopo l’esperienza della videointervista, Fortunato è stato protagonista di uno storico incontro con Papa Francesco, nel corso dell’Udienza di Mercoledì 27. Ecco la sua testimonianza. “La data del 27-11-13 resterà nel mio cuore come una data simbolo di un incontro raro con Papa Francesco. Il desiderio di incontrare Sua Santità cresceva nei giorni prima della partenza qualcosa dentro di me sentiva che lo avrei visto da molto vicino, che

il Signore mi avrebbe fatto questo dono meraviglioso, un Papa capace di comprendere e ascoltare le sofferenze dei malati e degli ultimi. Dopo alcuni piccoli problemi fortunatamente risolti, il giorno della partenza è arrivato. Una forte nevicata la rendeva incerta, ma nonostante tutto siamo riusciti a partire con la neve e il grande freddo, poi per me, malato e cardiopatico non è stato facile. Finalmente siamo arrivati, il freddo a Roma si

Parrocchia Sacra Famiglia

COMMEMORAZIONE DI GIUSEPPE E P. MARIO FIORAVANTI 1° DICEMBRE 2013. Il ricordo di un amico espresso al termine della Santa Messa celebrata da S.E.R. Mons. Gervasio Gestori eccellenza, prendo brevemente la parola a margine di queste due giornate dedicate ai nostri colleghi NARDONE, CECI E FIORAVANTI per poter esprimere ciò che ho nel cuore: prima, però, colgo questa opportunità per ringraziarLa per le molteplici attenzioni riservate ai componenti dell’Arma dei Carabinieri e della nostra Associazione. La prima occasione d’incontro fu l’inaugurazione del monumento a SALVO D’ACQUISTO nel 1996, e poi la costante presenza nelle celebrazioni della Virgo Fidelis, e del Precetto Pasquale in questi 17 anni di Sua presenza nella nostra Diocesi. A breve giungerà fra noi il nuovo Pastore, lo accoglieremo con gioia, ma sappiamo che potremo continuare a contare sulla Sua vicinanza e sulle sue preghiere. Grazie di cuore da tutti noi. La seconda opportunità è quella di poter ricordare alla nostra comunità Sacra Famiglia due persone del luogo: il carabiniere GIUSEPPE FIORAVANTI nel 60° anno dalla sua morte e Padre MARIO FIORAVANTI scomparso da appena due anni. Lo faccio attingendo dai ricordi impressi nel mio cuore. Parlare dell’amico Pippo, così lo chiamavamo, mi riporta alla mente il grande dolore di tutta la piccola comunità ragnolese di allora. Ricordo la commozione di quando all’imbrunire di quel giorno di marzo del 1953, a bordo di un autocarro dei Carabinieri, giunse la salma di Pippo. La cucina della sua casa, al piano terra, divenne la sala ardente: in quella cucina, ove aleggiavano ancora i sogni, le speranze di quel giovane, i genitori, la famiglia, gli amici. I Carabinieri che lo avevano riportato a casa, vegliarono tutta la notte il corpo di quel coraggioso Carabiniere colpito a morte da una mano armata che, nella stessa luttuosa giornata, aveva già ferito cittadini e colleghi di una pacifica comunità del modenese: Il mattino dopo, la cerimonia religiosa nella Parrocchia dell’Annunziata a Porto D’Ascoli e poi, sotto una pioggia insistente, il corteo funebre a piedi fino al cimitero di San Benedetto. Di quei giorni grigi e surreali, ricordo la figura di Mario, fratello quattordicenne

fa sentire parecchio ma il pensiero è uno solo, incontrare sua Santità Francesco e lui sarà in grado di riscaldare i nostri cuori .Ci mettiamo in fila per entrare in piazza San Pietro io vicino alla mia amica Stefania con la mamma e il suo papà Gabriele, disabile in carrozzina. Grazie alla nostra capo gruppo scout Cristina, ci dicono che con il disabile possiamo entrare per una corsia preferenziale, arrivati la guardia ci dice che solo una persona potrà accompagnarlo, allora io mi tiro indietro ma Stefania e la mamma insistono che io porti Gabriele, vista la mia amicizia e la mia esperienza di volontario con il  gruppo Unitalsi. Entriamo in una posizione privilegiata rispetto agli altri,

di Pippo, che nonostante il suo grande dolore cercava di confortare la madre Antonia. Con Mario dopo aver vissuto l’infanzia e l’adolescenza a Ragnola, ci siamo ritrovati alcuni anni dopo

a Firenze: io allievo sottufficiale dei carabinieri e lui seminarista per rincontrarci poi nel 1983, in uno dei suoi ritorni dal Brasile. Oggi, Eccellenza, in questa chiesa dedicata alla Sacra Famiglia, mi piace immaginare Pippo, Mario e Filiberto nuovamente riuniti in famiglia nella Casa del Signore ed i loro genitori Antonia ed Emidio che ci dicono: “la morte di Pippo ci procuro” un grande dolore e lo piangemmo fino alla nostra morte, poi capimmo che il Signore lo aveva voluto in Cielo perchè aveva bisogno di un Carabiniere bravo e coraggioso da “arruolare” nella schiera dei suoi anGeli. Anche la partenza di Mario, la sua lontananza ci aveva addolorato, ma il Signore aveva un progetto per lui, che fosse un anGelo vivente fra i poveri di Rio e per questo lo aveva più volte protetto dalle minacce e dagli spari dei banditi delle Favellas. Oggi diciamo grazie a tutti loro, anche attraverso i nipoti, figli di Filiberto, intervenuti a questa celebrazione Eucaristica. L’associazione Nazionale Carabinieri, a 60 anni dalla morte di Giuseppe FIORAVANTI, rinnova sentimenti di gratitudine e riconoscenza a questo suo figlio. Per Padre Mario vorremmo ancora qualcosa di più, che rimanesse un esempio per la nostra Comunità, una guida per le nostre coscienze di cristiani. Grazie Eccellenza per avermi dato l’opportunità di ricordare questi due amici. Elbano

eravamo seduti sul sagrato destro del palco dove si è svolta l’udienza, il mio cuore batteva forte io e Gabriele eravamo contentissimi e quando iniziò l’udienza la gioia di vederlo così da vicino per me già era tanto. Finita l’udienza il Santo Padre con grande sorpresa scende tra noi per salutare gli ammalati, quale gioia ma anche tanta commozione ho provato. Pazientemente abbiamo aspettato il nostro turno per averlo vicino, poi insieme gli abbiamo spiegato chi eravamo, ci ha accarezzato e guardato sorridendo, poi le nostre mani si sono unite in una grande e forte stretta. Una commozione indescrivibile! Un calore e una forza spirituale ci ha unito. Poi una frase “Pregate per me!”, sorprendente, inaspettata, come una richiesta di aiuto. Sto riflettendo molto sul significato di queste parole; il Papa che si affida agli ultimi, a chi ha bisogno perché vive la malattia, Lui che chiede sostegno da chi è andato proprio per riceverlo. Il Papa che si fa Ultimo tra gli ultimi…. È una lezione di carità e di amore grandissima, se cercavamo un segno di speranza da Papa Francesco questa speranza è di saperlo vicino a noi perché Lui ci ha chiesto di essergli vicino. E’ stata una giornata che non dimenticheremo mai! Nicolas Abbrescia


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Monteprandone: Encomio Pubblico.

Un solenne riconoscimento ai volontari del gruppo di protezione civile Federvol “Per avere concorso, con spirito di abnegazione, a fronteggiare la grave situazione di emergenza nel territorio di Comune di Monteprandone determinatasi a seguito delle eccezionali avversità atmosferiche del mese di novembre 2013, dedicando il proprio personale impegno, la prorpia esperienza e la proprie capacità professionali e umane”. E’ questa la motivazione ufficiale con cui il Consiglio Comunale di Monteprandone lo scorso 29 novembre ha conferito un encomio pubblico al Gruppo di Protezione Civile Fedrvol di Monteprandone. Il volontari si sono distinti per la loro disponibilità e sollecitudine nei noti momenti di criticità determinati dalle avverse condizioni metereologiche degli ultimi giorni che hanno causato ingenti danni alla dinamica frazione industriale di Centobuchi del Comune di Monteprandone. Zona industriale che rappresenta il terzo agglomerato produttivo della Provincia di Ascoli Piceno sia per importanza, sia per gli insediamenti industriali presenti e noti sia su scala nazionale, sia internazionale. Non possiamo che ringraziare sentitamente e sinceramente il gruppo di volontari per quanto hanno fatto, fanno e faranno per l’intera collettività monteprandonese. Grazie di cuore a tutti! FC.

Il Premio del presidente al marittimo sambenedettese Tommaso Palestini SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Va al marittimo sambenedettese Tommaso Palestini, classe 1932, il Premio del presidente, conferito annualmente in occasione della Giornata delle Marche. L’onorificenza viene assegnata a personaggi marchigiani che hanno contribuito alla promozione e alla valorizzazione della nostra comunità nel campo culturale, artistico, scientifico, imprenditoriale, sportivo e sociale. Palestini simboleggia il coraggio e l’abilità della nostra gente di mare. La sua vicenda, per certi tratti eroica, testimonia più di mille parole ciò che i marchigiani sanno ottenere con la loro caparbietà, esperienza e intelligenza. In una fase difficile, come l’attuale, è un esempio di come non bisogna avere paura ad affrontare il mare aperto, quando si ha in mente una rotta e il desiderio di ricercare l’approdo scelto. Quella di Palestini è una storia tutta da raccontare, che oggi ha dell’incredibile. Nel 1958 (insieme al cognato Francesco Palanca) ha condotto in Sierra Leone due piccoli motopescherecci sambenedettesi, di 16 metri appena, attraversando Mediterraneo e Oceano Atlantico, senza l’ausilio di strumenti di comunicazioni, avvalendosi solo di una bussola: per questo fatto è considerato ancora oggi un esempio della determinazione e del coraggio della gente di mare marchigiana. Due mesi i navigazione per portare in Africa le imbarcazioni vendute a una società milanese che svolgeva le campagne di pesca in Sierra Leone. Utilizzare navi da carico era impossibile, a causa dell’elevata spesa sia di trasporto che di assicurazione. Per cui si ripiegò sull’alternativa di navigare direttamente fino in Africa. L’Algeria era sconvolta, da due anni, dalla rivoluzione per l’indipendenza dalla Francia. costeggiare l’Africa settentrionale era dunque rischioso. La rotta scelta, che mise a dura prova l’esperienza e l’audacia di Palestini e Palanca, fu quella dell’Atlantico aperto: canale d’Otranto, Stretto di Messina, Trapani, Isola di San Pietro (Sardegna), Baleari, Gibilterra, Marocco, Gambia, Sierra Leone.

Si è insediata la Consulta per la Disabilità Nella prima adunanza sono stati eletti il Presidente, i due vice e i membri del direttivo Mercoledì 4 dicembre, in Auditorium Comunale si è insediata la Consulta comunale per la Disabilità, l’organismo istituito all’unanimità nel Consiglio Comunale del 30 maggio scorso, composto da rappresentanti dell’Amministrazione il Sindaco o un suo delegato, due consiglieri comunali uno per la minoranza e uno per la maggioranza e da soggetti attivi nel campo della disabilità. Alla prima riunione erano presenti il Sindaco Giovanni Gaspari, l’assessore alle politiche sociali Margherita Sorge, i consiglieri Palma Del Zompo e Domenico Pellei, il dirigente del settore servizi sociali Antonio Rosati, tre rappresentanti di 13 associazioni che hanno fatto richiesta di adesione (associazione Italiana Diversamente Abili Aida “Ruote in movimento”, Associazione Sportiva Dilettantistica Cavalluccio Marino, UNITALSI di San Benedetto del Tronto, Associazione Sportiva Dilettantistica Sordapicena, Associazione italiana persone down - AIDP di San Benedetto del Tronto e Ascoli Piceno Onlus; Bianco Airone Pazienti Onlus, Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - U.I.C.I. Onlus di Ascoli Piceno e

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da ripatransone

a cura di A.G. - I.A.

Diventa Volontario della Croce Azzurra di Ripatransone-Cossignano L’Associazione di pubblica assistenza “Croce Azzurra” di Ripatransone-Cossignano da oltre vent’anni in attività nei territori dei due comuni e in altri dell’hinterland, da alcuni anni si trova in difficoltà, sia per la carenza di personale, sia per l’esiguità di fondi ricevuti, compresi quelli in riscossione da parte di enti per i quali ha svolto servizi. Per oltre vent’anni la “Croce Azzurra” ha risposto in modo tempestivo a tutte le richieste di aiuto: ora tocca a noi tutti aiutarla. A tale scopo, le due amministrazioni comunali di Ripatransone e Cossignano hanno indetto una giornata in cui raccogliere adesioni in piazza (domenica 15 Dicembre 2013). Nella stessa giornata, riconsegnando l’apposito modulo, si può diventare socio volontario della stessa Associazione.

Consiglio comunale: numerosi provvedimenti per i cittadini di carattere tributario A Ripatransone, sabato 30 Novembre 2013, dalle ore 16.30 alle ore 20 si è riunito il consiglio comunale, presieduto dal presidente Dott.ssa Diana De Angelis. Aperta la seduta, il sindaco Prof. Remo Bruni ha comunicato le principali iniziative natalizie in programma per il mese di Dicembre fra cui l’aver dato disposizione alla Banca di Credito Cooperativo di Ripatransone di versare parte della sua indennità di carica all’Associazione “Croce Azzurra” che ha necessità di volontari e di aiuti economici. Passando specificatamente alla trattazione dei numerosi punti dell’o.d.g. il consiglio comunale ha deliberato di :- determinare per l’anno 2013 le seguenti aliquote IMU: aliquota ordinaria 0,91 per mille per tutte le fattispecie immobiliari ad eccezione dell’abitazione principale e relative pertinenze; 0,4 per mille per abitazione principale e pertinenze con esclusione delle categorie catastali A1/A8/A9; esenti fabbricati strumentali all’esercizio delle attività agricole e terreni agricoli, ai sensi dell’art. 9, comma 8 del D.L.gs 23/2011 in quanto comune montano;- confermare le detrazioni per l’applicazione dell’Imposta Municipale Propria per l’anno 2013; - di dare atto che le aliquote e detrazioni decorrono dal 1° Gennaio 2013. In merito alla TARES (Tributo Comunale sui Rifiuti e sui Servizi), dato che non è stato possibile rispettare la data della terza rata del 20 Novembre 2013 il consiglio, ha deliberato che la scadenza della stessa è fissata al 16 Dicembre 2013; inoltre

essendo facoltà del consiglio comunale la decisione sulla riduzione delle tariffe TARES, il consiglio ha deliberato: - la riduzione del 20% del tributo per le utenze ubicate fuori dalla zona servita purché di fatto non servite dalla raccolta, così come elencate nel regolamento del servizio di nettezza urbana. Il consiglio ha inoltre approvato il programma delle Opere Pubbliche per il triennio 2013-2015, esse riguardano: il piano di emergenza neve 2012, un intervento di messa in sicurezza ed il ripristino di una porzione di copertura del Palazzo Bonomi-Gera (sede della Pinacoteca civica e Gipsoteca), la promozione di efficienza energetica del Palazzo Comunale e del locale Istituto Scolastico Comprensivo. È stato approvato pure il piano delle alienazioni 2013 e tra esse: ex mattatoio comunale con corte esterna e manufatto (nel centro storico); scuola rurale in Contrada Messieri; due frustoli di relitto stradale situati pure nel centro storico. Il consiglio comunale ha deliberato di confermare per l’anno 2013 l’addizionale IRPEF allo 0,8 punti percentuali. Nella stessa seduta è stato pure approvato il bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2013, pluriennale 2013/2015. Alla conclusione della lunga riunione, il consiglio comunale di Ripatransone ha adottato dei provvedimenti in favore dei territori alluvionati della Sardegna, quale quello di devolvere due gettoni di presenza delle riunioni consiliari, da parte degli amministratori.

Fermo; associazione XMANO Onlus, associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro - ANMIL Onlus, Ente Nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi – ENS di Ascoli Piceno, Comitato per il Progetto Handicap del Piceno - C.Ha.P.P.; associazione Anffas Onlus di Grottammare; associazione italiana sclerosi multipla onlus – AISM), dei sindacati CGIL, CISL pensionati e Uil pensionati, dell’Ordine degli Architetti Pianificatori e Paesaggisti della Provincia di Ascoli Piceno, della Lega Coop e di Confindustria Ascoli Piceno. Durante l’incontro si è proceduto all’elezione del presidente Nazzareno Torquati dell’associazione AIDA “Ruote in movimento” e la nomina di due vice presidenti Jonni Perozzi dell’associazione AIDA “Ruote in movimento” e Ornella Vallesi dell’associazione “Bianco Airone Pazienti Onlus” e i membri del direttivo Gabriele Illuminati (ASD Sordapicena), Sergio Pezzuoli (AIDP Associazione italiana persone down), Giuliana Pelliccioni (U.I.C.I.), Milena Fabi Cannella (XMANO Onlus), Alessandro Malizia ENS), Franca Esposito (C.Ha.P.P.), Maria Lauri (Anffas Onlus), Clementina Trivellizzi (AISM Ass. Italiana Sclerosi Multipla Onlus), Teresa Cirillo (CGIL), Elisabetta Schiavone (Ordine Architetti). Tutte le cariche saranno ricoperte a titolo gratuito.


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Anno XXX 15 Dicembre 2013

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In 350 a Roma da Grottammare per Papa Francesco Gruppo scout Grottammare 1 alessandro testatonda, cristina morelli, nicola ricci “Cari fratelli e sorelle Buongiorno, e anche complimenti, perchè voi siete coraggiosi... con questo freddo in piazza! Complimenti tanti!” Con queste parole, mercoledì 27 novembre, Papa Francesco ci ha accolto in una piazza San Pietro gelida e senza sole ma colma di pellegrini giunti sin lì da ogni parte del mondo per vederlo, ascoltarlo e pregare insieme a lui.  Eravamo tantissimi ad attenderlo e puntualmente alle 9:30, la figura del Santo Padre, vestita con un capotto e con una sciarpa bianca, appariva sui maxi schermi iniziando a bordo della Papà mobile il tradizionale ed immancabile giro in piazza.  L’attesa durata oltre due mesi, ormai stava per terminare; infatti  da lì a qualche minuto, Papa Francesco sarebbe passato anche vicino a tutti noi. E noi anche se fortemente infreddoliti, avremmo avuto la certezza, che lui ci avrebbe scaldato il cuore con i suoi sorrisi e le sue parole. E l’attesa dei 350 pellegrini provenienti da Grottammare non è stata vana. Partiti da piazza San Pio V a bordo di 6 pulmann, eravamo giunti a Roma, attraversando l’appenino completamente innevato e correndo in tutti i modi per cercare di avere un posto che ci avesse permesso di vedere e salutare il nostro caro Papa da vicino.  Tutto ciò grazie all’organizzazione del Gruppo Scout Grottammare 1, che in occasione del suo 35° anno di fondazione (che cade proprio nel giorno dell’Immacolata Concezione) , diversi mesi fa decise di fare questo pellegrinaggio a Roma invitando oltre  ai propri associati, tutte le persone della parrocchia e tutte le realtà ad essa legate.  Davvero moltissimi i partecipanti giunti anche da paesi vicini (e anche da meno vicini come Acquaviva, Montegranaro, Monteprandone, Ancona e perfino da Bari). La voce infatti di questa giornata in compagnia di Papa Francesco aveva coinvolto davvero tutti, piccoli e grandi, tanto che gli organizzatori, incalzati da tutta questa richiesta di partecipazione, per ben due volte avevano dovuto riaprire le iscrizioni. 

E’ stato davvero bello ed emozionante poi arrivare in piazza San Pietro alle luci dell’alba e, vedere tantissimi piccoli bambini accompagnati dai capi scout, dagli educatori dell’azione cattolica e dalle suore dell’asilo Santa Maria di Grottammare. Il più piccolo pellegrino presente a questa giornata aveva appena 3 mesi mentre il più saggio aveva quasi 85 anni! Lo slogan scelto per questo pellegrinaggio, stampato in 4 lingue diverse su tutti i cappellini donati ad ogni partecipante era questo: “La via dell’amore ci salverà” (frase pronunciata da Papa Francesco lo scorso 4 ottobre ad Assisi).  Nel pomeriggio, dopo aver trascorso la mattinata in compagnia di Papa Francesco, ci siamo ritrovati tutti nella chiesa di Santa Maria in Traspontina per vivere e concludere questa giornata con una Santa Messa celebrata  gioiosamente dal nostro caro vice parroco Don Guido.  Tante le emozioni vissute, tante le parole ascoltate dalla voce di un Papa che sicuramente cambierà il volto della nostra chiesa con la sua profonda semplicità ed il suo grande amore per Gesù. “Chi pratica la misericordia, non teme la morte” Questa è la frase che Papa Francesco ci ha fatto ripetere più volte e che vuole raccontare questa giornata a Roma con lui e con altre migliaia di pellegrini. Cogliamo l’occasione per ringraziare tutti coloro che si sono impegnati in prima persona per far si che fossimo davvero in tanti ad arrivare a Roma e a far vivere questo pellegrinaggio nel modo migliore. I vostri sorrisi, e quelli di tutti i bambini presenti, ci hanno donato una grande gioia e ci permetteranno di continuare il nostro cammino associativo con ancora più motivazione e forza. 

FOTOCRONACA Cattedrale Madonna della Marina

4 Dicembre - S. Barbara Patrona dei marinai S. Messa celebrata dal Vescovo

30 anni di esperienza organizzando viaggi per le Parrocchie

AGENZIA GENERALE DI S. BENEDETTO DEL TRONTO

Agente Generale Cinzia

Amabili

Via F. crispi, 107 - Tel. e Fax 0735 582101

VIAGGI E TuRISmO - NOLEGGIO BuS S. Benedetto del Tronto Tel. 0735 594456 Cupra marittima Tel. 0735 777636 www.pertur.it

Anno xxx n 4344 15 dicembre 2013  

SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO

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