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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO ANNO XXX N° 24 - 7 Luglio 2013 € 1.00

Abbonamento annuo ordinario € 30,00 - sostenitore € 50,00 - Taxe parcue - Tassa riscossa Ufficio di AP - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - DL 353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n.46) art.1 comma 1 commerciale business Ascoli Piceno

10 ANNI FA “ECCLESIA IN EUROPA” Prendere il largo insieme “Vecchia Europa”, come molti ti chiamano, tu non conosci né la tua età né la tua misura! E io stesso non sono in grado di elencare tutte le tue radici e di disegnare i tuoi confini. Ti prego, non lasciar cadere le tue braccia che portano il segno di tutto quello che hai già fatto a seguito dei tuoi “padri fondatori” Roger Etchegaray, cardinale

Sono particolarmente felice di poter prima elogiare e incoraggiare “Sir Europa” che, dalla sua fondazione, mi permette d’essere regolarmente e minuziosamente informato su tutto ciò che riguarda l’Europa, questo “vecchio continente” dove si trovano le mie radici umane e spirituali. Cosa penso dell’esortazione apostolica “Ecclesia in Europa”, pubblicata dieci anni fa il 29 giugno 2003 da Giovanni Paolo II, in un Sinodo che lo vedeva fraternamente unito ai vescovi, “mentre erano intenti - come lui stesso dice - alla meditazione di Gesù Cristo, vivente nella sua Chiesa, sorgente di speranza per l’Europa”? Testimonia la riconoscenza e il riconoscimento della storia e del destino di un Papa che accompagnai nel 1979 nella sua prima visita in Polonia e che, appena due anni dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1991, celebrò a Roma un Sinodo speciale per l’Europa. Ma, nell’ottobre 1999, convocò una seconda Assemblea per agguantare  la situazione e riunire al meglio i

frammenti di un’Europa che, ancora oggi, nel 2013, non ha trovato quell’unità a dire il vero mai raggiunta. Di fatto, dopo l’adesione di numerosi Stati, il progetto dell’Unione europea ha bisogno di essere ravvivato secondo lo spirito che ha presieduto alla sua origine. Alla base di una riflessione sui momenti chiave della costruzione europea, dobbiamo porci queste domande fondamentali: quale è la vocazione dell’Europa oggi? Da quale Europa discendiamo? Quale Europa ci viene proposta? Quale Europa vogliamo? Il compito di una tale ridefinizione non riguarda solo qualche responsabile. Essa interessa tutti i cittadini, tutte le istituzioni. Bisogna a tutti i costi superare la divisione che si è stabilita tra le élite e l’insieme dei cittadini europei. Come risvegliare nei nostri diversi popoli, l’entusiasmo per la causa europea e l’idea della fraternità tra tutti? Questa la sfida che oggi dobbiamo raccogliere. “Vecchia Europa”, come molti ti chiamano, tu non conosci né la tua età né la tua misura! E io stesso non sono in grado di elencare tutte le tue radici e di disegnare i tuoi confini. Eccoti consumata dal declino demografico e corrosa dalla recrudescenza di nuovi nazionalismi. Ti prego, non lasciar cadere le tue braccia che portano il segno di tutto quello che hai già fatto a seguito dei tuoi “padri fondatori”. L’Europa può essere sconfortante a causa della deriva tecnocratica delle sue istituzioni, troppo lontane dalla vita quotidiana dei cittadini. Mentre finora l’Europa si è fatta per se stessa, attorno a un messaggio di pace, deve ora costruirsi per tutto il pianeta.

«Quando si arriva a definire bene il male si è sulla strada della degenerazione» Sul matrimonio gay è incominciato lo stillicidio psicologico per far entrare nella testa della gente che si tratta di una grande conquista civile. Lo si è notato subito con quanta enfasi è stata riportata nei vari TG la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti. Il Presidente Obama ha parlato di conquista epocale; e si sa con quanto entusiasmo viene accettato ciò che arriva da oltre oceano. Le scene di matrimoni elargite sistematicamente ogni giorno tra la gioia degli invitati creano l’abitudine e certi atteggiamenti ostentati addomesticano i sentimenti. Segue a pag. 2

Chiesa, parte in Italia prima ricerca internazionale su sostenibilità ambientale parrocchie Capire quanto sono “ecologicamente sostenibili” le parrocchie italiane. E’ partito da Roma il progetto di ricerca interuniversitaria Chiesaecologica, realizzato in collaborazione tra il Cesab, il Centro di ricerche in scienze ambientali e biotecnologie, l’Ateneo pontificio Regina Apostolorum di Roma e il Corso di laurea in Scienze delle comunicazioni dell’Università Lumsa. Lo studio, sostenuto dalla Pastorale universitaria del Vicariato di Roma, è stato presentato nella sede di Russia ecumenica a Roma e prevede per la prima volta una analisi dell’approccio ai temi dell’ecologia, umana e naturale, e, in generale, della sostenibilità ambientale, da parte dei parroci e del mondo cattolico che ruota attorno alle parrocchie italiane. A tal proposito è stato costituito l’Oceis, l’Osservatorio comunicazione energia e innovazione, in collaborazione tra il Cesab e il Corso di laurea in Scienze delle comunicazioni della Lumsa, che sarà allargato alla Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Regina Apostolorum.

“E’ un’attività di ricerca che a questo livello non è stata mai realizzata in Italia e nel mondo - ha detto il professor Ercole Amato, presidente del Cesab - Ma è fondamentale per comprendere bene quale sia il livello di diffusione tra le comunità parrocchiali dei concetti relativi alla salvaguardia del creato e all’ecologia umana, secondo gli insegnamenti della dottrina sociale della Chiesa, stimolando i parroci ad applicare tali concetti nel concreto attivando processi virtuosi nella gestione dei beni ecclesiastici. Non ci concentreremo solo sulle parrocchie ma anche sui centri della sanità religiosa, sulle scuole cattoliche, sulle case per ferie e sui centri di aggregazione. Chiederemo ai parroci quale attenzione ripongono alle tematiche ambientali durante il loro apostolato, e quale approccio abbiano le comunità parrocchiali rispetto all’ambiente e all’ecologia. Segue a pag. 5


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Parola del Signore

Continua dalla prima pagina

«Quando si arriva a definire bene il male si è sulla strada della degenerazione» Sui gay prinde, come quello di Palermo, c’è spazio anche per la partecipazione di Auitorità che hanno bisogno di attingere notorietà e voti. C’è sempre denaro per queste manifestazioni, mentre delle famiglie vere ci si riempie la bocca di parole, ma nessun aiuto. Così è stato per l’aborto e per il divorzio presentati come progresso, come conquiste civili. I bambini sono sempre le vittime di queste conquiste di civiltà. Quante contraddizioni: da una parte si vuole il divorzio facile dall’altra il riconoscimento delle coppie di fatto. Al momento giusto verrà dimenticata anche la crisi e ci faranno ingoiare anche queste grandi conquiste civili al seguito di istrioni capaci di manipolare la verità. Da Palermo ci giunge questa riflessione di Filippo Campo, responsabile della campagna Sos Ragazzi, sulla sentenza della Corte Suprema degli USA che ha riconosciuto il matrimonio tra persone dello stesso sesso Da Zenit- «La sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha bocciato la legge federale che riconosce solo il matrimonio tra un uomo ed una donna (cosiddetto Defense of Marriage Act, conosciuto meglio con l’ acronimo DOMA) ritenendola discriminatoria nei confronti delle persone dello stesso sesso, rappresenta l’approvazione ufficiale, da parte di un’autorità civile, di un peccato morale contro natura che dovrebbe essere invece pubblicamente condannato in nome del bene comune».«Quando si arriva a definire bene ciò che è male, normale ciò che è anormale, virtù ciò che è vizio, ci si è davvero ormai inoltrati - come affermava Giovanni Paolo II nella sua enciclica Evangelium vitae del 30 marzo 1995 – “sulla strada delle degenerazione più inquietante e della sua più tenebrosa cecità morale”, i cui gravi effetti negativi nella società dalla legittimazione di questo grave male morale, come il comportamento omosessuale istituzionalizzato,

non tarderanno a farsi sentire». «La consapevolezza che l’umanità si sta incamminando verso una pericolosa deriva etico-morale è tale che, pochi minuti dopo la sentenza della Corte Suprema, il Cardinale di New York e presidente della Conferenza Episcopale americana, Timothy Dolan, ha pubblicamente espresso tutto il suo rammarico affermando che quello della sentenza “è un giorno tragico per il matrimonio e per la Nazione“, e invitando tutti i leader e i cittadini a mobilitarsi “insieme e con fermezza per promuovere e difendere l’unico significato del matrimonio: un uomo, una donna, per tutta la vita”. Non possiamo pertanto più permetterci di tacere perché è in gioco l’uomo, ma, soprattutto, la gloria di Dio». (a cura di P.P.)

XIV Domenica Ordinaria

Dal VANGELO secondo LUCA Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sè in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, nè bisaccia, nè sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. Io vi dico che in quel giorno Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città. I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: “Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome”. Egli disse: “Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi

COMMENTI, OPINIONI, rIFlESSIONI aTTUalI l’uomo moderno e il suo dramma: il denaro Il dramma dell’uomo moderno consiste nella possibilità sempre maggiore che ha di possedere i beni materiali. “I quatrè fa’ jè l’acqua pe nen sò pe nen jò” (il denaro fa scorrere l’acqua in su e in giù!) o (Con il denaro si ottiene tutto). Egli dimentica l’Essere e attribuisce tutto il suo valore all’Avere. Questa facilità diventa nel suo cuore una insaziabile fame di godimento. L’uomo accecato e ingannato dimentica che la sua vera grandezza non risiede nell’altezza del suo possesso, ma nella profondità della sua anima aperta verso lo spirito. Quindi l’uomo aperto allo spirito si sente completamente libero e comanda e dirige e non è accecato e ingannato. La grandezza di un uomo si misura dal suo potere di comunione aprendo la sua anima liberamente e totalmente a Dio. Giuseppe Paolini

Proprietà: “confraternita SS.mo Sacramento e cristo Morto”

SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO

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piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli”. (DAL VANGELO Di LUCA 10,1-12.17-20) Il Vangelo di Luca di questa domenica ci porta a riflettere sulla nostra condizione di Cristiani, sul nostro modo di essere testimoni del Risorto. Quando Gesù esprime la sua richiesta: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe”. Egli si riferisce ad ogni suo discepolo, infatti il brano non parla di apostoli, ma di 72 discepoli. Settantadue - 12 X 6-, dodici per indicare le tribù di Israele (quindi tutte) che moltiplicato per 6 sta ad indicare una quantità di discepoli molto numerosa. Molto numerosa, molto più di quanto il semplice numero 72 vuole indicare: una numerosità straordinaria. Infatti Gesù pensava a tutti i suoi discepoli di ogni tempo e luogo, essi sono stati e sono, come noi, invitati a portare il lieto annuncio della salvezza rappresentata da Cristo. Se il discepolo, il battezzato in Cristo, non è un annunciatore del Vangelo, cioè non ha una vita totalmente impegnata nella sequela di Gesù, è come il sale che non dà più sapore e una luce nascosta, non servono a niente. Ovviamente non tutti siamo chiamati a fare i missionari itineranti o i preti, frati e monache, ma tutti siamo chiamati a testimoniare la nostra fede in Cristo in qualsiasi luogo noi viviamo e qualunque lavoro facciamo. Ogni cristiano ha una sua funzione e un suo compito all’interno della comunità, della società, a prescindere dall’abito che porta, l’unico

abito che conta è l’abito del battesimo quello si che è fondamentale, poiché il battesimo ci innesta nel corpo di Cristo che è la Chiesa cioè il suo popolo. Dal momento del battesimo diventiamo cristiani, seguaci di Cristo, e la missione che il Signore affida a ciascuno di noi è quella di testimoniarlo, testimoniare cioè il suo amore per noi. In questa missione la prima consegna è la preghiera, quella personale e quella comunitaria, perché aumenti la nostra fede e perché siano tante le vocazioni ad essere cristiani autentici. La seconda è quella della semplicità, non abbiamo bisogno di niente oltre alla fede, a tutto il resto penserà il Signore. La terza è quella della umiltà, l’unica gloria e gioia deve essere il Signore, perché noi siamo comunque “servi inutili” . Chiediamo al Signore di rafforzare la nostra fede e di aiutare la nostra testimonianza, affinché anche noi siamo iscritti nel Libro della Vita. Riccardo

Pillole di saggezza: La Chiesa intera è missionaria; l’opera di evangelizzazione è un dovere fondamentale del Popolo di Dio. (Paolo IV)

GrazIE all’UNITalSI Abbiamo venerato la reliquia di Santa Bernardette Come era stato annunciato, anche dal nostro settimanale, giovedì 27 giugno, per la prima volta nella nostra diocesi, è giunta la reliquia di Santa Bernardette, la veggente di Lourdes alla quale nel 1858 apparve la Vergine Immacolata. Questo è stato possibile grazie all’UNITALSI Italiana in occasione dell’anno della fede e nella ricorrenza dei 110 anni della sua fondazione. In Cattedrale ad attenderla in preghiera, nel primo pomeriggio, c’erano molti fedeli insieme ad alcuni sacerdoti, al nostro Vescovo e ai responsabili dell’UNITALSI Diocesana. Alle ore 17,30 è stato recitato il Santo Rosario, proprio a sottolineare l’importanza di questa preghiera indicata dalla Vergine, meditando intensamente “i misteri della Gioia”con riflessioni tratte dal “Quaderno delle note intime” della Santa. È seguita la celebrazione eucaristica presieduta dal nostro Vescovo, Mons. Gervasio Gestori. Dopo la Santa Messa molti, anche degli ammalati, sono restati in venerazione rivivendo le emozioni provate nei pellegrinaggi presso la grotta di Massabielle di Lourdes. Questa venerazione si è protratta fino alle ore 24. M.P.


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Anno della Fede

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Il Quinto Discorso di Gesù: parte escatologica

120. Il FIGlIO DEll’UOMO VErrÀ CON POTENza E GlOrIa Leggiamo la seconda sezione della parte escatologica del Discorso, cioè Mt 24,23-41 che ha il suo vertice nell’annuncio della venuta del Figlio dell’uomo (si veda lo schema al n.118). 1. I falsi cristi e falsi profeti. “Allora, se qualcuno vi dirà: ‘Ecco, il Cristo è qui’, oppure: ‘È là’, non credeteci; 24 perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti. 25Ecco, io ve l’ho predetto” (Mt 24,24-25) Gli imbroglioni erano già richiamati nella sezione precedente sulla fine di Gerusalemme quale simbolo della fine del mondo; lo sono anche nelle sezione presente riguardante la venuta gloriosa di Cristo. Giuseppe Flavio riferisce la presenza nefasta di falsi inviati da Dio: “Individui falsi e bugiardi, fingendo di essere ispirati da Dio e macchinando disordini e rivoluzioni, spingevano il popolo al fanatismo religioso e lo conducevano nel deserto promettendo che ivi Dio avrebbe mostrato loro segni premonitori della liberazione” (B. J., 2,259). “Se dunque vi diranno: ‘Ecco, è nel deserto’, non andateci; ‘Ecco, è in casa’, non credeteci. 27Infatti, come la folgore viene da

oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. 28Dovunque sia il cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoi” (Mt 24,26-28).

Il testo amplia quello precedente. - come la folgore, così la venuta del Figlio dell’uomo sarà evidente e improvvisa. “Dovunque sia il cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoi”. Altra immagine con lo stesso significato: come gli avvolti scoprono – anche se non in vista - un cadavere e si radunano intorno ad esso, così avverrà nella venuta del Figlio dell’uomo, che sarà manifesta a tutti. Immagine macabra, che forse si ispira a Gb 39,30! O forse era un proverbio. 2. Il Figlio dell’uomo verrà con grande potenza e gloria. “Subito dopo la tribolazione

di quei giorni, / il sole si oscurerà,/ la luna non darà più la sua luce, / le stelle cadranno [Is 13,9-19] / dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte. 30Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’uomo venire [Dan 7,13-14] sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. 31Egli manderà i suoi angeli, con una grande tromba, ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli” (Mt 24,29-31). Legata immediatamente alla fine di Gerusalemme e del Tempio - Subito dopo – ci sarà la venuta gloriosa del Figlio dell’uomo. Questo legare di fatti molto distanti fra di loro è frequente nella Bibbia. Il cataclisma cosmico che precede tale venuta rientra nello stile apocalittico e sta a indicare un evento di straordinaria importanza. Un esempio. “Il sole si muterà in tenebra / e la luna in sangue, / prima che giunga il giorno del Signore, / giorno grande e glorioso” (At 2,20 che cita Gioele 3,1-5). Si tratta del giorno di Pentecoste, giorno spiritualmente grande, ma sul piano cosmico e umano uguale a qualsiasi altro. - si batteranno il petto, in segno di pentimento di conversione. - il segno del Figlio dell’uomo che comparirà nel cielo, equivale a: “il Figlio dell’uomo venire sulle nubi” predetto da Dan 7, 13-14. I Padri vi hanno visto l’apparizione

in cielo di una solenne croce. - con grande potenza e gloria. Sono gli attributi che nell’Antico Testamento vengono dati a Jahvè e nel Nuovo anche a Cristo. – Il Figlio dell’uomo, come Jahvè, ha a disposizione i suoi angeli. Costoro, con una grande tromba, figura tipica nell’apocalittica, raduneranno da ogni luogo i suoi eletti, cioè i presenti e futuri discepoli di Cristo. Luca traduce il messaggio con questa frase: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina” (Lc 21,28). 3. La venuta è certa, anche se il tempo è sconosciuto. “Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. 33Così anche voi: quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. 34In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 35Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. 36Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli del cielo né il Figlio, ma solo il Padre” (Mt 24,32-36). Conclusione. Oltre che nella parusìa, il Figlio dell’uomo vuole venire continuamente nella nostra vita: “Ecco: sto alla porta e busso” (Ap 3,20); “Vieni, Signore Gesù” (Ap 22,20). Crocettigiuseppe@yahoo.it

Il 50° di Sacerdozio di Mons. Giovanni Flammini tra la sua gente L’Omelia del Vescovo, Mons. Gervasio Gestori La sera del 29 giugno, nella Chiesa di S.Pio V, alla presenza di tanti fedeli, con la partecipazione del Vescovo, Mons. Gestori e di tanti sacerdoti, è stato ricordato il 50° di Ordinazione di don Giovanni Flammini, parroco da 33 anni e pertanto conosciuto da tutti e “cordialmente amato per la presenza continua, la discreta attenzione alle persone, la dedizione generosa alla comunità”. Parole queste introduttive dell’Omelia pronunciata dal Vescovo durante la S.Messa concelebrata con tutti i Sacerdoti presenti. Il Presule ha così continuato:” Confesso che abbiamo dovuto fare un poco di forza per avere questa celebrazione e per vivere un momento di festosa preghiera e di cordiale manifestazione del nostro affetto e della nostra riconoscenza. Avremmo provato un senso di colpa, se non avessimo potuto esprimere la nostra condivisione alla sua gioia personale per questa ricorrenza giubilare. Carissimo Don Giovanni sei stato ordinato prete 50 anni fa il 29 giugno, nella festa dei santi apostoli Pietro e Paolo, che anche questa sera ricordiamo, perché li consideriamo due colonne della Chiesa: essi sono due testimoni del Vangelo, due martiri del Signore”. Nel ricordo dei due grandi Apostoli, il Vescovo ha preso lo spunto per parlare della vita del sacerdote don Giovanni, a tutti i momenti di grazia e belli, anche di quelli di scoraggiamento, di fatica, dolorosi anche fisici e di salute. “Più volte – ha aggiunto- mi hai confidato, carissimo Don Giovanni, che specialmente durante tanti po-

meriggi assolati o uggiosi, in questa chiesa di S. Pio V, ti raccoglievi davanti al tabernacolo, per ripetere sommessamente e rivivere intimamente le medesime parole di S. Pietro: “Tu sei il Cristo, tu sei il Figlio di Dio, Tu sei il mio sostengo, tu sei la mia forza, la mia consolazione, la mia gioia!”. Anche nei momenti della prova per qualche problema di salute o per qualche normale difficoltà, non sei venuto meno a questa proclamazione di fede con la tua vita. Forse qualcuno di quelli maggiormente vicini, che riescono a scrutare i sentimenti profondi del cuore, in alcune tue giornate ha potuto notare un senso di scoramento nel gesto, un velo di amarezza sul volto, uno sguardo meno sereno negli occhi. E forse avrà pensato: Don Giovanni sta attraversando una fase di pessimismo, vive una eccessiva fatica, subisce una qualche oppressione spirituale”. E citando S.Agostino quando invitava ad “allargare il proprio desiderio alla misura del desiderio di Dio”, così ha continuato: “Credo che nella sua passione di pastore d’anime, con addosso l’odore delle pecore, direbbe papa Francesco, don Giovanni coltivi questo desiderio tendenzialmente aperto all’infinito, ma purtroppo poi di fatto sempre umanamente limitato. Da qui quell’apparire meno soddisfatto, da qui quel chiedere di più, che potrebbe sembrare lamentoso e che invece è il bisogno di andare oltre, per superare la povertà del nostro desiderio, quando viene confrontato con quello di Dio. Nel cuore di un sacerdote autentico non deve mancare questa passione di infinito. Quando c’è questa ansia apostolica, allora il cuore non soffre il rischio della fred-

dezza, non si accontenta del minimo, non vive una esistenza divisa e frantumata”. Mons. Gestori avviandosi alla conclusione ha detto: “Il centro della vita di un sacerdote deve essere chiaramente il Signore Gesù, proclamato a parole e vissuto nella vita. La carità pastorale, cioè la dedizione piena e totale alle persone affidate alle proprie cure, è la fonte dell’unità di vita e dell’azione del prete. Qui c’è la gioia vera, qui si trova il gusto profondo del vivere, da qui scaturisce l’energia di andare avanti, nonostante l’età e contro la naturale stanchezza. Scriveva S. Paolo: “Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo”. E aggiungeva: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”. Quando siamo convinti di questo, allora quanto cambiano tutte le cose di ogni giornata! Non esiste più da una parte la Messa da celebrare o il Vespro da recitare e dall’altra il rapporto con i ragazzi dell’AGESCI, la gita con i giovani di Azione Cattolica, la presenza alle Comunità del Cammino e l’ascolto di una mamma con problemi o dell’extra-comunitario che ha bisogno...Don Giovanni carissimo, Monsignore del Papa, servitore della Chiesa, di questa amatissima Comunità di S. Pio V in Grottammare, innamorato di Gesù, grazie per la testimonianza del tuo sacerdozio, grazie per questa tua vita di prete vero. Avanti ancora. Ad multos annos!” Tanti momenti emozionanti ha riservato la serata in cui è intervenuto anche il nuovo Sindaco per esprimere gli Auguri di tutta la cittadinanza.


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Definiti dal Comitato preparatorio Programma e ambiti di discussione del 2° Convegno Ecclesiale (22-24 Novembre 2013)

UNa CHIESa FOrTE DElla ParOla DI DIO, aPErTa alla STOrIa, COraGGIOSa E PazIENTE Parteciperanno 700 delegati in rappresentanza delle 13 Diocesi, Gruppi, associazioni, Movimenti, religiosi e religiose Il Comitato preparatorio riunito a Montorso di Loreto presso il Centro Giovanni Paolo II ha approvato il programma definitivo e gli ambiti di discussione del 2° Convegno ecclesiale marchigiano che si svolgerà nei giorni 22, 23 e 24 novembre prossimi ad Ancona e Loreto, a chiusura dell’Anno della fede. Le decisioni sono state assunte dopo un ampio confronto introdotto dagli interventi del Vescovo di Macerata mons. Claudio Giuliodori, coordinatore del Convegno e del segretario del Comitato don Francesco Pierpaoli. Presente ai lavori il vescovo di Jesi, mons. Gerardo Rocconi. Mons. Giuliodori ha illustrato il cammino già percorso dalle 13 Diocesi e delineato le attività in vista dell’Assemblea conclusiva, un impegno intenso e fruttuoso che ha permesso a tutte le Chiese locali di convenire e camminare insieme. Tutti i punti del programma (è stato condiviso dalla CEM) sono stati attuati e completati, a partire dalla elaborazione dei sussidi particolarmente efficaci per accompagnare una riflessione approfondita e compiuta: spirituale, ecclesiale, sociale e culturale. Il Vescovo ha richiamato gli stimoli e gli inviti contenuti nel discorso di Papa Francesco pronunciato durante il Convegno ecclesiale della Diocesi di Roma (17 giugno 2013) in cui ha ammonito i cristiani a non essere scoraggiati, tristi e ansiosi, ma di avere coraggio e pazienza di fronte alla crisi sociale e religiosa e andare avanti per fare le cose, dare testimonianza forte di amore e sopportazione, come san Paolo che seppe coniugare nella sua missione di evangelizzazione le virtù del coraggio e della pazienza. “Ci riconosciamo pienamente in queste parole – ha sottolineato mons. Giuliodori – e l’icona biblica “Alzati e và…” (Atti 8, 26-40) scelta per il convegno marchigiano si ritrova perfettamente nell’invito ad essere coraggiosi lanciato dal Papa. L’incontro di novembre 2013, ha infine sottolineato il Vescovo, sarà caratterizzato da una importante novità: un’impronta ecumenica che coinvolgerà le Chiese sorelle impegnate nel cammino dell’unità dei cristiani. Saranno presenti anche rappresentanti dell’Islam e dell’Ebraismo.” Il segretario del Comitato don Francesco Pierpaoli ha illustrato l’organizzazione, la partecipazione e lo svolgimento dell’evento. Il Convegno si aprirà ad Ancona, al Teatro delle Muse venerdì 22 novembre alle 17 con una relazione del Presidente della CEI, Cardinale Angelo Bagnasco. I lavori proseguiranno a Loreto nelle giornate di sabato 23 e domenica 24, città dove alloggeranno i delegati. E’ prevista una partecipazione di 700 persone in rappresentanza delle 13 Diocesi, di Gruppi, Associazioni e Movimenti, di Religiosi e Religiose a livello regionale. Una particolare attenzione durante il Convegno sarà rivolta a ciechi, sordomuti e a ogni forma di disabilità. Il respiro ecumenico del convegno – ha posto in rilievo don Pierpaoli – non è di facciata, ma costituisce il risultato di un costante impegno coltivato e vissuto concretamente da molto tempo dalla realtà ecclesiale marchigiana: invitate le Chiese cristiane delle Marche e quelle europee gemellate (Anglicani, Luterani, Ortodossi). Invitati anche i Rettori delle Università marchigiane, centri di ricerca per eccellenza e punti di riferimento imprescindibili sul piano culturale e sociale. La discussione assembleare si svilupperà all’interno di quattro ambiti, ciascuno dei quali si articolerà anche in 6 laboratori. I titoli di ogni ambito partono dal tema generale del convegno, “vivere e trasmettere la fede oggi”, e completano, poi, i loro oggetti con le questioni connesse alla rinnovata missione di evangelizzazione delle Chiese delle Marche. (S.B.)

VarIaNTE al CalENDarIO CrESIME aNNO 2013

MESI DI SETTEMBrE E OTTOBrE Settembre

08 15 21 22 22 28 29 29 29

Ottobre

Aggiornato al 26 GIUGNO 2013 domenica ore 11.00 Force - S. Paolo Apostolo domenica ore 11.30 Cossignano - S. Maria Assunta sabato ore 19.00 Valtesino - Madonna di Fatima domenica ore 09.00 Faraone - S. Maria d. Misericordia domenica ore 1130 Castignano - S. Pietro Apostolo sabato ore 17.00 S. Benedetto Tr. - S. Antonio domenica ore 09.00 Grottammare Gran Madre di Dio domenica ore 11.15 Acquaviva - S. Niccolò domenica ore 17.00 S. Egidio alla Vibrata S. Egidio abate

05 06

sabato domenica

ore 17.00 ore 09.00

06 12 13 13

domenica sabato domenica domenica

ore 11.00 ore 18.00 ore 09.00 ore 11.00

Villa Lempa - S. Maria del Carmine Martinsicuro Madre Teresa di Calcutta Porto d’Ascoli - S. Famiglia Grottammare - S. Pio V Paolantonio S. Benedetto Martire

“... e lo Spirito ci condusse alla terra di Francesco... ”

Mi piace iniziare questo articolo parafrasando un versetto del Vangelo perché ho avuto la percezione che lo Spirito si sia prodigato per farci fare questa esperienza. E’ iniziato così il ritiro dei diaconi della nostra diocesi ad Assisi, in una piccola cellula di fraternità della Comunità di Bose ai piedi del Subasio in aperta campagna. Eravamo nove diaconi accompagnati dal Vicario don Romualdo e dal delegato per i diaconi don Elvezio. Non nascondo la mia meraviglia e quella dei miei confratelli a ritrovarsi catapultati all’improvviso dalla vita frenetica della nostra città, dalle preoccupazioni nelle nostre famiglie, in un luogo dove il tempo paia non esistere, dove tutto sembra concorrere a far ritrovare l’identità dell’uomo, nel rapporto con il proprio Creatore. All’inizio è stato un pò duro adattarsi alla vita dei cinque monaci che ci hanno ospitati, specialmente perché nessuno di noi aveva fatto mai esperienze di questo tipo. Alzarsi presto al mattino per le lodi, e durante la giornata il silenzio (non tanto osservato), preghiera, riflessione, spazi proibiti da occupare, il tutto in un clima di fraternità e di amicizia tra noi, già esistente, e i monaci che si sono fatti in quattro per aiutarci. Sono state sviluppate, in quattro incontri, distribuiti in due giorni, catechesi sulla fede di Gesù Cristo e la fede degli apostoli, tenuta magistralmente da uno dei monaci. La fede di Gesù Cristo! Ci sembrava quasi che dicesse un’eresia e invece piano piano, attraverso le

scritture ci ha introdotti a questa verità partendo dalla preghiera per la quale Gesù si ritirava in disparte. La preghiera di Gesù al Padre è il sintomo che Gesù aveva fede manifestandola nell’orto del Getsemani quando chiede al Padre di allontanare da lui la tentazione e la sofferenza. Pietro, nella sua richiesta di camminare sulle acque, diventa il prototipo dell’uomo che crede e afferma di avere fede, ma successivamente sperimenta la debolezza della proprio fede. Ed è in quel frangente che Pietro esclama: “ ... Gesù, salvami ... “. E’ stata un’esperienza arricchente alla scoperta delle radici della fede di ogni partecipante e alla presa di coscienza della validità o meno della nostra fede. don Vittorio

Associazione Italiana Amici del Presepio Sezione di San Benedetto del Tronto

Corso presepistico estivo 10-11-12 luglio 2013 Gli Amici della nostra sezione Ti invitano a partecipare al corso estivo di presepismo che si terrà nei giorni feriali: 10-11-12 luglio presso la sala parrocchiale “Madonna del Suffragio” della nostra città dalle ore 21.00 alle 23.30. Al corso di quest’anno, per soddisfare le diverse richieste, verrà proposto come realizzare un diorama con diverse tecniche. Gli argomenti programmati sono: cenni sul presepe, impostazione del bozzetto, regole basilari della prospettiva e realizzazione di un diorama completo di statue e vegetazione. il corso sarà tenuto da alcuni nostri amici con esperienza ma soprattutto amanti del presepe. PER MOTiVi ORGANiZZATiVi È GRADiTA LA PRENOTAZiONE ROBERTO ANGELINI 3393990624 e-mail robertosamu@virgilio.it ALDO CHIAROMONTE 0735-592572 (ore pasti) ADRIANO GIACINTI 3281692804 La partecipazione è gratuita per i soci dell’Associazione italiana Amici del Presepio, mentre ai Simpatizzanti è richiesta un offerta per le spese di Euro 5,00. Il programma potrà subire variazioni o modifiche.

Contatti

Gloria e pax Il Dirigente Roberto Angelini

COMUNICaTO DElla CUrIa Il Vescovo Diocesano S.E. Mons. Gervasio Gestori ha nominato

Don lUIGINO SCarPONI aSSISTENTE DIOCESaNO UNITarIO DEll’azIONE CaTTOlICa . (Decreto. N. 30/2013 del 29 giugno 2013)


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NEUROSCIENZE & DINTORNI

Chiesa, parte in Italia prima ricerca internazionale su sostenibilità ambientale parrocchie

La fede non è partorita dalla mente dell’uomo

Siamo convinti che questa fase di studio - sia comunicativo sia pratico, svolta direttamente nella struttura ecclesiastica - fornirà una fotografia molto chiara sul rapporto tra Chiesa e ambiente”. l’iniziativa è patrocinata dalle società Tegma spa e Metaenergia spa, la cui sensibilità culturale e cristiana in materia ha portato a finanziare il percorso di ricerca. Nei prossimi giorni i primi gruppi di rilevatori - ricercatori della Lumsa e di Steadfast Foundation - intervisteranno i parroci romani ma la prospettiva è quella di allargare l’iniziativa anche in altre diocesi italiane. “Papa Francesco, nel giorno di San Giuseppe ha fatto una riflessione sull’ambiente e ha ricordato la responsabilità dell’uomo di custodire il Creato - ha spiegato Monsignor Lorenzo Leuzzi, responsabile dell’ufficio per la Pastorale universitaria del Vicariato di Roma - la questione ecologica, con l’enciclica Caritas in Veritate, deve essere ripensata e deve rientrare in una capacità progettuale. anche la crisi impone ai cattolici, e più in generale agli uomini di buona volontà, di ripensarla. Infatti bisogna fare una riflessione sull’ecologia con riferimento ad una nuova fase basata sul rapporto tra ecologia e sociale. Siamo entrati, infatti, in un periodo più complesso, ora, per il rapporto tra teologia e società. E qui c’è anche la questione ecologica. Una prospettiva globale non può non comprendere ciò che riguarda il Creato. La presenza di università e centri accademici, come in questo progetto, può sempre più riportare la questione ecologica in una prospettiva antropologica. Papa Benedetto XVI parla di ecologia umana. L’uomo ha la responsabilità di custodire il Creato e di essere interlocutore con Dio per essere protagonista della Storia. Su questa duplice convergenza giostra il futuro di una nuova ecologia. Si deve guardare alla questione ecologica: non è un aspetto marginale”. “Il progetto è molto ambizioso e innovativo - ha detto la professoressa Donatella Pacelli, presidente del Corso di laurea triennale in Scienze delle comunicazioni della Lumsa, coinvolto nel progetto insieme al Corso di laurea magistrale in Comunicazione d’impresa presieduto dal professor Gennaro Iasevoli - Il progetto si avvale di sensibilità diverse. Il tema dell’ambiente è trasversale e collegato al territorio. Ma non può fermarsi al territorio stesso. E’ un tema locale, europeo e mondiale. Abbiamo pensato a uno strumento metodologico adeguato, sensibile e coerente con lo studio. Non è un questionario da lasciare ai parroci, ma abbiamo scelto una forma più dialogica e rispettosa, cioè quella di una intervista con un questionario che cercherà di raccogliere opinioni, testimonianze, preoccupazioni. E‘ un lavoro che ci racconterà il ‘già e il non ancora’ e come si intende costruire su questo tema la sinergia con la comunità e il territorio”. “Questo progetto si inserisce molto bene all’inizio di questo Pontificato, di un Papa che ha voluto il nome di san Francesco, patrono dell’ecologia. Nel suo nome c’è quindi il rispetto dell’ambiente - ha spiegato padre Pedro Barrajon Lc, rettore dell’Ateneo pontificio Regina Apostolorum - L’interesse della Chiesa per l’ecologia viene da lontano, sin dalla Genesi, quando Dio diede all’uomo il compito di ‘coltivare’ il creato. L’Ateneo entra in questo progetto grazie alla Facoltà di Bioe-

tica e al suo Decano, Padre Gonzalo Miranda Lc. E’ un progetto non solo di ecologia culturale ma anche legato al rispetto degli edifici di preghiera e di arte. Conservare questo grande patrimonio è un bene per l’ambiente umano. Una iniziativa di questo genere è per il bene della società e della Chiesa”. “Il ruolo della Bioetica e della Facoltà è di analizzare quali elementi dell’ecologia e della prospettiva ambientale hanno relazioni a livello etico. Bisogna impostare il comportamento umano verso il bene con azioni virtuose: noi analizzeremo il lavoro per verificare quanto gli aspetti etici siano rilevanti. La custodia dell’ambiente è la responsabilità dell’uomo”, ha sottolineato padre Gonzalo Miranda, decano della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo pontificio Regina Apostolorum.

“la sostenibilità ambientale ed energetica – ha dichiarato Maurizio Molinari, presidente e amministratore delegato di Metaenergia Spa - è diventata una tematica molto discussa e per alcuni settori si è rivelata una strategia vincente, soprattutto dal punto di vista economico. E’ quindi indispensabile, alla luce delle direttive europee e dei nuovi obiettivi imposti ma anche del rispetto di quanto contenuto nell’ultima enciclica, avviare una pianificazione per procedere con effettiva decisione all’avvio di una fase di ottimizzazione nella gestione del patrimonio immobiliare ecclesiastico. Per questo motivo, siamo lieti di poter far parte di questo grande progetto che, in collaborazione con il mondo universitario religioso, aiuterà le nostre parrocchie e gli enti ecclesiastici a diventare sempre più sensibili ai temi ambientali ed energetici, in modo che possano rappresentare l’esempio concreto del comportamento corretto dell’uomo nei confronti del Creato, uno dei doni più preziosi che il Signore ci ha offerto e che è giusto e doveroso proteggere e conservare”. “Tegma Spa ha fatto propri quelli che sono i concetti ormai comunemente diffusi per chi ha deciso di occuparsi di sostenibilità ambientale, cercando con i propri progetti di ottenere significative riduzioni in ambito energetico e per quanto concerne l’emissione di anidride carbonica in atmosfera - ha spiegato Antonio Tucciarone, presidente e amministratore delegato di Tegma Spa - A tal proposito, Tegma ritiene che il valore da riconoscersi in modo principale alle attività di efficientamento energetico è quello sociale, considerata l’importanza della tutela delle comunità locali nel settore dell’autosufficienza energetica e quindi del risparmio di risorse economiche, che possono essere così utilizzate in altri progetti ad alto valore sociale. Su questi concetti, Tegma ha sviluppato in America Latina, in collaborazione con le autorità locali, un progetto di sviluppo di green energy che presenta un altissimo coinvolgimento di comunità locali, portando un forte sviluppo economico di aree depresse. Tali progetti rappresentano per Tegma un principio di impresa etica”.

Secondo un saggio pubblicato in queste settimane su una rivista italiana di filosofia e di politica, l’architettura naturale della mente umana farebbe in modo che la credenza di un Dio creatore sorga in modo del tutto spontaneo nel bambino, indipendentemente dall’ambiente in cui cresce. Tante questioni aperte Marco Doldi Secondo una recente ipotesi, la fede avrebbe una motivazione biologica. A prima vista potrebbe sembrare un argomento a favore della fede, quasi una prova della sua ragionevolezza, ma le cose non stanno esattamente così. Secondo un saggio pubblicato in queste settimane su una rivista italiana di filosofia e di politica, l’architettura naturale della mente umana farebbe in modo che la credenza di un Dio creatore sorga in modo del tutto spontaneo nel bambino, indipendentemente dall’ambiente in cui cresce. Alcuni scienziati cognitivi e neuroscienziati sostengono che i bambini trovano del tutto naturale, indipendentemente dall’opinione degli adulti che li educano, l’idea di un creatore non umano del mondo, un creatore che possiederebbe super-poteri. La conclusione sarebbe che la credenza nel soprannaturale poggerebbe su caratteristiche naturali della mente, prodotte dalle attività biologiche del cervello umano. Ora, che cosa sarebbe la fede? Una predisposizione alla ricerca di significato di fenomeni di cui non si comprende la ragione e di cui non ci si può dare la spiegazione. Ma veramente questa è la fede? O, non piuttosto, la dimensione religiosa? Da sempre c’è una differenza. L’uomo è un animale religioso, cioè un essere pensante che si pone alcune domande di senso circa la propria esistenza: da dove vengo? Dove vado? Perché l’essere e non il nulla? Talvolta si dà anche risposte, riconoscendo un essere superiore, creatore e potente. Questo si è sempre saputo e la notizia che tale attività risieda nel lavoro spirituale della mente non è per nulla una novità! Il fatto che si dica che questa credenza è propria del bambino non deve indurre a ritenere che sia un’attività infantile, ma è umana nel senso più nobile del termine: è proprio dell’uomo, rispetto alle altre creature, porsi tali gravi questioni, che aiutano a conferire un senso di pienezza all’esistenza. Precisato questo, ci si trova davanti a due questioni molto importanti, che chiedono attenzione e rispetto. Innanzitutto, il creatore che la mente del bambino - ma anche dell’adulto - concepisce è una sua fantasia? Cioè: è la mente umana che postula l’esistenza di Dio, a motivo della sua incapacità a spiegarsi la realtà? Se questa fosse la lettura, cui giungono le neuroscienze non si sarebbe andati di molto lontano rispetto all’accusa marxista: l’uomo ha immaginato l’esistenza di Dio a motivo di una sua debolezza. La seconda questione riguarda l’uso che taluni fanno delle neuroscienze: considerare la vita spirituale della persona come un’attività della mente, scivolando in un sottile materialismo. Così l’esistenza di Dio, oltre a essere una necessità a motivo della fragilità dell’uomo, sarebbe anche il prodotto più avanzato dell’attività del cervello. È evidente che questa lettura della persona non è completa e adeguata: l’attività spirituale non è solo quella della mente, ma è dell’anima, innanzitutto! Nell’uomo la ricerca di Dio, quella che conduce alla fede, è possibile non immediatamente grazie all’attività di ricerca della mente, ma perché Dio lo ha creato a sua immagine e lo mantiene costantemente orientato a Sé. La spiritualità della persona si comprende in questa dimensione divina e soprannaturale, che precede ogni possibile proiezione della mente o introspezione. Così nell’uomo la fede, a differenza del fenomeno religioso, non crea niente, ma accoglie gratuitamente la rivelazione che Dio fa di sé e risponde con fiducia. La fede è dono, non creazione della mente.

PIO SODalIzIO DEI PICENI www.piosodaliziodeipiceni.it - Via di Parione, 7 - 00186 Roma tel.066875608 - 066863202 - Fax 066832390 e-mail: piosodalizio@tiscali.it

Bando di Concorso a.a. 2013/2014 Il Pio Sodalizio dei Piceni, per il prossimo anno accademico 2013/20 14, mette a concorso numerose Borse di Studio delle quali un cospicuo numero riservato a studenti universitari residenti nella regione Marche. In dettaglio le Borse sono ripartite ai seguenti indirizzi accademici: a) Borse di Studio per Corsi Universitari; B) Borse di Studio per Corsi di Perfezionamento; C) Borse di Studio per attività di ricerca. Il tutto secondo il testo del Bando di Concorso che può essere richiesto agli indirizzi sopra indicati Il termine ultimo di presentazione delle domande è fissato entro il 20 settembre 2013


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L’esperienza quotidiana e feriale di Gesù nella modalità concreta di un’amicizia Oggi, Solennità dei santi Pietro e Paolo, si concludono a Paolantonio, frazione di Sant’Egidio, i lunghi festeggiamenti per il quarantesimo della dedicazione della chiesa parrocchiale a San Giuseppe. Alle ore 18 il nostro vescovo Gestori ha presieduto la Solenne Celebrazione Eucaristica, a seguire la festa è continuata con i fuochi d’artificio e la spaghettata per tutti nel salone parrocchiale allietata da una cover band di Lucio Battisti. Durante la serie di eventi cominciati con la festa del Corpus Domini, il 2 giugno scorso, abbiamo partecipato anche noi di Fides Vita, invitati dal caro amico don Marco, con la testimonianza di due nostri amici, Andrea e Betty, invitati ad un incontro dal tema “Giuseppe obbediva a Dio, Gesù obbediva a Giuseppe” per parlare della loro esperienza di paternità e maternità, ma abbiamo partecipato anche attraverso la formazione di una squadra di calcio che ha gareggiato contro altre squadre locali ad un torneo. Due sere sono stata a vedere le partite, a fare tifo inventando i “coretti” insieme ad alcuni amici per sostenere la nostra squadra, a fare le foto e tutta questa vivacità, questa gioia, questa familiarità, che ha coinvolto anche i ragazzi delle altre tifoserie e i parrocchiani di don Marco, mi ha fatto riguardare come Cristo mi è venuto incontro anche in momenti di gioco come questi, che se paragonati a gravi problematiche concernenti malattie e crisi economiche sono delle banalità eppure ogni istante è presenziato da Cristo che dà significato a tutto, per cui ogni momento può essere vissuto pienamente come se fosse il primo e l’ultimo. Ciò che mi ha sempre attratto, affascinato di questa bellissima storia - il Cristianesimo - è l’esperienza quotidiana, feriale di Gesù che si coinvolge con te attimo per attimo, nella modalità concreta di un’amicizia fatta del mangiare e del bere, che si aiuta a dare un giudizio sull’attuale situazione politica, su fatti di cronaca, nella scelta della futura scuola superiore di un figlio, nell’educazione fino a vedere insieme la partita dell’Italia contro la Spagna nelle semifinali della Confederation Cup. L’invito di Don Marco è stata un’ulteriore occasione per rimparare ciò che è Fides Vita e per ripormi difronte a quell’uomo: Gesù. Vorrei allora concludere questa mia riflessione riportando un tratto dell’incontro di approfondimento di Nicolino al Convegno del 2001 in cui traccia l’esperienza che i Primi hanno avuto con Gesù, perché di questo si è trattato e si tratta: “L’eccezionalità di quell’Uomo in fondo dove stava? Nel far emergere, come nessuno aveva fatto prima, il cuore, la normalità del cuore. Era eccezionale perché parlava di loro a loro stessi come se li conoscesse dalla nascita, mostrando una familiarità con la vita e il cuore, il tessuto del cuore; sapendo dell’uomo come se lo avesse fatto lui. E nello scorrere del tempo di quella convivenza, parlava della realtà, della natura come se tutto dipendesse da lui. Parlava della legge come se lui l’avesse legiferata. Parlava delle scritture come se lui l’avesse scritte, insomma era eccezionale perché immediatamente faceva esplodere la normalità spesso sotterrata di un uomo, dove c’è la questione decisiva di ogni uomo: il cuore, la normalità del cuore che è esigenza di significato, di pienezza, di felicità. Quell’Uomo è eccezionale perché, immediatamente, ti fa sentire in gola la vera natura del cuore, la vera questione quasi sempre seppellita da cumuli di cemento di diversificate maschere che l’uomo si appiccica o si lascia appiccicare pur di evitarla. E quell’Uomo risponde, non solo faceva emergere ma rispondeva…Le sue parole, il suo sguardo, le sue azioni… sembrava, lo ripeto, che possedesse tutto, che tutto dipendesse da lui, che con tutto avesse quella familiarità tipica di chi è proprietario di tutto: della mente, dei pensieri, del cuore, del dolore, della realtà, della natura, dell’amore, della legge”. Moina Maroni

LA PREGHIERA DELLA MANO DI PAPA FRANCESCO DIVENTA UN LIBRO Per Marcianum Press esce un volume illustrato per bambini con la celebre orazione che il Pontefice pronunciò vent’anni fa Venezia, giugno 2013 – E’ nelle librerie per i tipi di Marcianum Press “Papa Francesco – La Preghiera della mano” (16 pagine, € 9,00, formato 17X17), libro per bambini con disegni di Maria Gianola e presentazione del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia. Il volume - consegnato nei giorni scorsi a Papa Francesco dal Patriarca di Venezia mons. Francesco Moraglia - spiega con semplici parole e dolci illustrazioni la Preghiera della mano, scritta circa vent’anni fa da Jorge Mario Bergoglio, oggi Papa Francesco e allora Vescovo di Buenos Aires, e diventata fin da subito molto popolare in Argentina e poi nel resto del mondo con la sua elezione a Santo Padre. Si tratta di una preghiera molto semplice che rispecchia, di fatto, il carattere e il modo

di fare di Papa Francesco. Pollice, indice, medio, anulare, mignolo: ogni dito della nostra mano, ciascuno con la propria forza e debolezza, rappresenta una diversa persona alla quale rivolgere le nostre preghiere. E così, il pollice, il più forte, ci insegna a pregare per i nostri cari. L’indice ha invece il compito di indicare la giusta direzione a coloro che ci educano e curano nel cammino

Borgonovo, la “stronza” non ha vinto Dall’ex calciatore di Sambenedettese, Como, Fiorentina, Milan e Nazionale, scomparso a 49 anni dopo una lunga battaglia contro la Sclerosi laterale di Mauro COLOMBO amiotrofica, una grande lezione di vita Non ha vinto la “stronza”, come Stefano Borgonovo chiamava la Sclerosi laterale amiotrofica o Morbo di Gehrig - da quando aveva saputo di esserne affetto. Sì, alla fine lui è morto, a 49 anni, ma non ha vinto lei. Come succede nelle partite di Coppa ad andata e ritorno, quando l’avversario si aggiudica un match, ma nel computo totale sei tu a prevalere. Come quella sera piovosa a Monaco di Baviera nel 1990: la partita la vinse il Bayern, ma in finale a vincere la Coppa dei Campioni ci andò il Milan, grazie proprio a un pallonetto di “Borgogol” nei supplementari. Quando viene formulata una diagnosi infausta come quella della Sla, allo stato attuale delle terapie l’esito finale è purtroppo scontato. Non importa neppure “quanto” si riuscirà a resisterle, anche se Borgonovo l’ha fronteggiata per otto, lunghissimi anni, a testimonianza di un fortissimo attaccamento alla vita anche in condizioni estreme (tant’è vero che a suo tempo richiese la rianimazione dopo il blocco respiratorio, eventualità prevista dai protocolli di cura). No, quello che conta è “come”, ed è in questo che Borgonovo ha vinto la sua partita. Non ha semplicemente cercato di sopravvivere; ha vissuto, guardando in faccia la malattia, in carrozzina e poi a letto, ma col sorriso sulle labbra. Non si è nascosto, da quando ha rivelato al mondo il suo dramma. Finché ha

Il ricordo di Giovanni Gaspari, Sindaco di S. Benedetto del Tr.

potuto, ha partecipato alle partite e alle manifestazioni organizzate per sostenere la ricerca contro la Sla. Anche se non poteva più parlare, non ha mai fatto mancare la sua voce dalle pagine della Gazzetta dello Sport, su Internet, via mail, attraverso i social networks e anche in un libro in cui si è raccontato da “attaccante nato”. Ha donato un motivo di speranza ad altri malati come lui e una lezione di vita a tutti. Non l’ha giocata da solo, Stefano, questa partita. Al suo fianco ha sempre avuto una famiglia forte e coraggiosa: la moglie Chantal, i figli Andrea, Alessandra, Benedetta e Gaia. L’hanno accompagnato in ogni istante, hanno condiviso la sua battaglia e ora sicuramente la proseguiranno nel suo nome. C’è una Fondazione intitolata a Stefano Borgonovo, che ha già fornito grandi contributi alla ricerca e che continuerà a farlo. Se in un futuro più o meno prossimo sarà possibile curare e guarire la Sla, molto si dovrà a Borgonovo. Sarà il suo gol più bello. E la “stronza” sarà definitivamente sconfitta. (Incroci New)

Borgonovo con gli amici della Linea Grafica di Centobuchi

Stefano Borgonovo se ne è andato, San Benedetto del Tronto, la Samb e i suoi tifosi danno l’addio ad un campione che ha fatto sognare come pochi, un talento naturale che in questa città ha trovato l’ambiente ideale per manifestare appieno tutte le sue capacità. Da qui prese il volo per lidi di grandissimo prestigio, conquistò traguardi nazionali ed internazionali di assoluto valore, ma non dimenticò mai San Benedetto e la sua gente, i tanti amici che qui si fece e che gli sono sempre stati vicini, anche quando la malattia ha iniziato progressivamente ad ostacolare la sua voglia di vivere. Ha combattuto con coraggio, grande dignità e senza falsi pudori la sua battaglia contro di essa, non si è mai nascosto ma anzi ha trasformato il dramma personale in occasione di riscatto collettivo per sé e per le altre persone nella sua con-

dizione. Ha coagulato attorno alla sua persona sofferente tante energie positive, entusiasmi, ha promosso e partecipato ad iniziative per porre all’attenzione dell’opinione pubblica la necessità di non arrendersi all’ineluttabile ma di raccogliere le migliori intelligenze per far sì che la SLA non sia, per i 5mila italiani che ne sono affetti, il mostro implacabile che purtroppo ancora è. La città si stringe commossa attorno alla famiglia riaffermando tutto il suo affetto per un grande giocatore e soprattutto un grande uomo la cui vita, prima nella buona e poi nella cattiva sorte, rimarrà per tutti noi esempio di coraggio, speranza, forza d’animo. Siamo certi che la sua battaglia non finirà con la sua morte, ma che anzi dalla sua parabola umana si trarranno nuove energie per proseguire con rinnovato impegno questa difficile sfida.

della vita. Il medio, il più alto, ci ricorda dei nostri imprenditori e politici, bisognosi della guida di Dio. L’anulare, il più debole, ci insegna a pregare per chi affronta molte sfide nella vita, come i malati, per i quali le preghiere non sono mai troppe. Per ultimo, ma non per questo meno importante, il piccolo dito mignolo ci ricorda quanto siamo piccoli di fronte a Dio. Per questo, è necessario anche pregare per noi stessi. Il vo-

lume è arricchito dalla presentazione del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia, che spiega con queste parole il significato della preghiera: “Pregare è importante ed è anche molto bello. Ci fa diventare amici di Dio, che ci vuole bene e ci accompagna sempre. Ogni giorno. (… ) Questo libretto desidera aiutarci proprio in questo e ci offre alcuni piccoli, straordinari consigli che arrivano da una persona speciale.” La Preghiera della mano costituisce tuttora uno dei primi elementi di dottrina impartiti ai fanciulli avviati alla catechesi. Un’orazione semplice e significativa costituita da cinque elementi, da ripetere, per questa ragione, sulla punta delle dita di una mano.Il volume integra la collana  “Prego con...” in Marcianum Young, costituita da altri quattro volumi scritti e illustrati dall’autrice Maria Gianola: “Prego con l’Angelo di Dio”, “Prego col Padre Nostro”, “Prego col Rosario”, “Prego con il Cantico delle Creature”.


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Da Ripatransone

a cura di A.G. - I.A.

Restauro della facciata del Duomo A Ripatransone, sono a buon punto i lavori di restauro conservativo della facciata del Duomo-Basilica, intitolato ai Santi Gregorio Magno e Margherita. La progettazione è dello studio tecnico CIPA dell’Ing. Luciano Amabili e dell’Arch. Eugenio Cellini: il primo è anche coordinatore della sicurezza della progettazione e dell’esecuzione dei lavori, affidata all’impresa edile di Vito Iacoponi, che è

AVIS: rinnovati gli organi direttivi A Ripatransone, nell’ambito delle manifestazioni celebrative del Cinquantennale (1963 2013) di fondazione dell’AVIS Comunale, i soci hanno provveduto a rinnovare gli organi direttivi per il quadriennio 2013 – 2016. Consistente è stato il numero degli iscritti che hanno votato. Fatto lo spoglio delle schede, per il consiglio direttivo sono risultati eletti i seguenti soci: Decio Marinelli (voti 51), Ro-

anche direttore e responsabile del cantiere. La facciata del Duomo di Ripatransone fu portata a termine nel 1842; lavori di consolidamento parziale vi furono eseguiti da un’impresa locale negli anni ’70 del XX secolo. I lavori attuali, solo eccezionalmente hanno impedito il regolare svolgimento delle funzioni.

salba Salvi (48), Vito Verdecchia (43), Luca Morganti (43), Stefano Fraticelli (38), Marco Capriotti (33), Emanuele Piunti (24), Gianfranco Fraticelli (23), Marco Bagalini (22), Alessandro Zuccarello (22), Daniele Vagni (21). Per il collegio dei revisori dei conti sono risultati eletti: Giovanni Matricardi (voti 43), Ezio Pulcini (35), Michele Alamprese (27). Nella prima riunione i neo-eletti procederanno alla distribuzione delle cariche statutarie dei due organi direttivi.

Pomeriggio “garibaldino” L’Associazione per le Marche “Le Cento Città”, a distanza di appena otto mesi dalla prima visita (domenica 11 Novembre 2012), nel pomeriggio di sabato 29 Giugno 2013 hanno raggiunto nuovamente Ripatransone per una visita guidata al Museo della Tradizione Garibaldina, inaugurato il 19 Novembre 2011 dopo l’allestimento voluto dalla pronipote diretta dell’ “Eroe dei due mondi” Prof.ssa Anita Garibaldi Hibbert, che ha ceduto al Comune documenti, fotografie, disegni e cimeli. I soci de “Le Cento Città” hanno trascorso le due ore a disposizione nella sede del Museo della Tradizione Garibaldina, a piano terra del Palazzo BonomiGera. Qui i primi a prendere la parola sono stati il presidente dell’ “Associazione per le Marche” Dott. Lino Frega ed il sindaco della Città Prof. Remo Bruni, per porgere il saluto ciascuno a nome dell’Ente rappresentato. Dopo una breve illustrazione del Palazzo BonomiGera fatta dal Prof. Antonio Giannetti è seguita un’articolata presentazione del Museo Garibaldino a cura del Dott. Pietro Pistelli e del Dott. Mario Arezzini profondi conoscitori di Garibaldi, nonché soci dell’Associazione Nazionale che porta lo stesso nome; sono intervenuti pure Giampiero Panichelli (soprannominato Righetto) ed il Gen. Domenico De Simone conoscitore delle tecniche garibaldine. Gradita ospite la Dott.ssa Maria Cristina Romano vicepresidente dell’Associazione Nazionale “Mille donne per l’Italia”. Tutti i visitatori hanno potuto gustare le tipicità enogastronomiche dell’azienda agricola “La Fontursia” di Giammarco Veccia; l’amministrazione comunale ha donato ad ognuno il cd “Luciano Neroni” realizzato nel 2009 nella ricorrenza del centenario della nascita del cantante lirico.

Opera lirica “Don Pasquale”: soddisfazione degli artisti, del pubblico e degli organizzatori A Ripatransone, l’opera “Don Pasquale” di Gaetano Donizetti, rappresentata in forma semiscenica al teatro “Mercantini”, nel tardo pomeriggio di domenica 23 Giugno 2013, ha soddisfatto pienamente gli artisti, gli organizzatori e registi Ettore Nova ed Ambra Vespasiani, ed il qualificato pubblico, composto prevalentemente da melomani stranieri e forestieri: questi ultimi provenienti da Cupra Marittima, Grottammare, San Benedetto del Tronto; per l’amministrazione comunale presenti: il sindaco Prof. Remo Bruni, il vice Ing. Alessandro Lucciarini De Vincenzi, gli assessori Dott.ssa Barbara Marinelli e Dott. Roberto Pasquali, i consiglieri Barbara Bassetti e Prof. Paolo Polidori, delegato alla cultura, che si è complimentato con tutti i protagonisti dell’opera lirica, evidenziando fra l’altro, la collaborazione fra il R.O.L.F. (Ripatransone Opera Leonis Festival) e la Corale “Madonna di San Giovanni”, che ha partecipato eseguendo

Inaugurazione del nuovo Centro di rianimazione del Madonna del Soccorso I cittadini sono molto preoccupati per i tanti allarmismi che si vanno accumulando sulla sorte del nostro Ospedale ed è per questo che l’inaugurazione del Nuovo Centro di Rianimazione ha visto la presenza di tanta gente e di tante Autorità, in particolare medici, primari, infermieri e il direttore generale, dott. Giovanni Stroppa. C’era anche il Vescovo, Mons.Gervasio Gestori, il quale, prima di impartire la benedizione, ha evidenziato l’importanza del reparto che si andava ad inaugurare, aggiungendo: “Siamo in un punto critico dell’ospedale, un reparto per cui si richiede un’alta professionalità e soprattutto grande rispetto delle persone, della vita di persone in situazioni estreme”. Procedendo nella benedizione ha aggiunto: “ La benedizione su questo ambiente serva ai medici, al personale e, particolarmente a chi vi sarà assistito, affinché questo sia luogo di professionalità e di carità autentica”. E’ quindi intervenuto il Sindaco, il quale ha rimarcato la tanta attenzione che vi è tra gli operatori e la cittadinanza per le sorti dell’Ospedale. “ Con questa inaugurazione – ha aggiunto – dimostriamo che i vari reparti si possono migliorare a dimostrazione che l’ospedale non va nella direzione di una chiusura”. Il direttore Stroppa ha assicurato che il nuovo Centro di Rianimazione appartiene ad una serie di interventi che rappresentano dei tasselli importanti in una strttura ancora in movimento qual è la nostra sanità. C.C.

Monteprandone

Con S. Cirino i bambini e i giovani in festa La festa di San Cirino della parrocchia San Nicolò di Monteprandone, da sempre vede la partecipazione attiva di bambini e giovani del paese che presentano i loro lavori e mostrano loro abilità cimentandosi con il teatro. Una tradizione curata con passione dal Comitato della festa di San Cirino che ha sempre valorizzato queste capacità giovanili con un investimento di energie personali, di passione amatoriale mai tradita dal pubblico presente. Ad arricchire la festa 2013 che aveva come filo conduttore Le favole al telefono di Gianni Rodari sono stati due ospiti d’eccezione: il Maestro Benedetto Guidotti di San Benedetto del Tronto, con il gruppo I Solisti Piceni: Gian Paolo Corradetti (flauto), Ermanno Parissi (clarinetto), Enrico Tancredi (fagotto) e Lorenzo Valentini (corno), che ha diretto l’esecuzione delle sue musiche sul tema fiabesco e la prima

classe della scuola di design ed architettura “E. Vittoria” dell’Università di Camerino che ha esposto i lavori sempre in tema nella sala consigliare di Monteprandone. A breve saranno disponibile sul sito della Proloco un riassunto fotografico e musicale della serata. Ringraziamenti al Comitato S. Cirino, alla Parrocchia di Monteprandone, alla Pro Loco, al Comune, ai musicisti, agli studenti e bambini sotto la guida dei professori S. Cantucci ed E. Pieragostini. Paride Travaglini

Quinto concorso internazionale di canto lirico due brani della terza scena dell’atto III. Personaggi ed interpreti: Don Pasquale, Ettore Nova; Norina, Angela Venturino; Ernesto, Francesco Paolo Panni; Dott. Malatesta, Andrea Tabili; un notaro, Nazzareno Fanesi; maestro concertatore al pianoforte Erika Jade Grelli; tromba solista Stefano Marcantoni; scene di Simonetta Talamonti in collaborazione con l’Arca dei Folli di Cupra Marittima.

A Ripatransone, l’Amministrazione Comunale e la Banca di Credito Cooperativo organizzano il quinto concorso internazionale di canto lirico, nel ricordo del cantante Luciano Neroni (Ripatransone, 1909 - 1951), di cui l’evento porta il nome. Il teatro “Mercantini” è la sede del concorso, che si svolgerà nel mese di Ottobre 2013 da mercoledì 23 a sabato 26. La direzione artistica è affidata all’Associazione Musicale R.O.L.F., il cui presidente è il baritono Ettore Nova e segretaria il mezzosoprano Ambra Vespasiani. La manifestazione è patrocinata dalla Regione Marche, dalla Provincia di Ascoli Piceno, dalla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura e dal Consorzio Turistico Riviera delle Palme. Per le modalità di partecipazione gli interessati possono servirsi di: e-mail:ripaoperafestival@yahoo.it; www.comune.ripatransone.ap.it; www.cantarelopera.com (sezione “concorsi”); Tel. 3389406116 - 3474565757 - 0735 99329 - 0735 917317.


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Anno XXX 7 Luglio 2013

2012 2013

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Da Acquaviva Picena

Chiusura del corso “l’abito più bello del reame” e degustazione Luoghi diVini “Rua del Pecorino” Venerdi 21 Giugno presso la Sala del Palio si è concluso il corso dell’abito più bello del reame inserito nel progetto del consorzio Elabora coofinanziato dalla regione Marche con la partecipazione del comune di Acquaviva Picena dal titolo “Giovani di sesto senso”. Al corso di 100 ore tenuto dalla sartoria Anna Marini di Ascoli Piceno hanno partecipato giovani dai diciotto ai trentacinque anni. Il progetto prevedeva la realizzazione di abiti storici e su un bozzetto di Paolo Lazzarotti è stato realizzato il nuovo abito di Forasteria degli Acquaviva per Sponsalia 2013. L’abito sarà indossato in occasione della rievocazione storica Sponsalia in programma Giovedi 1 Venerdi 2 e Domenica 4 Agosto 2013. Inoltre l’abito parteciperà al concorso “la più bella del reame” presso la Fortezza Medievale di Acquaviva Picena in programma Venerdì 9 Agosto 2013. Al concorso organizzato dal consorzio Elabora con la collaborazione di Anna Marini e Nello Gaetani, parteciperanno Sartorie e Rievocazioni storiche Italiane di varie epoche dall’anno 1000 al 1900, a giudicare i costumi importanti personaggi della cultura e della storia. Nella Sala del Palio il consorzio Elabora ha inserito il progetto, i giovani di sesto senso gustano , “Luoghi diVini” percorso di educazione al bere consapevole e degustazioni di eccellenze gastronomiche locali in sei comuni del Piceno, il primo incontro ad Acquaviva Picena con “Rua del Pecorino”. Per festeggiare la giornata più lunga dell’anno nella splendida Sala addobbata per l’occasione dall’Associazione Palio del Duca e dopo il saluto

del presidente del consorzio Elabora Patrizia Di Luigi e del Sindaco Pierpaolo Rosetti, il perito agrario Cristina Ciampini tecnico ONAV, ha illustrato le caratteristiche del vino Pecorino delle cantine Moncaro, vitigno tipico del nostro territorio; la foglia di media grandezza cuoriforme, arrotondata, seghettata,dentata, grappolo lungo di forma conica irregolare, acini di forma sferica e

dimensioni medio piccola, la buccia sottile ma abbastanza consistente, il colore giallo paglierino con riflessi verdolini, al naso il vino si caratterizza per le note fruttate di mela e prugna gialla e quelle floreali di ginestra. Versato il vino negli appositi calici si è inoltre soffermato sul colore e i profumi che il vino emana, raccomandando le piccole dosi, se ingerito a stomaco vuoto visto

l’alto valore alcolico del prodotto, gradi 13,5% Vol, dal 2011 è Offida DOCG Pecorino. I numerosi ospiti hanno potuto gustare e abbinare il vino ai prodotti culinari del territorio. Il Presidente dell’Associazione Palio del Duca Cav. Nello Gaetani ha voluto ringraziare il sindaco per aver messo a disposizione la Sala del Palio, la Sartoria Anna Marini per la maestria con cui ha condotto il Corso, il Consorzio Elabora che ha dato la possibilità ai giovani di avvicinarsi tramite i tanti progetti di “Giovani di Sesto Senso” alle molteplici realtà che il nostro territorio offre; del teatro, della musica, dell’artigianato, della fotografia, della scrittura. Per saperne di più e partecipare ai corsi gratuiti info@giovanidisestosenso.it.

Leggendo i sette vizi capitali A Fermo, tra il 22 e il 23 agosto, 24 ore non stop L’Associazione Culturale “Compagnia delle Rane” organizza nella città marchigiana di Fermo la quarta edizione delle maratona letteraria “Asino chi non legge”. Ideata e coordinata da Oberdan Cesanelli, la 24 ore letteraria non stop si svolgerà nel cortile B.U.C. Machinery in via dell’Università. Il tema di quest’anno è “I sette vizi capitali – Invidia, Avarizia, Accidia, Ira, Lussuria, Superbia, Gola” dopo che nel 2012 l’argomento è stato il cinema e le storie che lo hanno ispirato e l’anno ancora prima il viaggio. Dalle 21.30 di giovedì 22 agosto e per ventiquattro ore continuative si potranno leggere brani estratti da romanzi, racconti (o anche testi originali) nei quali deve essere toccato uno o più dei vizi. Per informazioni ed iscrizioni i riferimenti e-mail sono oberdancesanelli@libero.it e info@compagniadellerane.it, quelli telefonici il 3498335445 e il 3388525010 oppure su Facebook.

30 anni di esperienza organizzando viaggi per le Parrocchie

AGENZIA GENERALE DI S. BENEDETTO DEL TRONTO

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Anno xxx n 24 7 luglio 2013