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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO ANNO XXX N° 20 - 9 Giugno 2013 € 1.00

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Parrocchia S.Benedetto Martire Ordinazione Sacerdotale di Gianni Capriotti

Il livello più profondo

Il buon profumo di Cristo

Davvero la preghiera non ha nulla a che fare con l’impegno di uomini e donne per il bene comune?

Tanta gioia e commozione tra i fedeli e il parroco Mons. Romualdo Scarponi Sabato 1 Giugno, presso la Cattedrale di S. Maria della Marina, Gianni Capriotti è stato ordinato sacerdote, alla presenza di una grande assemblea di fedeli, con una celebrazione presieduta dal nostro Vescovo Gervasio Gestori e concelebrata da numerosi sacerdoti della Diocesi. Gianni ha potuto così dire il suo decisivo sì al progetto di Dio su di lui, con una grande gioia che traspariva dal sorriso sul suo volto e con quella stessa serietà che è stata testimoniata da Don Claudio Marchetti, vice-rettore del Seminario di Ancona, al momento della presentazione al Vescovo per riceverne l’elezione. Che ci fosse tanta gioia in tutti lo ha subito sottolineato Mons. Gestori nell’omelia, affermando:” Esulta di gioia la sua famiglia di origine, esulta la sua Parrocchia di S. Benedetto Martire, esulta il Seminario Regionale Marchigiano, esulta tutta la nostra Chiesa Truentina, che riceve il dono di un nuovo prete”. Omelia di grande impegno quella pronunciata dal Vescovo richiesta dall’importanza del compito del sacerdote: “Sarà tuo im-

pegno prioritario, sarà tua esigente passione, portare a tutti l’annunzio del Vangelo che salva, specialmente mediante la celebrazione dell’Eucaristia e della Riconciliazione sacramentale, compiti questi che solo a chi è presbitero appartengono per mandato di Cristo”. Prima ancora “dell’imposizione delle mani, la preghiera di consacrazione” e l’unzione, delle mani “con l’olio profumato del crisma” il Vescovo ha voluto spiegare il significato di questi gesti con le parole pronunciate dal Papa Francesco nell’omelia della Messa Crismale. “L’unzione, cari fratelli, non è per profumare noi stessi e tanto meno perché la conserviamo in un’ampolla, perché l’olio diventerebbe rancido...e il cuore amaro.

Il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo; questa è una prova chiara”. Così ha aggiunto il Vescovo: “Che la gente senta il profumo di Gesù, attraverso la tua parola, il tuo gesto, la tua vicinanza umile e vera, il tuo consiglio, la tua preghiera, il tuo

ascolto, la tua pazienza, la tua vita autenticamente sacerdotale!”. Il Presule ha voluto ricordare la realistica e suggestiva espressione del Papa a tale proposito: “Ed allora diventerà realtà anche quanto papa Francesco ricordava al clero di Roma: “Questo vi chiedo: siate pastori con l’odore delle pecore, che si senta quello...di essere pastori in mezzo al proprio gregge e pescatori di uomini”. Mons. Gestori ha così concluso: “Che cosa dunque augurarti, carissimo Don Gianni, per il tuo sacerdozio, se non che la tua vita profumi di Gesù e profumi delle pecore? Sii sacerdote secondo il cuore di Cristo, capace di

Paolo Bustaffa

“Davvero in questo momento così decisivo ci si rende conto che la preghiera è il livello più profondo della vera politica”. In una non lontana stagione che vedeva il nostro Paese in affanno politico e istituzionale Giuseppe Cacciami, un maestro del giornalismo cattolico italiano, chiudeva con queste parole la sua lettera a un amico. Chiamare in campo la preghiera mentre una crisi dai molti aggettivi porta a ben altri pensieri può apparire del tutto fuori luogo e fuori tempo. C’è il rischio di un indebito e ingenuo mescolamento di dimensioni ed esperienze. Le perplessità sono legittime e comprensibili. Le parole di Giuseppe Cacciami, anche oggi attuali, non intendono però sorvolare i dubbi e neppure vogliono rimanere estranee alle riflessioni degli analisti e dei commentatori politici. Non c’è la volontà di prendere le distanze da una realtà problematica e in mutazione, c’è il desiderio di aiutarla a prendere quota liberandola dai lacci del basso profilo e del piccolo cabotaggio. Segue a pag. 2

Il Turismo: il momento della grande accoglienza Educhiamoci ad educare. La nostra città è sporca e trasandata annunciare la misericordia del Signore che perdona perché ama, la sua verità che rende certa la nostra speranza, la sua tenerezza che ci conforta, la sua Pasqua redentrice che salva e che dona gioia. Veramente quanto è bello e gioioso essere preti secondo il cuore di Gesù!”. Con grande attenzione ed emozione partecipativa sono stati seguiti dai moltissimi fedeli i vari momenti suggestivi del rito dell’ordine. Al termine della celebrazione, Don Gianni è stato accolto a festa nella piazza della Cattedrale, dove era stato preparato un momento conviviale per condividere con lui in semplicità la gioia di questo momento. Vogliamo anche noi unirci agli auguri del Vescovo e della comunità per un Sacerdozio ricco di grazia e sempre uniforme alla volontà del Signore. a cura di P.P.

Il problema dell’accoglienza va affrontato in vari modi a seconda del rapporto che si vuole instaurare con l’altro sul piano delle conoscenze e dei sentimenti e sul piano dell’ambiente. Innanzitutto educhiamoci ad educare. Tornando indietro nella nostra storia, troviamo subito il modo familiare con cui è iniziato da noi l’accoglienza dell’ospite. Nel periodo in cui era prevalente la “talassoterapia”, la presenza più diffusa era quella delle famiglie che non cercavano alberghi, ma luoghi in cui potevano costruire rapporti amicali con le famiglie del luogo. Tutto si svolgeva in forma semplice dove l’unico linguaggio distintivo era il “Sor” o “Signora” rivolto all’ospite. L’evolversi precipitoso del turismo, specie dopo il secondo conflitto mondiale, quando la spiaggia e il mare diventarono luoghi di riposo e di piacere con attrezzatura sempre più sofisticata, la lingua italiana sostituì il dialetto con gran galoppo dell’istruzione e di nuove classi sociali ed allora si sentì

l’esigenza di prolungare il lungomare iniziato dall’ing. Onorati, scavalcando l’Albula e unendosi a Porto D’Ascoli con una fioritura di alberghi e di chalet. Ora non si accetta più l’improvvisazione o il pressappochismo, occorre professionalità. A questo si è adeguata la più famosa riviera romagnola che continua ad avvantaggiarsi. L’Istituto alberghiero che, a differenza di altri, non soffre di iscrizioni, ha un compito importantissimo in questo senso ed è bene che continui a distinguersi in attività ed originalità. Ma questo non basta; occorre anche agire sulla popolazione perché si impegni ad amare la nostra città educandosi in tutte quelle azioni che la facciano apparire pulita e bella ed anche funzionale in tutti i suoi settori. Segue a pag. 2


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Anno XXX 9 Giugno 2013

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COMUNITÀ PAPA GIOVANNI XXIII

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Case famiglia, basta con le “sperimentazioni”

POLITICA E COMUNITÀ CRISTIANA

Il livello più profondo

Davvero la preghiera non ha nulla a che fare con l’impegno di uomini e donne per il bene comune? Paolo Bustaffa

L’impresa è difficile: anche la gente del quotidiano prende atto dell’asperità della china da risalire mentre è in preoccupata attesa di risposte efficaci e rapide. La comunità cristiana, fatta dalla gente del quotidiano, sa bene che la politica e le istituzioni hanno bisogno di riforme ma nello stesso tempo sente che c’è qualcosa di “specifico” che il vivere e pensare la fede devono offrire perché un’impresa difficile non si trasformi in un’impresa impossibile. Di questi sentimenti c’è espressione ogni domenica quando nelle chiese l’assemblea risponde all’invito a pregare per chi ha responsabilità politiche, di governo, di costruzione del bene comune e di raggiungimento della giustizia. Solo un osservatore frettoloso potrebbe ritenere che si tratti di formule ripetitive alle quali la gente è chiamata a rispondere meccanicamente. Non è così, quelle persone vivono sulla propria pelle la difficoltà e il disagio e hanno fiducia nella forza della preghiera perché l’hanno sperimentata e la sperimentano nella fatica di ogni giorno. C’è poi la storia a richiamare un percorso sul quale uomini e donne hanno testimoniato, con la loro fede e con la loro intelligenza, che imprese ritenute umanamente impossibili sono state rese possibili e quindi sono state realizzate. Quanta preghiera queste persone hanno messo

nel loro impegno di costruttori di solidarietà e speranza? E i politici, con le loro specifiche competenze, non dovrebbero essere tra questi? E la comunità cristiana non dovrebbe prendere maggior coscienza della propria responsabilità a cominciare proprio dall’approfondire il significato del pregare per la politica e i politici? Non è importante dare, con linguaggio laico, un segnale all’esterno sul rapporto tra preghiera e politica, non per convincere o convertire ma per aprire altri spazi di pensiero accanto a quelli degli esperti e degli addetti ai lavori? Si potrà prendere e far prendere consapevolezza che la politica ha bisogno anche della preghiera per ritrovare se stessa e crescere nella sua specifica vocazione al servizio? Non esiste una cattedra per le risposte. Esistono uomini e donne che vivono l’impegno politico come forma esigente di carità ben consapevoli che questa scelta non regge senza un fondamento interiore e senza il sostegno orante di una comunità. “Davvero in questo momento così decisivo ci si rende conto che la preghiera è il livello più profondo della vera politica”: Giuseppe Cacciami non a caso nella lettera all’amico si ferma a questo punto. Sa che un giornalista, per la fiducia che ha nell’intelligenza del lettore, non deve aggiungere altro.

Convegno a Rimini, in occasione dei 40 anni dalla nascita di queste realtà grazie all’intuizione di don Oreste Benzi. Il presidente Ramonda chiede una legge nazionale: “Solo così la casa famiglia potrà diventare una vera famiglia sostitutiva”. Qualche cifra: nel mondo le case famiglia sono 340, in Italia 251. A queste si aggiungono 51 case di pronta accoglienza, 14 di accoglienza e fraternità, 7 di accoglienza e preghiera. All’estero sono invece 90, in 21 Paesi nei 5 continenti Nella loro capacità di accogliere e dare un’opportunità di riscatto a migliaia di malati, ragazzi di strada, ex detenuti e tossicodipendenti, persone provenienti da situazioni di fortissimo disagio, le case famiglia rappresentano una risposta alternativa e qualitativamente certificata al problema dell’emarginazione sociale. Quelle gestite dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, 340 nei cinque continenti e 251 in Italia, sono a fianco degli ultimi da quarant’anni. Per festeggiare il compleanno e per riflettere sul quadro normativo, ancora carente, in cui queste strutture si trovano ad operare, l’associazione fondata da don Oreste Benzi ha organizzato il 31 maggio alla Fiera di Rimini il convegno “Una famiglia per tutti”. Tante le storie di chi, in queste famiglie, ha aperto le porte. Tante quelle di chi è stato accolto e ha avuto la possibilità di scoprire una nuova vita. Tanti i riscontri positivi da parte dei giudici, medici, psicologi e pedagogisti intervenuti, a testimonianza di come, dopo quattro decenni, i risultati di questo modello educativo, siano sotto gli occhi di tutti. La prima fu Casa Betania. Sono numerosi i frutti seminati da quando le intuizioni di don Benzi su come rispondere ai poveri che bussavano alla porta, trovarono espressione nella nascita della prima struttura a Coriano, nel maggio 1973. Dalla fondazione di Casa Betania queste strutture si sono moltiplicate ma sempre rispettando un principio fondamentale: il loro essere una famiglia a tutti gli effetti, fondata da un padre e una madre. È questo aspetto, come spiega il segretario generale della Comunità Papa Giovanni XXIII, Giovanni Paolo Ramonda, a garantire la loro identità educativa e pedagogica: “Le nostre case famiglia producono benessere relazionale e sociale. Ci sono bambini che arrivano in stato vegetativo e che nelle nostre realtà iniziano a comunicare. Decine di migliaia di ragazzi vi hanno ritrovato una loro dignità e stima in se stessi, sono diventati nuovamente una risorsa per la società”. a cura di Alessandra Leardini

C’è funerale e funerale

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Il Turismo: il momento della grande accoglienza Educhiamoci ad educare. La nostra città è sporca e trasandata Dobbiamo abituarci ad agire nel quotidiano come se ogni ambiente, dalla strada agli uffici pubblici, dai negozi ai parcheggi, alle aree verdi, richiedesse la nostra manutenzione. La città è sporca e il primo impatto con l’ospite procura la sensazione di una trascuratezza abitudinaria. Con la nuova raccolta differenziata dei rifiuti, le cose sono notevolmente peggiorate, ancora di più quando si è passati alla raccolta di “porta a porta spinto”, sia per mancanza di ordini ben precisi, sia per una mancanza di educazione verso le regole per gli orari e i luoghi di raccolta. Molte strade si sono trasformate in discariche con grande gioia di cani e gatti. Tutto ciò va ad aggiungersi agli escrementi degli stessi animali che spesso irrorano abbondantemente spigoli di mura ed anche porte,

protette, inutilmente, da indecorose bottiglie piene d’acqua. Nei luoghi, dove fino a qualche giorno fa c’erano i cassonetti, continuano a sostare mobilia dimessa o potature dei giardini. No, non amiamo S.B.T. C’è poca sorveglianza anche da parte dell’Autorità preposta. Dovrebbe essere solerte come quella riguardante il parcheggio delle macchine. Portare l’immagine e le offerte della nostra città per il mondo è importante, ma le piccole azioni giornaliere fatte in vista di un bene comune son quelle che puntellano la nostra immagine e rendono fecondo il turismo. Sicuramente qualcuno dirà: “Iniziamo dalla scuola!”, quasi fosse la panacea di ogni male; permettetemi di aggiungere: i ragazzi sono educati molto più dalPietro Pompei l’esempio degli adulti.

Proprietà: “confraternita SS.mo Sacramento e cristo Morto”

SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO

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Il defunto no, ma i parenti possono scegliere il funerale che vogliono, normalmente lo si fa in coerenza con il vissuto del proprio congiunto. A seconda del luogo e del rito si esce dalle esequie con sentimenti diversi. C’è una speranza della “vita oltre la vita”; c’è l’arida constatazione che tutto finisca lì; c’è un desiderio di storia umana scritto nella memoria e che si vuole di esempio per i posteri; c’è chi pensa di entrare nella cultura in genere, magari con il nome scritto in corsivo. Alcuni funerali sono atipici perché fatti con rabbia, la stessa che ha animato la vita del defunto, che si vuol continuare. C’è rabbia nei parenti e c’è rabbia nei partecipanti che non si rassegnano all’imponderabile destino del genere umano che non è in grado di mettere fine al processo storico con i suoi “corsi e ricorsi” come ci ammonisce il Vico. E’ spesso il frutto dell’impossibilità di raggiungere il traguardo, di indirizzare il genere umano verso quegli ideali per i quali si è combattuto tutta la vita. Non si accorgono che essi sono partiti da un errore di fondo, convinti di essere gli unici depositari della verità così come essi la propongono, non ammettendo che altri possano acquisire risultati, anche migliori, per altre strade. Ad esempio, se atei, i religiosi sono degli ingenui in mano a mistificatori. E poiché sono arrabbiati, strillano convinti di ottenere la ragione dal timbro della voce.

Tutto ciò è deprimente; c’è normalmente in questi funerali un annebbiamento totale che porta a svilire gli stessi valori che hanno caratterizzato la vita del defunto. Tutto questo per dire che nel funerale, cosiddetto laico, di Franca Rame, cui ho assistito tramite internet, c’è stato tutto questo, compreso il richiamo di un Dio al quale dare attributi che solo una ragione delirante poteva esprimere. Alcuni personaggi politici, presenti, sono maestri nell’uso di questo metodo. Poiché si è agito come se si fosse su un palcoscenico, il modo migliore di finire sarebbe stato quello di una chiusura normale del sipario; sperando che la rappresentazione di emozioni così grandi potesse rimanere, almeno, nella storia degli uomini. Quintiliano

Il ministro Kyenge ha consegnato cittadinanza onoraria a bambini e ragazzi di origine straniera Martedì 28 Maggio 2013 Pesaro - La ministra per l’Integrazione Cécile Kyenge ha partecipato alla cerimonia di assegnazione della cittadinanza onoraria ai figli di immigrati nati in Italia. Per la Kyenge: “Bisogna offrire un’opportunità a molti giovani che sentono la necessità di riconoscersi nel Paese in cui sono nati e cresciuti”. Nel corso della mattinata la ministra Kyenge ha visitato il Liceo Artistico Mengaroni e l’Istituto Alberghiero S. Marta in occasione del Festival Internazionale della Zuppa di Pesce in programma a Fano dal 12 al 15 giugno. Studenti di diversa nazionalità serviranno una zuppa di pesce multietnica come espressione di integrazione. Secondo la ministra per l’Integrazione “è importante pensare all’arte culinaria come uno dei tanti anelli di congiunzione tra culture diverse; come forma di convivenza e coesione sociale dove sperimentare e valorizzare le diversità della propria terra di origine”.


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Anno della Fede2013

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I rimproveri agli scribi e i farisei

116. GESÙ LANCIA I SETTE “GUAI” Leggiamo Mt 23,13-28 che lancia sette guai; ma il settimo lo lasciamo per la prossima volta. 1. Provenienza e significato di “guai”. Questa interiezione proviene dall’ebraico hôy,ed è frequente nel linguaggio profetico; ha come corrispondente il vae latino e il ouaì greco. Essa è presente nei contesti di dolore, di lamenti, di minacce. Nel nostro testo questi tre contenuti quasi si fondono insieme: Gesù è addolorato e geme per quanto di doloroso gli scribi e i farisei si stanno tirando addosso con i loro progetti omicidi contro di lui. Ricordiamo che Gesù, ha già usato “guai” contro città (11,21) e contro persone (18,7). 2. Una breve spiegazione. La introduciamo tra parentesi quadre nel testo biblico che riproduciamo integralmente. “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. [14]. [Chiudono il regno dei cieli con le tante dottrine umane che mescolano con la parola di Dio (cf Mt c. 15) rendendone impossibile la esecuzione.] 15 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che

percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi. [Fare un proselito è convertire uno alla religione ebraica, con l’accettazione della circoncisione. La Geènna stava a indicare il luogo della punizione eterna, l’inferno.] 16 Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. 17Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? 18E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. 19 Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? 20Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; 21e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. 22 E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso. [Il “giurare per” indica il fare un voto e accompagnarlo con un impegno materiale. La stoltezza sta nelle sottigliezze che i farisei avanzano per defraudare lo spirito genuino della Legge riguardante il voto.]

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. 24Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! [La decima doveva essere pagata solo per il prodotti della terra, quali il grano, il vino, l’olio (Dt 14,23). I farisei, invece, pagano la decima anche per le erbe aromatiche; poi trasgrediscono le prescrizioni gravi della Legge, che Gesù enumera nelle tre seguenti: “giustizia, misericordia, fedeltà”.] 25 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. 26Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito! [Ancora: badano alle cose minime di natura rituale e trascurano l’essenziale.] 27 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. 28Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, 23

ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità. [Ancora: si cura l’esterno e non si migliora la coscienza” (23,13-28]. Il settimo “guai” è per la prossima voltaa. 3. Cosa dire di questo brano? Semplicemente, che dobbiamo prenderlo proprio sul serio. In ciascuno di noi c’è un po’ di fariseismo e un po’ di ipocrisia, cioè il contrasto tra quanto facciamo apparire e quanto siamo realmente. Impegniamoci, dunque, a non essere ipocriti nell’agire. “La carità non sia ipocrita (anypókritos)” (Rm 12,9); “l’amore fraterno sia non ipocrito” (eis filosofían anypókriton) (1Pt 1,22); la fede “non sia ipocrita” (anypókriton) (1Tm 1,5). Il Signore ci aiuti a essere cristiani autentici. Crocettigiuseppe@yahoo.it

Parola del Signore X Domenica Ordinaria

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dal VanGelo secondo luCa In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante. (dal VanGelo di luCa 7,36-50) Questo brano di Luca ci mostra il grande amore che Gesù ha verso di noi, suoi fratelli. La prima cosa che notiamo è: il Signore fu preso da grande compassione per lei. Gesù nel suo immenso amore non può rimanenere indifferente verso questa povera vedova, a cui la vita toglie anche l’unico figlio. Forse questo è l’unico caso nei racconti dei miracoli compiuti da Gesù in cui non c’è un implicito o esplicito riferimento alla fede del richiedente l’intervento di Gesù. In questo racconto a me sembra di vedere una profezia o se volete un’anticipazione di un altra scena che

avverrà più avanti nel racconto evangelico. Ci sarà un altra vedova che vedrà morire il suo unico figlio: Maria la Madonna, la vedova del suo sposo Giuseppe e Gesù il suo unico figlio. Anche in questa occasione ci sarà la restituzione del figlio alla madre, anche qui ci sarà la resurrezione. La diversità sta nel fatto che il bambino di Nain risorge ma poi tornerà a morire, il Signore Gesù risorgerà per sempre. Sembra quasi che Gesù rivolgendosi alla madre del ragazzo di Nain, si rivolga anche a sua madre, Madre non piangere, questa separazione è solo temporanea. Altra curiosità di questo brano sono le parole che Gesù usa per compiere il miracolo: ragazzo, dico a te, alzati. La frase è la stessa usata nella resurrezione della figlioletta di Giairo: Fanciulla io ti dico alzati. Sembra quasi che l’alzarsi sia la principale dignità della persona, quello stare in piedi, in modo da poter guardare gli altri diritti negli occhi, per poter entrare in relazione con i fratelli, e rivolgersi a Dio da amico e non da schiavo. Faccia a faccia è l’unico modo di essere in relazione, di essere in comunicazione, senza avere nulla da nascondere, senza timore di nascondere i propri sentimenti. Riccardo

PILLOLE DI SAGGEZZA Il Padre celeste non si stanca mai di usarci misericordia, a noi il compito di essere disponibili a riceverla con un cuore penitente e fedele. (Anonimo) La resurrezione di Gesù dà un senso all’intero universo e a ciascuna delle nostre vite. (Patriarca Atenagora)

Incontri Pastorali del Vescovo durante la settimana Domenica 9 giugno Ore 09.00 Cupra Marittima S. Messa, con S. Cresime Ore 11.00 Porto d’Ascoli SS. Annunziata: S. Messa, con S. Cresime Ore 16.00 S. Benedetto Tr. Centro Pastorale: Pastorale familiare con situazioni difficili e irregolari Mercoledì 12 giugno Ore 10.00 Portonovo (AN) - Conferenza Episcopale Marchigiana Ore 15.30 Ancona Seminario

9-16 GiuGno 2013

Giovedì 13 giugno Ore 08.30 S. Benedetto Tr. - S. Antonio: S. Messa Ore 16.00 Grottammare - Madonna della Speranza: Incontro con i cresimandi Sanato 15 giugno Ore 17.30 Grottammare - Madonna della Speranza: S. Messa, con S. Cresime Domenica 16 giugno Ore 11.00 Montalto - S. Messa, con S. Cresime Processione di S. Vito Ore 18.30 S. Benedetto Tr. - S. Pio X: S. Messa, con S. Cresime


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Il 15 e il 16 giugno si terrà la Giornata dell’Evangelium vitae dal titolo “Credendo abbiano la vita”.

“Lo abbiamo chiamato l’incontro dell’Evangelium vitae per attestare tutta la grande tematica che si sviluppa intorno all’impegno della Chiesa sulla promozione, rispetto e difesa della dignità della vita umana” - ha segnalato l’Arcivescovo Fisichella - “Papa Francesco presiederà la santa Eucaristia della domenica alle ore 10:30 con tutto il ‘popolo della vita’ per rivolgere il suo messaggio e la sua attenzione anche ai tanti malati presenti alla celebrazione. Come per gli altri eventi, anche questo seguirà lo svolgimento ormai tradizionale per l’Anno della Fede. Anzitutto, il pellegrinaggio alla Tomba di Pietro, che si terrà nel pomeriggio dalle 14-17, mentre nel contempo chi lo desidera potrà avere il tempo per la celebrazione del sacramento della riconciliazione e dell’Adorazione eucaristica. Nella mattina i diversi gruppi linguistici avranno una catechesi in differenti chiese di Roma”. “La sera del sabato 15 alle ore 20:30 si snoderà per via della Conciliazione una fiaccolata silenziosa per richiamare l’attenzione sul tema della vita umana e del suo valore intangibile. Raggiungerà piazza san Pietro dove si concluderà con alcune significative testimonianze. Ad oggi hanno già fatto pervenire la loro consistente adesione diversi gruppi provenienti dall’Italia, Stati Uniti d’America, Germania, Giappone, Ungheria, Romania, Spagna, Francia, Canada, New Zeland, Argentina, Gran Bretagna, Belgio, Slovacchia, Costa Rica, Portogallo e Australia. Saranno presenti famiglie, conferenze episcopali, diocesi, parrocchie, ordini religiosi, seminaristi, organizzazioni umanitarie e sanitarie come l’Ordine di Malta, movimenti, universitari, associazioni dall’Unitalsi alla Croce Rossa, organizzazioni Pro-Life e tanti gruppi e persone che hanno a cuore la promozione e difesa della vita senza una particolare appartenenza associativa o confessionale”.

ON THE ROAD: Festa conclusiva giovanissimi di AC Il tempo incerto e il freddo inusuale di questi giorni non hanno di certo fermato l’equipe del settore giovani di Azione Cattolica che da mesi preparava la tanto attesa festa conclusiva diocesana prevista per domenica 26 maggio. Come da programma, i giovanissimi si sono ritrovati davanti alla parrocchia Madonna del Suffragio per raggiungere a piedi il Monastero Santa Speranza, sede delle suore Clarisse, che hanno preparato e curato un momento di preghiera e di riflessione, la benzina necessaria, che ha acceso i motori della festa. I discepoli di Emmaus ed il loro inaspettato incontro sono stati i protagonisti della meditazione. Attraverso una macchina del tempo immaginaria e sulle note di Dolcenera e Jovanotti, è stato fatto un tuffo nel passato per cercare di capire lo stato d’animo dei discepoli e di Gesù: un legame di amicizia spezzato dalla poca fiducia e ritrovato dall’amore incondizionato. Un’esortazione a vivere una vita piena, una vita che sappia contagiare e testimoniare al mondo l’amore di Cristo per scoprire in esso la vera gioia. Accompagnati dai loro educatori, i giovanissimi si sono poi recati presso la balera del ristorante Rustichello, l’alternativa al chiuso alla casa Emmaus dei Sacramentini. Qui i ragazzi sono stati accolti dalle bar lady per assaggiare gli esclusivi cocktail analcolici preparati dall’equipe. La serata ha avuto inizio con i balli di gruppo scatenando la folla. Sono poi saliti sul palco due band live che hanno intrattenuto gli ospiti: I Rivers e i Ten O’clock. I Rivers formati da cinque giovanissimi della parrocchia di Sacro Cuore di Martinsincuro (Alex Caravelli, batteria; Fabio Foglia, basso; Federico Casarella, chitarra e solista; Richard Angeloni, chitarra ritmica; Simona Cinciripini solista) si sono esibiti con musica rock accompagnando i partecipanti alla festa durante l’ora di cena. A loro sono seguiti i Ten O’Clock (Federico Porfiri e Claudia Lattanzi, voce; Paolo Ragneni, chitarra elettrica; Lorenzo Catani, chitarra acustica; Davide Filotrani, basso; Matteo Carigola, batteria; Matteo Ingrillini, tastiera) una band di giovani di Azione Cattolica e scout scesa per l’occasione da Ascoli Piceno che hanno chiuso la serata con la loro frizzante animazione. Si ringraziano tutte le parrocchie che hanno preso parte alla festa conclusiva e tutta l’equipe formata da giovani e adulti generosi e appassionati, pieni di coraggio ed entusiasmo che hanno arricchito questo triennio associativo ognuno con le proprie capacità e la propria disponibilità, mettendosi ON THE ROAD in un cammino che tende Gabriella Cameli, Vicegiovani di AC verso l’Alto.

Monteprandone:

Ricordato il decennale del monumento ai caduti del lavoro. Il 18 maggio 2003 alla presenza di numerose autorità civili, religiose e militari venne ufficialmente inaugurato il monumento ai caduti del lavoro in piazza dell’Unità, Centobuchi. Il significativo monumento, particolarmente espressivo è stato realizzato dall’artista locale Emidio Mozzzoni che ha comunicato la cruda tragicità dell’incidente sul lavoro nel mentre si verifica di cui l’uomo, l’operaio, il lavoratore, disgraziatamente, ne rimane vittima. L’artista Mozzoni ha reso appieno questa tremenda sensazione avendola purtroppo vissuta personalmente alcuni anni or sono. L’allora Amministrazione Comunale, guidata dall’allora sindaco On. Avv. Orlando Ruggieri volle questa importantissima opera di testimonianza propria a Monteprandone proprio perché, il paese, terra natale di San Giacomo della Marca,

Aperte le iscrizioni ai Centri Estivi 2013

Dopo l’incontro con i comitati di quartiere proseguono, da parte dell’Amministrazione comunale gli appuntamenti con tutte le realtà sociali e associazionistiche che sono coinvolte sui temi della povertà e del disagio sociale. Si è svolto infatti giovedì 30 maggio, in sala giunta l’incontro tra l’assessore alle politiche sociali Margherita Sorge, Umberto Silenzi direttore della Caritas diocesana e i rappresentanti delle parrocchie cittadine. In prima battuta si è lasciato spazio a confronto e condivisione di idee relativamente al tema della povertà e del disagio delle famiglie sambenedettesi.

Da questo confronto è emerso che il fenomeno sta aumentando e morde tutti i quartieri della città. Da parte dei presenti vi è stata larga condivisione per la creazione di una rete di interventi costituita da più soggetti e di un fondo di solidarietà oltre che di trovare soluzioni comuni per aumentare il livello di sensibilità della cittadinanza sulla tematica. “Sono molto soddisfatta del livello di collaborazione di tutti i rappresentanti delle parrocchie - dichiara Sorge - durante questo incontro è emersa la consapevolezza comune che è necessario oggi più che mai fare fronte comune per affrontare e risolvere il problema” Nelle prossime settimane proseguiranno gli incontri con medici di base e le associazioni di volontariato per arrivare a fine giugno con la convocazione di un consiglio comunale aperto sul tema del disagio economico e sociale. In quel contesto verrà presentato un documento che illustrerà un progetto inerente le azioni da intraprendere in favore delle famiglie disagiate.

era uno degli agglomerati industriali più importanti della Vallata del Tronto ad alta densità lavorativa. Lo scorso 26 maggio l’Amministrazione Comunale, presieduta dall’attuale primo cittadino, Stefano Stracci, ha voluto ricordare il decennale del monumento con la benedizione dello stesso alla presenza dell’allora Presidente dell’UNMIL Osvaldo Travaglini e dell’ex assessore comunale all’urbanistica, Pietro Vagnarelli. Sulla fascia tricolore della corona d’alloro era, non a caso, scritto “AI MARTIRI DEL LAVORO”. FC

ria) nell’anno 2012/2013. I bambini più piccoli, quelli che hanno frequentato la scuola dell’infanzia, saranno accolti Funzioneranno dal 1° luglio al 2 agosto nelle scuole “Piacentini” e di via Mattei. nella scuola di via Mattei mentre la scuola “Piacentini” accoglierà i bamDomande entro il 20 giugno bini che hanno frequentato la scuola Fino a giovedì 20 giugno è possibile presentare le domande di primaria e secondaria di primo grado. iscrizione ai Centri Ricreativi Estivi del Comune che, da que- Le attività previste, tutte svolte con personale qualificato e con st’anno, sono organizzati insieme all’Ambito territoriale sociale esperienza, saranno molteplici: sono previste mattinate al mare, n. 21 con la possibilità quindi per i bambini residenti nei Co- laboratori, attività sportive, attività ludico – muni dell’Ambito di accedervi alle stesse condizioni economi- espressive, gite e visite guidate nel territoche dei residenti a San Benedetto. rio. Il servizio di ristorazione è fornito diLe sedi dei Centri saranno la scuola “Piacentini” di via Asiago, rettamente dal Comune tramite il personale per il centro città, e la scuola dell’infanzia di via Mattei per delle mense scolastiche. Nella struttura di l’area di Porto d’Ascoli. via Mattei sarà anche installata una mini piIl Centro Estivo si svolgerà da lunedì 1 luglio a venerdì 2 agosto scina. 2013, dal lunedì al venerdì, e potranno essere iscritti bambini e Le tariffe, come sempre, sono differenziate ragazzi di età compresa tra i 3 e i 14 anni che hanno frequentato per valore dell’ISEE (indicatore della situai tre ordini scolastici (scuola dell’infanzia, primaria e seconda- zione economica equivalente) relativo ai

da s. Benedetto del tr.

Task force povertà, si va avanti

redditi della famiglia per l’anno 2012 ma, e questa l’altra importante novità, saranno calcolate su base settimanale e non più per l’intero periodo per venire incontro ad una richiesta di maggiore flessibilità nell’utilizzo del servizio pervenuta in passato dalle famiglie. Per informazioni: Ufficio Servizi per l’infanzia (tel. 0735/794259), Ufficio Relazioni con il Pubblico (tel. 0735/794405 – 555, urp@comunesbt.it) oppure visitare il sito www.comunesbt.it alla voce “I servizi”.


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Comprensorio di S. Benedetto del Tr.

Festa della Repubblica, consegnata la Costituzione ai neo maggiorenni Intervento del giovane docente universitario Paco D’Onofrio: “Carta costituzionale è insieme di valori che vanno condivisi” Come avviene ormai da sette anni, si è svolta oggi, domenica 2 giugno, la manifestazione “Conosci la Costituzione” organizzata dall’Amministrazione comunale nel giorno della Festa della Repubblica durante la quale viene consegnata una copia della Carta costituzionale a tutti i giovani residenti a San Benedetto del Tronto e nei Comuni del comprensorio che nel 2013 compiono 18 anni. Erano presenti il sindaco di San Benedetto del Tronto Giovanni Gaspari, i sindaci di Acquaviva Picena Pierpaolo Rosetti, Cossignano Roberto

De Angelis e Monteprandone Stefano Stracci, il vicepresidente della Provincia di Ascoli Piceno Pasqualino Piunti, il consigliere regionale Paolo Perazzoli, il viceprefetto di Ascoli Piceno Aurora Monaldi, le maggiori cariche militari, le associazioni

suor maria Gloria riva, in “Cultura cattolica” così scrive

Cara repubblica, ti scrivo in occasione del tuo sessantasettesimo anno di vita per chiederti alcune cose. Cara Repubblica, mi piace chiamarti così anche se, da molto tempo a questa parte, tutti ti chiamano Stato. Non mi piace. Il tuo nome Repubblica mi ricorda l’entusiasmo dei miei nonni quando mi parlavano di te. Ricordo il fervore che li animava nel pensarti a tutela della loro libertà di espressione, a difesa dei diritti umani e di una democrazia rettamente intesa. Soprattutto il tuo nome, Repubblica, mi rimanda a quella lingua latina che non è mai morta perché serpeggia in filigrana dentro il nostro parlare. Res Publica, ecco che cosa mi evoca il tuo nome, la tutela delle cose pubbliche, la tutela di qualcosa che è patrimonio comune e non solo di uno schieramento o dell’altro. Mi ricorda che ciò si amministra, in termini di risorse, umane o economiche che esse siano, non è appannaggio di pochi ma al servizio della moltitudine. Dunque, cara Repubblica, ho alcune cose da chiederti. Non me le puoi negare perché sono implicite nel tuo stesso esistere, tu sei nata per questo: a tutela dei diritti dei cittadini, tanti o pochi che siano. Sono cambiate molte cose in sessantasette anni, cose di cui sei stata testimone e vittima. Vorrei chiederti perciò, a fronte di tanti cambiamenti, di concederci degli spazi di vita degni di questo nome. Quella vita che ti ha generato e per la quale i nostri antenati sono morti. Concedici, per favore, dei luoghi dove si educhi l’uomo secondo natura. Dove ci sia, senz’altro, il rispetto del diverso, di qualunque diverso esso sia: dal disabile, alla persona in stato vegetativo permanente, dall’omosessuale, allo straniero che abita nel tuo territorio. Concedici però anche il rispetto per

d’arma e combattenti e moltissimi cittadini. Dopo la deposizione delle corone presso i monumenti ai caduti nella sede dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia e in viale Secondo Moretti, il corteo, preceduto dal Corpo Bandistico “Città di San Benedetto del Tronto”, ha raggiunto la Palazzina Azzurra dove si è svolta la cerimonia istituzionale, che si è conclusa con la consegna di una copia della Costituzione a tutti i neomaggiorenni residenti a San Benedetto e dei Comuni del comprensorio e dalla tradizionale foto di gruppo. coloro che sono del tutto normali, insignificantemente normali, che hanno una fede religiosa e che la praticano, che ritengono il matrimonio tra un uomo e una donna come ordine naturale della vita, che desiderano che i figli nascano e crescano dentro una famiglia composta da un padre e una madre, che desiderano fedeltà nel matrimonio, che sono nati in Italia e lavorano da generazioni per essa, che possono tranquillamente fare le scale e non guardano agli edifici come a barriere architettoniche. Concedici degli spazi educativi dove poter esprimere queste idee senza dover essere giudicati per forza come omofobi, retrogradi e politicamente scorretti. Cara Repubblica, io sono cattolica, e non posso dimenticare l’apporto dei cristiani, e dei cattolici in particolare, al tuo sorgere, spero che nemmeno tu lo possa dimenticare. Concedici per favore delle scuole davvero cattoliche, dove cioè i giovani possano essere educati secondo i criteri valoriali che ci stanno davvero a cuore, fatti di rispetto per la vita dal suo sorgere al suo declino, fatti di un’etica morale e civile sana e non orientata al profitto. Luoghi dove la parola dialogo non scada in servilismo verso certa cultura imperante di stampo laicista, ma che possa, nel rispetto, comunicare le proprie verità di fede e di cultura. Se non ti chiedo troppo vorrei anche preganti di questo: donaci un altro tipo di Risorgimento, quello appena passato ci è venuto male. Donaci il risorgere della cultura del lavoro, quella cultura che vede padroni e operai protagonisti della Res Publica e non dominati dalla logica del sospetto e dello sfruttamento reciproco. Luoghi di vita e di lavoro dove ciascuno operi per il bene del paese e della propria famiglia. Non si lavori più per un mercato economico che alla fine ci trova tutti perdenti, indebitati e stanchi, costretti a orari impossibili per tener vivo qualcosa che nasce

2 giugno 1946: così è nata la Repubblica Il referendum istituzionale e il clima di quei giorni in Italia nella ricostruzione dello storico Alfredo Canavero. La posizione della Democrazia Cristiana, l’opinione della Chiesa e il ruolo di Luca FRIGERIO (Incroci New) delle donne, per la prima volta chiamate al voto. Sessantasette anni fa l’esito del referendum istituzionale sanciva la nascita della repubblica e il tramonto della monarchia che aveva retto l’Italia, a partire dall’unità nazionale, per quasi un secolo. Mentre i Savoia pagavano con l’esilio la loro connivenza con il regime fascista, l’elezione dell’Assemblea costituente rappresentava l’inizio di una nuova era nella storia moderna del nostro Paese. Alfredo Canavero, docente di storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano, ci spiega cosa avvenne in quei giorni del giugno 1946. Il 54,3 per cento degli italiani votarono per la repubblica: un successo, ma non un trionfo. Per quali motivi la vittoria repubblicana non ebbe dimensioni più ampie? Tutte le regioni dell’Italia meridionale si espressero a favore della monarchia. Questo perché nel Sud del Paese non si ebbe, anche durante gli ultimi anni di guerra, il senso di una rottura della continuità istituzionale. Anche la caduta del fascismo, infatti, fu vista semplicemente come il passaggio da un governo ad un altro, e l’Italia meridionale si sentì “regno” in pratica fino al giugno 1946. Diversa, invece, era stata l’esperienza dell’Italia centro-settentrionale, dove la costituzione della Repubblica di Salò aveva interrotto la “presenza” monarchica, e dove la guerra di Resistenza e la lotta di Liberazione dai nazi-fascisti avevano creato ben altra consapevolezza. A tutto questo si deve aggiungere che per molti, in quei giorni, il concetto di repubblica appariva un po’ come sinonimo di confusione, di ulteriore incertezza: un salto nel buio verso un’esperienza nuova e ignota. Di fatto, dunque, gli elementi più conservatori del Paese scelsero di preferenza la monarchia, quelli più progressisti votarono per la maggior parte per la repubblica... Sì, pur con le debite eccezioni, è questo quello che avvenne. Proprio per questo, la forza politica che si trovò nella situazione più delicata alla vigilia della consultazione fu la Democrazia Cristiana, perché essa poggiava su un elettorato che nel meridione era tendenzialmente filo-monarchico, mentre al Nord era dichiaratamente a favore della repubblica. Questo è anche il motivo per cui Alcide De Gasperi, allora presidente del Consiglio, preferì attribuire la scelta istituzionale ad un referendum popolare e non all’Assemblea costituente - come invece in un primo momento si era pensato di fare -, per evitare una drammatica spaccatura nel partito democratico cristiano. De Gasperi, infatti, fece in modo che la DC lasciasse ai suoi sostenitori libertà di scelta tra monarchia e repubblica. Avvertendo, però, che, a seguito di un referendum interno tra gli iscritti al partito, la maggioranza si era pronunciata a favore della repubblica. E la Democrazia cristiana fu l’unico partito a lasciare questo libertà di scelta, poiché tutte le altre forze - ad eccezione del Partito liberale, dichiaratamente monarchico - invitarono a votare per la repubblica. Quale fu l’atteggiamento del mondo cattolico, in generale, di fronte alla scelta istituzionale? Rifacendoci a quel periodo non ha senso fare una divisione netta tra “italiani” e “cattolici italiani”. Nel mondo cattolico vi erano esattamente le stesse tensioni, gli stessi dubbi, le stesse incertezze che esistevano nel resto del Paese. Ciò nonostante, ufficialmente la Chiesa italiana non volle dare indicazioni precise su cosa votare al referendum, ed ebbe un atteggiamento molto prudente. L’impressione, però, è che mentre gli alti gradi della gerarchia ecclesiastica fossero tendenzialmente a favore della monarchia, il basso clero, invece, condivise in gran parte - soprattutto al Centro e al Nord - la scelta repubblicana. Quelle del 2 giugno 1946 furono anche le prime elezioni a suffragio universale. Quale fu il significato e il peso del voto delle donne? Il voto delle donne fu indubbiamente importante per rafforzare il peso del mondo cattolico, e in particolar modo assicurò il successo alla Democrazia Cristiana. Ma quel che più conta, è che quelle consultazioni furono una grande prova di maturità democratica e civile, poiché l’Italia veniva da vent’anni di dittatura fascista in cui vi erano state solo un paio di elezioni di tipo plebiscitario. Eppure non vi furono nè brogli, nè incidenti di una qualche gravità. Ma i risultati delle elezioni politiche furono una sorpresa o una conferma? Che la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista e il Partito Socialista di unione proletaria avrebbero avuto un consistente successo lo si poteva immaginare, anche perché nei mesi precedenti vi erano state delle tornate amministrative che erano servite da test significativo. Fu comunque una sorpresa vedere che questi tre partiti insieme raggiungevano circa il 75 per cento dei voti, il che significava la scomparsa dei partiti prefascisti ed elitari, anche di quello liberale che pur in passato aveva avuto un consistente seguito popolare. L’altra sorpresa fu che il secondo partito non fu quello comunista, come invece ci si sarebbe atteso, ma quello socialista. E questo pesò nelle successive scelte del PCI, fino alla decisione di presentarsi insieme ai socialisti nel ‘48. già morto. Concedi di riassaporare nelle nostre città quei rapporti semplici con il venditore ambulante, con il piccolo negozietto di generi alimentari dove il proprietario tiene ancora la matita tra l’orecchio e la nuca e mentre taglia il formaggio ti racconta del figlio che studia all’estero in una Europa che pur essendo un miraggio di progresso, riserva a chi ci va rischi enormi. Forse sto davvero abusando della tua pazienza, ma ho altro da dirti. Per questo tuo compleanno non me lo puoi davvero negare, anche perché è per me un giorno importante, è anche il giorno del mio Battesimo. Lo so che forse per te questo non rappresenta nulla, ma sai per un cristiano è un evento fondamentale. Ebbene da cittadina, e non solo da cristiana, vorrei chiederti, per favore, politici degni di questo nome. Degni di quella polis che abbiamo edificato fin dal medioevo sempre con l’intento di far progredire i grandi valori umani e le leggi secondo natura. Dacci politici che amino questo paese. Sai, sono un po’ stanca di persone che urlano frasi insensate e insulti, che pensano di governare soprattutto colpendo la parte avversa come fosse un nemico da abbattere, una

persona da distruggere. Ti prego, facciamo qualcosa contro questa filosofia del gossip, per la quale invece di progettare il bene del paese si progetta a danni del politico di turno. Dacci uomini che amino davvero la Res Publica, che difendano i diritti di ogni cittadino senza discriminazione politica e religiosa e, se fosse possibile, che abbia a cuore soprattutto di Colui che ha avuto la sorte di nascere come italiano. Cara Repubblica, ti ringrazio di avermi ascoltato, è una virtù rara a questi tempi. Vorrei augurarti davvero buon compleanno! E nel congedarmi da te vorrei specificare una cosa, quando ti chiamo cos, Repubblica, mi riferisco proprio a te, a quella idea nata dai nostri Padri, vorrei evitare ambiguità. Molti oggi si forgiano del tuo nome intendendo con esso cose che sono ben lontane da tutto quello che qui ti ho richiesto. Grazie, per questi tuoi sessantasette anni che ci hanno conservato, alla fin fine, la possibilità di vivere in pace e nella libertà. Con amicizia Maria Gloria Riva (suor per chi non ha problemi anticattolici)


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NOTA POLITICA MALATI DI ASTENSIONISMO Non ci si può arrendere a questa deriva, ma per recuperare partecipazione occorre forse suggerire una griglia di giudizio. Ogni elezione comporta, infatti, una scelta di giustizia sociale e di salvaguardia antropologica

Odoardo Focherini, Guido Negri, Giosuè Borsi, alcuni degli uomini sull’esempio dei quali siamo cresciuti nell’Azione Cattolica

Odoardo Focherini sarà beato Sarà beatificato a Carpi (MO), sabato 15 giugno, Odoardo Focherini. Sposo e padre di sette figli, assicuratore, presidente dell’Azione Cattolica di Carpi, giornalista e amministratore de “L’Avvenire d’Italia”, salvò più di 100 ebrei dalla deportazione. Catturato e incarcerato in odio alla sua fede cattolica, morì nel campo di concentramento tedesco di Hersbruck nel 1944, a soli 37 anni. Medaglia d’Oro al Merito Civile della Repubblica Italiana, è il primo giornalista “Giusto tra le Nazioni” allo Yad Vashem di Gerusalemme e il primo italiano ad essere beatificato per aver salvato degli ebrei dalla persecuzione nazista. L’Azione cattolica italiana, la Chiesa di Carpi e l’associazione diocesana gioiscono per il decreto riguardante il “martirio in odium fidei” del servo di Dio Odoardo Focherini. Paolo Trionfini A pochi giorni dalla beatificazione di Giuseppe Toniolo e dalla grande festa di popolo che l’ha accompagnata, giunge una lieta notizia che riempie di gioia e commozione: Benedetto XVI ha autorizzato la Congregazione per le cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante il

martirio in odium fidei del Servo di Dio carpigiano Odoardo Focherini, laico di Azione Cattolica ucciso dalla furia nazista a Hersbruck (in Germania) il 27 dicembre 1944, a soli 37 anni. Odoardo Focherini nasce a Carpi il 6 giugno 1907 da una famiglia di origine trentina. Il suo itinerario formativo si compie all’interno della Gioventù di Azione Cattolica, in compagnia di giovani come Zeno Saltini, futuro fondatore di Nomadelfia, con il quale è coinvolto in un ardito esperimento di apostolato: nell’Opera Realina, una realtà di vita comune al servizio dell’associazione, questo gruppo dà vita ad una serie di istituzioni di carattere sociale e educativo attraverso le quali si coinvolgono i giovani più emarginati del tessuto sociale locale. È in questo ambiente che Focherini sperimenta l’attenzione agli ultimi, l’amore concreto e solidale per il prossimo. La Gioventù Cattolica carpigiana, di cui poi assume la presidenza diocesana, lancia “L’Aspirante”, un periodico destinato ai più giovani, che diventerà il foglio della stampa nazionale. Il suo coinvolgimento nell’associazione si fa sempre più pressante: nel 1931 si prodiga in un intenso sforzo per riorganizzare i circoli giovanili cattolici chiusi d’autorità dal regime fascista. Nel 1936, dopo un triennio alla

Noi irriducibili sostenitori della democrazia possiamo darla vinta al partito dell’astensione che, ad ogni tornata elettorale, innalza la sua asticella? Un partito ormai trasversale, viste le dimensioni raggiunte in Italia. Tanto che è meglio non chiedere neppure ai parenti e agli amici. Perché la domanda del giorno è cambiata. Non più “per quale partito hai votato?”. Ma un molto più realistico: “Questa volta hai votato?”. E alzi la mano chi non ha in famiglia, nella cerchia degli amici, ma anche nella propria comunità di appartenenza, qualcuno che abbia disertato le urne. Naturalmente per scelta o per stanchezza, per disaffezione o per disistima, per rassegnazione o per protesta, per impeto moralistico o ascesso di realismo. Ognuno, se interpellato, esprimerà le proprie personalissime ragioni. Ma proprio questa circostanza deve aiutarci tutti a riflettere. Perché il partito dell’astensione (legittima e democraticamente tutelata) non ha un leader, non ha un testimonial d’eccezione, non ha un volto che buchi il video e ci spinga a disertare le urne. Non ha, ci si passi il paradosso, una intenzionalità “politica”. Perché se tale fosse, almeno avremmo qualcuno con cui confrontarci e scontrarci. Che dovrebbe spiegarci le ragioni del rifiuto del voto e aiutarci a discernere. Per poi individuare, meglio se insieme, le soluzioni a questa emorragia di partecipazione. Dunque, ci troviamo nelle peggiori condizioni e dobbiamo prendere atto che abbiamo dinanzi a noi un nemico davvero insidioso. Tanto che qualche analista si spinge ad affermare che “la crisi della democrazia rappresentativa è compiuta” o addirittura mette in guardia dal rischio di derive autoritarie. E qualche dubbio, a dire il vero si insinua anche in noi, perché quando minoranze sempre più esigue di elettori (pur attraverso la mediazione degli eletti che sono espressioni di partiti e coalizioni) scelgono per

tutti, si fa fatica a delineare i contorni di una democrazia reale. E di un’amministrazione della cosa pubblica (soprattutto nelle diverse articolazioni territoriali) che risponda al criterio essenziale del bene comune. Se il cittadino rinuncia, scegliendo l’astensione, ad esprimere un giudizio sull’operato dell’amministratore pubblico, perché mai quel sindaco, quella giunta, dovranno domani farsi carico dei problemi di tutti? Una scelta di guida amministrativa povera di consensi è già un implicito lasciapassare per amministratori infedeli. L’astensione generalizzata, oltre un certo limite, può divenire l’affermazione di un potere senza controllo, proprio per rinuncia del cittadino ad esercitare il proprio diritto a verificare e a indirizzare mediante lo strumento principe che, in democrazia, è ancora il voto libero e personale. E non ci si venga a dire che altri strumenti, vedi l’ubriacatura della democrazia digitale, possano prendere il posto delle elezioni a suffragio universale. Le democrazie, per ora, non hanno inventato di meglio. Anzi, hanno un bisogno fisiologico di tornare a farsi giudicare e rinnovare dal popolo sovrano. Questa non è la sede per interrogarsi su chi si avvantaggi di questa disaffezione popolare (anche se qualche insidiosa valutazione si fa avanti), ma certamente è l’occasione per registrare la nostra sensibilità al problema della partecipazione. L’occasione anche per ribadire che si tratta di una grande questione educativa. Che, in quanto tale, ci interroga come credenti. Oggi, è inutile nasconderlo, ogni elezione ci pone (meglio, ci dovrebbe porre) dinanzi a quesiti essenziali. Di giustizia sociale come di salvaguardia antropologica. Forse è proprio questa griglia di giudizio che facciamo fatica ad elaborare e a suggerire come metro di pubblica valutazione. Sarebbe un piccolo contributo, forse essenziale, per prosciugare il mare dell’astensione. Prima che diventi un oceano che ci sommerga tutti. Domenico Delle Foglie

guida dell’Unione Uomini, Focherini diventa presidente dell’Azione Cattolica diocesana. Convinto sostenitore della stampa come mezzo di diffusione dell’ideale evangelico, inizia la collaborazione con “l’Osservatore Romano” e “L’Avvenire d’Italia” di Bologna. Nell’ambiente del quotidiano bolognese, di cui assume anche l’incarico di segretario amministrativo, matura la scelta che segna definitivamente la sua vita: nel 1942, dietro la sollecitazione del direttore Raimondo Mancini, Focherini aiuta alcuni ebrei provenienti dalla Polonia. L’intensa opera in favore dei perseguitati assume ritmi frenetici dopo l’armistizio del 1943, con l’avvio anche in Italia della soluzione finale per gli ebrei. Trovato un compagno fidato in don Dante Sala, Odoardo si prodiga per offrire una via di salvezza a più di cento persone. Come avrebbe riferito un testimone, i «perseguitati ormai erano i suoi persecutori». L’11 marzo 1944 Odoardo viene arrestato, prima di essere trasferito nei campi di concentramento di Fossoli, di Gries e di Hersbruck. Della sua profonda fede rimane una traccia indelebile nelle oltre 160 lettere fatte uscire clandestina-

mente. In una di queste, scrive: «Se invece il Signore vorrà ancora mantenerci nella prova o aggravarla benediciamo insieme la Sua volontà in nome di quel credo che abbiamo sempre cercato di professare [...], ma quel Signore che tutto consente non abbandonerà e di questa certezza siamo più che sicuri». L’abbandono fiducioso ai disegni della provvidenza non gli fa rimpiangere la scelta compiuta. Rivolgendosi a un amico, scrive: «Se tu avessi visto, come ho visto io in questo carcere, cosa fanno patire agli Ebrei, non rimpiangeresti se non di non averne salvati in numero maggiore». Il 27 dicembre 1944 Focherini muore. In quello che rappresenta il suo testamento spirituale, ha lasciato detto: «I miei sette figli... vorrei vederli prima di morire... tuttavia, accetta, o Signore, anche questo sacrificio e custodiscili tu, insieme a mia moglie, ai miei genitori, a tutti i mie cari... Dichiaro di morire nella più pura fede cattolica apostolica romana e nella piena sottomissione alla volontà di Dio, offrendo la mia vita in olocausto per la mia Diocesi, per l’Azione Cattolica, per il Papa e per il ritorno della pace nel mondo».


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da ripatransone

a cura di A.G. - I.A.

Manifestazioni celebrative del Cinquantennale dell’AVIS Negli anni 50/60 del XX secolo per far fronte alle richieste di trasfusione di sangue che provenivano dal locale ospedale civile “San Giovanni”, alcuni cittadini ripani, stimolati dal giovane Prof. Giovanni Capocasa e guidati dalla sezione provinciale, decisero di costituire in Città una sezione AVIS (Associazione Volontari Italiani del Sangue).Era il 14 Giugno 1963 quando nei locali dell’allora circolo cittadino ci fu la cerimonia di fondazione. Nel primo consiglio direttivo (provvisorio) risultarono eletti: Prof. Giovanni Capocasa, Ins. Adriano Orsatti Piergallini, Prof. Walter Michelangeli, Giuseppe Incicco, Elio Berdozzi, Ins. Fausto Capriotti, Canzio Bertolotti, Raffaele Vagnoni, Gabriele Cardarelli. Dopo la fondazione, nel mese di Giugno di ogni decennio, la sezione AVIS ha ricordato l’evento con significative iniziative; particolarmente numerose sono quelle di quest’anno, ricorrendo il cinquantennale dell’intensa attività umanitaria svolta a favore dei ripani e dei residenti nei comuni dell’interland, da cui provengono diversi soci iscritti. Le manifestazioni celebrative di quest’anno, dal consiglio direttivo in carica (presidente Decio Marinelli, segretario Mariano Giannetti), sono state programmate nei seguenti giorni del mese di Giugno: sabato 1, sabato 8, domenica 16. Il programma di sabato 1° Giugno, si svolgerà nella sala di rappresentanza del Municipio con inizio alle ore 17.30 e prevede: un indirizzo di saluto rivolto dal sindaco della Città Prof. Remo Bruni e dal presidente della locale sezione AVIS Decio Marinelli; seguirà un’interessante relazione sulla trasfusione di sangue, con l’intervento di due dottoresse: Donatella Donati Sarti relazionerà sulla “Storia della trasfusione nel mondo antico”; Anita Piergallini riferirà su “La trasfusione oggi”.

Il programma è il seguente: - Sabato 1 Giugno: ore 17.30, sala di rappresentanza del Municipio, apertura delle manifestazioni con gli interventi del sindaco della Città, Prof. Remo Bruni e del presidente della sezione, Decio Marinelli; seguirà la conferenza/incontro su: “Storia della trasfusione nel mondo antico” (relatrice Dott.ssa Donatella Donati Sarti) e su: “La trasfusione oggi” (relatrice Dott.ssa Anita Piergallini). - Sabato 8 Giugno: ore 21.15, teatro “Mercantini”, “Serata del Donatore” con la partecipazione dello Shofar Trumpet Quartet dei maestri Mario Biancucci, Mario Bracalente, Michele Pancotto e Giuseppe Frioni; proiezione del Corto-Avis, Docufilm sulla Storia dell’AVIS Ripana; consegna di benemerenze ai Soci Avisini. Domenica 16 Giugno: ore 9.00, accoglienza delle rappresentanze delle sezioni consorelle presso il piazzale San Filippo Neri; ore 9.30, chiesa monumentale di San Filippo, partecipazione alla messa, animata dalla Corale “Madonna di San Giovanni” (direttore N. Fanesi, organista L. Michelangeli); ore 10.30, deposizione di una corona di alloro ai piedi del monumento ai caduti, con la partecipazione del Corpo Bandistico “Città di Ripatransone” (direttore R. Vespasiani); inaugurazione di un’opera scultorea commemorativa del 50° anniversario; ore 11.00, teatro “Mercantini”, cerimonia conclusiva delle celebrazioni con il saluto delle autorità, con la presentazione del “Libro d’Artista” del pittore Mario Vespasiani, con la consegna di riconoscimenti ai soci fondatori; ore 13.00, pranzo sociale servito presso il ristorante “Valleverde” in Valtesino. Domenica 16 Giugno, dalle ore 9 alle 13, presso l’ingresso del teatro “Mercantini” sarà attivo il servizio di annullo postale.Le manifestazioni, programmate dal Consiglio Direttivo della sezione ripana, si svolgeranno con il sostegno della Banca di Ripatransone-Credito Cooperativo e con il patrocinio del Comune di Ripatransone, della Provincia di Ascoli Piceno, della Regione Marche.

“Patto di stabilità”: svincolati 800mila euro per le opere pubbliche

Martedì 28 Maggio 2013, dalle ore 19 alle 21, si è riunito il consiglio comunale presieduto, in assenza del presidente Dott.ssa Diana De Angelis (in congedo per matrimonio), dal consigliere Prof. Paolo Polidori, il quale ha invitato, a fare le comunicazioni il sindaco Prof. Remo Bruni che ha esordito invitando il consiglio a rispettare un minuto di silenzio per ricordare il Geom. Gino Pierazzoli (titolare dell’ufficio tecnico dagli anni ’50 agli anni ’80), deceduto di recente. Quindi ha comunicato quanto segue: 1) il governo ha autorizzato l’amministrazione comunale a svincolare dal patto di stabilità nazionale 800mila euro (il 50% nei prossimi mesi ed il 50% a Gennaio 2014): questo intervento governativo consentirà al Comune di accendere per il 62% mutui per poter saldare i debiti pregressi; 2) la sezione AVIS ha invitato i consiglieri e familiari a partecipare alle manifestazioni celebrative del cinquantennale di fondazione programmate nei giorni 1, 8, 16 Giugno; 3) nei giorni 15-16 Giugno, per il “Patto di amicizia” cittadini ripani, cossignanesi, rotellesi si recheranno nella città toscana di Certaldo. Alle comunicazioni del sindaco ha

fatto seguito quella del consigliere Alessandro Ricci che ha invitato i presenti a partecipare alla festa patronale della frazione di San Savino, programmata nei giorni dal 31 Maggio al 2 Giugno 2013. C’è stato poi l’intervento del consigliere di minoranza Barbara Bassetti che ha evidenziato di non essere soddisfatta del consuntivo di un anno di attività della nuova amministrazione comunale, lamentando alcune mancate realizzazioni; il sindaco ha replicato di aver fatto il massimo nonostante le ristrettezze imposte dal “Patto di stabilità” e dalla crisi economica, che impediscono attualmente, agli enti locali di intervenire anche in opere di spesa contenuta. In merito all’approvazione del rendiconto di gestione anno 2012, il primo ad intervenire è stato il consigliere delegato al bilancio Geom. Paolo D’Erasmo, il quale ha riferito che il consuntivo 2012 si è chiuso con un avanzo di amministrazione pari a 117mila euro, di cui 97mila destinati al fondo vincolato; ha precisato inoltre che non ci sono per l’amministrazione comunale pendenze di carattere straordinario riguardanti il bilancio, né da parte di privati né da parte della Corte dei Conti; il secondo intervento è stato quello del consigliere di minoranza Rag. Giuseppe De Renzis, che ha chiesto in merito a diverse voci, delucidazioni che sono state fornite dalla responsabile dell’area finanziaria Dott.ssa Roberta Vannicola;

l’intervento conclusivo è stato quello del sindaco che ha affermato che il bilancio consuntivo 2012 certifica un anno molto proficuo con un milione e mezzo di euro investito nel territorio comunale. Messo ai voti, il bilancio è stato approvato dai soli consiglieri di maggioranza; hanno votato contro i due di minoranza. E’ seguito l’esame delle interrogazioni presentate dai consiglieri Barbara Bassetti e Giuseppe De Renzis. Ha risposto il vicesindaco ed assessore ai lavori pubblici Ing. Alessandro Lucciarini De Vincenzi, che ha comunicato: 1) sul tratto di strada “Valtesino sud” sono stati spesi già 532mila euro: i restanti 46mila vi saranno spesi quando il “patto di stabilità” lo consentirà; 2) per la riapertura della strada “Macinarino” attualmente non sono disponibili fondi né comunali, né provinciali, né regionali; 3) per la messa in sicurezza dell’impianto d’illuminazione pubblica nella frazione di San Savino, provvederà la ditta a cui è stata affidata la gestione della rete elettrica nell’intero territorio comunale. Alla conclusione della seduta, il Consiglio ha approvato la dismissione delle due quote azionarie del comune di Ripatransone nell’ambito della Società Multiservizi S.p.a. di San Benedetto del Tronto (una società partecipata), e le linee-guida (che riguardano edifici, infissi, insegne) del piano del centro storico in fase di elaborazione, in sostituzione di quello vigente da tempo scaduto.

“Lo Sterro era un’area di terreno erboso circondato per metà dagli alberi di viale Gorizia, e sull’altra metà si affacciavano le case, compresa la nostra”. Quel luogo di Cupra ha racchiuso tutto il piccolo mondo antico di Giulia Lanciotti; esso si identifica con gli avvenimenti personali, famigliari e sociali che hanno segnato gli anni della narratrice dall’infanzia all’adolescenza. “Fanciullezza rubata” doveva essere inizialmente il titolo dello scritto, a significare il condizionamento e l’impatto emotivo di una vita attraversata dagli eventi bellici. A questi sono seguiti repentini mutamenti socio-economici apparentemente distinti dai primi. I due mondi sono stati confrontati e riavvicinati attraverso un percorso narrativo che vede attraverso ciascun capitolo momenti da ricordare, non solo a chi li ha vissuti come lei, ma anche da far conoscere ai giovani d’oggi che li ignorano del tutto. Questa necessità fortemente avvertita da Giulietta, ha prodotto il denso e stimolante

racconto che con la gradevole prosa si svolge tra il disincanto e un sottostante spirito critico. Walter Ferri

SANT’EGIDIO Lo scorso Primo Maggio la coppia più longeva di Sant’Egidio alla Vibrata ha festeggiato sessant’anni di matrimonio. Riportiamo di seguito l’augurio del Parroco di Sant’Egidio Abate, Don Tommaso Capriotti, ai venerandi sposi. “E’ la prima volta, credo, che celebro un sessantesimo di nozze. Il Primo Maggio mi sono molto rallegrato per questi sposi Antonio Tacconelli e Pia Lucidi che si sono presentati in Chiesa con i cinque figli tutti sposati e tanti nipoti. Nella S. Messa è stato riconfermato questo matrimonio, benedicendo gli anelli, lodando e ringraziando Dio per la bellissima e lunga fedeltà mantenuta. Grazie Antonio e Pia per questa testimonianza. Vi auguro ancora lunga vita e ricche benedizioni dal Signore!” Il vostro parroco, Don Tommaso Capriotti

noterella simPatiCa “Nel palazzo Apostolico vado solo a lavorare. Vivo a Santa Marta per non restare isolato” Papa Francesco racconta in una lettera ad un sacerdote amico, parroco in Argentina, la sua vita “ordinaria” da Pontefice CITTA’ DEL VATICANO, 28 Maggio 2013 (Zenit.org) - “Caro Quique, oggi ho ricevuto la tua lettera del 1° maggio. Mi ha dato molta allegria. Il racconto della festa patronale mi ha portato dell’aria fresca. Io sto bene e non ho perso la pace di fronte ad un fatto totalmente sorprendente e che ritengo un dono di Dio. Cerco di conservare lo stesso modo di essere e di agire che avevo a Buenos Aires poiché se alla mia età cambiasse è certo che farei il ridicolo“. E’ l’incipit di una normale lettera fra due amici distanti, legati da un forte affetto. Una lettera che diventa, però, straordinaria se si conosce il nome del mittente: Jorge Mario Bergoglio. Il quotidiano argentino “El Clarín“ ha pubblicato oggi il messaggio di risposta che Papa Francesco ha inviato, lo scorso 15 maggio, ad un sacerdote amico, parroco nella città de La Rioja, Enrique Rodríguez, che il Santo Padre chiama confidenzialmente “Quique”. Raccontando della sua vita a Roma, il Pontefice scrive: “Non ho voluto andare a vivere nel palazzo Apostolico. Vado là solo a lavorare e per le udienze. Sono rimasto a vivere presso la Casa Santa Marta che è un convitto, dove siamo stati ospiti durante il Conclave, che ospita vescovi, sacerdoti e laici. Sono visibile alla gente e faccio vita normale: Messa pubblica al mattino, mangio nella mensa con tutti, ecc“. “Tutto ciò mi fa molto bene e mi evita di restare isolato“ racconta il Papa, per concludere: “Quique, cari saluti ai tuoi parrocchiani. Ti chiedo per favore di pregare per me e di far pregare per me. Saluti a Carlos e Miguel. Che Gesù ti benedica e la Vergine Santa abbia cura di te. Fraternamente, Francisco”.


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Anno XXX 9 Giugno 2013

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Anno xxx n 20 9 giugno 2013  

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