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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO ANNO XXX N° 15 - 5 Maggio 2013 € 1.00

Abbonamento annuo ordinario € 30,00 - sostenitore € 50,00 - Taxe parcue - Tassa riscossa Ufficio di AP - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - DL 353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n.46) art.1 comma 1 commerciale business Ascoli Piceno

Con il Card Bagnasco Papa Francesco conosce l’Italia

Preoccupazione per la “mutazione antropologica in atto”, che riguarda “non tanto o solo il contesto europeo, ma anche l’America Latina e, più in generale, il mondo intero”. Il Papa “ha condiviso la necessità di avere strutture agili evitando sprechi e dispendi di risorse”.

Un incontro atteso da entrambe le parti, un colloquio cordiale, attento e prolungato; l’occasione per una prima fotografia della Chiesa che è in Italia, l’opportunità di iniziare a conoscerla attraverso il suo primo rappresentante, soffermandosi sulle tematiche più “calde” e sul metodo di lavoro della Conferenza episcopale italiana. Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto per oltre un’ora il cardinale Angelo Bagnasco, in qualità di presidente della Cei. “Ho respirato una profonda sintonia, unita a una grande capacità di ascolto e di attenzione da parte del Papa - confida quest’ultimo -; a mia volta, gli ho portato l’affetto delle nostre Chiese: è un legame peculiare quello che ci unisce con il vescovo di Roma, che non è solo un membro della nostra Conferenza, ma è colui che la presiede nella carità e nella comunione. Posso testimoniare che questa relazione Papa Francesco l’avverte, la cerca, la sente profondamente”. Sul tavolo, innanzitutto, il metodo di lavoro della Cei: “Sua Santità ha apprezzato la programmazione decennale che ci siamo dati nel dopo-Concilio - continua il cardinale -, quindi le tematiche individuate e approfondite a partire da un documento, come pure la scansione dei Convegni ecclesiali nazionali a metà di ogni decennio”. Inevitabile il confronto sul tema del decennio in corso: “Papa Francesco ha colto la puntualità di aver messo a fuoco l’educazione, nell’impegno di ricondurla innanzitutto al suo principio originante, ossia l’annuncio di Gesù Cristo. Ci siamo soffermati a lungo sulla mutazione antropologica in atto: mi ha confermato come essa riguardi non tanto o solo il contesto europeo, ma anche l’America Latina e, più in generale, il mondo intero. A fronte di questa situazione - aggiunge il card. Bagnasco - abbiamo condiviso la via dell’educazione alla fede per riscoprire una precisa idea di uomo e di umanità, a partire dal mistero della

persona di Cristo”. Tra gli altri argomenti del colloquio, aspetti relativi alla vita della Chiesa in Italia, il suo impegno per la tutela e la promozione dei valori non negoziabili, il rapporto con l’opinione pubblica. “Il Papa ha colto molto bene la ricchezza di attenzione che ci viene riconosciuta dai media - racconta il cardinale presidente -: siamo una Chiesa costantemente sotto i riflettori, a testimonianza di una presenza qualificata sul territorio, che a volte arriva persino a essere mal tollerata”. Papa Francesco, che fin dall’inizio del suo Pontificato si è fatto interprete di “una Chiesa povera e per i poveri” ha apprezzato anche gli sforzi di sobrietà portati avanti dai Vescovi italiani: “Sua Santità ha condiviso la necessità di avere strutture agili spiega il card. Bagnasco - evitando sprechi e dispendi di risorse; mi ha raccomandato esplicitamente di non moltiplicare organismi, che alla fine appesantiscono inutilmente”.

AVVISO Il 16 Maggio ricorre il 25° anniversario della morte di Don Vittorio Massetti, il fondatore di Santa Gemma. Lo ricorderemo il prossimo 16 maggio nella S. Messa presso la parrocchia di S. Benedetto Martire, alle ore 21,00. Un altro appuntamento sarà comunicato nel prossimo numero de L’Ancora.

Enrico Letta, nominato Presidente del Consiglio dei Ministri. L’essere “cattolico” viene prima della “tessera” del partito Ha ragione di essere contento il Presidente della nostra regione in merito alla nomina di Enrico Letta a capo del governo: “Una scelta lungimirante di grande responsabilità, capace di interpretare la complessità del cambiamento in essere nel nostro paese. Un amico da sempre della nostra regione”. Gian Mario Spacca ha aggiunto: “Con lui abbiamo già condiviso progetti importanti per la crescita della nostra comunità: da ministro dell’industria e da sottosegretario alla presidenza del consiglio nel governo Prodi”. Ed ha concluso: “A lui l’augurio di buon lavoro”. D’altronde l’on.le Letta è stato eletto al parlamento con i voti della nostra regione, presentatosi capolista del Pd. Indipendentemente dal proprio orientamento politico, una cosa è certa che ci conosce per aver appreso lungo il percorso delle nostre città, compresa la nostra, i problemi che ci stanno davvero preoccupando, specialmente del mondo del lavoro per la chiusura di tante piccole industrie di cui le Marche sono andate sempre fiere. Certo l’abbiamo passata brutta, quando nell’elezione del presidente della repubblica, ad andare dietro ai numeri si sperava che ce ne fossero altri dentro il bussolotto. Più le votazioni proseguivano e più si avvertiva uno sfilacciamento tra le forze politiche a frantumare l’Italia. Qualcuno trovandosi la folta capigliatura avrebbe voluto provare alla Sansone, pensando che nel polverone era più facile imporsi. La tragedia si è avuta il giorno del giuramento del nuovo governo a dimostrazione di quanto può la disperazione. Con ben altri intendi si è presentato il nostro Presidente Giorgio Napoletano a salvare una situazione che sembrava ormai del tutto compromessa. In questo frangente sono tornato al passato quando i cattolici riuscivano a risolvere situazioni disperate. Non mi si accusi di nostalgico, ma è stato avvilente non trovare nessuna voce capace di superare gli steccati in virtù del bene comune. Mi sarei aspettato uno scatto di orgoglio da chi nel comune della propria fede, in una situazione tragica di molte famiglie, avrebbe potuto prender forza. Eppure di cattolici ce ne sono in tutti i partiti e non mi si venga a dire che il termine di cattolico non lo si può spendere in politica, specie in situazioni tragiche come quella che stiamo vivendo. Qualcuno ha provato a scriverlo sui giornali, quasi che il professare tale fede si debba essere collocati tra i gruppi angelici. Nulla a spartire con i partiti; è sui valori che ci si deve incontrare.

C’è una dottrina sociale della chiesa che non può essere ignorata: “Con la sua dottrina sociale, la Chiesa si preoccupa della vita umana nella società, nella consapevolezza che dalla qualità del vissuto sociale, ossia delle relazioni di giustizia e di amore che lo intessono. dipende in modo decisivo la tutela e la promozione delle persone, per le quali ogni comunità è costituita. Nella società, infatti, sono in gioco la dignità e i diritti della persona e la pace nelle relazioni tra persone e tra comunità di persone. Beni, questi, che la comunità sociale deve perseguire e garantire”. (DSC, compendio pag. 81) i cattolici devono essere informati anche sui partiti e i movimenti politici, per evitare che le proprie giuste rivendicazioni, anche nelle prossime elezioni amministrative, vadano a finire in Pietro Pompei bocca di chi grida più forte.

LAVORARE PER VIVERE O VIVERE PER LAVORO

La famiglia tra lavoro e riposo festivo Sabato, 27 aprile 2013 , si è svolto a Monteprandone presso il convento di S.Maria delle Grazie un convegno per discutere su “la famiglia tra lavoro e riposo festivo”. L’incontro è stato voluto da più associazioni, religiose e civili, preoccupate del grave disagio che, la mancanza del riposo festivo, sta portando in tante famiglie. Significativo il luogo che testimonia l’opera di S.Giacomo della segue a pag. 2


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Anno XXX 5 Maggio 2013

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LAVORARE PER VIVERE O VIVERE PER LAVORO

La famiglia tra lavoro e riposo festivo

Marca, il Santo chiamato spesso a risolvere questioni amministrative e di confini tra vari Comuni. Molti gli Oratori intervenuti: dal nostro Vescovo, al Sindaco, ai rappresentanti dell’Azione Cattolica, del CSI, alla Confesercenti, alla CEI nella persona di don Mario Lusek, direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport. Riportiamo l’intervento del Vescovo, Mons. Gervasio Gestori, riassuntivo dei problemi e, particolarmente, dei disagi, che la negazione del riposo festivo porta alla famiglia. “Molto volentieri porgo il mio saluto a tutti i partecipanti a questo Convegno, alle Autorità presenti ed a quanti l’hanno voluto ed organizzato. La famiglia è un bene umano fondamentale, prima di essere un bene cristiano. E’ la cellula base della nostra convivenza sociale. Mai come nel nostro tempo questo deve essere portato alla attenzione di tutti, perché le politiche familiari, specialmente nel contesto italiano, sono state troppo pesantemente dimenticate. Contro la diffusa opinione, che ritiene la famiglia oggi ridotta alla sola dimensione affettiva, è stato ampiamente dimostrato che essa ha un grande rilievo sociale ed economico, capace di garantire educazione, produzione, assistenza, lavoro non solo ai suoi membri. Essa è un punto di riferimento socio-economico fondamentale, come spiegano gli economisti più attenti, meno legati a paradigmi individualistici, e come la stessa gente comune percepisce concretamente. In questi momenti di crisi economica ed occupazionale, in cui le capacità di spesa delle singole famiglie sono tornate ai livelli di vent’anni fa ed in cui i servizi assistenziali si contraggono continuamente, con una pesante disoccupazione giovanile, che trova un bilanciamento grazie all’ appoggio dei genitori (e dei nonni), solo la famiglia resta un punto di riferimento, con tutti i suoi limiti (Cfr Francesco D’Agostino - Avvenire). Ed ecco allora il dilemma: la famiglia tra lavoro e riposo festivo. Essa va difesa:ha bisogno di lavoro ed ha bisogno di riposo. Lavorare per vivere o vivere per il lavoro? Due valori da salvaguardare per il bene concreto della famiglia e, di conseguenza, della società. Il lavoro è

un dovere, ma esso è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro. La Parola di Dio afferma il dovere del lavoro (il Signore ha affidato la terra alla custodia dell’uomo), ma ricorda pure il dovere del riposo (è il terzo comandamento). La Conferenza Episcopale Italiana ha fatto presente tre motivazioni per la doverosa salvaguardia del riposo domenicale. La prima motivazione è di ordine antropologico, o semplicemente umano: senza il riposo festivo ogni uomo si svuota, non ha il tempo per la riflessione, per gustare le cose belle, per dare senso

alla propria esistenza, per motivare il proprio impegno, per poter svolgere opera di volontariato, per condividere momenti di giusto svago e vivere le buone amicizie. La seconda è di carattere familiare: le famiglie, specie le mamme, costrette a lavorare di domenica, non hanno più il giusto tempo e la reale tranquillità per seguire i propri figli, soprattutto nella fase dell’adolescenza, con conseguenze educative e sociali spesso pesantissime. La casa perde di calore umano per un ipotetico vantaggio economicistico. La terza motivazione è di ordine economico. Dicono che la legge sulla liberalizzazione abbia di fatto abbassato i ricavi e quindi non sarebbe vero che le aperture domenicali rilancino l’economia. Non basta la sola libertà per dare slancio all’economia, ma occorre investire in etica, cioè in mentalità. Non si tratta dunque di una battaglia clericale, per difendere la Messa festiva, anche se questa ci sta particolarmente a cuore per la vita di fede. L’uomo è anche un produttore, è anche un consumatore, ma è innanzitutto una persona libera, che ha uno spirito ed un cuore, e domanda di avere tempo per poter pensare, condividere, amare. E quindi, l’eventuale apertura domenicale dei negozi dovrebbe essere una eccezione, non la regola”.

Voci da terre di martirio A Rimini risuonano, in occasione della 36esima Convocazione nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, le testimonianze di quanti soffrono e muoiono causa della fede Vittime e testimoni al tempo stesso, uccisi a causa della loro fede, quella stessa fede con cui hanno affrontato i loro persecutori. Attraverso il loro sangue “si rinnova oggi il sacrificio di Cristo”: sono i martiri cristiani che continuano a essere massacrati in più parti del mondo. Le loro storie sono risuonate nei padiglioni della Fiera di Rimini, dove si è svolta la 36ª Convocazione nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo. Una platea di oltre 15mila persone ha ascoltato le testimonianze di religiosi provenienti da Iraq, Siria, Nigeria ed Eritrea, Paesi dove la mano dei violenti non risparmia niente e nessuno, siano essi vecchi, donne e bambini. Nel silenzio del mondo e, talvolta, anche dei credenti. Il silenzio degli innocenti. “Non dobbiamo essere la Chiesa delle tre scimmiette, non vedo, non sento e non parlo” afferma padre Meconnen Amanuel, sacerdote eritreo mimando con i gesti le sue parole. “In Eritrea ci sono cristiani, in larga parte pentecostali, perseguitati, torturati, bastonati, abusati. Sono altri Gesù che portano la Croce nel silenzio del mondo. Se non parliamo noi, se non siamo noi Chiesa ad alzare la voce, a denunciare questo stato di cose, chi lo farà?”. Squarciare, allora, il silenzio con la testimonianza, con la denuncia diventa una missione al servizio di questi “altri Gesù”. Storie di libertà negate e di diritti azzerati: “In Sinai centinaia di giovani eritrei, in fuga dalla miseria e dalla violenza, sono vittime di trafficanti di organi. Subiscono orribili torture dai loro aguzzini che, per rilasciarli, chiedono alle famiglie dai 30 ai 50mila dollari” spiega il sacerdote eritreo. La platea ascolta con attenzione, catturata anche dai video e dalle foto, rimandate nei megaschermi posti nel grande padiglione, immagini forti di chiese distrutte, di corpi straziati, di volti sfigurati dal dolore. Un esempio da onorare. I 15mila della Fiera sono subito catapultati davanti alle istantanee della profanazione della cattedrale siro-cattolica di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Baghdad. Nella chiesa, il 31 ottobre 2010, un commando di 5 aderenti ad al Qaeda uccise 47 persone tra cui due sacerdoti e due bambini di tenera età. Sul palco sale il parroco della cattedrale

padre Saeed Ayzar: “Abbiamo avuto la tragedia della perdita di amici, di confratelli, di parenti, ma - dice - siamo convinti che il loro sangue, mescolato con quello dell’Eucarestia che si stava celebrando in quel momento, sta diventando seme nuovo di vita”. Ricorda che “la nostra cattedrale non è stata mai chiusa anche dopo l’attentato, ha continuato tutte le sue attività pastorali e caritative”. Alla memoria delle 47 vittime della cattedrale si aggiunge quella di tanti altri martiri iracheni, l’arcivescovo caldeo di Mosul, monsignor Paulos F. Raho, padre Ragheed Ganni e i

suoi suddiaconi. “Subiamo minacce, le nostre case sono attaccate. In Iraq - rivela - la situazione è ancora complicata per i cristiani ma restiamo per onorare il loro esempio. Vogliamo come cristiani contribuire alla rinascita e alla ricostruzione materiale, morale e religiosa del nostro Paese. Oggi vediamo anche i frutti di questo sangue versato, i doni del martirio che sono movimenti laicali nati per aiutare i disabili, strutture mediche per la popolazione cristiana e musulmana, case di accoglienza. Doni che sfidano minacce e difficoltà e che ci invitano a prendere la Croce e seguire Gesù in ogni istante”. Da al Qaeda, in Iraq, ai militanti di Boko Haram, in Nigeria: la testimonianza di suor Mary Christine Ugobi-Onyemere avvicina i due Paesi dove i cristiani condividono le stesse difficoltà. Le immagini, sembrano le stesse dall’Iraq, ma sono quelle delle chiese attaccate in Nigeria, nella regione di Kaduna, nella città di Jos. Dietro queste stragi i fondamentalisti islamici di Boko Haram. Anche qui persecuzioni, violenze e morti innocenti, sangue di martiri che alimentano e fecondano “la nostra Chiesa”. Non solo sofferenza��� A Rimini c’è anche uno spicchio di Siria rappresentata da suor Paola (motivi di sicurezza impediscono di rivelarne il cognome), da anni ad Aleppo, nel nord del Paese guidato da Bashar al Assad ed oggi segnato da una guerra civile che sta provocando decine di migliaia di morti. “Siria la tua terra è santa, terra dell’amore e della pace” si legge in un poster rilanciato dagli schermi. “Era la nostra speranza nella primavera araba - racconta la religiosa - che si è infranta nel conflitto in corso”. I ricordi si fermano al 15 gennaio di quest’anno, giorno dell’attentato dinamitardo alla città universitaria, “proprio vicino alla nostra casa”, che provocò decine di morti, tra questi anche suor Rima Nasri, “martire innocente”. “Oggi viviamo l’agonia di Cristo, ma non c’è solo il dolore, ci sono anche segni della presenza dello Spirito: nelle visite alle famiglie ci colpiscono la serenità, la fiducia in Dio, la maggiore unità delle persone che condividono pane e acqua, il telefono, il gasolio, tutto. Anche a livello di Chiesa è meraviglioso rilevare la presenza generosa e coraggiosa dei francescani, la maggiore unità tra riti e confessioni, pagata con il rapimento il 9 febbraio di due sacerdoti, uno armeno cattolico e l’altro greco ortodosso. La Caritas ad Aleppo fornisce aiuto a 1300 famiglie che hanno in media 4 o 5 membri, i padri gesuiti 1.600 pasti al giorno. Non possiamo tacere, non possiamo restare inerti davanti al male. Con questa fede e queste opere invochiamo la pace sulla Siria”. a cura di Daniele Rocchi, inviato Sir a Rimini

Proprietà: “confraternita SS.mo Sacramento e cristo Morto”

SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO

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Anno XXX 5 Maggio 2013

2012

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Anno della Fede

2013

Seconda disputa

111. I SADDUCEI E LA RISURREZIONE Dopo i discepoli dei farisei e gli erodiani si presentano a Gesù i rappresentanti del partito opposto, quello dei sadducei, che negazione la risurrezione dei morti. Leggiamo Mt 22,23-33. 1. L’argomento canzonatorio sulla risurrezione. “In quello stesso giorno vennero da lui alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogarono: 24‘Maestro, Mosè disse: Se uno muore senza figli, suo fratello ne sposerà la moglie e darà una discendenza al proprio fratello. 25Ora, c’erano tra noi sette fratelli; il primo, appena sposato, morì e, non avendo discendenza, lasciò la moglie a suo fratello. 26Così anche il secondo, e il terzo, fino al settimo. 27Alla fine, dopo tutti, morì la donna. 28 Alla risurrezione, dunque, di quale dei sette lei sarà moglie? Poiché tutti l’hanno avuta in moglie’” (Mt 22,23-28). Le conoscenze sui sadducei sono molto frammentarie. Si ignora anche perché venivano chiamati sadducei. Ritenevano libro ispirato solo il Pentateuco, cioè Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio; mentre il resto della Bibbia non impegnava la loro coscienza. Ai tempi di Gesù erano favorevoli alla politica romana sulla Palestina; erano ricchi e occupavano posti importanti quale quello di sommi sacerdoti. Durante la rivolta ebraica contro Roma negli anni 66-70, in quanto conside-

rati collaborazionisti dei romani, furono man mano eliminati, tanto che il gruppo scomparve per sempre. Fu il sommo sacerdote Caifa, di appartenenza sadducea, che emanò la sentenza di morte contro Gesù. Anche Luca ci fa sapere che, “i sadducei affermano che non c’è risurrezione” (At 23,8). Nel nostro testo i sadducei argomentano in modo tale da doversi concludere che la risurrezione, se mai ci fosse, creerebbe solo delle assurdità. Partono dalla legge del levirato, che comanda al cognato (levir in latino vuole dire: cognato) di sposare la moglie del fratello se questo muore senza aver lasciato figli. Quando un fratello “morirà senza lasciare figli,… suo cognato si unirà a lei e se la prenderà in moglie, compiendo così verso di lei il dovere di cognato (levir). Il primogenito che ella metterà al mondo, andrà sotto il nome del fratello morto, perché il nome di questi non si estingua in Israele”; e – sottinteso - perché il pa-

trimonio del defunto non passi in eredità ad estranei (Deuteronomio 25,5-6). Questa legge, comune anche tra gli assiri, fu poi abolita da Levitico 18,16 e 20,21. Perse inoltre ogni valore quando anche le donne sposate e rimaste nella loro tribù ottennero il diritto di ereditare (Numeri 27,1-11; 36,1-12)). E’ sulla legge quale si ha in Deuteronomio che i sadducei imbastiscono il loro raccontino per rilevare che, se mai vi fosse, la risurrezione produrrebbe assurdità e sconcezze. Quindi, non c’è! 2. Il duplice argomento di risposta da parte di Gesù. “E Gesù rispose loro: ‘Vi ingannate, perché non conoscete le Scritture e neppure la potenza di Dio. 30Alla risurrezione infatti non si prende né moglie né marito, ma si è come angeli nel cielo. 31Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: 32Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Non è il Dio dei morti, ma dei viventi!’. 33La folla, udendo ciò, era stupita dal suo insegnamento” (Mt 22,29-33; citando Es 3,6.15). Gesù si limita a confutare la loro tesi

con due argomenti. Il primo parte dalla natura della risurrezione. Questa non è un ritornare alla vita di prima, come anche oggi insegna il Geovismo, con i suoi matrimoni e usi terreni; è ricevere un cambiamento tale che ci avvicina a quello di Cristo risorto da morte. Paolo ha indicato questi quattro cambiamenti del risorto: “È seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale” (1Cor 15,42-44). Il secondo argomento è scritturistico. Dato che i sadducei accoglievano solo il Pentateuco Gesù prende un testo proveniente dal libro dell’ Esodo dove Jahvè dice: “Io sono il Dio di Abramo... Non è il Dio dei morti, ma dei viventi!” (Es 3,6.15). E conclude che Dio non è il Dio dei morti, ma dei viventi, perché tutti vivono in lui. Rinnoviamo la nostra fede nella risurrezione corporale servendoci – oltre che del brano meditato - anche di una frase celebre di Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?” (Gv 11,25-26). Con Marta, che piange il fratello Lazzaro defunto, rispondiamo anche noi: Sì, crediamo, Signore! Crocettigiuseppe@yahoo.it

uFFiCio PastoraLe deLLa FamigLia

BEATA LA FAMIGLIA CHE CREDE

“L’amore non è mai concluso e completato. si trasforma nel corso della vita, matura e proprio per questo rimane fedele a se stesso”. Deus Caritas Est n.179

Quando qualcuno ci chiede di parlare un po’ della nostra storia, è per noi una gioia raccontare di come, anche dalle cose piccole, possano nascere cose grandi e meravigliose. Oggi possiamo gridare: sì, si può, costruire una famiglia nel nome del Signore, si può! Col trascorrere degli anni tutto cambia, tutto acquista profumi e colori diversi, tutto assume un senso. Per noi è stato un cammino lungo, paziente, non privo di ostacoli; oggi siamo convinti che Dio ci ha scelti e ci ha voluti insieme. Noi, dal canto nostro, non abbiamo fatto altro che essere docili alla Sua volontà, anche se all’inizio non ne eravamo affatto consapevoli. Eravamo giovanissimi quando ci siamo incontrati, non avevamo una grande fede ma a Dio non importava. Nei Suoi piani c’era un Sacramento, attraverso il quale Lui aveva deciso di sostenere due persone semplici e incoscienti. Noi non credevamo in Lui, ma Lui ha creduto in noi. Abbiamo iniziato il nostro viaggio con una piccola barca su di un oceano in tempesta. Così giovani e fragili, abbiamo remato sempre, a volte con un remo solo. L’unica nostra forza è stata quella promessa fatta a un Dio, che non conoscevamo nemmeno bene, ma che avevamo invitato a viaggiare con noi. Lui, paziente e silenzioso, ci ha lasciati liberi e ci ha aspettati, mai una sola volta ha tolto la Sua mano da noi due. Quando ci chiedono qual è stato il momento in

cui ci siamo accorti che davvero tra noi c’è Dio che veglia e ci ama, ci rendiamo conto che non è per niente facile rispondere. L’equipaggio aumentava, sono saliti a bordo quattro figli meravigliosi. Con loro sono arrivate gioie, preoccupazioni ma, soprattutto, la consapevolezza di avere in custodia delle anime, così preziose a Dio, e il desiderio di ridonarle a Lui più belle che mai. Qualcosa cresceva dentro di noi, così tanto che un giorno abbiamo sentito il bisogno di sfondare le porte di casa, per raggiungere orizzonti nuovi, lì arrivò lo scoutismo. Camminare insieme ai giovani, giocare come bambini, dormire in tenda, guardare il cielo stellato e parlare di Dio, ci ha permesso di fare il vero incontro. Un incontro concreto, per noi Dio non era più qualcosa di astratto ma iniziava a prendere forma; amare gli altri in maniera gratuita è stato il primo passo. Però mancava ancora qualcosa, la croce! Evidentemente, Dio ci voleva ancor più vicini a Lui, solo ora ce ne rendiamo conto, abbracciare la sofferenza è un po’ come abbracciare Lui. Come un fulmine a ciel sereno è arrivata la malattia; una parola: cancro, ha cambiato tutto in un attimo. La vita si è fermata, è arrivata la paura, la rabbia e tanti perché. È arrivata la notte di tempesta! Il dolore era così forte che per un momento tutto intorno a noi sembrava buio, silenzio tra noi e dentro di noi. Poi con il rosario tra le mani abbiamo pregato, non abbiamo chiesto la guarigione di una mamma malata, ma solo di riuscire a portare quella croce pesante, con la stessa gioia che da sempre ci aveva accompagnato. E Dio si è fatto sentire, Dio ha risposto, nel Suo massimo splendore!

Il mare in tempesta si è calmato ed è tornata la bonaccia. La paura e la rabbia non c’erano più, tutto aveva una luce nuova. Ci siamo abbandonati e, in cambio, abbiamo ricevuto tanta pace. È stato un tempo di grande Grazia per tutti noi. Sono passati sette anni da quella notte e noi abbiamo ricevuto la dono di poter vedere crescere i nostri figli, liberi e col cuore rivolto a Dio. È da parecchio tempo che le porte della nostra casa si sono spalancate, viverci dentro è così bello che possiamo dire di vivere lo straordinario nel quotidiano. Siamo ancora in cammino, la strada verso Dio è come un sentiero di montagna, lungo, tortuoso, pieno di ostacoli e tutto in salita; capita

spesso di cadere, di sentirsi stanchi e, a volte, di scoraggiarsi ma camminando insieme è più facile avere la forza di rialzarsi e ripartire. La nostra è una storia semplice, fatta di piccole cose, la nostra avventura ha inizio con un pizzico di incoscienza e tanta voglia di gioire, a Dio basta poco. Sono state sufficienti due parole scritte nei nostri cuori: “per sempre”, Lui ha fatto il resto! “se Tu sei con me, non temo alcun male… felicità e grazia mi saranno compagni tutti i giorni della mia vita” salmo 22 Vespuzio e Marina

Incontri Pastorali del Vescovo durante La settimana

5-12 maggio 2013

Domenica 5 maggio Ore 11.15 S. Savino S. Messa, con S. Cresime

Venerdì 10 maggio Ore 16.00 Loreto - Santuario: S. Messa per gli studenti dell’ITC Capriotti

Mercoledì 8 maggio Roma Pellegrinaggio della Vicaria di S. Giacomo della Marca

Sabato 11 maggio Ore 09.30 S. Benedetto Tr. - Curia: Consiglio Affari Economici della Diocesi Ore 17.00 S. Benedetto Tr. - S. Giuseppe: S. Messa, con S. Cresime

Giovedì 9 maggio Ore 09.45 Grottammare Oasi: S. Messa - Riunione mensile del Clero Ore 18.30 S. Benedetto Tr. S. Filippo Neri: Comunità Neocatecumenale

Domenica 12 maggio Ore 09.00 Grottammare - S. Lucia: S. Messa, con S. Cresime Ore 11.30 Martinsicuro - S. Cuore: S. Messa, con S. Cresime


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Anno XXX 5 Maggio 2013

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La PastoraLe di ProssimitÀ Saper guardare per costruire la città umana “Dio già vive nella nostra città e ci costringe - diceva Bergoglio nel 2011 alla sua Buenos Aires - a uscire e andargli incontro per scoprirlo, per costruire relazioni di vicinanza, per accompagnarlo nella sua crescita e incarnare il fermento della sua Parola in opere concrete”. Per l’Italia questo approccio può essere favorito dalla vitalità delle parrocchie, già oggi centri di prossimità Marco “Lo sguardo che desidero condividere con voi è quello di un pastore che cerca di andare a fondo nella sua esperienza di credente, di uomo che crede che Dio vive nella sua città”. Sono le parole di un importante discorso pronunciato nell’agosto 2011 dall’allora arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio, come saluto iniziale al primo congresso di pastorale urbana della regione di Buenos Aires (“Dio nella città”, San Paolo 2013). Un discorso importante perché aiuta a capire lo stile e l’insegnamento del primo mese di pontificato di Papa Francesco. “Le immagini del Vangelo che più mi piacciono - diceva il cardinale - sono quelle che mostrano ciò che Gesù suscita nella gente che incontra per la strada”. L’immagine di Zaccheo: il quale, accorgendosi che Gesù è entrato nella sua città, sente risvegliarsi il desiderio di vederlo e si affretta a salire sull’albero. La fede farà sì che Zaccheo cessi di essere un traditore al servizio proprio e dell’Impero, e divenga un cittadino di Gerico, che stabilisce relazioni di giustizia e solidarietà con i suoi concittadini. L’immagine di Bartimeo: il quale, quando il Signore gli concede la grazia che desidera - “Signore, che io veda” -, lo segue nel cammino. Per fede, Bartimeo cessa di essere un uomo ai margini, trascinato al bordo della strada, e si converte in protagonista della propria storia, camminando con Gesù e con il popolo che lo seguiva. E, poi, l’immagine dell’emorroissa: che, in mezzo a una moltitudine che si stringe al Signore da ogni parte, tocca il suo mantello attirando il suo sguardo, rispettoso e pieno di affetto. Grazie alla fede, la donna si trova inclusa in una società che discrimina la gente a causa di alcune malattie considerate impure. Sono immagini d’incontri fecondi: il Signore passa e fa del bene, perché vede! Al contrario, il non-sguardo crea moltissimi “non cittadini”, “cittadini a metà” e “di troppo”: o perché non godono di pieni diritti o perché non assolvono ai propri doveri. I cristiani devono guardare perché Dio sta già vivendo nella città ed è vitalmente mischiato con tutti e con tutto. “Dio già vive nella nostra città e ci costringe - diceva Bergoglio - a uscire e andargli incontro per scoprirlo, per costruire relazioni di vicinanza, per accompagnarlo nella sua crescita e incarnare il fermento della sua Parola in opere con-

crete”. La presenza operosa di Dio nella città origina un preciso stile pastorale, che potrebbe essere denominato di “prossimità”. Ora, il pastore guarda alla sua città con la luce della fede e supera la tentazione del “non-sguardo”, del “non-vedere”. Si può dire che lo sguardo di fede conduce pastori e fedeli a uscire ogni giorno, e sempre più, incontro al pros-

zioni e i movimenti - nella misura in cui non si chiudono in sé, non aspettano nuovi membri, ma inviano - costituiscono il superamento dell’individualismo, che indebolisce il tessuto sociale e comunitario. Sono l’antidoto contro l’indifferenza e sono scuole di cura e di custodia, dove si insegna la tenerezza verso l’altro specialmente se fragile. Non si deve aver paura della bontà e della tenerezza, ha ricordato Papa Francesco nell’omelia per l’inizio del ministero petrino. Lo sguardo necessario è quello che

conduce a sentirsi in relazione con l’altro ed insieme sentirsi responsabili della città. “Se partiamo dalla constatazione che l’anti-città cresce con il non sguardo - diceva ancora il cardinale Bergoglio - la città umana cresce con lo sguardo che vede l’altro come concittadino. In questo senso, lo sguardo di fede è fermento per uno sguardo di cittadinanza. Per questo, si può parlare di un “servizio della fede”: un servizio esistenziale, testimoniale, pastorale, che il credente offre alla costruzione della città.

da montalto marche

37^ Rassegna Canti Popolari della Montagna di Avio

simo che abita nella città. Spinge a uscire verso l’incontro perché questo sguardo si alimenta nella vicinanza. Le indicazioni dell’allora arcivescovo di Buenos Aires sono utili anche per il contesto italiano, specialmente quello dei grandi centri urbani. Qui le barriere sono tante. Ci sono quelle create dalla diversità, che non vengono superate dall’integrazione, ma ci sono anche quelle più tipiche del contesto occidentale e che sono dovute all’individualismo. Si vive accanto in grattacieli, senza incontrarsi; si pensa alla propria affermazione personale a scapito dell’altro; si domandano diritti individuali, che condannano alla solitudine. La Chiesa, nutrita dello sguardo di fede avuto da Gesù, insegna e vive rapporti di prossimità; lo fa in tanti modi, ma uno in particolare è significativo. A motivo delle parrocchie presenti su tutto il territorio la Chiesa in Italia ha la caratteristica della capillarità, notata da Benedetto XVI al Convegno nazionale di Verona. Le parrocchie sono centri di prossimità; qui viene annunciata la Parola che propone lo sguardo vero sulle persone e sulla realtà, qui si celebra l’Eucaristia, presenza reale del Risorto e nutrimento per il cammino da intraprendere, qui si pensano e si attuano le forme di cura dell’altro, da qui si parte per farsi prossimi. Le parrocchie, ma anche le associa-

Sabato 13 aprile 2013 alle ore 21.00, il coro La Cordata di Montalto Marche è tornata in Trentino, per partecipare alla 37^ Rassegna Canti Popolari della Montagna di Avio, organizzata dal locale Coro Monte Vignol. Il coro montaltese, diretto dal M° Patrizio Paci, ha cantato nel Teatro della ridente cittadina della Val Lagarina, in una serata che è stata interessante per la partecipazione del Coro Femminile L’Eco del Fiume di Bottrighe (RO) ed il Coro San Lorenzo di Farra di Soligo (TV), proponendo ad un qualificatissimo pubblico un vario repertorio di brani popolari e di ispirazione popolare, tra cui il canto abruzzese L’ellera verde, armonizzato recentemente dal proprio maestro e presentato a dicembre nel Concerto presso l’Aula Magna del Conservatorio G. Verdi di Torino. Al termine, dopo il consueto scambio di doni, la serata si è protratta fino a tarda notte tra canti e degustazioni di specialità enogastronomiche trentine. Nella mattinata seguente i cantori di Montalto hanno animato la Santa Messa presso la Chiesa Patronale. Un‘altra grande soddisfazione per La Cordata, quella di esibirsi ancora una volta nella terra che ha dato le origini al canto della montagna, alla presenza di personalità della coralità popolare.

Gli Alunni del Liceo Classico di Montalto si distinguono ancora Il nostro compianto Direttore, don Andrea Marozzi, avrebbe gioito alla notizia che uno studente del Liceo Classico di Montalto, di cui è stato Preside per tanti anni, ha vinto il XII Certame Internazionale Bruniano di Nola. Il vincere nel Liceo montaltese è diventato una costante, questa volta con lo studente Riccardo Di Stefano che si è cimentato su un passo tratto da un’opera di Giordano Bruno. La commissione giudicatrice era presieduta dal prof. Aniello Montano, docente di storia della filosofia presso l’Università di Salerno.

Parola del Signore 6a DOMENICA DI PASQUA C

dal VangeLo secondo gioVanni In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate. (DaL VaNgELO DI gIOVaNNI 14,23-29)

Questo brano é inserito nel discorso “dell’addio“, il contesto é quello dell’ultima cena, Gesù prima che la sua “ora” sia definitivamente arrivata parla lungamente con i suoi discepoli per cercare di prepararli agli avvenimenti che di lì a poco si sarebbero succeduti, infatti il versetto 29 si riferisce proprio a questo:” Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate”. La prima frase di Gesù riprende il tema della conseguenzialità tra l’amore e il comportamento, tra il dire e l’agire. L’amore per Gesù presuppone l’osservanza del suo insegnamento, ma direi di più: l’amore per la sua Parola. Cioè un’adesione al suo insegnamento e un amore così grande verso Gesù che ognuno di noi deve poi attuarlo nell’impegno, nel mettere in pratica il modo di vivere, di sentire e di amare di Gesù. Gesù infatti ci tiene a sottolineare, come quella “Parola” abbia una ben precisa origine divina, non é sua, del Gesù-Uomo, ma viene diretta-

mente da Dio-Padre. L’amore e l’osservanza verso la Parola comportano, inoltre, una così forte vicinanza, una così grande familiarità con Dio e il suo Cristo, che Gesù la definisce come un prendere dimora da parte della Santissima Trinità nel cuore dell’uomo. Meravigliosa questa promessa: il Dio trino e unico che si abbassa ad abitare nel nostro cuore, a voler essere tutt’ uno con noi. Nella seconda frase Gesù vuole rincuorare i suoi discepoli, non li lascerà orfani, lo Spirito Santo, il consolatore, sarà loro inviato per farli maturare nella conoscenza e nella memoria del Cristo risorto, e di tutti i suoi insegnamenti. Egli, lo Spirito li guiderà, farà loro da maestro, infonderà loro la forza per essere martiri (testimoni) della fede. Inoltre Gesù lascia ai suoi discepoli il dono della pace: “vi lascio la pace, vi dò la mia pace”; tenendo presente che il termine “pace”, “shalom”

in aramaico ha un significato molto più profondo, infatti significa: - benedizione, benessere, armonia, gioia, vita, pace e felicità perfetta -, la felicità e la liberazione portata dal Messia. In pratica lo “shalom” che Egli dona è l’inizio della realizzazione del Regno di Dio in mezzo agli uomini. Cristo torna al Padre, ma invisibilmente pone la sua dimora in mezzo a noi, fonte di pace, di gioia, di amore e di libertà. La sua presenza nell’Eucaristia è una delle più importanti realizzazioni della sua promessa: “sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del Riccardo mondo”. PILLOLE DI SAGGEZZA ESSERE TRISTI é QUASI SEMPRE PENSARE A SE STESSI. (PaDRE ILaRIONE) NON AVREMO MAI LA PACE SE NON SAREMO IN DIO, E UNITI A LUI. (L. LaLLERMaNT)


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L’8XMILLE ALLA CHIESA CATTOLICA

PER RISPONDERE ALLA CRISI PER LA CREDIBILITÀ DELLA CHIESA IL MASSIMO DELLA TRASPARENZA La trasparenza è forse la richiesta più pressante che sale dalla società italiana. Essa, caratteristica che accompagna da sempre il nuovo sistema di “sovvenire alle necessità della Chiesa”, è - e deve rimanere – un impegno prioritario per il suo percorso. In particolare quando si parla delle risorse legate all’8xmille, e quindi a quella libera scelta che i contribuenti italiani esprimono al momento della dichiarazione dei redditi. A tal proposito il presidente della C.E.I., cardinale Angelo Bagnasco, afferma: “Tutti conosciamo l’importanza assolutamente decisiva della trasparenza, ancor più nel nostro contesto sociale, culturale e politico. Oggi più che mai una limpida trasparenza, soprattutto nell’uso del denaro è condizione imprescindibile per la credibilità generale della Chiesa e per la realizzazione fruttuosa della sua missione nel mondo”. Perciò la C.E.I., attraverso il suo Servizio Promozione, non smette mai, anche attraverso le campagne d’informazione, di perseguire questo importante obiettivo. E pure quest’anno lo farà proponendo delle storie vere in forma di spot tv, da approfondire su www.8xmille.it e sulla relativa mappa delle opere. Sarà così evidente come destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica, oltre ad essere un gesto di coerenza con la propria fede, è anche un modo concreto per essere responsabili verso gli altri e per gli altri. In altri termini corresponsabili nella comunità ecclesiale come nella collettività civile. MG. BAMBINO

CHE TUTTI VIVIAMO La Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.) è impegnata in un “progetto di trasparenza” che supera gli obblighi di legge sulla pubblicazione del rendiconto annuale 8xmille alla Chiesa cattolica (art. 44 della legge 222/85) affiancandogli la mappa 8xmille. Di che si tratta? Andando sul sito www.8xmille.it si trova la cartina dell’Italia attraverso la quale si possono localizzare e visionare le iniziative finanziate dalla C.E.I. sul territorio italiano. Sono informazioni in continuo aggiornamento, perché ogni diocesi che gestisce localmente i fondi 8xmille alla Chiesa cattolica, riporta sulla mappa 8xmille il dettaglio delle proprie modalità di spesa. Un progetto di trasparenza unico e innovativo che permette di consultare sulla mappa migliaia di interventi. Nella campagna di comunicazione televisiva del 2013 sono state raccontate alcune di queste opere. Eccole: A Roma la mensa di Colle Oppio distribuisce più di 500 pasti al giorno. Questo centro della Caritas diocesana offre non solo assistenza alle persone in difficoltà, ma porta avanti progetti di promozione umana e civile. A Milano la Grangia di Monluè, grazie a volontari, operatori, suore e ai fondi 8xmille, accoglie i rifugiati, per lo più africani, che scappano da conflitti, dittature e torture. Essi ricevono, oltre alla formazione e al sostegno per crearsi una nuova vita, il calore di una vera casa. A Torino la fondazione Operti risponde alla crisi di questi ultimi anni attraverso progetti di microcredito e borse lavoro. Molte persone hanno trovato nuove

aspettative e opportunità. A Catania, nel quartiere Librino, Giuliana Gianino insieme ai tanti volontari gestisce il Centro Talitakum. Un doposcuola, punto di riferimento per i molti ragazzi che non avrebbero altrimenti un posto dove stare. Talitakum, che rappresenta una speranza per l’intero quartiere, è la dimostrazione che si può veramente cambiare volto al territorio. A Milano padre Eugenio Brambilla, ispirato dall’opera di don Milani, da molti anni è impegnato in un progetto di scolarizzazione in due quartieri di periferia. Giovani, apparentemente senza prospettive, riescono attraverso la scuola popolare “I care” a superare le difficoltà

e i pregiudizi della gente. A Napoli, nel carcere di Nisida, don Fabio De Luca sostiene i minori che devono scontare una pena. Un percorso lungo e difficile ma ripagato dal vedere che alcuni ragazzi riescono a trovare una retta via. In Etiopia, a Wolisso, l’ospedale gestito dal CUAMM – medici con l’Africa è punto di riferimento per tutta l’Etiopia. Inoltre medici e paramedici raggiungono i villaggi più lontani per portare cure e medicine a coloro che non riescono a raggiungere il presidio sanitario. A Bahir Dar invece, il CVM, Centro Volontari nel Mondo, realizza attività locali per dare opportunità di lavoro alla gente, soprattutto alle donne, motore dell’economia.

ANCHE QUEST’ANNO PER DESTINARE L’OTTO PER MILLE ALLA CHIESA CATTOLICA SI PUÒ USARE:

u la scheda 8xmille allegata al modello CUD che può essere consegnata entro il 30 settembre a un intermediario fiscale oppure in busta chiusa presso gli uffici postali. Inoltre è possibile trasmettere la scelta direttamente via internet. Anche chi non è più obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi, in prevalenza i pensionati e i lavoratori dipendenti senza altri redditi né oneri deducibili, possono comunque destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica attraverso la scheda 8xmille allegata al CUD. u il modello Unico da consegnare entro il 30 settembre direttamente via internet oppure tramite un intermediario fiscale. Chi invece non è obbligato all’invio telematico può effettuare la consegna dal 2 maggio al 30 giugno presso gli uffici postali. u il modello 730-1 allegato al modello 730 da presentare fino al 31 maggio per chi si rivolge ai Centri di Assistenza Fiscale (CAF) o entro il 30 aprile al proprio sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico).


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da ripatransone

a cura di a.g. - I.a.

Fondazione “Mercantini”: bilancio 2012 e prospettive 2013 A Ripatransone, alle ore 18 di mercoledì 24 Aprile 2013, nella sala di rappresentanza del municipio, si è svolta l’assemblea ordinaria dei soci della Fondazione “Luigi Mercantini”, presieduta dal presidente Prof. Marco Bagalini, il quale in apertura di seduta, ha relazionato sull’attività presente e futura della Fondazione, riferendo che nell’omonimo teatro attualmente si sta svolgendo una “Residenza Teatrale” a cura dell’Associazione “Strutture Primarie”, il cui titolare è l’attore regista Luciano Colavero, che vi sta allestendo il suo nuovo lavoro: “Studio su Madame Bovary”, prima tappa del progetto “Grandi romanzi”, con l’attrice Chiara Favero. Prossimamente vi si organizzerà un corso di “Approccio al teatro”, uno dei settanta progetti nell’ambito dell’iniziativa “Giovani di sesto senso”, predisposto dalla Cooperativa “Elabora” di Ascoli Piceno con altri partner, fra cui il Comune e la Fondazione “Mercantini” di Ripatransone, progetto che si è classificato primo in Regione, che l’ha finanziato interamente. Quindi il socio e dottore commercialista Giuseppe Cannella ha illustrato il bilancio consuntivo del 2012, che al 31 Dicembre si è chiuso con le seguenti risultanze: entrate euro 1.684,87; uscite euro 963,79; saldo di cassa euro 721,8. Poi è intervenuto il consigliere comunale delegato alla cultura Prof. Paolo Polidori, che ha esposto le condizioni che regolano la fruizione del teatro “Mercantini”. Infine ha ripreso la parola il presidente Prof. Bagalini per proporre di rinviare la nomina dei revisori dei conti, essendo necessaria preventivamente una modifica in merito dello statuto, che prevede esageratamente che tutti i revisori debbano essere iscritti al relativo albo, mentre normalmente si richiede l’iscrizione solo per il presidente. I soci, all’unanimità, hanno approvato la proposta. Presente all’assemblea della Fondazione, anche il sindaco di Ripatransone, Prof. Remo Bruni.

foto michettoni

Artista Gianduz: mostra di acrilici e foto a colori A Ripatransone, nella sala d’esposizione “Ascanio Condivi”, fino a mercoledì 1 Maggio 2013 si può visitare la mostra: “I luoghi dell’inconsio” di Giandomenico Negroni, in arte Gianduz, che vi espone nove acrilici e dieci foto a colori. Il vernissage si è svolto alla presenza, oltre che dell’artista naturalmente, del sindaco Prof. Remo Bruni, del consigliere comunale delegato alla cultura Prof. Paolo Polidori, degli assessori Dott. Roberto Pasquali e Dott.ssa Barbara Marinelli, del presidente dell’associazione Pro Loco Saverio De Angelis, del pittore Mario Vespasiani. Introdotto dal Prof. Polidori, l’artista brevemente ha illustrato la sua originale mostra, sintetizzando le due sezioni con la frase: “Ho reso le foto pittoriche”.

GIANDOMENICO NEGRONI nato a Camerino, vive ed opera tra Pioraco (Macerata) e Pescara, è un fotografo che ha maturato una grande formazione artistica e culturale. Nel 1983 si è diplomato presso il Liceo Artistico di Pescara, nella sezione di scenografia; presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata ha frequentato il laboratorio del Prof. G. Silla; nell’anno accademico 1989-90 ha conseguito la laurea in storia dell’arte discutendo la tesi: “Le nuove forme artistiche nell’epoca delle tecnologie avanzate e del consumismo”. Lavora anche con il bianco e nero ma predilige il colore: il fine è di ottenere dei lavori che siano il più possibile lontani da una semplice fotocopia della realtà. Molto bella una sua affermazione: “La fotocamera è solo una protesi….Con la sola tecnica si fa poco, è come il musicista che conosce le note, ma non dà vita, calore al brano che suona…”.

Tre studenti del liceo “Mercantini” di Ripatransone premiati a Firenze ad un concorso nazionale Tre studenti del Liceo Statale “Mercantini” di Ripatransone (I.S.I.S. “Fazzini-Mercantini”) Corso delle Scienze Applicate, classe I, e precisamente: Serena Gabrielli, Antonio Lanciotti e Francesco Traini, accompagnati dal docente coordinatore Prof. Giampiero Brinci, hanno partecipato, a Firenze, alla X edizione di ScienzAFirenze dal titolo: “Ordine e disordine nel mondo della natura. La dimensione sperimentale nello studio delle scienze”. L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione “Diesse Firenze e Toscana-Didattica e Innovazione scolastica. Centro per la formazione e l’aggiornamento”, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, e di enti locali. Nella sezione biennio con il titolo “Testa o croce?” i tre bravi studenti del “Mercantini” si sono classificati al secondo posto, con la seguente motivazione: “Una breve introduzione dei concetti chiave del calcolo della probabilità è la premessa del lavoro, che è consistito nella realizzazione di due programmi: uno in Visual Basic per la simulazione del lancio di un dado (eseguito con 60, 600 e 6.000 lanci); l’altro in Exel per la simulazione del lancio di due monete (eseguito con 50, 100, 500 lanci). I tre ragazzi hanno riflettuto sui risultati emersi, in particolare sulla legge dei grandi numeri e sul significato del concetto di probabilità”. Per questo encomiabile risultato grande soddisfazione e complimenti hanno espresso il dirigente scolastico dell’I.S.I.S. “Fazzini-Mercantini” di Grottammare-Ripatransone Prof.ssa Rosanna Moretti, il Prof. Giampiero Brinci e tutto il consiglio di classe, e naturalmente i compagni ed i genitori dei tre classificati.

LA CAMPAGNA “UNO DI NOI”

L’Unitalsi: “Affermiamo il valore della vita”. Con oltre 100mila soci, centinaia di treni e aerei che ogni anno muovono verso Lourdes e altri santuari mariani, l’Unitalsi è una delle più significative realtà dell’associazionismo cattolico. “Ci occupiamo di malati e di disabili”, spiega il presidente Salvatore Pagliuca, “e quindi comprendiamo bene il valore della vita, fin dall’embrione”. Le iniziative per la raccolta firme nelle centinaia di sedi in tutta Italia Luigi Crimella

Malati, disabili, persone che hanno bisogno di tutto per potersi muovere in qualche modo, eppure liete, addirittura “felici” quando si mettono in viaggio per Lourdes o Loreto o altri santuari mariani: questa è l’immagine tipica dell’Unitalsi (Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali). Con i suoi 110 anni di vita, è uno degli organismi più significativi del panorama associativo cattolico del nostro Paese. L’Unitalsi si è subito “schierata” a favore della campagna raccolta firme per la tutela dell’embrione umano e il suo presidente, Salvatore Pagliuca, fa parte del Comitato promotore. Il Sir lo ha intervistato. Ci descrive la vostra realtà? “I soci Unitalsi sono circa 100mila, divisi in venti sezioni regionali e 283 sottosezioni diocesane. All’interno di ogni sottosezione si trovano i gruppi parrocchiali, circa un migliaio su tutto il territorio nazionale. Siamo una realtà molto articolata, presente capillarmente in tutto il paese”. Perché lei chiederà a tutta l’Unitalsi di mobilitarsi per sensibilizzare gli aderenti, gli amici, i sostenitori a raccogliere le firme per “Uno di Noi”? “Anzitutto c’è un motivo di fondo e cioè che proprio nell’Unitalsi ci occupiamo di malati e disabili e quindi comprendiamo bene il valore della vita. Così la raccolta delle firme rappresenta una preziosa occasione per ribadire con partecipata convinzione il nostro impegno di coerenza per tutelare i valori della vita in tutte le sue forme. La nostra storia ci insegna che la sofferenza e la malattia rappresentano condizioni possibili dell’esistenza per tutti, e come tali vanno accolte e rispettate, fin dalla fase iniziale della vita stessa, cioè dall’embrione. Se dovessi trarre una sintesi di queste motivazioni, direi che è necessario che il concetto di vita sia costantemente in sintonia con la tutela e la dignità di ogni uomo”. Come vi state organizzando concretamente per la raccolta? “Per Lourdes abbiamo pensato a due modalità: la prima consiste nella raccolta di firme durante il viaggio in treno. La seconda è quella di allestire postazioni presso le nostre strutture a Lourdes, dove tra l’altro sarà anche possibile avvicinare i pellegrini che vi giungono o indipendentemente o legati ad altri organismi. Nelle nostre sezioni locali, invece, stiamo predisponendo la presenza di alcuni volontari che possono fare da supporto a una raccolta firme la più ampia possibile. Punteremo anche su singoli eventi come il raduno nazionale dei giovani di tutte le nostre sottosezioni a Civitavecchia, nei giorni 17-19 maggio, su invito del vescovo monsignor Luigi Marrucci, che è il nostro assistente nazionale. Durante quest’anno, tra l’altro, avremo altri incontri di rilievo, perché per noi è il 110 anno dalla fondazione”.

Cerimonia di premiazione del VII Concorso “La fede testimoniata e insegnata dal Venerabile Francesco Antonio Marcucci nel Piceno: possibili confronti con santi educatori ed evangelizzatori del territorio marchigiano” Lunedì 22 aprile il Polo Culturale S. Agostino di Ascoli Piceno ha accolto una folta schiera di bambini e di giovani attenti ed entusiasti, venuti con i loro docenti e dirigenti per partecipare alla cerimonia di premiazione del Concorso Marcucci. Fin dalle prime ore del mattino il personale del Polo, guidato dall’Assessore alle Politiche Scolastiche del Comune, dott.ssa Giovanna Cameli, si è mobilitato per accogliere gli oltre 350 studenti provenienti da varie scuole primarie e secondarie di I e II grado: gli Istituti Scolastici Comprensivi di “Spinetoli-Pagliare”, “Folignano-Maltignano”, “Borgo Solestà-Cantalamessa”, “Ascoli Centro-D’Azeglio”, “Castel di Lama Capoluogo”, “Force-S. Vittoria in Matenano”, “Fracassetti” di Fermo, “Rosa Venerini” di Ancona, la Direzione didattica Statale 2° circolo di Cervia (RA), il Liceo Scientifico “A. Orsini” e l’I.T.C.G.“Umberto I” della città. Il concorso è stato promosso dall’Istituto Suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione, in collaborazione con il Comune di Ascoli Piceno e con l’Ufficio Scolastico Regionale, nell’Anno della Fede, per offrire agli studenti spunti di riflessione e approfondimento sulla testimonianza di vita del Venerabile Marcucci, confrontata con altre figure di santità del territorio piceno. Un’autorevole commissione, presieduta dalla dott.ssa Cameli, ha valutato gli elaborati dei ragazzi, apprezzando il loro interesse per l’argomento, esposto con creatività e arricchito con riflessioni e preghiere personali, come quella che segue, scritta da bambini di una quarta primaria: “Caro Francesco Antonio, grazie perché ci dai la forza per studiare e ci fai sentire la Vergine Maria vicino al nostro cuore. Quando siamo soli e tristi, tu ci consoli, parlandoci dentro di noi. Un giorno, forse, ci incontreremo in Paradiso e ci racconteremo la nostra storia. Ti diamo un grande abbraccio, immenso come il mondo. Salutaci i santi e i nonni che sono con te”. La cerimonia si è aperta con i saluti delle autorità cittadine e religiose: il Sindaco Castelli, il Vice Sindaco Silvestri, l’Assessore Cameli e Don Orlando Crocetti. La responsabile del concorso, Suor M. Paola Giobbi, ha salutato tutti i ragazzi e ringraziato sentitamente gli insegnanti e i dirigenti per la collaborazione e l’impegno a trasmettere gli esempi di vita donati al territorio dal Venerabile Marcucci e ha donato loro il volumetto che raccoglie i “Pensieri per ogni giorno” del Venerabile, edito dalla LEV in questi giorni. Ha rivolto, poi, un particolare pensiero di apprezzamento anche per gli altri 350 studenti non presenti alla cerimonia, che hanno lavorato con uguale impegno e passione. Ai primi classificati di ciascuna sezione è stato offerto un viaggio premio, a scelta tra gli “Itinerari marcucciani”, realizzati con il contributo della Fondazione Carisap. Agli altri vincitori sono stati assegnati buoni acquisto per materiali scolastico e gadgets relativi alla tematica del concorso. Anche i non vincitori sono stati gratificati con un dono e un attestato di partecipazione. Il Gruppo Gabrielli, rappresentato dalla dott.ssa Laura Gabrielli, ha rallegrato la mattinata con una gradita merenda per tutti.


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AVVISO SACRO

Puoi metterci la firma.

Blue-cc

Anch’io sono stato un embrione.

Chiediamo all’Europa di fermare gli esperimenti che eliminano gli embrioni umani. Sostieni anche tu come cittadino europeo il diritto alla vita fin dal suo inizio. Firma sul modulo cartaceo oppure aderisci on line sul sito: www.firmaunodinoi.it.

Perché l'embrione umano è già uno di noi.

Iniziativa dei cittadini europei

Comitato Italiano UNO DI NOI - Lungotevere dei Vallati, 10 - 00186 Roma - Tel: 06.6830.8573 - 06.6880.8002


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Ciak si gira! Gita ACR con le famiglie... a Corinaldo di Niccolò Antolini, 1° media ACR parrocchia San Pio X

Domenica 21 Aprile le famiglie dell’AC parrocchiale di San Pio X sono andate in gita a Corinaldo per visitare la bellissima cittadina e per conoscere la vita di Santa Maria Goretti, che ora vi voglio raccontare brevemente. La sua è una storia un po’ complessa: nacque nel 1890 a Corinaldo terza di sei fratelli, tra cui una sorella; all’età di sei anni le morì il padre e così dovette aiutare la madre nei lavori di casa. Si trasferirono a Nettuno, una piccola cittadina in provincia di Roma. Nella nuova casa viveva un’altra famiglia composta da due figli e il padre: i Serenelli. Uno dei fratelli, Alessandro, si innamorò di Maria ma lei lo rifiutò. Provò più volte a conquistarla e un giorno, rimasti soli in casa, lui la minacciò con un coltello dicendole che o faceva quello che lui voleva oppure l’avrebbe uccisa. Lei col braccio lo scansò e gli disse che preferiva morire piuttosto che fare peccato, allora lui la uccise con 14 pugnalate. Questo fatto accadde alle tre del pomeriggio e lei arrivò in ospedale solo alle otto di sera. Dopo un giorno di agonia, lei era ormai vicino alla morte, così il prete di Nettuno le domandò: “Perdoni il tuo assassino?”e lei disse: “Si, perdono Alessandro e lo voglio vicino a me in paradiso”. Morì a soli 11 anni. Alessandro uscito di prigione si convertì e andò a lavorare in convento. Nel 1934 avvenne un fatto particolare: Alessandro, il giorno di Natale, andò a casa di mamma Assunta e gli chiese di perdonarlo, allora lei lo perdonò seguendo le orme della figlia. Quel giorno fecero la comunione insieme. Parlando della nostra gita, siamo partiti alle 8:10 dalla parrocchia San Pio X e siamo arrivati alle 10:00 per la messa. Lì, abbiamo visto dove Santa Maria Goretti fu battezzata. Poi abbiamo visitato il paesino di Corinaldo passando per la scalinata dove si trova il pozzo della polenta. La nostra guida Federico della parrocchia di Corinaldo ci ha portato a vedere un museo che espone i vestiti usati per il Palio e conosciuto di persona le sarte. Arrivati in centro abbiamo visitato il Santuario dedicato alla santa: qui ci sono, la reliquia del braccio di Santa Maria Goretti e le tombe di mamma Assunta e di Alessandro Serenelli. Il pranzo al sacco lo abbiamo fatto nel prato vicino alla casa natale di Santa Maria Goretti senza perdere l’occasione di visitarla. Un signore, che da bambino frequentava la casa dei Goretti ci ha raccontato più dettagliatamente la storia di Maria. Abbiamo scoperto che mamma Assunta è stata il primo genitore nella storia ad essere presente (in prima fila) alla santificazione di un figlio. Nella vecchia stalla della casa è stata ora ricavata una cappellina mentre al piano di sopra si può ancora ammirare la vecchia abitazione dei Goretti con il camino, le camere, il letto e la sedia a rotelle di mamma Assunta. Nel pomeriggio ci siamo recati al teatro Concordia di San Costanzo per assistere ad uno spettacolo: “Oh Orfeo, una favola barocca”. L’idea di andare a vedere una rappresentazione teatrale, è stata la conclusione perfetta del nostro cammino ACR “In cerca d’autore” che ha avuto come ambientazione il mondo del teatro. A fine spettacolo siamo ritornati a San Pio X. Questa gita è stato un modo per passare un momento piacevole insieme alle nostre famiglie, agli Educatori e ai ragazzi dell’ACR, e allo stesso tempo a insegnarci qualcosa di nuovo.

VALTESINO:

ANCHE QUEST’ANNO SI FA FESTA CON MARIA Di Alessio Rubicini

Come ogni anno Maggio in Valtesino vuol dire FESTA!!! È sempre una grande gioia, per tutti noi, ritrovarci ogni anno a celebrare la Festa della nostra Comunità. Nel suo messaggio alla Parrocchia in occasione della Festa, il nostro Parroco Don Luis evidenzia come “Siamo contenti di poter onorare la nostra patrona, la Madonna di Fatima, Madre del Signore Gesù, Morto e Risorto per noi! In Maria, la nostra Comunità vuole ispirarsi per vivere la propria esperienza di fede e partendo dalla sua devozione in Lei, madre della gioia, vuole far festa!. Il nostro far festa nasce dal cuore, dall’Incontro personale con Cristo Signore e, come dice Papa Francesco, dal sapere che con Lui non siamo mai soli...

Mentre si compiono atti di devozione in onore di Maria, ci lasciamo formare nel suo cuore come veri cristiani cioè veri imitatori di Gesù Cristo Signore. Sia chi come membro del Comitato si mette al servizio da tanto tempo e nei giorni della festa si dona senza riserve per la sua buona riuscita, sia i fedeli che con preghiere e con la loro partecipazione a tutti gli appuntamenti della festa si uniscono alla nostra gioia, sia quanti in momenti diversi manifestano la propria devozione con sincerità e altruismo, tutti siamo modellati secondo la forma di Cristo Signore”. Anche il nostro carissimo Franco Mosca, infaticabile Presidente del nostro Comitato Festa non ha fatto mancare il proprio saluto in occasione di questo importante appuntamento evidenziando come i giorni della Festa siano frutto di preparativi che iniziano mesi prima... Credo che se non fossi mosso dallo spettacolo che l’AMICIZIA ci offre ogni anno in mille occa-

sioni non riuscirei a pensare un solo altro anno di festa. Sì perché ciò che ci spinge, ogni anno, a metterci al servizio della Comunità è, in particolar modo, la bellezza dei rapporti che si rinsaldano, lo scambio di idee, l’aiuto reciproco, la scoperta di tante persone generose e coinvolte, l’emozione di vedere una Chiesa gremita, la soddisfazione che ci siano persone che partirebbero da lontano per passare semplicemente a dare un saluto” Come ogni anno, il programma della Festa prevede una sapiente combinazione di momenti di preghiera e momenti di divertimento: Dal 4 al 12 Maggio Novena in onore della Madonna di Fatima con Rosario e Santa Messa a partire dalle 18.30; Sabato 4 Maggio Santa Messa per i benefattori della Comunità Parrocchiale; Venerdì 10 Maggio, ore 21.15, Concerto Polifonico della Corale “Madonna di San Giovanni” di Ripatransone; Sabato 11 Maggio Rosario, Santa Messa e Fiaccolata in onore della Madonna di Fatima a partire dalle ore 19. A seguire musica, ballo, allegria e buon cibo per tutti Domenica 12 Maggio Sante Messe ore 8, 10.30 e 19. A partire dalle 11.30 solenne Processione accompagnata dal Corpo Bandistico “Città di Ripatransone”. Nel pomeriggio, a partire dalle 14.30, Raduno Fiat 500 d’epoca, musica, divertimento e ancora tanto buon cibo per tutti; Lunedì 13 Maggio Rosario, Santa Messa e Fiaccolata in onore della Madonna di Fatima a partire dalle ore 19.

Per ogni dettaglio sugli orari degli appuntamenti in programma in occasione della nostra Festa Parrocchiale è possibile consultare il nostro Sito Internet www.parrocchiamadonnadifatima.org. Venite tutti a far festa insieme a noi in onore della Madonna di Fatima. Vi aspettiamo in Valtesino dal 4 al 13 Maggio 2013.

30 anni di esperienza organizzando viaggi per le Parrocchie

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ANNO XXX N 15 5 Maggio 2013