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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO ANNO XXX N° 32/33 - 6 Ottobre 2013 € 1.00

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C’è politica e politica! Ma questa cui assistiamo in questi giorni, cos’è? A Casa Santa Marta, Papa Francesco ai cattolici: “I cittadini non possono disinteressarsi della politica, “nessuno di noi può dire: ‘Ma io non c’entro in questo, loro governano...’. No, no, io sono responsabile del loro governo e devo fare il meglio perché loro governino bene e devo fare il meglio partecipando nella politica come io posso’.”. Spesso mi son chiesto in questi mesi in cui siamo stati governati dalle cosiddette “larghe intese” che opinione ha di noi cittadini la classe politica ed ancor più i mezzi di comunicazione incapaci di filtrare le notizie spesso assurde e contraddittorie. È vero che veniamo da una storia in cui il popolo era trattato a panem et circenses , ma son passati secoli e un po’ di cervello in più credo ci sarà pure cresciuto. Certamente l’ultima votazione non è stata indice di particolare intelligenza credendo che bastasse un voto di protesta, comicamente espresso, per mettere le cose a posto con il risultato di rendere la nazione ingovernabile in un momento così difficile per l’economia mondiale. Non abbiamo creduto al governo Monti mortificandolo nelle preferenze, scegliendo

altri che hanno dimostrato un’incompetenza al limite del ridicolo. Non ci siamo rassegnati al sacrificio anche perché non sempre richiesto nella prospettiva di un bene comune ottenuto con giustizia. Ora siamo qui a leccarci le ferite che stanno andando in cancrena. Da più parti ci guardano con preoccupazione e non solo gli altri stati europei, non più disposti a sopportare le nostre bizzarrie. A questo punto è d’obbligo chiedersi: “Quale futuro?”. Le statistiche ci danno addosso, stati più in difficoltà di noi stanno migliorando a differenza di noi; sono notizie di questi giorni accompagnate quasi sempre dal numero di posti di lavoro che sistematicamente andiamo a perdere con esuberi contati a migliaia. Non ci fu detto che avevamo superato il momento catastrofico rispetto a chi è sceso in piazza a strillare la propria disperazione?

OTTOBRE MISSIONARIO

Sulle strade del Mondo con il coraggio di osare Siamo invitati a fare memoria del “Mandatum Novum” di Nostro Signore, nella consapevolezza che dobbiamo uscire “fuori le mura” delle nostre comunità, per raggiungere le periferie, le frontiere, tutto ciò che è distante da noi, non solo fisicamente, ma anche a livello esistenziale “Esorto i missionari e le missionarie, specialmente i presbiteri fidei donum e i laici, a vivere con gioia il loro prezioso servizio nelle Chiese a cui sono inviati, e a portare la loro gioia e la loro esperienza alle Chiese da cui provengono”. Queste parole di Papa Francesco, in occasione della Giornata Missionaria Mondiale 2013 (Gmm), illuminano cuore e mente e trovano un’efficace sintesi nello slogan scelto da Missio (Organismo pastorale della Cei) per l’intero mese missionario di ottobre: “Sulle strade del Mondo”. Segue a pag. 4

Quel miliardo di persone merita di vivere in un mondo migliore

Ed ora torna l’uragano a portar via le ultime speranze? Le promesse elettorali certamente vanno mantenute, ma quante, in passato, sono state ignorate e riproposte Reso noto il messaggio del Papa per la prossima Giornata mondiale del più di una volta anche da chi oggi ne fa un migrante e del rifugiato che verrà celebrata il 14 gennaio 2014. pretesto per altri motivi? Le famiglie sono già tanto preoccupate Francesco chiede “il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, per lo stipendio non più sufficiente, con la di disinteresse o di emarginazione - che, alla fine, corrisponde proprio minaccia della perdita del lavoro, di figli e alla cultura dello scarto - a un atteggiamento che abbia alla base la culnipoti che alimentano la tura dell’incontro” Luigi Crimella speranza in altre nazioni e il potere gioca al tiro alla Dopo la visita a Lampedusa, avamposto avamposto nel cuore del Paese della solidafune in una gara quanto dell’accoglienza in Europa dei migranti che rietà cristiana per migranti e rifugiati, che mai deprecabile da spazzar provengono dall’Africa e dal Medio Oriente; spesso sono solo “in transito” e diretti nei via le ultime risorse. Noi dopo la visita al Centro Astalli di Roma, Paesi del Nord Europa, ecco che Papa cattolici di fronte a questa Francesco torna a occuparsi, questa volta situazione cosa facciamo? con un “messaggio” destinato a fare il giro Ci uniamo al codazzo o del mondo, del tema delle migrazioni. reagiamo come ci chiede Questa mattina (24 settembre), in sala Papa Francesco il quale in stampa vaticana, è stato infatti presentato un’omelia pronunciata a “Migranti e rifugiati: verso un mondo miCasa Santa. Marta così ha gliore”, messaggio del Papa per la prosdetto: “Un buon cattolico si sima Giornata mondiale del migrante e del immischia in politica”, parrifugiato, che verrà celebrata il 19 gennaio tecipa come meglio può, 2014. dà “il meglio” di sé: “idee, Segue a pag. 4 suggerimenti, il meglio, ma soprattutto il meglio è la preghiera” per chi governa, perché ami il suo popolo, sia PAPA FRANCESCO AI CONGRESSISTI umile, ascolti le diverse opinioni, per scegliere la migliore strada. Amore ed umiltà sono due virtù che andrebbero eserciIl Pontefice ha tenuto la sua catechesi ai tate anche nella no1.600 catechisti accorsi a Roma da tutto il stra città, dove si mondo per l’Anno della fede. Il monito a “escontinua in azioni sere catechisti”, a non “fare i catechisti”. che nel mentre si Poi una confidenza sulla sua diocesi, Buenos Aires, rivelatrice della sua idea di mispropongono ad insidiare l’avversario posione: “Una delle periferie che mi fa male tanto è quella dei bambini che non sanno litico nocciono terrifarsi il Segno della Croce”. È lì che bisogna andare, perché i catechisti devono avere bilmente alla nostra “l’audacia di tracciare strade nuove” S.Benedetto. M.Michela Nicolais

“Basta statue da museo Catechisti andate senza paura nelle periferie”

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“No a gesti sconsiderati, prima viene il Paese”

ASIA/SIRIA - L’Arcivescovo greco-cattolico di Aleppo: ecco le cifre del disastro siriano

Il Paese ha bisogno di una politica responsabile La nota dell’Azione Cattolica a conclusione del Convegno Nazionale Riportiamo di seguito la Nota sulla situazione politica della Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica e dei Presidenti e Assistenti unitari diocesani dell’AC italiana a conclusione del loro Convegno nazionale, che di fatto apre il cammino che conduce alla XV assemblea nazionale dell’Associazione. Viviamo giorni drammatici. Alla già grave crisi economica che semina quotidianamente povertà e disperazione nelle famiglie italiane si aggiunge la sconsideratezza di una vicenda politica avvitata su se stessa, sempre più incapace di dare risposte ai bisogni reali del Paese e della nostra gente e che ormai è arrivata all’irresponsabilità istituzionale, con la messa in discussione degli stessi cardini su cui si fonda la Repubblica, l’equilibrio dei poteri e il sistema democratico che ne sono il fondamento. La politica e soprattutto alcuni dei suoi massimi protagonisti sembrano sempre più abdicare a principi connaturati alla gestione della res pubblica, alla ricerca del bene comune, preferendo perseguire i propri obiettivi per vie traverse, “salvare la pelle” ad ogni costo, senza preoccuparsi di proporre al Paese idee e programmi veri per affrontare la crisi economica e sociale, senza parlare ai giovani delle loro speranze e aspettative. La politica ha cessato di essere l’arte del governo della società ed è diventata, in uno dei momenti più drammatici della storia repubblicana, il luogo del tatticismo più esasperato che allontana chi ne nutre una concezione più nobile e attira chi sa nuotare nel mare delle meschinità dei piccoli interessi di parte. In Italia, i numeri della povertà sono in netto aumento. I dati più recenti parlano di circa 10 milioni di persone in condizione di povertà relativa e altri 5 in povertà assoluta. Questo significa che 10 milioni di italiani vivono con 500 euro al mese e altri 5 milioni con meno, visto che la povertà assoluta si misura in termini di beni e servizi di base necessari a garantire una vita dignitosa. Un recente rapporto denuncia che i redditi familiari sono ai livelli di 25 anni fa, mentre le spese obbligate - dalla casa alla scuola e alla salute - sono più che raddoppiate. Per 100 euro spesi nel 1992, oggi ne servono 160, a fronte di salari e pensioni praticamente rimasti invariati in termini di potere d’acquisto.

Solo negli ultimi 3 anni tra i giovani si è perso 1 milione di posti di lavoro. Mentre in discussione vi è dunque la stessa sopravvivenza delle persone, in queste ore, non si esclude la sciagurata ipotesi di un ritorno alle urne - per di più senza una nuova legge elettorale che garantisca ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti - che certo non serve al Paese, proprio quando qualche timido segnale di ripresa economia sembra affacciarsi all’orizzonte. L’Italia non se lo può permettere. Non si può permettere una classe dirigente non all’altezza di una Nazione che certamente soffre di molte contraddizioni interne al corpo sociale, ma ha ancora infinite risorse umane, culturali e sociali. I presidenti e gli assistenti diocesani dell’Azione Cattolica - riuniti a Roma per il loro Convegno, che di fatto apre il cammino che conduce alla XV assemblea nazionale dell’Associazione – nella responsabilità di un’associazione radicata su tutto il territorio nazionale e che giorno per giorno misura le ansie, le attese e la domanda di futuro di tanti italiani - sentono il dovere, come cittadini cristiani, di non tacere di fronte a quanto accade. Per questo a tutti chiediamo responsabilità e generosità, nel ricostruire la tela della speranza e restituire dignità a chi vive le troppe fatiche del tempo presente. A quel che resta della nostra classe politica, alle sue forze migliori chiediamo con forza di governare il Paese, di adoperarsi in modo adeguato, giusto e di largo respiro mediante interventi mirati a tutela innanzitutto delle situazioni più gravi, di promuovere condizioni di vita più solide per le famiglie e di garantire un futuro per le prossime generazioni. È questo il suo mandato, e non può essere più eluso.

Arcivescovo di Pesaro. Mons. Piero Coccia: “Combattiamo la crisi e incrementiamo l’offerta dei settimanali diocesani” PESARO - Si è tenuta venerdì 27 settembre a Pesaro l’assemblea dei delegati dei settimanali Diocesani delle Marche. L’incontro è stato aperto dal delegato regionale Carlo Camoranesi che ha illustrato i risultati ottenuti dalla Fisc Regionale in questo suo mandato triennale. Si è poi passato al primo punto all’ordine del giorno che è stato il rinnovo del delegato regionale per la Fisc per il prossimo triennio. All’unanimità è stato riconfermato il delegato uscente Carlo Camoranesi tra gli applausi dei presenti. All’assemblea ha preso parte anche il Presidente Fisc Francesco Zanotti che ha illustrato il programma dell’assemblea elettiva nazionale che si terrà a Roma dal 28 al 30 novembre. Durante l’incontro è intervenuto anche l’arcivescovo di Pesaro S.E.R. Mons. Piero Coccia: “Il vostro è un servizio molto importante per la Chiesa, perché permette di far arrivare ai fedeli la nostra voce.

Bisogna impegnarci tutti affinché vi sia sempre una maggiore qualificazione e una maggiore diffusione dei settimanali. La nuova evangelizzazione passa anche per i mass media e per i mezzi che ci è possibile utilizzare. Siamo in un momento di fermento in cui dobbiamo “combattere” la crisi e in cui dobbiamo “combattere” la buona battaglia della fede. I nostri settimanali non devono essere un bollettino parrocchiale, ma dobbiamo sempre di più diffonderli e radicarli nel territorio”. Dopo un momento di confronto sulle questioni economiche e sulle varie proposte per rendere presenti anche sui nuovi mezzi di comunicazione, i settimanali diocesani, la riunione si è conclusa con il convivio presso la Caritas di Pesaro. Simone Incicco

Le cifre della catastrofe siriana non si fermano al devastante conteggio dei morti e dei feriti. In una nota inviata all’Agenzia Fides, l’Arcivescovo Jean-Clément Jeanbart, Metropolita di Aleppo dei greco-cattolici, raccoglie altri dati quantitativi che contribuiscono a far comprendere le dimensioni del disastro. “In questi ultimi mesi, solo a a Aleppo” racconta l’Arcivescovo “1400 fabbriche e officine sono state saccheggiate, demolite o bruciate, mentre in tutto il Paese più di duemila scuole sono state devastate o messe fuori uso, 37 ospedali insieme sa un migliaio di piccole cliniche e dispensari sono stati vandalizzati. La gran parte dei silos di grano sono stati svuotati, le centrali elettriche sabotate, le linee ferroviarie smantellate e le strade bloccate e rese pericolose e impraticabili a causa della bande armate che terrorizzano i viaggiatori che osano spostarsi e si azzardano a uscire fuori città. Davanti a queste avversità e alle sventura in cui siamo precipitati” aggiunge mons. Jeanbart “non ci resta che affidarci alla Misericordia divina, la sola capace di liberarci e ristabilire la pace nel Paese. (…). Che la Santa Croce del Signore illumini quelli che hanno il potere. Noi non possiamo che ringraziare Papa Francesco per i suoi appelli ripetuti e insistenti alla preghiera per la pace in Siria. (GV) (Agenzia Fides 25/9/2013).

Il Papa aveva ragione

La preghiera per la pace del Vescovo di Roma è stata esaudita, e la sua valutazione della situazione internazionale si è rivelata giusta Di P. Alfonso M. Bruno, FI

Quando il Papa, mentre in Siria sembrava imminente da una parte un attacco degli Stati Uniti contro il regime di Assad, data la responsabilità del dittatore di Damasco nello sterminio dei civili con le armi chimiche, e dall’altra parte una azione di difesa del regime da parte della Russia, con la conseguente destabilizzazione dell’intero Medio Oriente ed tutto il quadro dei rapporti internazionali, invitò gli uomini di buona volontà, compresi i non credenti, ad unirsi a lui nel chiedere la preservazione della pace, sentimmo che potevamo assecondarne soltanto in un modo: dando diffusione al suo messaggio, spiegandolo ed invitando a riflettere sui contenuti. Due punti dell’omelia risultarono particolarmente chiari: in primo luogo, Bergoglio non prendeva posizione in favore di alcuna delle parti in conflitto: questo rientra nella linea cui tradizionalmente la Santa Sede si attiene in presenza di situazioni di guerra. Tuttavia, nel caso specifico, non mancavano pressioni sul Vaticano dirette a fare propendere il Papa verso un orientamento favorevole alla parte con cui erano schierati i Cristiani, e cioè il regime: il Papa non lo fece, dando prova del fatto che non vi è nessuna differenza tra gli uomini quando la loro esistenza è sacrificata o messa in pericolo; né vi è differenza tra l’oppressione sofferta dall’una o dall’altra fede religiosa. Non si dimentichi che il conflitto in Siria è sorto per via precisamente dell’oppressione - in questo caso

da parte di una minoranza nei confronti di una maggioranza - degli Alawiti sui Sunniti. Certamente molta attenzione veniva prestata in quel momento alle parole di Bergoglio nell’ambiente musulmano: uno sbilanciamento in favore dei Cristiani da parte del Papa sarebbe stato percepito come la prova di una persistenza nella Chiesa di una mentalità antislamica ed ancora condizionata dal colonialismo.

L’altro punto del discorso del Pontefice che richiamò l’attenzione fu la condanna dell’uso delle armi di sterminio a danno dei civili: precisamente su tale questione la guerra poteva allargarsi e degenerare, oppure - superati i limiti posti dalla comunità internazionale - prendere il cammino di una soluzione negoziata e pacifica. Il voto con cui il Consiglio di Sicurezza ha sancito la ritrovata unità tra Russi ed Occidentali sul problema della Siria ci da finalmente la certezza che questa strada è stata imboccata: esso determina infatti, in modo indiretto ma anche inevitabile, il cessate il fuoco tra le parti.

Proprietà: “Confraternita SS.mo Sacramento e Cristo Morto”

SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO

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Anno della Fede Parola del Signore XXVII Domenica Ordinaria

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dal VANGElO secondo luCA Gli apostoli dissero al Signore: [6]”Aumenta la nostra fede!”. Il Signore rispose: “Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe. [7]Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? [8]Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? [9]Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? [10]Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”. DAl VAngelo DI lUCA 17,5-10 Leggendo questo brano dovremmo fare lo sforzo di meditarlo al contrario, soppesando prima i versetti dal 7 al 10 poi il versetto 6. Guardando il brano in questo modo notiamo che Gesù dà una lettura molto forte e molto esigente del rapporto tra l’uomo e Dio (siamo sevi inutili), ma non è come potrebbe sembrare uno sfruttamento, è una riflessione fatta a partire dal punto di vista della FEDE, della esigenza forte e assoluta dell’AMORE. Ripensiamo ad Abramo, a cui Dio chiede la prova del sacrificio del suo unico figlio, a Maria a cui viene chiesta una partecipazione al disegno di Dio senza tentennamenti, a Giuseppe che senza potersi appigliare a nessun segno, a nessuna evidenza (se non la sua fede) si vede costretto a una trasformazione radicale del suo progetto di vita e a seguire in continuazione indicazioni dall’ALTO senza battere ciglio. Ma soprattutto pensiamo a Gesù che per esigenza dell’Amore, del suo amore per noi, suoi piccoli e immeritevoli fratelli giunge ad

annichilirsi – annientarsi - dalla sua divinità alla nostra umanità, e a morire sulla croce per noi uomini, per la nostra salvezza. Ricordiamo che la croce era la condanna a morte degli schiavi e Gesù era ed é uno schiavo, SCHIAVO del suo immenso AMORE per noi. L’uomo più libero del creato si fa schiavo per amore nostro, uomini ingrati e di dura cervice che ci scandalizziamo perché Dio osa chiederci di corrispondere al suo amore, pronti e buoni solo a lamentarci della esigente richiesta di Dio. Ma una cosa è certa, Dio per il suo progetto non vuole mammolette, ma uomini (maschi e femmine) con una spina dorsale forte, uomini pronti a rischiare la propria vita in questa “scommessa”, in questo cammino duro e difficile, che dona pace e letizia, e dà a chi ha fiducia in Lui la possibilità di compiere grandi opere, anche più grandi delle sue (Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe). E allora, uniamoci anche noi a quella bellissima richiesta degli apostoli, che capiscono che solo con il suo aiuto possono seguirlo sulla strada dell’amore: SIGNORE AUMENTA LA NOSTRA FEDE. Riccardo PILLOLE DI SAGGEZZA: L’AMORE SI PAGA CON L’AMORE (SAn gIoVAnnI DellA CRoCe) L’AMORE CHE PROVIAMO PER DIO SI NUTRE DELLE COSE DIFFICILE CHE FACCIAMO PER LUI. (loUIS loCHeT)

Incontri Pastorali del Vescovo duRANTE lA SETTIMANA 6-13 OTTOBRE 2013 Domenica 6 ottobre Ore 09.00 Martinsicuro Madre Teresa di Calcutta: S. Messa, con S. Cresime Ore 10.30 Centobuchi Regina Pacis: Saluto al nuovo gruppo scout Ore 11.30 S. Benedetto Tr. Sacra Famiglia: S. Messa, con S. Cresime Ore 19.00 S. Benedetto Tr. S. Filippo Neri: S. Messa con Battesimo Martedì 8 – Giovedì 10 ottobre Roma Visita ai Dicasteri Pontifici

Sabato 12 ottobre Ore 17.00 S. Benedetto Tr. Abbazia: S. Messa, con S. Cresime Domenica 13 ottobre Ore 09.00 Paolantonio S. Messa, con S. Cresime Ore 11.00 Grottammare S. Pio V: S. Messa, con S. Cresime Ore 17.00 S. Benedetto Tr. Abbazia: S. Mesa in occasione del S. Patrono

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Nell’imminenza e all’inizio della Pasqua ebraica

128. L’ULTIMA CENA DI GESÙ NEL CENACOLO Leggiamo Mt 26,17-25 che ci porta al giorno 14 nisan, quando si facevano i preparativi per la Pasqua e al pomeriggio dello stesso 14 nisan, cioè, il 15 nisan in quanto il giorno liturgico iniziava il pomeriggio e finiva con il pomeriggio successivo. Gesù muore le tre pomeridiane, quindi nel mezzo della Pasqua. 1. La prima parte della giornata del 14 nisan. La Pasqua ebraica si celebrava nel plenilunio dopo l’equinozio della primavera. “Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: ‘Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?’. 18 Ed egli rispose: ‘Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli’. 19I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua” (Mt 26,17-19). Il primo giorno degli azzimi, cioè il giorno solare del 14 nisan, era riservato alla preparazione della Pasqua: l’eliminazione del pane fermentato, l’acquisto delle erbe amare, l’uccisione dell’agnello. Era chiamato “degli azzimi” perché si incominciava già a mangiare solo pane azzimo, in quello e nei sette giorni successivi. “Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?”. La formulazione della domanda riserva una sorpresa, quasi che la Pasqua riguardi solo Gesù; si notino: “per te”, “perché tu possa…”. Ancor più significative sono le parole che i discepoli devono rivolgere a un tale: Il mio tempo (ho kairòs mou) è vicino… Gesù si riferisce chiaramente al suo tempo, kairós, quello della sua passione, morte e risurrezione, già preannunciato da lui più volte. Quindi, i discepoli parlano della Pasqua secondo il rituale ebraico; Gesù pensa alla sua Pasqua di morte e risurrezione. Tuttavia, Matteo conclude dicendo che “i discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù e prepararono la Pasqua”. 2. Il pomeriggio dello stesso giorno che – ricordiamo - era, per gli ebrei, l’inizio del 15 nisan, il giorno di Pasqua. “Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. 21Mentre mangiavano, disse: ‘In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà’. 22Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: ‘Sono forse io, Signore?’. 23 Ed egli rispose: ‘Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. 24Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!’. 25Giuda, il traditore, disse: ‘Rabbì, sono forse io?’. Gli rispose: ‘Tu l’hai detto’” (Mt 26,20-25). Siamo alla sera e la Pasqua ha inizio per prolungarsi fino al tramonto del giorno successivo. A questo punto dovrebbe incominciare il rito della Pasqua ebraica descritto dalla Mishna, Seder II, Pesachim, ma di esso non si fa nessun cenno. Invece, Gesù riprende il tema del tradimento, già

presentato in 26,2 (vedi puntata n. 126), e rimane soltanto su quel tema. Rivela anche chi sarà l’esecutore , cioè Giuda. Nasce il problema di natura storica: l’ultima Cena di Gesù fu, o no, una cena pasquale ebraica? 3. La posizione di Giovanni. E’ questa: l’ultima Cena non fu una cena pasquale. Infatti, durante il processo, quindi dopo la cena del Cenacolo, i giudei “Condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua” (18.28); Pilato, a sua volta, ricorda ai giudei: “Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?» (18,39); ed essi scelgono Barabba. Poco dopo viene spiegato che: “Era la Parasceve [la Preparazione] della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: ‘Ecco il vostro re!’” (19,14). Ripete che, quando Gesù morì “Era il giorno della Parasceve” e i giudei chiedono che i condannati non rimangano sulla croce durante il giorno di Pasqua. Ripete la cosa in occasione della sepoltura: “Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei…, posero Gesù (19,42). Questi testi escludono la Pasqua.

4. La posizione di Matteo. E’ la più vicina a quella di Giovanni, in quanto non si interessa della Pasqua, ma del tradimento. Forse fa un richiamo alla Pasqua nella frase: “Dopo aver cantato l’inno” (Mt 26,39) che rimanderebbe ai Salmi 113-118 recitati in quella festa. Si noti che la tesi di Joachim Jeremias, tutta per la cena pasquale del Gesù storico, a ragione, non ha certo raggiunto l’unanimità degli studiosi. 5. Cosa concludere? Prescindendo dalle ipotesi se Gesù ha anticipata, se ha seguito calendari diversi e altro, è impossibile negare del tutto qualche cosa di pasquale, Rimane vero il fatto che Matteo non fa spazio per la Pasqua del rituale ebraico. Si riporta solo a un certo clima pasquale e punta decisamente su Gesù, che la vera Pasqua. Era questa già la linea di Paolo: “Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato” (1Cor 5,7); come anche quella di Pietro: “Cristo, agnello senza difetti e senza macchia” (1Pt 1,19) e quella dell’Apocalisse: “Agnello, in piedi, come immolato” (Ap 5,6). E’ anche la nostra. Crocettigiuseppe@yahoo.it

Buon catechismo a tutta la Diocesi! Ormai in tutta la diocesi i gruppi di catechismo si preparano alla partenza di un nuovo anno insieme. Il cammino che l’Azione Cattolica propone ai ragazzi porta il titolo “Non c’è gioco senza te” e si incentra sui temi della gioia e della compagnia, che si riflettono nelle realtà della carità e della comunione. Il gioco è espressione di relazioni vissute in modo spontaneo, di un approccio all’altro e alla vita che sa coinvolgere e permette di mettersi e mettere in discussione. L’icona biblica che accompagna questo cammino è “Quelli che troverete chiamateli” (Mt 22, 1-14), un invito a volgere lo sguardo verso l’altro e fare scelte di solidarietà, aprendosi anche alla concretezza della vita cittadina, nella quale si può vivere concretamente la fede. All’apertura poi si è chiamati anche in contesto ecclesiale, perchè la fede non può mai essere vissuta da soli, nei ristretti spazi delle nostre sicurezze. Auguriamo a tutti i ragazzi e ai loro educatori di vivere in pienezza questo nuovo anno, crescendo nella consapevolezza di se stessi e delle realtà che li circondano, metDa l’Ancora on line Simone Caffarini tendosi sempre più, come il tema suggerisce, in gioco.


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Papa Francesco ad Assisi il 4 Ottobre 2013 giorno delle celebrazioni di San Francesco patrono d’Italia. In risposta all’invito di monsignor Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi, e degli altri Vescovi Umbri, è stata confermata la visita di Papa Francesco ad Assisi, nel giorno dei festeggiamenti in onore di San Francesco. Le celebrazioni per la ricorrenza del santo Patrono d’Italia del prossimo 4 ottobre si preannunciano così come evento straordinario. Papa Bergoglio sarà il diciannovesimo successore di Pietro a giungere nella città serafica, in ben sei occasioni visitata da Giovanni Paolo II, mentre due sono state le visite effettuate da Papa Benedetto XVI. In un precedente 4 ottobre, quello del 1962, di ritorno da Loreto alla vigilia del Concilio Vaticano II giunse ad Assisi, in treno, Papa Giovanni XXIII. Il 3 e 4 Ottobre e nelle giornate di preparazione antecedenti, come tutti gli anni, si terranno ad Assisi e Santa Maria degli Angeli, grandi festeggiamenti, celebrazioni, solenni cerimonie, canti e danze popolari in onore di San Francesco Patrono d’Italia. Quest’anno le celebrazioni, con la visita di Papa Francesco avranno un’impronta di eccezionalità. Tra l’altro, per la ricorrenza del 4 ottobre, sarà proprio la Regione Umbria, dopo vent’anni, a donare l’olio per la lampada che sta perennemente accesa, sulla tomba di San Francesco d’Assisi, simbolo di pace che tiene viva in tutti noi la fiamma della fede in Dio e dell’amore verso la sua Chiesa. San Francesco è stato proclamato patrono principale d’Italia il 18 giugno 1939 da papa Pio XII, che lo definì: “Il più italiano dei Santi, il più Santo degli Italiani” e da allora una regione d’Italia a turno, secondo un calendario stabilito, offre l’olio per la lampada dei comuni d’Italia che arde sulla tomba del Santo Patrono, come simbolo di gioia, rinnovamento e rinascita.

Difficoltà e risorse nella vita di coppia I coniugi Ventriglia parlano di legami liquidi SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Mantenere la rotta: essere coppia nell’era dei legami liquidi”, questo il titolo del nuovo incontro organizzato dal Centro Famiglia sotto l’egida della Fondazione Carisap e la partecipazione di partner e sponsor come l’Ambito Territoriale Sociale 21, le parrocchie Sant’Antonio e San Filippo Neri, le Isc Centro e Nord e il Comune sambenedettese. L’appuntamento, inserito nell’ampio progetto “La famiglia per la famiglia”, è per venerdì 11 ottobre alle 21.15 presso l’auditorium comunale di viale De Gasperi; a guidare l’incontro formativo di estrema contemporaneità saranno i coniugi Ventriglia che approfondiranno le difficoltà e le risorse della vita a due traendo spunto dalla loro ultima pubblicazione “Le spie rosse dell’amore – Cosa non fare nella vita di coppia”. L’amore liquido, come insegna Zygmunt Bauman, rappresenta il nuovo disagio dell’affettività che si dimostra sempre più fragile di fronte alla frammentazione e all’individualismo della vita moderna che talvolta non trova appigli concreti per consolidarsi. Insomma, l’incontro di venerdì 11 sarà una nuova opportunità, secondo i principi che muovono l’associazione di volontari Centro Famiglia, per rinsaldare i legami familiari e offrire un’ancora a sostegno delle famiglie in difficoltà. dalla prima pagina

Quel miliardo di persone merita di vivere in un mondo migliore Una lunghezza di quattro-cinque cartelle fitte, tradotto come al solito nelle principali lingue, il documento è pronto per essere inviato a tutte le nunziature della Santa Sede in giro per il mondo e quindi ad essere diffuso tra i fedeli dei cinque continenti tramite le diocesi e le parrocchie. Il cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti, che lo ha presentato alla stampa, ha voluto sottolineare che “sarebbe importante se anche a livello della società civile, dei governi e del mondo politico ci fosse un’adeguata accoglienza di testi come questo. Per raggiungere questo fine - ha aggiunto - è molto importante il ruolo dei mass media, chiamati a divulgarne i contenuti e a ‘stuzzicare’ i politici che debbono agire nel senso di contribuire a risolvere i problemi dei migranti”. Cosa dice il Papa nel messaggio. Nel suo messaggio, Papa Francesco riflette prima sul fenomeno e sui suoi risvolti di natura umana, sociale, religiosa.

Quindi formula alcune proposte per avviare una soluzione che sia in linea col rispetto della persona di ogni migrante. Nota che “non di rado, infatti, l’arrivo di migranti, profughi, richiedenti asilo e rifugiati suscita nelle popolazioni locali sospetti e ostilità”. “I mezzi di comunicazione sociale, in questo campo, hanno un ruolo di grande responsabilità: tocca a loro, infatti, smascherare stereotipi e offrire corrette informazioni, dove capiterà di denunciare l’errore di alcuni, ma anche di descrivere l’onestà, la rettitudine e la gran-

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OTTOBRE MISSIONARIO

Sulle strade del Mondo con il coraggio di osare

Ecco che allora siamo invitati a fare memoria del “Mandatum Novum” di Nostro Signore, nella consapevolezza che dobbiamo uscire “fuori le mura” delle nostre comunità, per raggiungere le periferie, le frontiere, tutto ciò che è distante da noi, non solo fisicamente, ma anche a livello esistenziale. Si tratta in sostanza di operare un decentramento nel nostro “modus vivendi”, a fianco dei poveri, degli ultimi, nei bassifondi dove sono relegati. Essere credenti, infatti, significa assunzione delle proprie responsabilità rispetto alla conversione del cuore, al bene condiviso, alla pace, alla giustizia, alla riconciliazione, al rispetto del creato. A parte quelle terre dove si combattono guerre a tutto campo – dalla Siria all’Iraq, dalla Somalia alla regione sudanese del Darfur, dalla Repubblica Centrafricana all’ex Zaire – o le grandi baraccopoli latinoamericane, asiatiche o africane, vi sono degli areopaghi esistenziali che vanno oltre la categoria geografica. Basti pensare alla crisi dei mercati che ha penalizzato un numero indicibile di persone, a cui è negato il lavoro e dunque, come ha detto recentemente Papa Bergoglio a Cagliari, la dignità della persona umana “creata a immagine somiglianza di Dio”. Inutile nasconderselo, se la dimensione religiosa viene spesso  percepita, nella nostra società globalizzata, come un qualcosa di accessorio se non addirittura alienante è perché non abbiamo compreso che il perimetro della speranza non può coincidere con quello delle sacrestie, ma abbraccia il mondo intero. Papa Francesco che viene dalla “fine del mondo”, come i nostri missionari, ha il coraggio di osare: è convinto più che mai dell’urgenza di rendere intelligibile il Vangelo, rinunciando agli orpelli delle corti medievali.

È così che ci piace immaginarci missionari e con questo spirito vogliamo festeggiare l’Ottobre Missionario. Da una parte, c’è il nostro dovere di annunciare e testimoniare la Buona Notizia, mentre dall’altra può manifestarsi l’adesione o il rifiuto di qualsivoglia interlocutore. Ciascuno alle prese con la più problematica delle saggezze: il dubbio. Qui non discutiamo affatto sulle verità rivelate, ma sulle modalità che perseguiamo nell’affermarle. Quante volte, ammettiamolo, le nostre promesse si sono dissolte come fossero bolle di sapone o i nostri gesti hanno offuscato il mistero dell’amore. Ecco che allora, accanto ai valori manomessi dalla Storia, si evince sempre più il bisogno di realizzare un radicale rinnovamento del nostro modo di vivere la missione. Al di là delle più sante intenzioni, come peraltro ha stigmatizzato, in più circostanze, Papa Bergoglio, la missione non può ridursi ad un insieme di “cose da fare” o in un’organizzazione umanitaria molto efficiente, ma a volte poco credibile dal punto di vista testimoniale. Non sarà, pertanto, il fascino delle opere, né le promesse di sviluppo e di progresso, ciò che evangelizza, ma la fede del discepolo, in periferia, a fianco dei poveri. A noi il compito di comprendere le provocazioni a tutto campo del Vescovo di Roma, in un mondo che ha fame e sete di Dio. A pensarci bene, con i suoi gesti e le sue parole, egli ci sta provocando, ricordandoci che l’orizzonte assoluto sotto cui pensare le verità rivelate non può ridursi alla dottrina “tout court”. Esse devono tornare ad essere evidenti, dunque comprensibili, nel vissuto delle nostre comunità. Perché il cristianesimo, è bene rammentarlo, rimane, sempre e comunque, un’esperienza che cambia la vita.

dezza d’animo dei più”. Secondo Papa Francesco “è necessario un cambio di atteggiamento verso i migranti e rifugiati da parte di tutti; il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione - che, alla fine, corrisponde proprio alla ‘cultura dello scarto’ - a un atteggiamento che abbia alla base la ‘cultura dell’incontro’, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno, un mondo migliore”. Incoraggia, quindi, ad agire sul piano della cooperazione allargata a livello internazionale, così da approntare modalità d’intervento efficaci. Invita i singoli Paesi a offrire al proprio interno condizioni migliori di vita, per evitare il più possibile la via obbligata delle migrazioni di massa. Infine chiede opportuni provvedimenti per favorire il superamento dei pregiudizi da parte dei paesi di arrivo. Dopo aver ricordato che lo stesso Gesù è stato insieme “migrante” e “rifugiato” per sfuggire alla

persecuzione di Erode, Papa Francesco fa appello alla carità di uomini e istituzioni per “la costruzione di una società più giusta, una democrazia più compiuta, un mondo più fraterno”. Sarà accolto il suo appello?

giulio Albanese


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SUI PASSI DI FRANCESCO

Lo sguardo benevolo sull’Italia e gli italiani

L’alleanza con i giovani che “nella Chiesa ci sono” è il segno della giovinezza della Chiesa italiana, ma è anche il contrafforte naturale alla scommessa del cardinale Bagnasco sulla famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, come “cellula sorgiva di relazioni, primordiale scuola di umanità”. Nessuna forma di “ingerenza spirituale” o di “molestia spirituale”, ma una difesa serena e positiva del valore dell’umano Domenico Delle Foglie

Se si dovesse utilizzare un termometro per misurare il grado di sintonia fra la Chiesa italiana e Papa Francesco, la temperatura sarebbe davvero calda. Di quel calore dell’anima più volte evocato dal Papa nei suoi incontri. Testimoniato dai suoi sorrisi aperti e incoraggianti, dagli abbracci che disorientano e sorprendono i suoi ospiti, dalle strette di mano mai negate, dalle carezze per i più piccoli, dalle attenzioni tutte speciali per i poveri di ogni periferia. E più che nell’accettazione, tutt’altro che formale da parte dei vescovi, delle sue indicazioni generali alla Cei (proseguire il dialogo con le istituzioni culturali, sociali e politiche; rendere forti le Conferenze episcopali regionali perché siano voci delle diverse realtà; rivedere il numero delle diocesi italiane), sta nelle parole e nello stile del cardinale Angelo Bagnasco la cartina di tornasole di questa precisa volontà di assecondare il Magistero di Francesco, senza se e senza ma. Anzi con slancio apostolico e missionario, nella perfetta adesione a quella traccia indelebile che vuole i cristiani “decentrati”, perché al centro della vita di tutti, pastori e gregge, c’è Lui: Gesù Cristo. La stessa intonazione generale della prolusione del cardinale presidente al Consiglio permanente della Cei risponde a questa urgenza: confermare che in questo cammino missionario la Chiesa italiana, le Chiese in Italia, sapranno andare incontro al popolo con la mitezza, la misericordia e il discernimento necessari all’urgenza dei tempi. Parole di grande affetto e gratitudine il cardinale riserva ai giovani dopo la splendida avventura della Gmg: “Ci hanno chiesto, con la potenza contagiosa della loro giovinezza, una cosa semplicissima, umana e divina insieme: ci chiedono di ‘stare con loro’. Uno stare con loro che rispecchia la compagnia di Gesù e che rimanda a Lui; che prolunga lo stile dell’incarnazione di Dio, il quale ha piantato la sua tenda nel mondo e dimora tra le case degli uomini per poter albergare nel cuore di ciascuno. Essi non vogliono essere esclusi dall’avventura né della vita né della Chiesa, ma vogliono imparare a vivere ‘decentrati’ su Cristo ‘sine glossa’, sul Vangelo senza letture ideologiche né di tipo pelagiano né di tipo gnostico, di vivere la Chiesa senza storture funzionaliste o clericalismi”. E questo “stare con

loro” avrà il marchio indelebile della misericordia. Ma il cardinale ha un pensiero anche per sé, per i vescovi e per i sacerdoti: “La vostra richiesta incoraggia noi e i nostri sacerdoti, cari giovani, ci invita a non cedere alla tentazione dello scoramento quando non vediamo i frutti, quando ci sembra di non trovare le vie di accesso ai vostri cuori. E ci sprona a starvi accanto con lo stile del buon pastore, che con pazienza percorre ogni via per cercare il suo gregge, con mitezza lo richiama, con misericordia lo accoglie. Che si pone davanti per dare l’esempio, in mezzo perché resti unito, dietro perché nessuno rimanga indietro, e perché lo stesso gregge ha, per così dire, il fiuto nel trovare la strada”. Quest’alleanza con i giovani che “nella Chiesa ci sono” è il segno della giovinezza della Chiesa italiana, ma è anche il contrafforte naturale alla scommessa del cardinale Bagnasco sulla famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, come “cellula sorgiva di relazioni, primordiale scuola di umanità”. La difesa della famiglia e del matrimonio, nella cornice delineata dalla Costituzione italiana, non ha nulla di quella “ingerenza spirituale” o di quella “molestia spirituale” denunciate, a più riprese, dallo stesso Papa Francesco. Il cardinale esprime tutto il bene che lui - e noi popolo di Dio - vediamo nella famiglia naturale, che chiama in causa il bene comune. È “ingerenza” affermare che “la tenuta sociale non dipende in primo luogo dalle leggi, ma dalla solidità della famiglia, aperta alla trasmissione della vita e prima palestra di legami?”. È “ingerenza” sostenere che “lo Stato non è necessitato a impegnarsi con ogni desiderio individuale, ma solo con quelle realtà che hanno rilevanza per il ‘corpo sociale’ nel suo presente e nel suo futuro?”. È ingerenza ribadire che “nessuno dovrebbe discriminare, né tanto meno incriminare in alcun modo, chi sostenga ad esempio che la famiglia è solo quella tra uomo e una donna fondata sul matrimonio, o che la dimensione sessuata è un fatto di natura e non di cultura?”. Tutto questo, comunque vadano le cose, potrà mai far venir meno lo sguardo benevolo, compassionevole e misericordioso della Chiesa e dei cristiani, per tutti gli uomini e le donne di questo Paese? No, non accadrà mai.

PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA UN INCENTIVO FISCALE COMUNALE CONTRO TUTTO IL GIOCO D’AZZARDO È stato deciso dai comuni della Riviera delle Palme, nelle Marche: San Benedetto del Tronto, Grottammare, Cupra Marittima su proposta della Cooperativa Sociale Onlus Ama-Aquilone Quando il gioco d’azzardo penetra anche nei contesti sociali legati alla vita quotidiana diventa sempre più urgente la necessità di porvi un freno. Per questo motivo è nato, circa un anno fa, Rien Ne Va Plus, l’ambulatorio per il trattamento del gioco d’azzardo patologico che ha sede a San Benedetto del Tronto, in via Pasubio 78. Lo sportello è nato nel 2012 per iniziativa della cooperativa Ama-Aquilone e da qualche mese si è arricchito di un sito internet dedicato (www.nongiocopiu.it) che ha lo scopo di in-

Partecipiamo al lutto che ha colpito la Diocesi di Ascoli Piceno per la morte del Vescovo Mons. Silvano Montevecchi La notizia della morte di S.E.R. Mons. Silvano Montevecchi, Vescovo della confinante diocesi di Ascoli Piceno, ha lasciato un sentimento di profonda generale mestizia nella nostra diocesi. Era conosciuto e stimato per le varie volte che ci ha onorato della sua presenza. È un lutto questo che colpisce tutti. Il nostro Vescovo, Mons. Gervasio Gestori, il Clero e i fedeli sono particolarmente vicini in questo momento alla Diocesi di Ascoli Piceno con la preghiera: invocano Dio, perché questo Pastore della Chiesa trovi pace e misericordia presso di Lui. “ Fa o Signore che nulla della sua vita umana vada perduto; fa che le sue opere pastorali rimangano eloquenti ora che non è più: Noi Ti preghiamo perché continui a vivere nei suoi figli spirituali, nel loro cuore come nel loro ardire, nella loro coscienza e nei loro pensieri”. Di origini romagnole, ma cittadino ascolano a tutti gli effetti (aveva ricevuto la cittadinanza onoraria lo scorso anno), sua Eccellenza Mons. Silvano Montevecchi era nato nel 1938 a Villa Vezzano, una frazione di Brisighella, in

provincia di Ravenna. Aveva iniziato il suo servizio sacerdotale proprio nella sua Romagna, prima di approdare ad Ascoli nel 1997. Il 30 agosto di sedici anni fa era stato nominato Vescovo della diocesi di Ascoli Piceno, ricevendo l’ordinazione episcopale il 4 ottobre 1997 dal cardinale Achille Silvestrini, anche lui originario di Brisighella. E fece il suo ingresso in diocesi il 25 ottobre.

dalla prima pagina PAPA FRANCESCO AI CONGRESSISTI

“Basta statue da museo Catechisti andate senza paura nelle periferie” Prima l’essere, poi il fare. “Essere catechisti”, non “fare i catechisti”: perché catechista non è “un titolo”, ma “un atteggiamento”. Come? Con “un “movimento di sistole e di diastole”, che parte dalla “creatività” di chi sa “uscire dagli schemi”, ma anche dalla “coerenza” di chi sa spendersi in quella che è “una delle avventure educative più belle”, con la quale “si costruisce la Chiesa”. Papa Francesco tiene, per la prima volta nell’Anno della fede, una catechesi ai catechisti - oltre 1.600 provenienti da 51 nazione dei cinque continenti - e dice subito: “Vale anche per me, anch’io sono un catechista”. E la platea applaude ripetutamente, con un calore festoso, il successore di Pietro, che entra in Aula Paolo VI con grande anticipo rispetto al previsto, spiazzando perfino i fotografi di alcune agenzie internazionali, arrivati alla spicciolata quasi alla fine della catechesi: poco meno di mezz’ora, scandita dallo schema dei “vecchi gesuiti” a cui il Papa ci ha ormai abituato. “Uno, due, tre”, li enumera il Papa e l’empatia con la platea diventa, se possibile, sempre più forte. Ma era palpabile subito, appena Papa Francesco ha fatto il suo ingresso percorrendo tutta l’Aula Paolo VI dal fondo. Come un ordinario “convegnista”, per partecipare, diligente, al congresso internazionale di catechesi organizzato in Vaticano dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. Il suo doppio “grazie” ai catechisti, all’inizio - mentre la folla si alza tutta in piedi e grida “Viva il Papa” - e alla fine della catechesi - quando prima di accomiatarsi Papa Francesco trova

anche il tempo di indossare il classico “panama” bianco con la fascia nera, scambiandolo con il suo zucchetto - non è di circostanza. Grazie “per quello che fate, ma soprattutto perché ci siete nella Chiesa”. Prima l’essere. “La Chiesa non cresce per proselitismo. Cresce per attrazione”. Il Papa cita Benedetto XVI, per spiegare che “quello che attrae è la testimonianza”, e che “essere catechista significa dare testimonianza della fede, essere coerente nella propria vita”. Sistole e diastole. “Rimanere attaccati” a Gesù, come la vite con i tralci, “avere familiarità” con Lui”, la prima risposta del Papa e la prima consegna ideale ai catechisti. Ma ripartire da Cristo - il punto due - significa anche “imitarlo nell’uscire da sé e andare incontro all’altro”. “Il cuore del catechista - ha detto il Papa - è in un movimento di sistole e diastole: l’amore di sé e l’incontro con gli altri”. Il catechista non prende la percentuale, il catechista è lì, nell’incrocio dei due doni. Papa Francesco non capisce, e lo confessa apertamente ai suoi interlocutori, “come un catechista possa rimanere fermo”. È questo il legame tra il secondo e il terzo punto: ripartire da Cristo significa “non aver paura di andare con Lui nelle periferie”. È la paura che blocca, ma Dio non ha paura: “Se un catechista si lascia prendere dalla paura è un codardo, se sta tranquillo finisce per essere una statua da museo, e ne abbiamo tante oggi!”, il grido d’allarme del Papa. “Quando un cristiano è chiuso si ammala”, ha ricordato. “Preferisco mille volte una Chiesa incidentata e non una Chiesa ammalata”, ha ribadito tra gli applausi.

formare correttamente sui rischi del gioco d’azzardo cercando altresì di fare un’opera di prevenzione. «Il gioco d’azzardo è ormai una realtà presente in ogni città - sostiene la dottoressa Paola Modestini, responsabile del servizio della cooperativa sociale onlus Ama-Aquilone - non solo confinata all’interno delle pur numerose sale slot, ricevitorie, tabaccherie, sale scommesse ma ben diffusa nei luoghi del quotidiano, come bar, ristoranti, gelaterie, locali d’intrattenimento e altri ancora.


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Azione Cattolica diocesana: chiamati a essere missionari!

Monteprandone

Monica Vallorani

Quelli che troverete chiamateli” dal Vangelo di Matteo (22,1-14) è l’invito che accompagnerà il cammino dell’anno associativo dell’Azione Cattolica, dedicato in particolare alla missione. Per ripartire in questo cammino l’Azione Cattolica diocesana si è ritrovata domenica 22 settembre, a vivere una giornata insieme presso l’Oasi di Grottammare. Una bella partecipazione nutrita di giovani e adulti, insieme hanno vissuto una giornata densa di stimoli dalla meditazione dalla Parola, caratterizzata anche dall’incontro delle proprie storie associative e di vita, dal confronto, come è nello stile dell’AC. L’ascolto della Parola è stato guidato da don Don Luigino Scarponi, Assistente unitario diocesano, che ha suggerito i passaggi di come fare una lectio ricordando Carlo Maria Martini e i suoi insegnamenti, ha quindi meditato sul brano evangelico dell’anno associativo proponendo anche le riflessioni dell’Assistente regionale Don Giordano Trapasso. Il richiamo alla festa di nozze, già pronta, per cui la fede è una chiamata alla gioia, “la gioia di essere uniti a Cristo” e di esserlo nella storia: nella Chiesa, è un richiamo all’Ac a puntare prima di tutto all’essenziale della vita di fede e a vivere la gioia. La riflessione sulla veste nuziale che è la carità ha ricordato che ciò chiama a amare l’amico in Dio e il nemico a motivo di Dio e impegna l’associazione all’accoglienza e all’apertura alle persone e alle altre realtà. E quindi il mandato alla missione come ascolto attento della vita delle persone, passione edu-

cativa e per il bene comune senza giudizio, a partire dalla quotidianità secondo lo stile dell’AC, È stata proposta un’attività creativa per allestire e partecipare al banchetto, che ha visto tutti protagonisti con la propria esperienza in AC, per ritratteggiare un’associazione che offre ad ogni persona un accompagnamento finalizzato alla crescita di una matura coscienza umana e cristiana, con percorsi permanenti attenti alle diverse età, alle condizioni di vita delle persone e alle diverse fasi di accoglienza della fede. Ne sono scaturite domande e confronti scritti su piatti di carta e portati al “banchetto” per un’AC più attenta a un cammino insieme come associazione e non settoriale, riscoprendone la popolarità, vicina alle diverse realtà nella comunità. Oltre la fatica a volte di riscoprire l’AC come cammino personale di fede e non solo servizio educativo, sono emerse belle storie di vita, di legame associativo fin da bambini come raccontato dai più avanti nel’età o di incontro con l’associazione dopo invece un periodo di ricerca. Un momento dell’incontro è stato dedicato anche al cammino dell’anno declinato per le diverse età, al servizio formativo che offre l’AC attraverso la scelta di alcuni di dedicarsi al sevizio educativo per ragazzi e giovani in molte comunità parrocchiali. La celebrazione eucaristica in cui si è ricordata nella rpeghiera anche l’assemblea di Sichem, ha concluso la giornata, ma ha aperto all’impegno missionario dell’associazione.

“Alzati e va”, la missione popolare di Cupra Marittima

CUPRA MARITTIMA – Dal 3 al 13 ottobre, l’intera comunità di Cupra Marittima, facente parte della Parrocchia di San Basso, sarà coinvolta nella Missione Popolare “Alzati e Va”, animata dai Padri Passionisti. Saranno dieci giorni di grande interesse, aventi come principio la Santa Messa presieduta dal Nostro Vescovo Gestori, nonché numerosi incontri coinvolgenti le varie realtà parrocchiali (per un elenco completo, rimandiamo all’immagine). In cosa consiste una missione Popolare? Quali saranno gli elementi di spicco di questi dieci giorni? Per rispondere a queste domande, abbiamo incontrato il Parroco di San Basso, nonché referente Diocesano per il turismo, lo Sport e il Tempo Libero, Don Luigino Scarponi.“Perché una missione popolare, perché dopo aver messo su la bella chiesa di pietra, occorre mettere su, o meglio restaurare, una chiesa di pietre vive, è la nostra comunità parrocchiale. Siamo cinquemila abitanti, ma certamente le persone che fre-

quentano la messa domenicale saranno intorno alle 1000/1500, ma occorre arrivare più lontano. Perciò la necessità, voluta dal Consiglio Pastorale Parrocchiale d’indire una missione parrocchiale. È già più di un anno che ci stiamo lavorando. Vogliamo arrivare fino alle periferie della nostra comunità parrocchiale, periferie anche esistenziali, non è più come un tempo che basta che suona la campana e tutti vengono. Quindi è nata la missione parrocchiale. e anche in continuità della proposta che ci viene fatta dal II Convegno ecclesiale Marchigiano “Alzati e va - vivere e trasmettere oggi la fede nelle Marche”, noi abbiamo preso lo stesso slogan “Alzati e va - vivere e trasmettere oggi la fede in gesù Cristo a Cupra Marittima”. Poi il tutto nasce con la collaborazione molto stretta che abbiamo con i Passionisti. A Cupra Marittima vi è una devozione fortissima all’Addolorata e a San gabriele dell’Addolorata ed è d’obbligo per questo settenario, invitare i Passionisti. Allora in contatto con Padre Aurelio, con Padre

“Monteprandone 1”. Il nuovo gruppo scout. La parrocchia “Regina Pacis”, retta dal Parroco, Don Pierluigi Bartolomei, dà appuntamento a tutti per domenica 6 ottobre alle ore 9,00 presso lo scout park di Monteprandone. Alcuni si chiederanno perché? Cosa succede? Una vera e propria festa non solo per la comunità parrocchiale ma anche per quella civile. Prende il via ufficialmente il gruppo scout denominato “Monteprandone 1”. Il programma della giornata prevede che dopo il ritrovo nello scout park, alle ore 10,30 nella chiesa parrocchiale ci sarà il momento dell’accoglienza che vedrà la presenza del Vescovo diocesano, Mons. Gervasio Gestori e delle autorità civili. Prima della celebrazione della S. Messa si procederà alla benedizione della targa commemorativa a ricordo dello storico giorno. Nei locali del centro ricreativo parrocchiale alle 12,30 tutti a pranzo a far festa in un sincero clima di condivisione e di amicizia. Chi vuole per meglio allietare la buona tavola può offrire un dolce da condividere con gli altri commensali. Ovviamente seguiranno l’ animazione e i giochi per i più

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piccoli e ragazzi. La proposta educativa scoutismo cattolico è ben chiara nella seguente frase di S. Francesco d’Assisi “ Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile… all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”.

lorenzo e con tanti altri che abbiamo avuto come ospiti a casa nostra, abbiamo pensato di fare la missione con loro. Abbiamo fatto delle anteprime della missione: durante il Tempo di Quaresima nei centri di Ascolto e durante il settenario dall’8 al 15 c.m. ; c’è stato proprio un bel movimento attorno alla Madonna e a San gabriele dell’Addolorata. Allora vivremo questa missione Popolare, Popolare perché vogliamo arrivare a visitare tutte le famiglie, i centri d’ascolto suddivisi per varie zone; a tal proposito abbiamo scelto dodici zone della nostra comunità parrocchiale. Quindi andranno i missionari, andranno i nostri laici, ma soprattutto vorremmo che ci sia una grossa continuità dopo che la missione è terminata, in modo che tutto quello che abbiamo seminato in questi dieci giorni, possa poi far venir fuori più partecipazione, più condivisione, più responsabilizzazione da parte di tanti laici e soprattutto andare a scovare quelle persone che per mille motivi non frequentano proprio più, pur avendo

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nel cuore il desiderio tanto grande di essere Cristiani e di seguire il Signore. Tra i punti più grandi di questo tempo di missione, oltre ai centri d’ascolto, vi sono gli incontri con i separati, divorziati, conviventi e risposati, gli incontri con i vedovi e le vedove, con una messa in suffragio per i coniugi defunti, gli incontri con le associazioni di volontariato e le associazioni sportive. Vi è l’animazione dei giovani e dei giovanissimi. È facile mettere su un incontro per fanciulli e per i ragazzi delle elementari e delle medie, un po’ più impegnativo animare i giovani delle superiori e i giovani universitari e questo per noi è un punto di partenza importante. Quindi vogliamo metterci in consonanza con tutto quello che si sta muovendo in Diocesi, con il Convegno ecclesiale Marchigiano e con il Progetto Pastorale della nostra Diocesi “Quanti trovate, chiamateli”. Ci affidiamo al Signore, alla Vergine Santa, che guida i nostri passi in questo nostro cammino, Amen”


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da Ripatransone

A Ripatransone, domenica 13 Ottobre: XXXI Rassegna Corale Nazionale A Ripatransone, domenica 13 Ottobre 2013, si svolgerà la XXXI Rassegna Corale Nazionale/Internazionale “Belvedere del Piceno”, edizione nazionale, con la partecipazione dei gruppi: - Corale “San Benedetto” di Norcia, diretta da Luca Garbini; - Corale Polifonica Cingolana di Cingoli, diretta da Ilde Maggiore; - Corale “Città di Termoli”, diretta da Carmine Mascitelli; - Corale “Madonna di San Giovanni” di Ripatransone, diretta da Nazzareno Fanesi. Il programma dell’evento è il seguente: alle ore 11, nel Duomo-Basilica, S. Messa solenne celebrata da Don Gian Luca Rosati, con esecuzione collettiva di canti liturgici polifonici; alle ore 16, nella chiesa di San Filippo, esibizione singola dei cori; alle ore 18, conclusione della Rassegna con gli interventi delle autorità, lo scambio dei doni fra i gruppi, l’esecuzione collettiva di: Va, Pensiero, di Giuseppe Verdi. In programma brani di polifonia classica e contemporanea, spirituals, canti di montagna. Data la notorietà dei quattro cori partecipanti e la varietà dei programmi presentati, anche quest’anno c’è molta attesa per l’incontro polifonico di Ripatransone. Come da sempre, l’organizzazione è curata dalla Corale ripana “Madonna di San Giovanni”, che si serve dell’aiuto della Regione Marche, del Comune e della Banca di Credito Cooperativo di Ripatransone, della Fondazione della CARIFERMO e del patrocinio della Provincia di Ascoli Piceno; non mancano gli aiuti di altri enti e di imprenditori locali. E’ prevista la presenza di autorità regionali, provinciali e locali; di intenditori e di appassionati di musica polifonica; di presidenti, direttori e componenti di formazioni corali dell’interland. Curriculum dei quattro Gruppi partecipanti: - Corale “San Benedetto” di Norcia. Ha un organico di 25 elementi ed un repertorio costituito da polifonia sacra e profana, classica e moderna, e da cori d’opera. Fondata nel 1985 con il nome di “Gildo Antonioni”, nel 2012 ha cambiato il proprio nome in Coro “San Benedetto” Città di Norcia, per evidenziare il legame alla propria Terra ed al suo Santo, patrono d’Europa. Dal 1997 al 1999 si è fatta promotrice della “Rassegna itinerante di canto popolare”. Nel 2007 ha vinto il primo premio nella propria categoria alla 18a edizione del Concorso Internazionale “Città di Sangemini”. Ha eseguito concerti e partecipato a rassegne in diverse città italiane e ad Ottobeuren (Germania); il 12 Dicembre 2010 ha effettuato il servizio musicale liturgico nella Basilica di San Pietro in Vaticano. Di propria iniziativa organizza rassegne corali e gemellaggi. - Corale Polifonica Cingolana di Cingoli. Fondata nel 1990, ha un organico di 25 elementi ed un repertorio costituito da musica rinascimentale, polifonia classica, musicals, operette, musica contemporanea. Ha partecipato a rassegne (CORIMARCHE nel 1988 e nel 2003) ed a concerti in Italia (città delle Marche, Roma, Salerno) ed all’estero (Austria: Vienna e Salisburgo); in collaborazione con altri cori marchigiani, ha effettuato esecuzioni di alto profilo: “Il Messiah” di F. Haendel; “Messa di Gloria” di P. Mascagni; “Misa Tango” di L. Bacalov; “Misa Criolla” di A. Ramirez; organizza a Cingoli i “Canti d’Avvento” e la rassegna di corali “In…canto di maggio”. - Corale “Città di Termoli”. Ha un organico di 25 elementi ed un repertorio costituito da musica classica, sacra, profana; spirirtuals e gospel, canti ed elaborazioni popolari. Fondata sotto l’egida dell’amministrazione comunale nel 1992, si è costituita in associazione nel 1996 e nel 1997 si è iscritta all’Associazione Cori Molisani. Ha partecipato a molte rassegne polifoniche anche fuori regione; ha collaborato insieme con il coro e l’orchestra del Conservatorio “Perosi” di Campobasso alla rappresentazione presso il Teatro “Savoia” della stessa Città, dell’opera “L’Elisir d’amore” di Donizetti. Organizza la “Rassegna estate” e il “Concerto di Natale”. - Corale “Madonna di San Giovanni” di Ripatransone. Fondata nel 1971 ha un organico di 25 elementi ed un repertorio costituito da polifonia sacra e profana classica e contemporanea, canti folkloristici, spirituals, brani lirici. Ha eseguito concerti in sedici regioni italiane ed all’estero: Austria, Svizzera, Francia, Slovenia, Principato di Monaco, Albania, Repubblica di San Marino, Città del Vaticano. Ha partecipato a rassegne e festivals nazionali ed internazionali come a quella di Loreto nel 1983, e a Genova nel 2002. Organizza a Ripatransone qualificati eventi musicali fra cui, dal 1983, la Rassegna Corale Nazionale/Internazionale “Belvedere del Piceno”, nella seconda domenica di Ottobre. Sandro Cardarelli

Cosa fa il Rotaract? Scopriamolo insieme alla presidente Maria Francesca Spinozzi Conosciamo la realtà giovanile del Rotary di San Benedetto del Tronto SAN BENEDETTO DEL TRONTO - Abbiamo intervistato Maria Francesca Spinozzi, presidente del club giovanile del Rotary denominato Rotaract Maria Francesca come sei entrata nel Rotaract? Frequentando alcuni eventi del Rotary club, in particolare le cene degli auguri, per intenderci quelle organizzate nel periodo che precede le festività Natalizie, ho conosciuto alcuni soci del Rotaract club della nostra città e mi hanno invitata, insieme a mia sorella, a prendere parte alle loro iniziative. Il nostro ingresso ufficiale è stato nell’agosto del 2009. Come si può partecipare? Più o meno come ho fatto io, anche se non si è figlio di rotariani. Se si conosce qualcuno che è socio del club più vicino gli si può chiedere di essere presentato agli altri soci del club e di frequentarne gli incontri e gli eventi (conviviali, conferenze, impegni). Dopo un periodo variabile, che noi chiamiamo di “aspirantato”, se si ha ancora interesse ad entrare ed i soci approvano l’ingresso nel club, si viene ammessi ufficialmente, diventando soci effettivi. Cosa fa il Rotaract? l Rotaract è un programma del Rotary International, un’organizzazione costituita da uomini e donne tra i 18 e i 30 anni di età la cui finalità è di fornire ai soci l’opportunità di elevare conoscenze e capacità che contribuiscano al loro sviluppo personale, di affrontare le esigenze materiali e sociali della loro comunità e di promuovere migliori relazioni tra i popoli del mondo attraverso l’amicizia ed il servizio. Quali attività avete portato avanti negli ultimi anni e da quando tu sei presidente? Ogni anno vengono proposti diversi service che distinguiamo in internazionale, nazionale, distrettuale e di club a seconda del “livello” dal quale vengono stabiliti. Il service internazionale, lo stesso da diversi anni e promosso anche quest’anno, è a sostegno di un progetto del Rotary, è chiamato “End Polio now”e consiste nel finanziare l’acquisto di vaccini contro la poliomielite, affinché venga debellata definitivamente in tutto il mondo. Il service nazionale “Vinciamo Insieme” ha lo scopo di sensibilizzare la cittadinanza nazionale sullo stato di disagio vissuto dal disabile e nello stesso tempo informare la persona affetta da disabilità ed i suoi familiari sugli effetti terapeutici della pratica sportiva nonché sui trattamenti gratuiti e sulle agevolazioni fiscali contemplate dalla normativa statale vigente. Il service nazionale “Rotaract ed Unicef per l’Afghanistan” Questo service è incentrato sulla tutela dei dritti delle donne e dei bambini dell’Afghanistan della provincia di Daikundi, dove 477.544 abitanti vivono in condizioni difficili: strade dissestate, mancanza di risorse idriche ed elettriche. La copertura medico sanitaria risulta insufficiente per motivi logistici e qualitativi e, purtroppo, la mortalità infantile la mortalità infantile risulta molto alta.

Il service distrettuale “Operation Smile”. Operation Smile Italia Onlus è una Fondazione nata nel 2000, costituita da volontari medici, infermieri e operatori sanitari che realizzano missioni umanitarie in oltre 60 Paesi nel Mondo. Questo gruppo di esperti è impegnato in interventi di chirurgia plastica ricostruttiva di gravi malformazioni facciali come il labbro leporino e la palatoschisi, esiti si ustioni e traumi Il service locale “With your hands” ha avuto come scopo principale di portare ciascun club ad agire nella propria realtà cittadina. Noi abbiamo pensato di mettere le nostre mani ed il nostro tempo almeno per una giornata ,ma con la speranza di ripetere questa esperienza, a disposizione della Caritas diocesana. Alcuni dei nostri soci sono andati a prestare servizio alla mensa, altri nei supermercati per la raccolta di alimenti. Sempre nella zona Marche è stata promossa una campagna di sensibilizzazione per la donazione del sangue, alla quale hanno aderito moltissimi soci dei club, recandosi presso i centri Avis della propria città. Per tutti i progetti portati avanti dal Rotary, per motivi di spazio rimandiamo al nostro giornale on line www.ancoraonline.it Cosa miglioreresti del Rotaract? Vorrei che si potesse ridurne il grado di formalità, in modo che non si creino muri di diffidenza, che non favoriscono la conoscenza e la nascita di rapporti di amicizia tra le persone. Questo, a mio avviso, è un ostacolo all’integrazione ed al possibile avvicinamento di chi è meno estroverso o meno abituato agli ambienti formali. Cosa realizzerete a breve? L’anno sociale è iniziato da poco e ci sono alcune idee da valutare insieme agli altri soci. Un progetto sulla valorizzazione della professionalità in ambito turistico c’è, spero che riusciremo a concretizzarlo presto! Simone Incicco


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Anno XXX 6 Ottobre 2013

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Il transito di S. Pio da Pietrelcina

Nel mese di settembre, a S. Benedetto del Tronto, si è conclusa una “tre giorni” come ripete un gergo sportivo dedicata interamente a S.Pio da Pietrelcina. Si è registrato, infatti, un grande flusso di gente accorsa anche da molti paesi vicini per l’inaugurazione di una Mostra fotografica presso la Palazzina Azzurra sabato 7, che ha rappresentato un evento religioso, sociale, culturale che resterà negli annali storici, per la S. Messa in zona Barattelle il 23, ma soprattutto, per il Transito di domenica 22 nella Chiesa di S. Giuseppe, nel cuore della Città. La Mostra fotografica sulla vita e le opere di S.Pio ha registrato una presenza continua e costante di visitatori dal 7 al 25 settembre, motivo di soddisfazione dei gruppi di preghiera diocesani e del loro coordinatore Padre Diego Musso Il Transito, cioè la veglia del trapasso del Santo di S.Giovanni Rotondo, è stato commemorato domenica 22 con una S.Messa solenne concelebrata dal Vescovo Monsignor Gervasio Gestori e Padre Diego nella suggestiva Chiesa di S.Giuseppe allietata dai canti della corale “G. Tebaldini”.

Presente tra i labari dei gruppi di preghiera e i fiori anche una preziosa reliquia di S.Pio La S. Messa di lunedì 23, in zona Barattelle, ha concluso il ciclo di preghiere e sante messe celebrate all’aperto, come ogni estate, davanti alla statua in pietra del Santo di Pietrelcina, realizzata dall’artista sambenedettese Marcello Sgattoni. La S. Messa è stata concelebrazione da Mons. Romualdo Scarponi, Vicario generale della Diocesi e da Padre Diego ed ha richiamato tanta tanta gente. Settembre, un mese di raccoglimento, di riflessione, di spiritualità, momenti preziosi per ritemprarsi alla fonte della fede, della speranza, della carità in un periodo storico di smarrimento, di povertà in senso lato, di incertezze. È proprio in questi periodi duri che la preghiera corale riesce a donare serenità e gioia. Alfiera Carminucci

FOTOCRONACA: La visita del sindaco G. Gaspari alle scuole della città

30 anni di esperienza organizzando viaggi per le Parrocchie

AGENZIA GENERALE DI S. BENEDETTO DEL TRONTO

Agente Generale Cinzia

Amabili

Via F. Crispi, 107 - Tel. e Fax 0735 582101

VIAGGI E TURISMO - NOLEGGIO BUS S. Benedetto del Tronto Tel. 0735 594456 Cupra Marittima Tel. 0735 777636 www.pertur.it

Anno xxx n 32 33 6 ottobre 2013  

SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO

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