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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO ANNO XXX N° 12 - 14 Aprile 2013 € 1.00

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Uno Stato incapace di salvaguardare dalla disperazione rinnega la propria civiltà L’episodio dei tre suicidi che ci è giunto da Civitanova Marche lentamente sta passando alla storia con tutta la sua contestazione dettata da una disperazione che rimane sulle parole visto che le cose continuano a procedere stancamente in un ginepraio di accuse e contraccuse che dimenticano che il popolo è fatto di persone dotate di una particolare sensibilità. Tutti parlano di far presto. Lo ha ripetuto il Vescovo di Fermo nell’omelia della liturgia funebre che nella Chiesa di S.Pietro e Paolo ha visto allineate tre bare risultato di una sconfitta della vita. C’è stato chi ha attribuito tutto questo alla mancanza di valori o meglio all’incapacità di distribuirli in senso giusto. Frutto non della sola singola persona ma di una società che educa ritenendo la vita il bene più prezioso. Se poi a questo se ne alimenta un altro facendolo coincidere con un bene materiale, quando esso vien meno è difficile far fronte, soccombendo come un naufrago che non trova modo di aggrapparsi. Gli incubi notturni sono i peggiori, le notti insonni rendono debole la volontà, allora qualsiasi nefasta decisione appare liberatoria. A questo punto se non ci sono un af-

fetto, un’amicizia che ti possono lanciare un salvagente per trattenerti, il peggio viene di conseguenza Mentre queste tragedie continuano a percorre quasi quotidianamente la nostra Italia per lungo e per largo, la politica continua a dar spettacolo in accuse e contraccuse o fuggendo per i campi in attesa dell’uomo mascherato. Papa Benedetto ci ha messo più di una volta all’allerta del relativismo che conduce al qualunquismo che diventa sempre egoismo esasperato quanto più il disagio si fa generale; Papa Francesco ci dice di prendere dimestichezza con le periferie non soltanto quelle geografiche ma anche quelle esistenziali per incontrare l’altro e insieme riaccendere la speranza. Mi piace qui riportare la risposta data dal sociologo Giuseppe De Rita sulle “periferie della città e quelle del cuore” formulate da Papa Francesco: “Credo che ci sia un’attenzione del Papa ad un cerchio ancora più intimo. L’attenzione alla periferia della città, alla periferia della povertà, alla periferia materiale è comprensibile a tutti. Così come è importante la periferia dell’esistenza, quella delle persone sole, dei malati, dei non autosufficienti, delle persone abbandonate. Ho l’impressione, però, che ci sia anche un richiamo a ciascuno di noi perché si abbia la capacità del cuore di guardarsi intorno e di amare gli altri per quello che significano per noi. Altrimenti resta soltanto un discorso ideologico: no alla povertà materiale, sì alla povertà spirituale. Qui, invece, c’è una questione che chiama in causa l’impegno personale ad aprirsi all’altro, comunque e dovunque. È un movimento che deve Pietro Pompei essere fatto dentro di noi”.

IL PAPA E LE DONNE

La sua sensibilità è femminile La scrittrice Susanna Tamaro conferma la sua franchezza disarmante: “Il cristianesimo è una fede così meravigliosamente femminile nel profondo, dal punto di vista teologico, della maternità della Chiesa”. E ancora: “Gli uomini sono incapaci di parlare al cuore: parlano alla testa, ma la testa non vale nulla per l’evangelizzazione. Il Papa, in questo senso, è molto femminile perché capace di M. Michela Nicolais empatia” (riportiamo alcune domande n.d.r.)

Una scrittrice che si definisce una “cattolica un po’ anomala”, e un Papa venuto “quasi dalla fine del mondo” che tesse - durante l’udienza generale di mercoledì 3 aprile 2013 - un elogio delle donne come “prime testimoni” della Resurrezione e modello del cristiano, perché “lo sguardo di fede ha sempre bisogno dello sguardo semplice e profondo dell’amore”. Susanna Tamaro, per questa Pasqua, ha scritto “Via Crucis. Meditazioni e preghiere”, su richiesta del vescovo di Trieste. Ne è nato un libro, ora disponibile come “e-book” e di prossima pubblicazione per i tipi della Bompiani, che contiene sorprendenti consonanze - in questo caso, almeno cronologicamente, anticipazioni - con il pensiero di Papa Francesco sulla “questione femminile”. La abbiamo intervistata. Segue a pag. 2

VARIAZIONI NELLO SCUDO PAPALE Città del Vaticano, 29 marzo 2013 (VIS). Il sito web del Vaticano ha pubblicato la nuova versione dello scudo papale che prevede la modifica della stella, che invece di 5 punte ne ha 8, come le 8 beatitudini. È stato modificato graficamente anche il fiore di nardo, che indica San Giuseppe, Patrono della Chiesa universale, ora molto più simile al disegno del fiore. Infine, il motto “miserando atque eligendo” è stato inserito in un cartiglio bianco con bordi rossi, sottostante lo scudo. Il simbolo dei Gesuiti rimane invariato. Ulteriori particolari sullo scudo si trovano su http://visnews-ita.blogspot.it di martedì 19 marzo, “Lo scudo di Francesco”

Parrocchia S.Benedetto Martire

Il comitato di quartiere Paese Alto incontra i ragazzi dell’Azione Cattolica L’Azione Cattolica Ragazzi per il “Mese della Pace”, uno dei tre momenti più significativi del cammino dell’Azione Cattolica, proponeva ai ragazzi di “accendere i riflettori” su alcune realtà della loro città e del proprio quartiere, perché la pace inizia dalle cose vicino a noi e si realizza nella vita di tutti i giorni. Spesso questi lavori di ricerca restano nelle aule parrocchiali e difficilmente riescono a concludersi in qualcosa di concreto. Per questo il primo pensiero degli educatori della Parrocchia San Benedetto Martire davanti al Comitato di quartiere del Paese Alto, invitato a un incontro illustrativo del lavoro svolto, è stato quello di esternare il proprio stupore. «È la prima volta che il Comitato viene ad ascoltare quello che i più piccoli hanno da dire sul proprio quartiere» ha affermato un educatore. I ragazzi si sono divisi in tre gruppi e hanno affrontato tre aspetti significativi e attuali della loro realtà. Il primo lavoro riguardava la raccolta differenziata che proprio in questi giorni sta entrando a regime nel quartiere. Il risultato da una parte è deludente. Infatti un ragazzo ha spiegato che “di-

versa spazzatura stava abbandonata per terra, in punti non adatti alla raccolta e soprattutto tra i rifiuti hanno trovato materiale tossico e nocivo. Sono stati trovati anche rifiuti ingombranti.” La loro conclusione è stata che forse molti non sanno come funziona o che non hanno voglia di impegnarsi per fare bene la raccolta differenziata. L’aspetto positivo è che alle domande del Presidente Guido Cantalamessa su come deve essere fatta la raccolta, se i ragazzi a casa la fanno e se

sanno a cosa serve, è emerso che almeno i ragazzi sono perfettamente consapevoli e ben informati su tutto. Il secondo gruppo ha relazionato, mostrando anche foto fatte da loro, sullo stato dei parchi del quartiere. Sono due: il Parco Saffi e il Parco Manara ed entrambi sono quasi abbandonati e lasciati all’incuria e alla sporcizia. Segue a pag. 2

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IL PAPA E LE DONNE

Parrocchia S.Benedetto Martire

La sua sensibilità è femminile “Fa’ che la tua Chiesa perda il timore nei confronti della femminilità”, è la preghiera che fa seguito alla sua meditazione sulla XIII stazione della “Via Crucis”. Si può dire che si sia avverata con Papa Francesco? “Spero di sì. Sono tanti anni che porto questa preghiera in fondo al cuore, e credo che molti uomini e molte donne condividano questo auspicio. Il cristianesimo è una fede così meravigliosamente femminile nel profondo, dal punto di vista teologico, della maternità della Chiesa: spesso, però, viene clericalizzata da un maschilismo che fa sparire il femminile e che allontana molto le persone, proprio per questa mancanza. Donne e uomini sono molto diversi, ed è bene che sia così perché si cresce nella ricchezza della reciprocità. L’esclusione del femminile è stata molto penalizzante per la Chiesa: tutti i grandi santi hanno sempre avuto una controparte femminile, come Francesco e Chiara, San Domenico e Santa Caterina, San Giovanni della Croce e Santa Teresa d’Avila… L’essere in due raddoppia la potenza dell’annuncio, non lo avvilisce. Tutto il creato, inoltre, si basa su questa polarità. Già Giovanni Paolo II, con la Mulieris Dignitatem, e Benedetto XVI si erano soffermati sul contributo importante della donna all’evangelizzazione, ma forse i tempi non erano maturi. In questi ultimi vent’anni, il mondo è molto cambiato”. Le donne ai piedi della Croce, le donne davanti alla tomba vuota, sono quelle che hanno

“camminato” con Gesù, scrive lei in “Via Crucis”. E “camminare” è un verbo che questo Papa ama particolarmente… “La vita è cammino, va guardata dal punto di vista di una crescita continua per non perdere di vista la realizzazione della nostra pienezza spirituale. La vita è un continuo cammino di cambiamento, che comporta la pazienza di percorrerla: un’idea, questa, che viene negata dalla nostra società, dove ciò che conta è ‘arraffare’, possedere tutto subito, dominare la materia. Quando cammino, invece, voglio essere leggero, portare l’essenziale. Le donne, rispetto agli uomini, sono più capaci di mettersi in discussione, sono biologicamente più elastiche, perché dando la vita – e la maternità non è solo una dimensione biologica, ma spirituale – hanno la capacità di ascoltare e seguire la vita. Gli uomini trovano conforto nella rigidità, mentre a noi la rigidità non piace: siamo più ‘morbide’, andiamo avanti. La capacità di dare la vita costringe le donne a custodire chi cresce, e a modificarsi per accompagnarlo meglio”. Come testimoni della Resurrezione di Gesù vengono ricordati solamente gli uomini, ma non le donne, che invece nel Vangelo hanno un ruolo fondamentale. È ancora rivoluzionaria, nella Chiesa, questa affermazione, che Papa Francesco motiva anche storicamente? “Noi donne siamo più vicine all’invisibile, ab-

biamo meno difese su materie come queste, non abbiamo nessun tipo di rifiuto: è l’apertura al mistero che ci porta a credere, che per noi è ‘sentire’, più che ‘toccare’ come fa san Tommaso. Dove sono, però, le donne nella Chiesa? Ce ne sono tante di meravigliose, ma non appaiono mai, nessuno le conosce. Le donne parlerebbero magnificamente ai cuori, ma nella Chiesa non esistono. Se accendi la tv, di Chiesa senti parlare gli uomini, che dicono cose che non toccano nessuno. Gli uomini sono incapaci di parlare al cuore: parlano alla testa, ma la testa non vale nulla per l’evangelizzazione. Il Papa, in questo senso, è molto femminile: basta vedere cosa è successo fin dalla sua prima apparizione, come le persone – anche i mangiapreti – dicano: ‘sento che dice cose semplici, cose normali’. È la verità della persona che apre i cuori. Il Papa è molto femminile perché capace di empatia: non ha sovrastrutture, è capace di essere quello che è. È la testimonianza di una persona totalmente vera, quella che converte: altrimenti, le parole da sole non servono a niente. Una delle cose che ha fatto più male alla Chiesa è la quantità smodata di chiacchiere”.

Il comitato di quartiere Paese Alto incontra i ragazzi dell’Azione Cattolica

I ragazzi hanno trovato rifiuti organici, siringhe e indumenti intimi. Sono parchi poco frequentati perché sono pericolosi, infatti sono occupati da persone poco raccomandabili. Tra i due, il parco Manara presenta molti più problemi. I ragazzi propongono iniziative che possano rivitalizzare i due parchi e vorrebbero fare una raccolta fondi per poter contribuire a opere di manutenzione e pulizia. Per fortuna c’è la parrocchia dove possono incontrarsi, altrimenti non saprebbero proprio dove andare. Il terzo gruppo è andato in giro per il quartiere per fare interviste ai passanti, ma hanno scoperto con grande delusione che in giro per il quartiere non hanno incontrato quasi nessuno e l’unico luogo dove trovare gente è il bar. Le persone hanno detto: «Toglieteci tutto, ma non il bar, perché è l’unico luogo dove possiamo incontrarci: qua se non ci fosse il bar non ci sarebbe niente.» Da qui è nata la proposta di fare un centro ricreativo per anziani, ed eventualmente di fare una struttura chiusa in uno dei due parchi, proprio per ospitare le persone anziane che magari potrebbero custodire il parco. L’incontro si è concluso con i ringraziamenti del Presidente del Comitato di quartiere del Paese Alto Guido Cantalamessa, che ha anche promesso di presentare una lettera scritta al Sindaco di San Benedetto del Tronto con le foto che i ragazzi hanno consegnato al comitato e di pubblicare il loro lavoro sul sito del Comitato. Un’altra promessa è stata quella di fare altri incontri simili, perché la voce dei ragazzi è importante quanto quella degli adulti. L’ Azione Cattolica parrocchia S. Benedetto Martire - Il Comitato di quartiere Paese Alto

SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO

Proprietà: “confraternita SS.mo Sacramento e cristo Morto”

Via Forte - S. Benedetto del Tr. (AP) REGISTRAZIONE TRIB. DI AScOLI PIcENO N. 211 del 24/5/1984

Tanti tanti AUGURI a S.E.R. Mons. Silvano Montevecchi, Vescovo di Ascoli Piceno Dal 17 di marzo scorso il Vescovo di Ascoli, S.E.R. Mons. Silvano Montevecchi, a causa di una meningite non infettiva, si trova ricoverato presso il reparto di rianimazione dell’Ospedale civile “Mazzoni”. Si è temuto molto per la sua salute in un alternarsi di notizie, ora gravi ora di leggero miglioramento, fino al giorno di Pasqua in cui ha compiuto il 75 ° compleanno. Da allora ci sono pervenute notizie di lievi miglioramenti che ci fanno ben sperare. In questi giorni della liturgia pasquale, in cui la Speranza presiede i molti Auguri, abbiamo seguito il decorso della malattia con trepidazione e con la preghiera, perché il Signore ridia salute a Mons. Montevecchi e il proprio Pastore alla nostra Diocesi confinante. ci facciamo interpreti dei sentimenti che molti nostri lettori ci hanno fatto pervenire e continuiamo nella preghiera di intercessione, aggiungendo filiali Auguri di Buon Periodo Pasquale e Buon compleanno. L’Ancora

DIR. RESPONSABILE: Pietro Pompei pompei.pietro@tiscali.it DIREZIONE REDAZIONE E AMM.NE 63074 S. Benedetto Tr. (AP) Via Forte, 16 Tel. 0735 581855 (int. 2-5) e-mail: lancorasettimanale@tin.it

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Anno della Fede

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Seconda parabola di rottura

108. LA VIGNA E I VIGNAIOLI MALVAGI Leggiamo Mt 21,33-46, cioè la parabola dei vignaioli omicidi e della vigna che viene data ad altri. In essa la rottura col giudaismo diventa più grande: non riguarda solo i capi, come nella parabola precedente dei due figli, ma coinvolge l’intera nazione che, nel suo insieme viene rigettata. Da un punto di vista letterario la composizione è davvero rilevante. Si classifica come “parabola”, ma in più parti essa è “allegoria”, storia vera narrata sotto il velame del simbolo. Nel brano possiamo individuare tre momenti: la parabola nel suo insieme; la breve trattazione su “la pietra scartata”, la ripresa conclusiva e la reazione violenta dei sommi sacerdoti e dei farisei. 1. La parabola della vigna e dei vignaiuoli. “Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Questi due versetti provengono nella sostanza da Is 5,1-2 dove il profeta presenta la nazione ebraica, creata da Dio e verso la quale Dio presta cure particolari, indicate dalla siepe, dal torchio per spremere i grappoli, dalla torre per fare la guardia all’uva che matura. I contadini sono gli ebrei. 34 Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Da quella vigna data in af-

fitto e tanto ben curata, il padrone si aspettava di ricevere a suo tempo i frutti; per questo manda i servi per la riscossione. 35 Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. I servi sono i profeti che Dio inviò ripetutamente a Israele e che vengono maltrattati e anche uccisi come nel caso di Zaccaria figlio di Jojada (cf Mt 23,35). 36 Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Viene aumentato il numero degli inviati per incutere soggezione e ottenere obbedienza. 37 Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. E’ la chiara indicazione di Gesù Figlio di Dio e inviato dal Padre. “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4,4-5). Con la sua dignità e l’autorità, il figlio doveva essere in grado di farsi obbedire da quei contadini. 38 Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. L’invio si volge in progetto omicida. Gesù sta indicando la sorte che lo attende sul Calvario tre giorni dopo. 39Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Si sente quasi in anticipo il dialogo del venerdì santo: “Chiese loro Pilato: ‘Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?’. Tutti rispo-

sero: ‘Sia crocifisso!». Ed egli disse: ‘Ma che male ha fatto?’. Essi allora gridavano più forte: ‘Sia crocifisso!’” (Mt 27,2223). Anche la lettera agli Ebrei attesta che Gesù “subì la passione fuori della porta della città” (Eb 13,13). I contadini hanno compiuto il gesto estremo. 40 Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?’. La sorte riservata a quei contadini omicidi viene fatta indicare dagli stessi ascoltatori . 41Gli risposero: ‘Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo’”. La parabola giunge alla conclusione. La vigna, che è il popolo eletto dell’Antico Testamento, passa al popolo redento dal sangue di Cristo. 2. La pietra scartata dai costruttori e diventata pietra d’angolo. 42E Gesù disse loro: ‘Non avete mai letto nelle Scritture: / La pietra che i costruttori hanno scartato / è diventata la pietra d’angolo; / questo è stato fatto dal Signore / ed è una meraviglia ai nostri occhi? (Mt 21,42). La pietra scartata è Cristo nella sua passione e morte; la pietra diventata angolare è Cristo risorto da morte. 23

MESSAGGIO URBI Et ORBI I discorsi di Francesco sono brevi, semplici, nel senso di una semplicità potente che mostra la sostanza. Sono le parole di un padre: non dobbiamo avere paura della novità a disposizione una (grandissima) risorsa, la fede, e la declina, da ogni singolo uomo al mondo intero. Con un’immagine classica ricorda che Dio “parte dal deserto che c’è in ciascuno, e lo fa fiorire”, ripete l’invito, incalzante e pacato: “lasciamoci rinnovare dalla misericordia di Dio” e conclude: “Cristo è la nostra pace”. Quello che vale per l’uomo, gli uomini e le donne di oggi, vale anche per i popoli. Così, con tratti essenziali, ci fa percorrere un itinerario tra le sofferenze, le tensioni, le crisi del mondo di oggi, partendo dal Medio Oriente, passando per l’Africa con le sue guerre e le sue persecuzioni, per arrivare in Asia, alla nuova crisi in Corea. Ma oltre ai conflitti tra gli Stati e dentro gli Stati, il Papa non manca di ricordare, mentre invoca “pace e giustizia a tutto il mondo”, i grandi problemi trasversali che erano stati definiti “strutture di peccato”. Prima di tutto l’”avidità di chi cerca facili guadagni”, e poi “l’egoismo che minaccia la vita umana e la famiglia”. “Pace a tutto il mondo - ha proseguito -, dilaniato dalla violenza legata al narcotraffico e dallo sfruttamento iniquo delle risorse naturali”. Denuncia

Crocettigiuseppe@yahoo.it

A MONtEPRANDONE SI È SVOLtA UNA fEStA DIVENtAtA ORMAI tRADIZIONE

La ripartenza del Papa

C’erano tutte le bandiere del mondo a piazza San Pietro il giorno di Pasqua. La benedizione urbi et orbi – se possibile – è stata ancor più universale, di fronte ad una folla multicolore . Come in tutta la settimana santa i gesti e le parole di Papa Francesco, con profonda coerenza e dunque grande forza comunicativa, hanno trasmesso un messaggio univoco: “Non chiudiamoci alla novità nella nostra vita, non chiudiamoci in noi stessi, non rassegniamoci”. Sono le parole di un padre. non dobbiamo avere paura della novità. Un padre per ciascuno e per tutto il mondo. E tutti sappiamo quanto oggi ce n’è bisogno, a tutte le latitudini e specialmente per noi, qui in Italia. E’ un messaggio di gioia, per tutti i cuori, che si radica su una parola di speranza per ciascuno: “Sempre vince la misericordia di Dio”, ripete il Papa. E spiega: questo può farlo l’amore di Dio. Dio ci ha aperto ad un futuro di speranza proprio con la Pasqua, perché la risurrezione di Cristo e più ampiamente il passaggio dalla schiavitù del male alla forza del bene, è un messaggio per tutti e per ogni giorno. I discorsi di Papa Francesco sono brevi, semplici, nel senso di una semplicità potente che mostra la sostanza. Così nel messaggio a Roma e al Mondo: mette

3. La vigna sarà data ad altri; la reazione dei capi. “Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. 44Chi cadrà sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà stritolato».45Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. 46Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta (Mt 21,24-26). Non ci resta metterci in preghiera: “A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen” (Ap 1,5-6).

con parole forti le schiavitù, la tratta delle persone, schiavitù del XXI secolo, e rinnova l’appello a essere custodi e responsabili del creato. La cifra di questa prima Pasqua di Papa Francesco è dunque “la novità di Dio”, che radica quelle prospettive di “gioia, speranza, pace”, cui tutti aspirano. Ogni anno la Pasqua è l’occasione per ripartire, ricorda il Papa. E questa “ripartenza” è forse proprio il senso di questo pontificato, che sta iniziando e già è un punto di riferimento sicuro e dinamico, per tutti. Così le novità, che così chiaramente Papa Francesco ha radicate e dispiegate, certo non mancheranno. Per riportarci al senso autentico delle cose e delle persone, con le porte aperte e il passo svelto, incontrando e abbracciando tutti. Come il Papa ha fatto con gioia e Francesco Bonini semplicità.

COMUNICAtO DELLA CURIA Il Vescovo Diocesano S.E. Mons. Gervasio Gestori in data 7 aprile 2013 HA NOMINAtO

P. MARCO BUCCOLINI, OfM AMMINIStRAtORE PARROCCHIALE DELLA PARROCCHIA SAN NICCOLÒ, NEL COMUNE DI MONtEPRANDONE (AP), sollevando dal gravoso onere Don francesco Ciabattoni, che continua ad essere Parroco della S. famiglia a Ragnola S. Benedetto del tronto.


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Diocesi: la messa crismale «Questo vi chiedo: di essere pastori con “l’odore delle pecore”, pastori in mezzo al proprio gregge, e pescatori di uomini», sono queste le parole di Papa Francesco in occasione della messa crismale in San Pietro. Anche nell’omelia della messa crismale Diocesana sono riecheggiate le parole del nuovo pontefice, prendendo in considerazione la frase “siate ottimisti, non lasciatevi mai rubare la speranza”, condivisa anche dal nostro Vescovo e trasmessa a tutti i presenti, presbiteri e fedeli. Con queste parole si è sviluppato uno degli eventi più importanti della Pasqua diocesana, la messa crismale, che si è svolta come tradizione nella mattinata del Giovedì Santo sotto i dipinti della Cattedrale della Marina di San Benedetto del Tronto. Un evento in cui hanno preso parte tutti i sacerdoti della nostra Diocesi riuniti a rinnovare le promesse di ordinazione sacerdotale. La messa Crismale è sinonimo di unità: unità tra i presbiteri, ma soprattutto unità tra tutti gli uomini della Diocesi, ente territoriale delle regioni di religione cattolica. La celebrazione è stata culminata in primo luogo dal già citato rinnovo dei sacerdoti delle promesse dell’ordinazione sacerdotale e in secondo luogo dalla la consacrazione del Vescovo dei tre oli santi: il Crisma, l’olio dei Catecumeni e l’olio degli infermi, che verranno utilizzati nei riti sacramentali dell’anno liturgico corrente. Non meno interessante la fase della raccolta degli oli da parte dei sacerdoti, che rappresenta un’unicità nell’organizzazione della celebrazione. Dopo la Santa Messa i sacerdoti si sono ritrovati per il pranzo e hanno ricevuto la creazione firmata da Incicco, Angelini e Moscardelli: la carta dei territori della Diocesi. Di Nicolas Abbrescia

(Riportiamo alcuni passi salienti dell’omelia pronunciata dal nostro Vescovo) Carissimi fratelli presbiteri e diaconi, sorelle e fratelli nel Signore, questa giornata è particolarmente nostra, di noi ordinati, e questa santa Eucaristia ci appartiene in modo speciale. L’istituzione del sacerdozio ministeriale, avvenuta la sera dell’ultima cena, quando Gesù disse agli apostoli: “Fate questo in memoria di me”, non

Questi legami abbattono il virus della chiusura individualistica, che ruba la gioia dell’essere prete e del partecipare alla vita della comunità presbiterale. La sana amicizia tra preti è l’ottimo antidoto per giornate tentate dalla tristezza e negli impegni pastorali pieni di aridità. Non mancano esempi positivi nel nostro presbiterio, come quello della Unione Apostolica del Clero Vorrei concludere con gli auguri per chi ricorda quest’anno alcuni anniversari particolari: P. Lino Tartarelli, frate minore di Grottammare, ricorda 65 anni di sacerdozio.

può ridursi al pio ricordo di un evento lontano. Rivivere questi eventi in modo più intenso è il sereno ritorno alle nostre origini, è il coraggioso andare alla sorgente di quello che siamo, è la volontà di mantenere viva la piena coscienza della propria identità”. Carissimi confratelli, Mi vengono alla mente le parole di papa Francesco, quando nella Cappella Sistina, parlando a braccio, con la sapienza del cuore, disse ai fratelli Cardinali, che l’avevano appena eletto Pontefice, di non lasciarsi prendere dal pessimismo: “Siate ottimisti – disse - siate positivi!”. Anch’io vorrei ripetere a me e a tutti voi: “Siamo ottimisti! Non lasciamoci prendere dallo scoraggiamento! La tristezza spirituale non occupi tante nostre serate! Non sia stanco il cuore, anche se le membra del corpo arrivano sfinite al termine di una giornata piena!”. Quanto è consolante vedere preti così, preti-servi. Essi sono la prima preziosa ricchezza della nostra Chiesa, essi garantiscono il sereno futuro della fede nelle comunità. E quanto giustamente sono amati questi veri preti di Cristo! Carissimi, la fraternità presbiterale è definita dal Concilio come “sacramentale”. La comunione tra i sacerdoti non è opzionale, non è soltanto una affettività suggerita dalla umana simpatia, ma è un legame fondato sul sacramento dell’Ordine, sulla viva persona di Cristo, che ci unisce a sé e

tra noi, per dare identità al nostro essere ed al nostro agire. Coltiviamo dunque le buone relazioni tra preti, tra confratelli giovani e meno, vivendo la bellezza di tanti momenti di vita quotidiana, ricchi di sana umanità. Questi momenti fraterni fanno tanto bene e sono una forte testimonianza di evangelizzazione per la nostra gente.

Ricordano il giubileo d’oro Mons. Giovanni Flamini, P. Aldo Alberoni, frate minore di Grottammare, e P. Giuliano Del Medico, agostiniano. Festeggiano 40 anni di sacerdozio P. Silvano Nicoli, sacramentino, e P. Nazzareno Rapetta, frate conventuale. Infine, don Lanfranco Iachetti ricorda i 25 anni della sua ordinazione. A questi confratelli i nostri migliori auguri e le nostre cordiali preghiere.

Incontri Pastorali del Vescovo DurANtE LA sEttImANA 14-21 APrILE 2013 Domenica 14 aprile Ore 09.30 S. Benedetto Tr. - Cattedrale: S. Messa, e benedizione del raduno motociclistico Ore 12.00 S. Benedetto Tr. Saluto alla Fiera di Primavera Ore 15.30 Grottammare Residence “Le Terrazze”: S. Messa, per il corso fidanzati della Vicaria “S. Maria in Montesanto” Ore 18.00 S. Benedetto Tr. - Cattedrale: S. Messa e Processione, a conclusione della Settimana Eucaristica

Lunedì 15 aprile Ore 21.00 S. Benedetto Consulta laicale Sabato 20 aprile Ore 21.00 Cupra Marittima Ordinazione diaconale

Parola del Signore 3 DOMENICA DI PASQUA C

Dal VANGELO secondo GIOVANNI La pesca miracolosa [Gesù disse loro: “Venite a mangiare”. E nessuno dei discepoli osava domandargli: “Chi sei?”, poiché sapevano bene che era il Signore. Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce. Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti. Quand’ ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”. Gli disse di nuovo: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gli disse: “Pasci le mie pecorelle”. Gli disse per la terza volta: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene?”. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: “Signore, tu sai tutto; tu

sai che ti voglio bene”. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecorelle. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”. Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: “Seguimi”. (21,1-19) Questo brano offre diversi spunti di riflessioni, ma noi ci soffermeremo su alcune frasi di Gesù : - Venite a mangiare - ; - mi ami tu ? - ; - seguimi- . Gesù rivolge questa frase ai discepoli che dopo aver pescato tutta la notte, solo dopo il suo intervento , riescono a pescare e a riempire le reti; sembrerebbe quasi che Gesù voglia ribadire la sua frase: senza di me non potete far nulla.

Poi, l’invita a mangiare quel pesce che Lui stesso ha procurato e cucinato. Sottolinando che Egli veglierà sempre su di noi, e per i suoi discepoli egli imbandirà sempre una mensa. Una mensa a cui potremo sempre rifocillarci e trarre cibo spirituale, una mensa in cui potremo sempre incontrarlo, perché é lui stesso cibo e bevanda, con il suo corpo e il suo sangue: la mensa eucaristica. La mensa della messa domenicale in cui Cristo ci parla e ci offre il suo corpo e sangue, affinché possiamo scoprire la sua presenza nella nostra vita e renderlo presente agli altri. La seconda frase: mi ami tu ? é una domanda che vuole far riflettere Pietro su ciò che sta esprimendo e sulla responsabilità che ciò

comporta, una promessa d’amore é sempre un impegno molto importante e non può essere preso alla leggera Pietro e noi dobbiamo renderci conto che l’amore che dobbiamo al Cristo deve essere analogo a quello che Lui ha per noi - un amore disponibile a dare tutto, anche la vita per l’amato. La terza frase: seguimi; è l’invito che Gesù ci fa ora che abbiamo preso la nostra decisione di amarlo fino in fondo, é l’analogo invito di quando dice: “chi mi ama prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”, perché seguire Cristo é un impegno forte, non é per mezze cartucce o mezzi uomini, ma é per gente che prende sul serio la propria vita e su come deve essere spesa: nell’amore e nel servizio del Cristo e dei fratelli. Riccardo PILLOLE DI SAGGEZZA : Disse un giorno un anziano: A molti credenti manca solo… la vera fede.


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monteprandone:

IN COENA DOMINI

Padre Marco Buccolini, un francescano in terra francescana, è il nuovo amministratore parrocchiale della Parrocchia S. Niccolò. Il totonomine come nella migliore tradizione della chiesa ha colto tutti di sorpresa. Chi sarà il nuovo Parroco?”, “Quando arriverà”, da un anno a questa parte, sono state le domande più ricorrenti sia tra i fedeli e parrocchiani, sia tra la popolazione in genere. Da un anno perché in questo arco di tempo il Parroco Don Francesco Ciabattoni dal Vescovo diocesano era stato chiamato a reggere due parrocchie: “La Sacra Famiglia” di Ragnola e quella di Monteprandone con l’aiuto di Don Robert. Un impegno gravoso che certamente non poteva protrarsi per chissà quando. L’annuncio ufficiale dell’amministratore parrocchiale, nella persona del francescano, Padre Marco Buccolini, è stato comunicato direttamente dal Vescovo diocesano, mons. Gervasio Gestori e dal Vicario Generale, mons. Romualdo Scarponi, al Consiglio Pastorale Parrocchiale nella riunione di giovedì 4 aprile c.a. alle ore 21,00 presso la sala polivalente di San Leonardo, arcinota tra i monteprandonesi con la denominazione di “ex teatrino parrocchiale”. Al momento ufficiale erano presenti anche: il Parroco uscente Don Francesco Ciabattoni, Don Robert, Padre Marco Buccolini e Padre Pierpaolo. Don Francesco prima di iniziare il suo intervento ha porto il saluto di benvenuto al Vescovo, al Vicario Generale, ai padri francescani e ai componenti del Consiglio Pastorale. Il Parroco uscente ha svolto un ampio excursus della sua intensa attività pastorale citando ogni iniziativa realizzata nei suoi tredici anni di pastorale. Molte, tante attività e iniziative concretizzatesi grazie alla collaborazione, all’azione corale e sinergica tra il Parroco Don Francesco e i volenterosi collaboratori che si sono prodigati ciascuno per la sua competenza e disponibilità. I buoni risultati sono il sempre il frutto dello stare e del fare insieme con dedizione e impegno. Terminata l’ampia esposizione del Parroco, il Vescovo, mons Gervasio Gestori, ha preso la parola: “Grazie, sia per essere così numerosi, sia per la vostra presenza. La Parrocchia di Monteprandone è tra le più antiche della nostra Diocesi: è ricca di storia, di cultura, le numerose e interessanti opere d’arte esposte nel museo parrocchiale ne sono un’esplicita ed eloquente testimonianza. Monteprandone ancora oggi come nel passato è terra fertile di vocazioni sacerdotali e religiose, tanto per ri-

cordare alcune personalità illustri: in primis San Giacomo della Marca, poi, Mons. Nicolai, il francescano missionario in Cina, mons. Eugenio Massi e tanti altri fino ai nostri giorni. La mia presenza qui questa sera è per testimoniare ulteriormente la vicinanza della Diocesi a voi e alla vostra Parrocchia che non sarà mai lasciata sola. Grazie alla disponibilità dei francescani il parroco che sostituirà Don Francesco, sarà Padre Marco Buccolini, che conoscete e apprezzate tutti coadiuvato da Padre Pierpaolo e anche da Don Robert”. L’annuncio è stato accolto con un caloroso e fragoroso applauso: Padre Marco ha ringraziato tutti e a caldo ha dichiarato “siamo abituati a lavorare insieme accettando i limiti di tutti perché consapevoli dei nostri”. Condivisibilissimo il breve intervento del Vicario Generale, mons. Romualdo Scarponi, monteprandonese doc che ha sottolineato come sia giusto e doveroso manifestare la più sincera gratitudine al nostro Vescovo per questa scelta lungimirante e giusta nella sua pienezza. Padre Marco è il primo amministratore parrocchiale francescano della storia sia della parrocchia monteprandonese, sia della locale cristianità. A voler esprime un giudizio sincero e spassionato La Provvidenza e San Giacomo della Marca, ben consigliando i cuori e le menti delle persone preposte a tali decisioni, il Vescovo diocesano Mons Gervasio Gestori e il Padre Provinciale dei Frati Minori Francescani delle Marche, MPR Ferdinando Campana, hanno elargito il più bel regalo che la comunità civile e religiosa monteprandonese potesse immaginare. Da oggi la storia monteprandonese vede alla guida della Parrocchia, che è stata di San Giacomo della Marca, un suo confratello, un francescano, Padre Marco, interprete e testimone del loro motto “Pace e bene”: dunque, un francescano in terra francescana, non poteva esserci tandem più proprio di questo. Una scelta che cade in un momento storico in cui a reggere le sorti mondiali della Chiesa è il Santo Padre, Jorge Maria Bergoglio, Papa Francesco, chi più francescano di lui? Sono le felici combinazioni della storia che hanno comunque un Unico e solo Artefice: Nostro Signore Gesù Cristo. Carissimo Padre Fernando Ciarrocchi Marco, ad maiora!.

Scelto il drappo per il Palio dei Bambini La commissione storica del Palio del Duca presieduta da Roberto Casali ha scelto il Bozzetto per il Palio dei bambini 2013 dei 49 disegni realizzati sotto la guida del professore di artistica Neroni Luigi della Scuola Secondaria dell’Istituto Scolastico Comprensivo di Acquaviva Picena e Monsampolo del Tronto. Il più votato è risultato il bozzetto di Marcelli Federico frequentante la classe 1° b , verrà realizzato olio su tela formato 50x70. Il Palio dei Bambini “vivere la storia da protagonista” è in programma sabato 25 Maggio dalle ore 9,00 si contenderanno il Drappo i rioni, Aquila, Civetta, Picchio e Falco, vista la grande partecipazione entusiastica dei ragazzi il consiglio direttivo ha deciso di aggiungere due nuovi giochi; il tiro degli anelli per le femminucce e lo schiaccia noci per i maschietti che si vanno ad aggiungere ai giochi storici del Tiro alle palle, Corsa con le paiarole, Corsa con i sacchi, Tiro alla fune. Prosegue con successo il corso di musici e percussione condotto da Cristiano Matricardi di Ascoli Piceno.

La carezza di Gesù

Papa Francesco a Casal del Marmo ha lavato e baciato i piedi di 10 ragazzi e 2 ragazze. Nell’omelia il senso del servire e dell’aiutarsi. A un ragazzo che gli ha chiesto perché abbia scelto il carcere minorile, il Papa ha risposto: “Le cose del cuore non hanno spiegazioni” “Un momento impressionante”. Così padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, ha definito il gesto della lavanda dei piedi ai 12 ragazzi - tra di essi “almeno due” ragazzi musulmani - che è stato il culmine della Messa “in Coena Domini”. Il Papa, ha raccontato padre Lombardi, “si è avvicinato alla prima fila dei ragazzi e con ambedue le ginocchia si è inginocchiato per terra per sei volte, perché ogni volta lavava i piedi a due ragazzi vicini. Ha lavato, versato acqua e poi

baciato ognuno dei piedi dei ragazzi. Un atto meraviglioso di servizio, un momento estremamente commovente e impegnativo, considerata l’età e il fisico del Papa”. Quello della “carezza”, ha aggiunto il portavoce vaticano, “è un tema che è già tornato più volte nei suoi discorsi, ma oggi ha un tono particolare, perché rivolto a giovani che hanno particolarmente bisogno di calore per ricostruire la loro vita”.

Uno scritto del 1969, poco prima di essere ordinato sacerdote

La «confessione» di padre Bergoglio I gesti, accompagnati dalle parole, con i quali papa Francesco ci ha portati in quest’ultima settimana alla Pasqua di oggi, rimandano alla vivezza della Biblia pauperum, le medioevali raccolte di immagini sulla vita di Gesù destinate a coloro che, non avendo ricevuto un’istruzione e non sapendo leggere, potevano così, solo guardandole, imparare da esse. Papa Francesco si è chinato ancora una volta, lo abbiamo visto nel carcere minorile di Roma, ha lavato, asciugato i piedi di giovani detenuti incrociando gli sguardi di quei ragazzi. È stata l’immagine di quello che in questi giorni ha ripetuto più spesso: «uscire», «uscire da se stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dai propri schemi che finiscono per chiudere l’orizzonte che è di Dio». Un andare e un chinarsi senza fatica. Giornate senza invecchiamento, per così dire. Contravvenendo alla legge universale dell’invecchiamento, direbbe Charles Péguy, come scrive in Veronique. Dialogue de l’histoire et de l’âme charnelle: «Contravvenendo a questa perpetua abitudine, a questo invecchiamento dominatore, a questo smussamento. Qui appare, qui sboccia, qui sgorga la virtù che abbiamo chiamato la bambina speranza. È essenzialmente l’anti-abitudine e per questo è l’anti-morte. È la sorgente e il germe. È lo sgorgare e la grazia. È il cuore della libertà. E soprattutto è quella che garantisce alla Chiesa di non soccombere sotto il proprio meccanismo. Senza la speranza la fede si abituerebbe a credere al mondo, a Dio, e senza la speranza la carità si abituerebbe all’amore, al povero, a Dio». Avere «un cuore giovane che in Cristo non invecchia mai» è stato l’augurio che papa Francesco ci aveva rivolto la domenica delle Palme. Una sorta di riinizio della vita temporale non fiaccata nel tempo, dal tempo. Una vita “trapassata” dallo sguardo d’amore di Dio. Come testimonia questa personale confessione di fede di padre Bergoglio, scritta nel 1969, in un momento “di grande intensità spirituale”, poco prima di essere ordinato sacerdote; e che,

lasciandola in copia autografa a, mio marito e me, ha detto di sottoscrivere oggi come allora: «Voglio credere in Dio Padre, che mi ama come un figlio, e in Gesù, il Signore, che ha infuso il suo spirito nella mia vita per farmi sorridere e portarmi così al regno di vita eterna. / Credo nella mia storia, che è stata trapassata dallo sguardo di amore di Dio e, nel giorno di primavera, 21 settembre, mi ha portato all’incontro per invitarmi a seguirlo. / Credo nel mio dolore, infecondo per l’egoismo, nel quale mi

rifugio. / Credo nella meschinità della mia anima, che cerca di inghiottire senza dare… senza dare. / Credo che gli altri siano buoni, e che devo amarli senza timore, e senza tradirli mai per cercare una sicurezza per me. / Credo nella vita religiosa. / Credo di voler amare molto. / Credo nella morte quotidiana, bruciante, che fuggo, ma che mi sorride invitandomi ad accettarla. / Credo nella pazienza di Dio, accogliente, buona come una notte d’estate. / Credo che papà sia in cielo insieme al Signore. / Credo che anche padre Duarte (*) stia lì intercedendo per il mio sacerdozio. / Credo in Maria, mia madre, che mi ama e mai mi lascerà solo. E aspetto la sorpresa di ogni giorno nel quale si manifesterà l’amore, la forza, il tradimento e il peccato, che mi accompagneranno fino all’incontro definitivo con quel volto meraviglioso che non so come sia, che fuggo continuamente, ma che voglio conoscere e amare. Amen». (*) il sacerdote che lo confessò il 21 settembre Stefania Falasca (Avvenire)


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Da ripatransone

a cura di A.G. - I.A.

Oltre 600 giovani presenti al raduno diocesano della gioventù tenutosi a Ripatransone A Ripatransone, dalle ore 19 alle 23 di mercoledì 27 Marzo 2013, 620 ragazzi e giovani provenienti dalle parrocchie della diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto delle Marche, in occasione della giornata della gioventù della chiesa locale si sono ritrovati per un incontro organizzato dagli oratori diocesani con la collaborazione della Consulta laicale e delle parrocchie; il tema del confronto: la casa. La scelta di Ripatransone è dovuta al fatto che nella località è “la casa” (ossia il Santuario) della Vergine di Loreto venerata con il titolo di Madonna di San Giovanni, dal 1988 Patrona unica della diocesi unificata. La manifestazione ha avuto due momenti significativi. Nel primo, dalle ore 19 alle 20.15, i giovani raggruppati per “vicarie”, si sono incontrati per meditare, pregare e cantare in cinque chiese cittadine, e precisamente: a Santa Maria della Valle quelli provenienti dalla zona pastorale “San Giacomo della Marca”; nella chiesa della Confraternita della Misericordia e Morte, quelli della “Madonna di San Giovanni”; a San Rocco, quelli della “Beata Maria Assunta Pallotta”; a San Pastore, i giovani di “Santa Maria in Montesanto”; a San Filippo, quelli della vicaria “Ven. P.

Giovanni dello Spirito Santo”. Nel secondo momento tutti hanno raggiunto il Duomo-Basilica, dove ad attenderli era il vescovo diocesano Mons. Gervasio Gestori, che nel suo intervento ha evidenziato che Cristo deve essere sempre al centro della nostra “stanza”, ossia della nostra vita interiore. Fra le testimonianze manifestate, ha destato maggiore emozione quella del ventenne Cesare Cicconi, il giovane disabile che in Piazza San Pietro, il 19 Marzo scorso, ha avuto il privilegio di essere abbracciato, accarezzato e baciato dal nuovo Papa Francesco. Sempre in Duomo, preghiere e canti si sono alternati tra le varie testimonianze di diversi giovani. Dopo la liturgia penitenziale, con la presenza di ben ventiquattro confessori (parroci e vicari parrocchiali), ogni giovane, per la preghiera individuale, si è recato nell’annesso santuario della Patrona della diocesi. Si sono conclusi così i momenti del riuscito incontro/confronto della gioventù della chiesa locale di San Benedetto-Ripatransone-Montalto. Usciti i partecipanti dal Duomo, c’è stato un momento di sana allegria con la degustazione di dolci tipici, compresi quelli del periodo pasquale.

FOTOCRONACA: 7 Aprile 2013 IL CAVALLO DI FuOCO

Associazione PRO LOCO: provvedimenti, iniziative, assegnazione della sede A Ripatransone, nella sala di rappresentanza del comune, dalle ore 21.30 alle 23 di mercoledì 3 Aprile 2013 si è svolta l’assemblea ordinaria dei soci della ricostituita (nel 2011) Associazione Turistica PRO LOCO, presenti una trentina di iscritti. Durante la seduta, presieduta dal presidente Saverio De Angelis, sono stati trattati diversi argomenti. Dopo la relazione del consigliere-cassiere Alessio Rubicini, sono stati approvati i bilanci: consuntivo 2012, che si è chiuso con un attivo di circa 3mila euro ( spesi in gran parte per le iniziative già svoltesi del corrente anno), e quello preventivo per il 2013; per quest’anno sono state programmate, in linea di massima, le iniziative estive sulla scia di quelle del 2012. Nella stessa seduta le tre consigliere

dimissionarie per motivi di studio o di lavoro: Barbara Bassetti, Chiara Capecci, Alessia Capriotti sono state surrogate con con i soci eletti per acclamazione: Maurizio De Angelis, Matteo Michetti, Vittorio Lucidi; pure per acclamazione è stato eletto consigliere Mario Marinelli, avendo deliberato l’assemblea ( su proposta della vicepresidente Mariella Ciotti) di portare da nove a dieci il numero dei componenti del direttivo; De Angelis e Marinelli sono stati assessori comunali fino al mese di Maggio dello scorso anno. Il consiglio direttivo è composto attualmente dai quattro nuovi eletti e dai sei in carica dalla ricostituzione della PRO LOCO, e precisamente: Saverio De Angelis (presidente), Mariella Ciotti, Alessio Rubicini, Rito Bian-

cucci , Nazzareno Vespasiani, Lorella Rossi. Infine si è proceduto al tesseramento per l’anno 2013; le quote sociali sono di euro 20 per i singoli, di euro 50 per le associazioni ed euro 10 per gli under 25. Alle ore 17 di sabato 6 Aprile in piazza XX Settembre al piano terra del palazzo comunale, dal sindaco Prof. Remo Bruni e dal presidente De Angelis, è stata inaugurata la sede dell’Associazione PRO LOCO, presenti soci e membri del consiglio direttivo della stessa Associazione e diversi amministratori municipali fra cui gli assessori Dott. Roberto Pasquali e Dott.ssa Barbara Marinelli, ed il presidente del consiglio Dott.ssa Diana De Angelis.

“Bentornato Piedibus!” Un’iniziativa in cui l’ISC Centro crede molto è senza dubbio quella del Piedibus. Così il 21 marzo, in una mattinata di sole, gli alunni della scuola primaria A. Marchegiani hanno voluto salutare l’arrivo della primavera facendo una bella passeggiata per recarsi a scuola.

In tal modo ha ripreso “vita” un progetto che, lo scorso anno scolastico, ha permesso a numerosi bambini e ai loro genitori di lasciare a casa l’auto ed andare a scuola a piedi. Questo è infatti il terzo anno consecutivo che vede la scuola primaria A. Marchegiani coinvolta in questa importante iniziativa con un percorso che permette agli alunni di raggiungere la scuola, camminando per le strade del quartiere. La sicurezza è garantita dalla presenza di genitori e volontari che accompagnano i piccoli pedoni lungo tutto il tragitto. Il principio è lo stesso dello scuolabus: un adulto che guida, un gruppo di bambini che segue ed un altro adulto che chiude la fila. La differenza consiste nel fatto che il vero “motore” di questo autobus umano sono i “piedi” dei bambini e degli accompagnatori che hanno aderito all’iniziativa. L’ISC Centro investe molto nel progetto del Piedibus perché con esso intende dare un piccolo, ma significativo contributo alla mobilità sostenibile. Infatti, oltre a favorire l’esercizio fisico quotidiano dei piccoli alunni e del sano movimento mattutino, il Piedibus rappresenta un vantaggio per l’intera comunità: promuovere l’andare a scuola a piedi è il modo migliore per rendere la nostra città più vivibile e meno inquinata. E quando si tratta di schierarsi dalla parte della difesa e della salvaguardia dell’ambiente, l’ISC Centro non si tira mai indietro. Allora non ci resta che dire “Bentornato Piedibus!” SO UN MONDO UN ASSOCIAZIONE VER

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Sempre super impegnati i giovani della Parrocchia Madonna di Fatima, ma tra studio, feste ed altre occasioni di divertimento assieme,

non può mancare il tempo per riflettere. Così, guidati da alcune famiglie della Parrocchia, ogni venerdì sera ci incontriamo per discutere insieme, riflettere, pregare e scoprire sempre più la Bibbia attraverso la scrutatio. Divisi in tre sottogruppi, in base alle diverse fasce di età, stiamo riflettendo in particolare sui sette vizi capitali, su quanto sono presenti nelle nostre vite e su quanto lo siano nel mondo. Una volta al mese, poi, ci ritroviamo tutti insieme per un incontro nel Salone Parrocchiale dove ad aspettarci c’è sempre una piacevole sorpresa. Infatti per aiutarci a riflettere, oltre al nostro Parroco Don Luis, sono intervenuti degli amici che hanno portato la loro testimonianza condividendo con noi tante emozioni. Nel periodo dell’Avvento è stato con noi Don Gianluca Pelliccioni che con la sua esperienza di professore ci ha al tempo stesso fatto sorridere e meditare sulla nostra vita di fede. A lui va rivolto un grazie speciale per come, con tanta spontaneità, ci ha coinvolti rendendoci consapevoli di come troppo spesso viviamo male la nostra vita di cristiani. Lo scorso mese di Febbraio hanno testimoniato la loro vita, e specialmente il periodo del loro fidanzamento, una giovane coppia di sposi, Marco e Lucia. Grazie a loro, riflettendo sul vizio della lussuria, abbiamo ricordato che c’è anche gioia nell’attesa, che amare è parlare, condividere, aspettare insieme. La Pasqua si avvicina e per noi giovani arriva anche il momento di preparaci e come non farlo al meglio purificandoci nella confessione? Così la scorsa settimana insieme alle nostre

PERIODICI

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guide, a Don Luis, a Don Gianluca Rosati e Padre Arok ci siamo riconciliati per poter vivere al meglio questo periodo di grande importanza per ogni cristiano. Lo scorso venerdì, poi, siamo stati impegnati a guidare l’ultima Via Crucis prima della Settimana Santa che, come da tradizione nella nostra Parrocchia, si svolge all’esterno della nostra Chiesa ed è guidata dal Gruppo Giovani. Tra pensieri e preghiere abbiamo ripercorso la Passione del nostro Signore e l’abbiamo fatta nostra comparandola con la vita del contadino e del chicco di grano.“Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12, 20 ss.) Con queste parole auguriamo a tutti di vivere al meglio il dopo Pasqua, nella gioia e nella pace.

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ANNO XXX N 12 14 Aprile 2013  

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