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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO ANNO XXX N° 13 - 21 Aprile 2013 € 1.00

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13 MARZO - 13 APRILE

Un mese fa Francesco

Pastore scorse fra la folla chi più aveva bisogno di accoglienza, perché sofferente, colpito nel corpo, nella vitalità. Sarebbe bastata una benedizione da lontano, a distanza. Francesco fa saltare il protocollo e la rete di protezione tesagli intorno, si slancia, dimoCristiana Dobner strando concretamente quella tenerezza che vuole essere il sigillo del suo servizio e che impregna tutto il suo agire. Non è pena, dispiacere, è qualche cosa di più, di più profondo: è com-passione, nel suo significato di radice, un patire insieme, un non lasciare solo chi ha maggior bisogno di sapersi accompagnato. L’Ok alla sua gente Il saluto crea una corrente viva di sentimenti, di stati d’animo che si susseguono in cui le persone si ritrovano, si riconoscono. Troppo spesso tutto è formale, per non mancare all’educazione o, peggio, all’etichetta. Tutto manca di calore, di immediatezza. La mossa di Francesco taglia la prospettiva, costringe ad interrogarsi: quest’uomo non è un demagogo, non conclude un comizio e neppure è un imbonitore che vuole venderti la sua merce. Ti viene incontro perché solo tu gli interessi, tu che vuole raccolti in preghiera, perché implorino che con lui stai cercando il Signore della tua vita la benedizione di Dio su di lui: Servo dei Servi e della tua vita eterna: nella gioia della fraternità. nella carità e come tale nella postura del povero. Il primo dei gesti che diranno, nella loro sempli- I poveri nella testa e nel cuore La nostra gecità, che si sta aprendo una stagione nuova: spo- stualità dice chi siamo in quel sottofondo che è la nostra singolarità, talvolta incomunicabile o glia, orante, diretta e ilare. La carezza al nostro Cesare. Lo sguardo del non comunicata. Quella attuale non attira molto,

Sei gesti d’autore: l’inchino al popolo, la carezza a Cesare, l’Ok alla sua gente, i poveri nella testa e nel cuore, l’incontro con Benedetto, la lavanda dei piedi ai detenuti

L’inchino al popolo Il Vescovo di Roma, come ama chiamarsi Francesco I, non intende i suoi primi passi come l’inizio di un regno ma come l’aprirsi del suo servizio alla Chiesa, a tutto il popolo di Dio in cammino nella storia. Per sottolinearlo, non si presta all’acclamazione trionfale di un monarca ma si china dinanzi ai fedeli riuniti

PRESENTATO A MONTALTO MARCHE IL SECONDO VOLUME DELLA BIBLIOTECA VATICANA Sabato 13 aprile nella concattedrale di S. Maria Assunta è stato presentato il volume curato da Massimo Ceresa: La Biblioteca Vaticana tra riforma cattolica, crescita delle collezioni e nuovo edificio (1535-1590). Questo è il secondo titolo dei sette previsti e dedicati alla storia della Vaticana (Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 2012, pag. 454). Nell’introduzione, tra l’altro, così si legge: Il secondo volume riprende il cammino dall’anno 1534, quando papa Paolo III succedette a Clemente VII... Giungiamo alla pubblicazione di questo secondo volume mentre la Biblioteca Apostolica Vaticana sta predisponendo proprio il Salone Sistino quale ul-

teriore sala di consultazione. Alla presenza di un pubblico numeroso, attento ed interessato, sono intervenuti: Il Vescovo Diocesano Mons. Gervasio Gestori, il Dott. Guido Mastrosani, Sindaco di Montalto Marche, Mons. Cesare Pasini, Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana. Il volume è stato presentato dal Prof. Roberto Rusconi, professore di Storia del Cristianesimo - Università Roma Tre. È intervenuto il curatore del volume Dott. Massimo Ceresa. Ha fatto da moderatore Mons. Vincenzo Catani.

troppo spesso è insolente o degradante. Il richiamo alla mente ci dice che Francesco non è persona di sola emotività o facili calorosità, è persona di autentica e ferma fede che coinvolge nell’adesione tutta l’umanità con il dono della ragione che ben ci distingue dal regno animale. Fede significa libertà somma, perché il nostro Dio “se è paziente e ci attende sempre” è, in primo luogo, il Dio che rispetta il nostro voler essere liberi. L’incontro con Benedetto È la prima volta, nella secolare storia della Chiesa, che ne abbiamo due: due uomini biancovestiti che nella fede riconosciamo Vescovi di Roma. Incarnano due momenti storici diversi, difficoltà e problemi universali, strettoie e momenti bui. L’uno conclude, l’altro inizia. Certo, se le cose stessero solo così, basterebbe chiudere e non iniziare. Lo sguardo di entrambi però, se per l’uno si è posato e per l’altro si poserà sulla storia dell’umanità e del popolo di Dio in cammino, non trae forza e vigore da se stesso ma da Colui che entrambi guardano e che li guida e li sorregge. Egli li unisce. La lavanda dei piedi ai giovani detenuti Il gesto va letto nella sua simbologia, evangelica per di più. Altrimenti rappresenta un non senso assoluto. Francesco non ha voluto che si accorresse a celebrare il mistero del Corpo e del Sangue donato, è accorso lui stesso da chi non avrebbe potuto accorrere, da chi, nella nostra concezione di diritto e giustizia, sconta una pena ed è sotto chiave, mentre invece avrebbe bisogno di essere educato, maturato e crescere nella propria umanità. Non è un gesto scontato, facile ed ineliminabile perché da sempre così si è fatto, è un gesto che richiede consapevolezza e trasuda com-passione.


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Anno XXX 21 Aprile 2013

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IL PAPA RICORDA 50° ANNIVERSARIO MARCELLO SEMERARO Ampliare gli spazi della “communio” DELLA “PACEM IN TERRIS” L’organismo costituito dal Santo Padre “indubbiamente arricchisce e amplifica le forme della comunione anche in quelli che potrebbero esDI GIOVANNI XXIII sere intesi come i vertici della istituzione ecclesiastica”. Nella “direCittà del Vaticano, 11 aprile 2013 (VIS). Questa mattina Papa Francesco ha ricevuto nella Sala Clementina i membri della “Papal Foundation” nel corso della loro annuale visita a Roma. La “Papal Foundation”, associazione cattolica statunitense istituita a Philadelphia (Stati Uniti d’America), nel 1990, dal defunto Cardinale John Krol, finanzia le necessità della Chiesa nel mondo.”Nei venticinque anni trascorsi dalla creazione della Fondazione, - ha affermato Papa Francesco - voi e i vostri affiliati avete aiutato il Successore di Pietro sostenendo molte opere di apostolato e di carità particolarmente vicine al suo cuore. In questi anni, avete contribuito in modo significativo alla crescita di molte Chiese particolari nei Paesi in via di sviluppo sostenendo, tra le altre cose, la formazione permanente del clero e dei religiosi, offrendo aiuto, assistenza medica e cura ai poveri e ai bisognosi, e creando opportunità di formazione e di lavoro particolarmente necessarie”.Infine il Papa, nel ricordare che oggi ricorre il cinquantesimo anniversario dell’Enciclica “Pacem in terris”, del Beato Giovanni XXIII, ha auspicato che tale ricorrenza “sia di stimolo ad impegnarsi sempre nel promuovere la riconciliazione e la pace ad ogni livello”.

TUO FRATELLO SOFFRE E MUORE ! Una diffusa emozione e partecipazione abbiamo avvertito, anche nella nostra Diocesi, per la tragedia che ha coinvolto un’intera famiglia di Civitanova Marche Raccapricciante è la miseria che sta avanzando nel nostro paese. Dopo la tragedia della crisi e della povertà la nostra regione ha visto sterminata in poche ore un’intera famiglia. Per mancanza di amore si scava ogni giorno più l’abisso che separa i privilegiati e i diseredati. Non ci si può scansare dalle responsabilità che ognuno, anche se solo nel proprio vissuto, ha nel saper condividere e ascoltare i bisogni degli altri.“Una sola guerra è certamente e sempre giusta, la guerra contro la miseria” ( Abbè Pierre) Più i tuoi privilegi sono grandi, più grande è la tua responsabilità nel metterli al servizio di tutti. Immagina che per un concorso di circostanze straordinarie, tu sia all’oscuro che tuo fratello o concittadino è ancora vivo, ma si trovi in uno stato miserabile e in grave pericolo: in questo caso tu non saresti responsabile della sua salvezza. Ma il giorno in cui tu conosci che è vivo, ma è in grande sofferenza, se tu non fai tutto quanto puoi per salvarlo, tu ti condanni definitivamente davanti agli uomini e davanti a Dio. A responsabilità collettiva corrisponde il dovere di impegnarsi in uno sforzo collettivo. Non occorrono azioni straordinarie, ma è nostro dovere essere vigilanti sulle possibilità che ci offre la vita quotidiana: prima di tutto e soprattutto, se impegnati negli organismi professionali, politici…E’ proprio la mancanza

zione” della “communio” devono “leggersi pure i recenti rimandi” di Papa Francesco alla “presidenza della carità” e al “binomio vescovopopolo” Marcello Semeraro - vescovo di Albano

La scelta del Santo Padre di affidarmi l’ufficio di segretario per il gruppo di cardinali deputato a consigliarlo nel governo della Chiesa universale e pure incaricato di studiare un progetto di revisione della Costituzione apostolica “Pastor bonus” sulla Curia Romana, suscita nel mio animo sentimenti di gratitudine e, al tempo stesso, di rinnovato impegno nel servizio alla Chiesa, che ora mi viene domandato di allargare a questa nuova e specifica funzione. Mi rasserena e mi conforta il ricordo della collaborazione offerta all’allora card. Bergoglio, vissuta per un intero mese nel contesto dell’Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi del 2001, dov’egli fu relatore generale. Il rilievo dell’attuale scelta papale mi pare si possa inquadrare anzitutto nell’accoglienza d’istanze - come è stato sottolineato nel comunicato della Segreteria di Stato - emerse a più voci nel corso delle Congregazioni generali anteriori al Conclave. Un altro aspetto lo coglierei nella “novità” di questo organismo che indubbiamente arricchisce e amplifica le forme della comunione anche in quelli che potrebbero essere intesi come i vertici della istituzione ecclesiastica. Ampliare gli spazi della “communio”: mi pare che anche questo sia implicito in questa ultima scelta di Papa Francesco, convinto come sono che nella medesima direzione della “communio” debbano leggersi pure i recenti rimandi

alla “presidenza della carità” (che riecheggia sant’Ignazio di Antiochia), e al binomio vescovo-popolo che ricorda il “Pastori suo grex adherens” di san Cipriano, fatti più volte dal Papa parlando ai fedeli.

COMUNICATO DELLA SEGRETERIA DI STATO di ascolto “vero” che crea smarrimento in chi non ha più lavoro e non sa come vivere. E’ il bussare alle porte e trovarle “falsamente aperte” che porta allo sconforto. E’ il vivere in una società che offre tante possibilità e tu non hai di che vivere e dove vivere che ti fa perdere la “speranza” Un senso acuto di smarrimento spinge ad entrare nel “deserto dell’essere” che può essere colmato con un ascolto vero, un amare vero fatto di partecipazione, condivisione coinvolgimento con altri a dare fiducia e opportunità per permettere di ricominciare allo sfiduciato.Tante famiglie nella nostra diocesi hanno avuto l’opportunità di essere ascoltate ed aiutate in qualsiasi tipo di povertà; ciò ci fa onore! Ma quanti ancora vivono in silenzio i propri travagli familiari e noi “ Buoni” viviamo nell’indifferenza, o se vediamo ci fa comodo girare le spalle perché non ce la facciamo ad arrivare a soddisfare i nostri super bisogni! Giuseppe Paolini

IL SANTO PADRE SALUTA LA SUA SQUADRA DI CALCIO Città del Vaticano, 10 aprile 2013 (VIS). Fra i presenti all’Udienza Generale vi era un gruppo del Club Atlético San Lorenzo de Almagro, di Buenos Aires (Argentina), di cui Papa Francesco è socio numero 88235 N dal 2008. Il Santo Padre ha salutato “i corvi“, come si definiscono i tifosi della squadra San Lorenzo de Almagro, insieme ai pellegrini provenienti da Spagna, Argentina e Messico e da altri paesi latinoamericani, con queste parole: “Ah, questo è molto importante”. Nel gruppo di lingua spagnola ha ricordato anche i sacerdoti del corso di aggiornamento del Pontificio Collegio Spagnolo di Roma. Il Papa si è rivolto anche agli alunni del Collegio di Difesa della Nato (Nato Defense College) auspicando che “il loro servizio alla pace e alla cooperazione internazionale sia sempre fruttuoso” ed ha salutato i gruppi di giovani tedeschi provenienti da Münster e Dießen ringraziandoli per l’accompagnamento musicale. Infine, rivolgendosi ai pellegrini di lingua italiana fra i quali un gruppo di dipendenti dell’IDI (Istituto Dermatologico Italiano), che da mesi vivono una profonda crisi lavorativa, il Papa ha detto: “Auspico che quanto prima si possa trovare una positiva soluzione in una situazione così difficile”.

Città del Vaticano, 13 aprile 2013 (VIS). Il Santo Padre Francesco, riprendendo un suggerimento emerso nel corso delle Congregazioni Generali precedenti il Conclave, ha costituito un gruppo di Cardinali per consigliarlo nel governo della Chiesa universale e per studiare un progetto di revisione della Costituzione Apostolica Pastor bonus sulla Curia Romana. Tale gruppo è costituito da: -Card. Giuseppe Bertello, Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; -Card. Francisco Javier Errázuriz Ossa, Arcivescovo emerito di Santiago de Chile (Cile). -Card. Oswald Gracias, Arcivescovo di Bombay (India). -Card. Reinhard Marx, Arcivescovo di München und Freising (Germania). -Card. Laurent Monsengwo Pasinya, Arcivescovo di Kinshasa (R.D. del Congo). -Card. Sean Patrick O’Malley, O.F.M. Cap., Arcivescovo di Boston (U.S.A.). -Card. George Pell, Arcivescovo di Sydney (Australia). -Card. Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, S.D.B., (Honduras), con funzione di coordinatore. -S.E. Mons. Marcello Semeraro, Vescovo di Albano, con funzione di segretario. La prima riunione collettiva del gruppo è stata fissata per i giorni 1 - 3 ottobre 2013; Sua Santità è tuttavia sin d’ora in contatto con i menzionati Cardinali.

Proprietà: “confraternita SS.mo Sacramento e cristo Morto”

SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO

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Anno XXX 21 Aprile 2013

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2012

Anno della Fede

2013

Terza e ultima parabola di rottura

109. IL BANCHETTO DI NOZZE E GLI INVITATI Leggiamo Mt 22,1-14. Questa parabola, come quella dei vignaiuoli omicidi, incorpora vari elementi allegorici; è quanto risulta anche dal testo parallelo di Lc 14,15-24. Li rileveremo coi titoletti. 1. L’introduzione: il banchetto. “Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse: 2Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio” (Mt 22,1-2). Matteo si rifà al grande tema del banchetto nuziale presentato ripetutamente dall’Antico Testamento (Is 25,5; 55,1-2; 63,13) e dice che, con la persona e l’opera di Gesù, si è al suo compimento. In questo grande contesto “il regno dei cieli” corrisponde al tempo messianico in cui ci troviamo; il re è Dio; il Figlio del Re è Gesù; il banchetto è la vita di grazia nella Chiesa. C’è però da dire che il resto della parabola non sviluppa questa stupenda introduzione; ma si limita a riferire degli inviti, fatti a molti, a tutti, e accolti da pochi. 2. Gli invitati rifiutano di venire. “Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. 4Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze! 5Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari” (Mt 3-5). Gli invitati sono gli ebrei chiamati a diventare discepoli di Cristo. L’invito viene fatto, come stiamo vedendo, lungo l’attività di Gesù in Galilea e ora in Gerusa-

lemme; poi l’invito continuerà – come sappiamo dagli Atti degli Apostoli – con Pietro e Giovanni, con Paolo e con altri. Nel capitolo seguente Gesù fa questo lamento: “Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è lasciata a voi deserta!” (Mt 23,37-38). Purtroppo, Gerusalemme ha lasciato cadere i tanti inviti che il Signore le rivolgeva! 3. L’inserzione storica. 6altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. 7Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città (Mt 22,6-7). Matteo, che scrive verso gli anni 70-80, con un flash back, richiama lamento doloroso della distruzione di Gerusalemme, con la quale rovina “la vostra casa è lasciata a voi deserta”. I servi sono i primi grandi missionari cristiani, quali il diacono Stefano (At 7,55-60), Giacomo, fratello di Giovanni che fu ucciso da Erode

Agrippa I verso l’anno 44 (At 12,2-3). Si giunge all’anno 70, quando Tito conquista Gerusalemme, la dà alle fiamme, compie massacri. Questo evento doloroso per il popolo ebraico ha anche conseguenze per la diffusione del cristianesimo che si dà alla predicazione universale: “fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19). E’ quanto si ha nella parabola che ora riprende la continuazione. 4. Gli invitati, continuazione e fine della parabola. “Poi disse ai suoi servi: ‘La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; 9andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze’. 10Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali” (Mt 22,8-10). Il testo continua nella serie degli inviti, ignorando del tutto 22, 6-7. Importante è rilevare l’ampliamento dell’invio: andate “ai crocicchi delle strade”, dove il greco corrispondente, epì tas diexódous tôn hodôn, significa propriamente: dove le strade

della città escono dalla città stessa e si cambiano in sentieri che si perdono nel loro sviluppo. In altre parole; andate dappertutto, a “tutti i popoli” (28,19). Questo invio universale è importante, in Matteo altrove lo aveva limitato al solo popolo ebraico (10,5). La sala delle nozze deve riempirsi di commensali. La rottura col giudaismo è ormai totale. L’impegno missionario caratterizzerà la Chiesa in quanto “Cattolica”. 5. La presentazione del giudizio finale. “Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. 12Gli disse: ‘Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?’. Quello ammutolì. 13Allora il re ordinò ai servi: ‘Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti’” (Mt 22,11-13). La scena è del tutto nuova e inattesa: erano stati raccolti come si trovavano, “cattivi e buoni”; niente di particolare che uno non sia con la veste nuziale! Il brano è la conclusione di una parabola andata perduta. Matteo lo ha riprodotto per sottolineare che occorre l’abito delle opere buone richieste dalla fede (7,21-22) per andare in paradiso. 6. La conclusione. “Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti” (22,14). Si riferisce alla parabola degli invii (versetti 2-5 e 8-10); non alla scena finale del giudizio e premio eterno (versetti 11-13). Partecipiamo con fervore al banchetto eucaristico per sentirci e chiamati e inviati. Crocettigiuseppe@yahoo.it

Celebrazione del Triduo Pasquale presso la Parrocchia S. Antonio di Padova

Quando la vita fraterna diventa luogo di festa e di perdono Vivere il tempo che precede la Pasqua, attraverso la partecipazione ad una serie di momenti scanditi dalla liturgia della settimana santa, è stata quest’anno un’esperienza spirituale particolarmente sentita e coinvolgente. In parrocchia, alla Domenica delle Palme ha fatto seguito un periodo propedeutico piuttosto forte, coinciso con l’adorazione eucaristica delle Quarant’ore, animata nei vari momenti del giorno e della notte dai vari gruppi e realtà spirituali. durante l’adorazione, si è riflettuto su brani francescani che ci ricordavano il grande amore di s. Francesco e s. Antonio per l’Eucarestia e sul vangelo di Giovanni (12,3-8) in cui Gesù è ospite della casa di Betania, accolto dalla famiglia che più lo ama: Lazzaro, che Egli ha risuscitato dai morti, e le sue sorelle Marta e Maria. Si è riflettuto sul gesto generoso di quest’ultima, che non esita a versare sui piedi di Gesù una quantità di preziosa essenza di nardo di inestimabile valore, suscitando la reazione stizzita di Giuda, mentre il vero significato è insieme profetico, sacerdotale e regale: regale perché l’unzione era riservata ai re; profetico e sacerdotale perché Maria anticipa l’unzione che sarà riservata al corpo di Gesù all’atto della sepoltura e perché, mettendo in atto il suo proposito, ella diventa sacerdote della risurrezione di Cristo. In Coena Domini. Particolarmente toccante e coinvolgente sotto l’aspetto spirituale è come sempre la messa solenne del Giovedì Santo, durante la quale il parroco nella sua omelia ha messo in evidenza la profonda carità del gesto della lavanda dei piedi, soffermandosi sulla sua

centralità tanto nel contesto evangelico dell’ultima cena quanto nella vita del cristiano. Gesù lava i piedi ai suoi discepoli affidando loro la missione di diffondere nel mondo (i piedi) il suo messaggio cui Pietro, pervaso di Spirito Santo, risponderà aggiungendo “il capo e le mani”, a confermare che l’Amore di Cristo per l’umanità si fa anche Intelligenza nel discernimento del disegno di Dio e Carità nel servizio ai fratelli. Adorazione della Croce. La lettura della Passione secondo Giovanni ha invitato i fedeli, che hanno gremito la chiesa, alla riflessione tenuta da P.Enrico sul mistero della morte straziante del Cristo, vittima innocente di meschini giochi di palazzo e della sete di potere e della superbia che induriscono il cuore umano. La scansione delle scene che raccontano il dramma di Dio, che accetta per amore di soffrire come un uomo, ha invitato ciascuno a indagare nel profondo della propria anima per comprendere qual è il ruolo di ciascuno davanti alla realtà del Cristo sofferente e quanto grande sia l’Amore che si sprigiona dal legno della croce, dall’alto della quale le braccia spalancate di Gesù sembrano voler abbracciare l’umanità intera. Un Amore infinito che il celebrante ha voluto sot-

tolineare mettendo in evidenza le parole di Gesù all’atto dell’arresto nell’orto del Getzemani: “Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano”. Gesù si preoccupa di salvaguardare i suoi seguaci e di non coinvolgerli nel suo supplizio, a differenza di Pietro, simbolo dell’umanità tutta, che non esiterà a tradirlo. Durante il Sabato Santo si è avuto modo di riflettere sulla discesa agli inferi e Resurrezione. Uno dei gruppi, nel primo pomeriggio, ha avuto modo di riflettere sulla discesa agli inferi e sul suo significato: con l’aiuto di un’icona e attraverso la ricca simbologia ad essa legata, si è voluto sottolineare come il sabato santo non sia un giorno di assenza di Dio; anzi, Cristo porta a compimento la sua missione salvifica scendendo fin nel regno dei morti per risollevare, Lui vivo, l’umanità intera schiava del peccato e della corruzione. Messaggio del resto sintetizzato magistralmente da Paolo (Ef 5,14): “Svegliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà”. E’ il messaggio gioioso della Pasqua, festa della pace, perché solo nel Cristo risorto può estinguersi la sete di felicità insita in ogni uomo. La celebrazione suggestiva della Veglia Pasquale, iniziata alle 22.00, ci ha visti tutti insieme a viverla con tutte le sue fasi. Dall’oscurità iniziale siamo passati attraverso un progressivo accendersi della luce fino all’ annunzio dell’ Exultet . P Gabriele ci ha invitato a compiere lo stesso itinerario compiuto dalle donne; dall’angoscia e paura alla gioia che diventa testimonianza per ogni fratello e sorella che incontriamo nella nostra vita. Domenica di Pasqua è stato un giorno di piena letizia, il tutte le celebrazioni si è vissuto l’evento salvifico sottolineando che anche la nostra comunità parrocchiale deve vivere come una comunità pasquale. Questo comporta , come ci insegnano san Francesco e sant’Antonio,di saper essere strumenti nelle mani di Dio per portare nel cuore la letizia e l’entusiasmo di Cristo che per il suo sacrifico e il Suo amore cammina con ciascuno di noi, e attraverso di noi nelle nostre case e verso quanti sono ammalati e sofferenti. (a cura della Parrocchia di Sant’Antonio)


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Anno XXX 21 Aprile 2013

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AZIONE CATTOLICA

Sud e famiglia: nulla è scontato

A Melfi il quattordicesimo dei sedici appuntamenti promossi dall’Azione Cattolica italiana in preparazione della Settimana sociale di Torino. Monsignor Agostino Superbo: “La Basilicata perde mille abitanti l’anno, per lo più giovani e laureati. Occorre offrire indicazioni di speranza”. Interventi di monsignor Domenico Sigalini, Franco Miani, Vera Negri Zamagni e Luca Diotallevi “La Chiesa sente l’urgenza di andare incontro alla povertà” e dare “indicazioni di speranza”, consapevole che “senza un buon governo non si può realizzare una buona società”. Così si è espresso monsignor Agostino Superbo, presidente della Conferenza episcopale di Basilicata, intervenendo il 13 aprile a Melfi al convegno sul tema “Lavoro e famiglia: speranza e futuro per il Mezzogiorno. Dal Concilio vaticano II ad oggi” il quattordicesimo dei sedici appuntamenti promossi dall’Azione Cattolica italiana in preparazione della Settimana sociale di Torino. “Protagonista del progresso del Mezzogiorno – ha proseguito il vescovo Superbo - sarà sempre e solo il Mezzogiorno, che può dare un contributo per i valori di cui è portatore: rapporti genuini e autentici, solidità della famiglia”. In una regione, la Basilicata, che “perde mille abitanti l’anno, per lo più giovani e laureati”, occorre per il presidente della Ceb “offrire indicazioni di speranza” mediante “due punti forti, la famiglia e il lavoro, garanzia di dignità per la famiglia” e “luogo di umanizzazione” che “va tenuta forte perché fondamento della Chiesa e di tutta la società”. Per il vescovo Domenico Sigalini, assistente ecclesiastico generale di Ac, la famiglia deve rimanere “sempre soggetto” e “va rispettata come tale, non come un target per i voti o per il sostegno che dà”; gli ha fatto eco il presidente dell’Ac Franco Miano, parlando di “binomio strettissimo” a proposito di lavoro e famiglia: “riferimenti essenziali per lo sviluppo della società e del futuro”, ha spiegato facendo appello alla “responsabilità” e alla “testimonianza” della “gioia di essere famiglia”, nonostante problemi e fragilità. Sfatare i miti sulla famiglia. “Il lavoro incarna e continua nel tempo la forza creatrice di Dio”, e la famiglia “genera, sostiene e rafforza le capacità creative delle persone” ma, ha sottolineato Vera Negri Zamagni, docente di Storia economica dall’università di Bologna, “ci sono alcuni miti da sfatare”. La famiglia ideale, ad esempio, “non è quella specializzata, in cui la donna è l’angelo della casa e l’uomo presidia il foro esterno”. E se il matrimonio, ha proseguito Negri zamagni, va concepito come “un punto di partenza, non di

civitas poliarchica”. Diotallevi ha poi richiamato il “dovere strettissimo” che ciascun cristiano ha di “difendere i diritti di tutti e soprattutto dei più deboli”, auspicando la riscoperta del “carattere agonistico e militante del cristianesimo”, per “rispondere al compito di ogni formazione sociale: partecipare in modo specifico alla ricerca del bene comune, per come ciascuno può e secondo le proprie competenze”. Questa, forse “non è

una prospettiva che ci coccola”, ma richiama, ha concluso, la “responsabilità necessaria” ad affrontare la “sfida che il momento pone” e a “conciliare libertà e fede”. Sir

Incontri Pastorali del Vescovo arrivo”, con l’emancipazione femminile “è possibile costruire una famiglia de-specializzata, dove c’è partecipazione delle donne al lavoro” e “partecipazione dell’uomo alla famiglia”. Laddove è sviluppato il lavoro femminile “c’è una più alta natalità” e “anche dal punto di vista educativo”, si riscontra “maggiore equilibrio”. La famiglia è “attanagliata da una duplice crisi”, per il passaggio “da una configurazione specializzata ad una multitasking” e per “la perdita del significato univoco della sua natura”. Dunque in primo luogo, ha spiegato la docente, “occorre accompagnare le donne fuori casa e gli uomini in casa”, secondariamente, è necessario “modificare l’organizzazione del lavoro e della famiglia, per permettere a marito e moglie di trovare tempi giusti da dedicare alle attività di lavoro e di famiglia”. In quest’ottica di “armonizzazione”, un impegno particolare è riservato alle famiglie di cristiani, invitati a “insegnare la gratuità, la reciprocità e la giustizia”. Dalle origini in poi. L’eredità del Concilio Vaticano II nel magistero sociale della Chiesa è stata evidenziata da Luca Diotallevi, docente di Sociologia a Roma Tre e vicepresidente del Comitato scientifico delle Settimane sociali: “Come ha detto Benedetto XVI nel dicembre del 2005, il profondo rinnovamento nella Dottrina sociale della Chiesa consiste nel tornare alle origini per andare oltre”. Superando, così, la visione “naturalista e statalista” tipica della “Rerum novarum” per arrivare alla dottrina della “Caritas in Veritate”, che interpreta la “via istituzionale alla carità come incessante impegno dei credenti per una

durante la Settimana 21-28 aprile 2013 Giovedì 25 aprile Ore 09.30 S. Benedetto Suore Concezioniste: S. Messa Ore 11.00 Centobuchi - S. Cuore: S. Messa, con S. Cresime Sabato 27 aprile Ore 09.30 Monteprandone Saluto al Convegno “La Famiglia tra lavoro e riposo festivo”

Ore 18.00 Fiuggi Comunità “Gesù Risorto”: S. Messa Domenica 28 aprile Ore 11.00 Fiuggi Comunità “Gesù Risorto”: S. Messa

Genitorialità, parlare ai nostri figli Al Centro Famiglia tre incontri per genitori efficaci SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Centro Famiglia, associaziane di volontariato sensibile alle dinamiche delle realtà familiari, organizza un percorso sulla genitorialità seguendo una calendario di incontri tematici. L’inizio è fissato per giovedì 18 aprile alle ore 21 presso i locali del Centro Famiglia diocesano di via Pizzi 25 con l’incontro “Come parlare ai nostri figli”. Le serate proseguiranno, sempre alle ore 21, giovedì 2 maggio con “Troppe raccomandazioni non servono” e giovedì 9 con “Litigano sempre? Fai così”. Ogni serata, aperta al pubblico in maniera del tutto gratuita, sarà curata dal team di psicologi del Centro. IL CENTRO FAMIGLIA - Il Centro Famiglia, associazione di volontariato nata nel 1978 e iscritta dal 2002 al Registro delle organizzazioni di volontariato della Regione Marche, risponde ai bisogni essenziali delle famiglie e dei giovani, operando allo scopo di far conoscere e approfondire le problematiche giovanili, matrimoniali e familiari. Grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno il servizio di consulenza, del tutto gratuito, è stato potenziato e mira alle azioni concrete in campo sociale e sanitario, mettendo a disposizione la professionalità e l’esperienza dei suoi volontari. Per informazioni e appuntamenti è possibile chiamare la segreteria del Centro Famiglia al numero 0735 595093, dal lunedì al venerdì dalle 16.30 alle 18.30. Per il Centro Famiglia- Dina Maria Laurenzi

Parola del Signore 4 DOMENICA DI PASQUA C

dal VanGelO secondo GiOVanni Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola” (VAngeLo Di gioVAnni 10,27-30) In termini pastorali Gesù ci presenta il rapporto esistente tra Lui e i suoi fedeli, tra Lui il Pastore e il suo gregge, il suo popolo. La mutua relazione, la buona conoscenza e il fedele ascolto caratterizzano i cristiani, i fedeli. Coloro che non possono andare perduti né rapiti in quanto di sua appartenenza. Gesù ci fa notare come la sua mano sia la stessa del Padre, poi sottolinea: IO E IL PADRE SIAMO UNA COSA SOLA. Per indicare una perfetta identità tra il Figlio e il Padre, identità che si riflette nello stesso amore che Dio-Padre e Dio-Figlio hanno per il

popolo, per noi credenti, per noi fedeli, ma anche per noi peccatori; noi che siamo bisognosi del suo aiuto, del suo perdono, della sua morte sulla Croce, per essere riscattati dai nostri stessi peccati e perchè ci fosse finalmente aperta la via del cielo. Con l’appellativo di Buon Pastore, Gesù promette una intimità affettuosa a coloro che lo ascoltano e lo seguono. Gesù ci promette e ci offre quella stessa intimità che hanno i coniugi, una intimità, un amore fatto di comprensione, di perdono, di amicizia, di unità, di fedeltà (soprattutto da parte sua) perché qui troviamo il grande mistero, come dice Paolo, del rapporto tra il Cristo e la Chiesa, ma anche tra il Cristo e ognuno dei suoi figli. Grande importanza in questo brano come in tutti gli annunci del Vangelo è l’ascolto. L’ascolto di Gesù e della sua Parola, del suo insegnamento, perché in questo sta la Salvezza, nell’ascolto della buona novella. E’ evidente come nel testo biblico la parola “ascolto” ha

un significato ben preciso che trascende il significato italiano del termine, infatti per l’Ebreo la parola “ascolto” associava l’azione dell’orecchio con un’ azione fattiva, che era conseguente a ciò che si era ascoltato. Ascolto e azione; famosa e bellissima infatti é la preghiera più importante del popolo ebraico lo “SHEMA” (che significa appunto = ASCOLTA ): Shema Israel ...... Ascolta Israele : il Signore é il nostro Dio, il Signore é uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” Come si vede l’ascolto é solo la prima parte dell’azione che poi si perfeziona con l’amore incodizionato all’unico vero Dio. Ed é la stessa cosa che Gesù chiede a noi, di amare incondizionatamente il Padre che é nei cieli e di amare i fratelli, prendendo come esempio il suo amore: Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Gesù vuole ribadire con gran forza che tutti coloro che si affidano a LUI, non

hanno nulla da temere, perché in mani migliori non potrebbero essere. Il suo amore, la sua misericordia si stende su tutti quelli che lo amano, e quanto è grande l’amore che Gesù ha per noi, Egli che si è sottoposto alla morte e alla morte di croce per poterci donare la salvezza e la redenzione. O SIGNORE facci buoni ascoltatori della tua parola, per poter essere tuoi discepoli, e testiRiccardo moni del tuo amore. PILLOLE DI SAGGEZZA DISSE UN GIOVANE MONACO AD UN ANzIANO: COM’é DIFFICILE AMARE IL NOSTRO PROSSIMO! E L’ANzIANO RISPOSE: CERTO: NOI ABBIAMO L’ORDINE DI AMARE IL NOSTRO PROSSIMO COME NOI STESSI, MA IL NOSTRO PROSSIMO FA DI TUTTO PER RENDERCI DISOBBEDIENTI.


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Alcuni momenti significativi della 70esima Settimana Eucaristica Incontro con Mons. Chiaretti di nicolas Abbrescia SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo avervi raccontato l’esibizione delle corali diocesane di domenica, torniamo a parlare della 70esima settimana eucaristica, svoltasi a San Benedetto presso il Santuario dei Padri Sacramentini. La mattinata del 11 aprile ha visto un’immagine unica nel suo genere, la sintesi dell’ultimo trentennio Diocesano, con la presenza di S.E. Mons. Gervasio Gestori, attuale Vescovo e di colui che lo ha preceduto alla guida della chiesa truentina, S.E. Mons. Giuseppe Chiaretti, attuale arcivescovo emerito dell’Arcidiocesi di Perugia-Città Della Pieve. L’incontro è intitolato “Date voi stessi da mangiare”, che ha visto la partecipazione dei sacerdoti, dei diaconi e dei religiosi provenienti da tutta la Diocesi, in un momento di ritrovo tra coloro che con lo stesso Chiaretti hanno condiviso momenti importanti e tra le nuove leve che contribuiscono a trasmettere la fede nel nostro territorio diocesano. Nel volgere di un’ora mons. Chiaretti ha preparato un testo molto interessante, un itinerario non solo rivolto al contesto attuale della comunità, ma riferito anche alle parole di nostro signore Gesù Cristo, alle vicende dell’imperatore di Costantinopoli Giuliano, detto l’Apostata per arrivare alle Encicliche del Papa Emerito, Benedetto decimo sesto. Perche “Date voi stessi da mangiare”? Per rispondere a questa domanda abbiamo intervistato proprio Mons. Chiaretti, che ha concesso ai nostri microfoni le seguenti parole: “È l’espressione di gesù, quando tanta gente era lì presente per ascoltarlo e però è passato del tempo e deve ritornare a casa. La gente ha fame, allora gli Apostoli glielo fanno notare e lui dice “Date voi stessi da mangiare”. Certamente rimangono piuttosto imbarazzati, perché

non hanno niente da dare, si trovano in aperta campagna, dovrebbero rimandarli via senza cibo e tuttavia trovano un escamotage nel senso che c’è un bambino che ha un po’ di pane e un po’ di pesce e allora gesù fa venire questo bambino e moltiplica quel pane lì e quel pesce lì, da sfamare tutti. Però la frase di gesù rimane, “Date voi stessi da mangiare”, vale a dire un invito, ovvero, io ho dato la parola, voi imparate a dare anche il cibo oltre alla parola, a dare un aiuto necessario per vivere decentemente come uomini liberi. Mi sembra che sia importante il discorso che il Signore fa, certamente si parla di persone che sono già impegnate nel lavoro, ma ci sono persone che non ce la fanno ad andare avanti e hanno bisogno di essere aiutate. Per questo dobbiamo ricordarci sempre che i poveri stanno con noi e in mezzo a noi e dobbiamo preoccuparci perché possa esserci pane a sufficienza per tutti e allora la chiesa è chiamata a fare quello che ha sempre fatto nei secoli passati. Un tempo esistevano forme di aiuto e collaborazione come gli antichi ospedali o le varie forme e fraternite che provvedevano a tante e diverse necessità, fino ai Monti Frumentari di fine Medioevo per avere il grano da poter seminare, nonché i Monti di Pietà, forme di aiuto reciproco senza un eccessivo aggravio per nessuno ed erano sufficienti per sfamare. Anche oggi qualcosa del genere sta accadendo; ad esempio ci sono le Caritas, che stanno aiutando moltissime persone, proprio quelle persone che non sanno andare avanti per mancanza di denaro o di cibi per sé e per i propri figli ed è evidente che le forze economiche sono quelle che sono ed allora la necessità di raccoglierle insieme attraverso queste mediazioni delle Caritas o di altre istituzioni analoghe per far fronte alle situazioni di emergenza che sono in corso e che purtroppo dureranno ancora nel tempo”.

Al termine della Settimana: Processione Eucaristica

CHIOGGIA/CONVEGNO FISC

Nella Rete. Con la saggezza dei cattolici In altri termini non basta usare il digitale, ma bisogna conseguire una “saggezza digitale”. E ancora: “Chi, se non la stampa cattolica, potrà avere il compito difficile, ma assai urgente, di far comprendere l’importanza di un’etica della comunicazione?”. Il saluto del presidente Francesco Zanotti e del direttore di “Nuova Scintilla”, monsignor Vincenzo Tosello La rete e la carta. Due modalità di comunicazione il cui rapporto può apparire problematico e che in più di un caso vivono un conflitto. Ma nessuno può negare che il futuro della comunicazione passa attraverso un rapporto sempre più virtuoso tra la stampa e Internet. A dirlo sono le 186 testate cattoliche aderenti alla Fisc (Federazione italiana dei settimanali cattolici), riunite in convegno a Chioggia sul tema “Informazione in rete: carta stampata e web”. Presenti in circa 170 diocesi, queste testate (1 agenzia, 6 on line, 1 quotidiano, 2 bisettimanali, 128 settimanali, 18 quindicinali e 25 mensili) raggiungono gran parte del territorio nazionale e pure gli italiani all’estero, con 5 giornali loro dedicati. “Giornali di carta e Rete sono destinati a viaggiare insieme, non per combattersi, ma per richiamarsi a vicenda”, ha esordito il presidente nazionale della Fisc e direttore del “Corriere Cesenate”, Francesco Zanotti, aprendo i lavori. Mentre monsignor Vincenzo Tosello, direttore di “Nuova Scintilla” (Chioggia), ha ripercorso i cent’anni della testata, il cui anniversario viene celebrato con questo appuntamento. Infatti, il logo prescelto unisce la prima testata (“La Scintilla”) a una raffigurazione della versione attuale per tablet. Tra difficoltà e mutamenti. Certo, per la carta stampata non mancano le difficoltà, specie in questo periodo, motivo per cui serve “un’attenta analisi dei fenomeni in atto nel campo della rete e della multimedialità e nel contempo una lungimirante lettura dei possibili sviluppi al fine di orientare le scelte nell’ambito della stampa diocesana”, ha richiamato nella prolusione monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali. Il primo dei problemi è di natura economica: cala la pubblicità e “le vendite risentono della minore disponibilità di risorse economiche”. In secondo luogo, “la possibilità per ognuno di accedere all’informazione in tempo reale e gratuita su web, tv e radio”. A tal riguardo, ha sottolineato, “è cambiato il nostro modo di ricercare e apprendere informazioni”, “siamo bombardati e ‘inseguiti’ da un enorme flusso, potremmo dire un ‘torrente impetuoso’ d’informazioni, sempre a portata di mano attraverso un unico strumento: lo smartphone o il tablet”, mentre “la corsa all’acquisto tecnologico, sebbene rallentata, è l’unica ancora in continua crescita”. La “saggezza digitale”. Conseguenza del “torrente” informativo del web è la mancanza di filtri e gerarchie tra le notizie. “Oggi domina il criterio della velocità”, ha osservato Giuliodori, interrogandosi “se non si stia sacrificando la qualità comunicativa, e quindi relazionale, sull’altare della quantità e dell’efficienza”. In altri termini non basta usare il digitale, ma bisogna conseguire una “saggezza digitale” - ovvero la “capacità di prendere decisioni più sagge in quanto potenziate dalla tecnologia”, secondo la definizione di Marc Prensky - ed è questo il “nuovo passo evolutivo del genere umano”, senza il quale “la società moderna corre il rischio di un’involuzione”. Un passo al quale i cattolici sono chiamati elaborando “strategie di marketing non soltanto commerciale, ma che potremmo definire preminentemente ad alto impatto antropologico, finalizzato a rilanciare con forza questo prezioso servizio la cui peculiarità è rappresentata dalla capacità di cogliere e comunicare i valori fondamentali”. “Chi, se non la stampa cattolica, potrà avere il compito difficile, ma assai urgente, di far comprendere l’importanza di un’etica della comunicazione?”. Questa la domanda posta dal presule ai rappresentanti delle testate cattoliche, invitandoli “a non perdere, cammin facendo, l’essenziale della nostra vocazione e missione”. Sfida educativa. In gioco c’è “una sfida che è innanzitutto educativa”, come ricordano gli Orientamenti pastorali dei vescovi italiani per il decennio. Di fronte a uno “sviluppo esponenziale dei mezzi di comunicazione”, “dev’essere potenziato - ha sottolineato il vescovo - l’impegno a svolgere un ruolo incisivo a livello culturale e sociale”. “Così - ha aggiunto - le nostre testate vivranno e si rafforzeranno se riusciranno a promuovere e a stimolare il dialogo nelle realtà locali, poiché la loro missione è soprattutto formativa e a servizio della comunità”. “La stampa cattolica - secondo Giuliodori - deve mantenere e potenziare la capacità di essere una bussola nel mondo dell’informazione”, “avere la forza e l’audacia di rivolgersi agli utenti dei nuovi media”, offrendo “un’informazione in grado di accompagnare il lettore attraverso gli spazi di riflessione, di confronto e approfondimento”, “generando una comunicazione efficace, capace anche di sedurre, ma soltanto per accompagnare lo sguardo, l’attenzione del lettore e il suo cuore verso un ‘oltre’”. Il presidente della Commissione Cei ha infine ricordato “l’eccellente esempio del quotidiano ‘Avvenire’ e di non pochi settimanali diocesani”, evidenziando che, “di fronte al bombardamento d’informazioni e d’immagini, la nostra stampa può rappresentare il mediatore capace di valorizzare, raccogliere e, se necessario, filtrare le notizie smascherando quelle false e accompagnando nella lettura critica dei nuovi ambienti digitali, dalle potenzialità straordinarie, ma anche pieni d’insidie”. a cura di Francesco Rossi, inviato Sir a Chioggia


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Dalla Parrocchia di S.Antonio di Padova come è stato vissuto l’incontro diocesano dei giovani con il Vescovo a Ripatransone

Un meeting nel segno dell’amicizia e dell’accoglienza Mercoledì 27 marzo, a Ripatransone, è avvenuto l’incontro diocesano dei giovani con il vescovo Gervasio Gestori avente per tema l’accoglienza di Gesù risorto nella nostra vita. Anche trenta ragazzi della nostra parrocchia hanno partecipato all’evento, che ha raccolto nell’antica sede diocesana circa seicento giovani provenienti dalle vicarie e artefici di diverse esperienze all’interno del mondo cattolico. Divisi per gruppi, i ragazzi si sono raccolti in varie chiese del paese: i nostri ragazzi si sono ritrovati con quelli di altre parrocchie di San Benedetto e dintorni nella splendida chiesa barocca di San Filippo, nella quale hanno condiviso alcune testimonianze ed hanno partecipato a momenti di preghiera e di animazione. Dopo una cena frugale (pane e olio) suggestiva e solidale, tutti i gruppi sono convogliati verso la vecchia Cattedrale e, in un animato consesso, hanno atteso l’arrivo di Sua Eccellenza il Vescovo Gestori che è giunto accompagnato dal sindaco Remo Bruni, il quale ha rivolto ai presenti un saluto e un caloroso benvenuto. E’ stata poi la volta del vescovo che ha accolto i giovani invitandoli alla preghiera e alla riflessione per l’imminente arrivo della Pasqua. Quindi, con il pastorale, ha simbolicamente bussato alle porte della chiesa affinché si aprissero ad accogliere il Pastore ed il suo gregge, bisognoso di abbeverarsi alla sorgente della Parola; e proprio all’insegna dell’accoglienza è stato il messaggio che egli ha voluto rivolgere, al centro della liturgia penitenziale, ai giovani che nel frattempo avevano gremito la cattedrale in ogni angolo, offrendo un colpo d’occhio stra-

ordinario e comunicando un calore umano e spirituale di rara intensità e suggestione: Gesù ha fortemente voluto mangiare la pasqua, la sua ultima pasqua, insieme ai suoi apostoli e dal racconto evangelico scaturisce tutta la cura e l’attenzione che Egli ha dimostrato nello scegliere un locale degno per un evento d’Amore tanto decisivo per le sorti dell’Umanità; di qui l’invito del vescovo ai giovani affinché ognuno si sforzi di accogliere l’Agnello Pasquale mettendogli a disposizione un cuore pulito, adorno e soprattutto libero, pervaso di valori autentici improntati ad una vita semplice e sobria, e all’amore per Dio e per i fratelli. All’intervento del vescovo sono seguiti spazi di animazione aventi per filo conduttore essenzialmente il tema del perdono, convergendo sul messaggio della parabola del Figliol Prodigo; particolarmente intensa è stata la testimonianza di Cesare Cicconi, il disabile della parrocchia di Cristo Re di Porto d’Ascoli, che ha espresso tutta la sua emozione vissuta nel momento in cui, in Piazza San Pietro, è stato abbracciato e baciato da papa Francesco. Cesare, attraverso le semplici parole che ha pronunciato ma ancor più in virtù della sua semplice presenza, ha dimostrato ai giovani come, pur nel male e nella sofferenza, Gesù è la Parola che salva e solo Lui è capace di sollevarci dalla nostra fragile umanità. Infine i giovani hanno potuto accostarsi al sacramento della riconciliazione, preparando opportunamente lo spirito ad una Santa Pasqua gioiosa e partecipata. (a cura della Parrocchia di Sant’Antonio di Padova)

TERZO incontro di zona delle Fraternità Ordine Francescano Secolare del territorio della Provincia di Ascoli Piceno Sabato 23 marzo 2013 si è svolto presso il Monastero “Santa Speranza” di San Benedetto del Tronto, Sede della Federazione delle Clarisse urbaniste d’Italia, il III incontro di zona delle Fraternità OFS della Provincia di Ascoli Piceno, con la partecipazione del Padre Assistente Enrico Petrucci, del Ministro Regionale Lorenzo Saccà, della Vice Ministra Cinzia Castelli, dei Consiglieri regionali Sauro Valentini ed Ermelino De Santis, della delegata di zona del Consiglio Regionale Anita Pagani e di un gruppo numeroso di fratelli e sorelle appartenenti alle Fraternità OFS di San Benedetto Conventuali, Ascoli Piceno Conventuali, Cappuccini e Minori, Ripatransone, Montalto delle Marche, Monteprandone, Offida, Castel di Lama, Grottammare. L’incontro è stato organizzato allo scopo di fortificare il rapporto fra l’Ordine Francescano Secolare, generalmente legato, soprattutto per ciò che riguarda l’Assistenza Spirituale, ai Frati del Primo Ordine, anche alle Suore Clarisse del Secondo Ordine, cercando di “gettare un ponte” e approfondire la conoscenza della loro spiritualità, indubbia fonte di arricchimento anche per noi Francescani Secolari. L’incontro è stato guidato dall’Abbadessa, Suor Riccarda Settimo, che, alla presenza dei circa 70 fratelli e sorelle intervenuti dalle Fraternità della zona e delle proprie Sorelle Clarisse, dopo la recita delle Lodi e delle preghiere iniziali, ha condiviso un importante e intenso momento di riflessione sul senso della Passione nella spiritualità francescana. Alle riflessioni di Suor Riccarda hanno fatto seguito

numerose domande ed interventi dei presenti, tutti profondamente coinvolti e colpiti dallo spessore dell’intervento e delle parole dell’Abbadessa. E’ seguita poi la bella testimonianza di vita di Sara, una suora novizia nata ad Ascoli Piceno, che ha raccontato ai presenti, con semplicità e allo stesso tempo intensità di fede, il proprio cammino vocazionale, che l’ha portata, anche se solo da “adulta” alla scelta del dono totale di sé al Signore.

Gli altri incontri si sono tenuti sabato 26 gennaio 2013 presso la Parrocchia di S. Antonio di Padova dei Frati Minori Conventuali di San Benedetto del Tronto e sabato presso l’Oasi “S. Maria dei Monti” di Grottammare. Il prossimo incontro di zona si svolgerà sabato 27 aprile, a partire dalle ore 10.00, a Montedinove, presso il Convento dei Frati Minori Conventuali, grazie alla collaborazione della Fraternità OFS di Montalto delle Marche. Gli incontri sono aperti a tutti coloro che desiderano conoscere o approfondire, in comunione con altri fratelli e sorelle, la spiritualità francescana. La Consigliera Regionale OFS delegata di zona per la Provincia di Ascoli Piceno Anita Pagani

Parrocchia S. Filippo Neri in pellegrinaggio a Roma

Giulia Renzi


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da ripatransone

a cura di A.g. - i.A.

La morte di Inocenzo Peci: maestro-vasaio pluripremiato Alle ore 9 di lunedì 1 Aprile 2013, nell’ospedale civile di San Benedetto del Tronto, dove era stato ricoverato poche ore prima, si è spento serenamente il maestro-vasaio Innocenzo Peci, persona molto nota in Città e nel comprensorio per la sua versatilità operativa e per i meriti acquisiti durante la lunga esistenza (il 22 di questo mese avrebbe compiuto 91 anni). I funerali si sono svolti nel Duomo-Basilica di Ripatransone, sua città, alle ore 15.30 di martedì 2 Aprile; la messa esequiale è stata celebrata da Padre Giulio Creminesi, superiore provinciale dei Frati Cappuccini, in quanto un fratello dello scomparso, Padre Tobia Peci, ha trascorso gran parte della sua vita come missionario in Brasile; il celebrante all’omelia, fra l’altro, ha ricordato che la vita di ogni cristiano anche con la morte non finisce, ma inizia una nuova realtà, che porterà i credenti alla risurrezione come è risorto Cristo. Presenti al rito funebre, molti cittadini ed estimatori, comprese diverse autorità, fra cui sono stati notati: Il sindaco della Città Prof. Remo Bruni, i consiglieri comunali Paolo D’Erasmo e Paolo Polidori; il presidente ed il direttore generale della Banca di Ripatransone-Credito Cooperativo rispettivamente Dott. Michelino Michetti e Rag. Pietro Giuseppe Colonnella; il dirigente dell’Istituto Scolastico Comprensivo Dott.ssa Laura D’Ignazi. INNOCENzO PECI nasce a Ripatransone il 22 Aprile 1922 da una famiglia di vasai da diverse generazioni; orfano di padre a tre anni, dopo gli studi elementari, a 13 anni intraprende l’attività di famiglia insieme con i fratelli Emidio e Terzo e con lo zio Cesare. Il 19 Gennaio 1942 parte per il servizio militare, si congeda il 22 Luglio 1946, ottenendo due riconoscimenti. A Ripatransone riprende il lavoro di vasaio, che esercita fino al 1961; lasciata tale attività, intraprende quella di ristoratore fino al 1978, presso il ristorante “Sammagno”, ottenendo dalla Camera di Commercio di Ascoli Piceno la medaglia d’oro nel concorso gastronomico 1964/65: merito questo anche della moglie Teresa Giannetti, responsabile del servizio cucina. Nel Dicembre del 1989 è tra i soci fondatori del Museo della Civiltà Contadina ed Artigiana di Ripatransone; negli anni 1991

e 1992 è maestro del primo e secondo “Corso di Vasaio”, organizzati dallo stesso Museo. Nel 1993, presso la propria abitazione, e con il contributo di concittadini, avvia l’allestimento della Bottega del Vasaio e del Museo del Fischietto. Per oltre 10 anni le due raccolte annualmente sono visitate in media da 5mila persone (scolaresche ed adulti) affascinate sia dalla bellezza e dalla originalità dei manufatti, sia dalle “simpatiche” spiegazioni del titolare; per le scolaresche il Museo svolge anche la funzione di laboratorio, essendo dotato delle strutture essenziali d’epoca. Per aver favorito con tale attività il turismo, l’amministrazione comunale gli tributa diversi riconoscimenti, ricevuti pure da altre istituzioni di prestigio, come: - nel 1998, medaglia d’argento per meriti artistici assegnata dal Museo dei “Cuchi” di Cesuna (Vicenza); nel 1999: - premio speciale al Concorso nazionale del fischietto d’oro “Città di Moncalieri” (Torino); - primo premio al 7° Concorso nazionale del fischietto “Andrea Parini” di Caltagirone (Catania); - uno dei premiati dell’ “Ascolano dell’anno”; nel 2000 uno dei premiati dell’ “Ascolano del secolo”; nel 2001, partecipazione con una sua opera (presepe sonoro) alla 6.a mostra del presepe tradizionale della Repubblica di San Marino: la foto del manufatto è stata pubblicata nel libro: “Presepi nelle Marche”; - la sua produzione è stata oggetto di indagine e di ricerca per il volume: “Fischietti in terracotta di Ripatransone e Massignano”, scritto nel 2000 da Vito Giovannelli di Pescara; Diploma e medaglia d’oro da parte del Centro Studi “Ceramica sonora” di Borgo San Dalmazzo (Cuneo).

La scomparsa del Prof. Rolando Perazzoli, un intraprendente uomo di cultura Si è spento serenamente nella propria abitazione di Grottammare, all’età di novant’anni, il preside Prof. Rolando Perazzoli, assistito amorevolmente dalla moglie Armida Offidani e dai figli Prof.ssa Anna Rita e Dott. Sandro I funerali si sono svolti nella chiesa di San Pio gremita: presenti tanti estimatori ed esponenti del mondo della scuola e delle associazioni, come il Prof. Vermiglio Ricci, presidente della sede di Cupra Marittima dell’Archeoclub d’Italia, di cui il Prof. Perazzoli è stato qualificato collaboratore. La figura dell’estinto è stata ricordata dal celebrante Mons. Giovanni Flammini e da due carissimi amici: l’insegnante Cav. Carlo Bartolomei ed il Prof. Antonio Capriotti. La salma è stata tumulata nel cimitero civico di Ripatransone in ossequio alla volontà dello scomparso. Rolando Perazzoli nato a Ripatransone nel 1922, è da ritenersi uno dei fautori della rinascita culturale dei centri della “Verde Riviera Picena” (essendo vissuto negli ultimi cinquant’anni a Grottammare) ed uno dei promotori della cultura della città natale, con la carica di assessore comunale del settore, ricoperta negli anni 1960-65 e con la pubblicazione e la presentazione negli ultimi decenni di numerosi e qualificati lavori di ricerca ad essa dedicati. Ha collaborato a riviste di legislazione scolastica e di pedagogia; è stato membro del collegio redazionale della Nuovissima Enciclopedia Illustrata, dell’Istituto Editoriale di Milano (anni ’70). Docente di lettere classiche nelle scuole superiori statali, dove ha ricoperto la carica di preside per venticinque anni (Istituto Magistrale “Mercantini” a Ripatransone; Liceo Scientifico “Rosetti” e Liceo Classico “Leopardi” a San Benedetto del Tronto); prima di questi istituti aveva diretto due scuole medie, e precisamente quelle di Martinsicuro e di Grottammare. In quest’ultima città nel 1990 ha fondato, in qualità di presidente della sede locale dell’Archeoclub, il periodico culturale “L’Arancio”, da lui diretto fino all’Aprile del 1998; è stato poi direttore redazionale de “Le tre vele”, organo dell’U.T.E.S. (Università della Terza Età e del Tempo Libero di San Benedetto del Tronto), di cui è stato socio fondatore e dirigente dal 1989 al 2000. Distribuite nell’arco della sua lunga e operosa esistenza ha pubblicato importanti opere, in cui viene risaltata la sua rara cultura classico-umanistica, particolarmente quella latina. Ecco l’elenco delle sue opere: - Note di esegesi dantesca (dalle “Lettere” di Carmine Galanti), Edizioni Universitarie “FERGIA”, Ancona, 1966; - Carmine Galanti, dantista e poeta latino: vol. I: il Dantista; vol. II: il poeta latino, il Segno Editrice, Negarine di San Pietro in Cariano (Verona), 1993; - Homo sum…(poesie), 1994; - Antologia poetica di Mario Rivosecchi (Presentazione e scelta di componimenti), 1994; - De senectute, presentazione, traduzione e commento dell’opera ciceroniana, Amministrazione Comunale di Acquaviva Picena, 1995; - Il Monterone. Ripa anni Trenta, 1996; ristampa nel 2012 a cura della Banca di Credito Cooperativo e dell’Amministrazione Comunale di Ripatransone (edizione riservata all’Istituto Scolastico Comprensivo); - L’umanista bolognese Giovanni Garzoni e il teologo ripano Giovanni Paci (le “EPISTOLE FAMILIARES” e il “ DE REBUS RIPANIS”), a cura della sede di Ripatransone dell’Archeoclub d’Italia, 1999; - Storie ripane, dagli scritti latini di Garzoni, Quatrini, Francesco e Gaetano Tanursi; in appendice silloge epigrafica ed elenco dei podestà, a cura della sede di Ripatransone dell’Archeoclub d’Italia, 2001; - Claudio Saverio Perazzoli (un pioniere dell’industria del legno a Ripatransone), 2006. Inoltre nel libro “Omaggio a Pericle Fazzini” ha redatto la biografia di Vittorino, padre dell’artista. noi de l’ancora porgiamo sentite condoglianze ai familiari aggiungendo preghiere di suffragio per l’anima del prof. rolando perazzoli

Mi sia permesso un ricordo personale del Preside Prof. Rolando Perazzoli La notizia della morte mi è pervenuta a poche ore dal funerale, al quale per motivi di salute, non mi è stato possibile partecipare. Mi sono raccolto in preghiera, mentre i ricordi facevano ressa nella mia memoria, vogliosi di prendere la prima fila. Lo ricordo da studente quando mi capì nella mia difficoltà a nutrirmi di scienze, mentre con Lui si spaziava nello studio di Dante, principalmente nello studio del latino. Ostico per molti nonostante il prof.Rolando lo rendesse di facile lettura e comprensione. Da alunno e poi da collega la cultura classica è stata spesso argomento di conversazione, quando ci siamo ritrovati entrambi pensionati a seguire interessi archeologici, Lui con il suo metodo che non dava spazio al pressappochismo, sempre insoddisfatto dei risultati ottenuti. Nonostante

le raccomandazioni dei medici a causa della vista che andava scemando, cercava il modo di leggere fino negli ultimi anni: qualche lavoro di cui mi parlava con entusiasmo, credo sia rimasto incompiuto. Molte sono le sue opere, così ben elencate dall’amico Antonio Giannetti. E mentre penso a Lui, al fatto di non incontrarlo più nel periodo estivo davanti al Kursal al brac-

cio della moglie Armida. mi danza davanti quel endecasillabo pieno di cristiana speranza, primo impatto, da studente, con la metrica latina. Mors regnat, regnum sed breve mortis erit. Anche in uno degli ultimi nostri incontri è stato motivo di una pacata riflessione. E’ ancora lì sul frontone del cimitero di Ripatransone a ri-

cordarci la inevitabile nostra resurrezione. In quel cimitero ora riposa ad aumentare il numero di tanti insegnanti, colleghi ed amici compagni di un percorso denso di storia. Aggiungo una foto dell’Istituto Magistrale “Mercantini” del turbolento periodo sessantotPietro Pompei tino.


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Circolo Parrocchiale “S. Giuseppe” - A.S.D. “CRE/GrEst 2013... Work in progress” Sono iniziati i preparativi per la progettazione del Centro Ricreativo Estivo – Gruppi Estivi dal titolo “Everybody. un corpo mi hai preparato“. Anche stavolta il nostro GruppAnimazione ha inviato una propria rappresentanza - 10 animatori - alla presentazione del tema del CRE/GrEst 2013, che si è svolto presso la Diocesi di Bergamo, nell’Auditorium del Seminario Vescovile, sabato 6 aprile scorso. Alla presenza del Vescovo diocesano Francesco Beschi, di Don Michele Falabretti, nuovo responsabile del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile Italiana - e del suo successore Don emanuele

Poletti alla guida degli Oratori bergamaschi - si sono incontrati circa 1.000 giovani/adolescenti animatori. Lo Staff diocesano di animazione dell’UPEE (Ufficio Pastorale Età Evolutiva) ha trasmesso con professionalità e passione i contenuti del tema attraverso immagini, danze, narrazione, canti, musica e preghiera. Il GruppAnimazione è stato accolto calorosamente, durante la sua permanenza a Bergamo, nel nuovo Oratorio di Boccaleone, con il quale è stato instaurato un rapporto di reciproca collaborazione e scambio di esperienze. Si è avviato,

quindi, l’iter di preparazione del CRE/GrEst, che prevede, come formazione degli animatori/assistenti del Circolo Parrocchiale “S. giuseppe” , alcune tappe importanti, tra le quali l’animazione - per il terzo anno consecutivo - della 22ª edizione della Fiera Primavera, prevista domenica 14 aprile, presso il Viale Secondo Moretti, al centro città: una mattinata nella quale le scolaresche verranno accolte e sostenute nelle varie esibizioni con proposte ludico - sportive ed espressive. Un ottimo test in vista dell’estate!! Alfredo De Berardinis (responsabile della formazione)

30 anni di esperienza organizzando viaggi per le Parrocchie

AGENZIA GENERALE DI S. BENEDETTO DEL TRONTO

Agente Generale Cinzia

Amabili

Via F. crispi, 107 - Tel. e Fax 0735 582101

VIAGGI E TuRISmO - NOLEGGIO BuS S. Benedetto del Tronto Tel. 0735 594456 Cupra marittima Tel. 0735 777636 www.pertur.it

ANNO XXX N° 13 - 21 Aprile 2013  

SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO

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