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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO ANNO XXIX N° 6 - 19 Febbraio 2012 € 1.00 Abbonamento annuo ordinario € 30,00 - sostenitore € 50,00 - Taxe parcue - Tassa riscossa Ufficio di AP - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - DL 353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n.46) art.1 comma 1 commerciale business Ascoli Piceno

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Finestra sulla Parola

ITALIA SOTTOZERO Non è solo cattivo tempo Un’occasione per rallentare un ritmo di vita frenetico Corrado Avagnina

Neve, freddo, ghiaccio... è tornato l’inverno di una volta. E – sensibili come siamo alla meteorologia – non parliamo d’altro. D’altronde la nostra vita resta inevitabilmente segnata e condizionata da ciò che cade dal cielo e dal tempo che fa. I disagi non mancano. I rischi di farsi male, scivolando, sono dietro l’angolo. L’incognita del pericolo è evidente quando ci si mette in auto per strade con l’asfalto imbiancato. Le temperature siberiane non giovano certo alla salute e richiedono di imbacuccarsi alla grande. E chi è marginale può anche soffrirne pesantemente. Al mattino s’impongono levatacce per spalare la neve davanti al garage o per predisporre l’auto a partire. Ovviamente in questi frangenti torna un classico: la lamentela per lo sgombero. Si trovano sempre dei critici più o meno a ragione, più o meno incontentabili, più o meno intrisi di buon senso... che lanciano i loro strali nel momento dell’impasse. Adesso, più che ieri, si moltiplicano i ritardi colossali nei treni, con numerose (troppe?) cancellazioni... Una Caporetto ferroviaria di cui si dovrà dare conto. E poi le polemiche sulle scuole da chiudere o da tenere aperte, con gli alunni che stanno quasi tutti da una parte sola dell’opzione... Ma – al di là dell’eccezionalità di questa situazione meteo – una considerazione terra terra andrebbe anche ripescata, quale sintomo di una saggezza antica e tuttora valida. In fondo le nevicate e le gelate ci dicono che non possiamo pretendere sempre il massimo dai ritmi di vita, sotto ogni avversità atmosferica, come se niente fosse. La civiltà contadina di decenni orsono era abituata a fermarsi quando il manto nevoso copriva tutto. Si sospendevano le solite attività. Ci si dedicava a soste umanizzanti, dialogando e lavoricchiando in stalla, nelle vijà, attorno alla stufa... Allora si andava a piedi e con la neve c’era sì un po’ di disagio ma non si badava al tempo da impiegare. Insomma, in caso di neve... non si face-

RIPATRANSONE

vano drammi, non si andava su tutte le furie, non si entrava in fibrillazione. Oggi è diverso. Sembra che ogni cosa debba funzionare al pari che non fosse nevicato. Invece – compatibilmente con gli impegni di lavoro – si potrebbe cogliere l’occasione per rallentare, per andare a piedi nella misura del possibile, per evitare sortite superflue, per accorgersi di chi vive in casa, per avere pazienza, per fare uno stop... E, se poi salta qualche iniziativa, serata, incontro... causa neve... non c’è da affannarsi più di tanto. Ci sarà tempo per recuperare. E se non si rimedia, la vita procede ugualmente. Intanto – nel tempo che inaspettatamente si fa disponibile – ci si potrà guardare attorno, riprendendo appieno la connessione con il tasso di umanità proprio e altrui, senza essere condizionati da corse, tempistiche, scadenze, agende... Riassaporando alternative dimensioni dell’esistenza, che rilassano anche un po’. Pur lasciandosi andare – per sfizio liberatorio – alle battute innocue sul... caldo torrido d’estate che è molto più sopportabile del gelo siberiano in inverno...

“Se l’invidia fosse febbre, tutto il mondo ce l’avrebbe!”: è una battuta di un film di qualche anno fa, dove questo simpatico proverbio era una sorta di testamento spirituale che il protagonista riceveva, in sogno, dal defunto padre. «L’invidia» - recita il catechismo dei giovani, Youcat «consiste nella tristezza che si prova davanti ai beni altrui e nel desiderio smodato di appropriarsene, sia pure indebitamente». In altre parole, l’invidia è l’incapacità di gioire del bene che cresce accanto a noi, dei doni con cui il Signore colma di grazia il nostro prossimo, è la malattia del cuore che ci fa sentire in qualche modo defraudati e ci provoca una specie di cecità, cosi che non sappiamo più riconoscere l’azione di Dio nella nostra vita e nella vita di chi ci sta accanto. È un po’ quello che accade nella prima e nella terza lettura della liturgia di domenica prossima. «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non vene accorgete?», dice Dio, per bocca del profeta Isaia (cap. 43), al suo popolo Israele, che in terra d’esilio, ripete sempre lo stesso ritornello (il Signore ci ha abbandonati…) e non sa vedere i segni della sollecitudine di Dio, il cui amore, non solo è rimasto immutato, ma, come in una nuova creazione, si allarga per estendere la salvezza a tutte le genti. Così nel Vangelo (Mc 2, 1-2), di fronte alla guarigione di corpo e anima operata da Gesù per la fede di quattro uomini che si improvvisano funamboli per

deporre un paralitico ai piedi del Maestro, gli scribi, quelli cioè che hanno tanto di licenza in Sacra Scrittura, invece di essere contenti del fatto che ad un uomo è stata ridonata, materialmente e spiritualmente, la posizione eretta e la capacità di camminare nella vita, si rodono il cuore dall’invidia. Questa “febbre”, anche oggi, certe volte contagia noi credenti e le nostre comunità cristiane, quando non riusciamo a gioire per le meraviglie che il Signore compie nella vita del “vicino” o del “lontano”, perché vorremmo essere noi i più belli, i più bravi e i più buoni, i custodi e difensori della vera fede e del vero culto, mentre Dio (per fortuna!) è sommamente libero e non si lascia incarcerare nelle sacrestie o nei conventi, ma ha altri figli, tutti redenti dal sangue del suo Unigenito, e in tutti si compiace di manifestare la sua misericordia. In questo senso possiamo anche intendere le parole di S. Paolo ai Corinti nella seconda lettura: «Il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che abbiamo annunciato tra voi … non fu “sì” e “no”, ma in lui vi fu il “sì”… Per questo, attraverso di lui sale a Dio il nostro “Amen” per la sua gloria». Alziamoci dalle nostre “barelle” di lamenti e apriamo gli occhi e il cuore: il Regno di Dio è in mezzo a noi, rallegriamoci insieme. Le sorelle Clarisse della Santa Speranza

Il Messaggio del Papa per la Quaresima “La Quaresima ci offre ancora una volta l’opportunità di riflettere sul cuore della vita cristiana: la carità”. Inizia con queste parole il Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la Quaresima, che ha per tema un versetto della Lettera agli Ebrei: “Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone” (10,24). Articolato in tre parti, il Messaggio richiama anzitutto “la responsabilità verso il fratello”: “Anche oggi risuona con forza la voce del Signore che chiama ognuno di noi a prendersi cura dell’altro. Anche oggi Dio ci chiede di essere ‘custodi’ dei nostri fratelli, di instaurare relazioni caratterizzate da premura reciproca, da attenzione al bene dell’altro e a tutto il suo bene... L’attenzione al-

CERTO, ABBONATI PER IL 2012 basta versare € 30 (abbonamento ordinario) oppure € 50 (Abbonamento sostenitore) sul nuovo C.C.P. n. 14590632, intestato a: Curia Vescovile PiaZZA SACCONI, 1 S. Benedetto del tronto Causale l’Ancora

l’altro comporta desiderare per lui o per lei il bene, sotto tutti gli aspetti: fisico, morale e spirituale... E qui desidero richiamare un aspetto della vita cristiana che mi pare caduto in oblio: la correzione fraterna in vista della salvezza eterna. Oggi, in generale, si è assai sensibili al discorso della cura e della carità per il bene fisico e materiale degli altri, ma si tace quasi del tutto sulla responsabilità spirituale verso i fratelli.” Nella seconda parte il Messaggio si sofferma sul “dono della reciprocità”. “Una società come quella attuale può diventare sorda sia alle sofferenze fisiche, sia alle esigenze spirituali e morali della vita. Segue a pag. 2

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continua dalla prima pagina

Il Messaggio del Papa per la Quaresima

Non così deve essere nella comunità cristiana!... la nostra esistenza è correlata con quella degli altri, sia nel bene che nel male; sia il peccato, sia le opere di amore hanno anche una dimensione sociale. .. Anche nella preoccupazione concreta verso i più poveri ogni cristiano può esprimere la sua partecipazione all’unico corpo che è la Chiesa”. Infine il “camminare insieme nella santità”. “L’attenzione reciproca ha come scopo il mutuo spronarsi ad un amore effettivo sempre maggiore... in attesa di vivere il giorno senza tramonto in Dio. Il tempo che ci è dato nella nostra vita è prezioso per scoprire e compiere le opere di bene, nell’amore di Dio. Così la Chiesa stessa cresce e si sviluppa per giungere alla piena maturità di Cristo. In tale prospettiva dinamica di crescita si situa la nostra esortazione a stimolarci reciprocamente per giungere alla pienezza dell’amore e delle buone opere.” (SL) (Agenzia Fides)

Nativi digitali, connessi e tutelati a cura di Michele Luppi (IncrociNews, Milano)

«Per quanto a proprio agio con le tecnologie i nativi digitali hanno bisogno di protezione». È questa una delle conclusioni a cui è arrivata la ricerca sulla “mediazione genitoriale nell’uso di Internet e dello smartphone”, condotta da “OssCom”, il centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica di Milano, in collaborazione con Vodafone Italia. L’indagine è stata condotta su tre gruppi di genitori di ragazzi tra i 10 e i 14 anni e su un gruppo di ragazzi della stessa età. «Nei rapporti con Internet e gli smartphone - spiegano i ricercatori - possiamo riconoscere una superiorità di competenze tecnologiche proprie dei figli», un vero e proprio gap generazionale, ma, allo stesso tempo, «una loro ridotta consapevolezza critica che li espone a rischi». I risultati della ricerca sono stati presentati nell’ambito delle iniziative in programma per il Safer Internet Day 2012 che ricorre martedì 7 febbraio. Ne ha parlato Giovanna Mascheroni, ricercatrice di “OssCom” e membro del progetto “Eu Kids on-line”, finanziato dalla Commissione europea. Qual è il ruolo dei genitori dinanzi a questa asimmetria tra ragazzi e adulti? Prima di tutto devono riconoscere l’esistenza di questo gap: i genitori riconoscono la facilità dei ragazzi nell’uso delle tecnologie ma, allo stesso tempo, è importante che riconoscano la loro mancanza di capacità critica e valutativa, soprattutto per quanto riguarda temi come la reputazione e la privacy on-line. Oltre alla consapevolezza i genitori mancano anche di conoscenza delle opportunità offerte dai sistemi di parental control? C’è una certa diffidenza di fronte a queste tecnologie che si conoscono poco. È importante far capire come questi strumenti che permettono, ad esempio, di limitare gli orari di accesso a Internet o di filtrare le chiamate sui cellulari, non sostituiscono il loro ruolo di genitori ma vanno ad integrarlo. È stato bello scoprire come in alcune famiglie l’installazione di questi software sia diventato un momento di confronto tra genitori e figli sui rapporti con Internet. Il dialogo rimane, dunque, il primo sistema di prevenzione dei rischi? Assolutamente sì. La campagna di sensibilizzazione che accompagna il Safer Internet Day di quest’anno - “Insieme. Più connessi, più sicuri!” - va proprio nella direzione di favorire lo scambio tra genitori e figli nel rapportarsi con le nuove tecnologie. Apprendere insieme. I genitori potrebbero iniziare chiedendo ai figli di aiutarli ad imparare a usare le nuove tecnologie, spesso poco conosciute, e sfruttare quelle occasioni per aiutare i figli a maturare senso critico. Attraverso il progetto “Eu Kids on line” da anni si occupa del rapporto tra minori e Internet. Quali sono oggi i rischi maggiori? La sfida più grande è rappresentata dalla diffusione, anche tra i giovanissimi, degli smartphone che permettono di collegarsi a Internet in qualsiasi momento. I ragazzi sono così messi in condizione di navigare da soli e questo pone sfide ai genitori, ma anche alle aziende. Quali responsabilità hanno le aziende? Le normative, in particolare, per

ARMANDO MARCHEGIANI “OSPITE” DEI CLUB LIONS DEL PICENO

La figura di uno dei più grandi artisti che il Piceno, e San Benedetto in particolare, abbia mai avuto, è stata ricordata nel corso di un incontro svoltosi venerdì 4 febbraio all’hotel Calabresi per iniziativa dei club Lions Ascoli Piceno Urbs Turrita, San Benedetto Host e San Benedetto Truentum. È toccato all’avv. Giorgio Mataloni, amante dell’arte e grande stimatore di Armando Marchegiani, e al presidente del Lions Club Ascoli Piceno Urbs Turrita Edoardo Vecchiola, pittore e allievo del maestro, tratteggiare la figura del pittore. In particolare, Mataloni ha ricordato al numeroso pubblico intervenuto nonostante il maltempo le tappe salienti di una vita ricca di soddisfazioni, costellata da commesse ottenute in Italia e all’estero, di vittorie in concorsi internazionali, iniziata sotto la guida perspicace di un sacerdote, don Luigi Sciocchetti (fratello di mons. Francesco, promotore del primo motopeschereccio a motore agli inizi del secolo) che per primo ne intuì il talento indirizzandolo verso gli studi artistici. Edoardo Vecchiola si è invece soffermato sulla tecnica di Marchegiani. Descrivendo alcune opere originali dell’artista collocate nella sala per l’occasione, Vecchiola ha avuto modo di descrivere accuratamente il modo in cui il suo maestro ha saputo interpretare paesaggi e ritratti, recuperando sensazioni, colori, luci ma anche le caratteristiche delle persone ritratte. Una maestria che gli fu riconosciuta sempre, forse in ritardo nella sua terra dove la rivalutazione di Marchegiani è arrivata solo in epoche recenti (nel 1986 la città gli attribuì il Premio Truentum, massima onorificenza cittadina).

quanto riguarda le informazioni sui minori in Rete si sono fatte molto più rigide, ma a essere difficile è il controllo. L’accesso a Facebook, per esempio, è vietato ai minori di tredici anni a seguito di una normativa americana che vieta la conservazione d’informazioni sui minori di quell’età. Ma come si può evitare che un bambino di dieci anni non crei un proprio profilo falsificando l’età. A volte sono addirittura i genitori a creare il profilo ai proprio figli non sapendo di queste limitazioni. Diventa importante, allora, quello che voi definite «monitoraggio sociale»... Più che andare a controllare il computer dei figli è importate stare in contatto con gli altri genitori per capire se emergono segnali di disagio o fenomeni particolari. Questo perché con gli amici solitamente emergono situazioni di cui i minori non parlano con i genitori. Domani, in occasione del Safer Internet Day, ci sarà una presentazione ufficiale alla Camera dei deputati. Quanto è importante dare visibilità alle tematiche della sicurezza on line? È importante soprattutto perché in Italia in questi anni è cresciuta l’attenzione a queste problematiche ma spesso in modo frammentario. Credo si debba ribadire la necessità di tutelare i minori, ma senza demonizzare la rete. Non dobbiamo creare nuove forme di esclusione o cittadini di serie “b”. Per i ragazzi nativi digitali l’utilizzo costruttivo di Internet è una condizione essenziale perché non saper utilizzare certe tecnologie potrebbe rappresentare in futuro una penalizzazione. Tutti i genitori sperano che i propri figli utilizzino Internet per scopi alti - studio, ricerche, ecc -, ma è inevitabile che il primo approccio alla Rete sia di tipo ludico per giocare e parlare con gli amici. È importante, dunque, che prendano dimestichezza e siano accompagnati verso un utilizzo maturo, al riparo però dai rischi.

TENSIONI INTERNAZIONALI Un allarmante groviglio Dalla Siria all’Iran, dall’Afghanistan alla Cina È la Siria a catalizzare in questi giorni l’attenzione internazionale. Come spesso accade tuttavia le partite diplomatiche sono complesse e a molteplici livelli. In realtà sulla Siria non si continua a giocare semplicemente la partita delle cosiddette “primavere”, che pure in Tunisia, Egitto e Libia hanno avuto esiti assai diversi. Regime laico, quello di Damasco, ma alleato con l’Iran, ha svolto finora un ruolo importante tra l’Iran e il Libano e, dunque, Israele. Nel momento in cui la questione del nucleare iraniano si avvia a un passaggio cruciale, è evidente che la posizione del Paese governato da Assad diventa particolarmente delicata. La Siria, infatti, da alcuni punti di vista può rappresentare una sorta di “antemurale” dello stesso Iran. D’altra parte, su questo asse strategico – il conflitto cioè non dichiarato sul nucleare iraniano, su cui si susseguono voci di un possibile intervento – se ne innestano altri, come l’iniziativa regionale della Turchia, quella dei Paesi del Golfo e le preoccupazioni della stessa Russia a proposito della sua lunga frontiera islamica. Le incognite sono, dunque, moltissime, mentre la gente continua a morire. Il risultato è che le tensioni si auto-alimentano e sono destinate probabilmente ad acutizzarsi finché la partita sul nucleare non avrà trovato una sua ragionevole soluzione. Si tratta, infatti, di una questione anche interna al regime iraniano, in un gioco a molteplici livelli, sempre più complesso e difficile da decifrare. Siamo così ad un altro tema, relativo al ruolo degli Stati Uniti, di cui non si può sottovalutare il rilievo. È in atto un ripensamento della strategia di quella che resta la prima e l’unica potenza globale e per di più siamo all’inizio dell’anno elettorale, una variabile ulteriore che può gio-

care in diverse direzioni, anche tenuto conto della progressiva chiusura dei logoranti impegni in Iraq prima e poi ora in Afghanistan. Né si può trascurare la questione dell’approvvigionamento del petrolio e quella connessa della crisi finanziaria globale, che forse si potrebbe (cinicamente) avvantaggiare da una fiammata inflazionistica dovuta appunto a una crisi petrolifera. È questo anche uno dei motivi dell’atteggiamento prudente e attendista che la Cina sta tenendo al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Il groviglio, infatti, tenendo conto anche dei sempre contraddittori interessi del sistema finanziario globalizzato, tende ad aumentare, non certo a semplificarsi. Anche perché la crisi morde sullo stesso Iran: il 2 marzo si terranno le elezioni parlamentari. Sarà un’occasione cruciale per cogliere lo stato degli equilibri interni e le tendenze in atto. Di qui forse passa quella risposta di pace alle molteplici tensioni che si stanno accumulano e che attualmente deflagrano appunto in Siria. È la risposta che tutti vorremmo attendere, per la definizione di un equilibrio ragionevole. Ma appare sempre meno scontata. FRANCESCO BONINI


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GESÙ NOSTRO CONTEMPORANEO

A cura del Sir

La sua presenza in sala Un affresco della prima giornata del convegno Cei (9-11 febbraio) “Gesù è entrato per sempre nella storia umana e vi continua a vivere, con la sua bellezza e potenza... in quel corpo fragile che è la Chiesa”. Sono le parole di Benedetto XVI che danno il via al convegno internazionale promosso dal Comitato Cei per il progetto culturale su “Gesù nostro contemporaneo”. E su queste parole si fonda la relazione del card. Angelo Bagnasco. “Cristo senza la Chiesa – ricorda il cardinale – è realtà facilmente manipolabile e presto deformata a seconda dei gusti personali, mentre una Chiesa senza Cristo si riduce a struttura solo umana e in quanto tale struttura di potere”. Cristo e Chiesa: una questione d’innamoramento. L’indissolubile binomio, che va oltre il tempo e lo spazio, è il filo rosso annunciato fin dalla prima giornata del convegno che vede intervenire e dialogare esperti ed esponenti di diverse culture e religioni. Per concludersi, non a caso, con la testimonianza di fede del cardinale Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito di Hong Kong. Le parole acquistano sempre più sapore e nel loro scorrere prendono il ritmo del cuore e dell’anima. Nessuno sale in cattedra, neppure gli studiosi più noti, perché c’è in

tutti la consapevolezza che si sta parlando dell’unico Maestro. Che certamente è in sala, ad ascoltare e anche a suggerire. Si sta parlando di lui, della sua presenza nella storia e nella cronaca e, quindi, non può mancare nell’auditorium di via Conciliazione. I relatori hanno il microfono, lui non ne ha bisogno non perché presuntuoso ma perché umile e fiducioso nella saggezza di chi parla di lui. E poi perché è parola che rende ancor più viva l’attenzione per il suo muoversi in continuazione dentro il cuore dei presenti. Sì perché quella domanda, “Ma voi chi dite che io sia?”, non si spegne neppure mentre si sta ascoltando. È un’inquietudine che, dopo le relazioni fondamentali, attraversa i gruppi di ascolto su Gesù e Gerusalemme, sulla rappresentazione del corpo di Gesù, sul libro “Gesù di Nazareth” e sulla mostra fotografica “Aure”. È un’inquietudine che, nonostante le apparenze, dice che nell’uomo di oggi la ricerca di una risposta definitiva è più che mai viva. Nella scenografia della sala la domanda e la risposta sono ben rappresentate da quel dito

che entra nella ferita al costato. Sono ben rappresentate dal cardinale cinese che riassume la storia di sofferenza e di speranza sua e del suo popolo in una parola: Incontro.

L’incontro di due libertà Un affresco della terza giornata del convegno Cei (9-11 febbraio)

Lo sguardo dei giovani Un affresco della seconda giornata del convegno Cei (9-11 febbraio) L’irruzione dei giovani è come una ventata di futuro nell’Auditorium di via Conciliazione dove, nella seconda giornata del convegno internazionale “Gesù nostro contemporaneo”, altri autorevoli studiosi si sono avvicendati. Sì, proprio loro, i ragazzi e le ragazze presenti ricordano che la contemporaneità non è una questione di “ever green” ma è un intrecciarsi di amore, di sacrificio e di dono che hanno il ritmo dell’eternità. Ed è per questo che i giovani avvertono la responsabilità personale di costruire un futuro diverso da quello delle previsioni scientifiche e tecnologiche e non si attardano a giudicare le debolezze e le mancanze delle generazioni adulte. La contemporaneità con Gesù li porta altrove, li conduce a quote alte del pensiero e dell’impegno nei luoghi delle quotidianità. Li porta a quei “sogni” che non sono fuga dalla realtà ma coraggio e capacità di orientare la storia verso la verità, la giustizia e la pace. La contemporaneità con Gesù non li fa sentire orfani degli adulti ma figli di un padre da cui si sentono amati. Un giornalista (Alessandro Zaccuri), un insegnante cantautore( Roberto Vecchioni), un insegnante-scrittore (Alessandro D’Avenia) , un sacerdote-insegnante (Armando Matteo) cercano di interpretare dal palco le attese delle generazioni che salgono. Ci riescono, grazie alla passione che trasmettono nelle parole e che, rifuggendo da un paternalismo diffuso, richiama la responsabilità di

“Gesù rimarrà sempre nostro contemporaneo, perché vive con noi e per noi nell’eterno presente di Dio”. Le parole del card. Camillo Ruini concludono, nella terza giornata che vede Roma sotto il manto della neve, il convegno internazionale “Gesù nostro contemporaneo”. L’audace scelta del Comitato Cei per il progetto culturale apre a nuovi orizzonti di pensiero e impegno, così come accadde per l’incontro dedicato, nel dicembre 2009, a “Dio oggi: con lui o senza di lui cambia tutto”. Momenti che non si consumano nello scorrere di poche ore: sono “nell’eterno presente di Dio” che richiama la vocazione eterna di ogni uomo e di ogni donna. È questa intima consapevolezza che invita a non gustare in solitudine il sapore di Dio. La gioia dell’Incontro non può essere piena se non viene comunicata. Ed è il cardinale Ruini a suggerire che la comunicazione è l’altro nome della missione quando, concludendo il suo intervento, afferma che per essere contemporanei di Gesù è necessario che “la missione ritorni ad essere quello che è stata all’inizio: una scelta di vita che coinvolge l’intera comunità cristiana e ciascuno dei suoi membri”. Le difficoltà, soprattutto in un tempo di crisi non solo economica, non mancano e la tentazione della rassegnazione è forte. Ma è proprio alla luce della fragilità umana che il cristiano ritrova le ragioni della speranza che non delude e la certezza di un

un’età che non è per sempre. Dicono realisticamente i relatori, con diverse sensibilità e competenze, che Gesù non è al centro della vita di moltissimi giovani ma lo è in quello di una minoranza. Non sono mai stati e non sono “i grandi numeri” a dire di una Presenza nel mondo. Non possono essere le percentuali ad avere l’ultima parola. La contemporaneità di Gesù è nel volto di quei ragazzi e di quelle ragazze che incontrano il Volto, lo comunicano ai coetanei con i linguaggi loro propri. Sono quei giovani che sulle strade moderne di Emmaus si affiancano a viandanti coetanei per condividere la fatica di una ricerca e la bellezza di una scoperta e di un Incontro. Sono quei giovani che, come il figlio prodigo, si sentono sempre attesi da un Padre da cui si sono separati ma che pensano sulla soglia di casa pronto ad abbracciarli, a piangere insieme di gioia. Eccoli i giovani mescolati con teologi, filosofi, sociologi: una laicità che cresce, non una élite orgogliosa ma una primizia annunciatrice di nuovi frutti. Lo sguardo di Gesù, qualcuno al microfono lo ricorda, incrocia il loro sguardo come accade ai giovani narrati nel Vangelo. Saranno loro, nella libertà dei figli - che è condizione sine qua non dell’amare - a dare la risposta a quello sguardo eterno.

futuro della fede in Italia e in Occidente. “Un futuro – dice ancora il card. Ruini – che è aperto alla nostra libertà e prima ancora alla libertà e alla misericordia di Dio”. È dal colloquio intimo tra le due libertà che la storia prende la direzione dell’eternità e nell’eternità trova il suo significato ultimo, la sua pienezza. I temi affrontati al convegno, nella loro diversità, si sono ritrovati uniti da questo filo rosso che ha richiamato l’appartenenza dell’uomo al tempo e all’eterno. L’uno non può fare a meno dell’altro. Un’esperienza di libertà continuamente alimentata dal suo rapporto con la verità. È questo il messaggio di un convegno che, se non trova spazio nell’affanno mediatico, entra nella vita del cristiano per aiutarla a farsi contemporanea a quella di Gesù. Sarà questa contemporaneità, continuamente cercata e amata, a far nascere domande, ad aprire ricerche, a indicare la direzione per rispondere alla domanda d’infinito che ogni uomo ha nel cuore e che nessun potere può soffocare. Il convegno è finito lasciando, con le parole del card. Ruini, una consegna: stare con “un piede ben piantato dentro alla storia” e, nello stesso tempo, “mettere in luce come non tutto si esaurisca nella storia. È l’incontro di due libertà a rendere visibile e affascinante il cammino verso il futuro

COMUNICATO DELLA CURIA

Il Vescovo Diocesano S.E. Mons. GERVASIO GESTORI ha nominato: Don Alfredo ROSATI Assistente Spirituale dell’AVULSS (Decreto n. 11/2012 del 1 febbraio 2012) Don Alfredo ROSATI Membro di diritto del Consiglio Direttivo del “Centro Famiglia” (Decreto n. 10/2012 del 1 febbraio 2012)

Don Alfredo ROSATI Corresponsabile nell’Ufficio Diocesano di Pastorale Familiare (Decreto n. 9/2012 del 1 febbraio 2012)

Don Dino STRACCIA Cappellano-Direttore della Confraternita Interparrocchiale del SS. Sacramento di Comunanza (Decreto n. 8/2012 del 1 febbraio 2012)

Don Gian Luca PELLICCIONI Vicario Foraneo della Vicarìa “Beata Maria Assunta Pallotta” (Decreto n. 7/2012 del 1 febbraio 2012)


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LETTERA ALLA DIOCESI AL RITORNO DALLA TERRA SANTA Carissimi,

Monte Carmelo: Elia uccide i 450 profeti di Baal

Rovine di Korazim: Liturgia Penitenziale

nei giorni scorsi, dal 23 al 30 gennaio, ho avuto la fortuna e la gioia di compiere un intenso pellegrinaggio in Terra Santa su invito dei Responsabili del Cammino Neocatecumenale. Mi hanno accompagnato una novantina di presbiteri delle Diocesi marchigiane, abruzzesi e maltesi, insieme ad alcuni diaconi del Seminario Redemptoris Mater di Macerata e ad alcune coppie di sposi. Anche sei sacerdoti della nostra Diocesi hanno fatto parte di questo gruppo di pellegrini. Ospiti nella novissima ed accogliente Domus Galilaeae, costruita sul Monte delle Beatitudini, abbiamo avuto la possibilità di contemplare quelle terre evangeliche ed inserirci nei luoghi, che hanno visto momenti altamente significativi del passaggio del Figlio di Dio sulla terra: il Lago di Tiberiade, Cafarnao, Betsaida, Tabga, il fiume Giordano, il Monte Tabor. Dopo una veloce salita sul Monte Carmelo, dove il profeta Elia aveva difeso strenuamente il culto dell’unico Dio (2 Re 18, 20ss), il pellegrinaggio è iniziato con una celebrazione penitenziale tra le rovine dell’antica Corazin, cittadina maledetta da Gesù perché incapace di convertirsi, nonostante la fortuna di avere assistito ai suoi numerosi miracoli (Matteo 11, 20-24). Il rito sacramentale della purificazione dai peccati ci mise nella giusta condizione spirituale per vivere intensamente il cammino in Terra Santa. Il giorno successivo siamo scesi sulle rive del lago e ci fermammo là dove il Signore risorto chiese per tre volte a Pietro se lo amava e dove venne consegnato all’umile pescatore di Galilea l’alto compito del primato tra gli Apostoli nella Chiesa. Dopo l’Eucaristia siamo passati davanti alla roccia, conservata all’interno della Cappella, per professare in ginocchio il nostro amore verso Gesù, con non poca commozione. Abbiamo compiuto anche un passaggio in Giordania, per vedere alcuni luoghi cari al racconto biblico: la città di Gerasa, il guado del fiume Iabbok (Genesi 32, 23), l’antica Petra. Ad Amman, con la piccola comunità del Cammino, in una Parrocchia maronita, abbiamo celebrato una Eucaristia multilingue. All’improvvisa mancanza di un messale in lingua italiana supplì un moderno strumento informatico.

Dal Monte Nebo contemplammo la vallata del fiume Giordano e in lontananza, oltre le nubi di una giornata piovosa, potemmo intravedere una splendente Gerusalemme illuminata dal sole. Arrivati nella Città Santa percorremmo subito la Via Crucis fino alla Basilica del Calvario e del Santo Sepolcro. Tanti e profondi sono i pensieri che ti prendono, ripensando al passato di quelle piccole strade ed entrando nel luogo della morte e della risurrezione del Signore. Due momenti di grande commozione abbiamo vissuto in seguito: la domenica pomeriggio nel Cenacolo, dove Gesù istituì l’Eucaristia ed l’Ordine sacro, i presbiteri hanno rinnovato le proprie promesse sacerdotali ed anch’io il mio impegno episcopale; e poi il lunedì mattina ho avuto la gioia grande di presiedere la Messa dentro il santo Sepolcro. Specialmente lì, in quel Luogo sacro, su quella pietra benedetta, ho inteso ricordare tutti voi, carissimi sacerdoti e fedeli

della nostra amata Diocesi, ed ho voluto presentare a Cristo Risorto i bisogni materiali e spirituali delle vostre persone, e fare memoria di quanti si erano raccomandati alle mie preghiere. Tutti si sentano da me ricordati. Con i presbiteri pellegrini ci sono stati diversi momenti molto belli di confronto nella fede, di sincerità nel dire il proprio amore per Cristo e di generosità nella propria dedizione alla Chiesa. Soprattutto c’è stata molta preghiera, sia nei diversi luoghi visitati, sia sul pullman durante gli spostamenti. Ora custodisco nel cuore l’esperienza stupenda di questo pellegrinaggio, non privo di qualche penitenza, ma certamente ricco di tanta spiritualità, e vorrei assicurare di avere ricordato tutti voi, con vivo affetto di vescovo, in quei luoghi sacri alla nostra fede cristiana. Tutti benedico. Gervasio Gestori, Vescovo

Monte delle Beatitudini: Domus Galilaeae e Lago Tiberiade 

Gerusalemme - Cenacolo: Rinnovo delle promesse presbiterali

Santo Sepolcro: Celebrazione Eucaristica


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Il Padre rivela ai piccoli la salvezza

57. TI RENDO LODE, PADRE Dopo il rimprovero alle tre città che non si erano convertite Gesù passa ora a ringraziare solennemente il Padre perché ha rivelato ai “piccoli” i suoi misteri; conclude con l’invito di andare a lui. Si tratta di Mt 11,25-30, un brano straordinario che rivela l’azione di Dio nell’esercizio della fede come, e ancor più il rapporto che intercorre tra il Padre e il Figlio e tra il Figlio e il Padre. Da questo punto di vista rappresenta un vertice della cristologia dei Sinottici. Lo dividiamo in tre parti. 1. La grande lode a Dio Padre. “25In quel tempo Gesù disse: ‘Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza’” (Mt 11,25-26). L’incipit “in quel tempo” non ha valore temporale, ma funge da introduzione solenne a ciò che segue; solennità che viene rafforzata dal titolo: “Padre, Signore del cielo e della terra”. Finora Gesù aveva parlato di “Padre” e di “Padre mio”; ora specifica che si tratta del Padre onnipotente, creatore dell’universo. Ed è a lui che Gesù rivolge la sua lode (exomologéô), confessando nel ringraziamento quanto il Padre ha fatto. Cioè, tu, o Dio onnipotente, “hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti”. Si tratta in modo particolare degli scribi e dei farisei e di quanto si oppongono con ostinazione alla predicazione di Gesù. I sapiente e i dotti sono, in definitiva, gli autosufficienti e i razionalisti (cf 1Cor 1,20-21) del tempo ai quali il Padre non ha potuto dare la sua grazia perché essi l’hanno rifiutata. Le cose “nascoste” costituiscono l’insieme della predicazione di Gesù. I “piccoli” sono i cristiani, chiamati così già in 10,42: “Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo... non perderà la sua ricompensa” (Mt 10,42). In concreto, sono i Dodici della prima ora, i miracolati che hanno creduto, quali l’emorroissa e i due ciechi; “molte donne... che avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo e tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo (27,55-56) e altre persone. Mancano gli scribi, mancano i farisei. Gesù gode e si compiace di questo comportamento benevolo del Padre: “Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza”. La eudokía, benevolenza, è la sua volontà che crea il mondo, la storia della salvezza, benevolenza che gli suscita interesse amoroso per l’uomo.Secondo il parlare della Bibbia, Gesù attribuisce a Dio e l’accettazione e il rifiuto della rivelazione. Però, con questo modo di

esprimersi Gesù non esclude la collaborazione da parte dell’uomo. 2. Il rapporto di natura tra Padre e Figlio, tra Figlio e Padre. Gesù continua. “Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo” (Mt 11,27). Versetto formulato con linguaggio giovanneo e tra i più importanti di Matteo. Gesù dice che da Dio, “Signore del cielo e della terra” (11,25), “tutto è stato dato a me”. Si tratta della comunicazione e possesso della natura divina: “Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa” (Gv 3,35); “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10,30). Per cui in Gesù “abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9). Da questa comunione di natura (consustanzialità) viene la comunione di conoscenza: “come il Padre conosce me e io conosco il Padre” (Gv 10,15).

Per cui Gesù aggiunge: “nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio”; si tratta di una conoscenza immediata, reciproca, di natura, possibile solo tra Padre-Figlio e viceversa. Ben diversa di contenuto è la frase che segue: “colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo”. E’ la rivelazione che Gesù sta facendo, percorrendo “tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe...” (4,23). L’uomo riceve tale conoscenza non per natura, ma per rivelazione. 3. L’invito di Gesù di andare a lui. “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. 9Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero” (Mt 11,28-30). Gesù, mite e umile di cuore, colui che pratica radicalmente le beatitudini, ci dice che il suo “giogo”, quanto sta insegnando, è dolce e leggero. Andiamo a lui con la fede e con le opere. Crocettigiuseppe@yahoo.it

Incontri Pastorali del Vescovo DurANtE LA SEttIMANA Domenica 19 febbraio Ore 08.00 S. Benedetto Tr. Sacra Famiglia: S. Messa Mercoledì 22 febbraio Ore 09.45 S. Benedetto Tr. - S. Pio X: Ritiro del Clero Ore 17.30 S. Benedetto Tr. - Cattedrale: S. Messa, con il Rito delle Ceneri Giovedì 23 febbraio Ore 09.30 Loreto Ritiro Spirituale del Clero delle Marche

19-26 FEBBrAIO 2012 Venerdì 24 febbraio Ore 19.30 Grottammare - S. Agostino: S. Messa, nell’anniversario della morte di Don Giussani Sabato 25 febbraio Ore 15.30 S. Benedetto Tr. - S. Giuseppe: Incontro con i Cresimandi Domenica 26 febbraio Ore 11.00 Villa Rosa S. Messa, con S. Cresime

PAROLA DEL SIGNORE SETTIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO B CONFIDO, SIGNORE, NELLA TUA MISERICORDIA

Dal VANGELO secondo MARCO Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola. Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: “Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”. Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: “Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?”. Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sè, disse loro: “Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua”. Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: “Non abbiamo mai visto nulla di simile!”. (MARCO 2,1-12) “VISTA LA LORO FEDE, DISSE: TI SONO RIMESSI I TUOI PECCATI. ” Questo piccolo brano di Matteo vuole farci sapere (…perché sappiate…) diverse cose, vuole farci conoscere: la misericordia di Gesù, la potenza della sua opera, la necessità e l’importanza della fede. Di fronte alla fede dei portatori del paralitico, e alla loro implicita richiesta di aiuto, Gesù non soddisfa la loro richiesta, ma gli fa un dono ancora più grande, inaspettato, lo perdona, lo riammette in comunione con Dio. Questo comportamento di Gesù ci fa capire che spesso, quando noi chiediamo qualcosa al Signore e questo non sembra voler rispondere alle nostre preghiere, egli vuole farci un dono ancora più grande, anche se non del tutto corrispondente a quello che noi abbiamo chiesto, Egli vuole darci di più. Siamo noi uomini di

poca fede, che spesso chiediamo al Signore cose mediocri, o materiali, mentre il Signore è disposto a darci molto di più, un di più che riguarda le cose più importanti del nostro vivere, riguardano la nostra vita spirituale, il nostro essere, la nostra immortalità., e spesso anche il resto. Nel caso del racconto, si inserisce una novità, gli scribi che erano presenti , subito pensano fra loro: costui sta bestemmiando, poiché la remissione dei peccati è solo da Dio. Gesù avverte questi loro pensieri e propone loro una specie di sfida, cosa è più facile, chiede loro, dire una semplice frase, ti sono rimessi i tuoi peccati, che esteriormente non produce effetti, o ordinare ad un paralitico di guarire, di alzarsi e riprendere a camminare? Così, Gesù per far capire loro la potenza del suo operato, dopo avergli rimesso i peccati procede alla guarigione del paralitico, a dimostrazione che lui, Gesù, é il Messia preannunciato dai profeti, e solo chi ha un cuore aperto alla novità, può riconoscerlo. Infatti, gli abitanti di Cafarnao esclamano: “Non abbiamo mai visto nulla di simile”. Mentre, gli scribi ancora una volta dimostrano la loro chiusura, essi non sono disponibili ad aprirsi alla novità, essi si muovono solo per contrastare Gesù. Perché sono spiazzati da questo nuovo modo di rapportarsi con Dio, che pretende una vera grande adesione del cuore, e non solo atteggiamenti esteriori. Purtroppo per loro, avevano ragione, solo Dio può rimettere i peccati, infatti lo avevano davanti ma i loro occhi velati non lo hanno riconosciuto. Chiediamo al Signore, di donarci un cuore nuovo, un cuore di carne, pronto a comprendere e ad apprezzare i gesti e i segni del suo amore per noi. rICCArDO PILLOLE DI SAGGEZZA: DIO NON SI APETTA DA TE DELLE PAROLE, MA IL TUO CUORE. (S. AGOStINO) VEDIAMO BENE SOLO CON IL CUORE; L’ESSENZIALE E’ INVISIBILE AGLI OCCHI (Sain-Exupery)


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Anno XXIX 19 Febbraio 2012

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LA PREGHIERA DI GESÙ DI FRONTE ALLA MORTE La preghiera di Gesù di fronte alla morte, secondo la narrazione di San Marco e San Matteo, è stato il tema della catechesi di Benedetto XVI per l’Udienza Generale di mercoledì 8 febbraio 2012, svoltasi nell’Aula Paolo VI. “Nella struttura del racconto - ha detto il Papa - la preghiera, il grido di Gesù si alza al culmine delle tre ore di tenebre che, da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, calarono su tutta la terra. Queste tre ore di oscurità sono, a loro volta, la continuazione di un precedente lasso di tempo, pure di tre ore, iniziato con la crocifissione di Gesù. (...) Nella tradizione biblica, il buio ha un significato ambivalente: è segno della presenza e dell’azione del male, ma anche di una misteriosa presenza e azione di Dio che è capace di vincere ogni tenebra. (...) Nella scena della crocifissione di Gesù le tenebre avvolgono la terra e sono tenebre di morte in cui il Figlio di Dio si immerge per portare la vita, con il suo atto di amore”. “Davanti agli insulti delle diverse categorie di persone, davanti al buio che cala su tutto, nel momento in cui è di fronte alla morte, Gesù con il grido della sua preghiera mostra che, assieme al peso della sof-

ferenza e della morte in cui sembra ci sia l’abbandono, l’assenza di Dio, Egli ha piena certezza della vicinanza del Padre, che approva questo atto supremo di amore, di dono totale di Sé, nonostante non si oda, come in altri momenti, la voce dall’alto”. “Ma che significato ha la preghiera di Gesù, quel grido che lancia al Padre: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato’? In questa preghiera non c’è forse la consapevolezza proprio di essere stato abbandonato? (...) Le parole che Gesù rivolge al Padre sono l’inizio del Salmo 22, in cui il Salmista manifesta a Dio la tensione tra il sentirsi lasciato solo e la consapevolezza certa della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. (...) Il Salmista parla di ‘grido’ per esprimere tutta la sofferenza della sua preghiera davanti a Dio apparentemente assente: nel momento di angoscia la preghiera diventa un grido”. “Questo avviene anche nel nostro rapporto con il Signore: davanti alle situazioni più difficili e dolorose, quando sembra che Dio non senta, non dobbiamo temere di affidare a Lui tutto il peso che portiamo nel cuore, non dobbiamo avere paura di gridare a Lui la nostra sofferenza”. “Gesù prega nel momento dell’ultimo rifiuto degli uomini, nel momento dell’abbandono; prega, però, nella consapevolezza della presenza di Dio Padre anche in quest’ora in cui sente il dramma umano della morte. Ma in noi emerge una domanda: come è possibile che un Dio così potente non intervenga per sottrarre il suo Figlio a questa prova terribile?”. “E’ importante comprendere che la preghiera di Gesù non è il grido di chi va incontro con disperazione alla morte, e neppure è il grido di chi sa di essere abbandonato. Gesù in quel momento fa suo il Salmo 22, il Salmo del popolo di Israele che soffre, e in questo momento prende su di Sé non solo la pena del suo popolo, ma anche quella di tutti gli uomini che soffrono per l’oppressione del male e, allo stesso tempo, porta tutto

50° CONCILIO Un atto di amore L’Anno della fede: da Paolo VI a Benedetto XVI Fabio Zavattaro

Un Anno della fede per riflettere sul grande dono del Concilio Ecumenico Vaticano II; per dare “rinnovato impulso alla missione di tutta la Chiesa di condurre gli uomini fuori dal deserto in cui spesso si trovano verso il luogo della vita, l’amicizia con Cristo che ci dona la vita in pienezza”. Momento “di grazia e d’impegno” lo ha definito papa Benedetto lo scorso ottobre, annunciando la Lettera apostolica “Porta Fidei”, con la quale dava le indicazioni pastorali per la celebrazione. Ma intanto qualche ulteriore lettura proviamo a farla, partendo innanzitutto dalla data: 11 ottobre 2012. Inizierà quel giorno l’Anno della fede, a 50 anni dall’apertura del Concilio, 11 ottobre 1962. A venti anni dalla promulgazione del Catechismo della Chiesa cattolica, 11 ottobre 1992. Qui abbiamo subito una prima indicazione, e cioè che il catechismo della Chiesa cattolica, “sussidio prezioso e indispensabile”, è lo strumento giusto per comprendere il Concilio. Per questo l’Anno della fede, afferma ancora Benedetto XVI nella “Porta Fidei”, dovrà esprimere “un corale impegno per la riscoperta e lo studio dei contenuti fondamentali della fede che trovano nel Catechismo della Chiesa cattolica la loro sintesi sistematica e organica”. È nel Catechismo che si trova la “ricchezza d’insegnamento che la Chiesa ha accolto, custodito e offerto nei suoi duemila anni di storia”. Sempre nell’ottobre prossimo, Benedetto XVI ha voluto si celebrasse un Sinodo dei vescovi sul tema “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”; occasione per accompagnare, è il Papa stesso a sottolinearlo, “l’intera compagine ecclesiale a un tempo di particolare riflessione e riscoperta della fede”. Quante eco nell’avvenimento che ci prepariamo a vivere, a partire dall’Anno della fede che papa Paolo VI volle celebrare a due anni dalla conclusione del Vaticano II, per fare memoria, ma non solo, del martirio degli apostoli Pietro e Paolo. Montini viveva la preoccupazione del suo tempo, di quel turbolento post-Concilio con le sue sperimentazioni liturgiche e con l’elaborazione di quel catechismo della Chiesa olandese che l’anno prima, 1996, aveva visto la luce. Paolo VI chiese alla Commissione di esaminare il testo olandese e la risposta fu che si voleva sostituire “una ortodossia moderna ad una ortodossia tradizionale”. Così Paolo VI, che aveva partecipato, guidato e concluso il Vaticano II, convocò l’Anno della fede per dire che se il Concilio “non tratta espressamente della fede, ne parla ad ogni pagina, ne riconosce il carattere vitale e soprannaturale, la suppone integra e forte, e costruisce su di essa le sue dottrine”. E ricordava alcuni documenti conciliari come la “Lumen Gentium”, nella quale emerge “la necessità congiunta della Chiesa insegnante e della fede”; o il decreto sull’ecumenismo “Unitatis Redintegratio”, dove si evidenzia la “purezza della fede, asserita proprio in funzione del dialogo ecumenico; o ancora la dichiarazione sull’educazione cristiana “Gravissimum Educationis”, che ribadisce “l’incontro della fede e della ragione in un’unica verità”. Un’occasione, l’Anno della fede per papa Montini, per “rendersi conto dell’essenziale importanza che il Concilio, coerente con la tradizione

questo al cuore di Dio stesso nella certezza che il suo grido sarà esaudito nella risurrezione. (...) Il suo è un soffrire in comunione con noi e per noi, che deriva dall’amore e già porta in sé la redenzione, la vittoria dell’amore”. “Le persone presenti sotto la croce di Gesù non riescono a capire e pensano che il suo grido sia una supplica rivolta ad Elia. (...) Anche noi ci troviamo sempre e nuovamente di fronte all’’oggi’ della sofferenza, del silenzio di Dio - lo esprimiamo tante volte nella nostra preghiera ma ci troviamo anche di fronte all’’oggi’ della Risurrezione, della risposta di Dio che ha preso su di Sé le nostre sofferenze, per portarle insieme con noi e darci la ferma speranza che saranno vinte”. “Nella preghiera portiamo a Dio le nostre croci quotidiane, nella certezza che Lui è presente e ci ascolta. Il grido di Gesù ci ricorda come nella preghiera dobbiamo superare le barriere del nostro ‘io’ e dei nostri problemi e aprirci alle necessità e alle sofferenze degli altri. La preghiera di Gesù morente sulla Croce ci insegni a pregare con amore per tanti fratelli e sorelle che sentono il peso della vita quotidiana, che vivono momenti difficili, che sono nel dolore, che non hanno una parola di conforto, perché anch’essi possano sentire l’amore di Dio che non abbandona mai”. AG

dottrinale della Chiesa, attribuisce alla fede, alla vera fede, quella che ha per sorgente Cristo e per canale il magistero della Chiesa”. Chiara la preoccupazione del Papa che coglieva nelle “fughe in avanti”, come appunto quella del Catechismo olandese, un rischio per l’attuazione stessa delle indicazioni uscite dal Concilio ecumenico. Se vogliamo, è la stessa attenzione di Paolo VI a guidare la scelta di Benedetto XVI – anche lui ha partecipato al Vaticano II – nell’indire l’Anno, e cioè indicare con il Concilio l’“essenziale importanza” attribuita alla fede. Non si tratta di cercare una nuova ideologia ma semplicemente d’indicare nell’incontro con Dio la luce che guida i nostri passi. In Gesù Cristo, scrive Benedetto XVI, “trova compimento ogni travaglio e anelito del cuore umano. La gioia dell’amore, la risposta al dramma della sofferenza e del dolore, la forza del perdono davanti all’offesa ricevuta e la vittoria della vita dinanzi al vuoto della morte”. Benedetto XVI invita poi a compiere un percorso che aiuti a comprendere in modo più profondo “i contenuti della fede”, affidandosi “totalmente a Dio, in piena libertà”. Paolo VI concluse l’Anno della fede pronunciando, il 30 giugno 1968, il “Credo del popolo di Dio”. Ed ecco un’altra data che non va dimenticata: è l’anno della contestazione giovanile, il 1968, che inizia negli Stati Uniti e come un vento soffia in tutti i Paesi europei, anche al di là della Cortina di ferro con quella “Primavera di Praga” che nell’agosto del 1968 sarà repressa dai carri armati del Patto di Varsavia e che avrà un epilogo nel terribile gesto di Jan Palach, che si dà fuoco in piazza San Venceslao. È l’anno del dissenso cattolico, dell’Isolotto di Firenze, dell’uccisione di Martin Luther King. La preoccupazione di papa Montini trova eco in quell’atto d’amore per la Chiesa e per l’umanità che è il “Credo del popolo di Dio”, il cui testo ha ricevuto l’apporto iniziale di Jacques Maritain. È un Papa che chiede di credere nell’“intensa sollecitudine” della Chiesa per “le necessità degli uomini, per le loro gioie e le loro speranze, i loro sforzi e i loro travagli”; che chiama gli uomini a contribuire “al bene della loro città terrena, a promuovere la giustizia, la pace e la fratellanza tra gli uomini, a prodigare il loro aiuto ai propri fratelli, soprattutto ai più poveri e ai più bisognosi”.

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Anno XXIX 19 Febbraio 2012

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Da Ripatransone

a cura di A. G.

La morte del prof. Paolo Cardarelli un politico impegnato in molti settori A Ripatransone nel tardo pomeriggio di martedì 7 febbraio 2012, nella propria abitazione di via Zante, dopo lunga malattia, con il conforto dei sacramenti, all’età di 65 anni, si è spento serenamente il prof. Paolo Cardarelli, docente di lettere nelle scuole medie statali (Veneto, Montalto delle Marche, Ripatransone), uomo politico di spicco in città e nell’hinterland, impegnato ininterrottamente per oltre un trentennio in molti settori della vita sociale, ricoprendo la carica di amministratore pubblico in vari enti: Comune di Ripatransone (consigliere, assessore e vicesindaco con tre sindaci: Pulcini, Paoletti, Maroni), Provincia di Ascoli Piceno, ex Ospedale di San Giovanni, Comitato di gestione della A.S.L.; ha ricoperto pure la carica di segretario politico del P.D.S., di vicario-collaboratore del preside nell’I.S.C. ripano; attualmente era vicepresidente del Centro Sociale Anziani ed era impegnato settimanalmente nel sindacato del C.G.I.L.. I suoi meriti, la sua intraprendenza, le sue iniziative come amministratore, politico, cittadino, sono state tutte ricordate al termine della S. Messa esequiale (celebrata nel Duomo gremito di persone, dal parroco Don Domenico Vitelli e da Don Vittorio Perozzi), dal sindaco della città, Paolo D’Erasmo, che con palese commozione ha commemorato il prof. Cardarelli, presentandolo particolarmente come un “innamorato” della “sua” Ripatransone, come politico integerrimo, come amministratore capace ed intraprendente. Dopo l’intervento del sindaco, il prof. Mariano Giannetti, volontario della CROCE AZZURRA, ha consegnato alla vedova prof.ssa Anna Giorgetti la ceramica con la quale l’Associazione esprime la propria gratitudine agli adepti scomparsi. Il dott. Mario Arezzini, amico e medico di famiglia, ha ricordato il prof. Cardarelli come esempio da imitare, come un uomo che ha dedicato la vita alla politica vera, a favore degli ultimi e non dei potenti. Oltre al sindaco D’Erasmo, presenti al rito funebre, gli assessori comunali, il rag. Francesco Massi presidente della Croce Azzurra (presente con il labaro e alcuni volontari); altri presidenti di enti ed associazioni, come il dott. Michelino Michetti (BCC); presenti pure esponenti politici ed estimatori provenienti dai centri vicini, come il prof. Antonio Bruni, l’on.Pietro Paolo Menzietti, il consigliere regionale Paolo Perazzoli, il presidente dell’ “Asteria” Dante Bartolomei. Ben dieci enti-associazioni hanno dato l’annuncio attraverso manifesti della scomparsa del prof. Paolo Cardarelli, esprimendo i sentimenti del più sentito cordoglio alle famiglie Cardarelli e Giorgetti. In questi annunci, ogni istituzione ha evidenziato l’intraprendenza del prof. Cardarelli nell’ambito della propria competenza. Il prof. Paolo Cardarelli lascia la consorte prof.ssa Anna Giorgetti (docente presso l’I.S.C. di Ripatransone), i figli dott.ssa Rossella (impiegata al Comune di Roma) e Simone (studente universitario a Roma).

NESSUN UOMO È MAI PERSO PERCHÉ DIO È MISERICORDIA La triste storia di Franca In questi ultimi dieci anni e particolarmente in questo ultimo mese, ho visto compiersi tragicamente il destino di molti amici cari, di cui quello di Franca la mattina del 3 febbraio corrente mese. Posso dire “cari” non perché abbia spartito con ciascuno di loro la mia quotidianità o li conoscessi da sempre, ma perché la vita di alcuni come Franca, intrecciatasi anche per un breve tratto di strada con la mia, è per me una spina nel cuore affinché mai si domi nella sua costitutiva domanda di Infinito. Di fronte alla sua salma, in una solitaria stanzetta all’obitorio di una clinica sambenedettese dove Franca era stata trasferita da una settimana dopo tre mesi di coma irreversibile all’ospedale, ripensando alla sua vita accomunata a quella della sorella e mia amica Marinella, anche lei tragicamente scomparsa qualche anno fa, mi domandavo se tutto questo fosse giusto. Con questo dolore nel cuore, con una pietà immensa ho iniziato a pregare il Rosario e la coroncina alla Divina Misericordia insieme a tre mie amiche e sorelle che erano lì con me. Abbiamo pregato, l’abbiamo guardata, accarezzata e con questi gesti sentivo, seppur indegnamente, che l’Amore di Dio riaffermava, anche per chi l’aveva dimenticata e abbandonata, il senso e il valore della vita, della sua travagliata vita, rendendole giustizia. Negli emarginati dalla società, nei lacerati, negli ultimi “c’è qualcosa di Dio” - diceva il grande scrittore milanese Giovanni Testori – “in nessun essere umano l’uomo della croce abita con la totalità con cui abita nel corpo, nell’anima, nell’intelligenza dei poveri di spirito, appunto, del Vangelo”. E come imparo, il povero di spirito è un uomo che non ha nulla se

non quella domanda, quell’esigenza, quell’apertura, quell’attesa infinita del cuore da cui è originalmente e totalmente costituito e a cui originalmente appartiene. La morte di Franca e di tanti come lei è una provocazione a riporre al centro della nostra vita l’insegnamento del Papa che, in occasione della imminente Quaresima, nel suo Messaggio invita i fedeli a fissare lo sguardo prima di tutto su Gesù, per poter fissare lo sguardo sull’altro, per non mostrarsi estranei, indifferenti alla sorte dei fratelli. Riporto un brevissimo tratto del Messaggio quaresimale di Benedetto XVI come ipotesi di lavoro e possibilità di conversione per molti: “Anche oggi Dio ci chiede di essere «custodi» dei nostri fratelli (cfr Gen 4,9), di instaurare relazioni caratterizzate da premura reciproca, da attenzione al bene dell'altro e a tutto il suo bene. Il grande comandamento dell'amore del prossimo esige e sollecita la consapevolezza di avere una responsabilità verso chi, come me, è creatura e figlio di Dio: l’essere fratelli in umanità e, in molti casi, anche nella fede, deve portarci a vedere nell'altro un vero alter ego, amato in modo infinito dal Signore. Se coltiviamo questo sguardo di fraternità, la solidarietà, la giustizia, così come la misericordia e la compassione, scaturiranno naturalmente dal nostro cuore. Il Servo di Dio Paolo VI affermava che il mondo soffre oggi soprattutto di una mancanza di fraternità: «Il mondo è malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel loro accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli» Monia

Uno sguardo sulla città

a cura di E.tì.

Ancora freddo e neve. Ancora molto freddo in città con bufere di neve. Uffici e scuole chiuse. Disagi alla circolazione e treni soppressi. Campi di calcio innevati e quindi campionato sospeso. Stop ai mezzi pesanti sull’A/14, dirottati nell’apposito spazio predisposto nei pressi del Palasport. Gli autisti dei Tir hanno consumato pasti caldi presso la mensa dell’IPSIA. Il freddo frena anche le donazioni del sangue, tanto che si son dovuti rimandare alcuni interventi chirurgici. Un inverno che ricorderemo a lungo, come quello dell’85.

Pronte le nuove sale operatorie. Perfettamente funzionanti al “Madonna del Soccorso” le prime quattro sale operatorie sottoposte al restyling. Una destinata all’Emergenza, una alla Divisione Materno/Infantile e le altre due per la Chirurgia. Un piccolo ritardo, rispetto alle previsioni, perché l’intervento non si è esclusivamente limitato all’adeguamento delle norme antincendio, ma si è esteso anche alla funzionalità e modernizzazione delle quattro sale operatorie.

Dona un farmaco a chi ne ha bisogno. Ha riscosso, come sempre, un buon successo l’iniziativa di donare un farmaco a chi ne ha bisogno e non può permetterselo per mancanza di risorse. In molte farmacie d’Italia la raccolta ha visto la generosità di tantissimi, nonostante il particolare momento di crisi economica ed esistenziale. Nella nostra cittadina queste le farmacie che hanno aderito e facilitato l’iniziativa: Farmacia Parisani, Eredi Carlini, Mercuri e Pelletti.

Il Quaderno dello Sport. Per il quarto anno consecutivo il Comune ha redatto “Il quaderno dello Sport”, un utile strumento didattico che è anche un vademecum sulle pratica sportiva in città. Oltre ad essere uno strumento didattico, il quaderno contiene l’elenco degli impianti sportivi, delle associazioni, divise per discipline, con i recapiti dei referenti. Realizzato a cura del servizio sport del Comune, il quaderno sarà distribuito in occasione di incontri formativi, alle scuole e alle associazioni sportive.

Cristian Giammarini torna al Concordia con “Racconti d’inverno” di W. Shakespeare. Dopo “La maratona di New York” con Giorgio Lupano, (autori, interpreti e registi) l’attor giovane sambenedettese, Cristian Giammarini, torna a calcare il palcoscenico del Concordia, il 28 Febbraio, nel cast della commedia “Racconti d’inverno” di W. Shakespeare, opera che si colloca tra le ultime composte dal grande drammaturgo inglese. La tragicommedia, di quelle che fanno corona a un indiscusso capolavoro come “La tempesta”, rispecchia un momento di matura e malinconica riflessione sull’esistenza. Infatti nel trascorrere dei cinque atti si passa, dalle atmosfere di grande tensione emotiva della prima parte, ad un quarto atto intriso di comicità solare che sfocia verso un finale, carico di lirica dolcezza, che riconcilia con la vita. Ambientato in luoghi dal sapore esotico con una trama ricca di colpi di scena, tra viaggi avventurosi, tempeste, ritrovamenti insperati, il testo narra le vicende di Leonte, il re di Sicilia, che, posseduto da una gelosia cieca e distruttiva, annienta tutto ciò che gli è più caro: la moglie Ermione, i figli Mamilio e Perdita e l’amicizia di una vita con Polissene, re di Boemia.

Torna la Tirreno-Adriatico

Il quarto atto ci introduce in un mondo bucolico, per raccontare l’amore tra Perdita, incredibilmente sopravvissuta alla furia del padre, e Florozel, figlio di Polissene. Da qui è un sorprendente susseguirsi di situazioni comiche che portano dritti verso un finale sorprendente dove i figli diventano lo strumento di riconciliazione dei padri e i protagonisti di un percorso di trasformazione che attraversa le generazioni e il ciclo del tempo. Non è la prima volta che l’attore sambenedettese, formatosi alla scuola di Ronconi, partecipa a un’opera di Shakespeare nella sua città natale. Risale al 1998 il suo debutto all’ex Cine-Teatro Calabresi con “Sogno di una notte di mezza estate”. Un debutto che egli ricorda con particolare piacere misto a emozione. E.tì. E.tì.

In questa fredda settimana di febbraio è stata presentata la 47^ edizione della corsa dei due mari. Manifestazione che si svolgerà dal 7 al 13 Marzo. Questa edizione presenta la novità di due tappe a cronometro, una a squadre la prima e una individuale quella conclusiva di San Benedetto e arrivi in salita che piacciono tanto a Michele Scarponi, l’aquila di Filottrano. Soprattutto ora che non avrà tra i piedi Contador, squalificato per doping. Squalifica che gli regala il primo posto al Giro d’Italia dello scorso anno, allorché arrivò secondo alle spalle del fuoriclasse spagnolo.“Il percorso mi piace – ha detto il corridore marchigiano già vincitore di una passata edizione – per cui cercherò di dire la mia”. Due le tappe marchigiane. Il circuito di Offida, di lunedì 12 marzo, con arrivo e partenza nella stessa città collinare, ricalcato sul percorso già sperimentato con successo ai Mondiali juniores 23. Un percorso di 181 km col Gran Premio della Montagna di Ripatransone. E un grandissimo finale martedì 13 con la cronometro di 9,30 km di San Benedetto. Partenza dinanzi alla Capitaneria di porto, direzione Porto d’Ascoli per concludersi sul traguardo tradizionale di viale Buozzi. La corsa dei due mari è particolarmente adatta alle qualità di Scarponi perché presenta una serie di arrivi in salita, la cui tappa decisiva potrebbe essere quella di Martinsicuro Prati di Tivo. Una tappa che si addice agli scalatori puri come lui. Riportiamo le 22 formazioni che vi prenderanno parte: Acqua & Sapone (Italia), La Mondiale (Francia), Astana Pro Team(Kaz), Racing Team (Usa), Colnago CSI Inox (Irlanda), Colombia Coldeportes (Col), Euskaltel- (Spagna), Farnese Vini- Selle Italia (Gran Bretagna), Big Mat (Fra), Garmin Cervelo (Usa), Greenedge Ciclyng Team (Australia), Katusha Team(Russia), Lampre Isd (Italia), Liquigas Cannondale (Italia), Lotto Belisol Team (Belgio), Movistar Team (Spagna), Omega Pharma Quicktep (Belgio), Rabobank Ciclyng Team (Olanda), Radiochak Nissan (Lussemburgo), SKY Procycling (Gran Bretagna), Team Saxo Bank (Danimarca), Vacansoil DCM (Olanda).


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Anno XXIX 19 Febbraio 2012

PAG

AZIONE CATTOLICA DEI RAGAZZI PARROCCHIA SAN PIO V - GROTTAMMARE

FESTA DELLA PACE “FERMATI A GUARDARE” 11-12 FEBBRAIO 2012

Le abbondanti nevicate di queste settimane hanno causato l’annullamento della Marcia della Pace diocesana prevista per il 4 febbraio a San Benedetto del Tronto… ma l’ACR è troppo “calda” e gli educatori della Parrocchia di San Pio V di Grottammare non si sono persi d’animo e si sono subito messi in moto per “recuperare” la festa annullata. E’ così che Sabato 11 febbraio numerosi ACRrini di San Pio V si sono ritrovati alle ore 15.00 nella loro sede per concludere insieme il cammino del

Mese della Pace 2012. Il pomeriggio inizialmente è stato “scaldato” con gli inni e i bans suonati rigorosamente “live” dalla mitica Pio’s Band e i suoi musicisti, per poi proseguire con l’attività della festa: la realizzazione di un paio di occhiali di cartoncino completi di lenti! Occhiali molto speciali che sono stati distribuiti al termine della S. Messa del giorno successivo e che erano un invito a guardare meglio il mondo che ci circonda, attraverso il comandamento che era riportato sulla montatura: AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO! Il lavoro è stato lungo e difficoltoso, ma i ragazzi con generosità e impegno hanno realizzato circa 200 paia di occhiali, aiutati anche da una deliziosa cioccolata calda preparata dagli educatori! Domenica 12 i ragazzi con i loro genitori, noncuranti del vento freddo e della neve, si sono ritrovati invece alle 11

Rio 2013: un cuore che batte per noi

Presentato il logo della prossima Giornata Mondiale della Gioventù di Maria Emilia Marega Pacheco

È stato divulgato il logo ufficiale della Giornata Mondiale della Gioventù 2012 di Rio de Janeiro. L’immagine è stata presentata ieri presso l’auditorium dell’edificio “Giovanni Paolo II”, nel distretto di Gloria, in Brasile. La cerimonia si è tenuta alla presenza di monsignor Orani João Tempesta, arcivescovo di Rio e vicepresidente del Comitato Organizzatore Locale, affiancato da monsignor Paulo Cezar Costa e monsignor Antonio Dias Duarte, responsabili dei settori che compongono il Comitato. Erano inoltre presenti l’arcivescovo di Aparecida e presidente della Conferenza Episcopale Brasiliana, il cardinale Raymundo Damasceno, e il segretario della Congregazione dei Vescovi, monsignor Lorenzo Baldisseri. Hanno partecipato al-

l’evento, circa cento vescovi - riuniti presso il Centro Studi di Sumaré, per il XXI Corso per Vescovi, promosso dall’Arcidiocesi di Rio - il governatore di Rio, Sergio Cabral, il sindaco Eduardo Paes, i segretari statali e municipali, vari uomini politici ed altre autorità. È stato monsignor Tempesta ad annunciare il nome del vincitore del concorso indetto per la realizzazione del logo: si tratta del venticinquenne Gustavo Huguenin, originario di Cantagalo, città dell’entroterra montuoso della Regione di Rio. “Desidero esprimere la mia eterna gratitudine a Dio per la realizzazione di questo sogno: oggi è un giorno che non avrei mai immaginato in vita mia, eppure è realtà. Sono immensamente felice di essere un

Da Valtesino, Madonna di Fatima

COME LA PIOGGIA E LA NEVE…

di Alessio Rubicini

“… scendono giù dal cielo, e non vi ritornano, senza irrigare, e far germogliare la terra, così ogni mia parola, non ritornerà a me, senza operare quanto desidero, senza aver compiuto, ciò per cui l’avevo mandata, ogni mia parola, ogni mia parola” Con questo canto, le cui parole sono tratte dal libro del Profeta Isaia, il nostro Coro Parrocchiale ha aperto la Celebrazione Eucaristica di Domenica 5 Febbraio. Forse non si poteva trovare canto più adatto considerando l’intensa nevicata che nei giorni precedenti aveva ricoperto tutta la nostra Vallata, così come aveva ricoperto gran parte d’Italia. Nel corso della Celebrazione il nostro Parroco ha preso spunto da queste parole per aiutarci a riflettere su quanto basti poco, un po’ di neve o un po’ di ghiaccio con tutte le difficoltà che questi normali eventi atmosferici

in punto in Piazza San Pio, dove è stato fatto prendere il volo ai PALLONCINI DELLA PACE. Sette palloncini dei colori dell’arcobaleno con sette preghiere di pace scritte dai gruppi ACR che sono partiti per un lungo viaggio che abbraccerà tutto il mondo. E’ stato poi il momento della SS Messa presieduta da Don Fabrizio, che è stata animata dai ragazzi dell’ACR con le preghiere dei fedeli, l’offertorio: nel quale sono stati portati pane e vino, una tovaglia simbolo dell’eucarestia e della famiglia, un paio di occhiali realizzato dai ragazzi e in ultimo la “Borraccia della Pace”, e i canti. Al termine della celebrazione sono stati offerti gli occhiali realizzati il giorno prima a tutti i fedeli che avevano partecipato all’Eucarestia domenicale. Un ringraziamento doveroso va a tutti i genitori che hanno sfidato neve e freddo per far partecipare i ragazzi alle attività ACR e alla celebrazione e gli educatori che hanno organizzato e realizzato questo “recupero” Festa della Pace…l’invito è FERMIAMOCI…A GUARDARE!!! Lorenzo

giovane che può proclamare a tutto il giorno la sua gioia di essere parte della Santa Chiesa Cattolica”, ha dichiarato Huguenin. Il sindaco di Rio, Eduardo Paes, ha detto che la città si mobiliterà per dare vita alla più grande GMG della storia. “Sarà un incontro d’amore, di pace e di valori cristiani”, ha affermato Paes. Per il governatore di Rio de Janeiro, Sergio Cabral, si tratterà di un momento di cambiamento per Rio. “Dopo che il Cristo è diventato una delle sette meraviglie del mondo, Rio è diventata più audace. E questo avvenimento pacificherà la città. Sarà l’evento degli eventi e faremo il possibile perché sia la più straordinaria di tutte le GMG”, ha affermato Cabral. L’arcivescovo di Rio ha spiegato che il logo contiene i boschi, il mare, il Pan di Zucchero e tutte le meraviglie di Rio. “Tutti noi siamo come questo marchio. Qui c’è un cuore che batte forte e dice: venite ad avere questa esperienza con Dio”, ha dichiarato monsignor Tempesta. Al momento della presentazione del logo, la statua del Cristo Redentore che domina la città, è stata illuminata di giallo e verde, con riferimento ai colori nazionali del Brasile.

Monteprandone:

Il Generale inverno è stato più che presente. Tanta neve che non si vedeva da anni.

Le previsioni sin dall’inizio sono state chiarissime e inequivocabili. Tutti ne parlavano ma non molti ci credevano visto che i mesi di dicembre e gennaio non sono stati certo invernali nel vero senso del termine. Però i giorni canonici (29,30,31 gennaio) detti popolarmente “i giorni della merla” ci hanno messo, come si suol dire “la pulce nell’orecchio”. Le temperature iniziarono a scendere, i giorni trascorrevano sempre all’insegna del segno meno, fino a quando il 2 febbraio i primi fiocchi di neve hanno fatto la loro comparsa. Il Generale inverno, così, muoveva i primi passi, fino a prendere una posizione ben determinata tanto da non volersene andare: e giù neve, bufere e tantissimo freddo.Tutta la macchina comunale, grazie alla buona organizzazione, ha risposto benissimo con i propri mezzi attrezzati come si conviene, con tanto di spazzaneve e sale in abbondanza, gli operai, sempre impegnati e presenti, unitamente ai vigili urbani altrettanto attivi e puntuali. Data l’eccezionalità dell’evento atmosferico non hanno fatto mancare il proprio apporto sia i nonni civici, sia la locale sezione della Protezione civile.Tale sinergia di interforze ha garantito una circolazione agevole e nelle vie principali del paese e nelle vie interne dell’incasato medioevale. Tanta neve per la gioia dei bambini che in questi giorni si sono divertiti con gli slittini senza, ovviamente, di dimenticare i classici pupazzi neve qua e là per le vie paese in cui ancora oggi sono ben visibili e mega cumoli di neve. FC.

di questo periodo portano con sé, per far venir meno ogni nostra sicurezza. “Il brutto tempo di questi giorni ci blocca in casa, ci impedisce di muoverci. Magari questa può essere l’occasione per riprendere il dialogo tra noi, in famiglia o con i nostri vicini. E può essere anche l’occasione per rendere grazie a Dio per ciò che Egli ci dona ogni giorno” ha sottolineato Don Luis. ..Quante occasioni di riflessione da una semplice nevicata! La neve si scioglierà prima o poi ma la Celebrazione Eucaristica di oggi rimarrà nel cuore a molti. “Sotto la neve, pane” è il proverbio che molti ricordavano in questa giornata, per sottolineare quanto la neve sia provvidenziale per le nostre campagne. Così come essa si scioglierà pian piano penetrando la terra in profondità, così quanto Don Luis ci ha detto in questa giornata ci aiuti a far entrare il Signore della Vita nella nostra esistenza affinché Egli possa risanarla. Nell’attesa non ci resta che goderci lo spettacolo della nostra Chiesa, del nostro Giardino della Pace e degli spazi circostanti coperti di neve. Chissà quando ci ricapiterà?

30 anni di esperienza organizzando viaggi per le Parrocchie

AGENZIA GENERALE DI S. BENEDETTO DEL TRONTO

Agente Generale Cinzia

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Via F. crispi, 107 - Tel. e Fax 0735 582101

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ANNO XXIX N° 6 - 19 Febbraio 2012  

SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO

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