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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO ANNO XXIX N° 34 - 7 Ottobre 2012 € 1.00

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LETTERA ALLA DIOCESI PER IL NUOVO ANNO PASTORALE 2012-2013

Il treno bianco verso Lourdes

Con il pellegrinaggio, nello spirito Unitalsiano, abbiamo fatto esperienza di condivisione, di fede, di crescita don Vincenzo Catani, cappellano dell’Unitalsi

Carissimi sacerdoti, fratelli e sorelle in Cristo, in questi giorni incomincia il nuovo anno pastorale e nelle nostre Comunità Parrocchiali, come nei Gruppi ecclesiali, dopo la pausa estiva riprendono le iniziative del cammino comunitario di tutti noi discepoli del Signore. Ciò che ci deve maggiormente stare a cuore e che deve interessare il nostro impegno di credenti, ancora una volta è la nostra fede, tema antico e sempre attuale e nuovo, perché la fede è il tesoro prezioso che abbiamo ricevuto in dono e che ci è chiesto di custodire nella vita e di valorizzare mediante la testimonianza. 1. Con la Lettera Apostolica Porta fidei dell’11 ottobre 2011 il Papa ha indetto l’Anno della Fede, che incomincerà il prossimo 11 ottobre 2012, a ricordo del 50° anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II, e si concluderà il 24 novembre 2013, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’universo.

Questo anno deve essere l’occasione perché tutti comprendiamo più profondamente che il fondamento della fede cristiana è “l’incontro con un avvenimento, con una persona che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”. Scopo quindi di questo anno è quello di “favorire sia l’incontro con Cristo attraverso autentici testimoni della fede, sia la conoscenza sempre maggiore” dei contenuti della fede stessa, perché “la fede come affidamento personale al Signore e la fede che pro-

fessiamo nel Cristo sono inscindibili”. Nel Discorso all’ultima Assemblea Generale dei Vescovi Italiani Benedetto XVI disse di avere indetto questo Anno “per riscoprire e riaccogliere questo dono prezioso che è la fede, per conoscere in modo più profondo le verità che sono la linfa della nostra vita, per condurre l’uomo d’oggi, spesso distratto, ad un rinnovato incontro con Gesù Cristo via, verità e vita” (24 maggio 2012). Questa fede, fondata su Gesù Risorto, anche ai nostri giorni è dono da scoprire, realtà da coltivare e vita da testimoniare, perché il Signore conceda a ciascuno di noi di vivere la bellezza e la gioia dell’essere cristiani. C’è una sintetica espressione dell’apostolo Paolo al discepolo Timoteo, che svela un poco il suo animo ed aiuta a meglio comprendere il senso profondo della fede. Scrive l’apostolo: “So a chi ho creduto” (2 Tm 1,12). La fede è una consapevole adesione personale dell’uomo al Signore, che ci è venuto incontro, ed al tempo stesso è un assenso libero a tutta la verità che Dio ha rivelato. Inoltre, la fede è un atto non solo personale (Io credo), ma anche comunitario (Noi crediamo), perché questo dono di Dio è stato consegnato a tutta la comunità dei discepoli di Cristo, viene vissuto nella comunione e con la custodia della Chiesa Cattolica e nella vita concreta della propria Diocesi e deve essere comunicato al mondo. 2. Come dunque dobbiamo vivere questo Anno della Fede, che coincide anche con il 20° anniversario della promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica da parte del Beato Giovanni Paolo II? Dopo avere celebrato il grande evento ecclesiale del Sinodo diocesano, che domanda di essere recepito e cordialmente vissuto, penso che occorra anche programmare alcuni passi, per non rimanere estranei al cammino della Chiesa Cattolica in questo Anno della Fede e per consolidare l’unità e la comunione tra le diverse realtà, che compongono la grande famiglia della Chiesa e che fraternamente convivono all’interno della nostra Diocesi. Una Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede ci è di aiuto, suggerendo alcune opportune indicazioni, che faccio mie. A livello diocesano inizieremo l’Anno della Fede con una solenne Celebrazione Eucaristica nella nostra Basilica Cattedrale la sera dell’11 ottobre alle ore 20.45, in concomitanza con le celebrazioni, che si terranno in tutte le Chiese del mondo, sull’esempio di quella del

Santo Padre a Roma con i partecipanti al Sinodo dei Vescovi, e in comunione con la fiaccolata indetta dall’Azione Cattolica in Piazza San Pietro. Segue a pag. 2

È difficile staccare gli occhi dalla bianca immagine della Vergine e allontanarsi dalla Grotta, ma tra poco riparte il treno e dobbiamo tornare a casa. L’ultima Ave Maria è recitata con calma, lungamente assaporata: in quel minuto, mentre le labbra sussurrano le parole familiari tante volte ripetute in questi giorni, il cuore si abbandona dolcemente, come farebbe ogni bambino stanco e bisognoso che si tuffa fra le braccia della

madre. E Maria, la Madre per eccellenza, legge a fondo e conosce i bisogni del cuore. Accanto a me scorgo altri pellegrini del nostro stesso treno, tutti con lo sguardo fisso vero Maria, tutti visibilmente emozionati. Un barelliere è in ginocchio, con le mani appoggiate sulla carrozzina di una malata che accompagna la preghiera con il tremolio delle sue mani. Tra poco il treno riprenderà la sua corsa verso l’Italia, verso casa. Siamo tutti più ricchi, dopo questa sosta in questo “pezzo di paradiso” caduto in terra, siamo tutti più appagati interiormente, perché siamo andati a Lourdes con la sete di Dio, desiderosi di una sosta nel cammino della fede. Siamo partiti da S. Benedetto un migliaio di persone, con due treni regionali e da Ancona e Pescara con due voli di linea. Segue a pag. 4

IL CORTILE DEI GENTILI AD ASSISI

“Dio questo sconosciuto. Dialogo tra credenti e non credenti” è il tema del Cortile di Francesco, iniziativa del Pontificio Consiglio per la Cultura, del Sacro Convento di Assisi e dell’Associazione Oicos Riflessioni. Nella Sala Stampa della Santa Sede ha avuto luogo la Conferenza di presentazione dell’avvenimento. L’incontro di Assisi del 5 e 6 ottobre s’inquadra nel progetto “Il Cortile dei Gentili”, struttura permanente di dialogo fra credenti e non credenti, creata dal Pontificio Consiglio per la Cultura presieduto dal Cardinale Gianfranco Ravasi, che l’ha già portata in diversi Paesi d’Europa. Le giornate di Assisi, alle quali prenderanno parte 40 relatori, saranno inaugurate dal Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano. Il programma prevede nove incontri in altri “cortili”, sparsi nella città di San Francesco, dove si esamineranno i temi: “Lavoro, impresa e responsabilità”; “Contemplazione e meditazione”; “Il dialogo interculturale e interreligioso per la pace; “I giovani fra fede e nichilismo”; “Il grido della terra”; “Arte e fede” e “Il grido dei poveri, crisi economica mondiale, sviluppo sostenibile”.

Fra i partecipanti, personalità del mondo della cultura, della scienza, dell’arte e dell’economia, come il cineasta Ermanno Olmi, l’oncologo Umberto Veronesi, l’architetto Massimiliano Fuksas o la sindacalista Susanna Camusso. “Nella seconda redazione di una Lettera ai fedeli, San Francesco si rivolgeva ‘a tutti i cristiani, religiosi, chierici e laici, uomini e donne, a tutti gli abitanti del mondo intero’. Ed è con grande umiltà che apriamo il cortile di Francesco nel segno di questa evangelica apertura agli altri. L’augurio è che il Cortile dei Gentili, nella sua tappa assisiate, abbia la forza di corrispondere al ‘cuore puro’ e alla ‘mente pura’ cui San Francesco ci esortava” ha dichiarato Padre Giuseppe Piemontese, Custode del Sacro Convento di Assisi. Città del Vaticano, 25 settembre 2012 (VIS).


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Anno XXIX 7 Ottobre 2012

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dalla prima pagina

LETTERA ALLA DIOCESI PER IL NUOVO ANNO PASTORALE 2012-2013 Questa celebrazione ci permetterà di vivere momenti significativi, che dovranno esprimere la nostra adesione convinta, personale e comunitaria, al Signore e comprenderà anche il rito del Mandato a tutta la Comunità della nostra Diocesi per vivere e testimoniare la fede. A questo evento invito cordialmente i sacerdoti, i diaconi, le persone di vita consacrata, le Parrocchie, i Gruppi ecclesiali, ed in particolare i catechisti, gli insegnanti di religione cattolica, le famiglie, i giovani. Ancora, a livello diocesano durante l’anno si organizzerà una Giornata, o alcuni incontri, sul Catechismo della Chiesa Cattolica, cui saranno invitati i sacerdoti, le persone consacrate e i catechisti, per meglio comprendere questo strumento di trasmissione della autentica fede del popolo di Dio. Inoltre, si proporranno momenti di catechesi destinati ai giovani e a coloro che sono in ricerca del senso della vita, perché sappiano scoprire la bellezza della fede ecclesiale, ed inoltre si promuoveranno incontri con testimoni significativi, con la finalità di attrarre quanti sono in cammino verso il Signore. A livello di Parrocchie, Comunità, Associazioni, Movimenti, sarà opportuno che la Lettera Apostolica Porta fidei del Papa Benedetto XVI sia fatta oggetto di una qualche riflessione per riscoprire il senso e la grazia del dono della fede cristiana. Inoltre, secondo le migliori opportunità giudicate dai pastori d’anime, suggerisco di organizzare delle Missioni popolari o altre iniziative simili, per aiutare i fedeli a custodire gelosamente il dono della fede battesimale ed a rinnovare la responsabilità della testimonianza, nella consapevolezza che la vocazione cristiana è per sua natura anche vocazione all’apostolato. 3. Mi è doveroso poi ricordare che le nostre Chiese Marchigiane celebreranno il loro II Convegno Regionale nel novembre del prossimo anno (Ancona – Loreto 22 -24 novembre 2013). Il tema individuato ben si collega con l’Anno della Fede: “Alzati e va’…” (Atti 8, 26) Vivere e

trasmettere oggi la fede nelle Marche. La nostra Regione tanto ricca di tradizioni cristiane domanda con urgenza una nuova effusione pentecostale, perché noi cristiani possiamo trasmettere ancora alle future generazioni una fede forte e gioiosa. Il cammino di preparazione a questo nostro Convegno ecclesiale si articola in cinque tappe, che possono aiutare a meglio vivere anche l’Anno della Fede: 1. Primato dell’ascolto e della preghiera. 2. Scrutare i segni dei tempi. 3. Vivere la fede in Gesù Cristo. 4. Testimoni credibili della fede. 5. “Alzati e va’…” - Chiese delle Marche insieme. I sussidi che verranno predisposti e la sapienza dei nostri pastori d’anime sapranno mettere in sinergia le esigenze dei due percorsi, quella dell’Anno della Fede e quello della preparazione al nostro Convegno Marchigiano. Anche il Sinodo dei Vescovi, che si celebra nel mese di ottobre sul tema della Nuova evangelizzazione, ci potrà ricordare che “in definitiva, per evangelizzare non si tratta tanto di rinnovare le strategie, quando di rinnovare la qualità della testimonianza… Diveniamo testimoni quando, attraverso le nostre azioni, parole e modo di essere, un Altro appare e si comunica. Si può dire che la testimonianza è il mezzo con cui la verità dell’amore di Dio raggiunge l’uomo nella storia” (Civiltà Cattolica, 1 sett. 2012, p 423). Tenendo ben presente che le Comunità Parrocchiali e le diverse Realtà ecclesiali hanno già i loro programmi particolari, i Parroci e i Responsabili prestino doverosa attenzione a quanto proposto, con la sapiente avvertenza pastorale di programmare poco, di programmare quanto è veramente utile e di programmare quello che risulta concretamente fattibile, evitando tuttavia di rimanere estranei a questo cammino ecclesiale. Con le veloci indicazioni di questa breve Lettera Pastorale invito tutti i membri della nostra Chiesa diocesana ad impegnarsi, perché l’Anno della Fede diventi l’occasione privilegiata per condividere con coerenza e con gioia quello che il cristiano ha di più caro: Gesù, Redentore del mondo, Re dell’universo, “autore e perfezionatore della fede” (Eb 12,2). Di cuore tutti benedico + Gervasio GestoriVescovo San Benedetto del Tronto, 1 ottobre 2012 Memoria di S. Teresa di Gesù Bambino

Mercoledì 26 Settembre 2012

È morta sr. Franca Stevanato. Migrantes ricorda il valore di una pastorale che si fa itinerante È stata una religiosa impegnata per anni nella pastorale con la gente del luna park, circensi, rom e migranti.

PAROLA DEL SIGNORE VENTISETTESIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO B CI BENEDICA IL SIGNORE FONTE DELLA VITA

Dal VANGELO secondo MARCO

E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: “E’ lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?”. [3]Ma egli rispose loro: “Che cosa vi ha ordinato Mosé?”. [4]Dissero: “Mosé ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla”. [5]Gesù disse loro: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. [6]Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; [7]per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. [8]Sicchè non sono più due, ma una sola carne. [9]L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto”. [10]Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse: [11]”Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; [12]se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio”. [13]Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. [14]Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. [15]In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso”. [16]E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva. (MARCO 10,2-16) “L’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne.

“La parola carne, nel contesto di questa frase, vuole indicare la totalità dell’essere umano, quindi cuore, anima, pensieri, volontà. Tutto. Questa frase di Gesù che riprende la stessa proposizione fatta da Dio Padre al momento della creazione, vuole indicare il progetto che Dio ha per la coppia umana. Coppia umana, formata da un uomo e una donna, in una situazione di pari dignità, di pari diritti ma diversi nelle funzioni. Uomo e donna sono complementari l’uno all’altro, essi non possono essere divisi l’uno dall’altro, perché l’uomo e la donna, la coppia nel matrimonio, sono invitati ad essere non più due ma uno. Uno, come indicazione di famiglia, di unione, di inseparabilità, di progetti condivisi, di una vita affrontata insieme, il tutto tenuto insieme da un collante fortissimo : l’amore, un amore benedetto dal Padre, un amore che discende da Lui. Dio, vuole essere il primo a donare alla coppia il regalo di nozze: la forza della grazia nel sacramento matrimoniale. Fin dalla creazione il pensiero di Dio, la sua “preoccupazione” è quella di fornire alla coppia degli elementi per stare bene insieme, per far godere l’uno all’altro della compagnia reciproca, è bellissima la scena della creazione del secondo capitolo della Genesi, cioè del primo libro della Bibbia. Dio crea Adamo, ma vede che l’uomo a cui ha dato la vita si sente solo, allora procede alla creazione di tutti gli animali, e fa si che l’uomo li incontri e ne prenda possesso, infatti gli fa dare il nome a tutte le creature, ma nonostante questo

Adamo continua a essere triste, allora Dio dona la vita ad un altro essere: la donna. Quando l’uomo vede la sua compagna esplode in un grido di gioia: Questa volta essa è carne della mia carne e osso dalle mie ossa. Egli immediatamente capisce che questo nuovo essere gli è simile, è come lui, è una persona con cui può entrare in relazione, con cui può comunicare, con cui può stare in comunione. Bello, anche il versetto seguente che definisce i due: l’uomo e sua moglie. La famiglia è la prima creazione di Dio, la prima unione di persone uguali, ma diverse. Chiediamo al Signore di insegnarci a capire, sempre meglio il suo disegno sulla coppia umana, chiediamogli di proteggere questa sua bellissima creazione, e di aiutarla sempre con la forza del suo Spirito donato nel sacramento del matrimonio. NB Per quanto riguarda il v. 4 : Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio… Poiché a quel tempo i mariti rimandavano le mogli ai genitori senza nessuna giustificazione, Mosè per cercare di mettere freno a questa situazione, li costringe a scrivere un atto legale con cui dovevano giustificare il perché del ripudio. RICCARDO

PILLOLE DI SAGGEZZA: IL MAtRIMONIO è IL SACRAMENtO DELL’AMORE…. quANDO MARItO E MOGLIE SI uNISCONO IN MAtRIMONIO NON SONO PIù IMMAGINE DI quALCOSA DI tERRENO, MA DI DIO StESSO. (sAn gIOVAnnI CRIsOstOmO)


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Cammina verso la Passione

85. SEGUIRE GESÙ DALLA CROCE ALLA GLORIA Dopo aver preannunciato la sua passione e risurrezione Gesù spiega ai discepoli che anche la loro vita comporta il percorrere la via del dolore, via che però porta alla gioia eterna con il Figlio dell’uomo. Leggiamo Mt 16,2428. 1. L’itinerario del Maestro e quello dei discepoli. “Allora Gesù disse ai suoi discepoli: ‘Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24). Questa affermazione di fondo di tutto il brano chiede di essere ben compresa. Gesù vuole che la sua sequela sia presa con tutto il suo rigore. Se qualcuno vuole venire dietro a me”. Si tratta del diventare discepolo di Cristo. E’ quanto era già avvenuto con la chiamata dei primi discepoli. Gesù disse a Simone e Andrea: “Venite dietro a me” ed essi lasciarono le reti “e lo seguirono” (4,19.20). Quindi, rinuncia della loro attività, del loro modo di pensare, distacco dagli affetti familiari. rinneghi se stesso, cioè entri in un ordine nuovo di idee, quello precisamente che la sequela comporta. prenda la sua croce. In concreto, renda la propria vita conforme a quella del Maestro; vita che può essere messa a repentaglio in caso di persecuzione o simile. Notiamolo bene. E’ la croce del discepolo: prenda “la sua croce”; Gesù non ci butta addosso la propria croce! Una volta che l’individuo ha programmato questa conformità a Cristo, mi segua, cioè diventi mio discepolo. Luca tiene presente una situazione di non persecuzione o né di grave pericolo; si indirizza “a tutti” e non, almeno in modo diretto ed esclusivo, ai Dodici; per cui attualizza la frase di Gesù in questo modo: “Poi, a tutti, diceva: ‘Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23). Ai discepoli di Emmaus il Risorto fa questa affermazione: “Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” (Lc 24,26). La conformità del discepolo al Maestro segue questa via: dalla croce alla gloria. Quindi, Luca ci dice – e in modo esplicito come la croce di Gesù ci dà la possibilità di illuminare e santificare la nostra vita con le croci che questa comporta e con il trauma umano del congedo da questo mondo. 2. Il salvare e non perdere la propria vita. “Perché chi vuole salvare la propria vita, la

perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? (Mt 16,25-26). Come si vede, questi due versetti commentano il versetto precedente: vi si leggono due volte gár, “infatti-perché”, e quattro volte psyché, tradotta sempre con “vita”. In realtà. qui psyché equivale all’ebraico nefesh e tutti e due i termini, in questo contesto, alternano il significato di “vita terrena” e “di vita eterna”. Quindi: chi vuole salvare la vita terrena,a costo di rinnegare la propria fede o altro, perderà la vita eterna; e in negativo: chi perderà la propria vita terrena per causa mia, cioè, per essere rimasto fedele alla mia persona e dottrina, la troverà, cioè, la riavrà nella vita eterna, in paradiso. 3. Il Figlio dell’uomo darà la ricompensa. “Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni” (Mt 16,27). Il versetto si porta alla parusìa, o venuta gloriosa di Cristo. Con questo terzo “perché” (gár) si illumina l’alternativa vita terrena/eterna: il Figlio dell’uomo, con il corteo di angeli che lo onorano e con la gloria divina che gli è comune con il Padre, sta per venire e così renderà a ciascuno secondo le sue azioni. Nel grande giudizio (Mt 25,31-46) il Risorto afferma: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo...’”; e conclude dicendo che, mentre i cattivi riceveranno il castigo “i giusti invece [andranno]alla vita eterna».: (25,31.34). “In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno” (Mt 16,28). E’ difficile spiegare a quando si riferisca la venuta del Figlio dell’uomo con il suo regno”: alla Trasfigurazione? alle apparizioni del Risorto? Concludiamo. E’ sempre bene tenere sempre l’esortazione di Paolo: “Dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore [letteralmente: “con timore e tremore”, reverenziali!]. È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore” (Fil 2,12-13). Ma anche “che né morte né vita... potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8,38.39). Crocettigiuseppe@yahoo.it

Incontri Pastorali del Vescovo DuRANtE LA sEttiMANA 7-14 OttObRE 2012 Domenica 7 ottobre Ore 09.00 Faraone S. Messa, con S. Cresime Ore 11.15 Acquaviva S. Messa, con S. Cresime

Sabato 13 ottobre Ore 18.00 S. Benedetto Tr. S. Benedetto Martire: S. Messa in occasione della Festa del Patrono della Città

Martedì 9 e Mercoledì 10 ottobre Loreto Conferenza Episcopale Marchigiana

Domenica 14 ottobre Ore 11.00 S. Benedetto Tr. S. Benedetto Martire: Messa, con S. Cresime

Giovedì 11 ottobre Ore 20.45 S. Benedetto Tr. - Cattedrale: Solenne Celebrazione in occasione dell’inizio dell’Anno della Fede

ORA DI RELIGIONE

Perché questa confusione? una polemica motivata da una non conoscenza oggi non più giustificata e giustificabile C’è da chiedersi perché. Perché il ministro Profumo esterna sull’insegnamento della religione cattolica (Irc), mostrando tra l’altro di non conoscerlo molto bene? Perché adesso? Lo stesso ministro, non molto tempo fa, ha firmato un’intesa con la Conferenza episcopale italiana sulle nuove indicazioni didattiche per l’Irc nelle scuole superiori (oltre a un’altra sulla qualificazione dei docenti) che tengono certamente conto dell’attenzione alla società multietnica, della conoscenza e del rapporto tra le religioni. Quei temi che, secondo le ultime esternazioni, renderebbero invece l’Irc inadeguato e da rivedere. Già a Torino, settimana scorsa, alla festa di Sinistra, ecologia e libertà, Profumo aveva sostenuto che l’ora di religione, così com’è strutturata, avrebbe poco senso e andrebbe modificata. Perché ormai “nelle nostre classi, soprattutto alle elementari e alle medie, il 30% degli studenti è di origine straniera e, spesso, non di religione cattolica”. “Probabilmente - aveva aggiunto - quell’ora di lezione andrebbe adattata, potrebbe diventare un corso di storia delle religioni o di etica”. Oggi, a margine di un incontro per la presentazione della biblioteca ministeriale, è tornato sulla questione, scatenando inevitabilmente una ridda di commenti, e di confusione, sull’Irc “catechismo coi soldi pubblici”, che indottrina i ragazzi. A chi giova sollevare un polverone del genere? Tanto più che il ministro dovrebbe sapere bene che l’Irc è ben diverso dal “catechismo” su cui insistono gli irriducibili paladini di ideologie ormai superate, non è solo per i cattolici ma è per tutti, concorre al pieno raggiungimento delle finalità della scuola pubblica, non chiede adesioni di fede, contempla, nei programmi e negli strumenti didattici, la conoscenza e il confronto con tradizioni culturali e religiose diverse. Dovrebbe sapere, anche, il ministro, che tale insegnamento è frequentato in concreto da molti allievi non cattolici, anche stranieri, i quali evidentemente non si sentono discriminati dall’Irc e, attraverso la conoscenza dei principi del cattolicesimo, parte del patrimonio storico del popolo italiano, contribuisce a promuovere integrazione culturale e cittadinanza. Lo ha ricordato molto bene, tra l’altro, Giuseppe Della Torre su “Avvenire”, facendo intendere come il Paese e la scuola abbiano ben altri e “gravissimi” problemi. E allora viene da pensare che il polverone - alimentato anche da un modo senza scrupoli di fare notizia (un titolo sull’ora di religione “tira” sempre, anche se c’è poco da mordere) - serve a coprire proprio i “gravissimi” problemi, che vanno dall’edilizia scolastica disastrata alla situazione precaria delle scuole terremotate, dalla situazione irrisolta del precariato al malumore e disamore di molti operatori scolastici e chi più ne ha più ne metta. Problemi che evidentemente nemmeno i proclami sulla “scuola digitale” riescono a mettere in secondo piano. Davvero non serve oggi una polemica in più sull’Irc. Ben venga una riflessione sulle didattiche innovative, sulla necessità di restare al passo con la società e i bisogni educativi delle nuove generazioni, ma senza confusioni. L’Irc in questi anni ha camminato proprio in questa direzione. Si può sempre migliorare, ma polemiche e ideologia non sono la strada giusta. Alberto Campoleoni

EuROPA

Il mondo ne ha bisogno Mario Monti: c’è un messaggio nella citazione di Jean Monnet nel discorso all’Onu Francesco Bonini

“Se serve, ci sarò”: non parteciperà alle elezioni, è senatore a vita, ma ha dato la disponibilità a un secondo mandato. La conversazione di Mario Monti al “Council on foreign relations” di New York ha fatto molto più notizia dell’intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. La primavera è lontana, non si hanno ancora notizie della legge elettorale (e purtroppo nemmeno di misure operative contro lo sperpero di denaro pubblico, che per Sturzo era, non dimentichiamolo, una delle male bestie della democrazia) e tutti gli scenari restano aperti. Ma vale la pena di ritornare alla tribuna dell’Onu. Perché il discorso del presidente del Consiglio italiano è stato, per un certo aspetto, storico. Non si è infatti limitato a illustrare le posizioni italiane sui diversi dossier delle relazioni internazionali. Ha parlato del Mediterraneo e delle primavere arabe, dei diritti umani e della Siria, del rifiuto dell’estremismo. Ha confermato la linea per l’abolizione universale della pena di morte, la protezione delle minoranze, lo sviluppo dello status della donna e la “libera e sicura espressione della religione e del pensiero”. “Dobbiamo cooperare - ha aggiunto giudiziosamente per rigettare con fermezza ogni degradazione della religione in strumento di distruzione o destabilizzazione”. Ha parlato anche di riforma del Consiglio di sicurezza e della Corte in-

ternazionale di giustizia. Insomma, il tipico discorso da Assemblea generale dell’Onu. Il fatto nuovo è avere esordito e avere dedicato una parte qualificante del discorso all’Unione europea. D’altra parte il 10 settembre lo stesso Monti aveva dichiarato a Cernobbio che “il governo dell’Italia si fa in gran parte a Bruxelles, sia pure con un’attiva partecipazione italiana”. Ha insomma parlato di Europa e anche a nome dell’Europa, assicurando che l’Italia si muove senza esitazioni proprio nella prospettiva europea: “Oggi il mondo ha capito quanto è essenziale una forte Europa per affrontare le sfide globali dell’economia della sicurezza e quanto è importante l’area Euro per la ripresa dell’economia globale. Oggi - ha sottolineato Monti - è chiaro che ‘più Europa’ è un interesse generale, non solo degli europei”. Per questo, ha osservato il presidente del Consiglio italiano, ha ragione Jean Monnet, quando nelle sue memorie scrive che “l’Europa viene costruita attraverso le sue crisi”. Davvero, “è risolvendo queste crisi che gli europei hanno compreso quanto sono strettamente integrati i loro interessi e quanto interdipendenti le loro economie”. La via insomma è obbligata. Resta una grande incertezza sui modi e sulla volontà, cioè sulla politica. Ma senza una buona politica non si può andare da nessuna parte.


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IL TRENO BIANCO Chi era Bernadette e cosa significa Lourdes?

dalla prima pagina

Il treno bianco verso Lourdes

Ricordiamo insieme la figura della Santa di Nevers

Con il pellegrinaggio, nello spirito Unitalsiano, abbiamo fatto esperienza di condivisione, di fede, di crescita Ci ha accompagnato il nostro vescovo Gestori. L’esperienza del Treno-malati ha un suo fascino particolare. Si forma subito una grande famiglia che pellegrina insieme per quasi un giorno intero, sconquassata dai binari, stretta nei vagoni, privata di molti confort casalinghi, con un cibo adattato (quest’anno erano presenti insegnanti ed alunni dell’Istituto Alberghiero di S. Benedetto, che hanno fatto cose meravigliose), eppure... E corre il treno, anche se non abbastanza per l’aspettativa del cuore e per il desiderio della mèta. Al centro del treno c’è la cappella: Lui fa strada con noi. Si avverte fortemente la sua presenza e tutti vogliono avere un colloquio privato con Lui, tutti... anche i fratelli del barellato, anzi soprattutto i nostri fratelli infermi vogliono tuffare i loro occhi in quell’ostensorio d’amore. Per il resto la vita del treno scorre serena, anche perché vi sono fratelli che si fanno carico del servizio. E lo fanno con gioia. Quando arriviamo a Lourdes la terra ancora balla sotto i nostri piedi per l’abitudine al treno e siamo un po’ frastornati. Che importa? Siamo a Lourdes, la terra di Maria. Siamo a casa nostra. Ed ora facciamo parte del Pellegrinaggio Nazionale dell’Unitalsi. In tutto siamo circa diecimila. L’organizzazione del pellegrinaggio è perfetta: basta seguire alla lettera il programma, con le sue liturgie comunitarie e solenni, con le processioni che fanno vedere un grande popolo in cammino, con le catechesi e momenti di festa. Ma ad ognuno di noi è lasciata la libertà di vivere momenti personali che nessuno può programmare. E parlo di quel tempo trascorso davanti alla Grotta, in un silenzio carico di emozioni contrastanti. Penso che in quello spazio antistante la Grotta, a ridosso del fiume Gave, avvengono misteriosi incontri che solo Dio conosce. Lì la fede si mescola con l’urlo della disperazione, la serenità del cuore si affianca a tante lacrime di dolore, la preghiera facile si unisce a labbra e cuori sigillati. In quei pochi metri quadrati è presente l’umanità intera con tutto il fascino e il tormento della vita. E Maria fa la parte della madre di casa che ascolta, sorride, accarezza, incoraggia, stimola, consiglia... e presenta a tutti Gesù, perché sia lui il Salvatore di tante storie ingarbugliate. Ho visto entrare alle Piscine alcune persone un po’ scettiche e curiose, per poi rivederle seriose ma sorridenti. Quell’acqua gelida che ti avvolge per un attimo e ti lascia con il fiato sospeso ha il carisma del lavaggio interiore di tante nostre lordure: è l’acqua del Cristo che ci lava il cuore appesantito e dona vita ai nostri tralci secchi. Ho confessato nei luoghi più impensati (lungo la Prateria, l’Esplanade, in albergo e persino sotto due ombrelli gocciolanti lungo la strada) e posso testimoniare di tanta pace arrivata in questo abbraccio di misericordia di Dio. Una serata di pieno sole ha accompagnato la lunghissima processione eucaristica. Il nostro Vescovo recava l’Eucaristia in una festa di colori e di canti. Mentre camminavo, ho ripetuto più volte a Cristo il bisogno che noi tutti, sua Chiesa, abbiamo di lui: “Resta con noi, Signore. Resta sempre con noi”. E che dire della processione notturna con la recita del Rosario? Si è trattato di una marcia gioiosa di una moltitudine dei fratelli, dietro l’immagine della Vergine, modello di fede. “Ave, ave, ave Maria”. Ho visto fratelli e sorelle camminare nella notte con la candela accesa, senza pudore e senza fretta, immersi in un lungo fiume di luce, con il volto illuminato dalla debole fiammella della candela ma con il cuore ben più immerso in una luce interiore. E le centinaia di persone che in un limpido mattino, quando il sole appena arrossava l’oriente, hanno percorso la Via Crucis, inerpicandosi sulla collina battuta da un vento gelido e tagliente? Quanta bellezza spirituale ho potuto costatate in quell’ora abbondante

e le riflessioni e preghiere si sono mescolate con il silenzio e il fruscio degli alberi. Al termine della Via Crucis abbiamo innalzato per due volte il canto dell’Alleluja. Il sole era già a scaldare corpi e anime. E poi Lourdes parla della Chiesa universale. Ci fa bene Lourdes, perché sprovincializza il nostro concetto di Chiesa limitato alla nostra Parrocchia e allarga gli orizzonti in una fraternità mondiale. Alle 6,30 di un mattino di questi ero alla Grotta e un gruppo numeroso stava partecipando alla Messa. Neppure ora saprei dire in quale lingua celebrassero e di quale nazione dell’Oriente fossero (Cambogiani, Laotiani, Indonesiani?). Non era importante sapere da dove provenivano e conoscere la loro lingua, perché i gesti liturgici erano gli stessi, le preghiere erano comuni ed è stato bello darsi la scambio della pace con un sorriso da parte mia e un inchino fatto con le mani giunte da parte di un signore basso e rubicondo. Una rinnovata commozione l’ho vissuta vedendo migliaia di malati e altrettanto migliaia di volontari unitalsiani. E’ proprio vero che a Lourdes la vita scorre al rovescio! I veri padroni della città solo loro, i malati. Non solo perché anche in città hanno percorsi riservati e te li vedi dappertutto, ma perché la visione della malattia a Lourdes non viene nascosta e mortificata, ma diventa obbligatoriamente l’incontro che più turba, fa riflette sul dono della vita e sul significato salvifico della croce accolta con fede. A Lourdes tutta la vita si relativizza, viene vista in un’ottica totalmente diversa, si scontra con la mentalità corrente dell’uomo razionale ed edonista. Un bimbo malato, tenuto in braccio da una giovane mamma, mi guardava all’uscita delle Piscine. Mi sono sentito tuffare in due occhi grandi e tenerissimi. Gli ho fatto una carezza. Il sorriso di quella giovane mamma difficilmente potrò dimenticarlo. E i volontari, giovani e meno giovani? Non sono infermieri o professionisti del soccorso: sono coloro che stanno imparando a come si diventa cristiani. Molte volte mi sono fermato incantato ad osservarli nel loro lavoro: ho ricevuto lezioni di delicatezza e di altruismo puro. Non chiedono di essere intervistati, e comunque direbbero: “Non faccio nulla di straordinario”. Il treno corre ormai veloce verso casa, verso le occupazioni di sempre. Ed io butto giù queste righe per affidarle al nostro Settimanale diocesano. Tra qualche ora ci ritufferemo nel quotidiano ripetuto più volte, nella vita normale. Ma in realtà non è come prima. La fede si è rafforzata. Il cuore si è riempito di speranza. Domani la vita riprenderà il suo corso banale. Ma la strada sembra più agevole. Ci salutiamo abbracciandoci. Il prossimo anno saremo ancora qui. Buon viaggio della vita. Mentre un amico mi riporta di corsa in Parrocchia (mi attende un funerale e la messa serale) mi vengono in mente le parole di Cesbron: “Non andate a Lourdes come turisti. Non andateci come spettatori: voi non ne avete il diritto. Andate a Lourdes perché in questo luogo milioni di persone hanno sofferto, pregato, sperato”. don Vincenzo Catani cappellano dell’Unitalsi

Era l’11 febbraio 1858 quando in questo piccolo paese della Francia meridionale, nella valle del Gave, a ridosso dei Pirenei, successe il miracoloso evento che ne avrebbe cambiato per sempre la vita. “Io sono l’Immacolata Concezione”: così la Vergine Maria si è presentata, nei pressi della Grotta di Massabielle a Bernadette Soubirous, la figlia di un mugnaio caduto in miseria e provata da una malattia cronica. La “Bella Signora Vestita di Bianco”, come ella la definì, è apparsa per 18 volte, parlando poco ma insegnando tanto. Il messaggio evangelico, infatti, è chiaro e semplice, valido in ogni tempo e per ogni persona: Dio ci ama così come siamo. Maria è apparsa in una Grotta sporca e oscura, chiamata “Grotta dei maiali”, per dirci che Dio viene a raggiungerci ovunque noi siamo e ha scelto di parlare proprio a una ragazzina senza cultura, perché tutti potessero comprendere. La bellezza di Lourdes è proprio questa: la semplicità della preghiera che diventa un’esigenza di comunione fraterna. La fede che si fa miracolo. Un luogo dove tutte le diversità sono abbattute, dove abbandonarsi alla sguardo amorevole della Madonna, dove cercare conforto, avere speranza, ringraziare, ridere, piangere e sperare nel miracolo fisico e dello spirito.

Il rosario con Bernadette Il tema di quest’anno scelto dall’Unitalsi nazionale è stato Il rosario con Bernadette. L’importanza del rosario ce l’ha spiegata l’assistente della di sezione dell’Unitalsi delle Marche Don Stefano Conigli attraverso il messaggio consegnato ad ogni pellegrino: “La corona del rosario era la sola cosa che Bernadette possedesse. La portava sempre con se. Anche quel freddo 11 febbraio quando andò a Massabielle per raccogliere un poco di legna. Alla prima apparizione della Madonna Bernadette rimase all’inizio impaurita, e mise tra lei e “Aquerò” proprio la corona del rosario, quasi a difendersi. Davanti a quel gesto umile e semplice, ma di profonda fede, il demonio sarebbe fuggito. La Vergine, invece, sorrise. Quel sorriso fugò ogni paura. Insieme a Maria, Bernadette fece il segno della croce e con lei recito il rosario. Le nostre tasche sono normalmente piene di tante cose: chiavi di casa e della macchina, monete e fazzoletti: magari però la corona non vi trova posto. Il nostro cuore da che cosa è occupato? Quello che teniamo nelle tasche è un pallido segno di quello che occupa un posto anche nel nostro cuore”.

Pellegrinaggio a Lourdes, volti, storie, pensieri del cammino degli unitalsiani verso la Madonna di simone Incicco

LOuRDES - Il “treno bianco” partito da San benedetto del Tronto lunedì 24 settembre alle ore 15 è giunto presso la stazione di Lourdes martedì 25 settembre alle ore 17 dopo ben 26 ore di viaggio. Abbiamo raccolto subito i primi commenti dei pellegrini della nostra Diocesi appena giunti in stazione, chiedendo loro come hanno vissuto il viaggio in treno. Giuseppe Mattioli: “É stato un bel viaggio, quest’anno purtroppo è durato tre ore in più rispetto all’anno scorso per il resto è andato tutto bene. Noi volontari, viviamo diversamente il pellegrinaggio rispetto agli altri fedeli perché anche sul treno siamo sempre occupati, nel curare gli ammalati, la pulizia del treno, distribuire i pasti. Poi naturalmente c’era il momento della Messa, della preghiera e dell’Adorazione Eucaristica. Sono contento di essere qui”. Sabatino Di Serafino, presidente dell’Unitalsi di San Benedetto del Tronto: “Il viaggio è andato bene, le emozioni sono sempre quelle della prima volta, ormai sono vent’anni che vengo in pellegrinaggio a Lourdes. Un esperienza sempre nuova e che si rinnova. Torniamo qui per la consapevolezza che dobbiamo recuperare il gusto della vita che nel tran tran quotidiano perdiamo, quindi veniamo a Lourdes per ritrovare l’ideale di vita.

Non c’è nulla di più significativo del riappropriarsi della propria vita e riconoscendola come un dono gratuito e come tale va rispettato. I pellegrini si sono poi diretti nei rispettivi alberghi e dopo la cena consumata verso le ore 19.30, tutti i gruppi delle Unitalsi si sono portati nella Chiesa San Pio X per celebrazione l’Eucarestia del pellegrino. Al termine della celebrazione, il presidente nazionale dell’Unitalsi Salvatore Pagliuca ha comunicato: “Eccellenze reverendissime, ammalati e voi pellegrini, benvenuti al pellegrinaggio nazionale. Siamo in 10.000, siamo qui per riaffermare la scelta di Lourdes come scelta privilegiata. Sono 110 anni che veniamo qui come Unitalsi. In questo luogo vogliamo intensificare la nostra presenza, perché sempre più pellegrini possano trovare la pace e la conversione del cuore, quella pace e quella serenità che


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O VERSO LOURDES solo l’incontro con Gesù Cristo e i fratelli può dare. In questo momento di crisi, è il momento della responsabilità, dell’impegno della testimonianza e solo così potremo costruire percorsi in grado di tutelare il bene comune per eccellenza, la persona. Quest’anno festeggeremo i 40 anni dell’inizio dei lavori della struttura Salus, grazie all’intuizione dell’allora gruppo responsabile dell’Unitalsi” Il primo appuntamento di mercoledì 26 settembre a cui abbiamo preso parte qui a Lourdes è stata la Celebrazione Eucaristica internazionale presso la Chiesa di San Pio X alle ore 9.30, dove anche il nostro Vescovo ed i sacerdoti della Diocesi hanno concelebrato. Nel pomeriggio, vi è stato l’incontro alla prateria (di fronte alla grotta dell’apparizione al di là del fiume) per la processione Eucaristica. A presiederla è stato il nostro Vescovo Gervasio Gestori. Alle ore 22.00 presso la prateria si è poi recitato il Santo Rosario guidato da Don Vincenzo Catani e alle ore 23.00 la Santa Messa presso la Grotta di Bernadette. I giorni seguenti sono stati scanditi da questi appuntamenti fissi, tranne il giovedì 28 settembre quando si è svolta la fiaccolata italiana dell’Unitalsi alla quale ha preso parte anche il noto presentatore televisivo Fabrizio Frizzi. È difficile spiegare le emozioni che si provano, però posso dirvi quello che ho sentito personalmente. Trovandomi davanti alla grotta e credendo nell’apparizione, non riuscivo a capacitarmi del fatto che la Madonna fosse apparsa li, che avesse dialogato con una bambina dandole del voi e parlandole in dialetto. È qualcosa difficile da spiegare, e in quei giorni la mia mente difficilmente riusciva a contenere. Va al di la della mia comprensione e questo rende per me ancora più importante il mio pellegrinaggio, fin quando non si è a Lourdes non ci si rende conto di cosa vuol dire, perché tutte le emozioni sono personali ed indescrivibili e solo chi le prova le può comprendere. Comunque per me sono state molto forti. Lourdes in conclusione racchiude in sé la frase di Hermanne Hesse “Il pellegrinaggio è un mezzo per raggiungere la saggezza e la pace dell’animo, passando per luoghi e persone”. Auguro a tutti quelli che non ci sono andati di poterci andare in pellegrinaggio con l’Unitalsi nelle prossime occasioni.

Le impressioni del nostro Vescovo Gervasio Gestori sul pellegrinaggio a Lourdes Sua Eccellenza Gervasio Gestori ci racconta la sua esperienza con il pellegrinaggio Unitalsiano della Diocesi di San Benedetto del Tronto. quante volte è stato a Lourdes? Da quando sono Vescovo a San Benedetto del Tronto sono andato a Lourdes almeno una volta l’anno, e alcune volte come quest’anno due volte. Prima di essere Vescovo ero andato due o tre volte, potrei dire che sono stato a Lourdes all’incirca 25 volte. Cosa prova ogni volta che torna? L’esperienza è sempre affascinante, Lourdes attira con quello che vedi con quello che condividi con quello che senti. Quest’anno sono andato a Lourdes per ringraziare la Madonna dei miei 16 anni di episcopato a San Benedetto del Tronto e per chiedere a Lei l’aiuto e il sostegno per il proseguo del mio servizio episcopale. quali sono le sue impressioni? Quest’anno ho avuto alcune impressioni particolari, in maniera più forte che non negli altri anni. L’11 ottobre inizierà l’anno della Fede e sono andato a Lourdes con questa prospettiva di fede per cogliere nella città Mariana come la fede sia vissuta dalla gente. Quanto la fede sia importante nella vita dei credenti. Perché ringraziare il Signore e la Vergine Maria per avere questo stupendo dono del credere. Mi hanno impressionato le persone umili, semplici, che mostravano una grande fede e pregavano, intensamente e a lungo. Mi ha colpito anche una donna di una certa età che recitava il rosario insieme a noi a piedi scalzi, faceva anche freddo, e mi sono chiesto perché. Accanto a me c’erano uomini con in mano la corona del rosario e mi sono detto, quanta fede c’è ancora. Senza Fede non si può vivere o credi nel Dio Di Gesù Cristo, ami la Madonna, oppure credi in che cosa? In tante stupidaggini nel quale il nostro mondo moderno crede. Mentre la fede Cristiana è liberante, le altre fedi e superstizioni sono condizionanti e ti schiavizzano. Una seconda impressione che ho avuto quest’anno è stata quella di vedere un popolo che soffre, ma che è sereno, a Lourdes c’è il massimo di concentrazione di sofferenza, in nessun’altro posto al mondo c’è tanta sofferenza concentrata, malati terminali, gente malata nel corpo, nella psiche, nello spirito, eppure quanta serenità e quanta pace. Perché è gente che crede e quindi spera e prega. Avevo lasciato l’Italia prima di partire per Lourdes dove si parlava dei furbetti su quanti hanno rubato strumentalizzando le loro funzioni socio politiche non a servizio della gente ma a servizio di se stesse. Avevo lasciato un’Italia di gente giustamente indignata e arrabbiata, a Lourdes c’era anche questa Italia però, persone serene che resistono che guardano al futuro, che vogliono impegnarsi, vivere, servire e migliorare il nostro Paese. Quella di Lourdes è un Italia bella che dona fiducia speranza e gioia. Una terza impressione, semplice e profonda, è stata quella che mentre portavo il Santissimo Sacramento e passavo davanti ai malati per benedirli, vedevo il loro sguardo fissarsi con profonda intensità sull’Ostia bianca che portavo tra le mie mani. C’era attesa in loro, c’era fede viva, c’era speranza di guarigione spirituale, forse anche materiale ma quanta fede in questi malati che fissavano l’Eucarestia nel loro volto e nel loro cuore. L’impressione invece che si ripete ogni anno è nel vedere tanti giovani che fanno servizio di volontariato accanto ai malati, spingono le carrozzine, servono alla mensa, fanno compagnia alla persona anziana. Anche questi giovani che fanno del volontariato sono una preziosa risorsa per la Chiesa e per il nostro Paese. Dicono che l’Italia ha ancora un bel futuro che questo volontariato si motiva e se andrà avanti anche di fronte alla tante difficoltà che si potranno trovare. Perché Maria si presentò a Bernadette come l’Immacolata Concezione? Maria disse a Bernadette, sono l’immacolata Concezione, per questo suo essere una Donna, limpida, pura e affascinante, attira, suscita ammirazione, permette di pregare e di ripartire da Lourdes con un animo diverso, illuminato dalla fede, rafforzato nella preghiera, più aperto nel condividere nell’esperienza di stare insieme a tante persone ricche di solidarietà. Cosa ha portato con se da Lourdes? Anche quest’anno ho compiuto questa esperienza del pellegrinaggio tornando in Diocesi rafforzato nel mio impegno di servizio di amore a nome di Cristo e della sua Santa Chiesa.

Intervista ad Anna quanti anni sono che presta servizio a Lourdes? Sono 41 anni che presto servizio con l’Unitalsi a Lourdes. Come è nata questa vocazione? Mi ha invogliato Padre Mario Buffoni, io ero restia a restare con i malati. Nel primo pellegrinaggio ringraziai la Madonna per avere dei figli sani e inoltre mi donò la forza di prestare ancora servizio. Cosa prova ogni anno? I giorni che siamo a Lourdes mi riempiono così tanto che mi danno l’energia per andare avanti tutto l’anno. Inoltre è un importante momento per vivere l’umiltà. Come è cambiata Lourdes? Non bisogna guardare fuori dal cancello, dove c’è il commercio, ma superando già l’entrata si entra in preghiera e sintonia con Lourdes. una sua esperienza particolare qui? Una volta mi è capitato che non dovevo entrare nella vasca dove i pellegrini si immergono, però si trovò una mamma in difficoltà, accompagnai la figlia a fare il bagno e mi ritrovai a farlo anche io. La Madonna ha voluto che facessi il bagno mentre io mi ero proposta di non farlo. Ai giovani cosa vuol dire? Di venire a Lourdes, di vivere l’esperienza e di rifletterci, così capiranno se tutto ciò gli trasmetterà qualche emozione, perché in questi quarant’anni ho visto crescere tantissimi ragazzi che adesso tornano qui con le loro famiglie. I giovani con il loro servizio instancabile sono tra i pilastri di Lourdes.

Intervista ai dottori Persico e Fioroni Dott. Persico “È stata una stupenda esperienza come tutti gli anni, Lourdes è un pellegrinaggio che consiglio di fare sia ai medici che ai pazienti. È il decimo anno che vengo a qui e ogni volta che lascio la Grotta, chiedo di poter tornare l’anno successivo”.

Dott. Fioroni “Quest’anno è la prima volta che vengo a Lourdes e sono venuto anche in rappresentanza dei medici cattolici della Diocesi in quanto sono stato nominato Presidente. Ho ricordato tutti i pazienti nelle preghiere davanti alla Vergine. Sicuramente questo pellegrinaggio ha contribuito al mio cammino spirituale”.

Intervista a Lucia quanti anni ha e come si chiama? Mi chiamo Lucia ed ho 97 anni ed abito a Cupra Marittima. questa è il primo anno che viene a Lourdes? No questo è il quinto anno, le prime tre volte sono venuta in treno invece questo e lo scorso anno sono venuta in aereo. Come è stato il pellegrinaggio? È andato benissimo, non ci è mancato niente, nella struttura di accoglienza dell’ospedale sono stata benissimo. La basilica inoltre è bellissima.


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un mese di ottobre particolarmente ricco di eventi missionari La festa di Santa Teresa di Gesù Bambino (1873-1897), proclamata nel 1927 Patrona delle Missioni con San Francesco Saverio, segna il 1° ottobre l’inizio dell’Ottobre Missionario, che culmina nella celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale, la penultima domenica del mese, quest’anno il 21 ottobre (nella nostra diocesi si celebra il 19 settembre, come da locandina allegata). In alcune nazioni la Giornata viene spostata ad altra domenica per motivi pastorali. In tutto il mondo la Chiesa cattolica celebra ottobre come Mese delle Missioni, utilizzando i numerosi sussidi che le Direzioni nazionali delle Pontificie Opere Missionarie preparano per ricordare il dovere di ogni battezzato di collaborare alla missione universale della Chiesa con la preghiera ed il sostegno economico. Ottobre è stato scelto come mese missionario a ricordo della scoperta del continente americano, che aprì una nuova pagina nella storia dell’evangelizzazione. Il mese di ottobre 2012 si arricchisce di alcuni eventi ecclesiali particolarmente legati al tema missionario. Domenica 7 ottobre, il Santo Padre Benedetto XVI aprirà in San Pietro la XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi dedicata a “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”. Nella stessa circostanza proclamerà “Dottore della Chiesa” San Giovanni

D’Avila e Santa Ildegarda di Bingen. Come è scritto nella Prefazione all’Instrumentum laboris del Sinodo, “bisogna cercare nuovi metodi e nuove forme espressive per trasmettere all’uomo contemporaneo la perenne verità di gesù Cristo, sempre nuovo, sorgente di ogni novità... Il rinnovato dinamismo delle comunità

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Venerdì 19 Ott ttobre 2012 ore 21:15 con il Vescovo GESTORI cristiane darà un nuovo impulso anche all’attività missionaria (missio ad gentes), urgente oggi più che mai, considerato l’alto numero di persone che non conoscono gesù Cristo non solamente in terre lontane, ma anche nei Paesi di antica evangelizzazione”. Giovedì 11 ottobre si aprirà l’Anno della Fede, nel 50° anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Il Santo Padre Benedetto XVI nel Motu proprio “Porta fidei” con cui ha indetto l’Anno della Fede, mette in luce che “Con il suo amore, Gesù Cristo attira a sé gli uomini di ogni generazione: in ogni tempo

ILVA-tARANtO

Egli convoca la Chiesa affidandole l’annuncio del Vangelo, con un mandato che è sempre nuovo. Per questo anche oggi è necessario un più convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede. Nella quotidiana riscoperta del suo amore attinge forza e vigore l’impegno missionario dei credenti che non può mai venire meno” (n.7). In occasione dell’Anno della Fede, la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e le Pontificie Opere Missionarie lanciano una campagna mondiale di preghiera che, attraverso la recita del Santo Rosario, sostenga l’opera di evangelizzazione nel mondo e la riscoperta e l’approfondimento della fede da parte dei battezzati. Domenica 21 ottobre si celebrerà la Giornata Missionaria Mondiale. “Anche oggi la missione ad gentes deve essere il costante orizzonte e il paradigma di ogni attività ecclesiale, perché l’identità stessa della Chiesa è costituita dalla fede nel Mistero di Dio, che si è rivelato in Cristo per portarci la salvezza, e dalla missione di testimoniarlo e annunciarlo al mondo, fino al suo ritorno”. (Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 2012). Nella Giornata Missionaria, il Papa procederà alla Canonizzazione di 6 Beati, martiri e confessori della fede, tra cui alcuni missionari: Jacques Barthieu, sacerdote gesuita, martire missionario in Madagascar (1896); Pietro Calungsod, laico, catechista, martire nelle Filippine (1672); Madre Marianne (Barbara Cope) testimone della fede nel lebbrosario di Molokai (1918). (sL) (Agenzia Fides)

SINODO DEI VESCOVI Non solo per gli addetti tutta la Chiesa impegnata nella nuova evangelizzazione Dal 7 al 28 ottobre 2012, si terrà in Vaticano la XIII assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”. Sotto la guida di Benedetto XVI, presidente del Sinodo dei vescovi, rappresentanti dell’episcopato del mondo intero in un ambiente di preghiera, di dialogo e di fraterna comunione, rifletteranno sulla trasmissione della fede cristiana, ha detto mons. Nikola Eterović, segretario generale del Sinodo. Il prossimo evento riguarda solo i vescovi? Certamente essi sono i primi interessati, a motivo della missione che svolgono, ma il tema a motivo della sua portata riguarda tutto il popolo di Dio. Nessuno, infatti, può rimanere indifferente al fatto che in alcune regioni della terra la fede vada estinguendosi o che il discorso su Dio sia considerato non significativo per l’uomo contemporaneo. Inoltre, la prossima assemblea sinodale avverrà in un momento particolarmente significativo per la Chiesa cattolica: il cinquantesimo anno dall’apertura del Concilio Vaticano II e il ventesimo dalla promulgazione del Catechismo della Chiesa cattolica, che è uno dei frutti più belli della teologia del Concilio. Ora, proprio i padri conciliari sentirono forte il desi-

derio di rinnovare la vita di tutti i cristiani – pastori e fedeli – guidandoli a un’adesione sempre più personale a Cristo Gesù. E dalla contemplazione del volto di Cristo nasce il desiderio, prima che impegno, della nuova evangelizzazione. C’è da fare un passo in più per recuperare la prospettiva globale del Concilio; in questi cinquant’anni si è giustamente insistito che la Chiesa ha inteso rivalutare la condizione battesimale dei fedeli al fine di renderli partecipi della missione evangelizzatrice. Questo è vero, ma non è tutto. Prima ancora, il Concilio ha voluto mostrare la bellezza della vita cristiana e la chiamata a partecipare alla vita stessa di Dio, come dono offerto a tutti.

L’impegno per la nuova evangelizzazione tocca l’intero popolo santo di Dio e la sua realizzazione può essere l’occasione per un armonico operare di pastori, religiosi e fedeli. Da dove partire? Non ci sono dubbi: dal grande incontro con Gesù, grazie al suo Spirito, voluto e donato dal Padre. “È un incontro nel quale ci sentiamo attratti, e che mentre ci attrae ci trasfigura, introducendosi in dimensioni nuove della nostra identità, facendoci partecipi della vita divina (cf. Pt 1,4)” (Instrumentum laboris del prossimo Sinodo, 19). Questo incontro, che è insieme unico e frequente, non lascia come prima, ma conduce alla conversione, ad avere la stessa mentalità di Cristo, che è venuto per servire, affinché tutti gli uomini conoscessero il Padre e avessero la vita eterna. marco Doldi

SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO

L’abbraccio al vescovo tre operai sono scesi dall’altoforno per ringraziare mons. santoro Prosegue la protesta degli operai all’Ilva di taranto per richiamare l’attenzione sulla vertenza e l’adozione di provvedimenti in difesa del lavoro, in un clima che si fa sempre più teso dopo la decisione del tribunale di taranto che ieri ha bocciato la richiesta dell’azienda di continuare a produrre e il relativo piano d’investimenti immediati per risanare gli impianti sequestrati. Ll’arcivescovo, mons. Filippo santoro, ha fatto visita agli operai, chiedendo di salire sulla torre. Di seguito riportiamo integralmente il comunicato della diocesi di taranto sulla visita di mons. santoro.

“Vi porto l’abbraccio della Chiesa, sono con voi. Sono venuto fin qui per dimostrarvi la mia solidarietà”. Il sorriso di monsignor Filippo Santoro questa mattina è arrivato fin dietro i cancelli dell’Ilva. L’arcivescovo si è recato nello stabilimento per incontrare gli operai in sciopero, timorosi di perdere il proprio posto di lavoro. Appena arrivato dinanzi alla direzione, i lavoratori del siderurgico l’hanno riconosciuto ed è subito sceso dalla sua autovettura cominciando ad impartire la benedizione e a infondere parole di coraggio al corteo mesto di operai che si avviava all’esterno. Gli applausi e le parole di ringraziamento di tanta gente hanno sorpreso il presule, che giunto fin sotto l’altoforno 5 ha chiesto di poter salire a 60 metri di altezza per scambiare qualche parola con chi sta attuando questa ulteriore forma di protesta, rimanendo giorno e notte sulle passerella dell’altoforno. Per motivi di sicurezza, la Digos gli ha impedito di arrivare fin lassù ma sono stati gli operai stessi a decidere di scendere per poterlo abbracciare. “La sua presenza per noi è un conforto”, hanno dichiarato tre di loro, scesi in rappresentanza di tutti. “Sono qui per esprimervi la mia vicinanza. Una vicinanza che non è solo a voi ma anche alle vostre famiglie. Mi raccomando però - ha sottolineato non mettete a rischio la vostra vita. Fate sentire la vostra voce ma senza estremizzare”. “La nostra preoccupazione è soprattutto per i nostri figli, per il futuro che temiamo di non poter garantire loro ma la ringraziamo di essere venuto fin qui per portarci il suo incoraggiamento”, hanno detto gli operai. L’arcivescovo durante la visita è stato scortato dal presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, che gli ha ribadito: “La sua presenza per noi è molto importante alla luce del momento di tensione e preoccupazione che stiamo vivendo”.

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Da Ripatransone

a cura di A.g. – I.A.

Domenica 14 Ottobre: XXX Rassegna Corale Nazionale A Ripatransone, domenica 14 Ottobre 2012, per tutta la giornata si svolgerà la XXX rassegna corale nazionale/internazionale “Belvedere del Piceno” (edizione nazionale), con la partecipazione dei seguenti Gruppi: - Coro maschile “Maiella” di Pacentro-Sulmona, diretto da Anna Galterio;- Corale “Santa Cecilia” di Teramo, diretta da Maurizio Vaccarili;- Cappella musicale del Duomo di Fano, diretta da Stefano Baldelli (anche organista); - Corale “Madonna di San Giovanni” di Ripatransone, diretta da Nazzareno Fanesi (pianista Laura Michelangeli). Il programma prevede: ore 9.00, arrivo dei cori e breve visita al centro storico; ore 10.30, sfilata da Piazza XX Settembre al Duomo, dove alle ore 11.00 i quattro Gruppi parteciperanno alla messa solenne animata con l’esecuzione collettiva di canti liturgici polifonici (Bach, Hassler, Croft, Mozart, Arcadelt); ore 16.00, nella chiesa monumentale di San Filippo, inizio della rassegna con esibizione singola dei cori: in programma brani di polifonia classica e moderna, spirituals, canti folkloristici e di montagna; ore 18.00, conclusione della rassegna con il saluto delle autorità regionali, provinciali e locali, con la consegna di diplomi ed omaggi, con lo scambio di doni tra i Cori, che al termine eseguiranno collettivamente il sempre suggestivo “Ave verum Corpus” di Mozart. L’organizzazione dell’evento è curata (lo fa da 30 anni) dalla Corale ripana “Madonna di San Giovanni”, che si avvale del patrocinio della Provincia di Ascoli Piceno, del contributo della Regione Marche, dell’Amministrazione Comunale di Ripatransone, della Banca di Credito Cooperativo di Ripatransone, della Fondazione della CARIFERMO, della Cantina dei Colli Ripani, della Confraternita della Misericordia e Morte, di ditte ed imprenditori privati. Le schede dei cori partecipanti Coro “Maiella” di PacentroSulmona. – E’ stato fondato nel 2008 ed ha un organico di 30 uomini. Il repertorio è costituito da canti : della montagna e degli alpini; tradizionali abruzzesi e di altre regioni; d’autore d’ispirazione popolare. Ha partecipato a rassegne e concerti in Italia ed all’estero (Canada e USA); nel 2011 ha inciso il Cd “Paesaggi”; vincitore nello stesso anno del secondo concorso

bandito dall’Associazione Regionale Cori Abruzzesi, per la sezione folkloristica. Corale “Santa Cecilia” di teramo. – E’ stata fondata nel 1986 ed ha un organico di 30 elementi. Il repertorio è costituito da polifonia prevalentemente di carattere sacro; opere di Bach, Fano Pacentro - Sulmona

Mozart, Vivaldi, Schubert, e del compositore teramano contemporaneo Alfredo De Vincentiis. Ha partecipato a rassegne polifoniche nazionali e ad importanti manifestazioni in Regione ed in Italia; ha collaborato alla realizzazione dell’opera discografica “Il Canto Corale”, a diffusione nazionale. - Cappella musicale del Duomo di Fano. – Già presente nel Duomo dal XV secolo, l’attuale cappella musicale si è costituita nel 2005 ed ha un organico di 25 elementi. Il repertorio è costituito da musica sacra e liturgica a cappella o con accompagnamento, dal Gregoriano all’età contemporanea; canti profani medievali; gospelspirituals. Svolge un’intensa attività concertistica e partecipa a varie rassegne; collabora con l’Istituto Diocesano di Musica Sacra;

Da S. Benedetto del Tr.

Il cimitero, il pinnacolo, la croce lillipuziana Una giusta protesta per il rispetto di quanto è stato sottoscritto In questo scorcio di calura estiva, alla ricerca di un po’ d’ombra, trovandomi nei pressi del cimitero ho pensato bene di entrare per un po’ di sollievo dello spirito e del corpo. Il nostro cimitero, ad onor del vero, è tenuto così bene che se non avesse uno scopo che suscita tristezza sarebbe allettante con tutta quella selva di fiori e di sorrisi che ti accolgono attraverso le fotografie. Non mancano le panchine sulle quali sedersi all’ombra dei maestosi cipressi. Sostando su una di queste mi son ritrovato assorto nei miei pensieri tra la vita e la morte, quando il Signore suonerà il campanello della mia ultima ora. Quante volte ho ascoltato persone che esprimono giudizi positivi sulle morti improvvise, magari nel sonno. Eppure, riflettevo, la Chiesa ci fa pregare: “da morte improvvisa, liberaci Signore”. Pensavo, morire nella consapevolezza, significa prepararsi ad un incontro atteso tutta la vita. C’è dentro una sana curiosità, se pur accompagnata da una vena di tristezza per il distacco da tanti umani affetti, per l’incontro con Gesù e la Madonna, con quella conoscenza che ancor qui ci dà certezza. E tutti quei corpi che mi si mostravano attraverso le immagini

Teramo

Ripatransone

dovevano per forza risorgere ché dal Verbo così siamo stati creati. Finiranno il tempo e lo spazio in quel “trasumanar” come dice Dante e vivremo nell’abbraccio di Dio senza più desideri resi preziosi dall’offerta suprema di Gesù sulla Croce. Il mio lettore non mi giudichi, già immagino a quale categoria mi aggrega, in quel luogo all’ombra dei cipressi, mai meditazione è stata così coinvolgente. Non la paura della morte semmai un senso di compatimento verso quanti non credono, pensando se stessi come uno sbaglio insopportabile. La risurrezione nel nostro cimitero è espressa in un bel mosaico posto sopra l’ingresso principale e in una statua, opera del nostro artista Marcello Sgattoni, posta tra le tombe a terra, ed esprime tale una potenza quasi a voler trascinare dietro di sé tutte quelle croci. È sempre la croce che Cristo si porta nella resurrezione ed ora è la croce che distingue quei morti in attesa della resurrezione. Guardo verso ovest una guglia nuova svetta ad indicare una dimora ai nuovi morti. Si impone per altezza. Mi perdoni il progettista, mi sembra un “pastellone” posto lì quasi a scrivere in cielo i nomi dei morti che mano a mano occupano le nuove tombe. Manca la punta e se c’è non si nota. Non c’è la grande croce ben evidenziata sul progetto iniziale e giustamente pro-

organizza a Fano il festival “I suoni e la parola” e la rassegna natalizia “Noël Noël”. - Corale “Madonna di San Giovanni” di Ripatransone. – E’ stata fondata nel 1971 ed ha un organico di 30 elementi. Il repertorio è costituito da polifonia sacra e profana classica e contemporanea; canti folkloristici, regionali e di montagna; spirituals; brani lirici. Ha partecipato a rassegne nazionali ed internazionali (Loreto nel 1983, Genova nel 2002); organizza a Ripatransone eventi musicali fra cui, dal 1983, la rassegna corale nazionale/internazionale “Belvedere del Piceno”. All’estero si è esibita in : Austria, Svizzera, Francia, Slovenia, Principato di Monaco, Albania.

testano quanti hanno acquistato loculi con quel simbolo e sono molti quelli che ci sollecitano a dare loro voce alla protesta. Non vogliamo dare altro significato a questa mancanza, diciamo solo che per un comportamento corretto occorre rispettare quanto è stato sottoscritto. Anzi, data la vicinanza dell’autostrada, una bella croce illuminata, potrebbe fare da deterrente per quanti considerano la propria e l’altrui vita una corsa in macchina. Un appello al nostro Sindaco perché la burocrazia non annulli le persone. P.P.

COMPAGNIA MISSIONARIA DEL SACRO CUORE CASA SAN FRANCESCO DI PAOLA

Strada Comunale, 29 63066 GROTTAMMARE (AP) tel. 0735 581222 La statua della Madonna delle origini, venerata dalla Compagnia Missionaria del Sacro Cuore, verrà in pellegrinaggio a Casa San Francesco per visitare, sostenere, benedire il gruppo delle missionarie che vi abitano da 25 anni. Rimarrà con noi tutto il mese di OTTOBRE.

Abbiamo quindi la gioia di farvela “incontrare”. Maria aspetta chiunque voglia venire in “Casa” a pregarla, per chiedere con noi grazie e benedizioni. In particolare vi segnaliamo gli incontri serali dei martedì di ottobre alle ore 21,15 per recitare insieme il santo Rosario. Il nostro gruppo per l'occasione è gemellato con i gruppi di Missionarie, Familiares, Amici presenti in Mozambico: a Maputo, Nampula, Quelimane. La accoglieremo solennemente sabato 29 settembre alle ore 18,15 prima della celebrazione eucaristica. Prenderà commiato da noi domenica 28 ottobre alle ore 15. La saluteremo con la recita del santo rosario, la processione, la proiezione di un Power Point sulla vita della Compagnia Missionaria e infine faremo festa insieme.

Felici di condividere con voi questo evento importante per il nostro gruppo, vi salutiamo fraternamente. Le missionarie Camilla, Rosanna, Maria e Leonia.


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Anno XXIX 7 Ottobre 2012

PAG

PRESENTAzIONE DeL VoLUMe

“LETTERE ALLE SUORE E ALLE EDUCANDE”

DeL VeneraBILe

FranceSco anTonIo MarcUccI

di Suor Maria Paola Giobbi

Lunedì 8 ottobre, alle ore 17.00 presso la sede dell’Istituto Suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione di Ascoli Piceno si terrà la cerimonia di presentazione del Volume “Lettere alle Suore e alle Educande”, del Venerabile Francesco Antonio Marcucci, a cura di Suor Maria Paola Giobbi stampato presso le Grafiche D’Auria ed edito dalla LEV (Libreria Editrice Vaticana).

suore e alle educande per guidarle e incoraggiarle a realizzare la pienezza della loro umanità, spendendo tutta la vita nell’educazione delle fanciulle e delle donne di ogni ceto ed età. Le lettere, trascritte dagli autografi originali, conservati presso l’Archivio della Casa Madre delle Suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione di Ascoli Piceno, sono state ordinate cronologicamente e numerate progressivamente con un numero arabo e raccolte in sei sezioni e un’Appendice, introdotte da notizie di ambientazione storico–culturale. Il testo e m lu Vo l de e on zi è arricchito da note esplicative relative nde” Presenta ore e alle Educa allo stato dei manoscritti (mutili o con “Lettere alle Su sco Antonio Marcucci ance parole corrose e illeggibili), ai persodel Venerabile FrPaola Giobbi ria a cura di Suor Ma naggi citati e a precisazioni su luoghi, date e destinatari. Particolare cura è stata riservata alle note di contesto, 2 / ore 17 como n. 3 / 8 ottobre 201 ione - Via San Gia cez Con Ascoli Piceno ata che permettono di conoscere le percol ie dell’Imma Suore Pie Opera 17 ore / 2 sone che hanno incrociato la vita del bre 201 Roma / 9 novem a Marconi - Piazza Pia n. 3 Sal Radio Vaticana, Venerabile e i luoghi da Lui visitati e vissuti nel corso della sua variegata missione pastorale ed episcopale. Il volume è corredato da foto storiche, riproduzioni d’incisioni tele a colori dei personaggi più citati e settecentesche, L’incontro sarà aperto dai saluti delle Autorità: Supemariane venerate con particolare devozione immagini riora Generale, Madre Daniela Volpato, Sua Ecceldal Marcucci durante i suoi viaggi. Il lavoro di redalenza il Vescovo, mons. Silvano Montevecchi, zione e di ricerca è stato lungo e impegnativo. La doSindaco, Avv. Guido Castelli, Presidente della Provincia, Ing. Piero Celani. A seguire gli interventi di: Prof. cumentazione cartacea, ottenuta dalla tradizionale Suor Maria Paola Giobbi “Metodologia e cura del vo- ricerca archivistica e bibliografica, è stata integrata da lume”; Prof. Don Gabriele Quinzi “Aspetti Pedagogici quella reperita attraverso siti internet, scelti con criteri nelle Lettere alle Suore e alle Educande del Venerabile di validità scientifica. Sono stati inoltre consultati tanti Francesco Antonio Marcucci”; Prof. Don Angelo archivisti di Ordini e Congregazioni religiose femmiCiancotti “L’accompagnamento del cammino di fede nili e maschili (Carmelitani, Benedettini, Olivetani, e l’approccio del Venerabile Francesco Antonio Mar- Silvestrini, Domenicani, Francescani, Agostiniani, cucci”; modera la scrittrice Prof.ssa Franca Maroni. In Serviti, Trinitari, etc.) che con cortese disponibilità occasione della presentazione, il libro sarà venduto hanno fornito informazioni biografiche di tanti personaggi incontrati e citati dal Venerabile Marcucci. con uno sconto speciale del 30% (€ 37,00). Vatic Libreria Editrice

ana

Esso sarà in vendita presso l’Istituto Suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione di Ascoli Piceno e in tutte le librerie italiane al prezzo di copertina di € 52,00. Lo stesso volume sarà presentato anche a Roma il 9 novembre 2012, ore 17,00, presso Radio Vaticana, Sala Marconi, Piazza Pia, 3, da Sua Eminenza il Cardinal Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi; modera Suor M. Paola Giobbi; conclude don Giuseppe Costa, direttore della Libreria Editrice Vaticana. Il libro costituisce il X volume della collana Opera Omnia Marcucciana, che l’Istituto Suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione si è proposto di pubblicare per rendere partecipi, quante più persone possibili, della ricchezza culturale e spirituale lasciata dal loro Fondatore, il Venerabile Francesco Antonio Marcucci (1717-1798). L’elenco degli scritti autografi dell’Autore è consultabile nel sito web: www.monsignormarcucci.com, nella voce “opere”, articolata in più sezioni. Il volume, curato da Suor Maria Paola Giobbi, con traduzione delle lettere latine del Prof. Pietro Alesiani, è costituito di circa 1.400 pagine e raccoglie 610 lettere che il Venerabile Francesco Antonio Marcucci scrisse tra il 1742 e il 1797 alle

AZIONE CAttOLICA

Legami di vita buona Concluso il convegno nazionale dei presidenti e degli assistenti diocesani “Il Concilio è il nostro presente e il nostro futuro. È la chiamata a rinnovare il nostro patto di fedeltà alla Chiesa e a dare risposte alle aspettative di questo nostro tempo, carico di drammi e pur fecondo”. Così il presidente nazionale dell’Azione Cattolica, Franco Miano, ha concluso a Roma il convegno nazionale “Legami di vita buona. Azione Cattolica, Chiesa locale e Chiesa universale”, che dal 21 al 23 settembre ha riunito oltre 350 tra presidenti e assistenti unitari diocesani e regionali di Ac. Con lo sguardo al nuovo anno associativo, che s’inserisce e si orienta nel cammino tracciato dalla coincidenza di tre grandi eventi - i 50 anni dall’apertura del Concilio, l’inizio dell’Anno della fede e l’imminente inaugurazione del Sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione -, Miano ha rinnovato la “promessa” dei laici di Ac di “costruire legami di vita buona con tutti gli uomini e le donne di buona volontà, nel cammino ordinario compiuto da ciascuno di noi nelle diocesi e nelle parrocchie”. una fede intelligente. Ogni fondamento di “vita buona”, ha spiegato inaugurando i lavori mons. Domenico Sigalini, assistente generale dell’Azione Cattolica e vescovo di Palestrina, presuppone una “fede intelligente”, poiché “una fede senza intelligenza è un insulto a noi stessi e allo stesso Signore che non vuole automi o persone compiacenti”, bensì “persone vere, intere, diritte nella loro dignità; non vuole atteggiamenti servili, compromissori”. Nella sua relazione di apertura, “I laici e il Concilio”, il monaco camaldolese Franco Mosconi ha offerto all’uditorio un “percorso conciliare” basato su tre direttrici “da riscoprire”. A partire dalla speranza, ossia l’avere fisso “un orizzonte escatologico”, per arrivare alla santità, “termine ormai relegato tra gli incensi”, ma che “significa costruire la propria maturità umana come Dio la sogna, guardando il Figlio”. Su di esse si erge come “stella polare” la “Parola di Dio”. Di qui la domanda: “Cosa ne abbiamo fatto della Parola a mezzo secolo dalla ‘Dei Verbum’?”. “Questo arco di tempo - che per la Bibbia è il segno di un’intera generazione - quanto è stato inquietato e trasformato dalla Parola?”. La Parola divina “è come un mare in cui ci si deve immergere”; invece, ha concluso Mosconi, “spesso non incide ferite nella placida superficialità dei nostri giorni”.

Tanti auguri alla signora Stamura Paolucci Stretta nell’abbraccio dei suoi cari, la nonnina sambenedettese ha soffiato su 100 candeline Per l’occasione l’assessore alle politiche sociali Margherita Sorge ha consegnato un mazzo di fiori benaugurante a nome di tutta l’Amministrazione comunale e, idealmente, dell’intera città.

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ANNO XXIX N° 34 - 7 Ottobre 2012  

SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO