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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO ANNO XXIX N° 25 - 8 Luglio 2012 € 1.00 Abbonamento annuo ordinario € 30,00 - sostenitore € 50,00 - Taxe parcue - Tassa riscossa Ufficio di AP - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - DL 353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n.46) art.1 comma 1 commerciale business Ascoli Piceno

Domenica 1 luglio 2012

Orrore e preoccupazione: così padre Lombardi sulla strage a Garissa, in Kenya. Almeno 17 morti e 45 feriti in due attacchi alla Cattedrale e a una chiesa vicina Orrore e preoccupazione: con queste parole padre Federico Lombardi commenta gli attacchi a Garissa, in Kenya, a due chiese cristiane. Almeno 17 persone hanno perso la vita e diverse decine sono rimaste ferite. Ascoltiamo il portavoce vaticano:  I sanguinosi attentati in Kenya, nella città di Garissa, contro due chiese cristiane, fra cui la cattedrale cattolica, nel corso delle riunioni di preghiera domenicali sono un fatto orribile e molto preoccupante. Sembra infatti che fra i gruppi terroristi l’attacco ai cristiani riuniti la domenica nei loro luoghi di culto diventi un metodo considerato particolarmente efficace per la diffusione dell’odio e della paura. La viltà della violenza nei confronti di persone inermi riunite pacificamente in preghiera è opera di un commando a volto coperto composto inqualificabile. Oltre ad essere vicini alle vittime, da sette persone in tutto e diviso in due gruppi. Nel mirino la cattedrale cattolica e un’altra chiesa poco distante appartenente alla congregazione Africa Inland Indipendent Church. Qui – secondo le prime informazioni - il maggior numero di vittime, tra cui due agenti. Diversi decessi durante il trasporto in ospedale, una decina i feriti gravi. “Una scena terribile”, riferiscono testimoni dopo l’attentato. Il Consiglio supremo dei musulmani del Kenya ha immediatamente condannato il gesto chiedendo rispetto per i luoghi di culto. La polizia ha isolato la zona e recuperato un ordigno inesploso nella cattedrale. I sospetti si concentrano sui miliziani islamici somali di Al Shabaab occorre riaffermare e difendere decisamente la li- già accusati in passato di altre azioni terroristiche bertà religiosa dei cristiani e opporsi ad atti irre- in Kenya dopo che l’anno scorso le truppe di Naisponsabili che alimentino l’odio fra le diverse robi sono entrate in Somalia proprio per combatreligioni, come pure agire efficacemente per una tere i ribelli. La città di Garissa ospita soluzione stabile dei drammatici problemi della un’importante base militare dell’esercito keniano. Ad un centinaio di chilometri, invece, c’è l’enorme Somalia, che si riflettono nella regione. E’ accaduto nella città di Garissa, nel nord-est del campo profughi di Dadaab con oltre 450 mila riKenya, verso il confine con la Somalia. Di altri fugiati somali. Solo venerdì scorso il rapimento di particolari ci riferisce Eugenio Bonanata:  quattro operatori umanitari stranieri, impiegati © Copyright Radio Vaticana Granate e colpi d’arma da fuoco contro i fedeli nella struttura. presenti alle celebrazioni domenicali. L’assalto ad

UNIONE EUROPEA La seconda stagione Anche per un ruolo più incisivo nei nuovi equilibri mondiali Francesco Bonini Buone notizie dunque sembrano finalmente arrivate dal consiglio europeo che ha chiuso il primo semestre 2012. Sotto la spinta di una emergenza ormai strutturale, si sono cominciate a prendere delle decisioni che dovrebbero portare a coordinare e mettere in sicurezza le politiche in Eurolandia a proposito del sistema bancario e del debito pubblico. Che tuttavia il risultato del Consiglio possa essere suscettibile di diverse letture dimostra da un lato il grande entusiasmo nelle dichiarazioni pubbliche in Italia, con largo riferimento alla metafora calcistica, dall’altro le non piccole polemiche e tensioni in Germania, ove una fetta consistente dell’opinione pubblica ritiene di non dovere pagare per l’allegria latina. segue a pag. 2

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Finestra sulla Parola «I nostri occhi sono rivolti al Signore»: è il ritornello al salmo responsoriale che ripeteremo domenica prossima, pregando il breve salmo 123(122), uno dei salmi delle ascensioni, che i pellegrini intonavano mentre salivano a Gerusalemme, rivolgendo in alto lo sguardo verso la città santa e verso il tempio, dove ogni pio israelita desiderava entrare alla presenza di JHWH. Ma ci fu un tempo in cui Israele fu privato del tempio e deportato a Babilonia, lontano dalla città santa, lontano, così credeva, dalla presenza di JHWH. Non è così; anzi, Dio “seguì” il suo popolo in esilio e continuò a manifestare la sua presenza e a donare la sua parola di speranza mediante un uomo da lui scelto, il profeta, chiamato a lasciarsi possedere completamente dallo spirito del Signore per parlare al popolo nel Suo nome. Così è stato per Ezechiele, il primo profeta dell’esilio, di cui domenica ascolteremo pochi versetti della vocazione: «Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele […] Tu dirai loro: “Dice il Signore Dio”. Ascoltino o non ascoltino, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro» (Ez 2,3-5). E qui cominciano i problemi: un conto è prostrarsi nel tempio alla presenza di Dio “in persona”, un altro è mettersi in ascolto di un altro uomo, il mio “di fronte”, e più ci è familiare, figlio tra figli, più facciamo fatica a riconoscere che Dio dimora in lui e, attraverso di lui, ha qualcosa da dirci. Così succede a Paolo presso i Corinti, i quali non vedendo in lui un “superuomo” (secondo lo stile di altri predicatori), bensì una persona “normale”, con i suoi pregi e i suoi difetti, preferiscono dare ascolto ai

falsi apostoli, provocando la sua appassionata replica, che leggiamo nella seconda lettera ai Corinti, dove egli confessa la sua relazione con il Dio di Gesù Cristo, colui che ha fatto della debolezza dell’uomo la condizione ordinaria della sua presenza e del suo agire: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (12,9). Così succede a Gesù al suo paese, Nazaret, in una scena che sembra filmata ai nostri giorni nei nostri vicinati: “ma quello non è il figlio di ….; non ha fatto questo e quest’altro …; ma chi si crede di essere?”. Raccontano che don Tonino Bello, di ritorno con i suoi giovani dalla celebrazione in cui veniva dato ad una chiesa il titolo di “basilica minore”, rispondendo ai ragazzi sul significato di questo titolo rispose: “Perché la basilica maggiore, dove abita Dio, è l’uomo”. E quando, arrivati in episcopio, vi trovarono un uomo ubriaco riverso sulle scale, i ragazzi domandarono: “anche lui è basilica maggiore?”; “anche lui” rispose con amorosa e profetica sicurezza il santo vescovo. Le sorelle Clarisse della Santa Speranza

Giornata per la salvaguardia del creato Guarire, voce del verbo amare Celebrare la Giornata per la salvaguardia del creato significa, in primo luogo, rendere grazie al Creatore, al Dio Trino che dona ai suoi figli di vivere su una terra feconda e meravigliosa. La nostra celebrazione non può, però, dimenticare le ferite di cui soffre la nostra terra, che possono essere guarite solo da coscienze animate dalla giustizia e da mani solidali. Guarire è voce del verbo amare, e chi desidera guarire sente che quel gesto ha in sé una valenza che lo vorrebbe perenne, come perenne e fedele è l’Amore che sgorga dal cuore di Dio e si manifesta nella bellezza nel creato, a noi affidato come dono e responsabilità. Con esso, proprio perché gratuitamente donato, è necessario anche riconciliarsi quando ci accorgiamo di averlo violato. La riconciliazione parte da un cuore che riconosce innanzi tutto le proprie ferite e vuole sanarle, con la grazia del Signore, nella conversione e nel gesto gratuito della confessione sacramentale. Quindi si fa anche riconciliazione con il creato, perché il mondo in cui viviamo porta segni strazianti di peccato e di male causati anche dalle nostre mani, chiamate ora a ricostituire mediante gesti efficaci un’alleanza troppe volte infranta. Questo è lo scopo del messaggio che vi inviamo, carissimi fratelli e sorelle, come Vescovi incaricati di promuovere la pastorale nei contesti sociali e il cammino ecumenico, in un fecondo intreccio che ci vede vicini e ci impegna tutti. segue a pag. 2


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In carcere con suor Carità Da alcuni anni, il carcere di Marino del Tronto accoglie un ricco programma di progetti, iniziative, incontri. Tra questi ultimi, uno dei più toccanti e significativi è stato l’incontro con suor Carità, una umilissima suora dagli abiti trascurati e dimessi che, a noi volontari dell’associazione Papa Giovanni XXIII, fa tanto ricordare il dolcissimo don Oreste Benzi, l’apostolo degli ultimi fra gli uomini. Non è stato facile trovare del tempo disponibile per questa suora che è l’anima, la guida e l’angelo di una efficientissima “Casa di Accoglienza”, scaturita dal cuore grande di don Pio, il parroco della chiesa Cristo Re di Porto d’Ascoli, e sostenuta dai suoi generosissimi parrocchiani. Proprio a ridosso della chiesa è stata realizzata questa particolare struttura che accoglie chiunque abbia bisogno di un tetto o di un pasto e che permette a persone sole, anche disabili, di trascorrere del tempo in piacevole compagnia. Insomma suor Carità, questa suora dal nome che è tutto un programma di amore e dedi-

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zione, ha trovato un po’ di tempo per rispondere al nostro invito di venire in carcere. In realtà lei e gli ospiti della casa hanno già un legame “dolcissimo” con i reclusi, perché, ormai da diversi anni, gustano i dolci preparati da questi ultimi, nella cucina del carcere, insieme ai volontari del nostro gruppo. La religiosa è venuta accompagnata da due operatori della casa di accoglienza: una ragazza che da ospite, in un momento difficile della sua vita, è diventata operatrice a vantaggio di fratelli bisognosi, e un volontario entusiasta dell’opera svolta, da lui e da altri membri dell’UNITALSI, nei confronti degli anziani e dei disabili. Suor Carità ha dapprima ringraziato per i buonissimi dolci ricevuti, poi, con semplicità e fermezza, ha parlato del funzionamento della “Casa d’Accoglienza”, evidenziando le difficoltà incontrate di giorno in giorno per fornire pasti caldi a chiunque si

Giornata per la salvaguardia del creato Guarire, voce del verbo amare presenti e ne richieda, ma anche le profonde gioie nell’aiutare tanti bisognosi e nel constatare come ogni volta la Provvidenza non faccia mancare quanto occorre per soddisfare le innumerevoli necessità. I detenuti hanno posto domande miranti a conoscere le eventuali possibilità di accoglienza anche per loro. All’incontro ha partecipato la direttrice del carcere, felice di conversare con volontari e detenuti, calandosi nei bisogni e nei desideri di tutti. Ci auguriamo con tutto il cuore che la visita possa portare ad ulteriori incontri e ad una collaborazione fruttuosa fra questa straordinaria “Casa di Accoglienza” e il mondo carcerario di Marino del Tronto. Rita Massi

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UNIONE EUROPEA La seconda stagione Anche per un ruolo più incisivo nei nuovi equilibri mondiali

In realtà i dettagli applicativi delle decisioni dei capi di stato e di governo, che sono fondamentali, saranno messi a punto nei prossimi giorni: quel che conta era un messaggio politico. E questo sembra arrivato. Ma non può bastare, non tanto sul piano appunto economico-finanziario, quanto proprio su quello politico. L’Unione insomma sta entrando in una nuova fase, di cui possiamo cominciare ad intravedere i contorni, o piuttosto le sfide. Finita la stagione pre-muro, finita quella dell’allargamento quantitativo, finita la prima fase, ottimistica e un po’ spensierata, dell’Euro, siamo ora alla necessità di disegnare politiche concrete di integrazione e di controllo: è la seconda stagione dell’Euro, quella che presuppone un di più di politica, dunque di leadership e di “visione”, come si dice sempre più spesso, segno che appunto di disegni lungimiranti e responsabili si avverte la mancanza. D’altro canto è proprio la partita della moneta unica che diventa anche uno dei modi perché l’Europa possa giocare un ruolo nei nuovi equilibri mondiali. I mercati d’altra parte, come si dice con un’altra espressione sintetica ed equivoca, quasi si potessero materializzare nel loro potere indeterminato, hanno bisogno di una valida interlocuzione politica. In questo senso sembra che i segnali siano positivi. Ma bisogna corroborarli.

Nella condivisione della lode e della responsabilità per la custodia del creato, il mese di settembre sta diventando per tutte le Confessioni cristiane una rinnovata occasione di grazia e di purificazione. Anche di questo rendiamo grazie al Signore. La nostra riflessione raccoglie le tante sofferenze sperimentate, in questo anno, da numerose comunità, segnate da eventi luttuosi. Pensiamo alle immense ferite inflitte dal terremoto nella Pianura Padana. Mentre riconosciamo la nostra fragilità, cogliamo anche la forza della nostra gente, nel voler ad ogni costo rinascere dalle macerie e ricostruire con nuovi criteri di sicurezza. Pensiamo alle alluvioni che hanno recato lutti e distruzioni a Genova, nelle Cinque Terre, in Lunigiana e in vaste zone del Messinese. Nel pianto di tutti questi fratelli e sorelle sentiamo il lutto della terra, cui la stessa Sacra Scrittura fa riferimento, e che coinvolge tristemente anche gli animali selvatici, gli uccelli del cielo e i pesci del mare (cfr Os 4,3). È significativo, in proposito, che il 9 ottobre sia stato dichiarato dallo Stato italiano “Giornata in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali causati dall’incuria dell’uomo”.

Allora è fondamentale continuare a lavorare sulla direttrice stati-Unione. Il ruolo sempre più stringente dell’Unione – e, per quanto riguarda in particolare eurolandia della Banca centrale europea – deve essere accompagnato da una sempre maggiore responsabilizzazione dei singoli Stati, e dunque delle loro leadership, o, come si dice con un’espressione tutta italiana, delle loro classi dirigenti. Gli Stati sono ancora necessari, ma devono funzionare bene, devono sapere svolgere una funzione virtuosa di incentivo positivo. Tanto nelle politiche di rigore, che in quelle, che il consiglio europeo di giugno sembra avere finalmente inaugurato, di crescita e di sviluppo. Qualcosa si sta vedendo, sulla spinta e di fronte all’urgere delle emergenze. Ma c’è veramente molto, molto da fare, anche qui, in Italia. In questi giorni si è molto calcata la metafora sportiva, tra Bruxelles e Polonia / Ucraina. Un segno dei tempi nuovi è che, accanto alle bandiere italiane, qualche venditore comincia a proporre anche quelle europee: sventolarle insieme davanti ai maxi schermi, domani, con un solo gesto può dire tanto, a tutti.

ORATORI ESTIVI Il fulmine e il cielo. La morte del piccolo Franco a Prato e la straordinaria Sir esperienza degli oratori estivi delle parrocchie Un “fulmine a ciel sereno, disastroso”. Così mons. Gastone Simoni, vescovo di Prato, ha definito ieri sera al Sir la morte di Franco, un ragazzo in gita sul monte della Calvana nei pressi della città. Un dolore immenso per la famiglia, gli altri ragazzi, il parroco e tutta la comunità. Purtroppo, sono tragici incidenti che periodicamente accadono, nonostante tutte le precauzioni e le attenzioni che vengono prese. Anche nella gita tradizionale, e preparata con cura, dell’oratorio di Prato la sicurezza dei piccoli era stata al centro dell’attenzione degli adulti, a cominciare dallo stesso parroco, lungo tutto il percorso. Lo conferma oggi un comunicato della diocesi toscana. Vale ora la pena richiamare due notazioni di un articolo apparso oggi su un giornale: la frase riportata del papà, tra le lacrime, per cui Franco “ora gli amici li troverà in Paradiso” e l’immagine del vescovo Gastone nella sala d’attesa del pronto soccorso, con in mano il rosario. Due flash che vanno oltre la non-parola angosciante della morte e dicono, pur con la gravità del

momento, qualcosa d’altro. C’è infatti un’altra riflessione da fare ed è suggerita dallo stesso vescovo di Prato: gli oratori e i campi estivi, ha detto, sono “un servizio veramente prezioso per i ragazzi, le famiglie, le parrocchie e la società in generale. Negli oratori si respira aria di festa, aria di gioia e lo posso testimoniare, essendo vescovo qui da 20 anni”. Una morte tragica sconvolge sempre e chiunque ma non annulla il pensiero sulla realtà di una comunità accogliente, di una Chiesa sul territorio con le braccia spalancate. Sono oltre un milione e mezzo i bambini e gli adolescenti accolti in questi giorni in circa 6 mila oratori italiani, concentrati al Nord e numericamente in crescita, soprattutto nelle Regioni centrali e meridionali. Con 200 mila animatori e volontari mobilitati, soprattutto giovani universitari e studenti delle superiori. Una realtà straordinaria per il carico organizzativo, ma ancora di più per l’entusiasmo che suscita e il servizio che offre a ragazzi e famiglie, alla società in questo nostro tempo. Gli oratori estivi sono un mondo

cresciuto negli anni in cui la comunità cristiana, la Chiesa, si mobilita, si propone in prima fila raccogliendo i bisogni delle persone e offrendo risposte non solo di accudimento e custodia di ragazzini che spesso non saprebbero dove andare, ma soprattutto proposte educative, studiate, misurate sulle età. Attraverso giochi, attività, escursioni s’impara a crescere insieme, a vivere. Anche ad affrontare i temporali e, magari stringendosi più forte del solito, quei “fulmini improvvisi” da cui nessuno può sentirsi risparmiato e che nessuno può strumentalizzare per una campagna mediatica di disinformazione e di sospetto.


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Ad Orvieto Parrocchia senza Eucarestia

PARROCCHIE E TERRITORIO Oltre i confini Le unità pastorali come espressione di una forte missionarietà “La sfida delle unità pastorali e delle forme di aggregazione tra parrocchie sta nel consentire a tutte le comunità di mettere in atto il Concilio Vaticano II, prendendo come riferimento un territorio più ampio, che va oltre i confini amministrativi, e che abbraccia la relazionalità. Nella consapevolezza che è nella missionarietà che il laicato trova la propria dignità all’interno della comunità cristiana”. Così mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente del Cop, indicando oggi le sfide che attendono le forme di aggregazione tra parrocchie, durante i lavori del seminario “Unità pastorali a confronto”, organizzato dal Centro di orientamento pastorale e dal Centro studi e documentazione della diocesi di Torino a Villa Lascaris di Pianezza (Torino). L’impegno alla condivisione. I delegati al seminario, provenienti da tutta Italia, hanno riflettuto per due giorni sulle nuove forme di comunità fra parrocchie. A confronto le esperienze delle diocesi di Assisi, Bergamo, Brescia, Bolzano-Bressanone, Concordia-Pordenone, Forlì-Bertinoro, Milano, Padova, PiacenzaBobbio, Vicenza e Torino, esposte dai rispettivi vicari episcopali o dai responsabili della pastorale diocesana. “Le unità pastorali sono un nuovo soggetto pastorale che si riferisce a un’area territoriale con caratteri di omogeneità socio-culturale – ha ricordato mons. Sigalini, tirando le somme del seminario – in cui sono presenti più comunità parrocchiali e ci si impegna in maniera unitaria e organica in un’azione pastorale condivisa, ai fini di un’efficace azione missionaria ed evangelizzatrice, e di risposta ai problemi del territorio”. Contributi per la riflessione. Ma la riflessione pastorale sulle aggregazioni tra parrocchie, secondo mons. Sigalini, deve ancora affrontare alcune questioni aperte: “La formazione dei presbiteri e di tutti i soggetti che hanno responsabilità esplicite nella conduzione delle unità

pastorali, per cui – propone il presidente del Cop – si potrebbe prevedere un tirocinio fin dagli anni del seminario, aiutando a costruirsi una mentalità di collaborazione, esperienze di vita comune e di progettualità condivisa”. Ma anche “il ruolo del laicato e delle famiglie”, che va “approfondito sia nel servizio che nella esemplarità”. E infine “la composizione degli organismi di partecipazione, sia pastorali che economici”. Missione e testimonianza. “La missionarietà

della comunità cristiana rappresenta una delle sfide da cui le unità pastorali devono partire, analizzando a fondo le esigenze del territorio e dei nuovi territori”, ha affermato il presidente del Cop. Ma “prima ancora di pensare ai laici come operatori pastorali con incarichi ad intra

– ha chiarito mons. Sigalini – occorre garantirsi un laicato operatore della relazione quotidiana evangelizzatrice negli spazi della vita, nel lavoro, nel tempo delle relazioni gratuite, della vita quotidiana”. Certo “abbiamo bisogno di operatori pastorali, ma preferiamo avere dei testimoni – ha aggiunto – nella logica di chi si sente corresponsabile della vita della propria comunità, come si fa nella propria famiglia. Non possiamo perdere la bellezza di essere popolo di Dio”. Nuove appartenenze. L’altra sfida è rappresentata dalle nuove forme di appartenenza. “Non sempre l’appartenenza a un territorio in pianta stabile coincide con l’appartenenza alla stessa parrocchia – fa notare mons. Sigalini – Il concetto di appartenenza si è dilatato a causa della grande mobilità degli uomini e alla rete di relazioni che lega le persone al di fuori del proprio territorio”; per questo motivo occorre riflettere su “come convogliare queste nuove appartenenze dentro l’unità pastorale”, senza “voler imbrigliare lo Spirito”. Proposte da considerare. Tra le esperienza che hanno suscitato maggiore attenzione, sull’esempio della diocesi di Vicenza, figurano i gruppi ministeriali di animazione missionaria. Secondo mons. Sigalini, la “costituzione di gruppi ministeriali, formati da laici che in collaborazione con il parroco si prendono cura della comunità, risiedendovi con lo scopo di animare la comunità e mantenere i rapporti con le istituzioni civili del territorio, senza sostituirsi al consiglio pastorale, ma realizzandone le scelte”, è una “proposta da valutare” con la dovuta attenzione.

In unione con il Santo Padre nella festa dei Santi Pietro e Paolo, preghiamo per il nostro Vescovo e i nostri sacerdoti Una meravigliosa festa romana d’estate che si celebra sempre più solennemente sotto il Cupolone e sopra l’altare che sovrastano la tomba di Pietro, nella Basilica che si apre sulla Piazza, luogo del suo martirio, crocifisso a testa in giù, per umile e fedele amore al Suo Signore. Festa rallegrata quest’anno da un coro di Londra, uno dei più famosi del mondo, che insieme alla Cappella Sistina, ha impreziosito una Liturgia unica nel suo genere con la imposizione della Stola del Pallio a 43 nuovi vescovi metropoliti , simbolo di comunione dei Vescovi col Successore di Pietro:una Chiesa allargata che si ritrova insieme ad una delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli davanti all’Eucaristia a rinnovare la speranza mai morta di una comunione piena, sotto lo sguardo di Pietro e Paolo, fratelli inseparabili nella fede in Cristo, pur nella loro diversità e malgrado i loro conflitti...una speranza sempre più attuale ...UT UNUM SINT ! La Chiesa “ non è una comunità di perfetti, ma di peccatori, che hanno bisogno dell’Amore di Dio”... E’ il passaggio della stupenda omelia del Papa che mi ha colpito di più, forse perché in questi giorni il Vescovo di Roma, stanco, addolorato, ma forte come la ROCCIA, viene da più parti attaccato ed umiliato. Oggi però il Cielo di

Roma brillava in modo particolare di speranza, di fede e di carità e di sostegno al Papa che ci implorava : “ PREGATE PERCHE’ SERVA LA CHIESA CON FORZA E MITEZZA” Da Roma giunga questo appello al mondo intero, giunga anche alle nostre Chiese locali, alla nostra Diocesi, alle nostre Parrocchie. E’ l’augurio che rivolgo al mio Vescovo GERVASIO nei suoi 53 anni di Ordinazione Presbiterale, al mio Parroco Don GABRIELE PAOLONI nei suoi 45 anni di amore e fedeltà alla Chiesa, ai tantissimi Sacerdoti della mia Diocesi che oggi festeggiano questo anniversario di donazione piena ...e condivido con loro e per loro una preghiera che ho ascoltata in Chiesa rivolta al mio Parroco con la speranza che tutti possano trovare in noi laici dei validi e credibili collaboratori!! PADRE BUONO, che a Don Gabriele oggi hai dato la grazia di compiere 45 anni di Ordinazione Sacerdotale, perchè possa continuare a svolgere la sua missione di Pastore in mezzo a noi per lunghissimi anni TE lo affidiamo! Guardalo in modo speciale, Sorreggilo negli anni a venire, nel suo andare, anche se meno spedito,

Riparalo sotto il Manto di Maria, perché il suo SI donato a Suo Figlio e vissuto così fedelmente e intensamente, per quasi mezzo secolo, possa essere ripagato con altrettanta generosità materna! PADRE PIENO DI MISERICORDIA, ci hai prescelti a ricevere un dono forse immeritato ma indispensabile perché a guidare da tanti anni questa Comunità, fosse Don Gabriele perché crescesse nella fedeltà alla Tua Chiesa e perché attraverso lui e con lui potesse testimoniarTI, nel servizio gioioso e pieno di Amore verso tutti, anche ai più lontani! per tutto questo e per le meraviglie future che attraverso lui vorrai ancora donarci TI LODIAMO, TI RINGRAZIAMO e TI PREGHIAMO

La 62a Settimana nazionale di aggiornamento pastorale.

Si è chiusa giovedì, 28 giugno, a Orvieto la 62a Settimana nazionale di aggiornamento pastorale, organizzata dal Centro di orientamento pastorale (COP), con la diffusione della tradizionale “lettera”, quest’anno dedicata “alla parrocchia senza Eucaristia”. “L’Eucaristia per la vita del mondo. La comunità cristiana contempla e testimonia” il titolo di quest’edizione, che ha visto la presenza di oltre 150 partecipanti, che giovedì mattina hanno ascoltato la relazione di mons. Bruno Forte,  arcivescovo di ChietiVasto, prima delle conclusioni di mons. Domenico Sigalini, presidente del COP e vescovo di Palestrina. “Una parrocchia senza Messa – si legge in un passaggio della lettera – non è una parrocchia povera solo perché non c’è un prete che celebra, ma è privata di quella comunione che Dio Padre sa offrire come irruzione nelle nostre logiche ristrette con la logica eucaristica che apre alla  contemplazione e chiede testimonianza. La vita della vostra parrocchia è l’Eucaristia. La parrocchia si spegne e muore quando progetta senza contemplare l’agire di Dio; troverà sempre la sua vitalità quando si porrà in ginocchio per adagiare davanti all’Eucaristia la vita a tutto tondo. Di qui nasce la testimonianza capace di generare relazioni,  quell’amare, servire, donare nella gratuità, senza presentare scontrini e ricevute di rimborsi spese, perché ci si è spesi per gli altri, il che è proprio lo stile eucaristico”. “La Chiesa stessa vive una situazione di ‘transizione’”, ha ricordato  mons. Sigalini in conclusione della Settimana. “Da un lato è consapevole di dover abbandonare le forme tradizionali della sua azione pastorale e, dall’altro, percepisce con chiarezza di non essere ancora riuscita ad individuare forme nuove che intercettino le domande della postmodernità in una rinnovata fedeltà al Messaggio da  trasmettere. A complicare questo momento di passaggio c’è la diminuzione piuttosto consistente del numero dei praticanti, delle risorse di clero e di laici – segnatamente di quelle che  tradizionalmente hanno rappresentato il suo punto di forza –, di  famiglie e giovani. Non c’è aria di resa, ma di fatica, una certa  ansia da sopravvivenza che incide sulla qualità dell’evangelizzazione”.

Maria Carola

SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO

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I giovanissimi alla Sacra Giubilare “Siate voi stessi; scoprite chi siete: se saprete chi siete voi, saprete chi è Dio” Ecco le parole che Fra Massimo Vedova, predicatore della Sacra Giubilare, ha rivolto ai giovanissimi della nostra diocesi, accorsi Giovedì 28 Giugno in occasione del loro Giubileo. L’incontro è iniziato con un tempo dedicato alle confessioni presso la chiesa di San Martino: avvicinandosi a questo sacramento i ragazzi hanno mostrato il loro “muro”, ovvero, ciò che impedisce loro di essere se stessi, di realizzarsi. Sono stati invitati ad esserne consapevoli e, con un semplice gesto, a presentarlo al Signore durante la Celebrazione Eucaristica che è stata vissuta successivamente. Le letture, proposte dalla Liturgia del giorno, erano perfettamente dedicate alla figura del giovane: la prima lettura,dal “Secondo Libro dei Re”, con la figura del re diciottenne Ioiachìn e il brano del Vangelo nel quale Gesù invita a porre le fondamenta della propria vita sulla Parola di Dio, attraverso la figura della casa costruita sulla roccia dal “Vangelo di Giovanni”. Dopo aver vissuto questi due momenti di spiritualità, i ragazzi insieme ai loro educatori si

sono spostati nella Parrocchia Madonna della Speranza. Un vero e proprio aperitivo cenato ha atteso quasi cento giovani di tutta la diocesi, con la straordinaria partecipazione di Bull Dj, per una festa scatenatissima a misura di giovane. La musica “a palla” ha lasciato spazio al pallone per eccellenza, l’attesissima partita Italia-Germania, che ha unito tutti i ragazzi nel tifo della Nazionale Italiana: esulti, grida, risate, cori. La grande festa si è conclusa con la recita del rosario guidata da alcuni giovanissimi da poco rientrati da un pellegrinaggio a Medjugorje. Un grazie di vero cuore va ai tanti ragazzi che hanno partecipato con gioia ed entusiasmo, a don Anselmo e alla parrocchia Madonna della Speranza, che si sono resi disponibili per l’ottima riuscita della serata, a fra Massimo Vedova per le pillole spirituali che ci ha donato, a tutti gli educatori presenti e all’equipe dell’Azione Cattolica Giovani che ha supportato l’iniziativa. Lorenzo De Angelis

Venti anni della Corale San Nicolò di Bari. Monteprandone - Un bellissimo concerto per festeggiarli Compie 20 anni la Corale San Nicolò di Bari di Monteprandone e non ci poteva essere miglior modo per festeggiarli se non quello di regalare un bel concerto agli amanti della musica nell’omonima e bellissima chiesa parrocchiale. Variegato il repertorio proposto che ha spaziato dalla musica classica a quella moderna passando per composizioni in dialetto ed in lingua inglese. Presentati anche diversi brani composti dal direttore della Corale, il maestro Benedetto Guidotti di San Benedetto del Tronto, stimato compositore, musicista e direttore d’orchestra. Eseguiti anche diversi brani musicali per pianoforte, clarinetto e flauto da parte dei figli del maestro Guidotti, Luca e Pietro: una piacevole sorpresa per la corale medesima e per tutto il pubblico presente che ha visto così arricchito il già denso programma musicale della serata, che si è conclusa con un rinfresco nella sala San Leonardo della parrocchia. A fare gli onori di casa Don Robert che al termine si è complimentato per la bellis-

sima serata di musica. La corale S. Nicolò di Bari, si costituisce nel 1992 in occasione dei festeggiamenti per il ritorno delle spoglie di S. Giacomo della Marca. È un gruppo che, da allora ad oggi ha svolto un servizio di tipo prevalentemente liturgico animando le principali celebrazioni della locale chiesa e chiese limitrofe. Nel corso degli anni, la corale, ha eseguito vari concerti, proponendo un repertorio che spazia dal sacro al profano, non disdegnando anche il lirico. È inserita nel progetto di orientamento corale finanziato dal Comune di Monteprandone che vuole fornire agli appassionati uno strumento per accostarsi alla musica ed al canto corale. Paride Travaglini

INTENZIONI DI PREGHIERA DEL SANTO PADRE LUGLIO 2012 Generale: “Perché tutti possano avere un lavoro e svolgerlo in condizioni di stabilità e di sicurezza”. Missionaria: “Perché i volontari cristiani, presenti nei territori di missione, sappiano dare testimonianza della carità di Cristo”.

UN PREMIO CHE HA ARRICCHITO GRANDI E PICCINI Il 20/05/2012 i bambini del terzo anno della scuola dell’Infanzia Principe di Napoli di Cupra Marittima, insieme alle loro famiglie hanno goduto a pieno del premio che hanno ricevuto a seguito della loro vittoriosa partecipazione al Concorso per il Marcucci in occasione del quale realizzavano sotto la maestrale direzione e regia delle insegnanti Suor Maria Rosalba, Suor Maria Costanza e Federica un cortometraggio sulla vita del Venerabile. Una Gita a Force presso la casa natale del Venerabile Francesco Antonio Marcucci. Quella mattina la curiosità animava le menti di tutti, dei bambini e di noi genitori che non sapevano bene cosa aspettarci. Probabilmente una dimora signorile al centro del paese. Ma con nostra sorpresa , ancor prima di arrivare a Force, il pullman ci lasciava ai piedi di un boschetto che si innalzava, dominandola, sulla campagna collinare che si presentava come un immenso e soffice tappeto verde di orzo e grano. In tale cornice venivamo accolti dal proprietario della casa natale del Marcucci il quale ci invitava a percorrere a piedi un breve sentiero nel bosco. Ci incamminavano, immergendoci nella boscaglia, tra pioppi e tappeti di fragole selvatiche fino ad arrivare su di uno spiazzo che apriva la vista alla casa natale del Marcucci e alla vicinissima, come ci viene detto, casa destinata alla servitù.Una dimora posta quasi in cima al colle, immersa tra gli alberi del bosco, con una vista aperta a 180 gradi sulla vallata sottostante. Una dimora signorile ma discreta, una dimora che non si impone ma che si integra quasi a fondersi con la natura circostante. Il “palazzo”, così viene definita la casa natale del Marcucci dagli abitanti di Force con le sue ridotte dimensioni, con la semplicità degli ambienti, con la quasi assoluta la mancanza di decori e con la sua semplicità

architettonica, dapprima ci stupiva ma poi poneva le basi della riflessione o semplicemente stimolava le menti dei più romantici … Forse non poteva che essere questa la cornice per un amore, quello tra i genitori del Marcucci, che andava contro le rigide regole nobiliari, che non consentivano ad un conte di sposare una popolana e tanto meno di legittimare la nascita

di un figlio. Un amore, che voleva sopravvivere, una famiglia che voleva essere famiglia, anche nell’ombra di un bosco … in una dimora che non è mai stata di proprietà della Famiglia Marcucci, ma messa a disposizione dell’Avv. Leopoldo dal proprietario dell’epoca… Dopo la visita della casa, non ci facevamo sfuggire l’opportunità di una bella foto di gruppo per immortalare il luogo, e il momento, dato che la casa è di proprietà privata e naturalmente

non è consentito il libero accesso. Nel piccolo cortile antistante la casa del Marcucci veniva celebrata la messa. Tutti i bambini seduti sul prato ascoltavano le parole di Don Claudio che con semplicità e simpatia riusciva a captare l’attenzione degli stessi, fino a quando la pioggia iniziava a cadere sulle loro teste e sulle nostre. Ma … per fortuna, eravamo ormai alla fine della messa. La pioggia ci dava tregua e ci consentiva di raggiungere il pullman che ci portava al centro del paese di Force ove, grazie all’ospitalità del Sindaco che ci metteva a disposizione la sala comunale delle feste, tutti insieme mangiavamo il nostro pranzo al sacco. Ma la gita non finiva li ci veniva data la possibilità di visitare due musei l’uno allestito proprio a Force e l’altro a Montalto Marche, che conservano molti oggetti appartenuti al Venerabile Marcucci essendo esso stato Vescovo. Con una guida d’eccezione, ovvero della direttrice dei musei Sistini del Piceno la Sig.ra Paola Di Girolami, anche lei facente parte della Nostra scuola Materna, visitavamo i due musei. Con ammirevole capacità la Sig.ra Di Girolami spiegava ai bambini, riuscendo nel non facile compito di attirare e mantenere la loro attenzione, ciò che era esposto nei musei; dalle diverse tipologie di vesti indossate dagli alti prelati nei secoli scorsi, ai significati dei colori e dei fregi

che impreziosivano le vesti medesime e che giustificavano il loro utilizzo solo in alcune particolari occasioni e ricorrenze; non mancava di mostrare e spiegare anche i quadri, o meglio le loro raffigurazioni, le sculture, gli affreschi e gli oggetti sacri, alcuni dei quali molto preziosi tanto da essere fortemente richiesti da musei internazionali molto famosi. Nel museo di Force, tra tanto altro, vi è conservato il registro dei battesimi dell’epoca in cui nasceva Francesco Antonio Marcucci è proprio lì si leggeva che il piccolo Francesco era nato da madre ignota. Ci veniva spiegato da Suor Maria Paola che solo alcuni giorni dopo l’Avvocato Leopoldo Marcucci, all’epoca questore di Force, provvedeva a riconoscere come figlio proprio il piccolo nato. Ciò dava sostanza all’ipotesi prettamente romantica avanzata da alcuni di noi genitori. La gita a Force oltre ad essere stata l’occasione per trascorrere una bella giornata in compagnia è stata una esperienza percettiva, sensoriale ed intellettiva che ha arricchito i cuori e le menti non solo dei bambini ma anche di tutti noi genitori. I bambini chiamati ad osservare i vari oggetti, compresi quadri, le sculture, affreschi e oggetti sacri, conservati nei musei stupivano noi adulti per la loro attenzione capacità interpretativa e per la pertinenza ed esattezza delle loro risposte. Vedere i nostri bimbi così reattivi rispetto agli stimoli cognitivi, rispettosi dei luoghi, interessati e partecipi e preparati, ci ha reso ancor più evidente la qualità del lavoro svolto dalle nostre care Suor Costanza e Suor Rosalba, alle quali rivolgo un sincero ringraziamento. Un ringraziamento alla Congregazione delle Suore Pie Operaie dell’Immacolata Concezione che ha regalato la possibilità di vivere questa esperienza, in particolare a Suor Maria Paola che ha organizzato la gita e materialmente ci accompagnato mettendo a disposizione di noi tutti la sua profonda conoscenza del Venerabile Antonio Marcucci. Una mamma, Lorella Crosta


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“Si ritirò in disparte” con i discepoli

76. LA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI È questo il miracolo che ha fatto un’impressione enorme su coloro che assistettero all’evento e su tutta la generazione apostolica del primo secolo cristiano. Prova ne è il fatto che viene riferito dai quattro evangelisti (Mt 14,13-21; Mc 6,30-40; Lc 9,10-17; Gv 6,113); e che Mt 15,29-39 e Mc 8,1-10 lo ritrascrivono ancora una seconda volta. Ecco il racconto di Mt 14,13-21, il brano che leggiamo questa volta. Quanto Matteo racconta è storia, esperienza, testimonianza, invito pressante all’imitazione. 1. Gesù si ritira in un luogo solitario. Riallacciandosi direttamente alla morte e sepoltura di Giovanni Battista, Mt scrive: “Avendo udito questo, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. 14Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati” (Mt 14,13-14). Informato sulla morte e sepoltura di Giovanni Battista, Gesù “si ritirò” (anachôréô) in un luogo deserto, in disparte” (14,13), sia per sottrarsi al pericolo di essere disturbato da Erode Antipa, sia, e ancor più, per curare, nella solitudine, la formazione degli Apostoli. Infatti, in questo capitolo e nel seguente leggeremo brani straordinariamente ricchi di contenuto cristologico, ecclesiale, liturgico. “lo seguirono a piedi” lungo la riva del lago e lo precedettero mandando in fumo il silenzio e la solitudine che Gesù stava cercando. “guarì i loro malati” in quanto – diciamo - fu nell’urgenza di farlo. Non si dà all’insegnamento, come invece sappiamo da Mc 6,14. 2. Il dialogo fra Gesù e i discepoli. 15 Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». 16Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». (Mt 14,15-16). Con la frase “sul far della sera”, Mt rimanda al racconto dell’istituzione dell’Eucaristia dove – sempre nell’originale greco – ripete la stessa espressione: “Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici” (26,20). Fa sua la tradizione apostolica che – come dice Gv c. 6 esplicitamente – assegnava al miracolo dei pane uno stretto rapporto con il pane eucaristico. “il luogo è deserto”, come lo era quello quando Jahvè donò la manna. “è ormai tardi” rispetto all’ora abituale di prendere il pasto. Il comando che i discepoli stessi diano da mangiare alle folle per Mt prende un duplice valore: quella della condivisione del pane quotidiano e quella della distribuzione del

pane eucaristico: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19).

3. Gesù compie il miracolo. Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!» 18Ed egli disse: «Portatemeli qui». 19E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla” (Mt 14,17-19). I cinque pani richiamano l’episodio di Elia che sfama cento persone con venti pani (2Re 4,42-44). Gesù comanda alla folla di sedersi sull’erba e Mt usa lo stesso verbo – anachèimai, adagiarsi sui divani, usato per l’ultima Cena; qui sull’erba, il che rimanda al periodo pasquale. Gesù alzò gli occhi al cielo, quasi per mettersi in contatto diretto con il Padre che è nei cieli. A questo punto Mt riproduce i gesti che Gesù compie in stretta analogia con quelli che compie istituendo l’Eucaristia. racconta il miracolo sulla falsariga del racconto d’istituzione: recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli; azioni che compie nel Cenacolo prima di consacrare il Pane: “prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo dava ai discepoli” (26,26). Così il pane per saziare i corpi richiama quello per saziare le anime e, viceversa, quello per sfamare le anime richiama quello per sfamare i corpi. 4. La collaborazione dei discepoli. Gesù diede i pani “ai discepoli, e i discepoli alla folla” (Mt 14,19). Anche nella Messa: Gesù, mediante il celebrante, cambia il pane nel suo corpo, poi il celebrante lo distribuisce fedeli. Mt conclude constatando: “Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. 21Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini” (Mt 14,20-21). “Il Signore è il mio pastore: / non manco di nulla. / Davanti a me tu prepari una mensa (Sal 23,1.5): quella della Parola e del Pane eucaristicoCrocettigiuseppe@yahoo.it

PAROLA DEL SIGNORE QUATTORDICESIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO B I NOSTRI OCCHI SONO RIVOLTI AL SIGNORE

Dal VANGELO secondo MARCO Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: “Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?”. E si scandalizzavano di lui. Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”. E non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando. (Marco 6,1-6) NON VI POTE’ OPERARE NESSUN PRODIGIO. E SI MERAVIGLIAVA DELLA LORO INCREDULITA’. Gesù si meravigliava, nel senso che non si capacitava della loro incredulità, di come i suoi concittadini potessero essere così insensibili di fronte alle sue opere e alla sua sapienza. Gesù sicuramente è dispiaciuto nel trovarsi impossibilitato a operare guarigioni, a far comprendere anche ai suoi concittadini, amici e compagni di gioco di un tempo, che finalmente è arrivata la salvezza, che il Messia atteso da tante generazioni è finalmente arrivato. Certo rimanevano stupiti, ma non capivano, non riuscivano a credere a quello che per loro era e continuava ad essere il carpentiere. Non riuscivano a vedere oltre, non si sforzavano di guardare avanti, rimanevano ancorati ai preconcetti, ai pregiudizi. Quello che loro pensavano di sapere, era di impedimento allo scoprire cosa ci fosse realmente in quell’uomo, in quel Gesù che loro conoscevano o credevano di conoscere. Quante volte è capitato anche a noi di rimanere “ancorati” ai nostri preconcetti, ai nostri

giudizi pre-formulati, e non volerne sapere di cambiarli. Perché tanta è la comodità nell’avere tutto bello e catalogato, senza scosse e senza disturbi, finché non arriva qualcosa o qualcuno che ci interpella, che ci fa riflettere. E noi? Noi, come ci poniamo in queste situazioni? Siamo così liberi da noi stessi, dai nostri condizionamenti, da riuscire a metterci in discussione, o siamo così vili, così comodi, da non volerci mettere in discussione? Quando Gesù ci interpella, cosa rispondiamo? Quando ci dice di perdonare, di amare il nostro nemico, di essere misericordiosi, di porgere l’altra guancia, cosa gli rispondiamo? Cominciamo a fare dei distinguo, si, ma forse, però, o cominciamo a prendere seriamente le esigenze del cristianesimo? Dobbiamo metterci in testa che seguire Gesù Cristo, non è una barzelletta, o una cosa che ci possiamo aggiustare ogni volta che non ci è gradita o comoda. La fede in Cristo pretende la sua sequela, pretende che ogni giorno prendiamo la nostra croce e ci mettiamo dietro i suoi passi, pretende, quanto meno lo sforzo di adeguarsi alle esigenze delle beatitudini: beati i poveri in spirito, i puri di cuore, i misericordiosi, i giusti, i pacifici… Pretende quanto meno che ci mettiamo in ginocchio per dire: Signore, la mia fede è debole, la mia forza è poca, la mia volontà è fragile, AIUTAMI TU, GESù, MIO SIGNORE E MIO DIO. RICCARDO

PILLOLE DI SAGGEZZA: BEATI COLORO CHE SOFFRONO PER LA LORO INCREDULITA’ (L. EVELY) LA FEDE, PER AMARE DIO NELL’OSCURITA’, BASTA (J. B. BOUSSET)

Conferenza Episcopale Marchigiana I Vescovi delle Diocesi Marchigiane, riunitisi a Loreto oggi, martedì 5 giugno, dopo la preghiera e la riflessione iniziale, hanno espresso vicinanza e solidarietà alle popolazioni e alle comunità ecclesiali colpite dal devastante terremoto che sta sconvolgendo alcune zone dell’Emilia Romagna, della Lombardia e del Veneto. È stato confermato l’impegno delle diocesi marchigiane per la colletta nazionale che si effettuerà domenica 10 giugno in tutte le Chiese. I Vescovi invitano i fedeli ad essere generosi per dare un concreto segno di vicinanza e di aiuto finalizzato ad alleviare i disagi della gente così duramente colpita dal sisma. All’inizio dei lavori i Presuli hanno richiamato alcuni passaggi importanti dei lavori dell’ultima Assemblea Generale della C.E.I. tenutasi a Roma dal 21 al 25 maggio u.s., soffermandosi in modo particolare sul tema della trasmissione della fede agli adulti.

I Vescovi hanno poi riservato un ampio spazio alla preparazione del 2° Convegno Ecclesiale Regionale che si terrà dal 22 al 24 novembre 2013 sul tema “Alzati e và… Vivere e trasmettere oggi la fede nelle Marche”. È stata esaminata una prima bozza del sussidio pastorale, predisposto dal Comitato preparatorio, che accompagnerà il cammino delle diocesi marchigiane nel prossimo anno pastorale 2012 - 2013. Al fine di delineare le prospettive della trasmissione della fede nel contesto della specifica situazione religiosa, sociale e culturale della Regione, sono stati analizzati anche alcuni dati relativi a lavoro e disoccupazione, alla situazione demografica e delle famiglie, e al complesso fenomeno migratorio. È stato approvato, infine, lo Statuto dell’Istituto Teologico Marchigiano in vista del riconoscimento giuridico sul piano civile, oltre che canonico, ed è stata decisa la pubblicazione di un messaggio di benvenuto e di accoglienza a firma dei vescovi marchigiani destinato a tutti i turisti e i villeggianti che visiteranno le Marche nel corso della prossima estate. S. E. Mons. Claudio Giuliodori Vescovo delegato per le comunicazioni sociali

Loreto, 05 giugno 2012


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Da Ripatransone

a cura di A. G.

Confermata la “Bandiera Arancione” per un altro biennio Il Touring Club Italiano ha confermato per il 2012-14 al Comune di Ripatransone la “Bandiera Arancione”, prestigioso marchio di certificazione turistico-ambientale e riconoscimento ufficiale della “qualità della vita”. Tale riconoscimento è particolarmente importante poiché rigidi sono i parametri di valutazione per entrare a far parte dell’associazione nazionale “Città Bandiera Arancione”. Tra i requisiti richiesti: la tutela dell’ambiente, la conservazione del centro storico e del suo patrimonio culturale, l’ottimo servizio di informazioni turistiche, la consistente presenza di strutture ricettive e di ristorazione, l’organizzazione nell’arco dell’anno di qualificati eventi rivolti alle varie categorie sociali e diverse fasce d’età. Il sindaco Prof. Remo Bruni, ha manifestato viva soddisfazione per tale riconoscimento, garantendo

anche per il futuro l’impegno dell’amministrazione comunale perché i requisiti richiesti non solo siano mantenuti ma addirittura potenziati. Si fa presente inoltre che il 9 e il 10 Giugno 2012 l’assessore esterno Roberto Pasquali ed i consiglieri Diana De Angelis ed Alessandro Ricci hanno partecipato all’XI Rassegna Nazionale Città Bandiera Arancione, svoltasi a San Ginesio, dove hanno presentato le “eccellenze” ripane.

Turismo scolastico locale e nazionale: consuntivo dell’anno 2011-12 Durante l’anno scolastico 2011-12, i visitatori di Ripatransone provenienti dal mondo della scuola (dalla scuola primaria all’università) sono stati 665, di cui 594 gli alunni/studenti e 71 gli accompagnatori (docenti e genitori), così distinti per ordine e grado d’istituto di provenienza: - scuola primaria: “Speranza” di Grottammare, “Borgo Rosselli” di Porto San Giorgio, “Miscia” di San Benedetto del Tronto, Campofilone, “C.G. Viola” di Taranto; - istituti scolastici comprensivi (scuole: dell’infanzia, primaria, media): Grottammare, Montalto delle Marche, Ripatransone, Civitella del Tronto, Monterubbiano, Castel di

Lama, Cupra Marittima; - istituti superiori d’istruzione secondaria: “Raffaello” di Urbino, “Cotta” di Legnago (Verona), “Mercantini” di Ripatransone; - Università degli studi di Macerata, Accademia di Belle Arti della stessa città. La varietà delle scuole di provenienza dei giovani visitatori è giustificata dal fatto che Ripatransone con i suoi 11 musei (civici e privati) offre al mondo della scuola una vasta gamma di interessi culturali, rivolti ad ogni fascia d’età. I “siti” più “gettonati” sono stati: il “vicolo”, il museo archeologico, la pinacoteca, il museo storico-etnografico.

Crolla la volta della chiesa

Avvisato subito il parroco don Dino Straccia, non si è potuto fare altro che procedere alla chiusura della chiesa. Inutile ricordare i preziosi dipinti e la storia centenaria che questo edificio conserva, in cui la comunità di Comunanza si identifica. Purtroppo l’amara conclusione è che siamo rimasti senza chiesa. Nonostante i vari solleciti dei predecessori di don Dino, nonché di don Dino stesso, non si è

L’anno scolastico si chiude in musica Anche quest’anno l’anno scolastico dell’Istituto Comprensivo di Monteprandone si è concluso in musica con il Saggio Finale degli alunni del Corso “Piano Insieme” tenuto dalla Prof.ssa Sofia Marino, in collaborazione con le classi di flautisti, preparate dalla Prof.ssa Ferrara Maria. Gli alunni si sono esibiti martedì 5 giugno 2012 alle ore 18.00 nei locali della Scuola Secondaria di I grado, eseguendo brani di musica d’insieme sul pianoforte e sulla tastiera, tratti dal repertorio del M° Remo Vinciguerra, compositore e didatta che, attraverso armonie e ritmi jazz, avvicina i giovani allo studio del pianoforte con risultati musicali immediati e stimolanti per gli esecutori e gli ascoltatori. Il filo conduttore che ha legato i brani eseguiti dai flautisti e accompagnati dagli alunni del corso “Piano Insieme”era “Le colonne sonore negli eventi del presente”. Sono stati infatti scelti alcuni brani rappresentativi di episodi che quest’anno hanno riempito le cronache di giornali e televisioni.“MY HEART WILL GO ON”: colonna sonora del film “TITANIC”, a ricordo della tragedia del transatlantico ma anche del recente affondamento della CONCORDIA della COSTA CROCIERE; “IL PADRINO” di Nino Rota, colonna sonora dell’omonimo film, al fine ricordare e comme-

morare le tante vittime della mafia proprio nel ventennale della morte dei giudici FALCONE e BORSELLINO; “TEMA D’AMORE” dal film ROMEO E GIULIETTA a ricordo di tutti gli amori difficili e, a volte, malati che sfociano anche in tragedia; infine “SCHINDLER’S LIST”, colonna sonora dell’omonimo film che ci racconta la tremenda persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti. Infine si è reso omaggio al

grande cantautore italiano “LUCIO DALLA” che è scomparso proprio quest’anno, con un medley di sue canzoni famose. Il Dirigente Scolastico e il pubblico presente hanno gradito l’impegno, i risultati musicali, ma soprattutto il raggiungimento degli obiettivi del Corso: l’ascolto reciproco, l’uniformità di ritmo, la valorizzazione di ciascuna parte (melodia o accompagnamento), ma soprattutto il piacere di far musica insieme. A conclusione della serata il Dirigente Scolastico ha consegnato agli alunni gli attestati di frequenza del Corso “Piano Insieme”complimentandosi con gli stessi.

MARTINSICURO

Comunanza

Giovedi’ 28 giugno, la cruda scoperta di una assidua frequentatrice della chiesa di Santa Caterina in Comunanza. Aperta la chiesa al mattino per il solito servizio che presta alla chiesa e quindi alla comunità, si e’ trovata davanti un mucchio di macerie che coprivano l’altare nei pressi dell’ambone. La volta a sinistra, guardando l’altare, era venuta giù come un castello di carta..

Monteprandone

provveduto alle richieste di restauro ed ora è accaduto quello che si temeva. Se c’è un appunto da fare è che con l’emigrazione verso i paesi marini, la maggiore attenzione rivolta a questi porta a trascurare le realtà interne, specialmente montane col rischio di perdere tante ricchezze dal punto di vista artistico, culturale e religioso. La comunità di Comunanza è molto legata alla sua chiesa, pertanto è fiduciosa nell’intervento della diocesi e particolarmente dell’economo che riteniamo persona sensibile e obiettiva, per portare a termine nel più breve tempo possibile la ristrutturazione della casa del Signore. Rivolgiamo un filiale appello anche al nostro Vescovo, persona affezionata alla nostra comunità, ché con il suo impegno e l ‘aiuto del Signore, possa ridarci al più presto la “nostra” Santa Caterina. Massimo Cerfolio

Tre bronzi ed il settimo posto di società il bottino della ‘Pattinatori Bosica’ Martinsicuro ai giochi Nazionali per società ‘Bruno Tiezzi’ di pattinaggio corsa, riservati alle categorie Giovanissimi ed Esordienti svoltisi a Fanano.

Sono stati oltre trecento gli atleti di età compresa tra gli 8 e gli 11 anni provenienti un po’ da tutta Italia che hanno dato vita all’undicesima edizione. Come di consueto, due i giorni di gara, preceduti dalla sfilata delle delegazioni per le vie cittadine. La festa finale con ingresso gratuito e raccolta fondi a favore delle popolazioni terremotate, si è svolta nel consueto clima di festa. Le gare caratterizzate da molta correttezza e fair play hanno messo in luce un buon livello tecnico. Sugli allori, nella categoria Giovanissimi 1, 200 m, Miriana Tunkara e Ilaria Cirilli rispettivamente 3° e 4° alla loro primo confronto in campo nazionale. Le due piccole atlete hanno dimostrato determinazione e grinta e di avere una buona maturità di gestione della gara. Terzo posto anche per Alessio Clementoni, Giovanissimi 2, che nella prova di destrezza ha messo in luce le sue grandi doti tecniche. Buon sangue non mente: Alessio è infatti figlio di Tina Bosica, e nipote di Romina Bosica due punte di diamante del pattinaggio italiano tra gli anni ‘90 e 2000 che hanno dato tanto a questa disciplina. Fuori dal podio ma ottimi piazzamenti per Davide Del Moro (Giovanissimi 1), Michela Baiocco (Giovanissimi 2) e Francesco Di Giammateo (Esordienti 2).

La Bosica Pattinatori, si conferma dunque un vivaio importante ed una fucina di campioni per questa disciplina sempre di più in crisi ed un punto di riferimento per il pattinaggio abruzzese e del centro-sud. La società fondata nel 1972, impegnata a 360 gradi anche nel sociale (tanti i bambini di Martinsicuro sottratti alla strada ndr), è una delle più longeve d’Italia. Il merito sicuramente è da ricercarsi in una politica oculata che mette in primo piano il bambino e l’atleta e nella passione spesa dal presidente e dai vari dirigenti. Paride Travaglini


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EURO 2012 Non è andata

È stata, comunque, Grand’Italia

Leo Gabbi

Non è andata. Ci siamo fermati all’ultimo atto, davanti a una Spagna che proprio all’epilogo ha mostrato tutta la classe della sua formidabile orchestra di palleggiatori: da Iniesta a Xavi, da Silva a Xabi Alonso, con un Fabregas uomo ovunque. Non è andata: si è perso anche male, a causa forse di un appagamento post-Germania e da tempi di recupero troppo risicati. Ma è stata, comunque, Grand’Italia a questi Europei: alzi la mano chi si aspettava una cavalcata così entusiasmante dopo una stagione che ci ha lasciato cicatrici profonde, dentro e fuori dal campo. Al di là dell’esito della finale, infatti, questo Europeo ci ha restituito l’Italia migliore, quella che nei momenti più critici riesce a ricompattarsi, a fare davvero gruppo, e non solo sul campo. Prandelli è stato bravissimo a compattare i suoi ragazzi, a renderli partecipi di un qualcosa che andava oltre la mission calcistica, a far vibrare le corde giuste, all’unisono con quello che era stato il compito che il presidente Napolitano, sempre vicinissimo in questi giorni agli azzurri con stimoli e messaggi, aveva loro affidato. In uno dei momenti più critici della recente storia del nostro Paese, ancora una volta gli azzurri hanno rappresentato un motivo di riscatto, senza che però questo debordasse in messaggi sopra le righe. La sobrietà, quindi, del ct e del suo gruppo, come risposta a chi pensava che l’Italia potesse non credere a un suo riscatto, non solo calcistico, ma anche economico e politico, di fronte alle terribili euro-prove che l’attendevano, a Bruxelles, prima ancora che a Varsavia o a Kiev. Aver creduto nel riscatto del suoi “bad boys” Cassano e Balotelli, finalmente diventati parte di un progetto di squadra, anziché i soliti anarchici di talento, aver ritrovato una difesa all’altezza, come sempre la nostra tradizione insegna, con capitan Buffon come baluardo e icona, il trio juventino Barzagli-Bonucci-Chiellini a fare da diga e un incredibile De Rossi diventato l’emblema di un calcio che tampona e poi ripropone immediatamente gioco, sono stati il segreto di questo Europeo da favola. Poi, certo, occorrevano i fuoriclasse e il nostro Pirlo ha dimostrato quanto ancora il fosforo possa contare su un rettangolo di gioco. Così in poco più di due anni, dalle macerie di Sudafrica 2010 siamo tornati a una Nazionale grandi firme, coraggiosa, capace di sfidare a viso aperta squadroni più forti alla vigilia, degna dei fasti più gloriosi, da Pozzo a Bearzot, da Sacchi a Lippi. Onore, comunque, alla Spagna, che aggiunge ai trionfi dell’Europeo 2008 e del Mondiale 2010 anche questo alloro continentale di Polonia-Ucrania 2012. Resta la squadra più attrezzata per i Mondiali 2014 in Brasile, con giocatori che si trovano a memoria e che è riuscita a esorcizzare gli scricchiolii preoccupanti stagionali dei suoi club, con le dolorose eliminazioni in Champions di Real e Barcellona. Onore alla Germania, che prima d’incontrare gli azzurri sembrava inarrestabile: i suoi giovani talentuosi hanno steccato la prova più importante, ma da qui a due anni potranno riproporsi alla grande. Bene anche Portogallo e Inghilterra, anche se continua a mancare qualcosa per poter accedere al gradino finale e non bastano due fenomeni come Cristiano Ronaldo e Rooney da soli per colmare le distanze. È stata, comunque, per noi una cavalcata entusiasmante, con le piazze accaldate ancora gremite da tifosi in festa, nonostante una crisi terribile che mai si è fatta sentire come adesso: ora speriamo che queste emozioni non costituiscano l’alibi per un colpo di spugna su uno scandalo, quello delle scommesse, che pesa ancora come un macigno sulla reputazione del nostro pallone. Se davvero l’Italia vuole ripartire con uno spirito nuovo da questi Europei, ne tenga conto: senza fare sconti a nessuno.

APERTURE MUSEI SISTINI DEL PICENO Estate 2012 CASTIGNANO, Museo di arte sacra, Chiesa di S. Pietro Apostolo; luglio, agosto, fino al 16 settembre 17.00 - 20.00; (16-17-18-19 agosto ‘Templaria’ 18.00 - 23.00) COMUNANZA, Museo di arte sacra, Palazzo Pascali; luglio fino al 22 sabato e domenica; dal 23 luglio al 31 agosto tutti i giorni 10.30 - 12.00 / 17.30 - 19.00 ( 13-14-15 luglio ‘Mazzumaja’ anche 21.30 - 23.00) FORCE, Museo di arte sacra, Palazzo Canestrari; luglio e agosto 17.00 - 19.30; (25-26 agosto ‘Antichi Sapori’; 11-12 agosto ‘festa del Crocifisso’ anche 21.30 - 23.00) GROTTAMMARE, Museo Sistino, Chiesa S. Giovanni Battista, paese alto luglio, agosto fino al 16 settembre, 21.30 - 23.30 MONTALTO MARCHE, Museo Sistino Vescovile, Palazzo ex Seminario; luglio, agosto fino al 16 settembre 17.00 - 19.30; (14 agosto ‘notte delle streghe e dei folletti’ 18.00 - 23.00) MONTEPRANDONE, Museo del santuario di S. Giacomo della Marca, Chiostro della chiesa di S. Maria delle Grazie; dal 15 luglio e agosto 17.30 - 19.30 MONTEMONACO, Museo di arte sacra, ex chiesa di San Biagio; luglio e agosto 16.00 - 19.00; le domeniche di luglio e agosto fino al 16 settembre anche 10.45 - 12.45 RIPATRANSONE, Museo Vescovile, Chiesa di S. Agostino-ex Episcopio; dal 1° giugno al 30 settembre 15.30 - 19.30 (Il 14-15 agosto ‘Puzzle gastronomico’ 21.00 - 23.00) ROTELLA, Museo Ciccolini, ambienti attigui alla chiesa di Santa Viviana; luglio e agosto 17.00 - 19.00 S. BENEDETTO DEL TRONTO, Museo di arte sacra via Pizzi, 25; (vicino Cattedrale della Marina); luglio e agosto 18.00 - 20.00; la domenica anche 10.30 - 12.30

Al termine della competizione europea di calcio in cui sono naufragate le nostre speranze di vittoria, ci piace ricordare la storia dello stadio di Kiev che ha ispirato il film “Fuga per la vittoria L’eroica sfida della formazione ucraina contro i nazisti: ultimo atto di libertà di una squadra che pagò quell’affronto con la fucilazione (ecco la storia vera) di Massimiliano Castellani (Avvenire)

Entrando all’Olimpiyskiy Stadium di Kiev, il sontuoso e moderno impianto - sede della finale Italia-Spagna- non si può che pensare, con dolore, che qui avrebbero tanto meritato di esibirsi i ragazzi della mitica Start. Una squadra leggendaria, vittima a turno dei due totalitarismi, quello nazista prima, quello comunista sovietico poi. Kiev affamata e assediata dal nemico tedesco, il 22 giugno 1941, giorno in cui la Dinamo Kiev doveva inaugurare il nuovo Stadio della Repubblica, l’odierno Olimpiiyskiy, venne bombardata e in settembre le truppe della Wehrmacht occuparono la capitale ucraina. Per ristabilire uno scampolo di normalità apparente, fu deciso dagli ufficiali tedeschi di organizzare un mini-campionato di calcio. Sul fronte ucraino, le risorse tecniche erano ridotte a zero, per via della ‘diaspora’ del blocco della Dinamo, praticamente disperso. Il caso però, volle che il panettiere di origine ceca, ma di lingua tedesca - quindi non inviso alle SS - il moravo Josif Kordik, incontrasse per la strada il portiere della Dinamo, il ‘carismatico’ Trusevich. Diviso da moglie e figlia, rifugiate a Odessa, dopo che lo avevano rinchiuso nel campo di prigionia di Darnica, Trusevich vagava da giorni alla ricerca di cibo e per scampare alla deportazione sicura nei lager tedeschi. Come l’ebreo Schindler di Cracovia, il buon fornaio Kordik follemente innamorato del calcio, decise, insieme a Trusevich, di stilare una lista, per rintracciare tutti gli altri giocatori della Dinamo nascosti negli scantinati della città. Uno dopo l’altro, si presentarono alla panetteria che divenne la nuova sede della ‘squadra dei clandestini’. All’appello rispose subito il calciatore-allenatore, il vecchio Svyridovski che trascinò con sé l’ex socio della difesa Tjutcev e il rapido e piccolo Klimenko. Venne rintracciato anche Korotich, una vita da mediano. Con gli assist di Honcarenko, sarebbe stato un gioco da ragazzi mandare in gol lo smaliziato tandem Kuzmenko-Mahynia, che dovevano affiancare il redivivo ex capocannoniere del ‘39, Komarov. Per completare la rosa, e lasciando da parte la storica rivalità, si unirono agli assi della Dinamo anche i tre calciatori della Lokomotiv: Balakhin, Sukharev e Melnik. ‘Patron’ Kordik portò le sue stelle ritrovate nel magazzino del panificio e mostrò loro le casacche rosse e la maglia nera per il portiere Trusevich, battezzando ufficialmente la nuova squadra: la FC Start. Un nuovo

inizio davvero, con la Start chiamata a difendersi dalle altre cinque compagini nemiche: 4 formate dalle truppe tedesche e i loro alleati ungheresi e romeni e poi la formazione dei collaborazionisti ucraini, la Ruch. Quest’ultima, al debutto subì la prima lezione di calcio dalla Start: 7-2 per la squadra dei sogni che gli avversari schernivano chiamandola “dei panettieri” e tentarono subito di boicottarla. I collaborazionisti fecero in modo che non giocasse più nello stadio della Repubblica, così Kordik chiese ed ottenne di poter usufruire di un impianto più piccolo, lo Zenit, l’attuale stadio Start. In quella tana, uno dopo l’altro caddero tutti gli avversari, con punteggi da cappotto, fino all’110 rifilato alla squadra dei romeni. Tutta Kiev ormai trepidava per le imprese eroiche di questa formazione che mise in forte crisi la propaganda degli invasori. L’unica risposta possibile dei tedeschi, fu appellarsi alla famigerata Flakelf, l’11 composto dai migliori calciatori di Germania, soldati di stanza in Ucraina. Il 6 agosto la prima sfida che doveva riportare la supremazia tedesca, anche in campo, si chiuse con una passeggiata della Start, 5-1. L’ennesimo oltraggioso affronto andava sanato con una rivincita immediata. Il 9 agosto del ‘42 si rigiocò così quella che è passata alla storia come la “partita della morte”. La ricostruzione hollywoodiana di John Huston con il suo ‘Fuga per la vittoria’ ispirata a questa partita, è assai distante dal vero match disputato dai martiri del calcio ucraino. L’arbitro, un tedesco, prima del fischio d’inizio entrò negli spogliatoi della Start e raccomandò: «Quando arriverete a metà campo, ricordatevi di gridare con tutto il fiato che avete in gola, Heil Hitler». I ragazzi della Start, poco dopo risposero con un reazionario: «Fitzcult Hurà!». Sull’andamento di quel match esistono almeno una decina di versioni, e tutte diverse. Ciò che è certo, è che il Flakelf passò in vantaggio e fece di tutto per piegare la Start che alla fine si impose ancora, 5-3. I nazisti andarono su tutte le furie, specie per il 6° gol mai segnato. Quello di Klimenko che dopo aver dribblato anche il portiere si fermò sulla riga di porta, osservò, sprezzante, la tribuna degli alti ufficiali tedeschi e invece di buttarla in rete spazzò il pallone il più lontano possibile. Fu l’ultimo atto di libertà di una squadra che da lì a pochi giorni venne completamente rastrellata e la maggior parte dei suoi giocatori finirono fucilati e nelle fosse comuni. Solo tre di loro, Goncharenko, Tyutchev e il vecchio Sviridosvski, si misero in salvo, scappando dal campo di lavoro vicino Kiev. Ma della mitica Start per anni non fecero parola, perché dopo il boia nazista anche lo stalinismo era ancora disposto a perseguitarli, con l’accusa di diserzione. Per il popolo, e non solo per i tifosi ucraini, quella squadra resta un esempio di resistenza civile, la cui memoria rivive nei libri celebrativi e in quel monumento dedicato ai caduti del pallone, allo stadio Lobanovskyj, la casa della Dinamo Kiev.


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Anno XXIX 8 Luglio 2012

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ANNO XXIX N 25 8 Luglio 2012  

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