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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO ANNO XXIX N° 22 - 17 Giugno 2012 € 1.00 Abbonamento annuo ordinario € 30,00 - sostenitore € 50,00 - Taxe parcue - Tassa riscossa Ufficio di AP - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - DL 353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n.46) art.1 comma 1 commerciale business Ascoli Piceno

SALUTO A TURISTI E VILLEGGIANTI iosa. Vi accoglie la bellezza del nostro siate i benvenuti mare e delle sue in questo nostro territorio Piceno spiagge, delle colper vivere momenti di sano riline e dei Monti Siposo e giornate di calma serenità. billini, di tanti Vi accolgono le nostre poantichi borghi, ricchi polazioni, laboriose e rispettose, di storia e di cultura. con le loro tante tradizioni umane Stare accanto alla e religiose. bellezza della creaVi accolgono le Comunità zione e poterla concristiane, con le loro chiese ed i templare con loro gruppi, perché possiate contranquillità, quanto è dividere opportune esperienze affascinante per lo spirituali senza sentirvi ospiti, ma fratelli sguardo, rasserenante per lo spirito, ripoed amici, continuando a vivere i vostri sante per la vita! Allora, anche alcune sofcammini di fede in maniera intensa e gio- ferenze possono essere vissute con una prospettiva diversa ed anche il male non apparirà solo opprimente ed irrimediabile. La natura, quando viene guardata come armonico e bellissimo dono di Dio, eleva gli animi e offre gioia ai cuori. Con questi sentimenti augurali vi accolgo con l’affetto di Vescovo, che prega per tutti voi e che di cuore vi benedice

C arissimi,

+ Gervasio Gestori Vescovo Diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto 1 giugno 2012

Una Pentecoste che rinnova il nostro … sguardo

SPECIALE DA MARTINSICURO alle pagg. 5/6

Associato all’USPI

Finestra sulla Parola «Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami lo coglierò e lo pianterò…» (Ez 17,22). Abbiamo tutti presente la storia di tanti “alberi di Natale”: divelti dal terreno e privati del grosso delle radici (quando non sono proprio cime di abeti più grandi), rallegrano le nostre case per il tempo delle feste natalizie, ma poi, anche se ripiantati, difficilmente continuano a crescere, finendo, invece, per seccare ed essere gettati via. Il profeta Ezechiele, nella prima lettura di domenica prossima, parla agli ebrei esiliati in Babilonia, e con una parabola, dice che il Signore taglierà la punta di un cedro (albero molto simile all’abete) e la trapianterà su un monte di Israele, ed essa non seccherà, ma diventerà un albero magnifico, fecondo, casa e riparo per tutti gli uccelli del cielo. Forse Gesù aveva presente questa immagine del profeta Ezechiele, quando raccontava alle folle le parabole del regno che ascolteremo questa domenica: il regno di Dio è «come un uomo che getta il seme sul terreno, dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa»; e ancora «è come un granello di senape che … diventa più grande di tutte le piante dell’orto». Sono giorni gravi, quelli che stiamo vivendo, in cui all’agire insensato dell’uomo si aggiunge anche la violenza della natura, e si fa fatica a

vedere il bene, ad essere fiduciosi nel futuro, a sperare …. Eppure questa Parola, proprio oggi, ci viene incontro come una medicina per i nostri cuori sfiduciati e impauriti, ma è un farmaco particolare, che il Divino medico vuole somministrarci in privato, dice il Vangelo, in una relazione familiare ed intima con Lui, dove ci mettiamo nell’atteggiamento dei suoi discepoli, ai quali spiegava ogni cosa. Ed Egli ci guarirà l’affanno del cuore, ricordandoci che questo è il tempo in cui camminiamo nella fede e non nella visione, e il nostro compito è seminare il bene e poi dormire tranquilli, perché il come è una preoccupazione di Dio, che, immancabilmente “a suo tempo”, ci chiamerà a gioire della fatica della mietitura. Ed ancora, Gesù ci potenzierà la vista, donandoci gli occhi della speranza, che vedono un piccolo seme e non lo disprezzano buttandolo via, ma lo seminano nel terreno della loro storia, cosicché molti possano rallegrarsi all’ombra della grande pianta che ne nascerà. Che bello il nostro Dio, che non si compiace della grandezza, della potenza, della forza, che sorride dei nostri calcoli aritmetici e sconvolge benignamente i nostri pensieri faraonici: a te rendiamo lode, o Padre, perché ai piccoli ai rivelato i misteri del Regno dei cieli! Le sorelle Clarisse della Santa Speranza

50° Congresso Eucaristico Internazionale di Dublino Il 50° Congresso Eucaristico Internazionale si sta svolgendo a Dublino, in Irlanda, dal 10 giugno 2012, Solennità del Corpo e Sangue del Signore, fino al 17 giugno 2012. Il tema del Congresso è “L’Eucaristia: Comunione con Cristo e tra di noi”. L’anno 2012 segna il 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II e la scelta del tema è collegata al Concilio, in particolar modo con la Lumen Gentium 7.

Papa Giovanni Paolo II ha descritto Koinonia come “l’idea ispirante” del Concilio e “l’asse centrale di tutti i suoi documenti”. 


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Congresso eucaristico internazionale di Dublino La fonte della carità Un simposio teologico alla vigilia A pochi giorni dall’inizio del Congresso eucaristico internazionale di Dublino (Iec 2012), si è svolto presso il Saint Patrick’s College di Maynooth, in Irlanda, un simposio teologico sul tema dell’ecclesiologia di comunione a 50 anni dal Concilio Vaticano II. Nel presentare il programma del simposio il card. Rodriguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucicalpa (Honduras) e presidente di Caritas Internationalis, ha ricordato come l’Eucaristia sia la fonte della carità cristiana. La mattina del mercoledì, 6 giugno, è stata dedicata ai giovani studiosi mentre il pomeriggio ha visto contributi sull’Eucaristia nell’arte e la letteratura irlandese. Il card. Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi e legato pontificio per il Congresso eucaristico internazionale, ha concluso la giornata intervenendo sul tema del simposio. Dopo aver presentato una retrospettiva sull’ecclesiologia di comunione a partire dal Concilio, il cardinale ha suggerito ai partecipanti tre ambiti di discussione teologica: il rapporto tra Chiesa universale e particolare, la teologia dell’iniziazione cristiana e la relazione tra ecclesiologia di comunione e pietà eucaristica. Il cardinale ha ricordato come il Concilio abbia chiarificato la dottrina del primato pietrino integrandola con quella della collegialità episcopale. “La relazione tra Chiesa universale e Chiese particolari implica la comunione tra i vescovi e con il successore di Pietro, una comunione che rispetta il primato di Pietro e la collegialità dei vescovi. C’è stato molto progresso dal Concilio Vaticano II ma la riflessione deve continuare a livello teologico e pratico in modo da rendere la comunione ecclesiale ed episcopale sempre più fedele alla vocazione sacramentale della Chiesa”. Il card. Ouellet ha poi invitato a interrogarsi se la Cresima sia un sacramento dell’iniziazione che completi la configurazione dei membri della Chiesa in vista della partecipazione all’assemblea eucaristica oppure se sia il sacramento dell’impegno cristiano che, pertanto, richiede una certa maturità e giustifica un’età più avanzata. “Quando negli anni Settanta la sequenza dei sacramenti dell’iniziazione è stata cambiata per ragioni pastorali, non ci siamo accorti che il legame con l’Eucaristia si sarebbe indebolito. L’ecclesiologia eucaristica ci invita a intendere la testimonianza del cresimato in senso ecclesiale piuttosto che sociale”. Infine, il cardinale ha ricordato che la tradizione eucaristica della Chiesa è così ricca da non poter essere ridotta alla sola celebrazione della Messa. L’adorazione, le processioni eucaristiche e altre pie pratiche non sono usanze datate ma esprimono la fede della Chiesa nella presenza reale. Inoltre, sottolineare solo l’aspetto comunitario della Messa significa ridurre la celebrazione eucaristica alle sue implicazioni etiche e sociali. La mattina di giovedì, 7 giugno, è stata dedicata ai fondamenti dell’ecclesiologia di comunione nella scrittura e nella liturgia, con interventi dalla Nigeria e dalla Germania, e nella teologia sistematica. Mons. Piero Coda, preside dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano, ha parlato del “corpo dato per voi” quale origine e forma della comunione ecclesiale. Rileggendo la narrazione dell’ultima cena nel Vangelo Marco ne ha mostrato la struttura trinitaria: tutto avviene sotto lo sguardo del Padre, il Figlio donandosi liberamente disambigua il volto di Dio mentre lo Spirito è simboleggiato nel sangue versato. Nel “prendete e mangiate” i discepoli sono costituiti. “La vita della Chiesa è partecipare alla dinamiche di dono di sé di Dio stesso. La Chiesa è pane dato, spezzato”. Brian Johnstone, della Catholic University of America di Washington, ha affrontato la questione dell’Eucaristia come esperienza di resurrezione spirituale, riferendosi ad alcune preghiere eucaristiche del passato e alla loro traduzione nella liturgia presente. Nel pomeriggio il tema del simposio è stato trattato, in sessioni parallele, dal punto di vista educativo, estetico, antropologico, economico. Suor Gill Goulding, dell’Università di Toronto, ha presentato Cristo quale archetipo della bellezza facendo riferimento in particolare alla riflessione di Hans Urs von Balthasar. Mons. Thomas Norris, membro della Commissione teologica internazionale, ha approfondito il profilo mariano della Chiesa e la ricezione dell’ecclesiologia del Concilio Vaticano II, mostrando come nella storia dello sviluppo del dogma, particolarmente quello cristologico, la figura di Maria è sempre emersa come antidoto all’eresia. La mariologia non è stata elaborata separatamente da altri ambiti della riflessione teologica e, pertanto, Maria è una chiave ermeneutica per la comprensione anche dell’ecclesiologia. Ripercorrendo i primi otto capitoli di “Lumen Gentium”, mons. Norris ha mostrato come Maria sia rilevante per vescovi, laici e religiosi, in quanto regina degli apostoli, donna laica e modello di castità, povertà ed obbedienza. a cura di Angelo Bottone - inviato Sir Europa a Maynooth (Irlanda)

SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO

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TERREMOTO

Polvere e farina

L’impasto per il pane del Corpus Domini Nei paesi colpiti dal terremoto, la solennità del Corpus Domini si sta celebrando da giorni. Migliaia di donne, uomini, bambini e anziani costretti a scendere per strada, a mettersi in fila per un pasto, una branda per dormire, sotto un tetto di tela dove ripararsi. L’ostensorio del dolore e della paura cammina per le strade emiliane, modenesi. Una Chiesa a cielo aperto dove parroci, suore, religiosi tengono per mano l’Eucaristia più preziosa: l’umano frumento della loro gente, dove la farina del pane si è trasformata in polvere da macerie di chiese cadute, case spaccate, capannoni implosi. Eppure il miracolo del pane continua a ripetersi, a donarsi: l’ostia consacrata non è riposta nel tabernacolo, sotto quel campanile che non suona più, ma si è impastata nella massa, tra la gente, con le persone. Don Ivan Martini, nell’intento di recuperare la statua della Madonna, ci ricorda che se la parrocchia non mantiene e rafforza la sua mano materna di presenza costante, diviene insipida e insignificante. Nella solennità del Corpus Domini, dalla terra emiliana arriva un forte monito a tutte le par-

Giacomo Ruggeri

rocchie d’Italia: l’ostensorio ha il nostro volto perché Cristo si è incarnato. Non circondiamo il pane eucaristico con ostensori dorati perché il terremoto ci ricorda che continueremo a essere sempre vulnerabili se non ci facciamo pane di condivisione, lievito di corresponsabilità, sale di testimonianza, acqua di verità, mani che si compromettono. Questo pane che

nutre e alimenta la speranza sarà ricercato anche da cuori increduli e non credenti, da cuori che vogliono bene alla loro Chiesa proprio quando riconoscono che la zizzania, in essa presente, potrà essere riconosciuta ed estirpata. Le parrocchie, con i loro laici e sacerdoti, sono chiamate a essere una perenne ostensione del volto di Cristo. Chi toccherà di striscio la parrocchia avvertirà il buon profumo del pane.

UNIONE EUROPEA

La Merkel e gli altri La cancelliera tedesca rilancia l’integrazione. Ma gli ostacoli non mancano

Gianni Borsa - Sir Europa (Bruxelles)

Fa lo slalom tra i paletti del “rigore” e della “crescita”, procede di slancio oltre l’ostacolo delle elezioni greche, e intravvede il traguardo dell’integrazione politica, presupposto per quella economica e di bilancio. Quando vuole, Angela Merkel sa ancora stupire. La “donna venuta dall’est”, la politica più influente d’Europa, decide, dopo troppe incertezze e in una fase davvero impervia per la costruzione della “casa comune”, di gettare il cuore oltre l’ostacolo, come aveva saputo fare il suo predecessore e maestro politico Helmut Kohl ai tempi della caduta del Muro di Berlino e della riunificazione tedesca. Con una differenza: a suo tempo era stato Kohl a guidare gli eventi, in questo caso la cancelliera si è lasciata convincere dalle pressioni dei mercati, dalle telefonate roventi del presidente americano Obama, dai ragionamenti ferrei e al contempo suadenti dei vari Barroso, Juncker, Draghi, Van Rompuy, Monti. Così, mentre l’Europa si riunisce in Polonia e Ucraina e supera diffidenze e inimicizie in nome del pallone, Angela Merkel rilancia il credo dell’integrazione comunitaria: “Abbiamo bisogno di più Europa per salvare l’unione monetaria e il nostro stesso futuro. Occorre l’unione di bilancio, ma prima di tutto dobbiamo procedere verso l’unione politica, cedendo competenze e sovranità” all’Ue. Il vero sprint risiede proprio in questa convinzione: per avere più Europa politica, budgetaria, monetaria, fiscale – nel rispetto dei criteri di solidarietà e sussidiarietà e delle specificità nazionali in campo giuridico, sociale, culturale – sono necessarie ancora progressive e prudenti cessioni di sovranità alle istituzioni di Bruxelles e Strasburgo, ossia Europarlamento, Commissione e Consiglio. Le quali non sono chiamate ad agire – come ancora qualcuno crede - scavalcando gli interessi nazionali; esse sono semmai al servizio di un superiore bene comune europeo. Certo la buona volontà e le enunciazioni non sono sufficienti. Se veramente la Merkel e gli altri leader vogliono portare l’Ue fuori dalla crisi devono ora sedersi a tavolino e studiare le tappe da com-

piere. In questi anni l’Unione non è stata ferma e si contano varie mosse nella giusta direzione: basterebbe citare il “fiscal compact”, il “semestre europeo”, il six-pack, il fondo salva-Stati (Efsf e Esm). Ma questo ancora non basta. Il concetto di “governance” politica ed economica condivisa, di cui si è fatto paladino il presidente della Commissione Barroso, va concretizzato e rafforzato, tenendo presente che ogni prossima tappa avverrà in un quadro complicato: la situazione greca, assieme a quelle spagnola e cipriota, sono solo le ultime urgenze da gestire in parallelo a un processo di ampio respiro che, in quanto tale, dovrà andare oltre le scelte emergenziali e congiunturali. E qui la storia dell’integrazione europea può insegnare tante cose… Restano poi le incognite che derivano dalla reale volontà di tutti gli Stati membri di progredire nel senso di un rafforza-

mento dell’Europa. Alcuni Paesi si sono sottratti in passato, in toto o in parte, alle decisioni comuni: l’unione monetaria non ha l’assenso di Regno Unito e Danimarca (e al momento comprende solo 17 Stati), il “fiscal compact” non include Regno Unito e Repubblica ceca, da Schengen rifuggono altri Stati, così come clausole opt-out riguardano taluni aspetti del Trattato di Lisbona. È l’Europa a più velocità che probabilmente si ripresenterà nei prossimi mesi, quando i recenti convincimenti della Merkel dovranno essere pianificati per poi diventare realtà.


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La riflessione di una professoressa

MACERATA-LORETO

Dalla notte all’alba Il terremoto nel cuore del 34° Pellegrinaggio: il dramma e la speranza “Ha senso mettersi in cammino solo se si ha una meta da raggiungere, e la fatica è meno grave se si condivide la strada con altri fratelli. Il pellegrinaggio è, dunque, una chiara immagine della nostra vita e di quella di ogni uomo”. E “noi sappiamo, per grazia, non per merito, che esiste una meta, un significato di questa esperienza, unica e meravigliosa, che chiamiamo vita. E questo significato ha un nome: Gesù Cristo!”. È con queste parole del card. Mauro Piacenza, prefetto della Congregazione per il Clero, che ieri sera si è aperto il 34° Pellegrinaggio a piedi da Macerata a Loreto, promosso dal movimento di Comunione e liberazione. ll miracolo del cammino. Decine di migliaia di persone provenienti da tutta Italia, ma anche da Svizzera, Spagna, Francia e Croazia, si sono messe in cammino dallo Stadio Hel-

via Recina di Macerata, precedute dalla croce affidata ai giovani, per raggiungere questa mattina, dopo un percorso di 28 chilometri tra le colline marchigiane, la Santa Casa di Loreto: 90 mila i pellegrini all’arrivo. Nel loro cuore il dramma del terremoto in Emilia, ma anche i drammi di ciascuno, raccontati dalle centinaia di intenzioni di preghiera giunte in questi giorni e dalle invocazioni affidate ai foglietti che stamane sono stati deposti ai piedi della statua della Madonna, sul sagrato della Basilica di Loreto. “In questi tempi non semplici per il nostro Paese e per l’Europa - ha affermato il card. Piacenza nella sua omelia, durante la Messa di apertura del pellegrinaggio -, quando perfino le forze della natura paiono ricordare drammaticamente all’uomo post-moderno il suo strutturale limite, domandiamo la semplicità del cuore di poter riconoscere ‘ciò che sta accadendo ora’”: “il miracolo della tua libertà che è qui, presente, e della libertà dell’altro che, come te, è disposto a mettersi totalmente in gioco”. Il cardinale ha ricordato le parole di don Giussani: “Non aspettatevi un miracolo, aspettatevi un cammino”.

Il fatto più sconvolgente. “Camminando, cantando e pregando in questa notte - ha detto il card. Piacenza -, vogliamo annunciare a tutti quelli che incontreremo e che camminano al nostro fianco questo straordinario fatto: la vita ha un senso, una meta! L’uomo non è più solo, nel cosmo. Dio gli viene incontro, lo ama e lo salva, in Gesù, uomo vero e Dio vero”. Il porporato ha infatti ricordato che “ad ogni passo l’annuncio portato si invera: diviene più reale, anche per chi lo porta. E non per una pseudo auto convinzione di massa, ma perché ad ogni passo la libertà aderisce ad un annuncio, a una proposta e, passo dopo passo, umilmente, diviene certezza in chi cammina, e proposta in chi osserva”. Perché “Cristo è qualcosa che sta accadendo ora - ha aggiunto il cardinale, richiamando il titolo del pellegrinaggio di quest’anno -. Cristo è un fatto nella storia dell’umanità, anzi è il fatto più sconvolgente, rilevante e significativo della storia. Ed è presente, accade ora. Se così non fosse, Cristo non sarebbe interessante per noi, perché si vive per qualcosa che sta accedendo ora!”. Con il card. Piacenza, hanno concelebrato mons. Giancarlo Vecerrica, vescovo di Fabriano e ideatore del pellegrinaggio, il vescovo di Macerata mons. Claudio Giuliodori e i vescovi di Senigallia, Fermo e Camerino. Le domande della vita. La testimonianza del dramma del terremoto è stata portata da Alberto Malagoli, imprenditore di San Felice sul Panaro, cui il sisma del 20 maggio scorso ha distrutto l’azienda di verniciatura industriale dove lavoravano 50 persone. Il terremoto - ha raccontato l’imprenditore emiliano, prima che dell’inizio della celebrazione, “ha spazzato via tutte le false certezze. Per un attimo ho tremato, temevo non rimanesse niente, solo il vuoto. Poi ho scoperto dentro me l’irrompere di un fatto eccezionale e misterioso, totalmente positivo: c’è qualcuno che mi vuol bene e si rende presente attraverso questo fatto terribile ai nostri occhi. È nata una positività e una consapevolezza di una grande occasione per me. E non sapevo come sarebbe potuto avvenire!”. E gli interrogativi della vita, con le sue difficoltà, sono stati al centro della testimonianza di Claudio Bottini, bancario di Milano, che ha si è domandato: “Chi muove l’intimo dell’uomo? Chi accende il mio cuore, cioè il mio desiderio di verità, di bellezza, di giustizia?” “Queste domande - ha detto Bottini - mi accompagnano tutti i giorni da quando mi alzo fino a quando mi corico” e “scopro che Cristo non è una parola vuota o del passato bensì l’avvenimento della sua contemporaneità che solo non fa smarrire la persona”.

CRISI ED EUROPA Una povertà invisibile Forum cattolico-ortodosso: intervista con il card. José da Cruz Policarpo “Siamo cristiani in un tempo in cui lo Spirito del Vangelo deve potersi esprimere in una visione cristiana della persona umana nel discernimento dei problemi e nella ricerca delle soluzioni che l’Europa sta affrontando a livello economico, sociale e soprattutto culturale”. Lo ha detto il card. José da Cruz Policarpo, patriarca di Lisbona, dando il suo benvenuto ai rappresentanti delle delegazioni delle Conferenze episcopali europee e dei Patriarcati e Chiese ortodosse, riuniti fino al 9 giugno per il Terzo Forum europeo cattolico-ortodosso dal titolo “La Crisi economica e la povertà: sfide per l’Europa di oggi”. Maria Chiara Biagioni, per Sir Europa, ha intervistato a Lisbona il patriarca José da Cruz Policarpo. Come vede la crisi che sta attraversando l’Europa? “I poveri sono quelli che pagano il prezzo più elevato. Il problema princi-

Si è suonata la campana. Non è un presagio di chissà cosa, semplicemente il suono della campanella scolastica all’ultimo giorno di scuola, coperto dalle grida assordanti degli alunni raggianti. Dei miei “primi” 16 anni nella scuola come insegnante ho tanti ricordi, i volti degli alunni più in difficoltà, quelli che mi sono restati indelebili nel cuore e che mai scorderò. Come mia madre, che da insegnante in pensione, ancora ricordava negli ultimi giorni della sua vita alcuni suoi alunni, di cui aveva condiviso le sofferenze, che aveva cercato di alleviare. Cosa può fare un insegnante ? Poco. Può accompagnare per mano un alunno per un breve tratto della sua vita, è quasi un battito d’ali, un’alba e un tramonto fugace per poi non rivederlo più. Ma un insegnante vero è per sempre. Abituati alla pazienza infinita, a trattenere uno scatto, un moto nervoso, spesso più che umano, specie con i ragazzi di oggi, che ti provocano continuamente, alla fine impariamo a placare le ire quasi come un bonzo, come in una filosofia interiore. Mi è stata chiesta una riflessione su questo anno scolastico, alla sua chiusura, purtroppo non è molto positiva. La scuola può collaborare con la famiglia per il bene del ragazzo, ma non può sostituirla. Con questa crisi i genitori sono costretti a fare due-tre lavori per tirare avanti la carretta e non sono mai a casa. Questo è un male, i figli crescono con la televisione e internet, senza confrontarsi con gli adulti. Come può esserci una trasmissione di valori da una generazione all’altra, di ideali, se ci si confronta solo con i propri pari? Da educatore, per me questo è molto grave. Non diamo però solo la colpa alla crisi: lo sfascio delle famiglie, le separazioni, contribuiscono, a mio avviso, a destabilizzare i figli, a far crollare in loro quei primitivi valori di “mamma e papà” sempre uniti e di “famiglia”.. Gli viene forzatamente inculcato che l’amore può finire e che quindi, nulla è stabile, nulla eterno, nulla immutabile. Ma questo eracliteo pensiero rende il pavimento dove i ragazzi camminano come di cristallo fessurato, ad ogni passo, cioè ad ogni passaggio, fase di crescita, il ragazzo lo sente scricchiolare sotto i piedi, perdendo sicurezze e stabilità. Allora crescono le schiere di ragazzi giovanissimi dallo psicologo, pieni di ansie, di paure, di problemi, di fragilità. Mi sono chiesta che cosa può

pale è la mancanza di lavoro. In Portogallo, la disoccupazione è arrivata a un livello mai conosciuto. Fino all’anno scorso il tasso di disoccupazione era del 10%. Adesso ha raggiunto il 16%. Questo è il problema principale: le ditte non riescono a ottenere i finanziamenti dalle banche e hanno quindi paura d’investire su progetti a medio e lungo termine. Manca la fiducia nel futuro. Quello che mi impressiona di più è che in questa crisi si è perso il senso del bene comune”. Eppure a livello di Unione europea e Banca centrale si stanno cercando soluzioni. Come mai non si riesce a uscire dal tunnel? “In fondo persiste un’opzione liberale di ristringere per compensare. Bisognava equilibrare lo sviluppo con l’austerità”. Le Chiese che ruolo hanno e possono giocare? “Noi fino ad adesso, e da sempre come Chiesa, abbiamo avuto un’attenzione e una vicinanza particolari alle persone. Si sta verificando un fenomeno nuovo: c’è una povertà che non si vede, che colpisce le famiglie che fino a qualche mese fa avevano una vita sociale equilibrata e che adesso incontrano grosse difficoltà, magari per la perdita del lavoro. Noi stiamo aiu-

fare un educatore nella scuola, un professore come me ? Poco. Mi sono data una risposta, forse banale. Prima di tutto di far rispettare le regole e poi di far capire che c’è un tempo per ridere e per giocare, ma che poi c’è u tempo per il silenzio, per il lavoro, per lo studio. Chiasso e silenzio devono- a mio avviso – alternarsi nella vita di ciascuno di noi, guai se l’uno prevarica l’altro. Guai se si fa a meno del secondo, per il primo. L’uomo senza silenzio e una creatura vuota, che attende passiva la morte, che verrà per tutti noi, prima o poi. Risulta difficile far capire questo ai nostri alunni, cioè che c’è più gioia nel dare, che nel ricevere, che l’uomo da solo è un nulla, che la bellezza è l’anelito più alto dell’umanità, intendendo per bellezza lo spirito, l’arte, la cultura, la natura, il creato. Questo e solo questo tenta di fare un professore come me, con umiltà, ma non sempre riesce. In fin dei conti il mestiere dell’insegnante è un po’ come quello di un contadino cieco: getta i semi ovunque , ma non tutti germoglieranno, altri si perderanno per strada.. Ma se anche uno soltanto crescerà e produrrà frutti, come dice il Signore, allora il lavoro non sarà stato vano. Come li vedo i ragazzi oggi? Persi. Persi alla ricerca dell’avere per colpa di noi adulti che così li abbiamo abituati, ma in fin dei conti, attenti a osservare l’adulto educatore, a cogliere tutte le sue sfumature, a volte li si vede transitoriamente felici solo quando comprano, così come ci ha abituati la società consumista, ma alla fine, in realtà, assetati d’amore. Il compito dell’insegnante per me è quello di aprire una finestra e mostrare un’altra prospettiva, poi sarà l’uccello a decidere se spiccare il volo o se restare chiuso nella stanza dove è prigioniero. Tutto qua. E’ poco, lo so, a volte siamo affogati dalle carte da compilare nell’industria della burocrazia che è lo Stato italiano, ma guai se il nostro lavoro di insegnanti si esaurisse qui, sarebbe un fallimento in partenza. Che cosa ho detto ai miei alunni l’ultimo giorno di scuola? “Ragazzi, divertitevi, ma ragionate sempre”, che è un po’ l’ equivalente dell’agostiniano: “Ama e fa’ quel che vuoi”. Forse è poco, lo so, ma io spero in loro e ho fiducia . Questa è la mia riflessione di professoressa sull’anno scolastico appena trascorso 2011-2012. Susanna Faviani

tando migliaia di persone che stanno vivendo situazioni simili in tutto il Paese, attraverso le varie strutture della Chiesa”. E oltre al sostegno concreto alle persone in difficoltà? “Quello che le Chiese possono fare è aiutare a dare una lettura in chiave cristiana delle difficoltà, dei problemi e delle soluzioni perché in questo momento non sono più sufficienti le soluzioni ideologiche. Occorrono risposte concrete”. Cosa vuole dire? “Bisogna affrontare la realtà. Le differenze sono giuste in democrazia ma tutti devono contribuire alla ricerca delle soluzioni per il bene comune del Paese”. Il fatto che cattolici e ortodossi sono qui a Lisbona per parlarne, che segnale è? “Penso che questa lettura cristiana della realtà può essere fatta insieme. In questi Forum non si affrontano le questioni dottrinali relative ai rapporti tra le Chiese, ma come Chiese europee abbiamo un messaggio da trasmettere. Insieme possiamo strutturare una risposta cristiana alla società europea”. In che cosa consiste questa “lettura cristiana”? “Sono la verità e la dignità della persona umana, la generosità nella ricerca di soluzioni, il superamento dell’egoismo vissuto come individui ma anche come comunità. C’è una cultura cristiana da esprimere oggi in Europa, è quella cultura che l’ha penetrata fin dalle sue origini. C’è allora una visione dell’uomo e della società che è stata messa da parte dalle ideologie che si sono succedute in questi anni. È ora che i cristiani ne prendano coscienza e la rimettano in pratica”.


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PRIMO INCONTRO FORMATIVO SUGLI ORATORI (Appunti del Vescovo)

Presso le Suore Concezioniste di S.Benedetto del Tronto

Oratori. Arcobaleno tra le case. La formazione degli Educatori

di Paride Travaglini

“In una intervista Gigi Proietti, il noto attore romano, dice della sua esperienza oratoriana: “Un luogo dove ho imparato la disciplina di sé, il rispetto degli altri, l’importanza del gioco. L’oratorio era ed è un grande surrogato della scuola. Un luogo dove si impara a stare con gli altri divertendosi”. (Dall’intervento del nostro Vescovo che pubblichiamo a parte per intero) La relazione come un atto di umiltà e quindi come impossibilità ad imprigionare una persona in una definizione che la comprenda totalmente. Solo ponendosi in questo modo, chi ha responsabilità di formazione e di cura, potrà lasciare quello spazio di libertà e di movimento, in cui l’ altro può collocare se stesso in una relazione connotata dal rispetto e dalla responsabilità. questo in sintesi il tema del 1°incontro formativo del progetto oratorio diocesano “Arcobaleno tra le case” “Il segreto della relazione”,promosso dall’Equipe Diocesana Oratori, per formare figure competenti capaci di operare nella Parrocchie e testimoniare la propria fede e la propria vita con coerenza secondo i valori morali e cristiani. Tanto l’interesse suscitato e tanta la partecipazione soprattutto di giovani e giovanissimi provenienti dalle varie parrocchie della diocesi che hanno accolto l’invito a partecipare ed hanno decretato il successo di questa prima giornata formativa. L’incontro si è svolto presso le Suore Concezioniste; relatori la prof.ssa Maria Chiara Verdecchia, pedagogista, formatrice Counselor e responsabile del progetto, Don Sa-

muele Marelli direttore Fondazione Oratori Milanesi e responsabile Servizio di curia per i ragazzi, gli adolescenti e l’oratorio, Monica Vallorani presidente Azione Cattolica diocesana. Ad aprire l’interessante workshop, il vescovo diocesano Mons. Gervasio Gestori “I tempi sono profondamente cambiati, ma anche in questo nostro tempo i ragazzi ed i giovani vivono molte attese e domandano di essere compresi, aldilà delle loro manifestazioni esteriori. Vanno accolti come sono, evitando pregiudizi e rispettando le loro diversità- ha affermato il Vescovo.- Sono convinto che l’oratorio anche oggi conservi tutta la sua valenza, se si tiene presenti le mutate condizioni sociali e le nuove caratteristiche dei giovani, e se ci si impegna previamente a formare i formatori. La sua opera deve essere umana e cristiana”. Dopo il saluto del referente diocesano oratori Don Tiziano Napoletani, la prof.ssa Verdecchia, ha presentato il progetto che nasce dai bisogni rilevati in diocesi nei confronti della condizione giovanile e che in-

tende formare persone che operano all’interno di una relazione educativa, orientata allo sviluppo ed alla crescita dell’altro. “Prima di instaurare una relazione educativa- ha affermato la pedagogista- dobbiamo imparare ad essere in relazione con se stessi sviluppando la consapevolezza del proprio essere per poi indirizzarci verso l’esser-ci” Don Samuele, grazie ad un linguaggio semplice ed immediato ha calamitato l’attenzione dei presenti sulla relazione educativa cristiana e sul ruolo dell’educatore ed ha evidenziato come traendo il bene per gli altri, si trae il proprio bene. La dinamica della vita è suscitare desiderio- ha affermato il sacerdote- …la formazione rappresenta i mattoni, l’educazione la malta che li tiene uniti. L’educatore, non deve aver fretta: c’è bisogno di pazienza e costanza. Il problema non è correre ma prendere la strada giusta…” Il sacerdote ha poi presentato il tema dell’oratorio estivo “PassParTù, per lasciare poi la parola a Monica Vallorani che ha relazionato sui “Testimoni privilegiati”. Per non lasciare il tutto a una riflessione solo teorica, sono seguiti, momenti di confronto e pratici con il coinvolgimento dello staff del sacerdote milanese e del CSI provinciale: laboratori esperienziali specifici per la formazione delle figure di animatore, educatore e coordinatore ed oratorio. Sono stati questi ultimi che hanno suscitato desiderio e motivazione nei giovani che hanno avuto l’occasione di toccare con mano quanto detto a parole. Un’esperienza positiva ed importante per la loro crescita sicuramente da ripetersi.

Premessa In una intervista Gigi Proietti, il noto attore romano, dice della sua esperienza oratoriana: “Un luogo dove ho imparato la disciplina di sé, il rispetto degli altri, l’importanza del gioco. L’oratorio era ed è un grande surrogato della scuola. Un luogo dove si impara a stare con gli altri divertendosi”. Io stesso, se ripenso alla mia vita di ragazzo e di giovane seminarista, riconosco immediatamente che devo moltissimo a quanto ho sperimentato nell’Oratorio della mia Parrocchia. La gioventù del nostro tempo. I tempi sono profondamente cambiati, ma anche in questo nostro tempo i ragazzi e i giovani vivono molte attese e domandano di essere compresi, aldilà delle loro manifestazioni esteriori. Vanno accolti come sono, evitando i pregiudizi su di loro, ed occorre rispettare le loro diversità. Sono convinto che l’Oratorio anche oggi conservi tutta la sua valenza, se tiene presenti le mutate condizioni sociali e le nuove caratteristiche dei giovani, e se ci si impegna previamente a formare i formatori. La sua opera deve essere umana e cristiana, con una intelligente capacità di sintesi, che eviti dualismi e contrapposizioni tra aspetti umani e aspetti cristiani. Il vangelo di Gesù nulla toglie alla nostra umanità, ma la purifica dai suoi elementi negativi e la valorizza nelle sue potenzialità. Il giovane credente è più uomo del giovane non credente. Il magistero del card. Martini. Durante i 22 anni di episcopato milanese il card. C.M. Martini ha scritto tre lettere pastorali sul tema dell’educare: “Dio educa il suo popolo” (1987), “Itinerari educativi” (1988) e “Educare ancora” (1989). In “Itinerari educativi” vi sono diverse pagine dedicate al tema “Oratorio”, dove troviamo alcune annotazioni interessanti. Per esempio: “L’oratorio è una comunità che educa all’integrazione fede-vita, grazie al servizio di una comunità di educatori, in comunione di responsabilità e di collaborazione con tutti gli adulti” (p.119). Troviamo anche l’indicazione di un metodo: “Il metodo dell’oratorio (o il suo stile) è quello dell’animazione, che consiste nel chiamare i ragazzi a partecipare a proposte educative che partono dai loro interessi e dai loro bisogni” (ib.). Sono queste indicazioni chiare e fondamentali. Qualche domanda. I nostri ragazzi vivono interessi, sentono tanti desideri e hanno attese: quando e come la comunità dell’Oratorio risponde a queste aspettative? Per educare i ragazzi hanno bisogno di educatori che siano soprattutto testimoni: quando e come si diventa testimoni credibili? I ragazzi in Oratorio devono crescere non solo in età, ma soprattutto in “sapienza e grazia”: come l’incontro con loro riesce a generare un cammino di maturazione ? I ragazzi vivono fortemente le relazioni: quando e come quella educativa diventa efficace? Mi piace qui ricordare le cinque tesi, che sintetizzano l’impegno dell’educare oggi, così come sono formulate nella prima delle tre lettere ricordate del Card. Martini: 1. Educare è difficile (pp. 62-64): nessuno si senta educatore impotente e inutile, anche se le difficoltà dovute ai moltissimi cambiamenti sono forti. 2. Educare è possibile (pp. 64-66): “Gesù ha sempre manifestato fiducia nell’uomo…l’uomo non deve essere educato per una società ideale…Anche i giovani di oggi non rifiutano gli educatori, ma li cercano quando comprendono che li vogliono aiutare ad essere uomini veri e a vivere bene in questo nostro tempo”. 3. Educare è prendere coscienza della complessità (pp. 66-68): “Da chi e da che cosa viene educato l’uomo oggi?...E’ necessario prendere coscienza dell’intrico dei messaggi in cui si muovono i ragazzi, discernere le influenze positive da quelle negative, per favorire le prime e neutralizzare o contrastare le seconde”. 4. Educare è cosa del cuore (pp. 68-73): E’ il grande insegnamento della pedagogia di Don Bosco. I nostri ragazzi hanno bisogno di amare e di essere amati: “Chi sa di essere amato, ama, e chi è amato ottiene tutto” 5. Educare è bello (pp.73- 77): “L’educazione è un’arte gioiosa; non può essere un lavoro forzato…Bambini, ragazzi e giovani imparano a vivere da chi sa vivere, tramite un rapporto affettuoso”. E questo dona anche molta soddisfazione. Le mie lettere pastorali. Anch’io in questi anni ho parlato di giovani e ho scritto sul tema dell’educare. Non sono mancati diversi interventi in qualche modo ufficiali. Ricordo qualche titolo: “Per sperare e vivere nella gioia” – Lettera ai giovani (2006) “Se non ora, quando? Se non io, chi?” – Lettera ad uno studente (2007) “Giovani in Sinodo” – Ai giovani e a tutti quelli che amano la vita (2008) “La sfida educativa” – Lettera ai giovani (2009) “Il cammino sinodale e la sfida educativa” (2009) “La sfida educativa continua. Il Nostro cammino nella Chiesa” (2010). Alcune indicazioni conclusive. Il nostro Sinodo diocesano ha due paragrafi di riferimento: 1. Il n. 35 dice: “Il Servizio di Pastorale Giovanile sia luogo di comunione di tutte le realtà diocesane, strutturato come équipe”. 2. Il n. 48: “Vi sia un progetto comune per gli oratori, fondato sulla gratuità e sul servizio libero e disinteressato dei giovani. E’ necessario promuovere uno stile condiviso e un lavoro comune tra le varie realtà ecclesiali. Nell’ambito del servizio diocesano di Pastorale Giovanile ci sia una sezione dedicata alla promozione, avviamento e sostegno degli Oratori in ogni Parrocchia con una particolare attenzione alla formazione di operatori-animatori…Si valorizzino tutte le associazioni e gruppi operanti nell’ambiente oratoriano”. Aggiungo qualche osservazione: L’Oratorio non è un luogo per soli ragazzi e giovani, anche se la loro presenza è prevalente e loro sono i destinatari privilegiati. L’Oratorio domanda la presenza di educatori adulti, perché la crescita educativa non può sfuggire ad un confronto sereno, positivo, motivato, serrato, rispettoso. L’Oratorio deve vedere la presenza anche della famiglia e dei sacerdoti, perchè la crescita formativa sia armonicamente umana e cristiana. L’Oratorio “esprime il volto e la passione educativa della comunità” (CEI, Educare alla vita buona del Vangelo,n.42). “Senza guide spirituali e tempo dedicato al colloquio personale a poco serviranno le iniziative” (Martini, Educare ancora p.46).


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da Martinsicuro: servizio speciale

a cura di don Patrizio Spina

Martinsicuro, luogo di cooperazione Non è difficile attraversare il Tronto: non lo è mai stato, nemmeno nei tempi più remoti. Sembra addirittura che il nome stesso di Martinsicuro derivi dalla certezza che in questo territorio ci si possa sentire al sicuro. La gente di Martinsicuro vuole sentirsi al sicuro. Lo si capisce molto bene, ascoltando il martinsicurese che è un incrocio riuscito tra il pescatore e l’agricoltore. Entrambi hanno la pazienza e sanno attendere – che il pesce abbocchi o che il chicco germogli – , l’attesa diventa cooperazione – in tanti tirano la rete e i diversi arano e mietono- e ognuno lo sa fare a modo suo. Non si capisca male, però: a modo suo e non a proprio capriccio. Si discute, ci si ascolta, ci si infervora pure ma alla fine si collabora perché il bello è sempre il risultato di più differenze , perché il quadro è fatto da più tonalità e sfumature. In giro per il paese si sentono accenti ed idiomi differenti, ma i bambini vanno tutti insieme nella stessa scuola e tutti frequentano gli stessi ambienti, o almeno ci provano. Ne vediamo molti anche in parrocchia, dove non di rado si registrano battesimi di giovani che provengono da altre tradizioni o dove i matrimoni misti non sono infrequenti. Il martinsicurese sa che la differenza è ricchezza in risorse e capacità e per la comunità cristiana questa è una grande opportunità di ritornare all’essenziale. La comunità cristiana ha compreso che deve tornare a parlare la “koinè” del popolo se vuole inter-agire con esso, per cui intercettare la domanda insita nella differenza diventa priorità assoluta e impone silenzio e rispetto. Martinsicuro è davvero un grande laboratorio dove il nuovo è di casa. E’ naturale che per conoscersi c’è bisogno di tempo : i nostri marinai che andavano per rotte non sempre conosciute si scambiavano informazioni e arrivati sul posto chiedevano, a volte

anche un po’ giustamente intimoriti. Il timore del nuovo è capacità di sentire che si è chiamati a vivere in prima persona esperienze che poi diventeranno storia e in quella storia ci sei tu come protagonista. Ci sta il timore, l’attenzione, la preoccupazione… quello che invece non appartiene al martinsicurese è la paura. Non si vuole avere paura, perché questa è priva di logica. Avere paura in casa propria o nel proprio territorio e nel proprio ambiente: ma perché mai ? Da questa semplice domanda che poi è in realtà provocazione nasce l’impegno per la salvaguardia della comunità – territorio e persone – che chiede strategie nuove e l’umiltà di “saper chiedere” ad altri. Il martinsicurese può davvero fare scuola se vive appieno il suo essere in “terra di confine”: piuttosto che chiudersi nella paura e non vivere, aprirsi al diverso, volendo conoscere e facendosi conoscere. Seriamente e in verità. Nella nostra parrocchia un bellissimo laboratorio è dato dai volontari della Caritas parrocchiale che in due giorni della settimana vengono e si mettono a disposizione dei bisogni delle persone. Bisogni alimentari certamente, ma siccome “non di solo pane vive l’uomo” -e i volontari lo hanno capito- quelli che vengono a bussare alle nostre porte vogliono prima essere ascoltati, accolti e poi ascoltano e accolgono anch’essi. A volte anche un diniego o una correzione di tendenza, perché il dialogo è fatto in verità e senza ipocrisie. Anche il “ NO “ detto con carità permette all’altro di sentirsi amato, se lo si pone nella verità oggettiva di una situazione. Non mancano i problemi, ovviamente: ma questi possono risolversi o perlomeno li si affronta e non ci si nasconde dietro al nulla. Ecco perché è bello vivere a Martinsicuro: perché qui si vive veramente

Un parroco emerito … ma che significa? Don Giacomo Novelli è il parroco emerito di Martinsicuro, a cui è succeduto l’attuale don Patrizio. Che significa essere “emerito” nella concretezza di una situazione come quella di Martinsicuro? Non è il prete che è andato in pensione, semmai è colui che vede continuare la crescita che lui ha guidato per ben 35 anni, quando è arrivato dopo aver obbedito al Vescovo del tempo che dalla comunità della Valtesino lo aveva mandato nella cittadina abruzzese. Dalla collina al mare; da una piccola comunità ad una delle più grandi delle diocesi; un grosso salto di responsabilità che lo ha visto protagonista anche in tempi difficili ove la contrapposizione anche ideologica era all’epoca molto forte e che poco assomiglia a quelle che possono ancora esserci. E’ stato vicino alle persone e con le persone del luogo ha ridato lustro alla comunità: ha restaurato e reso efficiente il primo sito religioso di Martinsicuro – la chiesa della Madonna della Consolazione in via Po -, ha restaurato e abbellito la chiesa e ha coordinato i lavori per la costruzione dell’imponente organo a canne che oggi si trova nella Chiesa del Sacro Cuore. Ha saputo intercettare i bisogni della gente e con polso deciso ha guidato la comunità, aderendo con slancio e generosità ai primi Cursillos di Cristianità e offrendo a tanti la possibilità di conoscere un volto nuovo della Chiesa. Con i suoi numerosi vice-parroci è stato un instancabile organizzatore di pellegrinaggi e soprattutto di tanti campiscuola che sono ancora nel ricordo di tante famiglie martisicuresi. Dal carattere gioviale ma deciso e tenace non si è sottratto mai alle sue responsabilità, anche a livello diocesano . E allora come pensare che un prete cosi tenace possa “mettersi a riposo” ? Infatti lo si vede sempre presente in Chiesa, pronto ad accogliere le confessioni e ad incontrare i tanti malati che da tutta Martinsicuro si rivolgono a lui. La cosa però che a noi cristiani piace “vedere” sono i nostri due

parroci che spesso vediamo scherzare e ridere insieme e non ci sfugge affatto la bellezza nel vedere che un anziano non solo non è stato messo a riposo, ma è e resta la memoria di una comunità che è si molto cambiata – oggi a Martinsicuro esistono 2 parrocchie, una divisione avvenuta non senza qualche difficoltà e sofferenza -, ma che ancora ha tanto da chiedere ai propri pastori. Anche se anziano – ha superato le 80 primavera già da tempo – lo vedi sempre presente nelle più grandi manifestazioni che a Martinsicuro non mancano di certo e non si è mai sottratto alla collaborazione che don Patrizio puntualmente gli richiede. Questo ci affascina e ci riempie il cuore : la volontà di restare in comunione visibile con tutta la comunità, che è quello che più conta. I difetti ? Certamente ne ha e riconoscibili, ma come si fa a non perdonare a chi ha creduto e crede ancora che la parrocchia sia davvero la sua casa e che per questo continua ad amare e costruire? Grazie don Giacomo per la tua testimonianza e…ad multos annos !

Un giovane di Martinsicuro: “Don Patrizio, un prete moderno in sintesi” Passerà anche attraverso di lui il recupero della nostra cittadina, che sicuramente è afflitta da tanti problemi, ma che all’interno ha tanto capitale umano di grande valore. Sono ormai trascorsi circa 5 mesi dalla frequentazione del corso prematrimoniale tenuto dal nostro parroco Don Patrizio. Confesso che all’inizio ero un po’ scettico su questo tipo di incontri. In realtà forse ero più preoccupato visto le voci incontrollate che circolavano, soprattutto nelle altre parrocchie:agghiaccianti ritiri forzati in conventi montani (per almeno due giorni a pane e acqua), presenze obbligatorie, pena la non celebrazione del matrimonio etc. Al primo incontro, Don Patrizio esordì così: “Mi rendo conto che alcuni di voi si sposano in Chiesa solo per fare contenti i parenti, pertanto vi dico subito che questo corso non è obbligatorio, se non lo fate vi sposo lo stesso.”Rimasi da subito molto colpito da queste parole completamente in antitesi con quanto mi era stato raccontato. Dissi subito tra me e me:”vuoi vedere che questo corso sarà veramente utile?” E così invece di darmela a gambe iniziai a frequentarlo, anche con passione. Oggi, a 5 mesi dalla fine del corso, posso tranquillamente

dire che è stato un percorso che rifarei molto volentieri. E vi spiego anche il perchè. Innanzitutto credo che sia importante partire dalla consapevolezza che Dio è presente in ogni momento della nostra giornata, anche se spesso non ce ne accorgiamo. Vivere la quotidianità arrivando alla lieta convinzione che Dio è con noi e che la famiglia non è altro che il luogo ideale dove accogliere il Signore diventa fondamentale per capire l’essenza del matrimonio. E ve lo dice uno che frequenta molto poco la chiesa... Inoltre, nella vita del cattolico medio, dopo la Cresima, subentra un progressivo e rapido distacco dal mondo della parrocchia, credo che il corso prematrimoniale possa in qualche modo riaccendere questo legame rinsaldandolo forse in maniera definitiva. Don Patrizio è secondo me un “Parroco 2.0”(mi si lasci

passare il termine preso in prestito dal mondo del web). Credo che sia il Parroco giusto per una città come Martinsicuro, che sta vivendo una serie di gravi problematiche sociali. “Il Don” ha una grande capacità comunicativa e soprattutto rompe gli schemi con il modo in cui, negli anni addietro, sono stati educati i ragazzi al cattolicesimo. Un sacerdote molto più vicino alle realtà quotidiane della comunità, un prete moderno in sintesi. Sono convinto che passerà anche attraverso di lui il recupero della nostra cittadina, che sicuramente è afflitta da tanti problemi, ma che all’interno ha tanto capitale umano di grande valore. Sono il presidente dell’associazione Culturale Martinbook, l’associazione che insieme al Comune di Martinsicuro organizza l’annuale festival del libro a Martinsicuro. Quest’anno, dal 15 al 21 luglio, andrà in scena la terza edizione tra presentazioni letterarie, arte e musica. Attraverso questo percorso all’interno dell’associazione, ho avuto la fortuna di incontrare tanti giovani validi e profondamente innamorati della propria città. Allora è da qui che bisogna ripartire: da questi giovani, dal lavoro dei volontari delle associazioni del posto, dal mondo dello sport e da Don Patrizio ...Martinsicuro non è solo droga e prostituzione, ma sono soprattutto queste persone la vera Martinsicuro. Matteo Bianchini


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Corpus Domini a Martinsicuro: un popolo che si mette di movimento e non si vergogna di seguire Colui che nell’Eucarestia è presente Una bella domenica vissuta insieme, bambini giovani ed anziani… tutto un popolo che si mette di movimento e non si vergogna di seguire Colui che nell’Eucarestia è presente e che ha detto: “ Vieni dietro di me se vuoi essere mio discepolo ed impara da me”… E questo nonostante ci fosse la partita in televisione, una partita di campionato europeo ove l’Italia era proprio impegnata… A me viene sempre in mente questa idea quando partecipo alla processione del Corpus Domini : il seguire ed accettare il percorso che non ho scelto io ma che a me è stato proposto. Quando si sceglie un itinerario per la processione svariati sono i motivi che porta l’organizzazione a scegliere un percorso piuttosto che un altro come anche una catechesi piuttosto che un’altra: a me affascina e commuove “contemplare” tutte le folle che ancora una volta seguono – non senza difficoltà e senza stanchezza – il Maestro per le vie che in genere sono legate alla nostra quotidianità. Non ci si chiede perché si passa per quelle vie o perché si fanno quei canti: in tutti la domanda e il bisogno è di fare bene il nostro percorso, è di essere veramente discepoli che sanno mettersi un passo indietro del Maestro e che a Lui chiedono i tempi e le modalità.

Una processione è impegnativa : si va tutti con lo stesso passo, con lo stesso tempo. Tutti insieme di canta lo stesso canto e si prega nel medesimo modo: la processione non è luogo per maestrine e primi attori. E’ sinfonia, è comunione, è bellezza… ed è stupore Come quando vedi la fantasia di chi ha saputo e voluto abbellire con decorazioni floreali il proprio quartiere che veniva attraversato dalla presenza reale di Gesù nell’Eucarestia, contenuta nell’Ostensorio. “ La bellezza salverà il mondo” potrebbe essere anche rimodulato con la “ fantasia nella bellezza salverà “ Martinsicuro, dove tutti si sono sentiti coinvolti e provocati a dare il meglio di sé, anche per un piccolo evento come la processione del Corpus Domini. E se si è capaci di esserlo nel piccolo perché non credere che ciò sarà possibile anche su larga scala? Attraversando le due parrocchie presenti a Martinsicuro – Madre Teresa di Calcutta e S. Cuore di Gesù – a me ha colpito molto vedere che le buche nelle strade (in ogni paese ci sono buche per le strade ) erano state riempite con dei fiori,

tutti si erano attrezzati per “ appianare” il percorso e a tutti è sembrato naturale farlo spontaneamente. Non si è chiesto a qualcuno di esterno, ma lo si è chiesto al vicino. Cosi si sono attaccate le bandierine colorate per le strade, da balcone a balcone; così si sono create vere infiorate per terra, con i fiori di tutti i giardini; cosi i giovani e gli anziani si sono messi vicini per cantare gli stessi inni. Una processione è bella perché esprime la volontà di camminare insieme e di fare sul serio. E la gente che guarda, anche i tanti non cattolici presenti sul nostro territorio, sono provocati dalla compostezza della processione a chiedersi qualcosa, a chiedersi “perché” … A Martinsicuro, dove siamo in tanti e siamo diversi, tutti ci chiedono di testimoniare la comunione e l’unità tra cristiani, perché questa è la vera sfida per il domani che comincia oggi. Tutti i carismi personali e belli e tanti sono importanti perché vissuti come servizio all’unità e nessuno si sente escluso da personalismi che poco hanno di evangelico, di serio e di vero.E’ stato davvero bello “vedere” tutti insieme, tutti uniti, i bambini-gli adulti-gli anziani… tutti dietro a LUI… e nessuno davanti.

Una Pentecoste che rinnova il nostro … sguardo Abili e diversamente abili, ci siamo ritrovati in un sorriso che non tramonta: quello della carità. Davvero una Pentecoste ricca e bella, che ci ha riscaldato il cuore e ci ha riaperto la mente e gli occhi.

Domenica di Pentecoste davvero particolare quella che abbiamo vissuto nella nostra parrocchia del S. Cuore a Martinsicuro. La Caritas insieme all’UNITALSI e a tanti giovani e giovanissimi e altri volontari della parrocchia hanno accolto gli amici diversamente abili dell’Istituto S. Stefano di Porto Potenza Picena. I preparativi ci hanno visto tutti insieme protagonisti ma soprattutto abbiamo vissuto la bellezza della Pentecoste: eravamo tanti e così diversi ma tutti potevamo comprenderci, era come se parlassimo “ la stessa lingua”. Coinvolti come eravamo nel preparare la sala per il pranzo, non ci siamo dimenticati che il dono che ci veniva fatto – come comunità parrocchiale –era quello di sentirci ed essere in una profonda comunione che ci stava “trasfigurando” interiormente. Prima dell’arrivo dei 30 ospiti, al mattino in Chiesa avevamo accolto i tanti studenti delle scuole di Martinsicuro che ci avevano chiesto di pregare per Melissa – la giovane brindisina uccisa in un agguato malvagio – e senza rendercene conto, lo Spirito Santo ci stava preparando per vivere concretamente il nostro metterci a servizio e quindi amare oltre i nostri confini e limiti. Gli studenti di Martinsicuro – dalla scuola d’infanzia fino alle medie inferiori- accompagnati da alcuni loro insegnanti e dai loro genitori sono

venuti in Chiesa per la celebrazione del mattino : forte l’emozione quando ci siamo ricordati che pregare per Melissa, nel giorno della Pentecoste, ci “pro-vocava” ad uscire fuori come cristiani per opporci positivamente ad ogni forma di violenza. E soprattutto a quella violenza perniciosa e sottile che si presenta nella forma della banalità ed indifferenza. Il dolore dell’altro ci interessa, l’altro è mio fratello, sempre! Naturale allora è stato accogliere con tanto affetto ed amicizia gli amici del S. Stefano: nessuno può rimanerci estraneo. Ecco perché la cura nel preparare il salone parrocchiale, il gustosissimo pranzo preparato dai nostri volontari, i giochi e l’intrattenimento gioioso che i nostri ragazzi ci hanno saputo far vivere. Che bella Pentecoste! Tutti uniti nell’incontrare che ci veniva accanto e ci chiedeva – e ci chiede sempre- soltanto di essere accolto e amato. Come imparare a farlo se non nella dimensione del servizio ? A pranzo poi la gradita sorpresa del nuovo Sindaco di Martinsicuro, Paolo CAMAIONI, che si è fermato a salutare gli ospiti e tutti i volontari presenti. Mentre ci stiamo preparando a vivere la stagione estiva, ricca di campi scuola ed altre iniziative, lo Spirito Santo ci ha fatto di una consapevolezza: nessuno è cosi povero da non saper e poter donare un sorriso.


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PAROLA DEL SIGNORE

Le sette parabole di Matteo cap. 13

73. LA RETE GETTATA IN MARE Questa volta leggiamo la settima e ultima parabola di Mt c. 13 contenuta in Mt 13-47-53; ad essa aggiungiamo alcune frasi che si riportano all’intero capitolo 13; poi aggiungiamo una riflessione sul rapporto tra Regno e Chiesa. 1. La rete che raccoglie ogni genere di pesci. Ecco il testo. “Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49\ Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti” (Mt 13,47-50). Come è facile rilevare, da un punto di vista formale siamo alla presenza della breve parabola della rete (13, 47-48) seguita dalla sua spiegazione introdotta in forma di paragone (13,49-50: “Così...”). Per quanto riguarda il contenuto la nostra parabola si apparenta a quella del loglio e a quella della sua rispettiva spiegazione, già viste. Gesù riprende il tema del giudizio di queste e lo sottolinea con forza. Il regno dei cieli. Questa dicitura, che compare per l’ultima volta in Mt c. 13, è l’elemento soprannaturale che si vuole spiegare con l’immagine della rete gettata in mare. È simile a una rete. Dietro rete c’è la parola greca sagéne, che ricorre solo qui nel Nuovo Testamento. Si tratta di una grande rete a strascico; dopo essere gettata nel lago, viene tirata fuori con funi da riva, formando un grande arco. E’ più grande e impegnativa del giacchio (amfíblestron: Mt 4,18). Ben modeste erano le reti (díktyon-díktya: Mt 4,21) che servivano sia per la pesca che per la caccia. I pesci buoni e quelli cattivi. Naturalmente la sagéne prendeva tutto quello che trovava: pesci, molluschi, crostacei. Per “cattivi” il greco ha saprá che vuol dire “marci”, nel senso che erano “impuri” secondo le norme del Levitico 11.8-12. Raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Il centro focale è proprio in questa separazione: come i pesci buoni vengono raccolti nei canestri e quelli cattivi vengono buttati via, così i buoni entreranno nel Regno, mentre i cattivi ne saranno esclusi. Qui, Regno, si colloca nella

sua fase finale, quella del giudizio. Matteo si serve della sagéne, una grande rete, in quanto vuole dire che tutti saranno oggetto di cernita. I successivi versetti 49-50: “Così sarà alla fine del mondo ecc.” sono formalmente un paragone che vuole ricapitolare il tema del giudizio. Infatti tale tema è affiorato più volte: “Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio” (13,30); più ampiamente nella spiegazione di tale parabola (13,42-43); così nel nostro testo (13,49-50). Il tema del giudizio finale avrà un grande sviluppo in Mt 25,31-46 quando il Figlio dell’uomo, nella sua gloria divina e autorità di giudice, esaminerà l’umanità intera sulla pratica – o no – dell’amore verso l’affamato, l’assetato, il carcerato, eccetera. 2. Lo scriba divenuto discepolo del Regno. “’Avete compreso tutte queste cose?’. Gli risposero: ‘Sì’. 52Ed egli disse loro: ‘Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche’.53Terminate queste parabole, Gesù partì di là” (Mt 13,51-53). In questo piccolo brano conclusivo – abbozzo di una parabola? – i discepoli rispondono decisamente “sì” alla domanda del Maestro. Appoggiandosi su questo “sì”, Gesù passa subito alla considerazione generale riguardante lo “scriba” diventato “discepolo”. Ebbene, un individuo del genere è paragonabile al padrone di casa che ha disposizione tutti i beni di famiglia: “cose nuove” quali “i misteri del regno dei cieli” (13,11), “e cose antiche”, quale la rivelazione dell’Antico Testamento portata a compimento da Cristo. L’evangelista Matteo rientra pienamente in questa categoria di “scriba”. 3. Il Regno dei cieli e la Chiesa. Con la venuta di Cristo ha inizio il tempo escatologico: “Il tempo è compiuto” (Mt 4,17) La Chiesa, che nasce dall’opera di Cristo e nella quale egli vi è presente come Emmanuele, o Dio con noi (18,20), è a sua volta un’entità pienamente escatologica. Mt giustamente affianca “la mia Chiesa” e “il Regno dei cieli”. Tuttavia, Chiesa e Regno non si identificano. La Chiesa è in funzione al Regno, vive per il Regno e avrà il suo compimento nel Regno glorioso del paradiso. Per questo preghiamo: Venga il tuo regno. Crocettigiuseppe@yahoo.it

Incontri Pastorali del Vescovo dURantE la SEttimana 17-24 GiUGnO 2012 Domenica 17 giugno Ore 09.30 Montelparo Saluto al Convegno sul Cardinale Gregorio Petrocchini Ore 11.00 Montalto S. Messa, con S. Cresime e Processione in onore di S. Vito Ore 18.30 S. Benedetto Tr. S. Pio X: S. Messa, con S. Cresime Giovedì 21 giugno Spoleto Unione Apostolica del Clero

Venerdì 22 giugno Ore 19.00 Trivio Missio Giovani Domenica 24 giugno Ore 11.00 Montemonaco S. Messa, con S. Cresime Ore 20.00 Grottammare S. Martino: S. Messa di inizio della Sagra Giubilare

UNDICESIMA DOMENICA TEMPO ORDINARIO - ANNO B TU CI DISSETI, SIGNORE, AL CALICE DELLA GIOIA

Dal VANGELO secondo MARCO In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa (Marco 4,26-34) Le parole che oggi la liturgia ci pone davanti, ci mostrano Gesù che come maestro cerca di spiegare ai suoi ascoltatori misteri più grandi di loro. Ci mostrano, la sensibilità e l’attenzione, che Gesù pone verso i suoi “piccoli” ascoltatori”:” annunciava la Parola come potavano intendere”. Grandi sono le rivelazione che Gesù viene a portarci, ma noi non sempre siamo in grado di comprendere i grandi misteri che Egli rivela, molto spesso perché il nostro cuore è chiuso dall’egoismo, dall’orgoglio, dalla supponenza o dal pregiudizio, ma Gesù ci attesta che nonostante noi, il Regno di Dio non ferma la sua espansione, perché troverà sempre dei “piccoli” che sapranno accoglierlo anche senza comprendere pienamente ciò che Egli dice. Infatti Gesù dice che l’uomo per poter entrare nel Regno deve diventare come un bambino, che non ha bisogno di tanti discorsi, di tanta teologia, ma ha dalla sua la semplicità e la fiducia. Ecco queste sono le cose necessarie semplicità e fiducia. Perché l’uomo dorma o vegli, il seme germoglia, ed egli come non lo sa.

L’uomo pensa di sapere tutto, di comprendere tutto, ma molto spesso gli avvenimenti lo costringono ad aprire gli occhi e si trova di fronte una realtà completamente diversa. Lo stesso popolo di dio aspettava un condottiero vittorioso, e a salvarlo è un agnello muto di fronte al macello. La pietra scartata diviene testata d’angolo. Il più grande fra i nati di donna è il più piccolo nel Regno. Il più piccolo dei semi diventa la più grande di tutte le piante. Chi vuole essere primo sia il servo di tutti. Sembrerebbe quasi che Dio voglia sorprenderci ad ogni pie’ sospinto. Ma non è così, siamo noi che vogliamo giocare a fare Dio, ma non siamo altro che misere creature. Siamo noi, che nella nostra grande testa pensiamo, studiamo, riflettiamo su chissà cosa, ma il nostro Dio è un Dio “semplice, al contrario di noi che “siamo complicati”. Che viviamo una vita complicata, mentre Dio ci chiede di badare alle cose semplici senza affanni, senza pre-occupazioni. Marta, Marta tu ti affanni per tante cose, mentre Maria ha scelto la parte migliore. Ecco dunque il messaggio che oggi possiamo ricavare dal brano di Marco: il Vangelo non va esaminato con la testa ma con il cuore, il cuore di un bambino svezzato in braccio a sua madre. L’unica cosa fondamentale è discernere quali cose nella nostra vita sono importanti e quali sono solo infime, perché là dov’è il nostro tesoro, là sarà anche il nostro cuore. Per prima cosa però dobbiamo comprendere che qui siamo solo di passaggio, che dopo di noi non ci sarà più nemmeno il ricordo. Quindi abbiamo il dovere di spendere bene i nostri “talenti” e farli fruttificare. Perché noi possiamo partecipare all’espansione del Regno di Dio, o possiamo opporci, e questo farà la differenza tra una vita spesa bene e una vita sprecata. RiCCaRdO PILLOLE DI SAGGEZZA: Là dove l’uomo è rispettato, amato per sé stesso, il Regno di Dio è già in cammino. (C. doquoc) Un cristiano deve giudicare tutto in funzione del Regno di Dio. (J. Colomb)

Da Centobuchi

Gesù lungo le strade infiorate Ancora una volta il camminare insieme da parte delle due Parrocchie di Centobuchi ha dato i suoi frutti. L’occasione, giovedì 7 giugno, festa del Corpus Domini, che ha visto la partecipazione di centinaia e centinaia di fe-

deli.. Tutti quanti si sono ritrovati presso la Parrocchia del Sacro Cuore, dove è stata celebrata la Santa Messa. Per la prima volta, grazie all’impegno di alcune mamme della Parrocchia, è stata realizzata l’infiorata, un bellissimo quadro raffigurante l’Eucarestia nelle due specie,molto apprezzato dalla gente. Al termine della funzione religiosa che ha visto la partecipazione dei bambini della

Prima Comunione e del gruppo degli scout, una fiumana di persone devozionalmente ha accompagnato il “corpus Domini” fino alla Chiesa Regina Pacis, dove fontane luminose ed un tappeto di petali, allestito dai ragazzi della Parrocchia, hanno accolto l’entrata dei fedeli.


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Da Ripatransone

Da S. Benedetto del Tronto

Museo della Civiltà Contadina ed Artigiana: rinviato il trasloco

Al Concordia il Festival Ferrè

A Ripatransone, alle ore 20.30 di venerdì 8 Giugno 2012, presenti 40 dei 64 soci del Museo della Civiltà Contadina ed Artigiana del medio Piceno, negli ampi locali destinati alla nuova sede, si è tenuta l’assemblea ordinaria degli iscritti, presieduta dal presidente Nazzareno Vespasiani, che in apertura di seduta ha salutato e ringraziato per la partecipazione i nuovi amministratori comunali (eletti nei giorni 6-7 Maggio): il sindaco Prof. Remo Bruni, l’assessore esterno Roberto Pasquali, i consiglieri Paolo D’Erasmo (già sindaco) e Giuseppe De Renzis. Illustrato dal presidente del collegio sindacale Rag. Giuseppe De Renzis, l’assemblea all’unanimità ha approvato il bilancio consuntivo dell’esercizio 2011, che si è chiuso in attivo. Pure all’unanimità, dopo la relazione di Roberto Pasquali e gli interventi di Francesco Massi, Emanuela Consorti e Pasquale Zazzetta, i soci hanno approvato di lasciare la raccolta museale nell’attuale sede (cripta della chiesa di San Filippo, con il rischio di pagare il già richiesto canone annuale di affitto, essendo stata riconosciuta di recen-te

un bene demaniale), fino a quando nella nuova sede non saranno eliminati gli inconvenienti strutturali emersi dopo l’inaugurazione del 14 Aprile 2012. Il sindaco Prof. Bruni si è complimentato per l’attività del Museo svolta nell’arco dell’intero anno, ed ha assicurato l’impegno dell’amministrazione comunale per eliminare gli inconvenienti sorti nella nuova sede. Per quanto riguarda l’organizzazione della “vetella” 2012 (rievocazione storica di un momento della mietitura del grano con la falce), è stata scelta la data di domenica 8 Luglio; per la festa del grano e della trebbiatura, i giorni sabato 4, domenica 5 e lunedì 6 Agosto: per i momenti di svago e di allegria di tale festa, quest’anno saranno privilegiati canti e giochi popolari: rottura delle pigne, tiro alla fune, corsa con i sacchi, palo della cuccagna, ecc. Alla conclusione dell’assemblea è stata servita la cena, preparata dalle brave socie: Giuseppina Ceccarelli, Anna Matricardi, Maria Traini, Emanuela Consorti, coordinate da Adamo Croci.

Conclusi gli eventi programmati per la riapertura del teatro “Mercantini” A Ripatransone, si sono concluse con successo le iniziative programmate dall’amministrazione comunale per la riapertura del teatro storico “Mercantini”, rimasto chiuso dall’8 Giugno 2009, per l’esecuzione di improcrastinabili lavori di totale “messa a norma” dell’edificio. Iniziate sabato 14 Aprile 2012, con il concerto della Corale “Madonna di San Giovanni” (direttore Nazzareno Fanesi) e del Corpo Bandistico “Città di Ripatransone” (direttore Roberto Vespasiani) le manifestazioni si sono concluse con lo spettacolo “Il Volo d’Amore” (liberamente tratto dal romanzo di R. Bach “Il Gabbiano Jonathan Linvigston”), presentato dall’Anffas di Grottammare, con la regia di Maria Sforza e Antonella Crivellaro. Al termine dell’applaudita esibizione dei quindici interpreti, ha preso la parola la presidentessa dell’Anffas signora Maria Lauri, che dopo aver ringraziato l’amministrazione comunale di Ripatransone per l’invito e l’ospitalità nel bel teatro “Mercantini” (dove è iniziata la tounée di tale spettacolo), fra l’altro, ha affermato che se le diversità fossero maggiormente integrate, la società sarebbe migliore. Quindi il neo-assessore comunale ripano alle politiche sociali dottoressa Barbara Marinelli (al suo debutto ufficiale) si è complimentata con gli artefici della manifestazione ed ha affermato che quando gli intenti degli educatori si incontrano con l’entusiasmo dei giovani, i risultati sono sempre ottimi. A conclusione c’è stato lo scambio dei doni: l’assessore Marinelli ha fatto omaggio della riproduzione anastatica dell’originale de “la Spigolatrice di Sapri” di Luigi Mercantini (a cura della Banca di Ripatransone – Credito Cooperativo) e del libro sull’archivio storico comunale; la presidentessa Lauri ha donato una serigrafia ed un libro dell’artista Francesco Colella di Grottammare.

Sembra ieri allorché il prof. Giuseppe Gennari, detto Pino, propose alla città delle Palme il Festival Ferrè, quale doveroso omaggio al bravo chansonnier transalpino che all’indomani della sua scomparsa nella campagna toscana tra la costernazione di quanti lo avevano amato, per le sue canzoni e per quel suo modo di proporsi come cittadino del mondo. Il professor Gennari, nel corso di questi 17 anni, ha portato in città fior di cantanti e artisti per rendere omaggio all’uomo e al poeta. E anche in questa edizione promette la presenza di tanti personaggi del mondo dello spettacolo per rendere, ancora una volta, un doveroso, ulteriore omaggio al grande Lèo. La location delle due serate è il Teatro Concordia. Il 16 Giugno si esibiranno due artisti italiani di grande rilievo sulla scena della canzone d’autore più autentica, quella non disposta a vendersi pur di vendere. Aprirà la serata, alle ore 21.15, Peppe Voltarelli, cantante calabrese vincitore della Targa Tenco 2010. L’artista offrirà al pubblico il suo coinvolgente repertorio di folk rock, dalle calde e colorite sonorità mediterranee, arricchito con un triplice omaggio a Ferrè e impreziosito dall’interpretazione di un successo di Fabrizio De Andrè. A seguire Giulio Casale, magnetica vedette del Teatro Canzone Italiano, reduce dal successo nello storico teatro Litta di Milano, accompagnato al piano dal maestro Matteo Curallo. Oltre a proporci il suo repertorio poetico, interpreterà anche alcune canzoni di Ferrè e di Fabrizio De Andrè, alla cui memoria verrà assegnato la Targa Ferrè 2012, che sarà consegnata nelle mani di Dori Gezzy, ospite d’onore della serata. Domenica 17 due grandi Gruppi musicali, tanto diversi tra loro, ma accomunati dal canto in lingua francese. Alle 21.15 il Sestetto degli Zingari Felici, una giovane formazione folk, premiata al recente Festival dell’Adriatico. Alle 21.45 il Sestetto di musicisti francesi, diretto da Yves Rousseau onorerà, con una interpretazione orchestrale e vocale di acuta originalità, l’opera narrativa di Lèo Ferrè della raccolta Poète, vos papiers !, edita nel 1956. Nella mattinata della domenica, presso la Sala della Poesia di Casa Piacentini, si terrà una Tavola rotonda sul tema: La dimensione poetica della canzone. Hanno assicurato la loro presenza il poeta Eugenio De Signoribus, Enrica Loggi, Yves Rousseau, Giulio Casale, Francesco Tranquilli, Andrea Satta. Le serate sono a ingresso gratuito su prenotazione fino E.tì. a esaurimento di posti.

Monteprandone, Cultura Cooperativa:

Premiati i ragazzi della 3°A della Scuola Media C. Allegretti Gli alunni hanno devoluto la somma ricavata dall’attività imprenditoriale a Casa Manuela di Paride Travaglini

Da S. Benedetto del Tronto

Un successo il saggio finale dei piccoli allievi del “Vivaldi” I corsi di propedeutica musicale dell’Istituto musicale “Vivaldi” hanno avuto il loro momento più felice con il saggio finale che si è svolto domenica scorsa alle 18 al teatro Concordia. Come sempre, è stato un grande momento per offrire ai bambini e ai ragazzi un’occasione per far vedere a genitori, amici, parenti quanto bel lavoro sia stato realizzato durante l’anno sotto la guida appassionata e competente dei docenti, che hanno curato testi ed elaborazioni musicali, gli arrangiamenti e gli accompagnamenti al pianoforte. Come da tradizione, il saggio è imperniato su una storia, “Amico Bosco”, raccontata per “quadri” caratterizzati dal canto, dalla recitazione, dall’uso degli strumentini ritmici e dal disegno. Con la complicità di Fata Flora e della Folletta Betta, magiche custodi dl boschi, gli alunni sono andati alla scoperta di un luogo magnifico e di tutte le creature che lo abitano. È evidente il valore ambientale della storia, un ulteriore elemento educativo che arricchisce di contenuti sociali la rappresentazione. Ben 48 gli alunni che quest’anno hanno seguito i corsi del Vivaldi e che hanno partecipato al saggio, e ciò fa della Propedeutica dell’istituto musicale sambenedettese una realtà di eccellenza del territorio. “Il corso di Propedeutica è in sé un’esperienza educativa – scrive infatti nella presentazione del saggio il presidente del “Vivaldi” Giampiero Paoletti – vissuta dal bambino in modo sereno e piacevole, che migliora le relazioni dinamiche e affettive, stimola la creatività e sviluppa i processi cognitivi e di apprendimento da utilizzare non solo in campo musicale, ma anche in tutti gli altri ambiti intellettivi”. E.tì.

Gli alunni della classe 3^ sez. A della Scuola Secondaria di I grado “C. Allegretti” di Centobuchi di Monteprandone, hanno aderito anche quest’anno al Progetto di orientamento formativo “Crescere nella Cooperazione” (VI edizione) promosso dalla Federazione Regionale e sostenuto dalla Banca Picena Truentina, in collaborazione con le BCC della regione Marche, dall’università di Urbino, dall’Ufficio Scolastico Regionale e da Confcooperative Marche e fortemente appoggiata dalla Dirigente Scolastica Prof.ssa Silvana Giordano. Il progetto ha previsto la costituzione di una ACS (Associazione Cooperativa Scolastica) denominata “Piccoli Angeli crescono” con l’intento di far conoscere il modello cooperativo, la sua costituzione, organizzazione, gestione, i suoi valori fondanti e favorire la

dimensione della solidarietà e dell’imprenditorialità nel mondo scolastico. La sperimentazione dell’impresa cooperativa ha consentito agli alunni della classe 3^ sez. A di vivere concretamente i valori dell’aiuto reciproco, della responsabilità personale, della democrazia, dell’uguaglianza, dell’equità e della solidarietà. Gli alunni hanno devoluto la somma ricavata dall’attività imprenditoriale a Casa Famiglia Manuela. I ragazzi hanno partecipato alla manifestazione/celebrazione finale presso il teatro delle Muse – Ancona dove sono stati premiati con una somma di € 500.00 per aver pienamente realizzato i valori fondamentali della cultura cooperativa. Inoltre hanno ricevuto una coppa e due attestati di merito per essere stati esempio di responsabilità civile e sociale.


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Da S. Benedetto del Tronto

Da Grottammare

LA TECNOLOGIA AL SERVIZIO DELLA SOLIDARIETA’ Il 2° Circolo Didattico con un grande evento aiuta il Senegal Gli alunni della classe 4^ C della Scuola Primaria Alfortville - aderendo all’iniziativa di solidarietà promossa dal Comune di San Benedetto del Tronto con l’Associazione “Terre des Egales” - hanno realizzato una lezione multimediale interattiva servendosi della Lim, ovvero della Lavagna Interattiva Multimediale, coadiuvati dalle insegnanti Michela Morganti e Alessandra Giambartolomei. La lezione “Pace è … un cuore di mille colori” ha permesso di far conoscere una Terra - quella del Senegal - e un popolo con usi, costumi e tradizioni molto diversi dai nostri, ma dotato di grande sensibilità e rispetto per gli altri. Il lavoro è stato presentato con successo ai Genitori, alla Dirigente

Scolastica, Dott.ssa Isidori Anna Maria, al Dott. Mozzoni Domenico, al Sig. Piergiacomo Spinozzi in rappresentanza della Polizia Municipale e al Presidente dell’Associazione Terre des Egalés Dott. Vincenzo Maria Oreggia. Questa manifestazione si inserisce in una progettazione di più ampio respiro che ha visto coinvolte anche le classi 4^ A e 4^ B del Plesso Damiano Chiesa le quali hanno realizzato una presentazione interattiva che è stata presentata ai genitori delle rispettive sezioni, al fine di promuovere la conoscenza di questo popolo così lontano da noi. Gli alunni del Circolo hanno ricevuto i complimenti per la capacità di coniugare un tema così importante, come quello della Pace, con le potenzialità offerte dalle Nuove Tecnologie Didattiche.

Guardia Costiera

PATTINAGGIO ARTISTICO:

Kevin Bovara vince al Trofeo Internazionale “G. Filippini” di Misano Adriatico

In concomitanza della prossima stagione estiva, per fornire un servizio sempre più completo ai tanti appassionati del mare, RTL 102.5 Radio Guardia Costiera, prima e unica radio istituzionale, ha rinnovato sostanzialmente la programmazione. In particolare è stata completamente rivista la fascia informativa che ha previsto dal 4 giugno 7 appuntamenti giornalieri dei quali uno - il Notiziario della Guardia Costiera - interamente dedicato alle attività operative del Corpo.

L’atleta della Diavoli Verde Rosa di S. Benedetto del Tronto, Kevin Bovara, è salito sul gradino più alto del podio al Trofeo Internazionale “G. Filippini” in svolgimento a Misano Adriatico nella categoria Giovanissimi anno 2004 con 38.30 punti davanti allo sloveno Ziga Cesnovar con 32.50 punti e all’altro italiano Thomas Calegati con punti 31.40. Ottime prestazioni anche per Vincenzo Mattioli (Diavoli Verde Rosa) che si è piazzato al 4° posto a soli 0.70 punti dal terzo nella gara vinta da Claudio Klameth del Pattinaggio Artistico Arena nella categoria Giovanissimi (anno 2003). L’unico rammarico, afferma il tecnico Ivan Bovara, è per la prestazione di Alba Marconi che, al suo debutto in campo internazionale, non è riuscita a esprimersi al massimo delle sue potenzialità nella categoria giovanissimi femminile (anno 2004) nonostante il repertorio di difficoltà tecniche di tutto rispetto; per lei ci sarà un’altra opportunità di dimostrare le sue capacità ai Campionati Italiani Uisp che si svolgeranno dal 12 al 19 giugno a Calderara di Reno (BO) dove sarà impegnata nel singolo e in coppia con Kevin Bovara. Sabato 9 giugno 2012 è stata la volta di Alex De Piazzi che ha ottime probabilità di salire sul podio in questa stimolante competizione internazionale e in contemporanea altri atleti della Diavoli Verde Rosa sono stati impegnati nell’ultima fase dei Campionati Regionali Uisp che si è svolta a Camerano il 9 giugno 2012.

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ANNO XXIX N° 22 - 17 Giugno 2012