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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO ANNO XXIX N° 17 - 13 Maggio 2012 € 1.00 Abbonamento annuo ordinario € 30,00 - sostenitore € 50,00 - Taxe parcue - Tassa riscossa Ufficio di AP - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - DL 353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n.46) art.1 comma 1 commerciale business Ascoli Piceno

Montelparo in festa accoglie il cardinale Angelo Comastri Sabato 5 maggio 2012: per Montelparo è il giorno della visita del cardinale Angelo Comastri, Vicario generale di Sua Santità per lo Stato della Città del Vaticano. L’occasione è l’anno petrocchiniano, l’anno che la parrocchia e l’amministrazione comunale hanno deciso di dedicare a Gregorio Petrocchini, il “Cardinal Montelpare” morto quattro secoli fa. Il paese freme da giorni; il centro è in preda ad un’attività cantieristica che non si vedeva da anni: potatura di alberi, pulizia delle strade, manto stradale rifatto, rotatoria all’ingresso del paese nuova di zecca. L’organizzazione è impeccabile: sul posto Protezione Civile, Croce verde, carabinieri, poliziotti. Corso accessibile solo allo staff organizzatore e ai residenti. All’ombra del palco allestito per la celebrazione eucaristica in piazza Cavour siedono le autorità locali. All’appello non manca nessuno: sindaci, consiglieri comunali; in prima fila ci sono il presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca, il presidente della Provincia Fabrizio Cesetti e il Prefetto di

A Fabriano la Festa del centenario del settimanale Diocesano “l’Azione”

Convegno Nazionale dei periodici cattolici

Dal nostro inviato Simone Incicco

È una gioia ritrovare i tanti amici della Fisc (federazione italiana settimanali cattolici a cui aderiscono 185 periodici) per il centenario dell’Azione di Fabriano che si è tenuto dal 3 al 5 Maggio proprio nella capitale della carta. Durante queste tre giornate il tema affrontato è stato: “La vera emergenza educativa: la famiglia nel lavoro, nella scuola e nello sport”.

Ad aprire il convegno è stato il direttore dell’Azione, Carlo Camoranesi. Nella prima giornata il tema “snocciolato” è stato quello della famiglia, con il Vescovo di Parma Enrico Solmi, che ha ricordato: “la famiglia non è il luogo dei delitti come dipinto da molti mezzi di comunicazione, né il luogo da spremere con i contributi. Segue a pag. 2

Fermo Emilia Zarrilli. La funzione inizia intorno alle 17.00, dopo il saluto di un emozionato sindaco e il benvenuto del Vescovo Gervasio Gestori. Comastri celebra Petrocchini: dovunque è passato ha promosso la cultura perché «egli sapeva che nel cuore dell’uomo c’è un’innata sete di verità, c’è un profondo bisogno di luce, c’è una fame di certezze che diano senso alla vita». Oggi invece prosegue, «viviamo in una società che ha mortificato le grandi certezze e i grandi ideali»; abbiamo perciò bisogno «di ritrovare la giusta scala dei valori per mettere al primo posto ciò che merita di essere messo al primo posto». Petrocchini era un uomo profondamente legato al suo paese natio: «con ogni probabilità -afferma Comastri- la sua famiglia doveva essere molto simile alle famiglie che ancora oggi si trovano nelle campagne marchigiane: famiglie di sentimenti retti, famiglie dedite generosamente al lavoro, famiglie illuminate e riscaldate dalla fede in Gesù e dall’amore per la sua Chiesa». «Il più grande atto di intelligenza di un uomo -conclude infine- è un atto di umiltà con cui esso si riconosce piccolo e si butta tra le braccia dell’unico grande, che è Dio»: Petrocchini scelse l’umiltà e «alla sorgente dell’umiltà attingeva la mitezza e la dolcezza del suo carattere». Il commiato non può perciò che essere un augurio: impegniamoci a seguirne l’esempio. Sono circa le 18.30 quando la funzione termina. Il pensiero corre al maxischermo posto all’ingresso di Corso Marconi in previsione di una piazza Cavour strabordante di persone. È bastata solo la piazza. Irene natali

Associato all’USPI

Finestra sulla Parola

«mentre Pietro stava per entrare, cornelio gli andò incontro e si gettò ai suoi piedi per rendergli omaggio. ma Pietro lo rialzò…» (At 10,25). Lavorando di fantasia, mi piace immaginare che se l’evangelista Luca fosse stato, oltre che l’autore degli Atti degli Apostoli, lo sceneggiatore dell’omonimo film, a questo punto della pellicola avrebbe inserito un flash-back, riportando Pietro indietro nel tempo, a quella sera in cui un altro uomo si chinò ai suoi piedi per lavarglieli ed egli, istintivamente, si ritrasse. Forse quella sera Pietro aveva creduto che quel gesto fosse un qualcosa che riguardava solo lui e il Maestro, e il bene che c’era tra di loro, e pensò che era un gesto eccessivo, fuori luogo, ma poi Gesù lavò i piedi a tutti e, per spiegare quanto aveva fatto loro, cominciò a parlare di un “comandamento nuovo”. «come io ho amato voi», dice Gesù, «così voi amate me»: è la logica conclusione che il buon Pietro, forse, si aspettava … E invece no: «amatevi gli uni gli altri», continua Gesù, insegnando ai discepoli un amore che non accaparra l’altro, che non chiede il contraccambio, un amore che non vuole trattenere né essere trattenuto (rammentiamo il «non mi trattenere» del mattino di Pasqua), un amore che è gratuità, dinamismo che spinge verso gli altri, che esce dal chiuso della comunità e si dilata, diventa missionario: «io vi ho costituito perché andiate e portiate frutto». «nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i suoi amici»: quella sera stessa Gesù

si affrettò a mettere in pratica tali parole e Pietro passò attraverso l’esperienza del tradimento e del perdono, della morte e della resurrezione, dell’incredulità e della fede, della delusione e della speranza. Forse cronologicamente non è passato poi tanto

tempo, da quella sera in cui gli occhi di Pietro videro il volto del Maestro riflesso nell’acqua di un catino, a questo pomeriggio di Cesarea, in casa di un centurione romano, un pagano, ma ora il discepolo non ha esitazioni: «alzati, anche io sono un uomo!», dice Pietro a Cornelio, nella consapevolezza che Dio «non fa preferenza di persone», ma si è servito e si serve della sua povertà per portare a tutti gli uomini la buona notizia che Dio ci ha amati per primo ed il suo Amore non può essere trattenuto, ma passando da fratello a fratello rimane in ciascuno di noi, suoi amici, perché «la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Le sorelle Clarisse della Santa Speranza

LA FESTA DELLA MAMMA RISu cognoSceRe matRem

Venerdì 18 Maggio 2012 alle ore 21.15 presso l’auditorium del comune di San Benedetto del Tronto siamo tutti invitati ad ascoltare la testimonianza del Vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero. Introdurrà l’incontro Sua Eccellenza Mons. Gervasio Gestori.

(Un “fiore” colto dal Blog di Alessandro D’Avenia che doniamo a tutte le MADRI) Ho appena festeggiato i miei 35 anni e mi sono ritrovato pieno di gratitudine. Il sorriso che spesso mi ritrovo sul volto lo devo al sorriso che mi ha generato e allevato. Ogni compleanno credo sia fare memoria di come siamo stati cresciuti da bambini. In coincidenza con questi pensieri, qualche giorno fa ho letto un interessante intervento su temi educativi, nel quale si citava un verso di Virgilio, tratto dalla IV Egloga: Incipe, parve puer, risu cognoscere matrem. comincia, bimbo, a riconoscere la madre dal sorriso. L’autore dell’intervento suggeriva questo verso come sintesi di tutto il processo educativo: il volto di una madre sorridente rende riconoscibile al bambino non solo la madre stessa, ma la propria vita. Il bambino ri-conosce se stesso (cioè conosce attraverso una mediazione) nel volto felice di lei e sente la sua vita accolta e il mondo accogliente. Solo chi si riconosce nella fiducia originaria di qualcuno potrà poi essere riconoscente (capace di riconoscere a sua volta e di ringraziare). (Questo pensiero) lo dedico a mia madre e a tutte le madri che, con alterne vicende, cercano di donare ogni giorno quel sorriso ai loro figli. Anche quando quel sorriso è il frutto di lacrime, veglie, silenzi.

Montelparo in festa per l’anno petrocchiniano. Inserto alle pagg. 5/6


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A Fabriano la Festa del centenario del settimanale Diocesano “l’Azione” Convegno Nazionale dei periodici cattolici

La famiglia è un patto di un uomo e una donna che si basa su una scelta che viene presa davanti alla società e di fronte alle rispettive famiglie ed ha la sua più alta espressione nella procreazione dei figli”. Il giorno seguente il convegno invece si è aperto con le parole del Vescovo di Macerata Claudio Giuliodori: “C’è bisogno che la famiglia torni ad essere comunità educante, nella famiglia tutti i componenti sono evangelizzati e tutti sono educati reciprocamente. Tutte le forze devono convergere sulla famiglia per sostenerla e aiutarla così che possa essere all’altezza delle sfide del nostro tempo. Ci sono tre degenerazioni da contrastare: il crollo demografico, spirituale, culturale/sociale”. A prendere poi la parola è stato Davide Rondoni, giornalista e scrittore: “Nella nostra società

è in crisi la famiglia borghese, quella del mulino bianco. È in crisi il pensiero illuministico che è crollato. Non è in crisi la famiglia cattolica, ma la famiglia cattolica che diventa borghese, con un padre, una madre, un figlio ed il cane, dove ognuno vive la propria individualità. È troppo facile parlare di emergenza educativa e poi non fare niente perché si risolva il problema. Bisogna cambiare e ci vuole coraggio. Le famiglie possono reggersi solo se inserite nella “tribù” della comunità parrocchiale, da cui possono prendere forza, ritemprarsi e sostenersi a vicenda. Bisogna educare con gioia e passione, trasmettendo l’amore per la vita. Un esempio anche per la scuola: ci voleva Benigni per far amare Dante ai giovani? Se un insegnante non riesce a trasmettere la passione per la letteratura, che si licenzi. Questo vale anche per i catechisti, devono far vivere con gioia la propria fede. Se i ragazzi escono dal catechismo e non portano con loro niente dentro, c’è qualcosa che non va in chi deve testimoniare la propria fede”.

Dal nostro inviato Simone Incicco

Sergio Belardinelli, docente di sociologia, invece ha sottolineato che ci sono 2.000.000 di giovani che non studiano, non lavorano e ne lo cercano. Bisogna essere vicino a questi ragazzi, per far si che non perdano le speranze. Dopo Belardinelli ha chiuso i lavori, Paolo Bustaffa, direttore del Sir: “C’è bisogno di un’informazione pensata e che faccia pensare. In questo momento di emergenza, la famiglia è uno dei pochi valori che ‘sta sopra’, sa essere punto di riferimento, una luce che dà speranza e apre al futuro”. La seconda giornata di incontri e di festa si è conclusa con il concerto di Giovanni Allevi che in dialogo con il direttore dell’Azione Carlo Camoranesi ha spiegato il perché, secondo lui, sia stato osteggiato dalla critica. L’ultima giornata di lavori si è svolta presso il suggestivo scorcio di Matelica. Qui si è approfondito il tema della sport come palestra di vita. Una testimonianza forte è stata data da Luca Pancalli Vice presidente Coni e Presidente del comitato italiano paraolimpico: “i disabili attraverso lo sport hanno dimostrato che non sono cittadini di serie B e che hanno una loro dignità. Non sono solo persone da assistere, ma sono cittadini che possono vincere anche un oro olimpico.” Marco Tarquinio, il direttore dell’Avvenire, ha invece sottolineato l’importanza del fare Assist: “Nella vita come nello sport, non è importante chi segna, ma chi ha lavorato affinché si potesse segnare il goal”. In conclusione Ivan Maffesi, vice direttore dell’ufficio comunicazione della Cei: “Attraverso la famiglia bisogna riscoprire il fatto che non possiamo correre da soli, ma bensì che siamo un tassello che deve essere coerente e che si sviluppa secondo un progetto condiviso. Questi giorni nella Diocesi di Fabriano, sportivamente parlando, sono stati un intervallo tonificante, perché la partita nella società è ancora tutta da giocare”. Infine un grazie a tutti gli amici del settimanale Diocesano dell’Azione per aver realizzato con passione e gioia e per averci dato la possibilità di approfondire delle tematiche così importanti. In questi giorni abbiamo riscoperto il filo che unisce i vari settimanali cattolici, perché anche se non ci si conosceva, sia fra noi, sia tra i diversi Vescovi e sacerdoti che erano presenti, si è instaurata subito una sintonia nei rapporti che è data dalla consapevolezza di essere fratelli in Cristo. Grazie.

“OLTRE LA TEORIA? EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO.” Il 24 Aprile scorso, presso il Teatro S.Filippo Neri, si è tenuto il 2° incontro organizzato da Don Dino Pirri in qualità di responsabile dell’Ufficio Catechistico Diocesano rivolto a educatori, catechisti e operatori pastorali. L’ospite della serata è stato il prof. Giuseppe Savagnone, direttore del Centro per la Cultura diocesano di Palermo. L’argomento trattato è stato interessante. Si è cercato di capire come educare al Vangelo i nostri ragazzi e giovani senza fermarsi alla teoria, ma scendendo nella pratica. Tanto che il professore ha fatto riferimento ad eventi e situazioni da lui vissute durante la sua esperienza di insegnante nel Liceo Classico della sua città. Savagnone ha spiegando che l’educatore deve acquisire gli stili di tre figure importanti del Vangelo: il contadino o anche seminatore, il pescatore e il pastore. L’educatore dovrebbe saper fondere le qualità di questi tre personaggi: la pazienza del contadino nell’aspettare che il seme germogli e porti frutto, la capacità del pescatore di seguire i “pesci” là dove possono essere e quindi il coraggio di rischiare su un luogo instabile come il mare, e l’amore e l’attenzione con cui il pastore custodisce le sue pecore, la premura con cui si mette alla ricerca della pecora smarrita lasciando le altre 99. L’oratore ha insistito molto sulla figura del pastore che non nasconde l’emozione, la passione, l’interessamento totale all’altro e soprattutto che conosce bene le sue pecore. Ha spiegato ad educatori e sacerdoti che non si può essere sempre “contadini”, cioè stabili sul proprio terreno, quando fuori, invece, ci sono “pesci” da seguire. Del contadino è buona la pazienza, ma non la dimora fissa. Del pescatore dobbiamo imparare il coraggio di uscire in mare con tutte le difficoltà che possiamo incontrare per cercare i pesci. Ma se non abbiamo la passionalità del pastore, la sua “vicinanza emotiva” verso le sue pecore, non riusciremo mai ad accostare e aprire un dialogo con i nostri giovani. Nella seconda parte dell’incontro, Savagnone ha riassunto il messaggio del suo ultimo libro “EDUCARE OGGI ALLE VIRTU’”, spiegando che si può tornare a parlare di virtù ai nostri ragazzi utilizzandole come sistema educativo. Purtroppo, in passato, c’è stata un’etica del dovere enunciata da Kant che ha avuto come risposta un’ attuale fuga verso il permissivismo totale e il desiderio di trasgressione da parte dei giovani. Kant riteneva che bisognava fare solo ciò che è giusto. Per lui valeva la logica del dovere reprimendo ogni piacere, passione o emozione. Le virtù, invece, erano basate sull’idea che la ragione e la sfera emotiva, sentimentale, potessero avere una virtuosa circolarità, mentre il dovere imponeva di prescindere dalle proprie emozioni. Prendiamo l’esempio dell’ira. La virtù consiste nello stabilire la via di mezzo, perché adirarsi troppo è un vizio ed un errore, non adirarsi affatto non è nemmeno un bene. Infatti, nella vita ci sono motivi per cui arrabbiarsi (Gesù nel tempio si arrabbia con i mercanti), ma bisogna imparare a trovare il modo ragionevole di adirarsi. Questo è stato uno dei tanti esempi che il nostro ospite ci ha citato per capire la dinamica dell’educazione alle virtù. Le virtù recuperano il cuore, non portano alla rinuncia della felicità e della leggerezza. Certo, bisogna educarsi ad una disciplina che non soffoca la libertà dello spirito, ma la rafforza accompagnandola con la ragionevolezza. Purtroppo, negli ultimi decenni, siamo passati dalla morale del dovere, paragonabile ad una marcia militare, ad un’etica del “tutto lecito” paragonabile ad un saltellare senza meta. Le virtù, che fanno anche parte della morale cristiana, crescono nella cultura della comunità attraverso dei modelli. Si imparano con la pratica e grazie a degli esempi di persone più mature. Purtroppo c’è il VUOTO DEGLI EDUCATORI che frena questo passaggio. In fondo, da sempre i giovani sono stati problematici…siamo noi adulti che abbiamo subito la morale del dovere e abbiamo reagito imparando a dire sempre SI ai ragazzi passando al caos. Bisogna puntare sull’educazione all’affettività, alla sfera emotiva, dove le emozioni possono diventare sentimenti e affetti. Non basta solo dire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ma bisogna accompagnare i ragazzi a riscoprire la gioia nel fare il giusto, nel rispetto di se stessi e degli altri. Bisogna insegnare che le emozioni fanno parte della vita dell’uomo, ma possiamo educarci a saperle gestire. Il professore ci ha dato molti spunti su come possiamo predisporci con i nostri giovani, sul come affrontare i loro dubbi e problemi, e su come sia necessaria la collaborazione con i genitori. Certo che per essere educatori non possiamo restare fermi come il “contadino”, ma con la sua pazienza dobbiamo, però, diventare “pescatori” e andare alla ricerca di chi ha bisogno di riscoprire la propria felicità, e come il “pastore” essere per loro modello di amore e attenzione per l’altro. Aspettiamo il terzo ed ultimo incontro che si terrà il 21 Maggio con Mons. Valentino Bulgarelli sul tema “Educare alla vita del Vangelo. In quale Chiesa?” desiderosi ancora di apprendere informazioni utili per il nostro compito di educatori. cRIStIana

GIOVANI E CONCILIO È appena l’aurora Fuci: il compito di essere speranza e futuro per la Chiesa e per il mondo Il 61° Congresso nazionale della Fuci, aperto a Urbino mercoledì 25 aprile, si è concluso, a Roma con la partecipazione degli oltre 200 congressisti alla beatificazione di Giuseppe Toniolo. La scelta, affermano i presidenti nazionali, Francesca Simeoni e Alberto Ratti, è legata al fatto che la Fuci sente “la figura di Giuseppe Toniolo, professore universitario e uomo di fede, molto vicino allo spirito della nostra Federazione. Inoltre la nostra partecipazione si spiega per ragioni storiche,

dato che fu proprio la Fuci, nella persona dell’allora presidente Igino Righetti, a richiedere l’avvio della causa di beatificazione”. A Francesca Simeoni Gigliola Alfaro per il Sir ha chiesto di fare un bilancio del Congresso che ha avuto per tema “‘È appena l’aurora’ Chiesa, Concilio, Contemporaneità: 50 anni fa, 50 anni dopo”. Quali spunti sono venuti dal Congresso nazionale? “I relatori ci hanno dato stimoli importanti e hanno cercato di mediare quelli che sono stati i frutti e il messaggio del Concilio Vaticano II in modo specifico per una federazione di giovani studenti. Ad esempio, parlando dell’aspetto teologico del Concilio, è emerso che l’immagine di Chiesa offerta non è quella del Cristo Pantocrator ma del Cristo che si sacrifica, quindi di

un amore che si dona. Questo per noi si traduce in un’indicazione di mettere al centro della nostra fede la dinamica del dono. Un altro spunto è stato l’invito a coltivare un’interiorità, come sede dei valori vitali ed aperta alla relazione con gli altri. Importante anche lo stimolo a maturare nella consapevolezza del nostro ruolo di laici come collaboratori e corresponsabili all’interno del Popolo di Dio. Ci ha molto colpito anche il messaggio di non temere, di credere che il Concilio porterà i suoi frutti con il tempo. La Chiesa del Concilio si è posta in un atteggiamento di apertura e di ascolto anche dei fratelli non credenti e delle altre Chiese e quindi dobbiamo coltivare anche noi questo atteggiamento di dialogo”.


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INSIEME PER L’EUROPA e RUN 4 UNITY 2012 Diverse generazioni unite per testimoniare il loro impegno per la pace e l’unità. In questo periodo si parla spesso d’Europa, ma con toni preoccupati, di timore, di sfiducia. C’è però un’altra Europa, quella della gente comune, di adulti e giovani che portano, pur tra le difficoltà, una ventata di speranza, di fiducia nelle infinite possibilità di lavorare insieme per il vero bene comune. Sono coloro che aderiscono a Movimenti e comunità cristiani che vogliono portare il proprio contributo concreto alla riconciliazione, alla pace alla vera fratellanza nel continente europeo. Ecco allora l’evento, giunto ormai alla terza edizione, che si svolgerà il 12 Maggio p.v. a Bruxelles ed in contemporanea in altre città d’Europa, unitamente alla staffetta mondiale organizzata dai Ragazzi per l’Unità in centinaia di città, nei diversi fusi orari. Sono cattolici, evangelici, ortodossi, anglicani, riformati, pentecostali di Chiese libere ed altri che, pur mantenendo la propria autonomia, lavorano in comunione nei diversi campi della famiglia, del lavoro, dell’economia, dell’educazione, sanità, mass-media, arte, ambiente, sport, politica. Nel messaggio di “Insieme per l’Europa” del 2004 a Stoccarda ci si è lasciati dicendo che “L’Europa è giunta ad un momento decisivo per la sua esistenza e per il suo progetto futuro: non può infatti limitarsi ad essere un mercato o un’unione per la sicurezza dei suoi cittadini. Si avverte che un nuovo soffio dell’amore di Dio su tutti i suoi popoli spinge l’Europa ad essere molto di più. A conferma di tutto ciò le recenti parole di Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant’Egidio : ”O l’Europa è unita o sparirà dalla storia mondiale” e continua “Abbiamo avuto i padri europei. Oggi noi dobbiamo essere i fratelli europei e attraverso i nostri movimenti irradiare questo messaggio.” Per la città di Ancona appuntamento a tutti in piazza Cavour dalle ore 15, per la marcia che si snoderà lungo le vie della città fino al Centro Giovanile Salesiano in via Don Bosco. Gli adulti, nella sala annessa allo stesso Centro, si collegheranno con Bruxelles, sede della manifestazione centrale di “Insieme per l’Europa”. Alla stessa ora ad Ascoli Piceno il ritrovo sarà in Piazza del Popolo con lo stesso programma fino al ritorno nella medesima piazza,dove continuerà il pomeriggio per i più giovani,mentre gli adulti si ritroveranno nella sala del Palazzo dei Capitani. In entrambe le città ci saranno brevi testimonianze, momenti di preghiera ecumenica e, naturalmente, festa insieme.

CoNFereNza epiSCopaLe MarChigiaNa COMUNICATO STAMPA I Vescovi delle Diocesi Marchigiane, riunitisi a Loreto, mercoledì 18 aprile, hanno aperto i lavori formulando e trasmettendo con un telegramma i più affettuosi e sentiti auguri al Santo Padre Benedetto XVI per il genetliaco e per i sette anni di pontificato. Dopo la preghiera e la riflessione iniziale, il Presidente della CEM, S. E. Mons. Luigi Conti, ha illustrato gli esiti del Consiglio Episcopale Permanente del marzo scorso. Particolare attenzione è stata poi riservata alla recente riunione della Commissione Paritetica tra Regione Marche e CEM che si è tenuta lunedì 16 aprile nella sede della Regione. In tale contesto è stata sottoscritta l’intesa tra Regione, C.E.M. e Direzione Generale per i Beni Culturali e Paesaggistici delle Marche relativa allo stanziamento di tre milioni di Euro, dei quali circa la metà sono destinati a strutture di proprietà ecclesiastica, per interventi di messa in sicurezza nel quadro del Piano per i beni culturali di cui all’Art. 8, della Legge n. 61/1998. I vescovi hanno espresso soddisfazione per l’impegno profuso dalla Regione che consentirà di procedere ad alcuni interventi davvero urgenti. Come riportato nella conferenza stampa che ha accompagnato la riunione, si auspica che oltre la fase di emergenza seguita al terremoto si possa procedere ad un lavoro sinergico in grado di valorizzare al meglio le risorse che la Regione, le Diocesi e le Sovrintendenze saranno in grado di far convergere su progetti condivisi per il restauro e la salvaguardia di beni di grande va-

lore artistico, culturale e religioso, patrimonio del nostro territorio regionale. Si è preso atto inoltre del positivo sviluppo degli oratori, sia in termini quantitativi che qualitativi, favorito anche dal significativo impegno della Regione che da tre anni sostiene tale attività con un contributo di 600.000 Euro l’anno. È stato evidenziato, infine, come gli accordi tra CEM e Regione nell’ambito degli oratori e dei beni culturali ecclesiastici siano esemplari e all’avanguardia nel panorama giuridico nazionale. I vescovi hanno poi fatto il punto sulla preparazione del 2° Convegno Ecclesiale Regionale che si terrà dal 22 al 24 novembre 2013 sul tema “alzati e và… Vivere e trasmettere oggi la fede nelle marche”, in vista del quale sono stati pubblicati sia il messaggio che una lettera pastorale, ora in distribuzione nelle diocesi. Si è svolta poi l’audizione dei Superiori Maggiori CISM e USMI delle Marche, in un clima di comunione e di costruttiva collaborazione al fine di valorizzare e armonizzare al meglio la presenza dei religiosi e delle religiose nelle diocesi marchigiane. Si è proceduto, infine, alla nomina di Don Davide Barazzoni della Diocesi di Senigallia come Assistente Regionale dei giovani di AC e di Don Giordano Trapasso dell’Arcidiocesi di Fermo come Consulente Ecclesiastico Regionale del Centro Loreto, 18 aprile 2012 Sportivo Italiano. S. E. Mons. Claudio Giuliodori Vescovo delegato per le comunicazioni sociali

Proprietà: “confraternita SS.mo Sacramento e cristo Morto” Via Forte - S. Benedetto del Tr. (AP) REGISTRAZIONE TRIB. DI AScOLI PIcENO N. 211 del 24/5/1984 DIR. RESPONSABILE: Pietro Pompei pompei.pietro@tiscali.it DIREZIONE REDAZIONE E AMM.NE 63074 S. Benedetto Tr. (AP) Via Forte, 16 - Tel. 0735 581855 (int. 2-5) - e-mail: lancorasettimanale@tin.it

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Il sito della Diocesi www.diocesisbt.it

Seminario interdisciplinare 2012 2° INCONTRO INTERDISCIPLINARE DOCENTI DELLE UNIVERSITÀ MARCHIGIANE

VIVERE E TRASMETTERE VALORI NELLA SOCIETÀ PLURALE

In preparazione al 2° Convegno Ecclesiale Marchigiano (2013)

Mercoledì 16 Maggio 2012 ore 15.30 - 18.30 Aula Agostino Gasperoni Istituto Teologico Marchigiano Via Monte Dago, 87 - Ancona

Programma Introduzione - Mario FLORIO (preside ITM) Relazione introduttiva - Piergiorgio GRASSI (Università di Urbino) Comunicazioni programmate - Carla CANULLO (Università degli studi di Macerata) - Andrea AGUTI (Università degli studi di Urbino“Carlo Bo”) - Ippolito ANTONINI (Università degli studi di Camerino) - Alberto NICCOLI (Università Politecnica delle Marche) - Francesco GIACChETTA (ITM) Interventi liberi docenti di - Università degli studi di Macerata - Università degli studi di Urbino “Carlo Bo” - Università degli studi di Camerino - Università Politecnica delle Marche - Polo teologico marchigiano della Pontificia Università Lateranense Coordinamento Giancarlo GALEAzzI


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Evviva Don Guido e Don Luca i nuovi Sacerdoti della Diocesi (seconda parte)

il parroco Don gabriele paoloni scrive a guido Coccia

La vocazione come risposta all’amore di Dio (Due numeri fa, abbiamo pubblicato uno scritto di don Luca rammella in attesa della consacrazione presbiterale; pubblichiamo ora quello di don guido Coccia che per un disguido ci è pervenuto in ritardo) Ogni volta che mi appresto a vivere un momento importante della vita non posso fare a meno di confrontarmi con la Parola di Dio e di farmi illuminare e guidare nelle scelte e nelle decisioni, ogni volta nella direzione giusta. Ed ora, anche in questo periodo di preparazione al mio sacerdozio, risuonano le parole di Gesù, che in questo tempo pasquale dice: “mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne (Gesù), stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!»” (Gv 20,19). Carissimi giovani, la vocazione da sempre l’ho pensata (e ne ho avuto conferma nel mio cammino) più che una scelta è una risposta. È una risposta all’amore che Dio mi ha donato in maniera gratuita già fin dalla mia nascita. È una risposta al dono della Pace che mi ha sempre augurato ma che io non ho, spesso, preso sul serio. E poi un giorno ti accorgi che la tanta sospirata felicità, il desiderio di essere veramente amato, la gioia di donare più che di ricevere avevano tutti un comun denominatore e che era la presenza di Dio. Ho riletto tutti i momenti più importanti e significativi della mia vita (sia quelli gioiosi, sia quelli più tristi) e mi sono accorto che in tutti questi avvenimenti Lui c’era ed allora ti accorgi della bellezza della Sua presenza anche in tutto il resto dei giorni. Sentirsi protetti e amati in questo modo, aver fatto un incontro con Gesù, mi ha spinto ha dire questo grande Sì al suo progetto d’amore. È la certezza che nulla al mondo potrà mai “separarci dall’amore di Dio”. In questi giorni mi sento sereno, felice ma anche in trepidante attesa, è come se di fronte a me riuscissi a scorgere uno di quei paesaggi di montagna dove, guardati da lontano, non puoi fare altro che rimanere meravigliato, stupito dall’immensità e dalla maestosità degli stessi ma con la più lucida consapevolezza che l’affrontarli senza una adeguata preparazione potrebbe essere un’impresa difficile e

perché no anche impossibile. La difficoltà nasce dal fatto che, man mano che ti avvicini ai piedi della montagna, la visuale si restringe e tu sei costretto ad incominciare a guardare, la montagna tanto amata e tanto desiderata, dai piedi, dalla foce e così quei piccoli dettagli che vedevi da lontano ora diventano sempre più grandi e allora ti fai prendere dalle paure, dalle incertezze. Quei massi sopra la montagna che da lontano sembravano non poter creare nessun problema ora che ti avvicini ti sembrano così grandi da non poter riuscire neanche a girarli intorno e così via anche i torrenti, che prima sembravano dei piccoli rigagnoli, ora sembrano fiumi in pieni alla quale forse non eri pronto. È così che mi immagino il cammino verso Dio e verso la vera Felicità eterna; un cammino che all’inizio ti mette entusiasmo, gioia di correre, voglia di scoprire velocemente tutto quello che c’è lungo il percorso e poi quando inizi il cammino ti accorgi che senza una buona preparazione non puoi andare da nessuna parte. E così senti di aver bisogno di una buona preparazione atletica che nella vita spirituale sarebbe come una buona e intensa preghiera che tenga tutti i tuoi muscoli allenati; occorre una cartina topografica che ci indichi il percorso migliore e questa è la Parola di Dio che illumina il nostro cammino; occorre una compagnia che sopperisca alle tue difficoltà e questo non può che essere la tua comunità parrocchiale ed infine occorre una salda corda che tenga unita tutta la compagnia e questa corda sono per me i sacramenti i quali ci ricordano che chi ci può tenere veramente uniti è l’amore a Cristo e alla sua Verità. Ecco perché il mio Sì è in questo momento sereno, perché so di non camminare da solo e di essere aiutato in questa scalata da tutte le persone che mi sono vicine nella preghiera e perché alla fine di questo cammino ci sarà il premio tanto atteso, che è quel meraviglioso paesaggio che mette tanta serenità e pace che è “la luce del suo volto” E come dice il salmista: “Il tuo volto, Signore, io cerco, non nascondermi il tuo volto” … Sal 27,8 Un abbraccio fraterno d. guido Coccia

“Notti di Nicodemo: special edition” alla vigilia dell’ordinazione presbiterale Il 27 aprile nella chiesa di San Giuseppe di San Benedetto del Tronto si sono ritrovati tanti giovani e adulti dell’Azione Cattolica diocesana per il consueto appuntamento con “Le notti di nicodemo”. Una serata speciale quella di venerdì, impreziosita dalla presenza di don Guido e don Luca, che il giorno dopo sono stati ordinati sacerdoti dal nostro vescovo Gervasio. Don Roberto, che ha guidato la celebrazione, ha scelto per l’occasione il brano dei “discepoli di Emmaus”, una delle più belle pagine del vangelo. Questo episodio così particolare diventa un segno per tutti: Gesù si accosta a noi che siamo in cammino, ci spiega la Parola, spezza il pane dell’Eucaristia. Tutto questo deve spingerci alla gioia e all’annuncio della resurrezione. Soprattutto è un segno grande per ogni sacerdote, chiamato, come e con Gesù, ad essere vicino ad ogni uomo. Oltre alla loro presenza, don Guido e don Luca hanno condiviso con l’assemblea il loro incontro con Cristo nella loro vita, come hanno reagito alla loro chiamata,quali cambiamenti hanno avvertito in loro:un prezioso contributo raccontato con semplicità e grande apertura di cuore. La celebrazione è stata scandita anche da tanti segni, come quello della luce, che ci ha emozionati particolarmente. E’ stato consegnato un lumino ad ogni partecipante, che è stato acceso attingendo il fuoco dal cero

pasquale ed infine è stato spalancato il portone centrale della Chiesa in segno di apertura dell’assemblea verso la città e la Diocesi alla quale ognuno di noi è chiamato, per incontrare in essa il Volto di Dio. Accompagnati da un canto e dalla preghiera i partecipanti alla celebrazione si sono riuniti fuori nella notte con i lumini accesi. E’ terminata così la veglia, nell’attesa dell’ordinazione sacerdotale del giorno successivo, tra applausi e abbracci per i nuovi sacerdoti. Che dire … BUON CAMMINO DON GUIDO E DON LUCA!! Lorenzo De angelis


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Montelparo in ricordo del IV Centenario della morte del Cardinale Gregorio Petrocchini Montelparo: paese piccolo ma storicamente importante Il paese si è incastellato probabilmente nei sec. VIII-IX, e nel sec. X passò ai monaci farfensi che ne fecero un loro importante possesso, quasi a difesa della vicina abbazia di S. Vittoria in Matenano. I farfensi costruirono sul colle, attorno al Mille, la chiesa dedicata a S. Michele arcangelo (foto), detta più tardi S. Angelo in Castello, e l’annesso monastero. Tale priorato farfense sopravvisse fino al 1628, quando passò ai sacerdoti secolari. Importante fu anche la presenza di un convento agostiniano, accanto alla bella chiesa di S. Agostino, antica chiesa di S. Antimo, donata agli Agostiniani nel 1279 e riedificata nel ‘700. Un famoso agostiniano di Montelparo fu il cardinale Gregorio Petrocchini, creato tale da Sisto V.

Sisto V

PETROCCHINI Gregorio Cardinale, figlio illustre del periodo storico di Sisto V Nato a Montelparo, nel 1535, Gregorio Petrocchini, ventenne,  prese i voti con gli Eremitani di S. Agostino (O.E.S.A.) e fu molto apprezzato per prudenza e dottrina. Maestro a Pavia e a Milano negli anni 1561-1564; si laureò nel 1567 a Bologna in filosofia e teologia; fu Reggente a Fermo dal 1574, perfezionò gli studi a Macerata dove fu docente nel 1578; fu nominato Ministro Provinciale delle Marche dal 1585, poi Ministro Generale dal 1587; fu inviato dal papa Sisto V come Commissario Apostolico per i Conventi della Spagna e da lui creato Cardinale  nel 1589, fu Camerlengo del Collegio Cardinalizio nel 1605-1607 e votato papabile in conclave;  ricevette vari titoli di Cardinale fino a Vescovo di Palestrina nel 1611, morì a Roma il 19 maggio 1612.

Cardinale Comastri a Montelparo: Petrocchini modello di vita dal cuore libero Dopo giorni di frenetici preparativi, sabato 5 maggio si è svolto l’evento più importante dell’anno dedicato a Gregorio Petrocchini: la visita del Cardinale Angelo Comastri, Vicario generale di Sua Santità per lo Stato della Città del Vaticano. L’arrivo di Comastri segna il momento clou dei festeggiamenti: un momento solenne per -parole del sindaco Marino Screpanti- evocare «un passato illustre grazie al ricordo». Sotto il palco allestito in piazza Cavour siedono le autorità locali: il presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca, il presidente della Provincia Fabrizio Cesetti, il Prefetto di Fermo Emilia Zarrilli, i sindaci dei comuni della Diocesi, consiglieri comunali e molte autorità militari. La funzione inizia alle 17.00, dopo il saluto di un emozionato sindaco e il benvenuto del Vescovo Gervasio Gestori. Sono presenti: l’Arcivescovo di Fermo S.E. Mons. Luigi Conti, S.E. l’Arcivescovo Emerito di Perugia Mons. Giuseppe Chiaretti, il Vescovo Emerito di Camerino Mons. Angelo Fagiani, sacerdoti e seminaristi. Comastri celebra la figura di Petrocchini citando Massimo d’Azeglio, Dostovjeskij, Pascal: «oggi è necessario ritornare a pensare, ritornare a studiare, ritornare ad approfondire i valori che sostengono la vita e motivano l’impegno nella vita. Il Cardinale Gregorio Petrocchini in questo è stato modello e maestro».

Dovunque è passato ha promosso la cultura perché «egli sapeva che nel cuore dell’uomo c’è un’innata sete di verità, c’è un profondo bisogno di luce, c’è una fame di certezze che diano senso alla vita». Oggi invece prosegue, «viviamo in una società che ha mortificato le grandi certezze e i grandi ideali»; abbiamo perciò bisogno «di ritrovare la giusta scala dei valori per mettere al primo posto ciò che merita di essere messo al primo posto». Le persone come il Cardinal Montelpare sono rare: orgoglio e avidità rendono la gente violenta, mentre Petrocchini colpiva chi lo avvicinasse con la cordialità e la bontà del suo carattere, bontà che gli veniva «da un cuore libero dall’orgoglio e dall’avidità, perché abitato e reso felice dall’amore di Dio». «Il più grande atto di intelligenza di un uomo -conclude Comastri- è un atto di umiltà con cui esso si riconosce piccolo e si butta tra le braccia dell’unico grande, che è Dio»: Petrocchini scelse l’umiltà e «alla sorgente dell’umiltà attingeva la mitezza e la dolcezza del suo carattere». Infine, prima della conclusione dell’eucarestia, l’augurio di commiato: impegniamoci a seguirne l’esempio. Irene Natali

SALUTO AL CARD. ANGELO COMASTRI All’inizio della Celebrazione Eucaristica Montelparo – 5 maggio 2012 Eminenza reverendissima e carissima, con sentimenti di viva fraternità Le do il benvenuto più cordiale qui a Montelparo, in questo stupendo lembo di terra fermana nella Diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto. La Sua persona a noi già nota ed amata per il ministero svolto in anni recenti a Loreto, il nostro venerato Santuario marchigiano della Santa Casa, ci richiama adesso con lo spirito la città di Roma, dove vive la sede di Pietro, che ora ha il nome di Papa Benedetto XVI. La presenza di un cardinale di Santa Romana Chiesa si fa silenzioso invito a fortificare il nostro legame con la persona del Santo Padre. La Sua parola ardente ci aiuterà a rinsaldare la nostra fede in quella Comunità, una santa cattolica ed apostolica, voluta da Cristo, unica roccia di salvezza per il mondo. Il quarto Centenario della morte del Card. Gregorio Petrocchini, agostiniano e montelparese, è l’occasione, intelligentemente individuata dagli Amministratori e dai cittadini di questo Comune e dal Parroco di questa Comunità cristiana, per la celebrazione che stiamo vivendo, quale momento culminante di un anno ricco di eventi religiosi e culturali altamente significativi. Mi auguro che le iniziative in atto aiutino tutti a vivere una rinnovata e sincera solidarietà, superando la diffusa tentazione delle chiusure individualistiche, per guardare al futuro con più certa speranza, “radicati e fondati” sulla fede nel Signore Gesù. Eminenza reverendissima e carissima, a nome di questa Comunità e di tutta la Diocesi Truentina Le sono riconoscente per la Sua presenza e per la Sua parola. Grazie di cuore.

+ Gervasio Gestori Vescovo


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Montelparo in ricordo del IV Centenario della morte del Cardinale Gregorio Petrocchini Nelle parole di Sua Eminenza Cardinale Angelo Comastri la figura umile e nel contempo dotta del Cardinale Gregorio Petrocchini detto “Cardinale Montelparo” “Quattro secoli fa, esattamente il 20 maggio 1612, il cardinale Gregorio Petrocchini chiudeva gli occhi a questo mondo. Ma il suo ricordo è ancora vivo, soprattutto a Montelparo, dove egli nacque il 12 febbraio 1536. Gregorio Petrocchini ha talmente amato il paese natio da essere chiamato il “Cardinale Montelparo”. In questo amore singolare per il luogo della sua nascita e della sua infanzia c’è una grande e attuale lezione per tutti noi. Massimo Azeglio acutamente ha osservato: “L’uomo è fatto di una stoffa nella quale le prime pieghe restano per sempre” . Se ci pensate bene, questa affermazione è profondamente vera. E quanto ci fa riflettere sulla responsabilità dei genitori e sulla responsabilità degli insegnati e degli educatori! A questo proposito F. Dostoevskij ci ha consegnato una singolare definizione dell’educazione. Egli ha detto: “Educare significa dare buoni ricordi ai figli. Questi buoni ricordi al momento opportuno si accenderanno come lampade e illumineranno il cammino. Chi non ha buoni ricordi nell’infanzia, è destinato a camminare al buio”.

Gregorio Petrocchini evidentemente aveva buoni, anzi ottimi ricordi degli anni trascorsi a Montelparo. Con ogni probabilità la sua famiglia doveva essere molto simile alle famiglie che ancora oggi si trovano nelle campagne marchigiane: famiglie di sentimenti retti, famiglie dedite generosamente al lavoro, famiglie illuminate e riscaldate dalla fede in Gesù e dall’amore per la sua Chiesa. Non c’è altra spiegazione che possa giustificare l’affetto e l’attaccamento di Gregorio Petrocchini per Montelparo. Angelo Giuseppe Roncalli, il futuro Papa Giovanni XXIII, scrivendo ai suoi genitori in occasione del cinquantesimo compleanno fece questa toccante e sapiente confidenza: “Cari genitori, da quando sono uscito di casa, verso i dieci anni, ho letto molti libri e imparato molte cose che voi non potevate insegnarmi. Ma quelle poche cose, che ho appreso da voi, sono ancora le più preziose ed importanti e sorreggono e danno calore alle molte altre che appresi in seguito, in tanti e tanti anni di studio e di insegnamento. Auguro di cuore che tutta la nostra famiglia rimanga sempre fedele agli insegnamenti e agli esempi dei vecchi. Se con questi non diventerà ricca di denaro, sarà sempre ricca di quei tesori spirituali che sono la gloria vera di una casa anche in faccia al mondo. E assicurano il finale congiungimento di tutti, nessuno eccettuato, nella Gloria del Cielo”. Credo che il Cardinale Petrocchini di Montelparo potesse condividere piena-

mente questi sentimenti del Beato Giovanni XXIII. C’è un’altra grande lezione che ci viene data dalla vita del Cardinale Gregorio Petrocchini. Egli amava profondamente e appassionatamente la cultura: dovunque è passato, l’ha promossa; dovunque è andato, ha lasciato arricchite le biblioteche. Perché? Perché, da buon agostiniano, egli sapeva che nel cuore dell’uomo c’è un’innata sete di verità, c’è un profondo bisogno di luce, c’è una fame di certezze che diano senso alla vita. Oggi viviamo in una società che ha mortificato le grandi certezze e i grandi ideali: per questo motivo molti oggi bruciano la vita nelle droghe, nei divertimenti sfrenati, nelle notti nevrotiche nelle quali cercano di nascondere inutilmente il vuoto spirituale che hanno dentro. Gregorio Petrocchini fece un’altra scelta: fece la scelta giusta. Alla scuola di Sant’Agostino egli poteva ripetere: “Ci hai fatto per te Signore! E il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te!” E con S. Agostino poteva anche aggiungere: “Tardi ti ho amato,/ bellezza così antica e così nuova!/Tardi ti ho amato!” Infatti tutto il tempo che togliamo a Dio è tempo tolto alla gioia e all’equilibrio della nostra vita interiore.

Alcuni anni fa, esattamente nel 1997, durante il primo anno della mia permanenza a Loreto rimasi colpito dal fenomeno aberrante del lancio sei sassi dal cavalcavia: sembrava che un’autentica follia fosse entrata nel cuore di tantissimi giovani i quali cominciarono a giocare…sulla vita degli altri. Come certamente ricorderete, la prima vittima fu una giovane sposa marchigiana in viaggio di nozze. Seguii la cronaca del processo nei confronti dei giovani omicidi e rimasi esterrefatto quando lessi le conclusioni dello psicologo chiamato a studiare il caso inquietante. Egli disse: “Questi giovani non sono malati, ci farebbe comodo dire che sono ammalati. Non sono neppure cattivi, perché non c’era in loro la volontà esplicita di uccidere. Questi giovani sono qualcosa di peggio: sono vuoti, spiritualmente vuoti; conoscono soltanto la categoria del ‘mi va o non mi va’, ma non conoscono la categoria del bene e del male. Giovani così, sono potenzialmente dei mostri. E così è stato”. Oggi è oggi è necessario ritornare a pensare, ritornare a studiare, ritornare ad approfondire i valori che sostengono la vita e motivano l’impegno nella vita. Il Cardinale Gregorio Petrocchini in questo è stato modello e un maestro. E voi fate bene a ricordarlo. Vorrei sottolineare un ultimo aspetto della bella e avvincente personalità del Cardinale di Montelparo. Egli, come sicuramente vi è noto, è seppellito nella chiesa di S. Agostino in Roma ed esattamente nella

Cappella dove è custodito e venerato il corpo di Santa Monica, la mamma eroica di Agostino, della quale il cardinale Petrocchini era tanto devoto. Nella lapide che ricorda il Cardinale così è scritto: “A Gregorio Petrocchini di Montelparo Vescovo della Santa Romana Chiesa, Cardinale di Palestrina, uomo di riguardo in tutta la corte pontificia per la conoscenza della dottrina teologica per l’innocenza della vita per la cordialità del tratto per la singolare umanità”. La bontà, la cordialità, la mitezza del Cardinale dovevano essere tali da colpire chiunque lo avvicinava. Chiediamoci: dove e come nasceva questa bontà d’animo? Nasceva da un cuore libero dall’orgoglio e dall’avidità, perché abitato e reso felice dall’amore di Dio- Oggi sono rare queste persone, mentre invece dilaga la rivalità e la prepotenza. E cos’è che rende oggi violenta la gente? E’ l’orgoglio, è l’avidità. Molti vivono solo per accumulare senza poter neppure riuscire a spendere ciò che accumulano: lo scopo è accumulare, moltiplicare i profitti, come se le persone fossero prese da una febbre irresistibile, da una autentica malattia dell’anima. Quanto abbiamo bisogno di ritrovare la giusta scala di valori per mettere al primo posto ciò che merita di essere messo al primo posto. Biagio Pascal, che nacque dieci anni dopo la morte

del cardinale Petrocchini, in un suo luminoso pensiero scrive:“L’ultimo passo della ragione sta nel riconoscere che c’è un’infinità di cose che la superano; la ragione è debole se non arriva a conoscere questo”. In altre parole: il più grande atto di intelligenza di un uomo è un atto di umiltà con cui esso si riconosce piccolo e si butta tra le braccia dell’unico grande, che è Dio. J.B. Bossuet sul finire del 1600 diede un severo giudizio sulla società del suo tempo e disse: “Molti si meravigliano perché sembra che Dio si sia nascosto. Volete saper perché? Dio si trova a disagio in una società di orgogliosi e la Sua voce non trova spazio nei cuori arroganti”. Il Cardinale Petrocchini scelse l’umiltà e alla sorgente dell’umiltà attingeva la mitezza e la dolcezza del suo carattere. Nell’elogio del Cardinale di Montelparo pronunciato il 3 settembre 1824 dall’Avv. Giovanni Battista Adriani così leggiamo: “Voi lo avreste ceduto benigno per natura, affabile, liberalissimo; aperto era sempre l’adito che dava alla persona come al cuore di lui; egli mostrava quel sano congiungimento di sommo decoro e di umanissima cortesia”. Mentre lo ricordiamo, impegniamoci a seguirne l’esempio. Questo sia il frutto dell’odierna commemorazione”.

Da Cuba fr. Luigi Moretti partecipa al grande evento

S

ono con voi in questo giorno memorabile e nelle altre iniziative che avrete in futuro. Permettetemi di salutare a Sua Eminenza Mons. Comastri, ricordando i bei tempi, quando era vescovo di Loreto ed io mi trovavo nel Convento di Osimo con P. Giulio, guardiano. Quest’ultimo mi incontrava nel corridoio e mi diceva con la sua grande carica umana: “Sai con chi ho parlato, stamattina?” “Con Angelo”. Chiaramente si riferiva a sua Eminenza!   Sono stracontento che, in questo giorno, presieda la celebrazione Eucaristica nella stessa piazza dove, io e mio cugino Gabriele, abbiamo ricevuto l’ Ordinazione sacerdotale. Con tante iniziative in programma in questo 4° Centenario, parafrasando il Vangelo, si potrebbe dire: “Può forse venire qualcosa di buono da Montelparo?” Sì, qualcosa di buono può venire anche dal nostro paesello che svetta tra le colline circostanti, come una sentinella che contempla il candore dei Monti Appennini e la soave brezza del Mar Adriatico. un abbraccio e una preghiera da cuba P. Luigi


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GIUSTIZIA SPORTIVA ED EDUCAZIONE

a cura di A. G.

L’impegno del CSi per educare attraverso lo sport

Attività quarantennale della Corale in un libro di 650 pagine (anche vice-direttore e vice-presidente), l’ex corista Attilio Michelangeli e Laura Romagnoli, sorella della corista Ester, scomparsa prematuramente: questi, della Corale hanno ricordato momenti del passato e del presente particolarmente significativi. Dopo un breve intrattenimento polifonico offerto dai coristi, c’è stato l’intervento conclusivo di Antonio Giannetti, che ha evidenziato alcuni eventi rilevanti programmati dal Coro nel quarantennio, ed ha ricordato, nominandoli uno ad uno, i sostenitori e collaboratori defunti, che sono: il vescovo Mons. Vincenzo Radicioni; i sacerdoti Giuseppe Illuminati, Enrico Cerolini, Ugo Capriotti, Salvatore Barbizzi; Dott. Domenico Pulcini, Comm. Sergio Mozzoni, Cav. Libero Bardini, Cav. Guido Cocci Grifoni, Emidio Roselli, Maria Pulcini, Antonio Giorgetti, Settimio Partemi, Anna Verdecchia, Pasqualino Macchini. La cerimonia si è conclusa ovviamente con la consegna del libro alle autorità, ai coristi, al pubblico.

FoTo eNriCo giaMpieri

A Ripatransone, domenica 29 Aprile 2012, alle ore 16, nel Duomo-Basilica, è stato presentato al pubblico ed alle autorità il libro di Antonio Giannetti: “LA CORALE “Madonna di San Giovanni” di Ripatransone IN…CANTO e non solo. Fotocronistoria di un quarantennio di attività”. È questo un voluminoso libro di 650 pagine con circa 500 foto per la maggior parte a colori, dove anno per anno, dal 1971 al 2011 sono riportate le vicende e soprattutto i successi della Corale Ripana, il primo coro polifonico dei tempi moderni nell’ambito provinciale e diocesano. Il primo a prendere la parola è stato Antonio Giannetti, autore del libro e presidente della Corale dal 1976, che ha spiegato il perché della scelta del Duomo per la presentazione. Sono seguiti gli interventi del sindaco Paolo D’Erasmo, dell’assessore alla cultura Remo Bruni, del direttore del Coro Nazzareno Fanesi, del presidente regionale dell’ANBIMA Nicola Fabbroni, dell’operatrice culturale Ilene Acquaroli che ha seguito le fasi della compilazione del testo correggendone le bozze: in questi interventi sono state evidenziate le qualità dell’autore e l’articolazione del testo, che non è solo storia della Corale, ma anche degli eventi più importanti della Città nell’arco del quarantennio (1971-2011). Poi hanno fatto interventi le coriste Ida Polidori (anche presentatrice)e Franca Basso

IO SONO LA VITA: scultura di Sergio Tapia Radic

FoTo eNriCo giaMpieri

A Ripatransone, Domenica 29 Aprile 2012, si sono svolti due eventi culturali di particolare rilevanza. Alle ore 9.30, all’ingresso laterale del civico cimitero, è stata inaugurata la grande opera scultorea di Sergio Tapia Radic: IO SONO LA VITA, capolavoro commissionato e finanziato dalla Confraternita della Misericordia e Morte, a ricordo del 4° Centenario (1608-2008) della propria aggregazione alla Primaria Romana Confraternita della Morte ed Orazione. Dopo lo scoprimento del grande bassorilievo da parte del priore a vita Livio De Angelis e del sindaco della Città Paolo D’Erasmo, il parroco Don Domenico Vitelli l’ha benedetto; quindi il sindaco si è complimentato con la Confraternita per l’iniziativa intrapresa e con lo scultore Sergio Tapia Radic per il capolavoro realizzato. Ha preso poi la parola l’artista, che ha illustrato nella sua globalità e nei dettagli l’opera, evidenziando il significato sempre profondo, dei simboli, delle figure, delle scene. Dopo il lungo e meritato applauso, l’operatrice culturale Ilene Acquaroli ha letto con voce sicura la lettera attinente all’evento inviata all’artista, ai Confratelli, ai ripani dal Prof. Padre Eugenio Cavallari, agostiniano scalzo, grande estimatore della produzione artistica di Tapia Radic. Invitato dal Confratello Attilio Veccia, che ha presentato e coordinato la cerimonia dell’inaugurazione, Antonio Giannetti, a conclusione dell’evento, ha presentato il libro da lui stesso compilato, riguardante l’opera d’arte inaugurata e “La Confraternita oggi”; la pubblicazione, con foto a colori di Enrico Giampieri, è stata distribuita gratuitamente a tutti i presenti, che erano numerosi, tra i quali sono stati notati gli assessori comunali Remo Bruni, Maurizio De Angelis, Elio Gregori, il presidente del consiglio comunale di San Benedetto del Tronto.

Il seminario “Giustizia Sportiva ed Educazione”, svoltosi Sabato 5 Maggio presso l’auditorium comunale di San Benedetto del Tronto, organizzato dal CSI e moderato da Edio Costantini, presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, ha proposto l’interessante tema della giustizia nello sport e dell’educazione al rispetto delle regole. L’importanza del complesso di regole appare in maniera chiarissima se si considera che su di esse è fondata la possibilità stessa di esistenza dello sport. La loro violazione deve pertanto essere sanzionata in maniera non soltanto adeguata, ma anche utile a fini educativi, scoraggiando la ripetizione di ogni scorrettezza, senza al contempo generare rabbia né ingiustizie. Gli interventi degli ospiti,  il dr. Aldo Manfredi, magistrato consigliere della Corte d’Appello de L’Aquila, l’Avv. Antonello De Tullio, responsabile nazionale del servizio conformità statuti e regolamenti del CONI, il sig. Carmine Di Pinto, responsabile nazionale della giustizia sportiva del CSI, l’Avv. Giuseppe Senesi, Giudice Unico del CSI Ascoli ed Ottavio Palladini, allenatore della Sambenedettese Calcio, hanno prima di tutto offerto una panoramica sulla situazione attuale della giustizia sportiva e sulle sue possibili interazioni con la giustizia ordinaria. La necessità che le società sportive siano luogo di formazione ed educazione per gli atleti, in particolare per i più giovani, si concretizza nella loro “responsabilità oggettiva”, per cui la società può essere chiamata a rispondere delle azioni dei suoi membri. Successivamente si è portata l’attenzione sulla possibilità di rendere educativo l’intervento punitivo conseguente alla violazione di regole. Poiché non sempre la squalifica costituisce una sanzione sufficientemente efficace, il CSI ha introdotto una serie di sperimentazioni il cui esito appare molto positivo, a partire dal “cartellino azzurro” che comporta un’espulsione temporanea per il tempo necessario a riflettere sull’infrazione commessa, fino alla recente possibilità di convertire le giornate di squalifica in attività utili

all’associazione quali ad esempio il fornire aiuto nell’organizzazione di tornei e manifestazioni, l’assistenza agli arbitri, l’arbitraggio di partite degli atleti più piccoli. La partecipazione a queste attività ha permesso ai ragazzi che ne hanno avuto occasione di vivere lo sport da un punto di vista differente, rendendosi conto delle responsabilità e delle difficoltà di fronte alle quali si trovano organizzatori ed arbitri. La comprensione di tali realtà aiuta i ragazzi ad accettare le decisioni prese nei loro confronti e li educa ad affrontare l’attività sportiva in maniera etica, responsabile e rispettosa.

Il recupero della dimensione etica dello sport, che si concretizza nel rispetto dell’avversario e nella capacità di accettare il richiamo o la sconfitta, è oggi di estrema urgenza; riuscire a discuterne alla presenza di molti ragazzi, come in occasione di questo seminario, può già segnare un significativo passo avanti. Simone caffarini

Centobuchi

Celebrato il sacramento della Confermazione Sono stati 28 i giovani della Parrocchia S. Cuore di Gesù di Centobuchi, che il 25 aprile scorso hanno ricevuto la Cresima dal vescovo diocesano Gervasio Gestori, sacramento che ha rappresentato il culmine di un cammino che ha avuto nel ritiro di Montelparo del 10 e 11 aprile uno dei momenti più importanti per la crescita spirituale e di socializzazione di questi ragazzi. La cerimonia è stata semplice ma molto partecipata ed ha visto la presenza di ben dieci chierichetti che con molta passione hanno animato la santa messa. Il vescovo nella sua omelia, ha parafrasato la Cresima con l’esempio della patente richiamando i ragazzi alla responsabilità di una vita coerente al codice della vita cristiana: il vangelo. Al termine della celebrazione il parroco don Alfonso Rosati, nel ringraziare il Vescovo, ha invitato i neo cresimati a dare continuità alla loro esperienza cristiana. Voi siete il futuro e la speranza della Parrocchia per far ripartire tutte quelle iniziative inerenti la realtà giovanile che necessita di una svolta significativa per riappropriarsi del proprio ruolo sociale-ricreativo-sportivo. Conto su di voi e vi ringrazio anticipatamente per tutto quello che saprete condividere mettendovi a servizio nei prossimi mesi estivi nelle iniziative (campiscuola-oratorio-e …) che la parrocchia insieme con voi, propone.

La festa del Perdono

Domenica scorsa, nella chiesa del S. Cuore di Gesù di Centobuchi, per la prima volta nella storia della Parrocchia, è stata celebrata la festa del Perdono dei bambini di terza elementare che il prossimo anno, riceveranno il sacramento dell’eucarestia. Trentasette bambini, si sono presentati in Chiesa emozionati e pieni di domande anche se ben preparati dal Parroco Don Alfonso e dalle bravissime catechiste Lorena, Romina, Francesca e Rosa. “Devo chiedergli quanto tempo ha per me?”- ha chiesto Roberto alla sua mamma- “Ma devo raccontagli tutte le mie marachelle?”- ha invece domandato Valerio. Domande che hanno strappato un sorriso ai genitori anch’essi emozionati. Un’emozione che è risultata maggiore in quei papà e in quelle mamme che hanno visto il proprio figlio affrontare la Prima confessione con il parroco che anni addietro li aveva confessati e visti crescere: Don Remo Burrasca, invitato da Don Alfonso. È stata una cerimonia semplice e toccante che ha permesso anche ai genitori di cogliere l’occasione di riconciliarsi con Dio. A seguire, la Santa Messa e poi tutti insieme a festeggiare nel salone parrocchiale condividendo qualcosa insieme parlando scherzando ed immaginando come sarà per i ragazzi l’altro passo importante del loro cammino: la Prima Comunione il prossimo anno. M.V. CoLor FoTo CaMpaNeLLi

Da ripatransone


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PAROLA DEL SIGNORE

Le sette parabole di Matteo cap. 13

68. GESÙ SPIEGA LA PARABOLA DEL SEMINATORE Tutti e tre i Sinottici riportano la spiegazione che Gesù dà della parabola del seminatore (Matteo 13 18-23; Marco 4,13-20; Luca 8,1115). Da una parte, questa triplice attestazione ci porta indietro nel tempo, che può essere quello di quando Gesù predicava. D’altra parte tale spiegazione manifesta segni che portano a pensare che sia stata formulata in un tempo successivo a quello di Gesù. Di certo, ha un cambiamento di prospettiva rispetto alla parabola. Presentiamo brevemente e le quattro categorie di seme-ascoltatori; concluderemo con un accenno al ruolo che la Parola di Dio assume nella liturgia della Messa. 1. Il titolo della spiegazione. Matteo mette il titolo solo in due parabole: quella “della zizzania nel campo” (13,36) e quella presente “del seminatore”: “Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore” (13,18). Nella parabola “il seminatore” compariva al suo inizio: “Ecco, il seminatore uscì a seminare” (13,3), poi non veniva più ricordato nel resto della parabola. Però era presente per quella sua attività che aveva provocato le varie situazioni del seme; quindi era il fondamento della materia della parabola. Nella spiegazione Mt fa comparire subito all’inizio “il seminatore”. Aveva scritto: “Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno” (4,23). Ora chiede al lettore di ascoltarlo: “Ascoltate”. 2. Le quattro categorie di semeascoltatore. Ora la spiegazione riprende i momenti della parabola precedente e li volge in allegoria. “Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. 20 Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, 21ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. 22Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. 23Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno” (Mt 13,19-23). Notiamo come in questa spiegazione il seme – indicato tre volte anche con quello – è un singolo individuo che rappresenta una

determinata categoria di ascoltatori simboleggiata dai rispettivi terreni. Quello che ascolta la parola del Regno, ma non la “comprende” (syníemi), cioè non si lascia totalmente afferrare da essa, ne viene privato perché il maligno gliela porta via. Quello che non ha in sé radici, cioè non ha fatto seriamente suo quanto ha ascoltato, nel momento della tribolazione defeziona, viene meno; costui è simile al seme seminato su terreno sassoso. Quello che viene sopraffatto dalle preoccupazioni del mondo e dal piacere delle ricchezze, è infruttuoso; viene paragonato a un seme caduto in un cespuglio di spine. Quello comprende e porta frutto viene paragonato al seme seminato sul terreno buono; entra nella categoria di chi produce o il cento, o il sessanta o il trenta per uno. E solo qui la spiegazione riprende il positivo della rispettiva parabola

Come si vede, nella parabola il “seme” era la Parola di Dio. Parola che, nella predicazione storica di Gesù, nonostante i tanti ostacoli esterni che la frenavano, portava tuttavia frutti che incoraggiavano Gesù stesso. Qui, nella spiegazione, il “seme” sta a indicare non la Parola, ma lo stato ricettivo dell’ascoltatore; in più di tale seme viene messo in risalto la sola perdita. Si passa, cioè, da un messaggio prevalentemente cristologico a un messaggio prevalentemente morale. Forse la chiesa matteana aveva bisogno di questo contenuto strettamente morale. A quale categoria appartengo io, seme-ascoltatore? 3. La Parola e la Liturgia. La grazia della Parola ci raggiunge in modo sommo nelle Letture della Messa, quando, come insegna il Vaticano II, “Dio parla al suo popolo e Cristo annuncia ancora il suo Vangelo” (SC n. 33; cf. n. 7). Scriveva Origene: “Noi beviamo il sangue di Cristo non solo quando lo beviamo secondo il rito dei Sacramenti, ma anche quando riceviamo le sue parole, nelle quali risiede la vita” (Omelie sui Numeri, 16,9,2). E io, arrivo forse qualche volta a Messa incominciata?

Domenica13 maggio Ore 9.00 Grottammare Parrocchia S. Giovanni Battista (chiesa S. Lucia): S. Messa, con S. Cresime Ore 11.00 Castignano - Parrocchia S. Pietro apostolo: S. Messa, con S. Cresime Lunedì 14 maggio Ore 19.00 S. Benedetto Tr.Cattedrale: S. Messa per il Centro Famiglia Mercoledì 16 maggio Ore 17.00 S. Benedetto Tr.S. Gemma: S. Messa Giovedì 17 maggio Ore 21.30 Grottammare - Gran Madre di Dio: Inizio Novena allo Spirito Santo

Dal VaNgeLo secondo gioVaNNi Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici... (gioVaNNi 15,9-17) Il messaggio di questa domenica è come il coronamento di quanto è stato proposto nelle precedenti domeniche del tempo pasquale: il segno inconfondibile della presenza del Risorto nel mondo è l’amore, che Dio ha diffuso nei nostri cuori col dono del suo Spirito. Gesù parla soprattutto dell’amore fraterno, di cui egli stesso ha dato l’esempio . L’amore, poi, fa conoscere Dio, perché «Dio è amore». Esso ci porta a superare tutte le fratture e a uscire dai nostri egoismi, sull’esempio della prima comunità cristiana, che si apre ai pagani. Poiché l’amore è da Dio, chi è generato da lui e si muove nel circuito del suo amore, conosce Dio, esprime cioè nella carità il suo essere figlio di Dio. L’amore vissuto dal credente è una realtà divina che ci fa andare incontro al Padre, che ci dona il suo Figlio unigenito. Per sollecitarci a vivere questa realtà dell’incontro con il Cristo il vangelo ci propone l’ennesimo appello: “Rimanete nel mio

13-20 maggIo 2012

Febbraio 26 domenica Aprile 21 sabato Maggio

Giugno

Venerdì 18 maggio Ore 11.00 Grottammare - Madonna della Speranza: Incontro con i giornalisti in occasione del XXX de “L’Ancora” Ore 12.30 Grottammare - Madonna della Speranza: S. Messa Ore 21.00 S. Benedetto Tr.Auditorium Comunale: Incontro con S.E. Mons. Mogavero su “La Chiesa che non tace”

Luglio Settembre

Sabato 19 maggio Ore 17.00 Comunanza S. Messa, con S. Cresime Ore 21.00 Grottammare - S. Pio V: S. Messa e Istituzione dell’Accolitato

Ottobre

Domenica 20 maggio Ore 09.30 Martinsicuro - Parrocchia S. Cuore: S. Messa, con S. Cresime Ore 11.30 Ripatransone - Duomo: S. Messa, con S. Cresime Ore 17.00 S. Egidio alla V.S. Messa per l’OARI

amore ”, un invito pressante all’impegno, alla risposta alla chiamata di Dio all’amore, all’amicizia con Lui. Un impegno di vita che ci rende amici del Signore, suoi discepoli, coloro che godendo della sua amicizia,vivono in rapporto di obbedienza, ma nella libertà della dedizione e della risposta. Rimanere nel suo amore = osservare i suoi comandamenti = amare Dio e il prossimo. Innamorarsi di Gesù, legarsi a Lui implica l’innesto profondo nella sua vita fino a sentire la responsabilità, la gioia e la tensione continua di rimanere fedeli a tutte le sue parole, a tutti i suoi insegnamenti. Solo nella sequela rimaniamo fedeli. Solo in Lui, con Lui e per Lui possiamo essere certi di essere sulla strada che ci porta al Padre, alla felicità e all’amore eterno. O Dio, che ci hai amati per primo e ci hai donato il tuo Figlio, perché ricevessimo la vita per mezzo di lui, fa’ che nel tuo Spirito impariamo ad amarci gli uni gli altri come lui ci ha amati, fino a dare la vita per i fratelli. riCCarDo

PILLOLE DI SAGGEZZA: RESTARE NELLA CARITA’, PER RIMANERE IN DIO (gIoVannI XXIII) MIO DIO, SE VOI SIETE OVUNQUE, COM’E’ POSSIBILE CHE IO SIA TANTO SPESSO ALTROVE (maDeLeIne DeLBReL)

CALENDARIO CRESIME 2012

Crocettigiuseppe@yahoo.it

Incontri Pastorali del Vescovo DuRante La SettImana

SESTA DOMENICA DI PASQUA - ANNO B IL SIGNORE HA RIVELATO AI POPOLI LA SUA GIUSTIZIA

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(aggiornato al 04.05.2012)

domenica mercoledì martedì martedì domenica domenica sabato domenica domenica sabato domenica domenica domenica sabato sabato domenica domenica sabato domenica domenica domenica sabato sabato sabato domenica sabato domenica domenica sabato domenica domenica domenica domenica sabato domenica domenica

ore 11.00 ore 18.00 ore 11.00 ore 11.00 ore 08.30 ore 11.00 ore 11.00 ore 18.30 ore 18.30 ore 09.00 ore 11.00 ore 17.00 ore 09.30 ore 11.30 ore 11.00 ore 09.00 ore 11.00 ore 11.00 ore 11.00 ore 17.00 ore 11.00 ore 18.30 ore 11.00 ore 19.00 ore 17.00 ore 18.00 ore 10.00 ore 17.30 ore 11.00 ore 11.00 ore 17.00 ore 09.00 ore 11.15 ore 11.00 ore 11.30 ore 18.00 ore 09.00 ore 11.30

Villa Rosa - S. Maria Bambina Colonnella - S. Cipriano Rotella - S. Lorenzo Centobuchi - Sacro Cuore Porto d’Ascoli - Cristo Re S. Benedetto - Madonna del Suffragio Grottammare - Gran Madre di Dio S. Benedetto Tr. - S. Filippo Neri S. Benedetto Tr. - S. Giuseppe Grottammare - S. Giovanni Batt. (S. Lucia) Castignano - S. Pietro Apostolo Comunanza - S. Caterina Martinsicuro - S. Cuore Ripatransone - Duomo Cattedrale (Pentecoste) Villa Lempa - S. Maria del Carmine Centobuchi - Regina Pacis Porto d’Ascoli - SS. Annunziata Cupra Marittima - S. Basso Monteprandone - S. Niccolò di Bari Montalto (Tutte le Parrocchie del Comune) S. Benedetto Tr. - S. Pio X Montemonaco - S. Benedetto Abate Valdaso - S. Pietro Apostolo Grottammare - Madonna della Speranza Force - S. Paolo Apostolo Ripatransone (Trivio) - S. Maria Ausiliatrice Porto d’Ascoli - S. Giacomo della Marca Valtesino - Madonna di Fatima Montelparo - S. Michele Arcangelo S. Benedetto Tr. - S. Antonio di Padova Faraone - Madonna della Misericordia Acquaviva - S. Niccolò S. Benedetto Martire Cossignano - S. Maria Assunta Grottammare - S. Pio V S. Egidio alla Vibrata - S. Egidio abate Martinsicuro - Madre Teresa di Calcutta


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Anno XXIX 13 Maggio 2012

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L’acquavivano Cambiotti Giuseppe il miglior arciere visto a Sant’Elpidio a Mare.

La bellezza generata dalla fecondità del Suo Amore

L’associazione “Palio del Duca” di Acquaviva Picena, diretta magistralmente del cav. Nello Gaetani, non conosce tregua. Dopo la partecipazione al Primo Palio degli arcieri della Marca,tenutosi a Sant’Elpidio a Mare, promossa dalla stessa Associazione in memoria di Claudio De Santi, è in pieno fermento in vista della IX edizione del “Palio dei Ragazzi”. Manifestazione, organizzata come sempre in collaborazione con l’Istituto Scolastico Comprensivo di Acquaviva e Monsampolo del Tronto, fortemente voluta dal Presidente “per far vivere ai giovani la storia da protagonisti”. Ma procediamo con ordine. La Delegazione acquavivana di “Sponsalia” composta, oltre ai dirigenti Giorgio Papini, Giuseppe Neroni e Nello Gaetani, dagli arcieri Enzo Dicolantonio, Enrico Micheli, Oddi Gianluca, Antonio Vagnoni, Cambiotti Giuseppe, ha partecipato con successo, al Primo Palio degli Arcieri della Marca. Un gruppo che si è ben comportato aggiudicandosi il terzo posto, dietro alla “Quintana” di Ascoli Piceno Lunedì 30 aprile, approfittando del ponte della festa del 1° Maggio, gli studenti delle medie di Fides Vita hanno vissuto un bellissimo viaggio a Padova con il seguente itinerario: Cappella degli Scrovegni e Basilica di Sant’Antonio! L’idea di questo viaggio nasce dal desiderio di una delle mamme dei ragazzi, Cristina, che attratta da un libro su Giotto con illustrazioni della Cappella degli Scrovegni regalato a sua figlia, ha avuto innanzitutto il desiderio di approfondirlo per sé ritrovandosi inevitabilmente l’esigenza di abbracciare e coinvolgere altri nella conoscenza di un’opera pittorica di così magistrale bellezza. La Cappella intitolata a Santa Maria della Carità, affrescata tra il 1303 e il 1305 da Giotto, fu commissionata da Enrico degli Scrovegni, ricco banchiere e uomo d’affari padovano che voleva con questo capolavoro espiare le colpe e i peccati della sua famiglia. La narrazione pittorica ricopre interamente le pareti con episodi della vita della Vergine e di Cristo fino alla sua morte e resurrezione, mentre nella controfacciata è dipinto il grandioso Giudizio Universale, con il quale si conclude la vicenda della salvezza umana. L’intensa espressività ed emotività delle figure, soprattutto quelle femminili, mi hanno permesso di rivivere quei momenti, di partecipare dello strazio di quelle donne sul corpo di Cristo morto, sentendomi una di loro. Ho adorato e mi sono

ritrovata come compagne le nostre ragazze che, aggrappatesi al mio braccio, mi chiedevano commosse di accompagnarle, di condurle in questa adorazione. Sono felice di come questi piccoli, ma grandi studenti hanno vissuto la nostra proposta: pieni di stupore, di domande, di gratitudine, di desiderio di vivere l’Amicizia. La nostra gita si è conclusa con il passaggio vicino alla tomba di Sant’Antonio e con la messa in basilica dove siamo arrivati attraversando il centro della città a piedi, disturbando la quiete di quanti sorseggiavano il caffè allo storico “Caffè Pedrocchi”, ritrovo degli intellettuali della seconda metà dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento. La dinamica con cui è sorta l’idea di questo viaggio, mi ha richiamato la sorpresa dell’incontro con Cristo che ti attrae così forte lasciandosi conoscere e riconoscere per cui, come il cieco nato, non puoi fare a meno di dirlo a tutti. Così è accaduto a Cristina: imbattendosi con una cosa bella non ha potuto tenersela per sé, ma ha sentito l’esigenza di parteciparla ad altri, ai suoi cari, ai suoi amici permettendo di goderne anche a noi. E noi - proprio come mi scrivevano due amici al ritorno da Padova - continuiamo a mendicare al Signore di essere questo povero terreno nelle sue mani per godere noi e chi ci sta accanto della bellezza generata dalla fecondità del suo Amore. moina maroni

e alla “Cavalcata dell’Assunta” di Fermo, al temine delle gare che hanno visto ai nastri di partenza ben 14 Gruppi. E Cambiotti Giuseppe è risultato il miglior atleta del torneo meritando l’ambito Premio speciale del Sindaco di Sant’Elpidio a Mare. Dopo questa performance, ecco comparire all’orizzonte il Palio dei Ragazzi. Manifestazione che richiede un notevole sforzo organizzativo e risorse. Si spera che dalle urne del 6/7 maggio esca un’Amministrazione disposta a collaborare concretamente con l’Associazione. Nel frattempo è in corso nelle classi terze il concorso per il bozzetto che diventerà il Drappo della manifestazione. I tamburini si allenano, così come i suonatori delle chiarine. La macchina è ormai pronta a partire. e.tì.

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I SACERDOTI AIUTANO TUTTI.

AIUTA TUTTI I SACERDOTI. Ogni giorno 38.000 sacerdoti diocesani annunciano il Vangelo nelle parrocchie tra la gente, offrendo a tutti carità, conforto e speranza. Per continuare la loro missione, hanno bisogno anche del tuo aiuto concreto: di un’offerta per il sostentamento dei sacerdoti. Queste offerte arrivano all’Istituto Centrale Sostentamento Clero e vengono distribuite tra tutti i sacerdoti, specialmente a quelli delle comunità più bisognose, che possono contare così sulla generosità di tutti.

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Anno XXIX 13 Maggio 2012

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Grottammare – 5 maggio 2012

Le parole pronunciate dal nostro Vescovo, Mons. Gervasio Gestori all’inaugurazione del monumento “43° parallelo” “Partecipo molto volentieri all’inaugura- FotodiAnselmoJosèBuonamiciSànchez zione di questo monumento, voluto dall’Associazione “43° Parallelo” di Grottammare e mi complimento vivamente con quanti l’hanno pensato e voluto, con l’appoggio dell’Amministrazione Comunale. Questo luogo, nel quale ci troviamo, in realtà non è diverso da milioni di altri punti del nostro pianeta, che in quanto di forma sferica ha tutti i punti della sua superficie globalmente equidistanti dal suo centro. Però ogni punto possiede delle coordinate, che sono soltanto sue e non di altri luoghi, e quindi ogni punto ha una sua caratteristica specifica. Questo vuol dire qualcosa? Ricordo l’impressione profonda che mato anche “finis terrae”. Venendo poi verso ebbi, quando anni fa andai in Equador, lo Stato del Oriente incontriamo in mezzo ai Pirenei il Santuacontinente latino-americano così chiamato perché at- rio Mariano di Lourdes, dove pure ogni anno mitraversato dalla linea equatoriale. Mi condussero poco lioni di pellegrini vanno a pregare ed a chiedere fuori Quito, la capitale, dove sorge un monumento, grazie e speranza. A noi più vicina c’è Assisi, la pache segna la linea ideale dell’equatore. Sulla base di tria di San Francesco, il Poverello venerato in tutto quella grande costruzione stavano alcune scritte: al- il mondo in quanto uomo di pace e di perdono. Ed tezza 2.483 m. sul livello del mare, longitudine 0° 0’ arriviamo qui, a questa “perla” dell’Adriatico, che 0’’. E sulla pavimentazione era tracciata una linea: da guarda verso Oriente, dove sorge il sole e dove si una parte avevano segnata una N (Nord) e dall’altra trova Medjugorje, da qualche decennio meta freuna S (Sud) Pensai ai molti popoli del cosiddetto quentata da tantissime persone alla ricerca di conNord, ricchi e liberi, e a quelli del Sud, spesso poveri forto umano e di perdono cristiano. Ci fermiamo qui, ma possiamo anche andare oltre. e non liberi, ed ebbi un senso di oppressione. Mi dissi non considerare altre direzioni e perché non Perché senza troppo pensarci: ai paralleli preferisco i meridiani, che uniscono Nord e Sud, settentrione e meri- guardare anche in alto? E’ una direzione anche questa. dione del globo. Ora qui a Grottammare è in gioco Forse la più importante. Inaugurando e benedicendo questo monumento, il 43° parallelo, che vede sulla propria linea, limivorrei che imparassimo a guardare in tutte le direzioni, tandoci all’Europa e partendo dall’Occidente, incompresa quella verticale, non priva di grandi valori nanzitutto il Santuario di Santiago di Compostela, e ricca di stupore, capace di suscitare meraviglia e di l’antichissima meta di pellegrinaggio che custodidonare gioia. Ecco l’augurio cordiale per tutti. Con i sce il corpo dell’apostolo Giacomo, situato in quell’estremo lembo del vecchio continente, chia- miei più vivi complimenti”.

Domenica 29 aprile alle ore 11.00 nella Cattedrale S. Maria Assunta di Montalto Marche, i coniugi Giovanna Bulgini e Giuseppe Paci, hanno festeggiato le loro nozze d’oro. A coronare i 50 anni di matrimonio la Banda di Montalto, di cui Giuseppe è direttore, ha interpretato La Vergine degli Angeli di Giuseppe Verdi e la Marcia Sinfonica Cuore Abruzzese di Giovanni Orsomando. I momenti salienti della S. Messa sono stati sottolineati dal figlio Patrizio che all’organo ha eseguito le due marce nuziali di Wagner e Mendelssohn, la Sarabanda di Corelli, Aria sulla 4^ corda di Bach ed il Trumpet Voluntary di Boyce con il M° Renzo Pasquarè al trombino barocco.

Scout: “Nuotata di primavera” giulia addazi, staff castorini grottammare 1 ed educazione al riuso. Nel fine settimana tra il 21 e il 22 aprile il camping Calypso di Cupra Marittima ha ospitato le tre colonie di Castorini presenti nelle Marche per un incontro di primavera interamente dedicato all’educazione ambientale.

CUPRA MARITTIMA - Gli incontri di primavera (così sono chiamati in branca l/c, per gli e/g si chiama San Giorgio e per gli r/s Challenge ma tendono comunque a svolgersi sempre in prossimità della ricorrenza di San Giorgio), solitamente organizzati per zone, vengono proposti ogni anno per tutte le branche e sono un momento importante di confronto non solo per bambini e ragazzi, ma anche per i capi. Si sceglie un tema condiviso che, attraverso il gioco e l’avventura, possa arrivare ai ragazzi e ai bambini, lasciare loro spunti di riflessione ed ovviamente aiutarli nella propria crescita. Per la realtà dei castorini questo è ulteriormente importante data l’esiguità del numero delle colonie (sono ancora solo 29 in Italia); è fondamentale infatti che un’associazione che ha ancora molta strada davanti a sé (l’Aic nasce in Italia solo nel 1987, mentre

l’Agesci nel 2007 ha festeggiato il suo centenario mondiale), ma che raccoglie sempre più adesioni ed apprezzamenti, trovi momenti di confronto e di verifica delle esperienze e, ovviamente, delle difficoltà ad esse connesse. Quest’anno, in particolare, la nuotata di primavera (si chiama così perché ovviamente l’ambiente dei castorini è quello della diga) è stata incentrata sull’educazione ambientale. Il fine settimana prima dell’evento, alla fine di un gioco in cui veniva richiesto ai castori di raccogliere dell’immondizia e ripulire un posto a loro caro, i bambini avevano vinto un meraviglioso viaggio alle Seychelles. Ma appena arrivati al camping, pronti per un finesettimana da sogno, i castori hanno scoperto di essere stati truffati e di essere finiti nell’orribile isola di Treascelle dove incontrastato domina il re Panteking, amante dell’immondizia e refrattario ad ogni tipo di manifestazione di amore per l’ambiente. I nostri piccolissimi eroi, indignati da cotanta sporcizia, si sono presto messi all’opera e nel pomeriggio di sabato hanno istruito i topacci, servi del re, sul modo migliore per riutilizzare l’immondizia. Durante il fuoco serale poi, tra una danza, un gioco ed un canto i castori hanno scoperto che il re Panteking, venuto a conoscenza del loro tentativo di portare i suoi sudditi sulla strada del rispetto, vuole cacciarli dall’isola insieme a tutti i topi che li asseconderanno. La domenica mattina i bambini hanno avuto modo di approfondire altri aspetti della questione come la raccolta differenziata e conquistare alla loro causa gli ultimi scagnozzi del re, preparandosi al meglio a sconfiggere il puzzolentissimo Panteking. Dopo la grande battaglia finale anche il terribile re è costretto a riconoscere che forse la sua isola, senza tutta quella immondizia, è davvero più bella perché, per la prima volta dopo tanto, si vedono i colori. La speranza è ovviamente quella di educare questi bambini (che, per chi non lo sapesse, coprono la fascia di età tra i cinque e gli otto anni), nel pieno della loro sensibilità e in un momento in cui la natura è ancora percepita come un prolungamento del proprio essere creature viventi, ad essere anche rispettosi e responsabili. La comunicazione di determinati valori, fondamentali per lo scoutismo tutto, avviene in questa branca come in tutte le altre secondo i modi e i tempi tipici dell’età evolutiva che, in questo caso, sono il gioco e la manualità.

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ANNO XXIX N° 17 - 13 Maggio 2012