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SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO - RIPATRANSONE - MONTALTO ANNO XXIX N° 11 - 25 Marzo 2012 € 1.00 Abbonamento annuo ordinario € 30,00 - sostenitore € 50,00 - Taxe parcue - Tassa riscossa Ufficio di AP - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - DL 353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n.46) art.1 comma 1 commerciale business Ascoli Piceno

Finestra sulla Parola

- V DOMENICA DI QUARESIMA -

“Educare alla vita buona del Vangelo” Educare alla carità, significa favorire nelle comunità uno stile diverso, basato su un costume di partecipazione e di coinvolgimento che contrasti la mentalità della delega o dell’occasionalità. Una difficoltà grande è nella cultura corrente di vasti strati della comunità cristiana, nella mentalità, nel modo di percepire le cose: si identifica la carità con l’elemosina e con l’assistenza e si fa fatica a vederla ed a viverla come amicizia, come condivisione alla pari dove ognuno ha da dare e da ricevere; come promozione, come stimolo della giustizia, come promotrice di cambiamenti profondi di mentalità e di strutture. Un’altra grande difficoltà consiste nella falsa sicurezza e nell’auto soddisfazione. Chi si sente a posto, non ha bisogno di cambiare. In realtà, se prendiamo sul

«Cristo, nei giorni della sua carne, offrì domande e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua disponibilità ad accogliere. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì». Leggendo il testo tratto dalle Lettera agli Ebrei (5,7-8) che ascolteremo domenica prossima, in cui l’autore sacro presenta la Passione di Gesù come sacrificio, mi sono chiesta cosa vuol dire che “Cristo imparò l’obbedienza”. Non fu, forse, egli, il Figlio unigenito, sempre perfettamente obbediente al Padre, pienamente unito, nelle parole e nelle opere, alla Sua volontà? Eppure, conosciamo dai Vangeli la lotta (agonia) di Gesù nel Getsemani, quando, appunto, si rivolse al Padre “con forti grida e lacrime”, prima di affrontare la sua dolorosa passione. Il brano tratto dalla Lettera agli Ebrei comincia con una annotazione temporale “nei giorni della sua carne” e con ciò ci rimanda al mistero dell’incarnazione, al fatto, cioè, che Gesù ha assunto la nostra natura umana così come è, con le sue debolezze, per trasformarla dall’interno, per renderla di nuovo perfettamente conforme al progetto di Dio. Comprendiamo, quindi, che egli non aveva bisogno di questa “educazione dolorosa” per se stesso, ma ne ha avuto bisogno per noi, per darci la possibilità di ritrovare la relazione filiale con Dio, la relazione

caratteristica della nuova alleanza. Proprio nella prima lettura ascolteremo dal profeta Geremia (31,31-34) quali saranno le novità su cui si fonda questa alleanza nuova, che va a sostituire quella del Sinai, basata sull’osservanza della Legge. Prima di tutto sarà un’alleanza interiore, non fatta di ottemperanza a precetti esterni all’uomo, ma scritta dal Signore su un cuore trasformato, disponibile al accogliere il suo amore; sarà infatti una relazione di appartenenza reciproca, un legame sponsale tra Dio e l’uomo; e non ci saranno intermediari ma il Signore si farà conoscere personalmente da ciascuno in una relazione unica e irripetibile; infine, tutto ciò sarà reso possibile dalla sovrabbondanza di amore di Dio, che continuamente risana col perdono le ferite causate della nostra infedeltà. Sarà proprio l’offerta sacrificale di Gesù, il suo marcire sotto terra come un chicco di grano a portare a compimento l’opera della nostra salvezza. Gesù ha rivolto la sua preghiera al Padre ed è stato effettivamente liberato dalla morte, ma non restandone preservato, ma passando attraverso di essa, abbandonandosi alla volontà del Padre che lo ha risuscitato, dopo averlo fatto sedere sul trono della sua gloria, quella Croce dalla quale ancora e per sempre atLe sorelle Clarisse della Santa Speranza tira tutti noi.

150° UNITÀ D'ITALIA

La nuova povertà ha bisogno di rispetto e non gravata da ulteriori richieste

Una consegna per l'avvenire

La crisi, i cattolici e i nuovi poveri

Le parole del presidente della Repubblica alla chiusura delle celebrazioni Francesco Bonini

serio la parola del Signore: “Amatevi fra di voi come Io ho amato voi” e apriamo gli occhi sulle nuove forme di povertà, di sofferenza, di emarginazione, che ci sono in ogni comunità, ci accorgeremmo che non siamo coerenti. Il giorno in cui ci illudessimo di esserlo, saremmo finiti, perché mentiremmo a noi stessi, come i farisei. Si rischia pertanto di farsi involontariamente complici della situazione esistente, mantenendo con aiuti immediati legati ai beni che possediamo, lo stato di dipendenza e di “resa” di persone che rimarrebbero estranee alle loro responsabilità e allo sviluppo della propria esistenza. È urgente uscire dalla morsa dell’emergenza, che ci “incolla” ai bisogni e soddisfa nell’immediato la mente e il cuore. Quello che manca sono le conseguenze operative e attuative dei principi della “dottrina sociale della Chiesa”. Dobbiamo fare opinione pubblica sui temi, non molto trasparenti, che forse abbiamo lasciato da parte in questi anni: temi come la scelta di uomini competenti, capaci e onesti, la verifica delle promesse elettorali, la sussidiarietà dei servizi, i capitali di spesa delle amministrazioni sono cose che ci riguardano, perché decidono la qualità della convivenza umana. La diffusione di una “cultura dell’altro” e la solidarietà di destino, del diritto di tutti a godere dei beni della terra, dell’accoglienza dignitosa, fanno parte della catechesi e dell’agire cristiano alla pari della preghiera e della meditazione. Segue a pag. 2

Associato all’USPI

Compiaciuto, il presidente della Repubblica ha chiuso al Quirinale le celebrazioni di Italia 150. Una chiusura che in realtà ha voluto essere una apertura a un’ “opera del rilancio del nostro patrimonio unitario”, che giustamente è stata indicata come una sorta di consegna permanente per l’avvenire. Questo d’altra parte è tanto più vero dopo le turbolenze finanziarie ed economiche, che sembrano avere passato il picco più preoccupante, ma sono ancora ben lontane dall’essere risolte. Segue a pag. 2

Nell’era del “gratti e vinci” il toto-vescovo

Quando avverrà la fine del mondo? Quintiliano

a pag. 2 Caffarini Basso (foto Silvio Baffoni)

Uno spaccato della vecchia Sambenedetto lo ritrovo nella figura di un mio zio, fratello di nonno, nei momenti in cui, tornato dalla pesca sull’incerta lancetta ed essersi ben bene lavato, si metteva sull’uscio di casa, accendeva la consunta pipa e seguendo le volute del fumo si metteva a filosofare. A raccogliere tutti i detti e i proverbi c’era da scrivere un libro; quanta saggezza! In un periodo in cui la pesca dava una dignitosa povertà, quando non c’era la pensione, non si sapeva cosa fossero gli ammortizzatori sociali, e si incominciava appena a parlare di partecipazione, di lotta per i diritti, di democrazia e si canticchiava ancora: se potessi avere mille lire al mese, lo zio era solito dire con quel dialetto che dava maggiore concretezza al linguaggio: “Le chiacchiere fa i pedocchie, lu pa’ rrembie la panze” . Segue a pag. 2


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Anno XXIX 25 Marzo 2012

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- V DOMENICA DI QUARESIMA -

“Educare alla vita buona del Vangelo”

Con una foto dei lavori già a buon punto, vi presento la ristrutturazione dell’ex chiesetta, inagibile e fatiscente, adiacente alla Caritas Diocesana. La sua finalità è offrire alla collettività un Centro Polivalente di Informazione e Formazione, che si spera possa rispondere a tali domande e possa coinvolgere le comunità ad aprire occhi, testa e cuore all’esercizio coordinato e intelligente della carità. Sono le nostre comunità cristiane il vero e insostituibile soggetto della carità evangelica. Per cambiare davvero, occorre anche cambiare il modo di proporre il cambiamento. Occorre spostare l’attenzione sul processo, sulle motivazioni, sul desiderio di qualità e di miglioramento avvertito da tutte le nostre comunità durante il cammino sinodale. Occorre cercare consenso, coesione e coinvolgimento di tutte le realtà, perché la carità divenga veramente azione pedagogica collettiva. Conoscere e condividere è indubbiamente qualcosa di doveroso perché i valori non si apprendono, ma si formano in un costante rapporto con gli altri e con la società civile che pone domande e suscita scandalo. È quindi urgente questo strumento per mobilitare la società e i fedeli e per creare nuove forme di prossimità: - un Centro di informazione che possa “dare forma” alla realtà di tante persone che sono nel bisogno e che chiedono aiuto, - un Centro totalmente finanziato dal fondo Cei 8xmille, attraverso un progetto presentato dalla Caritas, e che risponde fedelmente alle emergenze educative che la Chiesa oggi ci pone come obiettivo prevalente. Lo Spirito del Signore, che anima e guida la Chiesa, è presente ed opera anche oggi nelle nostre comunità. Bisogna che riconosciamo con umiltà e con fede le gemme che Egli fa spuntare e le coltiviamo con fiducia e amore. È questo, lo Spirito che ci anima e con cui ci stiamo preparando alla celebrazione della Santa Pasqua, Spirito che certamente ci porterà a riorganizzarci e a ripensarci per poter rispondere alle nuove sfide che ci attendono. Diacono Umberto Silenzi- Direttore

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150° UNITÀ D'ITALIA

Una consegna per l'avvenire Le parole del presidente della Repubblica alla chiusura delle celebrazioni Francesco Bonini

D’altro canto non è banale la coincidenza che le celebrazioni dell’unità si chiudono con un governo che di fatto è di “unità nazionale”. L’anno centocinquantesimo infatti è stato caratterizzato da una fibrillante cronaca, da una crisi gravissima, che appunto sottolinea la necessità di ritornare ai fondamentali. Muoversi nella crisi e nella lunga fase di ristrutturazione, che si delinea a tutti i livelli, richiede appunto da un lato un di più di consapevolezza, dall’altro un di più di investimento. In realtà questo passaggio celebrativo ha messo bene in evidenza quanto entrambi i piani siano necessari e si debbano tenere insieme. L’Italia ha bisogno della sua identità e d’altra parte la deve mettere in gioco, la deve immediatamente spendere in un quadro europeo che ha bisogno di una prospettiva adeguata e in un orizzonte mondiale che non dà nulla per scontato, come

dimostrano le vicende che, dall’India all’Africa, coinvolgono nostri compatrioti, oltre che le stesse missioni militari in cui l’Italia è impegnata. La riscoperta e il rilancio del nostro patrimonio unitario peraltro è avvenuta nel segno della pluralità: le iniziative celebrative sono state migliaia e la stessa cerimonia conclusiva, prima del discorso di Napolitano, era stata giocata proprio sulla pluralità dei registri, dall’attore al giornalista, dalla scrittrice agli scolari. Solo valorizzando e armonizzando, organizzando, il naturale pluralismo dell’Italia e degli italiani si potranno raggiungere quei risultati in termini di coesione interna e di proiezione esterna che l’Italia deve oggi con grande urgenza nuovamente produrre, se la crisi si vuole superare davvero. Da questo punto di vista è anche possibile una lettura più serena e realistica della stessa no-

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La nuova povertà ha bisogno di rispetto e non gravata da ulteriori richieste

La crisi, i cattolici e i nuovi poveri Chi scriverà la nostra storia dovrà impazzire nel decifrare tutto quanto si dice e si scrive intorno alla crisi che stiamo vivendo e nel fare ricerche in stanze ricolme di documenti, giornali e libri dove le tarme si sono divertite a cancellare le virgole, i punti, gli interrogativi ed esclamativi. Intanto la panze rebbòle, non tanto perché viene a mancare il pane quanto perché sarà difficile riadattarsi a mangiarlo quando lo si è schifato sostituendolo con “nutelle” varie. Dov’è allora la crisi e come si fa per uscirne fuori? Tra le tante soluzioni lette in questi mesi seguendo la spartizione delle acque operata dal “bastone” di Mario Monti, ho trovato un’affermazione che mi sembra accettabile anche se incompleta: “L’uscita di sicurezza” dall’attuale crisi “per me ha tre vie: agire sui mezzi, sui fini e sulle persone; occorrono insomma nuovi obiettivi, nuovi strumenti e nuovi uomini, ma occorre anzitutto che le banche smettano di fare speculazioni e facciano le banche, e i politici facciano i politici”. Ad affermarlo Ettore Gotti Tedeschi, presidente dell’Istituto Opere di religione, intervenuto il 13

marzo a Roma, presso la Pontificia Università Lateranense, alla presentazione del volume “Uscita di sicurezza” (ed. Rizzoli) di Giulio Tremonti, già ministro dell’Economia. Dopo quel politici avrei aggiunto: la società prenda coscienza dei suoi limiti e questo non come subordinazione né come rassegnazione, ma come il riappropriarsi della propria umanità. La teoria dei “superuomini” insinuata anche nei “cartoni animati” continua a fare troppi danni. Occorre portare rispetto alle persone specialmente di fronte alle nuove povertà. Felice intuizione dei primi Cristiani quando pensarono di mettere insieme tutti i loro beni perché tutti ne potessero usufruire allo stesso modo. Specie tra noi cattolici occorre essere oculati nelle proposte comunitarie ed evitare che le nostre richieste facciano emergere disuguaglianze che possano essere motivo di vergogna con conseguenze disgreganti specie nell’ambito familiare. Nel nostro fervore spesso Pietro Pompei non ce ne accorgiamo.

LA SANTA SEDE AL VI FORUM MONDIALE DELL'ACQUA La Santa Sede è¨stata presente con una Delegazione al VI Forum Mondiale dell’Acqua, in corso a Marsiglia (Francia), dal 12 al 7 marzo. Il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha elaborato un documento, intitolato: "Acqua, un elemento essenziale per la vita" e avente come sottotitolo: "Impostare soluzioni efficaci". Il testo, in particolare, ricorda come nonostante alcuni progressi un accesso adeguato all’acqua potabile non sia ancora garantito a buona parte della popolazione mondiale. Si auspica, inoltre, una migliore gestione dell’acqua da parte delle autorità pubbliche, degli operatori privati e della società civile e si invitano tali istanze ad agire con responsabilità , sobrietà e solidarietà alla luce dei principi di giustizia e di sussidiarietà ". "I Forum Mondiali dell’Acqua, organizzati ogni tre anni dal Consiglio Mondiale dell’Acqua, radunano soggetti privati, statali ed esponenti del mondo associativo per analizzare e sviluppare una visione di lungo periodo su tale risorsa indispensabile". VIS

È MORtO MONS. GIUSEPPE CACCIAMI Il ''padre'' del Servizio Informazione Religiosa

(SIR)

Si sono svolti martedì 20 marzo, alle 10.30, nella chiesa parrocchiale di Grignasco (Novara), i funerali di mons. Giuseppe Cacciami, presidente del Sir, già presidente della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), figura di spicco dell’Unione internazionale della stampa cattolica. Mons. Cacciami è morto sabato sera, all’età di 87 anni; da alcune settimane era ricoverato presso la clinica de “I Cedri” di Fara Novarese, dopo l’aggravarsi del suo stato di salute. “Il suo sconfinato amore per la Chiesa - ricorda Paolo Bustaffa, - lo ha portato a vivere il giornalismo come forma alta di carità intellettuale nei grandi dibattiti culturali e, nello stesso tempo, come servizio umile alla gente

stra storia unitaria. Molti sono stati i segni di un approccio maturo, che superi finalmente tanti stereotipi e tante retoriche, spesso contrapposte in modo sterile. Anche il recupero delle identità degli antichi stati, poi necessariamente proiettati nel quadro unitario, merita di essere sottolineato, per valorizzare le diversità, comprese e ricondotte al senso del bene comune. La cifra sintetica che può qualificare il 151 anno che si apre è insomma il tempo di una sobrietà convinta, fondata sulle idee, sui principi e sulla rettitudine personale. Perché c’è da lavorare, molto.

per accompagnarla nella ricerca di significati, di speranza, di Verità. Un maestro che non è mai salito in cattedra, consapevole come è sempre stato che un giornale è un ‘luogo altro’ e spesso più difficile della cattedra... Un ‘padre’ che in tutta la sua vita non si è mai stancato di far crescere, con l’autorevolezza di chi non risparmia alcuna fatica a se stesso, generazioni di giornalisti”. A mons. Cacciami, aggiunge Francesco Zanotti, presidente della Fisc, “guardavamo con tanta sana invidia per quella sua straordinaria capacità di utilizzare la parola che rendeva ogni suo discorso e ogni suo scritto un momento di altissima scuola”.

Nell’era del “gratti e vinci” il toto-vescovo

Quando avverrà la fine del mondo?

Non occorrono sicuramente doti di chiaroveggenza per prevedere una notizia che tutti conoscono da un anno a questa parte e che è nella logica della storia dell’uomo. Tutti invecchiano, anche i Vescovi ed arriva il tempo del pensionamento. E fin qui tutto regolare. Ma far coincidere la notizia del nome del sostituto con il giorno del Venerdì Santo, potrebbe essere indelicato verso quei cristiani che in quel giorno tra digiuno, penitenza e liturgie varie sono immersi nella meditazione di un evento che lascia ancora sbigottiti: la morte di Dio. Se si vuole, in questo periodo quaresimale, proprio parlare di religione, c’è l’imbarazzo della scelta tra carnevale, feste varie all’insegna del cioccolato. Siamo diventati, giustamente, tanto delicati verso la religione altrui, da guardare con troppa sufficienza quella in cui, almeno a parole, diciamo essere la nostra. Se poi in tutto questo vogliamo far coincidere la laicità dello Stato, allora c’è da preoccuparsi per la tenuta culturale della nostra Nazione. In questo periodo di crisi economica e di grandi incertezze diamoci pure alla cabala; gli uomini lo hanno fatto spesso, rimanendo sempre delusi nella loro ingenuità. Il mondo sarebbe dovuto finire già parecchie volte nella storia passata. La prima predizione risale all’anno 989 quando l’avvistamento della cometa di Halley contribuì a diffondere timori escatologici. Il 31 dicembre del 999 fu una data temuta da molti cristiani come la fine del mondo. Fu poi la volta di Gioacchino da Fiore che, basandosi sui 1.260 giorni descritti nell’Apocalisse, predisse il 1260 come data per il compimento di questa Profezia. Venendo a tempi più recenti, il medico e veggente Nostradamus prediceva per il 1999 l’arrivo di un “re del Terrore”. C’è, infine, la temuta data del 21 dicembre 2012, che segna secondo l’interpretazione del calendario Maya il passaggio da un’era all’altra ed è preceduta da segni più o meno significativi. Ma cosa dice a proposito la tradizione cattolica? Il Concilio Vaticano II affermò che noi “ignoriamo il tempo in cui avranno fine la terra e l’umanità e non sappiamo in che modo sarà trasformato l’universo”. Ciò che conta quindi per la teologia cattolica, “è l’evento stesso, non il modo con cui le diverse categorie scientifiche, culturali, storiche interpretano questo evento”. Quintiliano


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Da Porto D’Ascoli

Digiuno dal gioco "Quando si bruciano le risorse, inseguendo il miraggio della vincita, resta solo la cenere e, per continuare a sbarcare l’inevitabile lunario, si cercano altre strade rovinose per sé e per i propri cari. Il gioco d’azzardo è una piovra che allunga i suoi tentacoli mortali, promettendo molto e sradicando moltissimo, non di rado tutto”. Cardinale Angelo Bagnasco, Prolusione al Consiglio Episcopale Permanente

UNA MATTINA FERIALE IN UN PAESE BRIANZOLO. La chiesa, l’edicola, il caffè, i passanti che si salutano brevemente, senza fermarsi. E, poco oltre, il bar tabacchi: dietro al banco, facce cordiali e sul muro, alla cassa, una Madonna e un rosario. Chi vi entra deve mettere in conto minuti di attesa… Anche questa mattina c’è un grande andirivieni di clienti – e non vogliono sigarette né il caffè: puntano dritti al banco delle lotterie. Una piccola processione di anziani e casalinghe: brandiscono una schedina appena compilata. Giocano all’enalotto e a 'Win for life'. Un cartello annuncia un montepremi, oggi, di 69 milioni di euro. Di un certo gioco c’è una estrazione ogni pochi minuti: passano su uno schermo i numeri sorteggiati, sempre nuovi. Gli occhi dei giocatori - quasi tutti ben oltre i sessanta - sono fissi su questa giostra, ansiosi. Conservare il biglietto fino al giorno della lotteria della Befana ora non è più di moda. Esalta il provare e riprovare, per un numero di volte perverso e infinito, e… poi si è stati lì lì per vincere! Ma cosa farebbe un uomo, con i capelli bianchi, con 69 milioni di euro in mano o con una rendita da 20 mila euro al mese per vent’anni? Non è gente, questa, che sogna paradisi tropicali. No. Sono persone che hanno lavorato e cresciuto figli per tutta la vita e che apparentemente si contentano di poco, eppure l’illusione della vincita, come un parassita, divora i loro cuori. A poco a poco. Giorno dopo giorno. Prima un euro, poi cinque, poi dieci, poi - al massimo - venti: fanno seicento al mese…

SALA BINGO DI VIA EMILIA OVEST, MODENA. Il locale dove si gioca a tombola pullula di slot machine. Accanto, una sala accoglie i bambini, i figli o i nipoti dei giocatori, un ambiente semplice, ordinato con qualche gioco, orsacchiotti di peluche, un tavolino con le sedie, due divanetti e una mini libreria... I bimbi sono seguiti da una o più ragazze; per i neonati c’è tutto l’occorrente, anche per il cambio. Li lasciano qui, nella stanzetta, a giocare con i Lego o altro alle 2 di pomeriggio e si ripresentano alle 9 di sera. Qualcuno lascia il bambino al baby parking fino alle due di notte. Perché, quando la febbre del gioco chiama, ci si dimentica di tutto, anche di un bambino. Che non dovrebbe stare lì. il Resto del Carlino, 25/02/2012 - Pag. 13 Provo una pena infinita quando leggo simili notizie non solo perché a pagare il prezzo più alto sono i più indifesi, i bambini, vittime innocenti delle scelte scellerate degli adulti, ma soprattutto perché penso agli 800 mila Italiani malati di gioco compulsivo, di ludopatia, che costituiscono una vera emergenza sociale, morale, economica, avendo perso se stessi e gettato nello sconforto le loro famiglie. È l'evidenza del fenomeno che uccide il modo corretto di pensare e agire che mi preoccupa. È il suo aggravarsi nel giro di pochissimo tempo che mi spinge a ricordare che “a nulla giova l’aver guadagnato il mondo intero

se poi si perde se stessi” (Luca IX, 24-25) e a ribadire con forza che la vita non è un colpo di fortuna, non può seguire la logica dell’avere per possedere, non può essere incentrata sull’avidità, sul caso, sul “gratta-evinci”, sul “poker on line”, sul “superenalotto” o simili: in agguato ci sono sempre impoverimento, disperazione, problemi di ogni genere in un effetto-domino devastante, fatto di disagio esistenziale, solitudine e violenze gratuite. Immalinconisce, quindi, la coda al bar tabacchi di pensionati che per tutta la vita hanno confidato nelle proprie mani e nell’aiuto di Dio e che, ora, gli occhi fissi sullo schermo dei numeri sorteggiati, inseguono un miraggio, che rimarrà tale. Immalinconisce questa spasmodica ricerca di felicità effimera. Intanto quella Madonnina, posta lì su quella parete sopra la cassa, li guarda e ci interroga. Tutti. E con Lei ci interroga anche il volto di ogni bambino, lasciato per ore al “nido park” di una qualsiasi sala giochi d’Italia, in attesa che qualcuno si ricordi di lui. A ognuno di noi entrambi chiedono in che cosa crediamo veramente e a chi ci affidiamo: se a un Dio lontano, un Dio della domenica o a Cristo, che è in ogni nostro distratto respiro; se in un Dio che ci conosce e ci chiama per nome o nella fortuna, cieca e indifferente alla nostra storia; se in un Dio, che ci ama e che ci ha fatto suoi figli o nel caso, nel gioco che, minando mente e anima, conduce sempre alla rovina, anche se mascherato da una parvenza di regolamentazione e legalità. Maddalena

VALORI DEGLI ItALIANI Qualcosa sta cambiando

BANDO PER L ‘ASSEGNAZIONE DELLE BORSE DI STUDIO DEL CENTRO UNIVERSITARIO CATTOLICO A.A. 2012-2013

Segnali incoraggianti dalla ricerca Censis Per il 150° dell’Unità d’Italia, la Fondazione Censis ha promosso la ricerca “I valori degli italiani. Dall’individualismo alla riscoperta delle relazioni”. Un elemento caratterizzante della trasformazione socioeconomica del Paese è stato il forte soggettivismo, che ha portato a quello che la ricerca del Censis, presentata ieri pomeriggio a Roma, ha definito “disastro antropologico” (crescita dell’aggressività, diffusione delle patologie individuali, mancanza di senso del futuro e della trascendenza). Adesso, però, la ricerca mostra che il soggettivismo è in crisi e le cose stanno cambiando: Gigliola Alfaro, per il Sir, ha chiesto a Paola Ricci Sindoni, docente di filosofia morale all’Università di Messina, di commentare i dati più interessanti. Un primo aspetto interessante è che le persone affermano di avere meno desiderio di acquistare beni di consumo... “Le notizie delle turbolenze dei mercati finanziari e i correttivi del governo per ridurre il debito pubblico e il rischio di una disgregazione sociale hanno avuto un forte impatto sulle coscienze. Come ci dice sempre il Papa, il crollo di certe sicurezze economiche e finanziarie possono riconvertirsi in valori, nella misura in cui ci misuriamo con i nostri bisogni e diamo un taglio ai desideri che spesso sono indotti dalla pubblicità. Questo lascia anche più spazio alle relazioni. Se il soggetto riempie il suo tempo nel soddisfare i suoi desideri, non ne ha per gli altri. I genitori imparano di nuovo a dire no ai capricci dei figli e a ragionare con loro spiegando i motivi per cui è superfluo comprare un giocattolo in più”. Ritorna anche la tendenza a cercare modelli: il padre si piazza al primo posto (22,1%), la madre (12,9) al secondo. Come giudica questo fatto? “Ciò dimostra l’importanza del ruolo della famiglia, che è sempre dirompente nella formazione della coscienza. In famiglia infatti s’impara la fiducia nell’altro, il rispetto, la solidarietà. Questa è la riscoperta non di un valore tradizionale, come viene ironicamente etichettato da chi vorrebbe sostenere che tutto è famiglia, ma di un valore che è sempre attuale. Cambiano i contesti sociali, culturali ed economici, ma il valore resta”. Rispetto agli anni Ottanta, oggi si registra anche un aumento di coloro che si dicono credenti dal 45,1% al 65,6%... “Certamente la persona è costitutivamente aperta alla trascendenza, ma questo bisogno deve essere ben indirizzato per evitare una gestione del sacro secondo le proprie esigenze”.

I valori coesivi degli italiani sono il senso della famiglia (65,4%), il gusto per la qualità della vita (25%), la tradizione religiosa (21,5%), l’amore per il bello (20,1%), la voglia d’intraprendere (19,9%), i legami comunitari locali (11,5%): sono questi i valori su cui scommettere per l’Italia del futuro? “Sono valori importanti soprattutto la famiglia, la tradizione religiosa, i legami con il territorio. La qualità della vita riflette anche un trend imposto dalla moda ecologica”. Un altro aspetto è il coesistere di sregolatezza di pulsioni e richiesta di normazione: come se lo spiega? “Spesso si attiva una pratica psicologica secondo la quale a me tutto è permesso, mentre gli altri fanno paura e vanno regolati. C’è poca sensibilità nel capire che io sono anche gli altri: tutto ciò che fanno gli altri mi riguarda e anch’io devo essere regolato dalla legge. Spesso i giovani sono severi verso i comportamenti dei loro coetanei, ma non fanno autocritica”. Alla domanda cosa serve all’Italia al primo posto ci sono moralità e onestà... “Questo fa pensare: lo specchio in cui l’italiano medio si va a riflettere è la classe politica, a cui abbiamo consegnato le speranze di una società civile migliore e di un welfare più a misura dei nostri bisogni. Quando la classe politica delude fortemente sul piano del rispetto delle regole, emerge giustamente il bisogno di moralità tra i cittadini contro il malcostume”. Gli italiani riscoprono la prossimità, fidandosi di chi sta loro più vicino, ma non tanto dei lontani... “Le relazioni s’incarnano nelle persone e, quindi, si attivano fiducia e rispetto laddove li puoi anche ricevere in un riconoscimento reciproco. Ciò che vale nelle relazioni corte non può valere anche in quelle lunghe, che sono astratte e lontane. Sarebbero accolte se ci fosse anche un ethos collettivo maggiormente diffuso, come era negli anni dopo la guerra quando c’era un sentire comune che apparentava le diverse classi sociali e le diverse regioni italiane. Oggi non è più così”. SIR

(scadenza 15 maggio 2012) 1. Il Centro Universitario Cattolico (CUC) mira ad aiutare giovani laici aspiranti alla carriera universitaria nel conseguimento della necessaria preparazione scientifica e a tale scopo mette a disposizione per l’anno 2012-2013 n. 21 borse di studio. L’importo di ciascuna borsa è di € 6.000 annui, al lordo delle imposizioni fiscali previste dalla legge. 2. La borsa di studio viene assegnata su progetto triennale ed è sottoposta a verifica annuale da parte del Comitato Docenti, che può proporne la revoca al Presidente. A conclusione della ricerca, il borsista dovrà produrre un sintetico articolo scientifico o una breve monografia, rispetto a cui il CUC non assume alcun impegno di pubblicazione. 3. Possono presentare domanda tutti i laici (con esclusione di candidati agli ordini sacri, novizi e membri di Istituti di vita consacrata): a) in possesso di un diploma di laurea di secondo livello (o quadriennale/quinquennale del vecchio ordinamento), conseguito presso una Università italiana entro l’anno accademico 2010/2011 e con valutazione non inferiore a 104/110; b) residenti in Italia; e) nati dopo il 31 dicembre 1980; d) il cui reddito personale complessivo lordo previsto per l’anno 2012 non superi la somma di € 15.000 (il candidato è tenuto a comunicare tempestivamente ogni variazione del reddito presunto, pena l’esclusione dal concorso). Copia completa del Bando di Concorso può essere letta presso la Curia Vescovile, p.zza Sacconi 1


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Festa grande a Ripatransone Don Domenico Vitelli 50° di Sacerdozio Domenica 18 marzo è festa grande nel Duomo di Ripatransone: si celebra il 50° anniversario dell’ordinazione sacerdotale del parroco don Domenico Vitelli. È un avvenimento importante, denso di significato e certamente degno di essere onorato e festeggiato. Il sacerdote è il centro propulsore di una comunità cristiana, ci dona Gesù: non potremmo vivere cristianamente senza di Lui! Domenica, perciò, abbiamo detto un grande “GRAZIE” a don Domenico, con il cuore pieno di riconoscenza, per i suoi 50 anni di vita sacerdotale donati a noi e ai nostri fratelli in terra di missione. I parrocchiani hanno ricordato e festeggiato questa ricorrenza con una cerimonia toccante, piena di calore umano e di profumo spirituale, che ha riempito i cuori di una commozione evidente sul volto di tutti i presenti, a cominciare da don Domenico, emozionato e felice per il clima festoso che lo circondava. Il Duomo di Ripatransone era pieno di persone che hanno voluto rendere omaggio e mostrare affetto e ri-

conoscenza al sacerdote, alla guida spirituale, al consigliere, all’amico. La Santa Messa è stata animata dai bambini e dai ragazzi del catechismo, guidati dalle catechiste che hanno fatto partecipare tutti alla cerimonia con la freschezza, la spontaneità e l’al-

Ai Sig.ri Presidenti di Sezione UNITALSI Ai Sig.ri Presidenti di Sottosezione UNITALSI Ai Sig.ri Componenti del Consiglio Direttivo Loro sedi

legria proprie dei giovani. Nella preghiera dei fedeli i ragazzi hanno promesso a don Domenico di donargli l’ entusiasmo e la gioia della loro età, chiedendogli anche di essere guidati da lui a conoscere sempre più e meglio Gesù, per avere il desiderio e il coraggio di testimoniarlo nella loro vita. Al termine auguri, doni, ringraziamenti dai gruppi presenti, tra i quali la Confraternita della Madonna di San Giovanni e dalle autorità civili e militari. Il Vicario Mons Romualdo Scarponi, ha portato i saluti e gli auguri del Vescovo Mons Gervasio Gestori a don Domenico per il Orlanda Sabatini suo 50 di vita sacerdotale.

Caro don Domenico, ci associamo anche noi alla festa e ti facciamo tanti tanti AUGURI!!! È difficile dimenticare i tanti anni in cui con meticolosità e competenza hai portato avanti il nostro settimanale, quando si accorciavano gli articoli con le forbici. Lo ricordano anche gli amici della tipografia Linea Grafica che si associano a tutti noi della Redazione nel ringraziare il Signore per i tuoi 50 anni di Sacerdozio e per esprimerti tanti affettuosi Auguri. Ad multos annos !

Il nostro settimanale “L’Ancora” è stato premiato al convegno di “Sovvenire” di Caserta DIO DELLA ANALE SETTIM

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RIPATR

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TO - MONTAL

Plaza. Nella serata dello stesso giono si è svolta la premiazione dei 6 vincitori della seconda edizione del premio giornalistico “8xmille senza frontiere, verso la terra Santa alle radici della cristianità”, ideato in collaborazione con la Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc). I premiati sono stati per il Nord, Virginia PanI Vincitori del premio con Matteo Calabresi e Francesco Zanotti. zani (“Notizie”, Carpi) e Susanna Peraldo (“Il Biellese”, Biella); per il CASERtA - Si è tenuto dal 14 al 16 marzo, a Ca- Centro, il nostro settimanale per due editoriali serta, il Convegno nazionale del Servizio per la del nostro Direttore Pietro Pompei e Luca Capromozione del sostegno economico alla Chiesa pannolo (“Vola L’Aquila”, L’Aquila); per il cattolica. L’assemblea dei circa 250 delegati dio- Sud e le Isole, Sabina Leonetti (“Comunione”, cesani, tra sacerdoti, laici, e Vescovi, è stata aperta Trani) e Viviana Casu (“L’Arborense”, Orida mons. Pietro Farina, Vescovo di Caserta e pre- stano). sidente del Comitato per il sostegno economico Hanno premiato i vincitori Matteo Calabresi, alla Chiesa cattolica. Il tema dell’incontro, è stato responsabile del citato Servizio Cei, e France“Sovvenire: solidarietà frutto di comunione ec- sco Zanotti, presidente Fisc. I redattori degli clesiale”. Per la nostra Diocesi erano presenti il articoli, hanno raccontato brevemente il loro sostituto delegato (il referente è Giuliano Vagnoni che non ha potuto prendervi parte) diocesano Franco Lucadei, accompagnato dalla moglie Rita. Il mio arrivo a Caserta (in sostituzione del nostro Direttore) è avvenuto dopo 4 ore di pullman da Grottammare, alle 12.30 di giovedì 15 Marzo. Appena giunto sono stato accompagnato all’albergo del convegno, il Crowne Simone Incicco ritira il premio da Matteo Calabresi.

di Simone Incicco

pezzo all’assemblea dei delegati diocesani, e dal loro editoriale si è potuto toccare con mano quanto si riesca a fare di concreto grazie alle firme dell’8 per mille. Il giorno successivo, il Vescovo Farina ha concluso il convengo ricordando il ruolo essenziale dell’8 per mille e dell’opera svolta dal “sostentamento clero” affinché la Chiesa sia una grande famiglia, in cui si riesca a sopperire alle diverse esigenze. La redazione coglie l’occasione per ringraziare il nostro Vescovo Gestori per aver sempre creduto nel settimanale Diocesano e perché ci ha dato fiducia per il nuovo progetto dell’Ancora online che darà spazio a tanti giovani di tutta la Diocesi. Grazie Eccellenza.

OGGETTO: Incontro Ministri Straordinari dell’Eucarestia 14 aprile 2012 carissimi, proseguendo il cammino intrapreso alcuni anni fa, la Presidenza Nazionale ha programmato per sabato 14 aprile 2012 a cascia, sede del miracolo eucaristico oltre che patria di Santa Rita, il Sesto Incontro Nazionale per i Ministri Straordinari della distribuzione della comunione. Sarà sicuramente una nuova occasione per i nostri soci che svolgono questo particolare ministero di ritrovarsi insieme, per riflettere, meditare e pregare. L’incontro si svolgerà presso l’hotel delle Rose, Via Fasce n°2 cascia. Vi allego alla presente il programma dell’incontro, ricordandovi che le iscrizioni devono pervenire in Presidenza Nazionale (presidenza.nazionale@unitalsi.it) entro e non oltre il 31 marzo 2012 per il tramite delle sezioni, per darci modo di prenotare i posti necessari. • La quota di partecipazione senza pernotto, comprensiva della cartellina del convegno e del pranzo, è di 35,00 euro a persona; • mentre con il pernottamento (dalla cena del 13 aprile al pranzo del 14) la quota è di euro 70,00 a persona in camera doppia o tripla. • Per chi optasse per una camera singola il supplemento è di 10,00 euro a persona per notte. confidando, come sempre, nella vostra preziosa collaborazione resto a vostra disposizione. Vi prego di girare questa lettera a tutte le Vostre Sottosezioni. Fraterni saluti Don Danilo Priori Giovanni Punzi Programma VI Incontro dei Ministri Straordinari dell’Eucarestia • Ore 10,00 arrivi ed accoglienza presso l’Hotel delle Rose - casa del Pellegrino • Ore 10,30 celebrazione delle Lodi • Ore 10,45 Meditazione sul tema “I Ministri del Rosario nel cammino dell’Eucarestia” • Ore 12,00 Santa Messa • Ore 13,00 pranzo • Ore 14,30 visita al Santuario di Santa Rita • Ore 15,30 Adorazione Eucaristica • Ore 17,00 partenze

Domenica 11 marzo la Parrocchia di S. Pio X di S. Benedetto del tronto ha vissuta una bella giornata a Civitella del Tronto e all’Abbazia di Montesanto con i componenti dell’Azione Cattolica parrocchiale. Visita ai luoghi, liturgia eucaristica celebrata don Vincenzo, riflessione e giochi di gruppo. Una vera festa e una gioia del cuore.


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Continua la polemica

62. L’ALBERO E I SUOI FRUTTI. IL SEGNO DI GIONA Matteo continua la polemica con l’immagine dell’albero e dei suoi frutti (Mt 12,33-37): la interrompe passando al “segno di Giona” (12,38-42). Questa volta leggiamo questi due brani. 1. Come l’albero, così i suoi frutti. Matteo aveva utilizzato le immagini dell’albero (3,16; 7,17-18) e della “razza di vipere” (3,7) con le quali aveva cercato di individuare e presentare l’incredulità dei giudei. Adesso riprende questo materiale espositivo. “Prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono. Prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l’albero. 34 Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. 35 L’uomo buono dal suo buon tesoro trae fuori cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori cose cattive” (Mt 12,33-35). Avvertiamo che la difesa si cambia in accusa. Mentre nel Discorso della Montagna (7-16-18) l’immagine albero-frutto serviva come criterio per distinguere il vero dal falso profeta, qui serve per illustrare la corrispondenza tra i pensieri negativi che uno nutre e le parole cattive che uno pronuncia: “come potete dire cose buone, voi che siete cattivi?”. L’accusa che mi avete rivolta, che io scaccio i demoni per opera di Beelzebùl, voi l’avete covata a lungo nella vostra mente (= “cuore”), dalla quale avete tirato fuori calunnie contro di me. Gesù continua in forma di riflessione universale, ma senza dimenticare il caso concreto. “Ma io vi dico: di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio; 37infatti in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato” (Mt 12,36-37). La “parola vana” (rēma argón), è forse la parola ingannatrice, non sincera in quanto mette da parte il “sì, sì” e “no, no” evangelico (5,37); nel contesto polemico mette da parte la sincerità e lancia l’accusa che Gesù scaccia i demòni per opera di Beelzebùl. 2. Il segno di Giona. La discussione ora accomuna scribi e farisei (non farisei soltanto) e Gesù. “Allora alcuni scribi e farisei gli dissero: ‘Maestro, da te vogliamo vedere un segno’. 39 Ed egli rispose loro: ‘Una generazione mal-

vagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. 40Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Mt 12,39-40). Il segno che essi richiedono è un miracolo che legittimi la personalità di Gesù, quale “il figlio di Davide”, cioè il Messia (12,23). Gesù rifiuta di darlo, Però, lo sostituisce con un altro, quello della propria risurrezione, che presenta in analogia con la vicenda di Giona. Secondo il libro omonimo, una volta gettato in mare Giona fu inghiottito da un pesce che lo tenne nel proprio ventre per tre giorni e poi fu rigurgitato a terra. In modo analogo, Gesù sarà tre giorni nel sepolcro e poi risorgerà. Non trascuriamo la differenza che deve essere segnalata. La vicenda dei tre giorni di Giona nel ventre del pesce è semplicemente di natura narrativa e non va oltre. La vicenda di Gesù, la sua morte, sepoltura e risurrezione sono di natura storica, in quanto Gesù fu tre giorni nel sepolcro come cadavere e il terzo giorno ritornò in vita. Il testo continua.41Nel giorno del giudizio, quelli di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! 42Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!” (Mt 12,41-42). In questo testo la prospettiva si sposta sulla predicazione e sapienza di Gesù che sono del tutto superiori, rispettivamente, a quella di Giona: “Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona!” e a quella di Salomon: Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!”. Ricordiamo che la regina di Saba, nello Yemen, fece un lungo viaggio per ascoltare il sapiente Salomone. Ai due discepoli di Giovanni Gesù dà le prove che dimostrano che egli è “il Veniente”, il Messia (puntata n. 54); agli scribi e farisei, che le richiedono per curiosità o per provocarlo, egli le rifiuta. Gesù rivela i suoi misteri a chi lo cerca con umiltà e disponibilità.

PAROLA DEL SIGNORE QUINtA DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO B CREA IN ME, O DIO, UN CUORE PURO

Dal VANGELO secondo GIOVANNI tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c'erano anche alcuni Greci. [21]Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: "Signore, vogliamo vedere Gesù". [22]Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. [23]Gesù rispose: "È giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo. [24]In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. [25]Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. [26]Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà. [27]Ora l'anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora! [28]Padre, glorifica il tuo nome". Venne allora una voce dal cielo: "L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!". [29]La folla che era presente e aveva udito diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: "Un angelo gli ha parlato". [30]Rispose Gesù: "Questa voce non è venuta per me, ma per voi. [31]Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. [32]Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me". [33]Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire . (Gv. 12,20-33) "E' giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo. Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”. La prima frase è la risposta che Gesù dà a Filippo che chiede udienza per alcuni greci che lo volevano conoscere. La seconda è una specie di profezia . Filippo era tutto contento perché vedeva che Gesù iniziava ad attirare persone anche al di fuori dei veri israeliti, ma Gesù cerca di fargli capire che egli attraverso la passione e la croce attirerà tutti a sé, ebrei e pagani, la sua missione è uni-

versale. Anche se la sua anima è turbata, il suo spirito è preso da paura, egli non si tira indietro, non recede dalla strada intrapresa per salvare ogni uomo. La morte in croce non è una fatalità, è il risultato di una scelta, infatti egli dice: “ Nessuno mi toglie la vita, ma la offro da me stesso “ ; Gesù si incammina verso la sua ORA con la coerenza della sua vita, parlando come agisce e agendo come parla. E proprio questo suo essere VERITA’ lo rende pericoloso agli occhi dei potenti del mondo. E questi faranno di tutto per metterlo a morte, e ci riusciranno. Gesù affronta l’ora della croce non come un eroe impavido, né tanto meno come un incosciente, ma come un uomo vero , un uomo che ha paura di morire, di soffrire, infatti dice: La mia anima è turbata”. Gesù non affronta la crocifissione con la forza, ma nella debolezza e nell’amore. Sulla croce Cristo non rivendica altra gloria all’infuori della GLORIA DI AMARE, di morire per i fratelli, di patire per la salvezza di ogni uomo. Nella croce non c’è gloria, infatti nessuno dei suoi sarà lì con lui, tutti fuggono, i discepoli, la folla, gli osannanti, i miracolati, tutti, non c’è più nessuno, Gesù è solo, solo con il Padre a cui affida il suo spirito, e a cui chiede perdono per gli uomini, suoi fratelli. Sul terreno arido del Calvario, il seme sepolto, maciullato, e innaffiato dal suo “sangue e acqua”, innalzerà miracolosamente il suo stelo verso il cielo con la spiga carica di frutto. Chiediamo al Signore che questa quaresima sia anche per noi portatrice di frutti, frutti di conversione e di carità fraterna. RICCaRDO

SAGGEZZA PER PENSARCI SU: GESU’ CHE GUARISCE GLI INFERMI, CHE RESUSCITA I MORTI, ECCO IL LATO UMILE DELLA SUA MISSIONE. IL LATO SUBLIME È IL SUDORE DI SANGUE, LA SUPPLICA DI ESSERE RISPARMIATO, LA SENSAZIONE DI ESSERE ABBANDONATO DA DIO. (S. WeIl)

Basilica Cattedrale Santa Maria della Marina San Benedetto del Tronto

Celebrazioni della Settimana Santa presiedute da S. E. R. Mons. Gervasio Gestori

Crocettigiuseppe@yahoo.it

1° aprile 2012 Ore 10.30

Incontri Pastorali del Vescovo DURante la SettIMana

25 MaRZO - 1 aPRIle 2012 Domenica 25 marzo Ore 12.00 S. Benedetto Tr. Santuario dell’Adorazione: S. Messa

Mercoledì 28 marzo Ore 15.30 S. Benedetto Tr. Ospedale Civile: visita pasquale ai malati

Lunedì 26 marzo Ore 10.30 S. Benedetto Tr. Ospedale Civile: S. Messa e visita pasquale ai malati Ore 16.00 S. Benedetto Tr. Ospedale Civile: visita pasquale ai malati

Venerdì 30 marzo Ore 10.00 S. Benedetto Tr. Centro Primavera: S. Messa Ore 21.15 Force: Rappresentazione Sacra della Passione Domenica 1 aprile Ore 10.30 S. Benedetto Tr. - Cattedrale: Benedizione degli ulivi, Processione e S. Messa

Domenica delle Palme Benedizione delle Palme presso l’Asilo Merlini Processione Santa Messa 2 aprile 2012 Lunedì della Settimana Santa Ore 21.00 Festa del Perdono per tutti i Giovani 5 aprile 2012 Giovedì Santo Ore 9.00 Ufficio delle Letture e Lodi mattutine Ore 10.30 Santa Messa Crismale Ore 21.15 Santa Messa In Coena Domini 6 aprile 2012 Venerdì Santo Ore 9.00 Ufficio delle Letture e Lodi mattutine Ore 15.00 Celebrazione In Passione Domini Ore 22.00 Conclusione della Via Crucis cittadina in piazza Nardone 7 aprile 2012 Sabato Santo Ore 9.00 Ufficio delle Letture e Lodi mattutine Veglia pasquale in Resurrectione Domini Ore 22.00 Lucernario in piazza Nardone Celebrazione della Veglia pasquale in Cattedrale 8 aprile 2012 Domenica di Pasqua Risurrezione del Signore Ore 17.45 Vespri solenni Ore 18.30 Santa Messa Pontificale - Benedizione papale


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San Benedetto del Tronto: Tutti a scuola di bici. Protagonisti i bambini della scuola primaria “San Giovanni Battista”.

In occasione della tradizionale tappa finale della Tirreno-Adriatico, svoltasi lo scorso 13 marzo, appuntamento sportivo che prelude alla primavera, gli alunni delle classi II,II IV,V dell’istituto San Giovanni Battista , in qualche modo sono stati parte attiva dell’evento sportivo. Hanno partecipato al progetto “Biciscuola”. L’iniziativa organizzata dalla Rcs-Gazzetta dello Sport e promossa dal servizio sport del Comune di San Benedetto del Tronto. Lo scopo principale si è concretizzato principalmente nel far conoscere la nota corsa ciclistica dei due mai ai bambini delle scuole primarie, educarli all’uso corretto della bicicletta che significa anche tutela dell’ambiente e in particolare del mare grazie alla collaborazione con la Capitaneria di Porto. Gli alunni

delle classi II,II IV,V hanno svolto attività ludico-didattiche insieme agli educatori della RCS gazzetta dello sport e agli ufficiali della Capitaneria di porto . laboratorio Nel “L’angolo del meccanico” grazie alla guida di un esperto i ragazzi hanno appreso alcune nozioni di corretta manutenzione della bici e cosa fare in caso di piccoli problemi meccanici, nel secondo laboratorio “Crea la tua bici”in cui i giovani ciclisti in erba, utilizzando materiali di recupero di uso quotidiano, hanno realizzato picole bici in miniatura su di un foglio, infine nel terzo laboratorio “ Il mare con la Guardia Costiera” i rappresentanti della Capiteneria di Porto hanno impartito ai giovanissimi presenti nozioni importanti e regole sia per la sicurezza balneare, sia per la tutela degli ambienti marini. Terminate queste attività i bambini tutti i bambini delle classi interessate sono stati accompagnati in Piazza Giorgini dove hanno assistito alla partenza dei ciclisti per la cronometro finale. FC

San Patrizio, apostolo dell’Irlanda. Il 17 Marzo si festeggia San Patrizio vescovo. Il santo, Patrono d’Irlanda, nasce nel 385, a Bonnavem Taberniae, nei pressi di Carlisle, a Sud del Vallo di Adriano, in una Britannia ancora romana, nonostante l’Impero fosse in declino, dove il padre, Calpornio, proprietario di un grosso possedimento terriero faceva il decurione civile. Suo nonno, Potito, era un sacerdote, mentre Calpornio era diacono. Dai nomi latini dei tre e dalla loro appartenenza al clero cristiano, si evince la presenza di solide strutture ecclesiastiche nel paese e la buona posizione occupata dalla famiglia al loro interno. I racconti di Patrizio, tratti dalle Confessioni, che dovette scrivere per difendersi da infamanti accuse, danno l’idea, però, di una famiglia che non gli abbia impartito una solida educazione religiosa. Dopo aver ricevuto il Battesimo ed aver frequentato la Parrocchia, a 16 anni viene rapito da pirati irlandesi. Cosa che interpreta come una punizione divina per non aver osservato le esortazioni dei presbiteri. I rapitori lo portano al Nord Ovest dell’Irlanda, dove rimane prigioniero per 6 anni, pascolando il gregge del suo nuovo padrone. Questa esperienza fu importantissima per la formazione dello spirito di uno dei più grandi missionari della Chiesa. Il figlio del decurione, conscio della propria romanitas e del suo stato sociale, era profondamente umiliato dalla condizione di schiavo e per la istruzione che non aveva potuto ricevere. Aveva appena imparato la lingua madre che si vede obbligato ad apprenderne un’altra. La nostalgia per la patria, per il suo popolo, per la famiglia, uniti alla solitudine, alla povertà e alle avverse condizioni climatiche, gli fanno scoprire la

grandezza di Dio. La preghiera diviene il suo sostegno. L’amore e il timore di Dio lo trasformano in strumento docile nella mani del Signore. Patrizio riceve in sogno la promessa di un ritorno nella sua terra, cosa che avviene dopo un avventuroso viaggio. Tornato nella sua casa vende i suoi averi e parte per l’Irlanda, attorno agli anni 430/450, questa volta schiavo di Cristo e con la ferma determinazione di non abbandonare mai più il nuovo paese d’adozione. È impossibile, dai suoi scritti, dedurre i progressi dell’evangelizzazione o i luoghi dove operò. La tradizione lo vuole nell’Ulster, nel Leinster, nel Munster e a Armagh, stupito sempre del gran numero di seguaci che riusciva a raccogliere intorno a sé. Il pensiero di poter essere lo strumento di Dio era per lui una fonte di stupore. Rimaneva sempre meravigliato dei numerosi giovani che spontaneamente sceglievano la vita monastica nonostante l’opposizione dei genitori. L’amore di Patrizio per i suoi “figli” lo condusse a reagire in maniera esagerata quando i soldati di Corotico gli portarono via alcuni cristiani per venderli come schiavi, condizione che aveva provato sulla sua pelle. Questo episodio e il rancore di alcuni vescovi britanni lo tengono in ambasce per molto tempo. Alfine riesce a superare la crisi e a riappacificarsi con tutti. Conclude le sue Confessioni augurandosi una morte da martire. Muore invece di morte naturale il 17 Marzo, probabilmente del 461. La sua vita monastica e i tanti miracoli dopo la scomparsa ne fecero una delle più grandi figure della Chiesa irlandese. Nelle Marche la devozione a San Patrizio è molto sentita a Treia, in provincia di Macerata. e.tì.

COMUNICAZIONE

Da oltre un anno è attivo presso la nostra sede un AMBULATORIO MEDICO dove vengono eseguite visite angiologiche/chirurgiche vascolari ed esami ecocolordoppler per malattie della circolazione delle gambe o del collo (carotidi ecc.). L’accesso a queste prestazioni è ovviamente totalmente gratuito. Abbiamo posto, come criterio unico, che i pazienti abbiamo l’esenzione dal ticket, quindi i più poveri o quelli affetti da malattie importanti. Chiunque chiederà visita/esame ecocolordoppler dovrà telefonare al n. 0735588286 per prenotarsi nei giorni e negli orari previsti.

Monteprandone: Il Centro studi “San Giacomo della Marca” inizia la sua attività. “Il Centro studi San Giacomo della Marca” con la riunione dello scorso 10 marzo ha iniziato la sua attività. È sorto grazie ai buoni risultati che si sono consolidati nel tempo grazie alla costante azione di promozione e valorizzazione della poliedrica figura giacomiana organizzata dalle Amministrazioni Comunali che si succedute negli anni. Di particolare interesse è stata ed è l’attività convegnistica che ha accreditato Monteprandone in ambito accademico nazionale ed internazionale. Nella prima riunione si è provveduto inoltre, ad emendare e modificare alcuni punti dello statuto del Centro studi conferendo al medesimo più incisività nell’azione che dovrà realizzare organizzando le iniziative culturali per il prossimo 28 novembre in occasione della festività del Santo Patrono, San Giacomo della Marca. La prima assise ha ottemperato agli obblighi statutari deliberando i componenti degli organi istituzionali del Centro studi necessari al funzionamento del medesimo, che risultano di seguito elencati: Membri permanenti del Consiglio Direttivo: - Comune di Monteprandone, in persona del Sindaco p.t. - Provincia Picena S. Giacomo della Marca – OFM in persona del Ministro Provinciale p.t. - Banca Picena Truentina Credito Cooperativo S.C.A.R.L., in persona del Presidente p.t. Presidente dell’Associazione e membro nominato del Consiglio Direttivo: - p. Marco Buccolini Membri elettivi del Consiglio Direttivo: - dr.ssa Cristina Lori - avv. Giuseppe Rungetti Segretario: - dr.ssa Fulvia Serpico Tesoriere: - dr. Fernando Ciarrocchi Direttore del Comitato Operativo: - p.rof. prof. Lorenzo Turchi Membri del Comitato Operativo: - dr.ssa Fulvia Serpico - dr. Francesco Nocco - dr.ssa Cristina Lori FC

Irlanda, itinerario di Fede e di bellezze naturali. L’Irlanda, da 5 al 12 Luglio, sarà la terra dell’annuale Pellegrinaggio leopoldiano, l’instancabile padre sacramentino del Santuario di via Crispi. La terra evangelizzata da San Patrizio, la cui festa ricorre il 17 Marzo, e dalle bellezze paesaggistiche mozzafiato. Un Paese complesso e spesso contraddittorio. Non fai in tempo a farti un’idea di un luogo, che qualcosa interviene a confondere le idee lasciandoti perplesso. Comunque la verità è che gli irlandesi sono calorosi ed ospitali. Un pellegrinaggio quale itinerario di Fede e bellezze naturali. I pellegrini troveranno un’Irlanda mistica, raccolta nelle rarefatte atmosfere dei monasteri. Come quello di Clendalough del VI secolo, di Downpatrick, luogo della sepoltura di San Patrizio, Patrono del territorio. Toccheranno Armagh, centro spirituale del Paese, dove San Patrizio iniziò la sua opera di evangelizzazione, con la visita alle due cattedrali, l’una cattolica e l’altra protestante, dedicate entrambe al Santo. Una sosta a Station Island, dove, secondo la tradizione, San Patrizio trascorse 40 giorni in preghiera e digiuno. E poi nel Santuario mariano di Knock, per concludersi con la visita di Clonmacnoise, uno dei più grandi siti monastici d’Irlanda. A stemperare gli intensi momenti religiosi, la visita a luoghi che lasciano a bocca aperta. Nel solitario e selvaggio Dunegal, spazzato dai venti ai paesaggi da cartolina del Cork Occidentale, l’Irlanda è uno dei paesi più belli del mondo. Alla fama, a volte travolgente di vere e proprie “star paesaggistiche” come il Connemara, il Kerry e la costa di Antrim, si affianca la bellezza più pacata dei luoghi idilliaci e dei laghi del Roscommon, dei villaggi del Waterford e di contee poco visitare come Westmeath, dal fascino discreto. Una terra che solo da poco ha trovato la pace, ma che può tornare a esplodere per un nonnulla. Ma questa è un’altra storia. Si fa presente che le iscrizioni al Pellegrinaggio sono ancora aperte. e.tì.

Da Grottammare Consueto appuntamento con l’approssimarsi della primavera, sabato 24 marzo, la Parrocchia di S.Giovanni Battista di Grottammare, festeggerà San Patrizio vescovo, che, oltre ad essere notoriamente patrono d’Irlanda, è anche co-patrono della cittadina. La devozione al santo, era già viva nel vecchio incasato sin dal XVII sec. tantoché fonti documentarie d’archivio attestano che nel Sinodo del 1623, la festa a lui dedicata venne proposta tra le feste pubbliche del Paese. Ciò, a conferma del legame profondo e del culto radicato che la popolazione grottese, in modo particolare quella del “Paese Alto”, ha da sempre tributato a S. Patrizio. Di recente riscoperta ed attualizzata, all’insegna del calore genuino paesano, la festa principierà con la celebrazione della Santa Messa nella Chiesa di S.Agostino; a seguire, nei saloni della canonica, avrà luogo una “cena irlandese” allietata da musica e balli.

Programma della festa: ore 18.00 - Chiesa di S.Agostino – S.MESSA ore 19.30 - saloni della canonica di Sant’Agostino: FESTA CON MUSCA E BALLI con la cornamusa scozzese di Francesco Toiati, della Pipe Band di Roma, medaglia d’oro a Londra; la chitarra di Domenico Caselli detto Ringo e le tastiere di Stefano Buttafoco. CENA IRLANDESE – Zuppa irlandese di porri e patate, carne affumicata, birra e altre specialità.


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Da Ripatransone

a cura di A. G.

La giornata della donna e del volontariato A Ripatransone, alle ore 18 di sabato 10 Febbraio 2012, nel salone delle feste del Palazzo Bonomi- Gera, programmate dall’amministrazione comunale, si sono svolte delle iniziative per la “Giornata della donna” e del volontariato, coordinate dal consigliere municipale Sandra Fioroni. Ci sono stati gli interventi degli assessori Remo Bruni e Maurizio De Angelis; del direttore regionale della Comunità Volontari per il Mondo ( C.V.N.) dott. Attilio Ascani e di due volontarie della stessa Comunità che hanno svolto il servizio civile in Tanzania, che sono Daniela Biocca e Valentina Romagnoletti ; di un’ospite della “Casa del Sol” di Ripatransone, proveniente dalla Nigeria Dopo gli interventi, il sindaco Paolo D’Erasmo ed i due assessori presenti si sono avvicendati nella consegna dell’attestato di riconoscimento (artistica targa) alle cittadine che si sono distinte nel lavoro, nella famiglia, nel sociale, nella cultura. Le “Premiate” del 2012, individuate dalla Giunta Municipale sono state: Maria Teresa Brutti (commerciante e promotrice di pellegrinaggi); Flavia Cataldi (commerciante, favoritrice del turismo); Marcella Vagnoni (una vita dedicata al figlio non autosufficiente) Antonina Giannetti (un esempio di grande altruismo); Clementina Perozzi (pianista, promotrice di eventi musicali); Bruna Fanni (ristoratrice, promotrice dello sviluppo turistico); Emanuela Consorti (la prima donna geometra, sostenitrice delle tradizioni e dalle istituzioni); Giuliana Ficcadenti (ricercata imprenditrice agricola). Momenti musicali dei chitarristi Laura Rocchetti ed Emiliano Ioannacci hanno intervallato le iniziative. La C.V.M. ha predisposto un punto vendita di uova pasquali di cioccolato, il cui ricavato è stato destinato alle attività della stessa Comunità umanitaria.

Variante generale al piano regolatore: incontro coi la cittadinanza A Ripatransone, alle ore 21 di martedì 13 Marzo 2012, nel salone del Palazzo BonomiGera, presenti circa cento persone, si è svolto l’incontro dell’amministrazione comunale con la cittadinanza per la presentazione e l’esame della variante al Piano Regolatore Generale (PRG); il Comune presente con il sindaco Paolo D’Erasino, la giunta municipale ed il consigliere Traini. Il primo a prendere la parola è stato l’assessore all’urbanistica Prof. Remo Bruni, che ha esordito dicendo che la variante generale al PRG ha comportato un lavoro di tre anni, svolto dagli architetti Tiziana Maffei e Barbara Pasqualini e dal Geom. Simone Traini dell’ ufficio tecnico del Comune; l’assessore ha proseguito ricordando che per il complesso lavoro ci si è serviti della collaborazione e dei pareri di tecnici esterni, della Provincia, della Regione, del Corpo Forestale dello Stato, della Soprintendenza ai Beni architettonici ed Ambientali; poi ha illustrato nei dettagli (capoluogo, frazioni e qualche contrada) il nuovo PRG, in cui una delle varianti più consistenti è la trasformazione delle zone turistiche (non utilizzate) in zone residenziali. L’assessore Bruni ha concluso l’intervento riferendo che il PRG (con l’inserimento di tutte le varianti,

le normative, i vincoli, la mappa catastale) è stato informatizzato, e darà modo ad ogni cittadino di visionare direttamente caratteri e problematiche di ogni zona del térritorio; Ripatransone è stato uno dei primi Comuni della Provincia ad informatizzare il PRG.

L’arch. Maffei ha puntualizzato alcuni aspetti tecnici del Piano; altri aspetti sono stati chiariti rispondendo alle richieste fatte dal pubblico (Francesco Massi, Guido Seghetti, Luciana Perazzoli). Ha concluso il riuscito incontro il sindaco Paolo D’Erasmo, che ha ribadito l’importanza del confronto diretto con la comunità ripana sul tema del futuro del territorio, ed ha ringraziato per l’ottimo lavoro svolto l’assessore all’urbanistica Remo Bruni ed i tre tecnici: Maffei, Pasqualini, Traini.

L’angolo dei ricordi

Cento giorni all’esame di maturità Nonostante gli anni passino implacabili e la società sia notevolmente cambiata, e non sempre in meglio, i giovani studenti continuano a conservare alcune belle abitudini. Come, per esempio, quella della festa dei cento giorni all’esame di maturità. Poco importa se lo fanno perché ci credono o per avere un giorno in più di vacanza. Lo fanno e basta. Certe tradizioni vanno conservate a prescindere. Succedeva ai nostri tempi e si ripete oggi, era Monti, che tra la prima e la seconda decade di Marzo, gli studenti delle superiori festeggino i cento giorni all’esame di maturità, recandosi in un qualche Santuario delle vicinanze per ritrovare i valori importanti della vita in vista delle scelte che sono chiamati a fare e a vivere. Lo fanno, quasi sempre accompagnati dall’insegnante di religione cattolica e da questi indirizzati verso località dove è vivo il carisma di due santi, tanto cari ai giovani. A Isola del Gran Sasso per quel San Gabriele dell’Addolorata, bello, spigliato, amante della vita, intelligente, colto, studioso, strappato alla vita a soli 24 anni. O a Osimo per quel San Giuseppe da Copertino, così diverso dal primo, perché svogliato, letargico, assente, poco versato allo studio, intento ai lavori più umili, ma sempre col suo sorriso disarmante sulle labbra. L’uno il Santo dei giovani, l’altro il Patrono degli studenti e dei maturandi. Il primo con una vita ascetica, contemplativa, esemplare, l’altro, non brillante come il primo, ma con il suo continuo dono di sé agli altri fino alla fine. Complice una Chiesa sempre pronta a valorizzare anche le qualità non sempre angeliche dei suoi santi. e.tì.

LE PROVE DEL CRISTO MORTO, TRA SOFFERENZE E DEDIZIONE

Da Grottammare

Fin dalla fine di gennaio a Grottammare sono iniziate le prove del Cristo morto: il terzo Coro delle donne adulte ( che rappresentano le Pie donne che accompagnarono fin sotto la Croce Gesù), seguite dal maestro Massimo Malavolta. I canti sono quelli tradizionali dello “Stabat Mater”, del: “Oh tu che muovi il passo”, del “Miserere”, dello “Stava Maria dolente”. Alcuni sono in italiano, altri in latino e qualcuno risale addirittura al '600, ossia ad una data antecedente la nascita della Sacra Rappresentazione del Cristo morto, che si fa risalire al 1757. Per realizzare questa Rappresentazione, venne costituita addirittura una Confraternita preposta alla sua organizzazione, quella della: “Passione e Morte di Gesù e dei dolori di Maria Vergine”, comunemente detta “dell'Addolorata”. Le prove non sono semplici: con la neve e il freddo uscire la sera veramente è stata una fatica e un sacrificio, affrontare il gelo della chiesa di Sant'Agostino poi...ma con costanza e perseveranza, le donne vanno, per amore di Gesù. Una fatica è anche organizzare il coro e lo sa bene il maestro, anche perchè alle volte si cede ad un intercalare canoro popolare, errando nella lettura dello spartito, perchè il canto popolare, tramandato di madre in figlia, spesso non è del tutto rispondente allo spartito e allora bisogna correggerlo, con vera difficoltà. Non solo: chi canta sa bene che “con un orecchio devi ascoltare te stesso e con l'altro devi ascoltare l'altro ”, così non è semplice rinunciare alla tentazione di cantare per conto proprio, senza ascoltare e riuscire a “calibrarsi”, armonizzarci con chi ci è vicino, per una buona riuscita dell'intero coro, che deve apparire una unica voce. Davvero la musica educa e soprattutto cantare in un coro, alle volte bisogna anche avere pazienza con le donne anziane, che tendono a sentirsi più importanti, solo perchè sono nel coro da molti anni e tendono a non ascoltare i consigli del maestro o delle compagne..Così come è giustissimo, anzi auspicabile aiutare le giovani, ossa le nuove leve ad inserirsi, perchè loro saranno la continuità del terzo Coro, guai a un coro formato solo di anziane.. Sono iniziate con estrema fatica anche le prove del primo e del secondo coro, ossia quello delle bambine e ragazze, coordinate da Francesco e Romina, con tanta pazienza. Alcune donne “anziane” del terzo coro vi partecipano per aiutare i due giovani maestri a tenere buone le bambine e non sempre è facile, soprattutto con le piccoline di 6-7 anni. Soprattutto ci sono difficoltà nel reperire la “materia prima”, perchè oggi come oggi le bambine hanno moltissimi impegni: la scuola di musica, la danza, l'inglese e nessuno ha tempo o vuole portarle..Inoltre per alcuni genitori il Cristo morto “E' una cosa triste” per cui non esortano le figlie a partecipare. Ma non si può tenere lontane le proprie figlie dalla consapevolezza del dolore e della morte, perchè esso è connesso con la vita e la nostra fede ci fa vivere con entusiasmo anche la morte, perchè è il passaggio necessario, ossia “la porta stretta” per avere, finalmente, la Resurrezione e il Paradiso. Comunque nulla è lasciato al caso o all'improvvisazione, almeno da parte delle donne che partecipano al Cristo morto...Gli uomini, di solito, sono più “all'improvvisata”, sono quelli dell'ultimo momento, ma le donne , no. Per realizzare una cosa bella e significativa, è necessaria la preparazione e deve essere accurata. Altrimenti è non organizzarla per niente, si fa più bella figura. Così si va avanti, con fatica e simpatia, perchè ci sono anche momenti belli di condivisione tra donne, di amicizia e di collaborazione. Quest'anno il Cristo morto si terrà Venerdì Santo 6 aprile e sarà con noi anche il nostro Vescovo Gervasio Gestori. Speriamo che tutti capiscano che cosa è il Cristo morto, con amore e condivisione alle sofferenze di Gesù, ma anche col cuore colmo di speranza perchè sta per arrivare la Pasqua. Tutti sono invitati a questa straordinaria grande e antichissima Sacra rappresentazione che sta sfidando il terzo millennio, a dispetto della modernità e della tecnologia. Vi aspettiamo. Susanna Faviani

25 MARZO 2012 … UN INCONTRO ECCEZIONALE ! Da sempre, i Gruppi di Preghiera di S.Padre Pio si preparano spiritualmente alla vigilia delle maggiori festività della Chiesa.,soprattutto nell’approssimarsi della Pasqua e del Natale. Di norma i gruppi, provenienti da tutta la Diocesi, si incontrano nella Chiesa di S.Giovanni Battista presso l’Istituto omonimo in via S.Martino 143 a S.Benedetto del Tronto dove, tra canti, preghiere e riflessioni guidate, il pomeriggio scorre in totale serenità e pace. Quest’anno,il coordinatore dei gruppi, Padre Diego,ha invitato,per la gioia dei devoti di S. Pio da Pietrelcina, un Padre spirituale memorabile: P.Paolino Cilenti,confratello di San.Pio a S.Giovanni Rotondo che,oltre a guidare la meditazione,

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delizierà i presenti con aneddoti e fatti della vita del Santo.Non solo!……Padre Paolino sarà accompagnato da personaggi di rilievo quali il dottor Gianni Mozzillo, direttore della rivista “Padre Pio e il mondo contemporaneo” e il dottor Giovanni Pimpinella che darà una sua diretta testimonianza mentre il soprano Elena Martemianowa di S.Pietroburgo allieterà il pomeriggio con Canti in onore del Santo di Pietrelcina.Tutto questo avverrà il 25 marzo p.v. dalle ore 15,30 in poi presso le suore battistine e tutti sono invitati a partecipare.Sarà davvero un incontro ricco di contenuti che sarà vissuto con gioia e arricchimento spirituale che è cibo dell’anima. Alfiera Carminucci

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Anno XXIX 25 Marzo 2012

PAG

U.N.I.T.A.L.S.I SBT PELLEGRINAGGIO “BAMBINI IN MISSIONE DI PACE” ROMA 20-21-22 APRILE l’associazione cerca in tal modo di rispondere ed adempiere al comandamento di Gesù. Sarà una grande occasione al fine di aprirsi alla conoscenza di altri bambini, di altri genitori, di altri volontari che provengono da tutta Italia; aprendosi alla diversità, alla novità, crediamo, si possa evitare di rinchiudersi nel proprio territorio a difesa delle proprie tradizioni e abitudini e altro. La “bellezza della diversità” lo stupore ci faranno, in questo pellegrinaggio, sicuramente essere pellegrini di Pace. L’UNITALSI di San Benedetto del Tronto, inviata la comunità diocesana a vivere quest’esperienza di vera fraternità! Pax vobis!

L’ottava edizione del pellegrinaggio “Bambini in missione di pace” è uno degli appuntamenti più importanti promossi dell’UNITALSI è rivolto ai bambini diversamente abili e non, ai loro genitori, agli educatori. Dopo Assisi, Lourdes, Terra Santa, Parigi-Nevers, quest’anno l’incontro si terrà a Roma, il prossimo 20/21/22 Aprile. Un “cammino speciale” quello che intraprendono i soci giovanissimi e meno dell’associazione. Da sempre questi pellegrinaggi sono stati pensati ed organizzati a misura di bambino, colorati, travolgenti e pieni di Dio; promuovendoli sovviene in mente ciò che il Signore ha detto: “Se non vi convertite e non diventate come fanciulli non entrate nel Regno dei Cieli”,

A tu per tu con Derna, la nuova centenaria di Grottammare Di Simone Incicco

GROttAMMARE - Arrivo in centro a Grottammare, dopo essermi fatto due piani di scale ad attendermi sulla porta c’è una signora minuta, con degli occhi vispi, che mi fa accomodare subito in casa. Non ho subito chiaro che è lei Derna, la signora che dovevo incontrare per la mia intervista per il traguardo dei 100 anni. Derna ne dimostra molti di meno e stento a credere che abbia cent’anni. Prima di iniziare la nostra breve intervista le chiedo di potergli scattare una foto. Noto sulla sedia tutto l’occorrente per il ricamo e con grande stupore chiedo chi ci si stesse dedicando, lei tutta cordiale mi risponde che stava ultimando un lavoretto, quindi non potevo non proporle di farmi scattare una foto mentre lei lo lavorava. Derna quando è nata e come era composta la sua famiglia di origine? Sono nata il 22 marzo del 1912, mia madre si chiamava Apolonnia e mio Padre Igisto. Mio padre è morto durante la prima guerra mondiale e poco dopo mia mamma mia ha messo in collegio dalle suore Vincenziane e ci sono rimasta fino all’età di 18 anni. Verso gli anni ’50 mi sono trasferita a Grottammare, prima invece abitavo a Montefiore. Chi ha scelto il suo nome? Il mio nome completo è Itala Derna, e ha sceglierlo è stato il mio padrino di battesimo. Il nome ha origine: Itala da Italia e Derna dalla città libica. Quale è la sua passione? La mia maggior passione è il ricamo, pensi che per uno degli ultimi sacerdoti ordinati ho fatto tutto a mano: il camice, il corporale, l’asciugamano e l’occorrente per la prima celebrazione.

Come è composta invece la sua famiglia attualmente? Ho due figlie, 7 nipoti e 8 pronipoti. Quale è il suo segreto per la longevità? Mangiare poco e tenere allenata la mente. Poi naturalmente un bicchiere di vino. Il Papa a cui è più legata? Il Papa che mi ha più colpito di più durante il suo pontificato è stato Giovanni Paolo II. Come festeggerà i suoi cent’anni? Festeggerò il mio compleanno con una Messa nella mia Parrocchia di San Pio V alle 15.00 e poi con tutti i presenti ci recheremo in comune per l’augurio da parte del Sindaco ed infine ci fermeremo per un momento di festa. Il consiglio che vorrebbe dare ai giovani? Innamoratevi, amatevi seriamente e poi sposatevi. Auguro a tutti i lettori di questo articolo di arrivare alla mia età. La redazione dell’Ancora si unisce nei più vivi auguri per la nuova centenaria di Grottammare, tanti auguri Derna.

Lunedì scorso, 12 Marzo 2012, presso l’università di Camerino, la giovane acquavivana, Monica Amatucci si è brillantemente laureata in Medicina Veterinaria. Particolarmente soddisfatti i suoi genitori Ferdinando e Savina, il fratello Danilo e gli amici Roberto e Stefania, che gli augurano tanta felicità e un futuro all’altezza delle sue aspettative. La redazione del nostro settimanale si associa ai complimenti e agli auguri di parenti e amici. Ad maiora Monica. E.Tì.

Giovedì 15 marzo, chiesa di S. Pio X a S. Benedetto: Messa del Vescovo per i Presepari e gli artisti della diocesi, organizzata dalla “Cantina dell’Arte”. Vi sono anche amici da Urbino.

30 anni di esperienza organizzando viaggi per le Parrocchie

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ANNO XXIX N 11 25 Marzo 2012  

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