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“Vi dicono ma io vi dico” La sequenza dei “fu detto, ma io vi dico” è una parte consistente del discorso della montagna nella redazione dell’evangelista Matteo. Essa sta a significare la necessità per il cristiano di oltrepassare decisamente la mentalità del Primo, del Vecchio Testamento, se si accetta seriamente di porsi alla sequela di Gesù. Perché “se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”. Avanti, dunque, con fermezza e generosità per superare gli antichi e sempre validi comandamenti di non uccidere, di non commettere adulterio, di non giurare il falso; per oltrepassare in bellezza la cosiddetta legge del taglione, espressa nella formula “occhio per occhio e dente per dente”; per aprirsi vittoriosamente all’amore di tutti, anche dei nemici, a somiglianza di Dio, che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”. La conclusione “Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” rimane la norma ultima e onnicomprensiva della moralità cristiana, come ci è stata mostrata a dito dalla vita e dagli insegnamenti di Gesù. Il superamento programmato del passato, come si vede, è di tutto rispetto. Se però ci proviamo ad aggiornare ai nostri tempi il discorso di Gesù, ci accorgiamo con una certa facilità che i cristiani di oggi sono chiamati a un impegno ancora più difficile e superiore. Una sequela molto più costosa e più faticosa di quella che era richiesta agli uomini della prima generazione cristiana. Se vogliamo, Gesù indicava ai suoi uditori la necessità di proseguire all’interno di un ordine sostanzialmente omogeneo; oggi il divario fra gli insegnamenti della moda e il pensiero di Gesù appare assai più netto e radicale: si tratta di un passaggio da un mondo a un altro, da un paradigma di pensiero a uno totalmente nuovo, da un modello di vita lontano anni luce da quello cristiano. Così potremmo parafrasare oggi le parole di Gesù: “Vi dicono di abbandonare i valori veri dell’esistenza per fare vostri i disvalori della cultura contemporanea: non più l’onestà, la laboriosità, la solidarietà, la capacità di sapersi contentare, il rispetto del corpo proprio e altrui, la sacralità del matrimonio, l’amore e la cura per i figli, l’attenzione all’altro, il perdono, il primato dell’essere sull’avere, la rinuncia ai propri interessi egoistici, la condivisione, il ristabilimento della giustizia in un mondo dove l’ingiustizia e la sperequazione la fanno ormai da padrone. Ebbene, io, dinanzi a questo programma di vita, ho ancora il coraggio di ripetervi quanto fu oggetto del mio insegnamento durante il mio breve soggiorno sulla vostra terra. Un insegnamento totalmente controcorrente, eterogeneo, alternativo di fronte a uno stile di vita conclamato e propagandato, quasi imposto dai mezzi di comunicazione sociale e dall’esempio diffuso e generalizzato. Uno stile di vita che è l’antitesi del Vangelo che vi ho lasciato in eredità e che è ormai dominato in lungo e largo da quel libertarismo che, per la sua negazione di ogni norma non solo religiosa ma anche razionale, rimane il pericolo mortale della società, mostruoso intreccio dell’avere, del potere e del sesso, vere e proprie maschere della morte. Dove si crede di andare di questo passo? I disastri prodotti in ogni campo da un simile comportamento non sono ancora sufficienti?”. Due mondi a confronto, due mondi in contrasto fra loro. L’eterna lotta fra il bene il male, che si è aggravata ai nostri tempi. L’impegno della comunità cristiana deve per questo essere intensificato e moltiplicato. Gli scrittori che dedicano la loro attenzione a questa situazione (non molti e senza un conveniente seguito) danno i loro consigli ispirati dalla retta ragione e da una sana concezione dell’uomo. Senza rinunciare a questi suggerimenti, la comunità cristiana conosce molto bene (e da sempre) quali sono le vie da percorrere per trovare e applicare la terapia giusta. Gli interventi di Dio, i suoi insegnamenti, le sue proposte, non sono fatti per tarpare le ali alla nostra felicità, ma semplicemente per renderla vera, per indicare a tutti le vie da battere per la propria autentica liberazione. Una sfida insieme religiosa e culturale che attende la nostra fattiva partecipazione. Per questo la comunità cristiana deve trovare la forza di espellere dal suo corpo con decisione estrema le idee, gli orientamenti, le persone che la vorrebbero collocare su altre strade. La cosa più dolorosa in questo momento è la sua rassegnazione e la sua apatia. Coloro che la presiedono dovrebbero dare l’esempio in questa decisa operazione di rigetto. Senza compromessi e senza guardare in faccia nessuno. Non c’è niente che potrà pagare il suo silenzio. Giordano Frosini


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