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Il Concilio: tutto e subito Il titolo ci è suggerito dalla rilettura di un testo di Vittorio Bachelet, presidente dell’Azione Cattolica dal 1964 al 1973, poi vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, morto poco dopo, come fu detto, “martire laico”, sotto il fuoco delle Brigate rosse. All’indomani del concilio, egli richiamava l’attenzione dei cattolici chiedendo di non considerare il grande evento come una parentesi nella vita della chiesa e nemmeno come un argomento di studio per gli specialisti, ma di impegnarsi per la sua attuazione immediata. “Ora noi – aggiungeva -, guardando nella nostra coscienza e ponendoci di fronte a Dio, prendiamo oggi solenne impegno – ciascuno per suo conto e tutti insieme – di dare ‘generoso assenso e pronto adempimento’ all’insegnamento e all’indirizzo del concilio, a tutto l’insegnamento e l’indirizzo del concilio: con prontezza, con generosità, con coraggio apostolico, con fedeltà, con equilibrio, con la necessaria gradualità, in umiltà di spirito e con responsabilità di iniziativa, in unione e sotto la guida di coloro che lo Spirito Santo ha posto a reggere la chiesa di Dio”. Tutto e subito. Da allora sono passati quasi cinquanta anni e i tempi difficili, sempre più difficili, che stiamo trascorrendo, le remore, le difficoltà, le contestazioni, soprattutto l’inerzia e la pigrizia, rileggendo testi come questi, ci costringono a un severo esame di coscienza. C’è un fatto confortante. Le iniziative in favore del concilio, del suo studio, della sua piena realizzazione, si stanno moltiplicando in mezzo a noi. Anche le richieste provenienti da una parte del popolo cristiano si ripetono con frequenza e, soprattutto per l’interesse di alcuni, incontrano alla base una buona accoglienza. Difficile far il conto di tutto questo, ma il fatto innegabilmente sussiste. Rimane però la freddezza, l’apatia, l’indifferenza della maggior parte del nostro popolo, cui manca peraltro la sollecitazione e la mediazione dei responsabili della comunità cristiana. Senza mancare di rispetto, ma per una pura reminiscenza letteraria, sembra rinnovarsi l’esperienza dell’asin bigio incontrato da G. Carducci dinanzi a san Guido, all’inizio del viale dei cipressi di Bolgheri, mentre traversava la Maremma toscana.: “Tutto quel chiasso ei non degnò d’un guardo/ e a brucar serio e lento seguitò”. Come afferma Bachelet, l’impegno ci riguarda personalmente e comunitariamente. E’ un impegno del cristiano e della chiesa nel suo complesso. I punti maggiormente importanti per la vita della chiesa sono soprattutto due. Anzitutto, la partecipazione alla vita e alla missione della chiesa, se vogliamo l’elemento fondamentale dell’insegnamento dell’intero concilio. Dar vita a vere e proprie comunità di corresponsabili, dove ciascuno, dalla posizione che occupa e col carisma che possiede, porta il suo insostituibile e indelegabile contributo, dove l’autorità è al servizio della sintesi e della comunione, dove l’intero popolo si sente responsabilizzato e valorizzato, dove vige sovrana la libertà di pensiero e di espressione, dove rifulgono ben visibili i segni della presenza del Regno di Dio. Un secondo punto su cui deve convergere l’attenzione di tutti è la valorizzazione dei laici, sia all’interno che all’esterno della chiesa. Secondo la definizione di Puebla, il laico è “uomo del mondo nel cuore della chiesa e uomo della chiesa nel cuore del mondo”. Sembra da tempo che da questa parte si siano ritirati i remi sulla barca. Mancano lo sprone, la preparazione, l’impegno, il rispetto, l’aiuto e la comprensione da parte della comunità. Senza i laici, la chiesa manca di una sua dimensione essenziale, si priva di una sua opera indispensabile. Si tratta di un impegno statutario, che ai laici spetta in virtù del loro battesimo e non in conseguenza di una delega da parte di qualcuno. Un impegno che deve essere rispettato e non soppresso con interventi esterni, nemmeno da parte della cosiddetta gerarchia. Quanto sta accadendo, e non una sola volta, ai nostri giorni non rientra certamente almeno negli schemi del concilio. Ma il discorso potrebbe andare anche oltre. Va da sé, poi, che nell’attuale clima di pluralismo, tutti i laici devono essere considerati e trattati alla stessa maniera. Oggi, fortunatamente, niente rimane nascosto. E leggere sui giornali certe notizie e sentirsi poi rimproverare da coloro che, uscendo di casa al mattino, si incontrano per la strada, come se fossimo noi i responsabili, non è certamente un fatto consolante. Soprattutto non è una cosa accettabile. Pur mettendo in conto le consuete esagerazioni dei giornali. Giordano Frosini


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