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Forte richiamo ai cattolici Giunge dal documento conclusivo dell’ultima Settimana sociale, tenutasi a Reggio Calabria nello scorso mese di ottobre, e reso pubblico ai nostri giorni con il titolo significativo Un cammino che continua. La riflessione iniziata nel segno della speranza quattro mesi fa era già stata efficacemente sottolineata dagli interventi di non poche chiese particolari diventa ora una precisa e autorevole map road dell’intera chiesa italiana. La stampa (non tutta, come sempre) ne ha già presentato (naturalmente con giudizi alterni) le conclusioni fondamentali, a cui i cattolici italiani dovrebbero riguardare insieme con grande attenzione e disponibilità. Ne esce un quadro abbastanza diverso rispetto a certi atteggiamenti assunti nel passato, che mette in discussione il comportamento di buona parte del nostro mondo cattolico. Anche il linguaggio usato ha poco a che fare con quello abbastanza tradizionale ispirato più alla diplomazia che alla profezia. A giudizio di chi scrive, una vera e propria virata di stile e di contenuto, destinata a sorprendere e a suscitare anche discussioni e polemiche. Quale sarà ora la sua accoglienza? Entriamo subito “in medias res”, cominciando dalla descrizione della situazione del nostro paese in preda a una crisi epocale dovuta agli errori, alle omissioni e ai ritardi accumulatisi da molto tempo. Oggi l’Italia “si trova ad affrontare le prove della globalizzazione, da ‘media potenza declinante’. Questa tendenza non ha nulla di fatale, ma non può essere negata”. Stando così le cose, cosa può significare oggi, in Italia, per noi cattolici e per la comunità cristiana intera, servire il bene comune? Era questo, come si ricorderà, lo scopo dell’ultima Settimana sociale. In termini ancora più stringenti, in questo difficile momento, da dove è realisticamente possibile cominciare? Le domande non potrebbero essere più precise e concrete. E anche le risposte si allineano sullo stesso registro. Riassumerle è certamente difficile e anche aleatorio. Il documento andrebbe letto per intero, almeno da parte dei dirigenti ecclesiali e dei laici impegnati nel campo sociale e politico. E’ troppo? Dobbiamo richiamare anzitutto la dimensione spirituale e la motivazione profonda che deve animare l’impegno politico dei cattolici. Una condizione assolutamente necessaria, però non sufficiente. La fede deve tradursi nelle opere, con uno sguardo aperto a tutti i bisogni dell’umanità, specialmente della sua parte più povera e indifesa. Non sono pochi, a questo proposito, i riferimenti all’accoglienza fraterna di coloro che vengono a noi sospinti dalla miseria, dalla fame e dalla guerra. Fa spicco a questo proposito la proposta di concedere loro “il diritto di voto almeno alle elezioni amministrative”. Su piano sociale, l’agenda del nostro impegno passa dal superamento del precariato sistematico e senza sbocco, dell’abbattimento del lavoro sommerso, alla riforma dell’intero sistema fiscale, misurato sulle esigenze e sulla consistenza numerica della famiglia. E’ necessaria per questo una radicale riforma che “deve mirare a una riduzione del carico fiscale sul lavoro e sugli investimenti, anche come espressione di condanna dell’evasione fiscale, arrivata a livelli insostenibili”. Ancora franca e coraggiosa l’attenzione ai problemi politici veri e propri. Interessante il fatto che “in particolare i giovani si sono schierati in modo chiaro contro ‘lo stare fermi per paura’ e contro il ritiro dalla politica, affermando un impegno direttamente collegato con la scelta di fede”. Per la salvaguardia del sistema democratico, in chiara crisi e forse in pericolo nel nostro paese, si richiedono apposite leggi che prevedano la pubblicità del bilancio e regole certe di democrazia all’interno dei partiti; una revisione dell’attuale legge elettorale che renda all’elettore un reale potere di scelta e di controllo. In più, è necessario “affrontare la questione del numero dei mandati e dell’ineleggibilità di quanti hanno pendenza con la giustizia”. Chiara poi la difesa della Costituzione “frutto di un’esperienza esemplare di alto compromesso delle principali culture politiche del Paese” e da non stravolgere con interventi che ne mettano a soqquadro gli elementi fondamentali. Anche il federalismo ha l’attenzione del documento, perché si evitino quei difetti che renderebbero il rimedio peggiore del male. Il richiamo alla sussidiarietà e alla solidarietà, da sempre principi basilari del pensiero sociale cristiano, è per questo d’obbligo. L’appello a una nuova generazione di politici cattolici non è che una ripetizione risuonata più volte. Sarà ancora un appello che cade nel vuoto? Chiesa, se ci sei, batti un colpo. Giordano Frosini


/vita1_11%202011