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Un cardinale che si chiama Marx Una curiosità, ma fino a un certo punto. Fra i 22 nuovi cardinali nominati di recente da Benedetto XVI, ce n’è uno che si chiama Marx, per l’esattezza Bernardo Marx. E’ da tempo arcivescovo di Monaco, la diocesi che fu un giorno dell’attuale Papa, dopo essere stato per alcuni anni vescovo di Treviri. Nato nel 1953, è il più giovane del collegio cardinalizio. Si direbbe un uomo baciato dalla sorte. Ma le meraviglie non finiscono qui. Mons. Marx è infatti uno specializzato cultore della dottrina sociale della chiesa, su cui ha scritto non pochi apprezzati libri. Fra questi ce n’è uno, di cui sono in possesso da quando è uscito in edizione italiana, intitolato proprio Il capitale, lo stesso titolo del libro più famoso di Carlo Marx. Evidentemente si tratta di un tipo a cui non manca una buona dose di spirito umoristico. Un libro che comincia esattamente così: “Egregio Karl Marx, caro omonimo, lei è stato a suo tempo, un ateo convinto e battagliero avversario della chiesa. Perciò, ad alcuni marxisti, che si credono suoi eredi legittimi, sembrerà una sorta di ‘delitto di lesa maestà’ che io, un vescovo cattolico, le scriva questa lettera. Ma lo faccio lo stesso. Le scrivo perché ultimamente c’è una domanda che non mi dà pace alla fine del XX secolo, quando nella lotta tra i due sistemi ‘l’Occidente capitalista’ ha avuto la meglio sull’‘Est comunista’, non era troppo presto per condannare lei e le sue teorie economiche?” Un buon inizio, non c’è che dire. Il lettore è così sollecitato e sospinto ad andare avanti nella lettura, per vedere come andrà a finire. L’inizio del libro ha quasi il sapore di un romanzo giallo. Ora la sorpresa è che l’arcivescovo di Monaco, che gode evidentemente della stima e della simpatia di un Pontefice così severo e austero su temi del genere (chi non ricorda la sua contrarietà nei riguardi della teologia della liberazione?), ammetta nel suo scritto, papale papale, che Marx proprio tutti i torti non li aveva, che anzi, con l’avvento della globalizzazione, qualche ragione in più se la sta meritando. Esattamente perché, nel conflitto capitale-lavoro, il secondo sta attraversando giorni non proprio felici, dal momento che i grandi signori dell’economia stanno progressivamente cancellando le conquiste ottenute nel passato dai lavoratori, esattamente i minimi contrattuali, la tutela del lavoro, lo Stato sociale. A giudizio dell’arcivescovo, le grandi multinazionali stanno superando ogni limite morale e meritano di essere fustigate e richiamate all’ordine in nome della verità e della difesa dell’uomo. Il lettore sgrana gli occhi, specialmente se cattolico, perché non è affatto abituato a sentire parole così chiare e accuse così circostanziate. E tutto questo viene dalla ricca Germania, anzi dalla Baviera, che figura da sempre come una delle regioni più fortunate della grande repubblica tedesca. Che poi sia un arcivescovo, ora cardinale, a parlare così non può che destare meraviglia e stupore. Finirà anche lui nella famosa categoria dei “cattocomunisti”, che per noi, come ben sa il lettore che ci segue, è una delle più diaboliche invenzioni di coloro che vogliono unicamente difendere egoisticamente i propri privilegi, senza attenzione per coloro che vivono nella miseria e nella povertà? I ricchi epuloni di oggi e di sempre. Il sottotitolo del libro in questione reca scritto: “Una critica cristiana alle ragioni del mercato”. Parole capaci di togliere tutti gli interrogativi che possono assalire la mente almeno di certi lettori. Si tratta di una critica cristianamente ispirata alle dottrine imperanti del neo-liberismo, dimostrando così che non basta essere anticomunisti per essere cristiani. Il discorso del Marx cristiano è logico e stringente. Evidentemente il neo-cardinale è una persona che conosce bene la storia, l’economia, il Vangelo e l’insegnamento sociale della chiesa, che lo attualizza nel trascorrere dei secoli e dei millenni. La condanna del neo-liberismo non potrebbe essere più chiara e più documentata: “Tutti questi esempi – si legge a p. 51- dimostrano la falsità della vulgata liberale che recita: quando il singolo individuo persegue il suo proprio vantaggio, indisturbato da interventi dello Stato, agisce automaticamente per il bene della comunità”. Un principio che, come più volte hanno affermato anche i Papi del passato, ha causato tutte le crisi più nere della nostra recente storia. Una lezione forte che ci giunge in tempi difficili. Sarà anche questa una voce destinata a perdersi nel vuoto? Giordano Frosini

http://www.diocesipistoia.it/public/Un%20cardinale%20che%20si%20chiama%20Marx  

http://www.diocesipistoia.it/public/Un%20cardinale%20che%20si%20chiama%20Marx.pdf

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