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DIO SI E’ FATTO UOMO

“Et Verbum caro factum est”, il Verbo si è fatto carne. Il versetto del vangelo di Giovanni ha attraversato trionfalmente tutto quanto il cammino della chiesa. E’ la prima, inaudita, notizia che si ripete ogni anno nella festa del natale e che costituisce l’oggetto di una interminabile meditazione. L’evangelo, la buona notizia, consiste inizialmente in questo lieto annuncio che, nonostante tutti gli sforzi in contrario, giunge incontaminato e senza perdere niente della sua suggestività fino a noi. Anzitutto la riflessione cristiana ha ricercato il motivo fondamentale di questa venuta. “Cur Deus homo?”, si domandava uno dei grandi teologi del medioevo, Anselmo d’Aosta. Perché Dio si è fatto uomo? Le risposte sono molteplici perché il mistero non si può centrare con una formula sola, troppo grande e troppo profondo per le nostre mentalità e e le nostre ricerche. Dio si è fatto uomo per salvarci, per divinizzarci, per insegnarci un modo nuovo di vivere secondo il piano di Dio. L’incarnazione come salvezza, l’incarnazione come divinizzazione, l’incarnazione come proposta di vita nuova. Tre formule che si completano a vicenda e che, al fondo, esprimono la stessa realtà. Se dunque, con la teologia orientale, diamo la preferenza a quest’ultima non è per dimenticare le altre, ma per imprimere a esse un tono più personale e impegnativo. Sottolineiamo anzitutto che si tratta di un progetto, di una offerta da parte di Dio. Questi non impone, semplicemente propone. Nel tempo in cui l’uomo è sempre di più geloso della propria autonomia, meno parliamo di volontà, di comandi e di imposizioni, meglio è. La sostanza del messaggio non cambia di un millimetro. “Io sto alla porta e busso; se qualcuno mi apre, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me”. Il versetto del capitolo terzo del libro dell’Apocalisse assume i contorni di un’affermazione universale: Dio è così. Egli bussa in attesa che si apra. Se non si apre, non sfascerà la porta, ma rimarrà silenzioso fuori, nella speranza di un ripensamento da parte di chi è rimasto sordo alla sua chiamata. La proposta di vita nuova è semplicemente la proposta della stessa vita divina, del modo di agire di Dio,


delle leggi che regolano la stessa convivenza trinitaria. Si può vivere diversamente, si può impostare la propria vita personale e quella sociale in forme nuove, controcorrente, come controcorrente è stata la vita di Gesù, colui che ci ha comunicato, con le sue parole e i suoi atteggiamenti, le modalità della vita nuova. Nei brevi giorni della sua esistenza mortale, Gesù ha insegnato all’uomo come Dio vive in se stesso, da sempre, dall’eternità. Il suo stile di vita è lo stesso stile di Dio, il galateo da lui imparato nella sua casa di origine, che è la casa trinitaria. Dio vive così. Le parole riferite dal vangelo di Matteo: “Siate perfetti come è perfetto il vostro Padre che è nei cieli”, sono così l’indicazione di quanto ci è stato richiesto. Caso mai ci sarà domandarci come tutto ciò sia possibile, date le nostre deboli e insufficienti forze. E allora verranno in aiuto le altre formule dell’incarnazione prima ricordate, in particolare quella della divinizzazione, con l’implicita assicurazione del dono dello Spirito Santo, dono terminale del Figlio nel momento della sua risalita al Padre. Le modalità della vita divina a cui anche l’uomo è chiamato sono espresse in tutto quanto il vangelo di Gesù. Soltanto per esemplificare potremmo ricordare l’umiltà, l’amore universale, la fraternità, la gratuità, il perdono, la condivisione, il rispetto, lo spirito di servizio, la povertà, la mitezza, la misericordia, la giustizia, la ricerca della pace, l’uguaglianza, la solidarietà, la rinuncia alla violenza, alla sopraffazione, alla prepotenza, all’egoismo degli individui e dei popoli. Di tutto questo, con le sue parole e i suoi gesti, Gesù è stato il grande maestro, il rivelatore autentico, il narratore irripetibile. E’ il disegno del mondo nuovo che Dio ha accarezzato nella sua mente fin dall’eternità. E’ il centro della chiamata rivolta a tutti gli uomini. Così un altro versetto evangelico assurge a principio universale per esprimere la vita cristiana: “Vi ho dato l’esempio perché come ho fatto io così facciate anche voi”. Sono le parole pronunciate dopo la lavanda dei piedi, nell’imminenza della passione e morte. Un lascito, dunque, un testamento vero e proprio. L’umiltà del bambino (in realtà Dio si è fatto bambino) che si riverbera nell’ultimo gesto di una vita tutta dono, amore e misericordia. E’ a queste profondità che si celebra il Natale. Una piccola variante alla festa meglio riuscita del consumismo. GF


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