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“La restaurazione della persona umana” Il ritorno di don Carlo Gnocchi, beatificato domenica scorsa nella cattedrale di Milano, mi riporta alla mente gli anni della guerra e dell’immediato dopoguerra, vissuti con la famiglia nella capitale lombarda. Anni difficilissimi, ma fortunati per me, che in quel tempo potei conoscere personaggi di eccezionale levatura. Fra questi, il card. Schuster, a cui per la mia situazione di seminarista fuori delle mura, prestai molte volte servizio nelle cerimonie cittadine; p. David Turoldo, che mi prese sotto di sé, mi difese e mi guidò come un fratello maggiore; e don Gnocchi, allora conosciuto come cappellano degli alpini in Russia, padre dei mutilatini e apprezzatissimo conferenziere. Tre personaggi che hanno influito profondamente sulla mia vita. Un dono di Dio provvidenzialmente caduto sul terreno disastrato della guerra e della distruzione. Milano era allora particolarmente ricca di persone straordinarie. Di don Gnocchi conservo ancora come un tesoro prezioso il libro forse più significativo della sua non lunga produzione letteraria. Si intitola Restaurazione della persona umana, scritto nel 1946 e ora ripubblicato dalla Libreria editrice vaticana. Un libro certo datato, che in alcuni passaggi non potrebbe più essere accettato, ma che rimane ancora fresco e attuale per il suo pensiero centrale, disteso con ordine e intelligenza in tutte le sue pagine. La guerra era finita da poco, le città, Milano in particolare, erano un cumulo di macerie, noi avevamo tutta l’aria di essere dei superstiti, quasi dei miracolati usciti fuori dai rifugi sotterranei dopo le decine di bombardamenti che ci piovevano addosso ogni giorno e ogni notte. Era il crollo di un mondo che nessuno voleva più riprendere e continuare per il futuro. Ma da dove cominciare l’opera di ricostruzione morale prima che materiale? Dalla persona umana, avvertiva don Gnocchi. Un impegno sempre incombente e mai portato a termine, nonostante tutti i nostri sforzi. Specialmente nei momenti di crisi e di emergenza, come è indubbiamente quello che stiamo attraversando. E’ per questo che si possono oggi rileggere con attenzione e riconoscenza pagine che richiamano l’uomo ai grandi valori dell’esistenza, alla lotta per l’edificazione di una vera e completa personalità, all’apertura agli altri nel dono e nell’amore, intorno ai punti fermi che la ragione e la fede continuano a metterci davanti. “La nostra crisi è dunque assai più vasta e più profonda di quanto può apparire all’osservazione superficiale. Essa è, prima che politica ed economica, una crisi morale, anzi una crisi metafisica. Come tale, investe più o meno acutamente e palesemente, tutti i popoli, perché tocca l’uomo e il suo problema esistenziale”. E’ l’uomo che è in questione. “Mancano all’uomo moderno ragioni ferme ed immutabili di vita, i valori eterni e non contrattabili che condizionino i beni terreni e contingenti, certezze fondamentali che diano coerenza e intelligibilità alla favola dell’esistenza umana. Per questo siamo caduti nell’incoerenza, nel frammentarismo, nel girelliamo politico e nella dilagante disonestà pubblica e privata”. Parole di ieri e parole di oggi. L’uomo è sempre lo stesso, anche se è abituato a riconoscere e denunciare i suoi limiti soltanto nei momenti estremi della crisi, quando sembra che tutto debba crollare intorno a lui e viene meno perfino il sostegno della speranza. In questo senso noi viviamo in un nuovo dopoguerra, quando appare chiaramente che bisogna ricominciare ancora da capo. Anche noi dobbiamo ripetere che la nostra crisi è soprattutto e anzitutto morale e finché non arriveremo a queste radici non verremo a capo di niente. A due anni dalla prima edizione del suo libro, don Gnocchi riprendeva il discorso aggravandolo con la constatazione che il guasto era “ben più grave e più profondo di quanto si potesse pensare e prima vista”. Per questo le cose non accennavano affatto a migliorare. La sequenza continua ancora. La ricostruzione morale rimane un impegno urgente. Così, possiamo concludere con don Gnocchi, la crisi della persona e, dunque, la sua ricostruzione, diventano “il tema fondamentale della meditazione più attuale e più attenta”. La citazione di La Pira, contenuta nella prefazione alla seconda edizione, viene per questo a proposito: “Il problema, l’unico problema della metafisica e della vita è il problema dell’uomo”. La grande eredità che ci hanno lasciato i nostri indimenticabili predecessori. Giordano Frosini


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