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30 novembre 2014 - Anno II - N° 4 Inserto per i ragazzi della Diocesi di Molfetta Ruvo Giovinazzo Terlizzi

ACCOGLIENZA

Parola

«Non permettete che qualcuno venga a voi e se ne vada senza essere felice». Ognuno ha bisogno di amore. Ognuno deve sapere di essere desiderato, di essere amato, e di essere importante per Dio.

di vescovo

«Chi accoglie voi, accoglie Me»

“A

ccoglienza” è una parola importante oggi, si potrebbe dire “di moda”. Non sempre, però, si comprende il pieno significato di essa. Il vocabolario italiano spiega che accoglienza è l’azione e il modo con cui si riceve un visitatore o un ospite. C’è, dunque, uno stretto legame tra accoglienza e ospitalità. Ora, sappiamo bene che in quasi tutte le civiltà antiche si attribuiva grande importanza all’ospitalità. Così che l’ospite era considerato sacro. Nella Sacra Scrittura accogliere significa aprire la porta allo straniero o al viandante, farlo entrare in casa propria, invitarlo a pranzo e mettersi al suo servizio. Il primo grande esempio di accoglienza nella Bibbia è quello di Abramo, il quale accoglie “tre uomini”, tre sconosciuti viandanti, alle Querce di Mamre (Gn 18). Ma è nel Vangelo soprattutto che troviamo indimenticabili e luminosi esempi di ospitalità. Tra di essi spicca l’ospitalità di Marta e Maria, sorelle di Lazzaro, in casa delle q u a l i s p e s s o Gesù veniva accolto. Molto nota è pure l’ospitalità di Zaccheo, il quale, “pieno d i gioia”, accolse in casa sua il divino Maestro, ricevendo in “Fare spazio all’altro contraccambio la gratificazione nel proprio ambiente del perdono per il male comvitale, fino a farlo messo. Comprendiamo bene, allodiventare ra, che l’ospitalità, già sacra, parte di noi” c o m e dicevamo, in tante civiltà antiche è una caratteristica fondamentale del cristiano. Gesù, infatti, dice nel Vangelo: “Chi accoglie voi, accoglie me” (Mt 10, 40). E poi, immedesimandosi nella vita di tutte le persone, in particolare dei poveri, aggiunge: «Qualunque cosa avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me” (Mt 25, 40). Accogliere gli altri, dunque, è accogliere lo stesso Gesù. Non dobbiamo dimenticare, però, che non deve essere un’accoglienza passiva, sopportata, tollerata, bensì un’accoglienza vera, attiva, gioiosa, che porta a fare spazio all’altro nel proprio ambiente vitale, fino a farlo diventare parte di noi. + don Gino, Vescovo

Supplemento a “Luce e Vita” n.39 del 30 novembre 2014

Madre Teresa di Calcutta

Le parole della carità

E

ccoci qua, cari ragazzi! Riprendiamo il nostro cammino di reciproca conoscenza e accoglienza nel segno della gratuità e della gioia nella grande famiglia Luce e Vita Ragazzi! E tutto questo sapete perché? Perché siete nel nostro cuore!

Quest’anno insieme a voi vogliamo scoprire, capire, conoscere i diversi volti della parola “carità” come: accoglienza,

fraternità, solidarietà, amore. Iniziamo dall’accoglienza! è molto bello sentirsi pensati, accolti e amati TUTT O a casa, a scuola, dagli amici, nei luoghi di lavoro. Ma è vero anche che spesso facciamo fatica ad accogliere l’altro così come è. “La freccia dell’accoglienza - direbbe don Tonino Bello è una deviazione difficile, che richiede abilità di manovra.

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Accogliere il fratello come un dono e non come un rivale. Un pretenzioso che vuole scavalcarmi. Un possibile concorrente da tenere sotto controllo perché non mi faccia le scarpe. Accogliere il fratello con tutti i suoi bagagli, compreso il bagaglio più difficile da far passare alla dogana del nostro egoismo: la sua carta d’identità!” E forse questo potrebbe essere per noi un bel programma nell’attesa della nascita del Salvatore. “Non

dimenticate l’ospitalità. alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli” (Eb 13,2). Questo può accadere anche

a noi se spalanchiamo le porte del nostro cuore, lasciandoci sorprendere dalla forza dell’amore!

Buon Avvento...accogliente!

di Sr.M. Orsola Zelazko

Inn tu anz tt i o


Inserto per i ragazzi della Diocesi di Molfetta Ruvo Giovinazzo Terlizzi

ragazzi

Un’ amicizia grande come il mondo Quando l’aula si apre ad Oriente

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alla prima elementare in classe con noi c’è una bellissima bambina con due treccine nere e gli occhi a mandorla con un nome particolare: Yunyi. Ora, in terza, abbiamo voluto capire se è vero che stiamo tanto bene insieme e abbiamo giocato a intervistarci. Le risposte raccontano la nostra esperienza di bambini che vivono un’amicizia “GRANDE COME IL MONDO”. Yunyi chiede ai compagni: Cosa avete pensato di me quando mi avete visto per la prima volta? La prima volta abbiamo pensato che fossi un po’ strana e timida perché eri sempre vicina a tuo fratello. Mi volevate prendere in giro? No, non volevamo farlo perché volevamo diventare tuoi amici. E quando gli altri bambini mi dicono “la cinesina” voi cosa pensate? Noi pensiamo che non sia giusto, che sono molto scorretti nei tuoi confronti.

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i chiamo Naike e ho 11 anni. Voglio raccontarvi la storia della non accoglienza nella mia esperienza scolastica. Quando iniziai la prima elementare pensavo sarebbero stati tutti miei amici. E invece no. La classe si divise in due gruppi, i “vip” e gli “ignoranti”. Io purtroppo facevo parte del secondo gruppo. Ero ogni giorno molto triste e allo stesso tempo arrabbiata perché loro non solo ci deridevano, ma ci mettevano nei guai. Il capo dei “vip” era una ragazza seguita da altre tre e da tutti gli altri compagni.

a cura della Classe 3E “G.Bovio” - Ruvo

Siccome noi ti abbiamo accolto ti vogliamo difendere sempre. Siete contenti di avermi in classe con voi? Sì, siamo stati molto contenti di averti in classe. Se non ci fossi stata tu noi non avremmo mai visto il documentario sulla Cina, non avremmo imparato il saluto cinese e tu non ci avresti mostrato i numeri cinesi alla LIM... Ma di tutto questo, soprattutto ci piaci tu quando sorridi, quando piangi, quando giochi con noi: sembri una principessa. E quando piangi disperata le lacrime escono dagli occhi come fontanelle, oppure quando ridi, le tue guanciotte si gonfiano come due palloncini. Anche per questo noi ti vogliamo bene! I compagni chiedono a Yunyi: Come mai frequenti la scuola a Ruvo? Perché i miei genitori hanno trovato lavoro qui. Da dove vieni? Da Treviso, quindi sono nata in Italia. Quando sei arrivata in prima elementare, stavi bene con noi? Beh, il primo giorno di scuola ero timida.

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Perché spesso sei triste e piangi? Non so dire perché, ci sono tanti motivi. Ti senti male quando ti dicono “la cinesina”? Sì, chiunque sarebbe triste. Se una bambina italiana andasse in Cina anche lei si sentirebbe triste se qualcuno le dirà che è italiana. Ma da noi ti senti accolta? Diciamo di sì perché non so cosa possono pensare veramente di me È stato difficile imparare l’italiano? No, io certe parole le capivo perché sono nata in Italia. C’è qualcuno che ti aiuta nei compiti? No perché i miei genitori si riposano o vanno a lavorare quando faccio i compiti. Quando finisci i compiti, cosa fai? Resto da sola in casa e faccio tante cose: recito, canto, ballo, disegno, leggo e guardo la tv. Ti senti più italiana o cinese? É una domanda difficile perché non lo decido io e perché non so dire qual è il mio paese preferito. Sei felice di stare con noi? Sì, perché non lo so, ma io sono felice con i miei compagni.

Io non venivo acindifferente perché ci colta da nessuna accoglievamo l’un l’altra. parte, neanche Alla fine delle elemenai compleanni. tari mi sentivo libera, Non sempre Fortunatamente come se mi fossi accoglienti a scuola non ero sola, intolta un grosso peso, di Naike Pisani, 11 anni fatti ero affianmi sentivo bene. cata da coloro che Ora frequento la prima si possono definire le media e ho già molti amici. mie uniche tre amiche. Quell’esperienza mi ha laLoro dicevano che era più sciato un segno profondo, però mi ha fatimportante l’amicizia che vendicarsi, e to reagire e mi farà reagire accogliendo su questo ero e sono d’accordo anch’io. tutti coloro che vorranno essere accolti. Provavo molta collera, però per noi era

VIP e ignoranti

Accogliere: il nostro cuore come la mangiatoia

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arissimi ragazzi, il tempo dell’Avvento e del Natale che ogni anno viviamo ci aiuta a rendere più concreta la dimensione dell’Amore. L’atteggiamento più adatto è quello dell’accoglienza. Cosa siamo chiamati ad accogliere in questo tempo dell’Avvento e del Natale? Vogliamo fare abitare Gesù! Questo significa che il nostro cuore deve diventare come la mangiatoia di Betlemme, dove il piccolo Gesù fu adagiato in quella bellissima notte di più di duemila anni fa. In quella notte Dio si è donato e quel gesto vuole continuare a realizzarlo ancora oggi in ciascuno di noi. Ma come può il nostro cuore continuare ad essere mangiatoia? Dobbiamo renderci disponibili a realizzare nella nostra vita quell’attenzione nei confronti degli altri e delle situazioni che ci circondano. Maria può darci una mano attraverso il suo Sì gioioso alla chiamata che Dio le ha rivolto. Questo significa che dobbiamo allontanare

di don Silvio Bruno

ni Sergole e pa I T GES

quella superficialità e quella pigrizia che spesso può portarci a mettere da parte il bene. Il bene è Dio stesso, per questo motivo Amare significa allenarsi nell’essere accoglienti, ed essere accoglienti significa essere attenti. Se in questi giorni, come negli altri, ci impegneremo a fare tutto questo regaleremo a noi e agli altri il più bel dono da scartare il giorno di Natale. La prima forma per accogliere Gesù è sapere che ogni domenica devo nutrirmi di Lui durante la Santa Messa, devo vivere la partecipazione ai Sacramenti per lasciarmi abbracciare dalla sua presenza, devo compiere le azioni buone per farlo vivere in me, negli altri e nei luoghi che frequento: la parrocchia, la famiglia, la scuola gli ambienti dove mi incontro e mi relaziono con i miei amici. In questo tempo bello entusiasmiamoci nell’imparare da Gesù ad essere come Lui, segno e presenza di Amore in un mondo spesso indifferente.


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Aggiungi un posto...

Intervista a Mimmo Pisani, responsabile della Casa di accoglienza “don Tonino Bello“

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opo 25 anni la Casa di Accoglienza “Don Tonino Bello”, a Molfetta, voluta dall’ omonimo Vescovo, è ancora pronta ad accogliere i bisognosi. Ogni giorno arrivano in media 25 persone in difficoltà (fino a una quarantina) e trovano un pasto caldo, servizi igienici e un posto dove dormire, anche se al momento questo servizio non è garantito per la mancanza di volontari durante la notte. Tra le persone che frequentano la Casa ci sono molti molfettesi in cerca di lavoro e tanti stranieri che si spostano in Italia in cerca di un’ occupazione, provenienti soprattutto dalla Tunisia e dal Marocco. In questo momento la maggior parte di loro dorme nelle campagne tra Terlizzi e Ruvo per la raccolta delle olive. A volte la Casa accoglie anche i bambini provenienti da famiglie Rom: sono molto più educati di quello che si pensa e sono molto contenti della loro vita. Difficilmente si fermano a pranzo e fanno divertire i volontari con le loro acrobazie. Lo scopo della Casa di Accoglienza è aiutare le persone in difficoltà e sostenerle nei loro momenti di sconforto. Il “carburante” per far andare avanti i volontari è il sorriso, l’ affetto e la fiducia che i poveri dimostrano. Tutti possiamo vivere la carità se impariamo ad amare i bisognosi, contribuendo al loro benessere e dando loro la nostra amicizia. Come ha ribadito Mimmo: “Il povero vuole essere riconosciuto nella sua dignità di uomo e amico, anche se ha commesso degli errori. Non dobbiamo condannarlo!”

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Mahlet è tra noi Quando la famiglia si allarga

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icordo ancora il giorno in cui mamma e papà mi hanno detto che nel mondo ci sono bambini che hanno bisogno di una famiglia e che quella famiglia sarebbe stata la nostra. Ricordo ancora il giorno in cui il sig. Roberto, prendendomi in braccio mi svelò il nome della mia sorellina; solo un nome, Mahlet, e già le volevo bene. Abbiamo aspettato tanto, a volte mi sembrava un’ attesa infinita, anche se ogni mese ci inviavano le sue foto e i suoi buffi filmati. Era uno scricciolo con due guance paffute e mi chiedevo quando avrei potuto abbracciarla. Avevo 5 anni, non capivo i tempi della burocrazia e spesso dubitavo che questa sorellina esistesse davvero. 11/09/2008,

di Michele de Candia e Valeria Allegretta, 10 anni

finalmente atterriamo ad Addis Abeba, è l’alba, un pullman ci accompagna al villaggio Madonna della Vita, un centinaio di bambini ci accolgono con canti e danze, un bambino prende la mano della mia mamma e ci porta fino ad una stanza enorme dove almeno 40 bambini piccoli reclamavano coccole. Ero emozionata e guardavo nella stessa direzione di quel bambino, fino a che la tata prese da un lettino una bimba, si avvicinò a me e la affidò alle mie braccia. Non dimenticherò mai quel momento... era lei, era davvero lei in carne ed ossa, la mia sorellina speciale Mahlet. di Chiara Paparella, 12 anni

C’era una volta Luca con l’AGESCI Se le barriere cadono e accogliere significa amare

S

ono già trascorsi un po’ di anni e ricordo ancora quel giorno. Durante una riunione i capi ci presentarono un ragazzo sorridente di nome Luca. Lui non era in piedi come noi, bensì seduto su una sedia a rotelle, costretto dalle difficoltà della vita a poterci scorgere tutti quanti come ombre, un po’ sfocati. Eppure sorrideva, quasi fosse lui ad accogliere noi nella sua vita e a dire: “Toc, toc, potete fare ingresso nel mio mondo!” Già…complicato entrare in punta di piedi nella vita di un diciannovenne, allora sedicenne, nostro coetaneo, ancor più se non sai nemmeno come approcciarti, se qualcosa o qualche parola può dargli fastidio. Se… quanti se e quant’è grande la paura di sentirsi inadeguati!

Eppure, ripeto, lui sorrideva e di fronte al nostro imbarazzo Luca quella sera iniziò a raccontare di sé, la sua storia, le sue passioni per la musica, per Laura Pausini, per gli studi di pianoforte e non smetteva di parlare! Noi tutti zitti ad ascoltare, ammutoliti, estasiati da tanta naturalezza e parole di forza, speranza nel futuro, miste a una frizzante autoironia che ci lasciava piacevolmente disarmati. A turno, in cerchio, tutti uniti e sempre più vicini, ci siamo raccontati anche noi e da quel giorno è stato lui ad accoglierci e noi a farci spazio nella sua vita. Lunghe passeggiate, chiacchierate per andare insieme a messa, incontri di preparazione alle riunioni, uscite di gruppo in cui Luca ci regalava idee, parole, risate…in una sola parola, affetto. Questo splendido ragazzo, per

la società diverso perché vive un disagio fisico, è l’esempio lampante della caduta dei luoghi comuni, delle barriere mentali che possono indurre chiunque a pensare che un giovane in carrozzina sia solo e viva la difficoltà di non avere amici su cui contare o con cui confrontarsi. L’amicizia nata nel nido dell’AGESCI è il simbolo più semplice e vero di accoglienza che ci possa essere tra ragazzi che cercano di essere non diversamente abili, ma diversamente sensibili, protagonisti e custodi gelosi di esperienze sincere di comunità. É stato Luca quel novembre 2011 ad aprirci la porta e a sceglierci… e noi non possiamo che ringraziarlo. GRAZIE LUCA! di Claudia Serrone


Inserto per i ragazzi della Diocesi di Molfetta Ruvo Giovinazzo Terlizzi

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ragazzi

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ragazzi

Una canzone

un film

un libro

Questa è la mia casa

Il figlio dell’altra

(Jovanotti - 1997)

(L. Lévy-2013)

(A. Ferrara, G. Sgardoli- 2014 )

L

J

I

uoghi e oggetti sacri ingabbiano il nostro Dio, ma non è l’unico posto in cui trovarlo, parlargli, ascoltarlo. La Sua casa è negli incontri, nelle voci e negli occhi, nei gesti, nella disponibilità, dentro il mondo intero, in noi. È negli alti e bassi della vita, è nei passi. Solo spalancando porte e finestre del nostro cuore, superando barriere e confini possiamo trovare rifugio e protezione. “La casa è dove posso stare in pace con te”.

oseph, israeliano, scopre che alla nascita è stato scambiato con Yacine, palestinese. La vita di entrambi è sconvolta, ma saranno gli unici a superare le barriere e gli ostacoli dei due popoli in perenne guerra. Nel dialogo e negli incontri, i ragazzi cercheranno e troveranno le loro vite e la loro terra; al loro fianco le madri, che, accogliendo il figlio dell’altra, indicheranno l’amore come unica via d’uscita da una condizione paradossale.

Nemmeno un giorno

n rapida successione, gli eventi, le emozioni, i chilometri, la musica, i ricordi accompagnano Leon, tredici anni, rumeno, in fuga verso la sua città natale alla ricerca di sua sorella. Dato in affido a una famiglia italiana, attenta e amorevole, si sente fuori posto, solo, inadeguato e diverso. Un giorno la decisione estrema di rubare l’auto del padre adottivo nel tentativo di raggiungere la sua casa di origine, unico compagno di viaggio un cane randagio trovato lungo la via. Poi, strada facendo, la certezza di essere amato e accolto prende il posto della rabbia e del rifiuto.

a punNtNdiA

e due poesie

PE

Accoglienza Accoglienza verso chi soffre, verso i profughi. Porgi la mano, lo tieni tranquillo, lo aiuti. A chi ha bisogno, a chi è malato, doni consolazione e senza barriere lo stringi a te in un abbraccio fraterno. L’accoglienza è, soprattutto, condivisione dell’amore attraverso piccoli gesti quotidiani.

Accoglienza è amare senza farsi ripagare. Se accogli una persona con sincerità il suo sorriso ti ripagherà. Accoglienza è non creare barriere con genti straniere E tendere una mano A chi ti chiede Amore. Se l’accoglienza nel mondo fosse maggiore il mondo sarebbe migliore.

di Rossana De Santoli, 13 anni

di Rossana De Ruvo e Francesca de Palma, 13 anni

Buon Natale!

(un po’ in anticipo...)

a cura di Maria Rosaria Nappi

alle

MEN na TE

Il cuore dell’accoglienza

a cura di Valeria Allegretta

Trova (in ogni direzione) le parole dell’accoglienza: amore, amicizie, fedeltà, accoglienza, rispetto, gratitudine, felicità, vita, differenze, diritto, reciprocità, abbraccio, gioia, commozione, famiglia, pace, dignità. Ed ora rispondi: chi ci insegna a vivere tutte queste “parole”? (penultimo rigo:____________) Attenzione: c’è anche una parola segreta. Se la trovi comunicala via mail a luceevita@diocesimolfetta.it Tra tutti i vincitori ne saranno estratti 10 che riceveranno la penna serigrafata di “Luce e Vita”

La Redazione Bruno don Silvio, Capurso M. Alessandro (Grafico), de Candia Susanna, Iurilli Angelica, Nappi Maria Rosaria, Prisciandaro Flora, Serrone Claudia, Sparapano Luigi, Zelazko Suor Maria Orsola e con la collaborazione di Martella don Gino, (Vescovo), Allegretta Valeria, de Candia Michele, Paparella Maria, Pisani Naike, Scardigno Angelica (Illustratrice), Alunni della 3E “G. Bovio“ Ruvo di Puglia. Volete condividere le vostre

É Natale È Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano. È Natale ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare l’altro. È Natale ogni volta che non accetti quei principi che relegano gli oppressi ai margini della società. È Natale ogni volta che speri con quelli che disperano nella povertà fisica e spirituale. È Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza. Madre Teresa di Calcutta

i agazz Vita r Luce & Giovene, 4 (BA) a Piazz MOLFETTA 88 50 6 t 7005 x 080 335 etta.i a simolf Tel e F a@dioce it v e luce

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LeV Ragazzi n.4  

30 novembre 2014- anno I Parola chiave "Accoglienza"

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30 novembre 2014- anno I Parola chiave "Accoglienza"

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