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INIZIANO I CORSI DI FORMAZIONE SPECIFICA: LA CATECHESI Ufficio Catechsitico Diocesano in collaborazione con la Scuola di Teologia, propone un percorso fromativo di 6 incontri per i catechsiti della Diocesi. La scelta è quella di continuare con gli stessi orari che ha avuto la SFOP in questi mesi, con due sole eccezioni per il IV e il V incontro che cercheremo di realizzare con la collaborazione dei membri dell’Ufficio in stile «Laboratorio». Questi i temi, le date e gli orari. degli incontri e i diversi relatori che interverranno. 11 marzo: «L’identità del catechista» relatore Mons. Simone Giusti, ore 16,00 e ore 21,00 25 marzo: «La realzione educativa del catechista con la singola persona e l’intero gruppo» relatrice Sr. Barbara, ore 16,00 e ore 21,00 15 aprile: «Il cammino di fede» relatore Don Francesco Fiordaliso, ore 16,00 e ore 21,00 29 aprile: «I catechismi della Cei» Laboratorio orario sarà comunicato ma avrà una sola sessione 13 maggio:«Catechesi come?» Laboratorio orario sarà comunicato ma avrà una sola sessione 27 maggio: «Il gruppo dei catechisti- La Comunità Catechistica Parrocchiale» Relatore Don Fabio Menicagli, ore 16,00 e ore 21,00 (Ricordiamo che gli incontri e i laboratori saranno in video conferenza)

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Via del Seminario, 61 57122 Livorno tel. e fax 0586/210217 lasettimana.livorno@tiscali.it Notiziario locale

Direttore responsabile Andrea Fagioli Reg. Tribunale Firenze n. 3184 del 21/12/1983

7 marzo 2010

L’Associazione San Benedetto che in città si occupa di tossicodipendenze segnala due altre gravi forme di dipendenza: il gioco e lo shopping compulsivo. Abbiamo incontrato i responsabili per capire l’origine e le dimensioni di questo fenomeno

Un bel GIOCO... Nostra inchiesta su scommesse e gioco d’azzardo

Alcuni dati sulla situazione a Livorno

Una città di scommesse incremento delle giocate e delle scommesse riguarda anche Livorno. Passeggiando per le vie della città avremo potuto notare l’apertura di nuovi «punto SNAI» che oggi raggiungono il numero di 19 e di molte tabaccherie, edicole o bar che offrono al consumatore una serie infinita di gratta e vinci, di schedine del Lotto, del Superenalotto e del neonato Win for life senza contare le numerose slot-machine che incidono sugli introiti del gioco d’azzardo del 44,3% mentre i succitati Lotto, Superenalotto più le Lotterie di Stato ricoprono il 39.9%; il rimanente 15.1% è dato dal bingo, dalle scommesse ippiche, dai giochi di abilità e dai giochi a base sportiva (dati del monopolio di Stato al gennaio2009). Intervistando il tabaccaio sotto casa scopro che la fascia d’età che più gioca è quella che va dai 20 ai 45 anni ma molti sono anche gli

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DI FLAVIA

MARCO

on solo droga ed alcool ma anche shopping compulsivo e gioco d’azzardo affliggono l’Italia e anche Livorno. Proprio di quest’ultimo fenomeno «La settimana» ha voluto interessarsi per portare informazione ed aiuto a coloro che vivono queste situazioni o a coloro i quali vivono vicino a persone interessate da queste che possono definirsi vere e proprie «patologie». Certamente il gioco d’azzardo è sempre esistito specialmente in una città come la nostra in cui l’ippodromo svolge un ruolo di primo piano per quanto riguarda le scommesse sportive, ma il problema che emerge dall’inchiesta che abbiamo portato avanti è l’aumento in maniera esponenziale del gioco d’azzardo in tutte le sue forme dal gratta e vinci alle slot-machine, alle scommesse sportive, al gioco via internet. Interessante è guardare i dati che le statistiche ci forniscono (dati Agipronews): il gioco d’azzardo on-line, lecito o gestito dal monopolio di Stato, è aumentato del 148% in un anno dal marzo 2008 e una tendenza simile mostrano i dati relativi al gioco dei “gratta e vinci”, del lotto o del superenalotto ma, senza interpellare le statistiche, possiamo avere il polso della situazione contando la quantità di spot pubblicitari che invitano, «con moderazione», a tentare la fortuna. Tipico della politica di una nazione in crisi è puntare sul monopolio di Stato per far aumentare gli introiti,

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considerando il forte peso che riveste il gioco d’azzardo nel bilancio di uno Stato (nel mese di Gennaio 2009 lo Stato italiano ha ricevuto 4522,96 milioni di euro da questa fonte – dati del monopolio di Sato). Il problema sorge, però, quando una persona reca in sé il seme della patologia che, di fronte a tanta offerta, non tarda ad esplodere recando disagio non solo a se stessa ma anche a tutto il nucleo familiare ed alla comunità che gli vive attorno. Certamente dobbiamo distinguere tra la patologia e la semplice giocata settimanale ma il fenomeno è ugualmente interessante: il richiamo della dea fortuna costringe tutti, di qualunque ceto sociale, età e cultura a tributare ciascuno il proprio obolo a seconda delle possibilità oppure anche oltre le proprie possibilità nella speranza di venire ricompensati. Tentare la fortuna non solo per poter finalmente arrivare a fine mese ma anche per smettere di lavorare, lasciare tutto e godersi la vita ci fornisce l’idea di un fenomeno che possiamo definire di costume e che riguarda in particolar modo i periodi crisi ma che si manifesta anche, a livello endemico, negli altri momenti: la sfiducia nel futuro, la perdita del valore del lavoro e l’assunzione a norma di comportamento della

...Tentare la fortuna non solo per poter finalmente arrivare a fine mese ma anche per smettere di lavorare, lasciare tutto e godersi la vita...

massima esplicitata in uno spot molto trasmesso dalla televisione: «Ti piace vincere facile?» La risposta è certamente affermativa, soprattutto fra i giovani i quali, vedendo davanti a sé un futuro alquanto nebuloso,trovano in questa formula qualcosa di molto più rassicurante dei contratti a tempo determinato. Anche Livorno, abbiamo detto, vive questa situazione e, per questo, siamo andati ad

intervistare l’Associazione San Benedetto la quale offre un servizio proprio in questo senso: nasce 25 anni fa come centro di recupero per tossico dipendenti ma, dal 2005, si accorge dell’urgenza di occuparsi di nuove forme di dipendenza quali il gioco d’azzardo il quale, ci ha spiegato la psicologa dell’Associazione Simona Bianchi, «spesso è un problema sotterraneo e non immediatamente riconoscibile che esplode improvvisamente con perdite considerevoli del patrimonio economico e problemi sul lavoro». Ha continuato, poi, sottolineando l’importanza di riconoscere il gioco d’azzardo come una patologia vera e propria, di rivolgersi (l’interessato stesso o

anziani che quotidianamente si rivolgono al «gratta e vinci». In aumento sono anche le giocate di ragazzini ben sotto i 25 anni: la prospettiva di 4000 euro di rendita mensile promessi dal nuovo gioco di Stato e la quantità di estrazioni allettano molti clienti che accompagnano all’abituale schedina del Lotto o al «gratta e vinci» i 2 euro per Win for life. Livorno, insomma, è sempre stata una città di scommesse, l’ippodromo ed il bingo la fanno da padrone rappresentando un po’ la coloritura della nostra città, ma la faccia oscura della medaglia è sempre in agguato, soprattutto in momenti di crisi come quello che l’Italia e Livorno stanno vivendo, e la benda della dea fortuna spesso acceca anche coloro che si affidano alle sue cure portando, purtroppo, alla rovina del patrimonio e degli affetti e trasformando i colori vivaci del gioco e del folklore nelle tinte oscure di un dramma personale, familiare ed anche culturale. F.M.

i familiari per lui) ad un centro di cura, quali il SERT e l’Associazione San Benedetto, ai primi segni della malattia. Il gioco d’azzardo, purtroppo, non è ancora rientrato nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), dunque le Regioni non sono «tenute» a stanziare fondi per questo genere di malattia ma, ha precisato Simona Bianchi; la Regione Toscana si è mostrata sempre molto sensibile a questo problema aiutando le associazioni impegnate in questo senso. L’Associazione San Benedetto ha sede a Livorno in via dell’Industria (zona Picchianti) e risponde al numero 0586 – 888101 che permette di mettersi in con contatto con la psicologa Simona Bianchi o con l’educatore Stefano Santomano. Altro referente per quanto riguarda il gioco d’azzardo è il SERT nella persona del dottor Pini.

L’Associazione San Benedetto è presente anche in rete sul sito www.associazionesanbenedett o.org in cui è possibile trovare molte informazioni utili sui segni della malattia, sulle conseguenze sul nucleo familiare, sui contatti a cui rivolgersi non solo per quanto riguarda il gioco d’azzardo, ma anche per tutte le altre forme di dipendenza di cui l’Associazione si occupa. Importante è un intervento tempestivo laddove si riconoscano i segni della patologia in se stessi o negli altri, necessità cui segue l’impegno di ognuno nel divulgare presso amici e conoscenti l’opportunità offerta dall’Associazione San Benedetto e dal SERT anche per questo genere di problematiche in modo da poter portare alla luce, e così sconfiggere, un fenomeno ancora nascosto nelle conoscenze e nel sentire di molti.


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LA SETTIMANA DI LIVORNO

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UN LABORATORIO DI APPROFONDIMENTO

Riparte la Scuola formativa dell’Azione cattolica l via il secondo modulo della Scuola formativa dell’Azione Cattolica L a formazione di un laicato adulto nella fede e nella vita civile è stata da sempre la ragion d’essere costitutiva dell’Azione Cattolica, la sua priorità strategica fin dalla sua fondazione. Per approfondire il Progetto formativo dell’AC e ripassare i «fondamentali» dell’associazione, nello scorso mese di novembre l’Azione Cattolica diocesana ha organizzato il primo modulo della Scuola formativa per responsabili, educatori e animatori di AC. Sulla scia di questa prima esperienza, la scorsa settimana ha preso avvio il secondo modulo della Scuola, in cui dai contenuti teorici si è passati a sperimentare un vero e proprio «laboratorio» formativo. Il laboratorio è una modalità di formazione centrata non tanto sulla trasmissione di saperi e conoscenze, quanto sul principio pedagogico dell’ «imparare facendo», che pone in relazione costante teoria e pratica, esperienza e riflessione, pensiero e azione. In pratica attraverso la metodologia del laboratorio i partecipanti si confrontano di volta in volta su alcune tematiche concrete, cercando di sviluppare l’attitudine alla ricerca e alla soluzione dei problemi affrontati. Anche questo secondo modulo della Scuola è destinato in primo luogo ai responsabili, educatori e animatori di AC, ma è aperto anche a tutti coloro che desiderano comunque conoscere l’identità e le scelte educative dell’associazione. Questo il programma:

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LUNEDI’ 1 MARZO La cura della formazione LUNEDI’ 8 MARZO La cura del legame associativo LUNEDI’ 15 MARZO La situazione ecclesiale diocesana LUNEDI’ 22 MARZO La missione e l’apertura al territorio Tutti gli incontri si terranno presso la Sede diocesana dell’AC, in via S.Andrea 71 (disponibile parcheggio interno) alle ore 21. Per informazioni: Gianni, ilkini@alice.it, 3391597114; Giulio, giulio_san@hotmail.com, 3384201981

Gli uffici diocesani di pastorale per la scuola riuniti a Roma al convegno Cei

L’educazione tra emergenza e speranza «L

a pastorale della scuola e l’istanza educativa» è questo il titolo del convegno nazionale organizzato a Roma dalla CEI per gli uffici diocesani di pastorale scolastica: un tema significativo e attuale per condividere le esperienze esistenti e aprirsi a nuove progettualità, sull’urgenza educativa che sta portando avanti il progetto culturale della Chiesa Italiana. L’icona scelta per rappresentare il tema è l’opera di Van Gogh, «Primi passi», metafora del processo educativo come accompagnamento e scoperta con chiari riferimenti alla pedagogia di Dio, come ci ricorda il libro di Osea. Il Convegno ha messo in campo una serie di interventi in un’ottica interdisciplinare, a partire dalle indicazioni del professor Diaco, vice responsabile del Servizio Nazionale per il progetto culturale, che ha fornito ai presenti indicazioni di base sugli orientamenti pastorali dell’episcopato, di prossima uscita. Di sfida educativa intesa come

«contributo» e «provocazione» e di come la pastorale sia profondamente interpellata dall’educativo, ha parlato, con competenza e chiarezza don Tonelli, mentre don Bissoli ha delineato in modo originale e appassionante la figura di Gesù educatore. Il professor Govi, del Ministero della Pubblica Istruzione, ha presentato in ultima analisi lo status quaestionis del sistema scolastico in Italia, con riferimento alla recente

riforma in atto. Ma soprattutto merito di questo Convegno è stato quello di andare al di là del teorico, ponendo le basi per dei progetti futuri a partire dall’esistente, e con questa prospettiva tre responsabili regionali hanno presentato una sintesi ragionata di alcune esperienze di pastorale della scuola nell’Italia del Sud, del Centro e del Nord, evidenziando i nodi problematici e i fattori positivi sui quali lavorare. I laboratori e gli interventi dei

DATI DELLA RACCOLTA 2009

Tanti tappi per tanti pozzi

Totale incassi: € 40.000,00 Totale inviato in Tanzania: € 19.000,00 Totale inviato in Brasile: € 15.000,00 Spese di gestione: € 6.000,00

Prosegue l’iniziativa del Centro mondialità tonnellate, 40.000 4 5 2 Euro. Sono questi i dati 2009 della raccolta tappi del

Le prossime nozze di Giulia Bencreati

SEMPLICEMENTE GRAZIE! arissimi amici, vi rubiamo pochi minuti, ma ci sentiamo in dovere di comunicarvi una gioia grande: la nostra Giulia si sposa. Abbiamo tanto pregato insieme a voi; non possiamo dimenticarci con quanto affetto e con quanta partecipazione avete tutti voi contribuito alla Fede, alla Speranza e alla carità Paterna per affrontare il momento tanto difficile della cecità che aveva afflitto la nostra bambina! Molti di voi non sono stati neanche ringraziati per l’aiuto e per le preghiere costanti e silenziose, ma sappiate che da soli non ce l’avremmo mai fatta. Ora è tempo di gioia. Il primo maggio alle ore 10.30, Gabriele e Giulia coroneranno nel Signore il loro amore. Nella chiesa di San Matteo vi attendiamo tutti. Siamo certi comunque, che la vostra preghiera di ringraziamento al cielo non mancherà. Un abbraccio gioioso e un arrivederci a presto. Tina e Paolo Bencreati

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Centro Mondialità Sviluppo Reciproco (CMSR). A presentarli nella sede di via della Madonna Carla Roncaglia, assessore comunale, Igor Protti, ex calciatore del Livorno e testimonial della raccolta, Alessandro Giorgi, presidente del CMSR quando l’iniziativa è cominciata, Alberto Benvenuti, responsabile raccolta tappi per il CMSR e Francesco Sassano, coordinatore dei rapporti con la ditta Galletti Autotrasporti Eco Service. Per noi livornesi fortunatamente, sta diventando una cosa quasi ovvia dividere i tappi dalla loro bottiglia o flacone, ma piano piano la raccolta si sta diffondendo in tutta Italia. L’idea, partita nel 2002 dal signor Giulio Galletti, diacono della nostra diocesi e titolare di una ditta di trattamento dei rifiuti e materie plastiche, è semplice: si raccolgono tappi in Polietilene, questi vengono venduti alla ditta Galletti che li ricicla perché poi se ne possano fare altri oggetti. Il ricavato della vendita alla ditta stessa della materia prima viene usato per sostenere progetti del Centro Mondialità Sviluppo Reciproco. «Questa iniziativa-dice Prottimi piace molto perché unisce due aspetti importanti: il primo è quello dell’ecologia: si insegna il senso civico del riciclaggio e della raccolta differenziata e contemporaneamente i nostri bambini capiscono che basta anche un piccolo gesto per aiutare chi non ha avuto la loro

stessa fortuna». Purtroppo la crisi economica ha colpito anche l’industria della plastica facendo crollare il valore del polietilene. Rispetto agli anni scorsi una tonnellata di materiale rende circa il 50% in meno. Questo non deve scoraggiare i raccoglitori anche perché, spiega Sassano, si spera in una ripresa vicina. Il progetto per lo scorso anno prevedeva la riabilitazione di un acquedotto nel villaggio di Mulunduzi e grazie alle cifre della raccolta tappi è stato possibile portarlo a termine. Per il 2010 le autorità locali, con le quali il CMSR collabora, hanno

partecipanti hanno messo in luce la passione e l’interesse forte verso questa dimensione così importante, perché fondata sulla convinzione che far crescere l’umanità della persona è compito di tutti e solo nella sinergia delle forze è possibile ottenere dei risultati: da una parte dunque il servizio alla cultura e la celebrazione della fede della comunità ecclesiale, dall’altra il contributo delle diverse istituzioni che hanno come

referente l’unica, concreta persona. Sono stati momenti molto intensi, di profonda condivisione delle esperienze e di ricerca di modalità convincenti ed efficaci perché il nocciolo della questione educativa su cui tutti giochiamo il nostro essere è prima di tutto l’urgenza di dirsi e convenire su quali uomini e donne vogliamo far crescere, perché su queste basi sarà possibile unire i diversi progetti e lavorare in un’unica direzione. Le parole di Monsignor Pennisi a chiusura del convegno hanno ricordato quanto sia necessaria la risposta corale di tutta la Chiesa in Italia per un futuro aperto alla speranza e che bisogna dar vita a una grande e nuova passione educativa, rilanciando la pastorale educativa e scolastica, che deve «recuperare il suo ruolo di raccordo, che armonizzi i percorsi educativi e dell’iniziazione cristiana con la pastorale giovanile, vocazionale, familiare, culturale e scolastica». Rosaria Bruno, responsabile ufficio diocesano pastorale per la Scuola e l’Università

Qualche numero dalle Regioni dotate di Centro di raccolta: - TOSCANA: 190 (t) - PIEMONTE: 110 - EMILIA ROMAGNA: 80 - LIGURIA: 25 - LAZIO: 20 - LOMBARDIA: 13 - ABRUZZO: 5 - UMBRIA: 4 - VALLE D’AOSTA: 3 - CALABRIA: 2

individuato 8 pozzi da realizzare sempre nella regione di Dodoma, per un totale di circa 24.000 €. «Anche il costo dei pozzi è aumentato, -continua Alberto Benvenuti- principalmente a causa delle materie prime e del trasporto. Per fortuna però possiamo contare sulla manodopera locale dei villaggi in cui operiamo: sono loro che si occupano di fabbricare i mattoni e della costruzione vera e propria. E’ importante che vengano formati perchè in futuro sappiano gestire eventuali guasti senza bisogni esterni. Alcuni villaggi

costituiscono anche una cassa comune da cui attingere in caso di riparazioni.» Il pozzo non garantisce solo una ricca riserva idrica, ma evita alle donne di dover percorrere chilometri per un secchio d’acqua. Inoltre aiuta a prevenire tutte quelle malattie che derivano proprio da acqua contaminata, che incidono principalmente sulla mortalità infantile. Un tappo da solo non serve a niente, ma tanti tappi fanno tanti pozzi, quindi è importante che tutti continuiamo a raccoglierli. Giulia Sarti


TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

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III

RIPRENDONO I CORSI DEL PRIMO ANNO DELLA SFOP

Viaggio nelle parrocchie

on il mese di febbraio terminano gli incontri di teologia sistematica della Scuola e iniziano i corsi di teologia pastorale, in particolare di teologia e pastorale liturgica e di Catechetica. La scuola ha visto un grande numero di iscritti e una vasta partecipazione anche in presenza di alcune difficoltà tecniche che in alcune sedi hanno provocato non poco disturbo. La qualità dei corsi, per ammissione di molti, è stata alta e costante. Ora dalla teologia sistematica la Scuola si incentrerà sugli ambiti: liturgia e catechesi.Sono dimensioni fondamentali di ogni parrocchia, sono gli ambiti con una maggiore presenza di operatori pastorali. LE SEDI ATTUALI DELLA SCUOLA SONO Il Vescovado ( pomeriggio ore16.00 e sera ore 21.00) Santa E. Seton ( pomeriggio ore16.00 e sera ore 21.00) Rosignano S.Croce ( pomeriggio ore16.00 e sera ore 21.00) S.Luca in Stagno ( solo sera, ore 21.00)

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La comunità di San Matteo DI

ELENA CERINI

a parrocchia di San Matteo è in un contesto di «unità pastorale» di cui è coordinatore responsabile don Italo Caciagli, parroco di S. Pio X. L’Unità Pastorale è formata dalle parrocchie di S. Pio X, S. Giuseppe e S. Matteo. Parroco di S. Matteo è don Matteo Gioia, vice-parroco don Albert Nkoumbou e anche don Cristian Leonardelli che ha come impegno primario la pastorale dei giovani dell’U.P.. Da una conversazione intuisco che la vita della parrocchia è piuttosto animata. Ci sono incontri fissi e altri occasionali sia tra i giovani che tra gli adulti. Rispondendo don Matteo sottolinea la scelta di uno spirito pastorale di «creare comunione» questa è anche il bisogno della Chiesa se vuole essere fedele al mandato di Gesù: «Che siano una cosa sola perché il mondo veda… che siano una comunione di amore come Gesù ci ha amato perché il mondo vedendo creda». È facile questa comunione? Deve essere molto bello? «Bello sì lo è, facile no. La presenza di età diverse, spiritualità diverse, diverse sensibilità (Milizia Mariana, Neocatecumenali, Catechisti, Ministri straordinari della S. Comunione, Caritas) e diverse attività e impegni crea una bella ricchezza e per condurla in unità ci sono le Eucaristie festive, gli incontri di catechisti o di preghiera che sono la strada giusta da percorrere». Allora questa comunione c’è o no? «Diciamo di sì, ma la comunione può diventare sempre maggiore». Quali attività caratterizzano questa parrocchia?

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I NUMERI DELLA PARROCCHIA Orario delle messe: festive 8,30 –10,00 – 11,30 – 18,00 – 21,15 (animata dai neocatecumenali); feriali 18,00 Incontro biblico: martedì ore 16,30 e ore 21,15 Oratorio: mercoledì dalle 18,30 alle 20,00 Orario di ufficio: 10,00/12,00 e 17,00/19,30 Centro Ascolto Caritas: ogni 2 giovedì dalle 18,00 alle 19,00 Indirizzi e recapiti telefonici: Via Provinciale Pisana, 55; tel e fax 0586/404088 Sito internet: www.sanmatteolivorno.it Mail: sanmatteo@hotmail.it

«La caratteristica di questa parrocchia – dice don Matteo – mi sembra essere la notevole frequenza alla chiesa e accoglienza nelle case. La umanità veramente ricca di valori: amore alla famiglia, solidarietà, responsabilità nella educazione dei figli. Il limite è che ognuno vorrebbe fare a modo suo. Ci sono molte famiglie che vivono un amore attento agli anziani ammalati alla formazione dei figli, persone che partecipano alla S. Messa festiva per prendere forza per l’impegno quotidiano». Mi parli della attività, almeno di alcune. «Preziosa è la presenza di catechisti che curano i sacramenti della iniziazione. Della Caritas che fa centro ascolto e distribuzione generi alimentari e beni di prima necessità. Dei ministri della Comunione che rendano presente la parrocchia e la vicinanza di Gesù nel corpo sofferente dei malati». Milizia Mariana, Neocatecumenali che presenza hanno? «Sono spiritualità e itinerari diversi per fare catechesi agli adulti». Quali altre forme ci sono di catechesi per gli adulti? «Don Albert si occupa della catechesi biblica e fa incontri settimanali, ma è

presente anche nelle attività per la formazione delle coppie al matrimonio e nella preparazione dei genitori al Battesimo dei figli. Inoltre è presente l’Associazione Anspi (Associazione nazionale San Paolo Italia) che organizza attività formative e ricreative quali gite, pranzi, laboratori teatrali con i giovani della parrocchia che ogni anno organizzano un recital. Inoltre abbiamo un giornale che si chiama “ZOOM San Matteo e …dintorni” a cui collaborano vari parrocchiani e nel quale, oltre a descrivere quello che succede in parrocchia e gli eventi del mese, scriviamo anche le nostre opinioni sugli argomenti che più ci interessano. L’ultimo numero, quello di febbraio, è stato caratterizzato dagli articoli sulla presentazione del libro sulle origini della parrocchia di San Matteo “Che si fabbrichi una nuova chiesa”, per chi fosse interessato il libro è disponibile in parrocchia. Spesso ZOOM riflette sul pensiero di don Renato Roberti che ha lasciato un segno profondo delle sua attività di parroco. Mi piacerebbe sapere qualcosa dei gruppi giovanili seguiti da don Cristian… «I gruppi giovanili parto-

LA STORIA DELL’EDIFICIO Dai Lorena ai giorni nostri el 1781 il Granduca di Toscana della dinastia dei Lorena, comprò il podere di Santa Lucia N alle Sughere e vi fece edificare la Chiesa dei Ss. Matteo e Lucia (questa la denominazione della parrocchia fino al 1976) che il 7 settembre del 1783, fu benedetta e aperta al culto dal Proposto di Livorno Baldovinetti. La chiesa era di forma rettangolare ed aveva tre altari: il maggiore era dedicato a San Matteo, la cui immagine realizzata in pittura murale è visibile ed in ottimo stato di conservazione ancora oggi all’interno dell’attuale biblioteca parrocchiale intitolata a don Renato Roberti; i laterali invece erano dedicati uno a S. Lucia (di cui esiste oggi un dipinto risalente ai primi del 1800 - autore ignoto) e l’altro all’Assunta. Nel 1836, Leopoldo di Lorena (ultimo Granduca di Toscana) ordinò un nuovo ingrandimento della città e furono così costruite nuove mura, alte otto metri e lunghe sei chilometri, e tra le attuali piazze Francesco Ferrucci (in questo luogo esisteva un Oratorio di Sant’Antonio) e Barriera Garibaldi fu costruita, sulla via Regia Pisana, una delle porte della città detta Barriera Fiorentina che darà il nome al vecchio borgo. Dalla metà dell’800 intorno al nucleo ambientale del borgo di Fiorentina si svilupparono i quartieri. In quegli anni la popolazione di San Matteo contava circa 11.250 abitanti. Nel 1883, cento anni dopo la benedizione, la chiesa fu consacrata dall’allora Vescovo di Livorno monsignor Remigio Pacini. Si arriva alla fine della seconda guerra mondiale e precisamente al 1950, quando S. Matteo fu affidata alle cure di un grande uomo – don Renato Roberti – parroco di questa comunità dal 1950 al 20 febbraio 1997 giorno in cui è ritornato alla casa del Padre. È a lui che si deve la costruzione della nuova chiesa. Oggi la parrocchia è affidata a don Matteo Gioia.

Zoom su San Matteo e ...dintorni Tanti gruppi per tutte le età, la comunità neocatecumenale ed un progetto di Unità pastorale con le parrocchie San Giuseppe e San PioX

no dal dopocresima. Sono ragazzi che, in genere, frequentano la II-III media e sono una quindicina che hanno una certa continuità nella frequenza del gruppo ed altri che vanno e vengono. Poi c’è il gruppo dei giovani, sono circa una decina e vanno dai giovani che frequentano la seconda superiore in poi. Per i giovani-adulti, universitari o lavoratori viene offerto il cine-libro-forum cioè un gruppo che prende spunto dai film che vengono proposti o dalla lettura di un libro per discutere insieme gli argomenti che scaturiscono. Attualmente i ragazzi stanno leggendo e discutendo il libro “Undici minuti” di Paulo Coelho. Per i bimbi più piccoli cioè quelli delle prime classi delle medie, invece, è attivo un oratorio i cui animatori sono fra i giovani adulti e i genitori degli stessi bimbi e sono circa una ventina. L’attività annuale si conclude con il campeggio estivo. Il campeggio estivo, che coinvolge i gruppi del dopocresima e dei giovani, è organizzato insieme alle parrocchie di San Pio X e San Giuseppe, mentre al campeggio estivo che riguarda i bimbi che partecipano alla catechesi d’iniziazione partecipano soltanto i parrocchiani». Come si svolge la preparazione al sacramento del Matrimonio? «È un cammino di preparazione che spesso non riguarda solo il sacramento del Matrimonio ma anche altri sacramenti, spesso quello della Cresima, ma ci capita di incontrare coppie in cui uno si è allontanato dalla Chiesa da molti anni e il matrimonio è un occasione per riavvicinarsi, per cui alcune volte dobbiamo fare una preparazione globale. Il nostro obiettivo è quello di preparare queste persone ad affrontare una vita in comune. Intanto notiamo che sono sempre di più le coppie che hanno già fatto un’esperienza di convivenza e quindi è necessario variare anche il nostro approccio. Il corso, proprio per la varietà di persone da cui è frequentato, non ha mai un’impostazione rigida, ma viene modellato a seconda di chi partecipa. Ci basiamo sulla Parola di Dio e ci facciamo aiutare da due coppie di sposi che testimoniano la loro esperienza». Interviene Mariangela dicendo: «noi cerchiamo di essere presenti come testimoni della nostra esperienza, mentre don Matteo è il catechista. Alcuni fidanzati che vengono si definiscono non credenti oppure che si riaccostano alla fede solo per far

piacere al compagno. Notiamo, però, che durante il cammino il rapporto cambia: cambia il rapporto con noi e cambia anche il rapporto nei confronti della fede».«Metto sempre molta cura anche nella preparazione del rito del Matrimonio». Visto che seguite le coppie e poi le giovani famiglie, mi piacerebbe capire se nel quartiere vi è sentore della crisi economica che affligge un po’ tutti, se vi rendete conto dei “bisogni” delle persone del territorio… «Il nostro non è un quartiere “ricco”, vi è una forte componente di immigrati, anche se molto spesso sono integrati. Quello che notiamo, anche da un’indagine dei bisogni, è che anche qui stanno emergendo quelli che vengono chiamati “i nuovi poveri”, cioè coloro che non arrivano a fine mese, che non chiedono aiuto perché si vergognano di questa nuova condizione. Inoltre, per quanto riguarda le famiglie immigrate vediamo che spesso i figli, nati in Italia e che frequentano le scuole, sono ormai integrati e parlano italiano, i padri lavorano ed hanno imparato la nostra lingua, mentre le madri, casalinghe, conoscono poco l’italiano continuano a parlare la loro lingua e spesso, proprio per questo, sono sempre più emarginate. In questo senso, se qualcuno si rivolge alla parrocchia o alla Caritas parrocchiale cerchiamo di aiutare queste famiglie». Ci sono anche delle suore che aiutano la comunità? «Sì. Sono presenti in parrocchia anche tre suore della congregazione Maestre Pie Venerini. Esse sono innanzitutto una presenza nella parrocchia come testimoni di una sequela radicale di Gesù Cristo. La loro attività in parrocchia è prevalentemente catechetica, animano con don Cristian la catechesi giovanile e affiancano gli animatori dei giovani. Assieme ai catechisti dell’iniziazione preparano la formazione dei bambini. Curano inoltre la liturgia eucaristica, seguono un gruppo di “tombolo e trine” e accolgono in casa un gruppo di persone che seguono le catechesi “A passo d’uomo verso il divino”». Nel territorio della parrocchia è presente un’antica chiesina dedicata a Sant’Antonio da Padova (Via Provinciale Pisana di faccia alla chiesa) e la cappella gentilizia della famiglia De Larderel (nel piazzale, un tempo camposanto, della chiesa subito accanto al campanile).

HAITI: ANCORA OFFERTE DALLE PARROCCHIE Santo Stefano 400; Sette Santi Tot. 44.049,65

Don Carlo Leoni ha compiuto 80 anni unedì 1 marzo, don Carlo, insieme a tanti amici, ha Lal Signore, festeggiato 80 anni! E in un clima di convivialità e lode ha presieduto l’Eucaristia nella sua casa, così come avviene da alcuni mesi, a causa delle sue condizioni di salute che lo costringono sulla sedia a rotelle. Ma questo non è stato l’impedimento per continuare ancora a trasmettere la speranza della Buona Novella, con il suo stile: diretto, chiaro, e a volte fin troppo «diretto». Don Carlo ha così commentato i suoi 80 anni: una vita spesa per i poveri, vicini e lontani. È proprio vero, tutti coloro che hanno incontrato don Carlo possono testimoniare questo suo comportamento di vita con una constante attenzione ai poveri. Su questa scia sono da state da lui fondate la Comunità Cristiana Impegno, il Centro Mondialità Sviluppo Reciproco, la Cooperativa Sociale «Comunità Impegno», la Cooperativa Agricola Impegno, tutti strumenti per dare voce e dignità ai poveri. Oggi di queste realtà alcune continuano, altre hanno terminato il loro servizio, ma credo che questo non importi molto, la cosa importante è l’insegnamento che don Carlo ha donato. Anch’io, come tanti, ringrazio il Signore per aver incontrato don Carlo, nel lontano 1971, e nonostante le difficoltà che spesso la nostra amicizia ha avuto a causa della diversità dei nostri caratteri, oggi caro don Carlo ti dico grazie: per quanto ci insegni con la malattia, per la fedeltà nell’amicizia, per il modello di Chiesa che hai comunicato: una comunità dove tutti sono a servizio, nella diversità dei ministeri, in atteggiamento di circolarità. Auguri don Carlo perché tu possa continuare ad annunciare il Vangelo dai tetti della tua casa Giusy D’Agostino

AGENDA DIOCESANA VENERDÌ 5 MARZO 18.00 il Vescovo partecipa alla Via Crucis del VI vicariato a San Luca (Stagno) DOMENICA 7 MARZO 9.15 il Vescovo celebra la Messa all’Istituto Pascoli 11.30 il Vescovo celebra la Messa con i ragazzi del catechismo nella parrocchia della SS.Trinità LUNEDÌ 8 MARZO 10.00 il Vescovo benedice la nuova nave Panamana della Westfal-Larsen Shipping all’Alto Fondale MARTEDÌ 9 MARZO 18.00 in Vescovado il Vescovo partecipa all’assemblea delle aggregazioni laicali 21.00 il Vescovo partecipa all’adorazione eucaristica animata dalla comunità Santo Spitrito nella parrocchia di Santa Lucia MERCOLEDÌ 10 MARZO 10.00 il Vescovo incontra i direttori degli uffici del centro di pastorale di formazione in Vescovado 18.00 in ospedale Il Vescovo incontra i primari nell’ambito del tavolo dell’oggettività GIOVEDÌ 11 MARZO 16.00 il Vescovo tiene la prima lezione alla SFOP per l’area tematica: catechesi 21.00 il Vescovo tiene la prima lezione alla SFOP per l’area tematica: catechesi VENERDÌ 12 MARZO 18.00SFOP Terzo anno: Inizio del corso «Storia della Chiesa di Livorno» relatore diac. Andrea Zargani 19.00 il Vescovo partecipa alla Via Crucis del V vicariato alla Chiesa di San Leopoldo (Vada) 21.30 il Vescovo incontra il Consiglio Affari Economici in Vescovado SABATO 13 MARZO 10.00 il Vescovo partecipa al Consiglio di Memoriae Ecclesiae a Firenze 17.30 il Vescovo celebra la Messa per l’anno vincenziano a Quercianella DOMENICA 14 MARZO 9.00 Il vescovo interviene all’incontro dei diaconi permanenti alla Casa di San Giuseppe a Quercianella con la relazione: «La diaconia di gesù: icona ontologica e sacramentale del diacono» 16.30 il Vescovo interviene all’incontro dell’USMI all’Istituto Santo Spirito 18.00 nella parrocchia di Santa Lucia il vescovo interviene a conclusione delle iniziative sulla sindone sul tema «Sguardo biblico sulla sofferenza» a seguire recita dei vespri


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TOSCANA OGGI

SPIRITUALITÀ

7 marzo 2010

leggere LA PAROLA

la parola del PAPA

di Giancarlo Bruni*

ABITARE LA PRECARIETÀ 7 marzo, terza domenica di quaresima z

Es, 1-8a..13-15, 1 Cor 10,1-6; Lc 13,1-9

Il camminare con Gesù si arricchisce di un nuovo capitolo, dal deserto della tentazione e dal monte della trasfigurazione alla strada che conduce a Gerusalemme ( Lc 9,51-19,27). Un percorso ricco di avvenimenti e di insegnamenti, tra cui l’apprendere a interpretare i segni dei tempi (Lc 12,5457) non esclusi fatti di «cronaca nera». Quelli, ad esempio, riferiti dal Vangelo di oggi a proposito di quei galilei, forse zeloti, fatti uccidere da Pilato dalle truppe di occupazione romana mentre presentavano la loro offerta al tempio, o di «quei diciotto su cui rovinò la torre di Siloe». È un dato incontrovertibile che l’esistenza umana è soggetta a violenze da parte dell’uomo, del caso e di sconvolgimenti naturali, dato variamente interpretato. Il Vangelo si limita a registrare una delle tante possibili opinioni, quella che ne addebita la responsabilità alle stesse vittime: la loro malasorte è il prezzo dovuto al loro male agire, è la giusta punizione divina. Gesù non accondiscende a questo tipo di lettura dei suoi interlocutori. Il principio della realtà, queste cose accadranno fino alla sua seconda venuta (Lc 21), deve essere liberato dal giudizio nel senso che colpiti e non colpiti sono tutti ugualmente «peccatori» e «colpevoli» davanti a un Dio che non si compiace di distruggere nessuno ma che, pienamente in Gesù, si rivelerà come amore incontenibile proprio per i non innocenti. Fino a morirne (Osea 11,9; Ez 18,23; 33-11; Gio 4,11; Lc 23,34; Rm 5, 6-8). E deve essere, sempre il principio della realtà, abitato dal principio della conversione: «Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo», non avrete cioè altra sorte che quella di essere inghiottiti dalla morte. Conversione a che cosa? Al «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro» (Lc 6,36), alle «opere degne della conversione» (Lc 3,8) di cui aveva già parlato il Battista, e al discorso delle beatitudini dello stesso Gesù (Lc 6,12-49). Un passaggio a cui ciascuno è chiamato, il divenire da albero infruttuoso albero che porta il frutto della misericordia lasciandosi scavare e concimare dalla parola di Cristo, vignaiolo intercessore presso la pazienza amante di un Padre, mai finita, e che tuttavia esige di non essere superficialmente disattesa. Un discorso che ha a che fare con la «cronaca nera». A Gesù preme il come iniziare a vivere il tempo della precarietà da cui nessuno è esente, non da giudici e neppure da rassegnati ma con mente nuova. Abitarlo con cuore di carne, e questo è dare senso inedito al qui e ora, e attraversarlo con un cuore di speranza: «È bene aspettare in silenzio la salvezza di Dio» (Lam 3,26). Anche se recisi (Mt 10, 28-31; Lc 21,28) non lo si è per sempre: dentro il «figlio del comandamento» riposa il «figlio della resurrezione». Per gli amati che riamano arma, caso e terremoto non sono l’ultima parola. Da temere c’è solo il negarsi alla concimazione irridendo la pazienza di Dio, e continuando a ferire e a devastare l’uomo, da non temere è la precarietà se vissuta da convertiti all’attenzione all’altro e alla visione dei cieli aperti. Eremo delle Stiche - Panzano in Chianti

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di Andrea Drigani

enerdì 19 febbraio Papa Benedetto XVI ha V ricevuto, per la visita «ad limina» i vescovi, latini e greco-cattolici, della Romania e della Moldavia. Il Pontefice, primariamente, ha voluto rendere omaggio a tutti coloro che nel periodo della persecuzione hanno dimostrato indomito attaccamento a Cristo e alla sua Chiesa e hanno mantenuto la loro fede. Ha inoltre espresso il suo ringraziamento per il generoso impegno a servizio della rinascita e dello sviluppo della comunità cattolica, nell’appartenenza all’unica Chiesa e nel rispetto delle diverse tradizioni rituali. Conservare e tramandare il patrimonio della fede - ha aggiunto il Papa - è un compito di tutta la Chiesa, ma particolarmente dei vescovi. Occorre, in special modo, promuovere una maggiore conoscenza della Sacra Scrittura, del Catechismo della Chiesa Cattolica, del Concilio Vaticano II e delle Encicliche Papali. Le famiglie cattoliche dei vostri Paesi - ha continuato Benedetto XVI - che durante il tempo della prova hanno testimoniato, talora a caro prezzo, la fedeltà al Vangelo, non sono immuni dalle piaghe dell’aborto, della corruzione,

CATTOLICI E ORTODOSSI: LA FRATERNITÀ PREVALGA SU DIVISIONI E DISSIDI

PENSIERI scelti a cura della Fraternità di Romena

dell’alcolismo e della droga. Per combattere queste sfide occorre formare consultori parrocchiali che assicurino un’adeguata preparazione alla vita coniugale e familiare, nonché organizzare meglio la pastorale giovanile. Risulta particolarmente importante - ha poi osservato il Papa - la testimonianza di fraternità tra Cattolici ed Ortodossi: prevalga sulle divisioni e sui dissidi e apra i cuori alla riconciliazione. Sono consapevole delle difficoltà che si devono affrontare, auspico che si possano trovare soluzioni adeguate in quello spirito di giustizia e carità che deve animare i rapporti tra fratelli in Cristo. Un ambito di collaborazione tra Cattolici ed Ortodossi riguarda la difesa delle radici cristiane dell’Europa e la comune valutazione su temi quali la bioetica, i diritti umani, l’onestà nella vita pubblica, l’ecologia. L’impegno unitario su tali argomenti offrirà un importante aiuto alla crescita morale e civile della società. Un costruttivo dialogo tra Ortodossi e Cattolici - ha concluso - non mancherà di essere fermento di unità e di concordia non solo per i vostri Paesi, ma per l’intera Europa.

Mio Dio, prendimi per mano, ti seguirò da brava, non farò troppa resistenza. Non mi sottrarrò a nessuna delle cose che mi verranno addosso in questa vita, cercherò di accettare tutto e nel modo migliore. Ma concedimi di tanto in tanto un breve momento di pace. Non penserò più, nella mia ingenuità, che un simile momento debba durare in eterno. Etty Hillesum

risponde il TEOLOGO

di a cura della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale

La Bibbia: se è scritta dall’uomo come può essere «Parola di Dio»? ia figlia (ha 49 anni) sostiene che i Vangeli e la Sacra Scrittura non sono Parola di Dio ma sono scritti dall’uomo. Potete aiutarmi M affinché, per la gioia di un padre, arrivi a comprendere la verità? Risponde don Stefano Tarocchi, preside della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale a domanda che pone il lettore è alla radice stessa del rapporto fra il credente e la rivelazione divina. Il Concilio Vaticano II, nello splendido documento sulla Rivelazione divina chiamato significativamente Dei Verbum, cioè «Parola di Dio», scrive: «piacque a Dio, nella sua bontà e sapienza, rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà». E aggiunge: «con questa rivelazione, Dio invisibile per il suo immenso amore parla agli uomini come amici e si intrattiene con essi, per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé» (Dei Verbum 2). Questo fatto apre la strada ad una comprensione totalmente nuova del rapporto fra Dio e gli uomini, così che possiamo dire, insieme alla lettera agli Ebrei, che «Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Ebrei 1,1-2). Aggiunge ancora il Concilio che «le realtà divinamente rivelate, furono messe per

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Lòide, poi in tua madre Eunìce e ora, ne sono certo, anche in te» (2 Timoteo 1,5). (Lettera firmata) Se questo pensiero è centrale alla fede cristiana, nessuno iscritto per ispirazione dello può pensare a libri che Spirito Santo», così che «tutti i arrivano all’uomo libri sia dell’Antico che del direttamente dal cielo, oppure Nuovo Testamento, essendo ad una ispirazione che scritti sotto ispirazione dello sorprenda lo scrittore sacro in Spirito Santo, hanno Dio per uno stato di coscienza autore e come tali sono stati modificato o alterato, rispetto consegnati alla Chiesa» (DV a quello suo solito. O ancora, 11). Le scritture divine sono in grado di superare la sua così rilevanti per naturale noi, che, dicono conoscenza, i Padri del mettiamo dei Inviare le domande a: Concilio, a «Dio fatti storici o Toscanaoggi che si rivela è geografici, via dei Pucci, 2 dovuta oppure la sua 50122 Firenze l’obbedienza stessa lingua e il oppure a della fede, per la mondo che le teologo@toscanaoggi.it quale l’uomo si appartiene. abbandona a Scrivono infatti i Dio tutto intero liberamente» Padri del Concilio che, «per la (DV 5). composizione dei libri sacri, Del resto, anche l’apostolo Dio scelse e impiegò uomini Paolo scriveva al discepolo in possesso delle loro facoltà e Timoteo: «fin dall’infanzia tu capacità, e agì in essi e per conosci le sacre Scritture: mezzo di essi, affinché queste possono istruirti per la scrivessero come veri autori salvezza, che si ottiene per tutte le cose e soltanto quelle mezzo della fede in Cristo che egli voleva» (DV 11). Gesù. Tutta la Scrittura, È la prima volta che un testo infatti, è ispirata da Dio e utile del Magistero usa l’espressione per insegnare, convincere, «veri autori» per gli scrittori correggere e formare alla sacri, dopo aver affermato che giustizia» (2 Timoteo 3,15gli Scritti sacri «hanno Dio per 16). In quella fede, ricorda ancora l’apostolo, Timoteo era stato istruito dalle donne della sua famiglia, la madre e la nonna: «mi ricordo, infatti, della tua fede schietta, fede che fu prima nella tua nonna

autore». Va notato che la parola «autore» ha due significati. Riferita a Dio, indica l’Autore nel suo senso più profondo, riferito all’origine della parola: «colui che suscita, fa crescere» i libri delle Sacre Scritture. Riferita agli uomini, indica coloro che materialmente hanno steso i Libri sacri, così che con sant’Agostino il Concilio può dire che «Dio ha parlato per mezzo di uomini nella maniera umana» (DV 12). In questa maniera, gli Scritti di uomini, di tempi e luoghi diversi, guidati dallo Spirito Santo custodiscono la Rivelazione con cui Dio si è manifestato a noi. Così i libri dell’Antico e del Nuovo Testamento sono senz’altro Parola di Dio, il lettore stia tranquillo. Sono come una lettera a più voci con cui Dio parla ancora oggi a noi, in quell’«alleanza nuova e definitiva» tra noi e Lui che «non passerà mai». Questo comporta, fra l’altro, e non è cosa di poco conto, che non c’è bisogno di attendere «alcuna nuova rivelazione pubblica, prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo» (DV 4).

Restaurarte s.n.c.

I PIÙ VENDUTI NELLE LIBRERIE CATTOLICHE

agenda LITURGICA z

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Lunedì 8 marzo - San Giovanni di Dio 2Re 5,1-15a: «C’erano molti lebbrosi in Israele, ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro»; Lc 4,24-30: «Gesù come Elìa ed Elisèo è mandato non per i soli Giudei» Martedì 9 marzo - Santa Francesca RomanaDn 3,25.34-43: «Accoglici, Signore, con il cuore contrito e con lo spirito umiliato»; Mt 18,21-35: «Se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello, il Padre non vi perdonerà» Mercoledì 10 marzo - Feria Dt 4,1.5-9: «Osserverete le leggi e le metterete in pratica»; Mt 5,17-19: «Chi insegnerà e osserverà i precetti, sarà considerato grande nel regno dei cieli» Giovedì 11 marzo - Feria Ger 7,23-28: «Questa è la nazione che non ascolta la voce del Signore, suo Dio»; Lc 11,14-23: «Chi non è con me è contro di me» Venerdì 12 marzo - Feria. A San Gimignano Beata FinaOs 14,2-10: «Non chiameremo più dio nostro l’opera della nostre mani»; Mc 12,28-34: «Il Signore nostro Dio è l’unico Signore: lo amerai» Sabato 13 marzo - A Pisa Beato Agnello Agnelli Os 6,1-6: «Voglio l’amore e non il sacrificio»; Lc 18,9-14: «Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo»

1 P. Livio - D. Manetti I SEGRETI DI MEDJUGORIE 2 G. Pallanti - M. Mancini LA PREGHIERA SPEZZATA 3 W. Poltawska DIARIO DI UN’AMICIZIA 4 B. Forte SEGUENDO TE, LUCE DELLA VITA 5 S. Oder PERCHE’ E’ SANTO 6 P. Brosio A UN PASSO DAL BARATRO 7 P. Curtaz L’ULTIMO SI’ 8 AA.VV. IL VANGELO BASTA 9 E. Bianchi LETTERE A UN AMICO SULLA VITA SPIRITUALE 10 G. Amorth MEMORIE DI UN ESORCISTA

Piemme Lef San Paolo San Paolo Rizzoli Piemme San Paolo Carocci Qiqajon Piemme

ttraverso il dialogo con il febbraio, le librerie che sono vaticanista della «Stampa» state interessate alla rilevazioMarco Tosatne dei libri ti, uno dei Entrano in classifica più venduti più noti esorsono state la cisti racconta le «memorie» San Paolo di la sua vita in di padre Amorth Empoli, San un libro che Paolo di Fisi presenta renze, Paoliper la prima volta nella nostra ne di Grosseto e l’Ldc di Firenclassifica al decimo gradino. ze. A cura di Stefano Zecchi Questa settimana, dal 22 al 27

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TOSCANA OGGI

DALLE DIOCESI

7 marzo 2010

Caritas fiorentina, bilancio dell’«accoglienza invernale» DI

MARIO AGOSTINO

ontrariamente a quanto spesso si pensi, vivere per strada non è quasi mai una scelta romantica. La vita in strada è una dura lotta per la sopravvivenza, difficilmente comprensibile per chi non è mai stato costretto a sperimentarla. Non è neanche una scelta di libertà, perché chi è senza casa dipende da tutti anche per i bisogni più elementari, essendo esposto a fame, aggressioni, umiliazioni e freddo. La vita sulle strade della nostra Firenze non fa eccezione in questo senso, ma in città esiste un progetto, chiamato «Accoglienza invernale», votato ad offrire un riparo a chi potrebbe non sopravvivere al freddo invernale della strada. La Chiesa fiorentina si impegna concretamente sul territorio, attraverso l’impegno delle sue realtà parrocchiali, delle diverse associazioni socio-assistenziali ed in particolare della Caritas diocesana, nel tentativo di fare fronte a quella che viene definita «l’emergenza freddo». In particolare l’impegno della Caritas diocesana, per far fronte alla necessità di offrire un ricovero accogliente per il periodo invernale alle persone senza dimora presenti sul territorio, si concretizza con l’apertura di 2 strutture di accoglienza, una per uomini ed una per donne. La Foresteria dell’Istituto San Pio Decimo degli Artigianelli, messo a disposizione dalla parrocchia di San Felice in Piazza, sostenuto economicamente dalla diocesi ed aperto il 24 dicembre per volontà dell’arcivescovo Giuseppe Betori, ha colmato i suoi 24 posti disponibili per uomini. L’Ostello Via Panicale, aperto il 16 dicembre grazie ai locali messi a disposizione dalla Confraternita della Misericordia di Firenze, ha colmato i suoi 12 posti disponibili per donne. Accanto a queste due esperienze, la Caritas gestisce da diversi anni, in collaborazione con il Comune di Firenze, l’Ostello del Carmine, situato nel quartiere di San Frediano. L’ostello apre i battenti ogni anno a partire da metà novembre per chiudere alla fine di marzo: quest’anno ha ospitato al massimo della capienza fino a 80 persone contemporaneamente, tra le quali figuravano 12 richieste di dismissione provenienti da ospedali. Da quest’anno anche la Foresteria Pertini, aperta giovedì 10 dicembre, ha colmato i suoi 52 posti disponibili per uomini, accogliendo tra gli altri, a partire da mercoledì 16

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Il direttore Martini: «Il duro inverno di quest’anno ci ha visti e ci vede ancora fortemente impegnati. Grazie a volontari e operatori che rendono possibile tutto questo, e a tutta la Chiesa fiorentina che contribuisce anche economicamente a sostenere il servizio». Una missione che non si limita a offrire un posto letto ma cerca di avviare percorsi di inclusione sociale dicembre, 32 cittadini marocchini provenienti da una struttura di Viale Guidoni occupata abusivamente e sgomberata a seguito di un incendio. L’accesso a queste ultime due strutture, convenzionate con il Comune di Firenze, è regolato tramite l’«Ufficio ingressi» di via del Leone 35, in funzione nello stesso periodo delle accoglienze ed aperto il martedì, il giovedì ed il sabato dalle 10 alle 13 circa. Secondo le regole stabilite dal Comune, la pronta accoglienza è prevista sia per i cittadini italiani che per gli immigrati, senza distinzione di sesso o eventuale possesso di residenza, ma la priorità di ingresso viene data agli ospiti sopra i quarantacinque anni d’età anche se, con il passare delle settimane, l’eventuale disponibilità di posti può consentire anche ai bisognosi più giovani di trovare posto. Le varie strutture menzionate si sono riempite progressivamente e fino al 15 di dicembre tutte le persone che ne hanno fatto richiesta sono state accolte. Dopo, a causa dell’evacuazione sopra citata di viale Guidoni, le persone che da quel momento in poi si sono presentate allo sportello si sono rivelate in sovrannumero rispetto ai posti disponibili, pertanto l’Ufficio Ingressi ha proceduto facendo 2 o 3 inserimenti al giorno in base alle dimissioni ed alla rotazione dei posti. Gli ospiti possono accedere nelle strutture a partire dalle ore 19, ricevendo un pasto caldo e potendo usufruire di servizi

ricominciare. È Casa Betania, la struttura della Caritas diocesana di Prato che offre accoglienza temporanea a uomini italiani e stranieri regolari in gravi difficoltà economiche e sociali. Nel corso degli anni la casa, che si trova in via Pistoiese, 247, si è ingrandita e ammodernata e sabato scorso, 27 febbraio, sono stati inaugurati gli ultimi interventi di ristrutturazione, per rendere più funzionale e accogliente l’immobile. Tra le novità c’è un’ampia e attrezzata cucina e la risistemazione delle camere, più luminose grazie a nuove e grandi finestre. Gli interventi, che hanno avuto un costo complessivo di 155 mila euro, sono stati realizzati grazie al contributo della Provincia di Prato (53 mila euro) e alla generosità di alcuni privati. Alla festa di presentazione dei lavori, insieme alla direttrice della Caritas Idalia Venco, erano

TORNA A PRAGA LA RELIQUIA PISANA DI SAN CLEMENTE DI ANDREA BERNARDINI

orna a Praga un «frammento» dell’antico altare della basilica di San Piero a Grado. Si tratta della scheggia di una pietra oggetto di venerazione. Su quella pietra, infatti, secondo la tradizione, papa Clemente I, il quarto pontefice nella storia della Chiesa di Roma, avrebbe versato del sangue, durante la funzione di consacrazione dell’altar maggiore della basilica pisana. Del racconto fu particolarmente colpito l’imperatore Carlo IV di Lussemburgo, che, in visita nella nostra città nel 1355, ottenne da papa Innocenzo VI e dall’arcivescovo pisano Giovanni, una parte di quell’altare «macchiato». Della concessione, del taglio della pietra e della sua consegna esistono i documenti: la lettera dell’arcivescovo Giovanni del 22 febbraio 1355 e la bolla di papa Innocenzo VI emanata ad Avignone l’8 maggio dello stesso anno. La pietra divenne, così, parte dell’altar maggiore di una basilica praghese che Carlo IV aveva fatto ristrutturare a Vyseharad, in una collina poco fuori dal centro di Praga. La basilica, alcuni decenni dopo, tra il 1420 ed il 1436, venne distrutta dai protestanti hussiti che - macchiandosi di autentici stermini - devastarono il territorio boemo privandolo di innumerevoli ricchezze architettoniche. A niente servirono le ricerche archeologiche: con la distruzione della basilica si era perduto anche l’altare. Una nuova basilica in quel di Vysehrad a Praga sarà definitivamente ricostruita, sulle ceneri della precedente, solo alla fine del XIX secolo. Di recente monsignor Antonin Dolezal, proposto del Capitolo della basilica, ha richiesto all’arcivescovo di Pisa un frammento di quel che resta dell’antico altare di San Clemente. «Reliquia» concessa. Il frammento di pietra è stato depositato in un reliquiario ligneo realizzato dall’artigiano Veniero Lugli. Domenica 14 marzo, alle ore 11, in occasione di una solenne concelebrazione eucaristica in Cattedrale, l’arciprete del Capitolo del Duomo monsignor Enzo Lucchesini consegnerà il reliquiario di San Clemente a monsignor Prokop Broz, decano della facoltà di teologia dell’Università di Carlo IV a Praga e canonico della basilica. La reliquia sarà inserita nel nuovo altar maggiore della basilica praghese il prossimo 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo (titolari di quella chiesa), quando - tra l’altro - il locale Capitolo celebrerà il 940° anniversario della fondazione. Resterà, invece, a Pisa, la parte più significativa di quell’antica pietra «macchiata» dal sangue di San Clemente; collocata in un reliquiario di marmo realizzato nella metà del ’400 da artigiani di scuola senese. In passato, per tre volte all’anno, la reliquia, dopo esser stata prelevata dal Duomo, veniva portata in processione alla basilica di San Piero a Grado in ricordo del miracolo del sangue, come testimonia il canonico Giuseppe Sainati nel suo «Diario Sacro pisano» del 1886: «Checché voglia giudicarsi questa tradizione - scriveva Sainati - è certo che la pietra è stata tenuta sempre in molta venerazione; talché esponendosi oggi in tempo della Uffiziatura due Cappellani stanno a custodirla. In un’ epoca poi da noi non tanto remota si portava detta reliquia tre volte l’anno alla chiesa di S.Pietro in Grado, cioè nella Settimana Santa, nell’Ascensione e nell’Anniversario della Consacrazione di questa chiesa eseguita (come credesi) da S.Clemente il 6 di luglio, e una volta l’anno del sabato precedente alla prima Domenica d’Agosto si portava a S.Marco alle Cappelle, come per l’ultima volta io vidi portarvela nell’anno 1824. E tutte le volte accompagnavano la Processione alcuni Cappellani, due Chierici e quattro fratelli della Confraternita di S.Giuliano col loro Governatore; i quali tutti rimanevano alla custodia della Reliquia». Al papa Clemente I è dedicato anche un altare nella Cattedrale pisana, situato nella parete sinistra del transetto settentrionale. Una curiosità: San Clemente papa e martire è il patrono della Università dei Cappellani Beneficiati della Primaziale.

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igienici con relativa fornitura di materiale necessario per l’igiene personale, come shampoo o schiuma da barba. Al mattino hanno la possibilità di fare la prima colazione, quindi escono entro le ore 9. Questi servizi rientrano nell’ottica di un progetto che vede la Chiesa fiorentina impegnata, attraverso la Caritas e non solo, a rendere concreta quella missione di accoglienza che non si limita solo ad un posto letto con una sistemazione dignitosa ma soprattutto tende ad avviare, laddove possibile, percorsi di inclusione sociale attraverso un ascolto attivo da parte degli operatori. «Il duro inverno di quest’anno ci ha visti e ci vede tutt’ora impegnati nel cercare di alleviare le difficoltà di una parte consistente di persone senza dimora. Sappiamo anche di non essere riusciti, nonostante i nostri sforzi - ha dichiarato Alessandro Martini, direttore della Caritas di Firenze - a soddisfare tutte le possibili richieste, anche perché in continuo aumento. Desidero comunque ringraziare pubblicamente, per la passione e l’impegno, i diversi volontari e operatori, tra questi anche alcuni giovani, che hanno reso quest’esperienza una bella occasione di incontro e di relazioni positive con e tra le persone più fragili. Sento anche dover ringraziare la comunità

diocesana tutta - ha sottolineato - per aver contribuito a sostenere anche economicamente un servizio che al suo termine supererà i 40 mila euro di spese di gestione, provenienti interamente dai fondi dell’otto per mille o direttamente dalla diocesi. In totale trasparenza e spirito di servizio ancora una volta la comunità diocesana offre il suo contributo di energie dedicate del tutto a sostenere le difficoltà dei fratelli nella marginalità, senza chiedere nulla in cambio. Sappiamo che l’impegno deve continuare - ha proseguito - e possibilmente crescere ed auspichiamo che si rafforzi sempre di più la rete di relazioni e collaborazioni con i soggetti istituzionali, con tutte le forze del volontariato e della cittadinanza attiva, perché solo insieme ed in un cammino condiviso possiamo rendere più efficace il servizio di accoglienza e solidarietà sociale. I poveri tra noi non hanno certo bisogno di facili strumentalizzazioni sulla loro pelle, di scoop mediatici né tanto meno di demagogici proclami che non solo non li aiutano, ma servono solo ad aumentare le loro sofferenze e le mortificazioni. L’inverno meteorologico - ha concluso Martini - sta passando; attraverso l’impegno di tutti, speriamo sempre più condiviso, operiamo insieme perché passi anche l’inverno dell’emarginazione e dell’indifferenza».

Casa Betania, «l’impegno della Chiesa pratese per gli ultimi» a quindici anni rappresenta un D servizio importante per quanti hanno bisogno di un concreto sostegno per

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presenti il presidente della Provincia Lamberto Gestri, l’assessore comunale all’Integrazione Giorgio Silli e il Vescovo Simoni. «Casa Betania – ha detto il Vescovo – ribadisce l’impegno della Chiesa di Prato per gli ultimi». Il presidente Gestri ha sottolineato come la struttura «Sia un segno di speranza anche per la sua collocazione, perché posta in una zona, quella di via Pistoiese, dove c’è bisogno di gesti concreti di accoglienza e integrazione». L’assessore Silli ha ribadito la collaborazione del Comune nei confronti di questo tipo di iniziative volte alla solidarietà e a far fronte ai bisogni del territorio. L’inaugurazione è avvenuta all’interno dei festeggiamenti pratesi di «Zero poverty», le iniziative legate all’anno europeo per la lotta alle povertà e all’esclusione sociale. La storia di Casa Betania parte nel settembre 1995. Inizialmente era stata pensata per dare un alloggio agli

immigrati che arrivavano a Prato in cerca di lavoro. Col passare del tempo le necessità di aiuto hanno cominciato ad interessare anche molti italiani. Così, già da alcuni anni, il servizio è aperto a tutti coloro, seguiti dalla Caritas e dai Servizi sociali del Comune, che hanno bisogno di un sostegno per ripartire nel lavoro ma più in generale nella vita di tutti i giorni. La permanenza nella struttura è temporanea e varia a seconda dei bisogni di ciascun ospite. Le persone che soggiornano sono aiutate grazie a progetti personali e diversificati, pensati per favorirne l’inserimento sociale e lavorativo. In tutto, l’edificio di via Pistoiese può ospitare fino a 16 persone. Oltre a questo tipo di servizio la Casa fornisce assistenza a malati e minori stranieri. A Casa Betania lavorano quattro operatori Caritas e tanti volontari che con il loro impegno rendono accogliente e familiare l’ambiente ospitante. G.C.


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TOSCANA OGGI 7 marzo 2010


TOSCANA OGGI

CHIESE TOSCANE

7 marzo 2010

Ruini: «Il prete, un nulla affidato al tutto di Dio» DI

DANTE CAROLLA*

ell’ambito dell’anno sacerdotale la diocesi di Firenze ha vissuto il 25 febbraio scorso un momento molto qualificato e significativo. Su proposta della Fies diocesana, prontamente accolta dall’arcivescovo Giuseppe Betori, sono stati organizzati quattro «momenti dello Spirito» per i presbiteri diocesani e religiosi. Nel secondo di questi incontri, presso il Seminario maggiore, ha tenuto la meditazione il cardinale Camillo Ruini sul tema: «Gesù Cristo, sorgente e centro della vita e della missione del sacerdote». Ha introdotto mons. Betori che, ricordando gli anni vissuti accanto al Cardinale alla Cei come segretario generale, ha tenuto a sottolineare il privilegio e la ricchezza di questa lunga collaborazione. Sfatando l’immagine accreditata da molti mass-media di un cardinale Ruini «padrone» della Cei, ha testimoniato lo spirito di collaborazione, di comunione e di servizio che ha caratterizzato il lavoro del Cardinale allora Presidente. Il cardinale Ruini, a sua volta, ricordando quegli anni ha ringraziato l’allora segretario generale per il suo lavoro infaticabile e fedele. Entrando poi nel vivo della relazione il Cardinale ha iniziato con uno sguardo alla crisi del sacerdozio ministeriale negli ultimi 50 anni. Una crisi che poneva in antitesi legge e grazia, culto e annuncio del vangelo, culto ed etica, sacro e profano, sacerdote e profeta. Per rispondere a questa crisi, ha detto il Cardinale, bisogna riferirsi alla novità portata da Gesù Cristo che non sta in nuove idee ma nella sua Persona stessa. La novità è che Gesù non ha nulla di proprio per sé al di fuori del Padre, tutto in lui è dal Padre e per il Padre. «Il Figlio da sé non può far nulla» (Gv 5,19.30); «Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5). Questo nulla, ha proseguito il Cardinale, costituisce la forza e

N

L’ex Presidente della Cei a Firenze per guidare un incontro organizzato dalla diocesi nell’Anno sacerdotale la debolezza del ministero apostolico. Gli apostoli da sé non possono fare nulla di quello che sono chiamati a fare. Questa è la natura del sacramento in genere e del sacramento dell’ordine in particolare. In questo nulla nostro e in questo tutto che riceviamo sta la nostra autorealizzazione e maturazione anche umana. Il Cardinale ha citato San Paolo: «Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio». Siamo di fronte all’affermazione chiara che l’autorità apostolica deriva da Dio, che l’apostolo non parla a nome proprio, che, in un certo senso, è espropriato del suo io. Questo è importante perché vuol dire che la salvezza viene da Dio, non è frutto della storia, della comunità, è un dono dall’alto. A questo punto il cardinale Ruini si è posto la domanda: «Il ministero degli apostoli è unico e irripetibile o invece prosegue dopo di loro?» Il ministero dei presbiteri e dei vescovi è identificato a quello degli apostoli se è assimilato a quello del Buon Pastore, Gesù. Ma è anche vero che, restringendo Luca ai dodici il termine «apostoli», distingue l’unicità del compito apostolico dalla continuità della successione. I vescovi e i presbiteri devono dunque essere per sempre «perseveranti nell’insegnamento

degli apostoli» (At 2,42) ma devono anche come gli apostoli imitare le figura del Pastore. Il sacerdozio ordinato non è in contrapposizione con quello universale. Lo scopo ultimo di tutto il ministero sacerdotale è di fare del mondo il tempio e l’oblazione per Dio. Da questa riflessione di teologia biblica il Cardinale ha fatto derivare alcune implicazioni concrete. Prima di tutto ha sottolineato l’esigenza di un profondo legame personale con Cristo. Citando Benedetto XVI, ha richiamato l’importanza dell’amicizia con Gesù nella vita del presbitero. «Voi siete miei amici... vi ho chiamati amici...» Il sacerdote, dunque, uomo di preghiera. Di qui una grande libertà dal successo anche nel ministero, dalla carriera, dai soldi ecc. Una libertà che libera da ogni possibile frustrazione. La seconda indicazione è la missione e la missionarietà. Il Cardinale ha citato «L’età secolare» di Charles Taylor il quale sostiene che, ormai da 150 anni anche a livello popolare, il credere o il non credere sono due possibilità aperte per ciascuna persona in occidente. Il nostro compito dunque è quello di condurre alla fede senza chiuderci nella sfiducia e nel pessimismo perché molte persone anche oggi non sono chiuse a Dio. Terza implicazione: il nostro rapporto di sacerdoti con la Chiesa dovrà essere un rapporto affettivo. «Se amiamo il Gesù reale, non un Gesù inventato da

noi, o da qualche studioso, amiamo il Cristo capo, sposo e salvatore della Chiesa: quindi amiamo anche la Chiesa, senza identificarla a Cristo, anzi sapendo che ha sempre bisogno di essere da lui convertita e salvata». Il messaggio insomma che è emerso è quello di una grande libertà, serenità e positività. Paradossalmente è proprio l’espropiazione che il sacerdote è chiamato a vivere, il segreto della sua felicità e libertà. L’incontro si è arricchito poi con gli interventi, molto apprezzati, di alcuni sacerdoti. Rispondendo alle domande, il cardinale Ruini ha affrontato il problema dell’inculturazione non solo geografica, ma anche cronologica della fede. Per inculturare il Vangelo, ha detto, bisogna applicare la logica dell’«innesto». Per operare un innesto bisogna tagliare la pianta, spaccarla. Bisogna prendere il tronco, cioè la cultura di oggi, e inserirvi il vangelo, ma questo inserimento non è indolore, occorre lo spacco, la conversione, occorre inserire la sostanza vera del vangelo. Occorre allargare gli spazi della razionalità. Questa non può limitarsi alla sfera scientifica e tecnologica. Ciò che chiede il Papa non è limitare, ma salvare la razionalità, altrimenti la scienza non è fedele neppure ai propri canoni. A conclusione ha preso la parola l’arcivescovo Betori, che ha ringraziato il cardinale Ruini sottolineando la pertinenza delle cose da lui dette con alcune situazioni che proprio in questi tempi la diocesi di Firenze sta vivendo. La missione verso la gente, ha affermato, si radica nell’appartenenza a Cristo e questo ci impedisce di seguire certe linee teologiche relativistiche e ci permette di affrontare il nuovo che avanza radicati nel mistero della Chiesa, dell’Eucaristia e del sacramento dell’ordine che abbiamo ricevuto e che ci ha segnato per sempre. *Delegato Fies per la Diocesi di Firenze

La Chiesa in Africa, «al servizio della riconciliazione e della pace» a profezia che viene dall’Africa: sfide, ri«titolo Lsorse e ricadute dal recente Sinodo» è il del convegno che si è svolto lunedì 1 marzo, a Firenze, presso la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale che, insieme al Centro Missionario della Diocesi di Firenze e i Missionari Comboniani, ha organizzato questo appuntamento. Un’occasione importante per riflettere sui contenuti e le opportunità offerte dall’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per l’Africa tenutosi lo scorso ottobre. Dopo l’introduzione di don Andrea Bellandi ed il saluto del preside della Facoltà don Stefano Tarocchi, le parole dell’Arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori: «Questa iniziativa s’inserisce bene nel clima di cooperazione fra le chiese che è un frutto importante del Concilio Vaticano II, che ci ha fatto capire che nulla è unilaterale. Il tema dell’Africa è nevralgico per il mondo di oggi e per la Chiesa di oggi. La grande politica mondiale dimentica spesso il continente africano e i suoi popoli. I grandi del mondo, nel prendere le loro decisioni, non sembrano riservare il dovuto peso alle ricadute sulle nazioni africane». D’altra parte guardare al Sinodo sull’Africa significa guardare anche in «casa propria», il futuro delle giovani Chiese africane ha dei risvolti importanti per tutto l’ecumene: «Lo slancio connesso alla loro giovane età - ha concluso Betori - è un dono fatto a tutte le Chiese, come pure le incertezze di un cammino ancora agli inizi stimolano a individuare ciò che è sostanziale nell’edificio della comunità ecclesiale». Ha preso poi la parola il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, che, richiamando

Alla Facoltà teologica dell’Italia centrale un incontro con il card. Turkson le parole di Benedetto XVI, ha precisato come un Sinodo non sia una sessione di studi, bensì un’iniziativa di Dio, che ci chiama ad ascoltarLo, ad ascoltare noi ed il mondo che ci circonda, in un’atmosfera di preghiera e riflessione. A distanza di quindici anni dal primo Sinodo dei Vescovi per l’Africa (1994) considerato spesso come il «sinodo della resurrezione e della speranza», si così sono riuniti duecentoventi padri sinodali, provenienti soprattutto dall’Africa, ma anche da Europa, Asia, America Latina, per riflettere su La Chiesa in Africa a servizio della Riconciliazione, Giustizia e Pace: «Il tema di questo secondo Sinodo - ha proseguito il Cardinal Turkson - ha a che fare con la vita umana nella società, ma non è un argomento politico, bensì è un tema teologico e pastorale, che completa naturalmente l’immagine di "Chiesa - famiglia di Dio" del primo Sinodo per l’Africa». In tal senso questo tema è l’espressione della missione per una Chiesa la cui identità e natura è la comunione: «Il Sinodo invita la "Chiesa Famiglia di Dio" a vivere la sua vocazione attraverso un servizio di riconciliazione, giustizia e pace». Tra i vari interventi che hanno seguito quello del presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, quello di don Gianni Colzani,

docente presso la Facoltà di missiologia (Università Urbaniana di Roma), che, nel delineare l’impianto teologico di questo Sinodo, ha evocato l’immagine biblica di Giacobbe che lotta con il mistero di Dio (Gn 32): «L’Africa sta lottando per Dio perché la sua anima religiosa si confronta con durezza con un mondo violento, consumista e ingiusto. Sta lottando con Dio perché sa che, nella violenza e nelle guerre, nelle sette e nelle antiche tradizioni, vi sono errori e sbagli, ma vi sono anche echi di una ricerca più profonda». Don Godfrey Igwebuike Onah, vice-rettore della Pontificia Università Urbaniana, che ha partecipato ai lavori del Sinodo ha affermato: «La Chiesa Africana non è più semplicemente quella che danza e che celebra la liturgia con i tamburi. È una Chiesa sofferente, ma coraggiosa e consapevole della sua missione in Africa e nel mondo». Infine Paolo Beccegato, responsabile Area Internazionale di Caritas Italiana, che ha portato la sua testimonianza di uditore al Sinodo. Il convegno è proseguito nel pomeriggio con un tavola rotonda a cui hanno partecipato, tra gli altri, l’assessore alla cooperazione internazionale della Regione Toscana Massimo Toschi. Stefano Liccioli

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La Conferenza episcopale toscana è «online» sul sito toscanaoggi.it a Conferenza Episcopale Toscana ha scelto di utilizzare il sito del nostro Lsettimanale, www.toscanaoggi.it, per mettere in rete informazioni e documenti. Nella speciale sezione si possono trovare la composizione della Cet, con le deleghe assegnate ai vari Vescovi, e i comunicati stampa diffusi dal 2000 ad oggi.

Incontro sulla magia all’Istituto di scienze religiose di Firenze unedì 8 marzo alle 17,30 nell’aula magna dell’Istituto Superiore di LScienze Religiose «Beato Ippolito Galantini», collegato alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, in via Cosimo il Vecchio 26 a Firenze si terrà il secondo incontro di un ciclo sulle sette e sui nuovi fenomeni religiosi sul tema: «Magia, Divinazione, Spiritismo e Stregoneria e movimenti connessi». Gli incontri sono tenuti da David Monti, giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze, con la collaborazione della psicologa Alessia Micoli. Il ciclo di conferenze, aperto a tutti, è rivolto in modo particolare ai docenti di religione e agli educatori che lavorano con adolescenti e giovani. Per informazioni rivolgersi alla Segreteria dell’Istituto tel. 055428221, fax 055-4282222.

il LIBRO Dalla Toscana a Santiago sulle strade dei pellegrini dal medioevo ad oggi ono oltre 100.000 i pellegrini che ogni anno compiono il «cammino» e Squest’anno potrebbero raddoppiare, come avvenne nell’ultimo anno santo jacopeo, il 2004. Il libro di Andrea Barlucchi, Mille passi verso Dio, editoriale Olimpia (2009, pagg. 210, 18 euro) è uno strumento utile per comprendere e scoprire cosa è stato il «cammino» lungo i secoli soprattutto nella Toscana. Perché questo libro è «un viaggio lungo le strade della fede nel medioevo dalla Toscana a Santiago di Compostela», e l’autore, professore di storia medioevale a Siena e Arezzo, è profondo conoscitore della materia. Barlucchi, e con lui il lettore, si fa aiutare da una guida, una delle più antiche, che si trova a Parigi presso la Biblioteca Nazionale scritta da un prete fiorentino, don Lorenzo parroco di San Michele a Castello. La guida, datata 20 settembre 1472, intitolata Viaggio d’andata a Santo Jacopo di Galizia, è una miniera ricca di suggestioni e di informazioni. Scopriamo così che è Pistoia la città più legata a San Giacomo, la «si potrebbe definire la capitale del culto iacopeo nella Penisola per il fatto che qui si custodiva e si custodisce l’unica reliquia del santo ritenuta autentica dall’istituzione ecclesiastica oltre al corpo conservato a Santiago». Il libro è una miniera di informazioni, scritte con linguaggio semplice che affascina il lettore. Si descrivono anche i primi viaggi via nave «tutto compreso», inventati dai veneziani per recarsi in Terra Santa, dove il pellegrino pagando la sua quota aveva diritto oltre che al trasferimento, anche al vitto, all’assicurazione e al trasporto fino alla meta desiderata. Viaggi che poi, con la stessa modalità, vengono realizzati dagli inglesi verso Santiago. Dall’Inghilterra, se il vento era favorevole in pochi giorni si raggiungeva il porto de La Coruna e poi in appena sessanta chilometri si era arrivati al Santuario. Questa relativa comodità, rispetto alle difficoltà che dovevano affrontare gli altri pellegrini europei, aveva ingenerato negli inglesi «una specie di senso di colpa, per cui essi una volta a Santiago moltiplicavano le penitenze, le liturgie e gli atti di culto, quasi a compensare le mancate fatiche del cammino a piedi». Questo volume è uno strumento utile a coloro che desiderano iniziare a prepararsi, riscoprendo le motivazioni profonde che nel corso dei secoli hanno guidato milioni di pellegrini, a fare il «cammino» verso Siantago. E oggi come allora vale l’antica benedizione sul pellegrino al quale veniva consegnato il bastone e una piccola bisaccia: «quale simbolo del tuo pellegrinaggio affinché tu, pentito e purificato, possa meritare di arrivare fino alla tomba di san Giacomo dove desideri giungere e, dopo aver compiuto il viaggio, ritornare con gioia da noi incolume con l’aiuto di Dio». Renato Burigana


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TOSCANA OGGI

INFORMAZIONE RELIGIOSA/DOSSIER

7 marzo 2010

Padre Piotr Anzulewicz, frate minore conventuale, da un anno vicario della parrocchia di San Francesco d’Assisi a Pisa, già docente di teologia dogmatica e spiritualità, per 15 anni è stato penitenziere vaticano: «Un’esperienza bellissima, difficile, di servizio totale».

Quaresima, il tempo della penitenza

Diario di un confessore «Non basta assolvere: bisogna anche ascoltare, consolare, sorreggere dolori e smarrimenti» Il consiglio: accostarsi al confessionale con la «grinta spirituale» di chi vuole cambiare vita l periodo della Quaresima, sottolinea Ipropizio padre Piotr Anzulewicz, «è il tempo per chiedere perdono con il sacramento della riconciliazione». Esiste un legame stretto, spiega il francescano, tra la pratica regolare del sacramento e un’esistenza orientata alla conversione: «la grazia della riconciliazione sostiene e alimenta la nostra vita cristiana». Come prepararsi allora al sacramento, con quale atteggiamento accostarsi al confessionale? Prima di tutto, consiglia padre Piotr, «fare un esame di coscienza accurato, qualche giorno prima, in un luogo tranquillo. Al confessionale, poi, si pensi che si va ad incontrare il Signore Gesù, senza l’assillo della meticolosità di dire tutto: bisogna, sì, riferire i peccati gravi, ma l’importante è l’incontro sacramentale con Cristo che perdona e il sentirsi accolto e compreso, ricevendo la forza per rialzarsi e non ricadere». Chi si accosta alla confessione, dice il frate, deve avere una vera e propria «grinta spirituale»: è quella che serve, spiega, «per impegnarsi a migliorare, poi, la propria vita con rinnovato slancio, alla luce degli insegnamenti evangelici, con intensità spirituale e intellettuale». Come vivere, allora, la Confessione? «Come un incontro personale, dove fiorisca la confidenza tra il sacerdote e il fratello che gli si inginocchia accanto. Pensiamo a come Gesù viveva l’incontro in modo speciale, personale, con ciascuno che lo avvicinava: guardandolo negli occhi, mostrandogli la voglia di capirlo, consolarlo, guarirlo, nell’anima e nel corpo. La Confessione diverrebbe allora un momento di incontro, di liberazione, di gioia fra penitente e confessore, un pacificante momento in cui qualsiasi peccato si sia commesso se lo si riconosce umilmente - si sperimenta la gioia pacificatrice del perdono. Nel cuore della Confessione non sta il peccato, ma la misericordia di Dio, che è infinitamente più grande di ogni nostra colpa». Ma che cosa cerca chi si confessa? Solo l’assoluzione o anche un conforto, un’indicazione per la propria vita? «Le persone più anziane - risponde padre Piotr - spesso si confessano per dovere, per abitudine, per ricevere l’assoluzione e una parola di conforto. Qualcuno si precipita in confessionale, schiacciato dal peso della colpa, perché sente urgente il bisogno del perdono, della misericordia di Dio. E chi “cerca” davvero, dialogando sinceramente con il confessore, scopre che il perdono ha due dimensioni: un perdono da chiedere e un perdono da dare. Il più importante è quello da chiedere a Dio, perché tutto parte da lì». G. T.

n occasione della Quaresima, Toscana Oggi ha proposto un percorso Iriflessione sul sacramento della confessione: ad aprire la serie è stata una biblica di mons. Benito Marconcini, seguita dall’intervento di don Carlo Nardi con un riferimento ai testi dei Padri della Chiesa. In questa ultima puntata padre Piotr Anzulewicz porta la sua esperienza di confessore nella basilica di San Pietro, ruolo che ha svolto per 15 anni. DI

GRAZIELLA TETA

uomo teneva il volto basso, attraverso la grata non se ne intuivano i lineamenti. Con un soffio di voce, in inglese, disse che erano molti anni che non si avvicinava ad un confessionale, ma che ormai sentiva di doverlo fare per sopravvivere al rimorso e al dolore. Non aveva mai avuto il coraggio di confidare, nemmeno a sua moglie, che in territorio di guerra, tempo addietro, come militare dovette partecipare ad una fucilazione. Dopo la confessione, si dileguò ancora triste ma con il cuore meno pesante. Padre Piotr non ha più dimenticato quell’uomo, e tanti altri pellegrini provenienti da tutto il mondo che, nel suo confessionale nella basilica di S. Pietro, hanno lasciato i loro pesi e dolori: «Ne uscivo esausto, ma con la speranza di aver alleggerito almeno qualcuno dei loro fardelli». Piotr Anzulewicz, frate minore conventuale, da un anno vicario della parrocchia di San Francesco d’Assisi a Pisa, già docente di spiritualità della Pontificia facoltà teologica di S. Bonaventura in Roma, già redattore della rivista francescana Miscellanea Francescana, capo redattore della rivista Doctor Seraphicus, per 15 anni è stato penitenziere vaticano: «Un’esperienza intensa, difficile, coinvolgente, di servizio totale, che mi ha permesso di sondare più profondamente l’animo umano, di capirne i lati oscuri e quelli luminosi. Certi incontri, apparentemente minimi, sono stati testimonianza di come, per esempio, piccole suorine nascondessero in sé tesori grandiosi di umiltà e santità... Non basta conoscere le “regole” per assolvere, ma occorre saper ascoltare, consolare, sorreggere dolori, smarrimenti interiori, angosce e tragedie di coloro che si accostano con tremore al Sacramento della Riconciliazione. Come farlo dipende dalla sensibilità di ogni confessore: chinarsi umilmente e intensamente sul significato della misericordia divina può

L’

«Si pensi che si va ad incontrare il Signore: bisogna riferire i peccati ma l’importante è sentirsi accolto e compreso»

aiutare ad essere un suo mite, trepido e docile strumento». Il sacramento della riconciliazione oggi, soprattutto tra i giovani, è tra i meno praticati. Perché? «La confessione è entrata in crisi per diversi motivi. Se la confessione è ridotta ad una “pratica” amministrata, a un faticoso dovere formale da compiere almeno una volta l’anno, una sorta di “tributo da pagare” alla Chiesa, allora cresce la disaffezione. Riduttiva e avvilente questa consuetudine, nell’atteggiamento che ancora prevale tra fedeli e sacerdoti. Papa Giovanni Paolo II ha accelerato il processo di riscoperta della dimensione biblica della Confessione che è un’esperienza bella, salvifica, pasquale: è l’incontro con il Cristo risorto che permette di sentirsi dire la parola che tutti in fondo aspettano: “Vai in pace, i tuoi peccati ti sono perdonati”. Dobbiamo fare il possibile per restituire alla Confessione questa sua dimensione pasquale. Molto dipende anche dal confessore, che deve imitare Gesù, il quale era duro con gli ipocriti che credevano di non aver bisogno di perdono, ma tenerissimo con i peccatori. Chi si riconosce debole e si affida a Dio ottiene grazia e perdono». Come recuperare il valore della confessione, affrontandola nel modo migliore? «Il Sacramento della Riconciliazione è uno dei più “ostici”, ma anche uno dei più belli e umani, di cui abbiamo bisogno, perché è l’incontro personale con Cristo che perdona. Dobbiamo inoltrarci nel suo vero significato e non limitarci al suo dato canonico, liturgico, sacramentale. Solo così le persone potrebbero avvicinarsi di più senza timore, senza quel pudore che paralizza soprattutto chi si è allontanato dalla pratica religiosa, senza la “vergogna” di rivelare ad un altro gli aspetti più intimi della propria vita». In tempi di «relativismo etico», come si fa a riconoscere ciò che è peccato e ciò che non lo è? «Non c’è da confondersi: ci guidano i comandamenti, norme da rispettare che rendono la vita più in sintonia con l’essere profondo dell’uomo, soprattutto il comandamento dell’amore che ci ha lasciato in eredità Cristo.

Padre Piotr Anzulewicz, francescano polacco da un anno a Pisa, per quindici anni è stato penitenziere nella basilica di San Pietro. Tantissimi pellegrini hanno affidato a lui rimorsi portati dentro, a volte, anche tutta la vita: come quell’uomo che, con un soffio di voce, gli raccontò di aver partecipato da militare a una fucilazione Tutti i peccati, anche quelli “moderni” come le manipolazioni genetiche sull’uomo o l’inquinamento ambientale, sono riconducibili all’inosservanza dei comandamenti e alla mancanza d’amore. Chi confida solo in se stesso è come accecato dal proprio io e il suo cuore s’indurisce nel peccato che costituisce sempre una “diminuzione” dell’uomo: lo chiude nella prigione dell’egoismo, impedendogli di conseguire una pienezza di vita. Secondo le immagini della Bibbia ogni peccatore, che sia formalmente e gravemente tale, è cisterna vuota, ramo secco, mano paralizzata, lucignolo fumigante, È significativo notare che la radice della parola peccato sta in peccus, che significa letteralmente: difettoso nel piede, per cui peccare significare camminare male, claudicare, zoppicare». In un tempo in cui molti affermano di non ritenere necessaria l’intermediazione della Chiesa nel proprio rapporto con Dio, perché confessarsi ad un sacerdote? «Certamente, è sempre a Dio che ci si rivolge quando si confessano i propri peccati. Che sia, però, necessario farlo anche davanti a un sacerdote ce lo fa capire Dio stesso: scegliendo di inviare suo Figlio nella nostra carne, egli dimostra di volerci incontrare mediante un contatto diretto, che passa attraverso i segni e i linguaggi della nostra umanità. Come Lui è uscito da sé per amore nostro ed è venuto a "toccarci" con la sua carne, così noi siamo chiamati ad uscire da noi stessi per amore suo e andare con umiltà e fede da chi può darci il perdono in nome suo con la parola e col gesto. Solo l’assoluzione dei peccati che il sacerdote ti dà nel Sacramento può comunicarti la certezza interiore di essere stato veramente perdonato e accolto dal Padre che è nei cieli, perché

Cristo ha affidato al ministero della Chiesa il potere di legare e di sciogliere, di escludere e di ammettere nella comunità dell’alleanza. Confessarsi da un sacerdote è tutt’altra cosa che riconoscere i propri peccati nel segreto del cuore, esposti alle tante insicurezze e ambiguità che riempiono la vita e la storia. Da soli non sapremmo mai veramente se a toccarci è stata la grazia di Dio o la nostra emozione, se a perdonarci siamo stati noi o è stato Lui, attraverso la via che Lui ha scelto. Assolti da chi il Signore ha scelto e inviato come dispensatori del perdono, potremo sperimentare la libertà che solo Dio dona e comprenderemo perché confessarsi è fonte di pace e ci si sente come rinati e ritrovati. Nei casi estremi, quando le persone sono in pericolo di vita, e si pentono dei peccati gravi commessi, l’amore infinito di Dio li raggiunge e li perdona, anche se il perdono non può arrivare attraverso la presenza e la voce di un sacerdote. Dio è oltre le nostre misere schematizzazioni e formule, è il sentimento d’amore e di pentimento che conta per Lui». Ma se anche i preti sono peccatori, perché si deve chiedere a loro il perdono? «La peccaminosità del sacerdote, la sua fragilità e l’indegnità, non è in grado di neutralizzare la misericordia e la potenza dell’amore divino. Ne era profondamente convinto san Francesco d’Assisi che è arrivato addirittura a dire che - se avesse incontrato un sacerdote e un angelo - si sarebbe avvicinato al primo (anche se fosse stato indegno) e ne avrebbe baciato le mani, perché attraverso di esse Cristo benedice e perdona. E il suo perdono è una forma particolarissima del dono: è un dono al di là del dono, cioè il dono che si realizza al grado supremo della sua gratuità».

La Settimana - n. 9 del 7 marzo 2010  

Settimanale della Diocesi di Livorno

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