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IL GRANELLO di senape Via del Seminario, 61 57122 Livorno tel. e fax 0586/210217 lasettimana.livorno@tiscali.it Notiziario locale

Direttore responsabile Andrea Fagioli Coordinatore diocesano Nicola Sangiacomo

di mons. Alberto Ablondi

io, per la Messa è presente, vero, reale, sostanziale nella Chiesa ed D anche nel mondo, come segno di una costante donazione in un gesto d’amore; ma gli uomini sono sufficientemente uomini per capire l’amore, per potergli rispondere? Per questo interrogativo, la Messa, sacrificio eucaristico, non è più solo un invito alla Chiesa, non è più solo una chiamata alla liturgia, non l’impegno di un precetto festivo o il coronamento sublime di una devozione; è un invito a fare crescere gli uomini fino alla statura di …uomini; fino alla statura della Messa, con la libertà, la verità, con il pane, affinchè diventi capace di amore; possano rispondere a Dio che rivela il suo amore "vero, reale e sostanziale"donandosi in modo "vero, reale e sostanziale".

Reg. Tribunale Firenze n. 3184 del 21/12/1983

La S. Messa 1969- Una missione d’accoglienza

1 dicembre 2013

Monsignor Giusti ha presentato il progetto per il nuovo complesso parrocchiale di Beata MadreTeresa Sorgerà in una zona ai margini della città, ma oggi molto frequentata dai livornesi

Una Chiesa nuova... in periferia

SABATO 30 NOVEMBRE

Spazi e luoghi di educazione In Duomo il convegno diocesano sulla Scuola cattolica a Livorno

DI

NICOLA SANGIACOMO

è una zona della città che, fino agli anni novanta, era la periferia estrema dove c’erano alcuni insediamenti artigianali e cominciavano le campagne; poi è sorta la cosiddetta zona di Porta a terra dove, nel giro di una decina anni, si sono spostate le principali attività commerciali e ricreative della città e alla quale fanno riferimento sempre più spesso molti cittadini livornesi per i loro acquisti e per passare le loro giornate di svago. In pochi anni, in quella stessa zona, sono state edificate numerose nuove abitazioni facendo sorgere di fatto un nuovo quartiere vicino a quelli storici di Salviano e di Colline. La Chiesa livornese ha preso atto di queste trasformazioni urbanistiche e monsignor Giusti ha cominciato a pensare a una nuova parrocchia che ha intitolato alla Beata Madre Teresa e che, attualmente, ha come riferimento un vecchio capannone industriale dove il parroco, don Jean Michel, celebra la messa per gli abitanti della zona. Da qualche giorno è ufficialmente iniziato il percorso che dovrà portare, in poco più di tre anni, alla costruzione di una nuova chiesa che sorgerà proprio tra il nuovo insediamento del Borgo di Magrignano e la zona di Porta a Terra.

preoccupazione diocesana la situazione di crescente difficoltà in cui È versano le scuole paritarie cattoliche

C’

L’ANTEPRIMA AI PARROCCHIANI Il progetto del nuovo complesso è stato depositato nei giorni scorsi in Comune per essere sottoposto alle necessarie autorizzazioni edilizie e, successivamente, monsignor Giusti, che lo ha firmato anche nella sua funzione di architetto, lo ha voluto presentare ai parrocchiani al termine della messa festiva. Un incontro informale, estremamente gradito dai presenti, che hanno potuto vedere in anteprima il profilo del futuro complesso

livornesi a motivo dei finanziamenti statali che pure sono dovuti così come previsto dalla Legge sulla Parità (62/2000) che inquadra le Scuole Cattoliche come una delle espressioni di un unico sistema di istruzione nazionale. Tuttavia esse operano con impegno, qualità culturale ed educativa nella città e per la città, con carismi e specificità diversi, con molteplicità di professionalità e unità di intenti con la chiesa diocesana. Sono inoltre una presenza storica e qualificata che ha educato e istruito generazioni e generazioni di livornesi.

parrocchiale grazie a una serie di slides proiettate direttamente dal computer personale del Vescovo. IL PROGETTO Dal progetto emerge l’idea di realizzare un grande complesso che sorgerà nell’area dove fino a qualche anno fa operava la fabbrica Cosmos e che sarà formato da una chiesa capace di ospitare fino a duecentocinquanta persone a sedere, un edificio adiacente che ospiterà i locali parrocchiali destinati alla catechesi e alla formazione, una nuova mensa Caritas dove far fronte alle situazioni di povertà sempre più gravi, l’appartamento del parroco e una cappella separata, molto raccolta, destinata a ospitare l’adorazione perpetua. Dietro il complesso edilizio sorgerà un impianto sportivo polivalente che potrà essere utilizzato dai ragazzi e dai giovani per diverse attività sportive. LA FIRMA La “firma” dell’architetto è ben visibile in tanti piccoli

particolari che richiamano sue precedenti opere e in un’attenzione spiccata per le esigenze liturgiche dell’edificio, come quella di prevedere una zona della chiesa, separata da vetrate, dove poter ospitare, durante le celebrazioni, le famiglie con bambini piccoli in modo da consentire loro di partecipare alle liturgie, nel rispetto delle esigenze di tutti. Il campanile, come in tutte le chiese più recenti, sarà staccato dall’edificio per rispondere alle cautele suggerite dalla prevenzione sismica. Nell’edificio adiacente alla chiesa, che si svilupperà in altezza su tre piani, troverà spazio anche una grande terrazza che separerà i locali per la catechesi dall’appartamento del parroco. In tutte le scelte costruttive si terrà conto della necessità di limitare le spese necessarie alla gestione del complesso. Sul tetto, ad esempio, verranno installati pannelli fotovoltaici per rendere la struttura autosufficiente dal punto di vista energetico.

I COSTI E I TEMPI DI COSTRUZIONE Per quanto riguarda i costi monsignor Giusti è stato molto chiaro con i parrocchiani: non si comincerà a costruire fino a quando non sarà definito un piano finanziario preciso ed affidabile. La spesa prevista è di circa tre milioni di euro di cui il 75% (circa 2,2 milioni) dovrebbe provenire dai fondi dell’otto per mille, gestito dalla CEI. Circa i tempi di realizzazione il Vescovo ha dettato un cronoprogramma dettagliato: si aspetta che le autorizzazioni a costruire arrivino entro i primi mesi del 2014 per procedere alla posa della prima pietra già in primavera e cominciare i lavori di fondazione nel marzo del 2015, una volta definito il piano finanziario; a partire da questo momento monsignor Giusti prevede due anni di lavori per realizzare l’opera e poterla inaugurare in occasione della Pasqua del 2017. «Questa chiesa la vedremo noi, non i nostri nipoti» ha concluso monsignor Giusti con una battuta scherzosa che ha fatto sorridere e sperare i presenti.

Per informare, riflettere e valorizzare questi “spazi e luoghi di educazione” è stata istituita una Giornata Diocesana per la Scuola Cattolica. Organizzato dal Coordinamento delle Scuole Cattoliche, in collaborazione con l’Ufficio Scuola, un Convegno che si terrà il 30 novembre prossimo in Cattedrale. Alle ore 10.00 don Maurizio Viviani,direttore dell’ UNESU (CEI) interverrà sul rapporto della Scuola Cattolica con la comunità cristiana nella prospettiva di un progetto diocesano. Seguirà una tavola rotonda, in cui la prof.ssa Riboldi e il prof. Campione interverranno sulla tema della presenza delle scuole cattoliche “tra opportunità ed emergenze educative”. Nel pomeriggio seguiranno alcune testimonianze locali sull’identità e il ruolo della Scuola Cattolica in una città come Livorno (multiculturale ed interreligiosa) e il Vescovo Giusti nella conclusione del Convegno darà indicazioni pastorali ed operative sull’ impegno educativo della chiesa diocesana ed in essa delle scuole cattoliche. Le Scuole Cattoliche animeranno la S.Messa delle ore 18.00. Saranno coinvolti per questa giornata diocesana, genitori, docenti, dirigenti scolastici, personale della scuola, gestori, parroci, sacerdoti, membri del CPP e del CPAE, ma anche i rappresentanti dell’ Amministrazione Comunale, delle associazioni e delle federazioni cattoliche, le aggregazioni laicali, la popolazione tutta, quella più “vicina” e quella “lontana”.


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TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

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la parola alla... CARITAS DIOCESANA

Un cammino da fare insieme a svolta si ebbe con il Concilio Vaticano II, nel momento in cui la Chiesa decise di dare maggior spazio all’intervento laico in attività di volontariato strettamente connesse e in sintonia con il messaggio evangelico. Da questa apertura nacquero le prime cooperative sociali, spesso ad opera di sacerdoti, in cui ogni cittadino poteva offrire il proprio contributo per combattere le forme di disagio sociale: nella nostra città abbiamo, in tal senso, esempi illuminanti con don Carlo Leoni, don Luigi Zoppi e don Edoardo Medori. Ma nel corso degli ultimi trent’anni la società è mutata, presentando sempre nuove sfide e difficoltà, portando a notevoli cambiamenti nel panorama del volontariato religioso e non. «Osservando la situazione del nostro territorio – spiega Enrico Sassano, direttore dell’ufficio diocesano dii pastorale della carità – oggi abbiamo varie realtà associative, nuove o già strutturate, che collaborano con la Caritas, punto di contatto fondamentale tra Chiesa e mondo laico per il volontariato. Ai Centri d’ascolto è richiesto un impegno gravoso per affrontare l’attuale crisi economica e sociale, con sempre maggiori difficoltà nel gestire oggi strutture, risorse e persone. E proprio in tale situazione l’apporto di questi enti risulta fondamentale». Spesso sono gruppi nati in seno alle parrocchie stesse o da accordi dell’intero vicariato, oppure forme associative laiche legate alla Chiesa o con

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La festa dell’arma dei Carabinieri

LA VIRGO FIDELIS er il secondo anno consecutivo la Pdell’Arma ricorrenza della Virgo Fidelis, patrona dei Carabinieri, è stata festeggiata alla chiesa di Sant’Andrea, con una S.Messa concelebrata dal vescovo Simone Giusti e dal vescovo messicano Carlos Patrón Wong, segretario aggiunto alla Congregazione del Clero con delega per i seminari. Presenti alla celebrazione Eucaristica il comandante provinciale Carabinieri colonnello Massimiliano Della Gala con una folta rappresentanza di carabinieri delle stazioni, il prefetto Tiziana Giovanna Costantino, il comandante l’Accademia Navale ammiraglio Cavo Dragone, il generale Lorenzo D’Addario della Brigata Folgore, il colonnello Fabio Massimo Mendella della Guardia di Finanza ed altre autorità civili e militari cittadine. Uniti ai colleghi in servizio anche un folto gruppo dell’Associazione Nazionale Carabinieri in congedo col presidente Tenente Paolo Milanese, la bandiera dell’Unuci (unione nazionale ufficiali in congedo) e l’Unione invalidi per servizio. A proclamare la Madonna quale protettrice dell’Arma fu Papa Pio XII che nel 1949 accolse la richiesta dell’allora Ordinario Militare Carlo Alberto Ferrero. La scelta della Madonna Virgo Fidelis è stata ispirata dal motto “nei secoli fedeli” che ha da sempre caratterizzato, accompagnandoli nel corso della loro storia, tutti i militari con gli alamari. La Madonna, ’Virgo fidelis’ è la dimostrazione della fedeltà verso il Signore, che Maria ha dimostrato fino alla fine ed il 21 novembre per la Chiesa ricorda la presentazione di Maria al Tempio e per l’Arma il 72° anniversario della Battaglia del Culqualber, in Etiopia, nel corso della quale l’Arma meritò la seconda Medaglia d’Oro. A solennizzare la ricorrenza della ‘’Virgo Fidelis’’ i canti della Corale Polifonica Sarda ‘’Giovanni Sedda’’ diretta dal maestro Fabio Melis. Roberto Olivato PREGHIERA DEL CARABINIERE Dolcissima e gloriosissima Madre di Dio e nostra, noi Carabinieri d’Italia, a Te eleviamo reverente il pensiero, fiduciosa la preghiera e fervido il cuore! Tu che le nostre Legioni invocano confortatrice e protettrice con il titolo di "VIRGO FIDELIS". Tu accogli ogni nostro proposito di bene e fanne vigore e luce per la Patria nostra. Tu accompagna la nostra vigilanza, Tu consiglia il nostro dire, Tu anima la nostra azione, Tu sostenta il nostro sacrificio, Tu infiamma la devozione nostra! E da un capo all’altro d’Italia suscita in ognuno di noi l’entusiasmo di testimoniare, con la fedeltà fino alla morte l’amore a Dio e ai fratelli italiani. Amen!

Per gestire l’emergenza sociale in atto, sul nostro territorio sono presenti associazioni laiche, di ispirazione cattolica e non, che si occupano di gestire vari servizi in collaborazione con i Centri Ascolto Caritas parrocchiali fini filantropici e solidali che cercano collaborazione con le parrocchie stesse. Abbiamo esempi importanti di come un buon coordinamento possa creare realtà efficienti, in cui l’apporto laico possa risultare fondamentale, come nel caso de «La Sorgente del Villaggio», un’associazione nata da un accordo tra le parrocchie del quinto Vicariato, che si occupa quotidianamente dei più poveri attraverso vari servizi, tra cui la mensa; oppure come l’Impresa Sociale CEIS Comunità Livorno Onlus, che opera da oltre trent’anni nell’ambito delle marginalità sociali e delle politiche giovanili, la cui opera è iniziata per aiutare i malati terminali di Aids, per poi proseguire nella gestione di servizi residenziali per persone con problematiche di tossicodipendenza e nello sviluppo di progetti rivolti ai disagi

giovanili; o, ancora, come il Centro Mondialità, che opera nell’ambito delle missioni, o il Progetto Strada, che si occupa di attività riguardanti il mondo giovanile, e che avrà un ruolo importante nelle iniziative legate allo sviluppo della «Caritas II» di Via Donnini; e così via. Tuttavia, per fronteggiare una crisi come quella attuale, la rete di collaborazione esistente non è ancora sufficiente. «Il volontariato, che sia caritatevole o filantropico - conclude Sassano - ha bisogno del coinvolgimento di tutti, di un fermento di cittadinanza attiva. E oggi Papa Francesco ha dato un’ulteriore svolta alla questione, pronunciandosi verso una nuova e decisa apertura della Chiesa verso il mondo, con quel suo voler “ripartire dal Concilio”, verso una maggiore collaborazione con il mondo laico». Fabio Figara

Il ritiro e le consacrazioni al cuore di Gesù dell’Apostolato della preghiera

Rosario: preghiera evangelica e ecclesiale Apostolato della Preghiera, per l’inizio dell’Avvento si è ritrovato numeroso presso la Parrocchia di S. Lucia per pregare e prepararsi alle prossime festività natalizie. Dopo le lodi mattutine, la meditazione ha avuto come oggetto “La storia del Rosario”. Questa preghiera che molti recitano quotidianamente, pur essendo ritenuta indubbiamente la preghiera dei semplici, dei piccoli e di coloro che si rivolgono a Maria sicuri di trovare in lei l’aiuto e la protezione che una madre non nega mai ai suoi figli, se recitata nel modo giusto, insegna a meditare in modo profondo e conduce attraverso i misteri contemplati a ripercorrere tutto il mistero di Cristo. Il Rosario costituisce pertanto la “via di Maria”, ossia un percorso privilegiato che da una parte fa sì che i cristiani crescano come contemplatori di Cristo e dall’altra, come più volte ricordava il Beato Giovanni Paolo II, fa in modo che le comunità ecclesiali, diventino autentiche scuole di preghiera. Conoscere la storia del Rosario e dell’Ave Maria, nonostante la legittima curiosità è la condizione per cogliere in profondità il significato e lo spirito di queste preghiere che si sono evolute lungo i secoli fino alla forma attuale. La tradizione del rosario inizia nel III-IV secolo quando era

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ancora una semplice ripetizione numerica di formule di preghiera. Normalmente i 150 salmi della Bibbia che i consacrati recitavano quotidianamente, si indicavano con il nome di Salterio. Poiché nel primo Medioevo la maggioranza dei laici non sapeva leggere, oppure non conosceva sufficientemente la lingua latina, con il termine salterio si intese, oltre i salmi, qualsiasi altra serie di preghiere che fosse formata di 150 unità. Avremo una quadruplice forma di salterio extra-biblico: quello dei Pater Noster, quello delle 150 Ave Maria,delle 150 lodi di Gesù e delle 150 lodi alla beata Vergine Maria. Nel XIV e XV secolo, ad opera dei Certosini, gradualmente queste preghiere cominciarono a fondersi e poi con i Domenicani, il cui fondatore era devoto a

Maria, per opera del beato Alano de la Roche (1428-1475) abbiamo la suddivisione delle 150 Ave Maria in 15 misteri e delle 3 corone in 5 misteri che meditassero l’Incarnazione, la Passione e la Gloria della Risurrezione di Cristo. Alano, attraverso la devozione mariana voleva sviluppare nei fedeli la vita sacramentaria “Ad Jesum per Mariam”. Questa suddivisione nei secoli successivi, ad opera anche dei Papi è sempre stata riconosciuta, pur con delle piccole variazioni e giungendo agli ultimi Papi, vediamo come essi hanno costantemente pregato con esso, consacrando Pio XII il mondo al cuore immacolato di Maria, Giovanni XXIII costituì Maria Patrona del Concilio Vaticano II, Giovanni Paolo II nel motto papale scrisse: Totus Tuus,Maria e

addirittura aggiunse una quarta corona con i Misteri della luce. Da questa fin troppo sintetica presentazione non possiamo pertanto tralasciare i tre elementi teologici del rosario. Il primo consiste nell’essere una preghiera evangelica; dal Vangelo infatti sono desunte sia le preghiere del Padre Nostro (insegnato da Gesù), dell’Ave Maria che combina il saluto dell’angelo con l’elogio di Elisabetta, il Gloria al Padre che è lo sviluppo della formula trinitaria pronunciata da Gesù quando inviò i discepoli nel mondo( Mt 28,19), che il contenuto dei misteri di Cristo : incarnazione , passione e gloria. Il secondo aspetto consiste nell’essere una preghiera cristocentrica; l’Ave Maria è lode incessante a Cristo, e Cristo rimane l’oggetto centrale del rosario perché nei misteri

gaudiosi è pregato nella vita nascosta, in quelli dolorosi nella sua passione e morte ed in quelli gloriosi nella sua esaltazione partecipata alla madre e alla Chiesa. L’ultimo aspetto consiste nell’essere preghiera ecclesiale; infatti nella Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II si rimarca che l’atto di fede vissuto con Maria è il segno più evidente di ecclesialità perché “ Ella è congiunta nella stirpe di Adamo con tutti gli uomini bisognosi di salvezza; anzi è veramente la madre delle membra di Cristo, perché cooperò con la carità, alla nascita dei fedeli nella Chiesa, i quali di quel capo sono le membra(LG53)”. Dopo la riflessione, nella concelebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo Monsignor Simone Giusti, vi sono state 36 consacrazioni al Sacro cuore di Gesù. Durante la celebrazione gli appartenenti all’Apostolato, insieme con il Movimento Messaggio di Fatima, hano assunto l’impegno di preghiera per i sacerdoti ed i seminaristi. Ognuno ha adottato spiritualmente, un ministro di Dio, attraverso la distribuzione di alcuni cartellini con i nomi dei sacerdoti e dei seminaristi ogni membro dell’Apostolato e del Movimento potrà dedicare in modo specifico la sua preghiera. Mo.C.


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LA SETTIMANA DI LIVORNO

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Presentato il programma degli eventi

L’ASSOCIAZIONE ITALIANA persone Down

Il Festival di Pietro Mascagni e dita si muovono veloci sui tasti Lpentagramma. bianchi e neri. La penna segna sul Le mani suonano an-

Un mondo da far scoprire …anche al Papa! Il dottor Daniele Tornar, ci racconta l’Associazione Italiana Persone Down: le iniziative, le attività e il viaggio che tra pochi giorni li condurrà in udienza dal Santo Padre MARTINA BONGINI

proposto da questi ragazzi. «Se l’invito andasse a buon i sono cose nella vita fine, non oso immaginare che mai potremmo come potrebbe essere ospitare immaginare di fare, il Santo Padre a Livorno qui eppure accadono. nella nostra sede, confessa il Basta sognarle, volerle e a volte presidente, già l’idea di diventano realtà. poterlo andare ad incontrare è Questo è quello che è successo un regalo incredibile, se ai ragazzi dell’Associazione dovesse venire qui …non ci Italiana Persone Down voglio neppure pensare!». (AIPD),con sede a "Il Parco del L’emozione e la felicità di Mulino", che insieme ad altri quest’esperienza si percepisce ragazzi di altre nelle parole e associazioni di nello sguardo del Livorno tra cui dott. Tornar, così «Se l’invito "Volare senza come l’amore che andasse a buon ali", mercoledì 11 dimostra per fine, non oso dicembre ognuno dei realizzeranno il ragazzi che immaginare sogno di incontra, una come potrebbe incontrare il parola, un gesto Papa. per tutti. essere ospitare Proprio così, circa il Santo Padre A Roma ci un centinaio tra saranno anche i a Livorno qui ragazzi e genitori, ragazzi di "Volare partiranno il nella nostra sede, senza ali", « giorno un’associazione, confessa il precedente alla ci spiega, che ha volta di Roma per collaborato con i presidente, già andare a nostri ragazzi l’idea di poterlo conoscere Papa quest’estate a andare ad Francesco. Dynamo Camp, «Ancora mi una incontrare sembra collaborazione è un regalo impossibile, che continua incredibile, commenta tutt’ora una volta Daniele Tornar a settimana; ad se dovesse venire presidente agosto alcuni qui …non dell’Associazione, ragazzi hanno tutto è nato per ci voglio neppure fatto da volontari caso da un’idea a questo "speciale pensare!» di Miriam campeggio" per Magidi, la bambini affetti mamma di uno dei nostri da patologie neurologiche, ragazzi che ben presto si è tetraplegici…, si sono messi a trasformata in un progetto vero loro "servizio" e li hanno e proprio». accompagnati per una I ragazzi sono entusiasti ed settimana nelle attività del emozionati per questo incontro, passando per i corridoi, c’è chi chiede di poter partecipare per non perdersi questo importante appuntamento. «Mi auguro ci sia posto per tutti, commenta ancora Tornar, ogni giorno c’è qualche richiesta e spero possa essere esaudita perché per tutti noi è un sogno che diventa realtà». In questa occasione, i ragazzi faranno dono a Papa Francesco di alcune loro lettere, come suggerito dal Vescovo Simone, per invitarlo a Livorno. Un invito già rivolto al Santo Padre dal Vescovo stesso in occasione della Visita Ad Limina della Diocesi dello scorso dieci aprile, nuovamente rinnovato con uno striscione con su scritto "Papa Francesco, Livorno ti aspetta" per l’inaugurazione della Madonna dei Popoli il 7 settembre ed ora nuovamente DI

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campeggio». Un’esperienza unica nel suo genere e che sottolinea quante forme diverse e speciali ha l’amore. Ma a "Il Parco del Mulino" le iniziative e i servizi sono anche altri: circa cinquanta ragazzi ogni giorno gravitano al centro, frequentando laboratori e mettendosi a disposizione degli altri offrendo vari servizi; la dimostrazione che tutto è possibile. Dal 2007, anno di apertura della struttura e successivamente nel 2008 con la nascita dell’Associazione, gli obiettivi e le iniziative sono cresciute grazie alla volontà e all’impegno dei ragazzi e di chi gli sta intorno; nell’ultimo anno tre iniziative hanno preso vita: l’apertura dell’area camping, la costruzione di una piccola palestra e l’acquisizione di un peschereccio. Ma andiamo per ordine… L’area Camper Uno spazio per chi sosta un breve periodo che offre acqua, luce e uno scarico: un luogo vicino al mare dove i ragazzi lavorano come accoglienza seguiti da tutor. La palestra

Non è una palestra all’avanguardia con chissà quali macchinari di ultima generazione ma uno spazio per ritrovarsi, per dare risposte a esigenze specifiche con terapie motorie e di riabilitazione. Una struttura creata grazie ai contributi della Regione Toscana, della Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno e grazie alla generosità di tanti amici. Il peschereccio Forse il sogno più strano e più incredibile che l’Associazione si augura di poter realizzare al più presto. Donato dalla Onlus "Vivere insieme", il peschereccio (senza motore) è ormeggiato attualmente davanti ai 4 Mori e dovrebbe quanto prima diventare un piccolo gioiello di ristorazione; le richieste per la gestione sono già diverse, le autorizzazioni stanno arrivando, manca solo un po’ di olio di gomito e qualche euro per sistemare quello che potrebbe diventare il fiore all’occhiello dell’Associazione e una fonte di lavoro per i ragazzi. Un esempio da seguire, un mondo da scoprire per capire che tutto è possibile…perché i sogni, possono avverarsi!

cora e cancellano l’ultima battuta. Magari sta pensando al suo mare o alla campagna ai bordi della città mentre l’opera prende vita. È il 1890 e Pietro Mascagni ha soli 27 anni e su quel pianoforte, che oggi si trova all’interno del Teatro Goldoni nella stanza a lui intitolata, nasce il suo capolavoro Cavalleria Rusticana. Proprio in questa stanza, vicino a quel pianoforte, è stato presentato in questi giorni il Festival Pietro Mascagni, in occasione del 150° anniversario dalla nascita del maestro. «Per essere chiamato tale- ha introdotto il Direttore della Fondazione Marco Bertini- un Festival necessita di quattro cose: un aspetto produttivo dell’evento in sé, uno culturale-divulgativo, dei momenti associativi al suo interno, e la partecipazione di più soggetti per la sua progettazione. Noi li abbiamo tutti». Musica, arte, letteratura, teatro sono tutte le arti che si alterneranno in questo evento dal 27 novembre al 1 gennaio 2014. Si parte con l’apertura di due mostre, una fino al 1° gennaio dedicata all’opera Parisina al Teatro Goldoni, l’altra presso la Galleria d’Arte Athena, aperta fino all’ 11 gennaio dal titolo Omaggio a Pietro Mascagni, a cui seguirà, con inaugurazione mercoledì 4 dicembre alle 16.30 e apertura fino al 29 dicembre, quella ai Granai di Villa Mimbelli Mascagni- Ritratti e spartiti. Si prosegue in musica il 2 dicembre alle 21 al Teatro Goldoni con il Concerto Finale del 60° anniversario dalla fondazione Istituto Musicale Mascagni. Giovedì 5 dicembre Marco Rossi, Docente di Storia dell’arte presso l’Università della terza età, alle ore 16 nella Sala Mascagni del Teatro Goldoni presenta Incontro con…. Pietro Mascagni. La vita e le opere. Il giorno seguente alle 17 un evento particolare al Nuovo Teatro delle Commedie: D’Annunzio versus Mascagni, condotto da Fulvio Venturi e Alberto Paloscia e alle 21,30 nello stesso teatro Mascagni e Puccini due grandi toscani a confronto (Mirella di Vita, soprano - Emsamble Bonamici). Sabato 7 dicembre, in occasione del compleanno dell’artista, alle 9.30 al Cimitero della Misericordia Deposizione di una corona al monumento funebre di Pietro Mascagni e alle 11 Seduta solenne del Consiglio Comunale. L’apice del Festival sarà però la sera di questo stesso giorno, quando alle ore 21 sul palco del Teatro Goldoni andrà in scena Cavalleria Rusticana e Parisina pagine scelte. Sabato 14 dicembre, ore 18 all’Auditorium Acquario di Livorno, Elogio alla biografia musicale di Pietro Mascagni - La vita e le opere di Pietro Mascagni, a cura di Sergio Chierici. Il 27 dicembre alle 17, al Duomo ancora musica con Alla Gioja di Pietro Mascagni per soli coro e pianoforte con la partecipazione di Gisella Baulsch, soprano, Carlo Cigni, basso Coro Lirico Toscano, Chiara Mariani al pianoforte e Mario Menicagli, Direttore. L’evento che chiuderà il Festival inaugurerà il nuovo anno il 1° gennaio 2014 alle 18 presso il Teatro Goldoni con il consueto Concerto di Capodanno con musiche del maestro eseguite dall’Orchestra dell’Istituto Musicale “Mascagni”. Ultime due segnalazioni relative al Festival sono la pubblicazione curata dal Comune di Livorno di un numero speciale della rivista “Comune Notizie” dedicato al musicista e il volume “Mascagni forever” edito da Sillabe, con interventi sul musicista livornese di vari personaggi importanti del panorama culturale italiano, da Ennio Morricone a Andrea Bocelli, da Luciano Pavarotti a Vinicio Capossela. Un Festival voluto da molto tempo che finalmente trova la sua realizzazione grazie alla sinergia tra vari partner della città che rende onore al nostro illustre concittadino. Giulia Sarti


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LA SETTIMANA DI LIVORNO

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Agenda del VESCOVO

VENERDÌ 29 NOVEMBRE Nella mattina, udienze laici in vescovado In serata, il Vescovo è a Brescia per l’incontro con le famiglie SABATO 30 NOVEMBRE 16.30 intervento al convegno diocesano delle scuole cattoliche, in cattedrale 18.30 S. Messa e cresime alla chiesa della SS.ma Annunziata alla Leccia DOMENICA 1 DICEMBRE 10.00 S. Messa in occasione della festa patronale, alla chiesa di S. Andrea Apostolo 12.00 S. Messa e cresime alla chiesa di N.Signora del Rosario 16.00 Ritiro d’Avvento per gli operatori pastorali e SFOP alla chiesa di S. Luca a Stagno LUNEDÌ 2 DICEMBRE 11.00 consiglio episcopale in vescovado Martedì 3 e mercoledì 4 dicembre, il Vescovo è a Torre del Greco in occasione della novena dell’Immacolata GIOVEDÌ 5 DICEMBRE 9.30 consiglio presbiterale in vescovado VENERDÌ 6 DICEMBRE Nella mattina, udienze laici in vescovado SABATO 7 DICEMBRE 9.30 il Vescovo è presente al giuramento in Accademia Navale 21.15 S. Messa per l’inizio dell’adorazione della Festa dell’Immacolata al Santuario di Montenero DOMENICA 8 DICEMBRE 10.30 S. Messa all’Istituto delle Suore dell’Immacolata 18.00 S. Messa e cresime alla chiesa di S. Jacopo

DOMENICA 1 DICEMBRE

I BAMBINI DI BETLEMME HANNO BISOGNO DEL NOSTRO AIUTO Domenica 1° dicembre 2013 alle ore 11, presso la Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo in Livorno, verrà concelebrata una Messa dal Parroco Padre Gabriele Bezzi, in prima linea per la sensibilizzazione alla questione palestinese e da don Mario Cornioli, originario di Sansepolcro (AR), in servizio al Patriarcato latino di Gerusalemme. In concomitanza sarà allestito, come di consueto, il MERCATINO di beneficenza dell’Associazione Angeli di Betlemme pro CARITAS BABY HOSPITAL di Betlemme. A seguire ci sarà un pranzo condiviso di beneficenza per l’ASSOCIAZIONE HABIBI - OLTRE IL MURO, del quale don Cornioli è presidente. Nel pomeriggio, alle 15, Abuna Mario, come lo chiamano in Palestina, racconterà la propria esperienza in Terra Santa, la difficile situazione dei palestinesi e l’impegno per sostenere la Casa dei Bambini di Betlemme, ( HOGAR NINOS DIOS), gestita dalle suore SSVM (Serve del signore e della Vergine di Matarà), dove vengono accolti i bambini diversamente abili e abbandonati.

Diocesi informa LA FESTA DI S. ANDREA PESCA DI BENEFICIENZA Dal 28 al 30 Novembre, dalle 17.00 alle 23.30 nel teatro parrocchiale MOMENTI DI PREGHIERA 28-29-30 Novembre 17.00 Santo Rosario 17.30 Triduo di S.Andrea 18.00 Santa Messa GIOVEDÌ 28 NOVEMBRE 16.00 Benedizione degli animali ai giardinetti di Via M. Terreni 17.30 Gara di torte casalinghe e non comprate nel teatro parrocchiale 18.30 Tornei di biliardino, ping pong e console WII nell’ oratorio parrocchiale 21.15 Spettacolo in vernacolo "Ci s’ha ’na miseria ci s’appoggia le bici grette" VENERDÌ 29 NOVEMBRE 16.00 Giochi di strada per piccoli e grandi 21.30 Spettacolo musicale del gruppo "La mansarda" SABATO 30 NOVEMBRE 16.00 Spettacolo di animazione nel salone parrocchiale 16.00 Grande tombolata nell’oratorio parrocchiale 21.00 Grande processione notturna per le vie del quartiere DOMENICA 1 DICEMBRE 10.00 S. Messa solenne presieduta dal Vescovo Simone Giusti 13.00 La comunità insieme a tavola 15.00 visione del filmato dei ragazzi che hanno partecipato alla GMG di Rio de Janeiro

BREVI DALLA DIOCESI

Diamo Ali alle Strade GIOVEDÌ 28 NOVEMBRE ALLE 21.15

L’8 dicembre alla chiesa di COTETO

Concerto di Natale omenica 8 dicembre, alle ore 18.00, presso la Parrocchia di San Giovanni D Bosco in Coteto, il Maestro Claudia Termini, inaugurerà la nuova stagione concertistica. Dopo una breve pausa, a causa della pulizia integrale e accordatura dei vari corpi dell’organo, quest’ultimo è tornato infatti a risplendere con una luminosità, una chiarezza timbrica e un volume fonico tali da renderlo ancor più elegante e allo stesso tempo imponente: una serata da non perdere per gli appassionati che da anni seguono i numerosi e sempre ottimi concerti d’organo in Coteto. Il lavoro effettuato dalla Ditta Michelotto, nato dalla necessità di accordare il più recente corpo aggiunto nell’ultimo ampliamento fonico, si è trasformato in una vera e propria meticolosa pulizia, intonazione e accordatura generale di tutti i corpi dell’organo, compresa la basseria. Il programma proposto per la serata dell’8 dicembre ben si presta a valorizzare appieno sia la vasta gamma timbrica, ricercata con cura dagli autori francesi in programma, sia la capacità sonora nelle musiche più maestose. Il Concerto natalizio si aprirà con due brani organistici del grande genio barocco J. S. Bach: il primo è il Corale In Dir ist Freude, nel quale l’autore desidera trasmettere la gioia per l’avvento del nuovo anno con figurazioni ritmiche e brillanti passaggi di scale; il secondo fa invece parte delle numerose trascrizioni di concerti all’italiana, tanto care a Bach e sempre piacevoli all’ascolto per l’eleganza e la dolcezza dei temi proposti. Dalla Germania ci sposteremo poi in Francia per poter gustare la tipica ornamentazione francese, la grazia straordinaria delle linee melodiche e l’utilizzo di una timbrica peculiare e inconfondibile. Questa ricchezza sonora con tutta la sua variegata coloritura di timbri la potremo quindi apprezzare nella Suite du premier ton di L. N. Clérambault e nei Noëls di Daquin e Balbastre. Mi sembra opportuno spendere brevi parole per presentare la forma musicale del Noël.Tipicamente francese, il Noël presenta variazioni su temi presi in prestito da canti natalizi popolari, arricchendoli con numerose improvvisazioni e sviluppi; queste musiche coinvolgevano in modo speciale gli ascoltatori, che riuscivano a scorgere questi temi a loro tanto cari e affettivamente legati a ricordi natalizi dell’infanzia. Nelle musiche di Bonnet e Franck potremo infine assaporare la potenza sonora dell’organo in tutto il suo splendore; notevoli anche i passaggi solistici che questi due autori affidano al pedale solo, che sempre stupiscono le orecchie e gli occhi (ammirando la maestria degli artisti che li eseguono suonano con i soli piedi) di coloro che assistono ai concerti organistici, Buon ascolto! S.B.

Presso l’Isituto Santa Maria Maddalena nell’ambito degli incontri Diamo Ali alle Strade nella memoria di Don Giovanni Battista Quilici, sarà presente Don Giacomo Panizza,un sacerdote bresciano che nel 1976 ha fondato a Lamezia Terme (Cz) una comunità Autogestita insieme a persone disabili e contribuisce a diverse iniziative della Caritas Italiana e della Calabria.. E’ nel mirino delle cosche dal 2002 da quando prese in gestione il palazzo confiscato ad una cosca calabrese

Serra Club LUNEDÌ 2 DICEMBRE ALLE 18.30 Alla Parrocchia di S.M. del Soccorso: S. Messa e a seguire Padre Andrea Conti terrà una conferenza sul tema: "La figura di S. Francesco". L’ incontro è organizzato dal Serra Club presieduto da Paolo Lugetti


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«Noè è il figlio dell’uomo»

SPUNTI BIBLICI Nell’Antico Testamento: un segno di speranza Nella narrazione del libro della Genesi, e nel contesto del Pentateuco, la figura di Noè è principalmente segno di fiducia e di speranza. In una terra corrotta e violenta, destinata alla distruzione del diluvio, un uomo trova grazia presso Dio e fidandosi della sua parola assicura la sopravvivenza della propria famiglia e di tutta l’umanità. Con Noè Dio stabilisce un’alleanza fondamentale, per la quale il mondo può continuare a sussistere, nonostante la violenza e il peccato introdotti dai discendenti di Caino. Questa alleanza ha anche un carattere universale, non limitato al solo Israele, ed è la base di una possibile convivenza e tensione al dialogo con tutta l’umanità. Verso la pace La prima lettura della domenica si riallaccia proprio al progetto globale di Dio per la salvezza e la pacificazione di tutta l’umanità. I popoli sono chiamati a radunarsi sul santo monte di Dio, abbandonando la violenza e la guerra: le spade divengono aratri, le lance diventano falci. La stessa purificazione operata dal diluvio si compie in maniera incruenta, non attraverso la distruzione dei peccatori, ma con l’invito al banchetto di tutti i popoli, sul santo monte di Dio. Il progetto del Regno di Dio, che il profeta intravede ed espone in forma poetica, trova una realizzazione imprevedibile in Gesù, che dà compimento alla figura di Noè. Colui che si lascia educare da Dio Nel contesto del discorso escatologico, la figura di Noè è citata come esempio, con intento chiaramente educativo. Noè è colui che sa discernere i tempi, che si lascia educare da Dio nella concretezza del momento storico. Gesù invita gli interlocutori a non pensare in maniera ideologica, ma a identificare la peculiarità di quel preciso segmento di storia, caratterizzato dall’irruzione del Regno di Dio. La liturgia introducendo la figura di Noè nella prima domenica di Avvento lo pone chiaramente come tipo di coloro che sanno attendere il Regno, in

In questo spazio di approfondimento, da questa domenica fino al termine dell’anno, vi proponiamo alcuni spunti di riflessione per l’Avvento contrapposizione a coloro che “non si accorsero di nulla”. Esaminando più attentamente il brano evangelico, notiamo che il nome di Noè è citato due volte; la prima volta abbiamo un’allusione molto generale, un confronto tra i “giorni di Noè” e la “venuta del Figlio dell’Uomo”. La ripresa sviluppa un confronto più particolareggiato e puntuale tra il comportamento dell’umanità ai tempi di Noè e la situazione contemporanea a Gesù (invitando così il lettore a interrogarsi sul suo tempo). Il termine di riferimento non è lo scarno racconto biblico, ma la tradizione interpretativa giudaica, che già al tempo di Gesù tendeva ad attualizzare il racconto della Genesi. Sorprendente però il fatto che sembra che si parli della nostra situazione, della nostra attualità: anche noi oggi vediamo una generazione intenta a mangiare, bere, soddisfare i suoi appetiti sessuali, senza minimamente preoccuparsi dei segnali allarmanti che si stanno moltiplicando. Mentre i suoi contemporanei “non si accorgono di nulla”, Noè vive pienamente il suo tempo. E diventa così figura di Cristo, di Paolo, del profeta Isaia che sa vedere un futuro inimmaginabile per gli uomini della sua epoca. I giorni di Noè: perché non si accetta l’educazione di Dio? Dei giorni di Noè Gesù non ricorda la violenza, il peccato, la spaventosa escalation di male che conduce alla catastrofe. Si dice unicamente: “non si accorsero di nulla”. Non si presenta il vertice del male, ma la sua diffusione e banalizzazione: si tratta di un problema educativo globale, non di condannare picchi di straordinaria malvagità. Papa Francesco ha parlato al proposito di “globalizzazione

dell’indifferenza”. Ciò che è più insidioso non è il vertice del peccato, ma il suo instillarsi, quasi insensibilmente, in sempre più larghi strati di umanità, a cui vengono a mancare la consapevolezza, il discernimento, l’ascolto dei segnali che vengono da Dio, le forme elementari del commuoversi, del cercare il bene, del porre segnali di umanità e rispetto. Al posto del discernimento, subentra l’istinto: mangiare, bere, soddisfare gli appetiti sessuali, limitarsi a progetti ad orizzonte limitato. La catastrofe incombente Il diluvio “travolse tutti”: richiamandosi a quella antica situazione, Gesù allude ad una grande responsabilità, che si lega alla venuta del Figlio dell’Uomo. Abbiamo così due affermazioni contrastanti: nella prima lettura, la profezia di Isaia annuncia un futuro felice, di pace; ugualmente Paolo sembra delineare una “salvezza vicina”. La parola di Gesù sembra invece lasciare meno spazio alla speranza: “uno verrà portato via, e l’altro lasciato”: però non è come il diluvio, in cui “tutti” vennero travolti: si prospetta invece una alternativa alla pari, un bivio. È evidente un richiamo alla responsabilità personale, nell’ottica dell’antica immagine delle “due vie”. La parola forte di Gesù non annuncia una pura e semplice catastrofe, perché è ancora possibile prendere una decisione, mettersi dalla parte di coloro che attendono la sua venuta. Anche le parole di Gesù sono dunque parole di speranza: non però quel genere di ottimismo che sottrae la persona alla sua responsabilità e all’urgenza di risvegliarsi dal torpore paralizzante. Per gli educatori: la fatica di risvegliare le coscienze Il sonno della coscienza La situazione in cui si trova Gesù, è la peggiore per qualunque educatore: trovarsi di fronte a una coscienza addormentata e indifferente. La generazione di Noè diventa il paradigma di chi sta sull’orlo del baratro, ma è sordo ad ogni richiamo che lo avverte del pericolo. L’evangelista riconosce

la validità delle parole di Gesù, avendo probabilmente di fronte la catastrofe della distruzione di Gerusalemme. Anche noi oggi abbiamo ugualmente un forte invito alla riflessione, pensando a varie situazioni mondiali e alle vicende del nostro Paese. La paziente responsabilità Noè costruisce l’arca, dando un esempio di preveggenza e responsabilità. Occorre credere con forza alla possibilità di educare, anche in contesti che sembrano del tutto sfavorevoli. Lo stile di Dio non prevede eclatanti azioni di massa, ma un lavoro di paziente coscientizzazione, a partire da se stessi. Così Gesù aiuta le persone a recuperare consapevolezza, sia attraverso la memoria storica contenuta nella Scrittura, sia con la parabola del ladro, tratta dall’esperienza quotidiana, sia con la credibilità del suo stile di vita, che accetta di privarsi di ogni sicurezza, perfino di un luogo “dove posare il capo”, per indicare che davvero il Regno sta arrivando. Anche la prima lettura, tratta dal libro di Isaia, ci mostra la capacità di accendere speranze che appaiono incredibili; allo stesso modo Paolo tiene desta la vita nello Spirito in coloro che hanno creduto alla risurrezione di Cristo. Solitudine e comunicazione Noè, Gesù, Paolo, il profeta Isaia: tutti si trovano pressoché soli di fronte ad una generazione incredula. Tutti hanno il coraggio di accogliere la loro solitudine, portando un annuncio scomodo a chi sembra non avere intenzione di ascoltare. Non è un isolamento, che sarebbe una fuga dalla comunicazione, ma un mettersi di fronte alla comunità dispersa, perché torni ad ascoltare. L’esigenza di entrare in relazione impone di usare tutte le risorse, dal linguaggio verbale al linguaggio simbolico: Noè costruisce l’arca, il profeta compone un poema ricco di immagini suggestive, Gesù e Paolo fanno ampio ricorso a metafore e parabole. Nessuno si limita alla critica feroce e al catastrofismo sterile, e vengono utilizzate tutte le risorse della fantasia e della bellezza per provocare il risveglio dall’ottusità della coscienza. Dal Sussidio CEI per l’Avvento

SpecialeAVVENTO

AVVENTO 2013: DOMENICA 1 DICEMBRE.........


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La consulta DEI LAICI

VERSO IL SINODO DELLA FAMIGLIA E LA GIORNATA PER LA VITA ei locali del Vescovado si è riunita la N Consulta delle Aggregazioni Laicali. Monsignor Giusti ha parlato della bozza del nuovo Statuto delle Aggregazioni, redatto da don Alberto Vanzi, ma prima di renderlo operativo è opportuno che le Aggregazioni lo esamino attentamente e facciano arrivare proposte e osservazioni in merito. Entrando poi negli argomenti e parlando del prossimo Sinodo straordinario sulla Famiglia, il Vescovo ha chiarito che in Diocesi la sua realizzazione è stata affidata all’Ufficio della Pastorale Familiare condotta dal diacono Antonio Domenici e da monsignor Paolo Razzauti, le Aggregazioni dovranno comunque rispondere alle 38 domande poste dal questionario diffuso dalla CEI. Riguardo al Convegno Ecclesiale di Firenze del 2015 il Consiglio Pastorale Diocesano ha istituito una Commissione per sensibilizzare il popolo cristiano a questo evento. La professoressa Enrica Senesi dell’Associazione Ablondi ha presentato alcune proposte alle Aggregazioni. La proposta fondamentale è quella di “rivisitare” il Sinodo diocesano del 1984 col soffermarsi in particolare sui “segni dei tempi” con il coinvolgimento delle associazioni laicali nello spirito del “camminare insieme”, cercando un comune metodo di ricerca. E’ possibile che su certi temi, offerti alla Chiesa e al territorio, si possano invitare il filosofo Mancini e, per l’impegno politico, Giovanni Bachelet, cercando così di realizzare degli incontri in comune. Sono state poi prese in considerazione le idee e le proposte per la Settimana della vita del 2014, la Giornata per la vita sarà infatti il prossimo 2 febbraio sul tema “Generare futuro”. Tra le altre idee per il prossimo anno vi è quella di fare un incontro sul volume di Antonello “Lui e Ogni figlio è volto Vanni l’aborto”, del “Signore che verrebbe amante della vita” presentato nella Sala (Sap 11,26), della Provincia dono per la dal famiglia giornalista e per la società. Maurizio Schoeplin e Generare la vita è generare il futuro con Antonello anche e soprattutto Riccelli nel ruolo di oggi, nel tempo moderatore. della crisi; da essa Una seconda si può uscire è mettendo i genitori proposta quella della nella condizione celebrazione in ospedale di realizzare di una Santa le loro scelte Messa presieduta e i loro progetti dal Vescovo nella quale (dal messaggio del si possa Papa per la giornata coinvolgere i medici della vita 2014) cattolici e poi quella di una rappresentazione teatrale, intitolata “Bene comune”, in cui si affronta il tema della fecondazione artificiale, rappresentazione alla quale sarà auspicabile il coinvolgimento delle scuole cattoliche e degli insegnanti di religione per una settimana di formazione su questo tema. Al termine è stato affrontato l’argomento delle Aggregazioni che fanno parte della Consulta ma che sono normalmente assenti, a questo proposito il Vescovo si è chiesto: Sono inesistenti? Forse gli incontri non le coinvolgono più di tanto? Bisogna perciò capire il disagio che ci può essere e vedere come si possono fare le prossime convocazioni. Gianni Giovangiacomo

Uomini e donne testimoni di fede e portatori di speranza Nella celebrazione in duomo per la chiusura dell’anno della fede, ricordate le figure di Giada Menicagli, Alberto Tobia, Lido Rossi, Pio Alberto del Corona, Giovanni Battista Quilici, Livia Carmignani he storia è la nostra storia? “Che cosa porterà il futuro all’umanità? Un regno di pace e di giustizia? O quello che accadrà sarà completamente diverso? Vi sarà, alla fine, una guerra atomica? Una catastrofe climatica? Un progressivo avvelenamento della terra?» Con queste domande il vescovo monsignor Simone Giusti ha iniziato la sua meditazione in occasione della celebrazione per la chiusura dell’Anno della fede. «Indipendentemente da quello che avverrà – ha continuato il Vescovo - che si tratti di una fine buona o cattiva, noi ci immaginiamo la storia come un processo orientato verso una fine, ma per i cristiani la storia non ha una fine, bensì un fine. Essa ha un inizio nella creazione, un centro nell’incarnazione di Dio, una fine nel ritorno del Signore. La storia non viene più rappresentata come un circolo, noi dobbiamo rappresentarcela rappresentiamo piuttosto come una freccia diretta verso un bersaglio: il ritorno a Cristo». È questo aspetto che ci salva dalla tristezza di un’esistenza destinata a finire: l’uomo ha bisogno di Dio, altrimenti resta privo di speranza. E’ soltanto un condannato a morte il quale ha sperimentato per un attimo, la bellezza del vivere e dell’amare». E sono uomini e donne che hanno incontrato Cristo, ricchi di speranza e che hanno saputo testimoniare questo loro incontro, le figure di laici e sacerdoti livornesi, ricordate durante la celebrazione in cattedrale: Giada Menicagli, Alberto Tobia, Lido Rossi, Pio Alberto del Corona, Giovanni Battista Quilici, Livia Carmignani. Uomini e donne che oggi non sono più tra noi, ma che sono ancora vivi e ci accompagnano in questo percorso di fede per testimoniare una speranza che non muore. c.d. foto di Roberto Manera

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LINEA di Pensiero di Luca Lischi

terminato l’anno dedicato alla Fede e È adesso ancora in cammino per professare il proprio credo, annunciarlo e viverlo con intensa speranza. Abbiamo bisogno di una speranza che doni fiducia, che ristabilisca legami solidi, che favorisca il dialogo fecondo e costruttivo, che realizzi comunione. E allora alimentiamo la nostra

fede con la carità, attenti ai poveri. Accogliamo le proposte della nostra Diocesi e del Vescovo per i poveri: tra cui la prossima "casa dei mestieri" per dare concretezza con il lavoro ai tanti e troppi giovani disoccupati. Ciascuno contribuisca con speranza per offrire il proprio contributo affinché la fede diventi operosa e generosa nella carità.

Verso il centenario della FAMIGLIA PAOLINA 1914 - 2014

Per comunicare al mondo la buona novella La Messa nella chiesa dei Ss. Pietro e Paolo, celebrata da don Lanzoni, superiore della Società San Paolo resso la Chiesa di san Pietro e Paolo, tutta la Famiglia Paolina di Livorno si è ritrovata per la celebrazione eucaristica per ricordare il Beato Giacomo Alberione, del quale la Chiesa fa memoria liturgica il 26 novembre, giorno della sua morte. Ha presieduto la celebrazione, don Paolo Lanzoni, superiore della Società San Paolo di Firenze e l’animazione è stata curata dalle suore Apostoline di Pisa con alcuni studenti universitari. Per i membri della Famiglia paolina, alla vigilia della chiusura dell’Anno della fede, come ha sottolineato suor Gabriella Collesei delle Figlie di San Paolo, è stato importante ricordare in questo tempo di grazia la testimonianza e l’insegnamento di fede che ha consegnato il Fondatore. Infatti, nell’esercizio dell’apostolato di

I principi di don Alberione come fonte di ispirazione

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annunciare la buona notizia del Vangelo nel mondo della comunicazione, viene rinnovato l’impegno di far diventare azione concreta, vita quotidiana, quello che il Beato Alberione insegnava: “Il primo fondamento dell’apostolato è una viva fede. Il secondo: Sentire con la Chiesa. Il terzo: Amore a Dio e alle anime”. Ecco che a conclusione dell’Anno della fede, indetto l’11 ottobre 2012 da

Benedetto XVI e assunto da Papa Francesco, grande è il desiderio di fare di questo tempo un’occasione propizia per riscoprire l’esperienza e la testimonianza cristiana, che ha molto da dire anche all’umanità di oggi sia in termini spirituali, sia culturali. Questa celebrazione è stata un’occasione opportuna per ringraziare il Signore per il dono della fede, della vocazione paolina nella diversità dei

carismi; per consolidare i legami di appartenenza alla mirabile Famiglia Paolina ed essere confermati nel servizio alla Chiesa, che ci affida il mandato missionario, ricercando nuove vie di Apostolato per un efficace annuncio del Vangelo. Don Paolo Lanzoni, ricordando che si sta avvicinando il giubileo per il centenario della nascita della Famiglia, ha esortato a continuare tutti insieme, nella

diversità e ricchezza di ciascuno, a portare avanti la missione di dare al mondo Gesù Cristo, Via Verità e Vita. Don Alberione infatti, per tutta la sua vita si è sempre sentito debitore nei confronti dell’umanità di dare Cristo a tutti come l’apostolo Paolo e i Paolini riconoscenti a Cristo per i suoi doni siano sempre più capaci di comunicare la gioia del suo Regno di amore, giustizia e di pace. Monica Cuzzocrea


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LA BIOGRAFIA

I dati ISTAT protagonisti di uno degli approfondimenti della Conferenza Episcopale Italiana

MADRE ELVIRA E LA COMUNITÀ CENACOLO ono una donna appassionata: dalla scopa «Cappella. Salle pentole, dal fratello povero alla Sono una donna innamorata della vita,

a domanda è: quanti di noi partecipano ai riti religiosi almeno una volta a settimana e quanti di noi non vi partecipano affatto? Tutte le soluzioni intermedie, per ora, non sono oggetto della nostra analisi. Con l’aiuto dell’approfondimento della CEI, usiamo i dati elaborati dall’ISTAT nel 2011 e facciamo parlare i numeri.

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Il primo numero significativo viene dalla Toscana ed è il quarantasette: il 47 % delle persone con età compresa tra i 18 e i 35 anni dichiara di non partecipare mai ai riti religiosi. Questa è la percentuale più critica tra tutte le regioni d’Italia; infatti solo la Liguria si trova molto vicino alla nostra situazione con il suo 46%. Tutte le altre regioni registrano su questo dato valori più bassi del 37%, contro una media nazionale del 29%. Guardiamo ora l’altro lato della medaglia e facciamo parlare il numero nove: solo 9 giovani su 100 dichiarano di andare a messa almeno una volta a settimana e questo record appartiene alla regione Sardegna insieme al Friuli Venezia Giulia, seguite a ruota dalla Toscana con il 10%. Campania, Calabria e Sicilia registrano il record positivo con il 23% dei giovani che frequentano almeno una volta a settimana, contro una media nazionale del 17%. Cerchiamo ancora i nostri giovani nelle successive tabelle elaborate dall’Istat e guardiamo il loro comportamento in relazione alle differenze di genere. Ancora una volta salta all’occhio il numero riportato affianco alla regione Toscana, in questo caso il cinquantaquattro: 54 persone su 100 tra quelle con età compresa tra i 18 e i 30 anni dichiarano di non partecipare mai ai riti religiosi: è il valore percentuale più alto tra tutte le regioni italiane. La media nazionale è del 34%. Per quanto riguarda il genere femminile la Toscana registra un 39%, valore decisamente più basso rispetto a quello

La vita religiosa «spiegata» dai numeri Rispetto ai dati ISTAT di cinque anni fa, la frequentazione ai riti religiosi in generale ha subito una riduzione significativa sia per gli uomini che per le donne. I picchi negativi riguardano la fascia di età compresa tra i 20 i 34 anni. relativo agli uomini ma, comunque, uno dei valori più alti rispetto ad una media nazionale del 23%. E la popolazione con più di 36 anni come si comporta? La partecipazione in genere è più alta e lo è in misura più importante quando l’età supera i 76 anni. Può superare anche il 50% in alcune regioni, come in Trentino Alto Adige, Veneto, Abruzzo e Lombardia. In genere le donne frequentano più degli uomini e questo si verifica per ogni fascia di età. Le successive tabelle guardano il titolo di studio, il tempo dedicato al lavoro domestico e familiare e la condizione lavorativa e creano una relazione con la partecipazione ai riti religiosi. Interroghiamo il numero ventotto e trentotto perché ci spieghino che non ci sono grandi differenze di comportamento in relazione al titolo di studio conseguito dagli Italiani: licenza elementare o laurea

non appaiono incidere profondamente sulla scelta. Invece possiamo notare che sono le persone con titolo di studio intermedio, ovvero licenza media inferiore o licenza media superiore, a frequentare meno degli altri, soprattutto in Toscana. Merita osservare che ben in nove regioni italiane la partecipazione supera il 40 % per coloro che non hanno titolo di studio o hanno solo frequentato le scuole elementari. Ci sono, tuttavia altre situazioni in cui si registra questo valore superiore al 40%: in Sicilia e in Molise, dove coinvolti sono i laureati. Sempre il quaranta parla della nostra Toscana, e questa volta ci dice che su 100 persone laureate 40 dichiarano di non partecipare mai ai riti religiosi: è il valore più alto relativamente a questo dato. Come incide il lavoro sulla scelta di partecipare o meno ai riti religiosi? Tendenzialmente chi non dedica ore al lavoro domestico o familiare frequenta meno di chi

vi dedica tempo. Il numero cinque parla ancora della nostra Toscana e segnala la mancanza di partecipazione per chi non dedica tempo al lavoro familiare. I valori più positivi, legati alla partecipazione, si registrano nelle regioni del Sud per chi dedica più di venti ore al lavoro domestico o familiare. Punte di partecipazione per chi si trova in questa situazione anche in Trentino Alto Adige e in Lombardia. Il numero sette ci descrive la situazione vista al maschile per chi non dedica ore al lavoro domestico/familiare: record minimo della regione Toscana; infatti indica che solo 7 uomini su 100 dichiarano di partecipare almeno una volta a settimana ai riti religiosi. E per le donne nella stessa situazione parla il numero cinquantasette: ovvero 57 donne toscane su 100 dichiarano di non partecipare ai riti religiosi; anche questo è un record regionale contro una media del 34 % a livello nazionale. E’ vero che chi svolge un’attività lavorativa che lo impegna per tante ore, partecipa poco alla vita religiosa? Guardando il dato in tabella relativo alla mancata partecipazione non riscontriamo una grossa differenza legata al tempo-lavoro: le percentuali vanno dal

20 al 27 %. Mentre i dati legati alla partecipazione dichiarata risultano maggiormente influenzati da questa condizione: si passa dal 17 % per chi lavora più di 40 ore al 35 % per chi non lavora. Anche in Toscana i cambiamenti si registrano sui dati della frequenza: si passa dal’ 11 al 20 %, in generale tra i più bassi valori regionali. La tabella successiva segnala un preoccupante 3% per la regione Toscana: solo 3 studenti su 100 frequentano almeno una volta a settimana, contro una media nazionale del 20%. Rispetto alla popolazione degli occupati in Toscana la stessa percentuale sale di 10 punti, contro una media nazionale del 21%. La tabella registra, inoltre, che in Toscana il 51 % degli studenti dichiara di non partecipare mai, contro una media nazionale del 28 %. Notiamo con stupore che i laureati maschi toscani frequentano la vita religiosa in misura maggiore rispetto agli uomini toscani che hanno conseguito solo il titolo di studio della scuola elementare. In Sicilia i laureati maschi frequentano in media più di tutti gli uomini appartenenti alle altre popolazioni regionali suddivise per titolo di studio (42%), vengono raggiunti soltanto dagli uomini con licenza elementare del Trentino Alto Adige (49 %) e della Lombardia (42%). Rispetto ai dati ISTAT di cinque anni fa, la frequentazione ai riti religiosi in generale ha subito una riduzione significativa sia per gli uomini che per le donne. I picchi negativi riguardano la fascia di età compresa tra i 20 i 34 anni. I numeri della nostra regione hanno parlato più di altri, ma resta inteso che i numeri vanno saputi interpretare! Angela Blanco

innamorata dell’amore. Credo nel Bello, nel Vero, nel Buono che Dio ha messo nel cuore di ogni uomo … sono una donna che tutti i giorni si stupisce, si meraviglia nel contemplare le opere di Dio». Chi è che si esprime in questo modo? E’ Madre Elvira, la suora che ha fondato la Comunità Cenacolo, una Comunità che dall’Italia si è diffusa per l’Europa, nel continente americano: dagli Stati Uniti all’America Latina, per arrivare fino in Africa: in Liberia. Le Edizioni San Paolo hanno pubblicato la sua autobiografia dal titolo “Madre Elvira – L’abbraccio – Storia della Comunità Cenacolo”. Madre Elvira, al secolo Rita Agnese Petrozzi, descrive la sua vita premettendo che “tutto quello che ho imparato dalla vita, l’ho imparato servendo” (pag.18). Nasce in una famiglia numerosa, disagiata, povera, con un padre che ha problemi con l’alcol, ma, scrive: “La povertà non è qualcosa di negativo: la povertà è libertà! Ci siamo noi prima delle cose, prima della ricchezza, prima delle ambizioni. Sperimentiamo così che la vita vale più delle cose”. A 19 anni Rita Agnese arriva a Borgaro Torinese, in un convento che ancora oggi è fiorente, delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret che si dedicano ai poveri, lì Rita Agnese diventa Suor Elvira e vi rimane per ben 28 anni.“In seguito, dentro di me, si è acceso un fuoco: si è sviluppato il desiderio forte di impegnarmi per i giovani, in modo particolare per i giovani che erano alla ricerca di un senso vero per la loro vita … sentivo di dover dare ai giovani qualcosa che Dio aveva messo in me per loro” (pag.25/26). Fonda, con il permesso dei superiori, la Comunità Cenacolo i cui sviluppi la inducono a lasciare la sua Congregazione d’origine. Si stabilisce in una casa abbandonata di proprietà del Comune di Saluzzo che poteva essere concessa per scopi sociali, è il 16 luglio 1983. La casa era abbandonata a se stessa, ma: “Quando non c’è niente , c’è di più: c’è più solidarietà, più amore, più sorriso, più lacrime qualche volta, ma non importa … ma l’amore era vivo lì tra noi, ancora una volta più forte dei disagi, della paura, del fallimento” (pag.35). Con il passare degli anni la Casa Madre è stata risistemata grazie al lavoro dei ragazzi e all’aiuto di tanti amici e, oggi, risplende in tutta la sua bellezza “noi vogliamo amare non pretendendo, ma credendo che nei giovani, anche falliti, ci sia un capitale non ancora messo a fuoco. Li accogliamo così come sono. Li accogliamo per amarli nel loro bisogno oggi, senza pensare al domani” (pag.37). I ragazzi, non solo quelli problematici, ma i giovani drogati sono accolti a braccia aperte dalla Comunità, non c’è per loro nessuna “terapia” da seguire perché: “Non ho nessuna paura di dire che i miei maestri, i miei specialisti, i miei “libri” sono stati e sono i ragazzi stessi … Chi mi poteva insegnare la strada per aiutarli a liberarsi dai drammi che avevano nel cuore, se non loro stessi?” (pag.49). A contatto con la suora i giovani si aprono alla spiritualità, scrive infatti Madre Elvira: “Ho capito che i giovani mi stavano chiedendo non solo un tetto, un piatto, un letto, ma di poter incontrare Dio; avevano fame e sete di Lui” (pag.56). Nella autobiografia di suor Elvira non potevano mancare delle considerazioni sul lavoro: Preghiera e lavoro, ora et labora, sono i pilastri del nostro vivere … i ragazzi “lavorando ricostruiscono la loro volontà, imparano la responsabilità, riprendono fiducia in se stessi, si vedono capaci di sacrificio, di impegno, di costanza. Scoprono di essere arricchiti non tanto da ciò che fanno, ma da come lo fanno … Il lavoro è più bello svolgerlo insieme agli altri perché una fatica condivisa unisce, un sacrificio fatto insieme rende più amici e più felici. La condivisione, l’amicizia, la verità, la gratuità sono i pilastri del Cenacolo” (pag.66/67). La Comunità Cenacolo quindi non è solo un opera sociale o assistenziale, ma soprattutto è un luogo di fede. Nel corso degli anni si aprono altre sedi, la prima è quella di Savigliano a 12 chilometri da Saluzzo, per ingrandirsi la Comunità non ha mai voluto accettare o chiedere soldi allo Stato perché “la Provvidenza non si è fatta mai aspettare”. Oltre alle case per i ragazzi si aprono quelle femminili e iniziano le suore della Comunità. Molti giovani diventano missionari, nascono vocazioni particolari, anche i “meninos de rua brasiliani”, i bambini di strada, godono dell’attenzione della Comunità e “l’ultima sorpresa dello Spirito Santo” è avvenuta il 25 marzo 2010 quando sono state riconosciute le Suore Missionarie della Resurrezione, nate dal cuore della Comunità Cenacolo (pag.97). Precedentemente, nel luglio 2009 la Comunità era stata riconosciuta come “Associazione Privata Internazionale di Fedeli di Diritto Pontificio. Gianni Giovangiacomo


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LA SETTIMANA DI LIVORNO

La Settimana n. 43 del 1 dicembre 2013  

Settimanale della Diocesi di Livorno