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Il 16 aprile 2010 Via del Seminario, 61 57122 Livorno tel. e fax 0586/210217 lasettimana.livorno@tiscali.it Notiziario locale

Direttore responsabile Andrea Fagioli Reg. Tribunale Firenze n. 3184 del 21/12/1983

31 gennaio 2010

LA DIOCESI IN PELLEGRINAGGIO ALLA SINDONE Opera Diocesana Pellegrinaggi Lun’pellegrinaggio organizza per il prossimo16 aprile alla Sindone a Torino. Si tratta di un pellegrinaggio diocesano accompagnato dal Vescovo intitolato “Cerco il tuo volto” della durata di un giorno, ma che a chiunque ne facesse richiesta potrebbe estendersi anche a due giorni (16 e 17 aprile). Per informazioni è possibile contattare l’Opera in via della Madonna 24, tel. 0586 211191 – fax 0586 208788.

IL CONVEGNO TOSCANO A LIVORNO

I GIOVANI E LE COMUNICAZIONI SOCIALI

Sette giorni per la

L’iniziativa della pastorale giovanile veva come titolo «Giovani On Air» il convegno regionale della Pastorale Giovanile svoltosi a Quercianella. Oltre 150 giovani, tutti impegnati nelle proprie parrocchie con i giovani e per i giovani, provenenti da tutte le diocesi toscane, si sono ritrovati per affrontare una tematica estremamente attuale: quella della comunicazione nel mondo giovanile. Il convegno è stato organizzato proprio nella festa di S. Francesco di Sales patrono dei giornalisti e nel giorno in cui il Santo Padre ha pubblicato il suo intervento in occasione della prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, nel quale è esortato la Chiesa Universale a imparare a conoscere i nuovi strumenti della comunicazione e utilizzarli come nuova opportunità per annunciare il Vangelo. La giornata è iniziata con la celebrazione delle Lodi Mattutine guidate da monsignor Giovanni De Vivo, vescovo di Pescia e delegato dei vescovi toscani per la Pastorale Giovanile ed è proseguita con un’introduzione al convegno e degli ambiti dei gruppi di lavoro. Presentazione molto

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VITA Le iniziative in Diocesi ella sua semplicità è il più difficile dei temi da affrontare, riguarda tutti indistintamente ed ognuno in particolare: la vita! Ogni anno la Chiesa dedica una giornata di preghiera e riflessione al tema dei temi e quest’anno lo fa definendo la vita come una «sfida» per i nostri giorni. La diocesi di Livorno riserverà un’intera settimana ad approfondire l’argomento e molte delle problematiche ad esso legate e lo farà grazie alla collaborazione delle Aggregazioni laicali, del Progetto culturale diocesano e quest’anno anche dell’Accademia Navale. La settimana inizierà SABATO 6 FEBBRAIO ALLE 21.00 con un incontro – dibattito che trae il titolo dall’intero programma: «La forza della vita: una sfida» e che vedrà la presenza del giornalista Dino Boffo, già direttore di Avvenire, del medico ostetrico ginecologo dell’ospedale di Messina il dottor Antonio Oriente e del primario di Pediatria dell’ospedale di Livorno il professo Edoardo Micheletti. La conferenza, curata dalla segreteria della Consulta delle Aggregazioni, sarà l’occasione per ascoltare le diverse esperienze di questi tre uomini, impegnati in modo diverso e in ambito differenti a difesa della vita. Il programma continuerà con la celebrazione eucaristica in cattedrale del 7 FEBBRAIO ALLE 18.30 presieduta dal Vescovo: data della giornata

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mondiale. La Messa sarà animata dall’Apostolato della Preghiera, dalla Comunità di S. Egidio e vedrà alcune testimonianze curate dal gruppo Rinnovamento

dello Spirito dalle Aggregazioni impegnate nella Pastorale della Sanità e della terza età, per dare voce a tutte le «età» della vita. MERCOLEDÌ 10

FEBBRAIO 18.00 NELL’AUDITORIUM DELL’ACCADEMIA NAVALE (VIALE ITALIA 72)un altro appuntamento

Il messaggio dei Vescovi per la giornata hi guarda al benessere economico alla C luce del Vangelo sa che esso non è tutto, ma non per questo è indifferente. Infatti, può servire la vita, rendendola più bella e apprezzabile e perciò più umana. Fedele al messaggio di Gesù, venuto a salvare l’uomo nella sua interezza, la Chiesa si impegna per lo sviluppo umano integrale, che richiede anche il superamento dell’indigenza e del bisogno. La disponibilità di mezzi materiali, arginando la precarietà che è spesso fonte di ansia e paura, può concorrere a rendere ogni esistenza più serena e distesa. Consente, infatti, di provvedere a sé e ai propri cari una casa, il necessario sostentamento, cure mediche, istruzione. Una certa sicurezza economica costituisce un’opportunità per realizzare pienamente molte potenzialità di ordine culturale, lavorativo e artistico. Avvertiamo perciò tutta la drammaticità della crisi finanziaria che ha investito molte aree del pianeta: la povertà e la mancanza del lavoro che ne derivano possono avere effetti disumanizzanti. La povertà, infatti, può abbrutire e l’assenza di un lavoro sicuro può far perdere fiducia in se stessi e nella propria dignità. Si tratta, in ogni caso, di motivi di inquietudine per tante famiglie. Molti genitori sono umiliati dall’impossibilità di provvedere, con il proprio lavoro, al benessere dei loro figli e molti giovani sono tentati di guardare al futuro con crescente rassegnazione e sfiducia. Proprio perché conosciamo Cristo, la Vita vera, sappiamo riconoscere il valore della vita umana e quale minaccia sia insita in una crescente povertà di mezzi e risorse. Proprio perché ci sentiamo a servizio della vita donata da Cristo, abbiamo il dovere di denunciare quei meccanismi economici che, producendo povertà e creando forti disuguaglianze sociali, feriscono e offendono la vita, colpendo soprattutto i più deboli e indifesi. Il benessere economico, però, non è un fine ma un mezzo, il cui valore è determinato dall’uso che se ne fa: è a servizio della vita, ma non è la vita. Quando, anzi, pretende di sostituirsi alla vita e di diventarne la motivazione, si snatura e si perverte. Anche per questo Gesù ha proclamato beati i poveri e ci ha messo in guardia dal pericolo delle ricchezze (cfr Lc 6,20-25). Alla sua sequela e testimoniando la

libertà del Vangelo, tutti siamo chiamati a uno stile di vita sobrio, che non confonde la ricchezza economica con la ricchezza di vita. Ogni vita, infatti, è degna di essere vissuta anche in situazioni di grande povertà. L’uso distorto dei beni e un dissennato consumismo possono, anzi, sfociare in una vita povera di senso e di ideali elevati, ignorando i bisogni di milioni di uomini e di donne e danneggiando irreparabilmente la terra, di cui siamo custodi e non padroni. Del resto, tutti conosciamo persone povere di mezzi, ma ricche di umanità e in grado di gustare la vita, perché capaci di disponibilità e di dono. Anche la crisi economica che stiamo attraversando può costituire un’occasione di crescita. Essa, infatti, ci spinge a riscoprire la bellezza della condivisione e della capacità di prenderci cura gli uni degli altri. Ci fa capire che non è la ricchezza economica a costituire la dignità della vita, perché la vita stessa è la prima radicale ricchezza, e perciò va strenuamente difesa in ogni suo stadio, denunciando ancora una volta, senza cedimenti sul piano del giudizio etico, il delitto dell’aborto. Sarebbe assai povera ed egoista una società che, sedotta dal benessere, dimenticasse che la vita è il bene più grande. Del resto, come insegna il Papa Benedetto XVI nella recente Enciclica Caritas in veritate, "rispondere alle esigenze morali più profonde della persona ha anche importanti e benefiche ricadute sul piano economico" (n. 45), in quanto "l’apertura moralmente responsabile alla vita è una ricchezza sociale ed economica" (n. 44). Proprio il momento che attraversiamo ci spinge a essere ancora più solidali con quelle madri che, spaventate dallo spettro della recessione economica, possono essere tentate di rinunciare o interrompere la gravidanza, e ci impegna a manifestare concretamente loro aiuto e vicinanza. Ci fa ricordare che, nella ricchezza o nella povertà, nessuno è padrone della propria vita e tutti siamo chiamati a custodirla e rispettarla come un tesoro prezioso dal momento del concepimento fino al suo spegnersi naturale. Roma, 7 ottobre 2009 Conferenza Episcopale Italiana

d’eccezione, realizzato dalla commissione Scienza e fede del Progetto culturale diocesano in collaborazione con l’Accademia Navale di Livorno: la conferenza del professor Piero Benvenuti, astrofisico di fama internazionale che offrirà alcune riflessioni sull’anno internazionale dell’Astronomia. Alla conferenza seguirà un interessante confronto con il professor Ludovico Galleni dell’Università di Pisa e con l’ingegner Valfredo Zolesi, diacono permanente e presidente della Kayser Italia. Durante la settimana per la vita non poteva mancare un momento riservato a chi soffre: la giornata del malato sarà celebrata GIOVEDÌ 11 FEBBRAIO ALLE 18.00 NELLA CAPPELLA DELL’OSPEDALE e sarà animata dai gruppi dell’Apostolato della preghiera e di Rinnovamento nello Spirito. Ultimo appuntamento in programma sarà l’incontro con il dottor Renzo Puccetti, medico, docente di bioetica al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum, fissato per VENERDÌ 12 FEBBRAIO ALLE 21.00 NEI LOCALI DELLA PARROCCHIA DEI SALESIANI, in collaborazione con il Movimento per la Vita di Livorno e i Cooperatori Paolini. Autore di numerose pubblicazioni sul tema della vita, il professor Puccetti parlerà in particolare alle giovani coppie sulla bellezza della nascita di un figlio in una famiglia.

dinamica condotta da uno speaker di Radio Toscana. Poi i giovani si sono suddivisi in dieci ambiti nei quali hanno affrontato e sviscerato le problematiche e le opportunità dei vari mezzi di comunicazione le quali, oltre ai tradizionali stampa, radio e tv, comprende forme più particolari come cinema, teatro, musica. Dopo il pranzo il vescovo di Livorno Giusti ha presieduto la Celebrazione Eucaristica e nell’omelia, partendo dal Vangelo ha ricordato ai giovani quanto sia necessaria la Parola prima ancora delle opere e li ha esortati a fare un profondo discernimento prima di ogni scelta. Il convegno è stato concluso da un docente della Pontificia Università della Santa Croce, il quale ha sintetizzato la condizione attuale dei giovani e dei metodi di comunicazione riconoscendo la necessità di una più profonda conoscenza di questi strumenti affinché servano per diffondere la buona novella. Certo non è possibile pensare con una giornata di studio di esaurire la conoscenza su un argomento così delicato e soprattutto in continua evoluzione come le comunicazioni sociali, per questo la Consulta Regionale della Pastorale giovanile ha deciso che questo convegno sarà la base di partenza per un lavoro che dovrà necessariamente proseguire nei prossimi mesi. G.T.


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TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

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Don Luigi Zoppi del Ceis e Oreste Apolloni

TERZO TEMPO GIOVANI: APPUNTI DI UN’ESPERIENZA ilù, un clown di strada, regala inaspettati sorrisi e magie ai piccoli abitanti delle fogne di Bucarest e con un raggio di speranza tenace e inarrestabile, arriva a mescolarsi con la rabbia e lacrime che portano in cuore e ad entrare nei meandri dell’abbandono dove la povertà, la droga, l’alcool e la prostituzione sono fabbriche di soldi e morte. Così, con ostinata volontà e dedizione, conquista la confidenza di quei piccoli uomini e rinvigorisce in loro la volontà e la capacità di sognare un futuro riscattandoli e creando le condizioni perché a loro volta siano seminatori di speranza e profeti della rinascita. Il messaggio di Pa-Ra-Da, di Marco Pontecorvo, doloroso squarcio sui

La speranza di vivere in unità La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

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bambini di strada, è lo spunto da cui il gruppo Terzo Tempo Giovani ha avviato il dialogo con don Luigi Zoppi del CEIS e Oreste Apolloni del Todomodo realtà aggregative e di recupero presenti sul nostro territorio. Le questioni trattate hanno toccato il senso della vita così come oggi è percepito dai giovani, le esperienze in atto in queste realtà aggregative, il come affrontare la paura e il disagio dell’incontro con la devianza. La domanda posta dai giovani infatti è; come affrontare l’incontro con giovani in difficoltà e cosa fare? Don Gigi e Oreste hanno dato avvio al dibattito rispondendo prevalentemente a questo interrogativo con la ricchezza che possiede chi sta dedicando da molti anni il proprio tempo e le proprie energie al mondo della devianza giovanile e si sta spendendo per recuperare o prevenire i danni di scelte sbagliate. Facendo una diagnosi delle variegate fasce giovanili che si presentano all’Informagiovani o che si presentano nella varie aggregazioni in questione, il sintomo più evidente è un sconcertante fragilità personale di fronte alla quale gli stessi operatori si trovano in difficoltà, si interrogano , cercano soluzioni. Al di là di una facciata di tendenza o dell’ostentazione del benessere materiale, spesso sono il vuoto e il non senso a fare da padroni. Gli atteggiamenti di umiltà, rispetto e ascolto di fronte a un giovane in difficoltà sono il punto di partenza e la premessa indispensabile all’incontro. Ogni persona, anche la più sbagliata, ha molto di buono da dare, il non sentirsi «salvatori» ma ascoltatori rispettosi è la condizione base che bandisce pregiudizi e piedistalli. Fondamentale, poi, è la costruzione di una rete di rapporti e interventi perché certe forme di devianza legate alla droga, all’alcool, al sesso non si possono affrontare da soli. La presunzione di chi si è ritenuto sufficientemente forte da osare l’impresa da solo, ha provocato danni peggiori. Dal linguaggio cinematografico alla riflessione sulla vita: è il percorso che viene realizzato attraverso un ciclo di film pensati dai giovani del gruppo terzo tempo che offre, così, occasioni alternative di dialogo, confronto e discussione. Momenti che lasciano i partecipanti più ricchi e capaci di lettura del presente. Il prossimo appuntamento sarà giovedì 28 gennaio presso la sede di via Fagiuoli, dove, con il film «Train de vie» di Radu Mihaileanu, e la testimonianza di un rappresentante della comunità ebraica sarà affrontato il tema della Shoa. M.S.C.

a scarsa partecipazione all’incontro di preghiera inaugurante la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani non ha frenato l’entusiasmo dei rappresentanti delle diverse confessioni cristiane. La lettura del capitolo 24 del Vangelo di Luca, l’evento della Risurrezione, ha suscitato una serie di riflessioni ed ha guidato lo svolgimento di tutta la settimana di preghiera incentrata, infatti, sul tema “Voi sarete testimoni di tutto ciò”. Ma come essere testimoni del Risorto? Questa la domanda sulla quale il vescovo Simone Giusti ha voluto porre l’attenzione. È necessario annunciare insieme attraverso le opere e la preghiera: rielaborare la storia passata, operare fianco a fianco nel mondo, proseguire il dialogo anche e soprattutto sui temi più contrastanti: queste le tappe fondamentali da percorrere per recare nel mondo la speranza credibile della Risurrezione. Ed è stato il pastore valdese Klaus Langeneeck a sottolineare la necessità

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di portare avanti una rievangelizzazione dell’Europa: ormai la chiese – ha sostenuto - sono piene di cristiani che non sono credenti e che dunque non possono essere considerati veri e propri “testimoni”: figure che raccontano e garantiscono la veridicità di quello che testimoniano. Il mondo chiede oggi ai cristiani un cristianesimo vissuto come fede nel Risorto e non come elemento di scontro culturale. Padre Cipriano Calfa, ortodosso, ha mostrato il legame che intercorre tra l’essere cristiano e l’essere ecumenico per cui l’uno non può essere tale senza l’altro ed ha sottolineato l’importanza della preghiera ecumenica auspicando che l’unità della Chiesa sia sacramento dell’intera creazione, della gloria di Dio e della salvezza di tutti. L’atmosfera che si respirava nella chiesa valdese per la celebrazione conclusiva della settimana ecumenica mostrava il frutto e l’efficacia della preghiera: il coro che aveva attinto le sue voci sia dalla comunità valdese che da quella battista, tra cui la pastora Lidia Giorgi, ed era diretto dal pastore valdese Klaus Lan-

GLI SPETTACOLI DELLA GOLDONETTA: TANTE PROPOSTE PER TUTTI I GUSTI stata presentata alla stampa la programmazione È degli spettacoli che si terranno alla Goldonetta in questi primi mesi dell’anno. Il presidente della Fondazione Teatro Goldoni, Marco Bertini, dopo aver detto che la Goldonetta ha un suo fascino particolare e che è dotata di una grande qualità da un punto di vista acustico, ha sottolineato che essa non è «il ridotto»del Goldoni ma uno spazio teatrale originale, un luogo d’incontro, che viene offerto alla città con una sua propria fisionomia. La Goldonetta si propone di offrire a tutti, specialmente alle nuove generazioni, strumenti moderni e molteplici linguaggi per favorire la riflessione attraverso lo svago, e inoltre potrebbe divenire una leva fondamentale per lo sviluppo della città. Questi concetti sono poi stati ribaditi dall’assessore alla Cultura del Comune di Livorno, Mario Tredici, che ha aggiunto che gli spettacoli proposti nel «cartellone» valorizzano tante persone che hanno vissuto o vivono nella nostra città. Ma quali sono questi spettacoli? Gli incontri avranno varie tematiche: «Classica con gusto», «Jazz and wine», «Parolando», «Danzando» e «Stazioni intermedie». Nella «Classica con gusto» si alterneranno i pianisti Giuseppe Bruno (24/02), Cristiano Grifone (24/03), Sandro Ivo Bartoli (07/04), Carlo Polese con il violinista Alberto Bologni (21/04). Per il «Jazz and wine» si potrà ascoltare il Nino Pellegrini Quintet (26/02), Mauro Grossi and friends (12/03),Tributo a Nina Simone (25/03), durante gli spettacoli si potranno degustare i vini locali proposti dalla Federazione Italiana Sommellier di Livorno. Gli spettacoli di «Parolando» saranno presentati il 21/01, 18/02, 18/03, dall’irriverente affabulatore (così lo ha definito Marco Bertini) Paolo Ruffini che si avvarrà della presenza dell’attrice comica Paola Pasqui e del disegnatore Fabio Leonardi, anche qui si potrà degustare la birra artigianale del ChesNut Pub. Le programmazioni di «Danzando» l’11/02, 11/03 e il 10/04 dove si avvicenderanno le più rinomate Scuole di danza livornesi. Infine «Stazioni intermedie», che affronta e sviluppa le sfide proprie di un’arte in continua evoluzione come quella musicale, vedrà la presenza del Duo Signorini il 2 aprile e della pianista Maria Josè Miguez il 30 aprile. Gi. Gi.

geneeck era lo specchio dell’assemblea che si era radunata e che si salutava e riconosceva non più come appartenenti a quella o all’altra chiesa ma come fratelli che avevano partecipato insieme a quello o all’altro incontro di preghiera. L’intervento di don Piotr Kownacki, dell’ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, ha preso spunto dalla conferenza di Edimburgo di 100 anni fa, prima prova del dialogo ecumenico moderno. Dopo un secolo –ha sottolineato - oggi siamo ancora lontani dal fornire al mondo la testimonianza dell’unità ed è necessario che ognuno si prenda le proprie responsabilità: Cristo sta pregando “perché siano una cosa sola” e noi stiamo ponendo degli ostacoli. La testimonianza deve nascere dall’avvenimento della Risurrezione e si deve nutrire della condivisione delle diverse storie, della fede, dell’esperienza della prova, della fedeltà alle scritture, dell’ospitalità. Don Piotr ha invitato poi a pregare ancora intensamente per l’unità dei cristiani affinché le nostre possano essere comunità sante, vitali, in cui poter veramente condividere la vita; comunità consapevoli della propria identità, che celebrano in continuazione l’evento della fede e rimangono fedeli al messaggio della Risurrezione. È questa la chiesa che lascerà incantato il mondo e l’augurio, ma piuttosto l’impegno, finale a cui ha richiamato don Piotr è stato quello di far sì che nel 2110 altri non si ritrovino ancora a sperare nell’unità ma possano viverla. Flavia Marco

I GIOVANI E LA MUSICA: L’UNITA’ E’ POSSIBILE IL CONCERTO NELLA CHIESA DELLA PURIFICAZIONE E L’INCONTRO DI PREGHIERA ORGANIZZATO DALLA COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO Nella chiesa della Purificazione i cristiani delle diverse confessioni presenti sul territorio livornese hanno potuto sperimentare la forza unificatrice della musica. La serata si è aperta con una breve introduzione del Vescovo che ha spiegato come la conoscenza generi stima e dalla stima nasca l’amicizia ed è stato proprio questo il senso della serata come ha, poi, precisato don Piotr Kownacki: la grande cultura ed il forte spirito russo-ortodosso non sono motivo di allontanamento e di separazione bensì solido terreno di confronto e di scambio, preludio dell’amicizia. La chiesa si è riempita di melodie liturgiche della tradizione bizantino russa, durante l’esecuzione delle quali il pubblico era stato invitato a non applaudire: lo spettacolo si è trasformato in preghiera. Dopo, il coro Russkaja Dusha (L’anima russa) formato da giovani studenti del patriarcato russo a Roma, sono stati eseguiti canti popolari russi ed ucraini e qui il pubblico ha potuto manifestare il proprio apprezzamento per la grande bravura dei ragazzi con lunghi applausi. La forza dei giovani si è fatta vedere anche nella chiesa di San Giovanni Battista nell’incontro di preghiera ecumenica preparato dalla comunità di Sant’Egidio e aperto dall’intervento di una rappresentante della comunità che ha ricordato la tradizione di accoglienza, di collaborazione e di amore per la Scrittura che ha caratterizzato Livorno nei secoli passati. Dopo il suggestivo rito del lucernario che ha mostrato come la luce dei cristiani sia Cristo, Parola di Dio è stato letto nel Vangelo di Luca l’episodio dei discepoli di Emmaus che ha ispirato gli interventi di don Piotr, del padre armeno Joseph Kalekian, della pastora battista Lidia Giorgi che hanno sottolineato l’importanza della fedeltà alla scrittura, dell’ascolto e dell’unità. Anche in questo incontro la musica ha svolto un ruolo molto importante: il coro armeno del seminario di Roma insieme ad alcuni ragazzi ortodossi ha mostrato come sia possibile parlare un unico linguaggio. F.M.

LA BUONA NOTIZIA VIAGGIA SENZA PASSAPORTO Giornata missionaria dei ragazzi

e dovessi definire con un motto questa giornata direi «Uno sguardo dal Pozzo». Dentro il pozzo mi direte, ma non è un errore è proprio uno sguardo dal pozzo perché è da li che mi sono trovato a guardare. Ma andiamo per ordine. Il pomeriggio è iniziato con le parole del vescovo Simone, ad una nutrita platea di ragazzi, riuniti nel salone dell’Istituto Santo Spirito: Avete mai visto un semaforo in mezzo al mare? No vero? Perché il mare non ha confini. Il mondo Dio Padre l’ha fatto così: come il mare. Senza confini. Perché il suo amore è per tutti, di qualsiasi colore si abbia la pelle. Ecco perché la buona notizia può viaggiare senza passaporto. Poi dopo canzoni, diapositive e bans animati magistralmente da Matteo ed i suoi ragazzi è arrivato il momento di scendere nel pozzo miracoloso, ideato

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come pesca di beneficenza. All’interno c’erano i regali che noi attaccavamo agli ami che i ragazzi gettavano senza soluzione di continuità. È lì che lo sguardo dal pozzo mi ha fatto pensare come siamo tutti bambini. Pronti a pescare nel pozzo senza fine dell’amore misericordioso di Dio. A volte esultanti, a volte delusi del dono che si tira su. Così nell’oscuro si è accesa una luce che ha illuminato le mie continue domande di senso.La nostra missione è quella di far riconoscere ad ognuno: esultante o deluso, che ciò che peschiamo ogni giorno dal pozzo è sempre un dono di Dio. Anche per quest’anno i ragazzi missionari ci hanno insegnato qualcosa. Un grazie a tutti e arrivederci al prossimo pozzo: chissà che sorprese? Diacono Mauro Giolli Direttore Ufficio Missionario


TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

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L’ANNIVERSARIO DI DON PLACIDO BEVINETTO

VIAGGIO NELLE PARROCCHIE

Venerdì 5 Febbraio

San Giovanni Bosco DI SIMONE

MARCIS

ON LUCIANO CI PARLI DELLA COMUNITÀ DI SAN GIOVANNI BOSCO «La parrocchia conta circa 6600 abitanti. La comunità che frequenta l’Eucarestia domenicale si aggira intorno al 10%. La liturgia è molto curata, c’è un bel coro con un organo che accompagna le fasi più importanti della messa. Molto curata è inoltre l’animazione liturgica alla quale partecipano animatori, catechisti, ministri straordinari della comunione oltre al gruppo dei ministranti che si prepara settimanalmente. Con la comunità ho un ottimo rapporto e la parrocchia sa gestirsi da sola, è matura, sa andare avanti anche senza il parroco, come l’anno scorso quando sono caduto e rimasto fermo per quasi due mesi». QUALI SONO LE ATTIVITÀ, I GRUPPI ED INIZIATIVE SVOLTE OLTRE ALLA PREPARAZIONE DELLA LITURGIA DOMENICALE? «C’è un Consiglio Pastorale e per gli affari economici, un diacono, Umberto Paolini, la Caritas, il Centro Missionario Parrocchiale. Abbiamo rappresentanti in tutti gli organismi della diocesi. In Avvento e Quaresima si svolgono esercizi spirituali per tutti i fedeli. C’è un gruppo giovanile dai 16 anni in su che ogni 15 giorni partecipa a tutte le attività pastorali. Tra di loro ci sono animatori dei ragazzi e catechisti dei ragazzi più piccoli. Tutti i giovedì dalle 19,30 i ragazzi della catechesi delle elementari e medie si riuniscono e pregano insieme fino alle 20. Dopo una cena comunitaria alle 21,15 segue il cammino del silenzio e della contemplazione e due , tre volte l’anno vanno in ritiro spirituale. Organizziamo un campeggio per i bambini delle elementari, uno per quelli delle medie ed uno per i giovani. La domenica pomeriggio giochi ed animazione per i più piccoli nei locali e spazi parroc-

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on Luciano Musi da 45 anni è parroco, da oltre 25 è a San Giovanni Bosco ed è stato D nominato monsignore lo scorso 13 settembre dal Vescovo di Livorno Monsignor Simone Giusti in segno di riconoscimento per le attività pastorali svolte fino ad oggi, per l’impegno costante nelle varie realtà dove si è impegnato in passato e nel presente, per le qualità umane . Nato a Piombino, in provincia di Livorno, giunse , sfollato con la famiglia nell’immediato dopoguerra in città ed oggi a settantuno anni è sempre molto attivo in parrocchia. Prima di approdare a Coteto è stato nell’ordine viceparroco a San Matteo per 12 anni, un anno cappellano maggiore della Misericordia, sette anni a Gabbro. Attualmente è membro del Collegio dei Consultori. Ha inoltre ricoperto altri ruoli contemporaneamente alle parrocchie: assistente diocesano nell’A.C.R., cerimoniere vescovile, direttore dell’ufficio liturgico e del bollettino diocesano, membro del Consiglio Presbiterale e canonico della Cattedrale 2 anni fa.

I numeri della parrocchia San Giovanni Bosco appartiene al IV vicariato. È in via Toscana, 42 57124 Livorno - Telefono 0586 852472 e-mail parrocchiasangiovanniboscocoteto@yahoo.it parroco monsignor Luciano Musi Casa di Betania 0586 852019 fax 0586 851429 Orario messe feriali: 8,30 e 18,00 sabato: 18,00; domenica:8,30 e 10,30 - Estivo domenicale: 8,00 e 10,00

UNA COMUNITÀ NATA NEGLI ANNI ’60 egli anni ’60 nacquero tre parrocchie in tre rioni diversi: N S.Rosa nella della zona della Rosa, Nostra Signora di Fatima in Corea e San Giovanni Bosco in Coteto. La consacrazione di quest’ultima avvenne nel 1986 con una messa presieduta da Monsignor Alberto Ablondi, vescovo di Livorno. Nel 1990 nacque la Casa di Betania per l’accoglienza dei poveri, nel 1995 furono costruiti il salone ed i locali per la catechesi parrocchiale, nel 2005 fu la volta della Casa del Sorriso che comprende l’oratorio e stanze adibite al servizio della Caritas parrocchiale.

ta al mese in un incontro seguito da una cena comunitaria. Il “Gruppo del sorriso” è formato dagli anziani della parrocchia e una volta alla settimana si riunisce per incontri di catechesi, culturali e ludici». COME RAGGIUNGETE LE FAMIGLIE PER FAR LORO CONOSCERE GLI IMPEGNI PARROCCHIALI? «Ogni domenica esce un depliant che riporta tutti gli impegni settimanali da ricordare, poi c’è il giornalino mensile parrocchiale “In cammino” che da 25 anni racconta quello che si vive qui a San Giovanni Bosco». AVETE ANCHE UN’IMPORTANTE ATTIVITÀ CARITATIVA… «La Casa di Betania e la Casa del Sorriso sono oggi due polmoni importanti per la realtà della parrocchia con locali a disposizione per l’accoglienza dei più bisognosi: vestiario, viveri ed un ambulatorio medico con personale medico e con volontari che assistono più di 3000 indigenti. La Caritas parrocchiale è aperta tutti i giorni feriali escluso il giovedì, dalle 9,30 alle 11,30. I medicinali vengono forniti dal banco farmaceutico mentre i viveri dal banco alimentare e dall’AGEA, dalla Coop di via Toscana con alimenti prossimi alla

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La comunità parrocchiale del quartiere Coteto si presenta: tantissime iniziative per adulti, giovani e bambini. Un’attenzione particolare agli anziani e ai poveri, non solo del quartiere ma di tutta la città

IL PARROCO

chiali. Ci sono due gruppi che sono un punto di forza della parrocchia: gli "Angeli della Consolazione" e le "Sentinelle del mattino di Pasqua”. Il primo composto da ragazzi di elementari, medie e superiori prega insieme in chiesa tutti i sabati e va a trovare gli anziani della parrocchia. Il secondo, composto da universitari e/o lavoratori si incontra con i giovani di Livorno nei luoghi di ritrovo più affollati, all’esterno oppure all’interno, in pub o locali frequentati». LA CATECHESI COME VIENE ORGANIZZATA? «C’è quella per l’iniziazione cristiana, quella per adolescenti e giovani, quella per i genitori che si svolge contemporaneamente a quella dei figli. Abbiamo 18 centri di ascolto della Parola di Dio presso varie vie della parrocchia con altrettante famiglie che ospitano gli adulti che vi partecipano. I gruppi vanno dalle 15 alle 20 unità ciascuno nelle case; si parte con una lettura del brano scelto (quest’anno le lettere di San Paolo) seguita da una riflessione di un animatore con scambio di opinioni tra i vari partecipanti. Gli spazi per le giovani famiglie non mancano perché si riuniscono una vol-

enerdì 5 Febbraio alle ore 17.30 presso la Parrocchia di S. Maria, Giulia e Francesco nella Madonna, S.E.Rev.ma Mons. Simone Giusti, presiederà la solenne celebrazione eucaristica di ringraziamento per i dieci anni di sacerdozio del Rev.do don Placido Salvatore Bevinetto

scadenza, dalla processione offertoriale della messa domenicale. Il progetto Agata Smeralda coinvolge la parrocchia con 160 adozioni a distanza (un bambino a famiglia) di bambini brasiliani di Bahia San Salvador. C’è un gemellaggio con un villaggio della Tanzania, dove abbiamo fatto costruire un pozzo. Un progetto con un villaggio del Madagascar, Imarimandroso dove abbiamo costruito una scuola peri ragazzi del luogo. Abbiamo aderito al progetto “Casa dei bambini di Gesù di Betlemme” che accoglie bambini portatori di handicap. Per queste tre iniziative abbiamo versato circa 100.000 euro e continuiamo ad impegnarci ancora oggi». COME VIENE A CONOSCENZA DELLE PROBLEMATICHE SE CI SONO, IN PARROCCHIA? «Per il parroco è importante visitare le famiglie, specialmente dove ci sono difficoltà, anziani e malati ai quali viene portata la comunione dai ministri straordinari ogni domenica. Il parroco deve conoscere bene i propri parrocchiani con i quali ha sempre avuto un dialogo diretto». UNA INIZIATIVA PARTICOLARE DI CUI LA PARROCCHIA VA FIERA? «Sicuramente la “Ronda

della Carità” che dal Natale del 1996 è un servizio che la nostra parrocchia offre ai più bisognosi, ai barboni, a chi non ha un posto dove mangiare. 64 famiglie ad oggi, a turno, preparano ogni sera pasti caldi per sfamare tante persone dislocate in vari punti della città; 44 volontari con mezzi della parrocchia stessa, portano le vivande in appositi contenitori. Ci sono molti negozi, pizzerie che ci danno una mano nel fornire ulteriori pasti anche il giorno. Un’altra cosa da ricordare è che la Messa domenicale delle 10,30 è celebrata secondo le regole del Direttorio Pastorale delle messe dei fanciulli. È stato prodotto anche un dvd che farà il giro della parrocchie della Diocesi per mostrare come si possa realizzare questa celebrazione della Messa con la partecipazione dei ragazzi». ALTRE PROPOSTE O INIZIATIVE IN PROGRAMMA PER IL FUTURO? «Il prossimo ottobre partirà la quinta missione parrocchiale che tratterà un tema di grande attualità: “Il giorno del Signore”». CI SONO DEGLI ASPETTI SECONDO LEI ANCORA DA CURARE ? «L’unica nota negativa che si verifica qui è l’esodo di ragazzi e di fidanzati che vanno in altre parrocchie perché qui da noi la preparazione ai sacramenti è lunga, seria e quindi non accettata da tutti. Una nota diversa rispetto all’andamento generale delle altre realtà è che ci atteniamo alla dicitura dei sacramenti in cui la Cresima si riceve prima della Comunione. Monsignor Coletti (anche monsignor Giusti oggi) ha concesso l’autorizzazione a procedere per questo nuovo itinerario qui e nella parrocchia S. Andrea dove in quinta elementare si riceve la Cresima ed un anno dopo la Comunione. Qualora i ragazzi abbandonassero la pratica religiosa, lo farebbero dopo aver ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana».

Il 2 febbraio alle 17.30

PROCESSIONE E CELEBRAZIONE DELLA CANDELORA ella festa della Candelora, martedì 2 febbraio, giornata dedicata alla Vita Consacrata, la Diocesi si ritroverà alle 17.30 nella Chiesa della Purificazione (Via della Madonna) per la consueta benedizione delle candele officiata dal Vescovo. Al termine della benedizione dalla chiesa partirà la processione verso la Cattedrale, dove alle 18.00 monsignor Giusti presiederà la celebrazione eucaristica.

N

AGENDA DIOCESANA VENERDÌ 29 GENNAIO - 9.00 il Vescovo celebra la Messa in cattedrale in occasione della festa di don Bosco - 17.00 il Vescovo partecipa all’incontro degli uffici catechistici regionali a Lucca (l’incontro prosegue anche nella mattina di sabato) SABATO 30 GENNAIO - 16.30 incontro dei diaconi permanenti presso la parrocchia di S. Teresa Rosignano Solvay DOMENICA 31 GENNAIO - 10.30 il Vescovo celebra la Messa a San Giovanni Bosco (Coteto) - 16.00 il Vescovo partecipa all’incontro con la comunità neocatecumenale a Casciana Terme LUNEDÌ 1 FEBBRAIO - 12.00 il Vescovo incontra gli studenti dell’ITI in visita della mostra sui magi allestita all’interno del Museo diocesano MARTEDÌ 2 FEBBRAIO - Giornata della vita consacrata. (progr. pag III) da mercoledì 3 febbraio a venerdì 5 febbraio il Vescovo è in ritiro con i seminaristi VENERDÌ 5 FEBBRAIO - 17.30 nella Chiesa della Madonna il Vescovo presiede la celebrazione eucaristica per il 10° anniversario dell’ordinazione di don Placido Bevinetto SABATO 6 FEBBRAIO - 12.30 il Vescovo a Genova tiene un incontro con i catechisti della diocesi ligure sul tema "Il linguaggio della fede e i linguaggi dei ragazzi di oggi: mutuo rapporto" - 21.00 presso il centro culturale diocesano (via delle Galere) il Vescovo partecipa all’incontro organizzato nell’ambito della settimana per la vita (progr. pag I) DOMENICA 7 FEBBRAIO - 10.00 il Vescovo celebra la Messa al Santuario di Montenero trasmessa indiretta su Rete Quattro - 11.30 il Vescovo celebra le Cresime nella parrocchia di S.Rosa - 18.30 il Vescovo celebra la Messa per la giornata per la vita in cattedrale


IV

TOSCANA OGGI

SPIRITUALITÀ

31 gennaio 2010

leggere LA PAROLA

di Giancarlo Bruni*

LA BUONA NOTIZIA DISATTESA z IV Domenica del tempo ordinario: Ger 1,4-5. 17-19; 1Cor 12,31-13,13; Lc 4,21-30

nella sua omelia di Nazaret si 1mandato .èGesù presentato come l’ «io sono a portare ai poveri il lieto annuncio», con lucidità egli legge sé stesso come il sospinto da Soffio di Dio a divenire l’oggi di Dio per i curvati della e dalla vita. Un annuncio inevitabilmente provocatorio, a partire da quanti nella sinagoga avevano gli occhi fissi su di lui (Lc 4,20). La reazione dei concittadini al suo commento al brano di Isaia (Lc 4,18-19) si articola in tre momenti: dalla meraviglia al dubbio al rifiuto. «Tutti gli davano testimonianza», espressione che indica disposizione favorevole da parte degli uditori, «ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca» (Lc 4,22), di un messaggio cioè potente ed efficace che proveniva dalla benevolenza di Dio e che esprimeva il favore di Dio, parola che dalla bocca di Gesù perveniva all’orecchio degli ascoltatori. Annuncio di stupore immediatamente attraversato dal sospetto: «Non è costui il figlio di Giuseppe?» (Lc 4,22), e dalla pretesa: «Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao fallo anche qui, nella tua patria» (Lc 4,23). E quanto accadde a Cafarnao verrà raccontato subito dopo (Lc 4,31). La «cronaca» di Gesù, figlio di Giuseppe uno di noi - di Nazaret (Gv 1,46) in negativo per altri, e la «pretesa» su Gesù, il miracolo non come segno della misericordia di Dio ma come esigita esibizione di potenza per meritare fiducia, a cui Gesù non si presta, hanno impedito ai suoi concittadini di coglierne la diversità, il «segreto», e la novità imbrigliandone quella potenzialità creativa che solo la libera e fiduciosa accoglienza è in grado di fare esplodere. Un divenire ciechi fino allo sdegno, alla cacciata fuori dalla città e al desiderio della sua morte (Lc 4,28-29). Gesù da parte sua attraversa questo mondo di incredulità e prosegue il suo cammino (Lc 4,30) sorretto da una profonda lucidità, tipica di chi conosce il cuore dell’uomo senza farsi illusioni (Gv 2,24-25). La provocazione di questa pagina investe il come accostare Gesù, e quella sinagoga di Nazaret è la fotografia di persone e di assemblee scandalizzate dalla sua umile e datata condizione umana (Lc 7,23), ricche di pretesa miracolistica e possedute dalla segreta convinzione di averne il possesso esclusivo. Illusioni da cui convertirsi che impediscono la conoscenza di lui come medicina e profezia di Dio a ogni creatura, come già Elia e Eliseo (Lc 4,25-27), e la conoscenza della Chiesa come compagnia della fede, della semplice accoglienza di lui come balsamo alla ferita dell’uomo nella Chiesa e al di fuori della Chiesa, come già accadde alla vedova di Sarepta e a Naaman il Siro al di fuori dei confini di Israele. *Eremo delle Stinche - Panzano in Chianti

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AGENDA liturgica z

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Lunedì 1 febbraio Santa Verdiana «Fuggiamo dalle mani di Assalonne» (2Sam 15,1314.30; 16,5-13); «Esci, spirito impuro, da quest’uomo» (Mc 5,1-20) Martedì 2 febbraio Presentazione del Signore (Giornata mondiale per la Vita consacrata) «Entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate» (Ml 3,1-4); «I miei occhi hanno visto la tua salvezza» (Lc 2,22-40) Mercoledì 3 febbraio San Biagio; Sant’Ansgario. A Prato e Firenze Santa Caterina de’ Ricci «Io ho peccato facendo il censimento; ma queste pecore che hanno fatto?» (2Sam 24,2.9-17); «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria» (Mc 6,1-6) Giovedì 4 febbraio Feria; a Fiesole e Firenze Sant’Andrea Corsini «Tu, Salomone, sii forte e mòstrati uomo» (1Re 2,14.10-12); «Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due» (Mc 6,7-13) Venerdì 5 febbraio Sant’Agata «Davide cantò inni al Signore con tutto il suo cuore e amò colui che lo aveva creato» (Sir 47,2-13); «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto» (Mc 6,14-29) Sabato 6 febbraio San Paolo Miki e compagni martiri. A Pescia Santa Dorotea «Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo» (1Re 3,4-13); «Erano come pecore che non hanno pastore» (Mc 6,30-34)

Il ricordo del Seminario: «Sapevamo che Cristo è più forte dell’ideologia nazista»

la parola del PAPA di Andrea Drigani

abato 16 gennaio Papa Benedetto XVI ha Sgliricevuto il sindaco ed una delegazione che hanno conferito la cittadinanza onoraria di Frisinga. Nella biografia del mio cuore - ha esordito il Pontefice - la città di Frisinga ha un ruolo molto speciale, in essa, infatti, ho ricevuto la formazione che da allora caratterizza la mia vita. Il fatto che abbia incluso nel mio stemma il moro e l’orso di Frisinga - ha continuato Benedetto XVI - mostra al mondo intero quanto io appartenga ad essa. In particolare ha poi ricordato quando, nel gennaio 1946, entrò in seminario. Abbiamo vissuto in modo molto «antiquato» - ha detto il Papa - e privo di comodità : eravamo in dormitori, in sale per gli studi, ma eravamo felici, non solo perché finalmente sfuggiti alle miserie e alle minacce della guerra e del dominio nazista, ma anche perché liberi e soprattutto perche eravamo sulla via della nostra vocazione.

Sapevamo - ha proseguito il Pontefice - che Cristo era più forte della tirannia, del potere dell’ideologia nazista e dei suoi meccanismi di oppressione. Sapevamo che a Cristo appartengono il tempo ed il futuro, e che Egli ci aveva chiamati e che aveva bisogno di noi. Sapevamo che la gente di quei tempi mutati, attendeva sacerdoti che arrivassero con un nuovo slancio di fede per costruire la casa viva di Dio. Oggi alle porte di Frisinga - ha aggiunto il Papa - si trova l’aeroporto di Monaco. Chi vi atterra o decolla vede le torri del duomo di Frisinga, vede il «mons doctus» e forse può intuire un po’ della sua storia e del suo presente. Il duomo con le sue torri indica un’altezza che è molto superore e diversa rispetto a quella che raggiungiamo con gli aerei, è la vera altezza, quella di Dio, dalla quale proviene l’amore che ci dona l’umanità autentica. Il duomo di Frisinga - ha osservato

PENSIERI scelti

a cura della Fraternità di Romena

È il corpo a renderci visibili, il corpo la casa ove Dio e l’uomo siedono a mensa. Ma la morte è come varcare la soglia e uscire al sole. David Maria Turoldo Benedetto XVI - indica anche la grande ampiezza di tutti i credenti di ogni epoca che in quell’edificio hanno pregato, mostrando così una vastità che va oltre la globalizzazione, poiché nelle diversità, addirittura nel contrasto delle culture, dona ciò che può unirci : la forza dell’essere amati da Dio. Così Frisinga ha concluso il Papa - rimane per me anche l’indicazione di un cammino.

risponde il TEOLOGO

di a cura della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale

Laicità non significa relativismo: alcuni principi morali valgono per tutti l tema della laicità è fondamentale per il nostro vivere da cittadini dello StaIproblema to, sia da credenti che da non credenti. In Italia, più che in altri paesi, il è sempre stato causa di traumi e scontri ideologici e religiosi, di fratture politiche, culturali. Sembra impossibile trovare alla laicità un significato che possa essere condiviso. Generalmente anche da parte cattolica si afferma che lo stato laico non può essere identificato con morali specifiche per non cadere nello stato etico e che quindi deve garantire a tutti la piena libertà religiosa. È altrettanto condivisibile affermare che laicità non è indifferenza alla morale umana. Vi sono infatti criteri morali comuni che riguardano la persona umana e cioè la dignità, i diritti, la giustizia sociale, l’integrità fisica etc. che si possono sintetizzare credo nella «Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo» di cui lo scorso anno abbiamo celebrato i 60 anni. Però a questo punto mi sorgono dei dubbi relativi proprio all’estensione ed alla interpretazione di questa morale comune che mi sembra da parte cattolica si voglia far coincidere con quella che si definisce «legge naturale». Siamo sicuri che i principi morali, certo legittimi e fondati cristianamente, che difendono la tutela degli embrioni, l’indissolubilità del matrimonio, che stabiliscono limiti invalicabili nel campo dell’accanimento terapeutico si possano trasferire nell’ambito legislativo e così tutto ciò che mette in discussione la famiglia fondata sul matrimonio come convivenze, unioni omosessuali etc. D’accordo, la legge naturale è immutabile, però cambiano gli strumenti per studiarla, le scienze sociali e biologiche fanno progressi continui e quindi la sua lettura non può non modificarsi nel corso della storia. Carlo Giuseppe Rogani Risponde p. Maurizio Faggioni, docente di Teologia Morale a lettera del lettore è formulata in modo così preciso e articolato che è essa stessa, più che una domanda, una riflessione sul tema della laicità. Aggiungiamo qualche riflessione per portare avanti il dialogo e aggiungere qualche riflessione. L’aggettivo «laico», dalla parola «laòs» popolo, ci viene dalla Bibbia in lingua greca dove viene usato per contrapporre ciò che è destinato all’uso profano a ciò che è destinato al culto di Dio. All’interno del popolo di Dio, perciò, diciamo fedele laico il battezzato che non è destinato al ministero sacerdotale, mentre trasportandosi nella società civile - laico è chi non si riconosce in una particolare fede o religione. Cosa ben diversa è il laicismo che nega l’apertura dell’uomo alla trascendenza e propugna l’esclusione sistematica della religiosità e delle sue espressioni dalla vita pubblica. In una società pluralista e multiculturale il terreno di incontro tra coloro che professano una fede e coloro che non la professano può essere soltanto la ragione, ciò che tutti condividiamo come esseri umani. Sotto questo punto di vista il cristianesimo - a differenza di altre fedi e religioni - non trova difficoltà a porre le basi per un dialogo costruttivo perché fa parte del modo di sentire dei cristiani riconoscere il valore della ragione, dono di Dio e segno della divina immagine impressa nell’uomo, e la legittima autonomia delle realtà terrestri, create da Dio con la loro propria consistenza e conoscibili con la luce dell’intelligenza (cfr. Gaudium et spes, 76). La ragione umana secondo la nostra Tradizione teologica - ha la capacità di

L

conoscere ciò che è bene per l’uomo e, per non essere autodistruttiva, deve ordinare la vita delle persone verso il loro bene autentico. L’incontro con Cristo non si sostituisce né si oppone alla ragione, ma svela al credente un ideale di compiuto di umanità e infonde in lui una energia nuova che lo sospinge verso la sua piena realizzazione. Un equivoco diffuso deriva dalla sfiducia nella ragione umana e nelle sue possibilità di conoscere che cosa sia veramente bene per l’uomo, per cui il relativismo morale rappresenta una condizione per il convivere pacifico e democratico (cfr. Evangelium vitae, 70). Ovviamente ognuno ha percezioni e convinzioni soggettive e ciascuno vede le situazioni dalla propria prospettiva, interessi e

lo SCAFFALE

di Maurizio Schoepflin

Matteo Ricci, «intrepido messaggero di Cristo» igante della cultura e della fede»: con queste parole «dente Gdella mons. Claudio Giuliodori, Vescovo di Macerata e PresiCommissione per la cultura e le comunicazioni sociali della Cei, definisce Matteo Ricci, il celebre gesuita marchigiano, del quale nel 2010 si celebra il quarto centenario della morte. Tali parole si trovano nella presentazione di un ottimo volume intitolato Matteo Ricci. Un gesuita nel regno del drago, edito da Rai-Eri e proposto unitamente a un dvd, opera di Gjon Kolndrekaj, regista italiano di origini kossovare. A molti è nota la vicenda di Matteo Ricci, nato a Macerata nel 1552, membro della Compagnia di Gesù, missionario in Cina, capace di instaurare un dialogo vivo e fecondo con la cultura e con il popolo di quel lontano paese. A proposito della personalità del Ricci, ha scritto Benedetto XVI in un messaggio al Vescovo Giuliodori: «Mi associo volentieri a quanti ricordano questo generoso figlio della vostra terra, obbediente ministro della Chiesa e intrepido ed intelligente messaggero di Cristo». La peculiarità del suo impegno - afferma ancora il Santo Padre - è stata quella di «ricercare la possibile armonia fra la nobile millenaria civiltà cinese e la novità cristiana, che è fermento di liberazione e di autentico rinnovamento all’interno di ogni società».

sensibilità, ma ci si deve chiedere se la ragione non abbia in sé la forza ci conoscere che cosa è davvero bene per l’uomo. Non può essere che, per uno stesso malato, sia egualmente bene sospendergli le cure per farlo morire o assisterlo per lunghi anni per rispettare la sua vita fragile o che per una stessa donna sia eticamente indifferente abortire o no. Affermando la sua dottrina sulla legge naturale la Chiesa non fa altro che affermare la possibilità per la ragione umana di conoscere che cosa sia bene per le persone e, quindi, che per una società sia possibile legiferare secondo ragione.

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MESSALE QUOTIDIANO A UN PASSo DAL BARATRO DOV’E’ COLUI CHE E’ NATO? QUALCOSA DI COSI’ PERSONALE IL FUOCO SEGRETO DI MADRE TERESA LA VITA AUTENTICA PREGO DIO CHE MI LIBERI DA DIO LA PAROLA DI DIO OGNI GIORNO COME BATTE FORTE IL TUO CUORE DIARIO DI UN’AMICIZIA

uesta settimana, dal 19 al 23 gennaio, la classifica vede tre Q titoli new entry: il diario di un’a-

San Paolo Piemme San Paolo Mondadori Rizzoli Cortina Bompiani Leonardo I. Einaudi San Paolo

fiamma la società. Il Messale Quotidiano con la nuova traduzione delle letture arriva al primo micizia che ha posto. Le libreaccompagnato Il diario di un’amicizia rie interessate tutta la vita di alla rilevazione con Karol Woytjla Karol Woytjla, questa settimaun commento na sono state la alla Parola di Dio del vescovo di S. Paolo di Empoli, Paoline di Terni Vincenzo Paglia e un saggio Grosseto, S. Paolo di Firenze, Cacon cui Marco Vannini entra nel techistica di Siena. dibattito fra laici e laicisti che inA cura di Stefano Zecchi

In un recente documento della Commissione Teologica Internazionale sulla legge naturale si afferma che «la legittima e sana laicità dello Stato consiste nella distinzione tra l’ordine soprannaturale della fede teologale e l’ordine politico. Quest’ultimo non si può mai confondere con l’ordine della grazia a cui gli uomini sono chiamati a aderire liberamente. È legato piuttosto all’etica umana universale inscritta nella natura umana» (96). La città secolare ha il compito di procurare alle persone che la compongono ciò che è necessario alla piena realizzazione della loro vita umana e di tutelare alcuni beni fondamentali quali il rispetto della vita umana, il legame fra sessualità e genealogia della persona, il bisogno di comunione, l’apertura all’Assoluto. Sulla base di questi valori colti dalla ragione è possibile il dialogo pluralista, ma non relativista. Certamente i beni fondamentali sono colti nel contesto della storia umana e la loro percezione è spesso confusa e crupuscolare, così come cangiante e non univoca la loro attuazione attraverso norme e decisioni concrete. A volte la situazione contingente sembra suggerire che sia meglio tollerare un male che non reprimerlo, talvolta sarà possibile elaborare soltanto leggi imperfette dal punto di vista della tutela integrale di tali beni. Qui sta la fatica della comune ricerca della verità e del bene alla quale a pieno diritto i cristiani, forti della loro esperienza di vita, partecipano accanto a tutti gli altri uomini e donne con trasparenza e lealtà.


TOSCANA OGGI

DALLE DIOCESI

31 gennaio 2010

■ FIESOLE La riflessione del vicepresidente giovani nazionale all’assemblea diocesana

Azione Cattolica, è solo questione di passione DI

GIOVANNI PIANI

annuale assemblea diocesana dell’Azione Cattolica della diocesi di Fiesole – tenuta domenica scorsa, 24 gennaio, presso il Seminario Vescovile – ha chiamato gli iscritti all’associazione a riflettere sul tema «Edificare la comunità: laici associati nella Chiesa e per il mondo». L’assemblea si è aperta con la celebrazione delle Lodi Mattutine, durante le quali don Franco Manetti, per molti anni assistente diocesano e ora missionario in Brasile, ha portato il suo saluto con un pensiero sul brano della liturgia e offerto ai partecipanti una riflessione a partire dal brano del profeta Ezechiele proposto nella liturgia mattutina (Ez 37, 12b14). «Vi risuscito dalle vostre tombe»: naturale è stato per don Manetti rimandare il pensiero alla situazione da lui vissuta in Brasile, ove da ormai qualche anno non esiste più l’Ac, che pure aveva anche là contribuito all’edificazione di un tessuto ecclesiale e sociale. Ben diversa è la situazione in Italia. Qui l’Azione Cattolica è ancora in vita, anche se nel contesto delle nostre Chiese talvolta presenta segni di stanchezza: ne consegue un bisogno di rivitalizzazione che è scopo principale del riunirsi in assemblea, per ritrovare nuovo slancio per l’impegno dei laici nella Chiesa. Tutto nella fiducia che il Signore sostiene la vita della Chiesa e l’impegno dei fedeli: «L’ho detto e lo farò: oracolo del Signore». Don Manetti ha quindi concluso invocando dal Signore «una nuova parola di vitalità per l’Azione Cattolica della diocesi di Fiesole». Quindi il presidente diocesano, Stefano Manetti, ha introdotto il tema dell’assemblea, inquadrandolo nel duplice contesto delle sfide che il mondo attuale apre di fronte all’Azione Cattolica e del piano pastorale diocesano, sottolineando la necessità di cercare, e quindi risanare, le crepe che si sono aperte nella fondamenta della comunità, sia sociale che ecclesiale. La relazione è stata affidata a Marco Iasevoli (nella foto al centro con il Vescovo e il presidente diocesano), vicepresidente nazionale del settore Giovani, che ha invitato i presenti e l’associazione a prendere consapevolezza della capacità di ognuno di superare i propri limiti, nella convinzione che «abbiamo sempre, nascosta, una risorsa per fare qualcosa di più». Ha richiamato a prendere coscienza che «siamo eredi della proposta di una grande idea che

L’

cammina sulle gambe delle persone», ovvero che l’Azione Cattolica deve essere fatta di «persone appassionate che testimoniano cosa è l’associazione». E che quindi ciascun aderente deve sentirsi «pienamente responsabile della bontà e della bellezza del messaggio di Ac». Ha sottolineato la necessità di investire nella passione, che è il mezzo per poter «superare il limite. Ci sono la volontà, l’intelligenza, le competenza: ma c’è bisogno della passione, come strumento di contatto con le persone». Il prendere coscienza che l’associazione vive della passione dei suoi aderenti, costringe ciascuno ad un esame di coscienza e lo pone di fronte ad un compito prioritario, la crescita nella fede. L’intervento si è quindi articolato attraverso tre parole che riassumono il significato e il compito dell’Azione Cattolica: ecclesialità (comunità), laicità, responsabilità. «Il credente vive la comunità come dono, come entità storica che mi ha generato alla fede»; in particolare l’aderente all’Azione Cattolica deve vivere il radicamento affettivo al territorio, luogo di «impegno missionario continuato e perenne», farsi pungolare dalla domanda «perché sono qui ed ora?». Deve riscoprire il senso profondo della comunità, come luogo essenziale dell’impegno educativo: l’Azione Cattolica deve sentirsi comunità educante, luogo di discernimento comunitario, risanare il problema che troppo spesso si presenta, la solitudine degli educatori. Ogni aderente deve sentirsi educatore, anche chi non presta direttamente un servizio educativo, perché tutta la comunità è responsabile dell’educazione e della formazione. Ma la grande sfida è quella della laicità: il primo

tradimento dell’idea di laicità su cui si fonda l’Ac è l’avere, troppo spesso, gruppi Giovani e Giovanissimi costituiti da ragazzi impegnati solo nel servizio educativo in associazione. Scopo dell’associazione non e’ infatti quello di autosostentarsi formando nuove generazioni di educatori, ma la formazione integrale del laico: nel momento in cui l’associazione promuove e forma buoni educatori, deve essere consapevole di formare «buoni figli, fratelli, studenti, cittadini». Deve impegnarsi a scoprire e valorizzare le attitudini di ciascun suo aderente, in modo da poter «divenire santi insieme» e impegnati nei vissuti concreti della società umana, come recita il suo programma triennale attuale. Questo fine va perseguito attraverso l’annuncio persona a persona: «gli educatori di AC sono persone di relazione, missionari dell’ordinario, accompagnano nella vita quotidiana». In questo contesto va inserita un’attenzione presente in Ac: la relazione intergenerazionale, che assume particolare valenza in una società come quella attuale che presente una profonda frattura tra giovani e adulti. L’Azione Cattolica diviene quindi luogo per risanare tale frattura, grazie al dialogo che accomuna giovani e adulti a partire dai valori fondamentali della vita; può quindi essere nel mondo portatrice di novità, nella misura in cui riesca ad esportare questo suo stile che vede gli adulti accanto ai giovani, non come dispensatori di consigli ma come presenza su cui poter contare. L’Azione Cattolica mira a formare laici per la vita nel mondo, fa politica, nel senso nobile ditale termine, ovvero si fa carico dei problemi della società: «l’azione ordinaria dell’associazione è politica perché ha un progetto di

formazione». Molti e interessanti gli interventi dei presenti, tra cui in chiusura quello del Vescovo che ha sottolineato come sia pericolosa la dicotomia tra impegno educativo ed impegno sociale, e quindi come debba essere precisa attenzione dell’Azione Cattolica evitare di avere educatori avulsi dalla realta’ in cui sono chiamati a vivere. Dopo questo primo momento comunitario, i lavori sono proseguiti divisi per settori. Altri momenti unitari della giornata sono stati il pranzo e la celebrazione conclusiva della Messa nella cappella del Seminario, presieduta dal vescovo Luciano Giovannetti (che ha assistito a tutti i lavori assembleari) e concelebrata da mons. Andrea Lombardi, don Paolo Galardi e don Carlo Brogi, assistenti diocesani dell’Azione Cattolica. Nella prima lettura, il popolo, di fronte alla Legge, risponde «Amen, Amen». Partendo da questo mons. Giovannetti ha invitato a riflettere su quanto la parola amen sia il fondamento della storia della salvezza, tanto che nell’Apocalisse è lo stesso Cristo a venire così chiamato: «Dobbiamo ripetere ogni giorno il nostro amen all’ascolto e alla obbedienza della Parola», in modo che il Vangelo non sia astrazione, ma «forma di vita personale, comunitaria e sociale», Parola che viene pronunciata «oggi, per noi». In questo modo il cristiano potrà rivivere l’esperienza di Gesù nella sinagoga di Nazareth riportata nel brano evangelico di questa domenica, e dire «oggi si compie questa parola», in quanto «anche noi siamo consacrati nel Battesimo e nella Cresima, siamo Cristi». Nell’omelia il Vescovo ha sottolineato il ruolo del laico cristiano che deve essere annunciatore, ed in particolare tale si deve sentire il laico di Azione Cattolica, chiamato ad essere «apostolo nella Chiesa e nel mondo». Ha poi aggiunto che come la Chiesa deve vivere al suo interno l’unità nelle parrocchie, nelle associazioni, nelle diocesi, valorizzando il particolare carisma di ciascuno, così pure l’Azione Cattolica deve vivere il proprio carisma all’interno della Chiesa, in profonda collaborazione con i Pastori. Al termine, tra i partecipanti si sentiva la gioia per aver vissuto un momento associativo importante, un’assemblea che ha offerto tanti spunti di riflessione con i quali confrontarsi nel proseguimento della vista associativa e diocesana.

La Fuci a Prato: vivere la fede in Università DI

MARIA CRISTINA CAPUTI

iamo ancora un gruppo piccino, ma «Gualtieri Sl’impegno non manca». È don Gianni che parla e, in qualità di assistente diocesano della Fuci (Federazione Universitari Cattolici Italiani), si riferisce al piccolo, ma efficiente drappello di universitari pratesi che, da quasi tre anni, accompagna nel cammino di formazione. Il prossimo appuntamento è stato fissato per giovedì 11 febbraio, nei locali della parrocchia di San Francesco, alle 21, quando Francesco Bettarini, esperto di storia locale, terrà una relazione sulla figura di Datini. Infatti, ci spiega ancora don Gualtieri, «il cammino che abbiamo scelto di intraprendere quest’anno è legato all’enciclica del Papa “Caritas in Veritate”, ma vorremmo anche comprendere meglio il noto mercante pratese ed il suo ruolo nella vita della città dell’epoca; puntando poi ad una approfondimento della Dottrina So-

ciale della Chiesa». A questo proposito gli studenti ed il loro assistente hanno riflettuto sulla conferenza del prof. Zamagni del settembre scorso che aveva trattato proprio i temi economici emersi dall’Enciclica papale, rileggendo il testo della relazione sono emersi numerosi spunti utili per la discussione ed il confronto. Una prossima tappa sarà quella di incontrare don Pierluigi Milesi con il quale trattare il tema della Dottrina Sociale in riferimento alla situazione specifica di Prato. Per il mese di marzo, nel corso del quale si tiene la settimana dell’Università, il gruppo sta inoltre preparando un incontro su don Luigi Sturzo. «Il nostro – aggiunge l’assistente ecclesiastico – è un gruppo in formazione e l’auspicio è che cresca, anche se la Fuci è una realtà di piccoli numeri, perché la sua proposta - aggiunge don Gualtieri - è particolare: mira infatti a mettere insieme fede e riflessione intellettuale ed intende preparare ed aiutare i credenti

che, attraverso l’Università, iniziano a mettere in gioco le proprie capacità intellettuali, a non lasciar da parte la fede, ma ad inserirla nella futura professione». Lo scorso anno, ad esempio, la presidente uscente, Irene Bellini, studentessa di medicina che è in partenza per l’Erasmus, ha organizzato una interessante conferenza su «Disagio della malattia mentale» che si è svolta a Firenze. Della Fuci pratese fanno attualmente parte studenti di diverse facoltà, sia scientifiche che umanistiche; e di diversi anni di corso; tutti sono impegnati in parrocchia e, sottolinea don Gianni, «l’essere parte della Fuci non toglie nulla alle altre appartenenze ecclesiali, cerca invece di dare il proprio contributo formativo allargando gli orizzonti attraverso il contatto con altri giovani studenti sia della Toscana che di altre regioni d’Italia». Sono infatti di ottimo livello gli incontri organizzati durante l’anno a livello regionale e nazionale.

V

FIRENZE PER LA VITA: L’INCONTRO E LA VEGLIA DI ANDREA

CUMINATTO

omenica 7 febbraio si celebra in tutta Italia la 32ª giornata nazionale per la vita. Per l’occasione il Centro Diocesano di Pastorale Familiare - in collaborazione con il Movimento per la Vita Fiorentino - ha organizzato nella giornata del sabato precedente due eventi cui tutti sono invitati e che vedranno la presenza dell’Arcivescovo Giuseppe Betori al mattino e del Vescovo ausiliare Claudio Maniago la sera. Dalle 9,30 alle 12.30 di sabato 6 febbraio, nel salone del Convitto La Calza, alla presenza di mons. Betori si svolgerà una tavola rotonda dal titolo «Schiavi delle libertà» rivolto in prima persona agli studenti delle scuole medie superiori, ma aperto a tutti. Coordinati dalla giornalista Anna Laura Folena daranno il loro contributo e la loro testimonianza Chiara Amirante (fondatrice della comunità «Nuovi Orizzonti»), Giovanni Moschini (fondatore del «Gruppo Valdinievole lotta alla droga»), Alessandro D’Avenia (Insegnante, scrittore, esperto di comunicazione), Diego Cremona (della Commissione Regionale di Bioetica) e il cantante Nek. «La forza della vita, una sfida nella povertà» è il titolo del messaggio del Consiglio Episcopale Permanente della CEI per la giornata per la vita di quest’anno. Con la consapevolezza di quanto sia vitale conoscere e condividere le indicazioni e le sollecitazioni dei nostri pastori su temi di sempre maggiore attualità, tutti siamo invitati a pregare e riflettere nel corso di una Veglia di Preghiera che avrà luogo, sempre sabato 6 febbraio, nella chiesa di San Salvatore al Monte alle 21. La veglia - presieduta e guidata da mons. Claudio Maniago - sarà articolata in una prima parte di riflessione e in una seconda parte di adorazione, e vuole essere l’occasione per tutti di vivere un’ora di preghiera comunitaria, con la presenza illuminante dell’Eucarestia, stimolati dalle parole della scrittura e da quelle dei vescovi italiani che nel loro messaggio ci dicono tra l’altro: «Anche la crisi economica che stiamo attraversando può costituire un’occasione di crescita. Essa, infatti, ci spinge a riscoprire la bellezza della condivisione e della capacità di prenderci cura gli uni degli altri. Ci fa capire che non è la ricchezza economica a costituire la dignità della vita, perché la vita stessa è la prima radicale ricchezza, e perciò va strenuamente difesa in ogni suo stadio». I programmi completi dell’incontro del mattino e della veglia della sera sono scaricabili dal sito della Diocesi di Firenze (www.diocesifirenze.it) e sono stati inviati e a tutte le scuole e a tutte le parrocchie della diocesi con l’auspicio che ognuno si senta coinvolto. Per informazioni si può far riferimento al Centro Diocesano di Pastorale Familiare: famiglia@diocesifirenze.it, 055-2763731 / 347-2341871 / 3386069698.

D

Cortona, la «legenda» del beato Guido raccontata in un nuovo libro appuntamento è per sabato 30 gennaio, ore 16, presso la biblioteca del LComune ’alle e dell’Accademia Etrusca di Cortona: la professoressa Giulia Barone dell’Università di Roma parlerà sul tema «La vita del beato Guido e l’agiografia francescana». Nell’occasione verrà presentato il libro «Legenda del Beato Guido» a cura di Edoardo Mori. Il beato Guido Vagnottelli fu uno dei primi compagni san Francesco, insieme al beato Vito e a frate Elia, e contribuì certamente in maniera determinante, anche con generose donazioni, dato che apparteneva ad una famiglia benestante di Cortona, alla costruzione dell’eremo delle Celle, tuttora uno dei centri francescani di più alta spiritualità. Quello di sabato è, quindi, un invito a conoscere ed a vivere la spiritualità francescana attraverso uno dei principali, anche se umile, testimone del grande fenomeno di rinnovamento ecclesiale di quel tempo.


VI

TOSCANA OGGI

SPECIALE

31 gennaio 2010

Andrea Balestri con il burattino Pinocchio

Il Pinocchio di Comencini «testimonial» Fratres VITA DELL’ASSOCIAZIONE

DI ANDREA

BERNARDINI

vero, l’ho cercato a lungo, visionando un gran numero di «potente, Èbambini, ma alla fine l’ho trovato. Andrea è rabbioso, preaggressivo, senza compiacimenti intellettualistici. È soprattutto intelligente. Infatti, non ha interpretato il suo ruolo come attore, perché non è un attore, anche se adesso è consapevole di diventare celebre, anche se durante la lavorazione è stato cosciente che stava facendo un lavoro. Non ho mai dovuto dargli una intonazione, perché in fondo Andrea interpretava se stesso. Io, durante la mia carriera, ho avuto molte occasioni di lavorare con i bambini, e non ho mai cercato un bambino che sapeva recitare, ma il bambino che era personaggio. E Andrea è Pinocchio». osì Luigi Comencini scriveva nel 1971 di Andrea Balestri, scelto tra tremila bambini presi dalle scuole elementari di tutta la Toscana come il «Pinocchio» del suo capolavoro, trasposizione televisiva del romanzo di Carlo Collodi «Le Avventure di Pinocchio», stampato per la prima volta nel lontano 1881. «Fui colpito dal suo carattere spontaneo, per niente timido pur avendo all’epoca appena sette anni» dirà il regista italiano. Andrea, uno dei bimbi cresciuti nei palazzoni del quartiere popolare del Cep, recitò senza timori reverenziali a fianco di Nino Manfredi, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Gina Lollobrigida e Vittorio De Sica. Il «Pinocchio» di Comencini andò in onda a puntate sulla Rai. Un successo oltre ogni previsione. A quarant’anni da quella memorabile esperienza, ora Andrea Balestri si lancia in una nuova avventura: la lettura del testo originale di Collodi, accompagnato da musiche ed illustrazioni originali. L’iniziativa viene presentata sabato in una conferenza stampa a Palazzo Gambacorti. Balestri, con il suo spiccato accento toscano, racconterà capitolo dopo capitolo le innumerevoli avventure del burattino più famoso nella storia della letteratura per ragazzi. «L’intento - spiega Andrea - è quello di riproporre una favola senza tempo in maniera attuale». E lo farà attraverso il web. La sua voce sarà scaricabile da iTunes e dal sito del podcast www.pinocchiopodcast.com. L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio dalla Fondazione nazionale Carlo Collodi e anche dal comune di Pisa che ha voluto ringraziare Andrea Balestri per aver portato la sua pisanità in Italia e nel mondo, con una targa di riconoscimento che l’attore ha ricevuto dalle mani del sindaco Marco Filippeschi.

C

Segromigno: un giardino ed una statua dedicati ai donatori di sangue CAPANNORI - Grande festa, nella frazione di Segromigno in Monte nel comune di Capannori. Qui, in occasione dei trentotto anni della locale sede dei Fratres, sono stati inaugurati il «Giardino dei donatori di sangue» e un complesso di edilizia residenziale. Due importanti opere per la comunità, grazie alle quali si è creato uno spazio per la socializzazione e si è data una risposta concreta al fenomeno dell’emergenza abitativa. Ospite d’eccezione di questa giornata, è stato il presidente nazionale dei Fratres Luigi Cardini. I volontari dei diversi gruppi Fratres della zona si sono ritrovati nella sede dei donatori di sangue di Segromigno, per poi trasferirsi nella vicina chiesa e partecipare ad una celebrazione eucaristica officiata da don Miro Matteucci. Inaugurato anche un monumento al donatore: è stato realizzato dal giovane scultore Lorenzo Vignoli ed è stato collocato nella parte più alta del giardino. Raffigura due mani intente nel raccogliere una goccia di sangue. Sul monumento è incisa una frase dello scrittore libanese Kahilil Gibran: «È quando date qualcosa di voi stessi che date veramente». Agli interventi delle autorità presenti è seguito un breve concerto della filarmonica «Puccini» di Segromigno in Monte, una delle formazioni più importanti del territorio capannorese, nata nel lontano 1885 ed attualmente diretta dal maestro Carlo Bardi. La giornata è proseguita nella sala parrocchiale, dove i presenti si sono ritrovati a tavola per gustare le specialità cucinate. Premiati il donatore più giovane Giovanni Petroni, 18 anni compiuti lo scorso mese di aprile e Giuseppe Meschi, che con 101 donazioni è il veterano; quindici nuovi donatori, otto persone che hanno donato dieci volte, tre che hanno donato 25 volte, due con cinquanta donazioni, infine una persona con 75 donazioni.

Con Povia ospite a «Porta a Porta»

Qui il piccolo Andrea è con Nino Manfredi (Geppetto)

Il pisano Andrea Balestri «legge» il romanzo di Carlo Collodi. E dal suo sito web invita: «Compi anche tu, come me, un gesto di solidarietà»

Il podcast in 36 puntate (una puntata a settimana, corrispondente ad ogni capitolo del libro di Collodi) è gratuito, e sarà in uscita a partire dal 30 gennaio. Oggi Andrea Balestri ha 47 anni. Dopo il grande successo televisivo Balestri ha continuato la sua carriera nel mondo del cinema girando altri film come «Torino nera», regia di Carlo Lizzani, con Bud Spencer e Domenico Santoro che in Pinocchio aveva interpretato Lucignolo; la commedia per ragazzi «Kid il monello del West», premiato nel 1976 al Giffoni Film Festival come migliore sceneggiatura, ed infine «Furia nera», regia di Demofilo Fidani. Nonostante il grande successo non si è mai trasferito a Roma per proseguire la carriera cinematografica, che purtroppo è stata interrotta bruscamente. Negli ultimi anni ha partecipato a varie trasmissioni televisive per raccontare la sua esperienza cinematografica, e ha girato due cortometraggi. Ha inoltre partecipato in un cameo nel film «Faccia di Picasso» regia di Massimo Ceccherini, in cui egli viene presentato come «l’unico vero Pinocchio». È spesso ospite presso scuole e manifestazioni di bambini e ragazzi in cui racconta la sua esperienza di bambino-

Negli studi Rai ospite a «Insieme sul Due»

pinocchio, le curiosità relative alla scenografie e agli effetti speciali e gli aneddoti sui personaggi e sulla troupe. Nel 2008 ha scritto il libro «Io, il Pinocchio di Comencini» uscito nel 2008, prefazione di Cristina Comencini, a cura di Stefano Garavelli. Il libro è un dietro le quinte di una vita da burattino: descrive la sua avventura nei minimi particolari svelando tutti i luoghi del set e i rapporti con gli altri attori del film. Non è una biografia redatta da un giornalista di mestiere, ma da un uomo che dopo esser diventato popolare ha faticato non poco a scrollarsi di dosso il ruolo del burattino collodiano. Il testo è corredato da numerose fotografie scattate sul set del film e da una guida dettagliata ai luoghi che hanno fatto da scenario al Pinocchio di Comencini. Vive tuttora nel suo quartiere natale a Pisa. È sposato e ha due figli Pochi sanno che Andrea Balestri è anche un assiduo donatore di sangue della Fratres. «Mi recai a donare per la prima volta al centro trasfusionale di Pisa venticinque anni fa - racconta a Toscana Oggi l’attore incoraggiato dalla mia sorella e dal mio cognato. Da allora sono socio Fratres. E da allora mi reco ogni tre mesi a donare plasma e piastrine. Un valore che ho trasmesso anche ai miei figli». Qual è stata la molla che ti ha spinto a diventare donatore Fratres? «Credo profondamente nella solidarietà verso il prossimo. Per questo ho deciso di compiere un gesto concreto e durevole nel tempo, come la donazione di sangue e plasma». Per la sua tenacia Andrea ha ricevuto, anni fa, la medaglia d’argento del donatore e, prossimamente, riceverà anche la medaglia d’oro. Il nostro, però, non se ne fa un vanto: «sono invece orgoglioso di aver convinto, anche grazie alla mia testimonianza, diverse persone a donare sangue. Perché donare sangue può salvare altre vite umane». Recentemente, in occasione dell’apertura del nuoto sito web ufficiale, Andrea Balestri ha inserito nella home page il logo ed il link diretto alla Fratres. «Andrea Balestri? Un donatore modello»: così il presidente del gruppo Fratres di Pisa Ernesto Berti, che si dice orgoglioso del fatto che anche un illustre cittadino pisano abbia offerto la sua immagine per promuovere la cultura della donazione.

Con OscarTirelli, il creatore del Pinocchio dello sceneggiato di Luigi Comencini


TOSCANA OGGI

CHIESE TOSCANE

31 gennaio 2010

«La mia missione in Brasile, perché tutti abbiano la vita» DI

RICCARDO CLEMENTI

on Franco Manetti, sacerdote della Diocesi di Fiesole, già vicerettore del Seminario fiesolano e ricordato con affetto e stima da tutti i fedeli delle parrocchie in cui è stato, è ormai un brasiliano adottato. Tra qualche settimana festeggerà i 14 anni, tanti quanti quelli trascorsi nella nazione verdeoro come Missionario della Chiesa di Cristo. Ogni volta che torna in Italia per un breve periodo di riposo, l’occasione è propizia per incontrarlo ed arricchirsi con le parole e la testimonianza di un vero uomo di Dio. Don Franco, è passato tanto tempo. Dopo 14 anni, come riassumeresti la tua «avventura missionaria»? «Anzitutto desidero precisare che io non sono un missionario speciale. Sono un apostolo di Cristo che ha cercato di capire e di seguire il progetto di amore preparato da Dio per me. Però, è importante avere chiaro che tutti siamo discepoli e missionari: ascoltare il Padre, abbandonarsi a Lui e lasciarsi guidare dal Suo amore lungo il sentiero della vita è la missione a cui tutti siamo chiamati. Poi, come ci insegna San Paolo, in virtù dei carisimi ognuno sarà chiamato ad un compito piuttosto che ad un altro: ma tutti, dal Sacerdote di una parrocchia italiana a quello in Missione in un altro Paese fino al padre o madre di famiglia, ogni cristiano consacrato o laico è chiamato ad essere missionario nel mondo. È un aspetto che tengo a precisare perché spesso tendiamo a sottovalutarlo e invece, se c’è una cosa che ho capito in questi anni di Brasile, è proprio questa ovvero che ognuno di noi è essenziale laddove il Signore lo invita ad esserlo. A me ha chiesto di farlo prima in Italia e poi in Brasile. Una responsabilità tanto bella quanto affascinante: era il 6 gennaio 1996 quando il Vescovo Luciano mi comunicò la decisione; poco più di un mese dopo, il 15 febbraio 1996, calpestai per la prima volta il suolo di Vitoria do Mearim, nel Maranhao, uno degli Stati più poveri tra i 26 del Brasile. Una terra che da allora mi è entrata dentro diventando la mia vita ed il senso della mia azione apostolica». E qual è, se dovessi dirlo in

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Don Franco Manetti, prete «fidei donum» della diocesi di Fiesole, racconta i suoi 14 anni di esperienza missionaria, tra i drammi della povertà e le speranze di una Chiesa vivace e attenta alle persone

Don Franco Manetti (al centro) ha partecipato, nei giorni scorsi, a un incontro a Firenze con i giovani dell’Opera per la gioventù «Giorgio La Pira»

poche parole, il senso della tua missione? «Penso al Vangelo e a Gesù. E mi vengono in mente le sue parole: “sono venuto perché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. Parole che in Brasile mi si sono inchiodate fin da subito nella mente. Ricordo che, pochi giorni dopo il mio arrivo, una suora, Irma Maddalena, mi condusse in uno dei quartieri più poveri di Vitoria. C’erano bambini che giocavano nel fango, donne abbandonate dai mariti che non avevano niente per sfamare i loro figli e case di fango che cadevano a pezzi. Tanta miseria mi entrò nel cuore. Da lì nacque l’idea del “Progetto famiglie” che coinvolge tanti amici italiani della Diocesi di Fiesole, grazie ai cui contributi in 10 anni siamo riusciti a costruire quasi 200 case e a sostenere tante famiglie. Ma quel giorno, più di ogni altra cosa e prima di qualsiasi intuizione pratica o progetto di natura sociale ed economica, capii che il senso della missione era vivere le parole di Gesù: “sono venuto perché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. Portare la vita, essere incarnazione del Cristo per portare la sua luce a quei fratelli e a quelle sorelle dimenticati dagli uomini e dalla storia. Solo così ogni azione buona a livello sociale trova un senso e dà i suoi frutti. Ecco il senso del mio essere missionario». Come è cambiato il Brasile in questi 14 anni in cui lo hai vissuto?

«Il Brasile è un Paese immenso: 8 milioni di km quadrati e 200 milioni di abitanti che, per densità, sono pochissimi. Una nazione potenzialmente ricchissima, con tante materie prime e risorse naturali di inestimabili valore, quali l’acqua, il petrolio e la foresta amazzonica. Ciò nonostante, a fronte di una minoranza ricchissima e di una classe media benestante che insieme raccolgono circa la metà della popolazione brasiliana, vi è un’altra metà composta da una classe medio-bassa e soprattutto da 40 milioni di poveri. Un dislivello che è conseguenza di un’ovvia maldistribuzione delle risorse e che vede alcuni Stati, quali il Maranhao o il Piauì, soffrire più di altri. Una situazione che tende a rimanere tale per la forte influenza di lobbies e gruppi, quali i latifondisti, che non intendono mollare la loro fetta di potere. Certo, otto anni di Lula hanno inciso: tutti sanno che, nonostante le difficoltà, il Presidente ha dato una svolta alla politica brasiliana e, in un certo senso, anche internazionale. Capacità di stare dentro un sistema di libero mercato, ma attento e dedicato ai poveri. Certo, alcuni interventi quali la riforma agraria sono ancora bloccati per i motivi suddetti, ma certo Lula e la sua azione costituiscono una ragione di speranza in mezzo a tanta sofferenza». E la Chiesa, come contribuisce al riscatto degli ultimi? Che futuro vedi per il Brasile?

«Il Brasile è lo Stato con più cattolici al mondo, oltre il 73% della popolazione. La Chiesa è viva ed è organizzata in Comunità di Base, ovvero gruppi di fedeli laici che nei villaggi o nei paesi si ritrovano per pregare e per portare nel mondo il messaggio di Cristo. Ecco, rispetto all’Italia, il Sacerdote ha un ruolo diverso, perché i laici sono più responsabilizzati, anche se in questi ultimi anni il Brasile ha visto crescere il numero di seminaristi e di preti, tanto che se un tempo li “importava” da altri Paesi ed io sono un esempio, oggi li manda in missione in tanti angoli del pianeta che hanno bisogno della parola salvifica di Gesù. Nel complesso direi che, anche se forse oggi più di ieri e più di quando arrivai, mancano voci profetiche anche nella Chiesa brasiliana, in Brasile c’è una Chiesa vivace, animata da movimenti di forte spiritualità e comunque attenta alla dimensione sociale, basti pensare alla “Campagna della fraternità” che ogni Quaresima affronta un tema di attualità per la società brasiliana. Ci sono, come detto, alcune zone d’ombra in termini di visione profetica e altri problemi con le sette protestanti, alcune in particolari, che non hanno una visione ecumenica e agiscono per dividere. Ma nel complesso la Chiesa di Cristo è sempre portatrice di speranza. E tocca a noi, tutti, essere missionari ed agire “perché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”».

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a Liberia Edizioni Paoline di Pisa è lieta di presentarvi la nostra nuova linea di abbigliamento liturgico.

Casule, stole, talari, camici realizzati con tessuti pregiati e con ricami eseguiti a mano o a macchina; tovaglie confezionate su misura. E poi servizi per l'altare, prodotti artigianalmente e - su richiesta - a mano: orlo a giorno, gigliuccio o uncinetto Maurizio e Roberta Guidato

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Fede e cultura: il premio «Mons. Felici» a don Piero Ciardella uest’anno il Serra Club di Cascina Q consegna il diciannovesimo «Premio mons. Icilio Felici» al teologo don Piero Ciardella, della diocesi di Lucca. La consegna si tiene sabato 30 gennaio alle 15.30 presso chiesa di San Frediano a Settimo di Cascina (Pisa). Prima un concerto della Corale «Catia Cosci», poi la presentazione e la consegna del premio ad opera del governatore di distretto Toscana-Nord del Serra Club, Giovanni Braca. Alle 18 sarà celebrata una messa. Per onorare la memoria di mons. Icilio Felici, sacerdote e scrittore, questo Premio viene conferito ogni anno dal Serra Club di Cascina ad un sacerdote toscano che si sia distinto, oltre che per le indiscutibili doti morali e spirituali, anche per l’impegno profuso in attività letterarie e artistiche di alto valore. Don Piero Ciardella, Direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose «B. Niccolò Stenone» di Pisa collegato con la facoltà Teologica dell’Italia Centrale, nella diocesi di Lucca è direttore dell’Ufficio Cultura, assistente ecclesiastico dei giuristi cattolici e Presidente dell’unione degli artisti cattolici (Ucai). Per le sue attività e iniziative culturali promosse non solo in diocesi di Lucca, il Serra Club ha voluto dargli questo importante riconoscimento. L.M.

I medici cattolici e la «Caritas in veritate»: incontro a Monte Oliveto resso l’abbazia di Monte Oliveto Maggiore si è svolta una giornata di Pmeditazione, riflessione e preghiera organizzata dalla sezione di Siena dell’Associazione Medici Cattolici Italiani (Amci) avente come titolo «L’indicazione caritas in veritate può valere anche per la professione medica?». Relatore dell’evento è stato l’abate monsignor Tiribilli, moderato dal prof. Marzocca. I numerosi intervenuti da tutta la regione sono stati guidati dall’abate nell’interpretazione di alcuni passi dell’enciclica, puntualizzandone e concettualizzandone il messaggio soprattutto per quanto riguarda i medici. La necessità di inserire l’amore non disgiunto dalla verità in ogni atto è emersa come componente irrinunciabile della professione medica, particolarmente in un contesto come quello attuale: del resto è alto il rischio di cadere nel relativismo e nella banalizzazione di aspetti non negoziabili riguardanti il rispetto della persona dalla nascita alla morte. Per questo tutti i medici ed in particolare quelli cattolici devono pregare il Signore di illuminarli in ogni istante della loro vita professionale. A margine dell’evento si è svolta la riunione organizzativa dei presidenti delle sezioni toscane (presenti i rappresentanti di Siena, Volterra, Firenze, Montalcino, San Miniato e Lucca) nella quale è stato definito il calendario del 2010 che verrà reso noto a breve. Francesco De Cesaris


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TOSCANA OGGI

INFORMAZIONE RELIGIOSA/DOSSIER

31 gennaio 2010

Preti e internet: perché il web abbia un’anima

La presentazione del nuovo sito internet della Cei, avvenuta nel dicembre scorso

È dedicato alla «pastorale nel mondo digitale» il messaggio del Papa sulle comunicazioni sociali

LE PAROLE DEL PAPA «I moderni mezzi di comunicazione sono entrati da tempo a far parte degli strumenti ordinari, attraverso i quali le comunità ecclesiali si esprimono, entrando in contatto con il proprio territorio ed instaurando, molto spesso, forme di dialogo a più vasto raggio, ma la loro recente e pervasiva diffusione e il loro notevole influsso ne rendono sempre più importante ed utile l’uso nel ministero sacerdotale» «Ai Presbiteri è richiesta la capacità di essere presenti nel mondo digitale nella costante fedeltà al messaggio evangelico, per esercitare il proprio ruolo di animatori di comunità che si esprimono ormai, sempre più spesso, attraverso le tante "voci" scaturite dal mondo digitale, ed annunciare il Vangelo avvalendosi, accanto agli strumenti tradizionali, dell’apporto di quella nuova generazione di audiovisivi (foto, video, animazioni, blog, siti web), che rappresentano inedite occasioni di dialogo e utili mezzi anche per l’evangelizzazione e la catechesi». «Chi meglio di un uomo di Dio può sviluppare e mettere in pratica, attraverso le proprie competenze nell’ambito dei nuovi mezzi digitali, una pastorale che renda vivo e attuale Dio nella realtà di oggi e presenti la sapienza religiosa del passato come ricchezza cui attingere per vivere degnamente l’oggi e costruire adeguatamente il futuro? Compito di chi, da consacrato, opera nei media è quello di spianare la strada a nuovi incontri, assicurando sempre la qualità del contatto umano e l’attenzione alle persone e ai loro veri bisogni spirituali; offrendo agli uomini che vivono questo nostro tempo "digitale" i segni necessari per riconoscere il Signore; donando l’opportunità di educarsi all’attesa e alla speranza e di accostarsi alla Parola di Dio, che salva e favorisce lo sviluppo umano integrale». «A voi, carissimi Sacerdoti, rinnovo l’invito a cogliere con saggezza le singolari opportunità offerte dalla moderna comunicazione. Il Signore vi renda annunciatori appassionati della buona novella anche nella nuova "agorà" posta in essere dagli attuali mezzi di comunicazione». Il testo integrale del messaggio del Papa è disponibile sul sito ww.toscanaoggi.it

DI ADRIANO FABRIS

uest’anno il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali è rivolto ai sacerdoti. Essi sono chiamati a «esercitare il proprio servizio alla Parola e della Parola». Questo riferimento non deve stupire: tenendo conto che stiamo appunto celebrando l’Anno sacerdotale. E tuttavia, per il suo tema e per il modo in cui esso è trattato, il messaggio s’inquadra all’interno di una riflessione più ampia, che da tempo viene condotta dal Papa, dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali e dalla stessa Chiesa cattolica italiana: quella sui nuovi media, sulle forme corrette della loro fruizione e sul modo in cui essi possono contribuire alla diffusione della Parola di Dio. Su questi temi, d’altronde, è in preparazione un grande convegno Cei, che si svolgerà nel prossimo aprile e che sarà intitolato «Testimoni digitali». Il titolo del messaggio è esplicito: «Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola». In esso viene preso atto dell’ormai definitivo imporsi della comunicazione in rete, del

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suo integrarsi con le altre forme di trasmissione digitale, del suo essere modo di espressione privilegiata del mondo giovanile, delle grandi opportunità di collegamento che tutto ciò offre. Sulla scia di precedenti documenti della Chiesa cattolica – mi riferisco in particolare a due testi del 2002, sempre redatti dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali: «Etica in Internet» e, soprattutto, «La Chiesa e Internet», che rappresenta lo sfondo più adeguato per comprendere il messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali di quest’anno – il Papa sottolinea però il carattere ambiguo di questa multimedialità diffusa. Essa infatti, accanto a evidenti opportunità, comporta anche possibili rischi. Nel messaggio è evidenziato soprattutto uno di questi rischi: l’esigenza di utilizzare le nuove tecnologie unicamente allo scopo di «rendersi presenti»; la volontà di considerare il web «solo come uno spazio da occupare». E invece è necessario adoperarsi per «dare un’anima all’ininterrotto flusso comunicativo della rete», evitando di essere semplicemente a rimorchio del progresso tecnologico. Tutto questo, d’altronde, costituisce una vera e propria sfida sul piano pastorale. Compito primario del sacerdote è, infatti, quello di «annunciare Cristo, la Parola di Dio fatta carne». E ciò ha sempre comportato, da San Paolo in poi, la necessità di un utilizzo consapevole e adeguato delle

modalità comunicative a desideri di assoluto e di verità disposizione. Oggi però non caduche». E lo fa mettendo quest’annuncio può essere al centro una cura rivolta ai compiuto in forme inedite. Il contenuti (che sono frutto di messaggio, anzi, parla di una adeguata preparazione «storia nuova», al cui inizio viene teologica), diretta a coltivare la a trovarsi il sacerdote del nostro spiritualità dei sacerdoti, tempo. Infatti, «quanto più le animata da quelle motivazioni moderne tecnologie creeranno che debbono trasparire anche relazioni sempre più intense e il nell’impegno pastorale sul web. mondo digitale amplierà i suoi In altre parole, il modo adeguato confini, tanto più egli sarà per riuscire a farsi ascoltare è chiamato a occuparsene quello che poggia sulla pastoralmente, moltiplicando il credibilità del testimone: di colui proprio impegno, per porre i che, anche nell’odierno mondo media al servizio della Parola». digitale, è in grado di attestare In particolare, quella «vita ciò che sempre nuova» Benedetto XVI caratterizza che viene sottolinea anche questa «storia «generata nuova» è il dall’ascolto del il carattere ambiguo mutamento Vangelo di della multimedialità dell’idea di Gesù». diffusa, che comporta Il testo sul «universalità» che l’utilizzo «sacerdote e la opportunità e rischi delle nuove pastorale nel tecnologie mondo digitale» comporta e, di conseguenza, il si rivolge anzitutto a coloro che mutamento del concetto stesso sono chiamati ad annunciare il di «cattolicità». Nel mondo Vangelo. Essi sono invitati a farlo digitale, ormai, tutti siamo cogliendo le singolari connessi con tutti. Almeno opportunità offerte dalla virtualmente. Il problema moderna comunicazione. Lo primario, dunque, non è più debbono fare con saggezza, quello di raggiungere le persone certo, ma senza paura. Cercando alle quali annunciare il Vangelo, alleanze anche con gli uomini di ma è quello di riuscire a farsi buona volontà che operano in ascoltare. Ciò è tanto più difficile maniera più o meno in un contesto di overdose professionale all’interno dei informativa e di confusione, processi comunicativi. Il tutto nella società dello spettacolo, di allo scopo – come veniva elementi essenziali e superflui, ricordato nel messaggio dello sacri e profani. scorso anno – di «promuovere Proprio a partire da ciò una cultura di rispetto per la Benedetto XVI delinea una vera e dignità e il valore della persona propria «pastorale nel mondo umana». Anche all’interno del digitale», che tenga conto «anche mondo digitale. z testo del Messaggio del Papa su di quanti non credono, sono www.toscanaoggi.it sfiduciati e hanno nel cuore

«Giovani on air»,la pastorale giovanile nell’era della comunicazione di massa iovani on air» è il titolo del convegno regionale di pastorale giovanile che quest’anno si è svolto a Quercianella (Livorno) domenica 24 gennaio. Un appuntamento ormai consolidato che ha visto oltre 150 giovani provenienti dalle varie diocesi toscane affollare «Villa Maris Stella», l’accogliente struttura gestita dalle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli. Il tema del convegno di questo anno, come si può intuire dal titolo, ha riguardato il rapporto con i mass media: «I giovani - ha affermato mons. Giovanni De Vivo, Vescovo di Pescia e delegato della Conferenza episcopale toscana per i laici e la Pastorale Giovanile - possono e devono essere protagonisti sulle piazze più vaste dei vari mondi della comunicazione». Inoltre una riflessione sul valore di questo incontro: «È un momento positivo - ha aggiunto De Vivo - di formazione, condivisione e di gioia. Dal Duemila ad oggi ho sempre insistito di non lasciare l’appuntamento regionale: se ben fatto produce buoni risultati». I lavori sono stati aperti dalla brillante introduzione di Alessandro Masti e Giacomo Guerrini di Radio Toscana che, con una vivace diretta radio, hanno presentato i dieci gruppi di studio, ognuno curato da una diocesi diversa. Si è potuto così riflettere sulle potenzialità, i rischi e gli aspetti positivi dei vari mezzi di comunicazione: la moda (Prato), web e telefonia (San Miniato), cinema (Firenze), pubblicità e fotografia (Massa Carrara), quotidiani (Volterra), riviste (Fiesole), radio e musica (Pistoia), teatro (Siena), videogames (Arezzo). A coordinare i lavori dei vari laboratori, esperti del settore. Ad esempio Francesco Mininni, collaboratore di Toscana Oggi, ha curato quello sul cinema: «I film hanno una capacità educativa enorme - ha detto - essi sono un grande strumento per far riflettere, capire il presente e divertire: è importante però

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Il convegno regionale, a Quercianella, ha visto gruppi di studio su radio, tv, telefonini, teatro, giornali e videogames saperli usare». Momento centrale della giornata è stata la celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo di Livorno, mons. Simone Giusti: «La pastorale giovanile - ha affermato durante l’omelia - deve radicarsi nell’esperienza di Dio: la gente vuole incontrare il Signore. Dobbiamo essere persone che fanno incontrare Dio». Ha concluso i lavori l’intervento di Juan Narbona, giornalista e professore di comunicazione digitale alla Pontifica Università della Santa Croce (Roma), che ha avuto il compito di fare sintesi dei contributi emersi dai gruppi di studio: «I giovani di oggi sono immersi in un continuo dialogo che non si ferma. Questo ha i suoi aspetti negativi come l’eccessiva dipendenza dagli altri, l’incapacità di stare da soli, in silenzio; d’altra parte si moltiplicano i contatti, le persone sono sempre più prossime, possiamo mantenere tante amicizie, ma occorre mettere un freno». Il professor Narbona ha precisato anche come sia importante far vedere ai ragazzi che tutti i mezzi di comunicazione non sono mai neutrali, ma devono essere accostati con spirito critico, tirando fuori le idee buone, conformi al messaggio cristiano. Ed ecco ora alcune voci dei tanti protagonisti di questa giornata, tutti d’accordo sull’importanza e la gioia di collaborare e confrontarsi insieme, come ha sottolineato anche don Danilo Costantino, referente regionale per la pastorale giovanile: «Mi preme ribadire la sinergia che è nata con questo convegno, un appuntamento che è frutto della collaborazione tra le varie diocesi e che non

vuole essere un evento, ma un cammino comune». Ida, della diocesi di Pescia, torna a casa soddisfatta: «Da questo incontro porto con me lo stimolo a confrontarmi e riflettere: è necessario trovare gli aspetti buoni dei mezzi di comunicazione e su di essi fare leva». Contenta pure Silvia, da Fiesole: «Bisogna riscoprire la centralità dell’amore, anche nel campo dei media». Don Marco, diacono fiorentino, ha apprezzato l’idea di questo convegno come momento di condivisione e ascolto dei giovani sui temi di oggi:"La comunicazione è un’urgenza pastorale perché Gesù è la Parola di Dio ed annunciare Gesù è portare la Parola di Dio agli uomini". Gabriella, di San Miniato, riprende invece le frasi di mons. Giusti: «È fondamentale ritornare alla essenzialità della vita cristiana. La giornata di oggi è stato un confronto/incontro positivo, un’esperienza di comunione tra le diverse chiese della Toscana». Cinzia, arrivata da Massa Carrara insieme ad un gruppo numeroso di ragazzi e ragazze, si è detta consapevole delle difficoltà di saper usare correttamente i mass media con gli adolescenti. Infine Riccardo e Luca, rispettivamente di Volterra e Pistoia, hanno richiamato l’utilità di esperienze come questa di Quercianella: «È un modo per condividere idee e difficoltà, per avere una visione più ampia del quello che è il panorama giovanile». La riflessione sul rapporto tra giovani e mass media non finisce. Per ulteriori aggiornamenti: www.giovanionair.it Stefano Liccioli


La Settimana - n. 4 del 31 gennaio 2010  

Settimanale della Diocesi di Livorno

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