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IL GRANELLO DI SENAPE Via del Seminario, 61 57122 Livorno tel. e fax 0586/210217 lasettimana.livorno@tiscali.it Notiziario locale

Direttore responsabile Andrea Fagioli Reg. Tribunale Firenze n. 3184 del 21/12/1983

7 novembre 2010

L’Assemblea DIOCESANA

di Eleazar

Custodi di fragilità Tra noi e l’inferno o tra noi e il cielo c’è solo la vita, che è la cosa più fragile del mondo (Blaise Pascal) Di fronte alle cose ultime, non possiamo che vederci fragili. Viviamo nelle cose penultime e non tutto ci è chiaro. Se di fronte a questa fragilità, ci lasciamo prendere dalla paura ecco che ci difendiamo, chiudendoci in noi stessi e facendo quadrato intorno alle nostre certezze. Ma esiste un’altra possibilità: quella, non di difendere ma di custodire la nostra fragilità. Di prendercene cura, lasciando che diventi sempre più il luogo dell’incontro con l’altro, con gli altri e con Dio. La fragilità allora diventa la condizione per sperimentare la verità delle relazioni, che fanno crescere e maturare. A condizione che in esse ci mettiamo in gioco sempre di più, facendo venire meno le nostre difese e le nostre paure. Così ha vissuto Gesù: la sua carne fragile e mortale è diventata il luogo in cui Dio ha incontrato gli uomini, e in cui gli uomini hanno potuto fare l’esperienza di un Dio compassionevole e misericordioso.

Domenica 7 novembre, a partire dalle 15.30 presso la parrocchia di Santa Lucia è in programma un nuovo incontro dei 400 membri dell’assise diocesana

GIOVANI e FAMIGLIA, saranno queste le «categorie» al centro del dibattito sulla sfida educativa. Le schede 3 e 4 faranno da traccia ai lavori

«I giovani avvertono come vera solo la loro esperienza personale: questo è il tempo in cui la Chiesa deve poter dire: “vieni e vedi”»

CHIARA DOMENICI

«Ciò vorrà dire – si indica nelle linee pastorali della traccia - curare una preparazione remota al matrimonio già nell’ambito della pastorale giovanile educando i giovani all’affettività; curare molto l’orientamento vocazionale dei giovani al matrimonio nonché la loro preparazione alla celebrazione del medesimo come culmine della loro iniziazione cristiana ricevuta nella fanciullezza e nell’adolescenza; dare continuità ai gruppi dei fidanzati con gruppi di giovani sposi, valorizzando in ogni modo i gruppi, le associazioni e i movimenti di pastorale familiare; promuovere servizi a favore della famiglia, (smuovendo l’opinione pubblica affinché le istituzioni realizzino servizi sociali a favore e a sostegno della famiglia o se necessario promuovendoli direttamente); dando la testimonianza di una concreta solidarietà con le famiglie in difficoltà offrendo ad esse in casi di estrema necessità, alloggio e lavoro». Insomma, prendersi cura della famiglia a 360°, riconoscendo in essa il punto da cui partire per l’intera attività pastorale.

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iovani e famiglia, saranno queste le «categorie» a cui dedicherà l’attenzione la prossima Assemblea diocesana. Al centro del dibattito sull’educazione infatti ci saranno proprio le schede 3 e 4 intitolate: «La soglia delle decisioni per dare un volto al futuro» e «Il matrimonio? Solo per chi sa amare!». Per i giovani la traccia di riflessione parte dalla necessità di comunicare la fede attraverso un percorso kerigmatico come spiegato nella scheda 3: «I giovani avvertono come vera solo la loro esperienza personale e pertanto questo è il tempo in cui la Chiesa come già l’apostolo Filippo, deve poter dire: “vieni e vedi”. È questo il tempo della via che chiameremo della Bellezza. Il tempo in cui della Bellezza bisogna non solo parlare, ma indicarne la via affinché ciascuno, se vuole, personalmente, la veda, la gusti, l’assapori e l’ami». Per questo la comunità cristiana è chiamata a: rendere visibile il Mistero della salvezza; rendere visibile il grande sì della fede; rendere

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PER RIFLETTERE/1

LE DOMANDE TRACCE Alcune domande come traccia di riflessione per il lavoro nei gruppi 1. La proposta educativa è chiara, non è chiara, lo è solo in parte, perché ? 2. La proposta è condivisibile pienamente, solo in parte, per niente; ovviamente motivando il giudizio. Cosa si aggiungerebbe o si modificherebbe ? 3. E’ una proposta fattibile per le parrocchie della diocesi ? Quale riforma chiede alle parrocchie? 4. Quale collaborazione sarà necessaria a livello inter parrocchiale o vicariale ? 5. Quale supporto dovrà dare la Diocesi e le Consulte diocesane della Pastorale Giovanile e Familiare ? 6. Quale formazione dovrà caratterizzare gli animatori della pastorale familiare o giovanile ? 7. Quale ruolo dovranno svolgere i presbiteri, i diaconi, i religiosi/e ? Ogni gruppo è chiamato, al termine dei lavori, a consegnare alla Segreteria del Consiglio Pastorale Diocesano, una sintesi della discussione avvenuta.

Per dare un volto al FUTURO L’Assemblea sul progetto educativo visibile il sì all’amore umano e alla vita; rendere visibile la gioia cristiana; accogliere i veri valori della cultura contemporanea. Per concretizzare questa mistagogia, intesa come partecipazione sempre più profonda al mistero di Cristo («il mistagogo è colui che prende per mano i fratelli e, per il sentiero della fede, li introduce nel mistero, cioè li porta a incontrarsi vitalmente con Cristo») occorre rinsaldare certi strumenti pastorali come i «gruppi di animazione vicariale», costituitosi da un paio di anni in Diocesi, guidati da alcuni presbiteri giovani e formati dagli educatori dei preadolescenti e adolescenti delle parrocchie e associazioni e movimenti ecclesiali presenti

nel territorio. Occorre inoltre avviare percorsi (14-18 anni) di ripresa e di approfondimento del vissuto cristiano, in vista della professione di fede (19 anni); promuovere momenti di lectio sulla Parola con il vescovo, accompagnati dalla possibilità di vivere il sacramento della Riconciliazione e cammini di direzione spirituale; educare alla preghiera e alla comprensione dei gesti liturgici; porre un’attenzione particolare ai luoghi della vita (scuola, gioco, sport, strada, lavoro...) per raggiungere i più lontani; predisporre esperienze di pellegrinaggio che aiutino ad orientare verso un meta. Ma per operare davvero un coinvolgimento dei ragazzi

occorre inderogabilmente prendersi cura delle famiglie e metterle al centro dell’intera pastorale diocesana. «I padri e le madri – si sottolinea nella scheda 4 vanno aiutati in questa loro missione, che non poche volte appare come molto gravosa e talora persino sproporzionata rispetto alle loro forze culturali, psicologiche e fisiche. Nella sua attenzione pastorale, perciò, la Chiesa dovrà innanzitutto esercitare il "ministero della consolazione" e infondere così fiducia e coraggio in quanti trovassero troppo faticoso il concreto svolgimento del loro compito educativo. A tale scopo, mentre si richiama il dovere proprio e insostituibile,

originario e primario della famiglia, sarà necessario mostrare come la missione educativa sia un dono e come essa sia frutto di amore: come tale è strettamente legata al matrimonio che si fonda sull’amore e che nell’amore cresce e si perfeziona. Si dovranno, cioè, aiutare i genitori a ritrovare nel loro matrimonio, vissuto nella logica di un’autentica spiritualità, la radice più vera della possibilità e della capacità di educare; ad essi si dovrà infondere quella fiducia e quella serenità che nascono dalla consapevolezza che, attraverso il sacramento del matrimonio, sono stati resi partecipi dell’amore stesso di Dio Padre, di Cristo pastore e della tenerezza materna della Chiesa».

Il PROGRAMMA della giornata

L’introduzione del Vescovo, poi i lavori per commissioni vicariali Ecco il programma dettagliato dell’Assemblea Diocesana che si svolgerà nei locali della parrocchia di Santa Lucia ad Antignano domenica 7 novembre:

(a cura del Segretario del Consiglio Pastorale Diocesano)

ORE 15,30 Preghiera allo Spirito e meditazione Vescovo

ORE 16.10 Presentazione schede 3 e 4 e illustrazione del lavoro in atto nelle due Consulte (a cura dei Direttori delle Consulte di Pastorale Giovanile e di Pastorale Familiare)

ORE 16.00 Introduzione ai lavori: il lavoro in atto nel Consiglio Pastorale Diocesano.

ORE 16,30 - 18.30 Lavoro per Commissioni Vicariali.

I Vicari Foranei e i Sacerdoti Responsabili Vicariali della Pastorale Giovanile, coordinano i lavori dei gruppi. I rappresentanti di ogni singola parrocchia (almeno due per ogni Comunità) si suddividono nei gruppi vicariali per esaminare rispettivamente la schede 3 o 4. Dovranno valutarne primariamente la parte normativa della scheda e successivamente (se vi sarà tempo) quella orientativa. ORE 18.30 Preghiera conclusiva di supplica al fine di avere il dono della sapienza per essere capaci di fare le scelte pastorali giuste per il bene della Chiesa Locale

PER RIFLETTERE/2

In sintonia con gli orientamenti dei Vescovi

necessario un progetto educativo diocesano condiviso, attuato con originalità e attenzione al territorio, in ogni parrocchia, articolato per ambiti e situazioni di vita. Il soggetto è la comunità parrocchiale e in essa e per essa, la Comunità Educante Parrocchiale formata dal parroco e dagli educatori di tutto l’arco formativo. La meta è una vita cristiana scelta come sequela di Gesù di Nazareth incontrato e amato.

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LA SETTIMANA DI LIVORNO

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I FILI della memoria di Gianluca dela Maggiore

■ IL CASO Giusta la foto?

Orlandini con la divisa da fascista? Sì, ma c’è un perché n nostro lettore ci ha telefonato nei giorni scorsi stupito di trovare a corredo dell’articolo in cui si ricordava la scomparsa del noto antifascista cattolico Renato Orlandini (cfr. La Settimana, 24 ottobre 2010, pag. VII), una foto che lo ritraeva… con una divisa fascista a fianco di don Roberto Angeli. E il lettore non si sbaglia affatto! «Quella - rammentava Orlandini quando mi consegnò la foto e vide la mia sorpresa - è propria una divisa fascista e precisamente della milizia ferroviaria». Ma era stato il Comitato di Liberazione Nazionale di Livorno a distaccare Orlandini e l’altro cristiano sociale Luciano Merlini nella polizia ferroviaria livornese perché fornissero – come poi effettivamente riuscirono a fare – preziose informazioni utili alle azioni di sabotaggio contro i tedeschi della resistenza livornese. È anche don Roberto Angeli a ricordarlo nel suo Vangelo nei lager: «Orlandini e Merlini – scrive il sacerdote – furono distaccati per qualche tempo dal Cln presso la polizia ferroviaria dove la loro presenza risultò molto utile per gli ambienti della resistenza» (cfr. Vangelo nei lager, Firenze, La Nuova Italia, 1964, p. 24). E nella relazione sull’attività clandestina che i cristiano sociali consegnarono al Cln a liberazione avvenuta, si ha un dettaglio delle informazioni che il gruppo cattolico fornì al Cln fiorentino: «Vennero segnalati - si legge nella relazione - movimenti delle divisioni Germaniche e tutti gli accantonamenti della divisione Goering attestatasi nella nostra zona. Contemporaneamente vennero segnalati da due compagni fatti arruolare nella Polizia Ferroviaria, i movimenti ferroviari che in quei giorni si svolgevano intensi per il trasporto delle divisioni mongole; da questi due compagni vennero sottratti pure documenti riservati riguardanti il traffico militare ferroviario». Quella foto dunque appare quasi un simbolo della sfrontatezza e del coraggio dei giovani livornesi (Orlandini aveva allora 20 anni…) nella lotta di liberazione. Ricordo quanto Orlandini tenesse a quella foto, «è la più importante che ho, quella a cui tengo di più», ripeteva. «Certo – ricordava ancora con commozione in quella occasione – anche don Angeli non fu molto prudente, ci facemmo quella foto in un fase delicata del periodo clandestino, e addirittura mi scrisse una dedica molto esplicita nel retro della foto…». Di fatto i cristiano sociali livornesi quando entrarono nel Cln di Livorno nelle immediate ore successive all’8 settembre del 1943 (con Orlandini, don Angeli e Merlini c’erano anche Aroldo Figara e Renato Pini, il quale cadde a poche ore dalla liberazione di Livorno colpito da fuoco amico) si distinsero subito per la loro attività di spionaggio: don Angeli, ad esempio, era addetto al Servizio Segreto nella Divisione “Lanciotto Gherardi”. Ma grande fu l’apporto anche nell’opera di assistenza agli ebrei e nell’assistenza ai prigionieri alleati, agli sbandati e ai giovani renitenti attraverso la creazione di una rete di aiuti che, con base a Livorno, si estese alle zone della Garfagnana, del Mugello, del pistoiese, delle Apuane, del grossetano e del modenese.

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■ L’ANNIVERSARIO Alla Goldonetta un talk-show ha ripercorso le tappe del sindacato livornese

I 60 anni della Cisl Lo scorso 29 ottobre presso il teatro La Goldonetta è stato celebrato il sessantenario della Cisl livornese. All’evento hanno partecipato decine di persone: tra il pubblico dirigenti e militanti attuali, ma anche vecchi leader del passato. L’iniziativa, fortemente voluta dal segretario provinciale della Cisl Giovanni Pardini, si è aperta con la proiezione di foto storiche e vecchie immagini del passato, la maggior parte delle quali in bianco e nero. Fra i presenti in sala c’è anche chi non ha potuto trattenere le lacrime. La celebrazione del “sindacato nuovo” è proseguita con il talk show condotto dai giornalisti Sara Chiarei e David Evangelisti. Sul palco sono stati invitati alcuni ex segretari provinciali (Ettore Bettinetti e Giancarlo Picchi) e alcuni nomi di spicco del sindacato nato a Livorno nel febbraio del 1950. Insieme a Bettinetti e Picchi erano presenti Carmelo Triglia,

L’ INTERVISTA

Alceste Muti, Carlo Marsili, Alberto Faccendoni, Carlo Barsi e Umberto Roberti. Bettinetti ha ricordato gli anni della nascita della Federazione sindacale unitaria, sottolineando inoltre l’importanza della formazione sindacale per la filosofia Cisl. Picchi ha parlato delle difficoltà vissute all’interno delle fabbriche nel periodo relativo al taglio della scala mobile. Le lotte all’interno del Cantiere sono state al centro dell’analisi di Triglia mentre Muti ha tirato in ballo le prime rivendicazioni sindacali nei suoi anni di lavoro all’interno delle cave dell’Elba. Marsili è stato chiamato in causa per ricordare le fasi cruciali del commissariamento del 2005. L’attuale leader dei pensionati ha poi lanciato la sfida: “Tra una decina d’anni avremo più tesserati della Cgil”. Faccendoni ha ricordato le battaglie della Fim mentre Barsi e Roberti hanno delineato le fasi cruciali delle ri-

vendicazioni sindacali a Rosignano e Piombino. Il talk show è stato impreziosito dai frequenti interventi da parte dei presenti in sala. La celebrazione è proseguita con il pezzo teatrale di Roberto Scarpa sulla vicenda dell’imprenditore e politico Adriano Olivetti. L’evento si è concluso con gli interventi del leader provinciale Giovanni Pardini e del segretario nazionale Maurizio Petriccioli. (d.e.)

Ettore Bettinetti, segretario provinciale dal '70 al '79 ripercorre le tappe del suo impegno nel sindacato

Nel ’72 il vescovo Ablondi, con una mossa a sorpresa, volle incontrare i rappresentanti di Cgil-Cisl-Uil. «Volevamo camminare insieme, pur nelle diversità dei ruoli» uando diventai segretario generale della Cisl livornese non era un periodo semplice: erano gli anni dell’aumento della spesa pubblica, dello shock petrolifero, dell’inflazione e delle crisi settoriali. Per la Cisl di Livorno furono anni di grandi battaglie in mezzo al guado di una profonda crisi economica ai suoi albori». Lo ricorda così Ettore Bettinetti il quadro generale in cui si inserì la sua esperienza da segretario provinciale della Cisl livornese. I rovesci del ’68 aprivano per l’Italia la tempesta degli anni ’70, col grigio piombo del terrorismo, e il nero pece del crollo di tutta un’economia. E proprio in quel decennio duro Bettinetti resse il timone del sindacato “bianco”, dal 1970 al 1979 (per poi ricoprire incarichi a livello regionale e in una struttura sperimentale del Ministero del lavoro). Un periodo a cavallo del quale cominciò anche per Livorno una crisi economica che per certi versi non è ancora terminata. È infatti a partire dalla metà degli anni ’70, con la crisi delle industrie a partecipazione statale, che i morsi del dissesto economico cominciarono a farsi sentire con più acutezza anche in provincia: dal 1974 la disoccupazione tornò a crescere (2.692 i senza lavoro), per poi procedere inarrestabile (i disoccupati saliranno a 4.477 nel 1979, poi 8.008 nel 1983 e 12mila nel 1990). Bettinetti diviene segretario provinciale

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Ettore Bettinetti (a sinistra) in un comizio a Portoferraio del 1970

«Al timone della Cisl nella tempesta degli anni ’70» della Cisl il 17 dicembre 1970, raccogliendo 37 voti su 39 e andando a sostituire il dimissionario Giorgio Poggialini che il sindacato lo aveva retto per 7 anni. Bettinetti, i ’70 furono anni duri: ma quali sono le battaglie e le vertenze che ricordi di più? «Erano gli anni del terrorismo, nei quali il sindacato molto si impegnò per evitare al Paese involuzioni antidemocratiche e per combattere i tentativi di coinvolgimento nella ideologia della violenza. Il problema della unità sindacale organica nell’autonomia da ogni controparte fu un percorso che segnò tutte le organizzazioni dei lavoratori. In tale quadro, che talora assunse i toni della drammaticità, anche a Livorno, affrontammo i problemi strutturali emergenti con particolare impegno. Una vertenza importante fu quella per mantenere i livelli occupazionali nell’azienda multinazionale Solvay che dal 1970 al 1973 aveva visto diminuire gli occupati di 400 unità e che richiese l’intervento dello stesso ambasciatore belga, a Roma, per richiamare al tavolo della trattativa la multinazionale. Ci impegnammo a fondo anche per evitare le crisi di

settori strategici del sistema produttivo locale come quello della cementeria Cementir. Nell’ambito dell’informazione, seguimmo da vicino i problemi del quotidiano il Telegrafo (che tornò ad essere il Tirreno nel 1976). Un’altra vertenza che ci vide lavorare strenuamente fu quella ingaggiata per evitare l’insediamento a Tor del Sale (Piombino) di un complesso nucleare previsto nell’ambito del progetto Eurofin (di accordi tra Italia e Iran) dal momento che non erano certe le garanzie di sicurezza per il nostro territorio. Tutto questo mentre procedeva il ‘lavorio’ per la sindacalizzazione di settori delicati come quello della polizia - e di altre strutture similari - e si ponevano importanti problemi di rinnovamento del sistema formativo scolastico, soprattutto degli istituti superiori». E dei tuoi primi anni nel sindacato cosa puoi raccontare? Come ti sei avvicinato alla Cisl? «Ho avuto la fortuna di aver conosciuto il sindacato attraverso due miei predecessori che ho molto stimato e dai quali ho molto imparato: Leonardo Romano e Giorgio Poggialini. Entrambi figli dell’epoca d’oro del Centro Studi Cisl di Fiesole. Romano, di cultura laico-socialdemocratica. Poggialini, di un cristianesimo alla don Milani. Entrambi strenui difensori dell’autonomia del sindacato e pilastri locali della batta-

glia per le incompatibilità e di quella per la visibilità ‘politica’ e ‘negoziale’ della Cisl anche a livello territoriale. Sono personaggi che hanno lasciato un profondo segno per il mio impegno livornese e regionale. Sul piano operativo invece i miei primi 15 anni nel sindacato li ho passati, mentre lavoravo in fabbrica, operando nella Filca (Federazione Italiana Lavoratori Costruzioni e Affini) ad ogni livello, con vari impegni dedicati anche alla formazione tecnico-culturale». Quelli erano anche gli anni caratterizzati dal forte impegno progettuale, organizzativo, informativo e formativo in vista della proposta di unità sindacale organica tra le tre confederazioni Cgil-Cisl-Uil. «All’interno dell’Unione sindacale provinciale tenni alcune linee operative ben precise. Innanzitutto ci fu l’impegno nel dare un notevole impulso alla comunicazione (interna ed esterna) per la visibilità dell’organizzazione, dei suoi progetti e per un ulteriore accreditamento presso l’opinione pubblica. Poi, anche in previsione dell’incombente processo unitario sindacale, continuammo nel lavoro di arricchimento quantitativo e qualitativo degli operatori sindacali dell’organizzazione, accompagnando sviluppo ed affermazione di categorie già autonomamente operative (scuola, poste, telefonici, meccanici, agricoltura); favorendo il

consolidamento di settori in espansione (chimici e petroliferi, edilizia, scuola media, statali); cercando spazi per settori di fatto non presenti (soprattutto nei servizi) e infine facendo partecipare più giovani possibile ai corsi di formazione categoriali e confederali». Ci sono dei momenti in quel decennio che ricordi come particolarmente significativi? «Il primo è tutto sindacale e riguarda l’ultimo comizio in carriera tenuto dall’allora segretario generale confederale Bruno Storti (che lasciò nel 1976, dopo 18 anni al vertice) in una piazza della Repubblica stracolma in occasione di uno sciopero generale nazionale. L’altro invece è prettamente ecclesiale e ha a che fare col vescovo Ablondi. Ricordo che nel triennio ’70-’72 il vescovo Alberto volle incontrare i rappresentanti delle tre organizzazioni dei lavoratori e delle lavoratrici livornesi. Ci fu un incontro preliminare di preparazione tra don Felice Munaro (allora assistente delle Acli) e il sottoscritto. Poco dopo ci fu l’incontro con il Consiglio provinciale generale della Cisl e quello con tutto lo staff dirigente della Cgil provinciale, e infine l’incontro con la dirigenza della Uil. Fu l’incontro tra persone che si riconoscevano e che volevano camminare insieme, pur nella diversità dei ruoli». Gianluca della Maggiore


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LA SETTIMANA DI LIVORNO

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VIAGGIO NELLE PARROCCHIE

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La proposta della pastorale giovanile nazionale

UN LIBRO PER I GIOVANI Una parrocchia situata nel paese di Rosignano Marittimo, con la presenza di giovani e famiglie.

Una parrocchia alla ricerca della sua vocazione Un sogno: il restauro del campanile DI GIANNI GIOVANGIACOMO

on Fabio Menicagli (nella foto) giovane prete diocesano, direttore dell’Ufficio catechistico e membro dell’equipe per la Pastorale Giovanile del V Vicariato, nonché assistente di zona degli Scout, è parroco della chiesa dei Ss. Giovanni Battista e Ilario di Rosignano Marittimo da poco più di un anno, ma già conosce bene la comunità di cui è stato chiamato ad essere pastore.

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«L’ho ereditata dai Frati della Comunità del Santo Spirito – racconta - che hanno basato molto la loro opera sulla preghiera e sull’adorazione eucaristica. Posso dire che attualmente non c’è una vera e propria “identità parrocchiale”, stiamo iniziando un progetto pastorale proprio per riflettere su ciò che abbiamo, al fine di costituire una vera comunità fondata sul binomio: comunione-eucarestia». «Devo aggiungere – continua - che esiste una buona integrazione con il paese ed è mia intenzione collaborare con le istituzioni e con

la Pro-loco per valorizzare tutte le risorse a nostra disposizione. Inoltre ho cercato di incontrare personalmente le famiglie che vivono sul territorio della parrocchia, riprendendo la tradizione della benedizione pasquale, cosa che era ormai desueta». Nel suo compito don Fabio ha accanto un diacono:« Si, ho la fortuna di avere con me il diacono Sergio Gozzoli che è di una disponibilità esemplare. Spetta a lui curare la catechesi familiare e seguire il gruppo anziani, oltre a portare l’eucaristia alle persone che non possono uscire di casa; inoltre è il responsabile di una casa per anziani a Castiglioncello». QUAL È LA FREQUENZA ALLE CELEBRAZIONI FESTIVE? «Le messe feriali sono frequentate da una quindicina di persone; quelle festive, globalmente, possono

Una buona collaborazione con le istituzioni e la pro loco per la valorizzazione del patrimonio artistico, culturale e religioso.

LA PARROCCHIA DI SS. GIOVANNI BATTISTA E ILARIO Parroco: don Fabio Menicagli diacono: Sergio Gozzoli indirizzo: Piazza San Nicola 14 – Rosignano Marittimo - Tel: 0586/799255 e-mail: fabiomenicagli@virgilio.it La parrocchia è inserita nel V Vicariato Orario S. Messe: feriale e prefestiva: ore 18.00 – festive: ore 8.00 – 9.30 (in località Le Badie), 11.00. Giornalino parrocchiale: “La Fonte” - esce tutte le settimane con i vari appuntamenti, è redatto in gran parte dai ragazzi della cresima.

arrivare a circa duecento persone, ma variano secondo i periodi. Direi che i fedeli che partecipano si attestano sul 6% degli abitanti». E I GIOVANI QUANTI SONO? «C’è un gruppo giovanile che interagisce con le altre parrocchie di Rosignano: S. Croce e

La storia della chiesa a chiesa dei Ss. Giovanni Battista e Ilario fu costruita nella prima metà dell’Ottocento e consacrata nel 1848. In seguito, durante la seconda Lguerra mondiale, subì alcuni danneggiamenti e nel 1950 fu restaurata e nuovamente consacrata. A croce latina e a tre navate, conserva alcune opere di notevole pregio. Nella navata laterale destra si trova un piccolissimo portale di un ciborio in marmo, risalente al XVI secolo, dove a bassorilievo sono raffigurati quattro angioletti che pregano inginocchiati inseriti in una architettura sulla quale poggia una lunetta che reca il Cristo benedicente. L’altare dedicato alla Madonna delle Grazie presenta una pala realizzata in legno intagliato e dorato che contiene quindici quadretti disposti a cornice con immagini della vita di Gesù; al centro è inserita una tavola con la Madonna col Bambino. Sopra l’altare maggiore è sospeso un Crocifisso in legno policromo della metà del XV secolo.

S. Teresa e ora anche con la parrocchia di Vada. Vengono organizzati degli incontri settimanali con momenti di riflessione e condivisione che terminano alla sera con la cena al sacco. Gli incontri sono itineranti, nel senso che si svolgono, di volta in volta, in ciascuna parrocchia e i ragazzi sono sempre accompagnati dai loro catechisti. C’è poi un campo invernale di tre giorni a febbraio sulla neve, mentre l’estate il campeggio dura una settimana. Il gruppo è nato da un anno e mezzo, numericamente non sono ancora molti ma è importante creare una continuità tra la catechesi come momento di crescita ed i momenti ludici e aggregativi». LE FAMIGLIE INVECE COME SONO SEGUITE? «C’è una catechesi settimanale sia con i genitori che con i figli, è già qualche anno che portiamo avanti questa esperienza. Quest’anno la catechesi si basa sulla lettura del Vangelo di Giovanni. Gli incontri con la famiglie avvengono nella terza domenica del mese: sono organizzati con il pranzo comunitario e l’adorazione eucaristica. In questi incontri si inseriscono anche le coppie dei fidanzati per aprirsi ai rapporti con l’intera comunità». A LIVELLO DIOCESANO LA PARROCCHIA È PRESENTE? «Cerchiamo di essere presenti alle iniziative, anche se non è facile, visto che siamo lontani

dalla città. Naturalmente seguiamo le indicazioni che a livello diocesano vengono proposte, tra l’altro è il mio stesso incarico a richiederlo. Una parrocchia non vive di e per se stessa, ma nella comunità diocesana: deve cercare di scoprire la propria vocazione specifica, ma sempre nell’ambito della Chiesa locale. E per far questo è importante l’aiuto e la responsabilizzazione del laicato che affianca il prete».

Verso la giornata di Madrid disponibile nelle librerie cattoliche oppure direttamente presso l’editore a prezzi molto contenuti il libro «Seguimi. Un cammino spirituale lungo un anno» pubblicato dal Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile con la collaborazione di altri uffici, servizi e organismi della Conferenza Episcopale Italiana, di tante associazioni e movimenti e di molti ragazzi. Si tratta di un cammino spirituale lungo un anno, secondo il ciclo liturgico, che partirà dal 28 novembre 2010 al 27 novembre 2011. «I mesi che verranno saranno mesi particolari per la pastorale giovanile italiana – spiega don Nicolò Anselmi, Responsabile del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI - il 2011 infatti sarà l’anno della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà dal 16 al 21 agosto a Madrid, del Congresso Eucaristico Nazionale che si svolgerà ad Ancona dal 3 all’11 settembre, l’anno di inizio del decennio pastorale voluto dai vescovi italiani e dedicato al grande tema dell’educazione; anche per l’ONU il 2011 sarà l’anno internazionale della Gioventù ed il movimento mondiale degli scout, nel luglio del prossimo anno, avrà un incontro mondiale chiamato Jamboree, in Svezia». Il desiderio è infatti quello che il testo si diffonda non solo attraverso i sacerdoti e gli educatori ma anche da giovane a giovane, «da amico ad amico» sotto forma di un regalo o di un aiuto per fare un percorso di fede insieme. «Speriamo che i giovani, fra le pagine, possano trovare molti stimoli: testimonianze, immagini, testi della Parola di Dio, inviti alla preghiera, proposte di impegni di servizio e di carità, percorsi missionari, scritti del Santo Padre Benedetto XVI e del magistero – prosegue don Anselmi -. Il cammino proposto potrebbe essere, per qualcuno, difficile; la fiducia nei giovani e nella loro sete di cose autentiche e profonde ci ha spinti ad osare! La speranza è che, eventualmente, i giovani possano chiedere aiuto ai loro sacerdoti od ai loro educatori; in questo modo, da una difficoltà, potrebbe nascere un nuovo dialogo sulla fede».

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Un anno tutto giovane

NELLA PARROCCHIA SONO PRESENTI ASSOCIAZIONI E GRUPPI PARTICOLARI? «Ce n’è una che non ha un riconoscimento ecclesiale, ma è legata alla missionarietà, si tratta dell’associazione “Una rosa per il Camerun”, che ogni anno organizza iniziative a favore della zona dell’Africa con cui siamo in contatto. C’è collaborazione inoltre con il gruppo PangonoPangono, che invece è riconosciuto come associazione ecclesiale e anche con la onlus “La sorgente del villaggio” che è inserita nel progetto della Caritas Vicariale».

prossimi mesi saranno particolari Iinfatti per molti giovani italiani; il 2011 sarà l’anno della XXVI

C’È UN PROGETTO CHE ALLA PARROCCHIA PREME REALIZZARE? «Si, ci piacerebbe vedere restaurato il campanile. Ma per noi è un’opera enorme perché il costo si aggira sui 100 mila euro e le entrate su cui possiamo contare sono molto poche. Tra la gente si avverte la crisi, tanto per dare un’idea ci sono ben 45 famiglie che sono assistite dalla Caritas vicariale».

Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà dal 16 al 21 agosto a Madrid, del Congresso Eucaristico Nazionale che si svolgerà ad Ancona dal 3 all’11 settembre, l’anno di inizio del decennio pastorale voluto dai vescovi italiani e dedicato al grande tema dell’educazione; anche per l’ONU il 2011 sarà l’anno internazionale della Gioventù ed il movimento mondiale degli scout, nel luglio del prossimo anno, avrà un incontro mondiale chiamato Jamboree, in Svezia. Per questo tempo che sta per iniziare, il Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile ha preparato questo libro per tutti i giovani italiani.


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LA SETTIMANA DI LIVORNO

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Agenda del VESCOVO VENERDÌ 5 NOVEMBRE - 21.00 il Vescovo è alla chiesa della SS. Annunziata (La Leccia) per la tavola rotonda organizzata in collaborazione tra la parrocchia e la circoscrizione sulla sfida educativa SABATO 6 NOVEMBRE - 11.00 nella chiesa S. Ferdinando S. Messa per l’Associazione ex combattenti - 17.30 visita alla comunità eucaristica di S. Leopoldo (Vada) DOMENICA 7 NOVEMBRE - 10.30 visita alla comunità eucaristica di S. Andrea (Castiglioncello) - 15.30 assemblea diocesana a S. Lucia (Antignano) LUNEDÌ 8 NOVEMBRE - 9.00 in vescovado Consiglio Fondazione Caritas - 14.30 Assemblea della CEI ad Assisi GIOVEDÌ 11 NOVEMBRE - 21.00 incontro con i gruppi liturgici del VI vicariato a S. Luca (Stagno) VENERDÌ 12 NOVEMBRE - 12.00 nella cappella dell’ospedale S. Messa per la festa patronale degli infermieri - 18.00 in ospedale Tavolo dell’oggettività con i primari - 21.00 esercizi spirituali per le giovani coppie AC di Reggio Emilia riunite al Calambrone SABATO 13 NOVEMBRE - 18.00 visita alla comunità eucaristica S. Croce (Rosignano Solvay) DOMENICA 14 NOVEMBRE - 11.00 visita alla comunità eucaristica Ss. Ilario e Giovanni Battista (Rosignano Marittimo) - 17.30 visita alla comunità eucaristica S. Teresa (Rosignano Solvay)

Diocesi informa Incontro Diaconi

Ai Salesiani la proiezione del film e l’incontro con il regista

La vita in un film VENERDÌ 12 NOVEMBRE dalle 18.00 alle 22.00 (con intervallo per uno spuntino al sacco) c/o il teatro dei Salesiani proiezione del film

DA LEGGERE /1

“Voglio essere profumo”

Vinerba R. - Fare i padri, essere figli - Ed. Paoline, pp 235, € 14,00

di Filippo Grilli e incontro con il regista

Questo saggio, prende spunto da un corso di catechesi, tenuto da Roberta Vinerba, suora francescana, laureata in Teologia Morale, da molti anni impegnata nell’evangelizzazione dei giovani e degli adolescenti. Il corso da lei tenuto era dedicato esclusivamente ai padri, anche se naturalmente, questa figura genitoriale, non può essere avulsa dal figlio. In un contesto sociale dove sono in crisi i valori fondanti, nasce spontanea la domanda: Come essere un buon padre? Non esistono delle “ricette” pronte per l’uso che sollevino il genitore dalla propria responsabilità di costruire un giusto rapporto con il proprio figlio giorno dopo giorno. Bisogna però considerare che spesso, per la presenza di madri troppo impositive, la figura del padre deve ancora definire i contorni della propria identità, e siamo anche di fronte a situazioni dove il padre, spesso e volentieri, demanda alla moglie il compito dell’educazione dei figli. Nessuno nasce padre. A fare il genitore si impara non abdicando al proprio ruolo, ma essendo presenti, come “qualcuno dal quale partire e al quale tornare sapendo di trovarlo sempre al suo posto”

la storia di cinque giovani la cui vita viene segnata dall’incontro con un seminarista (nella realtà Alessandro Galimberti della diocesi di Milano morto sei anni fa all’età di 24 anni poco prima di diventare prete). Il film presenta vari temi: la vocazione, le scelte, la malattia, l’amore, le relazioni di coppia, la sessualità, la morte, la fede… In questa serata sarà presente il regista che dopo la proiezione ci racconterà l’esperienza di chi fa con il cinema quello che mol-

DA LEGGERE/ 2

BREVI DALLA DIOCESI

Pastorale GIOVANILE

SABATO 6 NOVEMBRE DALLE 16.00 ALLE 19.00 Presso il salone della parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù a Rosignano Solvay dal titolo: "Il diacono: uomo della Parola di Dio comunicata all’uomo", relatore Mons. Mario Meini, Vescovo di Fiesole

Messa in ricordo dei sacerdoti defunti DOMENICA 7 NOVEMBRE ORE 18.30 Nella chiesa S. Lucia (al termine dell’assemblea diocesana) il Vescovo celebrerà una Messa in suffragio di monsignor Ablondi, di monsignor Marini e di tutti i sacerdoti defunti

E’

Serra Club

to spesso le piccole compagnie di teatro fanno nelle parrocchie. Gli attori sono volontari, i costi bassi, i messaggi educativi. E’ un’occasione importante da non perdere, sia per interrogarsi e riflettere su

tanti aspetti della vita vissuti alla luce della testimonianza di fede cristiana di un giovane; sia per scoprire come fare cinema possa essere un’opportunità da cogliere per trasmettere messaggi belli e positivi.

LUNEDÌ 8 NOVEMBRE ALLE ORE 21,15 Nella biblioteca della Chiesa dei Salesiani in viale del Risorgimento, 77 si terrà la conferenza “La figura di Don Bosco e il progetto educativo salesiano” organizzata dal Serra Club livornese. Il relatore, il Parroco Don Gino Berto, parlerà di questo personaggio importante sia come sacerdote che come educatore e della attualità del suo messaggio per i giovani nella società di oggi.e

I ragazzi e i giovani insieme a ROMA

AC, in 100.000 dal Papa

Belletti F. - Ripartire dalla famiglia. Ambito educativo e risorsa sociale – Ed. Paoline p.127, € 12,00. Collana La Famiglia n 14 Francesco Belletti, attuale Presidente Nazionale del Forum Nazionale delle Associazioni familiari, da tanti anni svolge attività di ricerca, consulenza, docenza in ambito privato e universitario riguardo le politiche sociali e le dinamiche del privato sociale delle tematiche familiari. Partendo dallo studio della crisi attuale che non solo riguarda l’ambito economico, ma maggiormente quello etico e morale, afferma che la famiglia è il soggetto da privilegiare perché non è un bene privato ma rappresenta il futuro e la speranza di un paese. Essa è il vero capitale umano, sociale e anche economico e i dati statistici da lui riportati in questo saggio dimostrano che dove i Paesi hanno adottato le vere politiche familiari strutturali, la grave crisi vede spirargli di luce e di soluzione. L’autore produce anche una serie di riflessioni sulla famiglia in generale e sulle problematiche a essa relative. Invita pertanto tutti a “rimboccarsi le maniche” e a farsi difensori di essa con caparbietà e ottimismo, a partire dallo Stato che deve porla al centro dell’attenzione e del dibattito, e dalla Chiesa che deve mettere in atto una nuova pastorale più adatta ai tempi considerare la parrocchia come l’insieme di tante piccole “chiese domestiche”.

l numero dei partecipanti era davvero rotondo: 100.000. E’ stato definito il più grande raduno di under 18 mai visto in piazza San Pietro. Ma non sono solo i numeri che spiegano l’incontro nazionale dei ragazzi e giovani dell’Azione Cattolica con il Papa Benedetto XVI. La prossima settimana dedicheremo un’intera pagina per descrivere e approfondire i contenuti di questo grande evento a cui hanno partecipato 60 tra bambini, ragazzi, giovani e genitori guidati dall’assistente ACR don Federico Locatelli e dai responsabili diocesani ACR Michela Schettino e Matteo Citti

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TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO DOSSIER PASTORALE.........

7 novembre 2010

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L’incontro con Gesù Cristo ci rende suoi testimoni

a Paolo: «Quando sono debole, è allora che sono forte» (2Cor 12,10) (...). Infine, il comunicatore della fede fa vedere la propria interiorità. Non solo le sue emozioni, le sue convinzioni intellettuali, ma il mistero che lo fa vivere. Mistero che egli svela non perché vuole, ma soltanto perché esiste: un segreto intimo che trabocca nelle sue risposte, negli occhi, nella mimica. In questo caso, la modulazione parla più delle parole” (La Catechesi nell’era della Comunicazione P. Babin, LDC).

partire da questo numero proporremo periodicamente alcune pagine dedicate ai catechisti e alla catechesi. “La Settimana” si propone come uno strumento di informazione per tutta la Diocesi, ma, grazie, alle otto pagine a disposizione, intende offrire anche alcuni spunti di formazione e di riflessione per gli operatori pastorali.

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PRIMA TESTIMONIANZA San Giovanni “Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi” (1Gv 1,13b).

SECONDA TESTIMONIANZA San Paolo “Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest’uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare” (2Cor 12,2-4).

TERZA TESTIMONIANZA Sant’Agostino Signore, io ti amo. Non ho dubbio, anzi sono certo che ti amo. Hai colpito il mio cuore con la tua parola ed io ti ho amato. Ma che cosa amo, quando amo te? Non la bellezza del corpo, non la leggiadria che passa, non lo splendore della luce, questa luce così cara ai miei occhi; non le dolci armonie dei canti più svariati; non la fragranza dei fiori, dei profumi e degli aromi; non la manna né il miele, non le membra desiderate per gli amplessi carnali. Nulla di tutto ciò amo, quando amo il mio Dio. Eppure amo una certa luce, una voce, un profumo, un cibo, un amplesso, quando amo il mio Dio: luce, voce, profumo, cibo, amplesso dell’uomo interiore ch’è in me, dove splende all’anima mia una luce che non sta nello spazio, dove risuona una voce che il tempo non consuma e si diffonde un profumo che il vento non disperde, ove gusto un sapore che la voracità non attenua, dove mi stringe un amplesso che la sazietà mai può sciogliere. Tutto ciò amo, quando amo il mio Dio Sono, queste, tre splendide testimonianze di tre grandi comunicatori. Che cosa comunicavano? Ciò che avevano visto, udito, sperimentato, incontrato, vissuto. Essi non parlavano di filosofie religiose ma di fatti, di avvenimenti

loro accaduti. Siamo nel campo della narrazione di un’esperienza e questo perché il cristianesimo è una religione storica, non una filosofia religiosa. Una filosofia religiosa è accessibile per via di intelligenza, di studio, di volontà; una religione storica per via di esperienza storica. Abramo fu uomo di fede perché in un giorno, in un’ora, il Signore lo chiamò, lo visitò, gli donò Isacco, lo mise alla prova, gli diede un’eredità numerosa. Così Mosè, il quale sperimentò lungo la sua vita la presenza grande e mirabile di Dio. Tutta la storia di Israele è racconto di questa vicinanza di Dio all’uomo. I profeti ne sono stati le voci più alte e drammatiche. La stessa fede in Cristo è radicata in avvenimenti storici, i quali ci aprono all’intuizione del mistero, della persona di Gesù, al mistero di un Dio che vuole la redenzione di tutta l’umanità e di tutto il creato. Conseguentemente gli apostoli sono annunciatori di un’esperienza vissuta in un preciso e determinato momento storico. Comunicano un’esperienza di fede. Questa esperienza di fede non è appannaggio esclusivo della primitiva comunità apostolica, perché a tutti gli uomini è aperta la via di un incontro vivo e reale con il Signore grazie allo Spirito Santo (Confronta la Lettera ai Romani 8,1). Infatti San Paolo, pur non avendo vissuto gli stessi avvenimenti di Pietro e degli altri apostoli, conosce Gesù di Nazareth e ne fa un’esperienza non meno grande e meno intensa degli altri apostoli. Così pure sant’Agostino, vissuto alcuni secoli dopo Gesù Cristo, può essere folgorato e abbagliato della bellezza di Dio e divenire uno dei più grandi cantori dell’amore del Signore per l’uomo. E queste esperienze, nella storia bimillenaria della Chiesa, si sono ripetute ed hanno generato folle

di evangelizzatori che hanno portato l’annuncio del Vangelo in tutti i paesi della terra, a tutti i popoli dell’umanità. Ciò che fa di un cristiano anagrafico un comunicatore della fede è l’esperienza di Gesù Cristo IL BATTESIMO: PRIMA ESPERIENZA DI CRISTO Può sembrare questa un’affermazione paradossale perché il battesimo che fa cristiani è la prima e la più grande esperienza della misericordia di Dio, quella che inserisce nella comunione trinitaria, fa figli di Dio liberi dal peccato. Eppure, in molti, questo grande evento sacramentale rimane un potenziale inespresso perché al battesimo ricevuto da piccolissimi non segue un’abilitazione ad essere e vivere da cristiani. È l’esperienza consapevole del Signore che abilita ad essere comunicatori della fede. Infatti non è sufficiente neppure sapere la dottrina della fede, non è abbastanza saperla dire in maniera teologicamente corretta, occorre che questo sapere sia sostenuto e illuminato dall’esperienza della santità. È il santo il comunicatore per eccellenza della fede. Infatti, quando egli parla, manifesta che: «In primo luogo, parla sotto influenza. Egli dà l’impressione di parlare non partendo da se stesso, dai propri ragionamenti, dalla propria scienza, bensì da un Potere che è più grande di lui e a lui si impone. Egli parla sotto necessità. Senza dubbio è teologo, ma nei suoi occhi, nelle sue esitazioni, e nelle sue variazioni di umore ci accorgiamo che un Altro vive in lui e lo guida, un Altro che è oltre la scienza teologica (...). Soltanto chi ascolta Dio può fare ascoltare Dio. In secondo luogo, il santo mette in evidenza un paradosso permanente di forza e di debolezza. Se fosse soltanto debole, cioè inconsistente, non sarebbe ascoltato. Invece presenta proprio quell’indefinibile mescolanza che fa dire

I CATECHISMI CEI/1

Per i più piccoli asciate che i bambini» vengano a me è un vero libro fede cristiana, dove risuona l’eco gioiosa del «Signore Ldella e delle sue parole; non è una semplice appendice del catechismo degli adulti a uso dei genitori e neppure un generico «catechismo per le famiglie». «Questo catechismo è dei bambini che vivono la prima stagione della loro esistenza. Sono loro i protagonisti, i veri destinatari, anche se è posto nelle mani dei genitori e degli educatori. È quindi originale nella sua qualità, nei suoi temi e nei suoi metodi, perché li avvia nei primi passi di un itinerario di catechesi permanente sostenuto, nell’età successiva, col catechismo per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi. In questo itinerario essi vivranno gli altri momenti dell’iniziazione cristiana, cioè la celebrazione della messa di prima comunione e la confermazione, e prima ancora la celebrazione della penitenza» (CdB, n° 14).

ANCHE SAN FRANCESCO D’ASSISI A riprova delle precedenti affermazioni leggiamo con attenzione le seguenti parole di san Francesco e capiremo subito che esse sono generate da un’esperienza di Dio che ha afferrato tutto il suo cuore e tutta la sua mente, tutta la sua persona, tutta la sua vita ed è penetrata sin nel profondo del suo essere. Tu sei santo, Signore Iddio, tu solo fai cose stupende. Tu sei forte. Tu sei l’Altissimo. Tu sei il Re onnipotente. Tu sei il Padre santo. Re del cielo e della terra. Tu sei trino e uno, Signore Iddio, ogni bene. Tu sei il bene, tutto il bene, il sommo bene, Signore Iddio vivo e vero. Tu sei carità, amore. Tu sei sapienza. Tu sei umiltà. Tu sei pazienza. Tu sei sicurezza. Tu sei la pace. Tu sei gaudio e letizia. Tu sei giustizia e temperanza. Tu sei ogni dovizia. Tu sei bellezza. Tu sei mitezza. Tu sei il protettore. Tu sei il custode e il difensore. Tu sei fortezza. Tu sei rifugio. Tu sei la nostra speranza. Tu sei la nostra fede. Tu sei la grande nostra dolcezza. Tu sei la nostra vita eterna, grande e ammirabile Signore, Dio onnipotente, misericordioso Salvatore. Questa è la santità: un’esperienza di Dio che afferra tutta la persona e tutta la purifica, la rinnova, la rigenera e le permette di brillare di luce nuova. È questa luce che illumina il volto del santo e rende chiarissime le sue parole. È questa luce che chi è nella nebbia o nella notte ricerca. «La comunicazione appassionata e il coinvolgimento personale rimangono , anche nella società multimediale , il linguaggio basilare dell’evangelizzazione» (Con il dono della Carità – nota CEI 1996) Per questo l’educatore sarà comunicatore di fede nella misura in cui vivrà sempre più coerentemente la sequela Christi , connotata dal servizio educativo. Il servizio educativo deve divenire per ogni educatore non una cosa da fare, ma un proprio modo per vivere la santità e pertanto esso dovrà essere còlto come un tema generatore della propria spiritualità, del proprio cammino di santità. In questo senso essere educatori e vivere come educatori non è anzitutto «fare determinate attività» educative, ma è vivere l’imperativo e la competenza di saper stare e consolidare la relazione con i ragazzi È un modo di vivere l’identità che prima e anzitutto viene vissuta, spesso non tematizzata, ma che può e deve essere riconquistata alla consapevolezza soggettiva (Note di Pastorale Giovanile, n. 3, anno 1994, pp. 28-35 LDC). Comunicare la fede, dire Gesù ai ragazzi, nel nostro caso, è quindi capacità che sgorga da un cuore afferrato da Cristo, da un’intelligenza appassionata dalla causa del Vangelo e per questo attenta a tutte le acquisizioni pedagogiche. Sapere che è la santità la via per eccellenza della comunicazione della fede non esime dalla competenza educativa anzi la invoca. Il Signore è giunto sino ad incarnarsi per parlarci e pertanto ogni buon educatore è chiamato ad incarnarsi nel mondo dell’altro, a parlare il linguaggio dell’altro, pena il non comunicare, il non farsi comprendere.

LA CATECHESI

La fede si comunica con l’esperienza


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TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

7 novembre 2010

La MOSTRA

Speciale CARITAS

Il primo Rapporto sulla Povertà 2010 della Provincia di Livorno

Sant’Agostino: si conosce solo ciò che si ama Proposta dal Centro Culturale “Il Portico di Salomone” gostino è ancor oggi l’autore cristiano più letto. Le Confessioni sono il suo capolavoro, il testo religioso più venduto anche tra i non credenti. Perché questo successo? Perché di fronte alle sue parole la vibrazione del cuore di tante generazioni? Sembrerà strano ma Agostino è stato, semplicemente, ma nello stesso tempo decisamente un uomo, ovvero uno che è sempre stato se stesso, leale con le proprie esigenze, tanto da non scendere mai a compromessi con il desiderio del suo cuore ferito. È per questo che scorrendo le pagine delle sue opere, ed in particolare delle Confessioni, ci sentiamo a casa. Vorremmo essere come lui: perché, in fondo, siamo come lui. Egli ci testimonia in modo continuo l’apertura del suo cuore che non si accontenta mai di nulla. Attraverso le esperienze più diverse Agostino giunge, alla fine, alla consapevolezza che il suo desiderio, messo in moto dalle creature finite, è teso a qualcosa di infinito. Egli lo capisce alla fine del suo percorso. Ma ci sorprende perché lo pone all’inizio delle Confessioni come a ricordarci la nostra natura originaria: “ci hai fatto per Te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te” (Confessioni I, 1, 1). L’inquietudine è dunque espressione del nostro umano più vero. Per questo Agostino ci sfida: senza seguire questo desiderio nulla soddisfa. Senza ridestare questo amore a sé nessuna esperienza potrà renderci veramente felici. E’ da qui che prende le mosse la mostra dedicata al grande vescovo e dottore della Chiesa. Essa vuole accompagnare il visitatore a fare esperienza, attraverso la testimonianza di Agostino, di come l’avvenimento della conoscenza di Dio e dell’io sia l’unica strada che possa condurre alla felicità poiché “che altro è vivere felicemente se non possedere qualcosa di eterno, conoscendola?”. In questa prospettiva conoscere significa amare la verità perché “nessun bene è conosciuto perfettamente se non lo si ama perfettamente” (Diverse questioni 35, 2). Anche noi, come il suo amico e primo biografo Possidio, avremmo voluto ascoltarlo dal vivo perché «io credo che abbiano potuto trarre più profitto dal suo contatto quelli che lo poterono vedere e ascoltare quando di persona parlava in chiesa, e soprattutto quelli che ebbero pratica della sua vita quotidiana fra la gente» (Vita di Agostino, 31). «Sì, anche per noi sarebbe stato bello poterlo sentire vivo. Ma è realmente vivo nei suoi scritti, è presente in noi» (Benedetto XVI). Ecco il motivo e il taglio di questa mostra: conoscere Agostino entrando direttamente in contatto con lui. Far parlare Agostino, più che parlare di Agostino.

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La mostra, con INGRESSO LIBERO,si terrà dal 6 al 18 Novembre 2010, presso la sala della Circoscrizione n°2, Scali Finocchietti con i seguenti orari: da lunedì a venerdì dalle 9.00/13.00 e dalle 15.00/19.00 il sabato dalle 9.00/13.00 e dalle 15.00/22.30 IL GIORNO 6 NOVEMBRE 2010 SI TERRÀ L’INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA ALLE ORE 16.00

Povertà,la tragedia quotidiana si compie nel disinteresse generale Sono 1374 le persone che secondo il Rapporto si sono rivolte ai Centri d’Ascolto delle diocesi coinvolte. Ma ci sono molti «incontri» che sfuggono alle rilevazioni: i numeri lieviterebbero a 10 volte tanto DI

MAURO NOBILI

n questi ultimi giorni sono stati pubblicati il rapporto ISTAT e Zancan/Caritas sulla povertà in Italia, quello di Caritas Italiana, Migrantes e Caritas Roma sull’Immigrazione in Italia, quello sulla povertà della Regione Toscana in collaborazione con le 17 Caritas della Toscana. Ultimo in ordine di tempo, è stato presentato nella Sala del Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno il Primo Rapporto sulla Povertà redatto dall’Osservatorio per le Politiche sociali della Provincia di Livorno insieme alle quattro diocesi che insistono sul suo territorio: Livorno, Pisa, Massa Marittima – Piombino e Volterra. Per qualche giorno le pagine dei quotidiani e le televisioni si sono riempite di tutti questi numeri che tentano inutilmente di dare conto dei «poveri» che vivono in mezzo a noi e dei problemi esistenziali che pesano sulle loro spalle come autentici macigni. Quest’ultimo Rapporto ci riguarda veramente da vicino e per vari motivi. In primo luogo perché è il risultato di una collaborazione esemplare e lungimirante fra le Istituzioni, la Provincia di Livorno, e alcuni fra i soggetti che sul territorio incontrano quotidianamente i poveri, i Centri d’Ascolto delle Cartitas diocesane. Dal punto di vista sociale, si tratta di uno strumento che, grazie alla puntale elaborazione della redattrice, la dottoressa Cordaz, consente di leggere approfonditamente i numeri della povertà in vista di possibili

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risposte i termini di politiche sociali. Dal punto di vista ecclesiale, rende conto di quella «finestra» che quotidianamente la Chiesa apre sul mondo della povertà e del disagio con i Centri d’Ascolto delle Caritas. IL DRAMMA NEI NUMERI I numeri di cui ci parla il Rapporto non lasciano scampo perché ci parlano di una tragedia che si compie quotidianamente e nel disinteresse generale. 1.374 sono state le persone che si sono rivolte ai Centri d’Ascolto delle Diocesi coinvolte in questo Dossier e quasi 24.000 in tutte le 17 diocesi toscane (cfr. Rapporto MIROD 2010). Il dramma vero sta nel fatto che i numeri indicati nel Rapporto sono il risultato delle rilevazioni fatte solo nei Centri d’Ascolto collegati ad una rete telematica che da vita al Dossier Regionale sulla Povertà (MIROD). Perché nella realtà quasi ogni parrocchia ha la sua «finestra» aperta sul mondo della povertà e del disagio e, se potessimo tener conto di tutti questi incontri, ci troveremmo di fronte a numeri veramente impressionanti, valutabili almeno in dieci volte tanto quelli indicati dal Rapporto. Lascio però i numeri alla curiosità dei lettori per rendere conto invece di alcuni elementi sui quali si è verificata una sostanziale convergenza dei dati e che diventano di capitale importanza per capire meglio la Povertà. NON SOLO POVERTÀ ECONOMICA Grazie alle brevi storie di vita che introducono i capitoli del Rapporto e la combinazione di più di un problema che attanaglia la maggior parte delle persone che si sono rivolte ai Centri

Le indicazioni del RAPPORTO 2010

Non c’è una sola povertà: è sempre più necessario agire con politiche diversificate al dossier emerge che le forme di povertà sono veramente tante, legate a fattori diversi, non solo economici. Per questo nella lotta contro la povertà diventa sempre più pressante la necessità di diversificare le politiche di intervento, distinguendo per categorie di soggetti, e per tipologie di povertà. Occorrerebbe formare risorse umane: assistenti sociali, operatori, mediatori capaci d interagire con chi si trova nel bisogno, in modo da investire maggiormente sulla prevenzione, prendendosi cura dei soggetti a rischio prima che la loro situazioni diventi insostenibile. Bisognerebbe inoltre incrementare le capacità dei soggetti a rischio, potenziando le loro stesse forze e mettendoli in grado di auto gestirsi (ad esempio con i sistemi delle carte prepagate). Gli stessi poveri dovrebbero essere protagonisti delle politiche di lotta alla povertà.

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d’Ascolto, abbiamo la conferma, se ce ne fosse stato ancora bisogno, che non si può più parlare della povertà solamente in termini economici. Essa è il frutto di autentici processi di impoverimento, causati da una serie di accadimenti e situazioni esterne alla persona che la portano ad una progressiva incapacità di controllare il proprio ambiente e vivere in pienezza le tre principali dimensioni della vita di ogni individuo: le risorse economiche, le relazioni con le altre persone, la capacità di agire in modo attivo nella società. Per questo motivo, la povertà non può essere ancora misurata attraverso un modello standard come la soglia di spesa o il potere d’acquisto di uno stipendio. La misura della povertà non può che essere il frutto dell’esame di una pluralità di indicatori: la dimensione lavorativa, il disagio abitativo, la situazione familiare, la cittadinanza, il genere di appartenenza, la solitudine, la salute, i deficit mentali e fisici, ecc. Conseguentemente

a ciò, le risposte ai bisogni non possono essere preconfezionate in modo sempre uguale su modelli di categorie o di situazioni. Ogni intervento sociale, qualunque esso sia, deve essere modellato su una persona in carne ed ossa, con la sua storia, e deve dar vita a veri e propri percorsi che restituiscano protagonismo sociale a chi lo ha perso. Questa consapevolezza e la comprensione dei fenomeni legati all’impoverimento degli uomini è oggi più che mai un elemento indispensabile anche per la Chiesa e la sua missione nel mondo. UN SIGNIFICATO PIÙ PROFONDO Per la comunità ecclesiale l’incontro col povero ha una valenza molto più alta e non si riduce ad un mero fatto sociologico. Non è esagerato affermare che l’incontro con i poveri è quasi costitutivo per la Chiesa. In primo luogo perché motivato dalla fedeltà al suo fondatore, Gesù di Nazareth, che ha avuto sempre e indubbiamente un’attenzione privilegiata per i poveri,

i malati e i sofferenti. In secondo luogo perché l’annuncio del Vangelo non può essere proposto se non a persone in carne ed ossa che vivono in una dimensione sociale ben precisa. L’annuncio del Vangelo, come per Gesù, non può essere disgiunto dalla promozione di una società più equa, più giusta e rispettosa della dignità di ogni uomo che vive, soprattutto dei più poveri e dei sofferenti. Non è un «optional» pastorale perché risponde addirittura all’incipit che Paolo VI volle per il documento conciliare che definisce e la qualità dell’azione pastorale della Chiesa: «Le gioie, le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto e di coloro che soffrono, sono le gioie, le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore... Perciò la comunità cristiana si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia» (Gaudium et Spes n.1).


TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

Speciale NUOVO OSPEDALE (2)

7 novembre 2010

Un quadro della situazione

Verso il referendum

Il programma della stagione al teatro Goldoni/2

LA LIRICA SABATO 5 FEBBRAIO, ORE 20.30 - DOMENICA 6 FEBBRAIO, ORE 16.30 Cavalleria rusticana Melodramma in due atti su libretto di G.Targioni Tozzetti e G.Menasci, tratto dall’omonima novella di G.Verga musica Pietro Mascagni

A pochi giorni dal referendum - in programma il prossimo 28 novembre ecco alcuni punti riepilogativi sui perché della nuova struttura

Pagliacci Dramma in un prologo e due atti su libretto di Ruggiero Leoncavallo musica Ruggiero Leoncavallo direttore Jonathan Webb - maestro del coro Marco Bargagna - regia Alessio Pizzech - scene Michele Ricciarini costumi Cristina Aceti - light designer Valerio Alfieri Coro della Toscana - Orchestra della Toscana Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Goldoni di Livorno. In coproduzione con Teatro del Giglio di Lucca, Teatro di Pisa e Teatro Comunale di Modena

In questi giorni è stato notificato al sindaco il ricorso al Tar fatto da un gruppo di cittadini contro l’ordinanza con cui è stato esteso ai sedicenni e agli stranieri il voto nel referendum del 28 novembre. I ricorrenti contestano questa decisione per due motivi: il voto ai sedicenni ed agli stranieri alza il quorum per la validazione del risultato; se votassero queste due tipologie di cittadini il referendum si trasformerebbe da abrogativo a consultivo, secondo quanto cita lo Statuto.

SABATO 12 MARZO, ORE 20.30 - DOMENICA 13 MARZO ORE 16.30 Progetto LTL Opera Studio Le convenienze e inconvenienze Teatrali dramma giocoso in due atti musica Gaetano Donizetti; la scelta degli interpreti è il risultato del Laboratorio LTL Opera Studio 2010 direttore Federico Maria Sardelli - regia Saverio Marconi Orchestra della Toscana Nuovo allestimento del Teatro di Pisa. Coproduzione Progetto LTL Opera Studio (Teatro Goldoni di Livorno, Teatro del Giglio di Lucca, Teatro di Pisa) e Teatr Wielki-Opera di Poznan SABATO 14 MAGGIO, ORE 21 Around Mascagni Concerto Finale Cantiere Lirico Concerto dei partecipanti al Cantiere Lirico della Fondazione Teatro Goldoni Mascagni ed i musicisti del suo tempo

Riepiloghiamo le scelte che motivano la costruzione della nuova struttura COSA DIVENTANO I NUOVI OSPEDALI? I nuovi ospedali saranno strutture orientate ad interventi rapidi e di grande complessità e specialità, riservate a pazienti con forme acute, caratterizzate da numero di letti e tempi di degenza sempre più contenuti. L’ospedale deve essere visto come una risorsa estrema, da usare solo quando indispensabile e per il tempo strettamente necessario e che deve essere ideato ponendo al centro il paziente, con la sua esigenza di cura ed i suoi bisogni di assistenza. 10 principi ispiratori per il nuovo ospedale per acuti * umanizzazione: centralità della persona; * urbanità: integrazione con il territorio e la città; * socialità: appartenenza e solidarietà; * organizzazione: efficacia, efficienza e benessere percepito; * interattività: completezza e continuità assistenziale con la rete dei * servizi sociosanitari territoriali; * appropriatezza: correttezza delle cure e dell’uso delle risorse; * affidabilità: sicurezza e tranquillità; * innovazione: rinnovamento diagnostico,

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terapeutico, tecnologico, informatico; * ricerca: impulso all’approfondimento intellettuale e clinicoscientifico; * formazione: aggiornamento professionale e culturale I Fattori rilevanti del processo di riorganizzazione saranno: * organizzazione per intensità di cura; * piena integrazione funzionale tra servizi territoriali ed ospedalieri. I LIMITI DEL VECCHIO OSPEDALE * è collocato in zona pianeggiante e soffre il rischio di allagamento; * è nel centro della città tra strade ad alta intensità di traffico; * è carente la viabilità sul lato ovest; * il pesante traffico veicolare dell’area comporta ripercussioni sulla qualità dell’aria; * la localizzazione del Pronto Soccorso non consente una agevole accessibilità alle ambulanze; * l’area è priva di adeguati parcheggi; * gli edifici sono oramai non rispondenti alle vigenti Normative circa la sicurezza; * pesanti problematiche correlate al tema del risparmio energetico che rappresentano una

delle voci dei costi di gestione più rilevanti * ogni eventuale ampliamento deve essere correlato ad una contemporanea demolizione * di altre strutture; * nelle ristrutturazioni interne è impossibile non dover accettare compromessi in merito alla soluzioni impiantistiche e strutturali finali a causa delle esigenze di non interrompere mai le medesime utenze. E in ogni caso, anche quando ciò si riuscisse ad ottenere, lo sarebbe solo a costo di sostenere spese superiori a quelle derivanti dalla costruzioni ex novo e con un rischio di imprevisti enormemente superiore; * la attuale dispersione dei servizi non consente un razionale e efficiente utilizzo della forza lavoro impegnata; * il mantenimento dell’edificio impone una attività di manutenzione, ordinaria e straordinaria, continua, di notevole onerosità, indispensabile a garantire il mantenimento di un livello accettabile di decoro e funzionalità; * gli standard di qualità e confort per i pazienti e i lavoratori sono oramai non adeguati alle aspettative (esistono ancora camere di

degenza a 6 letti e senza bagni interni)

* Area della ricerca * Centro Direzionale

LA SCELTA DELLA SOLUZIONE Uno studio comparativo che metteva a confronto le due ipotesi sul presidio ospedaliero (la riqualificazione integrale dell’attuale ospedale e la realizzazione di un nuovo ospedale), era stato eseguito dai Direttori delle Aree Tecniche del Comune e della USL nel luglio 2008 e concludeva così: «per le considerazioni tecniche sin qui descritte, tenuto conto del rapporto costo – benefici e dopo attenta ponderazione delle criticità e delle positività di entrambe le ipotesi, pur rilevando che la realizzazione di un nuovo ospedale comporterà un maggior costo di investimento e un maggior tempo di costruzione, si ritiene che la costruzione di un nuovo presidio ospedaliero sia da ritenersi la più vantaggiosa»

TRA QUANTO AVREMO IL NUOVO OSPEDALE IN FUNZIONE? L’ipotesi di lavoro è di 2 anni per la gara e 4 per la realizzazione. STIMA: aprire il nuovo ospedale nel 2017

IL NUOVO OSPEDALE: STRUTTURA E ORGANIZZAZIONE Dimensione e servizi * Posti letto per acuti 440 * Posti letto tecnici 47 * 2 Parcheggi posti auto 1.600 * Auditorium


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TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA

7 novembre 2010

Pubblicati gli Orientamenti pastorali della Chiesa Italiana 2010-2020

EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO

li Orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020 intendono offrire alcune linee di fondo per una crescita concorde delle Chiese in Italia nell’arte delicata e sublime dell’educazione. In essa noi Vescovi riconosciamo una sfida culturale e un segno dei tempi, ma prima ancora una dimensione costitutiva e permanente della nostra missione di rendere Dio presente in questo mondo e di far sì che ogni uomo possa incontrarlo, scoprendo la forza trasformante del suo amore e della sua verità, in una vita nuova caratterizzata da tutto ciò che è bello, buono e vero. È questo un tema a cui più volte ci ha richiamato Papa Benedetto XVI, il cui magistero costituisce il riferimento sicuro per il nostro cammino ecclesiale e una fonte di ispirazione per la nostra proposta pastorale. La scelta di dedicare un’attenzione specifica al campo educativo affonda le radici nel IV Convegno ecclesiale nazionale, celebrato a Verona nell’ottobre 2006, con il suo messaggio di speranza fondato sul «sì» di Dio all’uomo attraverso suo Figlio, morto e risorto perché noi avessimo la vita. Educare alla vita buona del Vangelo significa, infatti, in primo luogo farci discepoli del Signore Gesù, il Maestro che non cessa di educare a una umanità nuova e piena. Egli parla sempre all’intelligenza e scalda il cuore di coloro che si aprono a lui e accolgono la compagnia dei fratelli per fare esperienza della bellezza del Vangelo. La Chiesa continua nel tempo la sua opera: la sua storia bimillenaria è un intreccio fecondo di evangelizzazione e di educazione. Annunciare Cristo, vero Dio e vero uomo, significa portare a pienezza l’umanità e quindi seminare cultura e civiltà. Non c’è nulla, nella nostra azione, che non abbia una significativa valenza educativa. Angelo Card. Bagnasco Presidente della Conferenza Episcopale Italiana

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SERVIZI ALLE PAGINE 2 E 3 DEL FASCICOLO REGIONALE. PER SAPERNE DI PIÙ E SCARICARE IL TESTO INTEGRALE DEGLI ORIENTAMENTI PASTORALI:

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La Settimana - n. 39 del 7 novembre 2010  

Settimanale della Diocesi di Livorno

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