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Assemblea DIOCESANA DOMENICA 7 NOVEMBRE A S. LUCIA ORE 15.30

Via del Seminario, 61 57122 Livorno tel. e fax 0586/210217 lasettimana.livorno@tiscali.it Notiziario locale

Direttore responsabile Andrea Fagioli Reg. Tribunale Firenze n. 3184 del 21/12/1983

31 ottobre 2010

Verso un Progetto Educativo Diocesano: la soglia dei Giovani e della Famiglia arà ancora Assemblea diocesana domenica 7 novembre nei locali parrocchiali di S. Sgiovani Lucia ad Antignano e questa volta il tema dell’educazione approfondirà l’aspetto e la famiglia. Seguendo l’icona biblica dell’apostolo Paolo, trasformato dall’incontro con Cristo Risorto, obiettivo dell’Assemblea sarà lo studio critico e propositivo delle tracce n. 3: “La soglia delle decisioni per dare un volto al futuro” e n. 4 : “Il matrimonio? Solo per chi sa amare! Proposta di itinerario educativo per coppie che scelgono di imparare ad amare e di vivere la famiglia da cristiani”. Inizio ore 15,30 Preghiera allo Spirito e meditazione Vescovo; ore 16.00 Introduzione ai lavori a cura del Segretario del Consiglio Pastorale Diocesano; ore 16.10 Presentazione schede 3 e 4 e illustrazione del lavoro in atto nelle due Consulte, a cura dei Direttori delle Consulte di Pastorale Giovanile e di Pastorale Familiare; ore 16,30 18.30 Lavoro per Commissioni Vicariali. Al termine dell’assemblea sarà celebrata la Messa per i sacerdoti defunti.

È aperta la nuova struttura a Quercianella per malati in disagio sociale

Semplicemente «LA CASA» In collaborazione con la Asl e con il Comune di Livorno la struttura di accoglienza sarà inserita nella rete di assistenza socio sanitaria del territorio. Suor Costanza Galli, è la responsabile dell’Associazione di volontari «La Casa» che gestirà il servizio stata inaugurata a Quercianella, la nuova casa per ammalati che si trovano in una situazione di disagio sociale. La struttura, che sarà gestita in collaborazione con la Asl, si trova all’interno dell’Istituto S. Giuseppe delle suore Figlie della Carità di S. Vincenzo de’ Paoli. Suor Costanza Galli (nella foto) figlia della Carità, medico, primario del reparto Cure Palliative dell’ospedale di Livorno, racconta come si è giunti alla realizzazione di quest’opera.

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Nello spirito di S. Vincenzo de Paoli le suore della Congregazione a lui dedicata inaugurano una nuova casa, questa volta dedicata agli ammalati? «Direi agli ammalati e non solo perché la “mission” della casa famiglia e dell’associazione che le sta dietro è un aiuto al disagio sociale che si accompagna alla malattia». Come si è arrivati a questa idea e chi ha contribuito alla realizzazione di quest’opera? «Abbiamo ricevuto l’aiuto di tante persone. È stata una bellissima sinergia tra la società civile, intesa come associazione di volontariato, la Chiesa diocesana, la Congregazione religiosa delle Figlie della carità, le istituzioni: l’ASL di Livorno, la Regione e il Comune. Devo dire che l’ASL in particolare ci ha seguito molto nel

progetto e ci ha aiutato a perfezionarlo, oltre a darci un fattivo contributo economico. Da parte delle suore è ovviamente una concretizzazione del carisma vincenziano che serve ed ama nel povero lo stesso Gesù Cristo». A chi è destinata questa struttura? Quanti sono i posti a disposizione? «È destinata a malati oncologici gravi che potrebbero essere seguiti comunque al loro domicilio, ma ciò non è possibile perché il domicilio è insufficiente o insufficiente è il supporto familiare e sociale. Ha 6 posti letto con possibilità di ospitare un congiunto». Come sarà gestita la casa e da chi? «Sarà gestita dall’associazione di

volontariato onlus “La Casa”, quindi da un gruppo di persone e naturalmente da personale ad hoc per le necessità degli ospiti, inoltre vi sarà sempre la presenza di una suora». Avete anche delle convenzioni con la ASL? «Non si tratta di una vera convenzione ma di un protocollo d’intesa a cui si è unito anche il Comune: un protocollo che definisce le modalità di accesso degli ospiti alla casa, i contributi economici e l’inserimento della struttura nella rete socio sanitaria del territorio». È stato durante il tuo lavoro in ospedale che hai visto che c’era bisogno di quest’opera? Secondo la tua esperienza quali altre

sono le necessità a cui la sanità pubblica non riesce a far fronte? «In verità è così: in 12 anni di oncologia e cure palliative questo bisogno si è davvero imposto alla mia attenzione, poi l’ho condiviso con la comunità delle suore, che sono sempre state attente alla nuove povertà e generose nel donare ciò che avevano, infine l’ho condiviso con i dirigenti ASL che hanno accolto questo progetto. Credo che la sanità pubblica si faccia carico anche di troppo di certe

situazioni, mi spiego: molte persone vengono in ospedale perché non vi sono alternative sociali e abitative sufficienti, così vi è un utilizzo improprio dei posti letto con le spese che sappiamo. Magari persone che potrebbero giovarsi ancora di un ambiente familiare sono costrette invece ad ospedalizzarsi per aver un tetto e qualcuno che si occupi di loro. È quindi chiaro e non più rimandabile l’impegno delle istituzioni per rafforzare i servizi socio sanitari a livello domiciliare, mettendo in rete, cioè condividendo le risorse di tutti». Come può la Chiesa sostenere questi bisogni? «Credo che il nostro Vescovo abbia più volte analizzato pubblicamente la situazione: la Chiesa può entrare a far parte di questa rete di servizi con opere direttamente o meno gestite dalle parrocchie o dai volontari, laici e religiosi, ma può fare molto anche sul piano della formazione alla carità, formando cioè le coscienze dei nostri concittadini ad una vera solidarietà sociale, ad accogliere e aiutare chi è nel bisogno; può far da tramite tra società civile e istituzioni, insomma può e deve fare tantissimo». c.d.

Gli orientamenti pastorali

Continua la «Sfida educativa» ono appena usciti a cura della CEI gli Orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020 dal titolo Educare alla vita buona del Vangelo. Essi intendono offrire alcune linee di fondo per una crescita concorde delle Chiese in Italia nel delicato compito dell’educazione. La pubblicazione dei documenti pastorali dell’intero episcopato, negli ultimi quarant’anni ha fornito alla comunità ecclesiale italiana molti spunti di riflessione e di azione che hanno avuto una sua ricaduta sotto il profilo sociale e culturale. Per la prima volta negli anni Settanta con il titolo Evangelizzazione e Sacramenti si dette avvio a questa riflessione comune. Con tale riflessione pastorale iniziò anche la stagione dei Convegni ecclesiali nazionali: il primo di questi si aprì a Roma nell’ottobre del ’76. Successivamente fu la volta di Comunione e comunità varato per gli anni ’80 sulla scia dei quali venne organizzato il Convegno ecclesiale di Loreto (913 aprile 1985). Gli anni ’90 sono stati segnati da Evangelizzazione e testimonianza della carità, una vera e propria bussola per il Convegno ecclesiale di Palermo (20/24 novembre 1995). Gli anni Duemila si sono aperti con gli Orientamenti dal titolo Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia e si sono intrecciati con il Convegno Ecclesiale nazionale di Verona svoltosi nell’ottobre del 2006. Fu proprio in quest’occasione che si decise di dedicare un’attenzione specifica al campo educativo.

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La città dei BAMBINI

Un progetto per migliorare la qualità della vita

Speciale FESTA DEI POPOLI

La festa del conoscersi DI

stato presentato alcuni giorni fa nell’Auditorium di Villa Letizia il progetto “La città dei bambini”. Si tratta di un progetto transnazionale della Comunità Europea e precisamente del Consiglio d’Europa, a cui l’assessore allo Sviluppo della persona, Carla Roncaglia, ha voluto aderire a nome dell’Amministrazione Comunale che da anni è impegnata nel promuovere l’innalzamento qualitativo del sistema educativo a favore dell’infanzia. Il progetto – ci ha spiegato la dottoressa Nella Benfatto, responsabile del CRED (Centro Risorse Educative e Didattiche) per gli Interventi Formativi di Innovazione – si propone di favorire tutta una serie di azioni, provvedimenti formativi, urbanistici, organizzativi, atti a migliorare la qualità della vita specialmente nei confronti dei bambini al fine di permettere loro una crescita serena e consapevole. Sono già presenti alcune «Si tratta esperienze di perciò di un questo genere in Italia e con laboratorio questo aperto e progetto anche costantemente Livorno entrerà nella in divenire, rete delle tale da “Città dei bambini”. Il costituire progetto è un motore dunque all’inizio e propulsore poggerà che spinga essenzialmente all’analisi su un dell’esistente» “laboratorio” del quale sono stati chiamati a farne parte alcuni assessorati comunali (Cultura, Urbanistica, Ambiente, Mobilità urbana, Sport), i genitori dei bambini delle scuola primaria e dell’infanzia, i responsabili delle Commissioni Scuola delle varie Circoscrizioni, e Associazioni importanti come può essere l’UNICEF. In questo modo – ha aggiunto la responsabile del CRED – il “laboratorio” si avvarrà di presenze utili a sviluppare quei temi specifici che, di volta in volta, sarà chiamato ad affrontare. Si tratta perciò di un laboratorio aperto e costantemente in divenire, tale da costituire un motore propulsore che spinga all’analisi dell’esistente, riguardo soprattutto alla rete dei servizi, ai quartieri, ai parchi, alle piazze, alle aree verdi, al fine di formulare delle proposte migliorative per la loro vivibilità. Un appuntamento importante sarà il prossimo Piano Urbanistico della città e in questo senso il laboratorio potrà fornire un proprio contributo educativo, molto spesso infatti si assiste a cambiamenti urbanistici per i quali non si avverte un approccio pedagogico a favore dei bambini. Le città sono spesso modulate sui cittadini adulti possessori di macchine, ma il diritto di cittadinanza ce l’hanno anche le mamme che portano i passeggini, i bambini, gli anziani. Sarà perciò compito del “laboratorio” individuare proposte adeguate, le premesse ci sono tutte … e quindi il futuro sarà certamente migliore! Capofila del progetto “La città dei bambini” - ci dice ancora la dottoressa Benfatto – è il CNR di Roma attraverso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione che si propone di operare in modo che i bambini siano assunti come garanti delle loro necessità affinché possano vivere una esperienza da cittadini autonomi e partecipanti. Il laboratorio livornese si arricchirà di tutti i contributi delle scuole che saranno chiamate a fare proposte su argomenti specifici. La sede del laboratorio e l’Aula scientifica del CRED di Villa Letizia, come si vede il progetto è destinato a crescere … come del resto i bambini! Gianni Giovangiacomo

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In Piazza XX settembre incontro tra le diverse culture

GIULIA SARTI

orse era così che appariva Livorno quando il Granduca Ferdinando I emanò le “Leggi livornine”: lingue, abiti e tratti somatici diversi, tutti insieme per arricchire e popolare la nostra città delle origini. Con lo stesso ideale di convivenza pacifica, anche quest’anno, per la seconda volta, il Centro Missionario Diocesano, l’ufficio Migrantes, in collaborazione con il Centro Mondialità Sviluppo Reciproco e con la partecipazione di un ‘altra ventina di associazioni, hanno organizzato “La tenda dei popoli”, una festa da vivere insieme e dove ognuno può rendere partecipi gli altri delle proprie tradizioni. Quest’anno un cambio di scenario però: da via della Madonna, il palco si è infatti trasferito in Piazza XX Settembre, di fronte alla chiesa di San Benedetto. «Lo spirito con cui abbiamo riproposto questa festa,- dice il diacono Mauro Giolli dell’Ufficio missionario- era quello di creare un clima multietnico, multiculturale,

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anzi mi piace dire “multi tutto”. Quest’anno la partecipazione è cresciuta molto sia per le associazioni coinvolte che per i partecipanti. La cosa che è stata più importante e significativa, al di là della festa in sé, è stato il progettarla unendo diverse esperienze e questo forse è la dimostrazione migliore di come si possa creare qualcosa di bello tutti insieme». PER LEI COSA VUOL DIRE “INTEGRAZIONE”? «E’ come una strada a doppio senso: ognuno dà e riceve. Sono convinto che il mondo andrà avanti solo con questa ricetta:ognuno dà quello che manca all’altro in modo da creare qualcosa di nuovo che prima non esisteva». A alternare il coro dei bambini della comunità di Sant’Egidio, la presentazione della “Livornina” con gli abiti storici livornesi e il saluto delle varie associazioni, le domande poste al deputato parlamentare Jean Leonard Ntuadì,di origini congolesi. Così risponde alla domanda sulle possibilità di una vera integrazione: «I mezzi di

«È come una strada a doppio senso: ognuno dà e riceve»

comunicazione danno un’immagine negativa degli stranieri,o forse sarebbe più bello dire i “non italiani”, mostrando solo una parte della realtà, quella dei cattivi, quella dei reati. La prima cosa da fare è allora rompere questa barriera di ignoranza, del non conoscere, perché solo così potranno cadere gli stereotipi e i cliché che ci vengono proposti. La cultura e la religione infatti non camminano per strada, ma le persone lo fanno, se solo avessimo più occasioni per conoscerle potremmo imparare a vivere insieme». A pensarla nello stesso modo Don Tomasz, parroco della Parrocchia di San Benedetto:

«Quando sono arrivato dalla Polonia, ho trovato ovviamente molte differenze. Quello che ho capito è che la prima cosa da imparare è come vive la gente, le loro tradizioni e i loro usi, senza pretendere di cambiarli, ma portando la nostra cultura e le nostre origini e pian piano farle conoscere. E’ quello che ho provato a fare anche io e che mi ha permesso di capire che se dai la possibilità di conoscerti, le persone saranno felici di accoglierti». Come ogni festa che si rispetti, non poteva mancare l’aspetto culinario. E allora a concludere la festa di sabato cibi tipici preparati delle varie comunità presenti.

È morto padre Bove, relatore della causa di beatificazione di don Quilici

U n a b b ra c c i o in Paradiso P adre Cristoforo Bove, O.F.M. Conventuale, è stato fino al 4 ottobre u. s., il Relatore della causa di beatificazione di don Giovanni Battista Quilici presso la Congregazione per le cause dei Santi: un francescano DOC per chi lo ha conosciuto, per la sua semplicità, amabilità e comunicazione del senso di pace che pervadeva chi lo incontrava. Soprattutto nell’ultimo periodo, quando ci si recava da lui, nella sede della “Congregazione per le cause dei Santi”, per portare o ritirare il lavoro, si aveva proprio la sensazione di incontrare un autentico “santo”. Nato nel 1948, aveva fatto la prima professione il 4 ottobre del 1968 ed era stato ordinato sacerdote il 4 ottobre del 1976. Anche le date diventano significative se si considera che proprio il 4 ottobre di quest’anno il Signore lo ha chiamato a sé. Negli ultimi cinque mesi era stato seriamente ammalato, tanto che i medici avevano dovuto am-

putargli una gamba. Poi si era un po’ ripreso e a settembre aveva rincominciato a lavorare con assiduità e impegno, nonostante i problemi di salute; il 4 ottobre è sopraggiunto un infarto e si è chiusa la sua giornata terrena. Il suo funerale, celebrato all’altare della Cattedra della Basilica di S. Pietro, è stato presieduto da monsignor Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, attorniato da altri quattro Vescovi e da oltre cento Sacerdoti concelebranti e da tanti fedeli, legati al suo lavoro e alla sua Parrocchia. Era presente anche il cardinal Saraiva Martin, prefetto emerito della stessa Congregazione. I nostri incontri con padre Bove erano ormai familiari. Gli portavamo il lavoro preparato, lui lo teneva qualche settimana, lo rivedeva con cura e interesse, ci faceva correzioni, annotazioni, suggerimenti, e ci dava un nuovo appuntamento; così potevamo riprendere la nostra ricerca. In

«Il prete collocato nel cuore di Cristo»; San Francesco come guida e sostegno durante tutta la sua vita questo modo è stato concluso prima il Summarium e poi il lavoro della Biografia Documentata (un grande volume di lavoro, una parte preponderante della Positio) ed ora ci stavamo accingendo a concludere l’ultima parte del lavoro sulle “Virtù Eroiche del Servo di Dio Giovanni Battista Quilici e sulla fama di Santità” (un altro volume della stessa Positio, definito Informatio). Nell’ultimo incontro avuto con padre Bove il 17 settembre scorso, per consegnargli questa seconda parte quasi conclusa, ci aveva dato appuntamento per rispondere ai nostri quesiti e riconsegnarci il lavoro con le sue preziose annotazioni, nei giorni successivi la festa di S. Francesco; le vie misteriose di Dio hanno voluto diversamente. L’incontro tra Padre Bove

e Giovanni Battista Quilici si era rivelato fin dall’inizio un incontro speciale. Egli si era lasciato coinvolgere subito dalla personalità del Quilici ed amava sottolineare l’aspetto del “Sacerdote di Cristo”, per il quale ci aveva suggerito di titolare un capitolo dell’Informatio, perché per lui, questo era l’aspetto che riassumeva un po’ tutta la sua spiritualità. Quilici, diceva lui, non è un prete qualsiasi, né il prete della povera gente, lui è il prete collocato nel cuore di Cristo: è in Lui che vede, il carcerato, la giovane prostituta, l’ammalato di colera, le “povere fanciulline”, i piccoli senza amore, ecc. Don Giovanni è un innamorato del Cristo e del Cristo Crocifisso; per questo non può non essere innamorato di chi è solo, di chi ha sbagliato, di chi è nel bisogno, perché

in ciascuno di loro contempla il Volto amato di Cristo. Padre Bove e don Quilici hanno sintonizzato, con la loro santità, proprio nel nucleo essenziale della loro missione sacerdotale: entrambi erano innamorati di Cristo ed entrambi amavano appassionatamente l’uomo, spinti dallo stesso amore da cui erano conquistati e animati. E ora nell’eternità si sono incontrati per sempre per godere dello stesso Amore e irradiarlo sul mondo… Adesso siamo in attesa che il Postulatore della Causa di beatificazione di Don Quilici, Padre Fernando Rojo, OSA(Ordine San Agostino), ci comunichi il nome del nuovo Relatore, assegnato dalla Congregazione per le cause dei Santi, al posto di padre Bove, per completare il lavoro. Grazie padre Bove per il dono che sei stato alla Chiesa e a noi; dal cielo, insieme a don Quilici, continua a proteggerci e a benedirci!!! Le Figlie del Crocifisso


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LA SETTIMANA DI LIVORNO

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LA RICERCA PROMOSSA DALLA CONSULTA PROVINCIALE

Speciale NUOVO OSPEDALE (1)

Volontariato al futuro ell’ambito delle attività della Consulta N provinciale del Volontariato, la delegazione di Livorno e Pisa del Cesvot

Verso il referendum Tutte le tappe della questione fino ad oggi l 28 novembre si svolgerà il referendum con il quale i cittadini livornesi sono chiamati a decidere se il nuovo ospedale sorgerà a Montenero basso, oppure se il Comune e la Asl dovranno scegliere una nuova ubicazione. Quello che è certo è che il nuovo ospedale si farà, questa è l’idea preponderante. Non è, però, il pensiero di tutti visto che c’è sempre qualcuno che afferma che si potrebbe ristrutturare l’ospedale di viale Alfieri.

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immagina un ospedale che faccia alzare il livello della sanità livornese. Nell’occasione annuncia la firma del protocollo d’intesa per i tempi dell’accordo di programma, dando così il via all’operazione.

I finanziamenti

Altro tema caldo di discussione è quello riguardante i finanziamenti: l’Asl 6, dove troverà tutti i soldi che servono per costruire il nuovo ospedale? Si parla dell’alienazione di quasi tutto il patrimonio Le tappe dell’Azienda: la sede Perché fare un nuovo legale di ospedale a Livorno? E Monterotondo, i vari dove farlo? distretti di Fiorentina, Sono queste le due via Ernesto Rossi, via domande del Mare, fondamentali via Venuti; Il nuovo a cui oltre ad cercheremo altre sedi ospedale di rispondere facenti capo ripercorrendo a Montenero, ad altri fra Pascoli le tappe che servizi: il hanno dato e Villa Serena, Frediani, vita al via San come progetto e Gaetano, alla tanto raggiungerlo? Borgo S. discussa Jacopo, via I dubbi ubicazione. S. più grandi È da più di Francesco, un anno che via Piave. La sulla viabilità si parla Regione poi dell’ospedale farà la sua nuovo. Infatti alla fine parte. Inoltre la di settembre 2009 il dottoressa Calamai - in sindaco Cosimi e il un’intervista - parla Direttore Generale dell’utilizzo della dell’Azienda USL 6 formula del leasing in Livorno annunciano la costruendo. decisione di costruire E perché continuare a un nuovo ospedale a spendere soldi per Livorno. ristrutturare il vecchio Già i primi di ottobre si ospedale? Altra comincia a discutere domanda che continua sull’ubicazione. Il ad essere fatta. Perché nuovo ospedale a per il nuovo ospedale, Montenero, fra Pascoli dal momento della e Villa Serena, come partenza, ci vorranno 5raggiungerlo? Si 6 anni, e non è prospettano subito possibile curare i malati molti dubbi sulla nell’ospedale attuale viabilità. Se si vuole far senza apportare almeno funzionare il nuovo i cambiamenti minimi ospedale bisogna e comunque quelli più lavorare molto anche necessari affinché si sulle strade con cui possano continuare ad raggiungerlo perché accogliere i malati in quelle della zona in cui modo adeguato. si vuole costruire non Le scelte fondamentali sono arterie che del nuovo ospedale possono sostenere un vengono presentate alle flusso di traffico più Commissioni pesante di quello che Consiliari 3 e 5 del già sostengono. Comune di Livorno, in Il 13 ottobre 2009 seduta congiunta, il 23 l’assessore regionale ottobre 2009 ed il 16 Enrico Rossi interviene novembre 2009 alla sull’argomento: quarta e quinta

La mattina del 23 dicembre, Francesca Pritoni e Fabio Verzoni, rispettivamente portavoce e coordinatore degli oltre cento componenti del comitato promotore, presentano ufficialmente in Comune la documentazione necessaria per avviare l’iter per l’effettuazione del referendum. Il quesito sarà il seguente: «Vuoi abrogare la delibera del consiglio comunale numero 138 del 4.12.2009 avente per oggetto: Nuovo presidio ospedaliero localizzazione area denominata "zona basso morfologico rsa pascoli?"» Gennaio 2010. Il collegio di garanzia (composto dall’avvocato Gisella Seghettini il presidente, e dagli avvocati Roberto Si comincia Cartei, Stefano Taddia, Cristina Cerrai e dal a parlare prof. Paolo Rossi) di referendum approva all’unanimità Verso la metà di la proposta di dicembre 2009 viene referendum presentata eletto un collegio di dal Comitato. In questo garanzia per l’eventuale modo, come da referendum regolamento, il sull’ospedale a Comitato deve Montenero Basso. Il impegnarsi a collegio deciderà raccogliere 4500 firme l’ammissibilità del in 100 giorni per indire quesito referendario. il referendum. Dicembre 2009: nasce il Cosa sarà fatto al posto comitato «Livorno dice del vecchio ospedale. no ad un ospedale fuori Il popolo del luogo». In referendum poco tempo procede, ma Il referendum il comitato anche raccoglie le coloro che si svolgerà il firme lavorano 28 novembre necessarie a per il nuovo costruire il dalle 8 alle 22. ospedale comitato vanno Avranno referendario avanti. È diritto che quello che presenterà il afferma il di voto sia quesito per Sindaco alla i sedicenni l’abrogazione metà di che gli della gennaio delibera, («Va bene il stranieri passata in referendum, residenti consiglio ma nel comunale, frattempo a Livorno che destina le non ci aree di fermiamo») Montenero Basso al quando comincia il nuovo ospedale. Le confronto con la firme di adesione Provincia per vagliare la vengono convalidate possibilità di trasferire dai consiglieri alcune scuole nel comunali Bruno complesso di viale Tamburini (PdL) e Alfieri. Si inizia a Gianfranco Lamberti pensare ad un grande (Confronto per polo scolastico al posto Livorno). Il referendum dell’ospedale vecchio. arriva in municipio. Inoltre l’accordo

commissione consiliare del Comune di Livorno. La principale criticità, quando si affronta il tema del nuovo ospedale è sempre quella legata a ubicazione e viabilità. Molti gruppi consiliari, cittadini e parte del mondo dell’associazionismo critica la scelta di fare l’ospedale a Montenero Basso. Anche dopo la presentazione dello studio sulla tenuta morfologica e sulla qualità dell’aria confrontato con lo studio delle altre aree che erano state prese in considerazione, le critiche non si placano. La viabilità che prevede nuove rotatorie in via di Montenero per chi arriva dalla variante e un cavalcavia per chi arriva dal mare non convince.

Comune-Asl prevede che gli attuali padiglioni 4° e 5° siano ceduti al Comune che vi trasferirà il nuovo Pascoli. L’Azienda Sanitaria si impegna a ristrutturare questi padiglioni trasformandoli in residenze sanitarie assistite con una capienza di almeno 100 posti letto. Inoltre si pensa di far diventare la struttura di viale Alfieri, al momento in cui sarà pronto il nuovo ospedale, un «polo distrettuale», cioè concentrarci tutti i centri socio sanitari, ridisegnando così la rete sanitaria livornese. A fine aprile il comitato promotore del referendum raggiunge le 4500 firme che servono per indire il referendum. Il 17 giugno vengono depositate 6145 firme dei cittadini livornesi.

La data del referendum Si comincia a discutere sulla data del referendum. A settembre viene costituito il Comitato per il «sì» con lo slogan «Nuovo ospedale: sì a Livorno, no a Montenero». Il simbolo del Comitato è un fiore, «i cui petali - spiega il Comitato - saranno costituiti dalle tante motivazioni che ispireranno i propri sostenitori». Il Comitato chiede a gran voce al Sindaco la data del referendum. Intanto viene deciso che i seggi messi a disposizione per il referendum saranno 94 rispetto ai 172 delle ultime elezioni regionali ed anche questa decisione scatena i malumori dei sostenitori del referendum secondo i quali la diminuzione dei seggi porterà minore affluenza alle urne. Il 4 ottobre il Sindaco firma l’ordinanza di indizione del referendum. Si svolgerà il 28 novembre dalle 8 alle 22. Avranno diritto di voto sia i sedicenni che gli stranieri residenti a Livorno.

(Centro Servizi Volontariato Toscana) ha presentato nella Sala Consiliare della Provincia di Livorno lo studio: «Volontariato al futuro – Analisi dei bisogni formativi del volontariato in Toscana», a cura del dottor Daniele Baggiani. La ricerca è stata condotta in modo sperimentale coinvolgendo le Associazioni di volontariato di Livorno e Pisa per due anni. L’obiettivo della ricerca era quello di evidenziare quali fossero le necessità del volontariato esaminandone le competenze e capendone i bisogni formativi, per poi indicare le potenzialità di applicazione dei risultati ottenuti. I valori del volontariato, emersi dallo studio, sono quelli della solidarietà, del riconoscimento dei diritti di cittadinanza attiva, della dignità dell’uomo, del rispetto delle diverse culture, della gratuità, della partecipazione democratica. La ricerca ha anche sottolineato l’importanza della relazione come fondamento di azioni costruttive per poter entrare in sintonia con l’altro al fine di elargire un aiuto o un servizio richiesto. I temi emersi dalle riunioni con i dirigenti delle Associazioni sono stati quelli relativi alla gestione dei conflitti, alla conoscenza della legislazione vigente e al raggiungimento di accordi, anche con le istituzioni, finalizzati al miglioramento degli interventi. Nella ricerca sono state coinvolte 74 Associazioni con domande differenziate secondo i diversi ruoli ricoperti all’interno delle stesse: dirigenti, collaboratori e volontari. I questionari hanno interessato Livorno per il 42% e Pisa per il 58%, dal 92% del campione è risultata gradita la possibilità di partecipare a corsi di formazione. Gi. Gi.

ACLI SOLIDARIETÀ’

DALL’ASCOLTO ALLA RELAZIONE iniziato a cura dell’Associazione Acli È Solidarietà e con il finanziamento del Cesvot il corso di formazione «Insieme per accompagnare». Il presidente di Acli Solidarietà, Banchetti, nel presentare l’iniziativa ha detto che il corso si proponeva di fornire una formazione di base per coloro che si occupano o che si occuperanno di volontariato. La finalità è quella di intervenire a favore delle persone in difficoltà affinché la solidarietà sia tradotta sul piano concreto, tutto ciò si potrà ottenere acquisendo competenze di base, aiutando i soggetti a sviluppare le relazioni sia a livello personale sia all’interno delle stesse Associazioni, riscoprendo i valori e le motivazioni all’impegno sociale. Mauro Pardini, psicopedagogista del Comune di Livorno, nel primo incontro ha introdotto i presenti ai temi dell’ascolto e della relazione. Il volontario – ha detto – deve avere buona volontà e competenze perché in una realtà complessa come la nostra le competenze sono necessarie e indispensabili. Uno dei punti chiave della relazione con gli altri è quella che si può definire «relazione d’aiuto». A questo proposito il relatore ha ricordato come sia sbagliato sostituirsi alla persona di cui ci prendiamo cura: si pensi ad un malato di Alzheimer, se riusciamo a conservargli la capacità di fare la manterrà, se invece lo sostituiamo, anche nelle piccole cose, lo condanneremo all’immobilità. Bisogna perciò dimostrare sempre disponibilità, ma anche cercare di portare l’altro su una strada che seppur faticosa, sarà la migliore per il futuro. L’educatore, il volontario, deve essere quindi al di sopra di un rapporto puramente amichevole perché ha il compito di stimolare l’altro ad agire. La relazione – ha aggiunto Pardini – si costruisce con il contatto che non deve mai essere diretto e la comunicazione deve privilegiare il corpo, il tono di voce e le stesse parole. È necessario spendersi da un punto di vista emotivo condividendo lo stato d’animo di colui che si trova nel disagio, ma mai la sua problematica, ed è purtroppo inevitabile che si soffra quando stiamo insieme con qualcuno che soffre. Anche l’ascolto – ha terminato lo psicopedagogista – è importante perché non si tratta di prestare solo l’orecchio, ma di accogliere la persona così com’è, evitando di esprimere giudizi, solo così si può giungere ad un dialogo costruttivo. Il corso si svolgerà in 14 lezioni di tre ore ciascuna e al termine sarà rilasciato un certificato di partecipazione. Gi. Gi.


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LA SETTIMANA DI LIVORNO

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agenda del VESCOVO VENERDÌ 29 OTTOBRE - 18.30 in vescovado il Vescovo incontra tutti i ragazzi che faranno la Cresima nel mese di novembre, insieme ai loro genitori SABATO 30 OTTOBRE - Il Vescovo è in Capraia per commemorare i carabinieri morti nel 2000 nell’incidente in elicottero DOMENICA 31 OTTOBRE - 11.00 il Vescovo celebra la Messa per l’ingresso di don Abramo Nguama come amministratore parrocchiale dei Ss. Cosma e Damiano a Nugola LUNEDÌ 1 NOVEMBRE - 10.30 il Vescovo celebra le Cresime alla parrocchia S. Pio X - 17.30 il Vescovo alla chiesa di S. Caterina assiste alla presentazione dello studio antropologico sui santi Alessandro e Bonifacio, ritrovati nella chiesa. Alle 18.00 celebrerà la Messa e inaugurerà l’altare delle Reliquie nella cappella del Santissimo MARTEDÌ 2 NOVEMBRE - 9.30 il Vescovo è al cimitero di S. Giulia per la benedizione in commemorazione dei defunti - 10.00 il Vescovo celebra la Messa al cimitero comunale (Lupi) - 15.00 il Vescovo celebra la Messa al cimitero della Purificazione - 16.30 il Vescovo celebra la Messa al cimitero della Misericordia GIOVEDÌ 4 NOVEMBRE Il Vescovo è a Brescia per una conferenza VENERDÌ 5 NOVEMBRE - 21.00 il Vescovo è alla chiesa della SS. Annunziata (La Leccia) per la tavola rotonda organizzata in collaborazione tra la parrocchia e la circoscrizione sulla sfida educativa. SABATO 6 NOVEMBRE - 11.00 nella chiesa S. Ferdinando il Vescovo celebra la Messa per l’Associazione ex combattenti - 17.30 nell’ambito della visita alle comunità eucaristiche della Diocesi il Vescovo è a Vada per incontrare la comunità di S. Leopoldo DOMENICA 7 NOVEMBRE - 10.30 nell’ambito della visita alle comunità eucaristiche della Diocesi il Vescovo è a Castiglioncello per incontrare la comunità di S. Andrea e Immacolata Concezione - 15.30 assemblea diocesana nella chiesa di S. Lucia

Un volume sui martiri

Un nuovo altare con le reliquie A Santa Caterina i martiri Alessandro e Bonifacio no studio antropologico sulle reliquie dei Santi martiri Alessandro e Bonifacio e una adeguata collocazione nel rinnovato Altare delle Reliquie che verrà inaugurato da S. E. R. Mons. Simone Giusti, Vescovo di Livorno. Il luogo è la cornice suggestiva della Parrocchia di S. Caterina da Siena, l’appuntamento è: LUNEDÌ 1 NOVEMBRE ALLE 17, quando la dottoressa Ada Amadei, Antropologa del Museo di Storia Naturale di Livorno, presenterà il volume sul suo studio delle Reliquie dei due Martiri, rinvenuti nella Chiesa dei Domenicani. Subito dopo, alle 18, verrà celebrata la S. Messa solenne, in onore di tutti i Santi, accompagnata dalle note di alcuni insegnanti del Conservatorio Regio di Parma, al termine della quale monsignor Giusti benedirà e inaugurerà l’altare delle Reliquie, ponendolo a pubblica venerazione. Per l’occasione verrà aperto anche il piccolo Museo di S. Caterina, con le sue piccole perle. Un appuntamento da non perdere! E.F.

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Diocesi informa le INIZIATIVE

La commemorazione dei defunti all’Arciconfraternita della Misericordia

Ricordiamo i nostri cari il PROGRAMMA A

tutti Confratelli e Consorelle Ci avviciniamo alla celebrazione della commemorazione di tutti fedeli defunti, il 2 Novembre, ed il Magistrato della nostra Arciconfraternita vuole cogliere questo momento celebrativo come inizio di un cammino che favorisca un rapporto continuativo con tutti i “fratelli e sorelle” iscritti. L’impegno è che l’esperienza di preghiera vissuta con le diverse celebrazioni proposte durante l’arco dell’anno diventi un appuntamento periodico che scandisca i diversi valori proposti dai tempi forti dell’anno liturgico. Vi invitiamo quindi a partecipare a queste

Domenica 31 ottobre (Trentunesima del tempo Ordinario) ore 9.30 Santa Messa Lunedì 1 Novembre (Solennità di Tutti i Santi) ore 9.30 – ore 16.00 Santa Messa Martedì 2 Novembre (Commemorazione dei fedeli defunti) ore 9.30 Santa Messa ore 15.00 Ritrovo nella cappella S. Matteo (nuova sezione) per la recita del Santo Rosario ore 16.30 Santa Messa celebrata da S. E. Mons. Simone Giusti

iniziative, che oltre a farci pregare e riflettere insieme, permetterà di renderci presenti nella realtà di cui facciamo parte. Nel programma, troverete le date e gli orari delle diverse celebrazioni che si

svolgeranno da domenica 31 ottobre fino al 7 novembre presso la chiesa del Camposanto Enrico Della Bella *Preposto dell’Arciconfraternita della Misericordia di Livorno

Nei giorni dal 3 al 5 Novembre (ottavario dei defunti) ore 16.00 Santa Messa Sabato 6 Novembre ore 10.00 Santa Messa Domenica 7 Novembre ore 9.30 Santa Messa

CICLO DI INCONTRI AI SALESIANI

Il Centro d’ascolto psicologico GIOVEDÌ 28 OTTOBRE ALLE ORE 21.00 Presso la parrocchia del Sacro Cuore (Salesiani), si terrà la presentazione del Centro Ascolto Psicologico. Il Centro nasce da una proposta della Comunità Parrocchiale che, riflettendo su un bisogno manifestatosi in diverse situazioni, offre a tutti, particolarmente a ragazzi, giovani e famiglie la possibilità di avere colloqui personali e di coppia, con psicologi qualificati nell’aiutare a superare questo tipo di difficoltà. Questa iniziativa è presentata dai dottori Serena Silvino e Massimo Voltattorni, coppia di psicologi già conosciuta e attiva all’interno della parrocchia. I tre incontri sono: Giovedì 28 ottobre: “Ascolto attivo ed Empatia" Presentazione di uno sportello d’ascolto al servizio della comunità. Conduce l’incontro la Dott.ssa Mara Locatelli, Psicologa, Psicoterapeuta, presidente dell’ASPIC Livorno (Associazione per lo Sviluppo Psicologico dell’Individuo e della Comunità). Giovedì 4 novembre: “L’intelligenza emotiva: che cos’è e come può migliorare le relazioni interpersonali”. Conduce la Dott.ssa Serena Silvino, Psicologa, Psicoterapeuta, collaboratrice ASPIC Livorno. Giovedì 11 novembre: “Psicologia e benessere: come sviluppare il proprio potenziale psicologico per migliorare la qualità di vita" Conduce il Dott. Massimo Voltattorni, Psicologo, Psicoterapeuta, collaboratore ASPIC Livorno.


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LA SETTIMANA DI LIVORNO

31 ottobre 2010

appello della Caritas in vista Speciale Caritas IL CARCERE Un delle prossime novità di legge

31 OTTOBRE ALLE 21.15

di Enrico Sassano

Quando il carcere finisce LA RIEDUCAZIONE DEL CONDANNATO Siamo generalmente abituati a pensare a chi sconta una pena in carcere come a colui che, non rispettando le regole di convivenza di una comunità, in forma più o meno grave, deve essere allontanato, impedito della libertà perché potrebbe reiterare nuovamente un reato. Sappiamo anche che le nostre carceri sono superaffollate, per cui lo spazio per una persona viene spesso condiviso con due, tre, più persone. Non possiamo infine dimenticare la funzione rieducativa della pena, affermata nel nostro ordinamento giuridico, discendente dall’art. 27 della Costituzione: “le pene, dice l’art. citato, non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. UNA NOVITÀ LEGISLATIVA Questo minimo di premesse ci aiuta ad entrare nel problema che vogliamo porre all’attenzione della Comunità diocesana. È prossima l’emanazione di un ddl del Ministro Alfano che prevede la possibilità, per chi è in prossimità del fine pena (sotto l’anno), di uscire anticipatamente dal carcere nel caso si trovi una struttura che lo accolga (appartamento), terminando di scontare lì il resto della pena.

Come aiutare chi ha sbagliato e ha pagato a reinserirsi nella comunità? Questa ed altre le domande che la Commissione Caritas ed alcune associazioni del territorio si sono poste per dare una «nuova vita» a chi pensava di averla sprecata per sempre possibile a non più di dieci carcerati (secondo le loro previsioni) di usufruire delle possibilità di reinserimento nella forma prevista dal decreto. La Caritas diocesana ha già un ambiente che può dare una risposta a questa richiesta (la Casa Incontro della Maddalena) per soggiorni evidentemente limitati al periodo che porta al fine pena. È necessario che nel tessuto ecclesiale nascano e crescano altre sensibilità.

Le restrizioni saranno limitate, coma la presenza in casa dalle h. 21,00 alle h. 7,00, e daranno la possibilità al detenuto di iniziare il periodo di reinserimento nella società sia nei suoi

aspetti sociali e civili sia nella ricerca di un lavoro e di una abitazione per coloro che non ne hanno; in questa fase sarà sostenuto dal competente Ufficio del Ministero per la

Guardando da dietro le SBARRE

Quando esco, dove vado? ivo in questi pochi metri. Quando sono sul letto, ci sto spesso perché V non so cosa fare, gioco con gli occhi. Li alleno. Da un po’ di tempo sento che mi si riduce la vista. Misuro la cella. Metro per metro. L’altezza, la lunghezza, la larghezza. Dentro, le tre dimensioni sono più piccole, rispetto a quelle di fuori; il tempo dovrebbe essere uguale, ma non è così. Il mio tempo non è quello degli altri. Qui il tempo si dilata e si restringe. Tempo di vuoti e vuoto del tempo. Tempo che scorre nella sensazione di vivere sospeso tra un passato che non passa mai e un futuro che quando arriva ti fa paura. Il passaggio della stagione me lo danno la luce o il calore della giornata, più spesso il calendario che ho appeso vicino al fornellino. Non ci sono gli alberi che ne annunciano il passaggio. Qui il ritmo delle stagioni è un falso movimento, come quello dei giorni e delle ore. Sono anni che non cammino a piedi nudi sulla terra o sull’erba, posso calpestare solo del cemento. Ah, come mi mancano gli alberi! Il passato mi accompagna sulla pelle. È la pelle che accoglie le tracce della mia vita, la mia storia: i tagli sulle braccia, i disegni tatuati, il nome di chi mi ha amato. La mia pelle è come un quaderno e la mia scrittura. Ogni segno è una tappa. È un linguaggio intimo di cui sono geloso. Quando vado all’aria metto una maglietta che copra le braccia, non voglio mostrare i miei segreti. È il tempo che deve passare. È lui che voglio cacciare il più rapidamente possibile. Mi chiedo a volte chi oltre alle persone come me hanno un rapporto così strano con il tempo. I malati ? Quelli che hanno un ginocchio rotto e quaranta giorni da aspettare ? Chi si è imbarcato su una nave ? Per loro l’attesa è breve. Esiste qualcun altro a cui si dica: “Stai fermo in questa casella per quattro, otto, dodici anni ?” È un gioco dell’oca. Il passato ha deluso e mi ha condannato. Il presente è inutilizzabile. Vivo solo di futuro, di un futuro fragile che più si avvicina e più mi fa paura. Vivo nella contraddizione, lo attendo e lo voglio allontanare. Mi è già successo. A un mese dall’uscita, sono le notti a tenermi sveglio. Mi giro e rigiro. Mi devo alzare. Il cielo è buio, lo vedo tra le sbarre, sporche di ruggine. Sembra lo stesso cielo dei tempi migliori, lui non sembra è lo stesso cielo, sei tu che non hai più i tempi migliori. Sì, a letto ci vado alla solita ora, m’addormento, ma dopo un paio d’ore mi sveglio con gli occhi sbarrati con una sola domanda: “Tra qualche settimana, quando esco, dove vado ?” a cura della Commissione Caritas per il Carcere

Giustizia (UEPE) e dalla struttura in cui è inserito. Il decreto suscita interrogativi; in molti lo vedono come un modo per aggirare i problemi legati all’indulto (entrate e uscite dal carcere che non risolvono né il problema dell’affollamento delle carceri né quello del reinserimento nella società). Al di là dei giudizi di merito, ci stiamo domandando cosa succederà quando la legge verrà emanata. Da quel che conosciamo, i carcerati, giudicati meritevoli di vedersi applicato questo provvedimento, potranno usufruirne solo se ci sarà una struttura, un ambiente che li accolga, per il quale, tuttavia, il legislatore non prevede particolari sostegni economici: punta solo e soltanto sul volontariato. Tralasciamo qualsiasi commento su tale decisione ma non possiamo non riflettere sul bisogno che ne nasce e a cui dobbiamo tentare di dare qualche risposta come Chiesa. LA RICHIESTA DI AIUTO I responsabili della Casa Circondariale “Le Sughere” e le Istituzioni competenti, si sono ovviamente rivolti a chi opera volontariamente nel carcere, come la Commissione Caritas per il Carcere, la Comunità di Sant’Egidio, Rinnovamento dello Spirito e ad altre associazioni non ecclesiali per chiedere un aiuto tale da rendere

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CRESCE LA SENSIBILITÀ A questo proposito è da rilevare come, nella loro recente prima esperienza di servizio in carcere, alcuni fratelli di fede appartenenti al movimento ecclesiale Rinnovamento dello Spirito hanno maturato una particolare attenzione al problema reinserimento/riabilitaz ione. Hanno preso a cuore, in particolare, la richiesta di alcuni carcerati provenienti dal sud, compromessi con mafia e ndrangheta, che non vogliono ritornare nei luoghi di origine per paura di essere nuovamente preda dei ricatti della malavita; alcuni di loro, orami vicini ad aver scontato pene di venti anni ed oltre, vorrebbero ricostruirsi una nuova vita, con le loro famiglie, a Livorno. Un desiderio che, se sincero, merita senz’altro attenzione e impegno per cercare di soddisfarlo. TRE SEGNI È certamente difficile rispondere a questo tipo di bisogno per dimensioni e impegno richiesti. Dobbiamo tuttavia domandarci se è possibile fare qualcosa. È possibile darsi l’obiettivo di porre almeno tre segni di risposta in diocesi? Offrire tre posti ad altrettanti detenuti rieducati alla convivenza civile da reintegrare nella società, sostenerli nel cammino di reinserimento. Un posto lo assicura la Caritas Diocesana; altri due potrebbero essere altrettanti segni di carità in altrettante parrocchie della nostra Chiesa.

Concerto di inaugurazione

Un organo a canne per la chiesa di Santa Giulia n organo digitale costa meno di un organo a canne? Forse sì, potremmo affermare se l’unico criterio di scelta fosse di tipo economico. Ma è altrettanto vero che a Dio dobbiamo offrire sempre le cose migliori. Pertanto, per lo splendore della Sacra Liturgia, nella quale si rende gloria a Dio, non è lecito utilizzare solo il criterio economico. Ci sostiene, in questo, il pensiero della Chiesa e la sua predilezione per questo strumento: «Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, strumento tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere mirabile splendore alle cerimonie della Chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti» Se volessimo aggiungere a tutto questo motivazioni di ordine pratico, potremmo affermare che gli organi digitali non sono così duraturi come si potrebbe pensare e il loro suono non è naturale come quello di uno strumento a canne. In «Nella Chiesa questi ultimi, infatti, il soffio d’alatina si abbia ria che esce dal in grande mantice, oltre alonore l’organo la gradevolezza del suono, espria canne, me un profondo strumento significato simbolico che allude tradizionale, in qualche modo il cui suono al soffio dello è in grado Spirito. Queste considedi aggiungere razioni, unite al mirabile desiderio di splendore monsignor Mauro Peccioli, Retalle cerimonie tore della chiesa della Chiesa, di Santa Giulia e Cappellano Mage di elevare giore dell’Arcipotentemente confraternita di gli animi Santa Giulia e SS.mo Sacraa Dio e alle cose del mento in Livorcelesti» no, di dotare questa bella chiesa, gioiello del barocco secentesco, di un organo in sintonia con la sua peculiarità religiosa, artistica e storica, hanno stimolato un progetto, accolto con molto favore dal dottor Giancarlo Meriggioli e dalla signora Anna Brogi, rispettivamente Proposto e Provveditore dell’Arciconfraternita, e che ha dato frutti al di là di ogni previsione. La Provvidenza divina ha messo sul nostro cammino un giovane costruttore di organi di San Miniato, il quale si è offerto di costruire, ad un prezzo speciale di lancio, un vero strumento progettato e realizzato tutto per noi, un pezzo unico. A lui, innanzitutto, il nostro sincero ringraziamento. A questo si aggiunga, come elemento essenziale, la condivisione di questo progetto da parte di buone persone, amiche fedeli di don Mauro, che hanno garantito il loro contributo mensile per il pagamento dell’opera e si sono impegnati ad assisterlo fino alla fine. Questo ci ha permesso di passare dalla fase del progetto a quella della sua attuazione. A loro va un ringraziamento affettuoso e sincero: Dio li ricompensi. M.P.

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TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

31 ottobre 2010

Gli incontri del SERRA CLUB

Viaggio nelle PARROCCHIE

Le scelte di don Roberto Corretti, tanti anni fa, hanno lasciato un segno indelebile

di Monica Cuzzocrea

CASTIGLIONCELLO, una parrocchia di comunione

LA SISTINA, DAL CREATO AL CREATORE

roseguono gli incontri del Serra Club di Livorno che avendo posto l’attenzione verso una ricerca dell’interiorità e della spiritualità, seguendo un percorso tracciato da molti teologi e filosofi , cerca attraverso la natura di compiere un percorso ascensionale verso il Divino. L’occasione viene offerta da una rivisitazione degli affreschi michelangioleschi della Cappella Sistina, giudata dall’Ammiraglio Balestra. Infatti guardando nell’insieme il percorso tracciato da Michelangelo, vediamo che egli partì dalla Genesi per arrivare al maestoso Giudizio Finale. Come sappiamo, la Cappella Sistina prende il nome dal Papa Sisto IV della Rovere (Pontefice dal 1471 al 1484) che fece restaurare l’antica Cappella Magna durante il suo pontificato. Quando Giulio II della Rovere nel 1503, suo nipote, salì al soglio pontificio, decise di modificare in parte le decorazioni, affidando l’incarico a Michelangelo. Analizzando le raffigurazioni affrescate dal Buonarroti, vediamo che tutta la sua opera è imbevuta del pensiero neoplatonico che alla fine del Medioevo si era diffuso negli ambienti più colti. Egli avendo vissuto a Firenze, centro principale e fulcro di diffusione di queste nuove dottrine, durante gli anni della formazione, alloggiando presso il suo mecenate, Lorenzo il Magnifico, ebbe sicuramente contatti con Pico della Mirandola e Marsilio Ficino che furono i più insigni esponenti di una filosofia che voleva conciliare il pensiero della Chiesa con quello di Platone. La filosofia sviluppata alla corte del Magnifico aveva radici antiche: Platone e i suoi epigoni, la Cabbala ebraica e il Cristianesimo. Da questi fondamenti furono sviluppate nuove concezioni dove il mondo assume un aspetto dinamico e l’uomo non viene più visto come qualcosa di causale o fortuito, ma al contrario, funzione di una causa e finalizzata al raggiungimento dell’unità con il resto delle cose attraverso l’Intelletto, ultimo gradino prima della Divinità. Quindi l’uomo acquista una sua dignità perchè non più passivo e supino alla natura, ma quanto più è attivo, tanto più tende alla perfezione. Michelangelo, che aveva partecipato vivacemente a queste nuove idee e argomentazioni dove l’ Intelletto veniva simbolicamente rappresentato dagli angeli, le attuò nella sua opera artistica. Infatti molti studiosi, hanno ravvisato nella volta della Sistina gli elementi che potrebbero far leggere l’opera in chiave neoplatonica: le immagini lungo il perimetro della volta, i Profeti e le Sibille sono stati ritenuti come le rappresentazioni di Neoplatonici e all’interno di questo quadro interpretativo, assume una posizione centrale la Creazione di Adamo. Infatti Michelangelo, condividendo questo pensiero avrebbe potuto mettere tra Dio e Adamo gli angeli, allegorie dell’intelletto al fine di indicare la strada per arrivare all’unità con il Creatore. Osservando pertanto attentamente questa raffigurazione, vediamo che il dito di Dio sfiora, ma non tocca la mano di un Adamo già completamente formato in un gesto che non sembra solo di creazione. In quel gesto possiamo vedere molto di più: il protendersi di Adamo verso il Dio che lo ha appena creato, la descrizione dell’ascesi che deve compiere l’uomo per raggiungere l’unità col creato e col Creatore e che passa necessariamente per la stada dell’Intelletto,

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Il parroco don Fiordaliso: «Ma Livorno spesso ci dimentica. La diocesi ha come riferimento la città con il suo sindaco e le sue istituzioni e tiene poco conto dei territori limitrofi» DI

GIAMPAOLO DONATI

astiglioncello è conosciuta dai livornesi- e non solo da loro- come meta turistica, un luogo in cui la mitezza del clima e un paesaggio da cartolina incorniciato fra il mare e le pinete attirano ogni anno migliaia di vacanzieri, soprattutto durante la stagione estiva. Lontana dalla passeggiata, lungo la via che si incammina verso Rosignano Solvay si trova la parrocchia del paese, intitolata a Sant’Andrea e all’Immacolata Concezione, fondata ai primi del ‘900. Una realtà recente, come del resto il paese stesso di Castiglioncello, che da piccola guarnigione militare cominciò a popolarsi intorno alla metà dell’800, costruendo le sue fortune sulla “villeggiatura” dei benestanti e sullo sviluppo dell’industria chimica Solvay. Difficile calcolare quanti siano i “parrocchiani” veri e propri. «I residenti - ci spiega don Francesco Fiordaliso, parroco da 8 anni - sono circa 3800, ma bisogna tenere conto che si tratta di un posto di villeggiatura, con molti residenti fittizi nelle seconde case, per cui gli abitanti effettivi si aggirano intorno a 3000, con una frequenza alla messa domenicale che si attesta intorno al 10%». Una popolazione dai confini incerti quindi ma, ci assicura il parroco, molto ben affiatata. «Qui si conoscono tutti - ci spiega -anche se all’interno talvolta ci sono divisioni per interessi. Da sempre il ruolo maggiore nell’economia del paese lo gioca ovviamente il turismo, ma anche la vicina Solvay, dove lavorano ancora diversi residenti». E la parrocchia come funziona? «Bene - ci racconta soddisfatto don Francesco - è una parrocchia molto vivace. Per comprenderla fino in fondo bisogna però fare i conti con la impostazione che dette don Roberto Corretti nei due decenni in cui fu parroco, dal 1968 al 1988, impostazione che rimane tuttora immutata. Don Roberto basò tutto su alcuni pilastri fondamentali, con l’occhio rivolto al Concilio Vaticano II. Si trattò di scelte nette, che dettero un’impronta particolare a questa parrocchia e che in-

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LA SCHEDA DELLA PARROCCHIA fluirono perfino sulla attuale architettura della chiesa». Quali furono queste scelte? «In primo luogo, Don Roberto, approfittando della pianta circolare della Chiesa, fece spostare l’altare al centro, dove tuttora si trova. In secondo luogo, egli fece togliere dalla chiesa tutte le statue dei santi: questo per indicare che i veri santi che devono costruire la Chiesa sono i parrocchiani stessi: egli fece proprio della partecipazione alla vita parrocchiale uno dei suoi capisaldi, con la creazione di una assemblea parrocchiale che tuttora si riunisce quattro volte all’anno, ed elegge a sua volta il consiglio parrocchiale, che si riunisce ogni 15 giorni. Ma don Roberto non si fermò lì: egli fece togliere dall’in-

terno anche tutte le forme di illuminazione come candele e lumini, per indicare che l’unica luce della comunità deve essere la Parola di Dio. Da allora tutta la pastorale è basata sulla Bibbia, e tutti i gruppi parrocchiali si incontrano periodicamente, oltre che per le loro attività, anche per leggere la Bibbia. Infine, come terzo pilastro della sua azione, egli volse il suo sguardo verso i più bisognosi: decise così di aprire alcuni locali della parrocchia alle loro esigenze, e da allora in chiesa vi sono delle stanze che sono la “casa degli ultimi”. Sottolineo che si tratta di un progetto stabile, non di una emergenza, tant’è che una delle tre persone che attualmente vi abita vive lì da 30 anni. Ovviamente, queste presenze influenzano la vita generale di tutta la parrocchia, si tratta di persone che vivono a casa nostra e che quindi hanno un peso in tutte le nostre attività».

Parrocchia di Sant’Andrea e Immacolata Concezione Via Gorizia 6, 57016 Castiglioncello (LI) Tel. 0586/752642 Parroco: don Francesco Fiordaliso (dal 2002) Vicariato: Quinto Orario Sante Messe: Feriali: lunedì, mercoledì, venerdì ore 8:30, martedì (cappella di Sant’Andrea) e giovedì ore 17(ore 18 in orario estivo): l’intercalare feriale fra mattina e pomeriggio è nato per alternarsi con le altre parrocchie del Vicariato, in modo che ci sia sempre una messa disponibile sul territorio. Prefestivo: ore 18 (18:30 estivo); festivo: ore 8- 9:30( in inverno presso la cappella di Sant’Andrea, d’estate in pineta)-1118:30(quest’ultima solo in orario estivo)

Quali sono queste attività? «Un po’ le stesse di tutte le parrocchie, ma anche qui abbiamo una nostra particolarità, se vogliamo un altro pilastro da aggiungere ai precedenti: una strettissima collaborazione con le altre parrocchie del 5° vicariato. Da circa 30 anni infatti tutte queste parrocchie cercano di condividere la propria vita pastorale. L’altare al centro dell’assemblea nella parrocchia di S. Andrea. Sopra il parroco don Fiordaliso e una messa celebrata all’esterno della chiesa. Sotto, don Corretti quando era parroco a Castiglioncello

Un po’ di STORIA

L’ALTARE DELLA CHIESA AL CENTRO DELL’ASSEMBLEA a storia della parrocchia di Sant’Andrea e Immacolata Concezione affonda le sue radici nella cappella di Sant’Andrea, Lcostruita nel ‘700, recentemente restaurata, destinata ai conforti religiosi dei militari di stanza alla rocca medicea, costruita alla metà del ‘500. A fronte allo sviluppo dell’abitato, iniziato a metà ‘800, il vescovo di Livorno monsignor Giani nel 1913 elevò a parrocchia autonoma la cappella di Sant’Andrea, che fino ad allora dipendeva da Castelnuovo della Misericordia, e la affidò alle cure di don Carlo Gradi. Questi prese l’iniziativa di costruire una nuova chiesa più grande, adatta alle esigenze della accresciuta popolazione. La costruzione iniziò nel 1922, e i lavori si conclusero appena due anni più tardi, nel 1924. Don Carlo rimase parroco per più di cinquant’anni, fino al 1957, anno della sua morte. Gli successe nel 1958 don Mario Udina, che rimase in carica fino al 1968. Dal 1968 al 1988 la parrocchia fu retta da don Roberto Corretti. Seguirono dal 1988 al 1991 don Ordesio Bellini e dal 1991 al 2002 don Andrea Brutto. Dal 2002 la parrocchia è affidata alle cure di don Francesco Fiordaliso. Caratteristica della chiesa, a pianta circolare, è la collocazione dell’altare al centro dell’assemblea, scelta operata negli anni ’70 da don Corretti, secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II.

Quello che fa una parrocchia non lo fa mai da sola. Questo riguarda praticamente tutto, perfino gli orari delle messe (a questo proposito vedi riquadro informativo, ndr). . Fra i vari progetti, importante è quello della catechesi familiare, che è nato 4 anni fa, e che comporta la lettura continua di tutti e 4 i Vangeli con bambini e adulti, sulla base di schede comuni a tutte le parrocchie. Per il resto, ci muoviamo in due direzioni: sottolineare l’importanza dell’assistenza ai poveri, con l’animazione della Caritas parrocchiale. Dall’altro, quello della evangelizzazione degli adulti per la quale la sfida più importante è quella di evitare la dispersione». Don Fiordaliso, ma la sua parrocchia, e un po’ tutto il 5° vicariato, non si sentono spesso isolati rispetto alla Chiesa di Livorno, non fosse altro che per la lontananza? «A dire la verità no, anche perché qui molti parroci sono livornesi- e forse in proporzione ci sono più parroci livornesi nel nostro vicariato che nella stessa città di Livorno. A parte le battute, noi ci sentiamo parte della Chiesa di Livorno, semmai la nostra impressione è che spesso sia Livorno a dimenticarsi di noi. La Diocesi ha come riferimento la città di Livorno con il suo sindaco e le sue istituzioni, e tiene poco conto dei territori limitrofi. E questo vale anche per i progetti diocesani. Un esempio: a noi parroci del 5 vicariato viene da sorridere quando sentiamo dire che “la Diocesi deve aprirsi alla città”. A noi verrebbe spontaneo fare una correzione: non “alla” città, ma “alle” città. Guardate che ci siamo anche noi….»


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LA SETTIMANA DI LIVORNO

31 ottobre 2010

■ S. MATTEO L’ingresso del nuovo parroco don Cornel Benchea nella comunità di Fiorentina

«Desidero fare di questa casa una scuola di preghiera» Il vescovo ha celebrato la S. Messa di accoglienza in una chiesa gremita DI

na grande assemblea guidata dal vescovo Simone Giusti ha accolto il nuovo parroco don Cornel Benchea nel giorno della cerimonia del suo ingresso solenne nella parrocchia di «San Matteo», parrocchia che guida, però, già da luglio. Assieme alla comunità locale, a don Matteo Gioia, parroco di «San Matteo» prima di don Cornel, a don Williams Bianco, attuale parroco di «Santa Teresa del bambin Gesù», i fedeli della parrocchia di «Santa Teresa» di Rosignano hanno accompagnato il loro «vecchio» vice-parroco in questo nuovo incarico segno, questo, di come nella Chiesa sia possibile viaggiare sullo stesso treno, nella stessa direzione, pur su

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L’ingresso a S. Agostino

Don Matteo Gioia sulle orme di don Betti abato 16 ottobre, la comunità di S. Agostino ha accolto “ufficialmente” don Matteo Gioia, durante il rito di “immissione” presieduto dal Vescovo Simone. Lo ha accolto con le braccia e le mani alzate come il Mosè narrato nella prima lettura che la liturgia proponeva (cfr. Es. 17,11-14); non, come lui, per vincere una battaglia, ma per innalzare una preghiera di lode e gratitudine al Signore, così come don Matteo aveva chiesto “in regalo”, nei giorni precedenti questo evento. Infatti, don Matteo che è con noi già da oltre tre mesi, sta orientando i suoi sforzi pastorali alla realizzazione di una comunità che faccia della preghiera, della Parola e della carità, le armi per combattere la “buona battaglia”, verso una comunione piena e vera. La sua vena pastorale, sviluppata con atteggiamenti di disponibilità e carità, uniti ad una determinazione a tutto campo, se, da una parte, sta dando già qualche risultato, dall’altra richiede un’auspicabile risposta concreta dai parrocchiani, in coerenza con il desiderio di riprendere un cammino che, da tempo, forse anche per le troppe e brevi “successioni”, ha rallentato la sua corsa. A noi tutti, l’impegno di dare prontamente questa risposta, con l’accogliere don Matteo, rispondere alle sue sollecitazioni e farci guidare, speriamo per lunghissimi anni, per non perdere l’occasione che Dio ci presenta ancora una volta,. Benvenuto don Matteo, buon lavoro! Nell’unità “per Cristo, con Cristo e in Cristo!”. di.emme.bi.

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FLAVIA MARCO

L’ingresso di don Cornel, a destra quella di don Matteo

differenti vagoni. Il primo incarico di parroco affidato al giovane Cornel si è aperto sotto il segno di un Vangelo che ha richiamato tutti all’umiltà e alla contemplazione dell’immensa misericordia divina. Ed al tema della preghiera della parabola del fariseo e del pubblicano si è riferito don Cornel nel breve discorso che ha rivolto all’assemblea al termine della celebrazione, prima della benedizione finale: «Desidero rendere questa casa una casa ed una scuola di preghiera». Tale argomento è stato anche al centro

dell’omelia del Vescovo che ha presieduto l’Eucarestia: prendendo spunto dalla seconda lettura, in cui San Paolo raccontava l’esperienza della prigionia, si è rivolto al tema della sofferenza, prova che consente al cristiano di sperimentare la risurrezione di Cristo. Proprio nella sofferenza, infatti, abbiamo la possibilità di vedere e di vivere la vittoria di Cristo sulla morte e a tal proposito il Vescovo ha raccontato la storia della vita della beata Chiara Luce Badano morta a 19 anni nel 1990 dopo una lunga e dolorosa malattia che in lei però ha prodotto soltanto

amore, un amore così grande da illuminare anche le persone più vicine, le amiche ed i dottori, fino al giorno del suo matrimonio con Gesù, lo sposo suo e della Chiesa: il giorno della sua morte. Ma da dove viene questa gioia che supera anche la morte? Spiega il nostro Vescovo che essa è frutto della preghiera la quale ha la capacità di aprire il cuore a Dio e di renderlo tempio dello Spirito Santo. La preghiera però è vera ed efficace, prosegue monsignor Giusti, laddove produce l’umiltà del cuore. Proprio l’umiltà del pubblicano, che è quella che faceva dire a san

Francesco d’Assisi di essere il più peccatore tra gli uomini. L’omelia del Vescovo si è conclusa con il richiamo alla libertà del cristiano da ogni preoccupazione secondo quanto diceva Santa Teresa d’Avila: «Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, solo Dio basta» nell’affidamento completo a Dio che provvede ad ogni necessità dei suoi figli. Dopo la benedizione finale ed i ringraziamenti di Don Cornel alla sua nuova comunità e ai suoi vecchi parrocchiani la giornata di condivisione è proseguita nei locali parrocchiali con un pranzo comunitario.

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TOSCANA OGGI 31 ottobre 2010

LA SETTIMANA DI LIVORNO

La Settimana - n. 38 del 31 ottobre 2010  

Settimanale della Diocesi di Livorno

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