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IL GRANELLO di senape Via del Seminario, 61 57122 Livorno tel. e fax 0586/210217 lasettimana.livorno@tiscali.it Notiziario locale

Direttore responsabile Andrea Fagioli Coordinatore diocesano Nicola Sangiacomo Reg. Tribunale Firenze n. 3184 del 21/12/1983

25 settembre 2011

Nel segno del lavoro

di monsignor Ezio Morosi

Se avessimo dimenticato il nome del nostro Dio - e teso le mani verso un dio straniero - forse che Dio non lo avrebbe scoperto - Lui che conosce i segreti del cuore? (Salmo 43, 21-22) om’è inquietante essere scoperti mentre facciamo il male, e come è ancora C più triste essere sorpresi a “tendere le mani verso un dio straniero”. Affiora subito il rimorso, per un tradimento che brucia, per un’alleanza che non abbiamo onorato. Noi uomini riconosciamo il valore dell’alleanza offertaci dal Creatore ma purtroppo il suo ricordo è soggetto a dissolversi in noi di fronte ad altri richiami, ad altre promesse che appaiono più facili e immediate e ci distraggono da lui. L’orgoglio, l’egoismo, il denaro, il potere, il piacere, il successo… questi sono il nostro “dio straniero” a cui a volte tendiamo le mani. Ricordiamocelo sempre: di Dio a cui vale la pena dedicarsi totalmente ce n’è uno solo.

Progetto Culturale

Il calendario delle iniziative proposto dalle commissioni del Progetto culturale per l’anno che inizia L’appello del VESCOVO Dall'urbanistica a santa Giulia, un anno tutto da scoprire DI

NICOLA SANGIACOMO

arà il lavoro il tema che attraverserà le Sdeliniziative, già programmate nell’ambito Progetto Culturale diocesano, per l’anno pastorale che comincia. Il lavoro, quella realtà essenziale per l’esistenza e la dignità di ogni uomo, che sembra diventare sempre più a rischio anche sul nostro territorio. Lavoro che manca, lavoro che non c’è più, lavoro che non si trova, lavoro che si rischia di perdere: una situazione drammatica per tanti livornesi che non si prevede possa migliorare nel prossimo futuro. In questa prospettiva è a rischio la dignità stessa di tante famiglie livornesi. La Chiesa non può rimanere insensibile all’allarme che le arriva anche attraverso le tante antenne che ha sul territorio a partire dai parroci e dai centri di ascolto Caritas. Lo conferma anche attraverso il suo pastore, monsignor Giusti, che ha voluto presentare il calendario annuale del Progetto Culturale livornese nel segno dell’impegno per il lavoro come si può’ approfondire in questa stessa pagina. Si comincia il 21 ottobre con un ospite d’eccezione, Dino Boffo, attuale direttore di rete di Tv2000, per oltre quindici anni direttore di Avvenire. Interverrà sulla questione demografica italiana a commento del Rapporto Proposta sulla Demografia che sarà pubblicato all’inizio di ottobre a cura del Servizio Nazionale del Progetto Culturale. Un tema lontano dai riflettori dei mass media e del dibattito politico attuale, ma decisivo per il futuro del nostro Paese. Si proseguirà il 25 novembre con un convegno che metterà a tema il binomio «Urbanistica e felicità» con particolare riferimento ai principi che ispirano le scelte urbanistiche attuali e future per il nostro territorio. Il 16 dicembre la questione demografica sarà affrontata dal punto di vista locale con il convegno che avrà come titolo la domanda «Livorno rimarrà livornese?». L’intenso programma del Progetto Culturale proseguirà nel 2012 con la settimana ecumenica, nel corso della quale verrà istituita una parrocchia affidata ai greco cattolici della comunità ucraina e, in febbraio, con la Settimana della Vita all’interno della quale si prevede di affrontare la questione antropologica con

Una lobby per i poveri

La Chiesa non può rimanere insensibile all’allarme che le arriva anche attraverso le tante antenne che ha sul territorio

Le forze della città unite per far fronte alla crisi e ritrovare la speranza a Chiesa non ha il compito di fare politica, ma ha quello di occuparsi delle persone e se la gente sta male, è disperata, non sa come andare avanti perché è rimasta senza lavoro e magari ha anche mutui da pagare e figli a carico, allora è compito della Chiesa intervenire e dare voce a questi poveri, spronando i politici e tutte le realtà di una città a fare squadra perché il bene comune prevalga su tutto e si esca presto dalla crisi». Le parole accorate di monsignor Giusti, lanciate in tv e sui giornali, avevano l’intento di dare una scossa ad una situazione di empasse e crisi profonda che si respira in città. Livorno è avvolta nella nebbia dell’immobilismo e mentre nei palazzi della politica sembrano dibattere solo su nomi e poltrone si vanno perdendo centinaia di posti di lavoro e con essi la speranza di tantissime famiglie che non sanno più come arrivare a fine mese. Il Vescovo ha fatto appello a tutte le forze della città: associazioni di categoria, imprenditori, commercianti, e politici in primis a trovare soluzioni ai problemi: «presto e bene - ha detto monsignor Giusti – non possiamo far passare altro tempo prezioso. Urgono progetti e proposte concrete perché ci siano di nuovo occasioni di lavoro. Perché il lavoro è la cosa principale!» I settori su cui la città può investire sono tanti: il porto prima di tutto, con i lavori di dragaggio; l’autostrada, il nuovo ospedale; il turismo… partendo dal nuovo piano strutturale che deve (velocemente) rimodellare la città in base alle nuove esigenze e al futuro, che va costruito insieme: «ma non solo a parole – ha detto il vescovo Simone - con programmi e iniziative concrete. Ognuno svolga la sua parte, in questo momento nessuno è necessario , ma tutti sono indispensabili perché sono veramente tante le famiglie in difficoltà». c.d.

«L

l’intervento del professor Stefano Semplici e la riflessione sulla rilevanza giuridica e sociale del matrimonio sulla scia del convegno del marzo scorso. Il 30 marzo è previsto un convegno scientifico nel corso del quale verrà presentata la collana divulgativa su «Scienza e fede» promossa dal Progetto Culturale livornese e alla quale stanno lavorando teologi e scienziati di varie città italiane. In aprile è in programma il Simposio ecumenico promosso dal Cedomei sul tema della Speranza nelle religioni e in maggio l’attenzione del Progetto Culturale si sposterà sulla celebrazione della festa patronale di Santa Giulia alla quale nel 2012, secondo l’esplicita volontà del Vescovo, si vorrebbe conferire una rilevanza particolare con una serie di iniziative nuove che confluiscano nella Settimana di Santa Giulia. In questi giorni ci sarà spazio per riflettere sui valori in cui credono oggi i livornesi con un convegno dal titolo «Iside, Osiride o Paperon de Paperoni: in chi credono i livornesi ?». Per la preparazione e la realizzazione della settimana dedicata

alla Santa Patrona, si sta costituendo un comitato specifico che intende, su iniziativa della diocesi, mettere insieme tutte quelle realtà cittadine che vogliono offrire un contributo concreto per far diventare il giorno di Santa Giulia la festa popolare di tutta la città. Nell’ambito del percorso del Progetto Culturale sarà dedicata anche un’attenzione particolare alla cura della spiritualità dei cristiani impegnati in politica per continuare a perseguire l’obbiettivo di essere coerenti con i valori essenziali della fede cristiana. In questo senso sono già stati programmati due ritiri spirituali con il Vescovo, uno nel tempo di Avvento e un altro in Quaresima. In stretta connessione con il Progetto Culturale sarà dato anche un impulso nuovo alla comunicazione diocesana che, dopo essersi rafforzata con le otto pagine settimanali del giornale diocesano, arriverà a produrre, già dal mese di ottobre, anche un notiziario televisivo diocesano, in collaborazione con Granducato TV, e a rafforzare la funzione del rinnovato sito internet diocesano.

Sarà costituito un comitato per fare di Santa Giulia la festa di tutta la città


II

TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

25 settembre 2011

la parola alla CARITAS DIOCESANA

Un invito a conoscere la situazione in Africa

In ascolto delle nuove povertà

Emergenza fame arissimi, C attraverso le pagine del settimanale vi giro un articolo sull’emergenza fame nel corno d’Africa. Credo sia importante l’informazione perchè permette di aprire sempre più il nostro sguardo sul mondo e sui paesi che grazie al contributo di molti sosteniamo con i progetti vincenziani. L’articolo è uscito sul sito: http://www.terranews.it/news/2011/09/cares tia-quella-strage-silenziosa-eritrea. Insieme alla lettura rivolgiamo al Signore la nostra preghiera per tutta l’umanità sofferente. Un abbraccio grande sr Raffaella Spiezio FdC a primavera ancora non è arrivata da noi. «si siede LAnzi, non se ne vedono proprio i segni». M. con un sorriso amaro al tavolo di un bar della periferia romana. È un esule eritreo, in Italia da molti anni, ma con ottimi contatti nel Paese natale. Per proteggere lui e la sua famiglia, il nome è meglio evitarlo. «Quest’anno le piogge sono arrivate in ritardo, e sono state meno abbondanti del solito – racconta –. Sull’altopiano la gente ancora se la cava, soprattutto grazie alla frutta, ma nella pianura la situazione è molto difficile. C’è fame». I racconti di M. confermano l’allarme lanciato qualche giorno fa dall’ambasciatrice statunitense all’Onu, Susan Rice. Parlando della siccità e della carestia che stanno colpendo l’Africa orientale e soprattutto la Somalia, Rice ha detto che non ci sono notizie dall’Eritrea, perché il regime del presidente Isaias Afwerki – al potere dal 1991 – evita di far sapere quale sia lo stato della popolazione. Le immagini dei satelliti meteo mondiali dicono che le precipitazioni sono state scarse anche in Eritrea. Per il paese africano, che quest’anno celebra i suoi primi venti anni di indipendenza, c’è poco da festeggiare. Asmara, la capitale, si presenta bene ai pochissimi stranieri ammessi nel Paese, da dove il governo ha espulso quasi tutte le Ong e le agenzie internazionali dell’Onu, come ritorsione per l’embargo sulla vendita di armi deciso a fine 2009. «Nelle campagne, però, si vede sempre più gente denutrita – dice M. –. I giovani sono tutti sotto le armi e non possono lavorare la terra. Questo aumenta l’effetto della siccità». Il regime di Afwerki, già leader della trentennale guerriglia eritrea contro l’Etiopia, impone il servizio militare permanente a tutti i giovani, uomini e donne. In molti cercano di scappare dal Paese, rischiando la vita sia nel lungo viaggio attraverso Sudan, Libia e Mediterraneo, sia nel passaggio del confine: se falliscono, vengono arrestati e considerati traditori. L’Unhcr dai suoi punti di osservazione nei campi profughi in Sudan e in Etiopia, stima che almeno 1.600 persone ogni mese stiano lasciando l’Eritrea, che ha circa 5 milioni di abitanti. Almeno 60mila profughi eritrei sono rifugiati in Etiopia, mentre in Sudan ce ne sono forse 200mila, tra Khartum e i campi vicini al confine. L’esodo, dice l’Unhcr, è costante da almeno un anno. Solo la chiesa cattolica, con enormi difficoltà e molta discrezione, riesce a far arrivare qualche carico di aiuti. La siccità colpisce soprattutto le regioni degli Afar e dei Tigre, popoli di allevatori seminomadi. «Mi hanno raccontato di scene mai viste, i pastori che arrivano in città per chiedere l’elemosina», dice M. Secondo alcuni dei cablogrammi diffusi da Wikileaks mandati al Dipartimento di stato dall’ambasciata Usa di Asmara, almeno dal febbraio 2010 gli Stati Uniti parlano, in via riservata, di carestia in Eritrea. Stime ufficiose valutano che il 30 per cento degli eritrei sia denutrito. Con la siccità del 2011 – la più grave degli ultimi 60 anni nel Corno d’Africa – le cose sono peggiorate. «Il regime usa la fame come uno strumento di controllo – dice M. – I soldati ricevono una paga che basta appena per le loro esigenze minime e non possono tornare ad aiutare le famiglie in campagna. Soprattutto, inquadrati nell’esercito e con il rischio di punizioni tremende, i giovani non trovano la forza di ribellarsi. Di quello che è successo in Egitto, di quello che sta succedendo in Libia, la stragrande maggioranza degli eritrei non sa nulla». Sono soprattutto i giovani, infatti, a scappare. L’ufficio Unhcr in Etiopia ha rilevato che il 55 per cento dei profughi eritrei ha tra i 18 e i 30 anni. «È il nostro futuro che ci sta lasciando», commenta amaro M. che conosce molti di questi esuli, in Italia e in Europa. La fame, finora, non è bastata a far superare agli eritrei la paura di un regime che riesce a stare in piedi grazie a pochi puntelli internazionali. Uno di questi è il Qatar. Gli emiri hanno lanciato una serie di investimenti in resort turistici di lusso sulla costa eritrea, nel Mar Rosso, specialmente nel paradiso delle isole Dahlak. «I soldi sono andati al governo – dice M. – Ma i lavori li hanno fatti i giovani soldati». Una delegazione di imprenditori italiani, accompagnata dalla Farnesina, è stata in Eritrea all’inizio di luglio. Con i ministri del regime gli imprenditori italiani hanno parlato di investimenti nel settore turistico, nell’energia e nella pesca. Sui diritti umani, invece, silenzio.

a rete Mirod (acronimo di: Messa In Rete Osservatori Diocesani) è un progetto della Delegazione regionale delle Caritas Diocesane della Toscana a mezzo del quale si è costituita una unica banca dati di tutte le osservazioni effettuate nei Centri di Ascolto delle diocesi (120 centri in rete). Tali informazioni sono messe dunque in rete e divengono patrimonio comune per il monitoraggio dei bisogni, delle povertà e delle risorse. In pratica un Osservatorio Regionale formato dai vari Osservatori diocesani. Il progetto è in corso dal 2003, in collaborazione con la Regione Toscana, ed essendo l’unico in materia è a disposizione degli Enti e delle Istituzioni (Regione, Province e Comuni) che possono utilizzarlo per orientare le loro politiche sociali. A Livorno i dati raccolti sono quelli del Centro di Ascolto Diocesano, dell’Ufficio per il Lavoro della Caritas, del Centro di Ascolto del 5° Vicariato e di altre dieci parrocchie della diocesi. L’impegno della Caritas è di ampliare ancora la raccolta dati ad altre parrocchie che si rendessero disponibili e a migliorarne la qualità. Anche per questo è in programma una due giorni di formazione proposta dall’Osservatorio Caritas diocesano che avrà luogo i primi due Martedì di ottobre – 4 e 11 - presso il Porto di fraternità; gli incontri saranno guidati dal responsabile regionale degli Osservatori, Stefano Simoni. In ottobre la Delegazione Regionale delle Caritas Diocesane, insieme alla Regione presenterà la pubblicazione di tutti i dati con le osservazioni che ne derivano. Per quanto riguarda l’anticipazione dei dati della nostra diocesi, emergono alcuni situazioni nuove: l’aumento della povertà, causate dalla attuale crisi aggravata da altri diversi fattori, delle famiglie livornesi; la riduzione delle capacità di uscire dalle povertà in cui sono affondate tante persone che restano sempre più ai margini della società; la incapacità, per chi ha perso il lavoro in età tra i 45 e i 55 anni, a trovare altre soluzioni; il problema della casa non solo per chi non l’ha mai avuta ma anche per chi l’aveva, magari in proprietà, e che per motivi diversi l’ha persa.

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I numeri A CONFRONTO La situazione in Toscana e persone ascoltate Lneinel corso del 2010 120 Centri d’Ascolto della rete Mirod sono state 24832, con un incremento rispetto al 2009 di circa il 2,8%. Il 74,5% delle persone è di provenienza straniera. Il 53,7% delle persone è di sesso femminile. Il 52,9% delle persone che frequentano i Centri ha tra i 25 e i 45 anni. Oltre il 13% degli italiani ha più di 65 anni. La disoccupazione colpisce il 73,7% delle persone prese in carico dal Centro d’Ascolto. È disoccupato il 66% degli italiani e il 76,5% degli stranieri. Circa l’11% degli italiani è pensionato. La provenienza principale degli stranieri è dalla Romania (25,3%), seguita dalle presenze di cittadini del Marocco (14,9%), dell’Albania (8,2%) e del Perù (7,6%). Il 28,5% degli stranieri non comunitari non ha permesso di soggiorno. Le problematiche dichiarate dalle persone ascoltate toccano soprattutto le questioni della povertà di risorse materiali (reddito insufficiente, indebitamento, assenza di reddito, 36,9% dei bisogni), del lavoro (disoccupazione, sottoccupazione, sfruttamento, in totale il 36,5% dei casi) e della casa (abitazione precaria o inadeguata, sfratto, assenza di un tetto, 7,3% dei problemi rilevati).

E a Livorno Le persone ascoltate nel corso del 2010 nei Centri d’Ascolto della rete Mirod presenti nella diocesi di Livorno sono state 1843, con una leggera diminuzione rispetto al 2009 (-5,8%). Il 78,4% delle persone è di provenienza straniera, contro l’82,1% del 2009. In altre parole, assistiamo ad una crescita della presenza italiana. Il 62,3% delle persone è di sesso femminile. Il 49,5% delle persone che frequentano i Centri ha tra i 25 e i 45 anni, dato pressoché stabile negli anni. Tuttavia, in linea con il dato regionale, l’età media delle persone accolte è in costante, sensibile aumento: per gli italiani si situa a 46 anni (42 anni nel 2006), per gli stranieri intorno ai 37 anni (33 anni nel 2006). Il 10,8% degli italiani ha più di 65 anni. Il 7,7% delle persone accolte dichiara di essere senza alloggio (rispetto al 9,7% del 2009), e il 7,1% vive in alloggi di fortuna (contro il 9,2% del 2009). Un 3,9% vive in appartamento/casa di proprietà, un altro 2,9% vive in alloggi di edilizia popolare: di questi, oltre 9 su 10 sono cittadini italiani. Vive in affitto il 24% degli italiani e il 37,3% degli stranieri. Da notare che nel 2009 il 7,8% degli italiani viveva in casa di proprietà, percentuale che si attesta al 10,3% nel 2010. Circa il 48% degli stranieri ha almeno un diploma o titolo equivalente, a fronte di un 67% e passa di italiani che ha un titolo di studio uguale o inferiore alla licenza media. La disoccupazione colpisce il 77,0% delle persone, dato elevato e superiore alla media regionale registrata dalla rete Mirod (un comunque elevatissimo 73,7%), dato praticamente stabile rispetto agli anni scorsi. È disoccupato il 67,2% degli italiani (66,8% nel 2009) e il 79,7% degli stranieri (80,0% nel 2009). Tra gli stranieri, il 54,2% proviene da un paese europeo. La provenienza principale è dalla Romania (35,1% del totale degli stranieri, in crescita rispetto al 31,6% del 2009), seguita dalle presenze di cittadini dell’Ucraina (10,8%, erano il 9,4% nel 2009), del Marocco (10,0%, rispetto al 12,3% del 2009) e del Perù (9,6%, erano l’8,6% nel 2009). Osservatorio Povertà e Risorse (OPR) delle Caritas della Toscana http://www.caritastoscana.it/rete/opr/opr.html

ALLA CARITAS APRE LO SPORTELLO INPS

Un nuovo servizio per gli amici più bisognosi a Direzione Provinciale INPS nella persona del Direttore Provinciale Dr.ssa Annamaria Gasparri e del dottor. Alessandro Tanzi ci ha proposto una collaborazione per dare un’altra possibilità di informazione e accompagnamento a coloro che ne hanno bisogno, per tutto ciò che riguarda i servizi socio-assistenziali gestiti dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale. Non sono pochi quelli che hanno difficoltà a destreggiarsi tra i meandri delle normative che possono permettere aiuti a persone e famiglie che versano in gravi difficoltà, in particolare di tipo economico o comunque legate alle prestazioni di competenza dell’Istituto. La sensibilità dei dirigenti Inps ha individuato nella Caritas una possibilità in più per creare un’altra piccola rete di sostegno. Il nostro punto di ascolto è un riferimento particolarmente accessibile a chi, in difficoltà, cerca accoglienza, conforto. Per questo, la Direzione provinciale dell’Istituto

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ha proposto una collaborazione per agevolare l’accesso dei cittadini ai servizi e/o prestazioni che istituzionalmente è chiamata ad erogare. Sulla scorta delle esperienze acquisite, desidera, dunque, mettere in campo forme di sostegno ulteriori nei confronti dei cittadini socialmente emarginati o che comunque versano in difficoltà economiche e non hanno sufficiente consapevolezza dei propri diritti sociali. Si tratta di un servizio di informazioni e consulenza per orientare verso le varie forme di sostegno che la legislazione sociale consente, con la finalità di contribuire a ridurre lo stato di emarginazione delle persone singole e dei nuclei familiari socialmente deboli che non dispongano di risorse, anche a causa di una temporanea situazione di emergenza. L’INPS sarà impegnata con un operatore specializzato in prestazioni sociali per un giorno a settimana, presso un locale che la

Caritas metterà a disposizione. In quella sede l’operatore fornirà informazioni e proporrà soluzioni, orientando le persone anche verso altri uffici della Pubblica Amministrazione e avvalendosi di una postazione di lavoro informatizzata con accesso diretto agli archivi dell’Istituto. La Caritas da parte sua è impegnata a garantire in contemporanea la presenza di proprio personale, di supporto all’operatore INPS. Il servizio di informazione e consulenza riguarderà le principali prestazioni di interesse sociale: quali gli assegni sociali, le prestazioni sociali dei Comuni erogate dall’INPS (assegni familiari e assegno di maternità), la carta acquisti, l’invalidità civile ecc. L’intesa Caritas-Inps è ormai giunta alla fase conclusiva; sarà nostra cura comunicare l’inizio del servizio. Gli operatori Caritas


TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

25 settembre 2011

L’INTERVISTA al presidente della Coldiretti

La testimonianza di don Paolo Porciani al ritorno dal congresso eucaristico di Ancona

di Gianni Giovangiacomo

Dimmi cosa mangi e ti dirò... se è doc n occasione della presentazione del 1° Rapporto sulle Agromafie, abbiamo chiesto al Presidente della Coldiretti livornese, Simone Ferri Graziani, alcune delucidazioni sia sul Rapporto che sulle attività svolte dalla sua associazione.

I

Quali sono i motivi che vi hanno spinto a pubblicizzare il dossier sulle “Agromafie”? «Il volume è frutto di una indagine condotta dall’Eurispes, che è uno dei più importanti istituti per le ricerche economiche e sociali. Abbiamo promosso quell’incontro per dimostrare di essere sempre più a fianco dei produttori e dei consumatori per far loro conoscere la criminosa azione delle Agromafie (mafia, camorra, ’ndrangheta, sacra corona unita) che attuano un sistema di affari dannosi e di contraffazione agroalimentare. Abbiamo voluto evidenziare i rischi che il consumatore corre per la sua salute, infatti quasi sempre chi acquista un prodotto non sa chi lo ha fatto e non conosce l’origine delle materie prime che lo compongono. Alcuni prodotti non prevedono l’etichettatura a causa degli interessi di alcune lobby a livello europeo, siamo arrivati al punto che Bruxelles minaccia l’Italia addirittura con la procedura di infrazione per la libera concorrenza perché alcuni paesi si trovano in difficoltà nel competere con i prodotti italiani. Il Rapporto Agromafie pone l’accento sia su chi specula sull’agricoltura creando imprese con denaro sporco riciclato, sia sui danni alla salute perché si usano, ad esempio, prodotti contaminati dalla diossina (è il caso delle mozzarelle di bufala), che vengono messi in commercio in circuiti non ufficiali e in maniera illegale. Animali destinati all’incenerimento a causa di patologie o malattie, vengono sottratti a questa destinazione e le loro carni sono utilizzate per l’alimentazione. Fortunatamente il fenomeno in Toscana è molto minore, ma una regione ricca attrae sempre i malavitosi e si può verificare il caso di marchi contraffatti all’insaputa dello stesso rivenditore. Le mafie come ha detto recentemente il procuratore Grassocostituiscono “un problema enorme”, come una piovra diramano i loro tentacoli a tutti i livelli della nostra società, vanno dove c’è ricchezza, ecco il perché del loro espandersi nell’Italia del nord, il denaro sporco lo investono acquisendo aziende, imprese, terreni agricoli, pagando anche cifre modeste sotto eventuali minacce ai legittimi proprietari». Come agisce la mafia nel settore agricolo?

Il rapporto sulle "AGROMAFIE" ochi giorni fa alla Camera di Commercio è stato presentato a cura dell’Eurispes e della Coldiretti il 1° Rapporto sulle “Agromafie” con la presenza del presidente della Provincia, Giorgio Kutufà e del Presidente Camerale Roberto Nardi. La ricerca è stata esposta dal Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara che ha sottolineato, nella sua dettagliata relazione, che il volume di affari realizzato dall’agromafia raggiunge i 12,5 miliardi di euro. Si tratta in gran parte del riciclaggio di denaro sporco utilizzato dalla criminalità organizzata nell’acquisto di terreni e aziende alimentari, a cui si sommano le frodi alimentari perpetrate a vari livelli. A tutto questo bisogna aggiungere anche il fenomeno del falso “made in Italy”, in questo caso si tratta di merci prodotte all’estero con materie scadenti che poi vengono commercializzate con nomi che si prestano ad essere equivocati con quelli italiani (gli esperti lo hanno definito “italian sounding”). Di conseguenza la credibilità conquistata dagli agricoltori italiani che garantiscono la qualità dei prodotti è un patrimonio che si deve difendere, infatti è in gioco tutto il nostro export. Per evitare i falsi la Coldiretti ha chiesto “l’etichettatura” di tutti i prodotti e la loro “tracciabilità” (si veda l’intervista in questa pagina). Il Rapporto dell’Eurispes che si è avvalso dell’apporto significativo degli apparati investigativi dei NAS dei Carabinieri (relatore il Vice Comandante Antonio Concezio Amoroso) e del SCICO della Guardia di Finanza (relatore il Colonnello Massimiliano De Lucia) ha messo in evidenza, tra l’altro, che il 30% dell’olio proveniente dall’estero finisce tra Lucca e Firenze, in pratica se si vuole fare un discorso generale un prodotto su tre è un falso! Le frodi sulla salute sono quelle più odiose perché si fondono sull’inganno di coloro che a causa della loro ridotta capacità di spesa sono costretti a risparmiare sull’acquisto degli alimenti e comprano prodotti non genuini. Anche per questo motivo, come il lettore potrà leggere nell’intervista a Ferri Graziani, la Coldiretti ha proposto di venire incontro ai consumatori con le vendite di “Campagna amica”. Gi.Gi.

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«Agisce utilizzando prodotti non conformi alla legge, oppure con una forma di “sicurezza fondiaria” del tipo: o mi paghi oppure ti brucio il campo! Si attua così il tipico racket estorsivo, oppure con il lavoro in nero o sottopagato come quello del “caporalato”. Purtroppo anche con l’indebita percezione degli aiuti della Comunità Europea tramite false certificazioni; poi con la macellazione clandestina e anche compiendo crimini ecologici come lo sversamento di prodotti tossici nei campi, non a caso si parla anche di ecomafia. In Toscana cercano di smerciare in maniera fraudolenta prodotti non toscani come l’olio e il vino provenienti anche dall’estero che “miracolosamente”, con false etichettature diventano toscani, contro queste frodi lavoriamo insieme alla Guardia di Finanza e all’Arma dei Carabinieri, aggiungo che il falso del “made in Italy” il Rapporto lo ha stimato in 60 milioni di euro!» Come si possono tutelare sia i produttori che i consumatori? «La tutela si ha conoscendo il fenomeno: conoscerlo significa evitarlo o risolverlo. Personalmente mi sento di fare

appello a tutti i cittadini affinché qualsiasi cosa che pensino sia sospetta venga segnalata immediatamente alle Forze dell’ordine che sono sempre attente a queste situazioni. La Coldiretti vuole l’etichettatura obbligatoria per tutti i prodotti agro-alimentari perché si fa presto a cadere nell’inganno, si dice ad esempio Carapelli Firenze, sembra di avere a che fare con un prodotto toscano, invece la casa produttrice è la spagnola Salazar con olio spagnolo, questo è solo un esempio di informazione non corretta per il consumatore». Il fenomeno delle mafie interessa anche la nostra Provincia? «Da noi siamo in presenza di una microcriminalità diffusa piuttosto che di malavita organizzata. Capita spesso con la carne, si spaccia come “chianina” carne che invece non lo è, questo accade spesso nella grande ristorazione, la famosa “tagliata” spesso e volentieri non è chianina, ma è carne di origine argentina o brasiliana, si attua così una truffa nei confronti del consumatore, questo vale anche per il pesce, venduto e cucinato per fresco quando invece non lo è».

Venendo a una domanda più attinente alla sua organizzazione, ci dica quali sono i prodotti del così detto “made in Italy” che Livorno esporta di più? «Sicuramente i vini. I vini di Bolgheri e della Val di Cornia hanno toccato i vertici mondiali della enologia, si pensi al Sassicaia e all’Ornellaia. Molti sono i vini che esportiamo nel mercato europeo soprattutto all’Est. In Val di Cornia abbiamo anche la maggiore produzione orticola della Toscana specialmente spinaci e carciofi di qualità che vanno ad arricchire le mense del nord d’Italia. Importante è anche l’olio che viene esportato all’estero tramite cooperative, si tratta di un olio di qualità: fine, delicato, profumato, che risente dell’influenza del nostro mare». La vostra associazione ha lanciato il principio “dal produttore al consumatore” allo scopo di abbattere i costi di intermediazione. Cosa vi proponete? Dove siete presenti e con quali merci? «L’obiettivo è senz’altro quello di accorciare i passaggi, vendiamo perciò dal produttore al consumatore solo prodotti agricoli freschi, è provato che il prodotto fresco ha caratteristiche superiori per la nostra salute, si tratta sempre di prodotti stagionali, il cittadino dovrebbe essere più sensibile al concetto di stagionalità, comprare pesche o fragole a dicembre è una assurdità. Diciamo anche di vendere a km.0 per annullare le spese di trasporto e diminuire sensibilmente quelle per gli imballaggi, i nostri prodotti sono senza Ogm a filiera garantita, il compratore vede a viso aperto colui che gli vende il prodotto e il prezzo è equo, infatti il prezzo è il 30% in meno di quello rilevato dal Ministero delle Politiche Agricole, questo produce un risparmio per il compratore e un maggior guadagno per l’agricoltore. I nostri mercati che abbiamo chiamato “Campagna Amica” sono a Livorno vicino alla Fortezza Vecchia al mercato del pesce, a Vada e a Piombino in Via Ischia, abbiamo aperto anche un mercato estivo a San Vincenzo. Le merci che vendiamo sono tutte quelle riguardanti l’agricoltura: dalla verdura alla frutta, ai formaggi, alla carne “vera” Chianina, dalle conserve al miele, all’olio e naturalmente al vino, quello che mi sento di ribadire è che il consumatore deve tener sempre presente la stagionalità dei prodotti, ne va della sua salute! Per il futuro stiamo anche cercando di coinvolgere il settore ittico».

La coldiretti: UN PO’ DI STORIA a Coldiretti livornese si propone di soLpresentate stenere gli interessi delle categorie rapnell’ambito di politiche economiche che valorizzino le risorse dell’agricoltura provinciale sotto l’aspetto produttivo, economico, commerciale, sociale e ambientale in relazione all’evolversi del mercato del comparto agro-alimentare e agro-industriale. Si propone anche di garantire la tutela e lo sviluppo della persona e della sua professionalità attraverso la promozione di adeguate politiche sociali. Coldiretti è l’acronimo della Confederazione Nazionale dei Coltivatori Diretti, che raggruppa coloro che hanno la pro-

prietà diretta di un fondo o che comunque lo gestiscono direttamente. In campo nazionale è stata costituita a Roma nel novembre del 1944, a Livorno è iniziata ufficialmente il 2 maggio del 1958, dispone attualmente di una sede provinciale e di tre uffici di zona dislocati all’Isola d’Elba, a Venturina e a Cecina. La Coldiretti fin dal suo sorgere è stata sempre vicina al mondo cattolico, anche oggi si avvale di un assistente spirituale, nominato dal Vescovo, che è attualmente don Willy Bianco. Il primo Presidente Provinciale è stato Andrea Castellani e tra gli ultimi ricordiamo: Mario Carnesecchi, Francesco Pec-

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cianti, Michele Satta, noto produttore di vini a Bolgheri. L’attuale Presidente è il giovane Simone Ferri Graziani, titolare a Vada di una Azienda agricola, la Fattoria “Il Pino” costituita nel 1846 da signor Fabbri, fratello dell’allora Gonfaloniere di Livorno, la famiglia Ferri Graziani è subentrata nella proprietà nel 1906. La Federazione Provinciale Coldiretti di Livorno è situata sugli Scali Olandesi 36/a- 57125 Livorno; Tel. 0586/427022 Fax. 0586/427024 e.mail: livorno@coldiretti.it Gi. Gi

Eucarestia pane di vita stato bello esserci ed aver visto per una È settimana, migliaia e migliaia di persone riunite attorno all’Eucaristia per riflettere, discutere, confrontarsi, condividere e soprattutto pregare. Se ci pensiamo bene, alla fine, un Congresso Eucaristico Nazionale è tutto questo. Ora che si è concluso ne sento un po’ la nostalgia, in una città, Ancona, dove il cielo, il mare e la terra si incontrano per confondersi…., la nostra Livorno non è da meno. Settimana di grazia, anche per la presenza del Santo Padre, dove ciò che ha prevalso è stata soprattutto l’esperienza, il toccare con mano una realtà di Chiesa concreta che realmente è corpo di Cristo, e così anche l’Eucaristia è presenza reale di Gesù in mezzo a noi. Il Pane che la Chiesa riceve ogni giorno la trasforma in ciò che riceve, lo fa diventare Corpo di Cristo; l’Eucaristia è Pane dato per la vita, è Pane di vita. E’ stato questo il tema conduttore della nostra giornata, a partire da una riflessione sul capitolo sesto del quarto Vangelo, dove in occasione della festa di Pasqua, nel suo secondo anno di vita pubblica, Gesù compie la moltiplicazione dei cinque pani e due pesci per una moltitudine di circa cinquemila uomini, e subito dopo nella sinagoga di Cafarnao pronuncia un lungo discorso riferendosi a se stesso come Pane di vita, invitando i presenti a mangiare il suo corpo e bere il suo sangue per avere la vita! Dal segno alla realtà. Incredibile! C’è da restare stupiti. Gesù intuisce la perplessità e si rivolge agli apostoli con parole incalzanti la domanda: «Volete andarvene anche voi?» Simon Pietro, imprevedibile ed impulsivo risponde: «Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna». Effettivamente anche noi, concretamente, siamo invitati in un certo senso a fare nostra la risposta dell’apostolo e riscoprire nell’Eucaristia il Pane che è il Corpo di Cristo che dà la forza, per rimotivare, ogni giorno da capo, il cammino dietro a Cristo. Eucaristia, pane di vita di ogni giorno, là dove siamo chiamati a vivere: nella vita affettiva, la famiglia: le nostre fragilità; il lavoro e la festa; la tradizione e la cittadinanza. Diversamente, che Pane di vita sarebbe l’Eucaristia se non fosse in grado di dare senso, sapore ed orientamento alle scelte concrete della vita quotidiana? Fare dell’Eucaristia il culmine e la fonte non solo della liturgia, ma dell’intero esistere è stato l’obiettivo più urgente del Congresso Eucaristico che portava questo mandato già nel titolo: «Signore da chi andremo? L’Eucaristia per la vita quotidiana». Inoltre mi è stato dato l’incarico del “Servizio confessioni”; ogni giorno un turno di ore, o mattina o pomeriggio o sera fino a tardi. Ho conosciuto don Luca Ferrari, con il suo gruppo di ragazzi e ragazze di Reggio Emilia; quelli che con un Comitato Nazionale avevano preparato e realizzato il Servizio confessioni al Circo Massimo in occasione della GMG del Giublieo dei giovani nel 2000. La riconciliazione preparata e celebrata per moltitudini. Si leggevano nel volto di tanti, preghiere, lacrime, gioia e in molti disponibilità e ricerca, desiderio di una vita cristiana autentica. Erano i giovani stessi a preparare i penitenti all’incontro con il sacerdote, il quale nell’Eucaristia celebrata e nella riconciliazione agisce “in persona Christi”. Eravamo una trentina di preti o forse più, non so. Il “Servizio Confessioni” si svolgeva ordinariamente nella chiesa di Santa Maria della Piazza ma mi è capitato di confessare anche per strada e poi fin dal mattino presto e per tutta la mattinata, nel piazzale in attesa del Santo Padre e della Messa. Eucaristia e Riconciliazione; segni della presenza di Cristo, momenti di grazia, e così tutto il Congresso! Don Paolo Porciani


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LA SETTIMANA DI LIVORNO

25 settembre 2011

Agenda del VESCOVO

VENERDÌ 23 SETTEMBRE 9.30 in vescovado, assemblea del clero 17.30 incontro con i cresimandi di settembre delle scuole medie 18.45 incontro con i cresimandi di settembre delle scuole superiori DOMENICA 25 SETTEMBRE 9.30 S. Messa di chiusura di Amichiamoci a Sant’Agostino 11.00 a San Matteo, S. Messa e cresime 18.00 Consacrazione della chiesa di San Jacopo LUNEDÌ 26 SETTEMBRE 9.30 in vescovado, incontro con i sacerdoti del primo vicariato 19.30 alla parrocchia della SS.ma Annunziata dei Greci, incontro con l’équipe Tre arcangeli MARTEDÌ 27 SETTEMBRE Nella mattina, udienze presbiteri in vescovado 11.00 incontro con i vicari episcopali in vescovado 17.00 Festa del Volontariato a Torretta, a seguire S. Messa MERCOLEDÌ 28 SETTEMBRE 9.30 incontro con i direttori degli uffici diocesani del centro pastorale di accoglienza e carità GIOVEDÌ 29 SETTEMBRE 9.30 alla chiesa della Madonna, S. Messa in occasione del patrono della Polizia S. Michele 10.30 in vescovado, commissione regionale per la catechesi 17.00 presentazione del libro sui 250 anni della chiesa di S. Michele al Gabbro 18.00 alla chiesa di San Michele al Gabbro, S. Messa ed ingresso di don Gregorio Baryn 21.00 consiglio pastorale diocesano, in vescovado VENERDÌ 30 SETTEMBRE Nella mattina, udienze laici in vescovado 12.00 incontro con mons. Gervas John Mwasikwabhila Nyaisonga, vescovo di Dodoma, in vescovado SABATO 1 OTTOBRE Il Vescovo interviene al convegno diocesano a Brescia 18.00 S. Messa per l’apertura dell’anno scolastico alla chiesa di N.S. del Rosario DOMENICA 2 OTTOBRE 11.00 S. Messa e cresime alla parrocchia di S. Ranieri a Guasticce 18.00 S. Messa per la festa patronale alla chiesa della Rosa

Libri da LEGGERE

di M.C.

Sciortino A. – Anche voi foste stranieri. L’immigrazione, la Chiesa e la società italiana.- Ed. La terza, pp.175, € 9,00 Antonio Sciortino, Direttore Responsabile di Famiglia Cristiana, nonostante il clima di sfiducia in cui viviamo, vede un futuro sereno. Egli parte da una convinzione espressa dal pontificato di Giovanni Paolo II il quale affermava che quando una nazione ha il coraggio di aprirsi alle immigrazioni, essa viene premiata da un accresciuto benessere, da un solido rinnovamento sociale e da una vigorosa spinta verso inediti traguardi economici e sociali. Il senso del libro si basa dunque sulla speranza e l’autore compie un lungo viaggio sul mondo dell’immigrazione, con una analisi del fenomeno ben documentata e con uno stile asciutto che aiuta a far chiarezza. L’autore conclude invitando fin da ora programmare il futuro assieme agli stranieri “in un clima di maggior fiducia e stabilendo nuove relazioni: la società arcobaleno, prossima ventura ci sorprenderà, in meglio naturalmente”.

Diocesi informa ALLA CHIESA DELLA Santissima Trinità di Giulia Sarti

Pellegrini di verità, pellegrini di pace

BREVI DALLA DIOCESI

Amichiamoci SABATO 24 SETTEMBRE ALLE 21.30 Festa finale con premiazioni in Piazza XX Settembre DOMENICA 25 SETTEMBRE ALLE 9.30 Presso la chiesa di Sant’Agostino, S. Messa conclusiva con mons. Giusti

Chiesa di San Jacopo DOMENICA 25 SETTEMBRE ALLE 18.00 Dopo i lavori di ristrutturazione, mons. Simone Giusti celebrerà la Messa inaugurale per la dedicazione della chiesa

Festa del Volontariato MARTEDÌ 27 SETTEMBRE AL PORTO DI FRATERNITÀ Vedi Locandina pag.8

uest’anno ricorre il 25° anQ niversario della storica giornata di preghiera e digiuno per la pace celebrata in Assisi il 27 ottobre 1986 . Il tema della celebrazione che avrà luogo ad Assisi e a cui parteciperà anche Papa Benedetto XVI è: Pellegrini di verità, pellegrini di pace. Tutti noi, sulle orme di Francesco e Chiara, e quali pellegrini, siamo chiamati a camminare sul sentiero della pace per pregare e digiunare per la giustizia nel nostro mondo e per entrare in dialogo con gli altri nello sforzo di scoprire modalità creative e nuove per realizzare la pace ai nostri giorni. In questa occasione i Frati Cappuccini e la fraternità dell’Ordine francescano secolare invitano tutti coloro che hanno a cuore la pace ad una serie di incontri e celebrazioni per approfondire la conoscenza e per rendere ancora vivo lo Spirito di Assisi. Programma: SABATO 1 OTTOBRE ORE 21: Spettacolo teatrale “Francesco di terra e di vento” della compagnia “Teatro Minimo” di Ardesio (BG) Ingresso libero Istituto Santo Spirito (Corso Mazzini) LUNEDI 3 OTTOBRE ORE 21: Transito del beato San Francesco Chiesa SS. Trinità (Cappuccini) MARTEDI 4 OTTOBRE ORE 18.30: S. Messa per la festa di San Francesco Seguirà Agape fraterna (ognuno porti qualcosa da condividere per la cena) Chiesa SS. Trinità (Cappuccini) DOMENICA 16 OTTOBRE ORE 9: “COLORIAMO LA PACE”. Bambini e ragazzi si cimenteranno come “madonnari” coi gessetti colorati. Iscrizione gratuita. Piazza Gavi (Chiesa SS. Trinità) ore 11.30: S. Messa per tutti SABATO 22 OTTOBRE ORE 21: Fiaccolata fino alla Chiesa di S. Iacopo dove secondo la tradizione è passato San Francesco. Partenza da Piazza Gavi presso l’edicola di San Francesco GIOVEDI 27 OTTOBRE ORE 18.30: 25° ANNIVERSARIO DELLA GIORNATA PER LA PACE DI ASSISI. Incontro con i fratelli cristiani delle diverse confessioni, gli esponenti delle varie tradizioni religiose presenti a Livorno e tutti gli uomini di buona volontà per pregare per la pace e impegnarci a viverla e a diffonderla. Chiesa SS. Trinità

Festa di SANTA TERESA n occasione dei festeggiamenti della patrona S. TERESA del B.G. il gruppo anziani “Pomeriggio Insieme” di IRosignano Solvay INVITA tutti i gruppi parrocchiali della Diocesi a partecipare a “CANTIAMO INSIEME”, per trascorrere un pomeriggio in allegria il 28 SETTEMBRE ALLE ORE 15,30, presso i locali parrocchiali . VI ASPETTIAMO Parrocchia S. Teresa del B.G. piazza della Chiesa – Rosignano Solvay


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Insegnamo a vivere la vita come un’avventura he cosa significa, oggi, educare? Si sente spesso parlare di «deserto educativo»; è veramente impossibile trovare una goccia d’acqua come spiraglio di speranza? «In ogni epoca l’educazione ha rappresentato la necessità di tramandare valori e stili di vita. In tale prospettiva è stata quasi sempre autoritaria. Oggi ci troviamo in una realtà complessa e in continua trasformazione. È necessario educare a impegnarsi e rinnovarsi, sviluppando capacità critiche e creative. In quello che può apparire come un “deserto educativo” ci sono tante oasi formative, dove ci si abilita a osservare, comprendere, dialogare e condividere. Da queste piccole comunità educative bisogna saper ripartire».

C

I luoghi dell’educazione (famiglia, scuola, chiesa, vari contesti sociali…) che cosa hanno in comune, perché possano collaborare fra di loro? «La tentazione è che ogni ambiente educativo vada per conto proprio. Ciò che devono avere in comune è la volontà di cooperare, per formare persone capaci non solo di rispettarsi, ma anche di collaborare, capaci di riflettere e non solo di assimilare. Da questa collaborazione e da un minimo di comunicazione può costituirsi un sistema formativo che permetta ad ogni persona di integrare le diverse esperienze che famiglia, scuola o associazioni di vario tipo riescono a proporre e permettere». Come sono vissute, oggi, le varie relazioni intergenerazionali? Come queste relazioni hanno modificato le dinamiche educative? «Uno dei pericoli è quello dell’incomunicabilità fra generazioni. L’era dell’informatica ha accentuato per certi aspetti questo fenomeno, oltre ai limiti di una famiglia spesso composta solo da genitori ed uno o massimo due figli, isolata in condomini impersonali. La presenza di nonni, zii, cugini e amici di famiglia è basilare per allargare le esperienze affettive e sociali. Bisogna far di tutto affinché tali reti affettive si costituiscano. C’è, inoltre, da dire che non si tratta tanto di avvicinarsi alla mentalità giovanile, da parte degli adulti – o, peggio ancora, di cercare di imitare i loro modi di vita all’insegna di un pietoso giovanilismo – , quanto di cercare contatti di esperienze e confronti intelligenti, dove il racconto e la memoria possano ancora affascinare le nuove generazioni e la freschezza e la sensibilità dei più piccoli riescano a stupire gli adulti». Il relativismo e l’individualismo come vanno a incidere nella proposta

Dal sito Internet della Chiesa umbra riportiamo una interessante intervista sul tema dell’educazione realizzata dalla giornalista Nicolina Ricci della Gazzetta di Foligno al Prof. Gaetano Mollo, Professore ordinario di Pedagogia generale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Perugia, Docente di Pedagogia presso l’IstitutoTeologico di Assisi, affiliato alla Facoltà di SacraTeologia della Pontificia Università Lateranense

educativa? «Qualsiasi proposta educativa non può essere relativistica. Se ogni posizione o convinzione è eguale, in nome di cosa si devono esigere dei comportamenti o si possono presentare dei modelli di vita? Il relativismo è la presunzione di coloro che, non riuscendo ad essere autenticamente scettici, vogliono assurgere a soloni delle assolutizzazioni del relativo. A parte l’evidente contraddizione, si deve invece riconoscere che ogni verità è in relazione alla maturazione personale e alle epoche della vita – come anche il grande pensatore di Foligno Pietro Ubaldi ha ben chiarito -, oltre alla diversità di culture e civiltà. L’individualismo, invece, è il grande mistificatore. Educare alla personalizzazione richiede di interiorizzare un personale modo di essere, ma anche la capacità di cooperare e condividere un bene comune,

per cui arricchirsi intellettualmente e moralmente attraverso la partecipazione sociale». C’è un metodo consolidato nel tempo valido per l’educazione? «Educare vuol dire liberare potenzialità e produrre situazioni di emancipazione. Pertanto, bisogna saper considerare le diverse situazioni ambientali e culturali e saper introdurre adeguate condizioni di decondizionamento. Oggi è necessario saper adottare un approccio critico sul piano intellettuale, ma anche saper rassicurare a livello affettivo e responsabilizzare gradualmente sul piano sociale. Se il fine è lo sviluppo di una coscienza etica, che sia anche una consapevolezza collettiva, qualsiasi mezzo atto a tale scopo può risultare utile, purché sempre rispettoso degli altri e non violento».

Dobbiamo far scoprire che anche nelle avversità c’è un’opportunità fondamentale per poter produrre quelle che potremmo definire le tre “a” dell’avventura della vita: l’appassionarsi, l’apertura mentale e l’adattabilità

Gli adulti di oggi sono capaci di offrire alle giovani generazioni delle risposte credibili per problemi reali? Pensiamo alle aspettative di felicità. «Molti adulti non sono credibili. Adulto non lo si è per età o per responsabilità, ma per capacità di autonomia. Adulto è chi si auto-educa, ma si sente interdipendente con gli altri e la propria comunità di appartenenza, in maniera tale da sentirsi compartecipe e corresponsabile. Si devono dare esempi di vita in cui l’impegno, l’attesa e la perseveranza hanno portato alla felicità. Si deve poter testimoniare che il fine non è il piacere, ma la vera gioia, che sa passare anche per la sofferenza, oltre che per lo sforzo». L’educazione come può aiutare la costruzione e la realizzazione di un progetto di vita? «Un progetto di vita è fatto di passione e perseveranza. È qualcosa che si persegue, come un viaggio di cui ogni tappa ne rappresenta il senso. Abituare i bambini al rapporto con la natura, a vivere la vita e lo studio come un’avventura ne sono le condizioni. Permettere di scoprire che anche nelle avversità c’è un’opportunità, è fondamentale per poter produrre quelle che potremmo definire le tre “a” dell’avventura della vita: l’appassionarsi, l’apertura mentale e l’adattabilità».

Sfida EDUCATIVA

LE INDICAZIONI DEL PROFESSOR GAETANO MOLLO.........


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RICORDANDO IL diacono Merlo

«LA MORTE NON AVRÀ L’ULTIMA PAROLA, MAI!»

Il saluto a DON FLAVIO ROSA

A presto don Flavio! DI

MARTINA BONGINI

rima del suo ritorno a Bergamo siamo andati ad intervistare don Flavio Rosa, sacerdote che per dieci anni ha condiviso con molti di noi, un tratto di strada insieme. CARO DON FLAVIO, DOPO DIVERSI ANNI A LIVORNO, TORNI A SVOLGERE LA TUA MISSIONE SACERDOTALE A BERGAMO, LA TUA CITTÀ. CHE IMPRESSIONE TI FA? COME TI SENTI? «Sono stato con voi dieci anni, ossia dal 2001 al 2011. Un periodo di tempo non indifferente. Avevo lasciato la parrocchia san Giustino in Roma dopo sette anni di permanenza. Pure lì avevo lasciato tantissimi amici con grande, immenso dolore. È stato necessario un certo periodo di tempo per entrare nella cultura toscana e livornese in particolare. Ed ora che stavo tanto ma davvero tanto bene, il rientro nella mia città. Ancora una volta un grande dispiacere, ora posso dirlo. I contatti umani, la frequentazione di tante persone, mi mancano terribilmente. L’amarezza è pure legata al lasciare un servizio, a mio avviso e non solo, interessante nella scuola, in alcune associazioni cattoliche, a sostegno delle parrocchie, di una comunità religiosa, nella pastorale giovanile, nella realtà della parrocchia Beato Niccolò Stenone alias Terzo Tempo Giovani, ed altri servizi pastorali. Mi sento a tratti vuoto. E sinceramente un poco sperso. Devo ricominciare tante cose da capo. E mi sono pure accorto che 17 anni di servizio pastorale fisicamente fuori dalla mia Diocesi (perché spiritualmente non si spezza alcun legame) hanno comportato da parte mia trascuratezza di tante relazioni, che ora ho intenzione di rinsaldare. Sono cambiato e cresciuto tantissimo a Livorno. E la mia riconoscenza è grande verso tanti amici».

P

arissimo Gianluigi, di solito C quando muore una persona a noi molto cara, inevitabilmente siamo portati a dire parole che potrebbero sembrare retoriche, a volte Una lo sono: era bravo, riflessione altruista, competente dal offerta di vista in memoria punto professionale, del diacono possedeva grandi doti umane, ecc.. Gianluigi, Anche se per te scomparso effettivamente queste parole lo scorso essere 4 Settembre potrebbero appropriate, naturalmente con tutti i limiti umani, che come tutti noi, avevi; io invece voglio offrirti una riflessione, non mia ma di un amico sacerdote. La corsa sta per finire. Mi hanno detto che ho imboccato il rettilineo d’arrivo. Il traguardo è vicino. Tienimi per mano, Signore, perché non mi senta solo di fronte alla realtà della morte. La debbo affrontare proprio io, personalmente, non ammette deleghe ma il sapere che tu sei con me, mi dà sicurezza. Vorrei dire con S. Paolo:«Ho combattuto la buona battaglia». Sento, invece, che non sempre sono stato un buon soldato, per la mia pigrizia, per i miei tradimenti, per le mie sconfitte. Vorrei dire: « Ho terminato la corsa». In realtà lascio tante cose incompiute, tanti propositi sospesi, tante mete non raggiunte. Vorrei dire: « Ho conservato la fede». Ma sento di essere stato poco fedele alla tua parola, alla tua alleanza. Tuttavia Signore, credo nel tuo amore, più grande di ogni miseria, credo nella tua misericordia, più grande di ogni mio peccato, credo nella potenza infinita del tuo sacrificio cui ti prego di unire il mio, pur imperfetto e modesto, perché insieme alla tua croce serva a purificarmi dal male e a ridarmi la «veste di prima», quella del battesimo, l’unica degna per presentarmi da te. Sto già pensando anche a quanto ho fatto di bene, ma è fatica inutile perché tu lo sai già e non dimentichi nulla. Neppure un bicchier d’acqua, dato in tuo nome, resterà senza ricompensa. Sento che tu mi attendi sulla porta della tua casa perché diventi anche mia. Sento che mi sei padre, anche se non sempre mi sono comportato da figlio. In questa luce voglio compiere l’ultimo tratto della mia strada quaggiù, in attesa di vedere «faccia a faccia» chi mi ha amato da sempre. Ricordati che la morte non avrà mai l’ultima parola, mai! Arrivederci Gianluigi Patrizio Benvenuto

Il bilancio di dieci anni a servizio della chiesa livornese e non solo

QUALE SARÀ IL TUO INCARICO? HAI GIÀ PROGETTI IN MENTE? «Sarò parroco della parrocchia San Michele arcangelo e Madonna del Carmine in Ponteranica, a cinque minuti dal centro della città di Bergamo. La comunità è composta da circa 4.200 persone. Per ora mi avvalgo della collaborazione del viceparroco, don Cristian. Un giorno, quando don Cristian sarà trasferito ad altro incarico resterò da solo. Il mio unico progetto, per ora, è di conoscere la realtà parrocchiale, che mi è stata affidata dal Vescovo. Il mio primo obiettivo è di continuare l’opera del mio predecessore. Certamente in tutto ciò avranno tanta attenzione i ragazzi ed i giovani. Che sono sempre la speranza della Chiesa. E di tutti noi. E la sacra Scrittura sarà l’attenzione costante verso cui rivolgerò le migliori energie». NELLA DIOCESI DI LIVORNO HAI CONOSCIUTO TANTE

PARROCCHIE, TANTE PERSONE, SOPRATTUTTO RAGAZZI CHE HAI ANCHE INCONTRATO NEL POLO LICEALE FRANCESCO CECIONI, IN CUI HAI INSEGNATO. CHE COSA TI MANCHERÀ DI PIÙ? «Sì, ho conosciuto ed incontrato tante persone. I legami, la collaborazione, la stima reciproca, la fiducia, sono cresciuti quasi impercettibilmente. Soltanto alla notizia del mio trasferimento sono esplosi in un coro di “Mi dispiace!”. È strano ma posso dire che la stima e la riconoscenza si sono manifestati in gran parte tutti alla fine. Sorprendentemente. La tua domanda fa intuire che mi mancheranno soprattutto gli allievi del Liceo Cecioni, i miei alunni e pure gli allievi che non si avvalevano dell’insegnamento della Religione cattolica, ed i colleghi insegnanti, con i quali ho stabilito relazioni di rispetto, amicizia, collaborazione e stima reciproca profonda. Gli ultimi tre anni, che ho trascorsi pure a scuola, sono stati speciali. La scuola è un laboratorio incredibile di idee, confronti, acquisizioni, apprendimento». L’ESPERIENZA CHE PIÙ PORTERAI NEL CUORE? «È impossibile dire di una sola esperienza significativa. Mi porterò nel cuore gli amici di Guasticce, Stagno, Rosignano e Livorno; l’esperienza della pastorale giovanile e Madrid 2011. L a fede dei giovani ex tossicodipendenti della Comunità Il Cenacolo di Vada; la comunità delle Suore di santa Caterina dei poveri; gli amici preti, soprattutto i preti F ossia Fabio, Federico e Francesco: siamo stati un bel quartetto; i preti più temprati e forti nella fede e nel servizio pastorale, d. Enzo Morosi, d. Paolo Razzauti, d. Andrea, d. Luciano Musi,

padre Damioli; gli amici salesiani don Gino e don Karim; il seminario e la collaborazione davvero intensa con don Andrea; il Terzo Tempo Giovani con la bellissima equipe fraterna; gli amici diaconi; le parrocchie in cui sono passato per aiutare i parroci; tante famiglie giovani e non; l’Azione Cattolica e l’UCIIM, di cui sono stato Consulente ecclesiastico regionale; la Comunità di sant’Egidio con la Scuola della pace; come dimenticare i magnifici scout del Rosignano 1 ed il Comitato di zona? E, dulcis in fundo, la scuola che mi manca e mi mancherà tantissimo ossia, con enorme simpatia ed affetto, gli allievi e le allieve, che sono stati davvero incredibilmente simpatici ed estimatori del mio insegnamento di Religione cattolica. Penso che mi porterò un clima livornese, una attitudine propria della “nostra” città labronica. Mi riferisco alla attitudine a pensare, riflettere, a voler comprendere. Mi ha plasmato assai questa precipua capacità razionale. Infatti ho compreso quanto la nostra fede cristiana necessita di una dimensione di dubbio, spiegazione, dimostrativa. La fede in Cristo Gesù è mistero, sì, è

definita nei dogmi, ma sarebbe errato nascondersi dietro queste parole per mascherare la pigrizia intellettuale ossia la incapacità a studiare, riflettere, pensare, intraprendere percorsi nuovi in ordine a dire oggi la bellezza e profondità dell’umanità autentica di Gesù di Nazareth». CHE COSA INVECE VUOI “REGALARE” A NOI? «Vi regalo ciò che ho vissuto a Livorno, ma pure a Roma ed ancor prima a Bergamo, e che sarà la mia bussola per sempre. Anzitutto l’amore sempre più appassionato alla sacra Scrittura. Nella parrocchia santa Teresa di Rosignano Solvay, di cui sono stato parroco per cinque anni, ed in Seminario, insieme con don Andrea Brutto, si è intensificata la passione amorosa per la Parola. Vi regalo la mia sete inestinguibile di collaborazione tra preti e diaconi: non ci sono sempre riuscito ma è una convinzione radicata ed un obiettivo che ho perseguito convintamente. Vi lascio una dose non indifferente di servizio umile e nascosto: chi mi conosce bene sa quanto mi piace non mettermi in mostra. A mio avviso il prete è come il buon samaritano che fa tutto il possibile poi parte, sparisce. Gli interessa la gloria del Padre non la propria. Vi regalo e vi lascio la scuola: con il desiderio che continuiate ad amare chi riceve e chi offre l’insegnamento. Vi regalo, inoltre, un disinteresse profondo per il denaro. E da ultimo, l’obbedienza al Vescovo, del quale mi sono sempre ritenuto e sono stato sincero collaboratore». UN ULTIMA PAROLA… «L’ultima parola è grazie. Di cuore. Per l’amore che tante persone mi hanno dimostrato e per il dolore che tantissimi mi hanno espresso alla notizia del mio trasferimento nella diocesi orobica, alla quale appartengo. Sono molto contento del mio servizio pastorale. Ho lasciato Livorno con grande dolore ma pure con tanta serenità presbiterale. Sono infatti soddisfatto di ciò che ho fatto. Mi mancherà lo splendido mare Tirreno, il cacciucco, boia dèh! e Pisa … (non si può dire). Un forte abbraccio, amici! Mi mancate e mi mancherete»


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Il saluto di don Stefano Aspettati alla COMUNITÀ DEI SALESIANI

testimonianza della Chiesa, che in definitiva è la testimonianza del volto di Cristo. Un volto che si è fatto presente grazie alla generosità, allo spendersi senza riserve né compromessi di questi due sacerdoti e che rappresenterà il punto di partenza per un nuovo cammino, sotto la guida del nuovo direttore dell’oratorio, don Marco Cimini, al quale la comunità ha già tributato un caloroso benvenuto. L’applauso finale, lungo e avvolgente come un abbraccio, ha unito in sé la malinconia del saluto e la fiducia nel domani, con la certezza che quanto vissuto non andrà perso, ma che sarà conservato nel cuore di ognuno, vicino o lontano che sia. Benedetta Agretti

on potevamo non fare gli auguri a N due nostri lettori speciali: i coniugi Sangiacomo, che hanno appena ricordato il loro 50° anniversario di matrimonio. Un bellissimo traguardo, festeggiato insieme ai tre figli: Lucio, Nicola, responsabile di queste pagine, e Giulio, alle nuore e a tanti nipoti nella chiesa di S. Agostino. La redazione porge gli auguri più cari a babbo Giuseppe e mamma Rosa, ringraziandoli della loro testimonianza di sposi.

NOVITÀ’

GLI AUGURI A DON GINO BERTO E A DON GIORGIO MANGANO ntrambi costretti a letto a causa di una brutta caduta, la redazione fa gli auguri più sinceri di pronta guarigione a don Gino e a don Giorgio, sperando di poter tener loro compagnia con le pagine del settimanale.

E

arco Cimini, diacono, è M nato a Genzano (Rm) il 27 dicembre del 1979. Comincia frequentare l’oratorio a 18 anni, in qualità di animatore. Si diploma all’Istituto Tecnico Aereonautico di Roma, diventando Ufficiale dell’Aereonautica e conduce una vita del tutto normale, in apparenza lontana dalla vocazione religiosa. Tuttavia l’esperienza maturata in

oratorio, dona talmente tanto a Marco il quale, dopo un periodo di accompagnamento e di discernimento, decide di giocarsi tutta la vita per i ragazzi, nello stile di don Bosco. È così che nel 2002 abbraccia la vocazione religiosa entrando in noviziato, ed emette la professione nell’anno successivo. Studia Filosofia a Roma, lavorando poi come assistente in una scuola di Frascati. Successivamente studia Teologia a Messina, per tre anni. Quest’esperienza ha lasciato molto a Marco, il quale lavora con i ragazzi di strada dei così detti quartieri-ghetto, riuscendo a creare nell’ultimo anno un buon movimento di catechesi. Nel 2009 arriva temporaneamente a Livorno, coinvolto nell’esperienza di Estate Ragazzi. Nell’ultimo anno comincia a studiare Pedagogia Sociale, studio interrotto dall’obbedienza che lo riporta a Livorno, stavolta come direttore dell’oratorio. Sicuramente la precedente esperienza rappresenta un buon

biglietto da visita per questo ragazzo, che sarà ordinato sacerdote nei prossimi mesi. Comprensibilmente questo primo incarico porta con sé anche un po’ di timore per la complessità dell’opera, ma Marco, con la schiettezza che gli è propria, ha raccolto la sfida che gli si è posta davanti, credendo fermamente che l’oratorio rappresenti una risorsa non solo per la parrocchia, ma per la stessa società. La sua idea è quella di creare una forte comunità cristiana all’interno, favorendo la coesione delle varie realtà esistenti in parrocchia, al fine di poterlo trasmettere anche all’esterno. La scommessa include anche una maggior attenzione al cortile, in modo da potergli dare più vita e creare così un ambiente aperto. Scommessa, questa, aiutata anche dai lavori di ristrutturazione dell’oratorio che sono già iniziati e che dovrebbero terminare orientativamente nel giro di sei mesi. b.a.

Don Calchi Novati e il libro del Papa L’iniziativa promossa dal «Portico di Salomone»

I

Sugli schermi della TV

L’IDENTIKIT DEL NUOVO direttore dell’oratorio

Venerdì 30 settembre alle 18 al chiostro della Madonna

l Centro Culturale «Il Portico di Salomone» ha organizzato per venerdì 30 settembre alle ore 18.00 presso l’auditorium del Chiostro della Madonna (via delle Galere 29 - 33), un incontro di presentazione del libro di Benedetto XVI Gesù di Nazareth. Interverrà, per l’occasione, Don Gianni Calchi Novati eminente studioso del Magistero Pontificio di Benedetto XVI. Presentare il libro del Papa non è propriamente fare l’elogio di un teologo

Sposi da 50 ANNI

Auguri ai coniugi Sangiacomo

Cambio di «guida» all’oratorio dei Salesiani C

i sono dei momenti in cui il significato di una parola acquista il suo senso reale e più profondo. È quanto accaduto alla messa di saluto di due salesiani speciali: don Stefano Aspettati, direttore dell’oratorio dal 2007 e don Francesco Saverio Pham, vietnamita, che nell’ultimo anno è diventato uno dei punti di riferimento dell’oratorio stesso. La parola “comunità”ha acquistato il valore che le è proprio, si è stretta attorno a due suoi sacerdoti che ha sentito come figli, amici, fratelli maggiori … comunque compagni di un significativo tratto di strada verso il Signore. Un cammino fatto di momenti non sempre facili, ma che ha dato tanto a entrambe le parti. Nelle parole di don Stefano vibrava un’emozione che raccontava un legame che si è cementato in questi quattro anni e che certo non sarà cancellato dalla lontananza, causata dal suo trasferimento alla casa famiglia “Borgo Ragazzi di don Bosco”di Roma. “Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi: la mia eredità è stupenda”(Sal. 15): Livorno, nel cuore di don Stefano rimarrà il luogo di cui si parla nel salmo. Ai suoi ragazzi consiglia di continuare ad approfittare di questa comunità, nella quale ha vissuto la doppia fortuna di essere salesiano e sacerdote. Ai volontari raccomanda di spendersi totalmente per i giovani e di farlo nello spirito della comunità, senza invidie né rivalità, ma unendo gli sforzi per cercare il meglio per i ragazzi: questa rappresenta la prima e più grande

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prestigioso, quanto avvertire il coraggio e la sfida che Joseph Ratzinger pone non solo al mondo intellettuale ma al mondo in genere, anche quello cristiano: Chi è veramente Gesù di Nazareth? Effettivamente è Colui di cui parlano i testimoni cioè i primi discepoli così come si sono espressi nei Vangeli? E, infine,

la Risurrezione fu un evento reale riportato da testimoni attendibili o un’invenzione che, come sostengo taluni esegeti, costruita apposta dai discepoli che, dopo la morte di Gesù, non volevano tornare alla vita di pescatori? Il testo di Ratzinger - Benedetto XVI affronta la questione più importante della fede indicando una strada, un metodo

in cui la figura di Gesù si rintraccia nelle pieghe della storia concreta di quegli uomini, la loro vicenda umana, la loro attesa, il loro desiderio di liberazione e, con la pazienza di un amico, ci accompagna in questa scoperta, mostrandoci la corrispondenza dei fatti con i racconti di allora. E, ascoltandolo nel suo percorso, anche a noi potrebbe accadere di sorprenderci a dire: Non ci ardeva il cuore mentre eri qui. A.C.

Ecco «Chiesa Informa»: a ottobre avrà inizio una nuova trasmissione su Granducato TV con ospiti, appuntamenti e tanto altro, a cura dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali l titolo è ancora - diciamo così Iprobabilità «provvisorio», ma con grande si chiamerà «Chiesa informa» la nuova trasmissione televisiva in onda dal prossimo ottobre sull’emittente Granducato TV. Sarà un programma curato dall’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi, della durata di circa 10 minuti, che verrà trasmesso il sabato con cadenza quindicinale e in replica la domenica. (Orari e giorni precisi saranno comunicati al più presto). La trasmissione sarà ricca e varia di contenuti: ci saranno ospiti, saranno presentate le iniziative delle diverse realtà ecclesiali, verranno ricordati gli appuntamenti in programma, poi lo spazio per una domanda al Vescovo, nonché una piccola rassegna stampa sui temi del mondo cattolico. Si tratta di un esperimento abbastanza originale in ambito televisivo, per lo meno toscano, l’intento è quello di migliorare la comunicazione, offrendo uno spazio nuovo e di maggiore diffusione alle iniziative promosse dalla Chiesa e dalle tante realtà che la compongono. Grazie alla collaborazione con Granducato TV, sempre attenta alle iniziative del mondo ecclesiale, sarà dunque possibile aprire questa nuova finestra mediatica, che speriamo fedeli e non apprezzino e contribuiscano a rendere migliore. c.d.


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TOSCANA OGGI 25 settembre 2011

LA SETTIMANA DI LIVORNO


La Settimana n. 33 del 25 settembre 2011