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IL GRANELLO di senape Via del Seminario, 61 57122 Livorno tel. e fax 0586/210217 lasettimana.livorno@tiscali.it Notiziario locale

Direttore responsabile Andrea Fagioli Coordinatore diocesano Nicola Sangiacomo Reg. Tribunale Firenze n. 3184 del 21/12/1983

26 giugno 2011

di monsignor Ezio Morosi

a me, Signore, non stare lontano perché l’angoscia è vicina D e nessuno mi aiuta (Salmo 21,12) Tutti godiamo delle bellezze della vita, dei suoi valori, dei suoi momenti felici, ma tutti egualmente conosciamo i giorni della sofferenza. I salmi ne parlano spesso, invocando l’aiuto di Dio. Uno dei più acuti motivi di angoscia che affliggono l’uomo è la solitudine: corrode, distrugge, toglie l’energia necessaria alla vita, bisogna saperne uscire. Ognuno ha bisogno di amicizia, di quella vera, autentica. Gli amici sono coloro che vivono in te, in «casa tua», nel tuo cuore e non ti fanno mai sentire solo. Quando ci vengono a mancare per motivi diversi è profonda crisi. L’unico che non ci abbandona mai è Dio. Conosce tutto di noi, vuole il nostro bene, ha con noi infinita pazienza. Per questo anche quando la solitudine si trasforma in angoscia non dimentichiamoci mai che il Signore è al nostro fianco.

La chiesa di Santa Caterina chiede aiuto

Crollata una parte del cornicione, adesso serve un restauro urgente della facciata esterna

calcinacci a terra a dire il vero sono pochi, ma basta alzare lo sguardo per accorgersi che l’antico cornicione si sta letteralmente sbriciolando. La chiesa di S. Caterina chiede aiuto. Dopo il restauro degli interni (durato più di vent’anni!!) urge adesso il rifacimento della parte esterna. Nei giorni scorsi infatti ha ceduto una parte del fregio che sormonta la facciata destra della chiesa e la protezione civile, dopo l’intervento dei vigili del fuoco, ha chiuso la struttura, transennando la strada sotto il muro. Secondo i tecnici a cedere è stata la malta che legava i laterizi, scavata dal vento e dalle intemperie e il cedimento appena iniziato è destinato a continuare se non ad aumentare con il tempo. Sarebbe dunque urgente più che necessario, intervenire con un’opera di restauro sull’esterno della chiesa, ma secondo le prime stime l’intervento ammonterebbe a più di 10.000 euro: spese di rifacimento e spese di strutture tipo auto cestello (costo giornaliero 600 Euro circa) oppure di ponteggio (costo giornaliero 18 Euro circa al metro quadro per 400 metri quadri). «La parrocchia non ha assolutamente fondi per sostenere queste spese. Solo pochi anni fa si è concluso il restauro degli interni che è durato più di venti anni – afferma il parroco don Donato Mollica – d’altra parte neppure possono restare a vita le transenne così come sono adesso, non solo perché non garantiscono la sicurezza, ma anche perché anch’esse hanno un costo: dopo il primo mese infatti (costo 350 Euro), costeranno più di 100 euro al giorno!» «Per le chiese più antiche interventi del genere di manutenzione “straordinaria” – spiega l’ingegner Alessandro Pacciardi, che ha valutato i danni – diventano quasi di manutenzione “ordinaria”. Le intemperie rendono le facciate di questi immobili molto fragili, poi il clima livornese, ricco di salmastro ne aumenta la fragilità. Oltre al problema del cornicione, la chiesa ha purtroppo anche alcune infiltrazioni d’acqua tra la cupola e la lanterna che la sovrasta, dovute a tegole rotte o smosse, che hanno lasciato passare la pioggia e l’umidità. Anche questo intervento sarebbe abbastanza urgente da operare per evitare danni agli affreschi, ma anche questo restauro ha un costo notevole, la cifra si aggira intorno ai 4000 Euro che la parrocchia non

DALLA LEGGE «BUCALOSSI»

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Ecco cosa sono gli oneri di urbanizzazione li oneri di urbanizzazione Art. 12 - Destinazione dei proventi sono stati introdotti dalla delle concessioni legge 28 gennaio 1977, n. 1. I proventi delle concessioni e 10, c.d. «legge Bucalossi». delle sanzioni di cui agli articoli La materia è oggi regolata dal 15 e 18 sono versati in conto decreto legislativo 6 giugno 2001, corrente vincolato presso la n. 380, contenente il Testo unico tesoreria del comune e sono delle disposizioni legislative e destinati alla realizzazione delle regolamentari in materia edilizia. opere di urbanizzazione primaria e Secondo questa legge ogni persona secondaria, al risanamento di o ente che costruisce o amplia o complessi edilizi compresi nei ristruttura un qualsiasi immobile è centri storici, all’acquisizione delle soggetto al pagamento di una tassa aree da espropriare per la al Comune. Le somme arrivate al realizzazione dei programmi Comune da queste «trasformazioni pluriennali di cui all’articolo 13, urbanistiche» si nonché a spese di chiamano «oneri di manutenzione Alla Chiesa urbanizzazione» e ordinaria del cattolica sono dovuti a titolo patrimonio di partecipazione alle comunale.] di Livorno spese che i Comuni molti comuni sono diversi anni Mentre sostengono per in Italia sono che il Comune l´urbanizzazione del obbligati a versare gli loro territorio. Essi in Toscana non non corrisponde oneri, hanno infatti un è proprio così. questi oneri impiego specifico: Secondo la legge vengono destinati ad della Regione opere di «urbanizzazione» Toscana del 30 giugno 1984, appunto, primaria e secondaria. Si infatti, gli oneri vengono rilasciati tratta di opere quali le fognature, solo a chi ne fa richiesta e dopo l’illuminazione pubblica, strade espressa delibera del Consiglio, residenziali, spazi di sosta, ecc. nel quindi i Comuni hanno facoltà, primo caso e di strutture religiose ma non obbligo di distribuirli agli o sociali, o sportive, ecc. nel enti per le opere di urbanizzazione secondo. secondaria. [Art. 1 - Trasformazione Fatto sta che alla Chiesa cattolica urbanistica del territorio e di Livorno sono diversi anni che il concessioni di edificare Comune non corrisponde questi 1. Ogni attività comportante oneri – mentre qualcuno afferma e trasformazione urbanistica ed scrive il contrario - Gli ultimi edilizia del territorio comunale oneri corrisposti risalgono ad una partecipa agli oneri ad essa relativi richiesta di più di due anni fa e la esecuzione delle opere è relativa alla chiesa di S. Giuseppe subordinata a concessione da parte e ammontano alla cifra di 20.000 del sindaco, ai sensi della presente euro. legge. c.d.

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Secondo le prime stime l’intervento ammonterebbe a più di 10.000 euro, ma la parrocchia non ha fondi a disposizione riesce a sostenere». La chiesa di S. Caterina rappresenta un vero e proprio gioiello: con i suoi 1500 metri quadrati di raffigurazioni è uno degli spazi più affrescati di tutta la Toscana; pianta ottagonale, cupola altissima con lanterna da cui si vede tutta la città, essa accoglie dipinti di valore, tra cui spicca l’incoronazione della vergine di Giorgio Vasari e le reliquie di S. Vigilia e S. Valentino; sarebbe veramente un peccato veder sciupata dai segni del tempo questa ricchezza della città. «Spero nell’aiuto di qualche benefattore e delle Istituzioni – continua il parroco – magari con il contributo degli oneri di urbanizzazione. Sono certo che Livorno conosce il valore storico e artistico di questo edificio e non permetterà che vada perso». Chiara Domenici


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LA SETTIMANA DI LIVORNO

26 giugno 2011

La parola alla CARITAS DIOCESANA

La prima assemblea degli «amici della Caritas» li Amici della Caritas (persone accolte insieme ad operatori e volontari ) si sono riuniti per la prima volta in assemblea per fare il punto sui servizi, migliorarne la qualità ma soprattutto per incontrarsi e ascoltarsi vicendevolmente. Spesso il malcontento deriva da incomprensioni o da timori ingiustificati, attraverso il dialogo è possibile responsabilizzare ed adattare i servizi alle reali esigenze delle persone accolte. «È stato veramente un incontro significativo, il primo spero di una lunga serie – racconta Giovanni Calleri, operatore della Fondazione Caritas – tutti hanno partecipato attivamente in un clima di rispetto e ordine. Avevamo preparato la sala con cura sedie perché chi partecipava potesse sentirsi a proprio agio e parlare liberamente: sedie in cerchio, cartelloni per suggerimenti e proposte. Un vero e proprio “laboratorio” per cercare di evidenziare le difficoltà e far emergere le possibili soluzioni. Ci si è confrontati sui vari servizi, si è discusso sulle difficoltà legate alla riduzione della mensa nei mesi estivi, della necessità di accogliere “tutti” senza discriminazione… La Caritas ha poi presentato alcune innovazioni del servizio: la modalità self service per favorire un maggiore coinvolgimento e responsabilizzazione degli ospiti e ridurre gli sprechi; un menù settimanale bilanciato e variegato, con verdure e cibi stagionali; l’uso di piatti lavabili per una maggiore cura nella presentazione dei cibi e soprattutto per una riduzione del consumo materiali plastici nel rispetto ambiente; l’abbandono dell’acqua in bottiglia di

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CARITÀ

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«Mi auguro che grazie al coinvolgimento di enti e privato sociale si possa presto consegnare alla città un centro di accoglienza diurno che preveda iniziative professionalizzanti, di socializzazione e ludico-ricreative». plastica attraverso l’approvvigionamento direttamente ai punti di distribuzione dell’ASA; la gestione della raccolta differenziata affidata ai nostri amici attraverso dei contenitori allestiti in sala mensa. Infine, grazie alla collaborazione con il laboratorio di sartoria della parrocchia di S. Caterina sono state realizzate delle borse di stoffa, lavabili, con il nuovo logo della Caritas che saranno destinate alla

consegna dei pasti a domicilio: un’altra idea per contribuire al rispetto dell’ambiente. In conclusione, più di ogni altra cosa è emerso dall’assemblea la necessità ed il desiderio di queste persone di trovare un luogo in cui potersi incontrare, parlare ed alleviare un po’il senso di solitudine. “Mi auguro che grazie al coinvolgimento di enti e privato sociale si possa presto consegnare alla città un centro di accoglienza

Integrazione al n°23 de «La Settimana» del 19 Giugno All’Assemblea della Consulta della Carità era presente anche l’AVO con un suo rappresentante che ha partecipato all’Area Sociale e Sanitario

diurno che preveda iniziative professionalizzanti, di socializzazione e ludicoricreative. Sorpresa finale, a conferma del clima sereno e gioioso, è stata la richiesta di uno dei partecipanti all’assemblea di avere chiarmenti circa i quesiti referendari!!" La prossima Assemblea degli amici della Caritas è in programma l’8 luglio alle 11.00 al Porto di Fraternità (via delle Cateratte 15) c.d.

LA PARROCCHIA DEI SALESIANI SI INTERROGA

Vecchie e nuove povertà Chiesa e Istituzioni unite per sollevare i più deboli a comunità Salesiana si è ancora una Lchievolta interrogata sul tema delle “Vece nuove povertà. Il parroco don Gino Berto ha parlato della sua esperienza scaturita dagli incontri avuti durante la benedizione delle famiglie. Ha potuto così rilevare che le povertà endemiche si intersecano con gli impoverimenti dalla crisi attuale: dagli anziani che sperimentano la solitudine perché nessuno si cura di loro, ai giovani in difficoltà a trovare o a mantenere un posto di lavoro, agli stranieri senza lavoro, senza salute e senza famiglia. La famiglia rappresenta così la “nuova frontiera” su cui intervenire: famiglie che sono sempre più piccole e con meno legami di parentela, con un basso numero di figli e con un certo tasso di instabilità coniugale dove le donne si sobbarcano i disagi maggiori. Famiglia che è ancora un ammortizzatore sociale rilevante, infatti don Gino ha potuto constatare un caso in cui entro la stessa abitazione vivevano (o meglio sopravvivevano!) quattro generazioni grazie alla pensione degli anziani. Il Comune sui 144 milioni del bilancio ne stanzia 36 per la spesa sociale, ma la comunità cristiana non può giustificarsi con la mancanza di fondi, deve darsi da fare per il raggiungimento del bene comune.

Dobbiamo -ha aggiunto don Gino- andare alla radice dei problemi con creatività, l’elemosina contiene in sé dei grandi valori ma dobbiamo scoprire interventi più efficaci. Come chiesa cerchiamo di dare delle risposte, una è quella della formazione della coscienza e, come ha affermato il Presidente Napolitano, bisogna anche saper rinunciare a qualcosa per un futuro migliore, mettendo insieme le forze, senza rassegnarci alla crisi e essere condannati al declino. Presenti all’incontro: il direttore dell’ufficio diocesano per la carità Caritas, Enrico Sassano; nuovo presidente dell’Azione Cattolica, Antonio Martella; il consigliere comunale Alessandro Latorraca; l’assessore comunale Gabriele Cantù; la professoressa Rita Bracci; Paolo Della Nina, del consiglio pastorale parrocchiale. È stata ribadita la necessità di una “trasparenza esemplare” per giustificare le scelte che vengono fatte a livello comunale, di una comunità che prenda coscienza della realtà che stiamo vivendo, di privilegiare non solo gli interventi economici ma anche la formazione della coscienza delle persone, il sostegno a chi sta perdendo la propria identità e la creazione di una nuova rete con le istituzioni per portare avanti azioni concrete e operative. L’asses-

sore Cantù ha sottolineato che la crisi non è solo economica, ma anche di valori, di idealità, la stessa città dimostra una grande chiusura culturale perché non ci si vuole preoccupare degli altri. Ha aggiunto di sentirsi “schiacciato dai senza casa e dai senza lavoro”, c’è perciò la necessità di creare, di inventare, qualcosa che funzioni. Bisogna poi recuperare una sobrietà che non esiste più, la vita può essere diversa da quella che il consumismo ci prospetta perché la vera felicità passa da altri binari. Dagli altri interventi è emerso che la Chiesa può fare tanto soprattutto nell’educare. È necessario relazionarci con le realtà più povere perché giustizia e carità non possono essere scisse. Fondamentale poi è la testimonianza che si può dare sul territorio. Don Gino ha concluso dicendo che c’è la necessità di un ritorno all’impegno in una politica vera, in passato c’era stato il rifugio nel volontariato, ora ci dovrebbe essere il passaggio inverso. Bisogna lavorare sull’uomo, sulla sua coscienza, insegnando quella sobrietà che porta alla felicità. E come ci ha insegnato Giorgio La Pira: Bisogna vivere con la passione per costruire il futuro. Gi. Gi


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LA SETTIMANA DI LIVORNO

26 giugno 2011

INTERVISTA AL PREFETTO DI LIVORNO Domenico Mannino

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LE LETTERE DI don Quilici

Un regolamento per il recupero dei condannati llustrissimo e Rev.mo Monsignore, Iquando sono già trascorsi sei mesi da ella, ci ha voluto

«Livorno ha bisogno di persone che guardino al bene comune» DI

CHIARA DOMENICI

LIVORNO E LEGALITA’ Nell’ultimo anno la cronaca ha parlato spesso di rapine, furti ed altri piccoli reati, secondo lei è un effetto della crisi economica o c’è qualcosa di più? «I dati che ho, a dire il vero, parlano esattamente del contrario: nell’ultimo anno c’è stato un trend positivo di riduzione dei reati del 14% ed è una tendenza che va avanti da quattro anni! Direi che certe notizie andrebbero “calibrate”, capisco le necessità dei media, ma in questo modo si creano allarmismi non solo falsi ed ingiustificati, ma anche dannosi, perché trasmettono un senso di insicurezza ai cittadini. C’è da aggiungere che mentre i reati si “vedono”, l’attività di prevenzione ed i risultati ad essa connessi restano “nascosti”. Mi fa piacere anche aggiungere che negli ultimi anni non abbiamo avuto neppure grossi problemi di ordine pubblico: credo che i livornesi abbiano compreso che i problemi si debbono risolvere in modo pacifico senza ricorrere a dimostrazioni o prove di forza che possano poi, anche per solo pochi esagitati, sfociare nell’illegalità ottenendo effetti opposti a quelli voluti». L’aumento degli immigrati come ha influito sulla vita della città? Lei che è a Livorno ormai da tre anni, vede cambiamenti? «Si. Indubbiamente gli immigrati sono aumentati in tutta la provincia e questo è un fenomeno evidente. Ho notato però con piacere come la maggior parte di essi si sia integrata nella comunità livornese (soprattutto nei piccoli centri), a partire dai bambini che frequentano le scuole pubbliche. Sicuramente il fenomeno va analizzato da diversi punti di vista: tra gli immigrati c’è chi ha intrapreso un’attività lavorativa e lavora in maniera onesta e chi invece cerca – diciamo - “soluzioni alternative”. Sono convinto che queste persone che spesso fuggono da realtà di povertà estrema o di guerra abbiano bisogno di essere aiutate, ma occorre farlo nel rispetto della legalità. Non si può giustificare l’illegalità con il bisogno. Occorre invece colpire più duramente chi si approfitta di queste persone, sfruttandole

con il lavoro nero o con affitti spropositati, su questo stiamo lavorando».

La Biografia

LIVORNO E AUTORITA’ La gente confida ancora nelle autorità cittadine o forse più nelle persone che ne rivestono il ruolo? «Sono sempre stato dell’idea che le autorità, le istituzioni debbano essere vicini ai cittadini; nel senso che il loro compito principale è quello di ascoltare i bisogni per poter migliorare la vita della comunità. Se viene a mancare questo ascolto si creano delle situazioni di stallo e di scontentezza tra la gente che a lungo termine possono portare a scontri. Io stesso spesso “smetto” i panni del prefetto e vado in giro per la città o per i centri della provincia, magari vestito in modo sportivo, per sentire cosa dice, cosa chiede la gente e verificare di persona tante situazioni: dallo stato delle strade, alla viabilità, ai prezzi al mercato, alle discariche abusive, ecc. Oggi vedo una particolare esigenza di attenzione e un’ansia di cambiamento: si chiede che le autorità pensino al bene comune, perché non può e non non può essere accettato che per ogni piccolo problema sorga un comitato di protesta. E mi sembra ormai superato anche il divario tra destra e sinistra della politica: ormai bisogna guardare ai programmi ed alle persone che non si limitano ad enunciarli, ma li sappiano realizzare in concreto».

l Dott. Domenico Mannino, nato a Idopo Reggio Calabria il 22/01/1947, gli studi superiori presso il Liceo

Livorno ha attraversato una fase di sviluppo, ma poi non si è adattata alla competitività che è necessaria nel mercato globale. Bisogna che la città riscopra le proprie potenzialità (che ha!) e le renda appetibili

Le istituzioni spesso sono viste come "risolutrici" di problemi (es: se l’azienda fallisce ci deve pensare il Comune o la Provincia, se la squadra di calcio fallisce la deve comprare il Comune...ecc) ma è veramente questo il loro ruolo? «No, non lo è. Ognuno ha il proprio ambito di intervento. Ad esempio il Comune non può essere il “salva tutto”, però d’altra parte, occupandosi della parte sociale della città, deve interessarsi a problemi di tutti i generi ed agire però nei limiti delle proprie competenze. Anche perché le Istituzioni pubbliche si muovono con il denaro pubblico e quindi deve esserci una scala di priorità per l’impiego delle risorse che appartengono ai cittadini: non si può sostenere tutto e tutti, occorre fare delle scelte anche con criteri di attenzione al futuro. Inoltre secondo me

Classico "Tommaso Campanella" ha frequentato l’Università di Messina ove ha conseguito la Laurea in Giurisprudenza nel Febbraio 1970. E’ stato Ufficiale dell’Esercito Italiano e si è congedato il 6/1/1972. Dal 8/1/1972 all’Agosto dello stesso anno ha insegnato quale titolare di cattedra nelle Scuole Medie Inferiori. Nello stesso periodo, avendo conseguito il titolo di Procuratore Legale, ha esercitato anche la professione forense. Dal Settembre 1972 ha prestato servizio, quale vincitore di concorso, al Ministero dell’Interno prima presso la Prefettura di Catanzaro e successivamente presso la Prefettura di Reggio Calabria ove ha ricoperto gli incarichi di: Dirigente Ufficio Circolazione e Traffico, Depenalizzazione e Antimafia dal 1973 al 1976. Vice Capo di Gabinetto dal 1976 al 1983. Capo di Gabinetto dal 1983 al 1990. Vice Prefetto Vicario dal 20/1/1990 al 4/12/1995. Trasferito alla Prefettura di Pisa, ha ricoperto l’incarico di Vice Prefetto Vicario dal 5/12/1995 al 29/12/2003. Nominato Primo Dirigente dal 1/1/1986, dopo aver superato il 1° Corso Dirigenziale presso la Scuola Superiore del Ministero dell’Interno e Dirigente Superiore dall’1/1/1990, è stato anche docente della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione e dell’Istituto Superiore Europeo di Studi politici. Nel corso della carriera ha ricoperto numerosissimi incarichi di Commissario Straordinario, in particolare presso Amministrazioni di Enti Locali sciolte per mafia, in Calabria, in Campania e nelle Marche. E’ stato Prefetto di Massa-Carrara dal 30/12/2003 al 5/4/2006 e Prefetto di Rimini dal 6/4/2006 al 28/12/2007

bisogna anche un po’ uscire da queste forme di assistenzialismo». LIVORNO E FUTURO L’immobilismo di Livorno è palese: tutti ne parlano ma poi ognuno pensa al proprio "orticello", possibile che nessuno prenda in mano la situazione con qualche buona "idea"? «Livorno come altre città conosce poteri forti e chi ha il potere cerca di mantenerlo: questa è una forma di egoismo che penso sia innata nel dna umano! Allo stesso tempo però non deve mai mancare la voglia di migliorare e migliorarci come uomini e donne. Certo è che non si può aspettare “l’uomo del destino”! Livorno ha attraversato una fase di sviluppo, ma poi non si è adattata alla competitività che è necessaria nel mercato globale. Bisogna che la città riscopra le proprie potenzialità (che ha!) e le renda appetibili; penso alle possibilità del porto, all’entroterra, al turismo, all’agricoltura di qualità. Occorre lavorare in sinergia e senza pretendere che tutto resti così com’è. Faccio un esempio: non si può garantire che ci siano connessione Internet e telecomunicazioni all’avanguardia e pretendere

che non ci siano antenne sui tetti, oppure garantire trasporti adeguati ai commerci e protestare se si costruiscono strade o ferrovie. Per migliorare occorrono risorse e sacrifici: ma le prime devono essere spese bene, i secondi devono essere giusti e proporzionati tra tutti. Certi del fatto che si sta meglio quando si sta meglio tutti e che quindi le attività produttive debbano garantire uno sviluppo armonico della città in tutte le sue forme e categorie». Lei come vede il futuro della città: c’è speranza o l’impasse è ancora lontana da superare? «Io sono ottimista per natura. Vedo con dispiacere tante situazioni di crisi profonda: un aumento delle vendite di case all’asta, disoccupati in crescita… però sono convinto che Livorno può farcela. Ha bisogno di persone che guardino al bene comune, ma questo va insegnato ai ragazzi sin da piccoli. Ho apprezzato molto le celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia: mi è sembrato di vedere che i giovani tengano molto al loro Paese, più di quanto si pensi, ma devono essere accompagnati da adulti consapevoli e di cui sentono di poter riporre la loro fiducia».

benignamente affidare la direzione spirituale dei condannati ai lavori pubblici di questo Bagno di Livorno. Fin dal primo momento in cui fummo destinati alla guida di queste persone, abbiamo considerato quest’opportunità un particolare dono del cielo per animarci ad intraprendere, con sempre più santo coraggio, tutte quelle iniziative che suggerisce al nostro cuore il ministero sacerdotale. Ma poiché le nostre premure e sollecitudini sono dirette a rispondere ai bisogni di tutti i nostri fratelli, tanto che, per ridare dignità alla loro vita, volentieri siamo pronti a sacrificare noi stessi, vorremmo rivolgere le nostre attenzioni anche ai guardiani dei condannati, perché siamo sicuri che dalla loro saggia condotta, si possono ottenere grandissimi vantaggi. I forzati sono affidati alla loro custodia: se essi li disprezzano per il loro mutato comportamento, se sono con loro poco umani e irrispettosi, anzi addirittura crudeli, quale affidabilità potrà essere loro data? E come potranno correggere i condannati se cadono negli stessi errori? Infine per provvedere a tutto questo e per prevenire danni così gravi, abbiamo pensato questa soluzione: offrire anche ai guardiani un corso di formazione, da farsi in tempo e luogo diverso, per avere la possibilità di correggere le loro mancanze con maggiore libertà e diventino cooperatori della riforma sociale e religiosa dei condannati. [...] Non vogliamo restringere la nostra proposta solamente a questo, perché, vediamo necessario formulare un regolamento sistematico per dare stabilità al recupero umano e spirituale di questi condannati. Per questo abbiamo preparato alcuni articoli che ci sembrano utili per loro: * La formazione è opportuno che venga fatta da laici adulti; essi cercheranno di intrattenerli su argomenti che servono a migliorare la loro vita e a rianimare la loro speranza. • Quando un forzato si ammalerà, l’economo avvisi subito i sacerdoti perché gli offrano le cure proprie del loro ministero, ed avvisi i laici adulti perché diano al malato tutte quelle attenzioni e premure che suggerisce la carità. • Si raccomanda ancora all’economo che, se il malato ha bisogno delle cure dell’ospedale, vigili affinché venga posto in un luogo accogliente e adatto a sollevarlo e non ad opprimerlo, sia assistito dai medici e abbia le medicine e tutto ciò che gli è necessario per recuperare la salute. Purtroppo il luogo dove attualmente i forzati vengono tenuti nell’ospedale equivale ad una vera sepoltura. • Bisogna in qualche modo intervenire e porre fine a questo sistema ingiusto perché i forzati di Livorno, quando sono degenti in ospedale, vivono in condizioni più disagiate che al Bagno.[...] Molti sono gli elogi che riceve il Governo perché con le sue sagge leggi dimostra chiaramente di avere a cuore non tanto la punizione del male nei suoi cittadini, quanto invece la restituzione alla società di persone risanate ed impegnate nel bene. [ ... ] Monsignore, non si spaventi per la molteplicità dei nostri impegni; con la grazia e l’assistenza di Dio continuiamo ad eseguire tutto quello che abbiamo intrapreso. Umil.mo e Obbl.mo prete Giovanni Battista Quilici Livorno, 25 novembre 1822


IV

TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

26 giugno 2011

Agenda del VESCOVO

Diocesi informa

VENERDÌ 24 GIUGNO 9.30 S. Messa e saluto alla congregazione delle Fedeli compagne di Gesù nella chiesa di Santa Giulia 19.00 Incontro congiunto del Consiglio pastorale diocesano e consiglio presbiterale alla parrocchia di Santa Lucia (Antignano) SABATO 25 GIUGNO 10.00 incontro con i diaconi in vescovado 12.00 in ospedale, inaugurazione e benedizione della targa in memortia del dott. Ceccarini 18.00 S. Messa alla parrocchia di San Giovanni Bosco (Coteto) DOMENICA 26 GIUGNO 11.00 S. Messa e visita alla comunità eucaristica della SS.ma Trinità (Cappuccini) 18.00 Solennità del corpo e sangue di Cristo LUNEDÌ 27 GIUGNO 11.00 inaugurazione autostrada tirrenica a Rosignano DA MARTEDÌ 28 GIUGNO A SABATO 2 LUGLIO, IL VESCOVO GUIDERÀ IL PELLEGRINAGGIO ECUMENICO IN ROMANIA

Libri da LEGGERE

di M.C.

Pacini A. - Oltre la divisione. L’intuizione ecumenica e il dialogo interreligioso.- Ed. Paoline, pp.279, € 18,00 Il movimento ecumenico, che ha circa cento anni, sembra soffrire un certo logoramento. La memoria di coloro che ne sono stati gli illuminati pionieri nella prima metà del secolo XX, è fondamentale non solo per comprendere il percorso maturato a partire dal suo sorgere, ma anche per aprire il presente a nuovi orizzonti, sia in rapporto all’unità della Chiesa, sia in rapporto al dialogo delle Chiese con le grandi religioni del mondo. Questa pubblicazione intende presentare il sorgere e la prima maturazione del movimento ecumenico, attraverso alcune grandi figure che ne sono state intelligenti e appassionate artefici, nella convinzione che la loro esperienza può far luce per una maggiore comprensione dell’istanza ecumenica che deve essere concepita come una dimensione costitutiva dell’identità di ogni confessione cristiana, e inoltre offre suggestioni feconde per alimentare e rafforzare l’impegno ecumenico nella Chiesa di oggi. Molto interessanti poi i tre saggi dedicati ad alcuni pionieri del dialogo interreligioso: essi ci consentono di verificare come anche questa prospettiva teologica e spirituale sia venuta alla luce nel corso del XX secolo grazie all’interesse rinnovato per le tradizioni religiose non cristiane sorto in ambito cristiano a partire da alcune esperienze di singolare intensità, che hanno privilegiato il dialogo dell’esperienza spirituale, il quale costituisce tutt’oggi l’orizzonte più alto e complesso del dialogo interreligioso cui rimanda l’evento importante della Giornata di preghiera di Assisi indetta da Giovanni Paolo II nel 1986.

La lettera di mons. Ezio Morosi e don Andrea Brutto a tutti i presbiteri della Diocesi

Venerdì 1 LUGLIO

Una giornata di preghiera e di raccolta per i nostri seminaristi arissimi, in questo momento di passaggio tra un rettore e un altro, ci è sembrato bello raggiungervi insieme con questa lettera per chiedervi di celebrare una giornata di preghiera e di raccolta a sostegno dei nostri seminaristi Simone Barbieri e Matteo Seu impegnati nel loro cammino di formazione.

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Pensiamo possa essere opportuno prendere spunto dalla solennità del S. Cuore che celebreremo il 1 Luglio p.v. per sottolineare l’identità del presbitero come immagine viva del Signore Gesù, di «colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo» (Gv 10,36). Per cui, in preparazione a questa solennità, invitiamo ogni parroco nel trovare i tempi e le modalità adeguate

per sollecitare le comunità parrocchiali a pregare e sostenere economicamente queste vocazioni, e per domandare al «Padrone della messe» di mandare nuovi operai nel suo campo (cfr.Mt 9,37). Certi della collaborazione di ciascuno di voi, vi salutiamo fraternamente nel Signore, mons. Ezio Morosi don Andrea Brutto

I giovedì nel chiostro 2011

Per uno sviluppo umano integrale Giovedì nel Chiostro sono il tradizionale appuntamento estivo organizzato dall’Azione Cattolica diocesana nel Chiostro del Vescovado: uno spazio per meditare in tranquillità, un’occasione per incontrare relatori con cui confrontarsi, un modo di pensare e di vivere assieme la Chiesa. Quest’anno, in una versione leggermente ridotta, il tema sarà quello dello "sviluppo umano integrale", con l’obiettivo di riflettere sulla formazione sociale dei fedeli laici, responsabili della edificazione della Chiesa ma anche della città umana. In particolare, a partire da alcune sollecitazioni contenute nell’ultima enciclica di papa Benedetto XVI, la Caritas in Veritate (CiV), metteremo a tema alcune questioni nodali del nostro tempo: l’amore e il rispetto del creato, il lavoro, la scuola e l’educazione.

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Ecco il programma: 14 LUGLIO Il rispetto del Creato: il cristiano e l’ecologia CiV, 48 21 LUGLIO Il lavoro: Quale responsabilità? Quale prospettiva? CiV, 63 28 LUGLIO La scuola: Quale educazione? Quale obiettivo da perseguire? Quali protagonisti? CiV, 61 Ogni Giovedì i relatori (che saranno resi noti la prossima settimana) introdurranno una meditazione sul tema, offrendo spunti per la riflessione personale e il confronto fra i presenti. Tutti gli incontri si terranno presso il Chiostro del Vescovado di Livorno, in via del Seminario 61, dalle ore 21.15 alle 23.00.

BREVI DALLA DIOCESI

Incontro Diaconi SABATO 25 GIUGNO ALLE 10.00 Nel salone del Vescovado, confronto e verifica finale con il Vescovo


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LA SETTIMANA DI LIVORNO

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Allarme sì, ma dipende anche dalle reazioni SI PARLA DI «EMERGENZA EDUCATIVA», LEI COSA NE PENSA? Scabini: «La parola emergenza evoca un allarme: l’emergenza educativa è un allarme sociale perché vi sono molti segni che le regole della buona convivenza e del rispetto tra le persone vengano violate. È decisiva però la modalità della reazione a questo allarme: si può tentare di fuggire, per esempio rifugiandosi nel buon tempo antico) oppure si possono cercare soluzioni concentrandosi prevalentemente o esclusivamente sull’attuazione di norme. Ma c’è una terza via: l’allarme fa emergere ecco un altro modo di intendere emergenza - la realtà che sta sotto l’attuale crisi. L’esperienza educativa tocca il nodo critico del passaggio del patrimonio culturale, morale e spirituale tra le generazioni. Un passaggio che sta al centro delle relazioni famigliari, ma non può essere ad esse confinato, tocca infatti la responsabilità delle generazioni adulte nei confronti di quelle che stanno crescendo e pone a tutti l’ineludibile domanda se e perché la vita vale la pena di essere vissuta . Porre questa domanda e tentare di rispondervi: ecco il modo genuino per introdurci all’avventura educativa». Belardinelli: «L’espressione "emergenza educativa" segnala uno dei problemi più gravi della nostra società; un problema che va ben oltre la crisi dell’istituzione familiare o del sistema scolastico. Ciò che è in gioco è il senso stesso dell’uomo e delle relazioni che lo costituiscono. L’idea che ognuno di noi nasce in un mondo col quale deve imparare a familiarizzare; che questa familiarizzazione ha bisogno dell’amore dei genitori, dell’impegno degli insegnanti e dell’intera comunità; che sono proprio le persone che hanno potuto sperimentare relazioni "educative" soddisfacenti ad avere maggiori probabilità di sfruttare a pieno le grandi opportunità del momento storico che stiamo attraversando: tutto ciò costituisce una sorta di evidenza elementare che però abbiamo come rimosso. Parlare di "emergenza educativa" significa pertanto sollecitare una riflessione e una pratica che aiutino a riappropriarci di alcuni presupposti antropologici fondamentali, senza i quali è difficile immaginare una vita individuale e sociale che soddisfi davvero i nostri desideri di libertà e di felicità». IN PIÙ OCCASIONI NEL DOCUMENTO CEI SI LEGGE CHE L’EDUCAZIONE È IL BENE PUBBLICO PER ECCELLENZA. COSA SI PUÒ FARE PER RILANCIARE QUESTO BENE PUBBLICO? Scabini: «Un vecchio proverbio popolare tedesco recita che “pubblico è ciò sta a cuore a ciascuno” – risponde la professoressa -. Molto spesso, invece il termine pubblico assume un significato indifferenziato e generico come dire che ciò che è di tutti essendo di tutti indistintamente, non appartiene a nessuno. Cosi è per l’educazione: è un bene pubblico per eccellenza ma sulla

Due domande a Eugenia Scabini, preside della Facoltà di psicologia all’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano e a Sergio Belardinelli, professore e coordinatore delle iniziative del Comitato per il progetto culturale della Cei

base della seconda accezione. Non si investe di su di essa, non le si dedica attenzione sociale, non la si “cura” come un valore, come un patrimonio. Così si finisce per perderla o per renderla un simulacro sociale, svuotata di contenuti – prosegue Scabini -. Per rilanciarla occorre capovolgere la prospettiva, rimetterla al centro dell’attenzione delle relazioni interpersonali, sociali e istituzionali, averne cura e avere cura del patrimonio etico che mediante essa si trasmette tra le generazioni. L’educazione come bene è pubblico in quanto ognuno è ad esso appassionato, lo sente come suo e come tale lo promuove. È questa passione che va ritrovata e rivivificata, per ritrovare e rivivificare il futuro delle giovani generazioni» Belardinelli: «Considero molto felice l’idea che l’educazione rappresenti il bene pubblico per eccellenza. L’educazione è implicata e tocca l’umanità di tutte le relazioni sociali. Ci sono luoghi, penso ad

esempio alla famiglia e alla scuola, che hanno nell’educazione il loro fine primario. Se però ci pensiamo bene, tutti i sistemi sociali -dal mondo del lavoro, al tempo libero, ai media, allo sportfunzionano in modo più o meno "umano" a seconda del tipo di educazione, diciamo pure, del modello di uomo, di cui dispongono e si fanno cassa di risonanza. Per questo l’educazione è un bene pubblico di primaria importanza. In essa, lo ripeto, ne va di ciò che ci costituisce come uomini: i legami con coloro che ci hanno generato biologicamente e quelli con coloro che ci hanno generato culturalmente, i legami con la nostra famiglia e quelli con la nostra comunità, con coloro che sono venuti prima e con coloro che verranno dopo. Una società che non si cura dell’educazione è una società che non ha a cuore l’umanità delle sue relazioni e, in quanto tale, è destinata prima o poi a dissolversi anche come società». Dal sito del progetto culturale

Sfida EDUCATIVA

ESPERTI A CONFRONTO SULL’EMERGENZA EDUCATIVA.........


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TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

26 giugno 2011

Conosciamo l ’A.PI.CI

Un aiuto per invalidi ed anziani a denominazione A.P.I.CI significa AsLCittadini sociazioni Provinciali Invalidi Civili e Anziani, è stata fondata a Roma alla fine degli anni novanta, si è sviluppata in varie parti d’Italia. La sede di Livorno, è stata inaugurata nel novembre 2001 e resa operativa dal febbraio 2002. L’attuale presidente è Mario Landucci. A Tania Russo, che ricopre ad oggi l’incarico di segretaria organizzativa, abbiamo posto alcune domande. Come nasce e cosa si propone l’A.P.I.CI ? «Nasce come associazione di Promozione Sociale composta da volontari che si impegnano in attività sociali a favore dei disabili e degli anziani. Ci proponiamo di privilegiare sempre le persone in una scelta etica che difenda e migliori la vita dei cittadini più svantaggiati. Il servizio principale che forniamo è quello del trasporto degli anziani e dei disabili, ci prefiggiamo di far uscire di casa l’anziano perché possa inserirsi nella vita sociale, questo perché non sempre possono confidare nell’aiuto delle stesse famiglie spesso impegnate nel lavoro e nei problemi quotidiani». Per far questo siete dotati di mezzi? «Sì, abbiamo un mezzo nostro e alcuni ci sono stati donati da altri enti. Nel 2008 l’ENI ci ha donato un mezzo al quale ha fatto seguito, nel 2010, un mezzo donato da Enel Cuore Onlus. L’associazione ha poi provveduto ad attrezzarli, così come provvede alla loro manutenzione e alle varie assicurazioni. Abbiamo anche un Ducato a 8 posti in comodato d’uso dal Comune per 4 anni grazie alla MGG (Mobilità Gratuita Garantita) che è sponsorizzata dalle Aziende che mettono sul mezzo la loro pubblicità». Avete rapporti con il Comune? «Collaboriamo con il Comune nel progetto “Sorveglianza attiva anziani fragili”. Per gli anziani che sono ancora autonomi, in base alla certificazione ISE, il Comune fornisce loro dei tickets che possono consumare per le proprie esigenze, così trasportiamo gruppi di anziani a ritemprarsi presso i Centri sociali oppure per le Visite guidate o gite culturali». A chi sono rivolti i vostri servizi? «Nel 2010 i nostri soci, che pagano una quota annuale di 20 euro, sono stati 922, in maggioranza hanno la necessità di usufruire del servizio di trasporto in quanto si tratta di anziani, di disabili e anche giovani con handicap. Il servizio, che è svolto da volontari, ha lo scopo di soddisfare le loro necessità incombenti come: visite mediche, analisi, terapie di riabilitazione». I servizi sono gratuiti o no? «E’ prevista una compartecipazione a viaggio di sei euro, è gratuito per quelle persone che hanno un ISE inferiore ai 7.500 euro». Offrite altri servizi? «Sì, il servizio di consegna domiciliare, il “Pony solidale” per la consegna a domicilio di farmaci e di beni alimentari per i cittadini che non possono provvedere autonomamente al loro acquisto. Abbiamo anche un servizio di consulenza legale gratuito di un professionista, per eventuali ricorsi agli accertamenti delle commissioni mediche per l’invalidità civile o verso le revisioni del Ministero del Tesoro. Vengono affrontati anche i problemi legati all’abbattimento delle barriere architettoniche e alle cause condominiali. E’ in funzione un servizio di consulenza sociale che mira alla verifica dei bisogni del disabile e dei suoi famigliari e alla attuazione di quei benefici e servizi previsti dalle vigenti normative. Come si può capire il nostro impegno è notevole e l’associazione va avanti grazie alle donazioni dei cittadini ma le spese sono molteplici e tra queste c’è anche quella del fondo in cui ci troviamo». Gi. Gi. A.P.I.CI. Associazioni Provinciali Invalidi Civili e Cittadini Anziani sede: Via Giuseppe Maria Terreni 34/36 tel. 0586/4443 61 fax. 0586/411784 e-mail: livorno@apici.org Internet: w.w.w.apici.org

Conosciamo L'ASSOCIAZIONE ITALIANA MAESTRI CATTOLICI

Maestri e professori: verso un’unica associazione L’intervista alla presidente provinciale Sandra Cavallini DI

GIANNI GIOVANGIACOMO

Associazione Italiana Maestri Cattolici (A.I.M.C.) nasce a Roma nel 1945 ad opera di Maria Badaloni, una nota insegnante aderente all’Azione Cattolica, e di Fratel Carlo Carretto. Al Congresso nazionale del 3 settembre 1946 viene redatto lo Statuto dell’associazione e al 2° Congresso del 1948 ne viene approvato il testo definitivo e il relativo regolamento. Tenendo conto dei cambiamenti avvenuti nella nostra società nel 2001 lo Statuto è stato modificato e nel 2009 l’Assemblea nazionale ne ha riviste alcune parti. Rimane ferma la fedeltà all’ispirazione cristiana, la coerenza normativa e la consapevolezza delle motivazioni e finalità. Presidente provinciale dell’AIMC livornese è Sandra Cavallini (nella foto), eletta nel 2001 è al suo terzo mandato dopo essere stata in precedenza per due volte presidente di sezione. Dal 2009, a livello regionale, ha l’incarico di Segretaria generale, mentre a livello nazionale è Sindaco revisore effettivo. Fa inoltre parte del Comitato nazionale di garanzia della Fondazione che gestisce il patrimonio mobiliare e immobiliare riconducibile quest’ultimo alla Sede di Roma. L’abbiamo incontrata per capire l’attività di questa Associazione.

all’istruzione, Stella Targetti, siamo stati chiamati a condividere il Piano di razionalizzazione della rete scolastica, in questo ambito prendiamo parte ai progetti per l’handicap, per le scuole d’infanzia, per i nidi e per i laboratori».

L’

COME SI PUÒ DEFINIRE LA SUA ASSOCIAZIONE? «L’AIMC è una associazione professionale libera e democratica, costituita da dirigenti e insegnanti della scuola statale e non statale che sono in servizio o in quiescenza, e anche da aspiranti all’insegnamento. Si propone la crescita umana e professionale dei suoi aderenti, si ispira naturalmente alla logica del Vangelo che costituisce la motivazione peculiare e l’orientamento dell’intero suo

agire, per questo fine propone anche degli incontri spirituali per rafforzare le motivazioni di fede che possono contribuire ad illuminare il percorso personale nello stesso impegno scolastico». A LIVORNO QUANDO È STATA FONDATA E QUALI SONO STATE LE PERSONE PIÙ SIGNIFICATIVE? «Nella nostra città l’Associazione è stata fondata nel 1949 dal maestro Otello Maggi. La figura carismatica che ha lasciato un grande vuoto è stato però Angelo Sartù, un maestro non solo in senso professionale ma un maestro di vita. Un notevole impegno è stato dato da Mario Mancioli, direttore amministrativo della Scuola Pilo Albertelli, mentre Maria Anna Moroni Biagi, deceduta purtroppo a soli 53 anni, è stata indice di rinnovamento instaurando una collaborazione fattiva con le altre associazioni simili alla nostra. Per quanto riguarda la Provincia, non bisogna

dimenticare Delia Pasini Sansoni che è stata per 42 anni presidente della sezione di Cecina. E come non ricordare che l’attuale presidente della sezione livornese è Enrica Talà, che è anche direttrice dell’ufficio diocesano per la scuola». QUALI SONO I RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI? «Direi molto buoni. Partecipiamo ai protocolli d’intesa riguardo ai problemi scolastici sia con la Regione che con la Provincia e il Comune. L’iniziativa del “Settembre Pedagogico” che è divenuto poi “autunno pedagogico” ci vede in primo piano. L’iniziativa che è partita dall’ANCI e vi aderisce già da diversi anni il Comune, è rivolta agli alunni e ai docenti e la nostra Associazione è chiamata ad organizzarne gli interventi con competenza e sensibilità alle problematiche; del resto i rapporti con l’assessore all’Istruzione Carla Roncaglia sono ottimali. Dal nuovo assessore regionale

UN CAMPO DI TRE GIORNI PER TUTTI I CATECHISTI

Alla ricerca del catechista perduto on la fine delle vacanze l’Ufficio Catechistico diocesano fa una proposta a C tutti i catechisti di un campo scuola di tre giorni. Il titolo che abbiamo voluto dare a questa iniziativa è «ALLA RICERCA DEL CATECHISTA PERDUTO», proprio perché l’idea nasce dalla necessità per i nostri catechisti, soprattutto i più giovani, di comprendere fino in fondo il loro ruolo importante e prezioso nelle comunità parrocchiali. È un’occasione per incontrarci e condividere le diverse esperienze, ma anche un momento per ridare vitalità al nostro servizio educativo attraverso la catechesi. Questa idea nasce con la collaborazione dell’UCD della Diocesi di Massa Marittima alla quale siamo legati dal passato, e che ci dà l’opportunità di avere con noi la Professoressa Anna Giorgi (biblista) e il Professor Mons. Enzo Greco (catecheta presso il Seminario Regionale di Siena). È un’opportunità da non perdere, i posti sono limitati, infatti al massimo si prevedono 26 partecipanti, divisi con la Dioce-

si di Massa Marittima. La partecipazione per la nostra Diocesi sarà favorita perché il campo si svolgerà a Rosignano Marittimo e consentirà ai nostri catechisti di non essere costretti ad alloggiare nella struttura. Il costo è di soli € 80 per chi alloggerà e di € 50 per gli altri. Tutti sono invitati i catechisti più anziani, perché potrebbe essere anche per loro un’occasione per ritrovare un nuovo slancio nel loro essere catechisti e anche i più giovani per imparare e approfondire il modo di comunicare la fede. È possibile iscriversi presso l’UCD (ufficio catechistico diocesano) di Livorno telefonando al 3281676307 a Don Fabio Menicagli. È consigliabile prenotare per tempo, perché i posti sono limitati a 26 partecipanti distribuiti in 4 camere quadruple e 1 da sei posti letto, ognuna con bagno proprio. L’inizio è previsto alle ore 14,30, di venerdì 2 settembre, con possibilità di arrivare per il pranzo. Il termine è previsto per il primo pomeriggio di domenica 4 settembre. FM

QUAL È L’ANDAMENTO DEGLI ADERENTI ALL’ASSOCIAZIONE? «Purtroppo è in calo, avevamo una sezione a Piombino che siamo stati costretti a chiudere. La diminuzione è originata da due motivazioni: la prima è quella che la Scuola assorbe molto di più l’attività degli insegnanti lasciando loro poco tempo per poter fare altre attività. La seconda è dovuta al fatto che oggi è molto più difficile entrare “di ruolo”: la Scuola sta cambiando e l’accesso è sempre più aleatorio a causa dei tagli; prima molti soci si iscrivevano per frequentare i nostri corsi di formazione, mancando i posti di lavoro è divenuto inutile organizzare i corsi». COME VEDE IL FUTURO DELL’ASSOCIAZIONE? «C’è ormai un percorso obbligato che unisce la scuola primaria con la scuola media inferiore, c’è quindi un collegamento maggiore e una esigenza di continuità didattica rispetto ai programmi. Penso perciò che l’AIMC e l’UCIIM (associazione professionale cattolica di docenti, dirigenti, ispettori, educatori e formatori della scuola statale e non statale) possano convergere verso un’unica associazione di insegnanti, ma forse è ancora presto perché questa idea si possa realizzare».


TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

26 giugno 2011

Una giornata in ricordo di MONSIGNOR ABLONDI el giorno di Pentecoste, la Parrocchia della SS. Trinità ha organizzato un incontro in memoria di Mons. Ablondi. Perché questa data? Non è una data qualunque, infatti Alberto Ablondi fu ordinato sacerdote proprio nel giorno di Pentecoste del 1947. E per la famiglia di Ablondi fu una grande festa visto che nello stesso giorno, durante la stessa messa, i suoi genitori “celebravano le nozze d’argento e un suo cuginetto riceveva la prima Comunione” – così come narra una trafiletto pubblicato su un giornale locale dell’epoca che è stato letto in quest’occasione -. La comunità parrocchiale dei Cappuccini ha voluto ricordare il suo Vescovo mons. Ablondi a quasi un anno dalla morte insieme a tre persone che, per ragioni diverse, hanno avuto contatti di collaborazione con lui: Maria Enrica Senesi, che lo ha seguito e aiutato nella pubblicazione dei suoi libri; padre Fabrizio Civili parroco di questa parrocchia anche durante l’episcopato di Ablondi; Gianluca Spadoni che ha partecipato al Sinodo dei Giovani e che, avendo lavorato alla Caritas negli anni in cui la sede centrale era accanto al vescovado, ha avuto rapporti molto stetti di collaborazione con mons. Ablondi. Perché quest’incontro in ricordo di mons. Ablondi? “Perché siamo la sua Chiesa, quella che

N

Alla parrocchia di Nostra Signora di Fatima

Eccomi! Alla parrocchia della Santissima Trinità

ha seguito, guidato ed amato per oltre 30 anni”. Con queste parole è stato aperto un incontro che ha visto la testimonianza dei tre relatori e l’intervento di altre persone che hanno riportato la loro esperienza. Maria Enrica Senesi ha ricordato mons. Ablondi attraverso la (parziale) lettura della sua lettera pastorale in qualità di Amministratore Apostolico di Massa Marittima del 1967. “Questa lettera, scritta all’indomani della chiusura del Concilio Vaticano II e in un momento storico molto particolare e turbolento, mette in evidenza l’attenzione di mons. Ablondi verso la parola e verso l’ascolto. E’ già presente, sin dai suoi primi scritti, l’attenzione all’uomo e a tutto ciò che fa incontrare l’uomo. In questa lettera si rivolge ai fratelli lontani, che forse sono lontani “anche a causa nostra”. Parla di “un’attenzione più tranquilla”.

Dell’attenzione che bisogna dare al passo con il quale si intraprende un cammino. Mi piace ricordare mons. Ablondi con questa lettera perché in questo scritto, tutto sommato giovanile, c’è già tutto mons. Ablondi, e pur essendo un “vescovino”, come egli stesso si definiva, è già completa la sua attenzione all’uomo”. Padre Fabrizio ha ricordato mons. Ablondi attraverso l’omelia della messa del giovedì Santo del 1996. “In quell’occasione, mi ricordo, che mons. Ablondi scosse fortemente i preti presenti per l’interesse che manifestò verso i giovani. Egli disse che i giovani sono poveri, ma affermò che anche i preti sono poveri. Disse che c’erano ancora molti sacerdoti che si credono non adatti ai giovani, ma questo secondo lui non era vero e quindi spronò tutto il clero presente ad andare verso i giovani. Erano gli anni del

Sinodo dei Giovani”. Gianluca Spadoni ha portato la sua esperienza personale: l’incontro con mons. Ablondi, la partecipazione e la preparazione al Sinodo dei Giovani, l’esperienza in Caritas, il Consiglio Pastorale Diocesano. “Ciò che mi ha sempre colpito maggiormente era la sua capacità di ascolto, che era infinita. Mi ricordo che ai tempi in cui lavoravo alla Caritas, un giorno alla settimana, il Vescovado rimaneva con le porte aperte a chiunque volesse entrare per parlare con mons. Ablondi o con mons. Vincenzo Savio, e loro erano lì sempre pronti ad ascoltare. E vi posso assicurare che ricevevano chiunque volesse parlare o essere ascoltato, senza nessuna distinzione. Questo atteggiamento di ascolto, di apertura, di totale disponibilità mi ha sempre colpito. Mi ricordo, con grande commozione, quando risposi alla domanda che Ablondi, in preparazione al Sinodo dei Giovani, rivolse a tutti noi giovani “che cosa cercate?”. Io risposi con una lettera, e ero un giovane che metteva i mattoni della sua esistenza di adulto a cui Ablondi porgeva la mano”.

Un incontro, quello organizzato dalla Parrocchia di SS. Trinità, che è durato un ora, ma che sarebbe potuto e dovuto durare molto di più se i tempi della messa delle ore 11 lo avessero permesso (ed è comunque iniziata con qualche minuto di ritardo) perché le persone che avrebbero voluto parlare dicendo quale era stata la loro esperienza con questo grande vescovo, erano molte. In molti - si vedeva dagli sguardi e dalle timide alzate di mano della gente che ha cercato di prenotarsi per parlare – avrebbero voluto testimoniare. Avrebbero voluto raccontare quale era stata l’esperienza di cammino cristiano, ma anche e soprattutto umano da loro vissuta; avrebbero voluto narrare il momento in cui lo hanno incontrato, le parole a loro rivolte, l’atteggiamento sempre in ascolto che lo contraddistingueva: tutti coloro che non hanno potuto far partecipi gli altri dei loro ricordi, se li tratterranno nel loro cuore, perché comunque la sua memoria ci dà gioia, ci incoraggia, ci sprona per poter andare “oltre”. Elena Cerini

Nell’anniversario della morte dell’abate Zambernardi

Auguri caro babbo n occasione del primo anniversario (21 IZambernardi, giugno) della morte dell’abate Giuseppe abate di Montenero e della Congregazione Vallombrosana per diversi anni, le suore della Congregazione delle “Piccole Figlie di San Giovanni Gualberto”, da lui fondata negli anni 70 insieme alla Madre Immacolata Kossuth, hanno voluto ricordarlo con una lettera aperta. Una lettera carica di sentimenti, che ripercorre gli anni di vita comune di un padre con le sue “Piccole Figlie”. Un rapporto, quello fra l’abate Zambernardi e le suore da lui fondate, che si è ancor più consolidato soprattutto negli ultimi anni prima della sua morte. Il religioso infatti, una volta scaduto dal mandato di Abate di montenero, si ritirò nella casa madre delle Piccole Figlie – Villa Mayer a Montenero - dove ha vissuto anche i tempi della malattia e dell’infermità, fino al giorno della sua “nascita al Paradiso”.

camminare nel piano della comprensione. Ci hai insegnato a capire le cose come sono, a discernere la giusta via da seguire, a distinguere fra il bene e il male e a scegliere le cose rette. Ci hai aiutato a maturare nella vocazione, ad osservare la Regola. Ci hai insegnato ad essere fiere del lavoro e ad onorare il motto benedettino “Ora et Labora”; a percorrere la via dell’umiltà e della mortificazione, che è la scorciatoia per guadagnare un pezzo di Paradiso. Ci hai aiutato a presentarci agli altri con dignità e rispetto delle buone maniere, ci hai sempre indicato il bene da fare; nel parlare ci spiegavi con chiarezza la pronuncia giusta e nelle letture ci spiegavi il significato. Ora conserviamo nelle nostre menti quei bei ricordi. Quelle parole corrette e quei discorsi profondi rimarranno per sempre nel nostro cuore e nessuno potrà mai cancellarli perché tu avevi un’abilità speciale nell’incidere nel cuore dell’uomo. Un anno è passato senza di Te Caro Babbo. Senza di te abbiamo festeggiato i momenti importanti dell’anno. Abbiamo fatto un po’ di festa; ma davvero un po’ soltanto perché troppo grande era la tua mancanza. Senza la tua preziosa presenza, il Natale, il Capodanno, il tuo compleanno e l’onomastico, la Santa Pasqua di Resurrezione, l’anniversario del tuo Sacerdozio e della nascita della nostra Congregazione… tutti questi momenti assunto tutto un altro colore perché tu sapevi dare il giusto tono a tutti gli aventi. In Avvento, i 25 giorni passati così senza la tua predica che sempre conteneva un bel messaggio, a Natale senza il tuo

Le piccole figlie di San Giovanni Gualberto ricordano il loro fondatore

“Quand’ero con loro io li conservavo nel tuo nome; coloro che mi hai dato io li ho custoditi” (Gv:17,12). Nella tua vita, caro Padre Abate, sono state adempiute queste sacre parole. In questi 12 mesi dalla tua dipartita terrena, abbiamo riflettuto sulla vita che abbiamo trascorso insieme a te. Per noi, ragazze che venivamo dalla lontana India, lascaindo la propria patria per lo zelo di fare le “missionarie” qui in Italia, sei stato un vero padre e ci siamo sentite alloggiate nel tuo cuore sicure e protette, come pulcini sotto le ali di una chioccia. Quando siamo arrivate in Italia ci sentivamo deboli come un neonato, ignare della lingua, della cultura italiana, dello stile di vita occidentale. Da quello “zero”, tu ci hai preso per mano per

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augurio; un anno iniziato senza la tua benedizione; una quaresima che abbiamo iniziato con il digiuno ma senza vederti ne sentirti. A marzo abbiamo trascorso i giorni meravigliosi della tua vita, compleanno e onomastico ma ci mancavano i canti augurali. Ad Aprile una Pasqua di Resurrezione senza la tua benedizione solenne, senza prendere l’agnello benedetto da te. Senza farti gli auguri negli anniversari della tua ordinazione sacerdotale e per la nascita della nostra Congregazione. Sappiamo bene che intercedi ogni giorno per noi presso il Padre Eterno e ci benedici dall’alto del cielo perché possiamo amare Gesù ogni giorno di più Davanti a noi hai aperto la via della fraternità, dell’amore, del perdono. Venivi perfino in India a trovarci, soprattutto per dare testimonianza nelle nostre consacrazioni a Gesù sposo Divino, per dare un supporto, un sostegno, un aiuto a fare il primo passo nella vita religiosa. Negli ultimi anni della tua vita terrena ci davi con il sorriso la benedizione e ci dicevi “Auguri” ad alta voce, perché avessimo una notte serena e un riposo tranquillo. Ora siamo soddisfatte più che mai perché siamo sicure che, da paradiso, intercedi certamente per noi; questo ci da la forza, la serenità e la consolazione, così possiamo camminare verso la meta eterna. Questa tua preghiera è la nostra sostanza, come ricevette la forza, il profeta Elia, per salire l’Oreb, il monte di Dio (Re:19,8) Con la forza dell’Eucarestia e della tua intercessione camminiamo avanti serenamente ogni giorno. Ciao Babbo. Ti auguriamo Buon primo Compleanno per la nascita al Paradiso, caro Babbo. Le tue Piccole Figlie.

Approfondire la dottrina sociale della Chiesa ue martedì sera per accostarsi D accompagnati da alcuni amici del gruppo “Al pozzo di Giacobbe” - alla dottrina sociale della Chiesa. Due dopocena: il primo «Perché ed a qual fine» e il secondo «Bene comune, giustizia ed amore». Due momenti attraverso i quali si è cercato di scoprire alcuni ‘titoli’ di un tesoro secolare che ha trovato una sua sistematizzazione soprattutto nel secolo scorso. Una dottrina ed un insegnamento che conferma come la Chiesa sia - e sia stata - «animata da intenti non teoretici, ma pastorali» «di fronte alle ripercussioni dei mutamenti sociali» [GS]. Due incontri che hanno consentito una prima occhiata ravvicinata a contenuti e tendenze e che hanno indotto l’impegno a riprendere il discorso di approfondimento nel prossimo autunno affrontando alcuni temi specifici. Le caratteristiche di contenuto dei due incontri. Nel primo incontro si è particolarmente evidenziato che la dottrina sociale - strumento del pensiero sociale della Chiesa - non è un’ideologia, ma l’accurata formulazione dei risultati di un’attenta riflessione sulle complesse realtà dell’esistenza dell’uomo, nella società e nel contesto internazionale, alla luce della fede e della tradizione ecclesiale. Come conferma Benedetto XVI, «annuncio della verità dell’amore di Cristo nella società» È perciò anche impegno ad accompagnare la formazione delle decisioni nel cercare la soluzione dei problemi del vivere insieme in Comunità. Particolare attenzione si è posta alla valutazione della scala dei valori ed alle priorità sulle quali misurarsi. Nel secondo incontro, dopo aver richiamati contenuti e sottolineature del precedente, si è posta attenzione al significato di Bene Comune, all’urgenza di sostituire «alla politica del potere la politica dei problemi - uomini, stati, nazioni - la politica del bene comune» [J. Maritain]. Si è riflettuto su ‘amore e giustizia’ come costanti della dottrina sociale ed indissociabili da essa.(Dignità della persona - Nobiltà del lavoro umano - Funzione sociale della proprietà - Sussidiarietà - Pieno diritto di cittadinanza dei lavoratori). diacono Dino Renucci


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TOSCANA OGGI 26 giugno 2011

LA SETTIMANA DI LIVORNO

La Settimana - n. 24 del 26 giugno 2011  

Settimanale della Diocesi di Livorno

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