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IL GRANELLO di senape Via del Seminario, 61 57122 Livorno tel. e fax 0586/210217 lasettimana.livorno@tiscali.it Notiziario locale

Direttore responsabile Andrea Fagioli Coordinatore diocesano Nicola Sangiacomo Reg. Tribunale Firenze n. 3184 del 21/12/1983

29 maggio 2011

di monsignor Ezio Morosi

Se guardo il cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che Tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi? (SALMO 8, 4-5)

Il cielo è simbolo di dio, guardare il cielo è guardare il Padre celeste, è sentirci suoi figli. Se mi apro a quella relazione di amicizia che dio mi ha offerto come suo grande dono, se guardo il cielo, cioè se vivo questa alleanza, se vivo per Lui, per il Signore ch mi ha creato, nella sua grazia, lontano dal male, allora comprendo chi sono, la mia dignità. Per noi il cielo è il punto di partenza e il punto di arrivo della nostra vita: tutto parte dal Signore e tutto è orientato a Lui.

IL MARTIRIO: un atto di amore totale

Speciale Festa patronale

DOMENICA 5 GIUGNO A S.LUCIA

È ancora tempo di Assemblea diocesana A PARTIRE DALLE 15.30, LA PREGHIERA, L’INCONTRO DEI DELEGATI E IL CONFRONTO

Il Progetto educativo diocesano: dal confronto alla definizione di un testo base on la prossima Assemblea Diocesana C terminerà la fase di ascolto delle parrocchie, dei Vicariati e delle Consulte

Dalla storia una preghiera a S. Giulia ittà gemma d’Etruria C in cui risplende ricco di merci l’amico porto; hai molto di raro pregio nel tuo grembo accolto... Ma più di gloria e onore in te discende perché Giulia la Diva, a te rivolto tiene il pensiero e contro al crudo e al folto stuol di sciagure, s’arma e ti difende… fortunata Città, perché tu sola d’haver Giulia in tuo prò, ti puoi vantare. Sarai sempre sicura in terra e in mare… ” (tratta dall’antica benedizione del mare che veniva fatta proprio nella festa patronale, si ringrazia l’Associazione «Amici delle Barche» di Livorno, per la prima volta presenti a S. Giulia, per avercela fatta riscoprire)

roprio nel giorno della festa patronale, in cui si ricorda il martirio della giovane Giulia (quest’anno trasmessa in diretta per la prima volta su Granducato TV), il Vescovo ha voluto ricordare tutti quei cristiani che ancora soffrono la persecuzione, spesso nell’indifferenza generale, anche delle organizzazioni umanitarie. Riportiamo per intero l’omelia di monsignor Giusti, per restituire ai fratelli cristiani d’Oriente l’attenzione e la preghiera anche dei nostri lettori.

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cristiani in Medio Oriente Inazioni, stanno subendo discrimie innumerevoli sofferenze. La violenza nei confronti di chi crede nel Vangelo avviene nell’indifferenza generalizzata dell’Occidente anche sovente purtroppo delle comunità parrocchiali dove nemmeno si seguono e si prega per le vicende drammatiche di tanti nostri fratelli. Non si possono lasciare i cristiani di quelle terre soli e

in balia del terrore e dei soprusi. Un Vescovo non può tacere. La verità dei fatti deve essere riconosciuta e non taciuta. Dobbiamo riconoscere con dolore e denunciare con la mite forza del vangelo le discriminazioni che in Medio Oriente subiscono i cristiani. Esse hanno conosciuto livelli di massima preoccupazione, specie in Iraq e in Egitto. Penso ad un sacerdote siro-

cattolico di Mossul, che recentemente ha perso il padre e due fratelli in uno stesso atto di violenza o ai tremendi attentati alle Cattedrali di Bagdad o del Cairo. Siamo purtroppo tornati alla «multitudo ingens», attestata dall’Apocalisse e ripresa dall’antica liturgia per inneggiare ai martiri che fecondarono col loro sangue gli inizi del cristianesimo a Roma. Tanti Paesi del mondo però, soprattutto dell’Oc-

cidente, che è cristiano almeno storicamente, sembrano assistere alla loro immolazione in una tristissima indifferenza. L’opinione pubblica e i responsabili delle nazioni del mondo, persi talora in problemi molto più secondari, dovranno richiamare a tutti, sulla verità dei fatti drammatici in atto in tanti paesi. L’urgenza del rispetto dei diritti fondamentali, e tra questi quello di una reale libertà religiosa è come la cartina di tornasole di ogni altra libertà, perché difende l’intimo della persona, la coscienza, dalla quale scaturisce l’irrinunciabile riferimento a Dio. Su questi temi vorremmo sentire una voce forte e chiara sia di gruppi che in città

riflettono sulla libertà religiosa sia e soprattutto delle comunità mussulmane le quali richiedono giustamente un loro luoghi di culto in Livorno ma al momento si caratterizzano per il loro silenzio su queste drammatiche questioni . Come vorremmo averli al nostro fianco in questa battaglia per i diritti umani insieme a tutte le altre organizzazione internazionali per i diritti umani. Come vorrei aver perso alcuni loro comunicati o non ricordarmi di alcune loro manifestazione a favore dei perseguitati cristiani in medio oriente. La persecuzione è talmente violenta e colpisce fortemente le più antiche Chiese, al punto che rischiano di estinguersi là dove sono nate. È una tremenda ingiustizia verso l’Oriente che vede vanificarsi un’essenziale componente della sua identità multireligiosa. (continua a pag.II) Foto di Elia e Daniele Pappalardo

sul Progetto Educativo. Successivamente vi lavoreranno ancora il Consiglio Pastorale Diocesano e il Consiglio Presbiteriale per arrivare quanto prima alla stesura definitiva e alla sua promulgazione. È quindi la prossima assemblea un’occasione importante per migliorare ulteriormente la bozza del Progetto Educativo Diocesano. Il Programma dell’Assemblea Ore 15,30 La Preghiera Preghiera allo Spirito, invocazione del dono della saggezza e meditazione del Vescovo Ore 16.30 L’Ascolto I delegati di ogni Vicariato, nonché del Consiglio Pastorale Diocesano, della Consulta delle Aggregazioni Laicali, della Consulta Diocesana di Pastorale Giovanile e della Consulta di Pastorale Familiare espongono le loro osservazioni su tutto il documento o le loro proposte di mozione (sostitutiva, integrativa, o soppressiva) in merito a singoli paragrafi della sola Parte Normativa presente in ognuna delle quattro schede del Progetto Educativo. (Coordina il Segretario del Consiglio Pastorale Diocesano) Ore 17.30 Il dibattito sulle mozioni I membri dell’assemblea si confronteranno sulle tesi contenute nelle varie mozioni (esse saranno presenti per iscritto nella cartella dell’assemblea) al fine di manifestare in merito alle medesime un orientamento dell’Assemblea. (Vicariati, Consulte e Giunta del Consiglio Pastorale Diocesano potranno presentare mozioni per iscritto alla Segreteria Vescovile sino a martedì 31 maggio ) Ore 18.30 La consegna e la preghiera conclusiva Il Vescovo presenta e consegna ai partecipanti all’Assemblea Diocesana il libro «Educare con il Cuore di Dio». È un compagno di viaggio per ogni educatore, una sorta di breviario, affinché egli legga gli Orientamenti pastorali della CEI «Educare alla vita buona del Vangelo», li medititi, li faccia propri e assuma conseguenti atteggiamenti educativi personali e comunitari.


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TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

29 maggio 2011

RICORDIAMO i nostri preti di Maria Luisa Fogolari

Questa settimana, grazie alla collaborazione della direttrice dell’archivio diocesano Maria Luisa Fogolari, iniziamo una piccola rubrica per ricordare i preti che in passato, lontano e prossimo, hanno donato il loro servizio alla nostra Diocesi

Don Andrea Barlettani on Andrea Barlettani nacque nel 1906 a D Casale Marittimo (PI) fu ordinato sacerdote nell’aprile del 1931. Fu parroco a Guasticce, cappellano militare, parroco a S. Jacopo dal dopoguerra al 1964 e in quella pieve espresse tutte le sue qualità di Pastore, semplice e buono. Sviluppò l’oratorio per ragazzi e giovani, sostenne l’Azione Cattolica, favorì l’opera della S. Vincenzo de’ Paoli a livello parrocchiale. Inventò le «Olimpiadi parrocchiali», coinvolgendo per più giorni centinaia di ragazzi. Collocò l’immagine della Madonna di Montenero sulla facciata del caseggiato di «sotto il fosso», in via S. Jacopo in Acquaviva, di fronte all’allora sede del PCI, dicendo: «La affido a voi» nel discorso dello scoprimento dell’immagine. Continuò successivamente la sua opera di pastore come cappellano della Purificazione e soprattutto come Cappellano del carcere dei Domenicani: riversava il suo stipendio all’interno del carcere per alleviare i bisogni più urgenti dei suoi «ragazzi». Morì nella casa del clero, al seminario cittadino il 23 dicembre 1991.

WWW cercasi volontari per l’ippoterapia

A San Rossore attività di ippoterapia, presente da Lsi avvale, ’dieci anni nel parco di S. Rossore, oltre che dell’équipe specializzata, anche di ragazzi e ragazze volontari. Agli amanti dei cavalli e della natura ed a coloro che si sentono predisposti a stare a contatto con i portatori di disabilità, è aperto l’invito a dedicare qualche ora del loro tempo presso «Equitiamo - Parco di S. Rossore». Per informazioni: Giulia 329.2959803 – Scuderia 338.3662431

sabato 28 maggio GIORNATA CITTADINA PER LA PACE

Per non dimenticare er l’ottavo anno consecutivo la comunità di Sant’Egidio insieme con il Comune di Livorno organizza la Giornata cittadina per la pace , un appuntamento quello del 28 Maggio, dove la cittadinanza è chiamata a ricordare l’anniversario dei bombardamenti che nel 1943 rasero al suolo la città di Livorno. Tre saranno i momenti principali di questo anniversario: Alle 17.00 presso la piazza del Municipio avrà inizio la marcia della pace che si snoderà per le vie del centro storico con le testimonianze e il ricordo delle vittime di guerra. Il secondo momento avrà luogo presso la chiesa di San Giovanni Battista alle 19.30 dove è previsto un tempo di preghiera per tutti i conflitti ancora in corso e per ricordare le vittime di tutte le guerre. Infine la Giornata della Pace si concluderà in Piazza XX, dove dalle 21.00 in poi ci sarà spazio per canti, balli, racconti ma soprattutto sarà lasciato spazio ai bambini, ai loro sogni ai loro progetti e alle loro proposte per il futuro.

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DALLA PRIMA

Il martirio: un atto di amore totale e Chiese cristiane del mondo animate da Lfaresensibilità ecumenica e interreligiosa dovranno la loro parte nella denuncia e nella solidarietà perché il più possibile i cristiani rimangono in Oriente, come è loro diritto e dovere, ma anche accogliendoli quando sono proprio costretti a cercare un’altra patria.Tutto si riassume nel flusso inarrestabile di emigranti che dall’Oriente vanno in ogni parte del mondo. Quanti immigrati arrivano con la Bibbia nel loro povero bagaglio. È da temere che saranno sia l’Oriente sia la Comunità internazionale a fare i conti con la storia se perderanno quella garanzia di speranza e di pace che accompagna la presenza cristiana. Se essa svanisce, si favorisce il pericolo sempre latente dell’integralismo religioso, con possibili derive violente e persino terroristiche (Cardinale Prefetto Leonardo Sandri , L’Osservatore Romano, 24 marzo 2010) L’evangelica immagine del «seme che muore per portare frutto» come dicevo, torna nei nostri giorni di drammatica attualità, essa esalta il sacrificio di Cristo e descrive la costante condizione di quanti specie in Oriente, egli ha chiamato a seguirlo portando la croce non metaforica ma reale e cruenta. IL MARTIRE: IMMAGINE DI CRISTO Il martire è icona di Cristo: è immagine della morte di Gesù, del suo sacrificio supremo d’amore, consumato sulla Croce affinché noi potessimo avere la vita (cfr Gv 10,10). Cristo è il servo sofferente di cui parla il profeta Isaia (cfr Is 52,13-15), che ha donato se stesso in riscatto per molti (cfr Mt 20,28). Egli esorta i suoi discepoli, ciascuno di noi, a prendere ogni giorno la propria croce e seguirlo sulla via dell’amore totale a Dio Padre e all’umanità: “chi non prende la propria croce e non mi segue – ci dice, – non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 10,38-39). E’ la logica del chicco di grano che muore per germogliare e portare vita (cfr Gv 12,24). Gesù stesso «è il chicco di grano venuto da Dio, il chicco di grano divino, che si lascia cadere sulla terra, che si lascia spezzare, rompere nella morte e, proprio attraverso questo, si apre e può così portare frutto nella vastità del mondo» Il martire segue il Signore fino in fondo, accettando liberamente di morire per la salvezza del mondo, in una prova suprema di fede e di amore (Lumen Gentium, 42) DOVE NASCE LA FORZA PER AFFRONTARE IL MARTIRIO? Dalla profonda e intima unione con Cristo, perché il martirio e la vocazione al martirio non sono il risultato di uno sforzo umano, ma sono la risposta ad un’iniziativa e ad una chiamata di Dio, sono un

Fotografia di Roberto Manera

dono della Sua grazia, che rende capaci di offrire la propria vita per amore a Cristo e alla Chiesa, e così al mondo. Se leggiamo le vite dei martiri rimaniamo stupiti per la serenità e il coraggio nell’affrontare la sofferenza e la morte: la potenza di Dio si manifesta pienamente nella debolezza, nella povertà di chi si affida a Lui e ripone solo in Lui la propria speranza (cfr 2 Cor 12,9). Ma è importante sottolineare che la grazia di Dio non sopprime o soffoca la libertà di chi affronta il martirio, ma al contrario la arricchisce e la esalta: il martire è una persona sommamente libera, libera nei confronti del potere, del mondo; una persona libera, che in un unico atto definitivo dona a Dio tutta la sua vita, e in un supremo atto di fede, di speranza e di carità, si abbandona nelle mani del suo Creatore e Redentore; sacrifica la propria vita per essere associato in modo totale al Sacrificio di Cristo sulla Croce. In una parola, «il martirio è un grande atto di amore in risposta all’immenso amore di Dio» (Benedetto XVI ,Udienza Generale, Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, Mercoledì, 11 agosto 2010) Si sa che i Padri, e sulle loro tracce la grande scolastica medievale, hanno cercato di scacciare il terrore della morte con il richiamo all’immortalità dell’anima. Questa era provata filosoficamente: l’anima formula delle idee e dei principi eternamente validi, è quindi, di natura sua intellettuale ed eterna. Tutti gli idealisti si consolano con questo sotterfugio, anche se non credono in Dio. L’uomo individuale muore, ma le sue idee restano, esse sono eterne. Ora, questo modo di argomentare non può soddisfare l’uomo contemporaneo. Molti pensatori disprezzano «la stolta eternità» delle idee astratte. La verità che rispecchia la realtà è vivente e concreta. La morte sembra distruggere non solo l’uomo, ma la verità come tale.

COME VINCERE LA MALEDIZIONE DELLA MORTE? Vi è legame tra verità e morte e questo legame tra la verità e la morte fu intensamente sviluppato da un grande intellettuale slavo, N.F.Fedorov. Egli ha vissuto e riflettuto avendo sempre davanti a se l’immagine della morte, non della sua ma di quella degli altri uomini durante tutta la storia. Questo perché la lotta contro la morte è il suo principale impegno, perché la morte è il solo e ultimo male.Tutto deve essere messo in opera per vincerla. La risurrezione sarà contemporaneamente il risultato della grazia divina e quello dell’attività umana. Ma abbiamo noi le forze necessarie per combattere la morte? Da soli no. In questa lotta l’uomo è vinto. Eppure quelli che hanno unito la loro morte con quella del Cristo, vincono la morte con la morte. Essa diventa per il cristiano, come il battesimo nel quale nasce la vita. Ciò corrisponde al Martirologio romano che indica il giorno del martirio dei santi con il termine natalis, nascita alla vera vita. (Tomas Spidlik «Il martirio nella tradizione slava» jubilee_2000/magazine/documents) Carissimi, noi non siamo chiamati al martirio, ma nessuno di noi è escluso dalla chiamata divina alla santità, a vivere in misura alta l’esistenza cristiana come S. Giulia e questo implica prendere la croce di ogni giorno su di sé. Tutti, soprattutto nel nostro tempo in cui sembrano prevalere egoismo e individualismo, dobbiamo assumerci come primo e fondamentale impegno quello di crescere ogni giorno in un amore più grande a Dio e ai fratelli per trasformare la nostra vita e trasformare così anche il nostro mondo. Per intercessione della nostra Santa Patrona chiediamo al Signore di infiammare il nostro cuore per essere capaci di amare come Lui ha amato ciascuno di noi. + Simone, Vescovo


TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

29 maggio 2011

Primo comandamento: l’ascolto L’intervista ai volontari dello sportello anti usura della Misericordia di Livorno DI

GIAMPAOLO DONATI

Paradossalmente, le persone in difficoltà a cui viene data fiducia riescono a pagare meglio i loro debiti. D’altronde, oggi è davvero facile vedersi chiudere le porte del credito ordinario: basta una bolletta non pagata, o una rata della macchina saltata….»

n piccolo e anonimo stanzino con le finestre che si affacciano proprio sulla sbarra di ingresso della Misericordia di Via Verdi. Ma è proprio qui, fra queste quattro mura, che da più di dieci anni si agisce in silenzio per aiutare le famiglie livornesi sempre più oppresse dai debiti. È lo sportello antiusura della Misericordia, attivato in collaborazione con la Regione Toscana in tutte le provincie della nostra regione, che rappresenta spesso l’ultima spiaggia di chi si è già visto chiudere in faccia tutte le altre porte. A Livorno sono quattro i volontari che si alternano allo sportello, «ma molti altri» ci spiegano Giovanni, Otello e Liliana, i tre operatori che abbiamo incontrato «se ne sono andati, perché ritenevano l’impegno troppo gravoso dal punto di vista psicologico».

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Ma è davvero così grave il problema usura a Livorno? «A dire il vero, a Livorno non esiste un problema usura così esteso come in altre provincie, come ad esempio a Prato. La pesantezza psicologica di cui parlavo è legata alla necessità di ascoltare in continuazione persone che vengono a parlare dei loro problemi, spesso problemi gravi, fra cui quello dei debiti non rappresenta che la punta dell’iceberg». Chi è che in genere si presenta da voi? «Esistono diverse tipologie di persone: si va da famiglie in cui il capofamiglia perde il lavoro, e si trova improvvisamente in difficoltà a far fronte alle spese correnti; oppure coniugi separati la cui casa viene assegnata all’altro coniuge e che non reggono le spese di un altro alloggio e del mantenimento del figlio. Poi esistono anche casi di persone che hanno sforato il bilancio familiare a poco a poco, quasi involontariamente, a causa dei meccanismi perversi dei “pagamenti rateali”, grazie ai quali ci si può trovare sommersi dai debiti senza neppure accorgersene. E poi situazioni particolarmente drammatiche, come chi cade nel vizio del gioco o della dipendenza da alcool o droga. Per queste casistiche abbiamo anche attivato una collaborazione con il SERT per cercare di fornire un aiuto a tutto campo». Ma in concreto qual è il vostro ruolo? «Concretamente, facciamo soprattutto un operazione che si

«Dal 1999 si sono presentate circa 1000 persone e i requisiti per l’accesso alla rata lo avevano circa il 10%, ma dallo scoppio della crisi del 2008 è aumentato il numero di coloro che vengono da noi» può definire “consolidamento dei debiti”: in altri termini, una persona che ha diverse posizioni debitorie aperte, viene da noi, noi esaminiamo la sua posizione patrimoniale e lo aiutiamo, attraverso apposite convenzioni con alcuni istituti di credito, a poter “fondere” tutti i debiti in un unico debito cumulativo, con una rata più bassa della somma di tutti i debiti precedenti. La garanzia all’istituto di credito, in questo caso, viene data dalle Misericordie stesse, attraverso un apposito fondo costituito con il contributo di Regione e Ministero delle Finanze. Da sottolineare due cose: il servizio è gratuito, e ad ogni modo non si tratta di beneficenza, dato che per accedere al servizio occorre avere un reddito sufficiente per poter garantire il pagamento della rata». E con chi si presenta da voi senza avere i requisiti per l’accesso al servizio che fate? Lo rimandate a casa? «No, e questo secondo noi è l’aspetto più importante del nostro lavoro: l’ascolto. Spesso, come spiegavo, il debito rappresenta il problema minore. Da noi si presenta di tutto: dalla casalinga che ha fatto debiti di gioco all’insaputa dei

familiari, alle famiglie con mutuo in cui il capofamiglia ha perso il lavoro, a persone che, con il gioco delle carte di credito, si sono ritrovate sommerse dai debiti senza accorgersene. Per tutte queste persone è per prima cosa importante sfogarsi con qualcuno, avere delle persone competenti ma estranee per poter raccontare la loro storia. E questo è già un grosso servizio che offriamo. Poi, dopo averle ascoltate, le aiutiamo a non farsi prendere dal panico, e a razionalizzare comunque il debito stabilendo delle priorità: il primo rischio infatti, specialmente per chi non era abituato a queste situazioni, è di pagare a casaccio, mentre se non si può comunque pagare tutto è bene capire che cosa è essenziale pagare e che cosa no: ad esempio, se si devono pagare sia delle bollette sia il mutuo, è ovvio

che bisogna prima pensare al mutuo, perché importante è prima di tutto non perdere la casa, se poi ci tagliano le utenze, pazienza: magari detto così può sembrare ovvio, ma le assicuro che non è così per tutti, e in questo caso il nostro aiuto può essere prezioso». In genere coloro ai quali date fiducia riescono a ripagare il debito? «Sì, e anzi, teniamo a sottolineare che il nostro tasso di sofferenza è fra il 3 e il 4%, molto più basso rispetto a quello che di solito hanno le banche nei confronti della clientela cosiddetta “ordinaria”.

Per contattare gli operatori dello sportello: apertura il mercoledì mattina su appuntamento. Per informazioni: Otello 0586/805229 e Giovanni 0586/806283

Voi ritenete quindi che il sistema del credito, con le sue restrizioni, abbia una parte di responsabilità per il fatto di precludere il credito a chi avrebbe bisogno? «Anzi, è vero il contrario: oggi, con la crisi, la situazione è cambiata, ma fino a qualche anno fa la colpa delle banche e delle finanziarie era anzi quella di elargire troppo generosamente il credito anche a chi non aveva palesemente la possibilità di rimborsarlo. Se queste istituzioni fossero state più responsabili, oggi molti dei loro clienti non verrebbero oggi al nostro sportello disperati per l’impossibilità di restituire il debito a suo tempo contratto». Voi volontari come venite selezionati? Avete fatto corsi di formazione per operare in un campo così complesso come quello finanziario? «Abbiamo fatto un corso di formazione in Regione, e comunque praticamente tutti siamo ex bancari di professione, e avevamo quindi già una certa esperienza nel ramo». Quante persone avete aiutato fino ad oggi? «In tutto dal 1999 si sono presentate circa 1000 persone, e i requisiti per l’accesso alla rata unica lo avevano circa il 10%. Come può facilmente immaginare, dallo scoppio della crisi del 2008 è molto aumentato il numero di coloro che vengono da noi». Il vostro non è un servizio molto conosciuto, come è che si può venire a conoscenza di voi? «Soprattutto con il passaparola, e poi anche grazie ai contatti che abbiamo all’interno degli istituti di credito convenzionati» Un’ultima domanda: voi svolgete un ruolo importante da un punto di vista sociale, sentite vicine le istituzioni pubbliche? «Se proprio dobbiamo dirla tutta, a Livorno direi che un grosso interesse non c’è mai stato, né da parte di istituzioni pubbliche che da parte di istituzioni private. In tanti anni che siamo presenti, solo pochi si sono fatti vivi qualche volta con una telefonata, per poi magari scomparire subito dopo».

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Il nuovo progetto della Misericordia

Vicini agli anziani Una centralina operativa riceverà le chiamate e archivierà i dati per monitorare nel futuro le situazioni più difficili a Misericordia di Livorno ha presentato nei giorni scorsi un nuovo progetto per essere ancora più presente sul territorio con le proprie«opere di Misericordia». Nella conferenza stampa tenuta dal vice - presidente della Conferenza Regionale delle Misericordie Alberto Corsinovi, dal Preposto della Misericordia di Livorno Enrico della Bella e dal coordinatore del progetto Gianluca Testi sono state illustrate le basi del nuovo servizio e i benefici che porterà a una delle fasce meno forti della società, gli anziani. Il «Progetto - per anziani» partirà il primo giugno attraverso l’attivazione di una centrale operativa con operatori dedicati che avranno lo scopo di registrare le richieste e le segnalazione che giungeranno al numero storico della Misericordia: 0586/883333 dal lunedì al sabato dalle 9 alle 18. Attraverso un sistema informatico tutte le informazioni saranno conservate per avere sempre un quadro preciso dei bisogni che consente di studiare l’attivazione di servizi specifici per risolvere le problematiche rilevate e per poter controllare in modo attivo gli anziani registrati. È proprio la parte attiva che è particolarmente innovativa, perché gli operatori effettueranno dei controlli periodici sugli anziani soprattutto quando si verificano situazioni particolari come ad esempio nelle giornate in cui ci sono delle allerte meteo per il caldo o per il freddo. In questo caso gli operatori oltre a monitorare le condizione degli utenti, provvederanno a dispensare dei consigli su come affrontare le difficoltà. Oltre alla centrale operativa partirà immediatamente un servizio di trasporto a prenotazione al Camposanto della Misericordie per per le persone anziane che, soprattutto dopo i tagli al servizio di trasporto pubblico locale, hanno difficoltà a raggiungere il luogo di sepoltura dei propri cari. Nell’ambito del progetto sarà potenziata la possibilità di trasporto presso i centri sanitari sia pubblici che privati in modo che gli anziani possano raggiungere quei luoghi che sono necessari per poter prevenire o gestire delle problematiche relative alla salute. Nei primi due mesi di sperimentazione, in base alle richieste ricevute, saranno attivati nuovi servizi per gestire tutte quelle problematiche, soprattutto quelle apparentemente inespresse, che gli operatori, appositamente formati, rileveranno. Durante la conferenza stampa di presentazione tenuta nei locali di via Verdi, l’avvocato Corsinovi ha sottolineato l’importanza di questo tipo di attività che fanno si che le Misericordie siano sempre più delle organizzazioni di prossimità, sempre più vicine alla popolazione e pronte a intervenire per alleviare i disagi vecchi e nuovi, espressi e inespressi che emergono nelle attività di rilevamento. Il progetto della Misericordia di Livorno ha avuto anche l’effetto positivi di aiutare un detenuto, attraverso un accordo con l’amministrazione penitenziaria, che è stato affidato all’Arciconfraternita per un supporto affinché possa reinserirsi nella società. Questa persona sarà assunta e formata per operare in modo continuativo al progetto. G.T.

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TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

29 maggio 2011

Agenda del VESCOVO

Diocesi informa

SABATO 28 MAGGIO 17.30 saluto alla manifestazione organizzata dalla comunità Sant’Egidio per l’anniversario dei bombardamenti che colpirono la città nel 1943, in piazza Grande 18.00 S. Messa e incontro con la comunità eucaristica di San Benedetto DOMENICA 29 MAGGIO 10.30 S. Messa e Cresime alla parrocchia di San Giovanni Bosco a Coteto 12.00 Cerimonia per la ricollocazione di un antico quadro restaurato nella chiesa di San Ferdinando 16.00 incontro con le religiose (USMI) a Villa Tirrena LUNEDÌ 30 MAGGIO 10.00 A Firenze presso la Regione Toscana, incontro sulla via francigena MARTEDÌ 31 MAGGIO Nella mattina, udienze dei sacerdoti in vescovado 21.00 processione mariana alla parrocchia di Santa Lucia MERCOLEDÌ 1 GIUGNO 10.00 incontro con i direttori degli uffici del centro di pastorale di formazione 17.30 il Vescovo partecipa alla presentazione dell’iniziativa dei cooperatori paolini in vescovado GIOVEDÌ 2 GIUGNO 9.00 il Vescovo partecipa al progetto “Porte Aperte” al Cantiere Azimut Benetti in Via Edda Fagni 10.00 S. Messa e cresime alla parrocchia di Santa Lucia 19.00 ricevimento in prefettura per la festa del 2 Giugno VENERDÌ 3 GIUGNO Nella mattina, udienze dei laici in vescovado 18.30 incontro con i cresimandi in vescovado SABATO 4 GIUGNO 11.30 S.Messa con l’associazione Cristo Re a Montenero 18.00 S. Messa con il gruppo dei servi di Cristo vivo a Buti DOMENICA 5 GIUGNO 9.30 S. Messa per i giornalisti (vedi pag. 8) 11.00 S. Messa e cresime alla parrocchia di Santa Teresa a Rosignano Solvay 15.30 Assemblea diocesana nella parrocchia di Santa Lucia (vedi pag. 1) 20.00 in vescovado, incontro con le giovani coppie

Corri PER LA VITA Passi uniti di solidarietà per Alessio Ci uniremo a Padre Gabriele (reduce dalla Maratona di Roma corsa per Alessio) condividendo il suo spirito sportivo e di solidarietà in una “Speciale Corsa”, dove tutti sono protagonisti in prima persona. Quando: Sabato 28 Maggio 2011 Dove: LIVORNO, ROTONDA ARDENZA (zona Gabbiano) Orario: alle ore 09,00 cerimonia della partenza Ci si può iscrivere fino alle ore 12 In cosa consiste: sport e solidarietà per aiutare Alessio un bambino di quattro anni tetraplegico a proseguire le sue costosissime cure, coinvolgendo tante persone in una “Gara di Solidarietà”. Il sogno di Alessio è quello di riuscire un giorno a camminare. Come fare per iscriversi: presentandosi il giorno stesso della Corsa al nostro gazebo nell’orario previsto e impegnarsi a percorrere di passo o di corsa un tratto di strada libero e devolvendo un’offerta. A tutti i partecipanti verrà donato uno speciale “botton” dell’evento. Tutti coloro che invieranno una e-mail all’indirizzo di posta elettronica: alessandropasqualato@libero.it indicando Nome e Cognome e distanza percorsa, riceveranno uno speciale diploma di partecipazione. Per saperne di più:http://blog.libero.it/dolcealessio/ alessandropasqulato@libero.it

Per domenica 5 GIUGNO

La lettera del Vescovo per il lavoro sulle nuove schede in vista del documento finale

Il Progetto educativo diocesano: la nuova stesura delle schede l cammino di riflessione parrocchiale e nelle singole Aggregazioni laicali, in vista della nascita del Progetto Educativo Diocesano è terminato proficuamente, unanime la convergenza sulla mete e sugli obiettivi del Progetto, comune la valutazione positiva delle Proposte di Linee Pastorali Normative. Molti sono stati i contributi integrativi (per questo motivo le schede sono cresciute di pagine), alcune volte (raramente) si è invitato alla soppressione di singoli paragrafi, altre volte, le più numerose, vi è stata la proposta di una nuova versione del medesimo testo. Comunque sono stati tutti contributi molto interessanti, alcuni di essi molto elaborati e articolati i quali manifestavano uno studio comunitario sistematico e prolungato. Nella stesura dei nuovi testi si è cercato di non perdere nulla delle tante ricchezze emerse, importante a questo scopo, è stato il lavoro del Consiglio Pastorale Diocesano e delle commissioni appositive che al suo interno si sono costituite. Rilevante è stata l’apporto dato sia dalla Consulta di Pastorale Familiare sia di quella di Pastorale Giovanile. L’iter futuro del testo, dopo l’Assemblea di giugno, vedrà

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l’ulteriore arricchimento del testo con i suggerimenti che emergeranno in quella sede. A luglio esso vedrà la sua stesura definitiva. Sarà riscritto con un linguaggio il più possibile semplice e comprensibile a tutti. Si prevede la consegna alla Diocesi in occasione del Pellegrinaggio Diocesano a Montenero del prossimo 8 settembre 2011. Il lavoro che ora riconsegniamo alle Comunità Parrocchiali, alle Comunità Religiose e alle Aggregazioni laicali per una ulteriore rilettura comune in sede vicariale e poi diocesana nell’assemblea del prossimo 5 giugno è strutturato intorno ai seguenti perni educativi: META DEL PROGETTO EDUCATIVO Formare ad una vita cristiana scelta come sequela di Gesù di Nazareth incontrato e amato IL SOGGETTO EDUCATIVO DEL PROGETTO La Comunità parrocchiale e in essa e per essa, il Consiglio Pastorale Parrocchiale e la Comunità Educante Parrocchiale formata dal parroco e dagli educatori di tutto l’arco formativo ICONA DI RIFERIMENTO DEL PROGETTO Trasformati da un evento: l’e-

sperienza dell’apostolo Paolo: cfr. Atti degli Apostoli 9,1-19; 22,3-21; 26,4-23. Dall’esperienza del Cristo Risorto una vita trasformata e vissuta all’insegna dell’apostolato evangelico OBIETTIVI EDUCATIVI DEL PROGETTO: - Incontrare e conoscere il Signore - Scegliere di essere discepoli di Cristo nella sua Chiesa - Vivere come membri della Comunità Cristiana, il vangelo nella quotidianità SCELTE FONDANTI IL PROGETTO EDUCATIVO: 1. La necessità del primo annuncio e l’evangelizzazione quale scelta irrinunciabile della Comunità Cristiana 2. Un legame sempre più profondo fra Parola ascoltata, liturgia celebrata, carità vissuta 3. Centralità dell’Eucaristia domenicale 4. Una pastorale a partire dalla famiglia 5. Formazione e servizio, un binomio inscindibile Il lavoro da compiere in maggio in vista dell’Assemblea Diocesana del prossimo 5 giugno: In Parrocchia, in Comunità o nella Aggregazione Laicale, dopo una attenta lettura della nuova versione del Progetto Educativo si elabori un contributo da presentare nella riunione del Consiglio Pastorale Vicariale o della Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali, domandandosi: - La meta generale del Progetto

nonché gli obiettivi sono coerentemente perseguiti nelle singole schede di cui si compone il Progetto? - Vi è coerenza interna fra la prima parte: Proposte di Linee Pastorali Normative e la seconda parte Proposte di Linee Pastorali Orientative (la seconda parte dovrebbe suggerire come applicare le linee pastorali normative)? - Le singole scelte pastorali contenute esclusivamente nella 1ª Parte del testo: “Proposte di Linee Pastorali Normative” si condividono nella nuova formulazione? (Le Proposte di Linee Pastorali Orientative essendo solo esplicative non necessitano di esplicita approvazione) - Si ritiene di proporrete un qualche emendamento al testo nella sua 1ª Parte: Proposte di Linee pastorali normative? In sede vicariale o di Consulta delle Aggregazioni Laicali, si arriverà alla formulazione di un testo condiviso riguardante complessivamente i quattro punti sopra esposti ed esso sarà inoltrato alla Segreteria Vescovile entro la fine del mese di Maggio ciò al fine di poterlo stampare e distribuirlo a tutti partecipanti all’Assemblea. In sede di Assemblea sarà presentato ufficialmente dal Vicario o dal Segretario del Consiglio Pastorale Vicariale o dal Segretario della Consulta ed eventualmente discusso. * Le schede possono essere richieste alla segreteria del Vescovo (segreve@livorno.chiesacatt olica.it)

BREVI DALLA DIOCESI

Comunità di Sant’Egidio SABATO 28 MAGGIO Giornata per la Pace (vedi programma pag.2)

FIES MERCOLEDÌ 1 GIUGNO ALLE 21.00 Presso la chiesa di Santa Lucia, adorazione eucaristica guidata dalla comunità Santo Spirito

La Madonna di Fatima a Castelnuovo della Misericordia Nel 94° anniversario dell’apparizione la statua della madonna di Fatima, benedetta da Giovanni Paolo II sarà a Castelnuovo della Misericordia, accompagnata dalle reliquie dei beati Giacinta e Francesco. La statua arriverà sabato 11 giugno alle 17.00 e sarà accolta in località Capannacce. Da lì in processione sarà portata nella chiesa parrocchiale dove resterà esposta domenica 12 e lunedì 13 giugno. Lunedì 13 giugno alle 21.30 solenne processione con la statua per le vie del paese con cerimonia di saluto alla Madonna. (Organizzazione a cura del Movimento Araldi dell’Immacolata di Firenze)


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LA SETTIMANA DI LIVORNO

29 maggio 2011

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Verso il progetto educativo diocesano SCHEDA 3

La soglia delle decisioni per dare un volto al futuro: l’adolescenza Fare memoria Su questo tema la Diocesi di Livorno ha già avuto modo di riflettere molto e ha già indicato scelte importanti a cui ritengo di dover dare continuità e sviluppo, le riassumiamo brevemente affinché il procedere di oggi sia in continuità e sviluppo con il cammino già compiuto dalla nostra Chiesa. Dal documento finale «Con i giovani per andare oltre» del IV Sinodo diocesano di Livorno:gli itinerari educativi : n 68. La comunità cristiana testimonia da sempre l’importanza e l’utilità di offrire itinerari scanditi da tappe che conducano gradualmente verso una meta (catecumenato per il battesimo, anno liturgico...) Nell’itinerario educativo occorre armonizzare la radicalità del messaggio evangelico con la realtà esistenziale nella quale il giovane si trova. n 69. Per una formazione attenta alla vita delle persone è necessario che la comunità ecclesiale dia spazio al proprio interno ad un reale pluralismo di percorsi formativi complementari, integrati tra loro in ordine all’età, alle situazioni e al cammino di fede. […] n 70. Gli itinerari vanno pensati tenendo presente anche la dimensione: antropologica,cristologica, trinitaria. Nell’ambito antropologico è di particolare attualità il tema del linguaggio, con il quale comunicare la fede ai giovani. Abbiamo scoperto in questi anni gravi lacune circa la nostra capacità di annuncio efficace a giovani che non utilizzano più soltanto le forme tradizionali di comunicazione. Appare urgente approfondire i linguaggi nuovi tramite cui sintonizzarci con quanto sentono, pensano, sperano i giovani di oggi. I linguaggi tipicamente giovanili, come quello musicale, non solo esprimono idee e sentimenti, ma creano aggregazione ed esprimono appartenenza a stili di vita. Risulta fondamentale, inoltre, in questa dimensione, il tema delle domande esistenziali la cui dà senso alla vita. La dimensione cristologica, che introduce nella pienezza dell’umanità di Cristo, fa entrare anche nella pienezza della sua divinità. La dimensione trinitaria introduce alla dimensione della donazione gratuita dell’ amore, mistero ultimo che realizza il progetto globale del Padre. Premessa contestuale La pastorale dei giovani inserita nel progetto educativo diocesano si propone di educare alla fede i giovani che stanno attraversando una specie di soglia, quella del prendere le decisioni per dare una svolta al proprio futuro. Ciò avviene in misura maggiore al momento in cui la scuola dell’obbligo termina dopo avere accompagnato la persona fin dalla propria infanzia. In misura molto minore avviene già al momento di scegliere quale scuola superiore frequentare. La meta finale che ci si propone è quella di generare giovani cristiani capaci di prendere le scelte del proprio futuro coerenti con la propria scelta di fede. Nell’educazione alla fede compiuta oggi nelle comunità parrocchiali sussistono ancora delle «pseudo-

Le nuove schede 3 e 4 sul progetto educativo, che saranno discusse nell’Assemblea diocesana del 5 giugno prossimo riguardano gli adolescenti (13-19 anni) e le giovani famiglie. linee» normative radicate nella mentalità comune che risultano diseducative perché riflettono un’immagine distorta di Dio e della Chiesa. Esse ci sembrano essere: * L’educazione alla fede avviene secondo la logica del corso, con le promozioni ed i regali, in analogia con l’educazione scolastica e sportiva. Si formano i gruppi che vanno avanti in blocco, come le classi o le squadre, senza tener conto dei tempi diversi di maturazione della fede nelle persone. Si preparano ai sacramenti gruppi di bambini, ragazzi e giovani provenienti da famiglie indifferenti alla fede, dalle quali ricevono principi indipendenti (se non addirittura contrari) a quelli cristiani. * L’attività parrocchiale assomiglia ad un macchinario i cui ingranaggi girano in modo abitudinario ed è effettivamente difficile modificare le dinamiche degli «ingranaggi». Di conseguenza una comunità fa fatica a testimoniare Cristo con la logica della continua novità, centrale e determinante in quanto fondata sulla Pasqua, e preferisce testimoniarlo con l’abitudine. * Troppo spesso le famiglie dei ragazzi danno per ovvio che i loro figli riceveranno i sacramenti perché preti e catechisti sono «buoni»; questa mentalità porta a fare sconti e ad eludere le semplici norme di buon senso che si cerca di dare (legame tra incontro di catechismo e messa domenicale, continuità, ecc.). Proposte PASTORALI Ecco le quattro dimensioni che dovranno pertanto sempre più caratterizzare, nei prossimi anni, la pastorale degli adolescenti, sono in esse facilmente riscontrabili le tre dimensioni antropologica, cristologica e trinitaria, richiamate dal documento finale «Con i giovani per andare oltre» del IV Sinodo diocesano di Livorno. 1. Fare incontrare Gesù il maestro 2. Rendere visibile il Mistero della nostra salvezza . 3. Rendere visibile il sì all’amore umano e alla vita. 4. Rendere visibile la gioia cristiana. Obiettivi Da due anni si sono costituiti i gruppi di animazione vicariale (GAV) guidati da alcuni giovani presbiteri e formati dagli educatori dei pre-adolescenti e adolescenti delle parrocchie e associazioni e movimenti ecclesiali presenti nel territorio. Rinsaldare questi strumenti pastorali significa: - coinvolgere maggiormente nei GAV le associazioni e i movimenti ecclesiali presenti nel territorio del vicariato; - favorire un maggior riconoscimento in seno al vicariato del ruolo dei presbiteri incaricati dal Vescovo per la PG; - offrire a questi presbiteri una formazione adeguata nel campo della PG, perché venga spesa nella formazione di educatori laici ben preparati e nell’accompagnamento spirituale degli stessi e dei giovani; - predisporre incontri a livello vicariale per educatori laici sul piano motivazionale e vocazionale,

al fine di acquisire una maggior mentalità di servizio ecclesiale; - avviare percorsi mistagogici (1318 anni) di ripresa e di approfondimento del vissuto cristiano, in vista della professione di fede (19 anni); - promuovere momenti di lectio sulla Parola, accompagnati dalla possibilità di vivere il sacramento della Riconciliazione e di cominciare cammini di direzione spirituale; - educare alla preghiera e alla comprensione dei gesti liturgici; - porre un’attenzione particolare ai luoghi della vita (scuola, gioco, sport, strada, lavoro...) per raggiungere i lontani attraverso la creazione di modalità e percorsi anche nuovi, come nuove forme di oratorio e il rilancio del “progetto strada”; - introdurre alla fede attraverso le opere d’arte e la letteratura; - esperienze di cammino (meglio se in montagna) o di pellegrinaggio che aiutano a valorizzare la fatica, ad orientare verso un meta, ad esercitare la pazienza, a familiarizzare con i limiti e le fragilità. SCHEDA 4

La soglia dell’inizio della vita di coppia Un itinerario educativo per coppie che scelgono di imparare ad amare e di vivere la famiglia da cristiani La preparazione al matrimonio nell’Enciclica di Giovanni Paolo II «Familiaris Consortio» ( n° 66 ) Più che mai necessaria ai nostri giorni è la preparazione dei giovani al matrimonio e alla vita familiare. La preparazione al matrimonio va vista e attuata come un processo graduale e continuo. Essa, infatti, comporta tre principali momenti: una preparazione remota, una prossima e una immediata. La preparazione remota ha inizio fin dall’infanzia, in quella saggia pedagogia familiare, orientata a condurre i fanciulli a scoprire se stessi come esseri dotati di una ricca e complessa psicologia e di una personalità particolare con le proprie forze e debolezze. (..) Su questa base in seguito si imposterà, a largo respiro, la preparazione prossima, la quale - dall’età opportuna e con un’adeguata catechesi, come in un cammino catecumenale - comporta una più specifica preparazione ai sacramenti, quasi una loro riscoperta. Questa rinnovata catechesi di quanti si preparano al matrimonio cristiano è del tutto necessaria, affinché il sacramento sia celebrato e vissuto con le dovute disposizioni morali e spirituali. La formazione religiosa dei giovani dovrà essere integrata, al momento conveniente e secondo le varie esigenze concrete, da una preparazione alla vita a due che, presentando il matrimonio come un rapporto interpersonale dell’uomo e della donna da svilupparsi continuamente, stimoli ad approfondire i problemi della sessualità coniugale e della paternità responsabile, con le conoscenze medico-biologiche essenziali che vi sono connesse, ed avvii alla familiarità con retti metodi di educazione dei figli (...)

La preparazione immediata a celebrare il sacramento del matrimonio deve aver luogo negli ultimi mesi e settimane che precedono le nozze quasi a dare un nuovo significato, nuovo contenuto e forma nuova al cosiddetto esame prematrimoniale richiesto dal diritto canonico. Sempre necessaria in ogni caso, tale preparazione si impone con maggiore urgenza per quei fidanzati che ancora presentassero carenze e difficoltà nella dottrina e nella pratica cristiana. Al centro della pastorale diocesana e parrocchiale la famiglia e in specifico al sua genesi quale Chiesa domestica. Occorre mettere al centro della pastorale diocesana e parrocchiale la famiglia, ma come fare? Sappiamo che la pastorale è l’azione di tutta la Chiesa, dei genitori cristiani in primo luogo. Una pastorale parrocchiale va pensata e progettata mettendo al centro la soggettività ecclesiale della famiglia. Ciò vorrà dire: - curare una preparazione remota al matrimonio già nell’ambito della pastorale giovanile educando i giovani all’affettività - curare molto l’orientamento vocazionale dei giovani al matrimonio nonché la loro preparazione alla celebrazione del medesimo come culmine della loro iniziazione cristiana ricevuta nella fanciullezza e nell’adolescenza quando poi essa nella nostra diocesi è avvenuta. - dare continuità ai gruppi dei fidanzati con gruppi di giovani sposi valorizzando in ogni modo i gruppi, le associazioni e i movimenti di pastorale familiare - promuovere servizi a favore della famiglia, (smuovendo l’opinione pubblica affinché le istituzioni pubbliche realizzino servizi sociali a favore e a sostegno della famiglia o se necessario promuovendoli direttamente ) dando la testimonianza di una concreta solidarietà con le famiglie in difficoltà offrendo ad esse in casi di estrema necessità, alloggio e lavoro In questo ampio orizzonte formuliamo la seguente proposta educativa: Meta: Educare la coppia ad essere una cosa sola, aperta alla vita e capace di trascendersi nell’amore reciproco e nella generazione ed educazione dei figli, per vivere quale piccola Chiesa, nella comunione e missione della grande Chiesa Obiettivi:- conoscono Gesù Cristo, nella Chiesa alla quale appartengono, come maestro d’amore, luce e verità per la loro vita matrimoniale; sentono la loro vita matrimoniale bisognosa di essere alimentata dall’Amore che è Dio; vivono la loro vita familiare alla scuola di Gesù Cristo nel contesto di una comunità parrocchiale partecipando all’Eucarestia domenicale Contenuti :La vita matrimoniale e familiare come vocazione all’essere uno nell’amore; Il Vangelo proclamato nella liturgia domenicale quale costante bussola per il discernimento della vita familiare; Il catechismo degli adulti “ La verità vi farà liberi”, quale narrazione d’amore; La «Lettera ai cercatori di Dio»: libro della fede per i giovani che si preparano alla celebrazione del sacramento del matrimonio. Proposte PASTORALI A ) Un percorso di fede per giovani fidanzati B ) Itinerario educativo per gli sposi. Il bello viene dopo: dal sogno alla realtà della vita matrimoniale.

Sfida EDUCATIVA

ALCUNI FLASH SULLE NUOVE SCHEDE 3 E 4.........


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LA SETTIMANA DI LIVORNO

29 maggio 2011

Capire meglio i martiri musulmani

speciale SIMPOSIO INTERRELIGIOSO

Il paradiso nell’Islam ue i temi trattati durante il pomeriggio della prima D giornata del simposio CeDoMEI: il Paradiso islamico ed il martirio come via maestra per accedere al Paradiso islamico, relatori il prof. Cuciniello che ha descritto il primo argomento attraverso le pagine del Corano e il prof. Monge che ha cercato di spiegare la relazione che c’è nel mondo islamico fra martirio e redenzione. Il prof. Cuciniello, scorrendo le pagine del Corano ha illustrato i punti focali in cui il libro della fede islamica parla di fede, di morte, di Paradiso. «Nella concezione islamica non esiste il concetto di Purgatorio, come per i cristiani, ma esistono soltanto Paradiso ed Inferno. Nell’Islam è fondamentale credere nell’aldilà. Se il credente islamico non accettasse l’esistenza di un’altra vita, non sarebbe più riconosciuta la sua fede. Gli islamici credono molto nel giudizio finale. Nel mondo islamico si parla molto della morte, concetto che, spesso, il mondo occidentale e i cristiani tendono a rifuggire. Nei paesi islamici parlare di morte è all’ordine del giorno, è normale, non incute paura come nel mondo occidentale. La morte coglie tutti ed è la separazione fra corpo e anima, ma non si muore, si passa da una vita all’altra. Questo concetto è molto simile a quello cristiano. Il Corano descrive i vari eventi che avranno luogo dopo la morte: la prova della tomba; il castigo della tomba e la sua delizia; il soffio del corno; la resurrezione; il raduno; il resoconto e la ricompensa. A proposito del concetto di Paradiso nel Corano, è la stessa dottrina islamica che ammette che ci sono dei versetti chiari ed altri allegorici che si prestano ad interpretazioni personali, anche se poi è riconosciuto da tutti il fatto che la vera interpretazione dei versetti è nota soltanto a Dio. Il Paradiso è eterno: questo è un altro concetto che ricorre costantemente nella tradizione islamica. Ma chi sono quegli esseri umani che andranno in Paradiso? – si chiede il prof. Cuciniello –. Sono tre le categorie di uomini che potranno accedere al Paradiso: 1) chi fa il bene, perché a chi avrà fatto il bene sarà dato il bene; 2) chi crede, anche per questi uomini vi sarà il Paradiso; 3) coloro che fanno il bene e credono: sono coloro che sono più vicini al Paradiso perché racchiudono le due qualità. Questo perché, anche nell’Islam la fede senza opere è vana. Altre categorie di uomini che, secondo il Corano andranno in Paradiso sono i timorati, coloro che si pentono, i perseguitati. Quest’ultima parola, che spesso è stata interpreatata in modo sbagliato, va contestualizzata. Bisogna ricordare che il Corano è stato scritto in un dato momento storico e in un preciso luogo geografico, solo così possiamo interpretarla correttamente. Il Paradiso comunque è concesso – ed anche questo concetto è ribadito più volte – a coloro che credono e lottano. In Paradiso vanno anche le donne, anche se alcuni dicono che il Paradiso è concesso solo agli uomini. Il Paradiso è per i pii, per i precursori, cioè i credenti della prima ora. Il Corano illustra spesso tutte le meraviglie a cui accederanno i fedeli islamici nel momento in cui andranno in Paradiso: oro, monili, alcool. In pratica nel Paradiso islamico, così agognato dai credenti, viene concesso tutto ciò che è negato in vita. Certamente queste visioni, queste descrizioni del Paradiso inducono gli islamici a vivere per conquistarlo.”. «Il martirio come scandalosa via maestra del Paradiso islamico: lo scopo di questo mio intervento – ha affermato il prof. Claudio Monge – non è giudicare, né giustificare, ma tentare di mettere in chiaro qualche aspetto che ci sfugge su questo argomento». La via della violenza è spesso un percorso pseudomistico. Il concetto di «guerra santa» è presente in tutte le religioni, non solo nell’islamismo, ma anche nel cristianesimo con le crociate. Ciò che mi preme approfondire è il rapporto del martire con la vita ulteriore. Il martire – lo abbiamo sentito anche nella precedente relazione – è uno di quei fedeli che si merita il Paradiso. Intanto è necessario sapere che non è solo il martire ad essere considerato una persona speciale, ma tutta la sua famiglia perché ha dato i natali al martire, quindi colui che diventa martire mette in luce non solo se stesso, ma tutta la famiglia. La convinzione di conquistare il Paradiso mediante il martirio è presente nell’islamismo, ma non è condivisa da tutti. Il martire, nel Corano, viene considerato un testimone. Ma la parola martire non è così diffusa nel Corano come si potrebbe pensare, e allora come si spiega che il martirio sia così diffuso? – si chiede il professore -. Alcuni dicono che il Corano, pur non citando esplicitamente la parola, induce, in molti versetti, implicitamente al martirio. Nel libro, il martirio è legato alla pazienza che è una virtù tipica del martire. Inoltre, il martire ha una strada «agevolata» verso il Paradiso: ad esempio il martire è esentato dall’interrogatorio postmortem; è sepolto senza abluzioni, rito che è invece eseguito per tutti i fedeli islamici; è sepolto senza la copertura del lenzuolo e non gli vengono cambiati i vestiti perché sono testimonianza del martirio avvenuto. Il martirio è considerato già una purificazione. Venendo ai giorni nostri posso garantire che il dibattito su questi temi, all’interno del mondo arabo, è aspro. Il martirio è ancora un problema, anche da un punto di vista giuridico. È difficile pensare che se fossero annullati tutti i conflitti fra Paesi verrebbero meno anche i suicidi dei martiri, è anche vero che prima della guerra in Iraq gli attentati kamikaze erano praticamente zero. Per gli islamici resta la responsabilità di tutti gli occidentali per tutto quello che fanno i loro governi perché, secondo loro, essendo Paesi democratici, tutti i cittadini potrebbero incidere sulle decisioni dei politici”. Il prof. Monge ha concluso facendo una riflessione sui martiri cristiani. «Ci sono molti martiri cristiani. I cristiani sono martiri perché testimoni del Vangelo, sono martiri per amore e non martiri per odio. Si è perso il vero significato della parola. Si può essere uccisi perché testimoni, ma ricordiamo che Cristo è Dio perché utilizza il perdono». Elena Cerini

Paradiso: giardino di speranza ue giorni di studio e approfondimento interreligioso, nel salone del vescovado e nelle parrocchie della SS. Trinità e della SS. Annunziata dei Greci; numerosi i partecipanti, circa 250 persone, tra cui anche molti giovani studenti livornesi, e non solo, perché a loro si sono aggiunti studenti provenienti da Roma e da Parigi e venuti appositamente per l’occasione. Presenti inoltre i delegati per l’ecumenismo e il dialogo della Toscana e i vari rappresentanti delle religioni (cristiani, musulmani, ebrei). La città delle nazioni ha potuto, grazie all’impegno del Ce.Do.M.E.I. e dei suoi collaboratori, offrire ancora una volta un momento importante di profonda riflessione ecumenica e poter così sensibilizzare le numerose religioni presenti nella nostra città verso la comune ricerca di ciò che ci unisce, dei punti comuni e fondamentali per tutte le religioni. Il Ce.Do.M.E.I., dopo molti mesi di lavoro e di curata preparazione in collaborazione con Anastasis (Associazione per l’arte cristiana e il dialogo interculturale), la Gregoriana, il Pontificio Istituto Orientale, l’Università Cattolica di Milano, la Facoltà Teologica del Centro d’Italia, il Centro Studi Domenicani di Istanbul, la Facoltà

D

Valdese di Roma, ha potuto offrire veramente un piatto gustoso ed abbondante dal punto di vista teologico, filosofico. Il simposio, cercando di riassumere, ha approfondito e analizzato un tema molto importante per le religioni, quello della vita futura: il paradiso. Dopo i saluti iniziali di S. E. Mons. Mansueto Bianchi (Presidente della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo), del Vescovo di Livorno S. E. Mons. Simone Giusti, e del direttore del Ce.Do.M.E.I. dott. don Piotr Kownacki, sono iniziate le relazioni. La prima relazione è stata tenuta dall’ambasciatore israeliano S. E. Mordechay, il quale si è soffermato in particolar modo ad analizzare con cura la cartografia medievale riguardo al paradiso e ha inoltre illustrato, in modo

davvero interessante quanto sin dai tempi antichi l’uomo sempre si è posto alla ricerca dell’aldilà. A seguire una profondissima ricerca biblica sull’Apocalisse presentata dal prof. Ugo Vanni. Nel pomeriggio, presso la parrocchia dei padri Cappuccini, hanno avuto luogo due relazioni; si sono succeduti due relatori, il prof. Cuciniello e padre Monge, i quali hanno presentato la visione islamica del paradiso (presente nei testi coranici), e alcune problematiche riguardo agli estremismi islamici inquadrati nella visione del martirio. L’intevento con cui si è aperta la seconda giornata è stato quello del prof. Ricca: la visione del paradiso perduto e ritrovato nel pensiero della letteratura, con riferimenti biblici e artistici, con gli aspetti

peculiari della visione protestante. Il prof. Calzolari ha poi presentato un ricco pensiero della vita futura e della visione del paradiso orientale nel buddismo (meglio dire buddismi per coglierlo in tutte le sue sfumature); ed ha altresì presentato e proseguito il tema sul messianismo, già affrontato lo scorso anno. Nella serata, oltre la relazione del presidente dell’Unione dei Armeni d’Italia, il prof. Sivazliyan Baykar, abbiamo avuto il piacere di immergerci nell’immenso pensiero delle chiese dell’Oriente Cristiano, le quali hanno sviluppato fortemente la teologia escatologica. Siamo stati accompagnati in questo viaggio scientifico di alto livello dal prof. Germano Marani, che ci ha condotto attraverso diversi pensieri delle chiese d’oriente. Gli orientali non si soffermano troppo sull’evento della morte, di cui forse stiamo parlando e ragionando anche troppo e purtroppo invece trascurando il pensiero della vita futura che solo può rendere in pieno il messaggio fondamentale per un pensiero cristiano: Cristo ha vinto la morte e la paura. Il messaggio lasciatoci dal simposio credo sia significativo per tutta la chiesa livornese, la

quale mai deve stancarsi di leggere i segni dei tempi, che sempre più spesso non riusciamo a capire. E’ necessario leggere la nostra città delle nazioni da un’altra prospettiva, diversa da quella della continua preoccupazione ovvero nell’ottica della vita futura. Partendo da quest’ultima, dall’evento salvifico della Risurrezione che sta all’origine di ogni pensiero teologico, non ci sarà permesso mai di disperare. Siamo per primi testimoni della risurrezione, da lì nasce la nostra predicazione, il nostro vivere e credere in Cristo. Dalla fede nella vita futura nasce un grande ottimismo nella vita e un’altra lettura del mondo e dell’uomo, lontana da quella della superficialità. Il Ce.Do.M.E.I. non vede certamente nel simposio un punto d’arrivo, ma un momento di condivisione che deve poi prolungarsi nel lavoro annuale del gruppo ecumenico, nelle serate, nelle giornate di approfondimento di studio e di preghiera. Questo grande lavoro va infatti alimentato, aiutato a crescere, perché di anno in anno esso divenga per l’intero mondo interreligioso ed ecumenico un appuntamento sempre più valido e importante. don Piotr Kownacki, direttore CeDoMEI

LA RIFLESSIONE SUGLI STUDI E SULL’OPERA DEL CEDOMEI

Un lavoro condotto con lo stile del rispetto o stile degli ultimi simposi del Cedomei non è stato quello del clamore e del protagonismo, specie in questi anni in cui il Centro si è costruito un immagine di alto profilo interreligioso, a confronto con le problematiche ecumeniche delle Chiese cristiane, della gente e della città, guadagnandosi la stima ed il rispetto delle forze e le componenti culturali ed ecclesiali del nostro panorama italiano ed internazionale.

L

Il lavoro svolto dal Cedomei attraverso l’interessamento di Mons. Simone Giusti, vescovo di Livorno e di don Piotr Kowancki, Direttore del Centro, in collaborazione con l’As-

sociazione per l’arte cristiana ed il dialogo interculturale "Anastasis", ha saputo dare una interpretazione marcata del rapporto ecumenismo e intercultura finalmente liberato dai pregiudizi dell’intimismo confessionale. Proseguire su questa linea tracciata da Mons. Alberto Ablondi è per il Cedomei indispensabile, poichè appare il modo migliore di confrontarsi con la complessità dell’esperienza religiosa contemporanea. Il Simposio «Il Paradiso giardino di speranza»- in sintonia con queste idee, ha valorizzato uno stile di confronto sulle tematiche scelte e di trasparenza negli interventi, nel rispetto

delle diversità teologiche e delle differenti sensibilità culturali. Ogni intervento proposto dal programma, che è stato caratterizzato dai contributi dei relatori provenienti dal momdo ebraico, cristiano e buddista, ha colto le specifiche sfumature delle varie escatologie, compresa quella islamica, diverse per le loro eredità storiche e geografiche ma accumunate dal cammino di ricerca verso la meta ultraterrena. Un’esperienza quella del Simposio che ci apre senz’altro ad una dimensione universale dei problemi e delle scelte religiose, attraverso la condivisione

dei proprio strumenti analitici, condivisione che fa del dialogo e del confronto le due coocrdinate principali del lavoro comune. Appare evidente allora come anche noi cattolici siamo parte di questo cammino di ricerca, nella consapevolezza di compiere questo sforzo insieme alla Chiesa, alle Chiese sorelle e a tutti gli uomini di buona volontà. Essere nella Chiesa servendo in primo luogo le realtà locali in una tensione continua volta a comprendere meglio il rapporto tra fede e cultura per ricomporlo, cercando i segni lasciati dallo Spirito nella nostra storia, per la realizzazione del Regno di Cristo. Andrea Zargani


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LA SETTIMANA DI LIVORNO

29 maggio 2011

La comunità sarda festeggia la Madonna di Bonaria

VII

Don Giovanni QUILICI

Un prete ancora molto attuale Gli incontri a 220 anni dalla nascita a sala consiliare della Provincia è piena Lsone, come per le grandi occasioni. Tante persoprattutto giovani per parlare di re-

a numerosa comunità Sarda da ben diciassette anni nel mese di maggio si ritrova al Santuario di Montenero per festeggiare Nostra Signora di Bonaria, «Mamma della Sardegna». La devozione a Maria consente di poter invocare la protezione su questa comunità ben radicata nel territorio livornese che mantiene però vivo il ricordo della bellissima terra d’origine. Due anni fa la sacra statua della madonna di Bonaria arrivò in città e incontrò simbolicamente la Madonna di Montenero, unendo la devozione alle due icone miracolose e delle due regioni: Toscana e Sardegna.

L

Due anni fa l’incontro simbolico della Madonna di Bonaria con la Madonna di Montenero La comunità per rendere devotamente omaggio a Maria era accompagnata dalla Corale Polifonica «Giovanni Sedda» dell’ Associazione Culturale Sarda «Quattro Mori», diretta dai maestri Mauro Ermito e Patrizia Amoretti; solista il baritono Lino Derosas. Monsignor Giusti ha presieduto la celebrazione eucaristica. All’inizio della celebrazione, ha ricordato il suo

pellegrinaggio nel 2009 a Cagliari da Nostra Signora di Bonaria e pur sottolineando la diversa natura del ritrovamento delle sacre icone venerate nei rispettivi Santuari, l’una in riva al mare, l’altra dove sorge attualmente la Chiesina dell’Apparizione, ha però ribadito come l’accorrere a Maria sia fonte di un rinnovamento interiore e di crescita nella fede. Commentando il Vangelo

nell’espressione «Chi crede in me avrà la vita eterna», il vescovo Simone ha messo in relazione il rapporto Maria-Cristo. Essa è stata la prima redenta e pertanto la prima che ha ricevuto la vita eterna perchè ha creduto. Come allora non guardare a lei e a lei rivolgersi per ottenere la salvezza? Certamente i santuari, sono il segno tangibile di questa costante ricerca e risposta alle innumerevoli richieste dei pellegrini che invocano soccorso per la salvezza dell’anima e del corpo. Se ci

inoltriamo nelle stanze dei santuari vediamo come le pareti mostrino i segni di questa devozione e se volessimo raccontare i miracoli, non basterebbero le biblioteche. I racconti delle grazie e dei miracoli sono la chiara testimonianza della continua intercessione di Maria presso il Figlio per gli uomini. Maria sia il nostro sostegno nella fede e l’«autostrada» che ci conduce a Dio. M.C. Si ringrazia Roberto Manera per le foto

Parrocchia e Istituzioni dibattono sui problemi del quartiere di Colline

EMERGENZA ABITATIVA E CRISI LAVORATIVA: DUE PROBLEMI DA RISOLVERE CON URGENZA acche di povertà, degrado ambientale e anziani in stato di abbandono, sono le criticità dibattute nell’incontro «Colline: il mio quartiere» organizzato dalla parrocchia dei Salesiani con l’adesione della Circoscrizione 4. Il moderatore dell’incontro, Alessandro Latorraca, ha sottolineato che la vita di fede e l’impegno nella società sono state una cosa sola nella predicazione di Don Bosco: «buoni cristiani e onesti cittadini», un binomio che ancora oggi ha una grande validità. Il parroco, don Gino Berto, ha affermato che la benedizione delle case è stato un «osservatorio privilegiato» per capire ciò che angustia tante famiglie per le quali la parola crisi è stata dominante, così come la mancanza di lavoro e il precariato di tanti giovani a cui si sommano le pene degli anziani, molti dei quali allettati. Sono emerse sacche endemiche di povertà che si tramandano di generazione in generazione ma in molti casi la famiglia rappresenta ancora un valido ammortizzatore sociale. «Stasera -ha continuato don Gino- la comunità cristiana e quella civile si propongono di operare insieme contro la rassegnazione e contro l’ipotesi che in mancanza di denaro non ci sia niente da poter fare. Riflettendo e confrontandoci sui problemi, senza illusioni, si possono proporre delle soluzioni».

S

L’assessore alle Politiche Sociali del Comune, Gabriele Cantù, ha messo in rilievo due dati, da lui stesso dfiniti «agghiaccianti»: la crisi lavorativa e il problema del dove abitare. Sono molti infatti i cittadini che non hanno un posto in cui vivere: 160 sono ospitati in strutture del Comune ma le richieste sono tantissime così come gli aiuti elargiti per pagare gli affitti soddisfano solo la metà dei richiedenti, gli sfratti per morosità sono l’84% del totale e quasi tutti riguardano famiglie che hanno pagato «fin che hanno potuto». Il Comune non è in grado di coprire tutta l’emergenza abitativa e su 32 casi limite ne sono stati soddisfatti solo 4. Per gli anziani sono in attivo quattro residenze assistite con le quali si cerca di dare sollievo alle famiglie con ricoveri temporanei trimestrali; ci sono poi tanti giovani che chiedono una casa e che non hanno più alcun rapporto con i genitori, e quindi qualche volta si richiederebbe anche un maggior senso di responsabilità da parte dei genitori. Il presidente della Circoscrizione 4, Federico Pini, ha messo in evidenza la difficoltà ad aggregarsi per

trovare delle ricette comuni, la sua proposta è quella di creare una rete solidale che coinvolga le associazioni di volontariato, la parrocchia, i circoli ricreativi. A breve si dovrebbe costituire il Consiglio di Zona e nella stessa sede dovrebbe essere ospitata un’associazione di giovani che vogliono gestire un laboratorio di attività ludiche e parascolastiche. Le stesse associazioni di volontariato potrebbero essere coinvolte al fine di dare una risposta capillare alle esigenze degli anziani, si tratta quindi di cose ancora tutte da inventare. Il dibattito ha visto numerosi interventi: a tutti si è cercato di dare una risposta chiarificatrice. Don Gino ha tratto le conclusioni: «Possiamo uscire di qui dicendo: io amo questo quartiere, lo amo perché lo conosco di più, grazie anche a

quello che ci hanno detto i nostri ospiti». Anche il Comune ci ha dimostrato che i nostri politici non sono inerti, spesso manca però la comunicazione di quello che fanno. La politica dunque non è sporca ma come diceva Paolo VI è una dimostrazione di carità e i giovani devono concepirla in questo modo. Bisogna lavorare per il «bene comune», ci sono numerose persone in povertà assoluta e in povertà strutturale, il traguardo è ancora lontano. Quali sono i valori da portare avanti? Il primo, per eccellenza, è quello della famiglia, la piccola Chiesa domestica, dobbiamo spenderci di più in questo senso. Che tipo di società vogliamo? Una società in cui si cercano insieme la soluzione dei problemi, una società e un quartiere che dovremo amare sempre di più, dandogli un volto più bello perché la bellezza è educativa, perciò vogliamo un quartiere più bello che raggiunga i cuori delle persone, e dobbiamo avere gli occhi per scoprire “gli invisibili”, quelli che si vergognano della loro povertà e della loro scarsa dignità, dobbiamo scoprirli e partire dalle loro necessità». Gianni Giovangiacomo

sponsabilità e bene comune. La data dell’appuntamento organizzato dagli «Amici del Quilici» a 220 anni dalla nascita di don Giovanni Battista, per parlare di impegno personale e bene comune, non è casuale: il 23 maggio si ricorda infatti la strage di Capaci del 1992, si ricorda Giovanni Falcone che sapeva bene cosa voleva dire prendersi su di sé la responsabilità per migliorare la sua terra. Non solo un nome in comune ad unire questi due uomini lontani 200 anni, ma anche tanti valori condivisi. Sì perché, come ha ricordato il presidente della Provincia Kutufà, la figura del Quilici è straordinaria e moderna e può essere esempio di chi sa cogliere la necessità di impegnarsi per risolvere problemi di disagio sociale, di chi sa rimboccarsi le maniche per mettersi al servizio del bene e della crescita di tutti. Da una parte chi ha combattuto la mafia, dall’altra il carcere e la prostituzione della Livorno di inizio ‘800 che nello stesso modo distruggono la dignità umana e i diritti. E allora al centro del dibattito della serata la domanda che ci si pone è proprio questa: quale contributo può portare ognuno di noi per costruire una società più giusta? Emanuele Rossi, docente della Scuola Superiore S. Anna, riflette su come i diritti devono non solo essere riconosciuti come tali, ma come poi sia possibile garantirli attraverso azioni che vedano coinvolte le istituzioni e con queste ogni individuo. Poi si passa agli esempi concreti: Simmaco Perillo, Presidente della Cooperativa «Al di là dei sogni» di Maino di Sessa (CS), coordinamento LIBERA di Caserta, racconta di come siano riusciti a creare, su un bene confiscato alla mafia, una casa per quelli che prima della legge Basaglia venivano semplicemente chiamati pazzi. Uomini che da quando qualcuno ha considerato non più numeri su una cartella clinica, ma persone, si sono messi a lavorare la terra, senza avere più bisogno di medicine o di essere pericolosi per se stessi e per gli altri. Che è anche l’esperienza di Giuseppe Pagano, Presidente della Cooperativa Agropoli Onlus di S.Cipriano d’Aversa (CS) che in un edificio appartenuto alla mafia ha aperto non solo una pizzeria gestita da «casi socialmente pericolosi», come venivano chiamati, ma è riuscito a portare ragazzini che stanno imparando cosa vuol dire stare insieme con delle regole, figlio di un boss compreso. Storie che spesso sentiamo così lontane da noi, che abbiamo ascoltato alla televisione, dalla voce di Roberto Saviano, che tante volte ci sembrano quasi inventate, ma che sono la dimostrazione di chi la responsabilità della sua comunità ha provato a prendersela sul serio, accogliendo gli ultimi, quelli che gli altri chiamano «pazzi» e legano a un letto, ma che secondo Simmaco, sono proprio quelli da cui il Paese si rigenera nelle piccole vittorie quotidiane e che sanno mettere in pratica quello che diceva Falcone: «Gli uomini passano, le idee restano. Ognuno deve continuare a fare la sua parte, piccola o grande che sia, per contribuire a creare in questa Palermo condizioni di vita più umane». Giulia Sarti

Il «Portico di Salomone» in gita a Milano l Centro Culturale «Il Portico di Salomone» Igiugno, invita a una gita a MILANO, sabato 18 per visitare il Duomo e la mostra «L’ultimo Michelangelo», al Castello Sforzesco. La partenza da Livorno sarà alle 6; arrivo previsto a Milano per le 10, visita al duomo Fondamenta (sec. IV): resti del Battistero di S. Giovanni alle Fonti; Interno e tomba di San Carlo Borromeo; mostra sulla storia di San Carlo Borromeo; esterno e salita alle terrazze tra le guglie. Nel pomeriggio visita al Castello Sforzesco: visita alla mostra «L’ultimo Michelangelo» e ritorno a Livorno: arrivo previsto per le 21. La quota è di Euro 50 sia per i bambini (al di sopra dei 3 anni) che per gli adulti e comprende: Viaggio in pullman gran turismo e spese di parcheggio, Guida per la visita al Duomo, Ingresso per la salita alle terrazze del Duomo, Ingresso e guida alla mostra su Michelangelo. Chi fosse interessato a partecipare può prenotarsi con una mail a: a_capaccioli@virgilio.it, 0586-859216 dalle 8:00 alle 13:00


VIII

TOSCANA OGGI 29 maggio 2011

LA SETTIMANA DI LIVORNO


La Settimana - n. 20 del 29 maggio 2011  

Settimanale della Diocesi di Livorno

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