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IL GRANELLO di senape di mons. Alberto Ablondi

Via del Seminario, 61 57122 Livorno tel. e fax 0586/210217 lasettimana.livorno@tiscali.it Notiziario locale

Direttore responsabile Andrea Fagioli Coordinatore diocesano Nicola Sangiacomo

a Chiesa sarà "seme del Regno" di resurrezione anche quando per Lturadare vita non isolerà la resurrezione dalla passione. Allora l’avvendel seme, per raggiungere la sua fioritura, trascinerà la Chiesa fino al sapersi nascondere e marcire. Essa diverrà così capace di affrontare la persecuzione, di resistere alla debilitazione dell’insuccesso e di vivere faticosamente l’obbedienza a Dio, al superiore e al prossimo; non temerà di valorizzare anche le lentezze colpevoli o di fatto con l’approfondimento della preghiera e del sacrificio e sarà persino illuminare e superare il proprio peccato con quella speranza per cui la resurrezione è frutto glorioso, germogliato dal nualla della morte obbrobriosa.

Reg. Tribunale Firenze n. 3184 del 21/12/1983

(Avvento, 1984)

21 aprile 2013

LINEA di Pensiero di Luca Lischi

Siate espressione di una Chiesa accogliente onsignore, com’è andato l’incontro con Papa Francesco? «Benissimo. È stato molto bello. È un uomo particolare, che sa metterti subito a tuo come questa devozione agio e soprattutto che ti a Maria abbia portato ascolta davvero. È alla richiesta di straordinario anche installare la grande come noti e si ricordi statua della Madonna dei particolari nei volti dei Popoli all’ingresso delle persone… del porto. Ho anche pensando a detto al Papa quanta gente di come, «Chi non incontra è nonostante la vuole Maria richiesta di davvero una dote realizzare la come incredibile. statua sia mamma, Mi ha rivelato arrivata dalla che già poi ce l’avrà gente del conosceva porto, ci siano come Livorno e la stati dei suocera!» Toscana, contrasti e infatti la sua degli mamma aveva dei ostruzionismi da parte parenti a Montecatini, a di qualche gruppo e lui Pescia. Ha voluto sapete cosa mi ha conoscere la situazione risposto? Mi ha detto: della nostra Diocesi: gli “Chi non vuole Maria ho fatto un excursus come mamma, poi ce storico per raccontargli l’avrà come suocera!”. È come la città si sia anche simpatico!» progressivamente Ma davvero verrà a laicizzata, ma come Livorno a marzo restino ancora forti la prossimo? religiosità popolare ed il «Sempre a proposito culto mariano. Ho della Madonna dei raccontato di come Popoli mi ha chiesto questo possa quando l’avremmo rappresentare una inaugurata. Gli ho grande risorsa per il risposto con tutta nostro territorio e di

M

Il vescovo Simone intervistato anche dalla Radio Vaticana, racconta l’incontro privato con Papa Francesco in occasione della visita ad limina dei vescovi della Toscana probabilità a Maggio prossimo e lui quasi quasi sarebbe venuto in quella data!! Poi gli ho spiegato che forse non saremmo riusciti in un mese ad organizzare la sua visita e allora siamo rimasti d’accordo che gli avrei inviato una lettera ufficiale per concordare una data nel 2014 quando saranno proprio i 450 anni della proclamazione della Beata Vergine di

Montenero come patrona principale di Livorno, magari proprio il 19 Marzo per ricordare la visita di Giovanni Paolo II». Le ha dato qualche consiglio? «Mi ha raccomandato i giovani perché non perdano mai la speranza e mi ha suggerito di attuare sempre una pastorale dell’accoglienza: non solo verso i più deboli, i

Si ringrazia Roberto Manera per le bellissime fotografie

più poveri, i più lontani, ma verso tutti. La Chiesa -mi ha detto- deve essere madre, deve saper ascoltare le persone e amarle, anche quelle che hanno sbagliato, come fa una mamma». E poi? «E poi, dopo avermi incoraggiato a continuare la mia missione, strano ma vero, mi ha chiesto consiglio lui! Ha voluto sapere se secondo me aveva iniziato bene il suo Ministero petrino, cosa doveva cambiare, migliorare, ecc. Sinceramente io gli ho risposto che il suo ministero lo aveva iniziato proprio bene, soprattutto con quei suoi gesti profetici e con le sue parole semplici che hanno saputo conquistare subito la gente. Mi ha detto che vuole esercitare il suo Ministero in collaborazione con i Vescovi, con una maggiore collegialità e le nomine che ha fatto in questi giorni mi sembra ne siano proprio l’espressione». c.d.

UN POPOLO IN CAMMINO ellegrini in cammino verso Roma. Millecinquecento livornesi, guidati dal loro PVescovo, hanno lasciato Livorno nella notte di mercoledì 10 aprile. Un popolo in cammino, nell’Anno della Fede, desideroso di incontrare Papa Francesco e rinvigorire la propria adesione a Colui che è la vera via, la vera vita, l’unica vera speranza. Essere come pellegrini che si dirigono in un posto sacro che rappresenta il segno tangibile della Chiesa vivente. A Roma per Videre Petrum, vedere da vicino ed ascoltare Pietro nel suo successore, il Papa, nell’esercizio del suo ministero universale. A Roma, non come turisti o come nomadi ma come pellegrini, a passo lento e in fila tra le bellezze di Piazza San Pietro e le moltitudini di persone, di ogni razza e di ogni lingua, che dilatano i nostri minuscoli spazi e ci aprono ad un umanesimo planetario. Una piazza stracolma di persone che gioisce al passaggio del Papa. Che coglie nel suo sguardo, capace di incontrare tutti e a tutti desideroso di porgere un saluto con la sua pronunciata gestualità e i suoi affettuosi sorrisi, il vero sguardo di un papà. Un Papa-papà, un padre che ci esorta a ricordare che “la nostra fede si fonda sulla Morte e Risurrezione di Cristo, proprio come una casa poggia sulle fondamenta: se cedono queste, crolla tutta la casa”. Tutti chiamati a comprendere che con la Risurrezione siamo generati a vita nuova: essere figli di un Padre, che è un papà per noi! Un “Dio che ci tratta da figli, ci comprende, ci perdona, ci abbraccia, ci ama anche quando sbagliamo”. Possiamo continuamente risorgere a vita nuova perché la parola “mai” e “ormai” non sono nel vocabolario di Dio. Infatti anche se una madre si dimenticasse del figlio, Dio non si dimentica mai di noi. Un Padre capace di perdonare, di perdonare sempre! Quindi bisogna comportarci da figli di Dio, sentendoci amati da Lui, così che la nostra vita sia animata dalla serenità e dalla gioia. Le parole della catechesi pronunciate da Papa Francesco, con un tono affabile e sereno, penetrano nel cuore, portano conforto e donano speranza. Quella speranza che non delude, che ci sprona a cercare di più le cose di Dio, a pensare più a Lui, a pregarlo di più. Come pellegrini conserviamo nel cuore questo incontro e il suo volto, che ciascuno ha incontrato con il proprio sguardo, quel volto di un papà sereno che ama i suoi figli accompagni e guidi le nostre vite risorte, a Livorno. E questo è bello!


II

TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

21 aprile 2013

L’immissione agli Ordini sacri del seminarista Pedro Puntriano

Il sacerdote non è l’uomo del “no”ma del “si” a Dio resso la Parrocchia di Pdi Sant’Agostino, in un pomeriggio primavera quasi inoltrata, la comunità festante e numerosa insieme alle musiche dei Rockettari di Cristo, si è stretta intorno al seminarista di origini peruviane, Pedro Puntriano Cuadros, che il Vescovo Monsignor Giusti ha ammesso agli Ordini Sacri del Diaconato e del Presbiterato. “Pedro”, così amichevolmente lo chiamano i bimbi e i giovani della Parrocchia, che da diverso tempo studia presso il Seminario, è stato accompagnato dal Vice Rettore, padre Gabriele Bezzi e da diversi seminaristi che insieme «Con il a lui si stanno sacerdozio non si rinuncia preparando al a niente, non si sacerdozio. Monsignor rinuncia al Giusti, matrimonio facendo riferimento o al lavoro, al Vangelo di come Giovanni comunemente dove Gesù si pensa; bensì conferma Pietro quale si sceglie di Pastore delle sue pecore, amare senza ha ricordato confini, a Pedro che come il cuore per essere testimone di infinito Gesù, non è di Dio» sufficiente averlo incontrato, ma occorre il dono dello Spirito che rende capaci di annunziarlo. Il seguire Gesù nella vocazione sacerdotale “è una questione di cuore” e anche Pedro, pur adempiendo agli studi, agli impegni, al Seminario, dovrà manifestare di amare Dio totalmente. Con il sacerdozio non si rinuncia niente, non si rinuncia al matrimonio o al lavoro, come comunemente si pensa; bensì si sceglie di amare senza confini, come il cuore infinito di Dio. Pedro quindi come Gesù il Buon Pastore che dà la vita per le sue pecore, anche le più sperdute, con il suo Sì dovrà diventare la sua voce, la sua mano, le sue labbra, i suoi occhi misericordiosi e dovrà dimostrare di avere un cuore che batte con il cuore di Dio: “ il sacerdozio è per coloro che sanno amare”. Mo.C.

■ IL RICORDO del calciatore del Livorno scomparso un anno fa

«Caro“Moro”, tu sei già in serie A!» «C

aro Piermario, il tuo Livorno sta per raggiungere la Serie A, ma tu ci sei già!» Con queste parole il Vescovo livornese Mons. Simone Giusti ha salutato i numerosi fedeli e tifosi amaranto prima di cominciare la funzione delle 9. Successivamente due giocatori del Livorno, Simone Salviato e Alessandro Lambrughi, hanno riportato due lettere scritte dai compagni di squadra e dalla famiglia di Morosini. La funzione, che ha avuto l’accompagnamento musicale dell’orchestra Cantiere Lirico della Fondazione Goldoni, ha visto la presenza del gruppo della Misericordia di Livorno e di varie autorità, tra cui il Sindaco di Livorno Alessandro Cosimi e il Presidente della Provincia di Livorno Giorgio Kutufà. «Questo è il giorno per ricordare un avvenimento triste ma pieno di speranza - ha spiegato il Vescovo durante l’omelia - Le domande sono moltissime, quelle più “umane”: perché la morte ha colpito una persona così giovane? Perché ha meritato questo destino? Ma, soprattutto, perché esiste la morte? È il nostro nemico, l’annullamento biologico, ciò di cui abbiamo più terrore in assoluto: ma non possiamo farci sconfiggere da questa paura, perché gli uomini possono affrontarla con un grande dono, quello dell’amore, che riempie le nostre vite e i nostri cuori. Chi ha voluto bene ad un amico, se lo ricorderà per sempre. E chi si è fatto voler bene, sarà per sempre ricordato da tutti, anche negli anni a venire. E oggi noi siamo qui proprio perché Piermario è

La messa in Duomo e l’intitolazione della gradinata dello stadio della città, in memoria di Piermario Morosini

stato e continua a essere amato da coloro che l’hanno conosciuto. Così, la morte ha già perso.» È Gesù che ci ha insegnato l’amore più grande, sacrificandosi fino alla tremenda morte sulla croce per darci la Salvezza. «Cristo è l’esempio massimo di Amore: pur abbandonato dai suoi amici e sottoposto a tremendi tormenti, ha saputo perdonare i suoi persecutori, e ha rimesso i peccati di uno dei due ladroni che stavano con lui, Disma, portandolo in Paradiso. E con la Resurrezione dai morti, Gesù ci ha donato proprio quella Speranza, la vittoria definitiva sulla Morte.» La Speranza cristiana è così generata dall’immenso Amore divino verso gli uomini, Amore che Gesù dimostra continuamente, anche dopo la Resurrezione. «Come riporta Giovanni, quando Gesù si manifesta ai discepoli sul lago di Tiberìade, l’emozione di Pietro è talmente forte da indurlo a gettarsi in acqua con tutte le vesti, ignorando la fatica pur di raggiungere il Signore. E quando si presenta dal Maestro, Gesù non gli chiede certo di fare

mille giri di campo o migliaia di flessioni come punizione per averlo abbandonato - dice sorridendo il Vescovo - ma gli chiede la cosa più importante, e per ben tre volte: “Tu mi ami?”. E Pietro comincia ad amare, e a compiere miracoli! Perché nell’Amore abbiamo la vera bellezza e la Salvezza definitiva.» Con l’occasione Mons. Giusti ha comunicato ai presenti la possibilità della visita di Papa Francesco per il prossimo marzo, in occasione

dei 450 anni della proclamazione della Madonna di Montenero patrona del territorio livornese, a seguito della Grazia ricevuta per la liberazione dalla pestilenza. Dopo l’omelia un gruppo di tifosi amaranto ha adagiato sui gradini dell’altare una gigantografia raffigurante il volto di Morosini, a cui è seguito un lungo applauso da parte dell’assemblea. Alla fine della funzione, alle ore 11, le Autorità si sono recate allo stadio “Armando Picchi” insieme alla squadra amaranto per l’intitolazione della gradinata al giocatore scomparso, e per la benedizione da parte di don Rosario Esposito. Presenti anche il presidente della "serie B" Andrea Abodi, dirigenti e tecnici del Livorno Calcio, e centinaia di tifosi che hanno accompagnato la cerimonia con striscioni e cori. Fabio Figara

GESÙ: DROP OUT DI TUTTI I TEMPI na numerosissima presenza quella alla libreria delle suore Paoline, richiamata dalla notizia che Padre Nike, al secolo Padre Maurizio De Sanctis, aveva appena pubblicato un libro su Gesù con un sottotitolo assai intrigante: «Drop out di tutti i tempi». Infatti se si scorre il libro leggiamo: “Moretto, di media altezza, capelli corti e senza barba, indossa una veste preziosa ed elegante, dallo sguardo fascinoso e inquietante; intelligente e sensibile, dalle idee chiare e ferme, dall’animo delicato e deciso….» Questo stile assai piacevole, ma corroborato da una conoscenza teologica molto profonda ci conduce per mano a fare non una conoscenza, ma un incontro con Gesù di Nazaret; il «vero Gesù di Nazaret» che fin dalla sua incarnazione ha incontrato molti ostacoli nell’essere accolto e compreso come il Figlio di Dio, ma che ha cambiato il corso della storia. Per comprendere meglio questa sua proposta e l’avventura alla quale invita tutti, ci ha concesso questa breve intervista.

U

Come nasce questo libro su Gesù? «Questo libro nasce dall’adorazione del Giovedì (un intero anno). L’adorazione era partecipata da una folla di fedeli in prevalenza giovani. Il tema tutto centrato sulla persona e sul messaggio di Gesù era presentato come una vera e propria ricerca… La parrocchia era

Padre Maurizio De Sanctis, autore del libro appena pubblicato intitolato «Il mio Gesù» presenta il suo lavoro presa d’assalto letteralmente (siamo nella “rossa” Livorno). Il successo delle riflessioni (molti venivano con carta e penna per prendere appunti o con registratori e telecamere) mi hanno spinto a mettere per iscritto le varie tappe della ricerca… Ovviamente il tutto è stato ripulito e riorganizzato come un vero e proprio saggio di Cristologia». Ci può anticipare qualcosa sul libro? «Il libro ripercorre la storia di Gesù, fatta di ricerca e curiosità (come vestiva, taglio di capelli, come parlava). Il libro inizia con la ricerca di Gesù sulle strade della Palestina… l’incontro “fisico” o esteriore per poi raggiungere il suo interiore… qui le sorprese una dopo l’altro… il capitolo si conclude con una “diagnosi” psicologica di Gesù (sono psicologo). I successivi capitolo ripercorrono la sua vita, nascita, missione, morte e resurrezione … passando poi a considerare il pensiero della chiesa con lo sguardo dello Spirito (sviluppo del dogma cristologico). L’ultimo capito presenta due caratteristiche di Gesù: Drop Out e Superstar assolutamente inediti». A chi si rivolge il libro?

«Il libro si rivolge a tutti: i privilegiati della lettura sono i giovani (soprattutto nello Spirito) a motivo del linguaggio brioso e attuale. Questo rispecchia il mio pensiero: sono convito che il problema della chiesa non è la teologia o il messaggio ma il linguaggio da utilizzare per far passare il messaggio sempre attuale. Un testo scritto in precedenza su Maria di Nazaret con la Gribaudi ha confermato questa mia idea. Il libro è un vero e proprio “saggio di Cristologia” rivolto al grande pubblico e non solo a teologi o esperti del mestiere». Perchè questo sottotitolo «Drop out di tutti i tempi»? «Gesù è un drop-out. Non sempre è stato accolto, anzi, il più delle volte è stato rifiutato, emarginato, scartato. La sua vicenda terrena si riassume in tre battute: nasce da drop out, vive da drop out, muore da drop out e continua a essere un drop out anche nel nostro tempo e nella nostra storia. La cultura anticristiana, le ideologie politiche, la cultura della morte, l’ateismo infamante, il materialismo imperante sono solo alcuni dei segni di questo drammatico rifiuto. Lui stesso si defini-

sce un drop out, un rifiutato, un emarginato, un buttato fuori, uno scartato, proprio come la pietra scartata dai costruttori che diviene la pietra angolare, la pietra che regge l’intero edificio». Quali sono i punti forti di questo racconto? «Punti forti sono il linguaggio trascinante e coinvolgente. Lo sviluppo di alcune tematiche difficili da trovare in altri testi di Cristologia, come la scelta dei tre gruppi: i 12 Apostoli, i 72 discepoli e le donne (un gruppo a cui pensiamo poco), la descrizione della passione e morte e i segni della resurrezione: la tomba “aperta” e non “vuota”, le fasce sgonfie e non per terra, le apparizioni del risorto secondo le due tradizioni Gerusalemme - Galilea e la “metamorfosi” dei discepoli, una trasformazione totale e sino al dono della vita». Perché leggere questo

libro su Gesù? «Perché di Gesù sappiamo tutto e niente… spesso ci ricordiamo solo alcune nozione del catechismo e niente più! Per questo il pregiudizio e l’ignoranza (nel senso di ignorare: non conoscere) prendono il sopravvento deformandoci il vero volto di Gesù raccontato dai vangeli». A chi acquista questo libro cosa consiglia? «Darei gli stessi consigli posti all’inizio del libro. Quelli che ho chiamato i 5 comandamenti: il rispetto della sua storia (Gesù è figlio del suo tempo); l’umiltà della ricerca (o la saggezza del ricercatore); il desiderio dell’incontro (o il fascino dell’attrazione); la pazienza verso Dio (le sue vie non sono le nostre vie) e il rischio dell’avventura (alla Indiana Jones). Sono convinto che chiunque inizia la lettura del libro non riuscirà a smettere facilmente!» Monica Cuzzocrea


TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

21 aprile 2013

III

Le conferenze dell’Associazione Borsi

Aurelio Lampredi: il mago dei motori

L’INTERVISTA AL Questore di Livorno

e conferenze di Primavera 2013, L“Giosuè proposte dall’Associazione Culturale Borsi”, sono iniziate presso la

La libertà è fatta di regole Marcello CARDONA fino ad oggi ato nel 1956, sposato e padre di due figlie, laureato N in giurisprudenza, giornalista pubblicista. Entra in Polizia nel 1981 e, dopo il corso di formazione,

Dopo il primo anno da Questore di Livorno, Marcello Cardona si racconta sulle pagine del settimanale diocesano DI

CHIARA DOMENICI

a libertà è fatta di regole»: spiega così il suo incarico Marcello Cardona, Questore di Livorno, ricordando le parole pronunciate da Papa Benedetto XVI durante l’incontro con le autorità nella visita alla diocesi di Milano. «Mi rimasero molto impresse – racconta – perché effettivamente racchiudono il senso di una comunità civile che vive in piena libertà solo se i suoi membri rispettano le regole comuni. Il ruolo delle Forze dell’Ordine è quello di controllare che tutti rispettino queste regole per garantire la serenità del vivere a tutti». «Per questo – continua – le “operazioni” di cui vado più fiero sono quelle del quotidiano, quelle fatte sul territorio a contatto con la gente, quelle in cui attraverso il nostro intervento garantiamo la sicurezza delle persone, perché ci sia rispetto verso il nostro prossimo ed anche il prossimo “degli altri”!»

«L

LA CARRIERA Quella del dottor Cardona è una carriera a 360 gradi (come si evince anche dal suo curriculum a fianco ndr): ha avuto incarichi nella lotta alla mafia, alla droga, nel settore immigrazione, terrorismo, gruppi di estrema destra e molto altro, a cui si aggiungono una tessera di giornalista pubblicista ed un suo passato di arbitro di calcio che lo ha portato ad arbitrare anche diverse partite in serie A. «Sono stato fortunato – afferma a proposito della sua carriera – in questi anni ho davvero spaziato in tutti gli ambiti e di questo devo ringraziare un grande amico recentemente scomparso: il capo della Polizia Antonio Manganelli (sotto la cui foto il questore ha voluto posare per questo servizio ndr): mi ha insegnato molto e se oggi sono qui, con la stessa passione di quando ho iniziato è grazie al suo esempio». LO SPORT «Anche lo sport mi ha aiutato – prosegue Cardona – arbitrare mi ha regalato un po’ di notorietà, ma

assume l’incarico di dirigente della Squadra Mobile della Questura di Sondrio. Dal 1982 al 1995 opera a Milano negli uffici investigativi della Criminalpol come vice dirigente svolgendo complesse indagini sul crimine organizzato. Nel 1996 è trasferito a Roma, all’Ucigos, dove si occupa di terrorismo internazionale e di gruppi eversivi di estrema destra. Nel 1999 è promosso 1° dirigente e viene assegnato all’Ispettorato di Polizia della Camera dei Deputati svolgendo contestualmente la funzione di Funzionario di collegamento presso la Commissione Antimafia. Nel 2002 per un breve periodo svolge la propria attività presso l’Ufficio delle Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio ed alla Divisione Amministrativa del Dipartimento della PS. Assegnato alla Questura di Roma, dirige il Commissariato Aurelio, l’Ufficio immigrazione, il Commissariato Centro "Trevi Campio Marzio" ed infine assume l’ incarico di vice questore Vicario. Dal 2009 assume l’incarico di Questore della Provincia di Varese. Dal 12 giugno 2012 è Questore della Provincia di Livorno.

soprattutto mi ha insegnato a prendere decisioni davanti a tanta gente, mi ha preparato a farmi carico delle decisioni… è stata un’ottima palestra e viceversa il mio lavoro mi ha facilitato nel farmi rispettare sul campo. Mi piacerebbe che il calcio potesse essere in qualche modo un veicolo di promozione anche per questa nostra città. Basta con la politica fatta sugli spalti! Basta con gli striscioni di estrema destra o di estrema sinistra! Sono ridicoli! Essere corretti allo stadio, fare una buona partita, magari vincere e tornare in serie A, questo servirebbe a Mi piacerebbe che il calcio potesse Livorno per mostrarsi essere in qualche modo un veicolo agli occhi dell’Italia. Le televisioni insieme alla di promozione anche partita potrebbero per questa nostra città... mostrare il nostro meraviglioso lungomare, alla gente verrebbe voglia ...essere corretti allo stadio, fare di venirlo a vedere ed i una buona partita, magari vincere turisti aumenterebbero, portando nuova e tornare in serie A, questo ricchezza a questa servirebbe a Livorno per mostrarsi Livorno che si merita di risorgere dalla crisi. Sono agli occhi dell’Italia. Le televisioni convinto che sarebbe insieme alla partita potrebbero un’ottima promozione».

mostrare il nostro meraviglioso lungomare, alla gente verrebbe voglia di venirlo a vedere ed i turisti aumenterebbero...

LA CITTÀ Dopo un anno a Livorno il Questore sembra già conoscere bene la città: «Livorno è una località bellissima; per l’urbanistica, i suoi ambienti e il carattere dei suoi abitanti sembra quasi più una città del sud che una del centro nord; ho l’impressione però che sonnecchi, che non abbia

ancora metabolizzato il cambiamento attuale e non riesca a riciclarsi: avrebbe tutti i numeri per sfondare nel campo del turismo ambientalistico, culinario, ecc..eppure non riesce a farlo.

Mi aspettavo qualche reazione ed invece vedo molta rassegnazione. Ho visto con piacere che esistono tante realtà di sostegno, di solidarietà e che lo fanno nella piena legalità, nell’umiltà del quotidiano, senza cercare riconoscimenti e senza strizzare l’occhio alla politica: questa secondo me è la strada giusta da seguire».

LA FEDE Marito, padre di due figlie, la famiglia che vive a Roma, il dottor Cardona si riconosce nella fede cattolica e la professa: «sono un peccatore come tanti – confessa – la fede mi ha aiutato sempre, soprattutto nel momento del dolore. Mi chiamo Orione di secondo nome, perché mio zio sacerdote è stato segretario di don Orione! Nella mia professione è importante avere fede, è un po’ come nella missione del cristiano: aiutare le persone, garantire la loro sicurezza e difendere chi non ha voce, pur sbagliando, certo, perché siamo tutti esseri umani, ma per lo meno provandoci! Ultimamente la mia fede, come penso quella di molti altri, è stata illuminata da una grande luce: quella di Papa Francesco. È veramente un uomo incredibile: la persona più semplice del mondo con un carisma eccezionale. Penso che possa davvero dare un contributo notevole non solo alla Chiesa e ai cristiani, ma alla nostra Italia e a tutto il mondo: il senso positivo di umiltà e di altruismo che riesce a trasmettere gioverà sicuramente a tutti».

Biblioteca Labronica. Si tratta -ha spiegato, aprendo l’incontro, il Presidente dell’Associazione, Carlo Adorni- di otto conferenze attinenti ad uomini e luoghi della nostra città, che spazieranno dallo sport alla pittura, dalla storia alla religione e al cinema. Il professor Mario Santarelli, direttore della Scuola Trossi Uberti, ha trattato l’argomento oggetto della serata: Aurelio Lampredi, il mago dei motori (nella foto insieme a Enzo Ferrari). A lui -ha detto- è stata recentemente dedicata una delle nuove strade a Porta a Terra, senza però specificare chi fosse. Lampredi infatti è una figura che pochi livornesi conoscono, era nato nella nostra città il 16 giugno 1917 e fin da piccolo maturò una spiccata tendenza alla meccanica che lo porterà poi a laurearsi in Ingegneria meccanica. Si può dire aggiungiamo noi- che Lampredi, ai suoi tempi, fosse paragonabile all’ingegner Forghieri della Ferrari di oggi. Ma andiamo con ordine. Aurelio Lampredi venne assunto nel 1937 dalla Piaggio che allora fabbricava aeroplani e si dedicò alla progettazione del motore stellare del Bombardiere Piaggio P.108, aereo che ebbe poca fortuna perché il Capitano pilota Bruno Mussolini vi trovò la morte precipitando in atterraggio a Pisa il 7 agosto 1941, per cui la sua produzione venne sospesa. Lampredi andò così a Reggio Emilia dove le Officine Meccaniche Reggiane si avvalsero della sua opera rivolta alla progettazione dei motori per gli aerei da caccia, aerei veloci ed efficienti ma che purtroppo erano poco armati e quindi non in grado di competere con quelli stranieri. Alle Reggiane sviluppò una esperienza utilissima per quanto riguarda l’affidabilità, la leggerezza e la robustezza dei motori che lo porteranno a realizzare un quadrimotore per il trasporto civile che però non entrò mai in produzione.Venne contattato dalla Ferrari di Maranello, una marca già nota per le idee nuove e rivoluzionarie in campo automobilistico, e il suo creatore, il famoso Enzo Ferrari, personaggio scorbutico ma molto apprezzato nel conoscere la validità degli uomini che lavoravano con lui, lo assunse e lo affiancò al Direttore dell’Ufficio Tecnico Gioacchino Colombo. Alla Ferrari, Lampredi ebbe modo di dare sfogo al suo genio e creò un eccezionale rapporto di compressione che portò la casa automobilistica modenese alla prima vittoria in Formula1 con Froilan Gonzales a Silverstone con la Tipo 375 F1 battendo Juan Manuel Fangio. Dal motore a 12 cilindri progettò quello a quattro che montato sulla Tipo 500 F2 consentì ad Alberto Ascari di vincere due campionati del mondo consecutivi nel 1952 e nel 1953. Enzo Ferrari galvanizzato dalle vittorie volle portare la Ferrari a gareggiare negli Stati Uniti, nella 500 Miglia di Indianapolis, ma non riuscì a vincere e incolpò Lampredi di impreparazione per cui ci fu tra loro una rottura insanabile. Aurelio Lampredi andò allora alla Fiat, retta in quegli anni da Vittorio Valletta, e divenne capo dell’Ufficio Tecnico della Fiat dove si dedicò alla 500 e alla 600 con le quali la casa torinese fece il boom delle vendite in Europa. La cinghia dentata fu una delle creazioni del Lampredi alla quale mise un carter di protezione del motore.Venne poi la Fiat 124 di cui progettò il motore bialbero. Progettò ancora la Fiat Dino Spider e la Fiat 130, si interessò alle macchine sportive e la Fiat incamerò l’Abarth e nel 1972 Lampredi divenne il Presidente dell’Abarth, una macchina che darà degli splendidi risultati nei Rallies. Lampredi, andato in pensione, si dedicò alla consulenza e fu l’artefice di un Corso per progettisti meccanici all’Università di Torino, morì a Livorno il primo giugno 1989, il 9 giugno il quotidiano torinese “La Stampa” gli dedicò un articolo che terminava con le parole “...rimarrà nella storia dell’automobile”. Gianni Giovangiacomo


IV

TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

21 aprile 2013

La macchina organizzativa del pellegrinaggio a Roma

SPECIALE 10 APRILE 2013:.........

DIETRO LE QUINTE

«LIVORNO? La conosco!»

ome in un qualsiasi spettacolo che si C rispetti, la regia è la cosa fondamentale affinchè tutto vada come deve andare, sembra strano ma anche per la buona riuscita di un pellegrinaggio diocesano, l’organizzazione è essenziale. Inizialmente pochissimi gli iscritti, ma con l’elezione del nuovo pontefice le domande per la partecipazione al viaggio a Roma sono esplose; di giorno in giorno si sono moltiplicate fino ad arrivare a più di 1500. Un numero inatteso quello dei pellegrini livornesi che hanno espresso il desiderio di incontrare per la prima volta il nuovo pontefice, Papa Francesco, ma senza dubbio significativo. Ben 28 i pullman (di cui 3 partiti il giorno prima) che hanno invaso Roma mercoledì 10 aprile: tra le 3.00 e le 4.00 del mattino, sono partiti da diversi punti della nostra città alla volta della capitale. 10 ore di viaggio circa per poco più di un’ora di udienza con il Santo Padre, il sacrificio di ognuno dei partecipanti ma che ne è valsa la pena. La macchina organizzativa per cercare di accontentare tutti ha avuto il suo cuore nella Pharus Viaggi, l’agenzia della Diocesi ma soprattutto in Valentina che giorno dopo giorno vedeva crescere sotto i suoi occhi il numero dei partecipanti…e con quello il numero problemi! Coordinare i pullman (arrivati anche da Firenze e Follonica), i sacerdoti, i responsabili dei pullman, le associazioni di Misericordia, SVS, Scout e gestire i tre gruppi partiti con un giorno di anticipo, non è stato un “gioco” semplice. Per chi, come chi sta scrivendo, conosce il gioco “Tetris”, è un piccolo esempio di come fosse necessario incastrare i pezzi nel modo giusto, senza buchi e dimenticanze. I nomi delle liste che cambiano in continuazione, gli orari e le partenze di ciascun gruppo, i cellulari degli autisti, l’assicurazione, i pass, i foulard, i libretti, i cataloghi, sono solo alcune delle cose a cui dover pensare, per non parlare degli alberghi , dei ristoranti, delle guide di chi ha partecipato al pellegrinaggio di due giorni. Un lavoro a tratti scoraggiante che ha messo alla prova non poco la pazienza di chi lo ha portato a termine ma che con la forza, la passione per il proprio lavoro e qualche notte insonne per far quadrare il tutto, ha visto l’impresa nascere e terminare nel modo auspicato. Cercare di accontentare tutti e di raggiungere lo scopo prefissato senza problemi è stata senza alcun dubbio un’impresa che rimarrà nella storia della Diocesi di Livorno e questo grazie anche ai diversi volontari che si sono prestati al “gioco”. Sicuramente qualcuno avrebbe desiderato qualcosa di più o di diverso, e certamente l’organizzazione può migliorare ma grazie anche alla mano invisibile della Provvidenza, i 1500 pellegrini sono tornati a casa stanchi ma con il sorriso e la gioia di aver incontrato Francesco; si, perché per i partecipanti è semplicemente “Francesco” e non tanto il Papa ma un uomo che li ha “stregati” con la sua umanità e la sua semplicità. Martina Bongini

Le Misericordie all’udienza ltre 70 volontari, 4 ambulanze, 2 pulmini, O 2 mezzi sociali, questo lo spiegamento di uomini e mezzi messo in campo dalle Misericordie della Diocesi in occasione dell’Udienza del 10 aprile. Mentre la Misericordia di Montenero giungeva a Roma il giorno prima al fine di supportare gli organizzatori, Antignano, Gabbro e Livorno partivano a notte fonda al seguito dei circa 1500 pellegrini. Giornata emozionante, un vero e proprio cammino di fede che i nostri concittadini hanno affrontato con gioia portando al collo foulard gialli con scritto:”Livorno con il Papa”. A Roma i volontari, accompagnati dal medico, Dr. Mauro Fiorini, si sono adoperati anche prestando soccorso ad alcune persone colte da malore tra la folla. Alle 15,00 l’ingresso dei livornesi nella maestosa Basilica è stato protetto dai ragazzi in divisa giallo/azzurra schierati su due file, che poi hanno partecipato tutti insieme alla Messa. Gabriella Fusco, volontaria Misericordia di Antignano

Pellegrinaggio diocesano a Roma

untio vobis gaudium magnum: habemus Papam!”."Vi annuncio una grande gioia: abbiamo il Papa!”. Una formula – questa – vecchia di molti secoli che puntualmente riecheggia ogni volta che viene eletto il nuovo pontefice. L’ultima volta che abbiamo udito questa formula è stata nel tardo pomeriggio del 13 di marzo scorso in occasione della elezione di Papa Francesco. Grazie alle nuove tecnologie come Internet o, semplicemente, tramite il tam tam dei telefoni cellulari, la notizia si diffuse in tempo pressoché reale, e noi tutti non vedevamo l’ora di poter ascoltare il telegiornale delle ore 20 per poterlo conoscere. Chi sarà e come sarà questo nuovo Papa? - ci domandavamo già da diversi giorni - Sarà italiano o sarà straniero? Sarà un Papa bianco o un Papa di colore? Sarà un Papa buono come lo fu Giovanni XXIV? Sarà un Papa umile come lo fu Giovanni Paolo II? La risposta a tutte queste e a tante altre domande ce la siamo data durante il telegiornale stesso, quando lo abbiamo visto ed ascoltato. “Sicuramente sarà un Papa diverso”. Un Papa che non ci dice “Dovete, o dobbiamo essere...” ma con il suo esempio continuamente ci dice “Io sono...”. “Io sono...” ce l’ha detto quando lo abbiamo visto con una croce al collo di un metallo tutt’altro che oro, croce mai portata da nessun altro papa. “Io sono...” ce l’ha detto il giorno stesso della sua incoronazione, quando ci disse “Chiedo al Signore la sua benedizione per tutti voi, ma anche voi chiedete a Lui che mi benedica, perché anch’io ne ho tanto bisogno”. “Io sono...” ce l’ha detto il giovedì santo quando lavò e baciò i piedi ai detenuti in un carcere minorile. Senza dilungarmi troppo in esempi che noi tutti conosciamo, questo papa tutti i giorni, con il suo comportamento ci dice: “Io sono...”. Che cosa ho inteso dire con tutto questo? I papi che lo hanno preceduto hanno sempre predicato la povertà, l’umiltà, la fratellanza, specialmente con chi è solo e con chi soffre... Papa Francesco non ci predica queste cose, ma ce le insegna con il suo esempio. Un modo diverso di svolgere il compito che Dio gli ha assegnato. Papa Francesco è un Papa veramente straordinario che che ha fatto venire a molti, anche ai non credenti, la voglia di conoscerlo meglio e magari di vederlo da vicino o di parlargli. Noi della

«N

Nelle parole di un amico della Caritas diocesana l’entusiasmo di chi è partito verso Roma per incontrare il Pontefice Caritas – utenti, volontari ed operatori – abbiamo avuto questa fortuna quando il nostro vescovo, Mons. Giusti, ha organizzato un pellegrinaggio a Roma con udienza dal Papa per tutta la diocesi di Livorno. Così, il 10 Aprile scorso siamo partiti alle quattro del mattino con destinazione Roma, dove siamo giunti alle alle otto, dopo aver fatto una breve sosta in Autogrill a metà percorso. Noi sapevamo di essere in 1500 pellegrini di Livorno e che insieme ai pellegrini di altre diocesi della Toscana, avremmo raggiunto il considerevole numero di 3500 persone. Ma non è stato così. Quando siamo giunti in Vaticano, il piazzale della basilica era gremito di persone provenienti non solo da altre parti d’Italia, ma anche dall’estero, come Brasile, Portogallo, Polonia, Germania, America Latina... Alle dieci è iniziata l’udienza del Papa. Lo abbiamo visto passare con la papamobile attraverso tutta la piazza benedicendo la folla e baciando i bambini che gli

venivano posti alla sua presenza. Sceso dalla papamobile, ha salutato tutti i pellegrini d’Italia, nominando le diocesi di provenienza. Ha continuato con i saluti rivolti ai pellegrini stranieri in lingua italiana, parole che venivano poi tradotte nelle lingue d’origine dai vari vescovi accompagnatori delle comunità straniere. In ultimo, prima di congedarsi da noi, ci ha impartito la sua benedizione con la commozione generale. Il Papa è poi ripartito con la papamobile, mentre noi siamo andati a consumare il nostro pasto all’interno del parco di Castel Sant’Angelo. L’appuntamento successivo era per le ore 15 all’interno della Basilica per la S. Messa e l’Eucaristia concelebrata dal nostro vescovo Mons. Giusti, il quale, nella sua omelia, ci ha dato una bellissima notizia. Ci ha detto, infatti, che mentre era a colloquio, insieme ad

altri vescovi della Toscana, con Papa Francesco, questi gli ha chiesto da dove veniva. Lui ha risposto che veniva da Livorno ed il Papa gli ha fatto sapere di conoscere Livorno ed il Santuario di Montenero. “A questo punto - testuali parole di Mons. Giusti - Non me lo sono fatto ripetere due volte. Ho preso la palla al balzo, mi sono fatto coraggio e l’ho invitato a venire a Livorno il prossimo anno”. Questa notizia, prima di riprendere il viaggio di ritorno, è stata un po’ come la proverbiale ciliegina sulla torta, a conclusione di una giornata trascorsa insieme al nostro Papa Francesco che, sia pure all’inizio del suo pontificato, si sta facendo amare da tutto il mondo in virtù della sua diversità di essere papa e per i suoi insegnamenti che tutti i giorni ci trasmette con il suo umile esempio. Romano Turri

Le parole del PRESIDENTE DELLA PROVINCIA ALL’OMBRA DI DUE CUPOLE tata per me una grande emozione l’udienza con il Santo Padre. Si è tenuta, particolare circostanza, il giorno del È mio compleanno proprio di un anno soglia. L’occasione, quindi, di una riflessione per una vita che ho vissuto all’ombra della Cupola della mia amata Chiesa del Soccorso e passata, quel giorno, all’ombra del Cupolone di San Pietro. Un elemento di continuità che ha caratterizzato tutta la mia vita trascorsa e, mi auguro, anche quella futura. I sentimenti che suscita un’udienza papale sono molteplici e difficilmente sintetizzabili. La cosa che mi ha colpito di più è toccare con mano, guardando la Piazza piena di pellegrini di tutta la terra, l’universalità della Chiesa e la sua unità intorno al Papa. Dal particolare del proprio villaggio alla grandiosità del mondo. Ci si rende conto che siamo tutti un piccolo granello di un grande mosaico. Ho ascoltato con attenzione le parole di speranza del Papa quanto mai opportune in un momento così difficile, uno sprone ad operare per superare le difficoltà. Il Papa ci spinge a guardare al futuro con più fiducia, ne abbiamo bisogno. Ho, ovviamente, sostenuto con il Sindaco l’invito che Mons. Vescovo ha rivolto al Santo Padre per una Sua visita a Livorno, un’occasione straordinaria per accrescere la Fede nella nostra città. Mi auguro che si realizzi presto. Giorgio Kutufà Nella foto con ilVescovo insieme al presidente Kutufà, a sua moglie e suo figlio anche l’avvocato Luciano Barsotti, presidente della Fondazione Cassa Risparmi di Livorno, il dott. Paolo Padoin commissario dell’Arciconfraternita della Misericordia


TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO LE TESTIMONIANZE DI ALCUNI PELLEGRINI.........

21 aprile 2013

Da Livorno per incontrare il Papa

Un giorno con Francesco Verso San Pietro in mezzo alla folla sperando di vederlo da vicino DI

BENEDETTA AGRETTI

ercoledì mattina, ore 6: la sveglia suona e gli occhi si spalancano su una giornata che si prospetta ricca di emozioni. Una doccia al volo, un cornetto mangiato in tutta fretta e poi via, zaino in spalla, verso la basilica di San Pietro dove, dopo poco più di tre ore, avremmo visto il Santo Padre. Il percorso dall’albergo è relativamente breve, compiuto col cuore in gola nella speranza, neanche tanto segreta, di accaparrarsi un buon posto per vedere bene il Papa venuto “dalla fine del mondo” e che è veramente, passatemi il gioco di parole, la fine del mondo. L’entusiasmo si accende quando intravediamo la basilica imponente e illuminata dalle prime luci del mattino: uno spettacolo davvero suggestivo. Raggiungiamo il colonnato dalla parte sinistra e subiamo la prima battuta d’arresto: la diocesi di Teggiano Policastro è evidentemente composta da nottambuli che si sono già appostati numerosi vicino alle entrate. Dopo il primo istante di sbigottimento, ci disponiamo ad attendere più o meno pazientemente che si aprano i varchi verso gli ambiti posti. Intanto il flusso non si ferma e continua ad arricchirsi di persone e di colori: di bandiere, stendardi, cartelloni con su scritto tutto l’amore che questo Papa è stato capace di accendere in così poco tempo. Al di là del disagio e degli inevitabili spintoni si tocca con mano un’atmosfera elettrizzante. Alle 8 finalmente si aprono i cancelli e la folla comincia ad affluire. Pur essendo tra i “primi”, prima di entrare in piazza passa un’altra ora, durante la quale guardiamo sconsolati la parte opposta dove, almeno a parer nostro, la gente entra più velocemente. Li vediamo correre col rischio di scapicollarsi per cercare di arrivare il più vicino possibile al baldacchino del Papa e non nascondiamo un certo moto di stizza: se continua così, non ci sarà modo di vederlo bene! Alle 9 arriva il momento tanto atteso: passiamo il metal detector e con una vista a raggi X, degna dei migliori super eroi, scanneriziamo la piazza alla ricerca dei posti migliori. Nel giro di pochi secondi, ci troviamo a correre a perdifiato verso il settore che si trova all’altezza della guglia: è lontano dal baldacchino, questo è vero, ma troviamo dei posti a ridosso delle transenne, proprio dove c’è il corridoio per far passare la papa mobile. Soddisfatti (e anche un po’ estenuati dalla lunga fila), ci mettiamo seduti: manca ancora un’ora prima dell’incontro tanto atteso. Se dovessimo descrivere

M

Le fotografie ATTIMI DI UN EVENTO n queste due pagine ed in prima potete vedere alcuni scatti realizzati durante il Idellapellegrinaggio: In alto a sinistra il momento in cui il Papa legge il cartello con l’immagine Madonna di Montenero; sotto gli amici della Caritas arrivati a Roma con due pullman; quell’ora in poche parole, potremmo definirla la quiete prima della tempesta: ognuno seduto al proprio posto, che chiacchierava tranquillamente e si godeva un assaggio di sole. L’atmosfera apparentemente pacifica si muta però rapidamente alle 10 e 15 quando riusciamo ad avvistare la macchina del Papa che esce dal cancello. Pur coscienti che il Santo Padre dovrà fare un lungo giro a velocità ridotta prima di arrivare da noi, cominciamo ad ammassarci alle transenne. Prima dell’arrivo della gendarmeria vaticana per pattugliare il corridoio, da noi regna l’anarchia: ognuno cerca con le unghie e con i denti uno spazio, magari esiguo, in modo da poterlo vedere. Ho accanto una giovane mamma che passa il proprio pargolo al suo parroco il quale, pur di farlo benedire al Papa, sale su una delle sedie. Dietro, una signora anziana, apparentemente innocua, sale anche lei sulla sedia brandendo un cartellone con piglio da guerriera! L’emozione sale in modo vertiginoso: il Papa si sta

un momento della celebrazione in duomo e le autorità presenti sul sagrato della basilica ed in questa pagina: in alto l’attimo in cui il Papa indica il peluche, dono della bambina; il saluto del vescovo Simone ai fedeli in piazza San Pietro; altri fedeli in piazza e il gruppo di San Sebastiano. Autori degli scatti sono Gaetano Mastrorilli, Alessio Voliani, Roberto Manera e Francesco Calvi. Queste sono solo alcune delle belle foto che sono state scattate all’udienza, ci piacerebbe raccoglierne altre e realizzare un vero e proprio album da pubblicare sul sito diocesano ed un cd con tutte le fotografie e la trasmissione «Chiesa Livorno Informa» andata in onda su Granducato TV dedicata proprio al pellegrinaggio diocesano a Roma. Chiunque volesse contribuire a questo progetto può inviare le proprie foto con nome e cognome a: cs@livorno.chiesacattolica.it, oppure farcele pervenire su chiave usb in vescovado via del Seminario 61 (da lun a ven 9.00/13.00), saranno scelte le più significative.

avvicinando sempre di più, ancora pochi metri e lo avremo davanti agli occhi! La gendarmeria tenta di ristabilire un minimo di ordine, facendo scendere dalle sedie i due prodi che avevano tentato la fortuna ma, come nel gioco delle belle statuine, appena quei poveretti girano gli occhi, ognuno riprende i posti di battaglia! Finalmente la

papa mobile gira l’angolo e arriva da noi, che l’accogliamo con cori da stadio. Per nostra fortuna il parroco di cui sopra, riesce a dare il bambino alla scorta per farlo benedire dal Papa il quale, con sua (e nostra!) somma gioia è costretto a fermarsi. La nostra speranza si è avverata: finalmente lo abbiamo davanti a noi, a

pochissima distanza! Possiamo guardalo negli occhi, vedere la luce che emana, scordandoci di tutto il resto: della stanchezza, dell’attesa, della calca … il tempo si dilata fino a diventare infinito. Abbiamo potuto constatare con mano come Francesco riesca in modo veramente unico, a guardare quasi ogni singola persona della folla. Mia figlia voleva regalargli un peluche a tutti i costi, ma, vuoi l’emozione del saluto che le ha rivolto, vuoi che maneggiare un pupazzo e un cartellone in tutto quel caos non è cosa facile, il peluche è caduto proprio mente Papa Francesco ripartiva con la sua jeep. Un attimo di sconforto, ma solo un attimo, perché con la coda dell’occhio, il Papa ha visto cadere il piccolo regalo e ha ordinato all’autista di fermarsi e quindi di raccogliere il peluche che,assieme agli altri regali, ha continuato il tragitto nell’illustre vettura. Un’emozione che nessuna parola può davvero descrivere, ma che viene spiegata dalle parole che ci ha rivolto durante l’udienza: “Èproprio lo Spirito che abbiamo ricevuto nel battesimo che ci insegna, ci spinge, a dire a Dio: “Padre”, o meglio, “Abbà!” che significa “papà”. Così è il nostro Dio: è un papà per noi”. Ecco, il calore di Dio Padre è quello che traspare dai suoi gesti, dal suo sorriso, dai suoi occhi incredibili. E la nostra ricchezza, che ci portiamo dall’udienza di mercoledì, è quella di sentirci finalmente fisicamente e totalmente amati.

V

I fedeli della parrocchia S. Sebastiano

«IO C’ERO!» ratelli e sorelle, buonasera!» Que«che,Finsieme ste le prime parole del nuovo papa alla scelta del nome “Francesco” e il suo sorriso “buono”, ne definiscono inequivocabilmente lo spirito, le intenzioni e i modi. Era la sera del 13 marzo, io, mia moglie Rita e le nostre due bambine, Eva e Alessia, abbiamo vissuto con emozione la fumata bianca che, al quinto scrutinio, testimoniava l’elezione del nuovo Vescovo di Roma. Qualcosa di semplicemente rivoluzionario è accaduto con l’elezione di papa Bergoglio: l’imprevedibilità delle sue prime azioni ha spiazzato fedeli, media e, forse, parte del clero e stanno puntando diritto a “una Chiesa povera con i poveri”. Forse, la riforma della Chiesa è già in atto! Quando ho appreso dal parroco di San Sebastiano, la mia parrocchia, che la Diocesi di Livorno aveva intenzione di organizzare un pellegrinaggio a Roma per il 10 aprile, in concomitanza della Visita ad Limina dei Vescovi toscani, ho capito che sarebbe stata un’occasione imperdibile per ringraziare Francesco da vicino. Considerato l’orario della partenza per Roma (alle 3.30, troppo impegnativo per le due bambine) ho deciso di anticipare la partenza il giorno prima, potendo contare sull’ospitalità di un parente domiciliato a Roma. È stato bello ritrovare tutti i livornesi in piazza nel giorno della terza udienza del Santo Padre, soprattutto i miei parrocchiani, stanchi, ma con la gioia nel cuore per quell’incontro speciale. Ho respirato un’aria di comune felicità, inebriato dalla vista quasi sconfinata di fedeli, soprattutto quelli, ed erano in tanti, che portavano al collo il fazzoletto giallo della Diocesi livornese. Il momento più emozionante l’ho vissuto quando l’agitarsi della folla ha svelato che la Jeep del papa aveva cominciato il giro della piazza. Dopo qualche attimo di smarrimento e frustrazione per la difficoltà di individuare il piccolo corteo, ho seguito le persone davanti a me che, come girasoli, hanno ruotato il capo verso il maxischermo posto alla sinistra della basilica. Finalmente ho visto il pontefice salutare a grandi gesti la folla, distribuire sorrisi, alzare il pollice della mano destra in segno d’intesa. Poi ho sentito la più piccola, sulle spalle della mamma e davanti a me, annunciare trionfante: “Ecco Papa Francesco”. Una sensazione bellissima che mi ha velato gli occhi di commozione, come quando ha dato il ciuccio a una piccola bambina che le era stata affidata per un saluto. Le parole del papa hanno fatto il resto: il linguaggio semplice, le metafore, l’incedere tranquillo, consentono a tutti, bambini compresi, di comprendere i suoi discorsi. Ad esempio ricordo bene quando ha raccontato del battezzato che usciva dalla vasca indossando la nuova veste bianca: “Era nato a una vita nuova […] Era diventato figlio di

Dio. È proprio lo Spirito che abbiamo ricevuto nel battesimo che ci insegna, ci spinge, a dire a Dio – Padre, meglio, Abbà e papà. Così è il nostro Dio, è un papà per noi”. Parole dette con tono paterno, ma non paternalistico e accompagnate da una gestualità familiare per aiutarci a capire bene il suo messaggio. Questo è papa Francesco per me. Terminata l’udienza, dopo la pausa pranzo, ci siamo ritrovati nella Basilica per la celebrazione della Santa Messa presieduta dal nostro Vescovo. Monsignor Giusti, accolto con applausi e sorrisi dal gruppo dei fedeli livornesi seduti nelle panche prossime all’altare della Cattedra di Pietro, ha confermato di avere invitato il papa a Livorno per l’anno 2014 in occasione del 450° anniversario del Santuario di Montenero. Stanchi ma contenti, intorno alle 17 i gruppi si sono sciolti per intraprendere il viaggio di ritorno a casa. Finalmente posso dire: “Io c’ero!” Gaetano Mastrorilli


VI

TOSCANA OGGI 21 aprile 2013

LA SETTIMANA DI LIVORNO

Agenda del VESCOVO

VENERDÌ 19 APRILE 9.00 consiglio Fondazione Caritas in vescovado 10.00 in vescovado riunione dell’Ufficio catechistico regionale 19.00 in vescovado incontro con i Giuristi cattolici 21.00 per la visita pastorale al III Vicariato alla parrocchia di S. Agostino incontro con le coppie di sposi SABATO 20 APRILE 8.00 pellegrinaggio diocesano mensile a Montenero, ore 9.00 S. Messa 11.00 S. Messa alla chiesa della Madonna al termine dei lavori di restauro DOMENICA 21 APRILE 10.30 parrocchia S. Giovanni Bosco S. Messa e Cresime LUNEDÌ 22 APRILE Nella mattina, udienze clero in vescovado 11.30 incontro con i direttori degli uffici del centro di pastorale di formazione in vescovado Nel pomeriggio, a Roma, commissione CEI per i beni culturali

Diocesi informa L’inaugurazione della chiesa della Madonna conclusione dei lavori di restauro che hanno riportato al suo antico splendore A la chiesa dei Ss. Maria, Giulia e Francesco nella chiesa della Madonna, SABATO 20 APRILE ALLE 11.00 si terrà la solenne celebrazione eucaristica presieduta da mons. Simone Giusti

MARTEDÌ 23 APRILE A Roma, commissione CEI per i beni culturali 18.30 in occasione della visita pastorale al III vicariato, incontro con il CPAE alla chiesa di N.S. del Rosario MERCOLEDÌ 24 APRILE 9.30 ritiro del clero alla parrocchia di S. Luca a Stagno GIOVEDÌ 25 APRILE A Cortona, ritiro con i catechisti della diocesi VENERDÌ 26 APRILE Nella mattina, udienze laici in vescovado 18.30 incontro con i cresimandi, i genitori, i catechisti e i parroci dei mesi di Maggio e Giugno, alla chiesa di S. Andrea Apostolo SABATO 27 APRILE 9.00 incontro con le Scuole cattoliche 18.00 S. Messa e Cresime alla chiesa della Rosa DOMENICA 28 APRILE 11.00 S. Messa in occasione della festa patronale, alla chiesa di S. Caterina 15.00 alla chiesa di S. Leopoldo a Vada, festa per i giovanissimi 17.00 S. Messa con un gruppo di famiglie in vescovado

Date da RICORDARE In preghiera per le Vocazioni

Padre Bezzi con i MARÒ uidati da padre Gabriele Bezzi uno degli ex Cappellani militari del reggiG mento San Marco a cui appartengono i due Marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, un folto gruppo di militari in congedo lo scorso sabato 13, ha fatto sentire la propria vicinanza alle famiglie dei due militari detenuti in India. Nel corso del suo breve ma energico intervento, padre Gabriele, nel ricordare le peripezie a cui questi due marinai sono ormai sottoposti da ben quindici mesi, ha ricordato lo scopo della riunione: “questa nostra presenza davanti all’ingresso dell’Accademia, dove da sempre escono nuovi Ufficiali della Marina Militare, serve a dare maggior risonanza alla manifestazione odierna che, oltre a sollecitare le autorità competenti e la diplomazia internazionale, ad intervenire affinché questa triste vicenda abbia termine, si prefigge di mantenere viva l’attenzione su questa triste vicenda”. Prima del “rompete le righe”, padre Gabriele ha invitato tutti i presenti alla recita della Preghiera del Marinaio, chiedendo la benedizione del Signore per i Marinai e le loro famiglie, come ricordato anche nel testo dell’orazione della Forza Armata. Roberto Olivato

GLI EVENTI DIOCESANI 20 aprile Lettorato di RAMON GUIDETTI alla Parrocchia di S. Annunziata dei Greci, alla Leccia, ore 18,30 2 maggio Lettorato di SIMONE BARBIERI alla Parrocchia S. Giovanni Bosco, in Coteto, ore 21,15 4 maggio Pellegrinaggio dei bambini e dei ragazzi al Santuario della Madonna di Montenero, con partenza alle ore 15,30 da Piazzale Papa Giovanni XXIII 15 giugno Giornata dei Ministranti

PREGHIERA DEL MARINAIO A Te, o grande eterno Iddio, Signore del cielo e dell’abisso, cui obbediscono i venti e le onde, noi, uomini di mare e di guerra, Ufficiali e Marinai d’Italia, da questa sacra nave armata della Patria leviamo i cuori. Salva ed esalta, nella Tua fede, o gran Dio, la nostra Nazione. Da’ giusta gloria e potenza alla nostra bandiera, comanda che la tempesta ed i flutti servano a lei; poni sul nemico il terrore di lei; fa che per sempre la cingano in difesa petti di ferro, più forti del ferro che cinge questa nave, a lei per sempre dona vittoria. Benedici , o Signore, le nostre case lontane, le care genti. Benedici nella cadente notte il riposo del popolo, benedici noi che, per esso, vegliamo in armi sul mare. Benedici! (La preghiera del marinaio di Antonio Fogazzaro)

BREVI DALLA DIOCESI

Consulta Femminile VENERDÌ 19 APRILE ALLE 16.00 Presso l’Auditorium del Museo di Storia Naturale, incontro sul tema "Medicina di genere: quali proposte e quali prospettive per la salute delle donne oggi"

Pellegrinaggio a Montenero SABATO 20 APRILE ALLE 8.00 Pellegrinaggio mensile a Montenero e a seguire S. Messa presieduta dal Vescovo

Incontro Diaconi SABATO 20 APRILE ALLE 16.30 Presso il salone della parrocchia di S. Teresa a Rosignano Solvay, confronto sui n. 23-32 della "Gaudium et Spes " a cinquant’anni dalla sua promulgazione. "La relazione umana come strumento per la ricerca del bene comune".

La fede é un dono nella famiglia DOMENICA 21 APRILE ALLE 11.00 Alla parrocchia di San Matteo, 4° ed ultimo incontro del ciclo "LA FEDE E’ UN DONO...NELLA FAMIGLIA": 11,00 S. Messa 13,00 pranzo condiviso 14,30 - 17,00 giochi e attività


TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

21 aprile 2013

VII

“Mi sento vostro servo per amore di Gesù” ons. Diego Coletti nato a Milano il 25 settembre 1941. Nel 1960, dopo aver conseguito la maturità classica presso il Liceo Parini, entrò nel Seminario Arcivescovile di Milano. Il 26 giugno 1965 venne ordinato presbitero nella sua diocesi. Sempre nel 1965 conseguì la licenza in teologia a Milano. Dal 1965 al 1968 proseguì i suoi studi presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, risiedendo al Seminario Lombardo. Nel 1972 alla Gregoriana ottenne il dottorato in filosofia, con una tesi su «La psicologia dinamica di Hans Thome» Dal 1968 al 1977 insegnò presso il Seminario Arcivescovile di Saronno. Tra il 1977 e il 1983 ricoprì la carica di rettore del Seminario Teologico di Venegono Inferiore, in cui si formano i futuri preti della diocesi di Milano. Tra il 1972 e il 1983 fu anche rettore della comunità di teologia nei seminari milanesi e verbalista della Conferenza Episcopale Lombarda. Nel 1983 visse presso l’abbazia di San Girolamo in Roma un anno sabbatico per verificare un’eventuale vocazione monastica; successivamente fu nominato assistente di studio del cardinale Carlo Maria Martini per la preparazione del convegno di Loreto. Tra il 1984 e il 1985 fu parroco della comunità di Pino Lago Maggiore (VA), nella diocesi di Milano, e assistente diocesano dell’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani (AGESCI); dal 1985 al 1989, assistente diocesano e regionale (per la Lombardia) dell’Azione Cattolica, oltre che segretario del consiglio presbiterale diocesano Dal 1989 al 2000 fu rettore del Pontificio Seminario Lombardo in Roma; nel 1991 ricevette l’incarico di consultore della Congregazione per gli istituti di vita consacrata, nella sezione degli istituti secolari. Dal 1996 al 2000 fu presidente dell’ARCER (Associazione dei

M

Le parole pronunciate da monsignor Coletti durante l’ordinazione episcopale

rettori dei collegi ecclesiastici di Roma) e nel 1997 diventò assistente nazionale dell’AGESCI Il 9 dicembre 2000 venne nominato vescovo di Livorno, succedendo a mons. Alberto Ablondi. A consacrarlo, nel Duomo di Milano, il 13 gennaio 2001, fu il cardinale Carlo Maria Martini coadiuvato da mons. Ablondi vescovo emerito di Livorno e da mons. Bernardo Citterio vescovo titolare di Floriana e

ausiliare del Vescovo di Milano. Prese possesso della diocesi il 4 febbraio 2001. Nel settembre del 2001, il Consiglio permanente della CEI lo elesse membro della Commissione episcopale per il laicato e delegato dei vescovi italiani al X Simposio dei vescovi europei sul tema "Giovani d’Europa nel cambiamento. Laboratorio della fede". Nel 2003 venne nominato responsabile del

Lo stemma del VESCOVO «Consummati in unum» Il motto sottostante lo stemma è la traduzione latina di una frase di Gesù, riportata dal vangelo di Giovanni al capitolo 17, versetto 23. Gesù sta pregando il Padre e gli dice, a proposito dei suoi discepoli: " fà che siano perfetti nell’unità affiché il mondo creda…" Come a dire: una delle prime preoccupazioni del Vescovo deve essere quella di favorire e consolidare il rispetto vicendevole, la comunione fraterna, l’amore reciproco, e la collaborazione tra tutti i discepoli di Gesù. Ma questa "perfezione nell’unità" non è certamente il risultato di una costrizione ad essere tutti eguali. Non è neppure l’effetto di una superficiale buona educazione o di un generico "vogliamoci bene". La comunione fraterna fra i cristiani è il dono che ci viene dall’Agnello pasquale. Egli è ferito a morte e, immolato, apre i sette sigilli che impediscono di capire il senso della storia dell’umanità (parte sinistra dello stemma). La comunione fraterna tra i cristiani viene poi alimentata dal pane eucaristico, Corpo di Cristo spezzato come segno del suo amore, che ci riunisce come il pane riunisce i chicchi di grano separati dalle spighe (parte destra dello stemma). La comunione della Pasqua del Signore e la comunione dell’Eucarestia: ecco il dono di Dio che rende la Chiesa segno credibile del suo amore. Il vangelo di Giovanni, infatti, usa la stessa parola "perfetti" quando dice che Gesù, avendo amato i suoi, li amo sino alla fine ("perfezione"), e quando registra l’ultima parola di Gesù morente sulla croce: tutto è compiuto ("perfezione"). Saremo perfetti nella comunione della Chiesa, cioè "consummati in unum", se sapremo vivere e morire come Gesù, amando fino alla fine, fino alla perfezione, fino alla consumazione le persone umane con le quali camminiamo nella storia.

Coordinamento Mariano Regionale. A Livorno dette avvio a una serie di iniziative pastorali tra cui la visita pastorale indetta il mercoledì delle ceneri del 2003 e condotta tra l’ottobre del 2003 e la primavera del 2006, a tutte le comunità parrocchiali della diocesi. Ha indirizzato alla diocesi tre lettere pastorali: La prima nel maggio del 2001 dal titolo: “Il segno dell’amore più grande. Una proposta di riflessione sul tema della comunità cristiana, alla luce del capitolo XII della lettera di S. Paolo ai Romani". Un tema, quello della comunione, che riprende anche il motto scelto dal vescovo per il suo episcopato: "Consummati in unum". Una scelta dettata dalla convinzione che una delle prime preoccupazioni di un vescovo debba essere quella di favorire e consolidare il rispetto vicendevole, la comunione fraterna, l’amore reciproco e la collaborazione tra tutti i discepoli di Gesù. Esattamente un anno dopo, nel luglio 2002 esce la seconda lettera pastorale alla diocesi di Livorno. Si intitola "Andiamo alla Messa": un tema, quello eucaristico, in sintonia con il documento pontificio Novo millennio ineunte. Si tratta di una “riflessione” che il Vescovo intende condividere con la comunità su uno dei momenti principali della vita cristiana. In particolare monsignor Coletti evidenzia "Sette buone ragioni per andare a Messa", valide per tutto l’arco dell’anno e inconfutabili, che una volta comprese non possono più essere dimenticate: "il discepolo che conosce la volontà del suo maestro non ha più scuse: deve rispondere". Alla fine del 2002 la chiesa livornese vara il progetto pastorale triennale intitolato "Una casa sulla roccia", progetto che l’accompagnerà fino al 2005 e che sarà incentrato sulla famiglia, accompagnato da nove schede di riflessione, chiamate “Lo scandaglio della fede”. Nel dicembre 2004 Giovanni Paolo II lo nominò Consultore della Congregazione per l’Educazione Cattolica, carica che ricoprirà fino al 2009. Nel 2005, nell’ambito dell’assemblea della CEI, fu eletto presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, ed entrò a far parte del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana. Da questa posizione si è espresso più volte anche sui mass-media nazionali su tematiche collegate all’educazione e alla scuola. Nel 2006 esce, sempre sul tema della preghiera, la terza lettera pastorale intitolata “Pregate fratelli e sorelle”. Mons. Coletti è stato vescovo di Livorno per cinque anni. Il 2 dicembre 2006 da papa Benedetto XVI è stato nominato vescovo della diocesi di Como, carica che ricopre tuttora. A cura di Maria Luisa Fogolari, direttrice dell’archivio storico diocesano di Livorno

I nostri VESCOVI

MONS. DIEGO COLETTI QUINDICESIMO VESCOVO DI LIVORNO.........


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TOSCANA OGGI 21 aprile 2013

LA SETTIMANA DI LIVORNO

La Settimana n. 15 del 21 aprile 2013  

Settimanale della Diocesi di Livorno

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