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Il nuovo libro del Vescovo Simone

«SOLO L’AMORE SALVA» Via del Seminario, 61 57122 Livorno tel. e fax 0586/210217 lasettimana.livorno@tiscali.it Notiziario locale

Direttore responsabile Andrea Fagioli

«Solo l’amore salva»; è questo il titolo dell’ultima fatica editoriale del Vescovo Simone. Il nuovo libro, scritto da monsignor Giusti per le edizioni Paoline, sarà presentato dall’autore martedì 4 maggio in occasione di una delle due giornate diocesane di aggiornamento pastorale: alle 10.00 per il clero in vescovado alle 21.00 per i laici e religiose nella parrocchia di Santa Lucia ad Antignano

Reg. Tribunale Firenze n. 3184 del 21/12/1983

25 aprile 2010

La passione di Cristo è la passione dell’uomo in ogni tempo. Recarsi in pellegrinaggio costituisce un’occasione per fare esperienza di condivisione e comunione: una chiesa locale si reca nei luoghi della fede accompagnata dal vescovo, il quale ne è segno di unità

«Il tuo volto, Signore, io cerco» La Diocesi di Livorno in pellegrinaggio alla Sindone

DI DON FEDERICO LOCATELLI

i sono alzati prestissimo per salire sugli undici pullman cheli hanno portati a Torino. Erano più di cinquecento i livornesi che si sono recati in pellegrinaggio nella città che ospita la reliquia più voluminosa del mondo cristiano: la Sindone. È in corso per tutto il tempo pasquale la solenne ostensione di questo santo lenzuolo, con una particolarità: è la prima ostensione che avviene dopo i lavori di restauro compiuti alcuni anni fa. Adesso il lenzuolo, anche quando non viene mostrato, viene conservato disteso e non più arrotolato. Tutti i partecipanti, o almeno la maggior parte di essi, sono partiti sapendo già molte cose sul lenzuolo di lino che ci è stato trasmesso ed è venerato da secoli come il lenzuolo che ha avvolto Gesù nel sepolcro. L’immagine di un uomo disteso che vi è impressa richiama sempre moltissime persone, oltre a stupire gli scienziati che l’hanno esaminata senza riuscire a darne spiegazioni esaurienti. Semplicissimo il programma della giornata: intorno alle 11 l’orario prenotato per la visita di gruppo, nel pomeriggio alle 16,30 la celebrazione della messa in una chiesa del centro di Torino, per poi fare ritorno a casa. Solo due dei vari pullman si sono trattenuti anche un secondo giorno a Torino per visitare la reggia di Venaria e il santuario di Superga. Giunti ai Giardini Reali, dietro alla Cattedrale, tutti i pellegrini sono entrati nel percorso guidato, un tratto alla volta, interrotti brevemente dai volontari che filtravano i flussi per evitare un’eccessiva congestione. Nel parco, poco lontano dalla fila, alcuni bambini ingannavano il tempo giocando a rincorrersi. Entrati in chiesa, i pellegrini sostavano per pochi minuti davanti alla Sindone mentre una voce fuori campo guidava la preghiera. Una prima domanda che ci dovremmo porre è: Che senso ha per noi andare in

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pellegrinaggio a vedere la Sindone? Prima di tutto c’è da dire che i pellegrinaggi che si fanno oggi sono a tutti gli effetti viaggi fatti con mezzi di trasporto e non a piedi, salvo poche eccezioni (come Santiago de Compostela). Recarsi in pellegrinaggio allora costituisce un’occasione per fare esperienza di condivisione e comunione: una chiesa locale si reca nei luoghi della fede accompagnata dal vescovo, il quale ne è segno di unità. Il cristiano è sempre pellegrino perché sa che la dimora terrena è una casa di passaggio. E quella che un tempo era la fatica di camminare per mesi oggi è stata sostituita dalla fatica di aspettare in fila, di restare sereni anche nei disagi, di collaborare con ordine e pazienza con gli «angeli custodi» addetti al servizio. Ma si va in pellegrinaggio perché si avverte un bisogno. Vengono in mente le parole del salmo 26 «Il tuo volto, Signore, io cerco; non nascondermi il tuo volto». Con queste parole il salmista esprime il desiderio dell’uomo di vedere Dio da vicino; la risposta di Dio a questo desiderio si ha nell’incarnazione di Gesù. Alcuni luoghi, scelti fin dall’antichità per i pellegrinaggi, così come alcuni oggetti (le reliquie) sono come dei «segnali stradali» per la nostra fede incarnata. Anche la Sindone si presenta a noi soprattutto come un indicatore: lì c’è il volto dell’uomo sofferente, il volto del Dio che soffre per noi e con noi. Veniamo alla seconda domanda: Che cosa si prova vedendo la Sindone? Quando si va a vedere una reliquia non si va solo a fare una visita, ma si va a pregare. Moltissime persone dicono di provare, davanti al lenzuolo di lino, un senso di pace, di gioia spirituale, che sono il frutto di ogni preghiera intensa, dell’azione dello Spirito Santo che prega in noi. Altri, soprattutto i sofferenti, vi possono vedere la solidarietà di Gesù, l’uomo dei dolori, con le sofferenze (talvolta enormi) che stanno vivendo o che hanno

vissuto. Ma io credo che anche se non si prova nulla di particolare c’è un fatto: ci troviamo di fronte alla testimonianza storica di un uomo torturato e crocifisso la cui immagine è rimasta impressa nel lino come una fotografia, senza essere stata dipinta. È un pezzo di storia, una reliquia venerata da tanti cristiani. Tra noi e loro vi è una sorta di connessione che non si interrompe mai, chiamata comunione dei santi. Una terza e ultima domanda potrebbe essere: Che cosa ci resta della Sindone dopo averla vista? L’uomo di fede che contempla una reliquia mette da parte la preoccupazione verificarne l’autenticità. Mi sembrano significative le parole scelte come motto per l’ostensione: Passio Christi, Passio Hominis. La passione di Cristo è la passione dell’uomo di ogni tempo. Perciò, qualora si venisse a conoscenza che la Sindone risale a un’epoca diversa da quella del Gesù storico, come si fa a non vedere in quell’uomo il Cristo sofferente? E come spiegare il lampo di luce che ha impresso nel lino la sagoma di quell’uomo, se non come la luce della Pasqua che illumina il buio della morte? Il lenzuolo di lino offre a ogni persona una catechesi visiva della sofferenza umana ma soprattutto dell’amore infinito di Dio. Il credente che percepisce questo mistero così grande si ricorda delle parole dell’apostolo Pietro nella sua lettera: «Egli portò i nostri peccati sul suo corpo, sul legno della croce […] dalle sue piaghe siamo stati guariti”» Sta a noi trarre i frutti di questo pellegrinaggio.

LE NOVITÀ PRESENTATE ALLA CONSULTA

IL RINNOVAMENTO DEL SETTIMANALE E IL PROGETTO EDUCATIVO l centro dell’attenzione dell’ultima riunione della Consulta delle Aggregazioni laicali è stato il rinnovamento del periodico diocesano «La Settimana», che, da questo mese, ha la possibilità di pubblicare otto pagine locali. Il Vescovo ha chiarito che il giornale darà largo spazio alle diverse attività degli operatori pastorali, alle attività delle parrocchie del quinto e sesto vicariato, e, naturalmente, alle Aggregazioni laicali che ne faranno preventiva richiesta alla redazione. In questo modo si potrà dare visibilità a quelle aggregazioni, anche piccole, che ancora non ce l’hanno così che si possa dimostrare la ricchezza dei carismi presenti in diocesi e, nello stesso tempo, invogliare le persone a leggere, visto che esiste una «disaffezione cronica alla lettura». Anche le informazioni da parte della Curia Vescovile ai parroci passeranno attraverso il giornale e la posta elettronica per eliminare l’invio delle lettere. Monsignor Giusti ha anche sollecitato la partecipazione alla redazione del settimanale diocesano proponendo la disponibilità a collaborare a giovani capaci che siano intenzionati, in futuro, ad intraprendere la carriera giornalistica. Ha poi evidenziato anche la necessità di trovare degli «animatori parrocchiali» della «Settimana» che si assumano l’incarico di promoverla e diffonderla. Il rappresentante del Centro

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Mondialità ha rilevato che il giornale dovrebbe essere «presentato» e si è reso disponibile a offrire un collaboratore. E’ stato osservato che la grafica della testata è poco visibile tra le varie riviste multicolori che sono presenti in alcune chiese. Il Vescovo ha detto che, se necessario, potrebbe essere realizzata una locandina a colori per pubblicizzare il periodico e gli articoli in esso contenuti da inserire in ogni pacco del giornale inviato alle parrocchie. Si è poi parlato del «Progetto educativo diocesano» in vista del quale è stato inviato ai vari membri designati il “documento preparatorio”( che pubblichiamo integralmente a pagina V) che verrà discusso durante l’Assemblea Diocesana del prossimo 16 maggio. Il documento – ha aggiunto il Vescovo – fornisce dei dati in cui si dimostra la debolezza delle parrocchie nel fare opera di aggregazione giovanile, ma si nota anche che il 50% degli anziani richiede il funerale civile, il che dimostra un allontanamento dalla Chiesa anche degli adulti. Sono stati individuati undici argomenti con altrettante domande a cui occorre rispondere, dopo una attenta riflessione, condotta all’interno di ciascuna Aggregazione.V. La Consulta tornerà a riunirsi il 28 maggio alle 21 in vescovado. Gianni Giovangiacomo


TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

25 aprile 2010

«TESTIMONI DIGITALI VOLTI E LINGUAGGI NELL'ERA CROSSMEDIALE»

Viaggio nelle parrocchie

Nostra Signora di Fatima In Chiesa ? 1 su 100. Le difficoltà di una comunità che assiste tante famiglie, ma non ha spazi per aggregare bambini e giovani

GIAMPAOLO DONATI

vederla dall’esterno, la chiesa sembra confondersi fra le altre case del quartiere. E passerebbe forse inosservata, se non fosse per l’alto campanile che svetta accanto alla costruzione principale. Costruita fra la fine degli anni ’50 e gli inizi dei ’60, Nostra Signora di Fatima nacque da una costola della vasta parrocchia di San Matteo, ed era destinata a diventare punto di riferimento per il nuovo quartiere di Corea, venuto su dal nulla fra le miserie dell’immediato dopoguerra. D’altra parte, oltre a Corea, il territorio parrocchiale abbraccia anche la zona della Cigna, dove esiste una sorta di «succursale», la Cappella di Santo Stefano in Via Provinciale Pisana, dove la domenica viene celebrata una messa mattutina. «In tutto- ci spiega il parroco, don Giorgio Eschini, che si trova qui da appena un anno e mezzo- la parrocchia comprende circa 4500 abitanti, ma bisogna dire subito che la frequenza alle attività e alla messa è bassissima, credo che arrivi a malapena all’1%. E quest’anno, nonostante i nostri sforzi, non siamo riusciti a organizzare nemmeno una classe di catechismo per i bambini».

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I NUMERI DELLA PARROCCHIA DI NOSTRA SIGNORA DI FATIMA Indirizzo: Largo Don Alfredo Nesi 1 57121 Livorno Parroco: Don Giorgio Eschini Collaboratore: diacono Dino Renucci Telefono: 0586/410374 e-mail: gioeschi@virgilio.it Orari messe: festive: ore 9 (Cappella di Santo Stefano, Via Provinciale Pisana); ore 11 in Parrocchia; feriali ore 18 (il mercoledì presso Santo Stefano) Nemmeno una classe? Ma per mancanza di bambini o di catechisti? O di entrambi? «I catechisti in realtà ci sarebbero anche, quelli che mancano sono proprio i bambini. D’altronde, al di là della situazione della nostra parrocchia, i dati generali della città non sono certo confortanti, e noi in più scontiamo la mancanza assoluta di spazi da destinare ai giovani». Quali altre attività si svolgono allora in parrocchia? «La più importante è legata a uno, anzi due gruppi di catecumenali che hanno come punto di riferimento la nostra parrocchia. Si tratta di due gruppi molto numerosi, uno di 40 persone e uno di 30, anche se bisogna dire che non tutti i membri sono residenti nel nostro quartiere». Altre iniziative? «Sono presenti gli scout, che comprendono anche un gruppo di adulti del MASCI, di cui

è responsabile il diacono Dino Renucci, che da una grossa mano in parrocchia anche nelle altre attività. Esiste poi, ed è molto attiva, la Caritas parrocchiale, che al momento sostiene economicamente circa 45 famiglie della zona. Bisogna poi ricordare che, quando si tratta di attività più impegnative, la nostra Caritas si aggrega ad altre due Caritas parrocchiali limitrofe, quella di San Matteo e quella di San Pio X. Ma soprattutto voglio mettere in rilievo un servizio molto importante che si svolge qui da noi: si tratta del S.A.I.S., che sta per Servizio di Assistenza e Informazione Sanitaria:

DON NESI E COREA: UNA STORIA DI RISCATTO Un «villaggio» particolare ra il 1959 quando, da una costola di San Matteo, fu decisa la fondazione della parrocchia di Nostra Signora di Fatima nel quartiere di Corea. Data la precaria situazione sociale ed economica dell’area, fu richiesta da parte del vescovo di allora la collaborazione dell’ Opera Madonnina del Grappa di Firenze che, sotto la guida di don Giulio Facibeni, svolgeva opera di educazione e di sostegno ai giovani disagiati, soprattutto orfani di guerra, garantendo loro un’istruzione e l’apprendimento di un mestiere. A Livorno fu inviato don Alfredo Nesi, collaboratore di don Facibeni, che arrivò in città nel 1962, dopo aver già maturato una significativa esperienza nei quartieri operai di Fivizzano e Rifredi. Negli anni a venire Don Nesi, con una infaticabile attività, dotò il quartiere di tutti i servizi che ancora l’amministrazione pubblica non forniva, dalla scuola di base, ai servizi sanitari, fino ai campi da gioco. Prese così forma il «Villaggio di Corea», portata avanti dal sacerdote e dai suoi collaboratori, che rappresentò

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per lungo tempo una grandiosa esperienza educativa sperimentale, di grande valore scientifico e pedagogico, conosciuta a livello nazionale e internazionale. La storia livornese di don Nesi ebbe termine nel 1982, quando il sacerdote consegnò simbolicamente allo Stato delle chiavi delle Scuole Medie Pistelli, da lui stesso fondate diversi anni prima. Di don Nesi rimangono oggi una fondazione omonima, che svolge attività sociali nel quartiere di Corea, e il ricordo di un’esperienza che sembra oggi essere lontana di secoli rispetto alla realtà in cui viviamo, almeno quanto è lontana dalla attuale società consumistica e opulenta la drammatica quotidianità fatta di fame e di miseria che segnò le nostre periferie operaie nell’immediato dopoguerra. Il primo ad accorgersi che i tempi erano cambiati fu proprio don Nesi quando, dopo la sua esperienza livornese, decise di continuare la sua opera a fianco degli ultimi lontano dall’Italia, nel Brasile del Terzo Mondo, là dove il nostro benessere esportava e continua tuttora ad esportare nuovo degrado e povertà.

il servizio si svolge in due ambulatori attigui alla parrocchia dove, coordinati da due suore animatrici, alcuni medici volontari offrono gratuitamente visite specialistiche a persone indigenti, che non potrebbero permettersi di farsi assistere a pagamento. Da ricordare infine che alla parrocchia fanno capo anche due gruppi di alcolisti anonimi». Don Giorgio, in città rimane ancora molto

ella sala Marconi di Radio Vaticana Monsignor Domenico Pompili , Sottosegretario e Portavoce della CEI, ha presentato lo scorso 15 aprile, alla presenza di quaranta giornalisti, il nuovo sito internet del convegno che si terrà all’Hotel Summit di Roma dal 22 al 23 aprile prossimi. «Testimoni digitali.Volti e linguaggi nell’era crossmediale» sarò il titolo dell’evento che ospiterà almeno 8000 operatori della comunicazione e della cultura provenienti da tutte le parrocchie italiane ( 36 mila) che si concluderà il 24 aprile con l’udienza presieduta da Sua Santità nell’Aula Paolo VI in Vaticano. Monsignor Pompili ha voluto sottolineare come internet abbia cambiato il modo di comunicare e trasformato il modo in cui le informazioni vengano interscambiate tra le persone. La Chiesa allora si interroga sulla potenzialità che il «continente digitale» può offrire al vangelo. «E’ quanto mai strategico abitare il nuovo mondo digitale per portare avanti la missione dell’evangelizzazione, contribuendo a creare una mentalità plasmata dal Vangelo». Anche monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, è intervenuto alla conferenza stampa di presentazione del Convegno . «Ci troviamo in una nuova condizione mediatica, in un mondo interconnesso, dove i media non sono più uno strumento, ma fattori di un ambiente», ha rilevato il segretario Cei. Tutto il Convegno sarà trasmesso in diretta web con la possibilità di consultare le registrazioni delle sessioni, scaricare i materiali relativi agli interventi. Il Convegno rappresenterà anche «un modo straordinario» per rispondere alla sfida dell’emergenza educativa, nella prospettiva decennale che avrà al centro proprio il tema dell’educazione . Come diocesi livornese avremo anche noi la nostra rappresentanza e vi racconteremo la nostra esperienza al nostro ritorno.

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La voce della chiesa in periferia

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impensabile». I tempi sono senza dubbio cambiati, sono stati fatti anche recentemente molti interventi di risanamento, ma nell’immaginario dei Livornesi Corea continua ad essere considerato un quartiere “difficile”: lei, don Giorgio, come vede da parroco l’attuale situazione della zona? «Dal punto di vista sociale, come dicevo, molto è sicuramente

PER INFORMAZIONI PIU’ PRECISE POTETE CONSULTARE IL SITO WWW TESTIMONIDIGITALI.IT Simone Marcis

MARTEDÌ 27 APRILE il Vescovo sarà disponibile ad incontrare i gruppi dei cresimandi in Vescovado Per motivi organizzativi si prega di dare comunicazione del numero dei partecipanti alla segreteria del Vescovo entro Venerdì 23 Aprile

AGENDA DIOCESANA VENERDÌ 23 APRILE 12.00 il Vescovo celebra la Messa a Villa Tirrena 16.00 il Vescovo, in prefettura, partecipa alla presentazioone del dossier regionale sull’immigrazione a cura della consulta regionale dei prefetti 17.30 Alla chiesa della Santissima Trinità, Padre Fabrizio Civile, tiene la catechesi, a seguire preghiera e confessioni per il gruppo di preghiera di Padre Pio 18.30 il Vescovo presiede la Messa per il gruppo di preghiera di Padre Pio alla chiesa della Santissima Trinità SABATO 24 APRILE 10.00 il Vescovo partecipa al TAN all’Accademia Navale 18.00 il Vescovo celebra la Messa e conferisce i battesimi e le cresime all’Istituto Immacolata

vivo il ricordo di don Nesi e della sua opera educativa qui in Corea: che cosa rimane oggi di quell’esperienza? «Esiste una fondazione che porta il suo nome, che occupa dei locali parrocchiali, anche se non fa parte della parrocchia in senso stretto, e che continua a svolgere attività di educazione e animazione fra i giovani. Bisogna ricordare però che oggi i tempi sono cambiati, la situazione socio economica non è più quella del dopoguerra: don Nesi, ad esempio, aveva introdotto anzitempo l’esperienza della “terza media obbligatoria”, iniziativa che decadde quando per legge fu esteso l’obbligo scolastico. Lo stesso vale per le esperienze educative legate all’apprendistato lavorativo dei giovani: all’epoca si insegnava un mestiere già a ragazzi di 12-13 anni, oggi una cosa del genere sarebbe ovviamente del tutto

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cambiato rispetto al passato: questo non vuol dire che la situazione sia semplice, ma sicuramente molte problematiche che troviamo qui, come ad esempio il vandalismo giovanile, le possiamo riscontrare anche in altre zone della città. Dal punto di vista economico, invece, esistono ancora molte difficoltà fra le famiglie del quartiere; e, come accennavo sopra, sono sempre molte quelle che sono seguite dalla nostra Caritas». Progetti per il futuro? «La nostra idea è quella di restaurare due edifici vicini, uno dei quali è la primitiva chiesa dei tempi di Don Nesi, per creare spazi da destinare ai giovani, spazi che, come ho detto prima, al momento mancano del tutto. Anche il vescovo, al quale ho esposto la questione, si è detto d’accordo sul progetto di restauro, e ha promesso che farà il possibile per darci una mano».

DOMENICA 25 APRILE 10.15 il Vescovo celebra la Messa a Villa Serena 12.00 il Vescovo celebra la Messa alla chiesa del Sacro Cuore (Salesiani) in occasione della giornata della famiglia salesiana 15.30 il Vescovo guida il ritiro della Sfop alla chiesa di Santa Lucia (Antignano) 16.00 alla chiesa del Sacro Cuore Incontro dell’Apostolato della preghiera a seguire animazione del Rosario e S. Messa MARTEDÌ 27 APRILE 16.00 il Vescovo presiede la Messa per la Giornata del malato nella chiesa di Santa Lucia ad Antignano MERCOLEDÌ 28 APRILE 12.00 il Vescovo benedice ed inaugura il pulmino donato dalla Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno alla Stella Maris, in Capitaneria di Porto 18.00 il Vescovo partecipa al tavolo dell’oggettività in Vescovado GIOVEDÌ 29 APRILE 9.30 il Vescovo si ritrova in preghiera con i presbiteri a Quercianella 18.00 il Vescovo presiede la Messa nella chiesa di Santa Caterina, in occasione della festa patronale VENERDÌ 30 APRILE 17.00 il Vescovo partecipa al corso di formazione del Cif dal titolo "Le cure di fine vita" al Regina Mundi al Calambrone SABATO 1 MAGGIO 16.00 il Vescovo presiede la Messa con i lavoratori immigrati nella chiesa dei Ss. Pietro e Paolo DOMENICA 2 MAGGIO 11.00 il Vescovo celebra la Messa e conferisce le cresime nella parrocchia di San Ranieri a Guasticce


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LA SETTIMANA DI LIVORNO

25 aprile 2010

L’anniversario di monsignor Guano (4)

Spirito cristiano e amore verso i fratelli

L’amore per Maria

Visita agli ambulatori delle Figlie della Misericordia di Corea

l 25 marzo 1966 monsignor Guano, rientra in diocesi dopo 8 mesi di assenza per malattia . Dopo la visita al SS. Sacramento in Cattedrale, rientra in Vescovado e scrive ai suoi livornesi una lettera molto edificante per la fede, che manifesta la disponibilità a pronunciare il suo “Fiat voluntas tua”; inizia così:“ Finalmente dopo più di otto mesi di assenza ,sono tornato a casa tra voi. Questa malattia e le esperienze di questo periodo mi hanno offerto tanti spunti di meditazione..Vorrei soprattutto ricordare una cosa. Mi pare di aver capito un fatto elementare che tutti conosciamo, ma spesso dimentichiamo, cioè che noi possiamo fare, i nostri piani ( io avevo fatto piani per la mia attività ,per la diocesi, per il Concilio) ma Dio ha Lui i suoi programmi: vuole servirsi di noi in maniera diversa da quello che noi pensavamo, forse semplicemente non vuole servirsi di noi. A noi spetta accettare… contenti di essere più accomunati con quelli che sembrano più soggetti alla malattia … ma contenti soprattutto che il Signore faccia Lui… Debbo scusarmi se non ho saputo fare abbastanza a vostro servizio… Se il letto non è stato ciò che avrebbe dovuto essere per me e per voi: un po’ una cattedra e un altare (...) Ho parlato forse troppo di me. Ora vorrei chiedervi quasi di dimenticarmi per pensare al Signore Gesù… Nei suoi scritti è continuo il riferimento alla devozione filiale a Maria. 8 maggio 1966 pellegrinaggio diocesano a Montenero ( monsignor Guano lo termina portando la Croce penitenziale: oggi vi leggiamo quasi una premonizione del suo calvario) “ Mi unisco a voi nel salutare la carissima Madre nostra , dicendo a Lei con voi “ Ave Maria. Mi stringo insieme con Lei e con voi, attorno all’altare nell’offrire e nel ricevere Gesù. Con voi chiedo a Lei che ci ottenga le tante grazie di cui abbisognamo nella nostra vita, che ci ottenga soprattutto la grazia di non staccarci mai dal suo Figliolo, di avere sempre in noi, e tra noi, la presenza e l’amore di Dio…. Più che di una devozione mariana sarebbe da parlare dell’aspetto mariano che è presente nella devozione cristiana a Dio. C’è un unico Dio: Padre Figlio e Spirito Santo. C’è un unico Mediatore tra Dio e il Mondo : Gesù Cristo Signore, figlio di Dio fatto uomo. C’è un’unica Chiesa in cui Cristo raccoglie gli uomini per unirli al Padre. Ma non si può pensare a Cristo senza pensare alla Madre che Egli ha voluto avere facendosi uomo; senza pensare come nella Chiesa c’è una madre che è Madre di Cristo e dei cristiani:Maria ; certo non comparabile alla grandezza di Cristo che è Dio, ma dopo Cristo e accanto a Lui il fiore e il frutto più splendente di bellezza e di amore nella Chiesa. Nell’ottobre 1966 suggerì una riorganizzazione dei misteri del rosario relativi a Cristo visti come misteri di Maria perché: vi ha la sua parte insostituibile secondo i disegni di Dio. La sua santità e la sua maternità ci fanno capire più a fondo l’opera santificatrice di Cristo … Maria dà ai nostri rapporti con Dio…. a tutta la vita cristiana quel tono di famiglia per cui Cristo ha voluto che lo sentissimo come Fratello e sentissimo Dio come Padre; quel tono di famiglia che diventa in noi qualche cosa di intimo e di spontaneo per il fatto che Maria è la Madre di Gesù e la nostra Madre…. A cura di Maria Luisa Fogolari

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«Cercasi medici volontari che vogliano collaborare alle attività di assistenza ai più poveri promossa dal SAIS (Servizio di Assistenza e Informazione Sanitaria): dallo scorso anno, infatti, ci sono due nuovi ambulatori a disposizione nel quartiere di Corea.» Oliva Salvador, presidente dell’associazione da 17 anni, ci spiega: «Dopo cinque anni di lavori siamo arrivati ad avere altri due ambulatori, in totale sei ambulatori, accessoriati di tutti i servizi richiesti dalla ASL.» Con l’occasione siamo tornati a trovare le «Suorine di Corea», in Via La Pira 7; siamo seduti allo stesso tavolo di due anni fa, davanti allo stesso vecchio treno sul binario fantasma, ma il progetto voluto da Suor Paola è sempre più vero e presente, nonostante la sua scomparsa. «Prima di tutto i ringraziamenti a tutti coloro che hanno contribuito a realizzare il progetto voluto da Suor Paola, Suor Beatrice e Suor Tarcisia continua Oliva Salvador – la Fondazione Cassa di Risparmio, i pensionati della CISL, la Banca d’Italia, uno dei tesserati in

particolare, l’ARCIT .gli utenti con le loro libere offerte (a volte costituite anche da un solo ma importante euro), i tesserati con le loro quote annuali (15 euro a socio), i soci sostenitori con le loro quote, i pochi cittadini che ci hanno devoluto il 5‰, e i fornitori che ci hanno regalato tanto sotto forma di materiali e opere: Docoedil di Giambastiani per l’edilizia, Fortunato per l’idraulica, Labromarmi per la gradinata, Italgronda per le tettoie ». «Tanti ne abbiamo da ringraziare – intervengono le Sorelle - e sicuramente ci dimentichiamo di nominarne qualcuno e ce ne scusiamo». «Abbiamo ricordato Paolo Lugetti e Giovanni Mancusi?» «Loro ci hanno seguito e aiutato nei rapporti con il Comune e l’ASL e la Provvidenza non ci ha mai lasciato soli». «Nella realizzazione del progetto abbiamo proceduto in questo modo: quando c’erano i fondi andavamo avanti, quando finivano ci fermavamo. Sono passati circa venti anni e abbiamo in mente ancora tante idee da realizzare, ci piace pensare in grande». «Nei nuovi ambulatori abbiamo messo una

targa dedicata a suor Paola. Sulla targa si riflette l’immagine del Centro e si legge questo suo pensiero: "Carissimi, ravviviamo la fede ad ogni istante, non sciupiamo le occasioni che Dio ci offre ogni giorno, sappiamole “offrire” per amore. Dio è con noi. Uniti nell’amore e nella preghiera! Affettuosamente Suor Paola” e poi c’è un post scriptum: “Siate sereni.” «Attualmente il personale infermieristico è costituito da dodici persone; il personale addetto all’accettazione

De Gasperi e la democrazia dell’alternanza cura del Circolo culturale «Il Centro» si è Atenuta, nella Sala consiliare della provincia, la presentazione del libro di Giovanni Di Capua «De Gasperi e la democrazia dell’alternanza». La rilettura del decennio degasperiano – ha detto il direttore del «Centro» Enrico Dello Sbarba – ci propone una dimensione politica ricca di una valenza etica e culturale che non è presente ai nostri giorni. L’incontro è stato coordinato dal giornalista Nicola Graziani che ha dato la parola al presidente della Provincia Giorgio Kutufà. Una delle caratteristiche di De Gasperi – ha detto – fu quella che «nacque povero e morì povero», un uomo che ha saputo guidare il nostro paese nella ricostruzione e nel passaggio dalla monarchia alla repubblica. Diceva che «il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista invece alle prossime generazioni», in questo senso De Gasperi fu un vero statista perché fu uno dei lungimiranti costruttori dell’unità europea. L’ex ministro Gerardo Bianco ha poi ricordato che De Gasperi riuscì a stabilizzare la democrazia nel nostro paese nonostante una cultura dominata da una sinistra accentratrice, e si prodigò affinché il suo partito non si chiudesse in se stesso ma si aprisse agli altri. Vannino Chiti ha sottolineato che il premio di maggioranza proposto ai tempi di De Gasperi dava forza ai partiti minori delle coalizioni, e la democrazia di oggi deve basarsi su regole condivise e le leggi elettorali devono fare in modo che i cittadini possano scegliere i propri rappresentanti. L’autore del libro, Giovanni Di Capua, ha aggiunto che la figura di De Gasperi è di massima attualità per la sua politica delle alleanze partitiche, egli è da considerarsi un uomo del futuro e non del passato perché oggi nessuno ha la capacità democratica che lui ha dimostrato nella conduzione del paese. Gi. Gi.

ed all’informazione è costituito da sei persone e poi ci sono medici specializzati per un totale di quindici persone: dottori in cardiologia, dermatologia e venerologia, ginecologia e ostetricia, medicina interna, pediatria, psichiatria, psicologia, medicina legale, scienza dell’alimentazione e gastroenterologia.» Uno dei bisogni maggiormente curati è costituito dalla cura delle ulcere della pelle, tanto che anche dall’Ospedale i pazienti vengono invitati a rivolgersi al Centro delle “Suorine” di Corea, perchè “lì sono bravi”. L’equipe del Prof. Romanelli e della Dott.ssa Dini, infatti, cura in media 20/30 persone a settimana Inoltre, una volta l’anno viene organizzato, negli spazi che abbiamo a disposizione, un corso pratico per i medici e gli infermieri specializzati in questo campo. «A fine anno sono circa 2400 le

prestazioni fornite dai nostri medici». Oggi è mercoledì, il mercoledì pomeriggio è dedicato all’ambulatorio di pediatria; abbiamo interrotto le visite per scattare qualche foto veloce al Dr Vizzoni, alla sua assistente e ai bimbi in attesa del loro turno. L’ambiente è sereno, le persone sono sorridenti, ho voglia di tornare presto a vedere cosa “combinano” queste due Sorelle che, con la loro squadra di volontari, riescono a moltiplicare il loro amore. Lascio di seguito le coordinate bancarie per chi volesse contribuire alle spese di mantenimento dei servizi del SAIS: CF: 92024950492 Servizio di Assistenza e Informazione Sanitaria IBAN: IT87W06200139010000 00250964aazz« Per ogni altra informazione chiamate pure gli ambulatori al numero 0586/406081 nei giorni di apertura oppure chiamate il numero 0586/424698, dove rispondono 12/24 le nostre “Suorine”. Angela Blanco

Dal rapporto annuale presentato dalla Caritas e dalla Fondazione Zancan

Aumenta la povertà, anche quella «sommersa» d avvalorare i fatti significativi esposti nelle relazioni del Convegno di Quaresima, riteniamo opportuno riportare alcuni dati tratti dal Rapporto annuale della Caritas Italiana dove emerge che le persone in difficoltà che chiedono aiuto hanno avuto un incremento su base annua del 20%. Ai Centri di ascolto si sono rivolte più di 80 mila persone. Si tratta di oltre 5 mila famiglie corrispondenti al 7,7 del totale, la presenza dei poveri italiani è aumentata di circa 10 punti percentuali mentre gli immigrati tornano a chiedere aiuto alla Caritas anche 6 anni dopo il loro arrivo in Italia. Nel Mezzogiorno dove le famiglie in difficoltà sono superiori alla media nazionale, la crisi rischia anche di aumentare il numero di coloro che sono costretti ad affidarsi agli usurai. Ci sembra necessario anche aggiungere che le difficoltà di bilancio di molti enti lo-

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cali (provincie, comuni) ha determinato una contrazione dei servizi sociali essenziali con la conseguenza di non essere più in grado di contrastare i casi di povertà estrema. Esiste anche una «povertà sommersa» per cui molte famiglie italiane non si rivolgono alla Caritas per «orgoglio», «vergogna», «dignità», per loro la richiesta di aiuto significa il riconoscimento di un fallimento, si tratta, molto spesso e specialmente in Toscana (anche a Livorno) di un ceto medio caduto in povertà per la crisi di alcuni settori di produzione. Il Rapporto Caritas sottolinea che sono colpite dalla crisi particolarmente le famiglie monoreddito, giovani o giovani adulte, anche con figli piccoli a carico, che basano il loro reddito su lavori interinali, stagionali o a tempo determinato a cui non sono stati rinnovati i contratti. Rientrano in queste categorie disagiate, che spesso non riescono a far fronte

alle spese ordinarie per la sopravvivenza, anche le famiglie monoparentali (cioè formate da una sola persona, è il caso di molte vedove rimaste sole), oppure quelle che presentano genitori separati o divorziati. E’ stato rilevato che ci sono famiglie di due persone che non riescono a spendere in media al mese più di 155 euro, cioè 5 euro al giorno! Negli ultimi anni sono approdate alle mense dei poveri persone che in passato non avevano problemi economici. La povertà cresce con l’allargarsi della famiglia, infatti nelle coppie con due figli l’incidenza di povertà raggiunge il 16,2 per cento, con tre figli sale al 25,2 per cento. Sembra di essere in presenza di una congiura contro la famiglia quando invece c’è bisogno di una politica fiscale amica della famiglia. Per questo andrebbe anche cambiata la politica degli assegni familiari, nel 2008 sono stati spesi 6 milioni e 607 mila euro ma il be-

neficio finale è risultato irrisorio: poco più di 10 euro al mese per ogni beneficiario, questa somma di denaro potrebbe essere meglio utilizzata nell’erogare servizi a titolo gratuito per le famiglie a basso reddito con figli minori dal momento che una retta mensile per l’asilo nido può incidere del 9% sul reddito di una famiglia di questo tipo. La Fondazione Zancan, che conduce l’indagine sulla povertà insieme alla Caritas, dice apertamente che «…la povertà nel nostro paese potrà essere vinta o almeno ridimensionata, se ci sarà una seria volontà di farlo … il superamento della crisi richiede un ripensamento globale del modello di sviluppo e il recupero di alcuni valori che si sono smarriti o quanto meno oscurati, quali la centralità della persona, l’uguaglianza degli uomini e dei popoli, la solidarietà nazionale e in ternazionale». Gi. Gi.


TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO IL DOCUMENTO PREPARATORIO ALL'ASSEMBLEA DIOCESANA DEL 16 MAGGIO.........

Per una nuova attenzione educativa Pubblichiamo il Documento preparatorio dell’Assemblea Diocesana del 16 Maggio. analisi sull’«Iniziazione cristiana nella nostra diocesi» ci presenta un quadro con luci e ombre. Le prime sono costituite da seri tentativi di dare continuità all’azione educativa, a cominciare dal battesimo fino all’età della professione di fede (18-19 anni), che si evidenziano nel progressivo coinvolgimento delle famiglie, nella presenza di catechisti educatori, nel puntare sulla partecipazione alla Messa domenicale e nel riferimento, a livello di contenuti, ai catechismi della CEI. Le seconde riguardano soprattutto gli «abbandoni» dopo la prima comunione che vanno dal 20% al 50 % e dopo la cresima raggiungono punte anche del 70%. Queste percentuali trovano conferma nei dati riguardanti la celebrazione dei sacramenti nella nostra diocesi dal 2001 ad oggi. Causa di tutto ciò può essere rinvenuta nella mancanza di un progetto catechistico che riflette la poca coscienza da parte delle parrocchie di essere comunità educanti. Per quel che riguarda i catechisti, il numero è sufficiente anche se l’inserimento dei più giovani si fa sempre più difficile a causa della mancanza di una prassi in questo senso e della mobilità dovuta al ritmo di studio e di lavoro. Questi elementi hanno poi una ricaduta nello stile di far catechesi, in termini di pesantezza e fatica. Parlando poi di famiglia, manca un’attenzione specifica a quelle situazioni piuttosto diffuse di «legami spezzati« o di «convivenza». Inoltre, la catechesi risulta in alcune situazioni ancora legata a schemi di tipo scolastico con poche esperienze che rivelino un’attenzione globale alla persona. Questi dati confermano che siamo dentro ad un processo di progressivo allontanamento dalle forme tradizionali con cui si esprime la fede, rifuggendo in forme privatistiche o addirittura nell’indifferenza, oltreché in gesti caratterizzati da un vago senso religioso (cfr. n.1 Il contesto socio-religioso del nostro territorio, in «Annunciare Gesù vero volto di Dio. Orientamenti pastorali 20082011»). Ora, in questa situazione, lungi dall’abbandonarsi al pessimismo o dal lasciarci guidare da nostalgie per un passato superficialmente considerato migliore rispetto al presente, siamo chiamati a vedere un’occasione propizia per riscoprire il cuore del messaggio cristiano, attuare una reale conversione degli stili con cui vivere la fede in Gesù morto e risorto oggi, ripensare le forme di trasmissione della fede, suscitare una rinnovata passione educativa vissuta con gioia. Occorre un rinnovamento del modo di pensare la trasmissione della fede nel territorio della nostra diocesi, in cui emerga con più

L’

Analisi della situazione attuale e le questioni aperte in vista della definizione di un progetto educativo diocesano chiarezza e convinzione il rapporto vitale tra scelta educativa e dimensione missionaria. Così come ci viene ricordato da «Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia», gli orientamenti pastorali dell’episcopato italiano per il primo decennio del Duemila, al n. 44: Se comunicare il Vangelo è e resta il compito primario della Chiesa, guardando al prossimo decennio, alla luce del contesto socioculturale di cui abbiamo offerto qualche lineamento, intravediamo alcune decisioni di fondo capaci di qualificare il nostro cammino ecclesiale. In particolare: dare a tutta la vita quotidiana della Chiesa, anche attraverso mutamenti nella pastorale, una chiara connotazione missionaria; fondare tale scelta su un forte impegno in ordine alla qualità formativa, in senso spirituale, teologico, culturale, umano; favorire, in definitiva, una più adeguata ed efficace comunicazione agli uomini, in mezzo ai quali viviamo, del mistero del Dio vivente e vero, fonte di gioia e di speranza per l’umanità intera. z In che modo maturare una più convinta mentalità educativa e missionaria nelle nostre realtà ecclesiali?

L’analisi delle esperienze parrocchiali relative all’Iniziazione cristiana ha mostrato la mancanza di un «linguaggio comune» fatto di mete e contenuti in grado di interpretare la vita cristiana e la sua educazione. Siamo allora chiamati a ripartire da qui. Un primo passo può essere considerato l’elenco dei criteri per suscitare l’elaborazione di un progetto di educazione alla fede in Cristo, come è stato suggerito dal Consiglio Pastorale Diocesano: 1. La continuità del percorso educativo attraverso un progetto che abbia chiari metodologia e contenuti; 2. La caratteristica non elitaria ma popolare, offerta a tutti pur nella diversità degli approcci e dei tempi di maturazione 3. Un’ esperienza di comunità che mette al centro l’Eucarestia domenicale 4. L’attenzione in termini di tempo e di risorse adeguate per la formazione degli educatori 5. L’armonia e la sinergia tra le diverse dimensioni della vita di fede (catechesi, liturgia, carità) 6. La molteplicità dei soggetti coinvolti (famiglia, presbiteri, diaconi, catechisti, animatori..) 7. Il legame tra la fede e la vita, in modo che ci sia interazione reciproca 8. La capacità di fare sintesi tra le molte esperienze e appartenenze che oggi si vivono 9. L’educazione ad una spiritualità cristocentrica che conduca ad un’esperienza

personale sempre più viva di Gesù e del suo Vangelo 10. La coscienza dei doni ricevuti e della capacità di viverli nel dono di sè. 11. L’apertura alla Chiesa locale, al vicariato, al territorio, alle realtà pastorali più povere. z Condividiamo questi criteri? Quali modifiche e ampliamenti suggerire?

Alla luce dell’analisi fatta nelle parrocchie e di questi criteri, siamo chiamati poi ad individuare alcuni punti di partenza per dar vita ad un progetto educativo e missionario articolato e condiviso. Già la Scuola di Formazione per Operatori Pastorali rappresenta una risposta e un impegno sul quale la nostra diocesi sta investendo molto. L’offerta, sia di corsi di base che di approfondimento, vuole andare incontro all’esigenza di formazione che l’esercizio dei vari servizi pastorali richiede, come anche alla domanda di approfondimento delle ragioni della fede cristiana in relazione alle trasformazioni sociali e culturali del mondo di oggi. Certo, ci sono ancora margini di miglioramenti, ma la direzione formativa è segnata. Ma ciò che dall’analisi della situazione soprattutto emerge, in maniera più o meno espressa, è l’esigenza di trasmettere la fede attraverso relazioni interpersonali che domandano il coinvolgimento diretto di tutti i soggetti in gioco, a partire dalla famiglia, dai presbiteri e dagli operatori pastorali. E un’attenzione privilegiata a quelle situazioni esistenziali che possono diventare «soglie» per accedere o riscoprire la fede: la nascita di un figlio le decisioni per dare un volto al futuro l’inizio della vita insieme di una coppia la condizione di maturità che esige fedeltà alle scelte fatte la sofferenza e la fragilità La scelta è quella di privilegiare i luoghi e i tempi della vita, quelli caratterizzati dai passaggi che indicano possibilità di maturazione umana e cristiana, se ben accompagnati; a partire il più delle volte da una «fede ridotta a tradizioni, a consuetudine esteriore e individualista, per trasformarla in scelta personale, libera e convinta, autenticamente comunitaria» (Consiglio episcopale permanente CEI, L’iniziazione cristiana 3, n. 9). z Fra queste «soglie», possiamo sceglierne alcune dalle quali partire per pensare il progetto educativo diocesano.

Possibili scelte sulle quali confrontarsi possono essere le seguenti:

1. La soglia delle decisioni per dare un volto al futuro che riguarda l’educazione dei giovani. Da due anni si sono costituiti i gruppi di animazione vicariale guidati da alcuni presbiteri giovani e formati dagli educatori degli adolescenti (14-19) delle parrocchie e associazioni e movimenti ecclesiali presenti nel territorio. Rinsaldare questi strumenti pastorali può significare: - affidare ai presbiteri un mandato più autorevole in seno al vicariato; - offrire loro una formazione più adeguata nel campo della catechesi e della pastorale giovanile, perché venga spesa nella formazione di educatori laici ben preparati e nell’accompagnamento spirituale degli stessi e dei giovani; - avviare percorsi mistagogici (14-18 anni) di ripresa e di approfondimento vissuto della fede, in vista della professione di fede (19 anni); - creare una continuità nel cammino di fede attivando uno stretto legame con gli educatori dei pre-adolescenti (11-14 anni), proponendo esperienze in stile oratoriale; - aiutare le famiglie nel loro compito educativo in questa fase critica dell’età dei loro figli; - porre un’attenzione particolare ai luoghi della vita (scuola, gioco, sport, strada, lavoro...) per raggiungere i cosiddetti "lontani" attraverso la creazione di modalità e percorsi anche nuovi. 2. La soglia dell’inizio della vita insieme di una coppia riguardante le giovani coppie, quelle che si accostano per domandare il matrimonio e che nella maggior parte dei casi necessita di una rievangelizzazione. Si tratta, allora, di creare percorsi, darsi dei tempi e studiare le forme più opportune per la realizzazione di questo accompagnamento. Queste scelte non intendono mettere in ombra le altre età e situazioni della vita a cui dare attenzione attraverso l’impegno educativo ordinario, ma possono rappresentare due luoghi esistenziali, a partire dai quali sviluppare con coraggio e creatività esperienze educative e missionarie più ampie. z Privilegiare le situazioni esistenziali di «soglia» può essere una scelta ecclesiale educativa appropriata all’oggi? z Le due «soglie», delle decisioni per dare un volto al futuro e dell’inizio della vita insieme di una coppia possono rappresentare i punti di partenza per una rinnovata attenzione educativa e missionaria nella nostra diocesi? z Oppure si ritiene che altre situazioni esistenziali debbano avere la precedenza?

DOCUMENTO

25 aprile 2010

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La Settimana - n. 15 del 25 aprile 2010