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IL GRANELLO di senape di mons. Alberto Ablondi

Via del Seminario, 61 57122 Livorno tel. e fax 0586/210217 lasettimana.livorno@tiscali.it Notiziario locale

Direttore responsabile Andrea Fagioli Coordinatore diocesano Nicola Sangiacomo

ell’esempio di Gesù c’è il prezioso insegnamento per questo N amore universale verso il mondo che inizia però dall’amore per il proprio territorio. Gesù ha pianto per la sua città e sulla croce, per la salvezza del mondo, ha portato i suoi piedi sporchi della terra di Gerusalemme. Dovremmo far comprendere ai ragazzi, così facilmente incantati da un facile amore universale, questo stile di amore universale di Gesù, che parte dal particolare e dall’immediato. Così i ragazzi impareranno allora che l’amore per il Terzo mondo inizia dall’amore e dal servizio alla "nonna" e che la partecipazione alla sofferenza di tutti gli uomini parte dall’impegno nel proprio territorio.

Reg. Tribunale Firenze n. 3184 del 21/12/1983

16 marzo 2014

Carità «à la carte»?

(Relazione sulla Pastorale catechistica dei ragazzi 1982)

LINEA di Pensiero di Luca Lischi

Astinenza e digiuno onvertirsi. Abbiamo la possibilità C in questi quaranta giorni di preparazione alla Pasqua di meditare,di fare silenzio, di condurre una vita più sobria e di ricercare un maggiore rigore interiore. I tempi della crisi e il troppo vociare dell’era tecnologica ci offrono l’occasione per abbellire "la nostra casa" di modestia e di umiltà e di ripensare e rigenerare i nostri stili di vita. L’ astinenza, il digiuno (non solo dai cibi) e la penitenza siano per ognuno compagni salutari nel cammino quotidiano. Saranno un balsamo per aiutarci ad irradiare le nostre vite con la luce della giustizia. Con la speranza di portare energie nuove nei nostri paesi e nelle nostre città.

Il Convegno diocesano Catechesi e Caritas del 29 marzo in via Donnini. Un invito a tutti gli operatori pastorali che si occupano di carità, catechesi, giovani e famiglia eggendo le Scritture risulta peraltro chiaro che la proposta del Vangelo non consiste solo in una relazione personale con Dio. E neppure la nostra risposta di amore dovrebbe intendersi come una mera somma di piccoli gesti personali nei confronti di qualche individuo bisognoso, il che potrebbe costituire una sorta di "carità à la carte", una serie di azioni tendenti solo a tranquillizzare la propria coscienza».(E.G. 180).

«

L

Queste parole di Papa Francesco sono il leitmotiv del Convegno Diocesano Catechistico che vede l’unione con la Caritas Diocesana, per un unico Congegno che si volgerà il 29 marzo nel nuovo centro di via Donnini. Questa attenzione alla Carità non fatta di piccoli gesti individuali, come ci invita papa Francesco, è una parte integrante dell’atto catechistico, infatti non si ha

annuncio del Vangelo se questo non si realizza nella pratica, ma soprattutto se non si vive la Carità come fondamento della catechesi, addirittura potrei dire dell’intera azione pastorale della Chiesa. Questa idea era una delle attenzioni dell’Ufficio Catechistico, che infatti propose lo scorso anno la gita del 25 aprile a Cortona, proprio per iniziare un percorso di riflessione su Catechesi e Carità, visto che la diocesi che ci ospitava aveva elaborato un progetto, che vedeva la collaborazione tra Catechesi e Caritas diocesane. Ecco che quest’anno il Convegno Diocesano giunge alla sua seconda tappa, visto che la prima è stata caratterizzata dall’incontro con Mons. Bregantini avvenuto il 18 dicembre presso le "Sorgenti della Carità" di via Donnini. Il Convegno Catechesi e Carità, vedrà la presenza di Don Salvatore Soreca,

Al Santuario di Montenero

24 ORE PER IL SIGNORE DALLE 17 DEL 28 ALLE 16 DEL 29 MARZO ADORAZIONE EUCARISTICA CONTINUA E CONFESSIONI a Nuova Evangelizzazione ha tra i suoi Lsacramento compiti quello di rendere più centrale il della Penitenza. Per questo motivo, ci proponiamo di valutare al massimo il tempo della Quaresima come momento particolarmente adatto per vivere l’esperienza di evangelizzazione alla luce del sacramento della Penitenza. È nata così la proposta «24 ore per il Signore». A partire dalle ore 17 di venerdì 28 marzo, per ventiquattro ore, si chiede che almeno una chiesa in ogni diocesi possa rimanere aperta per consentire a quanti lo desiderano di accostarsi al sacramento della penitenza, auspicabilmente in un contesto di adorazione eucaristica. L’iniziativa dovrebbe essere pastoralmente preparata..Per questo abbiamo pensato a un breve sussidio pastorale che le Edizioni San Paolo

giovane catecheta, assistente di studio dell’Ufficio Catechistico Nazionale, che aiuterà a riflettere sul rapporto Catechesi e Carità, non una catechesi che fa piccoli gesti di carità, ma che ha alla base la Carità. La sua relazione darà l’avvio a dei gruppi di lavoro che dovranno elaborare delle proposte perché questo tema si realizzi nelle nostre parrocchie, attraverso la collaborazione dei catechisti con le caritas parrocchiali. Questo convegno quindi, pone un altro tassello al lento rinnovamento proposto dal vescovo Simone, cioè la pedagogia del "fare consapevole", che aiuta il ragazzo a comprendere, che essere cristiani non è solo una dottrina, ma, potremmo dire, "uno sporcarsi le mani" che fa incontrare Cristo in modo concreto. Da qui allora, la proposta di quest’anno di fare un unico convegno in Quaresima, che veda uniti la Caritas con l’Ufficio Catechistico. Ma a questo

proporranno sia direttamente ai parroci interessati sia in abbinamento ad alcune loro riviste. A Roma, l’iniziativa sarà presieduta da Papa Francesco con una celebrazione penitenziale nella Basilica di San Pietro. Conclusa questa celebrazione, le confessioni proseguiranno in alcune chiese del centro storico che rimarranno aperte per accogliere quanti desiderano incontrare il Signore e fare esperienza della sua misericordia. La celebrazione, unita all’adorazione eucaristica, continuerà fino alle ore 16,00 di sabato 29 marzo per concludersi alle ore 17,00, con la celebrazione dei Primi Vespri della Dominica in Laetare nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia, santuario romano della Divina Misericordia. La proposta è rivolta alla Chiesa intera con l’intento di poter creare una felice tradizione, che annualmente troverà riscontro nella IV Domenica di Quaresima. Secondo le indicazioni del Pontificio Consiglio per la Promozione della nuova evangelizzazione

appuntamento sono invitati a partecipare non solo operatori Caritas e i catechisti della formazione cristiana, ma tutti coloro che si occupano di catechesi da quelli degli 0-6 anni, alla catechesi familiare, dei fidanzati e degli adolescenti,

giovani e adulti. Un convegno ambizioso, forse sì! Ma vogliamo crederci e vogliamo continuare a camminare insieme per far sì che la nostre parrocchie siano sempre di più animate dall’azione testimoniante di Cristo Amore.

Riepilogando: SABATO 29 MARZO ALLE ORE 16.00 presso le "SORGENTI DELLA CARITÁ" di Via Donnini 165. Ma non finisce qui… infatti il terzo appuntamento sarà la Gita del 25 aprile a S. Antimo. don Fabio Menicagli


II

TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

16 marzo 2014

L’anniversario della morte di don Luigi Giussani

È questa la società che vogliamo? del IX anniversario della morte Ideldeln occasione Servo di Dio don Luigi Giussani e XXXII riconoscimento pontificio della Fraternità, si è tenuta presso la chiesa di S. Giulia, la Messa presieduta da monsignor S. Giusti. La comunità di CL si ritrova, inoltre, per la ricorrenza dei 60 anni della nascita del movimento; 60 anni da quell’iniziale “salire le scale del liceo Berchet”, così come ce lo racconta nel suo libro dedicato alla Vita di don Giussani A. Savorana, di cui il 14 Marzo sarà presentato nella nostra città. Nella fedeltà al carisma di don Giussani, - si legge nell’intenzione - chiediamo a Dio la grazia di una sana e bella inquietudine affinché, seguendo papa Francesco, riconosciamo in ogni circostanza della vita l’iniziativa di Dio che sempre ci precede e ci attrae a Sé con il Suo amore. E con Cristo presente andiamo incontro a ogni uomo che Lo desidera e Lo cerca con verità per rendere visibile l’essenziale. Ma cos’è questo carisma? Introducendo la celebrazione Mons. Giusti ha evidenziato come don Giussani non abbia voluto fare niente di nuovo, se non mettere al centro Cristo e costruire la Chiesa attraverso la realtà: incontrando degli studenti in treno, prima, e a scuola, poi. Nell’omelia – che prende avvio dal passo del Vangelo di Matteo in cui Gesù manifesta ai suoi discepoli quelle che sa essere le prospettive della sua vicenda terrena e, di fronte alle rimostranze di Pietro gli dice “Va’ dietro di me, Satana, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini” – il Vescovo ha individuato nella difficoltà di seguire i disegni di Dio anziché la mentalità del mondo “il dramma di sempre”, che anche Don Giussani si trovò ad affrontare nei momenti più difficili della storia del movimento, riuscendo, tuttavia, a tener sempre chiara la rotta – cioè tenendo

sempre al centro Cristo – così da evitare che il suo impegno cadesse nel moralismo e divenisse sterile. Occorre aver sempre chiara la bussola: Cristo al centro. Il Vescovo delinea, poi, un’immagine dell’attuale società capitalistica occidentale (ma non tralascia riferimenti alla corruzione e alla decadenza delle società cinese e russa), come figlia di una cultura centrata sull’appagamento dei desideri, egoista ed individualista, in cui si vende la coscienza in cambio del potere e del denaro e in cui si fa sempre più pressante la costruzione di uno Stato etico, ideologico e intollerante. Attribuisce la causa di questa crisi morale al fatto che si è cercato di emarginare la religione dalla società, un principio di bene – quindi Dio stesso – dal cuore delle persone che, smarrita la bussola, non sanno più cos’è bene e cos’è male. Basti pensare che in Belgio hanno dovuto inventare il consenso dei bambini per l’eutanasia, perché altrimenti sarebbe stata una legge contraria alla Carta Europea. Un bambino non chiede di essere ucciso, ma chiede ai suoi genitori di stargli vicino, di aiutarlo a guarire. Ma è questa la società che vogliamo? Si è poi chiesto il Vescovo. Giussani ci insegna come un’esperienza spirituale forte e radicata in Cristo ci impedisce di lasciarci abbagliare dall’ideologia. Una delle frasi di Don Giussani: “In casa mia c’era poco pane, ma tanta musica”: un’educazione al bello. Dobbiamo costruire qualcosa di grande, avere il coraggio di pensare a una società diversa dalla presente. Certamente non siamo dei conservatori per il conservatorismo, ma non a patto di trasformare i valori fondanti in una semplice lotta di potere. Cristo al Centro. Nella misura in cui Cristo è al centro vi potrà essere una profonda liberazione, nostra e della società tutta. a cura di Andrea Capaccioli VENERDÌ 14 MARZO ALLE 21.00 PRESSO IL MEETING & CONFERENCE CENTRE PANCALDI ITALIA EVENTI, PRESENTAZIONE DEL LIBRO “VITA DI DON GIUSSANI”

La parola alle... CARITAS PARROCCHIALI

«Vogliamo togliere il tempo alla solitudine» Nella Parrocchia della Madonna i volontari del Centro d’ascolto operano per offrire un sostegno concreto a molte persone provenienti da situazioni di disagio. Tra cui molti anziani soli e poveri

DI FABIO FIGARA

pesso abbandonati dai figli; oppure costretti ad ospitarli nuovamente con loro, dopo che hanno perso il lavoro. E a mantenerli, pur sapendo di non poterci riuscire. O magari soli, forse malati, circondati da solitudine e indifferenza. Un effetto della crisi economica, sicuramente, ma anche di una cultura che porta a vedere gli anziani solo come un peso. Realtà che non possono più essere ignorate né tollerate. I parrocchiani della chiesa della Madonna hanno pensato di affrontare tale situazione offrendo una serie di servizi rivolti proprio a loro. «Abbiamo cominciato nel 2011, organizzando un incontro al mese con gli anziani che abitano la nostra Parrocchia spiega don Placido Benivetto, parroco della Madonna - ad oggi, nonostante le attuali difficoltà economiche, grazie ai numerosi volontari che si adoperano per portare avanti un servizio di questo tipo, riusciamo a sfamare, in media, almeno 25 persone per 12 volte

S

al mese, tre volte ogni settimana, proponendo un ulteriore incontro, seguito da S. Messa, a cui possono partecipare anche i loro parenti» Spesso bussano alla porta del centro di Via delle Galere, adiacente alla chiesa, anche molti utenti provenienti dal quartiere Venezia. «Queste persone, comprese in una fascia di età tra i 65 e i 99 anni, soffrono anzitutto di solitudine: abbandonate completamente a loro stesse, cercano un dialogo, un confronto, qualcuno con cui confidarsi, e qualche attività per trascorrere serenamente le giornate. Ecco, vorremmo proprio aiutarli a “togliere il tempo alla solitudine”. E molti di loro, avendo una pensione

piuttosto bassa, sono entrati pure nella soglia di povertà». Ad affiancare la Caritas della Madonna in questa “opera di sostegno agli anziani fragili”, arrivano aiuti anche da molte altre associazioni, tra cui l’Ordine di Malta, il Cisom e l’SVS, che non solo offrono ulteriori volontari per i turni della mensa (solo per questo servizio è necessaria la presenza di almeno 24 persone ed un coordinatore per ogni mattina), ma si occupano anche di organizzare varie occasioni di intrattenimento e momenti di attività fisica assistita. A causa dei tagli voluti dall’Europa su alcuni fondi, molti dei quali utilizzati per il finanziamento di attività solidali, il Banco Alimentare non riesce più ad erogare le medesime quantità di viveri degli anni precedenti, causando delle difficoltà notevoli nel reperimento di risorse. Fortunatamente, oltre che dalle

raccolte monetarie devolute dai parrocchiani, il Centro usufruisce di un contributo da parte della CET, la Conferenza Episcopale della Toscana. «Attualmente stiamo cercando di educare i giovani a comprendere loro quanto sia importante l’aiuto del prossimo in difficoltà, e, di riflesso, sensibilizzare le loro famiglie continua don Salvatore - da settembre abbiamo chiesto a tutti i bambini del catechismo di portare un prodotto alimentare, una volta al mese, da destinare alla Caritas» Ma non solo mensa per anziani: all’interno del Chiostro della Madonna è attivo il Centro d’ascolto ogni 1° e 3° lunedì del mese, dalle 15.00 alle 17.30, con distribuzione dei pacchi alimentari. Purtroppo anche altre realtà, seppur in numero limitato, si affacciano ai locali del Centro Caritas: ludopatici, tossicodipendenti e alcolisti (sempre più spesso Italiani) chiedono aiuto o assistenza per risolvere i propri problemi. Fortunatamente anche grazie ad un’ottima collaborazione con la Caritas diocesana, il Centro d’ascolto della Madonna riesce ad arginare molte di queste situazioni, dimostrando quanto sia importante il mantenimento di una “Rete per la Carità” nella nostra città.

PRIMA FESTA DIOCESANA DEI BEATI FRANCESCO E GIACINTA MARTO

Un cuore per Gesù ella parrocchia di N.S di Fatima, sede N diocesana del Movimento del Messaggio di Fatima, si è svolta la prima festa in onore dei Pastorelli di Fatima: i Beati Francesco e Giacinta Marto. I Beati Francesco e Giacinta, beatificati il 13 maggio del 2000 da Giovanni Paolo II, sono due figure molto importanti da fare conoscere ai bambini, ma anche ai grandi; i due pastorelli, infatti, insieme alla cugina Lucia, videro per tre volte un angelo e, da maggio a ottobre del 1917, il giorno 13 , apparve loro la Madonna che li esortava a pregare e offrire sacrifici per riparare i peccati, ottenere la conversione dei peccatori e la pace del mondo. Infiammati d’amore per il Signore e per le anime, ebbero una sola aspirazione: pregare e soffrire, secondo l’invito dell’Angelo della Pace e della Madonna. Arrivati molti bambini e ragazzi dalle varie parrocchie della diocesi , accompagnati dai genitori e da alcune catechiste, la festa ha avuto inizio alle 15, animata da don Rosario Esposito, con una processione iniziata nei giardini della parrocchia fino alla chiesa, dove due ragazzi hanno portato le due statue dei pastorelli fino all’altare, e tutti hanno offerto un fiore bianco deponendolo ai piedi del quadro del Cuore Immacolato di Maria.

Molto bello e coinvolgente, anche per i grandi, il momento di preghiera dove ogni bambino ha scritto una preghierina a Gesù per intercessione dei pastorelli, inoltre la scritta sul cartoncino a forma di cuore del proprio nome offerto alla Madonna, che a luglio depositeremo a Fatima nella Cappellina delle Apparizioni, con la recita dell’Atto di Consacrazione. Interessante anche il cartone animato sulla storia dei pastorelli e sulle apparizioni

di N.S. di Fatima piaciuto molto anche ai genitori e alle catechiste. Nel finale i bambini si sono divertiti tantissimo con il lancio dei palloncini ai quali avevano spillato la preghiera personale scritta precedentemente. Alessandra e Silvia M.M.F.


TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

16 marzo 2014

III

Enrico Meschini ci racconta il suo “caffè”

NEL MONDO della Musica

Tutto il mondo in un chicco

Una chitarra per amica È possibile fare della propria passione un lavoro? Greta Merli, giovane musicista livornese c’è riuscita e ci racconta come ha realizzato il suo sogno DI

GAETANO MASTRORILLI

reta Merli, nata e vissuta a Livorno, classe 1983, mamma livornese e papà aretino. Un fratello pianista, plurilaureato e insegnante nelle scuole pubbliche e docente di pianoforte.

G

Che ci fa con una chitarra a tracolla? «Ah, non me ne ero accorta… Beh, ormai è un pezzo di me. Passare tanto tempo insieme ci consente di approfondire la reciproca conoscenza». Della musica ha fatto una professione? «Sì, e mi ritengo fortunata! Insieme con alcuni colleghi ho creato, e gestisco, una società chiamata “Percorsi Musicali”, un centro di musica polifunzionale che organizza corsi di musica (classica, jazz, moderna, elettronica e per l’infanzia), noleggia numerose sale prova e ospita uno studio di registrazione di alto livello tecnico. Una professione, la mia, fatta di tante sfumature di colore: dall’insegnamento, ai concerti, ai servizi al pubblico, alle sessioni di registrazione». Esiste, dunque, l’equazione lavoro = passione? «Per me, esiste! Volgendo lo sguardo al passato rivedo i momenti d’incertezza tra la scelta della professione d’ingegnere o quella del musicista… Credo di aver scelto la strada giusta, quella che mi ha condotto alla meta più amata e alle cose che meglio so fare! In un momento così difficile per l’occupazione, la scelta migliore che un giovane possa fare per il proprio futuro è coltivare i propri sogni e lottare perché si realizzino. Proprio così, “lottare”. L’Italia non è terreno fertile per i giovani imprenditori che devono letteralmente "combattere" contro gli ostacoli di un sistema sociale imbrigliato nelle maglie della burocrazia e aggravato da una crisi strutturale senza precedenti. Spero davvero che i genitori non ostacolino le passioni e le inclinazioni di quei figli che della musica vorrebbero farne un lavoro o anche semplicemente uno straordinario strumento per

a leggenda narra che Livorno fu il primo porto Ltrattaitaliano in cui sbarcarono i chicchi di caffè. Ma non si solo di mito se anche Paolo Castignoli, direttore

avvicinarsi all’arte. Io sono stata fortunata: mia madre mi ha sempre supportata nelle mie scelte». Qual è la sua formazione musicale? «Nasco come chitarrista classica. Dopo aver conseguito il diploma di solfeggio e il compendio inferiore di chitarra, ho affrontato lo studio moderno dedicandomi alla chitarra acustica, a quella elettrica e all’armonia Jazz. Ho iniziato a suonare in alcune band pop-rock e formazioni “unplugged” (che utilizzano strumenti acustici, ndr). La Musica è più ortodossia dei postulati di teoria musicale o più ricerca e sperimentazione? «Io amo la ricerca e la sperimentazione, ma quello del suono è un mondo da rispettare, da coltivare e da ritrovare, giorno dopo giorno. M’ispiro ai grandi chitarristi, quelli che riconosci dalla prima nota che suonano: credo sia importante e stimolante rivolgersi a chi la musica l’ha costruita e, al tempo stesso, trasformata. Evviva la molteplicità delle sonorità, la ricchezza degli effetti prodotti dagli strumenti elettronici, la varietà delle chitarre, ma non dimentichiamo che la Musica prima di essere fuori, è nelle mani, nella testa e nel cuore». Come è cambiata la vita di un musicista nell’era del Web 2.0? «Sinceramente non credo che internet abbia mutato il modo di fare musica, né che sia cambiato qualcosa per un musicista. Peraltro i miei studenti parlano e vivono in un mondo assai lontano dal mio ma, forse, rispetto al tempo in cui io ero studentessa, non è cambiato poi molto, salvo il fatto che oggi siamo costretti a perdere tempo dietro ai “social”, alla pubblicità e alle forme di comunicazione di ogni tipo. La musica, per fortuna, è fatta di cose concrete: di mani, di orecchie, di occhi, di persone che cercano, che si fermano e che ascoltano. La musica scaricata, riprodotta dalle cuffiette e vista su Youtube non porta direttamente alla sua conoscenza che invece si persegue ascoltando gli artisti dal vivo, studiandone e discutendone le performance.

Tuttavia mi rendo conto che la multimedialità rappresenta un veicolo importante per la diffusione del gusto musicale». Dunque lei non riconosce alcun valore aggiunto a internet, soprattutto in relazione alla possibilità di "creare pubblico" per un artista? «Io credo che i fans si creino con il tempo e il sudore, suonando dal vivo. Indubbiamente il fatto che essi possano seguirti sul web è certamente un valore aggiunto rispetto al passato, ma non si costruisce un seguito di pubblico dalla rete, se mai è vero il contrario». Plugged o unplugged? «Unplugged? Forse… Il mio primo grande amore è senza dubbio la chitarra acustica, sebbene io la concepisca in una versione piuttosto “contemporanea”. Infatti, mi piace usare sulla chitarra oltre a suoni "legnosi", propri dello strumento, anche effetti di delay (“eco”, ndr), il looper (sistema elettronico a pedale che permette di fare piccole registrazioni dal vivo e riascoltare immediatamente, ndr) e di percussione sulla cassa. Adoro suonare la chitarra acustica, è un po’ come il blues, sangue e passione: devi faticare per far uscire la sua voce e darle il tempo di crescere e maturare. Quando la suoni con tanta “presenza”, ti fanno male le mani, le braccia. La senti, è viva e allo stesso tempo sa essere dolce e delicata, seducente... Oggi, però, con la mia nuova band (le Missteryke) eseguo brani inediti dal sapore hard rock tutto italiano. Insomma, ho imparato a fare amicizia con la chitarre elettrica… »

… allora Plugged? «Beh, diciamo che ho scoperto di amare tutte e due!» Quali sono i suoi prossimi impegni? «Portare avanti i progetti cui tengo di più: Percorsi Musicali (www.facebook.com/centrope rcorsimusicali), il centro polifunzionale di cui accennavo sopra. Naturalmente lavorare per i due gruppi musicali di cui faccio parte: le Honky Tonk Girlz (www.facebook.com/HonkyTo nkGirlz), duo unplugged, chitarra e voce, con cui suono principalmente cover con arrangiamenti originali e le Missteryke (www.facebook.com/pages/Mi ssteryke), rock band per cui sono chitarrista e autrice». Ci indica tre priorità irrinunciabili nella sua vita? «L’amore per le persone. L’amore per la musica e, in particolare, per la chitarra. Viaggiare… nella curiosità!» Per finire, le pongo la stessa domanda che rivolsi nel 1995 a Gaetano Curreri degli Stadio. Cos’è per lei un accordo di settima? «Forse è la “domanda” che ogni musicista si pone ogni giorno per diminuire la distanza che lo separa dalla perfezione assoluta della musica, per avvicinarsi alla meraviglia di quest’arte unica e immensa. Ogni tanto qualcuno ci riesce. Ecco che dalla settima, stato di sospensione e attesa, si passa a uno stato di perfezione assoluta: penso a Jeff Beck, a Tommy Emmanuel, Jimi Hendrix, a Stef Burns, a Eric Clapton...»

dell’Archivio di stato per molti anni e conoscitore attento delle origini del "labrone", sosteneva di aver trovato un documento che dimostrasse come il caffè fosse arrivato preda dell’assalto a una nave turca messo in atto dalla Compagnia di Santo Stefano. La storia non ci dice in quale modo quel primo carico venne usato ma certo è che col tempo la città ha imparato ad amare quel prodotto. Intorno a un buon caffè conversavano artisti in Piazza Cavour, nello storico caffè Bardi, punto di ritrovo di personaggi che hanno dato lustro alla nostra città in campo artistico. Ancora oggi il caffè è un piacere tanto che in una città di piccole dimensioni come la nostra si contano più di quattro grandi torrefazioni, senza scordarsi i piccoli negozietti che ancora puntellano le strade del centro. Oggi ne vogliamo conoscere una che non solo vanta un’esportazione in tutto il mondo e un’ottima qualità, ma che forse trova la sua particolarità anche nella persona che ne è a capo. Ornitologo in gioventù, Enrico Meschini rappresenta la quarta "generazione Arcaffé", storico marchio made in Livorno. "Mi sono laureato in scienze naturali e per dieci anni ho seguito questa passione. Poi, a 35 anni, mi sono dedicato all’azienda di famiglia, Arcaffé appunto, fondata nel 1945, con un’esperienza nell’arte del caffè iniziata già dal 1893". Ma lui non era un imprenditore e cancellare una mente scientifica non era facile. Forse proprio questo è stato quello che lo ha portato a creare un’azienda sempre più rinomata: "Ho trasmesso tutti quei valori e esperienze che mi ero costruito con la mia vita fino a quel momento, guardando all’azienda non con un occhio da imprenditore ma basandomi anche in questo caso su un approccio scientifico che era quello che conoscevo meglio". È così che oggi il signor Meschini è amministratore unico Arcaffé Estero e Presidente de "Le Piantagioni di caffè", l’altra torrefazione nata in Via Provinciale Pisana dalle radici Arcaffé. Sì, perché Arcaffé oggi ha una duplice identità: il caffè che beviamo in Italia non proviene più dall’azienda del signor Meschini, anche se mantiene il nome originario, che si è dedicata solo al caffè di esportazione di altissima qualità con contatti europei ma non solo. Le Piantagioni di caffè ha deciso invece di mantenere anche il territorio italiano. L’etichetta su cui si legge "Livorno" arriva fino in Russia, in Canada, ad Hong Kong e in Corea e supera il Mar Mediterraneo fino a Israele. "Proprio lì abbiamo trovato il nostro cliente migliore, tanto da decidere di impiantare una torrefazione locale". L’interno della struttura di Via Provinciale Pisana è impregnata dell’aroma inconfondibile con una sala di degustazione dove uno dei 12 dipendenti si dedica all’ assaggio del caffè tostato nella sala accanto. "Il nostro è un prodotto monopiantagione per macchine espresse da bar. Monopiantagione vuol dire qualità che è quello su cui abbiamo voluto specializzarci". Per farlo, negli anni ’90 Enrico Meschini iniziò a visitare le piantagioni nei paesi produttori, El Salvador, Costa Rica e Guatemala. "Era un investimento importante per una piccola azienda, ma aveva un significato forte". Per trovare qualità era necessario il contatto con chi quel caffè lo toccava e lo sceglieva, per far capire loro i problemi che ci potevano essere una volta arrivato al consumatore."E’ così che ho fondato Caffè Speciali Certificati, una associazione di 9 torrefazioni italiane la cui missione è promuovere la cultura del caffè di qualità attraverso la conoscenza diretta delle piantagioni di provenienza. Conoscere il produttore fa sì che lui abbia un occhio di riguardo nei tuoi confronti e come te punti alla cosa più buona che possa produrre. Da questa esperienza è nata un’imprenditorialità dal volto più umano". La linea Le Piantagioni di caffè vanta anche un prodotto "Fair trade": "Abbiamo voluto insegnare l’assaggio del caffè espresso così come viene fatto in Europa per far capire come quaggiù viene interpretato il gusto". Oggi Enrico Meschini grazie alla sua azienda è stato nominato partner tecnico Slow Food per il caffè. Tra tanti che se ne vanno, è bello scoprire che Livorno nasconde ancora tanti piccoli o grandi imprenditori che con coraggio hanno fatto della qualità la loro arma contro la crisi. Giulia Sarti


IV

TOSCANA OGGI

LA SETTIMANA DI LIVORNO

16 marzo 2014

Agenda del VESCOVO

Diocesi informa

VENERDÌ 14 MARZO Nella mattina, udienze laici in vescovado 18.00 il Vescovo partecipa alla presentazione del libro "Vita di don Giussani" a cura del Portico di Salomone al Meeting & Conference Centre Pancaldi (ingresso Bagni Pancaldi) SABATO 15 MARZO 8.00 pellegrinaggio mensile diocesano a Montenero a seguire S. Messa e rito dei catecumeni 16.00 incontro con i bambini capitani delle squadre partecipanti alla Junior Tim Cup, il calcio degli oratori DOMENICA 16 MARZO Il Vescovo è a Verona per impegni pastorali

Elenco delle celebrazioni giubilari in onore della B.M.V. di Montenero in Diocesi

LUNEDÌ 17 MARZO 21.15 in vescovado, cineforum

Chiesa della Madonna sabato S.Messa alle ore 8 preceduta dalle Lodi alle ore 7,30. S.Sebastiano sabato S.Messa alle ore 8,30. Nostra Signora di Fatima il giovedì celebrazione dei Vespri alle ore 16,30. S.Giuseppe sabato S.Messa alle ore 9. S.Maria del Soccorso sabato S.Messa alle ore 9. S.Maria di Montenero tutte le S. Messe in orario celebrate al Santuario sono celebrazioni giubilari. S.Teresa del Bambin Gesù sabato S.Messa alle ore 8,30. Cattedrale venerdì Rosario e Adorazione Eucaristica in onore della Madonna alle ore 17. Sabato S.Messa alle ore 10. S.Maria Assunta a Castellanselmo sabato S.Messa alle ore 10 preceduta dal Rosario alle ore 9,30 (tutte le memorie mariane saranno celebrate alle ore 18).

MARTEDÌ 18 MARZO Nella mattina, udienze clero in vescovado MERCOLEDÌ 19 MARZO 9.30 il Vescovo è in visita alla Wass 10.45 il Vescovo, visita l’Anfass a Villa Serena 18.00 S. Messa e processione in occasione della festa patronale a S. Giuseppe GIOVEDÌ 20 MARZO 9.30 ritiro spirituale del clero per la Quaresima a villa Tirrena 21.15 in occasione della visita pastorale al VI vicariato, incontro con i genitori dei ragazzi del catechismo della parrocchia di S. Martino in Parrana VENERDÌ 21 MARZO Nella mattina, udienze laici in vescovado 19.00 vespri e lectio divina in seminario 21.15 consiglio pastorale diocesano in vescovado

ALCUNE INIZIATIVE PER QUESTO ANNO

Le attività delle ACLI

SABATO 22 MARZO 11.00 S. Messa per i Cavalieri Costantiniani alla chiesa di S. Caterina 18.00 S. Messa e cresime alla parrocchia della SS.ma Trinità DOMENICA 23 MARZO 11.00 S. Messa e cresime alla parrocchia di S. Stefano a Castelnuovo della Misericordia

Libri da LEGGERE

di Mo.C.

Perroni M. e Legrand H. a cura di -Avendo qualcosa da dire. Teologhe e teologi rileggono il Vaaticano II.- Ed. Paoline, pp. 224, euro 16,00. Perché impegnarsi a promuovere anche in ambito teologico la prospettiva di genere, guardare e rileggere il Vaticano II dal punto di vista delle donne? Non si tratta di una prospettiva parziale? è questo il dubbio che viene prendendo in mano questo testo che propone, arricchendoli, gli atti del Convegno internazionale "Teologhe rileggono il Vaticano II", svoltosi a Roma nell’ottobre 2012. Alla questione risponde nell’introduzione al libro, con grande incisività, la teologa Marinella Perroni, curatrice del volume insieme al domenicano Hervé Legrand: "Guardare alla storia, anche a quella del Vaticano II, dal punto di vista delle donne non significa scegliere una prospettiva parziale né, tanto meno, ghettizzante. Significa, piuttosto, guardare alla storia di tutte e di tutti: il punto di vista delle donne è, forse, non usuale, ma riguarda la società intera, la Chiesa tutta. Con la loro analisi e la loro valutazione della realtà, le donne offrono un contributo non alle donne soltanto, ma alla politica dei loro Paesi, alla cultura delle loro società, all’insieme delle loro Chiese. Quando un Paese o una Chiesa include o esclude le donne, ne va della cultura politica di quei Paesi o della visione comunitaria di quelle Chiese. [...] Genere è categoria dell’essere e del pensare, determina le pratiche e le riflessioni critiche sulle pratiche, attiene alle esperienze e alla loro traduzione narrativa e, quindi, alla trasmissione dei loro significati".Va infine detto che non si tratta di una rivisitazione storica, magari lamentosa e nostalgica, ma di uno sguardo positivo e fattivo verso il futuro, in cui accanto alle questioni aperte si stagliano prospettive e potenzialità.

ei locali dell’associazione nella sede di via Cecconi si è riunita la presidenza delle Acli provinciali per compiere una riflessione sulle attività in corso e sul loro sviluppo futuro. Il presidente, Antonio Melani, nel fare il punto sul tesseramento ha messo in risalto la sostanziale stabilità del numero complessivo degli iscritti malgrado la disaffezione delle persone alla partecipazione dovuta anche alla situazione di crisi che stiamo vivendo. Per quanto riguarda le attività di servizio a favore dei cittadini, la programmazione degli interventi risulta oggi difficile da determinare perché bisogna tener conto degli eventuali nuovi provvedimenti legislativi di cui non si è ancora in grado di conoscerne la forma e la consistenza. Nel prosieguo dei lavori dell’incontro è emersa la linea di sostenere i Circoli come investimento di energie per il futuro, il proposito di vitalizzare le Acli si è già manifestato nel Circolo di Piombino con una iniziativa specifica come quella della raccolta di indumenti dismessi in simbiosi con la locale San Vincenzo de’ Paoli. Riguardo al Patronato Acli si è constatato che si sono prodotti gli stessi ricavi dell’anno precedente e i primi due mesi del 2014 risultano molto promettenti. Per quanto concerne i moduli del CUD non verranno più mandati ai cittadini e saranno reperibili presso i patronati che li stamperanno gratuitamente, saranno anche ritirabili negli uffici postali con l’esborso di un piccolo corrispettivo. La stampa gratuita del CUD potrà anche permettere agli uffici del patronato di verificare se ci sono pratiche da attivare nell’interesse dei cittadini richiedenti. Le Acli livornesi -ha aggiunto il presidente- sono attualmente impegnate nel settore della Formazione Professionale, infatti insieme alle Acli di Pontedera si sta svolgendo un Corso in ambito agricolo rivolto ai ragazzi senegalesi per far loro acquisire delle conoscenze fondamentali riguardo alla vite - olio cultura. Il fine, al termine del Corso, è quello di fornire loro la possibilità di aprire una propria attività in Senegal oppure di essere impiegati in aziende italiane operanti in questo settore. In aprile sarà aperto un Corso rivolto agli stranieri per apprendere la lingua italiana, l’ufficio Informagiovani è in grado di fornire ogni dettaglio, mentre con il Cesvot è in attuazione un Corso per assistenti volontari per la sicurezza degli anziani. Le Acli sono anche in primo piano nel Corso del servizio di orientamento della Regione Toscana rivolto a 450 lavoratori dell’intera provincia di Livorno in cassa integrazione di lungo periodo, cioè in mobilità da almeno due anni, il Centro per l’Impiego sarà l’ente preposto al controllo di questo servizio. Sono inoltre allo studio delle particolari convenzioni per agevolare i pensionati per poter usufruire di occasioni culturali e di svago. Gi. Gi.

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BREVI DALLA DIOCESI

Cooperatori Paolini- Cif- Aimc- Cesvot SABATO 15 MARZO DALLE 10.30 ALLE 16.30 Presso la Casa di ferie "Regina Mundi" incontro dal titolo "Le donne nella Bibbia" Introduce e saluta monsignor Giovanni Paolo Benotto Arcivescovo di Pisa, intervengono: Lidia Giorgi (pastora battista), Barbara Pandolfi (teologa), Maria Paola Foralni (Pittrice), Mariangela Sarti (scrittrice), Massimo Lucchesi (giornalista dell’Osservatore Romano), Maria Letizia Gaudenzi (Presidente Cif Regionale). Modera: Monica Leonetti Cuzzocrea Saranno esposte le opere della pittrice Maria Paola Forlani di Ferrara

Confesercenti MARTEDÌ 18 MARZO ALLE 15.30 Nella Sala Capraia della Camera di Commercio, convegno dal titolo "S.O.S. usura. La dimensione del fenomeno dalle imprese alle famiglie"

NEL 450° ANNIVERSARIO DELLA MADONNA DI MONTENERO “Ero carcerato e siete venuti a trovarmi”

FESTA DI SAN DISMA Protettore dei detenuti SABATO 29 MARZO ALLE 11.00 Santuario di Montenero S. Messa presieduta da mons. Simone Giusti

In quest’occasione sarà presentato il libro dal titolo "L’altra libertà" Premio Nazionale "Emanuele Casalini" 12ma edizione- Bollate 2013


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LA SETTIMANA DI LIVORNO SPUNTI DI RILFESSIONE: SECONDA DOMENICA DI QUARESIMA.........

I doni di Dio, segni di un amore sconfinato Dimostriamoci vicendevolmente l’amore di Dio (Dai « Discorsi » di san Gregorio Nazianzeno, vescovo. Disc. 14 sull’amore verso i poveri, 23-25; PG 35, 887-890) 1. RICONOSCI I DONI DI DIO Riconosci l’origine della tua esistenza, del respiro, dell’intelligenza, della sapienza e, ciò che più conta, della conoscenza di Dio, della speranza del Regno dei cieli, dell’onore che condividi con gli angeli, della contemplazione della gloria, ora certo come in uno specchio e in maniera confusa, ma a suo tempo in modo più pieno e più puro. Riconosci, inoltre, che sei divenuto figlio di Dio, coerede di Cristo e, per usare un’immagine ardita, sei lo stesso Dio! Donde e da chi vengono a te tante e tali prerogative? Se poi vogliamo parlare di doni più umili e comuni, chi ti permette di vedere la bellezza del cielo, il corso del sole, i cicli della luce, le miriadi di stelle e quell’armonia ed ordine che sempre si rinnovano meravigliosamente nel cosmo, rendendo festoso il creato come il suono di una cetra? Chi ti concede la pioggia, la fertilità dei campi, il cibo, la gioia dell’arte, il luogo della tua dimora, le leggi, lo stato e, aggiungiamo, la vita di ogni giorno, l’amicizia e il piacere della tua parentela? Come mai alcuni animali sono addomesticati e a te sottoposti, altri dati a te come cibo? Chi ti ha posto signore e re di tutto ciò che è sulla terra? E, per soffermarci solo sulle cose più importanti, chiedo ancora: chi ti fece dono di quelle caratteristiche tutte tue, che ti assicurano la piena sovranità su qualsiasi essere vivente? Fu Dio. 2. RICAMBIA CON L’AMORE Ebbene, egli in cambio di tutto ciò che cosa ti chiede? L’amore. Richiede da te continuamente innanzitutto e soprattutto l’amore a lui e al prossimo. L’amore verso gli altri egli lo esige al pari del primo. Saremo restii a offrire a Dio questo dono dopo i numerosi benefici da lui ricevuti e quelli da lui promessi? Oseremo essere così impudenti? Egli, che è Dio e Signore, si fa chiamare nostro Padre, e noi vorremmo rinnegare i nostri fratelli? Guardiamoci, cari amici, dal diventare cattivi amministratori di quanto ci è stato dato in dono. Meriteremmo allora l’ammonizione di Pietro: Vergognatevi, voi che trattenete le cose altrui, imitate piuttosto la bontà divina e così nessuno sarà povero. Non affatichiamoci ad accumulare e a conservare ricchezze, mentre altri soffrono la fame, per non meritare i rimproveri duri e taglienti già altra volta fatti dal profeta Amos, quando disse: «Orsù, voi che dite: Quando sarà passato il novilunio e si potrà vendere il grano, e il sabato per aprire i magazzini? }) (Cfr. Am 8, 5). 3. DIVIENI IMITATORE DI DIO. Operiamo secondo quella suprema e prima legge di Dio che fa scendere la pioggia tanto sui giusti che sui peccatori, fa sorgere il sole ugualmente per tutti, offre a tutti gli animali della terra l’aperta campagna, le fontane, i fiumi, le foreste; dona aria agli uccelli e acqua agli animali acquatici; a tutti dà con grande liberalità i beni della vita, senza restrizioni, senza condizioni, senza delimitazioni di sorta; a tutti elargisce abbondantemente i mezzi di sussistenza e piena libertà di movimento. Egli non fece discriminazioni, non si mostrò avaro con

nessuno. Proporzionò sapientemente il suo dono al fabbisogno di ciascun essere e manifestò a tutti il suo amore.

Chi diede la vita, insegnò anche a pregare (Dal trattato sul «Padre nostro» di san Cipriano, vescovo e martire; Cap. l-3; CSEL 3, 167-168) 1. ILLUMINATI DALLA LUCE DELLA GRAZIA Dio volle che molte cose fossero dette e ascoltate per mezzo dei profeti, suoi servi. Ma immensamente più sublimi sono le realtà che comunica attraverso il suo Figlio. Più incomparabili le cose che la parola di Dio, pur già presente nei profeti, proclama ora con la propria voce, e cioè non più comandando che gli si prepari la via, ma venendo egli stesso, aprendoci e mostrandoci il cammino da seguire. Così mentre prima eravamo erranti, sconsiderati e ciechi nelle tenebre della morte, ora, illuminati dalla luce della grazia, possiamo battere la via della vita con la guida e l’aiuto del Signore. 2. DIO CI HA INSEGNATO A PREGARE Egli fra gli altri salutari suoi ammonimenti e divini precetti, con i quali venne in aiuto al suo popolo per la salvezza, diede anche la norma della preghiera, ci suggerì e insegnò quel che dovevamo domandare. Colui che ha dato la vita, ha insegnato anche a pregare, con la stessa benevolenza con la quale s’è degnato di dare e fornire tutto il resto; e ciò perché parlando noi al Padre con la supplica e l’orazione che il Figlio insegnò, fossimo più facilmente ascoltati. 3. PREGARE CON LE PAROLE DI GESÙ Aveva già predetto che sarebbe venuta l’ora in cui i veri adoratori avrebbero adorato il Padre in spirito e verità, ed egli adempì la promessa perché noi, ricevendo dalla sua santificazione lo spirito e la verità, adorassimo veramente e spiritualmente in grazia del suo dono. Quale orazione infatti può essere più spirituale di quella che ci è stata data da Cristo, dal quale ci è stato mandato anche lo Spiri-

to Santo? Quale preghiera al Padre può essere più vera di quella che è stata proferita dalla bocca del Figlio, che è verità? Pregare diversamente da quello che egli ci ha insegnato non sarebbe soltanto ignoranza ma anche colpa, avendo egli stesso affermato: «Respingete il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione!» (cfr. Mc 7, 9). Preghiamo, dunque, fratelli, come Dio, nostro Maestro, ci ha insegnato. È preghiera amica e familiare pregare Dio con le sue parole, far salire ai suoi orecchi la preghiera di Cristo. 4. GESÙ SIA NELLA NOSTRA VOCE Riconosca il Padre le parole del Figlio suo quando preghiamo; egli che abita dentro il nostro cuore, sia anche nella nostra voce. E poiché è nostro avvocato presso il Padre, usiamo le parole del nostro avvocato, quando, come peccatori, supplichiamo per i nostri peccati. Se egli ha detto che qualunque cosa chiederemo al Padre nel suo nome ci sarà data, impetreremo più efficacemente quel che domandiamo in nome di Cristo, se lo domanderemo con la sua preghiera.

Imitiamo l’esempio del Buon Pastore (Dalle «Omelie» di sant’Astèrio di Amasea, vescovo, Om. 13; PG 40, 355-358. 362) 1. IMITATORI DI DIO Poiché il modello, ad immagine del quale siete stati fatti, è Dio, procurate di imitare il suo esempio. Siete cristiani, e col vostro stesso nome dichiarate la vostra dignità umana, perciò siate imitatori dell’amore di Cristo che si fece uomo. Considerate le ricchezze della sua bontà. Egli, quando stava per venire tra gli uomini mediante l’incarnazione, mandò avanti Giovanni, araldo e maestro di penitenza e, prima di Giovanni, tutti i profeti, perché insegnassero agli uomini a ravvedersi, a ritornare sulla via giusta e a convertirsi a una vita migliore. Poco dopo, quando venne egli stesso, proclamò di persona e con la propria bocca: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e stanchi e io vi ristorerò» (Mt 11, 28). Perciò a coloro che ascolta-

rono la sua parola, concesse un pronto perdono dei peccati e li liberò da quanto li angustiava. Il Verbo li santificò, lo Spirito li rese saldi, l’uomo vecchio venne sepolto nell’acqua, e fu generato l’uomo nuovo, che fiorì nella sua grazia. Dopo che cosa seguì? Colui che era stato nemico diventò amico, l’estraneo diventò figlio, l’empio diventò santo e pio. Imitiamo l’esempio che ci ha dato il Signore, il buon Pastore. Contempliamo i Vangeli e, ammirando il modello di premura e di bontà in essi rispecchiato, cerchiamo di assimilarlo bene. 2. LA PECORELLA SMARRITA Nelle parabole e nelle similitudini vedo un pastore che ha cento pecore. Essendosi una di esse allontanata dal gregge e vagando sperduta, egli non rimane con quelle che pascolavano in ordine, ma messosi alla ricerca dell’altra, supera valli e foreste, scala monti grandi e scoscesi, e camminando per lunghi deserti con grande fatica, cerca e ricerca fino a che non trova la pecora smarrita. Dopo averla trovata, non la bastona, né la costringe a forza a raggiungere il gregge, ma, presala sulle spalle, e trattatala con dolcezza, la riporta al gregge, provando una gioia maggiore per quella sola ritrovata, che per la moltitudine delle altre. Consideriamo la realtà velata e nascosta della parabola. Quella pecora non è affatto una pecora, né quel pastore un pastore, ma significa altra cosa. Sono figure che contengono grandi realtà sacre. Ci ammoniscono, infatti, che non è giusto considerare gli uomini come dannati e senza speranza, e che non dobbiamo trascurare coloro che si trovano nei pericoli, né essere pigri nel portare loro il nostro aiuto, ma che è nostro dovere ricondurre sulla retta via coloro che da essa si sono allontanati e che si sono smarriti. Dobbiamo rallegrarci del loro ritorno e ricongiungerli alla moltitudine di quanti vivono bene e nella pietà. Dal terzo fascicolo dei Quaderni di Santa Giulia, a cura di mons. Mauro Peccioli. Adattamento dalla seconda lettura dell’Ufficio delle Letture della Liturgia delle Ore secondo il Rito Romano, Tempo di QUARESIMA

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I ragazzi della parrocchia S. Luca in ritiro a Quercianella

GESÙ, SEI TU IL MIO SORRISO!

Un anniversario per DON CARLO LEONI

57 anni di impegno «reciproco» Abbiamo incontrato don Carlo Leoni, costretto a casa dagli acciacchi, ma con tanta voglia ancora di impegnarsi per i più deboli ualche giorno fa siamo andati a trovare don Carlo Leoni, per farci raccontare come svolge ancora il suo servizio nella diocesi e quali iniziative riesce sempre a seguire all’età di 84 anni. Nonostante sia costretto su una sedia a rotelle da oltre cinque anni a causa di una rara e grave malattia e assistito quotidianamente da una persona badante, don Carlo celebra tutti i giorni la Messa in casa dove si riunisce una piccola comunità. Stretta è l’amicizia e collaborazione tra don Gabriele Bezzi che spesso visita don Carlo e la sua piccola comunità per condividere progetti: preghiera e maratona sembrano correre insieme quando si parla di cercare fondi ed aiuti per l’ospedale pediatrico di Betlemme. Entrando nel suo studio, dove sono

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el primo fine settimana di Marzo N i ragazzi dei gruppi del 5° anno e del 6° anno di catechesi hanno partecipato al ritiro spirituale organizzato dai loro catechisti e animatori, in preparazione alla Quaresima. I genitori li hanno accompagnati alla casa Mari-Stella delle suore Figlie della Carità, dove ad accoglierli c’erano Alice, Martina, Camilla, Mattia, Alessio, Monica e i mitici cuochi dei capi estivi Miria e Michele. Dopo la sistemazione nelle camere e un gioco di presentazione molto è I ragazzi divisi simpatico, iniziata in gruppo l’attività di catechesi: una e guidati al tesoro dall’animatore caccia su Gesù. I ragazzi, divisi , hanno fatto in gruppo e un viaggio guidati nel Vangelo, dall’animatore, hanno fatto un seguendo le viaggio nel orme di Gesù Vangelo, seguendo le orme di Gesù e rispondendo a 50 domande. Hanno avuto a disposizione il Vangelo per risolvere i quesiti, trovare i versetti giusti e arrivare al tesoro: Gesù Eucaristia. La sera arrivato don Pietro, i ragazzi hanno partecipato all’Adorazione Eucaristica, seguendo la lectio divina sul Vangelo di Giovanni 13,1-17 , sul Vangelo di Marco 15,1-39 e facendo una breve veglia di preghiera, affidati nelle mani di Dio, come un bimbo in braccio al padre o alla madre. Finita la veglia tutti a letto…per modo di dire: i ragazzi erano alla loro prima esperienza di "dormire fuori casa" ed erano così felici ed eccitati che non riuscivano a prendere sonno...a notte fonda sono crollati come massi! Il giorno seguente, un bellissimo sole ha svegliato tutti; la tempesta notturna sul mare aveva liberato il cielo da quelle nubi piene di pioggia! Finalmente dopo la colazione i ragazzi hanno passato bellissime ore in riva al mare, ammirando la bellezza della creazione e dopo un po’… tutti a messa alla chiesa di Quercianella, dove i ragazzi hanno partecipato anche all’animazione, leggendo le letture. Nel pomeriggio i ragazzi hanno trascorso tutto il tempo all’aria aperta, a giocare a pallavolo e a calcio, fino all’arrivo dei genitori. Una preghiera finale e tutti a casa! E’ stato un bellissimo ritiro, accolto molto dai genitori che non hanno ancora il coraggio di far partecipare i propri figli a campi estivi di una settimana, i quali hanno chiesto agli animatori e ai catechisti di organizzarne altri, vedendo la gioia dei loro figli. Questo ritiro aveva un titolo: Gesù, sei Tu…il mio Sorriso! Proprio con un grande sorriso questi ragazzi sono tornati a casa: gioiosi di avere conosciuto meglio Gesù, di averlo adorato, di avere ammirato e vissuto tutta la sua bellezza insieme agli amici, ai catechisti e agli animatori dei gruppi. Monica Calvaruso

apporto esterno. Negli "anni di guerra fredda" sottolinea don Carlo era "difficile ed impensabile credere ad un concetto del genere", l’espressione sembrava strana perché numerose persone, anche di elevato livello culturale, avvertivano inizialmente curiosità e perplessità. Il concetto " reciproco" intendeva la appese decine di don Carlo, per possibilità di Domenica 16 Marzo fotografie, sembra di l’intensità e la poter alle 10 nella sua casa in via potenzialmente cominciare un viaggio voglia di scendere nel tempo, nel quale in campo dalla imparare , del Bosco 6/c don Carlo possiamo trovare un parte dei più captare, celebrerà la Messa messaggio per ciascuna bisognosi. percepire un fotografia davanti alla I pozzi in qualcosa: "Cosa in occasione del suo quale ci soffermiamo a Tanzania e la abbiamo noi da anniversario. commentare oppure possibilità di prendere da A seguire un brindisi solamente ad dare acqua anche queste osservarne i in zone difficili popolazioni?" con tutti gli amici protagonisti. sembravano solo Il Centro L’incontro con la Beata un sogno e invece Mondialità è Madre Teresa di i vari progetti legati speranza figlia una realtà consolidata Calcutta per esempio alla Centro dell’amore. nel panorama della ci fa capire Mondialità, la sua La Cooperativa cooperazione l’importanza dei viaggi creatura più preziosa, Comunità Impegno, internazionale che e dei progetti ai quali hanno portato un che da anni è Ha superato i profondi ci ha sempre abituati piccolo sollievo, una saldamente un e continui mutamenti concreto aiuto al socio-politici degli mondo sociale in anni ottanta e ancora difficoltà, ha ottenuto oggi riesce ad un consenso positivo interpretare le non solo a livello emergenze, i bisogni cittadino, ma con determinati dalla crisi palcoscenici proiettati delle ideologie e ad un livello superiore. dall’avvento della L’impegno pastorale globalizzazione. vissuto nelle Lo spirito ed il parrocchie dove ha messaggio che si legge prestato il suo servizio negli occhi sacerdotale e poi il dell’anziano prete, che ruolo della Socrem ha combattuto molte (gestione della battaglie sociali ed cremazione post all’insegna della mortem) del quale ha solidarietà, si riassume avuto un ruolo nella grande volontà di rilevante nel preparare agire concretamente spiritualmente e per sostenere psicologicamente i l’integrazione, familiari delle vittime l’emancipazione delle che avevano fatto figure marginali della richiesta di avere società: i deboli. Molti questo tipo di sono i giovani cresciuti sepoltura. seguendo gli ideali Il progetto più trasmessi da don Carlo importante, di don e spesso nel corso del Carlo Leoni, è suo ministero di prete sicuramente il Centro ha avuto un grande Mondialità Sviluppo seguito, soprattutto Reciproco, del quale è negli incontri di fondatore e presidente preghiera. E ancora onorario. oggi, anche se non ha La scelta di intitolare il più le energie fisiche di Centro allo "sviluppo una volta, con lo reciproco" come spirito e la preghiera ricorda spesso don sostiene idee di pace e Carlo suscitò qualche di solidarietà di perplessità nello stesso estrema attualità, clero, perché lo attraverso i semi gettati schema si consolidava in tanti anni di di un’identità cattolica sacerdozio e le persone ritenuta che hanno saputo autosufficiente rispetto raccoglierli. Grazie ai mutamenti degli don Carlo. Domenica 16 Marzo eventi storici, per i sarà festa per i 57 anni quali l’istituzione al servizio della chiesa, ecclesiastica possedeva della gente: in Italia e la verità integrale nel mondo. sull’uomo, senza dover Nelle foto: in alto durante una celebrazione nella chiesa della Purificazione; l’inaugurazione della sede del Centro Mondialità; la prima Messa di don Carlo Simone Marcis ricorrere ad alcun


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LA SETTIMANA DI LIVORNO

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■ L’APPROFONDIMENTO STORICO a cura di don Luca Bernardo Giustarini

Per la cessazione del Colera scoppiato nel 1835

er la cessazione del colera del 1835 generali furono le manifestazioni di pubblica riconoscenza a Maria e tra gli altri doni furono portate numerose lampade d’argento al Santuario. La Società dei Facchini vennero in 122 in processione al Santuario e portarono in dono 4 lampade d’argento. Il popolo di Montenero donò una lampada il 31 ottobre 1835. La Confraternita di S.Maria del Suffragio di Montenero offrì una lampada di 84 once fatta dall’orefice Filippo Cappanera. La Civica Amministrazione affidò all’orefice Roberto Onorato Pini la commissione di una

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lampada d’argento per riconoscenza alla Madonna che venne consegnata nel mese di ottobre. L’offerta di questa lampada venne fatta con la più grande solennità il 29 di ottobre con una notificazione del Gonfaloniere di Livorno che stabiliva il suono della campana del Palazzo Comunale tre volte al giorno nei tre giorni precedenti. Il giorno stabilito si mosse da Livorno il corteo con il Gonfaloniere, i Magistrati, il Governatore della Città e del Porto,il Vicario Generale della Diocesi, e tutti ,da piazza delle Carrozze, salirono a piedi al Santuario,passando da Via del Governatore. Al Sagrato del Santuario vennero accolti dai

Monaci Vallombrosani e da una folla immensa. La S.Messa venne celebrata dal Decano dei Canonici del Duomo ed i canti vennero eseguiti dai Monaci. Al Vangelo l’Abate salì sul trono

ove il Gonfaloniere offrì la lampada. Terminata la S.Messa venne cantato il Te Deum. La lampada è tutta d’argento con lo stemma del Comune e misura un metro di diametro guarnita con

rapporti di bronzo dorato,ornata con quattro viticci,aventi ognuno cinque braccia per altrettante candele, attualmente si trova dalla parte dell’Ambone. Sulla Lampada la seguente iscrizione: “in rendimento di grazie la città di Livorno l’anno 1835. L’ultima Lampada per la cessazione del Colera del 1835 fu portata dalla I Compagnia del II Reggimento Cacciatori a piedi di Linea che con il loro Capitano Leoni offrirono tal dono il 14 settembre 1837.

LA QUARTA TRASLAZIONE DELLA MADONNA IN CITTÀ 28 GENNAIO-11 FEBBRAIO 1742

Quella che diventerà la Festa del Voto l 27 gennaio 1742 gli elementi di tutta la terra; la terra con spaventose scosse scrollava le case; il mare rigonfio che invadeva le contrade della città; il vento impetuoso che sradicava gli alberi e abbatteva i muri;tutto insomma parve congiurare contro l’esistenza di Livorno, tanto che,in un primo momento,si era sparsa la voce della sua completa distruzione. Fu un attimo;in quell’attimo il popolo ebbe il tempo di alzare il grido della fede: “Madonna di Montenero, salvateci”: Il miracolo fu completo:nessuno morì: ma a Livorno parve un deserto;dei suoi 30 mila abitanti, 26 mila erano per le campagne e affermavano che non sarebbero rientrati in città senza la Madonna di Montenero. Infatti la mattina del 28 i Padri Teatini portarono in città la Sacra Immagine e la collocarono sotto la loggia del Duomo, e soltanto l’8 febbraio l’Icona della Madonna venne portata dentro il Duomo restaurato alla meglio. L’11 febbraio la Madonna venne riportata a Montenero. Durante quella mattina l’Arcivescovo di Pisa mons. Francesco Guidi aveva celebrato un solenne pontificale in Duomo alla presenza del Governatore della città Marchese Gaspero Capponi, del Civico Magistrato e di tutto il popolo. Il Cancelliere Comunale Giuseppe Mattei lesse il “voto” dei Livornesi nel quale si diceva che il giorno 27 Gennaio di ogni anno sarà un giorno di digiuno e che il popolo livornese si

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sarebbe astenuto da qualsiasi manifestazione carnevalesca e di divertimento e si obbligavano a presentare 10 libre di cera nel Santuario di Montenero. Ed il popolo rispose: “lo giuriamo, lo giuriamo".

Il Fondatore di Nomadelfia molte volte fu ospite a Montenero

A chiedere «lumi» per un progetto importante antissime volte don Zeno Saltini è T salito a Montenero a celebrare la Santa Messa per chiedere lumi ed aiuto alla Vergine per la sua opera di Nomadelfia . Don Zeno nasce a Fossoli di Carpi (Modena) il 30 Aprile 1900 in una famiglia benestante, è il nono tra i dodici figli di Cesare e Filomena. Nel 1914 lascia la scuola e va a lavorare in campagna con gli operai del nonno paterno Giuseppe.Nel 1920 è militare a Firenze e dopo una violenta discussione con un anarchico decide di cambiare vita e riprendere gli studi. Dal 1920 al 1927 è il Presidente dell’Azione Cattolica di Carpi e si ritira presso don Giovanni Calabria a Verona per finire gli studi. Nel 1929 si laurea in Legge alla Cattolica di Milano e nel 1931 viene ordinato sacerdote (dopo un solo anno di seminario!!!) e divenda “padre” di un ragazzo appena uscito di carcere, sarà il primo di 5000 figli. Nel 1933 fonda l’opera Piccoli Apostoli. Nel 1948 viene approvata “La Costituzione” di Nomadelfia. Grande benefattrice sarà la contessa Maria Giovanna Albertoni Pirelli che insieme a Padre David Maria

Turoldo OSM saranno promotori del primo comitato pro-Nomadelfia. Dopo varie vicissitudini canoniche con le autorità Vaticane e civili con lo Stato Italiano finalmente la comunità di Nomadelfia si trasferisce in Maremma a Grosseto e, nella tenuta di Roselle, donata dalla Contessa Pirelli, si ricostituisce la famiglia di fon Zeno grazie alla tenacia del Vescovo mons.Paolo Galeazzi e dal parroco di Roselle Mons.Lorenzo Biagi (è il sacerdote che ha portato don Luca a Montenero!!!). Nel 1962 Nomadelfia viene eretta in Parrocchia con il titolo di “Santa Maria Assunta”. Dal 1965 le “serate di Nomadelfia” portano ovunque il messaggio di don Zeno che propone un cambiamento di rotta per costruire una nuova civiltà fraterna. Nel 1968 nasce la Scuola Familiare. Il 12 agosto 1980 don Zeno con i figli di Nomadelfia offrono in Castel Gandolfo una serata di danze e canti al Beato Giovanni Paolo II. Il Servo di Dio don Zeno muore a Nomadelfia il 15 gennaio 1981. La lezione evangelica di don Zeno è un segno della vitalità dello Spirito nella Chiesa.

Nell’anno di MARIA

Le lampade del Santuario


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TOSCANA OGGI 16 marzo 2014

LA SETTIMANA DI LIVORNO


La Settimana n. 11 del 16 marzo 2014