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DIOCESI DI Livorno Bollettino ufficiale n. 2 anno 2011

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BOLLETTINO DELLA DIOCESI DI LIVORNO N.2 2011 Responsabile: Chiara Domenici

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IL MAGISTERO DEL VESCOVO MONSIGNOR SIMONE GIUSTI

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Sabato 16 aprile 2011 - Ritiro spirituale con i cattolici impegnati in politica

La Pira, De Gasperi, Lazzati: quando la politica diventa ascesi e via privilegiata per la santità Carità e impegno politico Per un cristiano che abbia capito fino in fondo cosa significa essere tale, l'impegno che chiamo - con un'accezione molto lata - politico, è l'espressione più profonda della carità. Perché è certo un segno d'amore dare il pane a chi non l'ha, se mi capita d'incontrarlo, ma è ancora più profondo l'impegno di organizzare le cose in modo che il fratello non manchi del pane, della casa, del vestito, del lavoro... È questo l'impegno politico. È un impegno che si configura come servizio ai fratelli, perché essi abbiano ciò che l'amore del Padre ha disposto per loro distribuendo beni in tutto il mondo, a servizio di tutto l'uomo e di tutti gli uomini. Richiamo l'attenzione su questo aspetto della carità che si esprime nell'impegno politico come a una forma singolare, precipua, di carità, perché noto che quest'impegno non è, generalmente, molto sentito dai cristiani. A mio avviso, ciò è dovuto a due ragioni: perché, nella chiesa, non è ancora maturata abbastanza la coscienza del compito dei laici; perché molti cristiani vedono la politica come un'attività poco pulita. Quanto alla prima ragione, il compito primo dei laici, quello che Dio ha affidato al suo popolo, è l'impegno politico. Non c'è bisogno che questo impegno la chiesa lo affidi ai laici. L'ha già affidato Dio. La chiesa non deve far altro che dare ai laici la possibilità di viverlo come Dio vuole. In altre parole, io traduco così il comando di Dio agli uomini: costruite la città dell'uomo in modo tale che gli uomini possano beneficiare di tutti i doni che ho messo nel creato. In modo tale, cioè, che tutti abbiano da mangiare e da vestire, abbiano la casa, il lavoro, ecc. Quanto alla seconda ragione dello scarso impegno politico dei cristiani, ossia considerare la politica un'attività non pulita, questo si verifica perché la politica è condotta all'insegna del peccato, invece che all'insegna della libertà dei figli di Dio. Se la politica fosse condotta da cristiani nel senso vero del termine, la politica sarebbe una cosa pulitissima, un servizio di carità reso all'umanità. Se, invece, si conduce la politica all'insegna dell'avarizia, dell'orgoglio - di persone, di partiti, di gruppi nei partiti, di paesi... -, allora non può che essere sporca. Ripeto: non è così necessariamente. Dio non ha pensato così la politica. Dio l'ha data come primo comando agli uomini in una formula che significa: assoggettate la terra per ridurla a servizio dell'uomo. Questa è la legge della politica. È un servizio che va fatto con questa intenzione: studiare a fondo tutto il creato, studiare a fondo l'uomo, fare in modo che tutto sia messo a servizio dell'uomo, perché gli uomini, in una società fraterna, abbiano tutti tutto ciò che è necessario per vivere da uomini.1 ASPETTI TEORETICI L'attenzione della spiritualità cristiana alla dimensione "politica" dell'esistenza umana è venuta sviluppandosi attraverso una serie di stadi successivi, connessi sia con l'evolversi del significato antropologico e socio-culturale della politica, sia con il progresso della metodologia teologica. II fatto politico ha sempre occupato nella storia del cristianesimo una posizione rilevante, ma più nella prospettiva istituzionale, in quanto la chiesa era in passato considerata come una potenza politica autonoma e spesso in concorrenza con le altre potenze, che non nella prospettiva di un'analisi e di un'interpretazione del senso che la politica ha come luogo di autorealizzazione umana, e perciò di attuazione del disegno di salvezza cristiana. Per questo il discorso politico veniva relegato nel quadro della riflessione teologica, all'ambito dell'ecclesiologia e del diritto pubblico ecclesiastico, dove il problema di fondo era quello dei rapporti chiesa-stato; mentre si lasciava alla teologia morale il compito di delineare alcuni modelli di comportamento individuale da trasferire dentro l'attività politica, intesa come partecipazione alla costruzione della città terrestre. La spiritualità che emergeva da questo modo di accostarsi alla problematica politica non poteva essere caratterizzata che da un accento individualistico e da un taglio prevalentemente negativo, perciò

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Giuseppe Lazzati (da: La carità, Ed. AVE)

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moralistico. Si trattava, in altre parole, di una spiritualità dell'uomo politico, nella quale era dominante l'aspetto soggettivo e veniva, di conseguenza, messo in ombra l’aspetto oggettivo cioè il contenuto e il fine della politica. A determinare questo tipo di approccio hanno senza dubbio contribuito la visione spiritualistica della salvezza (salvezza dell'anima), che nasceva da un'interpretazione negativa del mondo e della storia, e la concezione intimistica e privatizzata della vita cristiana, che si è sviluppata a partire dall'inizio dell'epoca moderna. In questo contesto si spiega l'accentuazione dell'ideale monastico come modello quasi esclusivo di spiritualità cristiana: modello da riprodurre in tutti gli stati di vita, senza badare alle caratteristiche peculiari di ciascuna situazione, e perciò alle modalità diverse di incarnazione del messaggio evangelico. FEDE E POLITICA Solo attorno agli anni '50 del nostro secolo inizia a farsi strada una riflessione tematica e positiva sulla realtà politica come uno degli ambiti entro i quali può e deve essere vissuta l'esistenza cristiana. Le ragioni di tale svolta vanno ricercate, da una parte, nella presa di coscienza dell'essenziale "politicizzazione" della realtà, determinata dal progresso tecnologico e dal complessificarsi delle istituzioni, e, dall'altra, nell'acquisizione di una concezione comunitaria e storica dell'evento eri stiano. Un rapporto dialettico Affiora così la necessità di una mediazione della fede nella politica considerata come luogo di autentica promozione umana. Si intuisce cioè che, se fede e politica fossero tra loro estranee, si destoricizzerebbe il cristianesimo. La verità cristiana infatti concerne gli uomini che vivono nella storia reale e che in essa e attraverso di essa maturano le loro scelte di liberazione. Certo la fede ci assicura che il regno di Dio, cioè la liberazione integrale dell'uomo, verrà come dono del Padre in Cristo alla fine dei tempi. Ma nello stesso tempo ci fa riconoscere che la storia ha un legame con tale regno; anzi in essa il regno si va già edificando. In questo senso la fede, intervenendo al centro stesso della realtà politica, agisce come un potere critico e una sporgenza utopica. Nell'attesa di un regno nel quale l'umanità sia radicalmente rinnovata, la fede distingue, in ogni situazione umana interna alla storia, l'anticipazione prefigurativa di quella città del futuro assoluto, ma riconosce anche tutta la pesantezza che è ancora in essa. Anzi la fede contesta decisamente la sufficienza della politica. Indubbiamente la politica è totalizzante: in essa tutte le attività umane, anche quelle che talvolta vengono dette private, vengono riprese dai punto di vista della società che si sta facendo. Ma il suo punto di vista non è unico. Non è nemmeno ultimo, almeno rispetto alla fede che attende il regno dei cieli. In ogni tappa della storia, anche in quella tappa ultima nella quale, ipoteticamente, l'umanità potrebbe aver raggiunto umanamente il proprio coronamento, la fede, se può rallegrarsi di vedere un qualche abbozzo, più o meno riuscito, di ciò che deve accadere, proclama anche che l'abbozzo non è la compiutezza. Non soltanto perché in esso, eventualmente, potrebbe trovarsi dell'ingiustizia, della violenza o dell'odio – ciò che insomma nel linguaggio religioso si chiama peccato ma anche perché, più profondamente, la stessa giustizia umana, la pace e la fratellanza non sono ancora la fine, non sono ancora l'ultima tappa non storica della storia degli uomini, ma soltanto la penultima». Si stabilisce in tal modo un rapporto dialettico tra fede e politica, che non possono identificarsi. La fede interroga instancabilmente l'azione politica e l'azione politica interroga la fede, la risveglia e le fornisce, in un certo senso, la materia di cui deve nutrirsi. Il contesto secolarizzato L'esigenza di mediazione fede-politica avviene, d'altronde, in un momento storico nel quale, grazie al processo di secolarizzazione in atto l'uomo pensa ormai che il campo della politica sia di sua competenza esclusiva e di suo dominio; che spetti soltanto a lui fare in modo che la società possa esistere umanamente. Così mentre va affermandosi, da una parte, la non-neutralità del vangelo in ordine alla promozione umana globale, e perciò anche all'impegno politico, si afferma, dall'altra - e giustamente - la convinzione che l'analisi razionale, la quale consente di cogliere la situazione storica dell'umanità, non è una semplice deduzione operata sulla base del vangelo e delle sue esigenze. La fede non fornisce al credente indicazioni precise: dovrà scoprirle e sceglierle da solo. Al contrario, la fede gli ricorda la sua responsabilità di uomo adulto che, come tale, deve essere capace di fare delle scelte e di prendere delle decisioni. La politica esige allora, per essere efficace, l'analisi delle forme esistenti di potere e delle forze economiche e sociali che operano in una determinata situazione, ma soprattutto l'intervento di un 'istanza

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critica e l'elaborazione di un progetto alternativo che, per evitare il rischio dell'episodicità e della confusione, deve fare ricorso all'ideologia. La presa di coscienza dell'autonomia e della laicità del fatto politico concorre in tal modo a liberare la presenza dei credenti e della chiesa nella politica dalla tentazione dell'integrismo e far sì che si affermi, anche nell'ambito della comunità cristiana, un pluralismo di opzioni; anche se questo non significa che tutte si equivalgano o che siano tutte efficaci e significative. D'altra parte «la garanzia dall'integrismo non è fuori della fede ma all'intemo dell'esperienza stessa della fede. Ciò che ha fatto assumere alla chiesa posizioni integriste non è l'aver impegnato la fede nella concretezza delle varie situazioni. ma nell'aver impegnato altre cose che la propria fede. Per questo la prima condizione per il superamento dell'integrismo ci sembra essere quella di una ristrutturazione della vita della comunità nel senso di un'effettiva conversione alla logica della fede» . L'integrismo e il conseguente non rispetto della diversità delle scelte politiche dei credenti sono infatti, il risultato della tentazione di ridurre il messaggio cristiano a un'ideologia sociale o ad un progetto politico concreto o addirittura di fare della comunità cristiana una comunità sociologica che, come tale, si impegna direttamente nella storia ad elaborare soluzioni tecniche per la liberazione umana, ponendosi in alternativa con altri gruppi o movimenti storici. È, in definitiva, l' espressione più radicale del rifiuto della irrinunciabile lezione della secolarizzazione, che postula il rispetto della "mondanità", nella sua originaria e strutturale autonomia. PROSPETTIVE DI UNA SPIRITUALITÀ POLITICA Nel quadro delle riflessioni fatte, la spiritualità cristiana assume un'essenziale connotazione politica che la qualifica profondamente: diviene cioè essenzialmente "spiritualità politica". Nel senso che !'impegno storico di liberazione umana, a lutti i livelli, è una dimensione fondamentale dell'esistenza spirituale del cristiano in qualsiasi stato di vita. Come uomo infatti il cristiano deve prender parte allo sforzo di tutta l'umanità volto all'umanizzazione del mondo, senza pretendere di avere alcuna terapia definitiva o soluzioni da offrire, ma lottando in solidarietà con gli altri uomini. Questo tanto più oggi, quanto più, crescendo le possibilità concrete di dominare il mondo e le sue inesauribili energie, la responsabilità umana raggiunge un livello più alto, perché le decisioni, positive o negative, si ripercuotono, in modo più esteso, sulla comunità umana attuale e futura. Evidentemente ciò esige un grande sforzo d'immaginazione prospettica, che non deve essere tuttavia mai disgiunta da una sana razionalità. « In nessuna altra epoca - ha scritto Paolo VI - l'appello all'immaginazione sociale è stato così esplicito come nella nostra. Occorre dedicarvi sforzi di inventiva e capitali altrettanto ingenti come quelli impiegati negli armamenti o nelle imprese tecnologiche. Se l'uomo si lascia superare e non prevede in tempo l'emergere delle nuove questioni sociali, queste diventeranno troppo gravi perché si possa sperare in una soluzione pacifica» (Octogesima adveniens, n.9). Ora la questione che rimane aperta è la seguente: è possibile rintracciare nel contesto dell'impegno politico, che riguarda tutti gli uomini, alcune linee o prospettive specifiche che qualificano la presenza del cristiano e che perciò connotano profondamente la sua esistenza spirituale? E, se è possibile, quali ne sono i caratteri essenziali? a. Tensione escatologica È anzitutto importante sottolineare la funzione di sporgenza utopica e che la dimensione escatologica della fede esercita nei confronti del fatto politico. Senza dubbio la politica comporta l'utilizzazione dell'ideologia come strumento di analisi della realtà e di intervento su di essa. Ma perché l'ideologia non diventi totalizzante e, in ultima analisi, totalitaria, è necessario che essa rimanga costantemente aperta ad un orizzonte utopico, al quale l' uomo debba potersi costantemente riferire. L'escatologia ha appunto questo irrinunciabile compito, che essa assolve in nome del "non-ancora" della promessa di Dio, mai del tutto esauribile dentro la vicenda terrestre. Questo significa che, per il cristiano, la politica non risolve in sé tutto l' umano, né costituisce per l'uomo la regola suprema. Se è vero che tutto passa attraverso la mediazione politica - gli stessi rapporti interpersonali non ne sono esenti -, è anche vero che la politica non è tutto. Il cristiano deve allora ritrovare un ruolo squisitamente profetico nel senso d'una lettura della realtà secondo l'apertura di essa alla verità annunciata nella croce e nella risurrezione di Cristo. In un certo senso, è proprio ciò che trascende la dimensione del politico comunemente inteso che costituisce per il

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credente la specificità della sua presenza storica: la gratuità, il perdono, la povertà di chi si dona radicalmente sull'esempio di Cristo. I cristiani non hanno null'altro da dire e da testimoniare in proprio che questi valori, partecipando con gli altri uomini alla costruzione di un mondo diverso. «Il vero profeta è, infatti, un povero e un impotente in senso evangelico, libero e spoglio, che non ha nulla da perdere, che mette al servizio degli altri la forza della sua energia morale, che annuncia una liberazione radicale, difende gli oppressi. critica ogni sistema e pronuncia parole che vengono fatte proprie da chi cerca la vera giustizia e fratellanza». Come tale egli deve essere consapevole che il vangelo non è una metodica di emancipazione e che la povertà e la sofferenza non sono soltanto un oggetto da eliminare, bensì una realtà di cui farsi carico come il Servo sofferente. In questo senso la testimonianza politica del cristiano deve diventare vita con i poveri, per un cammino di redenzione radicale che vive la fatica della liberazione nel possesso di una speranza che è già salvezza, anche se attraversata dalla lacerazione e dal gemito della creatura che attende e lotta. b. Attenzione alla persona . In secondo luogo, il credente deve assumere l'analisi e la prassi storica in una sensibilità e in un gusto più profondo della persona: gusto e sensibilità che derivano dalla percezione di un "mistero" che è la storia di una Presenza che ha dato inizio alla storia della redenzione, la quale non è soltanto liberazione intesa come eliminazione di una schiavitù oggettiva e fuori di noi « La finalità trascendente del mondo verso Dio passa attraverso l'uomo. Il mondo riceve dall'uomo il suo fine; per l'uomo, chiamato al dialogo di comunione personale con Dio, la creazione è ordinata al rapporto dell'uomo con Dio e resta integrata in esso. La creazione tende a partecipare alla spiritualità dell'uomo, ad attuarla e ad esprimerla. Nel più profondo di se stessa, aspira a passare da un "mondo-per-l'uomo" a un "mondo-dell'uomo", umanizzato e spiritualizzato dall'azione dell'uomo, elevato a compimento ed espressione del suo spirito. Questa passione per l'uomo come persona, che non riduce la politica ad un processo strutturale anonimo, è, anzitutto, la conseguenza della dimensione escatologica della fede- «Di fronte ai diversi sistemi politici - ha scritto j. B. Metz - oggi la chiesa deve incessantemente ripetere, in un modo critico e liberatore, che la storia, nel suo insieme, è soggetta alla "promessa escatologica" di Dio. Con la sua "promessa escatologica", di fronte ad ogni concezione astratta del progresso e ad ogni ideale umanitario astratto, la chiesa fa crollare i tentativi di considerare l'individuo vivente nel momento attuale come un materiale o un mezzo nella costruzione di un avvenire tecnologico interamente pianifica. Essa si erge contro il tentativo di non considerare l'individuo se non in funzione di un'evoluzione sociale diretta dalla tecnica » . Ma la radice ultima di questo atteggiamento e il modello di riferimento permanente è l'amore personale e universale di Dio, che si è definitivamente rivelato in Cristo come donazione totale di sé, e perciò come l'espressione più profonda del mistero trinitario. Allora «l'amore come comunione cristiana non è più un principio astratto, ma la partecipazione ad un atto personale di Dio che ha il suo punto culminante in Cristo; di più nella sua profondità ha la stessa società trinitaria e nella sua ampiezza l' amore di Dio per il mondo intero». c. Impegno e contemplazione Infine, l'azione politica non ha senso per il cristiano se non è costantemente sorretta e mediata dalla contemplazione. Il fondamento dell'impegno nel mondo è per il credente la contemplazione del mistero di Dio, cioè dell' impegno assoluto e dell'azione assoluta di Dio per il mondo. In questa azione totale anche noi siamo già coinvolti, e quindi ad essa associati. La prassi di Dio "urge" il cristiano alla prassi: dato che Egli ha offerto la sua vita per noi, anche noi dobbiamo offrire la nostra vita per i fratelli (1 Gv 3,16). L'incontro-servizio con l'uomo, quando è autentico, è contemplativo, e fa del cristiano un contemplativo nell'azione. Ciò suppone evidentemente l'incontro con il Cristo nella preghiera come punto di partenza per una corretta impostazione del proprio essere nella storia; suppone l'accettazione del mistero pasquale come logica di vita; suppone soprattutto il confronto nella chiesa delle proprie posizioni politiche dinanzi alla parola di Dio e all'eucaristia, per alimentare, nella fede , il proprio sforzo di servizio all'uomo e alle sue più vere esigenze. Tensione escatologica, passione per l'uomo come persona concreta e storica, dimensione contemplativa della vita sono i tre elementi irrinunciabili che devono qualificare l'impegno politico del cristiano e che costituiscono pertanto la struttura portante di un'autentica "spiritualità politica".

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Nella misura in cui i credenti sapranno concretamente testimoniare questi valori, in fedeltà all'uomo e in comunione con quanti cercano la giustizia, la loro presenza nella storia non potrà non diventare un invito e una provocazione per rendere il mondo più fraterno e più umano.2 ASPETTI OPERATIVI Spiritualità della politica è quindi allora quell' attività interiore dello spirito umano che dà un senso, quindi ne individua un fine, all'azione politica; è l'elevazione dell'attività politica, da pura esigenza di dare ordine e organizzazione alla vita associata mediante funzioni direttive o attraverso contributi spontanei, ad un livello di attività cui sono dati scopi che riguardano la qualità della vita, la fraternità, il servizio verso il prossimo, la strutturazione della società secondo criteri e forme che rendano facilmente risolvibili tutti i problemi esistenziali dei singoli e la loro promozione umana, intesa quest'ultima come aumento della capacità di intendere la propria vita, di individuare il proprio ruolo, di mettere a disposizione degli altri le proprie capacità, disponibilità e risorse e di migliorare la vita in generale. La spiritualità politica ha un suo primo fondamento nella distinzione tra ideali politici e mezzi. Questa distinzione è necessaria per evitare che una tensione spirituale sia di per se stessa ritenuta idonea ad esprimere azione efficiente anche se non accompagnata da competenza operativa; per non far assurgere a dignità di fine ciò che è solo mezzo; nello stesso tempo per integrare sul piano della spiritualità anche l'indispensabile dimensione strumentale di cui si compone una completa ed efficace attività politica. I! carattere della spiritualità politica si definisce inoltre attraverso l'analisi e l'individuazione: 1. del soggetto dell'attività politica; 2. della natura e dei caratteri dell'attività stessa; 3. della sua finalità; 4. della sua struttura; 5. dei campi di iniziativa in cui si svolge; 6. dei problemi che hanno risvolti di carattere morale. LA SPIRITUALITÀ POLITICA COME PROBLEMA DEL CRISTIANO Si può affermare che una spiritualità pervade l'attività di ogni individuo, che onestamente e vocazionalmente operi nel campo politico, a prescindere dalle motivazioni filosofiche o dalla presenza o meno di motivazioni religiose. Lo "specifico" politico è, in quanto tale, eminentemente spirituale e creatore di spiritualità. Anzi, se vissuto come umanesimo, cioè come attività che ha per destinazione l'uomo (ogni uomo) e la sua felicità, può creare una tensione religiosa anche in chi rifiuta la formale adesione a una religione. Una fede religiosa ha certo il potere di aggiungere a questa base "umana e laica" di spiritualità un "più" significativo, che è tanto maggiore quanto più il messaggio religioso che muove e ispira è fondato sull'amore e chiede una realizzazione piena dell'essere attraverso la donazione agli altri (cioè attraverso un atto sublimemente "politico" o, meglio, attraverso l'atto che più di ogni altro è compiutamente politico, essendo la "polis" l'associazione di quegli "altri" a cui si destina la propria attività e dedizione}. Il messaggio cristiano rappresenta in questo senso un culmine spirituale anche per l'attività politica; anzi, considerando da un versante diverso il problema, diventa una vetta di spiritualità quando trasforma in atto "politico" tutte le varie forme in cui può essere vissuta la fede. L'oggetto della fede religiosa e dell'attività politica coincidono, avendo entrambi come proprio scopo ed effetto la liberazione dell'uomo da ogni legame che limiti il compimento della destinazione terrena intrinseca ad ogni singola persona. Una fede metapolitica, in più, offre all'operatore politico i lumi necessari a proiettare la sua azione in una prospettiva di evoluzione della realtà terrena (ma non necessariamente solo tale) in cui la vicenda umana sfocia e si compie. Una "fede", che nasce e si appoggia su un messaggio che supera la limitazione del tempo e dello spazio, offre quindi suggerimenti e stimoli importanti per aumentare l'utopia quale impegno dell'immaginazione a superare l' esistente e a inventare mezzi e modelli idonei a portarsi fuori dalle condizioni sociali in cui l' uomo trova difficoltà e ostacoli alla propria realizzazione. Il discorso sull'utopia non va inteso come espediente intellettuale o psicologico per consentire una conciliazione del momento religioso e del momento politico - talora artificiosamente contrapposti quando viene immaginato un contrasto tra 2

G. Piana, voce Politica, in Dizionario di Spiritualità Edizioni Paoline

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impegno di fede (rapporto con Dio) e impegno politico (rapporto col prossimo) -, ma va accolto come l'unico campo che nelle tensioni moderne si rivela paradossalmente realistico per la mediazione che opera tra fede e realtà storica, e va meditato nel valore autentico che assume per chi fonda la propria fede e la propria attività sul messaggio cristiano Infatti il punto di massima tensione spirituale nell'attività politica - sia quando è responsabilità ufficiale nelle istituzioni, sia quando è ruolo spontaneo nelle iniziative extra-istituzionali - viene raggiunto con la consapevolezza che gli uomini sono investiti del compito di individuare e realizzare il proprio destino e con la certezza che questo compito consiste nel continuare la creazione incompleta: con la consapevolezza che gli uomini vengono assunti - in ogni attività umana, ma in quella politica precipuamente - al livello di collaboratori del Creatore. Per il cristiano questo compito di continuatore della creazione si fonda su due impegni indispensabili a che l'attività politica sia spiritualmente vissuta nell'ambito umano e religioso dello svolgimento del disegno creativo. Il primo impegno è quello di cambiare il mondo in senso strutturale, perché la creazione è invenzione di cose nuove e non esiste nessuna possibilità di partecipare ad essa stando fermi e immobili. Un'attività politica che spiritualmente si elevi a collaborazione creativa non può quindi essere che una ricerca appassionata e, per così dire, scientifica di quanto manca all'attuale assetto sociale perché ogni essere umano trovi le condizioni idonee al realizzarsi compiuto del personale disegno creativo che è stato collocato come seme nell'esistenza dell'uomo. Il secondo impegno si fonda sulla convinzione che la creazione ha una sua origine sacra e che, pertanto, colui che vi si sente associato è impegnato anche a rendere sacro il mondo, è associato cioè anche alla consacrazione del mondo. Il mondo, sacro nella sua origine, ma libero nel suo sviluppo, che deve essere consacrato dall'opera dell'uomo, è rappresentato « dall'intera famiglia umana nel contesto di tutte quelle rea1tà entro le quali essa vive; mondo che è teatro della storia del genere umano e che reca i segni dei suoi sforzi, delle sue sconfitte e delle sue vittorie; mondo che i cristiani credono creato e conservato in esistenza dall' amore del Creatore, mondo certamente posto sotto la schiavitù del peccato, ma dal Cristo crocifisso risorto liberato e destinato secondo il proposito divino, a trasformarsi e a giungere al suo compimento» (GS 2}. All'attività politica in quanto specificamente tale, e ad ogni altra umana attività che abbia dimensione politica, quando sia compiuta alla luce della fede cristiana, è affidata quest'opera di consacrazione del1 'ordine temporale. Ordine temporale con «valore proprio riposto in esso da Dio» sono «i beni della vita, della famiglia. la cultura, l'economia, le arti e le professioni, le istituzioni della comunità politica. le relazioni internazionali, come pure il loro evolversi e progredire» (AA 7). In questo ordine temporale i cristiani dediti al1'attività pubblica debbono essere presenti per « informare dello spirito cristiano la mentalità e i costumi, le leggi e le strutture della comunità» (AA 13). Questo impegno, se da una parte è inscindibile da una professione di fede e dalla volontà di sostanziare di forte spiritualità l'azione, può per altra parte prestarsi al rischio di deformarsi in pericolosi assolutismi e integralismi. La struttura dell'attività politica, infatti, richiede rigorose condizioni e attenzioni perché la spiritualità si sviluppi con caratteri autentici ed obiettivi, rispettosi e umani, e non cada in possibili confusioni che inducono a credere la propria verità come la verità da "imporre" a tutti. La politica cioè, per la sua peculiare natura, può offrire strumenti per la liberazione dell'uomo e contribuire validamente a ricercare i fini e i modelli della società ma non può offrire, anche se l'attività è svolta da operatori che si ispirano a principi religiosi, la liberazione intera, che può venire solo dal messaggio religioso, il quale però ha il suo campo per manifestarsi e deve godere di libertà sufficiente per esprimersi senza pretendere di rientrare nella iniziativa diretta dell'operatore politico. Il Vaticano II, quando afferma che il cristiano deve dedicarsi alla consacrazione del mondo per mezzo della coerenza della vita con la fede, per mezzo della carità fraterna che partecipi della condizione di vita degli altri, per mezzo della piena coscienza della propria parte nell'edificazione della società cristiana (AA 13), implicitamente riconosce che il messaggio religioso deve trasmettersi alle istituzioni e ai costumi, senza però costituire aspetto peculiare e specifico dell'attività politica, bensì rendendo chiare e trasparenti, nell'attività del politico cristiano, le fonti della sua ispirazione, del suo comportamento, del suo programma di azione. In una delle ultime lettere scritte, nell'agosto del 1954, quando era già colpito da quella malattia che lo avrebbe condotto alla morte, Alcide De Gasperi scriveva queste parole: “Quello che ci dobbiamo soprattutto trasmettere l'uno all'altro è il senso del servizio del prossimo, come ce lo ha indicato il Signore, tradotto e attuato nelle forme più larghe della solidarietà umana, senza menar vanto

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all'ispirazione profonda che ci muove e in modo che l'eloquenza dei fatti "tradisca" la sorgente del nostro umanitarismo e della nostra socialità.” In questo pensiero degasperiano, oltre la difesa della peculiarità della sfera politica e l'esaltazione dell'ispirazione cristiana come fonte della spiritualità politica, è chiaramente presente l'invito ai cristiani ad entrare nella storia da protagonisti, della società umana plasmatori, e nel senso della giustizia e della libertà innovatori. Vi è presente anche un invito a cogliere della religione il contenuto profetico e innovativo delle origini, invece che quei contenuti che appesantiscono la religione allorché essa, allontanandosi dal momento del sorgere, si lega alla struttura politico-sociale della società in cui si svolge e si perpetua. I fondatori dell'umanesimo ateo hanno creduto di vedere in ogni forma religiosa una rinuncia ad agire nella storia. Pertanto un impegno fortemente caratterizzato dei cristiani nella storia per qualificarne l'evolversi nella costruzione di una società in cui il modello dell' organizzazione è misurato sull' uomo come persona concreta, con bisogni e problemi esistenzialmente singolari, ha il potere di ricollocare per tutti la religione tra le fonti più vere e più umane di un'evoluzione della storia in senso umanitario. All'attività politica dei cristiani, in particolare alla qualità spirituale di questa attività, spetta pertanto il compito storico, non in modo esclusivo ma prevalente, di ricongiungere nelle coscienze degli uomini le due città, quella divina e quella umana, che, se giustamente vanno distinte per la diversa peculiarità del momento operativo e del fine immediato, sono state innaturalmente lacerate da eventi storici nella vita interiore degli uomini, o almeno di una buona parte di essi. + Simone, Vescovo

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Mercoledì 20 aprile – mercoledì santo - Giornata sacerdotale

Un presbiterio in comunione Alcuni testi biblici per iniziare: Dal Salmo 37 (36) “La sorte del giusto e dell’empio” Non adirarti contro gli empi non invidiare i malfattori. Come fieno presto appassiranno, cadranno come erba del prato. Confida nel Signore e fa il bene; abita la terra e vivi con fede. Cerca la gioia del Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore. Manifesta al Signore la tua via, confida in lui: compirà la sua opera; farà brillare come luce la tua giustizia, come il meriggio il tuo diritto. Dalle lettera agli Efesini 2, 13 - 18 Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani siete diventati i vicini grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l’inimicizia. Egli è venuto perciò ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.” Dal Vangelo secondo Giovanni 14 , 23b – 27a Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dá il mondo, io la do a voi. Un proverbio armeno: “Dall’ascolto nasce una umile e silenziosa saggezza, dal chiasso delle parole nasce incomprensione” La fraternità presbiteriale cresce con l’intensificarsi della personale comunione con Dio Beato colui che non si scandalizza di me Chi non possiede un'intensa vita di fede, non può sostenere la presenza di un Dio che l'invita a condividere realmente il mistero della morte di Cristo nella quotidianità della vita di un prete dove vi sono molte gioie e molte croci. L'uomo con tutto il peso della sua natura e delle sue tendenze, aspira a dominare, a cercare una vita più facile e felice, a far scomparire la sofferenza che trova in sé e nel mondo. Ciò che l'uomo non può sopportare è un Dio che gli dica di «non essere venuto a portare la pace, ma una spada» (Mt 10,34), un Dio che affermi: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Le 9,23); un Dio che non esiti a dire: «In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna» (Gv 12,24-25). Di un Dio come questo si finisce col disfarsene, ucciderlo o farlo scomparire dalla coscienza e dal pensiero degli uomini. E un fatto che si ripete in tutte le età della storia. Questo fatto di carattere generale può far luce sulla situazione morale di sacerdoti che, per mancanza di slancio nella loro fede, non sono «pronti alle umiliazioni»: solliciti ad obprobria come direbbe la Regola di

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S.Benedetto, 58. Cercano un Dio che li aiuti, che dia loro la pace dell' anima, che assicuri loro una vita tranquilla in questo mondo, e una vita felice nell' altro. Non c'è da meravigliarsi che in un'epoca in cui l'autenticità della vita è più vivamente desiderata e in cui, d'altra parte, le voci del secolarismo si fanno più fortemente intendere, il ricordo degli obprobria diventi una pietra di scandalo, che provoca crisi. Una volta di più si compie la parola del Signore, riportataci da Giovanni alla fine del discorso sul pane di vita. «Vi sono alcuni tra voi che non credono... Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me se non gli è concesso dal Padre mio». «Da allora - aggiunge Giovanni - molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui» (Gv 6,64-66). E soprattutto nel momento della prova e delle difficoltà sollevate da un' autentica vita sacerdotale che bisogna fare attenzione alla parola del Signore: «Beato colui che non si sarà scandalizzato di me!» (Lc 7,23; Mt 11,6). L'amore si rinnova donandosi La sincerità del dono di sé a Dio, nel giorno della ordinazione sacerdotale, non basta ad orientare verso di lui in modo stabile, le facoltà naturali. È a poco a poco che il cuore si dilata e, con inesprimibile dolcezza d'amore, si corre nella via dei comandamenti di Dio. La vita sacerdotale normale esige, ogni giorno, un nuovo sforzo, piccolo o grande, con la fedeltà nelle piccole cose del momento presente, un costante riferimento a Dio nelle proprie azioni e nella propria persona. Si tratta soprattutto di non rallentare mai nello slancio verso Dio e di non fermarsi nel cammino verso di lui. Se talvolta la vita sacerdotale diventa pesante, si deve capire che si è perso il suo ritmo normale. Si cercherà di intensificare, con spirito di fede, la propria fedeltà agli impegni sacerdotali ( breviario, eucaristia, rosario, meditazione, direzione spirituale ricevuta e cercata) e alla carità fraterna e subito si sentirà crescere di nuovo lo slancio. Si tratta di una vita di amore e l'amore si rinnova donandosi; al contrario, si raffredda e si spegne se non ha niente da bruciare. La vita di fede ci colma e ci soddisfa se noi la viviamo senza restrizioni; al contrario, vissuta a metà, diventa pesante, opprimente e contro natura. Da ciò vengono la maggior parte delle crisi di tristezza, di malcontento e d'insoddisfazione che si incontrano in un presbiterio diocesano. Un mezzo molto efficace per mantenere lo slancio della vita sacerdotale è uno sforzo di attualizzazione, cioè vivere, giorno per giorno, approfittando di tutte le occasioni. Non perdersi a scrutare l'avvenire, ma vivere ogni giorno come se si ricominciasse di nuovo. Rinnovandosi nello spirito di fede, bisogna saper approfittare delle realtà quotidiane per riprendere contatto con Dio. Senza sforzo concreto non c'è virtù, senza austerità materiale non c'è distacco interiore; senza privazione effettiva non c'è povertà; senza rimorso di qualche peccato concreto non c'è compunzione; senza precetti sgradevoli e che costano non c'è obbedienza; senza difficoltà sensibili non c'è pazienza; senza umiliazioni non c'è umiltà. Bisogna saper approfittare di ogni occasione concreta per unirsi al Signore. Con l'attualizzazione, deve andare di pari passo l'interiorizzazione. Si tratta di riscoprire la presenza di Cristo nei «sacramenti» che la rendono più sensibile: l'eucaristia, la lectio divina, la carità fraterna, l'obbedienza. È bello e incoraggiante cercare di vivere, all'interno dell' anima, la presenza viva e vivificante del Cristo glorioso, mentre nei dettagli dell' esistenza umana, incarniamo il mistero di Cristo viator e sofferente. È così che egli, durante la sua vita terrestre, godeva della visione beatifica nella profondità del suo spirito, mentre si donava alla sofferenza e alla morte per obbedire al Padre e per amare i fratelli. Ciò che più importa è vivere con intensità e interiorità la vita di ogni giorno, così come si presenta, con le sue circostanze ma anche col nostro umore e i nostri stati d'animo, in tutta l'autenticità evangelica dell' accettazione del compimento della volontà di Dio. E non stancarsi mai, in nessuna occasione, di dedicarsi al bene dei fratelli e di diffondere attorno a sé quel po' di bene che si può fare, e la gioia della comprensione e dell' amore. So a chi ho creduto Se il sacerdote s'impegna per sempre a vivere nella forma di vita che ha scelto, vuol dire che egli vuole impegnarsi a seguire per tutta la vita la chiamata di Dio, nel modo con cui un sacerdote può e deve farlo. E ciò che lo determina a questo impegno è il fatto che egli è convinto che Dio lo vuole, lo chiama ad esso e glielo rende possibile con una grazia speciale. La fede, diventata fiducia nell'amore, non elimina ulteriori difficoltà, ma assicura la forza per sormontarle. Non fornisce previsioni sulle situazioni future, ma dona la convinzione che in ciascuna di esse ci verrà indicato l'atteggiamento opportuno che ci permetterà di rimanere fedeli e di radicarci più profondamente nella nostra vita cristiana. È una fede che, nel suo ottimismo, non è né orgogliosa né stupida e non si lascia trascinare da una ingenua fiducia nell'immutabilità del suo amore. Si tratta di una fede umile e chiaroveggente, che conosce la debolezza e la volubilità del cuore umano, ma che mette la sua fiducia nella forza e nella fedeltà di colui che l'ha suscitata.

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Di lui si può sempre affermare, come faceva Paolo: «So a chi ho creduto e sono convinto che egli è capace di conservare il mio deposito fino a quel giorno» (2 Tim, 12). Questo atteggiamento di fede e di fiducia, rinnovato di fronte ad ogni nuova situazione, permette al sacerdote di superare progressivamente tutto ciò che v' è di superficiale e di mutevole nella nostra vita, per stabilirsi meglio su ciò che è più profondo e che rimane, facendolo passare in Dio, l'Immutabile, l'Eterno, come una viva risposta di un amore fedele. E poiché la via dell' amore è una via di assimilazione progressiva a colui che si ama, ogni nuovo passo nella fedeltà è sicurezza di una fedeltà più grande per il passo successivo. Perseverare nella sequela È normale che vi siano, nella vita del sacerdote, dei momenti e dei periodi di debolezza e di scoraggiamento. È anche normale che, di tanto in tanto, si faccia un passo falso o anche che si cada sulla strada. Non è cosa straordinaria che le asprezze del cammino e la fatica ci rendano più sensibili alla bellezza e alla frescura dei luoghi che si offrono ai nostri sguardi, a destra o a sinistra della strada, e che noi sentiamo la tentazione di fermarci o, forse, di restarvi. Questo non è un impedimento alla fedeltà, finché il cuore resta libero per il Signore e rivolto a lui. Ma questo ci fa indovinare quale pericolo possa aspettare al varco chi, lasciandosi trascinare dalla fatica o dalla stanchezza, finisse per rinunciare alla corsa. La tentazione più frequente, per chi è obbligato a camminare sempre è quella di fermarsi, di adagiarsi, di piantare le tende, di crearsi una sistemazione. Questo pericolo esiste nell' ordine fisico e in quello intellettuale come in quello morale. Quando si deve camminare a lungo, vien voglia di sedersi. L'insicurezza, che deriva dal dinamismo di una ricerca continua, fa desiderare la sicurezza e la comodità che la stabilità procura . Da questa tentazione nasce nella Chiesa l'immobilimo, che è sempre una soluzione di facilità, di fuga davanti al rischio dello sforzo e della ricerca. Si ama rifugiarsi nelle strutture mentali o in un ordine morale che ci conviene e che pare a nostra misura. Al fondo di ogni immobilismo vi è un desiderio di sicurezza che impedisce la vera disponibilità di spirito. E quello che accade nella vita di alcuni sacerdoti, forse molto lanciati in altri campi, di fronte alle esigenze della loro vocazione. Ogni vocazione cristiana, e quella del sacerdote in particolare, implica tre movimenti ugualmente indipensabili: uscire dalle posizioni personali, lanciarsi nell'incertezza di un'avventura, seguire Cristo. Nel Vangelo questi tre movimenti dello spirito si chiamano: «rinnegare se stessi, caricarsi della propria croce : seguire Gesù» (Mt 16,24). Ciascuno di questi tre movimenti è così contrario alla natura, che diventano impossibili senza il fermo appoggio della fede e lo slancio dell' amore. È dunque evidente che, se la vitalità della fede e il fervore della carità diminuiscono, la natura reagirà per rifiutare ciò che le è penoso. Il dover rinunciare abitualmente ad un benessere e ad un' affermazione personale, che risponderebbero alle esigenze della natura, porta allo scoraggiamento e all' amarezza. L'incertezza di un' avventura di cui non si vede l'evoluzione né il risultato e di cui non si può constatare il progresso né indovinare la fine, genera la delusione verso una tale vocazione. Allora la ricerca di altri interessi personali prende il posto della sequela di Cristo. E si può arrivare alla crisi più rattristante e più disastrosa: quella del sacerdote che si stanca di Dio. Al cuore della solitudine Vi è un modo di trovarsi spinti dalle realtà della vita verso una solitudine tenebrosa e senza fondo, che genera paura, amarezza, contrarietà, disperazione. La reazione più spontanea davanti a questa solitudine è la distrazione. In essa si accumulano e si sintetizzano tutte le tentazioni che il mondo freneticamente moltiplica. Rumori, movimento, emozioni, agitazioni: il mondo si serve di tutto per far dimenticare il mistero della propria solitudine. Invece, ogni ritorno all' autenticità deve cominciare con un ritorno all'interno della propria solitudine, illuminata dallo splendore della fede. «In se reversus»: è 1'espressione utilizzata da Luca per descrivere il passaggio dalla dissolutezza ad una vita degna. Da fuori a dentro: questo è il capovolgimento che la parola «con-versione» esprime. Là, dentro, si trova il grande deserto, dove Dio solo può rendersi presente per offrire la sua intimità. Tuttavia occorre sapere di quali mezzi si serve lo Spirito santo per condurre l'uomo ad un amore simile a quello che Cristo ha avuto per noi, bisogna prendere coscienza del cammino che ha dovuto percorrere Cristo ed essere pronti a lasciarvisi condurre. Infatti lo Spirito santo è capace di suscitare dei grandi deserti di desolazione interiore, di solitudine e aridità, di un' estensione e di una durata indefinita. E il momento della povertà, della solitudine, del silenzio, delle tentazioni, della preghiera umile e fiduciosa o della preghiera silenziosa di compunzione e di adorazione. Per creare questi deserti, lo Spirito santo può servirsi delle contraddizioni, della persecuzione, della incomprensione, delle angosce, della malattia, degli insuccessi, dell'umiliazione.

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Talvolta userà strumenti molto visibili e concreti: il Vescovo o i fratelli anche la Chiesa e le diverse circostanze della vita. Lo Spirito santo si serve di tutto per compiere la sua opera di purificazione. Ci si sente allora completamente soli, anche se si è circondati dalla carità di tutti. Ci si trova in una situazione che gli altri non comprendono e nemmeno sospettano, alla quale non possono mettere rimedio. Sono ferite che nessuno può cancellare o curare. Sono amarezze che nulla può alleggerire né guarire. Solo una vita interiore, nell'intimità dello Spirito santo, mediante la pura fede e in un abbandono continuamente rinnovato, può assicurare la pace dell' anima, la fiducia e la sicurezza. Ci si sente peccatori, soli, desolati, sconvolti nelle proprie aspirazioni, senza una luce che illumini il presente o l'avvenire, ma si è sempre sicuri nelle mani di Dio. Una sicurezza per nulla sensibile, ma profondamente radicata nella fede. Malgrado tutte le apparenze, nonostante tutta l'oscurità, è il momento della fede pura. Per mezzo di queste estreme purificazioni, lo Spirito santo fa cadere le ultime muraglie dietro le quali si rifugia l'egoismo e apre il cuore del sacerdote a quell' amore universale che dà alla sua vita nascosta un'efficacia redentrice e benefica su tutto il corpo mistico di Cristo. Ogni uomo è, in fondo, un solitario. Né la vita di famiglia, né le gioie dell' amicizia, né le delicatezze dell' amore più tenero possono raggiungere questo punto più intimo della psicologia, dove l'uomo è più profondamente se stesso. In questo intimo santuario del proprio io interiore - incomunicabile e impenetrabile - l'uomo vive le più grandi «esperienze» della sua esistenza: le gioie più sublimi e le angosce più stringenti. Là nessuno può penetrare per condividere la gioia o associarsi al suo dolore. Là l'uomo, per quanto faccia, si trova sempre solo. Soltanto con lo sguardo penetrante della fede saprà scoprirvi la presenza amorosa di Dio. 3 “ Figlio mio, dice il Signore, conosco la tua miseria, le lotte e le tribolazioni della tua anima, so la tua debolezza e le tue infermità, i tuoi cedimenti e i tuoi peccati. Ma ti dico ugualmente: dammi il tuo cuore, amami così come sei ! È il canto del tuo cuore che mi interessa perché ti ho creato per amare. In tutto ciò che vivi,nel fervore o nell'aridità, nella fedeltà o nell'abbandono amami così come sei. E allora ti concederò di amare più di quanto possa immaginare.” 4 e di vivere in pace con te stesso e i tuoi fratelli. Il mezzo per ottenere la pace, consigliato da Francesco ai suoi discepoli, era la letizia continua. “Quelli che appartengono al diavolo, quelli solo vadano a testa bassa; noi dobbiamo rallegrarci nel Signore! (..) A coloro che gli domandavano come fosse possibile una tale letizia continua, rispondeva: Essa deriva dalla purità del cuore e dalla costanza nella preghiera! . I peccati soltanto o la mollezza possono estinguere o oscurare la luce spirituale che deve brillare nei cuori. Quando lo spirito si raffredda e, a poco a poco, diviene infedele alla grazia divina, allora la carne e il sangue fanno di tutto per impadronirsi di ciò che a loro piace”5 . + Simone, Vescovo

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Liberamente ripreso da “G. Braso, Sentiero di vita, pp. 81-83; pp. 85-87; pp. 93-95; pp. 191-192. Mons. Lebrun, “Amami così come sei” 5 cfr. 2 Celano. nn. 125-128;speccbio di perf cc. 95-96 4

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Messaggio di Pasqua 2011

Che bella la vita quando la morte non fa più paura Si è bella la vita perché: “Tu cammini, Signore,stasera accanto a me. Il Tuo costato aperto è come un grande sole, le Tue mani tutt'intorno palpitano di scintille. Sì, perché la Settimana Santa non è una pallida commemorazione di eventi accaduti duemila anni fa in una remota provincia dell'impero romano a un ebreo dai tratti originali e sorprendenti. È una presenza sempre viva che incrocia storia ed eternità, memoria e presenza, morte e vita, Dio e uomo. Anche l'ordinaria miseria metropolitana coi suoi santuari profana può essere segnata e trasformata. »6 Tutta la nostra vita è trasformata dalla resurrezione di Cristo ma occorre immergerci in questo grande mistero: scrive Giovanni paolo II: «Cerco per tutta la storia il Tuo Corpo, cerco la Tua profondità...Dalla vita passare nella morte è questa l'esperienza, l'evidenza. Attraverso la morte passare nella vita è questo il mistero.»7 E noi siamo qui a cercare di penetrare questo grande mistero: Attraverso la morte passare nella vita è questo il mistero. Ma questo mistero va penetrato ma con sapienza perché scrive il poeta: “la sua dolcezza difende aspra con i rovi la mora e sfugge con l'ombra alle rapaci dita di chi avido la cerca senza amicizia. Così la gloria sulla cima del Calvario.8 Occorre l’amicizia con Cristo per penetrare il suo mistero, dobbiamo rompere con decisione con gli idoli per penetrare il mistero della resurrezione. Attraverso la morte passare nella vita è questo il mistero. Ma com’è possibile? È necessario spalancare le porte a Cristo : “la sera della vita quando i giochi saranno fatti e tu dirai: Signore e Signori rien ne va plus, vincerà chi ha puntato sull'amore. So che ripeto cose già dette, ma il centro del dilemma è sempre questo: o uscire da noi stessi, liberarci o morire di freddo rattrappiti nel covo d'una inerte solitudine. Bisogna allontanarci dai porti delle isole deserte, approdare al continente e bruciati alle spalle i vascelli perderci fra la gente condividendo il peso che ancora l'abbatte con te sulla strada del Calvario.9 È nell’amore che si può penetrare il mistero che stiamo celebrando e sperimentare già sin da ora, da subito, da oggi la resurrezione, il Paradiso, la gioia. Una testimonianza di un sacerdote toscano, grande mistico nonché poeta e scrittore, recentemente scomparso, don Divo Barsotti: “Nella penombra, o Signore, ti parlo: Grande intorno il silenzio: l'anima, come dal corpo disciolta, si disseta tutta di te: Come più dolce, o Dio, dell'amicizia umana, il tuo amore! Io, la dolcezza sento del tuo sguardo, su me; e la vita disfarsi in un amore muto, di morte. Ascoltar la tua voce, guardarti: più nulla io voglio. Se la vita, così, vuoi che consumi ai tuoi piedi, nel silenzio, sii benedetto, o Dio! Ripaga ogni rinunzia posseder l'amore!10 “Dio, origine di ogni vita, fonte della gioia di vivere, nessuno lotta come te contro il nulla e la morte: donaci di vivere ogni giorno la risurrezione di tuo Figlio. Amen”.11 + Simone, Vescovo

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Cedras Karol Wojtyla 8 Marcello Camillucci 9 Giovanni A.Abbo 10 Da “ Intimità” di don Divo Barsotti 11 David Marua Turoldo 7

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24 aprile 2011 – omelia del giorno di Pasqua

Vivere Il caso serio di Gesù di Nazareth e degli uomini e donne sante La storia di Suor Marie-Simon-Pierre Attraverso il cortile di clausura di un collegio meridionale francese , vestita con un abito bianco, ecco la "suora miracolo". “E’come una seconda nascita», afferma sorridendo: mi sento come se avessi scoperto un nuovo corpo, degli arti nuove.” Dopo due anni di segretezza intensa, suor Marie-Simon-Pierre, 45 anni, oggi si manifesta in pubblico come l'incarnazione terrena del più recente grande mistero della Chiesa. La suora, che ha saputo di voler servire Cristo da quando aveva 12 anni e viveva nel suo villaggio nel nord della Francia e che ora lavora come infermiera per le Piccole Sorelle, è la prova vivente che il compianto Papa Giovanni Paolo II l’ha guarita da oltre la tomba. Suor Marie-Simon-Pierre aveva avuto la diagnosi di malattia incurabile nel 2001, due anni fa, suor MarieSimon-Pierre riusciva a malapena a muovere il suo lato sinistro. Non poteva scrivere in modo leggibile, guidare, muoversi agevolmente e il dolore era tale che non poteva dormire. Così grande era il suo timore di una degenerazione inevitabile e tale era la sua condizione che lei non poteva neppure sopportare di vedere Papa Giovanni Paolo II, anche lui malato di Parkinson, apparire in televisione o nella sua papamobile perché gli annunciava visivamente quello che sarebbe state lei nel giro di pochi anni. Dopo la morte di Giovanni paolo II la sua malattia è peggiorata e il suo intero ordine pregava per lei. Ecco la sua testimonianza: «La malattia è evoluta molto dolcemente ma mi ha portato all'impossibilità di compiere gli atti normali della mia professione d'infermiera. Sono mancina e il morbo aveva colpito proprio la parte sinistra del corpo; eppure, malgrado questi problemi, malgrado i tremiti, la rigidità, il dolore, cercavo di proseguire il mio servizio. Anche Giovanni Paolo II era malato di Parkinson. Lui era il Papa della mia generazione e io gli volevo un gran bene come tutti noi, soprattutto noi suore che lo consideravamo l'apostolo della vita e della famiglia. In quegli anni, cioè dal 2001 al 2005, lo seguivo in televisione e il suo esempio mi dava la forza di proseguire». «Sarei voluta andare in pellegrinaggio con il Papa a Lourdes nel 2004 - racconta ancora suor Marie -, ma la salute non me lo permise. Ero arrivata al punto che non riuscivo neppure a guardare la tv, dovevo prepararmi per ore. Mi ero preparata anche il giorno in cui è morto e lì ho avuto l'impressione che non ce l'avrei fatta. Invece, quando Benedetto XVI avviò la causa di beatificazione, la mia congregazione decise di iniziare a pregare per chiedere l'intercessione di Giovanni Paolo II per me». Una decisione, ci spiegano le consorelle, che Marie Simon-Pierre ha tentato di contrastare per quell'umiltà che la portava a trascinarsi per ore, in silenzio, pur di non far mancare il suo contributo alla maternità di Puyricard, a pochi chilometri da Aix. Il 1° giugno 2005, tuttavia, la situazione si fa insostenibile e la scelta di abbandonare il lavoro improcrastinabile. Suor Marie rivive con queste parole l'incontro con la sua superiora: «Il 2 giugno capii che lavorare ancora significava danneggiare la Maternità e il lavoro delle mie consorelle, quindi andai da lei e le chiesi di esonerarmi. Lei mi rispose che Giovanni Paolo II doveva ancora dire l'ultima parola e mi esortò a scrivere il suo nome. Presi la stilo, scrivevo come se lo supplicassi. Alla fine, il nome del Papa era praticamente illeggibile. Ci guardammo e restammo entrambe in un lungo silenzio». La guarigione in realtà era lontana solo poche ore. «La sera, sono andata in ufficio prima di tornare in camera - prosegue la religiosa - e lì ho avvertito una voce che mi diceva di scrivere di nuovo il nome di Giovanni Paolo II. Ci ho riprovato e, stranamente, questa volta era leggibile. Ancor più sorprendente: quella notte, i dolori non mi perseguitarono, riuscii a dormire bene e l'indomani mi alzai dal letto completamente trasformata. Sentivo che era una cosa grande, forte, misteriosa. Era il 3 giugno, festa del Sacro Cuore di Gesù. Ho raggiunto la cappella senza problemi, non tremavo più. Poco dopo l'incontro con l'Eucaristia, sentii chiaramente di essere guarita. Mi diressi verso una sorella e alzai la mano dicendo: "Giovanni Paolo II mi ha guarito". Sono corsa a scrivere e la mia mano correva sulla carta. Quello stesso giorno, un impiegato dell'ospedale si è sentito male e io l'ho sostituito». Dal 2005, la chiesa cattolica ha mantenuto il silenzio sul caso, conducendo una indagine segreta in cui dopo aver intervistato circa 15 testimoni, tra cui neurologi, professori universitari, medici, uno psichiatra e un analista della scrittura a mano ha accertato che il recupero misterioso è medicalmente inspiegabile.

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Per suor Marie è cambiata la vita dalla notte del 2 giugno di due anni fa, quando il suo braccio sinistro ha cessato di tremare, i muscoli l'hanno rialzata senza problemi dal letto, la mano ha ripreso a correre sul foglio, spinta da una forza che lei stessa definisce «misteriosa». A chi le chiede se lei si consideri protagonista di un evento soprannaturale, risponde parafrasando le parole evangeliche del cieco nato: «Ero malata e ora mi vedete, sono guarita. Guarita dal Parkinson». Ma chi l’ha guarita? Un morto. Un papa morto? Ma com’è possibile? Ma è l’unico caso avvenuto ? Certo che no ! La Chiesa per proclamare un persona santa sfida sempre il Cielo e chiede sempre miracoli e grazie. E’ così da sempre. A Dio niente è impossibile ed allora se un uomo o una donna sono in Dio, sono in Paradiso, sono santi, sono pienamente figli di Dio, debbono fare le stesse cose che ha fatto il Figlio suo unigenito Gesù Cristo. Ma si dirà Gesù le ha compiute da vivo e la Chiesa pretende che invece essi le compiano da morti. Qui sta la grande sfida della Chiesa al Cielo. I segni debbono essere chiari e inequivocabili e compiuti da morti i quali compiendoli dimostrano che hanno vinto la morte, sono vivi, ti ascoltano e ti aiutano. A Dio niente è impossibile . E da sempre così e anche oggi i segni si moltiplicano e i miracoli si compiono a Lourdes come a Fatima, a S. Giovanni Rotondo come a Aix. en Provence con Suor Marie Simon-Pierre. Sempre e ovunque è invocato un uomo o una donna che hanno fatto della loro vita soltanto amore a Dio e al prossimo: è questa la legge. Ma allora dopo la morte cosa c’è ? Una certa cultura pagana sovente presentatasi sotto il manto della laica saggezza, che ha avuto i suoi seguaci in tutti i tempi e che oggi è favorita dalla mentalità scientifica positiva, tende a far accettare la prospettiva della morte con razionale serenità, senza paure, senza illusioni consolatorie, come una cosa naturale. Valutata in termini umani la morte è semplicemente una fine. Soprattutto una fine del potere di operare, un puro e semplice passivo venir portato via. Ma dobbiamo domandarci: è’ naturale la morte di un giovane a 24 anni? E’ normale e tranquillamente accettabile la morte di una giovane mamma a 30 anni? E’ tranquillo veder un bimbo soffrire e morire? Come si costata facilmente la realtà è più forte di qualsiasi dottrina. Sopraffatto dall'inesorabile certezza della morte, l'uomo si ribella contro di essa e dopo aver gustato il sapore della vita non vorrebbe mai più morire. Ha la chiara percezione che la morte è tutt'altro che lo sbocco naturale della vita. Essa è una violenza alla sua sete inestinguibile di vita. L'uomo non è creato per la morte L'uomo moderno, come d'altronde l'uomo di sempre, ha un senso acutissimo della morte. Dominatore della natura, esploratore dell'universo, artefice di imprese sempre più ardite, egli si scontra inevitabilmente con lo scacco della morte. La morte è per lui un mistero altrettanto fitto e pauroso quanto per i suoi progenitori, che, per la prima volta, hanno fatto l'esperienza di una vita che si spegne. E il mistero è non tanto quello che c'è al di là dell'ultima soglia, il mistero è il fatto stesso della morte. Per questo, Gesù di fronte alla morte non è indifferente mai: o è dominato dall'angoscia come dinanzi al sepolcro di Lazzaro o è posseduto dal sentimento della propria signoria invincibile. Si vede bene che la morte è la sua avversaria, l'ultima nemica come la chiama San Paolo. Il progetto di Dio, il Vivente Anche nella visione della fede la morte è un fallimento della creazione, uno scacco della vita. Dio non ha creato l'uomo perché cadesse nelle spire del nulla: « Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutto per l'esistenza » . La nostra istintiva paura della morte attinge la sua origine nelle primitive intenzioni di Dio. La morte non entrava nel piano di Dio. Essa è entrata per l'invidia del maligno, per il peccato dell'uomo. Questo ci rivela un volto nuovo del peccato: esso è l'anticreazione, un tentativo di autodistruzione dell'uomo, appunto perché con esso l'uomo tronca i suoi legami con la fonte stessa della vita: Dio, il Vivente per eccellenza. Dio ci chiama alla vita.

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Da un capo all'altro della Bibbia un senso profondo della vita in tutte le sue forme e un senso purissimo di Dio, ci rivelano nella vita, che l'uomo insegue con instancabile speranza, un dono sacro in cui Dio fa risplendere il suo mistero. Al centro del Paradiso Dio aveva piantato « l'albero della vita » il cui frutto doveva far vivere per sempre (cf Gen 3,22), Il Dio che non si compiace nella morte di alcuno (cf Ez 18.52) si è rivelato, in Cristo, come il « Dio dei vivi e non dei morti ». Dio è il Padre da cui ogni vita procede. Cristo poi è « il Verbo di vita per cui ogni cosa esiste », è « risurrezione e vita », è « il pane di vita » e chiunque mangia di lui ha già in sé la vita permanente; egli è la sorgente che zampilla vita eterna. I miracoli, specialmente le risurrezioni, testimoniano che egli è venuto a comunicare la vita; e costituiscono il segno del destino cui l'umanità è chiamata: la vita eterna. Potremmo dire che il messaggio cristiano è tutto qui: chi partecipa al Cristo, partecipa alla vita. Dopo Cristo e la sua risurrezione, chi crede, anche se sa di dover morire, vede la morte come un momento per passare ad una vita senza fine. La morte diventa cioè un « passaggio », assume così il carattere pasquale di una vittoria. La follia del cristianesimo consiste nel fare di questo confine una specie di centro, di punto mediano tra la vita mortale e quella immortale; non un semplice momento di passaggio, ma un' attiva prestazione, pur nell'estrema passività. Il compimento della dedizione (già da sempre prestata nello Spirito Santo) del Figlio al Padre, compimento anche perché in questo atto egli può restituire lo Spirito della missione che aveva ricevuto: «E compiuto!». Inoltre il Figlio muore come colui che è stato caricato del peccato del mondo; questo peccato egli lo porta nella sua dedizione, sino alla fine del suo rifiuto di affidarsi a Dio. Il suo morire costituisce la potente demarcazione di frontiera per l'espansione del peccato del mondo . E in questa prospettiva possiamo allora dire con una grande mistica tedesca: Amore che dai la vita Amore che dai la vita, vivificami e restaura tutto ciò che in me è spento di fronte al tuo amore. Dio, amore che mi hai creato, creami ancora nel tuo amore. Amore che mi hai riscattato: supplisci e riscatta in me tutto ciò che ho perduto del tuo amore per negligenza. Dio che mi hai comprata per te nel sangue del tuo Cristo, santificami nella verità. Dio, amore che mi hai adottata: fammi crescere secondo il tuo cuore. Dio, amore che mi hai scelta per te solo: fa che sia unita interamente a te. Dio, amore che mi hai amata gratuitamente: concedimi di amarti con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Dio, amore infinitamente potente, confermami nel tuo amore. Dio, amore infinitamente sapiente, concedimi di amarti nella saggezza. Dio, amore infinitamente caro, donami di vivere solo per te. Dio, amore infinitamente fedele, aiutami in ogni tribolazione. Amore infinitamente buono, agisci in ogni mia azione. Amore infinitamente forte, donami di perseverare in te sino alla fine. Amore infinitamente dolce, non abbandonarmi mai. Nell'ora della morte ricevimi tu, e chiamami. 12 + Simone, Vescovo

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S. Gertrude d'Helfta (XIII secolo)

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22 maggio 2011 – Festa patronale di S. Giulia

Martirio: forma di amore totale a Dio OGGI COME ALLORA: IL MARTIRIO DI S.GIULIA IL MARTIRIO DEI CRISTIANI D'ORIENTE NELL'INDIFFERENZA GENERALE I cristiani in Medio Oriente stanno subendo discriminazioni, e innumerevoli sofferenze. La violenza nei confronti di chi crede nel Vangelo avviene nell’indifferenza generalizzata dell’Occidente. Non si possono lasciare i cristiani di quelle terre soli e in balia del terrore e dei soprusi. La verità dei fatti deve essere riconosciuta e non taciuta. Dobbiamo riconoscere con dolore e denunciare con la mite forza del vangelo le discriminazioni che in Medio Oriente subiscono i cristiani. Esse hanno conosciuto livelli di massima preoccupazione, specie in Iraq e in Egitto. Penso ad un sacerdote siro-cattolico di Mossul, che recentemente ha perso il padre e due fratelli in uno stesso atto di violenza o ai tremendi attentati alle Cattedrali di Bagdad o del Cairo. Il 24 marzo di ogni anno la Chiesa prega per i missionari martiri del nostro tempo. Ma sono veramente innumerevoli i martiri cristiani, cattolici e non che diventano missionari autentici di Cristo con la loro fedeltà al battesimo fino alla suprema testimonianza. Con il loro sacrificio, con il sangue versato, anticipano il canto escatologico dell’unità dei cristiani che si compirà attorno all’Agnello immolato e glorificato. Siamo purtroppo tornati alla “multitudo ingens”, attestata dall’Apocalisse e ripresa dall’antica liturgia per inneggiare ai martiri che fecondarono col loro sangue gli inizi del cristianesimo a Roma. Tanti Paesi del mondo però, soprattutto dell’Occidente, che è cristiano almeno storicamente, sembrano assistere alla loro immolazione in una tristissima indifferenza. L’opinione pubblica e i responsabili delle nazioni del mondo, persi talora in problemi molto più secondari, dovranno richiamare a tutti, sulla verità dei fatti drammatici in atto in tanti paesi. L’urgenza del rispetto dei diritti fondamentali, e tra questi quello di una reale libertà religiosa è come la cartina di tornasole di ogni altra libertà, perché difende l’intimo della persona, la coscienza, dalla quale scaturisce l’irrinunciabile riferimento a Dio. La persecuzione è talmente violenta e colpisce fortemente le più antiche Chiese, al punto che rischiano di estinguersi là dove sono nate. E’ una tremenda ingiustizia verso l’Oriente che vede vanificarsi un’essenziale componente della sua identità multireligiosa. Le Chiese cristiane del mondo animate da sensibilità ecumenica e interreligiosa dovranno fare la loro parte nella denuncia e nella solidarietà perché il più possibile i cristiani rimangono in Oriente, come è loro diritto e dovere, ma anche accogliendoli quando sono proprio costretti a cercare un’altra patria. Tutto si riassume nel flusso inarrestabile di emigranti che dall’Oriente vanno in ogni parte del mondo. Quanti immigrati arrivano con la Bibbia nel loro povero bagaglio. E’ da temere che saranno sia l’Oriente sia la Comunità internazionale a fare i conti con la storia se perderanno quella garanzia di speranza e di pace che accompagna la presenza cristiana. Se essa svanisce, si favorisce il pericolo sempre latente dell’integralismo religioso, con possibili derive violente e persino terroristiche. 13 L’evangelica immagine del “seme che muore per portare frutto” torna nei nostri giorni di drammatica attualità, essa esalta il sacrificio di Cristo e descrive la costante condizione di quanti specie in Oriente, egli ha chiamato a seguirlo portando la croce non metaforica ma reale e cruenta. IL MARTIRE: IMMAGINE DI CRISTO Il martire è icona di Cristo: è immagine della morte di Gesù, del suo sacrificio supremo d’amore, consumato sulla Croce affinché noi potessimo avere la vita (cfr Gv 10,10). Cristo è il servo sofferente di cui parla il profeta Isaia (cfr Is 52,13-15), che ha donato se stesso in riscatto per molti (cfr Mt 20,28). Egli esorta i suoi discepoli, ciascuno di noi, a prendere ogni giorno la propria croce e seguirlo sulla via dell’amore totale a Dio Padre e all’umanità: “chi non prende la propria croce e 13

Cardinale Prefetto Leonardo Sandri , L'Osservatore Romano, 24 marzo 2010

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non mi segue – ci dice, – non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 10,38-39). E’ la logica del chicco di grano che muore per germogliare e portare vita (cfr Gv 12,24). Gesù stesso “è il chicco di grano venuto da Dio, il chicco di grano divino, che si lascia cadere sulla terra, che si lascia spezzare, rompere nella morte e, proprio attraverso questo, si apre e può così portare frutto nella vastità del mondo” Il martire segue il Signore fino in fondo, accettando liberamente di morire per la salvezza del mondo, in una prova suprema di fede e di amore. 14 . DOVE NASCE LA FORZA PER AFFRONTARE IL MARTIRIO? Dalla profonda e intima unione con Cristo, perché il martirio e la vocazione al martirio non sono il risultato di uno sforzo umano, ma sono la risposta ad un’iniziativa e ad una chiamata di Dio, sono un dono della Sua grazia, che rende capaci di offrire la propria vita per amore a Cristo e alla Chiesa, e così al mondo. Se leggiamo le vite dei martiri rimaniamo stupiti per la serenità e il coraggio nell’affrontare la sofferenza e la morte: la potenza di Dio si manifesta pienamente nella debolezza, nella povertà di chi si affida a Lui e ripone solo in Lui la propria speranza (cfr 2 Cor 12,9). Ma è importante sottolineare che la grazia di Dio non sopprime o soffoca la libertà di chi affronta il martirio, ma al contrario la arricchisce e la esalta: il martire è una persona sommamente libera, libera nei confronti del potere, del mondo; una persona libera, che in un unico atto definitivo dona a Dio tutta la sua vita, e in un supremo atto di fede, di speranza e di carità, si abbandona nelle mani del suo Creatore e Redentore; sacrifica la propria vita per essere associato in modo totale al Sacrificio di Cristo sulla Croce. In una parola, il martirio è un grande atto di amore in risposta all’immenso amore di Dio.15 Si sa che i Padri, e sulle loro tracce la grande scolastica medievale, hanno cercato di scacciare il terrore della morte con il richiamo all'immortalità dell'anima. Questa era provata filosoficamente: l'anima formula delle idee e dei principi eternamente validi, è quindi, di natura sua intellettuale ed eterna. Tutti gli idealisti si consolano con questo sotterfugio, anche se non credono in Dio. L'uomo individuale muore, ma le sue idee restano, esse sono eterne. Ora, questo modo di argomentare non può soddisfare l’uomo contemporaneo. Molti pensatori disprezzano "la stolta eternità" delle idee astratte. La verità che rispecchia la realtà è vivente e concreta. La morte sembra distruggere non solo l'uomo, ma la verità come tale. Come vincere la maledizione della morte ? Vi è legame tra verità e morte e questo legame tra la verità e la morte fu intensamente sviluppato da N.F.Fedorov. Egli ha vissuto e riflettuto avendo sempre davanti a se l'immagine della morte, non della sua ma di quella degli altri uomini durante tutta la storia. Questo perché la lotta contro la morte è il suo principale impegno, perché la morte è il solo e ultimo male. Tutto deve essere messo in opera per vincerla. La risurrezione sarà contemporaneamente il risultato della grazia divina e quello dell'attività umana. Ma abbiamo noi le forze necessarie per combattere la morte? Da soli no. In questa lotta l'uomo è vinto. Eppure quelli che hanno unito la loro morte con quella del Cristo, vincono la morte con la morte. Essa diventa per il cristiano, come il battesimo nel quale nasce la vita. Ciò corrisponde al Martirologio romano che indica il giorno del martirio dei santi con il termine natalis, nascita alla vera vita.16 Carissimi noi non siamo chiamati al martirio, ma nessuno di noi è escluso dalla chiamata divina alla santità, a vivere in misura alta l’esistenza cristiana come S. Giulia e questo implica prendere la croce di ogni giorno su di sé. Tutti, soprattutto nel nostro tempo in cui sembrano prevalere egoismo e individualismo, dobbiamo assumerci come primo e fondamentale impegno quello di crescere ogni giorno in un amore più grande a Dio e ai fratelli per trasformare la nostra vita e trasformare così anche il nostro mondo. Per intercessione della nostra Santa Patrona chiediamo al Signore di infiammare il nostro cuore per essere capaci di amare come Lui ha amato ciascuno di noi. + Simone, Vescovo

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cfr Lumen Gentium, 42 Benedetto XVI ,Udienza Generale, Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, Mercoledì, 11 agosto 2010 16 Tomas Spidlik IL MARTIRIO NELLA TRADIZIONE SLAVA jubilee_2000/magazine/documents 15

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LETTERE E COMUNICAZIONI ALLA DIOCESI

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Livorno, lì 4 aprile 2011 Ai parroci della Diocesi Alle Comunità Religiose Ai Diaconi Alle aggregazioni laicali

17 aprile 2011, Domenica delle Palme Giornata Diocesana della Gioventù Livorno ore 15.30 – 19.00 La Consulta diocesana di Pastorale Giovanile sta organizzando come ogni anno la Giornata Diocesana della Gioventù nella domenica 17 aprile . E’ da molto che vi stanno lavorando, il tema e il programma sono già stati pubblicati sulla Settimana e comunque li ricordiamo sommariamente: Tema : COSTRUIRE SI PUO’ Ritrovo : ore 15,30 in piazza Grande, davanti alla Cattedrale A seguire inizio dell’itinerario a tappe per vie, Chiese e luoghi caratteristici. Il percorso condurrà a vivere vari momenti di riflessione con luoghi dove si vive il Vangelo. Ore 18.00 Ritorno in Cattedrale per un tempo di preghiera e meditazione con don Quilici e il Vescovo La Giornata Diocesana della Gioventù è l’unico appuntamento comune a tutti i gruppi giovanili della diocesi sia parrocchiali che associativi o appartenenti a movimento o aggregazioni laicali, pertanto invito tutti ad essere presenti. Esso è l’unica occasione dell’anno per una educazione al senso e all’essere della Chiesa Locale . Invito inoltre ad essere presenti tutti i cresimati e i cresimandi. In questo anno pastorale ho incontrato ogni mesi tantissimi giovani e adulti e di questo vi ringrazio, sono stati momenti almeno per il Vescovo, molto belli. Sarebbe bello poterci rincontrare tutti insieme la domenica delle Palme in Cattedrale. Sicuro di una vostra attenzione a questo appuntamento così significativo, vi saluto nell’attesa di incontrarvi + Simone, Vescovo Livorno, lì 5 aprile 2011 Ai parroci della Diocesi Alle Comunità Religiose Ai Diaconi Mercoledì santo: 20 aprile un appuntamento da condividere ore 17,30 Cattedrale Mercoledì 20 aprile come consuetudine,ci ritroveremo in Cattedrale alle ore 17,30 per la Messa del Crisma nella quale i presbiteri della diocesi rinnoveranno le loro promesse sacerdotali e si benediranno gli olii con i quali saranno amministrati i sacramenti durante l’anno pastorale. E’ un momento in cui la Chiesa Locale si stringe intorno ai suoi preti e vive con loro un appuntamento saliente della loro vita spirituale. Sono molti coloro che partecipano a questa celebrazione liturgica, quest’anno volendo dare ancor più attenzione ad una pastorale vocazionale (il nostro Seminario al momento a solo due seminaristi e non mi risultano ragazze in formazione in istituti religiosi), desidererei vedere una partecipazione numerosa dei ministranti . Sono molti i gruppi dei ministranti (ragazzi e ragazze) presenti in Diocesi, essi sono composti da persone con età diverse ma con una medesima passione per il servizio liturgico. Questi gruppi potranno essere, se ben curati, un luogo importante per una più intensa pastorale vocazionale alla vita familiare come alla vita religiosa o sacerdotale.

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Con questi intendimenti l’Ufficio Liturgico sta predisponendo la celebrazione del prossimo 20 aprile e per organizzare bene la cerimonia ha necessità di sapere, sia pure in maniera orientativa, chi e quanti ministranti saranno presenti il prossimo mercoledì santo. Vi pregherei pertanto di darne comunicazione o direttamente al Direttore all’Ufficio Liturgico, don Piotr Grajper oppure alla Segreteria Vescovile . Dandovi l’arrivederci all’ormai prossimo mercoledì santo, vi saluto.

+ Simone, Vescovo

N.B. : domenica 15 Maggio a Montenero per l’offerta dell’Olio al Santuario: ore 17.00 ritrovo p.le Giovanni XXIII e ore 18 S. Messa Approfitto di questa lettera per ricordarvi che quest’anno sta alla Diocesi di Livorno, offrire l’olio al Santuario di Montenero e pertanto come già scritto nel calendario della Diocesi sin dal Settembre scorso, nel pomeriggio del 15 maggio si svolgerà il Pellegrinaggio Diocesano a Montenero. Livorno, lì 5 aprile 2011 Ai presbiteri della Diocesi Mercoledì santo: 20 aprile Giornata sacerdotale Ore 10.00 – 14.00 Santuario di Montenero- ore 17,30- 19.00 Cattedrale Mercoledì 20 aprile come consuetudine,ci ritroveremo per la nostra Giornata Sacerdotale, il mattino al santuario di Montenero, il pomeriggio in Cattedrale alle ore 17,30 per la Messa del Crisma nella quale rinnoveremo le nostre promesse sacerdotali e si benediranno gli olii con i quali saranno amministrati i sacramenti durante l’anno pastorale. Vi scrivo per ricordarvi orari e luoghi e per chiedervi di non anteporre assolutamente niente a questo appuntamento (eventuali funerali si celebrino nel primo pomeriggio e la messa quotidiana si celebri al mattino presto in tempo utile per partecipare in orario alla giornata). Gli orari della giornata: il mattino Ore 9,45 arrivi Ore 10.00 Celebrazione dell’Ora media e meditazione del Vescovo “ Un presbiterio in comunione” Ore 11.00 Adorazione Eucaristica e tempo per le confessioni ( diversi padri del Santuario saranno a disposizione ) Ore 12.00 Benedizione Eucaristica e Angelus Ore 12.30 Pranzo . Il pomeriggio Ore 17.00 Ritrovo dei sacerdoti in cattedrale Ore 17,30 Messa del Crisma Dandovi l’arrivederci all’ormai prossimo mercoledì santo, vi saluto. + Simone, Vescovo

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Livorno, lì 1 aprile 2010 Ai Presbiteri Ai Diaconi Alle Comunità Religiose

3^ tappa del percorso spirituale per Operatori Pastorali Gli atteggiamenti dell’educatore: l’affidarsi domenica 25 aprile 2010 – Santa Lucia - Antignano - ore 15.30 Carissimi, vi raggiungo nel Tempo Pasquale, periodo dedicato alla gioia ed allo stupore per la novità di vita che il Signore ci dona con la Resurrezione: abbandonarsi docilmente e fiduciosi alla Sua volontà. Dopo la pausa pasquale, con la ripresa della SFOP ci avviciniamo alla 3^tappa del percorso spirituale proposto dalla scuola. Siamo a metà del cammino, e credo che siano occasioni importanti di incontro con il Signore, che ci aiutano a dare senso alla formazione teologico-pastorale: tutto è in funzione perché il Signore possa abitare nel nostro cuore, e tale tesoro saperlo offrire agli altri nei molteplici servizi alla quale la Sua chiesa ci chiama. Ricordo, ancora una volta che gli incontri spirituali hanno carattere sussidiario al lavoro compiuto nella parrocchia di appartenenza, e sono aperti a tutti gli operatori pastorali, iscritti o non iscritti alla Scuola. Chiedo di diffondere questo appuntamento nelle vostre Parrocchie, Comunità, ecc., in modo particolare tra gli Operatori di pastorale. Vi aspetto numerosi e contenti di migliorarci, sempre più, nel nostro stare con Gesù. Per motivi organizzativi, informate il Vicario foraneo di appartenenza, del numero degli operatori, della propria Parrocchia, che parteciperanno al ritiro, e chiedo ai Vicari foranei di comunicare le presenze, all’indirizzo mail della mia segreteria, entro giovedì 22 aprile, in modo da avere un numero di massima di presenze. Programma del pomeriggio: ore 15.30 Celebrazione dell’ora media e meditazione del Vescovo 16.30 adorazione eucaristica , spazio per la riflessione personale , tempo per le confessioni, 17.15 collatio per piccoli gruppi, 18.00 celebrazione del Vespro e conclusione Grazie ancora per la disponibilità, i saluti più fraterni e buon cammino Pasquale. Vi benedico, + Simone, Vescovo Il cammino terminerà con la: ¾ 4^ Tappa: domenica 13 giugno – tema : Gli atteggiamenti dell’educatore: il lasciarsi condurre

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Livorno, lì 13 aprile 2010 Ai membri dell’ Assemblea diocesana

Domenica 16 maggio 2010 – 5ª Assemblea Diocesana Carissimi, così come già comunicatovi lo scorso 7 aprile, confermo che la data della prossima assemblea diocesana sarà: domenica 16 maggio, per un maggior chiarimento riporto quanto precedentemente diffuso: la bozza del “progetto educativo diocesano” che ogni parroco e delegato all’assemblea diocesana ha ricevuto, è uno strumento con lo scopo di far riflettere le comunità parrocchiali, le associazioni e i movimenti su che cosa significhi educare alla fede e generare cristiani oggi nella nostra diocesi. Ogni vicariato è chiamato a portare nell’assemblea del prossimo 16 maggio il proprio apporto, secondo questo possibile iter: - incontro a livello parrocchiale promosso dal parroco e dai delegati laici all’assemblea, in cui coinvolgere i membri del consiglio pastorale e i catechisti, per leggere la bozza e fare le proprie considerazioni in vista dell’ -incontro a livello vicariale dei presbiteri, diaconi, religiosi/e delegati laici all’assemblea in cui seguendo le domande come traccia, si dovrà elaborare un proprio contributo scritto da presentare all’assemblea. In quella sede, dopo aver mostrato le linee che hanno guidato alla formulazione della bozza, ci saranno gli interventi dei vicariati e si aprirà un dialogo su quanto ascoltato. Pertanto chiedo ad ognuno voi di coordinare questo lavoro nel vostro vicariato, cercando di fare il possibile per giungere ad un coinvolgimento motivato e fattivo, tenendo conto sia dell’importanza della questione che dei tempi che abbiamo a disposizione per affrontarla. Ringrazio per la vostra collaborazione ed il servizio alla Chiesa particolare, con l’augurio di sereno e gioioso Tempo Pasquale, saluti fraterni. Vi benedico, + Simone, Vescovo Livorno, lì 14 aprile 2010 Ai sacerdoti della diocesi Alle Comunità Religiose Ai diaconi Agli iscritti alla SFOP Alle Aggregazioni laicali Al Consiglio Pastorale Diocesano

Esercizi Spirituali in Terra Santa Terra Santa e Monte Nebo – Petra per sacerdoti, diaconi, religiosi\e, laici 29 luglio - 5 agosto 2010 Carissimi, nella prossima estate verrà proposto un nuovo modo di vivere il Pellegrinaggio in Terra Santa. In esso si privilegerà la meditazione del messaggio evangelico là proclamato, alla visita storica archeologica dei luoghi santi. Certo visiteremo la Terra di Gesù ma vi saranno molti spazi per il silenzio e la preghiera .

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Sarà una occasione per dare il giusto tempo all'ascolto del Signore, per interrompere la frenesia quotidiana e lasciarsi interrogare da ciò che si è compiuto in quella Terra. Vi invito a donarvi questa esperienza speciale. Il pellegrinaggio in Terra Santa è sempre un evento indimenticabile tanto più se esso darà l'opportunità non solo di vedere i luoghi di Gesù ma di stare a lungo con Lui . Certo della vostra accoglienza ed attenzione, un fraterno saluto con l’augurio di buon Tempo Pasquale. + Simone,Vescovo Livorno, lì 13 aprile 2011 Ai Presbiteri Alle Comunità Religiose Ai Diaconi del I – II – III e IV Vicariato

Via Crucis cittadina Venerdì 15 aprile Carissimi, a conclusione del Tempo di Quaresima, si celebrerà come da tradizione la Via Crucis cittadina nei venerdì precedenti ho meditato la Via Crucis con le comunità del V e VI Vicariato. Chiedo anche a voi di vivere questi giorni così particolari ed intensi di ascolto ed intimità con il Signore, attraverso la meditazione della Passione di Cristo. La Via Crucis inizierà nella Chiesa dell’Ospedale, per poi procedere verso la Chiesa del Sacro Cuore attraverso l’Aurelia, Via Badaloni e Viale del Risorgimento; invito i sacerdoti a venire con l’abito liturgico proprio. Certo di incontrarvi, invoco benedizione e inteso incontro con Gesù a voi ed alle vostre comunità. + Simone, Vescovo Livorno, lì 25 aprile 2011

Ai Presbiteri

Presentazione Pellegrinaggi Diocesani 2011 con Pharus Viaggi e Brevivet Carissimi,

come già sapete da oltre quattro mesi Pharus Viaggi, Agenzia di viaggi della Diocesi, ha iniziato ad essere operativa, nella propria sede di via S. Andrea 69, i risultati non mancano, però desidero sempre più far conoscere in Diocesi, attraverso di voi, le attività turistico – religiose che annualmente vengono proposte nell’ottica della crescita spirituale e di evangelizzazione. Pharus Viaggi lavora con diversi partners, fra cui Brevivet, tour operator affermato in turismo religioso, entrambi ci presenteranno i pellegrinaggi 2011 Martedì 3 maggio 2011 – alle 12,15 circa Sala Fagioli – Vescovado l’incontro proseguirà, per chi lo desiderarà, con il pranzo insieme al Ristorante La Barcarola. Certo dell’attenzione e dell’accoglienza della proposta, ringrazio con i saluti più fraterni e l’augurio di ricco tempo pasquale. + Simone, Vescovo

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Livorno, lì 25 aprile 2011 Al Clero della Diocesi

Diocesi di Livorno Verso un Progetto Educativo

Ai Religiosi e Religiose Alle Aggregazioni laicali Ai membri dell’Ass.Diocesana

Il Progetto Educativo Diocesano La nuova stesura delle schede Il cammino di riflessione parrocchiale e nelle singole Aggregazioni laicali, in vista della nascita del Progetto Educativo Diocesano è terminato proficuamente, unanime la convergenza sulla mete e sugli obiettivi del Progetto, comune la valutazione positiva delle Proposte di Linee Pastorali Normative. Molti sono stati i contributi integrativi ( per questo motivo le schede sono cresciute di pagine), alcune volte (raramente) si è invitato alla soppressione di singoli paragrafi, altre volte, le più numerose, vi è stata la proposta di una nuova versione del medesimo testo. Comunque sono stati tutti contributi molto interessanti, alcuni di essi molto elaborati e articolati i quali manifestavano uno studio comunitario sistematico e prolungato. Nella stesura dei nuovi testi si è cercato di non perdere nulla delle tante ricchezze emerse, importante a questo scopo, è stato il lavoro del Consiglio Pastorale Diocesano e delle commissioni appositive che al suo interno si sono costituite . Rilevante è stata l’apporto dato sia dalla Consulta di Pastorale Familiare sia di quella di Pastorale Giovanile. L’iter futuro del testo, dopo l’Assemblea di giugno, vedrà l’ulteriore arricchimento del testo con i suggerimenti che emergeranno in quella sede. A luglio esso vedrà la sua stesura definitiva. Sarà riscritto con un linguaggio il più possibile semplice e comprensibile a tutti . Si prevede la consegna alla Diocesi in occasione del Pellegrinaggio Diocesano a Montenero del prossimo 8 settembre . Il lavoro che ora riconsegniamo alle Comunità Parrocchiali, alle Comunità Religiose e alle Aggregazioni laicali per una ulteriore rilettura comune in sede vicariale e poi diocesana nell’assemblea del prossimo 5 giugno è strutturato intorno ai seguenti perni educativi: Meta del Progetto Educativo Formare ad una vita cristiana scelta come sequela di Gesù di Nazareth incontrato e amato . Il soggetto educativo del Progetto La Comunità parrocchiale e in essa e per essa, il Consiglio Pastorale Parrocchiale e la Comunità Educante Parrocchiale formata dal parroco e dagli educatori di tutto l'arco formativo. Icona di riferimento del Progetto Trasformati da un evento: l'esperienza dell’apostolo Paolo: cfr. Atti degli Apostoli 9,1-19; 22,3-21; 26,423. Dall'esperienza del Cristo Risorto una vita trasformata e vissuta all’insegna dell’apostolato evangelico. Obiettivi educativi del Progetto : - Incontrare e conoscere il Signore . - Scegliere di essere discepoli di Cristo nella sua Chiesa . - Vivere come membri della Comunità Cristiana, il vangelo nella quotidianità . Scelte fondanti il Progetto Educativo: 1. La necessità del primo annuncio e l'evangelizzazione quale scelta irrinunciabile della Comunità Cristiana 2. Un legame sempre più profondo fra Parola ascoltata, liturgia celebrata, carità vissuta. 3. Centralità dell’Eucaristia domenicale . 4. Una pastorale a partire dalla famiglia. 5. Formazione e servizio, un binomio inscindibile. Il lavoro da compiere in maggio in vista dell’Assemblea Diocesana del prossimo 5 giugno

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In Parrocchia, in Comunità o nella Aggregazione Laicale, dopo una attenta lettura della nuova versione del Progetto Educativo si elabori un contributo da presentare nella riunione del Consiglio Pastorale Vicariale o della Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali, domandandosi : -

La meta generale del Progetto nonché gli obiettivi sono coerentemente perseguiti nelle singole schede di cui si compone il Progetto ?

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Vi è coerenza interna fra la prima parte: Proposte di Linee Pastorali Normative e la seconda parte Proposte di Linee Pastorali Orientative ( la seconda parte dovrebbe suggerire come applicare le linee pastorali normative ) ?

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Le singole scelte pastorali contenute esclusivamente nella 1^ Parte del testo: “Proposte di Linee Pastorali Normative” si condividono nella nuova formulazione ? ( Le Proposte di Linee Pastorali Orientative essendo solo esplicative non necessitano di esplicita approvazione )

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Si ritiene di proporrete un qualche emendamento al testo nella sua 1^ Parte : Proposte di Linee pastorali normative ?

In sede vicariale o di Consulta delle Aggregazioni Laicali, si arriverà alla formulazione di un testo condiviso riguardante complessivamente i quattro punti sopra esposti ed esso sarà inoltrato alla Segreteria Vescovile entro la fine del mese di Maggio ciò al fine di poterlo stampare e distribuirlo a tutti partecipanti all’Assemblea. In sede di Assemblea sarà presentato ufficialmente dal Vicario o dal Segretario del Consiglio Pastorale Vicariale o dal Segretario della Consulta ed eventualmente discusso. Augurandovi un proficuo lavoro per il bene della Diocesi, vi porgo i miei più cordiali saluti . + Simone Vescovo Livorno, lì 3 maggio 2011 Ai Presbiteri della Diocesi alle Comunità Religiose Ai Diaconi Alle Aggregazioni laicali All’Assemblea diocesana Domenica 15 maggio 2011

Festa liturgica della Madonna di Montenero Pellegrinaggio Diocesano straordinario al Santuario di Montenero in occasione dell’offerta dell’Olio pomeriggio: ore 17.00 – 20.00 Dopo molti anni la Diocesi di Livorno ha l’onore di offrire al Santuario di Montenero l’olio che farà ardere per tutto l’anno la lampada votiva dell’altar maggiore della Chiesa dove è custodita la sacra e taumaturgica immagine della Vergine. Era dal 1997 che questo rito non spettava alla Chiesa di Livorno. Per questa importante ricorrenza è indetto per tutte la parrocchie della Diocesi, per tutte le Comunità Religiose nonché per tutte le Aggregazioni Laicali, un Pellegrinaggio Straordinario al Santuario di Montenero. Sarà l’occasione per chiedere alla Vergine che da sempre protegge la città di Livorno e la sua diocesi, fortezza nella fede, costanza nella speranza, grandezza nella carità, saggezza e capacità nella trasmissione del Vangelo alle nuove generazioni. Un testimone della fede, un prete livornese ci guiderà nel Pellegrinaggio: sarà don Gianbattista Quilici nel 220 anniversario della sua nascita. Il Venerabile don Quilici ci aiuterà a compiere il nostro cammino verso il santuario con i suoi scritti sulla Madonna. Il programma del pomeriggio sarà il seguente: ore 16.50 Ritrovo presso piazza Giovanni XXIII ore 17.00 Inizio del Pellegrinaggio al Santuario, recita del S. Rosario. Meditazioni con testi di don Quilici Ore 18.00 S. Messa presieduta dal Vescovo con tutti i sacerdoti della diocesi. Affidamento della Diocesi alla Vergine Santa di Montenero Nella gioia ancora viva della Pasqua, vi porgo i miei più cordiali saluti. + Simone, Vescovo

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Livorno, lì 5 maggio 2011 Alla Chiesa di Livorno Domenica 22 maggio 2011

Festa di Santa Giulia Patrona della diocesi e della città Carissimi, nell’imminenza della festa della Patrona S. Giulia desidero raggiungervi per rendervi partecipi dei festeggiamenti. S. Giulia, giovane cartaginese, naufraga in Corsica, e martire per coerenza alla sequela del Signore, possa donare alla città ed alla chiesa di Livorno forza per scelte di accoglienza e di integrazione, nel rispetto, delle tante diversità della nostra realtà. Certo di incontrarvi numerosi, nella gioia del tempo Pasquale, i saluti più fraterni. Il programma delle Celebrazioni ore 17.30 Cattedrale Concelebrazione Eucaristica Presieduta dal Vescovo ore 18.30 processione con le reliquie della Santa Dispongo che, domenica 22 maggio dalle ore 17.30 in poi, in città di Livorno, non vi siano altre celebrazioni eucaristiche, concomitanti con quella della Cattedrale, al fine di favorire la partecipazione ai festeggiamenti di S. Giulia. + Simone, Vescovo Livorno, 23 maggio 2011 Ai membri dell’Assemblea Diocesana Domenica 5 giugno 2011 Assemblea Diocesana Sul tema «Il Progetto Educativo Diocesano: Dal confronto alla definizione di un testo base» Nuovi Locali parrocchiali di Antignano ore 15,30-19,00 Con la prossima Assemblea Diocesana terminerà la fase di ascolto delle parrocchie, dei Vicariati e delle Consulte sul Progetto Educativo. Successivamente vi lavoreranno ancora il Consiglio Pastorale Diocesano e il Consiglio Presbiteriale per arrivare quanto prima alla stesura definitiva e alla sua promulgazione. E’ quindi la prossima assemblea un’occasione importante per migliorare ulteriormente la bozza del Progetto Educativo Diocesano. Il Programma dell’Assemblea : Ore 15,30 : La Preghiera Preghiera allo Spirito, invocazione del dono della saggezza e meditazione Vescovo Ore 16.30: L’Ascolto I delegati di ogni Vicariato, nonché del Consiglio Pastorale Diocesano, della Consulta delle Aggregazioni Laicali, della Consulta Diocesana di Pastorale Giovanile e della Consulta di Pastorale Familiare espongono le loro osservazioni su tutto il documento o le loro proposte di mozione (sostitutiva, integrativa, o soppressiva ) in merito a singoli paragrafi della sola Parte Normativa presente in ognuna delle quattro schede del Progetto Educativo. (Coordina il Segretario del Consiglio Pastorale Diocesano ) Ore 17.30 : Il dibattito sulle mozioni I membri dell’assemblea si confronteranno sulle tesi contenute nelle varie mozioni ( esse saranno presenti per iscritto nella cartella dell’assemblea) al fine di manifestare in merito alle medesime un orientamento dell’Assemblea . ( Vicariati, Consulte e Giunta del Consiglio Pastorale Diocesano potranno presentare mozioni per iscritto alla Segreteria Vescovile sino a martedì 31 maggio ) Ore 18.30 : La consegna e la preghiera conclusiva Il Vescovo presenta e consegna ai partecipanti all’Assemblea Diocesana il libro “ Educare con il Cuore di Dio”. E’ un compagno di viaggio per ogni educatore, una sorta di breviario, affinché egli legga gli Orientamenti pastorali della CEI “ Educare alla vita buona del Vangelo”, li medititi, li faccia propri e assuma conseguenti atteggiamenti educativi personali e comunitari. Nell’attesa di incontravi, vi saluto nel nome del Signore + Simone, Vescovo

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Livorno, 1 giugno 2011 Al Clero della Diocesi Martedì 21 giugno 2011 Assemblea del Clero Vescovado ore 9.30-12.30 L'anno pastorale sta volgendo al termine e pertanto dopo aver a lungo lavorato intorno al Progetto Educativo Diocesano dobbiamo volgere la nostra attenzione al luogo principale dove esso dovrà trovare piena attuazione: la parrocchia; pertanto affronteremo durante l'Assemblea prossima i seguenti temi: Ordine del giorno: 1. La Visita Pastorale Ordinaria 2. Il Consiglio pastorale parrocchiale: le linee normative 3. Il Consiglio parrocchiale per gli affari economici: presentazione del nuovo statuto 4. Verso una diocesi e una parrocchia missionaria: Iniziazione Cristiana e catecumenato 5. Il calendario diocesano 2011-2012: criteri e scelte 6. Varie ed eventuali Nell’attesa di incontravi, vi saluto nel nome del Signore + Simone, Vescovo

Alla Chiesa di Livorno Sabato 11 giugno 2011

Veglia di Pentecoste Chiesa di S. Caterina ore 21 Carissimi, prossimi alla Festa di Pentecoste, desidero farvi giungere il programma della Veglia Diocesana di Pentecoste, curata e guidata dalla Consulta delle Aggregazioni laicali. Sono certo dell’attenzione e della partecipazione, per questa importante Festa che segna, nella gioia e nella diversità, l’inizio della storia della chiesa, a cui, anche noi, per Suo dono, siamo chiamati a contribuire alla crescita, diffusione e comunione. In attesa di incontrarvi e con l’augurio di buon cammino verso la festa di Pentecoste, i saluti più fraterni. + Simone, Vescovo Livorno, 13 giugno 2011

Alla Chiesa di Livorno Domenica 26 giugno 2011

Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo ore 18 - Chiesa S.Maria del Soccorso Carissimi, nel cammino dell’anno liturgico ci avviciniamo alla Festa del Corpo e Sangue di Cristo, in cui facciamo memoria della Sua costante presenza fra noi, attraverso il Pane e Vino che con l’Eucarestia ci nutriamo per intimamente rimanere uniti al Suo Amore.

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E’ questa la nostra forza, per essere suoi eredi, suoi discepoli con stili di vita che comunicano la Buona Novella. Sarebbe molto bello e significativa la partecipazione, oltre a quella del clero e delle religiose, di tutti gli accoliti, lettori, ministri straordinari dell’Eucaristia e ministranti della Diocesi, nonché di tutti i bambini e le loro famiglie che hanno celebrato, in questo anno, la Messa della Prima Comunione. ƒ ƒ ƒ

Programma: ore 18 S. Messa nella Chiesa di S. Maria del Soccorso; ore 18.45 inizio della processione (dalla Chiesa di S. Maria del Soccorso alla Cattedrale); ore 19.30 in Cattedrale, Benedizione Eucaristica.

Dispongo, pertanto che, domenica 26 giugno, in città di Livorno, non vi siano altre celebrazioni eucaristiche, concomitanti con quella diocesana. Nell’attesa di incontrarvi, vi saluto

+ Simone, Vescovo

Livorno, 23 giugno 2011 Ai Presbiteri della Diocesi Domenica 26 giugno 2011

Giornata per la Carità del Papa Carissimi,

in comunione con la Chiesa universale vi ricordo di diffondere nelle Comunità da voi presieduta la Giornata dedicata alla Carità per il Papa. Non è solo un momento per fare una raccolta, bensì occasione per comunicare e contribuire alla chiesa universale, da parte di tutti i battezzati, attraverso il ministero del Santo Padre. Certo della vostra collaborazione, vi ringrazio, e nel reciproco ricordo della preghiera i saluti più fraterni. + Simone, Vescovo

Livorno, 23 giugno 2011 Al Clero della Diocesi

Domenica 11 settembre 2011

Cresime adulti Chiesa di S. Caterina ore 11 Carissimi, vi comunico la prossima data in cui conferirò il Sacramento della Confermazione a persone adulte. I documenti dovranno essere consegnati alla Cancelleria Vescovile ed il numero comunicato alla mia segreteria, entrambi entro il 7 settembre p.v. Chiedo che i cresimandi, se possibile, possano essere accompagnati dai Parroci e da rappresentanti della Comunità parrocchiale di riferimento, come segno di partecipazione e condivisione della celebrazione del Sacramento. Ringrazio per la collaborazione ed il servizio offerto, nel ricordo della preghiera, vi saluto nel nome del Signore. + Simone, Vescovo

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NOMINE E DECRETI VESCOVILI

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4 maggio 2011

Il Vescovo ha approvato il NUOVO STATUTO DEI CONSIGLI PARROCCHIALI PER GLI AFFARI ECONOMICI: PREAMBOLO Alcuni anni fa la Conferenza Episcopale Italiana emanò, alla luce delle recenti trasformazioni avvenute nel nostro paese nell’ambito giuridico-amministrativo, una nuova Istruzione in Materia Amministrativa (IMA, 2005). Nel documento, tra le la alte cose, si esortava i Vescovi ad emanare norme comuni nelle proprie diocesi con l’intento di disciplinare i Consigli pastorali parrocchiali per gli affari economici (CPAE) (cfr IMA n. 105). La realtà sempre più complessa dei giorni nostri esige che nell’ambito parrocchiale, il Parroco, quale amministratore unico della comunità parrocchiale, sia supportato nelle decisioni che riguardano l’ambito economico, fiscale e tecnico da persone veramente competenti. Se da un lato il diritto canonico stabilisce che il Parroco rappresenta la parrocchia in tutti i negozi giuridici (c. 532), è lo stesso diritto, universale e particolare, a determinare i modi e le forme attraverso le quali il Parroco esercita tale funzione. Alla luce di queste considerazioni ho ritenuto opportuno emanare, dopo essermi consultato con i miei più stretti collaboratori e con il Consiglio Presbiterale, il presente Statuto riguardante norme per i Consigli Pastorali Parrocchiali per gli affari economici. Il presente Statuto composto da 15 articoli deve essere considerato per la nostra Diocesi come tipico per tutte le parrocchie. Una volta approvato, stabilisco che il presente Statuto dei CPAE sia notificato a tutte le Parrocchie presenti nella nostra Diocesi. Entro 60 giorni dalla notifica, le Parrocchie che volessero aggiungere particolari disposizioni, ne facciano a me richiesta con una domanda scritta. Il presente Statuto abroga i precedenti. Articolo 1 – Costituzione § 1 In ogni parrocchia, in attuazione al can. 537 del Codice di Diritto Canonico, deve essere costituito dal Parroco il Consiglio parrocchiale per gli affari economici (d’ora in poi CPAE) retto, oltre che dal diritto universale, dalle norme date dal Vescovo diocesano. I fedeli che ne fanno parte, scelti secondo le disposizioni del presente Statuto, hanno il compito aiutare il parroco nell’amministrazione dei beni della parrocchia. § 2 Le Unità Pastorali possono, con il consenso del Vescovo, costituire un Consiglio Interparrocchiale per gli Affari Economici, a patto che le Parrocchie siano equamente rappresentate, e che le gestioni economiche delle singole parrocchie siano tenute distinte. Articolo 2 – Composizione e durata § 1 Il CPAE è composto: - dal Parroco, che di diritto ne è il Presidente, - dal clero in forza nella Parrocchia - da almeno tre fedeli laici, nominati dal Parroco, sentito il parere del Consiglio Pastorale Parrocchiale. § 2 Il CPAE deve essere composto da fedeli laici veramente esperti in materie economiche, fiscali, giuridiche, assicurative e tecniche. I Consiglieri devono essere inoltre eminenti per integrità morale, attivamente inseriti nella vita parrocchiale, capaci di valutare le scelte economiche con spirito ecclesiale. I loro nominativi devono essere comunicati all’Ufficio Amministrativo della Diocesi almeno quindici giorni prima del loro insediamento. I membri del CPAE durano in carica quattro anni e il loro mandato può essere rinnovato. § 3 Per la durata del loro mandato i Consiglieri non possono essere revocati dal Parroco se non per gravi e documentati motivi. Il Parroco, prima di revocare un consigliere deve sentire il Vescovo Diocesano, il quale dopo avere valutato ogni cosa comunicherà al Parroco di revocare o meno i consiglieri . § 4 Con la vacanza della Parrocchia il CPAE decade. E’ tuttavia facoltà del nuovo Parroco riconfermarlo fino alla sua naturale scadenza. Tale disposizione vale anche per le Parrocchie affidate ad un Amministratore parrocchiale a tempo indeterminato.

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Articolo 3 - Incompatibilità Non possono essere nominati membri del CPAE i congiunti del Parroco fino al quarto grado di consanguineità (1) o affinità (2) e quanti hanno in essere rapporti economici con la Parrocchia. Articolo 4 – Il Presidente Spetta al Presidente: La convocazione e la presidenza del CPAE; La fissazione dell'ordine del giorno di ciascuna riunione; La presidenza delle riunioni; La designazione del Segretario. Articolo 5 – Il Segretario Il Segretario è nominato dal Parroco e fa parte del Consiglio Pastorale per gli affari economici. E' compito del Segretario: a) redigere il verbale delle riunioni; b) sottoscriverlo insieme con il Presidente; c) recapitare ai membri del Consiglio l'invito di convocazione; d) custodire l’archivio dei verbali e curare la corrispondenza della Parrocchia in materia economica – amministrativa. Articolo 6 – Natura del Consiglio § 1 Il CPAE ha funzione consultiva, non deliberativa. In esso tuttavia si esprime la collaborazione responsabile dei fedeli nella gestione amministrativa della Parrocchia in conformità al can. 212, § 3. I Consiglieri dovranno essere messi al corrente sullo stato patrimoniale e sull’andamento amministrativo della parrocchia in tutti i suoi aspetti. Il Parroco ne ricercherà e ne ascolterà attentamente il parere, e se ne varrà come valido strumento per l’amministrazione dei beni della parrocchia. Non si discosterà dal parere espresso dal Consiglio se non per gravi ragioni. § 2 Resta ferma, in ogni caso, la legale rappresentanza della Parrocchia che in tutti i negozi giuridici spetta esclusivamente al Parroco, il quale è amministratore di tutti i beni parrocchiali a norma del can. 532. Articolo 7 - Scopo Il CPAE consiglia il Parroco nell’amministrazione della parrocchia secondo quanto il Codice stabilisce nei cann. 1281-1288, in particolare ha i seguenti scopi: a) coadiuvare il Parroco nel reperimento dei mezzi economici necessari per la gestione ordinaria e straordinaria dei beni di proprietà della Parrocchia, per l’esercizio del culto, lo svolgimento delle varie attività pastorali e il sostentamento del clero addetto alla Parrocchia; b) coadiuvare il Parroco nel predisporre il bilancio preventivo dell’amministrazione ordinaria e straordinaria della Parrocchia, elencando le voci di spesa prevedibili per i vari settori di attività, e individuando i relativi mezzi di copertura; c) approvare alla fine di ciascun esercizio, previo esame dei libri contabili e della relativa documentazione, il rendiconto consuntivo generale e dei vari settori di attività; d) verificare, periodicamente, la corretta attuazione delle previsioni di bilancio, e procedere alle variazioni di bilancio che si rendessero necessarie, e) Vigilare sulla buona conservazione degli immobili di proprietà della Parrocchia proponendo le operazioni necessarie per la loro accurata manutenzione; f) curare l’aggiornamento annuale dello stato patrimoniale della Parrocchia, il deposito dei relativi atti e documenti presso la Curia vescovile cfr. Can. 1284, § 2, n.9) e l’ordinata archiviazione delle copie negli Uffici parrocchiali. g) Vigilare che siano tenuti documentazioni e contabilità a parte in appositi registri per ciò che concerne particolari attività od opere quali l’oratorio, la scuola materna o casa di ospitalità, ecc., dovrà essere. h) Verificare nelle Parrocchie affidate a Istituti Religiosi l’applicazione, per quanto attiene agli aspetti economici, della convenzione stipulata fra l’Ordinario Diocesano e l’Istituto Religioso, a norma del can. 520. Articolo 8 – Atti di straordinaria amministrazione § 1 Il Parroco, per compiere gli atti che il Vescovo diocesano ha qualificato come straordinari, deve chiedere il parere del CPAE

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Nel predisporre la domanda di autorizzazione al Vescovo Diocesano al fine di poter compiere l’atto di straordinaria amministrazione, il Parroco dovrà allegare in estratto il Verbale del CPAE dal quale risulti il parere. Il CPAE deve informare il Vescovo Diocesano qualora il Parroco compia atti di straordinaria amministrazione senza le necessarie autorizzazioni ed effettui spese superiori a 1.500,00 euro non previste nel bilancio preventivo e non autorizzate dal CPAE. § 2 L’elenco degli atti di straordinaria amministrazione è desumibile, dalle delibere della Conferenza Episcopale Italiana e dalle disposizioni diocesane; (cfr. Decreto Vescovile circa gli atti di straordinaria amministrazione prot. 2362/08/VD del 9.10.2008) Articolo 9 – Scadenza riunioni § 1 Il CPAE si riunisce almeno due volte l’anno; - entro il 30 novembre di ogni anno per l’approvazione del bilancio preventivo - entro il 31 marzo per l’approvazione del bilancio consuntivo. Il CPAE si riunisce nonché ogni volta che il Parroco lo ritenga opportuno. Il CPAE si deve riunire, inoltre ogni qual volta il Parroco intenda fare spese superiori a euro 1.500,00 (millecinquecento euro) non previste nel bilancio preventivo. § 2 Alle riunioni del CPAE potranno partecipare, ove necessario, su invito del Presidente, anche persone in qualità di esperti. § 3 Ogni Consigliere ha facoltà di far mettere a verbale tutte le osservazioni che ritiene opportuno fare. Articolo 10 – Validità riunioni Per la validità delle riunioni del Consiglio è necessaria la presenza della maggioranza dei Consiglieri. I verbali del Consiglio, redatti su apposito registro, devono portare la sottoscrizione del Parroco e del Segretario del Consiglio stesso e debbono essere approvati nella seduta successiva. Articolo 11 – Pubblicità degli atti del CPAE e rapporti con il Consiglio Pastorale Parrocchiale Il CPAE presenta annualmente al Consiglio Pastorale Parrocchiale il rendiconto sull'utilizzazione delle offerte ricevute dai fedeli (can. 1287), indicando anche le opportune iniziative per l'incremento delle risorse necessarie per la realizzazione delle attività pastorali e per il sostentamento del Clero parrocchiale. Un membro del CPAE è di diritto membro del Consiglio Pastorale Parrocchiale con il compito di curare i rapporti tra i due Consigli. Ottenuta l’approvazione dai competenti uffici diocesani, il bilancio consuntivo deve essere pubblicizzato in Parrocchia. Articolo 12 – Esercizio finanziario L'esercizio finanziario della Parrocchia decorre dal 1° gennaio - al 31 dicembre di ogni anno. Il bilancio consuntivo, debitamente firmato dai membri del Consiglio, deve essere consegnato all’Ufficio Amministrativo entro il 30 giugno. L’Ufficio amministrativo calcola la quota che la Parrocchia deve versare al “Fondo di solidarietà tra le parrocchie” secondo le disposizioni date ogni anno dal Vescovo. Articolo 13 – Inventario beni mobili e immobili Il Parroco, coadiuvato dal CPAE, deve ogni anno presentare ed aggiornare l’inventario dei beni mobili, mobili registrati e immobili di proprietà della Parrocchia. Articolo 14 – Conti Bancari § 1 La Parrocchia deve avere un proprio conto corrente bancario o postale intestato esclusivamente all’Ente Parrocchia e distinto da quello personale del Parroco. La presente disposizione vale anche nel caso in cui in parrocchia siano costituiti circoli. § 2 In caso di necessità, il Parroco può finanziare la parrocchia con risorse personali. Per compiere tale atto il Parroco deve essere autorizzato dal Vescovo. Il finanziamento deve risultare da appositi atti stipulati tra la Parrocchia ed il Parroco sotto la vigilanza del Vescovo. Articolo 15 – Disposizioni finali

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Per tutto quanto non contemplato nel presente regolamento, si applicheranno le norme generali del Diritto Canonico. (1) Per i Parroci nella linea retta, la consanguineità non si dovrebbe verificare (figli e nipoti abiatici). Si pone, invece, la consanguineità nella linea collaterale. Tanti sono i gradi quante sono le persone in tutt’ e due le linee insieme, escluso il capostipite, (fratello e sorella del Parroco, secondo grado; nipoti del parroco, vale a dire i figli della sorella o del fratello del Parroco, terzo grado; figli del nipote del Parroco, vale a dire i nipoti abiatici della sorella o del fratello del Parroco, quarto grado). (2) L’affinità è un vincolo giuridico che sorge da un matrimonio valido tra il marito e i consanguinei della moglie e parimenti tra la moglie e i consanguinei del marito, (moglie o marito della sorella o fratello del Parroco, secondo grado di affinità; marito e moglie dei nipoti del Parroco, vale a dire il genero o la nuora della sorella o del fratello del Parroco, terzo grado; marito e moglie dei figli del nipote, vale a dire marito o moglie dei nipoti abiatici della sorella o del fratello del Parroco, quarto grado).

NOMINE 10 giugno 2011 Il Vescovo ha nominato monsignor Ezio Morosi rettore del Seminario vescovile Gavi con sede a Livorno via del Seminario 61. Il Vescovo ha nominato monsignor Luciano Musi vicario episcopale per la vita spirituale del clero. Il Vescovo ha nominato don Pio Maioli parroco della parrocchia di S. Croce in Rosignano Solvay a decorrere dal 1° luglio. Il Vescovo ha nominato il diacono permanente Luigi Diddi collaboratore della parrocchia di S. Croce in Rosignano Solvay a decorrere dal 1° luglio. Il Vescovo ha nominato don Janusz Wozniak amministratore parrocchiale della parrocchia S. Leopoldo in Vada a decorrere dal 1° luglio. Il Vescovo ha nominato il diacono permanente Valfredo Zolesi collaboratore della parrocchia di S. Leopoldo in Vada a decorrere dal 1° luglio. Il Vescovo ha nominato don Grzegorz Baryn amministratore parrocchiale della parrocchia S. Michele arcangelo in Gabbro a decorrere dal 1° luglio. Il Vescovo ha nominato don Mariusz Nowakowski amministratore parrocchiale della parrocchia dei Ss. Pietro e Paolo in Colognole a decorrere dal 1° luglio. Il Vescovo ha nominato don Ernest Malonga vicario parrocchiale della parrocchia S. Maria del Soccorso a decorrere dal 1° luglio. Il Vescovo ha nominato padre Hilariyos D’Cunha vicario parrocchiale delle parrocchie SS. Annunziata dei Greci, S. Martino e N.S. di Lourdes a decorrere dal 1° luglio. Il Vescovo ha nominato don Giuseppe Coperchini vicario parrocchiale della parrocchia dei Ss. Pietro e Paolo a decorrere dal 1° luglio. Il Vescovo ha nominato il diacono permanente Renato Rossi collaboratore della parrocchia di S. Anna a Quercianella a decorrere dal 1° luglio. Il Vescovo ha istituito l’Unità pastorale della cattedrale che sarà così composta e guidata da presbiteri e diaconi: responsabile: monsignor Paolo Razzauti presbiteri parroci collaboratori: don Placido Bevinetto e padre Giovanni Battista Damioli presbiteri canonici collaboratori: monsignor Giorgio Mangano e don Ivano Costa

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confessore ordinario: don Joseph Luzuy ICRSS diaconi: Andrea Zargani e Paolo Bencreati Il Vescovo ha istituito l’Unità pastorale della Venezia che sarà così composta e guidata da presbiteri e diaconi: responsabile: don Donato Mollica presbiteri parroci collaboratori: padre Lorenzo Moretti vice parroci: padre Jolly Theckinen Pappachan, (osst), don Joseph Luzuy (ICRSS) Il Vescovo ha istituito l’Unità pastorale San Marco che sarà così composta e guidata da presbiteri e diaconi: responsabile: don Edoardo Medori vice parroco: don Guillame Manenkuba diacono: Mauro Giolli Il Vescovo ha nominato monsignor Ezio Morosi moderatore della cura pastorale della parrocchia di S. Maria del Soccorso a decorrere dal 1° luglio. Il Vescovo ha nominato padre Andrea Conti, presbitero dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, parroco (in solido, secondo quanto disposto dal can. 517 § del C.J.C.) della parrocchia di S. Maria del Soccorso a decorrere dal 1° luglio. 22 giugno 2011 Il Vescovo ha concesso a don Andrea Brutto un anno sabbatico a partire dal prossimo 1° settembre. 24 giugno 2011 Il Vescovo ha nominato don Luciano Cantini vicario parrocchiale della parrocchia S. Pio X a decorrere dal 1° luglio.

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ORGANISMI DI PARTECIPAZIONE

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Riunione 6 aprile 2011

Consiglio presbiterale Presenti: mons. Simone Giusti, mons. Ezio Morosi, mons. Paolo Razzauti, don Alberto Vanzi, don Andrea Brutto, don Francesco Fiordaliso, don Federico Locatelli, don Placido Bevinetto, don Piotr Kownacki, padre Giovanbattista Damioli, don Luciano Musi, don Piotr Grajper, don Gino Franchi. Assenti: padre Fabrizio Civili, don Gustavo Riveiro, don Ordesio Bellini, rappresentante del 5° vicariato (non ancora eletto). Ordine del giorno: 1. introduzione del Vescovo; 2. riflessioni a partire dai dati statistici anno 2011 (alleg. 1); 3. norme per il Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici (alleg. 2); 4. il progetto educativo diocesano; 5. la gita del clero di aprile; 6. comunicazioni della Commissione Presbiterale Regionale: nuovo statuto e giornata regionale presbiterale del 19 maggio; 7. varie ed eventuali. Dopo la preghiera iniziale, il vescovo ha introdotto la riunione parlando di alcune iniziative a livello cittadino. C’è stato un incontro sul tema della morte nelle persone giovani. Il progetto culturale sta cercando di affrontare delle tematiche per porre le basi per una evangelizzazione. Mons. Simone Giusti: bisogna cercare di creare una sorta di “cortile dei gentili”, un luogo in cui provare a dialogare con le sensibilità culturali che ci sono, in base alla ragione, che tutti abbiamo. Non si può presupporre una fede che non c’è. Il dono della fede è dato ma bisogna che uno si apra alla grazia, Dio non fa differenze e bussa alla porta del cuore. Bisogna interrogarci su quali sono le strade per evangelizzare una città tra le più secolarizzate come Livorno. Guardando i dati statistici, non dobbiamo stracciarci le vesti o limitarci a commentarli, ma ci dobbiamo chiedere: la nostra azione evangelizzatrice che piega deve prendere? A quali prospettive ci dobbiamo aprire? Mi ha colpito un’indagine fatta dall’osservatorio socio-religioso del Triveneto. Mi sembra che il quadro tracciato sia in gran parte estensibile a tutta Italia. Oggi i giovani sono come dei telefonini che rispondono se “c’è campo”. Se si riesce a connettersi con loro, rispondono bene, ma se non si fa questo essi non sentono perché la loro sensibilità è troppo diversa. Con questa introduzione aprirei la riflessione sul punto n. 2 relativo ai dati statistici. Se teniamo conto dei dati della nostra cancelleria, la tendenza dei nostri battesimi è negativa, sta scendendo. E bisogna valutare la situazione attentamente. Si è passati a questo punto e sono state lette le fotocopie dei dati. Contemporaneamente sono stati letti i dati da poco giunti dalla prefettura riguardanti le presenze in città delle comunità etniche e nazionali. Le presenza più numerosa è quella degli albanesi e degli ucraini. Mons. Simone Giusti: la nostra è una chiesa che non sa come rapportarsi ai non battezzati, ci sono molte più richieste di “sbattezzo” rispetto a quelle di battesimo da parte di adulti. E di fronte alle presenze straniere occorre porsi in dialogo, perché la maggior parte degli stranieri sono cristiani e non musulmani. Quindi è chiaro che i battesimi sono diminuiti ma non, come alcuni dicono, perché sono aumentati molto i musulmani. Don Piotr Kownacki: ho saputo che potrebbe venire a svolgere servizio un prete ucraino e uno per le comunità latino-americane. Mons. Simone Giusti: chiederei a voi se è il caso di agire con i greco-cattolici dell’Ucraina, per fare una parrocchia cittadina per gli ucraini. Come gli italiani hanno i loro cappellani all’estero nelle comunità di migranti, forse oggi dovremmo accogliere dei preti per assistere le comunità di stranieri. Don Federico Locatelli: sono stati toccati due aspetti: da una parte c’è il problema della presenza di stranieri da assistere spiritualmente, e credo che sia una ricchezza avere anche dei preti appartenenti alle comunità etniche in una società sempre più multiculturale e multietnica. Dall’altra parte c’è la questione

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di come parlare alla nostra gente occidentale, dal momento che il cristianesimo in occidente è ritenuto “superato”. Padre Giovanbattista Damioli: io vorrei parlare dei filippini, che vengono e tendono a integrarsi. L’azione pastorale è partita anni fa con don Sangalli, poi sono approdati a san Sebastiano ed oggi tutti i ragazzi parlano italiano. Il battesimo tendono a farlo nelle parrocchie dove abitano e non da me. Mi chiedo per esempio se anche i cristiani del Senegal e gli altri abbiano un punto di riferimento. Ho visto che è meglio che non abbiano un cappellano loro perché in questo modo tenderebbero a chiudersi e a fare una chiesa a sé stante. Don Gino Franchi: gli italiani all’estero, per esempio negli Stati Uniti, hanno conservato la fede attraverso le devozioni, la conservazione delle usanze, e per questo motivo anche i giovani sanno riconoscersi. Nelle chiese italiane in America ci sono tutti i santi. Siccome i cattolici degli Stati Uniti sono in prevalenza di origine irlandese, non so se questa conservazione della fede ci sarebbe stata se gli italiani si fossero inseriti nella chiesa irlandese. I vincenziani hanno ancora una provincia polacca. Il problema è far sì che mantengano la loro identità per poi integrarsi. Ci sono anche parrocchie italiane chiuse, perché gli italiani in alcuni quartieri non sono più una presenza così marcata. Bisogna precisare però che il sistema delle parrocchie è diverso dal nostro, è fatto a iscrizione: ci si iscrive e si pagano le tasse. Don Piotr Kownacki: la presenza dell’islam non è così numerosa, anche nelle altre fedi ci sono persone ma molti non si impegnano. Ci sarebbe da fare un consiglio delle chiese cristiane, perché ci sono molti pentecostali. Don Gino Franchi: l’Europa tende a rifiutare il cristianesimo, non i cattolici. In passato ci sono state molte invasioni, ma l’integrazione era data dal diventare cristiani. E magari questo migliorava le condizioni di vita. Oggi non è più così. Mons. Simone Giusti: il problema è quindi come arricchirsi con questo sguardo alle diverse comunità, ma anche come evangelizzare i cristiani. Don Luciano Musi: le nostre parrocchie sono moribonde, noi preti siamo chiusi negli uffici, e non facciamo niente di significativo se non continuare a dare i sacramenti. I giovani vanno a Pomaia perché dicono di non avere possibilità di fare meditazione. Cosa diamo noi? Perché gli sposi cristiani non battezzano i figli? C’è un’ignoranza incredibile, e l’ho vista visitando tutte le famiglie. Lei, monsignore, che è venuto al pellegrinaggio a Montenero lo scorso19 marzo, si ricorderà di aver visto che la chiesa era “una fioriera”. Ma in Quaresima se ci si sposa occorre farlo con sobrietà. La gente poi vede le differenze. Noi preti non ci stimiamo. La situazione è questa. Non ci presentiamo come una comunità accogliente. Ci sembra di fare molto se diamo molti sacramenti. Mons. Simone Giusti: c’è una forte domanda religiosa, e si rimprovera la chiesa cattolica di non avere una propria spiritualità. Si appare così all’esterno come una chiesa che fa molte cose. Non si cerca tanto e solo una chiesa che va verso gli ultimi, come nel passato, ma si cerca una chiesa che avvicini a Dio. Don Luciano Musi: come avviene alle donne, la nostra chiesa è in menopausa e non riesce a generare figli. Don Andrea Brutto: guardando i dati pensavo che c’è un elemento da tenere presente, e cioè che in ogni parrocchia c’è una storia. I numeri sono in sé freddi. Un’altra osservazione riguarda la spiritualità. Nella provincia di Livorno c’è la più alta percentuale europea di buddisti. C’è una ricerca di qualcosa, anche le pratiche esoteriche fatte da molti evidenziano una ricerca di spiritualità. Facendo gli esercizi spirituali per il secondo vicariato ho visto e mi ha colpito un episodio. La fidanzata di un giovane, indonesiana buddista, è venuta una volta e si è appassionata. Vi ha trovato un’esperienza. La vera misura del dialogo è data da esperienze concretissime, poi ci vogliono anche i simposi, il dialogo interreligioso e quant’altro. Mons. Paolo Razzauti: è vero che c’è questa richiesta di spiritualità, ma noi preti e i diaconi sappiamo cos’è la spiritualità? Quando facciamo un ritiro coi diaconi, tutto si riduce a fare un incontro, poi la messa nella parrocchia, poi il pranzo al ristorante e poi si torna a casa. Se dobbiamo fare dei ritiri facciamoli seriamente. Se noi non troviamo una spiritualità poi non la possiamo passare alla gente. Mi collego a quello che diceva don Luciano sulle parrocchie. Il documento sulle parrocchie è rimasto lettera morta, confrontando le parrocchie con quelle di venti anni fa si vedono poche differenze. Il lavoro con quelli che si dicono non credenti non si fa in parrocchia, ma nei luoghi più disparati. Bisogna lasciare una pastorale di massa e fare una pastorale personale, bisogna arrivare a piccoli passi a dare qualcosa alle persone. Molti di quelli che erano presenti al dibattito sulla morte erano non credenti. Io sono d’accordo sul fatto

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di essere attenti ai molti cristiani che arrivano, ma anche alla gente battezzata che poi ha perso l’orientamento. Mons. Ezio Morosi: fatto salvo il principio che la chiesa è missionaria e non si può negare, mi preoccupo molto dell’accoglienza di quelli che vengono. Succede nelle parrocchie che molta gente viene trattata male dai preti, e capitano persone lontane che io non ho il merito di aver cercato, ma che hanno una grande sete e poi ringraziano. Ho visto il bisogno anche in alcuni giovani di essere accolti. Don Francesco Fiordaliso: il problema è culturale, sono gli effetti di una mentalità. A Livorno c’è un qualunquismo radicato perché non c’è una linea chiara e tutto va bene. Ma c’è anche un problema di stile pastorale, perché ci sono parrocchie che si chiudono di fronte ai problemi. Non sono state mai fatte delle scelte chiare. Una coppia di sposi fu apostrofata con maleducazione pastorale. Ci sono anche questi atteggiamenti che a volte si superano con motivazioni grossolane. C’è una struttura che non possiamo cambiare perché c’è ancora una certa domanda, ma è una struttura inefficace. Siamo inadeguati all’azione pastorale perché a parte qualche linea il resto è lasciato alla libera iniziativa privata. C’è un grosso problema pastorale per il clericalismo delle nostre parrocchie, è vero che il prete deve andare, ma non solo lui. Perché non pensare a una struttura dove non solo il prete va ma ci sono i missionari di quartiere, di strada o di condominio? Si ha paura di cambiare, non è una scelta condivisa e ufficiale. Forse anche il metodo tradizionale di spostare i preti è in crisi. Non si può domandare a un prete qualunque di andare a Castiglioncello dove la parrocchia è fatta in un certo modo e c’è una tradizione che dura da anni. La struttura non ci permette di fare quello che vogliamo fare e ci costringe a fare quello che non vogliamo fare. Don Placido Bevinetto: resto perplesso quando si condannano le cose che si fanno da trent’anni. Io penso che le cose che un prete deve fare le fa, e ci sono parrocchie più lente nel crescere. Don Gino Franchi: una constatazione. Mi hanno formato a una pastorale di conservazione, studiata sullo “Stocchiero”. Non è facile correggere gli errori. Io ho incontrato un parroco di Piombino, saveriano, il quale, dopo essere stato tanti anni nel Congo ha provato a portare degli elementi della missione in un contesto come quello di Piombino. Mons. Simone Giusti: in un’omelia di Ablondi leggevo che negli anni 70 c’erano circa 90 preti secolari e altrettanti religiosi. C’è stato un crollo della presenza dei religiosi e anche questo ha inciso. Sintetizzerei un po’ le linee: creare le basi per l’integrazione delle comunità ma non solo con preti etnici. A fine giugno rientrerà don Luciano Cantini e anche lui si interessa ai problemi. Direi a don Andrea Brutto di pensare alla spiritualità nelle parrocchie e a don Luciano Musi di pensare a una missione cittadina in collaborazione con i francescani o con altri. Poi dovremmo pensare a far nascere gli evangelizzatori, a suddividere le parrocchie in piccole zone. Oggi come chiesa siamo incapaci di portare al battesimo. Don Federico Locatelli: altra cosa da curare è la fase intermedia fra il congedo di un parroco e l’arrivo di un altro, favorire gli incontri tra parroco vecchio e nuovo. A questo punto si è passati a parlare delle norme per i Consigli Parrocchiali per gli Affari Economici. È stata letta la fotocopia con la bozza di statuto, già distribuita ai presenti. Don Alberto Vanzi: lo statuto è tipico e risulta dai contributi del consiglio e dell’assemblea. Non ci possono essere elezioni perché i membri nominati devono essere esperti in materia. Il parroco non deve pensare di poter farne a meno, il consiglio per gli affari economici ci deve essere e deve essere convocato per le decisioni più importanti. Occorre superare questa ignoranza. Mons. Simone Giusti: il problema delle canoniche su cui per anni non viene fatta alcuna manutenzione è grave. Don Alberto Vanzi: aggiungerei che il problema può riguardare tutto l’edificio, non solo le canoniche, perché a volte ci vengono consegnati dei ruderi. Negli ultimi anni si sono verificati fenomeni come questo. Mons. Paolo Razzauti: negli ultimi anni abbiamo ristrutturato molti immobili. Un tempo c’era la norma che a ogni trasferimento di parroco la canonica veniva sistemata a spese della diocesi, trasloco compreso, e a volte si acquistavano i mobili. Solo raramente le spese erano a carico della parrocchia, mai dei preti. Ma a volte, anche quando erano stati fatti gli inventari, i mobili della parrocchia sparivano.

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Si è passati agli altri argomenti. Sono state date comunicazioni ed aggiornamenti sul progetto educativo diocesano. Mons. Simone Giusti: stiamo lavorando sulle prime due schede, che verranno riscritte e inviate. Mi sembra un grande ed importante risultato il dibattito sui problemi educativi che si sta facendo. Le schede contano ma non sono la cosa più importante, l’importante è imparare e progettare itinerari educativi. Don Andrea Brutto ha poi dato comunicazioni sulla gita del clero prevista per il 26 e 27 aprile. Sono stati dati aggiornamenti da don Federico Locatelli sulla giornata presbiterale regionale. Riguardo alle giornate di aggiornamento teologico del 2 e 3 maggio, don Andrea Brutto ha accennato i temi delle due conferenze. Infine si è parlato degli appuntamenti del 15 e del 22 maggio con le rispettive celebrazioni diocesane (pellegrinaggio a Montenero e festività patronale). Cadendo entrambe le ricorrenze di domenica, si pone il problema delle messe vespertine nelle parrocchie. Dopo che i presenti si sono confrontati si è deciso che per la festa di santa Giulia si invitano le parrocchie a non fare celebrazioni contemporanee a quella in cattedrale, mentre si lascia libertà per la domenica precedente. Sono stati ricordati gli altri appuntamenti diocesani: il Corpus Domini, l’invito rivolto ai ministranti per la Messa del Crisma, la Domenica delle Palme e la giornata diocesana della gioventù, gli incontri con i cresimandi, la Via Crucis cittadina del 15 aprile. Il vescovo, prima di concludere la riunione, ha comunicato che sono aumentate le copie distribuite e gli abbonamenti a Toscana Oggi.

Riunione 8 giugno 2011

Consiglio presbiterale Presenti: mons. Simone Giusti, mons. Ezio Morosi, mons. Paolo Razzauti, don Andrea Brutto, padre Giovanbattista Damioli, don Federico Locatelli, don Piotr Kownacki, don Placido Bevinetto, don Gustavo Riveiro, padre Fabrizio Civili, don Luciano Musi, don Gino Franchi, don Ordesio Bellini, Assenti: don Alberto Vanzi, don Francesco Fiordaliso, don Piotr Grajper, rappresentante del 5° vicariato (non ancora eletto). Ordine del giorno: 1. introduzione del Vescovo; 2. il progetto educativo diocesano alla luce dell’ultima Assemblea Diocesana; 3. la visita pastorale ordinaria (vedere allegato); 4. le priorità pastorali del prossimo anno (vedere allegato); 5. varie ed eventuali. Dopo la preghiera iniziale, il vescovo ha introdotto la seduta con il secondo punto dell’OdG, relativo al Progetto Educativo Diocesano. Mons. Simone Giusti: ci sono poche cose da deliberare sulle prime tre schede, dove sono giunte solo modifiche lievi. Invece con il consiglio bisognerebbe deliberare alcune cose in più sulla quarta scheda, che riguarda al matrimonio. Occorre chiarire come articolare il periodo di preparazione al matrimonio che si svolge nell’arco di un anno pastorale. C’è stato un lavoro ulteriore da parte delle parrocchie. Per i fidanzati c’è da stabilire quando fare la benedizione dei fidanzati. Poi bisogna prevedere che solo le coppie presentatesi entro un certo periodo potranno sposarsi, seppure con le dovute eccezioni, ad esempio se ci sono coppie che hanno urgenza di sposarsi perché c’è una gravidanza in atto. A mio avviso la benedizione andrebbe fatta a fine novembre affinché il vescovo possa incontrare presto i fidanzati della diocesi. I due momenti topici sarebbero nel mese di novembre con la benedizione e la notte di Pasqua

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dove fare la solenne professione di fede. I cammini potrebbero essere due, uno parrocchiale che parte dall’autunno e uno diocesano che inizia a maggio, per chi si iscrive più tardi. Dovrebbe essere chiaro che non si dà più il nulla osta a sposarsi in chiesa se non si vede che c’è un cammino di fede serio. Altra questione è quella posta in sede di assemblea diocesana da don Luca come vicario foraneo del quarto vicariato, cioè che ogni nulla osta sia dato solo dalla curia per evitare gli andirivieni tra parrocchie. Ieri c’è stato l’incontro con gli assistenti dell’Agesci e si è deciso che le tappe sacramentali, dove vengono fatte, siano celebrate un anno dopo rispetto alle parrocchie per evitare che si usi lo scautismo come una scappatoia. A tale proposito sarà ripresentato al prossimo consiglio di settembre il progetto che era stato già presentato tempo fa. È stato lasciato spazio per gli interventi. Padre Fabrizio Civili: sul matrimonio direi che nel nostro percorso parrocchiale noi abbiamo cercato di far capire che deve essere una riscoperta della fede e un inserimento nella comunità cristiana. Molti non hanno una identità comunitaria perciò andrebbero spinti ad averla. Mons. Paolo Razzauti: oltre al percorso di preparazione ci dovrebbe essere la direzione spirituale e si dovrebbe passare dai corsi ai percorsi. Quelli che vengono fanno la preparazione, agli incontri vengono, si sposano e se ne vanno. Non sanno niente della chiesa. La gente va avanti coi pregiudizi. Io puntavo sulla bibbia e sui documenti del concilio. Io vedrei i corsi impostati in modo vicariale con delle tappe specifiche parrocchiali. Molti non sanno che ci sono dei tempi, più che badare alle urgenze come la sposa che è rimasta incinta bisognerebbe fare molta informazione per dire che dall’anno prossimo si segue questo itinerario, in modo che più persone possibile lo sappiano. Come consulta, più che fare altri percorsi, ci offriamo di andare a stimolare le parrocchie su come costituire i gruppi di famiglie. In una ventina di parrocchie ci sono questi gruppi, che coinvolgono non solo persone legate al catechismo, ma anche coppie dopo il matrimonio e dopo il battesimo. Padre Fabrizio Civili: il vicariato non è molto sentito dai fedeli e forse anche dai preti. La partecipazione parrocchiale permette una maggiore comunicabilità. Da noi ci sono delle coppie di appoggio. I corsi non sono solo per le coppie che si devono sposare, ma anche per chi già vive il matrimonio e magari celebra un anniversario, dieci anni per esempio. Noi abbiamo delle coppie che periodicamente vengono a sostenere i fidanzati. Si è parlato della convivenza, dicendo che col matrimonio non si sana nulla ma si inizia una cosa diversa. Don Luciano Musi: una cosa che chiedo da anni è il rispetto fra noi parroci. Avvisare quando una coppia di sposi viene ad abitare nella parrocchia di un altro. Sennò non c’è possibilità di incontrarli. Quando le giovani coppie vanno a battezzare i figli dove si sono sposati si perde subito il contatto. Ci vorrebbero anche norme sulla celebrazione, che può diventare un reality. Oggi vanno di moda i palloncini e le mongolfiere. Le agenzie si danno da fare con fantasia. Alcuni parroci lasciano fare e alla fine come al solito si ha la divisione fra parroci buoni e cattivi. Molti preti non conoscono le norme oppure di fronte ai quattrini si calano le braghe. Qui siamo in una situazione in cui la catechesi deve partire da zero. Bisognerebbe tornare a un catechismo del tipo di san Pio X fatto a domande. Poi non si può fare un percorso unico per due o tre coppie, perché ci sono situazioni diverse. C’è la coppia di chiesa e quella invece estranea, pochi che vivono la castità e molti che convivono. Mons. Simone Giusti: restiamo sulla quarta scheda; potremo chiarire di fare un modulo di iscrizione comune. Quando scrissi un libro sul percorso per le coppie, chiarivo che oggi bisogna tornare alla catechesi di base. Facendo un lavoro di abc con incontri frequenti si possono ridare le basi. Se si fa tutto negli ultimi mesi gli sposi, che sono presi da mille cose, non recepiscono molto. Se invece si fanno incontri partendo presto ci sono meno assilli. Don Piotr Kownacki: quello che diceva padre Luca avviene anche altrove. Da noi vanno tutti ai salesiani perché sembra più facile. Le chiese del secondo vicariato non vivono perché i giovani non ci sono. Mons. Simone Giusti: chiederei consiglio se modificare le norme sui sacramenti in modo che nessun trasferimento da parrocchia a parrocchia sia autorizzato se non dalla curia. Sarà nostro compito fare un discernimento e creare un percorso per cui non ci siano parrocchie di serie A e di serie B. Don Gino Franchi: io solleciterei ad affrontare la questione anche in CET. Io in 40 anni che sono parroco non ho mai accettato un matrimonio esterno.

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Mons. Simone Giusti: se ne è parlato in CET perché c’è il problema di matrimoni fatti in luoghi lontani dalle parrocchie, e ci sono agenzie che offrono cifre per pacchetti. A Livorno il problema è più limitato rispetto ad altre diocesi come Siena. Don Placido Bevinetto: noi facciamo il percorso da settembre a giugno. Ci sono le norme canoniche. A volte è bello essere duri ma ci vuole anche la carota oltre al bastone. Don Gustavo Riveiro: dobbiamo finirla di demonizzare gli altri preti perché gli sposi vanno da uno o dall’altro. Mi sembra che mettiamo norme su norme, mentre il diritto è chiaro già di per sé. La gente ci prende per qualcosa di simile al comune. Ci sono norme per tutti. Se vogliamo prendere sul serio la parrocchia dobbiamo farlo in tutto. La parrocchia accompagna la persona per tutta la vita e non è comunità transitoria. Occorre ribadirlo. Per me la benedizione forse sarebbe meglio farla a Pasqua. Don Ordesio Bellini: sono d’accordo sul fatto che non ci vogliono ulteriori norme. Ci sono già quelle essenziali. La situazione per i sacramenti è paurosa, da piangere. Ci sono parrocchie messe male, la mia è chic ma non ha tessuto di fede. Le norme da applicare riguardano l’uniformità delle cose. Cerchiamo di trovare un’unità in cui anche la catechesi è ordinata alla parrocchia. Dalla domenica di fine maggio le offerte sono scese. Per l’estate spariscono tutti. Se qualcuno se ne va dalle parrocchie ci saranno motivi. Mons. Paolo Razzauti: sono oltre quarant’anni che sono prete e in consiglio ci sono stato molti anni. Ho sempre sentito questi discorsi, bisogna prendere decisioni. Se c’è un sinodo dell’84 che non è applicato è colpa nostra. Prendiamo delle decisioni. Don Andrea Brutto: io sottolineo l’importanza del rapporto personale. Molto passa da questo rapporto anche nelle coppie. La persona va aiutata e accompagnata. I percorsi sono solo una parte di questo aiuto. Mons. Simone Giusti: propongo la benedizione all’inizio del percorso. Poi ci sarà la professione di fede. Sono d’accordo su applicare le norme che già ci sono integralmente e con dolce fermezza. Educare le persone al senso della chiesa locale. Raccogliendo le iscrizioni in modo comune si può collaborare. Padre Giovanbattista Damioli: l’incontro è anche personale. Solo con gli incontri personali si conoscono le situazioni. Ci sono i militari che si spostano spesso, perciò celebrano il matrimonio in un luogo e poi si trasferiscono. Mons. Simone Giusti: è fondamentale passare dai corsi ai percorsi. Il difficile è garantire che si faccia in tutta la diocesi. Siete d’accordo che il vescovo riunisca in cattedrale le coppie e lì si faranno avere le iscrizioni? Don Gustavo Riveiro: credo che così facendo diventerebbe una cosa di massa. Perché non farlo nei vicariati? Mons. Simone Giusti: si può fare anche in un altro modo. Il rito della benedizione dei fidanzati si fa nei vicariati e ogni vicariato si organizza come crede. Mons. Ezio Morosi: per quanto riguarda le richieste alla curia, direi di limitarle solo ai casi in cui il parroco competente ha spiegato la cosa ma non si è risolta. Mons. Simone Giusti: chiederei a don Paolo di preparare con la consulta un piccolo pro-memoria sulle norme che già ci sono. A don Piotr Grajper chiederò di fare un corso per i fotografi. Don Federico Locatelli: anche per me non è necessario fare molte norme in più, limiterei la funzione della curia a una sorta di mediazione nel caso in cui le parrocchie non riescano ad accordarsi. In casi evidenti di parrocchia elettiva non mi sembra che ci sia bisogno della curia. Credo anche che si debbano rivedere i criteri per la parrocchia elettiva, oltre ad usare quello non scritto del buon senso. Mons. Simone Giusti: parlando di questo argomento tempo fa si è detto di non farne di nulla. Le parrocchie elettive sono in uso nei paesi anglosassoni mentre in Europa non hanno avuto successo. Chiederei di dire qualcosa anche sull’altra norma proposta da don Luca relativa ai nulla osta per gli altri sacramenti. Don Andrea Brutto: secondo me dovrebbero essere i preti a parlarne fra loro.

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Mons. Simone Giusti: si potrebbe dire che ordinariamente non si accettano, però poi i parroci ne parlano. Anche qui si potrebbero ribadire le norme che ci sono. Don Luciano Musi: per me si dovrebbe rivedere o abolire l’autocertificazione per i padrini. Lo stesso don Luciano Musi è stato incaricato studiare come fare per trovare un’altra soluzione. Si è passati al punto n. 3 relativo alla visita pastorale ordinaria. Il vescovo ha riletto la scheda, già distribuita ai presenti (vedere allegato 1). È stato dato spazio per gli interventi. Mons. Simone Giusti: quando il vescovo veniva nelle parrocchie finora faceva una semplice fotografia ma poi restava tutto lì. Invece io vorrei che nelle parrocchie si smuovessero le cose più difficili. Vorrei essere usato dal parroco per aiutarlo a sfondare dove gli preme di più. Se c’è bisogno di affrontare questioni economiche con il CPAE verrò più volte. Si è passati al punto n. 4 relativo alle idee pastorali per il 2011-2012. È stata letta la fotocopia distribuita ai presenti (vedere allegato 2). Don Ordesio Bellini: fare la scuola con il secondo anno vicariale è una cosa buona per il nostro vicariato. Mi chiedo quali sono i requisiti minimi essenziali da chiedere ai catechisti. Mons. Simone Giusti: ora vorrei vedere se queste idee vanno bene, se va bene il tema scelto. Don Ordesio Bellini: io parlerei della vita del clero e della sua spiritualità. Lo stile di vita del prete è in crisi. Bisogna proporre lo stile evangelico come alternativa agli stili che ci sono oggi. Don Andrea Brutto: non so se si debba mettere in evidenza qualcosa prima. La distinzione fra confessione e accompagnamento spirituale. Forse questo è previo rispetto all’altro tema. Mons. Simone Giusti: il Bernard distingue l’aiuto spirituale personale, che il prete dà a tutti, anche occasionalmente, e quello che alcuni gli chiedono, che è l’accompagnamento spirituale. Ma se un prete non è disponibile a fidarsi di Dio non può nemmeno aiutare gli altri nel discernimento. Don Luciano Musi: io vedrei anche la necessità di incontri coi preti anziani. Per noi è faticoso perché si vede che sta crollando tutto intorno. Si rischia di andare in pre-pensionamento o in depressione spirituale. Anche un incontro fraterno con Lei. Don Federico Locatelli ha fatto un’osservazione sul calendario e sulle frequenze di incontri per preti giovani. Il vescovo ha incaricato Don Luciano Musi di vedere come fare gli incontri per i preti anziani e don Federico studierà come articolare il calendario degli incontri del clero giovane. Mons. Simone Giusti: il calendario deve essere più snello, essenziale. Molto del lavoro degli uffici va trasferito nelle parrocchie. Vorrei che le iniziative si svolgessero girando nelle parrocchie così da stimolarle di più. Bisognerebbe evitare di moltiplicare le convocazioni diocesane. Ci si sta chiedendo se coinvolgere le parrocchie anche nella veglia di Pentecoste, se fare le messe notturne. Prima di concludere la riunione si è parlato anche della celebrazione del Corpus Domini.

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Bollettino Diocesano 2/2011