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ANNO VIII numero 5 Maggio 2013

distribuzione gratuita

mensile di informazione della Diocesi di Oria

MemOria VOCE DEL VESCOVO

PROSPETTIVE

MEMORIA DIOCESANA

Fidati!

Missionari in una nuova agorĂ 

Secoli di storia e una robusta costituzione

FESTA REGIONALE ACR SPECIALE


ANNO VIII numero 5 Maggio 2013

mensile di informazione della Diocesi di Oria

MemOria Sommario

Memoria Mensile di informazione della Diocesi di Oria - Periodico di informazione Religiosa Direttore editoriale: ✠ Vincenzo Pisanello Direttore Responsabile: Franco Dinoi Redazione: Gianni Caliandro Franco Candita Alessandro Mayer Francesco Sternativo Pierdamiano Mazza

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Fidati!

PROSPETTIVE DI MEMORIA Gregari: “vil razza dannata!” Missionari in una nuova agorà

EDIZIONI E COMUNICAZIONE www.progettipercomunicare.it

In copertina: I Santi Medici (1613) - Santuario di San Cosimo alla Macchia in Oria.

s.r.l.

Curia Diocesana: Piazza Cattedrale, 9 - 72024 Oria Tel 0831.845093 www.diocesidioria.it e-mail: memoria@diocesidioria.it Registrazione al Tribunale di Brindisi n° 16 del 7.12.2006

Un fratello torna a casa La chiesa del Crocifisso in Latiano La chiesa dell’Immacolata in Latiano The Sun “Spiriti del Sole”

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MEMORIA SPECIALE 16

Festa regionale ACR

MEMORIA DIOCESANA Vangelo secondo Famiglia Secoli di storia e una robusta costituzione La gioia di una Chiesa giovane!

20 26 28

PRO-MEMORIA Agenda pastorale del Vescovo, maggio 2013

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MEMORIA IN... VERSI ... con Anna Elisa De Gregorio

MemOria

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MEMORIA CULTURALE

Progetto grafico impaginazione: Progettipercomunicare

Stampa: ITALGRAFICA Edizioni Oria (Br)

VOCE del VESCOVO

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anno VIII n. 5 Maggio 2013


VOCE del VESCOVO

✠ Vincenzo Pisanello

Fidati! Messaggio ai Pellegrini Caro Amico Pellegrino,

48-50), l’emorroissa (Lc 8, 47-48), il lebbroso (Lc 17,

con gioia ti accolgo nel Santuario di San Cosimo alla

17-19) e il cieco (Lc 18, 41b-42) ci invitano, ancora

Macchia in Oria per farti dono di questa parola di

una volta, ad affidare la nostra vita a Gesù, a fidarci di

Gesù: “La tua fede ti ha salvato!” (Lc 7, 48-50; 8, 47-

quel lampo di luce: “La tua fede ti ha salvato!”.

48; 17, 17-19; 18, 41b-42).

Ecco, mio caro Amico Pellegrino, sei qui per esse-

È una parola estremamente incoraggiante perché ci

re salvato e il Signore vuole offrirti la salvezza, per

parla di salvezza, perché dà ai passi che ci hanno con-

questo ti dice: “Fidati”. Metti la tua vita nelle mani di

dotto in questo luogo sacro l’opportunità di trovare

Dio, quelle stesse mani che hanno creato l’universo,

ciò che spesso, anche inconsapevolmente, desideria-

e in esso l’uomo perché, custodendolo, ne goda. Non

mo e cerchiamo: la vittoria sulla paura! Quella paura

cercare altri salvatori, perché uno solo è il Salvatore

che ci attanaglia e che soffoca quell’anelito di bene

dell’uomo: Cristo Gesù!

che ci permette di avere un’esistenza beata.

Accostati al sacramento della Riconciliazione, nutriti

E Gesù ci dice che per ottenere la salvezza, che tanto

con l’Eucarestia e con il pane della Parola, condividi

desideriamo, dobbiamo avere fede, credere, fidarci e

ciò che hai con chi è più bisognoso: sono questi i se-

affidarci.

gni e gli strumenti attraverso cui la tua fede cresce e,

Chissà quante volte la paura ha fatto tremare la tua

con essa, la tua salvezza.

fede; chissà quante volte ti sei sentito come perso,

I SS. Medici, che sei venuto ad onorare, ti proteggano

senza sicurezza, senza punti di appoggio, senza rife-

e sostengano la tua fede che cerca la salvezza.

rimenti sicuri. Chissà quante volte hai sperimentato

Ti chiedo di riservare uno spazio della tua preghie-

la solitudine in una situazione di sofferenza fisica,

ra per coloro che, per motivi di salute, non possono

forse anche grave, di abbandono da parte di chi po-

venire in questo Santuario e per coloro che non sen-

teva starti più vicino. Quando viviamo un’emergen-

tono il bisogno di salvezza! La misericordia di Dio

za esistenziale, vorremmo comprensione, vicinanza,

tocchi anche il loro cuore.

affetto, tenerezza. E se tendiamo la mano a chi ci sta

Ti conforti la mia preghiera per te e la benedizione

attorno e troviamo rifiuto, la nostra fiducia si affievo-

del Signore che volentieri invoco su te e i tuoi cari.

lisce, quasi svanisce. La peccatrice del Vangelo (Lc 7,

MemOria

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PROSPETTIVE DI

Franco Candita

Gregari: “vil razza dannata!”

L’ 4

era de “Il Gattopardo” non è finita, né quella de “I masnadieri”. L’Italia, da febbraio a fine aprile, ha vissuto il punto più basso della politica di questi ultimi 20-30 anni, (al peggio non c’è limite). Dalle elezioni è venuto fuori il terzo polo, il M5S, quasi equiparato in voti al PDL e al PD, che ha frantumato il bipolarismo ed ha inceppato una scelta intelligente del capo dello Stato. Scandalosa è stata la richiesta a G. Napolitano di farsi rieleggere, dopo il suo ripetuto rifiuto per l’età, e ancor più perché una politica che non riesce a trovare in milioni d’elettori l’inquilino al Quirinale vuol dire che è paralizzata, in coma. Un Cincinnato 88enne, richiamato come salvatore della patria, porta più a pensare che l’Italia brucia, che a gioire; e ci ricorda che è “beata la nazione che non ha bisogno di eroi” (B. Brecht); sperando che non s’avverino i versi «Quando tutti gli errori sono esauriti

/l’ultimo compagno che ci sta di fronte /è il Nulla» o la follia di chi spara a due carabinieri! Dante esecrava (e noi con lui oggi) «Ahi serva Italia, di dolore ostello/ nave senza nocchiero in gran tempesta/ non donna di province, ma bordello!» (VI, Purg.). Alcuni partiti, negli anni ’90, furono spazzati via dal pool Mani pulite per la corruzione; quelli attuali - oltre che per gli scandali della cattiva gestione dei fondi ai partiti - lo saranno anche per l’incoerenza e le guerre fratricide interne ai partiti, per il veto incrociato a personalità competenti ma stimate ostili, estranee alla politica del palazzo, bollate come “giustizialisti”. I nomi bruciati, le minoranze irrigidite, le vendette private, i conflitti generazionali, il “venir meno al metodo della condivisione”, le sfrenate ambizioni portano a diffidare della politica dopo il dramma Shakespeariano di 101


PROSPETTIVE DI

pugnalatori di Prodi riparati dietro il voto segreto prima indicato all’unanimità. Anziché di pane (=politica) e fiducia, tanti politici vivono di tattica da guastatori. La reprimenda di G. Napolitano ai partiti nel discorso a camere riunite difficilmente indurrà a colmare l’abissale differenza dei programmi, della visione e funzione della politica dei due maggiori partiti (PD e PDL). Il 24 aprile Napolitano ha dato l’incarico all’on. E. Letta (PD) a formare il governo, il cui percorso sarà pieno di trappole, e i pozzi avvelenati. Oggi (28 aprile) si presenta alla Camera per la fiducia. Quale matrimonio al governo sta nascendo tra chi fino a ieri gridava “Mai con i komunisti” e “Mai con Berlusconi”? Un matrimonio a termine; una forzata convivenza tra forze opposte: una che rivaluta il fascismo, l’altra antifascista. Già si parla di Vietnam se l’incaricato non darà garanzie su ministeri e programmi PDL. “È una prospettiva senza alternativa” (Napolitano); “il rischio è che tutto finisca nel pubblico ludibrio” (E. Letta). Se l’alternativa è annacquare i provvedimenti legislativi (come nel governo Monti), è indecente per il PD e per l’Italia, né basterà aver inserito il ministro di colore e la Bonino. Non credo ad una democrazia internettizzata, ma da questo a restare estranei alle voci del popolo e con scarsissimo aggancio al sentire della società ne corre. Gli attuali partiti sono figli del secolo scorso. I 60 giorni trascorsi senza aver dato un governo al popolo italiano sono giorni del giudizio non di Dio, ma del popolo disorientato per colpa di partiti ingessati. I regolamenti parlamentari, la legge elettorale “porcata”, l’asimmetria e il sovrapporsi al sistema bipolare o bipartitico del maggioritario, daranno luogo a risultati indigesti, a barbare collusioni (“inciucio”). E la chiamano – impudenti - terza Repubblica! Frattanto un milione di famiglie è senza reddito, la disoccupazione

MemOria

cresce a dismisura, i consumi alimentari diminuiti del 4%. La mancata fusione in organismo vitale delle “diverse anime” (cattolica, liberale, socialista), delle sensibilità diverse sul welfare, sul mondo del lavoro e quello finanziario, della produzione e dell’imprenditorialità hanno generato guasti irreparabili in tutti i partiti, che non hanno più alibi e rischiano il suicidio. Queste premesse sull’attualità ci offrono lo spunto per sviluppare una riflessione non sul piano politico, etico o sociale, ma sulla “caratterizzazione” degli operatori istituzionali in politica, e più in generale nella società, parlo dei “gregari”. Chi è un gregario? “gregario” e “gregge” sono termini apparentati. Secondo un’immagine evangelica, i cristiani sono il gregge di Cristo, buono/bel pastore. Purtroppo, la metafora è finita per diventare, nella pratica, sinonimo di mancanza d’iniziativa, sottomissione, non aver voce in capitolo né ruolo riconosciuto, in una parola “insignificanza”, e ha inquinato la parola “obbedienza” pervertendola in “sudditanza”. Nella vita civile il termine “gregge” ha l’equivalente in “sudditi” opposto a cittadini. Pecore e sudditi diventano Gregari (“vil razza dannata” direbbe Dante). Opposto a “gregario” non è “capo” (ci sono tanti “capi-gregari”), ma “compartecipe”, “corresponsabile”, “collaboratore”, “consigliere” che richiamano i relativi ambiti di: partecipazione, responsabilità, laboriosità, consiglio. Gregari ce ne sono a iosa, tra gli intellettuali, tra i credenti e i non credenti, tra il clero e i laici, ma soprattutto tra i politici (se ne contano 500 mila in prima fascia e 1,5 mln in seconda fascia). A dire il vero, il loro numero è incontenibile: negli Enti, nelle Istituzioni (ecclesiastiche e profane), associazioni, gruppi e

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PROSPETTIVE DI

Movimenti vari. Gregari non si nasce; certamente si diventa in funzione dell’utilità personale.

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Un vero capo (o leader) si distingue da un capo-gregario, questi si circonda di gregari, il primo ama attrarre i cointeressati al bene comune. Il gregario ama il populismo e abbraccia in pieno quello dei capi carismatici. Sono anni che è stato pubblicato il libro “La Casta”, eppure tutti i partiti hanno traccheggiato, hanno diluito le riforme; con una mano le hanno approvate e con l’altra le hanno aggirate, complici i gregari. Costoro sono felici o infelici a seconda che il capo è felice o infelice; ma quando l’invidia li tormenta, diventano infelici per la felicità del capo e sono felici dell’infelicità generale (“mal comune mezzo gaudio”). Il gregario ama ciò che ama il capo, beve ciò che beve il capo, festeggia come festeggia il capo. Se partecipa ad una cena, sicuramente non c’è nulla di sconveniente, perché è la cena del capo; se non partecipa, giura che non c’è niente di disdicevole: glielo ha detto il capo! Il gregario mangia gianduiotti o baci Perugina e sa offrirne della ditta “Giuda Iscariot”. Gongola perché ha saputo “farsi” da sé; è un vero selfman. Ama la natura, il sole; l’alba gli ricorda il regno – d’antenne, di media, di ville - del capo su cui non tramonta mai il sole. Ama l’albero e l’erba, ma si sente più simile all’erba perché

ama offrirsi al calpestìo del capo. Ama vivere all’ombra del capo; si sente al sicuro. L’ombra è “necessaria” quanto la luce. Il gregario vendica le offese fatte al capo, “perché, anche nel loro piccolo, le formiche (-gregarie) s’incazzano”. Il gregario vive con devozione religiosa verso il capo; poiché il capo è religioso, filosofo, giurista perciò è innocente o almeno merita, in ogni caso, il salvacondotto, il condono e l’immunità. Chi ne dice male è irreligioso, non filosofo, o giudice “giustizialista”, nazista, fascista (e anche comunista!). Nei lobi del cervello sono allocate specifiche funzioni (la parola, la memoria). In assenza di patologie, funzionano bene mediante l’interazione delle parti; il gregario ragiona con quella parte del corpo molto più in giù del cervello. I capi-leader sono statisti, perché s’interessano al bene dell’Italia, “i capi che guardano al bene del partito sono politicanti”. I capi si trasformano in capi-gregari quando giocano a fare la guerra. Ci spieghiamo con una notizia: “T. Blair, leader della sinistra europea, ha consentito al leader della destra americana la guerra immediata in Iraq (una guerra di totale distruzione e di danni umani e materiali mai veramente calcolati), sulla base di prove false, degne di un regime dispotico dove si gioca con le informazioni inventate, che dovrebbero essere estranee a un governo democratico e occidentale” (F. Colombo). Un leader piange quando sa che nel proprio partito ci sono corrotti; un capo-gregario piange quando ce ne sono pochi, perché non si danno da fare fino in fondo per gli interessi del partito (e della propria tasca). Un capo-gregario “ama i partiti leaderistici” con tanto di nome proprio sulla lista; è come il cacciatore: usa il fischietto-richiamo per i tordi. Il capo gregario ha bi-

MemOria

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diligenza”, se fossero un’autobiografia sarebbero “Le mie prigioni” (per yacht e feste), se fossero un fiore sarebbero un crisantemo.

sogno dello psicanalista per i grandi (e sgraziati) sogni d’onnivora potenza; il gregario, invece, del neurologo, timoroso che il capo covi sogni Erodiani nei suoi confronti. I capi vantano il loro “parlar chiaro” e amano che “i panni sporchi si lavino in famiglia”; purtroppo, la lavatrice è guasta o lava i panni sporchi appena una volta l’anno (se pure!), mentre manca il detersivo e lo sbiancante. Fanno il labbro leporino alla richiesta di indire delle assemblee dove discutere e decidere! I loro gregari difficilmente sono consiglieri bravi, specialmente quando sperimentano che il capo (forse) ode i consigli, spesso finge di accoglierli perché ama sbagliare da sé. I capi-gregari e i loro galoppini se fossero un condimento sarebbero una maionese, se fossero un parassita sarebbero un fungo (velenoso) in un piatto di riso, se fossero un animale sarebbero uno scorpione che ha “in cauda venenum” (il veleno nella coda) del discorso o dell’opera, se fossero un film sarebbero “Assalto alla

MemOria

Papa Francesco si è dimostrato finora un vero capo; egli invita: «Quando ci sono difficoltà, bisogna guardarle bene e prenderle e parlarne. Mai nasconderle». Costituisce un gruppo con otto cardinali, segretario M. Semeraro, per dargli consigli nel governo della Chiesa. Da capo saggio, favorisce uno dei sette doni dello Spirito santo: il Consiglio; eleva il suddetto gruppo a ruolo di Consiglieri, non di gregari! Ai preti Papa Francesco ha ammonito, per non essere gregari: «Siate pastori non funzionari. Mediatori e non intermediari»; ai laici: «andate nelle periferie delle città e dell’umanità: i poveri rappresentano quella soglia che ci separa e ci immette nel mistero; gli esclusi, gli ultimi, i sofferenti sono il volto e il nome di quel Dio che l’uomo moderno non riesce più a vedere e a pronunciare». Nella cronaca del 25 aprile si legge che papa Francesco, approfittando della presenza nella Cappella di un gruppo di dipendenti dello IOR, abbia detto: «scusatemi eh, tutto è necessario, gli uffici sono necessari, ma sono necessari fino ad un certo punto! La Chiesa non è un’ONG, è una storia d’amore, e dunque lo IOR, come altri organismi vaticani, sono necessari come aiuto a questa storia d’amore”. Il Signore liberi la sua Chiesa dai gregari, insieme con la fame, la guerra e la peste; e che non soccomba alla tentazione del “gregarismo”.

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PROSPETTIVE DI

Domenico Panna*

Missionari in una nuova agorà 12 maggio, XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali

L 8

o scorso 24 gennaio, festa di San Francesco di

aria di sufficienza, dall’alto in basso, quanti sono coin-

Sales, Benedetto XVI ci ha consegnato il mes-

volti nei social network. A costoro, credo faccia bene

saggio per la XLVII Giornata Mondiale delle

ricordare con Benedetto XVI che «i network diventano

Comunicazioni Sociali. Il tema proposto apre scena-

così, sempre di più, parte del tessuto stesso della socie-

ri insospettati e suggestivi perché, a dire di Benedetto

tà in quanto uniscono le persone sulla base di questi

XVI, lo sviluppo delle reti sociali digitali sta contri-

bisogni fondamentali. Le reti sociali sono dunque ali-

buendo a fare emergere una nuova «agorà»,vale a dire,

mentate da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo».

una sorta di piazza sempre abitata, una piazza pubblica

Per questo comprendiamo come i network sociali de-

e democratica in cui è possibile condividere idee, in-

vono essere davvero inclusivi: è una sfida importante

formazioni, opinioni. Inoltre in tale piazza è possibile,

per i credenti che desiderano partecipare alla condivi-

in ogni momento allacciare nuove relazioni e forme

sione Messaggio di Gesù e dei valori della dignità uma-

differenti di comunità.

na, che il suo insegnamento promuove.

Risalta l’idea che, quando questi spazi (le reti sociali)

È bella la definizione data dal Pontefice emerito ri-

sono valorizzati bene e con equilibrio, contribuiscono

guardo i social network come «spazio esistenziale im-

a favorire forme di dialogo e di dibattito che, se realiz-

portante» perché ciò che viene messo in gioco sono i

zate con rispetto, responsabilità e dedizione alla veri-

bisogni fondamentali dell’uomo e il desiderio che abita

tà, possono rafforzare i legami di unità tra le persone

il cuore di ogni uomo. La provocazione che ci viene

e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia

lanciata consiste nel superare la visione delle reti socia-

umana. Ma non sempre questo avviene. Capita, infatti,

li come «un mondo parallelo o puramente virtuale, ma

che lo scambio di informazioni non diventi vera co-

parte della realtà quotidiana di molte persone, special-

municazione, i collegamenti non maturano in amicizia

mente dei più giovani. I network sociali sono il frutto

e le connessioni non agevolano la comunione.

dell’interazione umana, ma essi, a loro volta, danno

Quanto le nostre comunità siano disponibili a entrare

forme nuove alle dinamiche della comunicazione che

nelle reti sociali, a varcare quella fatidica porta, rimane

crea rapporti: una comprensione attenta di questo am-

un problema aperto. I nativi digitali non hanno diffi-

biente è dunque il prerequisito per una significativa

coltà a sviluppare con impegno e responsabilità le reti

presenza all’interno di esso».

sociali. E non di rado capita che coloro che sono arroc-

La capacità di utilizzare i nuovi linguaggi della comu-

cati su un preteso possesso della verità, guardino con

nicazione sociale richiede di abbandonare il riferimen-

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to nostalgico della modalità comunicativa che viaggia-

cammino di ricerca della verità e del senso dell’esisten-

va in compartimenti stagni: il documento scritto, piut-

za umana. L’emergere nelle reti sociali del dialogo circa

tosto che il brano musicale o una immagine, si trovano

la fede e il credere conferma l’importanza e la rilevanza

mirabilmente unificate e danno vita a una comunica-

della religione nel dibattito pubblico e sociale».

zione efficace. Del resto, non è forse vero che la tradi-

Non si rifletterà mai abbastanza sulle opportunità dei

zione cristiana è da sempre ricca di segni e simboli? O

social media e rifuggire dall’utilizzo di tali strumenti,

pensiamo che nella contemporaneità gli uomini non

oggi, vuol dire chiudersi in quell’intimismo religioso

possano avere bisogno di tradurre esprimere le verità

che può dare vita a un pericoloso ritorno ad un isola-

della fede? Superiamo la tentazione di ridurre tutto alla

mento culturale e intellettuale che non è più tollera-

razionalità e riscopriamo le vie dei sensi come luoghi

bile. Tale atteggiamento negativo potrebbe essere con-

preferenziali dove avviene la conoscenza di base, den-

figurato come un peccato di omissione nell’annuncio

sa di significati reconditi che ci portiamo dentro dalla

del Vangelo. Oggi più che mai non possiamo essere

nostra comparsa sulla terra.

missionari al di fuori di questa nuova «agorà».

Questa nostalgia autentica che è tipica dei credenti che sono chiamati ad animare gli spazi sociali riempiendoli del Messaggio di Gesù, donando «se stessi agli altri attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente

*Direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali della Diocesi di Oria

e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel

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CULTURALE Angelo Sardone RCJ*

Un fratello torna a casa Padre Pantaleone Palma nel santuario di Sant’Antonio dei Rogazionisti ad Oria

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l 19 aprile la città di Oria ha accolto le spoglie mortali di padre Pantaleone Palma, traslate dal Cimitero Verano di Roma per essere in seguito tumulate nel santuario di Sant’Antonio dei Rogazionisti. È tornato a “San Pasquale”, l’Istituto che diresse quasi ininterrottamente dal 1909 al 1932, il primo e principale collaboratore di Sant’Annibale M. Di Francia, nell’amministrazione delle Congregazioni delle Figlie del Divino Zelo e dei Rogazionisti e nell’impianto delle Segreterie antoniane. L’avvenimento, permesso dal vescovo mons. Vincenzo Pisanello, è il traguardo del cammino di tanti anni da parte della Congregazione dei Rogazionisti e segna il compimento di un ardente e comune desiderio di confratelli e consorelle. Padre Pantaleone Palma, nacque a Ceglie Messapica il 15 aprile 1875 da Lorenzo e Maria Crocifissa Salonna. Due giorni dopo fu battezzato nella Chiesa Matrice di Santa Maria Assunta. All’età di 18 anni entrò nel seminario di Oria ove si distinse per la serietà, la bontà d’animo e la pietà, l’osservanza della disciplina, la disponibilità ai lavori manuali, la versatilità d’ingegno, specie nelle materie letterarie. Il 9 marzo 1896 il vescovo, mons. Tommaso Montefusco gli conferì la Tonsura e gli Ordini Minori. Contemporaneamente, a luglio, affrontò gli esami di stato della maturità classica, dopo “sessanta giorni e sessanta notti” di preparazione. Quegli esami furono un colpo fatale per la sua salute: gli causarono un esaurimento ed una nevrastenia, che tra alti e bassi non lo abbandonò per tutta la sua vita e fu causa di afflizioni ed umiliazioni. Si iscrisse alla Facoltà di Lettere e Filosofia nella Regia Università di Napoli nell’anno 1896-97, continuando anche il corso di Teologia iniziato ad Oria, ma interrotto a causa delle precarie condizioni di salute. Proseguì gli studi di Teologia nella casa paterna e si preparò al sacer-

dozio. A Napoli riprese il corso universitario nell’anno 1898-99. Il terzo anno accademico il 1901-1902, lo frequentò a Roma. Mons. Teodoro Maria Gargiulo lo ordinò sacerdote il 30 luglio 1899, nominandolo insegnante di Lettere Classiche ai seminaristi. Il 1902 per concludere gli studi universitari si recò a Messina dove insegnava filosofia del diritto don Vincenzo Lilla originario di Francavilla Fontana. Costui lo indirizzò al Quartiere Avignone, dove Sant’Annibale Maria Di Francia aveva avviato le Congregazioni delle Figlie del Divino Zelo e dei Rogazionisti e dove ricevé una accoglienza fraterna. Rimasto impressionato dalla povertà del luogo e dalla santità del canonico messinese, P. Pantaleone mise da parte i suoi studi e si dedicò completamente alla cooperazione col Di Francia, divenendo il 1904, religioso rogazionista e braccio destro del Fondatore nell’organizzazione delle Case e dell’economia. In questo servizio coinvolse anche la sua famiglia: una sorella, Teresa, divenne suora Figlia del Divino Zelo; un fratello, Pietro, calzolaio, fu un collaboratore fedele nell’Opera rogazionista. Sviluppò un lavoro impressionante di intenso apostolato carismatico con contatti istituzionali con tanti vescovi e sacerdoti, amministratori della cosa pubblica, maestranze diverse, nell’intero Meridione d’Italia e, soprattutto nelle Puglie, avendo come base operativa la Casa di Oria, aperta a seguito del terremoto di Messina del 28 dicembre 1908. P. Palma, infatti, col dislocamento degli orfani in Puglia, fu l’artefice nella collaborazione dello sviluppo delle opere rogazioniste maschili e femminili: fondazione di istituti (Altamura, Roma, Corato, Trani, Montepulciano), rapporti con autorità, lungimiranza straordinaria, singolare competenza tecnica. A lui si deve l’impianto delle Segreterie antoniane, propagando la devozione a Sant’Antonio di Padova, curando la sua or-


CULTURALE

Sant’Annibale e padre Palma.

ganizzazione e diffusione, oltre che la formazione dei Religiosi, la costituzione della Banda antoniana e l’interesse per la buona riuscita degli orfani. Per il XXV di sacerdozio, il 30 luglio 1924, Sant’Annibale a sua insaputa preparò una grande festa, presiedendo la Santa Messa giubilare, dato che padre Palma, presente alla cerimonia, non era in grado di farlo a causa della sua infermità. La grande stima che il santo Fondatore nutriva per padre Palma si basava sulle sue virtù, in particolare l’umiltà, la semplicità. Padre Annibale riteneva infatti la sua venuta a Messina e nella Opera rogazionista un vero dono di Dio di singolare importanza, soprattutto per la devozione del Pane di Sant’Antonio di Padova per la quale ebbe tanto ingegno da impiantare Segreterie Antoniane in tutti gli Orfanotrofi, per attivare le corrispondenze e le spedizioni del periodico Dio e il Prossimo in tutta Italia e anche in diverse parti del mondo. Le segreterie divennero ufficii così bene organizzati da non essere da meno dei migliori uffici pubblici. Inoltre ebbe ingegno inventivo per impianto d’industrie, come il calzaturificio a macchina dell’Istituto Maschile di Oria, le sette tipografie delle case maschili e femminili. Attraverso lui furono aumentate le fabbriche pel ricovero di orfani. Aveva ingegno architettonico da emulare gl’ingegneri1. Alla morte del Di Francia (1° giugno 1927) padre Palma risultò designato dallo stesso fondatore erede universale. Per problematiche derivanti da invidie e gelosie, questioni amministrative e relazionali all’interno delle due Congregazioni, divenne bersaglio di accuse da parte di confratelli e consorelle, fino al deferimento al Sant’Uffizio e, il 1932, la segregazione a Roma alla Scala Santa, dove morì improvvisamente il 2 settembre 1935 a due

1

Cfr. Una dichiarazione del Can. Annibale Maria Di Francia. Per la verità. Dio e il prossimo, 7 luglio 1926.

anni di distanza dalla condanna da parte del Sant’Uffizio. Fu sepolto al Cimitero Verano di Roma, in una tomba privata della famiglia Rossi. I memoriali, scritti durante il periodo romano, sollecitati vivamente dal suo confessore, il servo di Dio padre Ignazio Beschin ofm, allora Rettore magnifico dell’Antonianum, sono una fotografia eloquente della sua virtù e della maturità spirituale alla quale era giunto non ancora sessantenne. Lo stesso San Luigi Orione che lo conobbe personalmente e molti vescovi soprattutto del sud Italia, tra cui mons. Antonio Di Tommaso, che lo avevano conosciuto e che non erano stati affatto consultati in merito, si adoperarono presso la S. Sede per far riconoscere la sua innocenza. Lo stesso due suoi compaesani il canonico Francesco Chirico penitenziere della cattedrale di Oria e don Giuseppe Carlucci, arciprete di Ceglie Messapica. Il tempo ha portato a chiarimenti, verifiche, ritrattazioni delle accuse e ad uno studio critico della situazione. Molteplici dichiarazioni fanno rilevare la qualità della sua vita spirituale e delle sue virtù sacerdotali e religiose, davvero singolari. Il suo ritorno nella città e diocesi di Oria, avviene nell’Anno della Fede, e segna contestualmente un traguardo ma anche l’inizio di un nuovo cammino storico che non solo lo riabilita nella coscienza delle due Congregazioni di Sant’Annibale, ma lo propone storicamente e spiritualmente come un autentico testimone di fede e di carità. Padre Palma ha dedicato la sua vita all’Opera del Rogate con passione, intelligenza, capacità ingegnose ed amore sviscerato, passando attraverso la grande tribolazione che, nel corso degli ultimi tre anni della sua vita si è espressa nella solitudine, nell’emarginazione, nel duro isolamento alla Scala Santa, avendo per compagna la sola fede e la speranza nella vera giustizia. Egli non tralasciò mai di essere Rogazionista nel cuore, figlio sempre devoto del canonico Di Francia. La sua memoria rimane impressa indelebilmente nella storia ed è affidata al giudizio misericordioso di Dio. *Superiore Rogazionista Provincia Italia Centro-Sud

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CULTURALE Federica Gatti

La chiesa del Crocifisso in Latiano

L

a leggenda narra che nel luogo dove ora sorge

se, però, non riuscirono a sollevare una delle casse di

in Latiano la chiesa del SS. Crocifisso, nel XVI

mercanzie che portavano con loro; decisero perciò di

vi era una taverna, presso cui si fermarono

svuotarla. Ne estrassero fuori un Crocifisso in legno di

degli zingari. Quando decisero di andar via dal pae-

noce dipinto dello stesso secolo e tutti i presenti si inginocchiarono in segno di riverenza; venne chiamato il parroco e la statua fu portata in processione per il paese. Gli zingari, allora, decisero di donare alla cittadinanza la statua, ma come ricordo di quanto era accaduto staccarono un dito dalla mano destra. Originariamente la chiesetta era intitolata a S. Sebastiano, per via della presenza dell’arciconfraternita di S. Sebastiano, alla quale apparteneva la statua; l’arciconfraternita si disciolse dopo il 1603 e la chiesa tenne il nome di SS. Crocifisso. Della preesistente chiesa di S. Sebastiano si conserva lo stemma di Carlo V re di Napoli. La facciata è monofastigiata a capanna; sul timpano terminale è posta la croce acroteria; si tratta di una chiesetta con pianta longitudinale ad aula. All’interno del timpano si trovano i simboli del martirio di Gesù. La macchina d’altare, in legno intagliato in stile barocco e rivestita di gesso, venne costruita nel 1697 e si presenta con quattro colonne tortili

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terminanti con capitelli corinzi. I dipinti che vi si tro-

porta in gloria l’effige del cuore di Gesù.

vano sembrano quasi essere un’unica rappresentazio-

Sulla destra della macchina d’altare vi è un dipinto ova-

ne; ai lati della croce vi sono ubicati i dipinti raffigu-

le raffigurante la Madonna del Buon Consiglio ( olio su

ranti S. Giovanni Apostolo e la Maddalena (olio su tela,

tela, secolo XVII, di autore ignoto); il dipinto raffigura

secolo XVII, di autore ignoto). Entrambi i personaggi

la Madonna del Buon Consiglio scoperta da un ten-

appaiono con il viso che trasmette un’espressione di

daggio da quattro angeli che la mostrano al popolo.

contemplazione. Al centro della macchina d’altare vi è

In Sagrestia vi sono dei dipinti raffiguranti la Madon-

il dipinto raffigurante la Madonna dei sette dolori (Olio

na del Rosario (olio su tela, secolo XIX, autore ignoto),

su tela, secolo XVII, di autore ignoto). La Madonna è

una Madonna con bambino e cesto di frutta (olio su

raffigurata con le braccia allargate e lo sguardo rivolto

tela, secolo XIX, autore ignoto) e San Giovanni Battista

verso il cielo; nel suo petto sono infilati sette stili che

(olio su tela, secolo XVIII, autore ignoto).

rappresentano i sette dolori. Anche i panneggi e gli angeli oranti ai suoi piedi trasmettono il dramma del dolore. Sulla cimasa della macchina d’altare vi è il dipinto che raffigura l’ Eterno Padre (Olio su tela, Secolo XVII, autore ignoto); con la mano destra benedice, mentre con la sinistra sorregge il globo terrestre, dal quale spunta una croce che simboleggia la fede cattolica che domina il mondo. Sulla sinistra della macchina d’altare vi è un dipinto ovale raffigurante la Gloria del Sacro Cuore (olio su tela, secolo XVII, di autore ignoto). Al centro dell’ovale è raffigurato il Cristo con il gesto tipico dell’iconografia del S. Cuore; mentre intorno una schiera di angeli

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CULTURALE Giuseppe Argese

La chiesa dell’Immacolata in Latiano

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Notizie storiche Esisteva in Latiano, in via Santa Margherita, sin dal XVI secolo, una cappella di diritto di patronato dei feudatari del luogo dedicata a San Nicola, Vescovo di Mira. Nel 1740 circa, in quella cappella fu istituita la Confraternita dell’Addolorata, che dopo pochi anni si disciolse. Nel 1749, deceduto il Marchese di Latiano, Gianluca Imperiali, lasciò per disposizione testamentaria che si ampliasse la suddetta Cappella di San Nicola e si costruisse un locale adatto per i Confratelli. Domenico Imperiali Junior, terzo Marchese di Latiano, poiché nel frattempo si era disciolta la Confraternita dell’Addolorata, per adempiere alla volontà del padre, decise di costruire ex novo un’altra cappella attigua al palazzo marchesale nella quale traslò nel 1763 l’antica icona di San Nicola e  l’intitolò alla Beata Maria Vergine dei Sette Dolori. Questa cappella fu completata nel 1765 e si celebravano quotidianamente al-

cune SS. Messe per i defunti della famiglia Imperiali. Nel 1840 le Autorità religiose di Latiano con i fedeli chiesero al Marchese, che si trovava in Napoli, la concessione enfiteutica della Chiesa per poter installare una nuova Confraternita,  sotto il titolo dell’Immacolata, poiché nella Chiesa Cattolica si attendeva la definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione di Maria  (questo dogma fu promulgato da Papa Pio IX nel 1854). La Confraternita iniziò a svolgere la sua attività dal 1° gennaio 1840, dopo aver ottenuto l’autorizzazione ecclesiastica dal Vescovo Diocesano e quella civile dal Re Ferdinando II. Una parola a parte ed un ricordo si deve alla famiglia Imperiali che concedette questa Chiesa in enfiteusi ed in particolar modo al Marchese Luigi Imperiali ed al figlio Francesco, uomini profondamente religiosi e specialmente Francesco che aiutò molto il Beato Bartolo Longo nel suo apostolato a Napoli facendogli conoscere Padre Ludovico da Casoria. Di lui il Beato tesse le lodi nella storia del Santuario di Pompei. Struttura e interno della Chiesa La struttura della Chiesa è di stile barocco con i suoi altari marmorei, di fattura napoletana, che furono consacrati nel 1785 da Mons. Alessandro Maria Kalefati che in quell’occasione lodò non solo la bella struttura della chiesa, ma anche le vesti sacerdotali assai nobili, di cui un esempio coevo all’apertura della Chiesa sono le stole in cannellato di seta broccato argento che ancora oggi si indossano. La Confraternita e i suoi amministratori sono ancora impegnati nel completare il restauro e nella valorizzazione dei beni culturali della chiesa.  Sin dal 1980 sono sati realizzati importanti lavori quali vetrate istoriate – 1983 – restauro pittura chiesa e decorazioni, restauro facciata, ricostruzione del tetto con manto di tegole e campanile, elettrificazione campane, restauro organo a canne, restauro delle tele presenti nella chiesa.

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Le tele della Chiesa furono realizzate dal pittore Diego Bianchi da Manduria nell’ultima fase della sua attività. La tela raffigurante l’Addolorata Maria, collocata sull’altare maggiore,  è stata recentemente restaurata a cura della Confraternita. Sono state restaurate anche la tela raffigurante il transito di S. Giuseppe, mentre la tela di S. Nicola è stata restaurata negli anni ’80. Per interessamento della confraternita furono realizzate tutte le statue della Chiesa fra cui quelle a soggetto Mariano quali la statua della Vergine Immacolata e quella dell’Addolorata, in sostituzione dell’antica statua fatta realizzare dal Marchese Imperiali. Queste statue, ricoperte di vestiti serici, furono intagliate in legno dallo scultore Greco di Ostuni, nel 1850, ed i relativi abiti finemente ricamati in oro, furono realizzati dalla ditta Flora di Francavilla. Nel dicembre 1851 sempre a cura dello stesso scultore e con le stesse caratteristiche, fu realizzata la statua della morte della Madonna(dormitio Mariae). A completamento dell’arredo della Chiesa, nell’anno 1865 fu fatto ricamare dalla ditta Flora di Francavilla, il parato usato nelle solennità mariane, decorato a motivi floreali in oro, con al centro lo stemma dell’Immacolata contornato dalle dodici stelle. Celebrazioni e Devozioni La chiesa è aperta al culto e ogni domenica viene celebrata la S.Messa. In essa si svolgono particolari celebrazioni legate alla devozione all’Immacolata, che esce ogni due anni e viene portata in processione dopo una novena di preparazione, alla Madonna di Lourdes, il giorno 11 febbraio con novena di preparazione sin dai primi tempi in cui fu riconosciuta da parte della Chiesa la sua veridicità delle apparizioni. Inoltre il Venerdì di Passione

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festeggia la Madonna Addolorata, titolare della Chiesa, con settenario in preparazione della festa ed esposizione del Santissimo, il giorno della festa stessa. La processione dell’Addolorata durante la Settimana Santa, si svolge ogni anno, a turno, curata da una differente confraternita ed ha luogo il Sabato Santo alle prime ore della giornata con l’intervento delle quattro confraternite cittadine. Si ricordano, inoltre nella Confraternita, con particolare devozione, anche le feste dei SS. Medici, che vengono portati in processione ogni due anni, e la devozione a Santa Lucia. Bibliografia Beni Culturali di Latiano III * -Le chiese e il Patrimonio Sacro– Biblioteca Comunale Latiano 1993- Confraternita dell’Addolorata Azione Cattolica Italiana – La via di Maria – Fede-Arte-Storia-Percosi Mariani nella Diocesi di Oria – a cura di Anna Maria Los Reyes – Confraternita dell’Addolorata – a cura di Salvatore Settembrini

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SPECIALE FESTA REGIONALE ACR

I ragazzi dell’ACR “tutti in scena” Domenica 26 maggio a Bari il grande incontro-festa regionale

dell’Ac, che nei mesi scorsi ha invitato le delegazioni di ogni Regione ad organizzare incontri-festa per ragazzi con l’obiettivo di celebrare la bellezza del sentirsi Chiesa, alla luce del Concilio Vaticano II. Lo slogan del meeting pugliese è “Ragazzi, tutti in scena”. L’evento sarà il centro del percorso triennale che sta coinvolgendo gli acierrini dai 6 ai 14 anni nel sentirsi “Protagonisti della Chiesa”, seguendo le indicazioni della CEI che in questo decennio si è data il compito di cercare risposte all’emergenza educativa. Un cammino, quello dell’Acr, finalizzato a riconoscere l’autenticità dei più piccoli, valorizzandone l’originale presenza nelle realtà parrocchiali e diocesane.

L’Azione Cattolica dei Ragazzi della Puglia si dà appuntamento Domenica 26 maggio presso l’Arena della Vittoria di Bari. Un grande incontro-festa, come non accadeva dal 1999, che coinvolgerà circa 10.000 partecipanti provenienti dalle 19 diocesi pugliesi. Un evento che gode del patrocinio della Regione Puglia e del Comune di Bari. L’iniziativa parte da un input dal centro nazionale

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Una giornata di festa vissuta tra giochi, incontri, divertimento e testimonianze di scelte belle e significative di vita e di fede. Durante la mattinata, i bambini e i ragazzi saranno protagonisti di quattro percorsi che riprendono i contenuti delle quattro costituzioni conciliari. Il cuore della manifestazione sarà ovviamente la grande celebrazione eucaristica. Al pomeriggio, invece, spazio allo spettacolo con la rappresentazione di “Ragazzi, tutti in scena”: cinque ambiti di vita dei ragazzi andranno in scena insieme a tanti amici dell’associazione. Diversi i testimonial che parteciperanno a questa giornata perché il nostro desiderio non era quello di realizzare solo un evento, ma di arricchire il cammino di fede dei ragazzi e coinvolgere tutti i gruppi di Ac della Puglia, proprio perché fosse occasione di condivisione e corresponsabilità.

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SPECIALE FESTA REGIONALE ACR Teresa Borrelli*

Nessuno può mancare!

Carissimi ragazzi ed educatori dell’Acr di Oria, è davvero una grande gioia per me scrivervi per invitarvi insieme alle vostre famiglie a vivere con tutti gli acierrini di Puglia l’incontro regiornale del prossimo 26 maggio a Bari. Questo importante e imperdibile appuntamento si colloca in un cammino più grande che, in questo anno associativo, avete vissuto insieme nelle vostre comunità parrocchiali. Avete, infatti, imparato a sentirvi protagonisti della Chiesa, popolo di Dio e a cercare Colui che è l’Autore della vostra vita, della vostra pace, della vostra gioia. Il Signore è infatti il vostro amico più grande che giorno dopo giorno vi iimpegnate a conoscere e ad amare sempre più.

mo 6/7 settembre a Roma con tutti i bambini i ragazzi delle diocesi d’Italia per raccontare la bellezza di credere nel Signore Gesù. Andiamo allora tutti in scena e diciamo a Dio Padre, creatore del cielo e della terra: Ti credo...Tutto parla di te! del tuo amore, della tua fedeltà, del tuo soffio d’amore... Vi aspetto tutti, nessuno può mancare!

* Responsabile nazionale dell’Azione Cattolica dei Ragazzi

Vogliamo allora vivere questo momento unico della nostra esperienza associativa come un’occasione preziosa per confermare la nostra fede, per dire che è bello essere amici di Gesù e stare insieme a lui. Quest’incontro rappresenta, inoltre, una tappa che vi condurrà il prossi-

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SPECIALE FESTA REGIONALE ACR Mary Castellana, Eleonora Terragno*

Essere protagonisti del proprio tempo Nell’anno della fede, un’occasione unica e speciale anche per i bambini e i ragazzi di Azione Cattolica:“RAGAZZI, TUTTI IN SCENA!”. I bambini e i ragazzi sono i veri protagonisti dell’incontro regionale che si celebrerà il 26 maggio 2013 a Bari presso lo Stadio della Vittoria, accompagnati dalle famiglie, dagli educatori e con l’aiuto dei giovani e adulti dell’Azione cattolica delle 19 diocesi di Puglia. L’incontro s’inserisce all’interno del cammino che i gruppi stanno vivendo in questo anno associativo che ha come scopo quello di riconoscere l’originale presenza dei ragazzi nella vita delle nostre realtà parrocchiali e li vuole aiutare a comprendere e valorizzare la chiamata di ciascuno a sentirsi parte del Popolo di Dio e a prendersi cura, insieme, della Chiesa.

Questo incontro ha in sé molteplici aspetti belli e significativi, prima di tutto sarà un’occasione per sperimentare “in grande” l’incontro con gli altri e con Gesù, vera meta del percorso di crescita dell’Ac, ma anche quella di vivere una dimensione più ampia, bella e ricca della Chiesa, una dimensione che supera i confini della propria parrocchia e delle proprie città; infine, riteniamo che questo appuntamento sia importante non solo come Ac e come Chiesa, perché “tenere insieme” tante persone di età diversa, in cui i più grandi si prendono cura dei più piccoli, sono attenti alle esigenze dei più piccoli, è segno di testimonianza viva di gioia e speranza anche per la società, quindi ricchezza per tutti! Il nostro desiderio è, inoltre, che l’incontro possa essere occasione per riflettere in modo bello e gioioso su come essere protagonisti del proprio tempo, fare più bella la Chiesa e le comunità parrocchiali, dare il proprio contributo per rendere più abitabile la propria città, vivere il tempo libero in modo costruttivo e positivo per se stessi e per gli altri e così anche il mondo della scuola e, infine, recuperare i valori belli e importanti della famiglia, sentirsi famiglia cristiana che mette Gesù al centro della propria vita. Noi ci auguriamo che, in questo anno speciale, che mette al centro la “riscoperta “ della fede, la missione per una “nuova evangelizzazione “ e in cui la Chiesa celebra il 50° anniversario del Concilio Vaticano II, questo incontro diventi il segno e l’immagine più bella della Chiesa del Concilio! *Incaricate regionali dell’Acr

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SPECIALE FESTA REGIONALE ACR Adriana, Eleonora e Francesco*

Nessun incontro è casuale

Dicono che nessun incontro è casuale, che è tutto già segnato, voluto… Incontrare è conoscere e imparare a conoscere se stessi e gli altri, ascoltare nuove storie, aprirsi ad altre idee, fare nuove amicizie. Il 26 maggio sarà una giornata particolare, perché con le altre diocesi ci incontreremo a Bari per una Festa degli Incontri regionale. Sarà una giornata movimentata da divertimento e tante emozioni. Dopo essere partiti ciascuno dalla propria chiesa e aver percorso strade diverse, incontrarsi in un punto comune è proprio come l’esperienza di fede di ognuno: raggiungere un unico obiettivo, cioè incontrare Gesù.

MemOria

In questo anno della fede sarà bello ritrovarsi con altri bambini di ACR che credono e non hanno paura di dirlo agli altri e di farlo vedere con la loro vita. Sarà un’esperienza che ci aiuterà a crescere nel confronto con gli altri, nella gioia e nel divertimento, nel vivere esperienze insieme, nello scambio reciproco di quello che siamo…. ragazzi in cammino alla ricerca dell’Autore della nostra storia, ragazzi che il 26 maggio saranno… TUTTI IN SCENA!

*Equipe dei ragazzi ACR Diocesi di Oria

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DIOCESANA Francesca e Gaetano Mascolo

Vangelo secondo Famiglia Anche quest’anno la Pastorale Familiare Diocesana con il suo Direttore Don Lorenzo e tutta la Commissione ha organizzato il 7 aprile 2013 “la festa diocesana della famiglia”. Si è tenuta presso il Santuario “Santa Maria di Cotrino” a Latiano grazie alla disponibilità e all’accoglienza dei padri Cistercensi. Abbiamo dato un tema a questa giornata: “Il Vangelo secondo famiglia”, perché è la famiglia la prima evangelizzatrice nei confronti dei propri figli, ma anche della comunità in cui vive. Ci hanno aiutato in questo le relazioni di Don Franco Lanzolla, Direttore dell’Ufficio Regionale per la Pastorale Familiare e i coniugi Lucia Miglionico e Giuseppe Petracca Ciaravella, referenti dell’Ufficio Regionale per la Pastorale Familiare. La giornata è iniziata con le lodi che sono state cantate al Signore ed è proseguita con le due relazioni. Mons. Lanzolla ci ha parlato di “Aquila e Priscilla: un Vangelo a misura di famiglia” facendoci gustare come la coppia Aquila e Priscilla sia stata fondamentale compagna di S. Paolo nell’evangelizzazione delle Chiese d’Oriente e come agissero da autentici collaboratori che compiono un’opera affidata loro da Dio stesso. “Ma chi è Apollo, chi è Paolo? Ministri attraverso i quali siete venuti alla fede, ciascuno secondo che il Signore gli ha dato. Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere! ….Siamo infatti collaboratori di Dio e voi siete il campo di Dio, l’ edificio di Dio. (1Cor 3,5-7) Il primo atto del loro conoscersi è stato quello di ospitare S. Paolo nella propria casa ricevendone in cambio lavoro. Ed è proprio in casa che avveniva la condivisione evangelizzante con la altre persone e famiglie.

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I coniugi Lucia e Giuseppe lavorano presso “Casa Sollievo della Sofferenza” a S. Giovanni Rotondo, entrambi medici dei reparti di oncologia pediatrica e medicina nucleare ci hanno parlato “Sulle orme di Aquila e Priscilla, una significativa corresponsabilità missionaria”. Lucia e Giuseppe prendendo come esempio la vita di Aquila e Priscilla, ci hanno raccontato come la loro vita di tutti i giorni sia missione di evangelizzazione con semplici atti di accoglienza, ascolto, apertura. Le nozze in Cristo ci impegnano a: tendere alla santità, vivendo “il Bell’amore” e la comunione personale testimoniare che è bello e realizzante essere sposi, annunciare e testimoniare il vangelo dell’amore, del matrimonio, della famiglia e della vita. Infatti «La famiglia cristiana è chiamata a prendere parte viva e responsabile alla missione della Chiesa in modo proprio e originale, ponendo cioè al servizio della Chiesa e della società se stessa nel suo essere e nel suo agire, in quanto intima comunità di vita e di amore» (FC 50). A queste relazioni sono seguite testimonianze di coppie della nostra Diocesi che hanno raccontato la loro esperienza familiare evangelizzatrice nella coppia stessa e nella comunità. Dopo aver condiviso comunitariamente il pranzo, i nostri figlioletti, nel pomeriggio, ci hanno mostrato i lavori che parallelamente a noi avevano fatto nella mattinata con i ra-

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gazzi dell’ACR della Parrocchia “Maria SS. del Carmine” di Francavilla mentre le coppie hanno espresso, tramite post-it, i loro desideri, i loro bisogni e sono stati donati al Signore durante l’offertorio della celebrazione Eucaristica presieduta da S.E. Rev.ma Mons. Vincenzo Pisanello che ha cordialmente salutato tutte le famiglie partecipanti. Di seguito si riporta uno stralcio della Sua omelia, un vero augurio sgorgato dal Suo cuore di padre affinché gli sposi cristiani possano vivere da testimoni, per poi divenire evangelizzatori ed incarnare il Vangelo a misura di famiglia sull’esempio di Aquila e Priscilla (At 18, 26) “Qual è la condizione fondamentale perché un discepolo diventi un evangelizzatore? Perché una famiglia inizia l’opera di evangelizzazione? Qual è l’elemento determinante?

c’è Gesù, ogni membro diviene per gli altri “segno della presenza di Cristo Risorto”. Gesù Risorto si fa incontrare, anche, nel perdono ricevuto e offerto, dando così l’opportunità di vivere “l’esperienza dello Spirito” che consente di perdonare e di amare oltre la sofferenza. Le famiglie, dunque, sono invitate a toccare le ferite di Cristo, perché in quelle ferite si tocca e si incontra Cristo Risorto. Quali sono le ferite di Cristo, oggi? Sono le ferite dell’umanità: persone che soffrono, persone anziane ed abbandonate, famiglie che non si comprendono più, sono i poveri … È in queste ferite che alle famiglie è dato d’ incontrare Gesù che dice: “Sono qui per te, sono con te, soffro con te per dare senso alla tua sofferenza”.

Crediamo in Gesù Risorto, il nucleo centrale della nostra fede, ma non è l’elemento determinante per divenire evangelizzatori. Determinante è l’incontro con Gesù Risorto, nessuno può evangelizzare se non lo ha incontrato personalmente, la conoscenza è importante ma non è determinante; ne diviene esempio l’incontro dell’apostolo Tommaso, che se non l’ha incontrato personalmente, non crede! Avuto l’incontro col Risorto, Tommaso diviene evangelizzatore (Gv 20,24-29). Oggi dove incontriamo Cristo? Non è sufficiente l’incontro intimistico, questo rimanda all’incontro nella comunità ecclesiale come anche in quella familiare. Ogni volta che la famiglia è riunita, lì Il coro “Beato Francesco da Durazzo“ della parrocchia “San Francesco d’Assisi“ in Oria - foto a cura di Mimino Matarrelli.

MemOria

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DIOCESANA

Dalla relazione di Don

Dalla relazione di Lucia

Franco Lanzolla

e Giuseppe Petracca Ciavarella

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La via dell’immigrazione diviene la via della diffusione del Vangelo, Aquila e Priscilla, tessitori di tende, arrivati dalla Turchia attraverso canali commerciali, testimoniano come al di là dell’etnia sia prioritario cercare Cristo e divenire suoi testimoni e poi Don Franco Lanzolla evangelizzatori. Aquila e Priscilla si sentono chiamati a “stare con Lui”, per poi essere mandati nella comunione alla Comunità. Così come Gesù chiamò i dodici Apostoli perché stessero con Lui e li mandò in tutto il mondo. “Stare con Lui e andare insieme” è il fondamento della missione. Aquila e Priscilla divengono così la “dimora della Parola” mentre accolgono Paolo che è la “bocca della Parola”, insieme hanno costruito la Chiesa di Corinto con la trama, quel filo d’oro che è la testimonianza dell’accoglienza e della condivisione. Non si può tessere la tenda solo con la trama, in questo caso il mistero nuziale vissuto nel quotidiano e incarnato dalla vita degli sposi; ci vuole anche l’ordito rappresentato dall’ordine presbiterale, insieme posti al servizio del Sacro. La famiglia che ha accolto Cristo si mette in movimento, inizia un cammino, condivide l’ansia missionaria di Paolo e si sposta con lui al seguito del Vangelo.

MemOria

Coniugi Petracca - Ciaravella

“Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere! …. Siamo infatti collaboratori di Dio e voi siete il campo di Dio, l’ edificio di Dio.” (1Cor 3,5-7) Aquila e Priscilla sono autentici collaboratori, compiono un’opera affidata loro da Dio stesso, incarnando una corresponsabilità nel portare avanti un’opera

comune. Questa coppia ci deve essere particolarmente cara soprattutto per chi si adopera per la pastorale familiare: dobbiamo sentirli come se fossero nostri “progenitori” nella fede come collaboratori particolari, stretti all’Apostolo nelle sue fatiche nell’evangelizzazione. Ci insegnano come gli sposi hanno, in forza della grazia del sacramento del matrimonio, un loro posto nella Chiesa: “essi non sono soltanto l´oggetto della sollecitudine pastorale della Chiesa, ma ne sono anche il soggetto attivo e responsabile in una missione di salvezza che si compie con la loro parola, la loro azione e la loro vita”. (CEI, Evangelizzazione e sacramento del matrimonio n. 59) Sulle orme di Aquila e Priscilla noi dobbiamo prima di tutto domandarci: conosciamo veramente che cosa siamo come coppia e come famiglia nel pensiero di Dio? • Famiglia diventa ciò che sei: prova a trovare dentro di te ciò che è stato pensato per te! • Famiglia credi in ciò che sei: hai ricevuto una missione, annunciare il Vangelo della Famiglia. Se non lo fai tu non lo fa nessuno.

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CULTURALE Giuseppe Perrucci

The Sun “Spiriti del Sole” terizzano la band. Musica e testi sono abilmente utilizzati da questi quattro giovani vicentini per condividere qualcosa che va al di là del semplice credo religioso: la propria esperienza di Dio e il proprio cammino che li porta ad annunciare senza vergogna la loro fede. Veicolano un messaggio dichiaratamente ed espressamente cristiano, dotato di una sua personalità e non una anonima riflessione sulla felicità, sulle difficoltà della vita, sulle problematiche giovanile. Essi si raccontano ed interpretano con l’unica chiave di lettura che è il Vangelo. Il giovane gruppo musicale ha ben compreso la sua vocazione alla luce della propria missione: diffondere la buona novità/novella di Gesù Cristo attraverso un linguaggio privilegiato, pane quotidiano per tutti i giovani e non solo, quale la musica. Irrompono ancora una volta nel panorama della mu-

Ed è proprio in una delle loro canzoni presente nell’al-

sica giovanile i The Sun, band musicale italiana con il

bum, “Betlemme”, che i The Sun svelano la loro più in-

loro album “Spiriti del sole”.

tima natura, si lasciano scoprire e comprendere. Il loro

Propongono una musica fresca, giovane, ricca di for-

cammino di fede, diventa un viaggio, fatto di tappe, di

me e suoni coinvolgenti, veicolo di un preciso mes-

soste e fermate in cui la terra sotto i piedi alle volte si

saggio che parla di vita, di quotidianità, di un’umanità

bagna di quelle lacrime che nascono dal dolore. Que-

vera che non fa sconti ed è capace di amare, di soffri-

sto viaggio però non è un errare impreciso, ma è un

re, di porsi davanti a scelte e decisioni che cambiano

vivo e chiaro sogno, consapevoli che a guidarli è Dio

l’esistenza. I loro testi attingono direttamente ai loro

il quale conosce la strada migliore da far percorrere. È

vissuti, così intrisi di fede, tali da meravigliare chi li

un viaggio nel mondo in cui l’umanità sbaglia, ma sa

ascolta per la forte presenza di un Dio che spesso non

accogliere.

viene nominato, ma del quale si riconosce inconfondi-

“Spiriti del sole” è un album che, in questo anno della

bilmente la traccia.

fede, può aiutarci ad avere testimoni credibili, giovani

I The Sun propongono tematiche molto intime, che ri-

e gioiosi, di chi ha fatto esperienza di Dio e non può

chiedono una certa dose di sensibilità, le quali sono

fare a meno di annunciarlo.

magistralmente unite a quei toni punk/rock che carat-

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PRO

Agenda pastorale del Vescovo, maggio 2013 mercoledì 1 maggio 2013

giovedì 9 maggio 2013

Santa Maria di Costantinopoli, Manduria Perdonanze ore 10:30 Parrocchia S. Giuseppe Lavoratore, Latiano Festa di S. Giuseppe Lav. ore 18:30

Francavilla Fontana Visita del Vescovo alla comunità religiosa delle Suore Figlie delle SS. Stimmate ore 16:00 Parrocchia dell’ Immacolata, Francavilla F. Cresime ore 18:30

giovedì 2 maggio 2013 Santuario S. Cosimo alla Macchia S. Messa ore 9:00 Cattedrale, Oria Festa dei Santissimi Medici S. Messa a seguire processione ore 18:30

venerdì 10 maggio 2013 Santuario Madonna di Pasano, Sava Ritiro del Clero ore 9:30 Chiesa San Vincenzo de Paoli, Villa Castelli Cresime ore 18:00

sabato 4 maggio 2013 Chiesa S. Vincenzo de Paoli, Villa Castelli Cresime ore 18:00

domenica 5 maggio 2013 Santuario San Cosimo alla Macchia Santa Messa ore 9:00 Uggiano Montefusco Cresime ore 11:00 San Michele Arcangelo, Mandura Cresime ore 18:00

lunedì 6 maggio 2013 Chiesa Madre, Latiano Santa Messa festa Madonna di Cotrino ore 17:00

giovedì 16 maggio 2013 Basilica Madonna del Rosario, Francavilla F. Cresime ore 18:30

venerdì 17 maggio 2013 Manduria Visita del Vescovo alla comunità religiosa delle Suore Discepole del Buon Pastore, via G. L. Marugi. ore 16:00 Manduria Visita del Vescovo alla comunità religiosa delle Suore Discepole del Buon Pastore, via per Maruggio. ore 18:00

mercoledì 8 maggio 2013

sabato 18 maggio 2013

Santuario San Cosimo alla Macchia Santa Messa. Arrivo reliquie. ore 16:00

Santuario S. Cosimo alla Macchia Veglia di Pentecoste ore 20:00


PRO

domenica 19 maggio 2013

venerdì 31 maggio 2013

presso Santuario Cotrino, Latiano Cresime della Parrocchia San Giuseppe ore 10:30 San Michele Arcangelo, Manduria Cresime ore 18:00

Oria Visita del Vescovo alla comunità religiosa delle Suore Serve dei Poveri. ore 18:30

domenica 26 maggio 2013

COMPLEANNI

Santuario San Cosimo alla Macchia Santa Messa ore 9:00 Sette Dolori, Francavilla Fontana Cresime ore 17:00

3 maggio ✠ Mons. Vincenzo Pisanello 4 maggio Sac. Franco Candita

6 maggio Mons. Franco Dinoi

lunedì 27 maggio 2013 Francavilla Fontana Visita del Vescovo alla comunità delle Suore Missionarie Catechiste del Sacro Cuore ore 16:00 Spirito Santo, Francavilla Fontana Cresime ore 18:00

12 maggio Sac. Tommaso Prisciano

14 maggio Sac. Franco Ferretti

16 maggio Sac. Domenico Carenza

20 maggio

mercoledì 29 maggio 2013 Manduria Visita del Vescovo alla comunità religiosa delle Suore Compassioniste Serve di Maria ore 18:00

Sac. Francesco Sternativo

23 maggio Mons. Giuseppe Desantis Mons. Antonio De Stradis Sac. Umberto Pezzarossa

27 maggio

giovedì 30 maggio 2013 Avetrana Visita del Vescovo alla comunità religiosa delle Suore Missionarie Catechiste del Sacro Cuore ore 16:30

venerdì 31 maggio 2013 Oria Visita del Vescovo alla comunità religiosa delle Suore Figlie del Divino Zelo ore 16:30

Sac. Dario De Stefano

ANNIVERSARI di ORDINAZIONE 2 maggio Don Paolo Manna – XXVI

13 maggio Don Tommaso Pezzarossa – XXIX

22 maggio Don Alessandro Mayer – XIV


Confraternite

DIOCESANA A partire da questo numero MemOria proporrà la conoscenza delle confraternite diocesane, realtà laicali “proprietarie” di un notevole patrimonio storico e di fede. Questo spazio, che coinvolgerà nei prossimi numeri quante più confraternite sarà possibile, è curata in collaborazione con la Consulta diocesana per le Confraternite. L’avvio di questa rubrica in questo numero di maggio non è casuale: infatti il prossimo 6 giugno si aprirà a Oria il 1° Cammino diocesano delle Confraternite con il convegno sul tema “La fede nelle Confraternite tra passato e futuro”, esperienza che si concluderà ad agosto con la solennità diocesana di San Barsanofio.

1° Cammino diocesano delle Confraternite Daniele Conte Tra le tante attività dei sodalizi confraternali di tipo cultuale-liturgico ma anche sociale e culturale, si è diffusa in questi ultimi tempo quella dei cosiddetti raduni o Cammini. A livello internazionale si verificano in occasioni particolari della vita della Chiesa mentre a livello nazionale (in

Pierdamiano Mazza

Secoli di storia e una robusta costituzione Conosciamo la Confraternita del Rosario di Oria Quattrocento anni di storia e non sentirli. Così è per la Confraternita del Rosario di Oria, residente presso la chiesa parrocchiale di San Domenico e guidata dal giovanissimo priore Massimo Carone, che ha ricevuto da poche settimane il suo secondo mandato priorale. La realtà di questa confraternita – una fra le quattro tuttora esistenti nel capoluogo diocesano – è esemplare per le analoghe compagini laicali; è infatti corrente da alcuni anni una decisa e interessante operazione di riattualizzazione delle finalità confraternali, ridottesi nel corso dei decenni (come putroppo è accaduto in molte altre istituzioni simili) al mantenimento di poche, rafferme attività devozionali. Capacità particolare di questa confraternita è stata quella di creare nel corso dell’ultimo quindicennio un graduale ma efficace “passaggio del testimone” dalle generazioni più adulte di confratelli e consorelle verso le generazioni più giovani, amalgamando positivamente e omogeneamente le varie fasce d’età e di interesse. Inoltre, come riferisce il priore Carone, fondamentale è l’interazione quotidiana con la realtà parrocchiale presso

cui si è inseriti nonchè con la realtà diocesana. Non un’idea lanciata per caso ma una linea operativa già concreta: Carone infatti è membro della Consulta diocesana per le confraternite e delegato nella Consulta delle aggregazioni laicali. Un’esperienza di fede che gode del confronto con persone altrettanto impegnate, resa possibile nei cammini non solo diocesani ma anche regionali e nazionali, in cui la confraternita oritana – come riferisce Massimo Carone – è costantemente presente. La Confraternita del Rosario di Oria custodisce anzitutto il culto in onore della Vergine sotto l’omonimo titolo impostogli dal lettore domenicano Reginaldo da Martina, curandone i festeggiamenti nelle tradizionali date di maggio e ottobre. A questo si affiancano le antiche pratiche caritatevoli che stando a quanto raccontano le Il priore Massimo Carone


DIOCESANA Italia) e regionale (in Puglia) si celebrano annualmente. Da quest’anno si è ritenuto celebrarlo anche in forma diocesana nei due momenti tradizionali: formativo-culturale e cultuale-processionale. Il primo momento è di riflessione, partendo delle realtà passate (radici) e presente per rilanciarsi verso il futuro; il secondo è di manifestazione e testimonianza in un cammino che è simbolo della vita umana ed ecclesiale. I due momenti non sono necessariamente consquenziali temporalmente e localmente ma si richiamo logicamente: infatti il primo momento si può svolgere a turno nei vari comuni della Diocesi, in modo che la realtà confra-

ternale si palesi anche come vivacità della vita dela Chiesa presente nelle comunità cittadine; non si dimentichi che in abbinamento si celebra anche, nel periodo quaresimale, la Via Crucis diocesana in cui, avvicendandosi in ordine alfabetico, le comunità locali accolgono la realtà più grande e completa, anche per la presenza del Vescovo, che è la diocesi. L’altro momento, più squisitamente di valenza diocesana è il Cammino, cioè la partecipazione, con il Vescovo, il clero e i rappresentanti della comunità civile, attorno al Santo Patrono della Diocesi, San Barsanofio, culminante nella processione del 30 agosto.

carte del notevole archivio storico (ora soggetto ad uno studio di ricerca scientifica di prossima pubblicazione) hanno sempre connotato la vita confraternale. Sono oltre 70 gli iscritti che indossano il tradizionale camice bianco sovrastato dalla mozzetta nera che copre le spalle; fra questi 30 sono donne e circa 15 hanno età inferiore ai 35 anni. Una realtà dunque provvista di un cospicuo lato femminile e giovanile, sfatando l’immagine consolidata che negli ultimi tempi ritrae tali aggregazioni come riservate a fedeli ormai avanti con gli anni. La vita della Confraternita del Rosario di Oria è tra l’altro caratterizzata da un’intensa attività culturale che si è concretizzata nel corso degli anni in convegni e incontri sulla storia della confraternita stessa, spaziando inoltre su più ampi aspetti della realtà confraternale nazionale, culminando in un convegno dedicato al Beato Piergiorgio Frassati. Tale operatività sarà profusa anche in occasione del prossimo 1° Cammino diocesano delle Confraternite, nella cui organizzazione la Confraternita del Rosario di Oria riveste un ruolo fondamentale. “Sono diverse le confraternite che in diocesi lavorano con impegno come la nostra – afferma il priore Massimo Carone – e i risultati si vedono, soprattutto nella direzione di una rivalutazione del nostro ruolo nella Chiesa anzitutto e nella società civile poi”. Tesori di fede, storia e società: queste poche parole rias-

sumono bene l’odierna essenza di queste aggregazioni laicali che, come ad esempio la Confraternita del Rosario di Oria, continuano ad essere una oggettiva testimonianza di vita cristiana. Info: confraternitarosario.oria@gmail.com

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DIOCESANA Luigi Massari

La gioia di una Chiesa giovane!

Quest’anno abbiamo voluto vivere la GMG Diocesana in concomitanza con la Giornata di Preghiera per le vocazioni e in collaborazione con il Centro Diocesano Vocazioni: è stato un incontro di fede e di festa! Il nostro grazie va a tutti coloro che ci hanno aiutato a prepararla, a chi l’ha condivisa con noi, alla comunità di Villa Castelli, in particolare agli ammalati che ci hanno accolto. E grazie a te, Signore Gesù, perché ci rendi sale che porta sapore!

Abbiamo chiesto a Luigi di raccontarci come ha vissuto il pomeriggio a Villa Castelli: 20 aprile 2013, Villa Castelli, Ragazzi, Incontro con Gesù. Sono queste le parole principali per descrivere

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la Giornata Mondiale della Gioventù vissuta a livello diocesano, precisamente nella piccola città di Villa Castelli. La giornata era iniziata pesantemente, dopo due ore di compito in classe e altre due ore di lunghissima spiegazione, la GMG che mi attendeva nel pomeriggio era sicuramente l’ultimo dei miei pensieri. E si può dire che sono partito da Manduria con questo umore, un po’ stanco, abbattuto; eppure quando sono arrivato a Villa Castelli e ho percorso la strada che mi avrebbe portato in piazza, qualcosa in me si è mosso, come se si fosse risvegliato qualcosa. La piazza era brulicante di gente: maschi, femmine, giovani, giovanissimi, ragazzi, ma non solo! C’erano anche anziani che accompagnavano i nipotini o genitori che accompagnavano i figli, o semplice gente incuriosita dalla folla di ragazzi che ballava in mezzo a quella piazza a ritmo di una musica che mi trasmetteva gioia e una strana sensazione di piacere. La giornata sembrava quasi stesse cambiando volto. Poi ha iniziato a parlare il Vescovo Vincenzo, che ha commentato un bellissimo passo di Giovanni e ci ha augurato di trascorrere con gioia la nostra GMG. Sfogliando il libricino mi sono reso conto che avremmo girato per le case degli infermi per dare la Comunione e, poiché sentivo un vociare dietro di me, mi sono girato e ho visto una lunghissima fila di gente che si apprestava ad avvicinarsi al Vescovo per ricevere da lui il Corpo di Cristo da portare agli ammalati: erano 75 ministri straordinari! Un’esperienza che avevo vissuto esattamente una

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settimana prima a livello parrocchiale insieme al mio gruppo giovanissimi e che senz’altro mi aveva colpito e aveva quasi stravolto quella giornata. Così la consapevolezza che avrei potuto riviverla insieme ad altri ragazzi come me che non conoscevo ha stravolto totalmente la mia giornata iniziata male. Ci siamo divisi secondo i numeri scritti sul nostro pass e io mi sono diretto verso il 63, aspettando che i miei compagni di giornata, insieme al ministro straordinario mi raggiungessero. Arrivati tutti ci siamo diretti verso la casa, dove ci attendeva il nostro amico infermo. Nella strada abbiamo iniziato a parlare, a conoscerci e a raccontarci le nostre esperienze parrocchiali. Forse uno dei momenti che mi ha colpito di più è stato proprio questo: una chiacchierata con questi ragazzi, che più o meno avevano la mia età, e che mi raccontavano le loro esperienze come se fossimo amici di vecchia data. Siamo dunque arrivati nella casa dove ci ha accolti una signora anziana che è rimasta sorpresa di vedere così tanti ragazzi nella sua piccola e modesta casa. Poi è avvenuto ciò che per un cristiano deve essere un pilastro: l’Ostia, Corpo di Cristo, donata anche a chi non può riceverla per svariati problemi. Un

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momento unico, dove non solo ho potuto ammirare la bellezza del Corpo di Cristo, ma ho anche potuto guardare il volto sorridente di un’anziana, felice di avere dei ragazzi a farle compagnia. Tornati in piazza abbiamo visitato gli stand preparati e abbiamo ascoltato l’importante e bella testimonianza di Simona Massari che ci ha raccontato la sua esperienza in Congo. La giornata si è conclusa così, tra balli, canti e risate. Si può dire che non potevo chiedere di meglio per raddrizzare una giornata iniziata storta: nuovi amici, il sorriso di una anziana signora felice di vedere casa sua riempita di ragazzi, ma soprattutto il miracolo della Comunione.

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IN...VERSI a cura di Francesco Sternativo

... Anna Elisa De Gregorio

Nessuno ha occhi (**) per tutti i Petru Birlandeanu Restituiti gli spiccioli al mondo restituita fisarmonica e custodia, restituito il respiro di una vita mai dichiarata al marciapiede lurido della metropolitana. Sul pavimento si scrive il colore rosso dell’ultimo pensiero. In meticolosa indifferenza un ragazzo ucciso per caso esce dalla vita senza un amen. Umanissima e unica telecamera ci lascia sfocato un cuore di memoria, circuito chiuso sul coro che si benda gli occhi, su due braccia disperate di moglie. (**) Si fa riferimento a un fatto di cronaca del 2009. Nella me-

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tropolitana di Napoli un ragazzo rumeno, musicista ambulante, è stato ucciso da un proiettile vagante fra l’indifferenza di tutti.

La vita delle pietre Fiori stretti ai rami, insetti viola lucidi di pioggia, alberi di Giuda: ci accompagnano in fila sui viottoli, intorno a loro aureole di nebbia. Va ciascuno di noi pellegrino verso viaggi archiviati, rimozioni, resta assorto nella sua primavera, nella sua giacca, riparo da poco. Davanti al Cimitero degli Ebrei, scivolano in parte nel mare, adesso ci sorprende il desiderio di entrare carbonari insieme, come una volta: seduti su lapidi superstiti

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IN...VERSI alla ricerca di padri e risposte, in quel luogo di sconosciute morti raccoglievamo idee come fiori. Dall’alto una città purificata all’apparenza, isole di ginestra, le violacciocche spuntate dai muri lungo strade falsamente pulite. Poesia nata ad Ancona nel Parco dedicato oggi al poeta Franco Scataglini, all’interno del quale è conservato il vecchio cimitero ebraico. Da “Dopo tanto esilio” «La polvere di cui sono fatta viene dai quattro angoli della terra, solo il luogo che ho scelto per nascere è il centro del cuore di mia madre». Variazioni sul tema Come certe foglie appena nate prima d’essere verdi sono macchie leggere di terra trattengono il ricordo del tronco ricercano a fine estate lo stesso colore materno appena più opaco per cadere abbandonato corpo nel mondo reti di altrove. L e stanze dei ventagli Sassi in mare si allargano ventagli ancora e ancora Tempero il lapis ventaglietti di legno dentro il cestino Arriva Batman un ventaglio nel cielo è l’aquilone

Scuri ventagli le campane in preghiera sopra il tramonto Muove la fiamme in perenne daccapo ventagli su ventagli Preziosa notte un ventaglio di giada la mezza luna Segna il pendolo i suoi svelti ventagli suono del tempo Tondo ventaglio piano piano si chiude la luna in quarti

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Esposizione davanti alla Pietà Rondanini Si arriva laggiù nel fondo, stanza dopo stanza, esposti a infinite distrazioni, e mai abbastanza lo sguardo è preparato a quell’ultima Pietà. Un uomo fa cose più belle di Dio. Espone la propria vecchiaia, martella conosciute sofferenze, rughe di scaduta resistenza. I volti nel marmo, specchi del suo, imperfetti, come già sepolti, sono pietà per ogni altra morte. Delta d’acqua la mano della madre che sostiene senza forza il Cristo, dall’incompiutezza nasce la pietà: una donna espone il figlio morto. obbligata a offrirlo al mondo per incerta promessa dei riscatto

Grande la mano che apre l’arcobaleno ventaglio a strisce

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Diocesi di Oria

Veglia di Pentecoste Santuario di San Cosimo alla Macchia, Oria sabato 18 maggio 2013 - ore 20.00

1° Cammino diocesano delle Confraternite convegno sul tema:“La fede nelle Confraternite tra passato e futuro” Auditorium del Seminario Vescovile “San Carlo Borromeo” piazza San Giustino de Jacobis - Oria giovedì 6 giugno 2013 - ore 19.00


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