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ANNO VII numero 6 Dicembre 2012

distribuzione gratuita

mensile di informazione della Diocesi di Oria

MemOria VOCE DEL VESCOVO

APPUNTI DI MEMORIA

MEMORIA DIOCESANA

Cristo “si forma” in noi

Provaci ancora, Maria di Nazareth!

Avvento Fraternità 2012

IL VOLTO DELLA SPERANZA E NON DELL’ANGOSCIA SPECIALE


ANNO VII numero 6 Dicembre 2012

mensile di informazione della Diocesi di Oria

MemOria Sommario

Memoria Mensile di informazione della Diocesi di Oria - Periodico di informazione Religiosa Direttore editoriale: ✠ Vincenzo Pisanello Direttore Responsabile: Franco Dinoi

VOCE del VESCOVO Cristo “si forma” in noi

APPUNTI DI MEMORIA Provaci ancora, Maria di Nazareth!

Redazione: Gianni Caliandro Franco Candita Alessandro Mayer Francesco Sternativo Pierdamiano Mazza

PRO-MEMORIA

Progetto grafico impaginazione: Progettipercomunicare

MEMORIA SPECIALE

Agenda pastorale dicembre 2012

EDIZIONI E COMUNICAZIONE www.progettipercomunicare.it

In copertina: Natività (Stefano da Putignano - XV sec) Chiesa di Gallana, Oria Foto: Claudio Matarrelli Stampa: ITALGRAFICA Edizioni Oria (Br)

Il volto della speranza e non dell’angoscia

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MEMORIA DIOCESANA La fede: dialogo tra Creatore e creatura Speciale Caritas Attività del Centro Diocesano Vocazioni “Andate, fate discepoli tutti i popoli”

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s.r.l.

Curia Diocesana: Piazza Cattedrale, 9 - 72024 Oria Tel 0831.845093 www.diocesidioria.it e-mail: memoria@diocesidioria.it Registrazione al Tribunale di Brindisi n° 16 del 7.12.2006

MEMORIA CULTURALE Il custode della Bellezza

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MEMORIA IN... VERSI ... con Madeleine Delbrêl

MemOria

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anno VII n. 6 Dicembre 2012


VOCE del VESCOVO

✠ Vincenzo Pisanello

Cristo “si forma” in noi

“L

’Unigenito Figlio di Dio, volendo che noi fossimo partecipi della sua divinità, assunse la nostra natura, affinché, fatto uomo, facesse gli uomini dei” (San Tommaso d’Aquino, Officium de festo Corporis Christi). Ecco svelato, in queste poche ma incisive parole del Dottore Angelico, il senso del Natale, del mistero adorabile dell’Incarnazione del Verbo di Dio. Il desiderio di Dio è sempre stato quello di offrire all’uomo una condizione che gli permettesse di godere della Sua stessa vita divina. Nel libro della Genesi leggiamo che il vertice della creazione è proprio l’uomo (cfr. Gen 1, 31), e a lui Dio affida tutto il creato perché ne goda (cfr. Gen 2, 15) e renda lode al Creatore. E Dio si bea anche di passeggiare nell’Eden con il gioiello della Sua creazione. Il peccato ha posto un freno a questo slancio di amore di Dio verso l’uomo, a questa divina volontà comunionale. Ma il volere iniziale di Dio non si è spento, il Creatore non cambiò idea circa il Suo rapporto con l’uomo: era stato e continuava ad essere Suo volere vivere in una situazione che permettesse all’uomo, sebbene creatura, di relazionarsi col Creatore partecipando della Sua natura. E così ha assunto la nostra natura, si è fatto uomo, si è fatto bambino: “Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia” (Lc 2, 12).

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Quando questo mistero si compie in noi e Cristo “si forma” in noi (Gal 4,19), allora è il nostro Natale, allora l’uomo è deificato, si è realizzato quel “meraviglioso scambio” che cantiamo nell’ottava del Natale, per cui “Il Creatore ha preso un’anima e un corpo, è nato da una Vergine; fatto uomo senza opera d’uomo, ci dona la sua divinità”. Miei carissimi Amici, ecco cosa ha fatto la bontà di Dio per noi! Questo mistero sublime possiamo conoscerlo e crederlo solo attraversando la “porta della fede”: non si può credere a un Dio che si fa uomo per rendere l’uomo dio solo con l’umana ragione! È necessario compiere l’umile atto di fede, il solo capace di aprirci gli occhi sulle realtà soprannaturali, di farci vedere Dio bambino, e di farci credere che questo è avvenuto per puro amore verso l’uomo! Amatissimi Figli, per il Natale vi esorto a sfuggire dal rischio di tenere gli occhi puntati su ciò che non è quel “bambino avvolto in fasce”: vi prego di fermarvi a contemplare solo Lui perché Egli, che già vi contempla, vi trasformi in Se stesso. Compiendo quest’atto di fede, godrete la gioia eterna e sarà per voi il canto angelico: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama” (Lc 2, 14). È il mio augurio per le vostre famiglie e per ciascuno di voi.

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APPUNTI DI

Franco Candita

Provaci ancora, Maria di Nazareth!

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el salone d’ingresso della grande pinacoteca degli affreschi e quadri della vita di Gesù ci sono i Vangeli dell’Infanzia (Matteo e Luca), che fungono - secondo la ricerca biblica recepita dal papa nel suo ultimo libro “L’Infanzia di Gesù” (p.66) - da illustrazione teologica dei pochissimi frammenti storici dell’Infanzia di Gesù, su cui sono stati proiettati i fatti della Passione, morte e resurrezione del Cristo. Anche il testo di Paolo ai Galati è uno dei frammenti: “quando giunse la pienezza dei tempi, Iddio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l’adozione di figli” (4,4-5). 1) Cos’è questa pienezza dei tempi? Ha forse a che fare con le condizioni sociali migliori per l’incarnazione del Figlio di Dio? Stento a crederlo. Le condizioni della Palestina – soggetta a Roma - non erano ottimali sotto il profi lo politico né sotto quello sociale. La visione teologica del potere (di Roma e di Gerusalemme) negli episodi dell’Infanzia è negativa. Lo stesso imperatore Augusto si proclama dio, e benchè sia artefice della creazione dell’ «ecumene» è l’invasore della terra dei patriarchi. Sono figure scialbe i personaggi di contorno: Erode, Pilato, i tetrarchi, Quirino. Da questi fu messa in crisi la famiglia del carpentiere Giuseppe e della casalinga Maria di Nazaret, prossima al parto, obbligandola a

censirsi (forse) a Betlemme, dove “non c’era posto” per la partoriente, e poi mettersi in fuga verso l’Egitto. Dopo mesi di emigrazione, la famiglia ritornò in Palestina, ma scelse la Galilea per stare lontano da Archelao. La Palestina era un groviglio contraddittorio di gruppi religiosi, in lotta tra loro anche in nome della religione: c’erano gli Esseni, la cui spiritualità forse influì sul Battista e su Gesù, gli Zeloti «una setta giudaica che rappresentava il nazionalismo fanatico portato all’estremo, la cui tattica era quella dei moderni terroristi politici» (L.McKenzie). “La Giudea era piena di briganti, ognuno poteva farsi re, capobanda di ribelli” (G. Flavio). C’erano gli Erodiani, i Farisei, i Sadducei, le caste dei sommi Sacerdoti, dei Dottori della legge, degli Scribi. Costoro non sapendo distinguere il tempo “opportuno, di grazia” (kairos) dal tempo cronologico (Kronos, dio che divora i figli degli dei e degli uomini), furono apostrofati da Giovanni per la loro ipocrisia con le parole: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire all’ira imminente?»” (Lc 3,7). Provaci ancora, Maria, in Te è “la pienezza dei tempi”! 2) “Nato da donna”. Nella pienezza dei tempi la rivelazione del Padre nel Figlio prende corpo, carne nel grembo di Maria, col suo assenso totale e pieno (“Fiat voluntas tua”). I battiti del cuore che si forma nel grembo di una donna segnano sia il tempo della donna, che diviene madre, sia il tempo di Dio che è vita. Il “microcosmo” in gestazione nel grembo, a lei correlato ombelicalmente, è assoluto e adatto a relazionare moglie e marito tra loro e ambedue al figlio; a relazionare l’attesa della coppia ai primi bisogni del neonato e il futuro ideato dai genitori alla libertà nascente nel figlio. Nella corporeità c’è un destino di dignità e di gloria degne dell’Incarnazione. È sempre valido il discorso sullo sviluppo coerente della

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personalità del bambino che cresce in casa, dove si fanno tanti importanti ragionamenti o superflue comunicazioni. Quali discorsi, preoccupazioni e affanni hanno coinvolto Giuseppe, Maria e Gesù, ragazzo di bottega, negli anni di vita comune? Se decifriamo l’Infanzia alla luce del ministero in Galilea, lo sviluppo di Gesù “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini” (Lc 2,52) come decrittarlo? È difficile convincersi che Lui abbia maturato solo a Gerusalemme la contestazione delle tradizioni farisaiche. In casa, in famiglia si apprende o ad essere omologati da stereotipi correnti e consuetudini pregiudizievoli, oppure ad essere profeti contro gli scribacchini di codici e i legulei puritani strizzacoscienze, come si rivelarono gli scribi e i farisei nell’episodio dell’adultera (Gv 8,1ss). A Nazaret Gesù è cresciuto Profeta. È credibile che l’ansia e il furore gli vennero solo al vedere i mercanti trafficare nel Tempio senza aver mai mostrato, adolescente o giovane, riluttanza a quel traffico cultuale (Gv 2,15ss)? In verità, la fine del Tempio, delle belle pietre e dei doni votivi (Lc 21,5ss.) cominciò da quando Maria divenne “l’arca del Dio vivente”, e da quando Lui, Gesù, sentì se stesso come il tempio di Dio che, distrutto, risorge il terzo giorno. Dio è Spirito creatore in Gesù risorgente e in Maria generante, la prima adoratrice del Padre in Spirito e verità. Infine, da dove tirò fuori Gesù le invettive contro i dottori e gli scribi che in abiti svolazzanti con lunghe frange e capienti filatteri passeggiavano pavoneggiandosi? Li aveva visti già a 12 anni così paludati! 3) Maria, donna e profuga insieme con milioni di donne appartenenti al popolo sempre minacciato (Israele) o al popolo umiliato (Palestinese), con le donne di tante regioni del mondo che rivendicano il riconoscimento della propria dignità, i diritti all’istruzione, all’ autonomia delle scelte cui vengono oppressivamente negati; regioni dove la velleità di giustizia si scontra coi dittatori che spadroneggiano sui loro cittadini, proclamandosi tutori della legalità! I soldati e le bighe romane, simili a carretti siciliani in esposizione, miniature nei nostri presepi, non fanno paura; purtroppo, neanche i moderni F-35, i missili, i carri armati e ogni altro armamentario. Tutto è ferocemente moderno: lo status di essere, al tempo stesso, vittime e

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carnefici; la morte, procurata da governanti presuntuosi che non hanno imparato a “forgiare le spade in vomeri e le lance in falci, e a non esercitarsi più nell’arte della guerra” (Isaia 2,4), è moderna, orribile, data in diretta televisiva. La modernità non sempre nobilita l’uomo né mobilita per l’uomo. Oggi, il fragile bimbo ustionato dalle bombe, mutilato dalle schegge di un’autobomba scoppiata davanti ad una scuola, una chiesa, una moschea, o la donna che piange i suoi bimbi morti sotto le macerie d’una casa sventrata dai bombardamenti, tutti insieme gridano: Non potete farci questo, noi non siamo differenti da voi! La serialità dei cadaveri che riempiono i cimiteri, non può farci indugiare a gridare: stracciate, abolite le vostre leggi ingiuste, oppressive. Shalòm, Maria, donaci un Natale di pace! 4) “Nato sotto la Legge”. La cultura pagana induceva a pensare che è Destino nascere schiavo (senza la proprietà di se stessi) o libero (cittadino e possidente), uomo (privilegiato) o donna (senza diritti), fanciullo (senza diritti) o adulto; il Diritto e la Religione se ne appropriarono, negando la redenzione e il riscatto, assecondando: “il desiderio ricorrente di differenziazione, per cui le politiche si affrontano per difenderla o contrastarla” (M.Walzer). Nella Palestina dei profeti era stato detto più di qualcosa contro i regimi

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fondativi di società e gruppi sociali sperequati in base alla Legge. La Legge obbligava gli Ebrei: “Non molesterai il forestiero né l’opprimerai, perché siete stati forestieri nel paese d’Egitto” (Es. 22,23); oppure: “quanto alla tua vigna, non coglierai i racimoli e non raccoglierai gli acini caduti; li lascerai per il povero e per il forestiero. Io sono il Signore, vostro Dio” (Lev. 19,10). Il Decalogo è per l’uomo; ma l’ottusità umana, la sclerocardia ovunque e in ogni tempo trasformano l’identità religiosa in nazionalismo escludente e moltiplicante le leggi (cultuali, di identità tribale, di diritto civile e penale, di organizzazione sociale). Sicchè, sul popolo ebreo il carico giuridico divenne insopportabile, inoculando rassegnazione e prostrazione. Gesù ne farà un falò dicendo: “Il mio giogo è dolce e il mio carico leggero» (Mt 11,30). L’imput a realizzare quanto Paolo ha scritto: “Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28)) si perde nella foschia della strada del mutamento di mentalità e degli ordinamenti statuali! Nonostante lo sprone di un altro testo paolino “Non c’è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, ma Cristo è tutto in tutti” (Col 3,11), i credenti fanno fatica a passare dalle idee e dai princìpi alla pratica politica, culturale. Finanche “la circoncisione” è annullata come discriminante rimanendo un’opzione per gli ebrei cristiani. La storia dolorosa delle discriminazioni in nome della religione, della razza, è storia di odio e di vendette atroci. Per superare questo tragico quadro la lettera agli Ebrei afferma: “Cristo, entrando nel mondo, dice: Non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà” (10,5-10). Per quella volontà noi siamo stati santificati, per mezzo “dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre”. Dichiarata finita per i cristiani l’epoca dell’etica cultuale sacrificale sia quanto al volere divino (“Tu non hai voluto né sacrificio né offerta”), che al gradimento: (“Non hai gradito olocausti né sacrifici per il peccato”), s’apriva la strada a un vero universalismo ecumenico.

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5) Provaci ancora, Maria, a darci un figlio impregnato di “Spirito”, che offra il culto definitivo a Dio, un Uomo “spirituale” che dia scacco al legalismo, riscattandoci: A) dal suo ingiusto e insopportabile ònere: «Guai a voi, dottori della legge, caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi non li toccate nemmeno con un dito” (Lc11,46); B) dal suo stravolgimento: «Mosè disse: Onora tuo padre e tua madre. Voi invece dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me, non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, annullando così la parola di Dio con la tradizione che voi avete tramandato. E di cose simili ne fate molte» (Mc 7,11); C) Dalla sua violenza: «Abbiamo una legge, secondo questa legge deve morire, si è fatto Figlio di Dio» (Gv 19,7). Gesù obbedendo al Padre instaura l’unica Legge, quella dell’Amore. Ma evitiamoci la dose di oppiacei o sonniferi; dicendo “Amore”, evitiamo richiami al sentimentalismo, al puerilismo tutto “tulle e organza” intorno alla culla di Gesù e al luccichio delle palle lucenti sull’albero natalizio. Prova a darci tuo Figlio, Maria, per ricevere “l’adozione a Figli”! Solo Lui può farci sentire figli perché Figlio, uomini perché Uomo, profeti perché Profeta, peccatori e santi perché Santo. Solo Lui continua a dirci oggi: «”Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”… “Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre”» (Mc 3, 33-35). È quanto ci basta per vivere un Natale vero!

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PRO

Agenda pastorale dicembre 2012 sabato 1 dicembre 2012

giovedì 13 dicembre 2012

Francavilla Fontana, Parrocchia S. Eligio, Santa Messa Ore 18:30

Erchie, santuario S. Lucia, Santa Messa Ore 17:30

mercoledì 5 dicembre 2012

Manduria, Suore Compassioniste, Santa Messa Ore 19:30

Torre Santa Susanna, convento dei Padri Carmelitani, S. Messa Ore 17:30

domenica 16 dicembre 2012 venerdì 7 dicembre 2012 Torre Santa Susanna, Parrocchia S. Maria e S. Nicola: festa dell’adesione AC e mandato ai catechisti Ore 18:00

Molfetta, Santa Messa per il conferimento dei ministeri Ore 16:00

lunedì 17 dicembre 2012 sabato 8 dicembre 2012 Francavilla Fontana, Parrocchia Maria Immacolata, Santa Messa ed incoronazione BVM Ore 11:00

Latiano, santuario Madonna di Cotrino, Santa Messa con la CISL di Brindisi Ore 16:00

Ceglie Messapica, Parrocchia Maria Immacolata, Santa Messa Ore 18:30

Oria, Cattedrale, rappresentazione del presepe con i bambini della scuola materna “Giardino d’infanzia” Ore 10:00

martedì 11 dicembre 2012

mercoledì 19 dicembre 2012

Latiano, santuario Madonna di Cotrino, formazione permanente: il rapporto tra Fede e Ragione, Mons. Mario Pangallo, Ore 19:00

Ceglie Messapica, ospedale San Raffaele, Santa Messa Ore 15:00 Benedizione del presepe realizzato dal C. S. M Ore 17:00

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PRO

Agenda pastorale dicembre 2012 giovedì 20 dicembre 2012

martedì 25 dicembre 2012

Francavilla Fontana, Chiesa di Sant’Anna, Santa Messa Ore 17:00

Oria, Cattedrale, pontificale Ore 11:00

venerdì 21 dicembre 2012

COMPLEANNI

Latiano, Maria SS. Della Neve, Santa Messa Ore 16:30

3 dicembre Mons. Franco de Padova

10 dicembre

sabato 22 dicembre 2012 8

Francavilla Fontana, visita agli ammalati in ospedale Ore 10:00

Sac. Francesco di Noi

18 dicembre Sac. Antonio Longo

20 dicembre

Sava, parrocchia Sacra Famiglia, festa di Natale della pastorale Giovanile Ore 16:00

Sac. Giuseppe Quarto Mons. Salvatore Gennari

domenica 23 dicembre 2012

ANNIVERSARI

Ceglie Messapica, Parrocchia san Rocco, Santa Messa Ore 11:00

22 dicembre

Latiano, Chiesa Madre, Santa Messa Ore 18:00

30 dicembre Mons. Antonio Marinotti

Sac. Vitantonio Cavallo

28 dicembre Sac. Daniele Giangrande

lunedì 24 dicembre 2012 Oria, Cattedrale, Santa Messa Ore 6:00 Oria, Cattedrale, Veglia Ore 22:00

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SPECIALE ✠ Felice di Molfetta*

Il volto della speranza e non dell’angoscia Presentazione del nuovo Rito delle Esequie - Oria 26 ottobre 2012 1. Lo scenario socio-culturale Per cominciare, dò voce a chi si attende da noi, oltre il dolore, l’annuncio della fede. Una voce laica che dovrebbe farci riflettere: “Credo che per i sacerdoti officiare un funerale sia veramente difficile, e non solo perché hanno a che fare con un dolore spesso cocente, talvolta imprevisto, di fronte al quale non è facile trovare parole veramente consolatorie. E neppure perché la morte di un essere umano mette tutti i presenti di fronte alla propria morte, aprendo ansie e timori che di solito vengono rimossi. […] Dal momento che i matrimoni religiosi sono sempre meno frequenti - non parliamo poi dei battesimi -, i funerali sono ormai l’unico rito che si celebra con una certa frequenza e che vede presenti anche persone che hanno abbandonato la fede cristiana. I funerali si apprestano così a divenire l’unico momento in cui la Chiesa si presenta a persone che non la conoscono, l’unica occasione di evangelizzazione […] Siamo di fronte, almeno nei Paesi occidentali molto secolarizzati, a una delle ultime occasioni che la Chiesa ha di farsi conoscere, e di trasmettere la sua ‘buona novella’, la risurrezione, la vita dopo la morte. Eppure nelle omelie dei funerali, a cui ormai mi capita di partecipare spesso, non sento niente del genere. […] Si parla in generale di perdono, di bontà di Dio, di dolore che bisogna accettare con rassegnazione: frasi generiche che direbbe anche la portinaia alla vedova o al vedovo. Niente fa capire quale sia la vera ragione dell’essere cristiani, la speranza che si apre dopo la morte. Niente che faccia sentire la presenza di un Dio vicino e amorevole, vero e forte. […] I sacerdoti dovrebbero prepararsi, ed essere aiutati ad affrontare un momento così cruciale, considerandolo uno degli step verso la ‘nuova evangelizzazione’, nonché il cuore della loro missione. Nell’istante in cui i presenti sono disorientati e presi dal terrore della morte, oltre che dalla morsa del dolore, è molto probabile che siano più disponibili ad ascoltare ciò che Gesù può loro offrire. L’importante è che il sacerdote lo sappia spiegare bene, con chiarezza e passione” (Lucetta Scaraffia). Si assiste oggi a un fenomeno strano. Da una parte la rimozione o tabuizzazione della morte. La società non è più mortale, anzi “la società post-mortale” ha messo a tacere la morte, grazie alla scomparsa dalla coscienza degli individui di questa esperienza1. La morte, in realtà, è rimossa dall’orizzonte della vita quotidiana anche dal punto di vista

1 Cfr. C. LAFONTAINE, Il sogno dell’eternità. La società postmortale. Morte, individuo e legami sociali nell’epoca delle tecnoscenze, Medusa, Milano 2009.

percettivo. I malati terminali stanno negli hospice, si muore per lo più in ospedale, ai bambini non si fa vedere la salma dei nonni perché potrebbe turbarli, e così si resta analfabeti e muti di fronte a un evento che è parte della vita. Una civiltà, la nostra, che assiste al declino del culto dei morti, perché è differente il modo di pensare alla fine di una vita. È in atto in essa una sottile ma progressiva anestesia, intenta ad attutire se non a occultare e addirittura a rimuovere il fatto della morte. In questo processo di censura e di vero processo di rimozione nei confronti della morte, ogni segno esteriore riconducibile al morire deve essere bandito. Bisogna uscire di scena in punta di piedi, perché lo spettacolo della vita deve continuare. Si pensi, a questo proposito, ai luoghi del morire. Questa anestesia delle coscienze agisce togliendo la visibilità al dato della fine corporale, ovattandone le circostanze e i riti, facendo calare su di essa un silenzio che non è il silenzio orante davanti all’enigma e al mistero (cfr. GS n. 18), il silenzio compassionevole del raccoglimento, della condivisione della pietas, bensì quello imbarazzato con cui si circonda ciò che scandalizza e sgomenta. A questo processo di rimozione della morte dalla vita reale si accompagna l’eccesso nella sua rappresentazione mediatica, che serve a far perdere il senso della sua gravità. Segno ineludibile della creaturalità dell’uomo era, ed è, troppo frequente, doloroso, drammatico, perché lo si possa ignorare. Esso è l’unico evento prevedibile con sicurezza nel futuro di ciascuno. Eppure, oggi, sembra proprio che l’umanità del morire si sia inevitabilmente perduta, cancellando perfino il ricordo della persona, essendosi fatto strada il crescente fenomeno della cremazione, che contribuisce decisamente alla cancellazione del nostro essere stati. Alla radice di questa fenomenologia c’è un processo di privatizzazione della morte in cui ogni segno esteriore non deve intralciare la normale vita della famiglia o della città. Si considerino, in tal senso, le manifestazioni di lutto - i cortei funebri - oramai soppresse nelle città per ragioni di viabilità e di traffico. Non si deve, infine, dimenticare il fenomeno della secolarizzazione, fenomeno che, a poco a poco, ci ha separati dal mistero del trascendente, nella cui sfera la distinzione tra morte e morire è d’obbligo, perché prima della morte c’è per l’uomo il morire. E l’uomo d’oggi muore in un clima di desacralizzazione del

2 CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA - COMMISSIONE EPISCOPALE PER LA LITURGIA, Proclamiamo la tua risurrezione. Sussidio pastorale in occasione della celebrazione delle esequie, Roma, 2007. 3 RITUALE ROMANO riformato a norma dei Decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da Papa Paolo VI, Rito delle Esequie, Conferenza Episcopale Italiana, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1974 (d’ora in poi RE/1974).

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SPECIALE mondo e di perdita di evidenze religiose. Nello stesso tempo si assiste però a quella che viene chiamata “la risurrezione della morte”. Non si contano, infatti, le pubblicazioni sulla morte dal punto di vista della filosofia, della fenomenologia della religione, dell’antropologia, della sociologia, della psicologia, della teologia; tant’è che gli stessi novissimi vengono ad assumere il volto della speranza e non dell’angoscia. Per usare un’espressione di von Balthasar: il Maranatha riprende il posto che gli era stato usurpato dal Dies irae.

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2. La risposta della lex orandi alla grande domanda Come si pone la lex orandi della Chiesa di fronte a questi fenomeni e, soprattutto, come si pone di fronte alla problematicità della morte, al defunto e a coloro che piangono per la separazione a volte terribilmente tragica? Consapevole che il rito funebre ha la funzione di accompagnare chi è direttamente colpito dal lutto, e di preparare chi lo sarà in seguito, in un cammino collettivo e comune, nel Rito delle esequie rinnovato ritroviamo una grammatica e una sintassi in grado di dar voce alla morte, anzi di farne una parola che interpella la vita di tutti. E se l’atteggiamento verso il morire e la morte ha subìto decisivi e pesanti mutamenti generando un forte disagio culturale, nondimeno proclamare e celebrare il mistero cristiano della morte e della risurrezione rimane pur sempre compito fondamentale della Chiesa. Anzi, proprio perché la morte e i morti sono considerati fattori di disturbo dall’attuale stile di vita, la Ecclesia resurgentium è chiamata a proclamare l’evento pasquale del suo Sposo e Signore, crocifisso e risorto. È nato di qui il titolo dato al sussidio pastorale pubblicato il 15 agosto 2007 a cura della Commissione Episcopale per la liturgia in occasione della celebrazione delle esequie: Proclamiamo la tua risurrezione2. In esso e alla luce della Rivelazione e della vivente, orante tradizione della Chiesa, i Vescovi hanno recepito l’urgenza di offrire una risposta alla grande domanda insita nell’enigma della morte, proiettandola alla luce della fede pasquale che canta la risurrezione di Gesù Cristo da morte. La proposta del sussidio voleva semplicemente offrire un aiuto per quelle situazioni non contemplate dal libro liturgico RE3, nelle quali il ministro ordinato o il laico erano di fatto invitati a esprimere la sollecitudine della comunità cristiana verso la famiglia colpita dal lutto. Di qui l’urgenza di dare vita alla Seconda Edizione italiana del RE4 procedendo a un processo di adattamento5, tenendo conto di una duplice coppia di verbi, conservare-valorizzare, inculturarecreare. La seconda Edizione del Rito delle Esequie, con gli adattamenti concordati con la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina

4 RITUALE ROMANO riformato a norma dei Decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da Papa Paolo VI, Rito delle Esequie, Conferenza Episcopale Italiana, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2011 (d’ora in poi RE/CEI 2011). 5

Cfr. SC, De aptationibus, nn. 37-39; Varietates legitimae, IV Istruzione sull’inculturazione della liturgia romana (25 gennaio 1994), n. 58.

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Cfr. F. DI MOLFETTA, Celebrare la speranza nel rito delle esequie. Relazione al 53° Convegno liturgico-pastorale dell’Opera della Regalità, Roma, Casa Tra Noi, 15 febbraio 2012.

dei Sacramenti è stata approvata il 23 luglio 2010 ed entrerà in vigore il 2 novembre 2012. Di essa diamo alcune chiavi di lettura6. 3. Conservare-valorizzare La seconda edizione italiana del RE non poteva non avvalersi di quanto la tradizione vivente della Chiesa ci ha consegnato, secondo la quale la morte ha sempre avuto un carattere pubblico, normale, domestico. Alla luce di quanto la storia ci ha lasciato, le esequie infatti assumevano il valore di un gesto simbolico. Il funerale era occasione per riunire, mettere insieme, i pezzi spezzati della vita umana, troppo spesso separata, e così, inaspettatamente, si ritrovava unita in quella particolarissima circostanza. E così, il piccolo mondo familiare veniva ad aprirsi al grande mondo di una comunità più ampia; il presente al passato; la memoria alla speranza di un’altra vita; e finalmente, il corpo individuale del defunto al corpo sociale della comunità che lo accoglieva. È questa la grande lezione che ci viene dal passato. Tra le caratteristiche del nuovo rituale è da segnalare la rafforzata insistenza sulla celebrazione comunitaria che raccoglie i familiari, i parenti, gli amici anche se tante volte non credenti7. Il rito vuole favorire e facilitare in ogni modo l’accompagnamento del defunto e dei suoi cari nelle varie fasi: visita alla famiglia8; veglia9; chiusura della bara10; processione in chiesa11; celebrazione delle Esequie nella Messa12 o nella Liturgia della Parola; processione al cimitero, sepoltura13. Pur avvertendo che il contesto urbano oggi spesso non consente la realizzazione delle tre stazioni: in casa, in chiesa e al cimitero, il rituale le conserva come forma tipica, ossia come modello di riferimento e criterio d’interpretazione. In effetti, la ritualità cristiana come sistema significativo coerente, possiede ancora per una larga parte della popolazione europea un posto importante. Il rito infatti evidenzia il ruolo della comunità che accompagna un suo figlio all’estrema dimora e lo consegna all’abbraccio dell’assemblea celeste. Spinge e coinvolge la comunità, sviluppando una variegata ministerialità (presbitero, diacono, lettori, cantori, ministranti) e inducendola ad esercitare il ministero della consolazione, che va al di là della celebrazione e mira a sostenere i familiari nell’elaborazione del lutto14. Tant’è che se i cambiamenti sociologici e ideologici verso la morte riflettono l’aumentato senso di individualismo e spersonalizzazione del soggetto, il vero problema è lo svuotamento del senso dei riti e la frantumazione dell’universo simbolico. In tal senso, il corpo non è più sentito immediatamente come luogo simbolico, luogo di senso, di legami, di storia, ma come “macchina” che ha i suoi guasti e che, fino ad un certo punto, si può riparare. Va da sé che un atteggiamento di eccessiva medicalizzazione della vita e della morte rischia di impoverire - come di fatto avviene - il valore esistenziale

7

RE/CEI 2011, Presentazione, n. 5, p. 13.

11

Ivi, nn. 60-63, pp. 83-87.

8

Ivi, nn. 26-29, pp. 35-43.

12

Ivi, nn. 67-87, pp. 89-108.

9

Ivi, nn. 30-41, pp. 44-58.

13

Ivi, nn. 88-98, pp. 109-126.

10

Ivi, nn. 42-46, pp. 59-62.

14

Cfr. P. SORCI, Presentare il nuovo rito delle Esequie nelle diocesi, in La Vita in Cristo e nella Chiesa, 2 (2012), p. 37.


SPECIALE del soffrire e del morire, riducendolo a una prospettiva esteriore e insignificante. 4. Inculturare-creare Alla luce di questo principio il nuovo RE/CEI 2011 offre una più ampia e articolata proposta celebrativa a partire dal primo incontro con la famiglia appresa la notizia della morte, fino alla tumulazione del feretro. Perciò, vanno studiati e valorizzati i suoi contenuti e le sue modalità, utilizzando tutte le sue componenti15 e sottolineati la ricchezza e la varietà dei testi16. Esso nella sua articolata struttura celebrativa costituisce infatti un vero e proprio itinerario educativo attraverso la sua stessa celebrazione perciò, pur conservando lo stesso tradizionale programma rituale, “valorizza tre luoghi particolarmente significativi: - la casa, luogo della vita e degli affetti familiari del defunto; - la chiesa parrocchiale, dove si è generati nella fede e nutriti dai sacramenti pasquali; - il cimitero, luogo del riposo nell’attesa della risurrezione”17. Sarà, perciò, a partire dalla presentazione liturgico-teologica di queste “stazioni” e soprattutto dalla loro pratica pastorale che sarà possibile fare del libro rituale un autentico strumento di educazione alla vita buona del Vangelo, suscitando e alimentando la speranza dei cieli nuovi e della nuova terra. A ricordarcelo è il Santo Padre che, nel messaggio inviato all’Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana in Assisi (9-12 novembre 2009), ebbe a scrivere: “Il momento delle esequie costituisce un’importante occasione per annunciare il Vangelo della speranza e manifestare la maternità della Chiesa. Il Dio che ‘verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti’, è Colui che ‘asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno’ (Ap 21,4). In una cultura che tende a rimuovere il pensiero della morte, quando addirittura non cerca di esorcizzarla riducendola a spettacolo o trasformandola in un diritto, è compito dei credenti gettare su tale mistero la luce della rivelazione cristiana, certi ‘che l’amore possa giungere fin nell’aldilà, che sia possibile un vicendevole dare e ricevere, nel quale rimaniamo legati gli uni agli altri con vincoli di affetto’ (Spe salvi, 48)”. 5. Celebrare per i defunti e annunciare il Vivente in attesa della sua venuta La seconda edizione del Rito delle Esequie in lingua italiana, pubblicata alcuni decenni dopo la prima edizione (1974), risponde alla diffusa esigenza pastorale di annunciare il Vangelo della risurrezione di Cristo in un contesto culturale ed ecclesiale caratterizzato da significativi mutamenti. “La celebrazione cristiana dei funerali è celebrazione

15

Letture brevi, lezionario, l’omelia, la professione di fede, che può essere proposta in casa, nella celebrazione o presso il sepolcro, il canto, i ministeri, i simboli rituali (il velo posto sul volto del defunto al momento della deposizione nella bara - n. 44, p. 60 -, croce, il cero pasquale presso il feretro, l’aspersione con l’acqua benedetta memoria del battesimo, l’incenso del corpo tempio dello Spirito, il sepolcro che richiama quello lasciato vuoto dal Signore risorto).

del mistero pasquale di Cristo Signore”. Questa affermazione posta nell’incipit delle Premesse generali al Rito delle Esequie è la ragione di un aggiornamento che recepisce i profondi cambiamenti intercorsi nella società e nell’atmosfera culturale. È sempre stato difficile rappresentare la morte e la speranza della risurrezione sulle nostre tombe e l’escaton nelle nostre chiese, nondimeno il sepolcro vuoto è l’annuncio di fondo della prima predicazione cristiana, il fondamento della nostra fede, della novità cristiana e della nostra speranza. E se è pur vero che il sepolcro vuoto non è una prova della vittoria pasquale di Cristo sulla morte, esso è “un segno” molto forte; come tale dice, ora come allora, che la morte non ha più l’ultima parola, e che la pasqua di Gesù Cristo è il cuore e il fondamento, “il nucleo e il centro della nostra fede”. Pertanto, “i riti delle esequie cristiane, lo spirito di fede e di speranza che le anima sono da vivere e dal comprendere nell’ottica della Pasqua del Signore”.18 L’attestazione biblica dell’evento pasquale di Cristo Signore dovrà essere perciò proclamata e ridetta nella celebrazione rituale, quale celebrazione della fede in atto. La fede infatti vuole che non è possibile dire, per via di conoscenza intellettuale, “Gesù è risorto”. Per questo, “i pastori siano premurosi nell’aiutare i fedeli a cogliere il senso profondo del funerale cristiano; scelgano tra i formulari proposti dal Rituale quelli più adatti alla situazione; utilizzino con sapienza la varietà dei testi biblici proposti dal Lezionario; sappiano utilizzare con intelligenza e discrezione il momento dell’omelia per infondere consolazione e speranza cristiana e per condurre i fedeli a una più consapevole professione di fede nella risurrezione e della vita eterna”.19 Dal momento in cui la morte, alla luce della Rivelazione, non è un estuario nel nulla ma l’incontro per eccellenza con Dio nel suo Regno, il RE/CEI 2011, con modi diversi e continui, proclama che il Crocifisso-Risorto ha rivoluzionato il senso della morte, affrontandola Lui stesso. Infatti esso si è fatto sensibilmente attento alle nuove situazioni di morte, come quella della cremazione, offrendo agli operatori pastorali una straordinaria ricchezza di testi della Parola di Dio; testi che vanno ad incrementare l’attuale Lezionario e che hanno il compito di alimentare la speranza e aiutare ad alzare lo sguardo verso un profilo lontano di cui nella umana finitezza non si riesce a cogliere compiutamente tutti i contorni. La nuova edizione offre la grande opportunità di riflettere teologicamente, a partire dai testi e dalle sequenze rituali, sul significato della celebrazione delle esequie e sulla maniera migliore e pastoralmente più efficace di celebrarle, in modo che esse risultino annuncio della speranza che scaturisce dalla pasqua di Cristo per gli uomini e le donne del nostro tempo, e vera consolazione in momenti di dolore e di fragilità come sono quelli del lutto. Il RE si

16 Monizioni, orazioni, preghiere dei fedeli per le diverse situazioni: giovane, adulto, persona anziana, impegnata nella vita cristiana, morte improvvisa, incidente tragico, sacerdote, religioso, religiosa (nn. 79-80, pp. 97-103; pp. 157-166). 17 RE/CEI 2011, Presentazione, n. 4, p. 13. 18 RE/CEI 2011, Presentazione, n. 1, p. 11. 19 Ivi, Precisazioni, n. 3, p. 29.

11


SPECIALE mostra altresì attento alle persone in lutto e presenta belle orazioni per la veglia in casa del defunto e nel rito per un bambino battezzato o non ancora battezzato. Esemplari sono da questo punto di vista, e fonte di ispirazione i rituali francese e tedesco. Nel rituale italiano l’espressione di questa attenzione resta affidata alla preghiera dei fedeli alla sensibilità di chi presiede la celebrazione e di chi la prepara. Strettamente legato a questo tema è quello della diversità delle situazioni. Il rituale delle esequie riprende dal messale le orazioni per il presbitero, il diacono, il religioso, la religiosa, una persona consacrata, il padre e la madre, un giovane, per uno che ha speso la vita per il vangelo, per una persona morta dopo lunga malattia, per un giovane, per una persona deceduta improvvisamente o anche tragicamente, per i coniugi, e aggiunge per questi casi formulari per il commiato e per la preghiera dei fedeli.

12

Nelle preghiere e monizioni in caso di cremazione la Chiesa italiana propone dei testi nei quali si prega per il defunto e si rivolgono parole di umano conforto ai familiari presenti nel luogo della cremazione, senza tuttavia attribuire un senso specifico e tanto meno un contenuto di fede all’atto della cremazione, perché la cremazione non ha alcun contenuto di fede. L’appendice “Esequie in caso di cremazione” presenta monizioni e preghiere per la celebrazione esequiale dopo la cremazione alla presenza dell’urna, da farsi solo in casi eccezionali. Questa parte è introdotta da una serie di “disposizioni pastorali”24 che hanno come scopo quello di creare un ethos celebrativo comune e adeguato alla particolarità della celebrazione. È oltremodo significativa la disposizione di omettere l’aspersione e l’incensazione delle ceneri contenute nell’urna cineraria al momento dell’ultima raccomandazione e commiato.

6. Le esequie in caso di cremazione La seconda edizione del Rito delle esequie presenta come novità più rilevante l’appendice “Esequie in caso di cremazione”.20 Nonostante la scelta della cremazione sia in crescita soprattutto nei contesti urbani delle regioni settentrionali del nostro Paese, la cremazione è tuttavia comunemente avvertita come un’operazione che contraddice la dignità del corpo, come un modo “inumano” di distruggere il corpo umano, di provvedere al suo “smaltimento”. Antropologi, psicologi e teologi si interrogano circa le implicazioni etiche e le sue conseguenze psicologiche che questo volontario atto di distruzione del corpo comporta. Lo psicologo e psicanalista Michel Hanus si domanda: Perché distruggerlo? Ci è voluto tempo per costruirlo e tante cure da parte dei nostri cari, ci ha accompagnato e servito lungo tutta la vita anche se ha potuto farci soffrire e, verso la fine, si è mostrato debole: perché eliminarlo? È difficile non intravedere in questo gesto, in questa pratica, il desiderio di vederlo sparire, il desiderio di sbarazzarsene unito a un’indifferenza nei suoi confronti, se non perfino di una certa aggressività.21 Nella cultura occidentale la cremazione non ha praticamente alcuna tradizione rituale, e di conseguenza uno dei problemi posti da questa prassi è la mancanza di parole e gesti ritualmente istituiti da compiersi prima dell’operazione tecnica della cremazione. Da ciò si evince che non è umanamente sostenibile non dire una parola e non compiere un gesto prima di un atto di tale valore antropologico e di tale impatto psicologico.22 I tre formulari proposti in appendice della nuova edizione del Rito delle Esequie23 mostrano infatti di aver compreso che l’esigenza di una celebrazione o di brevi preghiere e monizioni che precedono la cremazione del corpo è quella di rispondere a una necessitas anzitutto umana.

7. Conclusione Per essere un autentico annuncio del Vangelo della morte e della risurrezione di Cristo un funerale cristiano deve essere autenticamente umano. Deve cioè esprimere e significare tutto lo spessore umano della morte della persona e del dolore dei suoi cari. Lo spessore umano della morte è, infatti, il solo luogo dove la parola della fede, quando è accolta, risuona e agisce efficacemente. È dunque nella sua verità umana che sta la verità pasquale di un funerale cristiano.25 Per questo, la liturgia cristiana dei funerali è un autentico atto di profezia compiuto, in nome del Vangelo, dalla Chiesa nei confronti della società e della cultura contemporanee.26 Il funerale cristiano è memoria permanente che la questione della morte e dei suoi riti sta al cuore dell’idea stessa di umanità. Di fronte alla progressiva trasformazione delle consuetudini secolari legate ai riti funebri, la seconda edizione del Rito delle Esequie ha intenzionalmente confermato e riproposto la struttura, le singole tappe, la loro successione, i tempi e i luoghi tradizionali della liturgia funebre. Per questa ragione, i riti funebri cristiani sono un atto di diaconia nei confronti della società e un’istanza critica alla cultura, e saranno chiamati a esserlo in forma ancora più decisiva nei prossimi decenni. I funerali cristiani si rivelano così come un autentico servizio di umanità alla comunità umana che, a volte, giunge a fare del morire e della morte qualcosa di inumano. Ciò ha inteso assolvere la nuova edizione del RE, posta ora nelle nostre mani, perché sia strumento di annuncio della perenne vitalità della Pasqua del Crocifisso-Risorto per la nostra giustificazione.

20

24

RE/CEI 2011, pp. 231-232.

25

Cfr. G. BOSELLI, Umanità della liturgia e umanizzazione della morte, cit., p. 89.

26

Cfr. Ivi, p. 91.

RE/CEI 2011, pp. 205- 246.

*Vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano Presidente del CAL

21

M. HANUS, Enjeux éthiques de la crémation: l’importance de bonne pratique, in Les rites autour du murir, a cura di M.-J. THIEL, Presse Universitaire de Strasbourg, Strasbourg 2008, pp. 205-216, p. 213. 22 Cfr. J.D. DAVIES, Cremation Today and Tomorrow, Alcuin/GROW Liturgical Study 16, Nottingam 1990. 23

“Nel luogo della cremazione” (Cap. I), pp. 209-227; “Monizioni e preghiere per la celebrazione esequiale dopo la cremazione in presenza dell’urna” (Cap. II); pp. 229-236; “Preghiere per la deposizione dell’urna” (Cap. III), pp. 237-246.


DIOCESANA Pierdamiano Mazza

La fede: dialogo tra Creatore e creatura

L

o scorso 22 novembre nel Santuario della Madonna di Cotrino in Latiano la comunità diocesana ha vissuto l’incontro di formazione sul tema “La fede nel catechismo della Chiesa cattolica”; relatore è stato don Guido Benzi, direttore dell’Ufficio catechistico nazionale. L’appuntamento, promosso dall’Ufficio catechistico diocesana, ha visto la massiccia partecipazione dei sacerdoti, dei Consigli pastorali, di catechisti e di molti fedeli. Nel corso del suo intervento don Benzi ha trattato della ricerca, del discernimento e della fede attraverso lo strumento del catechismo della Chiesa Cattolica, accennando alle valide occasioni offerte al riguardo dal corrente Anno della Fede. E riguardo la fede lo stesso don Guido Benzi ha affermato: “La fede si configura dunque come un «dialogo» tra il Creatore e la sua creatura: dal Suo amore voluta chiamata, cercata, alimentata, sostenuta e redenta, continuamente perdonata e inscritta da

sempre e per sempre con la sua libertà in un cammino di pienezza. Ed anche quando l’uomo si dimentica o rifiuta col peccato tale apertura all’assoluto, Dio «non si stanca di chiamare ogni uomo a cercarlo perché viva e trovi la felicità» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 30). Ed è proprio per la natura libera e assoluta di questo dialogo che ognuno è chiamato a rispondere con tutto se stesso: con il cuore, con la mente, con la vita, imparando a conoscere la grandezza della sua dignità”.

13


DIOCESANA

Speciale Caritas

Continua l’impegno della Caritas Diocesana di Oria nell’animazione della comunità cristiana alla carità, obiettivo primario e ragion d’essere di Caritas. Lo sforzo in questa parte dell’anno è volto al consolidamento e alla formazione della nuova equipe diocesana ed al contempo alla stesura di un progetto – che sarà operativo dai primi mesi del 2013 – per l’apertura stabile del Centro di Ascolto Diocesano e soprattutto dell’Osservatorio delle Povertà e Risorse (OPR). L’OPR è uno strumento indispensabile per tutta la chiesa diocesana, che prima ancora di progettare qualsiasi intervento pastorale è chiamata a conoscere le vere necessità e le reali risorse del suo territorio. Come ha avuto modo di dire il vescovo durante la Messa di apertura dell’Anno della Fede “La testimonianza della carità nella nostra Diocesi diverrà più intensa soprattutto con un cammino di discernimento delle povertà per le quali è afflitta la nostra gente”. Nel prossimo numero di Memoria daremo maggiori chiarimenti sulle modalità con cui sarà effettuato questo “censimento” delle nostre comunità parrocchiali e sui tempi di apertura del CDA diocesano ad Oria e – a breve – anche a Francavilla Fontana. Nel frattempo offriamo rendicontazione delle raccolte di offerte effettuate nell’Avvento del 2011, a favore del Fondo Antiusura; della Quaresima di carità 2012, per la costruzione della casa canonica a Barbullush (Albania); dell’emergenza terremoto in Emilia Romagna.

DALLE CARITAS PARROCCHIALI Maruggio Dopo la pausa estiva, il gruppo parrocchiale della Caritas di Maruggio, allargato a nuove presenze giovanili, ha programmato per il nuovo anno pastorale un calendario fitto di iniziative. La prima azione è stata la riapertura settimanale del centro d’Ascolto. Ogni martedì pomeriggio alcuni volontari sono a disposizione di quanti vogliono recarsi presso la sede Caritas per incontrare ed ascoltare. Subito dopo ci si è dati da fare per la raccolta viveri con carrelli Caritas all’ingresso dei più grossi supermercati del paese, in occasione della Festa del Ringraziamento dei Frutti della terra e del lavoro dell’uomo, il 10 novembre. L’iniziativa ha riscosso un enorme successo sia per la quantità di viveri raccolti, sia per l’azione educativa della Caritas che,

Per l’Avvento di fraternità 2012, si è pensato, in sintonia con molte Caritas d’Italia, di ascoltare l’appello dei cristiani di Siria e Terra Santa (cf. riquadro con comunicato stampa di Caritas Italiana).

come sappiamo, è finalizzata alla diffusione di una

Da questo numero di Memoria, Caritas offre uno spazio di comunicazione anche alle Caritas parrocchiali, a partire da Maruggio, la parrocchia più distante geograficamente dal centro diocesi. La comunicazione delle buone prassi può essere un prezioso aiuto reciproco per un maggior impegno a favore dei poveri, destinatari della buona notizia del Vangelo.

bre, una ricorrenza molto sentita dalla comunità di

cultura della carità. Per la festa della Madonna del Verde del 21 novemfedeli maruggesi, il gruppo parrocchiale dei volontari Caritas ha organizzato, invece, una Sagra della pettola servita in tutte le salse. Nei giorni scorsi è partita inoltre un’iniziativa inedita nella nostra parrocchia: il posizionamento di

Alessandro Mayer Direttore Caritas diocesana

alcuni contenitori presso i frantoi del paese per la


s ta ri Ca

raccolta di olio da destinare ai bisognosi della nostra

da distribuire alle famiglie che ne hanno bisogno.

comunità.

L’anno pastorale si conclude con l’organizzazione,

Per il nuovo anno, invece, la prima iniziativa volta

prima dell’estate, di un torneo di calcio tra le asso-

esclusivamente all’autofinanziamento della Caritas

ciazioni e i club sportivi di Maruggio, disponibili a

parrocchiale, è l’organizzazione di una Lotteria di

devolvere gli incassi in beneficenza alla Caritas par-

solidarietà con tantissimi premi che saranno messi

rocchiale.

in palio dalle attività commerciali del paese molto sensibili a questo tipo di appuntamenti. A Pasqua ci aspetta la consueta e più che collaudata raccolta viveri tramite gli alunni della nostra scuola, grazie ai quali è possibile fare “incetta” di provviste

Angelo Prontera Caritas Parrocchiale Maruggio


DIOCESANA Alessandro Mayer

Avvento Fraternità 2012 Vista la gravissima situazione in Medio Oriente, a causa dei recenti avvenimenti di guerra e di conseguente esodo, la Caritas di Oria indice la raccolta dell’Avvento di fraternità 2012 a favore della Terra Santa e della Siria.

realizzare, ma il Papa ha comunque mandato in Libano una delegazione di Cor Unum, guidata dal Cardinale Sarah, per sollecitare ogni sforzo per la pace, portare un contributo della Santa Sede e rafforzare il coordinamento degli aiuti. Sono ormai più di 400.000 i rifugiati nei Paesi limitrofi e continuano ad aumentare a ritmi esponenziali, gli sfollati arrivano a 1,2 milioni e si stima che 2 milioni e mezzo di siriani (il 15% della popolazione) abbiano bisogno di aiuti. Tutte le Caritas locali moltiplicano gli sforzi, ma non possono sostenere da sole il peso di questa

A seguire una parte dell’ultimo comunicato stampa di Caritas Italiana del 20/11/2012 MEDIO ORIENTE: SITUAZIONE SEMPRE PIÚ DRAMMATICA Un nuovo urgente appello di Caritas Italiana per la Terra Santa e la Siria In Terra Santa aumenta il numero delle vittime, mentre si cerca di raggiungere un cessate il fuoco tra israeliani e palestinesi. Dopo gli appelli di Claudette Habesch, direttrice di Caritas Gerusalemme che la scorsa settimana ha incontrato il direttore di Caritas Italiana, don Francesco Soddu, la situazione si è ulteriormente aggravata. La clinica mobile a Gaza ha dovuto interrompere il servizio e anche il centro sanitario non riesce ad operare a pieno ritmo, per i rischi che corrono operatori e pazienti e per la carenza di medicinali. Nonostante tutto Caritas Gerusalemme si sta organizzando e, oltre ad acqua e cibo, conta di fornire kit medici a 180 persone che hanno ricevuto formazione specifica e possono fornire le prime cure ai feriti nelle diverse comunità locali. Per poter proseguire c’è però bisogno di un sostegno urgente da parte dell’intera rete Caritas. Ma nel già fragile e martoriato Medio Oriente, anche la situazione della Siria diventa sempre più drammatica. Un conflitto che causa morti Purtroppo il tentativo di inviare una delegazione di Padri Sinodali per sostenere la via della pace non si è potuto

MemOria

emergenza. Caritas Italiana ha già inviato un contributo ma rilancia l’appello per poter far fronte alle nuove, pressanti richieste. La giovane Caritas Siria è riuscita ad organizzare una prima rete di soccorsi di urgenza, grazie alla rete delle parrocchie, delle congregazioni e dei centri di accoglienza. “Sofferenza e paura attraversano tutto il paese” ha detto Mons. Audo, vescovo di Aleppo e Presidente di Caritas Siria che ha lanciato un appello di circa 600.000 euro per poter assistere per i prossimi 5 mesi 1600 famiglie, circa 10.000 persone a Damasco, Aleppo, Homs, Hassakeh, Litorale. Caritas Giordania nei campi di Mafraq, Zarka, Irbid, dopo i pacchi viveri ha distribuito buoni acquisto alle 650 famiglie assistite. Negli stessi campi sono state aperte le prime scuole, dove sono seguiti 219 bambini e 50 giovani. Grazie poi a una serie di centri sanitari finora sono state curate oltre 8.000 persone. A Caritas Italiana è stato rivolto un appello, con la richiesta di 160.000 euro per aiuti a 4.000 persone. Caritas Libano, tra i rifugiati distribuiti nel nord del paese, nella valle della Bekaa e a Beirut stessa raggiunge una media di 300/400 famiglie al mese, ma si comincia a temere l’arrivo del freddo. Da fine ottobre si offrono anche cure a 15.000 rifugiati, con l’aiuto di due cliniche mobili e di un centro sanitario nel nord del Paese. Caritas Libano ha già lanciato due appelli di emergenza per poter continuare a dare aiuti ai rifugiati.

anno VII n. 6 Dicembre 2012


s ta ri Ca OFFERTE AVVENTO DI FRATERNITÀ 2011 destinate al Fondo Antiusura Comune

Parrocchia

Importo in €

AVETRANA

Parrocchia San Giovanni Battista Parrocchia Sacro Cuore

80 50

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Parrocchia Maria SS. Assunta Parrocchia San Rocco Parrocchia Maria Immacolata Parrocchia San Lorenzo da Brindisi

800 210 150 150

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Parrocchia Natività di Maria Vergine

150

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Parrocchia Spirito Santo Parrocchia Maria SS. Del Carmine Parrocchia Maria SS. Della Croce Parrocchia Sant’Eligio Parrocchia San Lorenzo Martire Parrocchia Santa Maria Goretti Parrocchia Maria SS. Del Rosario Confraternita Buona Morte e Orazione

100 200 100 45 50 40 40 60

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Parrocchia S. Maria della Neve Parrocchia Sacro Cuore

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Parrocchia SS. Trinità Parrocchia S. Maria di Costantinopoli Parrocchia S. Gemma Parrocchia S. Giovanni Bosco Parrocchia Madonna del Rosario Parrocchia San Michele Arcangelo Parrocchia San Paolo della Croce

100 40 20 175 80 20 20

MARUGGIO

Parrocchia SS. Natività di Maria Vergine

90

ORIA

Parrocchia Maria SS. Assunta Parrocchia San Domenico

10 80

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Parrocchia San Giovanni Battista Parrocchia Sacra Famiglia Parrocchia SS. Medici Santuario Madonna di Pasano

100 30 140 83

TORRE SANTA SUSANNA

Parrocchia S. Maria e S. Nicola Parrocchia Cristo Re

110 20

UGGIANO MONTEFUSCO

Parrocchia Maria SS. Assunta

40

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Confraternita Immacolata

40

TOTALE

100 135,50

3658,50


DIOCESANA OFFERTE QUARESIMA DI CARITÀ 2012 Comune

Parrocchia

Importo in €

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Parrocchia San Giovanni Battista Parrocchia Sacro Cuore

100 70

CEGGLIE MESSAPICA

Parrocchia San Rocco Parrocchia Maria Immacolata Parrocchia San Lorenzo da Brindisi

320 100 270

ERCHIE

Parrocchia Natività di Maria Vergine

100

FRANCAVILLA FONTANA

Parrocchia Spirito Santo Parrocchia Maria SS. Del Carmine Parrocchia Maria SS. Della Croce Parrocchia Sant’Eligio Parrocchia San Lorenzo Martire Parrocchia Santa Maria Goretti Parrocchia Maria SS. Del Rosario Confraternita Buona Morte e Orazione

150 300 100 50 80 50 40 10

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Parrocchia S. Giueseppe Lavoratore Parrocchia Sacro Cuore

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Parrocchia SS. Trinità Parrocchia S. Maria di Costantinopoli Parrocchia S. Gemma Parrocchia S. Giovanni Bosco Parrocchia Madonna del Rosario Parrocchia San Michele Arcangelo Parrocchia San Paolo della Croce Mpnache Clarisse

165 10 30 60 80 30 20 200

MARUGGIO

Parrocchia SS. Natività di Maria Vergine

100

ORIA

Parrocchia Maria SS. Assunta Parrocchia San Domenico Parrocchia S. Francesco d’Assisi

10 85 22

SAVA

Parrocchia San Giovanni Battista Parrocchia Sacra Famiglia Parrocchia SS. Medici Santuario Madonna di Pasano

155 220 223 143

TORRE SANTA SUSANNA

Parrocchia S. Maria e S. Nicola Parrocchia Cristo Re

135 25

UGGIANO MONTEFUSCO

Parrocchia Maria SS. Assunta Mons. Gennari

110 50

TOTALE

20 240,40

3868,40


DIOCESANA OFFERTE EMERGENZA TERREMOTO EMILIA ROMAGNA Destinate agli aiuti di Caritas Italiana per i terremotati in Emilia

Comune

Parrocchia

Importo in €

AVETRANA

Parrocchia San Giovanni Battista Parrocchia Sacro Cuore

150 85

CEGGLIE MESSAPICA

Parrocchia San Rocco Parrocchia Maria Immacolata Parrocchia Maria SS. Assunta Parrocchia San Lorenzo da Brindisi

935 400 700 130

ERCHIE

Parrocchia Natività di Maria Vergine Parrocchia SS. Salvatore

200 185

FRANCAVILLA FONTANA

Parrocchia Maria SS. Del Carmine Parrocchia Maria SS. Della Croce Parrocchia Sant’Eligio Parrocchia Immacolata Parrocchia San Lorenzo Martire Parrocchia Santa Maria Goretti Parrocchia Maria SS. Del Rosario

1500 400 200 350 730 100 575

LATIANO

Parrocchia Sacro Cuore Parrocchia Santa Maria della Neve Parrocchia San Giuseppe Lavoratore Confraternita SS. Rosario Confraternita Immacolata Confraternita SS. Sacramento Confraternita dei Morti

MANDURIA

Parrocchia SS. Trinità Parrocchia Santa Maria di Costantinopoli Parrocchia Santa Gemma Parrocchia San Giovanni Bosco Parrocchia Madonna del Rosario Parrocchia dell’Annunciazione - Torre Colimena Parrocchia San Pietro in Bevagna Chiesa dell’Assunta Convento San Francesco Monache Clarisse

601 200 50 400 200 90 200 19 350 200

MARUGGIO

Parrocchia SS. Natività di Maria Vergine Parrocchia Maria SS. Assunta- Campomarino

160 180

ORIA

Parrocchia Maria SS. Assunta Parrocchia San Domenico Parrocchia San Francesco di Paola Santuario “San Cosimo alla Macchia” Liceo Classico-Scientifico “V. Lilla” Don Daniele Conte

70 105 50 500 30 50

SAVA

Parrocchia San Giovanni Battista Parrocchia Sacra Famiglia Parrocchia SS. Medici Cosma e Damiano Santuario Madonna di Pasano

100 150 400 215

TORRE SANTA SUSANNA

Parrocchia S. Maria e S. Nicola

350

UGGIANO MONTEFUSCO

Parrocchia Maria SS. Assunta

140

VILLA CASTELLI

Parrocchia San Vincenzo De’ Paoli Confraternita Immacolata

1190 136

TOTALE

241,15 600 50 40 25 90 120

13942,15


DIOCESANA San Carlo, festa in Seminario “Ci sarò”. Ho seccamente replicato così quando in un autunnale pomeriggio di fine ottobre don Alessandro Mayer mi sventolò sul muso l’invito per la festa di San Carlo Borromeo, patrono della comunità del Seminario Vescovile di Oria. E così la sera del 4 novembre, seppur con un po’ di ritardo, ho osservato l’impegno raggiungendo piazza San Giustino de Jacobis e infilandomi nella gremita chiesa dei Sacri Cuori, vero e proprio “diadema” della maestosa Casa della Missione che ospita la comunità del Seminario. Dopo la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Vincenzo Pisanello, la piccola folla convenuta si è riversata nell’ampio teatro annesso alla struttura. Qui ad attendere gli amici presenti una vera e propria sorpresa: i seminaristi in formazione “allargata” hanno offerto la gustosissima commedia “L’eredità di zio Mustafà”, coordinati egregiamente dall’animatore Giuseppe Leporale e sostenuti dall’ottima interpretazione di Vittorianna Delle Grottaglie. Applausometro al massimo per gli attori che hanno saputo calcare la scena con consapevole capacità, suscitando il sincero sorriso e apprezzamento dei presenti; sorriso e apprezzamento “consolidato” da un successivo momento di convivialità (si dice così – vero? – quando c’è da gustare un gradito rinfresco) l’intera comunità del Seminario assieme al Vescovo hanno salutato gli ospiti. Una quercia. Quest’immagine mi è balzata in mente volendo descrivere la comunità del Seminario oritano. Secoli di storia e di storie in cui migliaia di volti e nomi si sono succeduti e – spero per il bene della Chiesa oritana – potranno continuare a succedersi. Pierdamiano Mazza

È pronto il calendario delle proposte di pastorale vocazionale a cura del Centro Diocesano Vocazioni, che quest’anno ha quasi completamente rinnovato la sua equipe, con l’ingresso di nuovi elementi! L’iniziativa principale è quella del gruppo SeM: Samuel e Ministranti. Per ragazzi e ragazze dagli 11 ai 14 anni. In seminario dalle 15.30 alle 18.30. Tema: un brano vocazionale del Vangelo interfacciato alla vita di un santo o beato. Condivisione e gioco insieme. Il primo appuntamento del SeM, il 17 novembre, ha visto la partecipazione di oltre 100 ragazzi e ragazze da 7 paesi diversi. Date previste: 15 dicembre - 19 gennaio - 23 febbraio - 16 marzo Anche quest’anno è previsto poi il Grande Raduno Ministranti, festa per tutti i ministranti della diocesi: domenica 28 aprile, in seminario, dalle 10.00 alle 18.00. A grande richiesta, si svolgerà poi quest’anno un Campo Scuola Vocazionale per ragazzi e ragazze che hanno partecipato al SeM durante l’anno e che hanno il desiderio di approfondire il tema della vocazione. 24-27 giugno, a Stella Maris (Programma e dettagli da definire). In questo anno speciale, dedicato in particolare al tema della Fede, anche la tradizionale Giornata Diocesana della Gioventù, per giovanissimi e giovani, avrà un taglio vocazionale. A Villa Castelli, Sabato 20 aprile.


Attività del Centro Diocesano Vocazioni

Attività del Seminario Vescovile È ricominciata con entusiasmo la vita della piccola comunità del Seminario Vescovile “S. Carlo Borromeo”. La comunità quest’anno è composta da “solo” quattro seminaristi. Ad essi si affianca però il gruppetto degli “Amici del Seminario”, 6 ragazzi che condividono la vita della nostra comunità una volta al mese, per verificare pian piano il desiderio di farne parte un giorno in maniera più stabile. Una delle iniziative di quest’anno è il Seminario in Parrocchia. L’intera comunità del Seminario vescovile, con il gruppo Amici del Seminario, trascorre l’intera mattinata della domenica in una parrocchia della diocesi. La prima giornata si è svolta con grande partecipazione nella parrocchia Natività di Maria Vergine in Erchie. Le prossime date previste sono: 16 dicembre - 20 gennaio - 24 febbraio - 17 marzo - 12 maggio. Prosegue poi dall’anno scorso il Calcetto in Seminario. Tutti i mercoledi dell’anno - salvo imprevisti - dalle 19 alle 20, la comunità del seminario ospita gruppi di adolescenti per una partita di calcetto a 5 contro i seminaristi. Dopo la partita si consuma qualcosa insieme negli ambienti del seminario. Per prenotarsi contattare direttamente l’equipe. Dopo il grande successo dello scorso anno, che ha visto la partecipazione di oltre 50 squadre da 22 parrocchie diverse, anche quest’anno si organizzerà in maggio il Torneo Sansone, per squadre di calcetto a 5 di adolescenti e giovanissimi.

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DIOCESANA

“Andate, fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19) Oggi non pochi giovani dubitano profondamente che la vita sia un bene e non vedono chiarezza nel loro cammino. Più in generale, di fronte alle difficoltà del mondo contemporaneo, molti si chiedono: io che cosa posso fare? La luce della fede illumina questa oscurità, ci fa comprendere che ogni esistenza ha un valore inestimabile, perché frutto dell’amore di Dio. Egli ama anche chi si è allontanato da Lui o lo ha dimenticato: ha pazienza e attende; anzi, ha donato il suo Figlio, morto e risorto, per liberarci radicalmente dal male. E Cristo ha inviato i suoi discepoli per portare a tutti i popoli questo annuncio gioioso di salvezza e di vita nuova. Benedetto XVI, dal Messaggio ai giovani per la GMG 2013

Anche quest’anno il Servizio diocesano di Pastorale Giovanile a piccoli passi cammina attraverso alcune proposte. Ma prima delle iniziative ci sta a cuore che il nostro servizio possa suscitare atteggiamenti nuovi nei confronti della Pastorale Giovanile. Primo atteggiamento. Crescere in una reciproca collaborazione, a partire dal lavoro prezioso e continuo dell’équipe. Un’équipe nuova, allargata e sempre più motivata. Auspichiamo una maggiore collaborazione con i movimenti e le associazioni presenti nella nostra Diocesi. Secondo atteggiamento. Passare da una Pastorale Giovanile che sforna iniziative ad una Pastorale Giovanile che fa riscoprire la gioia e la bellezza di condividere e portare agli altri il Vangelo. I giovani che evangelizzano i giovani. Pertanto la nostra proposta annuale, in sintonia con le Linee Pastorali del nostro Vescovo, prevede alcuni appuntamenti importanti ed intensi:

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ATTO DI FEDE, Festa di Natale dei giovani con il Vescovo 22 dicembre, presso la Parrocchia Sacra Famiglia di Sava Partecipazione alla Marcia Nazionale della Pace 31 dicembre 2012, Lecce CORSO BASE DI FORMAZIONE alla nuova evangelizzazione 15-17 marzo 2013 GIORNATA DIOCESANA DELLA GIOVENTÙ, in concomitanza con Giornata di Preghiera per le Vocazioni (in collaborazione con il CDV) 20 aprile 2013 GMG, Rio de Janeiro 20 luglio – 4 agosto 2013 MISSIONE dei giovani ai giovani 09-11 agosto 2013, Campomarino Percorso di fede nelle scuole Date da concordare

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DIOCESANA

Annunciare il Vangelo della Famiglia Cos’è la Pastorale Familiare? È l’azione di tutta la Chiesa e quindi anche degli sposi e delle famiglie che, guidata dallo Spirito Santo, ha come fine l’annunciare, celebrare e servire l’autentico “Vangelo del Matrimonio e della famiglia”, con la consapevolezza di proporre anche una visione e un’esperienza profetica e umanizzante. I nostri Pastori, dopo aver indicato le ragioni di un rinnovato impegno ecclesiale a favore della famiglia e con essa (considerate sia l’urgenza della situazione attuale sia la perenne missione evangelizzatrice della Chiesa), ci offrono la seguente “definizione”, abbastanza chiara e semplice, di pastorale familiare: <La pastorale familiare è una determinazione particolare della pastorale generale della Chiesa, di cui condivide il fine dell’evangelizzazione> (DPF: n.9). Già da queste semplici espressioni ci si può rendere conto quanto sia costitutiva la pastorale familiare per la nuova evangelizzazione e la promozione umana (o, se si vuole, iniziazione cristiana dei propri figli): non è forse nella famiglia e mediante essa che viene significativamente rifatto il tessuto umano ed ecclesiale della Chiesa e della società? Nelle parole dei nostri Vescovi mi sembra chiaro l’appello rivolto a tutto il popolo di Dio (in capite et in membris) di “riappropriarsi” di un suo preciso dovere: evangelizzare la famiglia. Finalità della pastorale fami-

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liare è infatti:accompagnare la coppia e la famiglia a scoprire e vivere la loro vocazione (alla santità) e missione (alla vita ecclesiale e sociale); contribuire a far crescere la famiglia come chiesa domestica perché, di ritorno, questa possa aiutare la parrocchia ad essere sempre più una “famiglia di famiglie”; avviare una pastorale familiare missionaria sulla base di un progetto che sia d’insieme: pastorale integrata, lavorare cioè per progetti pastorali delineando obiettivi, strumenti e contenuti, tempi o tappe, risorse… Gaetano e Francesca Mascolo

23 Il Movimento per la Vita italiano ha promosso un’ iniziativa denominata “Uno di noi”. L’articolo 11 del Trattato di Lisbona, prevede che un milione di cittadini europei di almeno 7 Paesi dell’Unione, possano ottenere che le istituzioni europee discutano una proposta che sale dalla base popolare. Il Movimento per la Vita propone che l’Unione Europea riconosca l’estensione della protezione giuridica della dignità e del diritto alla vita di ogni essere umano fin dal concepimento. È possibile firmare attraverso il sito internet www.mpv.org al link Uno di Noi. Franco e Mariella Galiano

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CULTURALE Francesco Sternativo

Il custode della Bellezza Fede e arte in relazione.

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a relazione tra fede e arte, nella storia del cristianesimo e non solo, è stata sempre un intreccio di ispirazioni e condizionamenti. L’arte figurativa pittorica e scultorea, soprattutto nella nostra Europa e in modo particolare nella nostra Italia, è stata sempre un ancella della teologia, della catechesi e della predicazione. Tante sono le opere d’arte che hanno esplicitato e spiegato in maniera sublime il mistero di Dio, e che hanno ispirato e sostenuto in maniera forte la preghiera dei credenti in Cristo Signore. Paolo VI così si rivolgeva agli artisti nella Cappella Sistina il 7 Maggio del 1964: «Il Nostro ministero ha bisogno della vostra collaborazione perché, come sapete, il Nostro ministero è quello di predicare e di rendere accessibile e comprensibile, anzi commovente, il mondo dello spirito, dell’invisibile, dell’ineffabile, di Dio. E in questa operazione, che travasa il mondo invisibile in formule accessibili, inintelligibili, voi siete maestri. È il vostro mestiere, la vostra missione; e la vostra arte è proprio quella di carpire dal cielo dello spirito i suoi tesori e rivestirli di parola, di colori, di forma, di accessibilità. E non solo una accessibilità quale può essere quella del maestro di logica, o di matematica, che rende, si, comprensibili i tesori del mondo inaccessibile alle facoltà conoscitive dei sensi e alla nostra immediata percezione delle cose. Voi avete anche questa prerogativa, nell’atto stesso che rendete accessibile e comprensibile il mondo dello spirito: di conservare a tale mondo la sua ineffabilità, il senso della sua trascendenza, il suo alone di mistero, questa necessità di raggiungerlo nella facilità e nello sforzo allo stesso tempo». Sempre Paolo VI, a chiusura del Concilio Vaticano II rivolgendosi agli artisti dice che: «Da lungo tempo la Chiesa ha fatto alleanza con voi. Voi avete edificato e

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decorato i suoi templi, celebrato i suoi dogmi, arricchito la sua liturgia. L’avete aiutata a tradurre il suo messaggio divino nel linguaggio delle forme e delle figure, a rendere comprensibile il mondo invisibile». L’anno della fede, indetto dal nostro papa Benedetto XVI, ci sprona a rivalutare e approfondire questo legame intimo, forte, tra fede e cultura, fede e arte, fede e vita dell’artista. In una mia intervista, il prof Cosimo Giuliano, noto artista latianese, relativamente alla considerazione del rapporto tra vita spirituale e vita dell’artista, asserisce che Spirito e arte sono due aspetti inscindibili dell’animo di un artista. L’arte, egli sostiene, non è mai fine a se stessa e non scaturisce dal nulla, ma procede sempre dalla fonte inesauribile dei sentimenti e delle passioni, l’Assoluto, per esprimersi poi nei prodotti artistici, nel suo caso scultorei. In effetti, scrive Giovanni Paolo II nella lettera agli artisti del 1999: «ogni autentica intuizione artistica va oltre ciò che percepiscono i sensi e, penetrando la realtà, si sforza di interpretarne il mistero nascosto. Essa scaturisce dal profondo dell’animo umano, là dove l’aspirazione a dare un senso alla propria vita si accompagna alla percezione fugace della bellezza e della misteriosa unità delle cose. Un’esperienza condivisa da tutti gli artisti è quella del divario incolmabile che esiste tra l’opera delle loro mani, per quanto riuscita essa sia, e la perfezione folgorante della bellezza percepita nel fervore del momento creativo: quanto essi riescono ad esprimere in ciò che dipingono, scolpiscono, creano non è che un barlume di quello splendore che è balenato per qualche istante davanti agli occhi del loro spirito». L’influenza della fede rispetto alla creatività artistica è, secondo il prof Giuliano, una profonda simbiosi, una continua compenetrazione dell’una nell’altra.

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L’espressione delle proprie capacità artistiche nasce, nel suo caso, dalla fede, ma allo stesso tempo attraverso l’arte sacra sente che la fede si fortifica, si irrobustisce sempre di più. Le sue doti artistiche sono opera della mano di Dio, affinate poi dal suo genio artistico, dal suo estro creativo, e soprattutto dal suo impegno. L’arte, egli sostiene, nasce dal profondo dell’io; è la fonte dei pensieri umani, e per chi, come lui, è profondamente cristiano, questa fonte non può che essere Dio. Certamente l’esperienza e la pratica affinano un sentire profondo che si esplicita, come si evince da tutte le sue opere, nell’arte, che è comunicazione con il sacro. Proprio in questo canale di comunicazione, la fragilità umana si fortifica e diventa tensione verso Dio. In definitiva, l’arte ci pone in comunicazione con Dio e nell’arte si scopre la Sua impronta. Questa scoperta induce l’artista al trasporto emotivo, quasi estatico; l’arte diventa espressione della propria vita di fede. Quanto si riesce ad esprimere della propria vita di fede nelle proprie creazioni artistiche? Relativamente alla sua esperienza personale il nostro caro amico artista confessa: «La tensione verso l’Assoluto mi porta ad esprimere visibilmente questo afflato, che è profondo e sentito. Ogni mia opera è parte di un percorso più profondo, tappa di un cammino di fede; ogni mia opera è contemporaneamente un unicum e parte di questo

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percorso più ampio, nel senso che è capace di esprimere il senso della ricerca sia della dimensione umana che della dimensione divina, che è in ogni essere umano. Ogni opera compiuta diventa testimonianza di questa dimensione interiore, ma proprio perché universale, diventa parte del percorso interiore di ogni essere umano che vi si accosta. Insomma, la mia arte testimonia la mia fede che è anche la fede di tanti che vi si rispecchiano e la fanno propria». Sant’Agostino, cantore innamorato della bellezza, dice Benedetto XVI nel discorso agli esponenti di tutte le arti il 21 novembre 2009, nella Cappella Sistina, riflettendo sul destino ultimo dell’uomo così scriveva: «Godremo, dunque di una visione, o fratelli, mai contemplata dagli occhi, mai udita dalle orecchie, mai immaginata dalla fantasia: una visione che supera tutte le bellezze terrene, quella dell’oro, dell’argento, dei boschi e dei campi, del mare e del cielo, del sole e della luna, delle stelle e degli angeli; la ragione è questa: che essa è la fonte di ogni altra bellezza». Così conclude il papa Benedetto XVI: « Auguro a tutti voi, cari Artisti, di portare nei vostri occhi, nelle vostre mani, nel vostro cuore questa visione, perché vi dia gioia e ispiri sempre le vostre opere belle».

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IN...VERSI a cura di Francesco Sternativo

... con Madeleine Delbrêl

e saremo contagiosi della gioia Poiché le tue parole, mio Dio, non son fatte Per rimanere inerti nei nostri libri, ma per possederci e per correre il mondo in noi, permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso, un tempo, su una montagna e da quella lezione di felicità, qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga, ci investa e ci pervada. Fa che come “fiammelle nelle stoppie” Corriamo per le vie della città E fiancheggiamo le onde della folla, contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia.. i nostri deserti Quando ci si ama, si vuol stare insieme e quando si è insieme ci si desidera parlare. Quando ci si ama, è penoso avere sempre gente intorno. Quando ci si ama, si vuole ascoltare l’altro, solo, senza che voci estranee ci vengano a turbare. Per questo coloro che amano Dio hanno sempre sognato il deserto, per questo a coloro che l’amano

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Dio non può rifiutarlo. E sono sicura, mio Dio, che Tu mi ami e che in questa vita così ostacolata, stretta tutt’intorno dalla famiglia, dagli amici e da tutti gli altri, non può mancare quel deserto in cui ti si può incontrare. Non si arriva mai al deserto senza avere attraversato molte cose, senza essere affaticati da una lunga strada, senza strappare i propri occhi al loro orizzonte abituale. Si guadagnano i deserti, non si regalano. I deserti della nostra vita, noi li strapperemo al segreto delle nostre ore umane, se non faremo violenza alle nostre abitudini, alle nostre pigrizie. E’ difficile, ma essenziale al nostro amore. Lunghe ore di sonnolenza non valgono dieci minuti di sonno vero. Così è della solitudine con Te. Ore di quasi solitudine sono per l’anima un riposo minore che un tuffo istantaneo nella Tua presenza. Non si tratta di imparare l’ozio. Bisogna imparare a essere soli

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IN...VERSI ogni volta che la vita ci riserva una pausa. E la vita è piena di pause, che noi possiamo scoprire o sprecare. Nella più pesante e grigia giornata, quale splendida gioia per noi la previsione di tutti questi incontri sgranati... Quale gioia sapere che noi potremo al tuo solo volto levare gli occhi, mentre la farinata diventerà densa, mentre crepiterà il telefono occupato, mentre, alla fermata, attenderemo l’autobus in ritardo, mentre saliremo le scale, mentre andremo a cercare, in fondo al viale del giardino, ciuffi di prezzemolo per condire l’insalata. Che straordinaria passeggiata, sarà per noi questa sera il ritorno in metrò, quando s’intravedranno appena le persone incrociate sul marciapiede. Quali “vantaggi” per te sono i nostri ritardi, quando si attende un marito, degli amici e dei figli. Ogni fretta di ciò che non arriva è molto spesso il segno di un deserto. Ma i nostri deserti hanno rudi divieti, non fossero che le nostre impazienze o le nostre fantasticherie vagabonde o il nostro torpore. Perché noi siamo fatti così, che non possiamo preferirti senza un minimo di lotta, e Tu, nostro Diletto, sarai sempre messo da noi sulla bilancia con questo fascino, con questa ossessione logorante delle nostre quisquilie. il ballo dell’obbedienza … Signore, vieni ad invitarci. Siamo pronti a danzarti questa corsa che dobbiamo fare, questi conti, il pranzo da preparare, questa veglia in cui avremo sonno. Siamo pronti a danzarti la danza del lavoro, quella del caldo, e quella del freddo, più tardi. Se certe melodie sono spesso in minore, non ti diremo che sono tristi; Se altre ci fanno un poco ansimare, non ti diremo che sono logoranti. E se qualcuno per strada ci urta, gli sorrideremo: anche questo è danza. Signore, insegnaci il posto che tiene, nel romanzo eterno avviato fra te e noi, il ballo della nostra obbedienza. Rivelaci la grande orchestra dei tuoi disegni: in essa, quel che tu permetti dà suoni strani

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nella serenità di quel che tu vuoi. Insegnaci a indossare ogni giorno la nostra condizione umana come un vestito da ballo, che ci farà amare di te tutti i particolari. Come indispensabili gioielli. Facci vivere la nostra vita, non come un giuoco di scacchi dove tutto è calcolato, non come una partita dove tutto è difficile, non come un teorema che ci rompa il capo, ma come una festa senza fine dove il tuo incontro si rinnovella, come un ballo, come una danza, fra le braccia della tua grazia, nella musica che riempie l’universo d’amore. Signore, vieni ad invitarci. solitudine A noi gente della strada sembra che la solitudine non sia l’assenza del mondo ma la presenza di Dio. E’ l’incontrarlo dovunque che fa la nostra solitudine. Essere veramente soli è, per noi, partecipare alla solitudine di Dio. Egli è così grande che non lascia posto a nessun altro, se non in lui. Il mondo intero è come un faccia a faccia con lui dal quale non possiamo evadere. Incontro della sua causalità viva dove le strade si intersecano accese di movimento. Incontro con la sua orma sulla terra. Incontro della sua Provvidenza nelle leggi scientifiche. Incontro del Cristo in tutti questi «piccoli che sono suoi»: quelli che soffrono nel corpo, quelli che sono presi dal tedio, quelli che si preoccupano, quelli che mancano di qualcosa. Incontro con il Cristo respinto, nel peccato dai mille volti. Come avremmo cuore di deriderli o di odiarli, questi infiniti peccatori ai quali passiamo accanto? Solitudine di Dio nella carità fraterna: il Cristo che serve il Cristo; il Cristo in colui che serve, il Cristo in colui che è servito. L’apostolato come potrebbe essere per noi una dissipazione o uno strepito?

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MemOria - Dicembre 2012  

MemOria - Mensile di informazione della Diocesi di Oria - Dicembre 2012

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