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ANNO IX numero 4 Aprile 2014

distribuzione gratuita

mensile di informazione della Diocesi di Oria

MemOria VOCE DEL VESCOVO

PROSPETTIVE

PARROCCHIE PARROCCHI

Figli della Resurrezione

Gioisce la Madre Chiesa

Testimoni con l’agire, con il fare

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Il vescovo Vincenzo e la redazione di MemOria augurano una buona e serena Pasqua.


ANNO IX numero 4 Aprile 2014

mensile di informazione della Diocesi di Oria

MemOria Sommario

Memoria Mensile di informazione della Diocesi di Oria - Periodico di informazione Religiosa Direttore editoriale: Vincenzo Pisanello Direttore Responsabile: Franco Dinoi Redazione: Gianni Caliandro Franco Candita Alessandro Mayer Francesco Sternativo Pierdamiano Mazza

VOCE del VESCOVO Figli della resurrezione

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PROSPETTIVE Gioisce la Madre Chiesa La folle passione di Dio per l’uomo

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DIOCESANA

In copertina: Niccolò Ricciolini (1758), Cristo Risorto (olio su tela), Oria, Basilica Cattedrale Progetto grafico impaginazione: Progettipercomunicare

Don Giovanni, fratello e amico Le confraternite sulle orme di Gesù Gli studenti e il “loro” Vescovo

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MEMORIA dalle parrocchie Testimoni con l’agire, con il fare Vent’anni di Passione

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EDIZIONI E COMUNICAZIONE www.progettipercomunicare.it

Stampa: ITALGRAFICA Edizioni Oria (Br)

CULTURALE s.r.l.

Curia Diocesana: Piazza Cattedrale, 9 - 72024 Oria Tel 0831.845093 www.diocesidioria.it e-mail: memoria@diocesidioria.it Registrazione al Tribunale di Brindisi n° 16 del 7.12.2006 facebook.com/memoria.diocesidioria

MemOria

Braccialetti Rossi: anche le perdite sono positive

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PRO-MEMORIA

Agenda pastorale del Vescovo, aprile 2014

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IN... VERSI ... Alfonso Gatto

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VOCE del VESCOVO

Figli della resurrezione

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PROSPETTIVE DI

Lorenzo Elia

Gioisce la Madre Chiesa Il 27 aprile saranno canonizzati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.

Papa che ha indetto e guidato il Concilio Vaticano II, in meno di cinque anni di pontificato, e Giovanni Paolo II, il Papa che ha incarnato la visibilità del papato come via dell’evangelizzazione, per quasi 27 anni di ministero petrino; due papi che hanno parlato, con significatività riconosciuta, anche al di là dei confini della Chiesa cattolica; due papi la cui sofferenza ha raccolto i fedeli in preghiera e in ansia, portandoli come una sola persona al 4

capezzale di un amico o di un padre amatissimo. Due papi intrecciati fra loro fin dal nome, visto che papa Wojtyla ha scelto di chiamarsi Giovanni come papa Roncalli. Due papi santi fin da subito, almeno nella convinzione generale del popolo di Dio, con tentativi diversi di addivenire alla proclamazione della loro santità, in deroga rispetto alle norme generali della Chiesa cattolica: per Giovanni XXIII ci fu chi propose la sua canonizzazione pubblica in occasione della chiusura del Concilio Vaticano II; per Giovanni Paolo II, uno striscione in piazza san Pietro si fece portavoce del sentire comune, riguardo alla sua santità di vita, in occasione delle esequie celebrate l’8 aprile del 2005. Ma la Chiesa li proclama santi in questo 2014, quando è papa un altro uomo dai tratti fortemente evangelici, Il 27 aprile prossimo la Chiesa cattolica si predispone

capace di gesti e scelte “santi”, papa Francesco. Questi

a celebrare con riconoscenza il dono della vita santa

tempi e queste successioni tra i papi, per quanto

di due delle sue guide maggiori, non solo dello scorso

possiamo essere “innamorati” di loro, ci rivelano che

Novecento: papa Giovanni XXIII e papa Giovanni Paolo

l’accusa di papolatria, cioè di “adorazione dei pontefici”,

II. Le proporzioni di questo avvenimento, al solo pensarci,

fatta spesso a noi cattolici, di fatto è priva di fondamento.

tendono a debordare di continuo: Giovanni XXIII, il

Almeno nella sua maggioranza, il popolo dei fedeli li custodisce nella memoria e nella preghiera personale

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PROSPETTIVE DI

come due testimoni credibili dell’amore al Vangelo e alla

a voi, un fratello divenuto padre per volontà di Nostro

Chiesa e ne sente nostalgia, rievocando quei momenti

Signore… Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci

della propria vita personale segnati dalla loro incisiva

bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello

presenza. Quanti di noi, come siamo soliti dire, sono

che ci unisce, lasciar da parte, se c’è, qualche cosa che ci

cresciuti con Giovanni Paolo II, con le diverse stagioni

può tenere un po’ in difficoltà…”. Alcuni termini-chiave:

della sua lunga vita papale? Come non ricordare con

la nullità della persona umana, rispetto alla chiamata

commozione “il discorso della luna” di Giovanni XXIII?

(“sulla tua parola getterò le reti…”); la comune vocazione

Eppure, ora siamo alla scuola di Francesco, ne citiamo le

battesimale, come fondamento del servizio pastorale

parole, ci sorprendiamo per le sue uscite dal protocollo

primaziale; la comunione di vita, generata dall’incontro,

papale o per le sue riforme coraggiose. In fondo, nei

che ha un sapore sacramentale; l’unità del corpo di

papi, cerchiamo quella “parola fatta carne” di cui ci parla

Cristo, come atto di fede che fa da argine alla tentazione

il prologo di Giovanni e che adoriamo pienamente solo

del perfezionismo. Le parole “giovannee” possono

nella persona di Gesù di Nazaret, figlio di Dio, figlio

accompagnare anche la rievocazione del ministero

dell’uomo.

petrino di Giovanni Paolo II e andar bene sulle labbra

Proprio “il discorso della luna”, tenuto da Giovanni XXIII

di papa Francesco. In questa Chiesa misteriosamente

la sera dell’11 ottobre 1962, giorno dell’apertura del

coerente, ma non perfezionisticamente coerente, crede il

Concilio Vaticano II, può darci la cifra della santità dei due

popolo santo di Dio ed acclamando i suoi papi santi esso

papi del 27 aprile e, ancora di più, la cifra della santità dei

intende proclamare la santità della Chiesa intera, unita al

papi: “La mia persona conta niente: è un fratello che parla

Cristo, Sposo e Servo. Nella sua prima enciclica, Giovanni Paolo II così scriveva e così si descriveva: “A Cristo Redentore ho elevato i miei sentimenti e pensieri il 16 ottobre dello scorso anno, allorché, dopo l’elezione canonica, fu a me rivolta la domanda: «Accetti?». Risposi allora: «Obbedendo nella fede a Cristo, mio Signore, confidando nella Madre di Cristo e della Chiesa, nonostante le così grandi difficoltà, io accetto». Quella mia risposta voglio oggi render nota pubblicamente a tutti, senza alcuna eccezione, manifestando così che alla prima e fondamentale verità dell’Incarnazione, già ricordata, è legato il ministero che, con l’accettazione dell’elezione a Vescovo di Roma ed a Successore dell’apostolo Pietro, è divenuto specifico mio dovere nella stessa sua Cattedra” (RH 2). Parole del 1979, che Giovanni Paolo II ha inverato lungo gli anni, fino al riposo dei giusti del 2 aprile 2005. Oggi, come avrebbe detto Giovanni XXIII: “Gioisce la Madre Chiesa”.

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PROSPETTIVE DI

Franco Candita

La folle passione di Dio per l’uomo

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Le tempeste nella vita dell’uomo non sono poche, e le immagini bibliche delineano i tratti della forte tensione che gli s’impongono lungo il percorso degli anni. Pellegrino verso la terra promessa è Abramo (Gn 12,1), fuggiasco è Giona che non ne può della misericordia di Jahwé (4, 2-4), esule è Elia nutrito del pane portato dai corvi (1Re, 17,6), carcerato è il Battista per le mascalzonate di Erode (Lc 3,19). La sorte di questi uomini e di migliaia e migliaia di altri commuove; ma alle donne che seguivano Gesù lungo la via del Calvario commosse e in pianto fu detto perentoriamente «non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli! Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato… Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?» (Lc 23,28ss). È inutile generare e nutrire figli se qualcuno maltratta così gli uomini, come sterpi secchi adatti per il fuoco acceso dalla corruzione, dalla

follia umana. La «passione» che ci vuole per opporsi a questa follia omicida deve rivestire caratteri sovrumani, quasi divini. Tocca vedere un Dio che soffre per capire l’essenza, la tragedia dell’uomo che fa soffrire un altro uomo. Se a queste follie non si contrappone la passione di Dio per l’uomo (percepita benefica da milioni di uomini e donne per la loro vita sulla terra e protesi verso la vita imperitura) tutto è perduto. Le tombe possono contenere ossa e ceneri, non l’identità personale, segnata per sempre dalla indefessa e continuativa relazione di Dio con l’uomo. È vero che “il processo dei processi” che vide imputato Gesù si concluse rapidamente, senza nessuna dilazione né prescrizione come sanno fare i furbi ricchi in tribunale, con la crocifissione. Un processo e due conda nne da due tr ibunali: quello religioso perché, sotto il profilo canonico religioso, «violava il sabato, e chiamava Dio suo Padre facendosi uguale a Dio» (Gv 5,18), e quello politico perché si fece «re dei Giudei» (Gv 18,19). Al Nazareno non mancò il tradimento, figlio della corruzione per 30 denari (oggi avrebbe fruttato almeno 3 milioni di euro, trattandosi del Figlio di Dio)! Questi profili politicoreligiosi mostrano tutta la loro corruttibilità e corruttela a partire da quell’evento; la Pasqua non li ha resi senza efficacia (purtroppo ancora oggi producono tanti guai) ma manifestamente iniqui e tragici perché colpiscono i più piccoli e i più bisognosi. Quando la tomba dell’Unigenito Figlio è scoperchiata e in Lui è insufflata vita nuova, sono resi superflui olii, essenze mummificanti. Di mummificati restano i credenti che rendono insulsa, festaiola, folkloristica la Pasqua. Ma perché la Pasqua per i cristiani deve prosperare solo nel dopo-morte e non aleggiare sui viventi, sugli esuli, sugli affamati, sui carcerati, sui decapitati della speranza? Mi venivano queste domande quando mi si è offerta la lettura di una pagina di E. Bianchi, illuminante e niente

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dignità dell’uomo Gesù, quando il suo abbandono nelle mani del Padre massimizzò l’incarnazione nella storia, non chiese l’intervento di “dodici legioni d’angeli per liberarLo dalla morte”. Il potere degli uomini che si fanno dio si svilì, e il servo di Jahwé, che non aveva altro dio che Dio, vinse morendo. Lo scontro tr a p otere e no n/ potere, tra la casta sacerdotale, politica, intellettuale e il Nazareno, il Rabbi Galileo, il Crocifisso acquistò visibile inconciliabilità, anche nei confronti del populismo che volle libero Barabba. Tutta la vita del figlio di Maria era stata spesa per la causa dell’uomo, perché questi vivesse nel regno di Dio, nella giustizia e nella verità. Questo regno (dopo la Pasqua) segnò la vita dei discepoli che impararono: «chi perderà la propria vita, per causa mia, la troverà» (Mt 16, 25).

affatto disperante, nonostante le tante fitte domande. Ha scritto: «Dalla mia bisaccia oggi estraggo un pensiero per me inquietante, che da sempre accompagna la mia vita di monaco e di cristiano. Perché il cristianesimo è così impossibile da vivere, così inefficace nel plasmare la storia degli uomini? Perché il Regno che Gesù annunciava come imminente non ha portato nessuna novità, se non – come diceva Ireneo di Lione – “l’unica novità che è Gesù Cristo”? Ho sempre vissuto una contraddizione forte nella mia vita interiore: credere in Gesù Cristo come Signore, come colui che salva le nostre vite, colui che amiamo al di sopra di tutti e di tutto, e nello stesso tempo vivere come se queste verità fossero tutte nell’attesa, nella speranza, senza mai poterle vedere attuate nelle nostre vite quotidiane. Perché continuiamo a fare il male che non vorremmo e a non fare il bene che vorremmo, continuiamo a morire nella sofferenza e viviamo amori che ci fanno soffrire? Perché a ogni confessione di fede in te, a ogni lode, a ogni eucaristia, dobbiamo gridare: “Vieni, Signore Gesù!”? In me il “non ancora” pesa, e quando incrocio gli occhi di un morente, quando avvicino il mio volto a quello di un handicappato in carrozzella o di un ragazzo down, fremo, dicendo con tutte le mie viscere: “Perché non vieni subito? Vieni presto, Signore!”». Vieni non per eliminare il venerdì di passione ma almeno per renderlo più sopportabile! Quando l’aggressione degli uomini giunse al top e la violenza dei potenti dileggiò la

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La causa che Gesù ha sposato è che gli uomini «abbiano la vita e l›abbiano in abbondanza» (Gv 10,10), che vivano il comandamento nuovo «come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34) come liberazione, come Pasqua interiorizzata (lotta morale, ascesi) e Pasqua da attualizzare (più simile alla traversata del Mar Rosso, per sfuggire ai carri del faraone); una Pasqua capace, come dice papa Bergoglio, di “far ardere il cuore”, di curare ogni tipo di malattia e di ferita, di ridare un pizzico di felicità. Chi sposa la causa, e si fa discepolo, è esposto ai tribunali di Anna e Caifa, sale sul pretorio di Pilato, è condotto nel palazzo di Erode, è sottoposto a interrogatori, flagellazioni, a indossare la clamide ed essere chiamato pazzo. Il pazzo mondo del diritto romano, ebraico, sacerdotale, il pazzo mondo della cultura degli scribi, del fariseismo, tutti insieme dichiarano pazzo Colui che incarna la Sapienza di Dio. Questa è la santa follia di Dio e di Gesù: amano immensamente l’uomo e contemporaneamente ne smontano le ragioni della follia omicida fondata su un certo diritto, su una certa pseudo religiosità e/o privilegiata esistenza di alcune caste. Pasqua è liberazione, bisogno di una nuova alba, di nuovi orizzonti e patrie, e nessun evento del triduo è eliminabile, scegliendo il lusso di vivere solo della Risurrezione. Chi abbraccia la causa di Cristo, vessillo di diseredati, perseguitati, affamati, assetati, ignudi, forestieri, ammalati, diserta i vessi lli dei produttori di armi, di economie affamatrici, di finanzieri estorsori, di politici mangioni, della casta sacerdotale alla Caifa (ruffiano col potere di Roma). Se stai di qua col popolo reietto non

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stai di là con gli oppressori. Su questo Golgota universale Dio vede “il poter del potere” e ascolta il grido: “Tutto è compiuto” (da Lui, ma quanto resta da parte nostra!). L’agnello rituale è sacrificato nel Tempio, mentre Cristo, agnello irrituale, sostitutivo di ogni sacrificio, viene ucciso sul colle della capitale Gerusalemme. La teologia della Croce è una teologia laica, non sacralizzante; è la teologia del gran progetto del Padre: non abbandonare il mondo a se stesso, mandarvi il suo Figlio perché gli uomini fraternizzino al calore del suo amore. Nel mentre Gesù muore sulla croce, non i sacerdoti ma il centurione esclama parole di fede e di rivelazione: «costui era davvero il Figlio di Dio!» (Mt 27, 54). Il velo del Tempio si squarcia da cima a fondo, perché il Tempio di Dio è il corpo di Gesù, è il corpo di ogni uomo. Là è Dio.

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I preti sanno che i riti del Tempio non sono esaustivi; riconoscono le fughe dei credenti che partono dall’orto degli ulivi e dai piedi della croce e finiscono col rintanarsi nel Cenacolo. Ma poi con Pietro, pentito, bisogna annunciare al popolo le parole di Davide riferite al Cristo: «non abbandonerai l’anima mia negli inferi, né permetterai che il Santo veda la corruzione» (At 2,27.31). Parole che richiamano quelle di Paolo: «Chi semina nella carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna» (Gal 6,8); e quelle di Giovanni «quel che nasce dalla carne è carne, quel che nasce dallo Spirito è Spirito» (Gv 3,6). Da teologo, Giovanni elabora una teologia della passione di Dio per l’uomo dallo sviluppo sconvolgente; questo si legge nei brani più famosi: la samaritana, il cieco nato, la risurrezione di Lazzaro (che «i sommi sacerdoti deliberarono di uccidere, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù» (Gv 13,10).

La Pasqua denuncia i danni procurati “dall’odio religioso”. Pochi ricordano la crociata anticrociate dell’Inchiodato che invocò: «Padre, perdona loro…». La fraternità degli apostoli, ridotta in cocci, poteva essere risanata nel Cenacolo col pane mangiato e col vino bevuto in memoria del Gesù sofferente e offerente. Ma gli apostoli preferirono la simulazione e la fuga. Ebbero in consegna di lavare i piedi gli uni gli altri. Due sacramenti nella stessa sera. «La lavanda è il sacramento per eccellenza che, proprio per ciò che potenzialmente significa, non poteva essere annoverato tra i sacramenti riconosciuti dalla chiesa. Il gesto del giovedì santo, infatti, è “il rito della crisi del rito”, è l’atto rituale che manifesta la subordinazione di ogni rito alla relazione etica. Sovverte l’ordine sacramentale, del quale afferma nel contempo la necessità e l’insufficienza» (F. Nault). Nel 2013 papa Francesco sorprese e scandalizzò più di qualcuno perché lavò i piedi a una ragazza musulmana nell’istituto penale per minori, riconoscendo la situazione religiosa diversa; ci sorprenderà anche quest’anno? Si faranno addobbi per l’altare dell’Eucaristia, forse si esporranno i simboli del pane e del vino, ma mancherà l’ostensione del grembiule e di un catino d’acqua per i piedi. Se viene espunto uno dei due simboli (il Pane-Nutrimento e il Grembiule-Servizio) ci sarà mai un sostegno per gli uomini? La narrativa del pane spezzato a Emmaus prescrive l’essenzialità e descrive la presenza del Risorto nel pellegrinare della Chiesa nei secoli. Prescrive un pane non indurito dall’ indifferenza, né rubato dall’avarizia e dall’avidità, un pane fragrante di fraternità. Come riparare la sacramentalità e la significatività creaturale del pane? Con la condivisione: «Sia frugal del ricco il pasto; / ogni mensa abbia i suoi doni; / e il tesor negato al fasto / di superbe imbandigioni, / scorra amico all’umil tetto, / faccia il desco poveretto / più ridente oggi apparir» (Manzoni, La Resurrezione). Le prime luci dell’alba di Resurrezione brilleranno allorché la Vita dilagherà sulle lande deserte dei cuori lacerati che implorano: “Basta, Signore! Non Ti chiediamo di spalancare le tombe, ma che ce ne siano sempre meno. Chiediamo soprattutto che ci siano mani sollecite, fraternità indefesse, consolazioni durature sotto un cielo stellato, meno buio”. Ci crediamo e speriamo: Cristo resurrexit!

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DIOCESANA Gianni Caliandro*

Don Giovanni, fratello e amico

Il 2 aprile di quest’anno è scomparso don Giovanni Zanzarelli. In questi giorni immediatamente successivi le espressioni che sono sulla bocca di tutti, dei preti come dei laici, dei parrocchiani di san Francesco di Paola in Oria – ultima comunità da lui guidata come parroco – come di tutti coloro che lo hanno conosciuto nei diversi servizi lungo tutto l’arco della sua lunga esistenza, sono molto simili, e tutte dello stesso tenore: “era amico di tutti!”, “aveva lo spirito del curato d’Ars”, “era un sacerdote

semplice e generoso”. Esse sono un’attestazione sincera e calorosa dell’affetto e della stima che don Giovanni si è sempre guadagnato con il suo carattere affabile ed umile, e con una disponibilità sempre offerta con il sorriso sulle labbra ed una carità che sgorgava dal suo cuore sincero. Egli era nato a Taranto il 24 giugno 1927, ed era arrivato qui ad Oria seguendo l’amicizia e la premura di Mons. Alberico Semeraro, che lo aveva ordinato presbitero il 16 luglio 1954. Tra i tanti luoghi e servizi da lui offerti alla nostra chiesa diocesana, ricordiamo almeno Latiano, dove è stato parroco al Sacro Cuore, Erchie, la cui Chiesa madre è stata da lui guidata tra uno straordinario affetto da parte della gente (che visse il trasferimento di don Giovanni al termine del suo mandato con grande disagio), ed infine Oria, sia a San Francesco di Paola che nei lunghissimi anni in cui ha svolto la mansione di notaio della Curia per le pratiche matrimoniali, quasi fino all’ultimo giorno della sua vita terrena. A Dio offriamo la nostra lode per averlo avuto come fratello e amico. A Dio chiediamo per don Giovanni la gioia senza fine che solo dalla sua misericordia può sorgere. *Vicario Generale

Nella foto accanto compaiono i recipienti che contengono l’olio extravergine di oliva offerto allaa comunità diocesana dai Ministri

straordinari nari n aarrri i . dell’Eucarestia della Diocesi di Oria Questo olio sarà benedetto durante la Messa crismale dal vescovo Vincenzo e inviato a MemOria

tutte le comunità parrocchiali della diocesi per l’uso sacramentale.

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DIOCESANA Massimo Carone*

Le confraternite sulle orme di Gesù Si è tenuta quest’anno a Manduria la Via Crucis diocesana

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Lo scorso 30 marzo IV domenica di Quaresima, le confraternite della Diocesi di Oria hanno vissuto un momento comunitario di fede, ripercorrendo la via dolorosa di Gesù. Il tradizionale appuntamento si è tenuto quest’anno nella città di Manduria. Le confraternite cittadine, guidate da mons. Franco Dinoi (parroco della Collegiata della Trinità), hanno accolto il Vescovo di Oria mons. Vincenzo Pisanello e i sodalizi diocesani convenuti presso la chiesa dell’Immacolata sede, dell’omonima confraternita. Da qui è partita la processione presieduta dal vescovo Pisanello, cui hanno preso parte don Daniele Conte (direttore dell’Ufficio diocesano per le Confraternite) e i parroci di Manduria, durante la quale i sodalizi hanno meditato le stazioni della Via Crucis.

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Il rito ha suscitato l’interesse dei fedeli che, in devoto raccoglimento, hanno assisto al passaggio del corteo processionale spesso accodandosi ad esso, mostrando così una calorosa vicinanza alle confraternite convenute dai vari comuni della diocesi oritana. Una testimonianza della fede è tangibile nelle storiche chiese incastonate nel centro di Manduria, splendidi scrigni di arte e cultura, alcune gelosamente custodite proprio dalle confraternite. La solenne processione è terminata nella Collegiata, dove è stata celebrata la santa Messa presieduta dal Vescovo e concelebrata dagli altri parroci, vedendo inoltre i confratelli impegnati nel servizio liturgico. Interpretando certamente i sentimenti di tutti i partecipanti, sento il dovere di dover esprimere un

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Foto a cura di: Professional Video di Bruno Moscogiuri.

dovuto ringraziamento alla comunità manduriana e alle autorità, sia per la testimonianza di fede dimostrata con la loro presenza sia per l’attenzione data; ne è un esempio l’accoglienza e l’ospitalità riservata alle confraternite giunte da tutta la diocesi. Un plauso particolare va a don Franco Dinoi, alle confraternite di Manduria e a tutti quanti hanno collaborato affinché potesse essere ben realizzato questo importante appuntamento di vita diocesana che – vissuto nel cuore della Quaresima – ci proietta verso la gioia della Pasqua. *Priore della Confraternita del Rosario di Oria membro della Consulta diocesana per le Confraternite

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DIOCESANA A cura dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali e la Cultura

Gli studenti e il “loro” Vescovo

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Sebbene il calendario avesse segnato l’inizio della primavera già da un paio di settimane, la mattina di venerdì 4 aprile lasciava cadere gli ultimi sprazzi invernali; questo non ha scoraggiato gli oltre 40 studenti dell’Istituto tecnico per il Turismo “Calò” di Oria che da giorni attendevano e preparavano il loro incontro con il vescovo Vincenzo Pisanello. In anticipo sull’appuntamento fissato, la delegazione studentesca con la loro preside e alcune docenti erano già davanti al monumentale ingresso del Palazzo Vescovile, in attesa che l’orologio segnasse le ore 10 e potessero essere ricevuti dal “loro” Vescovo. L’austerità delle sale della Curia diocesana è stata sciolta poco dopo quando il vescovo Vincenzo ha raggiunto i giovanissimi studenti accompagnati dalla preside prof. ssa Maria Antonietta Todisco, dalla vicepreside prof.ssa Maria Rosaria Miglietta e dalla prof.ssa Gigliola Palazzo, curatrice di diverse attività all’interno dell’istituto scolastico: un applauso e un’informale presentazione di ciascuno dei presenti ha reso immediatamente caloroso l’incontro.

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I rappresentanti degli studenti hanno illustrato al Vescovo il percorso scolastico seguito e soprattutto le svariate iniziative formative che da anni ormai vedono coinvolta la scuola, che accoglie ragazzi da diversi centri della provincia di Brindisi e quindi della Diocesi di Oria. Fra tutte, gli studenti hanno posto l’accento sul servizio di accoglienza prestato egregiamente nella scorsa stagione estiva presso il Castello di Oria e sull’apprezzabile attività svolta nel progetto “Osservatorio sui beni artistici, culturali e ambientali della città di Oria” attivato presso l’istituto scolastico oritano che ha aderito al concorso “Sulle vie della parità”; riguardo quest’ultima attività i ragazzi hanno informato il vescovo Pisanello che hanno proposto l’intitolazione di uno spazio urbano individuato all’interno del centro storico a madre Maria Nazarena Majone, religiosa delle Figlie del Divino Zelo, protagonista con Sant’Annibale Maria di Francia di tante opere di carità e pedagogiche in Oria. L’incontro ha entusiasmato sia gli studenti che il Vescovo tanto da prorogare il tempo previsto per l’appuntamento, la cui durata si è prolungata per oltre un’ora. Il vescovo Pisanello ha poi aperto agli studenti e alle docenti le porte dell’Episcopio, facendo personalmente da guida alle celebri “stanze del Vescovo” che custodiscono famosi affreschi di notevole pregio. Non la solita udienza di rito bensì un incontro dai tratti familiari che ha dato soddisfazione alla preside Todisco e soprattutto ai giovanissimi studenti dell’Istituto tecnico per il Turismo “Calò” di Oria, i quali hanno ottenuto dal Vescovo la promessa di ricambiare appena possibile la visita e di fare un salto nella loro scuola.

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dalle parrocchie Corradino De Pascalis

Testimoni con l’agire, con il fare Il Consiglio parrocchiale di Azione Cattolica della parrocchia “Maria Immacolata” in Ceglie Messapica, eletto per il quadriennio 2014/17, ha inteso avviare un percorso di sensibilizzazione e formazione umana e sociale, indirizzato non solo ai propri soci e all’intera comunità parrocchiale ma anche alla società civile cittadina, sviluppando confronti tematici con cadenza mensile sulle principali emergenze sociali ed economiche che, in questi periodi complessi, stanno coinvolgendo la collettività. Questo percorso risponde appieno all’esigenza di uscire dai ristretti ambiti associativi e allargare gli orizzonti, riscoprendo l’autentica vocazione di Azione Cattolica, così come più volte richiamato da papa Francesco e dal nostro vescovo Vincenzo: fare di Azione Cattolica un movimento che testimoni con l’agire, con il fare, il Vangelo e il suo messaggio di speranza. In quest’ottica abbiamo avviato confronti pubblici, ai quali abbiamo invitato importanti esperti dei rispettivi settori, su queste tematiche: Ambiente-salute-territorio: “Il caso Ceglie Messapica”, tenutosi il 31 gennaio 2014, con la partecipazione della dott.ssa Anna Maria D’Agnano direttore ARPA Brindisi, dell’oncologo dott. Domenico Galetta e di don Giacomo Lombardi, direttore dell’Ufficio catechistico della Diocesi di Oria. Le ali della giustizia: legalità e solidarietà, interrogano la società

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civile. Il 28 febbraio 2014, con la partecipazione del dott. Francesco Angiuli (dirigente del Commissariato della Polizia di Ostuni), del capitano Diego Ruocco (comandante la Compagnia dell’Arma dei Carabinieri di San Vito dei Normanni) e di don Raffaele Bruno (presidente dell’associazione “il Bruco”). Il lavoro come valore sociale: quali criticità e quali prospettive?, incontro che ha visto la presenza di Alessandra Pannaria (dirigente servizio Mercato del Lavoro della Provincia di Brindisi), Michela Almiento (segretario generale CGIL Brindisi), Emanuele Sternativo (presidente CNA Brindisi) e don Francesco Sternativo (assistente diocesano AC adulti). La scuola e la famiglia: quali strategie per creare cittadini e cristiani responsabili?, appuntamento in programma per il 16 maggio 2014 che prevede la presenza di esperti del settore dell’istruzione e della pastorale della famiglia.

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dalle parrocchie

Con stupore ma anche con gioia abbiamo registrato uno straordinario interesse da parte di tutta la Città; infatti, le presenze sono state costantemente significative, gremendo in ogni spazio il salone parrocchiale e soprattutto alimentando un dibattito importante sia nella comunità parrocchiale sia sui social network locali e provinciali, generando anche un effetto positivo di emulazione, insomma gettando

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un seme di “azione” che, siamo convinti, darà frutti buoni e importanti. Ovviamente consideriamo questa esperienza solo un momento di avvio di un impegno che deve essere costante e continuo, affinché quei valori espressi nella Dottrina sociale della Chiesa, possano essere divulgati tra tutte le persone di buona volontà, soprattutto tra i giovani, riavvicinando i tanti che sono sconfortati, disillusi, dubbiosi, alla Fede e alla bellezza di essere comunità. Accogliere a braccia aperte, ascoltare i bisogni, agire di conseguenza, questo è il percorso che come soci di AC abbiamo immaginato e vogliamo mettere in campo, partendo appunto dai più giovani, con la consapevolezza delle difficoltà ma con la gioia di chi vuole mettersi in gioco e, per alcuni, rimettersi in gioco. Vogliamo così rispondere, con tutte le nostre forze, alla paterna sollecitazione del nostro vescovo Vincenzo all’Assemblea diocesana dello scorso 23 febbraio e quindi di “alzarci e camminare”, con l’intima convinzione che il mondo si cambia, partendo da noi stessi e contribuendo granello dopo granello, pietra su pietra, a creare una coscienza sociale e cristiana, in grado di cogliere i nuovi bisogni sociali e a essi dare le risposte adeguate.

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dalle parrocchie a cura della Redazione

Vent’anni di Passione Una storia nata in parrocchia e rimasta al servizio della comunità.

Trent’anni di attività, venti dei quali dedicati a divulgare un pezzo di somma importanza della vita di Gesù: la sua Passione, morte e resurrezione. Un forte impegno è quello che profonde il Gruppo di Promozione Umana, che è nato e tuttora è attivo nella comunità parrocchiale di San Francesco d’Assisi in Oria. Il gruppo, poi costituitosi in associazione, infatti quest’anno celebra la XX edizione della sacra rappresentazione della Passione, realizzata ogni anno la sera della Domenica delle Palme, prima nel centro storico di Oria e ora nel complesso dei Padri Rogazionisti. L’iniziativa oritana è affiliata alla prestigiosa organizzazione europea “Europassion”, dedita alla tutela di rappresentazioni riguardanti appunto la Passione di Gesù. Il ventennale della sacra rappresentazione ha visto il Gruppo di Promozione Umana – presieduto da Emilio Pinto – mettere in atto una serie di appuntamenti in collaborazione con la parrocchia di San Francesco d’Assisi in Oria, il primo dei quali si è tenuto nello scorso mese di dicembre con la

Foto a cura di: Claudio Matarrelli MemOria

presentazione del Calendario 2014 della Passione, seguito nel mese di gennaio dalla presentazione del dipinto su tela raffigurante la venuta in Oria di San Francesco d’Assisi, realizzato da Romina De Virgilis e donato alla comunità parrocchiale nella persona del parroco don Domenico Spina. Il mese di marzo ha visto nella stessa chiesa parrocchiale la realizzazione di una mostra fotografica sulla storia della Passione in Oria. Evento culminante – prima della rappresentazione della Passione nella Domenica delle Palme – è stata la conferenza tenutasi lo scorso 29 marzo, sempre nella chiesa di San Francesco d’Assisi, sul tema “I Misteri della Passione tra fede e devozione popolare”, che ha visto quali relatori don Gianni Caliandro (Vicario generale della Diocesi di Oria) e il prof. Luigi Neglia (Società di Storia Patria per la Puglia); contestualmente è stata presentata la mostra “Il Mistero della Passione in cartapesta” curata dal maestro cartapestaio Piero Balsamo. Un traguardo, quello raggiunto quest’anno dal Gruppo di Promozione Umana, che è chiara dimostrazione di come l’attività parrocchiale in vari settori – come quello culturale – porti frutti anche a lunga distanza.

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CULTURALE Antonio Dell’Aquila e Marco Stasi

Braccialetti Rossi: anche le perdite sono positive

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Malattia e sofferenza possono diventare l’occasione per prendere il volo, per scoprire qualcosa che magari a pancia piena faresti difficoltà a vedere; questa è la storia dei braccialetti rossi, fiction mandata in onda dalla Rai in 6 puntate dal 26 Gennaio al 2 Marzo scorso. La fiction italiana è un remake della serie spagnola Polseres vermelles, ispirata alla storia vera di uno scrittore spagnolo, Albert Espinosa, che malato di cancro per dieci anni è riuscito a guarire, raccontando poi la sua esperienza in un libro. Protagonisti non sono i soliti volti noti, ma 6 ragazzi adolescenti, Leo, Vale, Cris, Davide, Toni e Rocco che si ritrovano a vivere insieme non per strada o in una gita ma in ospedale, dove ognuno di loro arriva per affrontare il proprio dramma. Lo sfondo delle scene è drammatico, ci sono ragazzi che lottano contro la malattia, contro la morte e questa lotta in comune intreccia le loro storie di vita e fa nascere una bella amicizia molto particolare e diversa dalle altre. Amicizia diversa, perché essere amico è anche accompagnare l’altro nella sua croce, viverla con lui e

MemOria

soprattutto condividere insieme questo peso. Il nome braccialetti rossi nasce dal colore del braccialetto che viene posto sul braccio dopo un intervento chirurgico e vengono donati a tutti da Leo, il leader del gruppo. Il narratore è Rocco, l’imprescindibile, ragazzino di 11 anni in coma da 8 mesi dopo essersi tuffato dal trampolino più alto di una piscina; la fiction è guidata dai suoi pensieri, dalle sue parole e dalla sua dolcezza; i ragazzi gli parlano come se lui fosse cosciente e il suo sonno apparente non lo estranea dall’evolversi delle situazioni; alla fine della sesta puntata non senza colpi di scena si risveglierà. Come dire, dentro una persona che sembra che abbia gettato la spugna, c’è sempre un cuore che batte, che prova emozioni, che spera di continuare a lottare. In Rocco c’è sempre quel desiderio di sentirsi parte della vita nonostante il suo sonno apparente, si sente legato alla vita e lotta per tornarci. ”Solo chi ha provato cos’ è la paura riesce a trovare il coraggio, la regola è aspettare, bisogna solo aspettare.” Sono queste le parole che Nicola, uno degli anziani ricoverati, rivolge al piccolo Rocco che da li prende il volo e ritorna in vita. Che la vita fosse preziosa, si capisce anche nella IV puntata con la morte di Davide,uno del gruppo, quindicenne ricoverato per problemi di cuore e appassionato come tutti i ragazzini di calcio ma non riesce a superare l’intervento e questo provoca il dolore dei suoi amici. Questa morte fa nascere un forte desiderio di vita dentro i suoi amici, che da allora stringono un patto: vivere anche per lui,dividersi e prendersi la vita di Davide nella loro vita, portare a compimento i suoi sogni, fare continuare a vivere Davide nella loro vita.

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CULTURALE

Così chi non c’è più continua a vivere nella vita degli altri. E Davide dopo la sua morte si dissolve in una luce forte dove lo aspetta l’abbraccio della madre che aveva perso quando lui era ancora piccolino: “ spesso è così: le persone che amiamo e non ci sono più ci attendono per accompagnarci attraverso il muro d’ombra verso la luce!” Qui la morte non è vista come la fine, ma come un confine da superare per andare incontro all’amore

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della madre! La malattia porta questi ragazzi a rinunciare, a perdere qualcosa e qualcuno, ma proprio come ci dicono loro, anche le perdite possono diventare delle conquiste, anche le perdite sono positive; ogni perdita piccola o grande ti apre gli occhi se tu gli riesci a dare un nome e se tu la accetti. Quello che ci dicono questi ragazzi è l’importanza del gruppo, di stare e anche soffrire insieme, di guardarsi negli occhi e non attraverso il display di un cellulare; nel momento della necessità avrai bisogno di volti e sguardi che incrocino il tuo e già questo ti farà stare meglio. Questa non sembra essere una fiction strappalacrime, avvolte irreale ma resta una fiction che racconta storie di tutti i giorni, sofferenze di tutti i giorni, che possono diventare un opportunità per aprire gli occhi, apprezzare la preziosità e l’unicità della vita e anche il valore provvidenziale della malattia, della sofferenza, che possono diventare una via per arrivare verso la Luce che ti illumina nel tuo buio. Così sia detto, così sia fatto, così sia scritto: Watanka!

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Diocesi di Oria

Ufficio diocesano per la Pastorale della Famiglia

FESTA DIOCESANA DELLA FAMIGLIA venerdì 25 aprile 2014 - Latiano Piazza C. Rubino (giardini pubblici) ore 10:30 Ritrovo con le famiglie e i bambini per una mattinata di festa, animata dall’associazione “I soliti ignoti”. ore 13:00 Pranzo a sacco. Ospitalità presso la palestra della scuola primaria “F. Errico”.

Santuario della Madonna di Cotrino ore 16:00 Conferenza sul tema “La teologia del corpo in Giovanni Paolo II” tenuta dal prof. Yves Semen (fondatore dell’Institut de Théologie du Corps di Parigi). ore 18:30 Santa Messa presieduta da mons. Vincenzo Pisanello, vescovo di Oria.della scuola primaria “F. Errico”.

Il vescovo Vincenzo e la redazione di MemOria augurano una buona e serena Pasqua.


PRO

Agenda pastorale del Vescovo, aprile 2014 giovedì 3 aprile 2014

venerdì 11 aprile 2014

Basilica Cattedrale, Oria

Ritiro del Clero

“Scenni Crištu” celebrazione dell’antico rito e della santa Messa con catechesi del Vescovo

ore 9:00

ore 15:45

santa Messa con il “canto delle Piaghe” e catechesi del Vescovo

San Pietro in Bevagna

celebrazione della Perdonanze ore 18:00

Basilica Cattedrale, Oria

ore 18:30

sabato 12 aprile 2014 Avetrana

venerdì 4 aprile 2014

GMG diocesana ore 16:00

Basilica Cattedrale, Oria

santa Messa con il “canto delle Piaghe” e catechesi del Vescovo ore 18:30

sabato 5 aprile 2014 Collegiata “Maria Assunta in Cielo”, Ceglie Messapica

Cresime ore 18:00

domenica 6 marzo 2014

13 aprile 2014 DOMENICA DELLE PALME Piazza Manfredi, Oria

benedizione cittadina dei rami d’ulivo e santa Messa nella Basilica Cattedrale ore 9:30

16 aprile 2014 MERCOLEDÌ SANTO Basilica Cattedrale, Oria

“Discesa dei Misteri”, celebrazione dell’antico rito e della santa Messa ore 16:00

parrocchia “San Francesco di Paola”, Oria

Cresime ore 10:30 parrocchia Cristo Re, Torre Santa Susanna

Cresime ore 18:00

17 aprile 2014 GIOVEDÌ SANTO Basilica Cattedrale, Oria

Messa crismale ore 10:00 Basilica Cattedrale, Oria

Messa “in Coena Domini”

giovedì 10 aprile 2014

ore 18:30

Basilica Cattedrale, Oria

18 aprile 2014 VENERDÌ SANTO

“Scenni Crištu” celebrazione dell’antico rito e della santa Messa con catechesi del Vescovo ore 15.45 chiesa Santa Chiara, Francavilla Fontana

Basilica Cattedrale, Oria

celebrazione della Passione del Signore ore 17:00

Sannta Messa con la benedizione dei confratelli

Oria

ore 18:30

ore 20:00

processione dei Misteri


PRO

19 aprile 2014 SABATO SANTO

COMPLEANNI

parrocchia “San Michele Arcangelo”, Manduria

2 aprile

celebrazione “l’Ora della Madre”

Sac. Antonio Andriulo

ore 8:30

8 aprile

Basilica Cattedrale, Oria

Mons. Barsanofio Vecchio

Veglia pasquale

17 aprile

ore 22:00

Sac. Giuseppe Summa 18 aprile

20 aprile 2014 DOMENICA di PASQUA

Sac. Vitantonio Cavallo

Basilica Cattedrale, Oria

20 aprile

Pontificale

Mons. Gianfranco Gallone

ore 11:00

29 aprile

Mons. Angelo Altavilla

giovedì 24 aprile 2014 parrocchia “Maria Santissima del Carmine”, Francavilla Fontana

ANNIVERSARI di ORDINAZIONE 5 aprile

Cresime

Sac. Salvatore Casella XVII

ore 18:00

7 aprile

venerdì 25 aprile 2014

Sac. Tommaso Prisciano XXXVII Sac. Teodoro Tripaldi XXXVII

parrocchia Santi Medici, Sava (presso il Convento)

Cresime ore 10:30 santuario della Madonna di Cotrino, Latiano

Festa diocesana della Famiglia ore 16:00

8 aprile

Vincenzo Pisanello IV (Ordinazione episcopale) 9 aprile

Sac. Gianfranco Aquino XX 11 aprile

Mons. Angelo Altavilla XXVII

lunedì 28 aprile 2014 Chiesa Madre, Avetrana

santa Messa nella festa Patronale di San Biagio ore 19:30

18 aprile

Sac. Francesco Nigro XVI 22 aprile

Sac. Patrizio Missere XIX 24 aprile

Sac. Giacomo Lombardi XVI

mercoledì 30 aprile 2014 parrocchia “Maria Santissima del Carmine, Francavilla Fontana

Cresime ore 18:00

25 aprile

Sac. Gianni Caliandro XXII Sac. Lorenzo Elia XXII Sac. Michele Elia XX Sac. Antonello Prisciano VIII


IN...VERSI

a cura di Francesco Sternativo

... Alfonso Gatto

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Domenica al crepuscolo In fondo al pozzo delle case sola la voce di un bambino che pedala nel suo grigio universo sotto l’ala del mantello che vola. E’ musica di stanza tra le vuote specchiere delle porte la partita che s’ascolta alla radio, è già finita. Restano voci immote.

Tutta dolcezza e pianto vorresti le parole che chiudono da sole la verità del canto. Parole in cui la sera si spenga a poco a poco sola in quel fiume fioco di cielo a primavera.

Mottetto della sera d’aprile Come la pioggia il cuore scende in sé solo eterno come in un lungo inverno la neve dell’amore.

In questa calda serra un palpito che sveli le cose è già parola Cade la pioggia, sola. Sei come i grandi cieli che fuggono la terra.


IN...VERSI

Notte Basta in cielo una stella a fare la sera più bella. Notte sull’aia il cane abbaia la luna è sola.

Poesia d’amore Le grandi notti d’ estate che nulla muove oltre il chiaro filtro dei baci, il tuo volto un sogno nelle mie mani. Lontana come i tuoi occhi tu sei venuta dal mare dal vento che pare l’ anima. E baci perdutamente sino a che l’ arida bocca come la notte è dischiusa portata via dal suo soffio.

di memorie in sordina, sottovoce di me, di te, poveramente assortiti. Si resta a volte soli nella veglia di un racconto sospeso, allora soli, ignoti l’uno all’altro, ed ora uniti dal ricordo che un nulla ci divise. Il rammarico punge, se mi dici: “bastava che quel giorno...” ti sorrido con la mesta sfiducia di sapere che mai giunsi per tempo, che geloso di te, del tuo passato, almeno vedo il tuo sguardo d’amore al primo incontro. Ma forse è giusto credere che allora tu m’avresti perduto: come un ragazzo che si lascia indietro nella paura d’esser felice.

E il bacio che cerco è l’ anima.

Sottovoce Una sera di nuvole, di freddo e di luce che spiega ad altro il senso della mia vita, questo vago accordo

Amore della vita Io vedo i grandi alberi della sera che innalzano i cieli dei boulevards, le carrozze di Roma che alle tombe dell’ Appia antica portano la luna. Tutto di noi gran tempo ebbe la morte. Pure, lunga la via fu alla sera di sguardi ad ogni casa, e oltre il cielo alle luci sorgenti ai campanili ai nomi azzurri delle insegne, il cuore mai più risponderà? 23

Poesia Via Appia Tu vivi allora, tu vivi il sogno ch’esisti è vero. Da quanto t’ ho cercata. Ti stringo per dirti che i sogni son belli come il tuo volto, lontani come i tuoi occhi.

Nella memoria li depone il bianco vento del mare: ad alba solitaria passano in sogno a non toccarsi: banco del mattino la ghiaia fredda d’ aria.

Eterna sera agli alberi fuggiti nel silenzio: la strada fredda accora i morti in terra verde: di svaniti suoni nell’ aria armoniosa odora vento dorato il mare dei cipressi. Calma specchiata di monti la sera immagina giardini nei recessi tristi dell’acqua: erbosa primavera stringe la terra in uno scoglio vivo. Cade nel sonno docile la pena dei monti addormentati sulla riva: sopra la pace luminosa arena.

Oh, tra i rami grondanti di case e cielo il cielo dei boulevards cielo chiaro di rondini! O sera umana di noi raccolti uomini stanchi uomini buoni, il nostro dolce parlare nel mondo senza paura. Tornerà tornerà, d’ un balzo il cuore desto avrà parole? Chiamerà le cose, le luci, i vivi? I morti, i vinti, chi li desterà?

Il poeta e scrittore Alfonso Gatto nacque a Salerno il 17 luglio 1909. Dopo la maturità classica si iscrisse all’Università di Napoli, non riuscendo però a terminare gli studi per difficoltà economiche. Sposò Jole, con la quale all’età di soli 21 anni fuggì a Milano e da cui nasceranno le sue due figlie, Marina e Paola. Frequentatore dei più vivaci caffè milanesi e collaboratore delle più innovatrici riviste di cultura letteraria, fu commesso di libreria, istitutore di collegio, correttore di bozze, giornalista e infine insegnante. Il suo dichiarato antifascismo gli costò nel 1936 l’arresto e la detenzione. Fu nominato ordinario di Letteratura italiana per “chiara fama” presso il Liceo Artistico di Bologna e collaborò fattivamente con “L’Unità”. L’8 marzo 1976, nei pressi di Grosseto, morì a causa di un incidente stradale. L’epitaffio inciso sulla tomba ebbe per autore Eugenio MemOria anno IX n. 4 Aprile 2014 Montale, il quale scrisse: “Ad Alfonso Gatto, per cui vita e poesie furono un’unica testimonianza d’amore”.


MERCOLEDÌ 23 APRILE

Il corpo di Santa Lucia sarà traslato da

VENEZIA a ERCHIE

i fedeli potranno rendere omaggio alla Santa tutti i giorni fino alla Perdonanza del II giovedì dopo Pasqua,

1 maggio 2014

MemOria - Aprile 2014  

Mensile di informazione della Diocesi di Oria - Aprile 2014

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