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Vincenzo Pisanello Vescovo di Oria

Convocati alla

Tua presenza

Linee Pastorali per la Diocesi di Oria 2012-2013


In copertIna: Alcuni momenti della Veglia di Pentecoste 2012. Santuario di S. Cosimo alla Macchia. ImmagInI allÕ Interno: Vita et miracula Christi ex novo testamento, G. IOLLAIN, sec. XVII, coll. privata.


INTRODUZIONE “La «porta della fede» (cfr At 14,27) che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi. E’ possibile oltrepassare quella soglia quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma. Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita”.1 Brevi parole, ma straordinariamente dense di significato ed efficaci, capaci di dire in maniera semplice e sintetica tutto il mistero dell’inizio della vita cristiana. Sono le parole con cui il nostro Papa Benedetto apre il motu proprio “Porta Fidei”, e che al documento pontificio danno il nome. Quando nello scorso autunno il Santo Padre ha comunicato a tutte le Chiese del mondo la

Il cammino di tutta la vita

________ Benedetto XVI, Lettera Apostolica in forma di motu proprio Porta Fidei, con la quale si indice l’anno della fede, 11 ottobre 2011, in AAS 11 (2011) 723-734.

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Un cammino insieme

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sua volontà di indire un anno della fede, in occasione del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, egli ci ha indirizzato un deciso ed impegnativo invito a ritrovare tutti insieme l’entusiasmo e il coraggio della nostra fede in Gesù Cristo. Un tale invito non solo ci conferma e ci incoraggia nella nostra scelta di lavorare attorno ad un nuovo progetto per l’iniziazione cristiana nella nostra Chiesa diocesana, ma le dona un significativo stimolo, poiché ci ricorda come il dono iniziale che Dio fa ad ognuno, il dono della fede appunto, faccia iniziare poi un cammino nel quale tutti abbiamo il compito di sostenerci e di nutrirci a vicenda. Attraversata la porta della fede, per continuare ad usare l’immagine suggestiva del Santo Padre, ognuno deve poter trovare una comunità che sappia accoglierlo ed accompagnarlo, sia capace di allestire attorno a lui e con lui spazi di fraternità, occasioni di riflessione e di dialogo, di conoscenza sempre più approfondita ed articolata del mysterium fidei, soprattutto sappia aiutarlo a far diventare quella fiducia in Dio che è apparsa nel suo cuore un dialogo con Lui nella preghiera, comunitaria e personale. Insomma, proprio la centralità della fede


nella vita cristiana che il Papa richiama a tutti noi, ci chiede di saper trasformare il volto della nostra Chiesa perché diventi sempre più eloquente di questa fede, e sappia così essere segno per tutti: per chi ha da poco ricevuto il dono divino, e sta cercando fratelli e sorelle adulti nella fede che sapientemente lo introducano alla vita cristiana che scaturisce da quell’inizio santo; ma anche per chi ha ricevuto quel dono da tempo, ma non ha saputo prendersene cura e ne sta intravedendo di nuovo la bellezza, ma ha bisogno di essere incoraggiato in questa nuova aurora di fede e di speranza, perché il germoglio che finalmente sta riapparendo non perda ancora una volta la sua vitalità; ed infine anche per coloro che ancora non riescono ad attraversare quella soglia, e stanno cercando nel loro cuore la verità e la luce di Dio. Anche a costoro, a noi fratelli nella comune umanità se non nella fede condivisa, possiamo e dobbiamo accostarci, in un clima di amicizia, di dialogo, di confronto sereno e fiducioso, perché la loro ricerca si nutra della nostra testimonianza, e possa proseguire ulteriormente verso un orizzonte sempre più alto. Sapremo rispondere a questo appello del Papa? Come ci siamo detti anche all’interno del nostro ultimo Convegno Diocesano, cele5


brato nello scorso mese di giugno, sollecitati dalle riflessioni di fratel Enzo Biemmi, sapremo mantenere viva la coscienza che sarà impossibile metter mano ad una progettualità pastorale senza mettere in gioco noi stessi, e la qualità della nostra vita cristiana? Gli adulti a cui dobbiamo pensare, ci è stato detto in quell’occasione, siamo soprattutto noi, noi sacerdoti, noi catechisti, noi operatori pastorali. È la nostra fede che dobbiamo nutrire, perché a partire da essa riusciremo ad accompagnare nella sua crescita anche la fede dei fratelli e delle sorelle. Sì, l’iniziazione cristiana è soprattutto questione di fede, come diceva Sant’Ambrogio, che invitava a “essere iniziati alla fede in Dio” 2. Il dono di Dio, il suo amore per noi, è più importante del nostro impegno personale, è la condizione che sostiene anche la nostra volontà e la nostra scelta.

________ Ambrogio di Milano, Abramo II, 5,22, in Opera omnia di Sant’Ambrogio 2/II. Abramo, a cura di F. Gori, Biblioteca Ambrosiana-Città Nuova, Milano-Roma, 1984, p. 157.

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L’EUCARESTIA, SACRAMENTO DELLA FEDELTÀ Quando comunemente parliamo di iniziazione cristiana, tutti pensiamo subito ai tre sacramenti in cui essa consiste, poiché in senso stretto sono il Battesimo, la Confermazione e l’Eucarestia ad iniziare una persona, rendendola cristiana ed inserendola nel Corpo ecclesiale3. Sono questi segni sacramentali ad iniziarci alla fede e alla vita cristiana, e ciò nel senso che è Dio, con la sua grazia, a farci questo dono. Diventare cristiani è frutto dell’amore e della grazia di Dio! Facendo riferimento al testo conciliare Ad Gentes 144 , il RICA (Rito

________ A questo proposito l’introduzione del RICA, al n. 8, dice: “l’iniziazione cristiana non è altro che la prima partecipazione sacramentale alla morte e resurrezione di Cristo” (CEI, “Introduzione Generale” 8, in Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti, LEV, Città del Vaticano, 1978, p. 29). 4 “I catecumeni siano convenientemente iniziati al mistero della salvezza ed alla pratica della morale evangelica, e mediante dei riti sacri, da celebrare successivamente, siano introdotti nella vita religiosa, liturgica e caritativa del popolo di Dio. In seguito, liberati grazie ai sacramenti dell’iniziazione cristiana dal potere del 3

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dell’Iniziazione Cristiana degli Adulti) nella sua Introduzione Generale ci ricorda: “Per mezzo dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, gli uomini, uniti a Cristo nella sua morte, nella sua sepoltura e resurrezione, vengono liberati dal potere delle tenebre, ricevono lo Spirito di adozione a figli e celebrano, con tutto il popolo di Do, il memoriale della morte e resurrezione del Signore” 5. Iniziati alla fede dai Sacramenti nella loro unità

Noi siamo iniziati, dunque, dai sacramenti. E i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana costituiscono una unità organica, ognuno di essi è costituto in intima connessione con gli altri due, tanto che si comprende nella sua realtà solo se messo in relazione con gli al-

________ le tenebre, morti e sepolti e risorti insieme con il Cristo, ricevono lo Spirito di adozione a figli e celebrano il memoriale della morte e della resurrezione del Signore con tutto il popolo di Dio.” (Ad Gentes 14). 5 CEI,”Introduzione generale”..., p. 17.

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tri, verso i quali esso tende o da cui proviene come sviluppo e fioritura. Unico è l‘orizzonte nel quale dobbiamo pensare l’iniziazione, anche se la nostra prassi sacramentale tradizionale occidentale, ormai molto lunga, non ci aiuta a mantenere il pensiero di questa unità fondamentale. Se continuiamo a dire, e a pensare, che si diventa cristiani con il Battesimo, qual è dunque lo scopo della Confermazione e dell’Eucarestia? Se, come ci ha ricordato il passo citato dell’introduzione al RICA, essere iniziati significa essere uniti al mistero pasquale di Cristo, una tale immersione avviene solo con il Battesimo, la Confermazione e l’Eucarestia insieme. Se continuiamo a pensare che nel Battesimo c’è già tutto, perché dobbiamo celebrare anche la Confermazione e l’Eucarestia? Ma accanto a questa considerazione della loro profonda unità, va anche detto che all’interno di questo dinamismo sacramentale vi è un ordine, una sequenza, una sorgente e una meta. Nel Battesimo non accade già tutto, ma inizia un cammino che culmina, lo sappiamo bene, nell’Eucarestia. La partecipazione all’Eucarestia, infatti, manifesta pienamente quella maturazione cristiana di chi ha compiuto l’itinerario di iniziazione ed ora può finalmente partecipare pienamente al banchetto del Si-

Dal Battesimo all’Eucarestia

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gnore, che lo nutre e lo abilita a compiere nel mondo la missione dei discepoli di Cristo, inseriti definitivamente nel suo Corpo. Non voglio qui entrare nella questione dell’ordine e dei tempi della celebrazione dei tre sacramenti, che avrebbe bisogno di un esame più approfondito e che sarà possibile affrontare insieme in altri luoghi. Ma desidero richiamare a tutti l’importanza decisiva che ha la celebrazione dell’Eucarestia nel cammino iniziatico. Deriva direttamente da questa forte incidenza, l’importanza che l’Eucarestia ha anche nei riguardi di tanti nostri fratelli e di tante nostre sorelle che, pur già iniziati in senso stretto, hanno smarrito il senso della fede e si riaffacciano sulla soglia delle nostre comunità, pur se spinti da svariate e spesso immature o incomplete motivazioni. Chi chiede, direttamente o indirettamente, di essere re-introdotto (concedetemi questa espressione forse teologicamente non precisa, ma capace di esprimere tante situazioni pastorali davanti alle quali ci troviamo nel nostro lavoro quotidiano) nella comunità cristiana e nuovamente appassionato alla bellezza della nostra fede in Gesù Cristo, non può trovare nella celebrazione eucaristica, soprattutto quel10


la domenicale, un luogo e un’occasione per realizzare tale desiderio? Anche in questa direzione Biemmi ci ha fornito suggestioni preziose, quando ci ha detto che c’è un luogo in cui tutti, come popolo di Dio, siamo chiamati continuamente a rinnovarci e a riorientarci verso il Signore, ed è la domenica, che al suo cuore ha la celebrazione eucaristica. Se a tanti fratelli è necessario essere accompagnati da noi a riscoprirla gradualmente, a tutti noi forse è invece necessario reimparare a viverla nella sua autenticità e bellezza. Dove costruiremo comunità adulte e gioiose, incontrando le quali i nostri fratelli potranno risentire il fascino della fede e far rinascere in loro il desiderio di avvicinarsi a Cristo e al vangelo? Dove troveremo l’antidoto al veleno dell’individualismo e dell’isolamento, che in tempi difficili come il nostro è sempre in agguato nel nostro cuore, anche nel nostro cuore di credenti, se non nelle nostre assemblee domenicali, radunate dalla voce del Signore che ci chiama ad uscire dalle nostre case per celebrare il suo giorno, ma che è anche il giorno della comunità? Dove ci nutriremo del perdono di Dio per costruire relazioni fraterne, accoglienti, impa-

La domenica nel cammino verso Dio

Giorno del Signore e giorno della Comunità

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rando a perdonarci tra di noi, a saper stare insieme anche se diversi? Forse non nell’atto penitenziale, che facciamo ogni settimana insieme all’inizio della messa? E dove impareremo a fermarci, a sostare, ritrovando un po’ di pacatezza, e quel clima di silenzio e di concentrazione che sempre è necessario per ascoltare gli altri e Dio - e forse anche noi stessi! - se non in quel continuo dono della sua Parola che Dio ci fa nell’Eucarestia? E poi come faremo a crescere nell’ordinare i nostri desideri, e le nostre preghiere a Dio, se non ispirandoci alla Parola ascoltata che diventa invocazione, e che dalla Chiesa ci viene indicata come una preghiera per i nostri fratelli nella fede, per i popoli della terra che riconosciamo a noi vicini nella comune umanità, e per i loro governanti, per i nostri fratelli più poveri, per noi stessi? E soprattutto quale sarà la vera scuola, per noi, di condivisione e di comunione, se non la memoria del Signore Gesù che ha offerto la sua vita in riscatto per noi e per le moltitudini, chiedendoci di mantenere desto in noi il senso di questo gesto attraverso una scelta quotidiana di solidarietà, di condivisione, di fraternità? Ecco, mi sembra di poter indicare nella ri12


scoperta della domenica il luogo vero di rieducazione per noi stessi alla fede. Solo così, se ce ne riappropriamo noi stessi, esso diventerà anche un luogo di trasmissione della fede agli altri, un vero luogo iniziatico anche per chi è lontano. Attraverso il nostro modo personale di vivere la domenica, e la capacità che avremo di trarne conseguenze concrete per il nostro stile di vita quotidiano, chi ha perso il gusto della fede potrà incontrare cristiani adulti gioiosi, credibili, capaci di edificare luoghi, tempi e spazi autenticamene evangelici.

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LA CATECHESI CON GLI ADULTI Cristiani già e non ancora

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Qual è lo spazio, in questo cammino, per l’accompagnamento delle persone, per la loro formazione cristiana, e in particolare per la catechesi? Di nuovo è l’Eucarestia a suggerirci una risposta. Il fatto che essa viene ripetuta, e non basta celebrarla una volta per tutte, come invece è per il Battesimo e la Cresima, ci ricorda la dimensione di cammino che ha la vita cristiana, sia nella sua dimensione iniziale, quando si tratta di essere introdotti ad essa, sia nella sua dimensione di itinerario esistenziale quotidiano, di pellegrinaggio esistenziale e spirituale continuo. È l’Eucarestia, che celebriamo non all’inizio e basta, ma di nuovo e sempre, a dirci che coloro che sono stati iniziati alla fede non devono mai cessare di esserlo. Noi siamo già cristiani, ma non finiamo mai di diventarlo! Solo la perseveranza dona al cammino iniziatico e iniziale la sua verità! In questo senso, le persone che definiamo lontane, o quelle che chiamiamo ricomincianti, o i genitori che chiedono i sacramenti per i figli nelle nostre parrocchie ma senza vere motivazioni personali e profonde, affacciandosi nel nostro mondo ma guardandosi bene dal manifestare una vera volontà di coinvolgimen-


to, forse tutti costoro - pensiamoci! - non sono poi così diversi da noi stessi. Noi, come loro, stiamo camminando nella vita e stiamo – in un certo senso - diventando cristiani. Noi, come loro, siamo stati già iniziati, ma è ancora davanti a noi il cammino della vita cristiana. Forse da questa rinnovata coscienza di vicinanza, che spero non vi apparirà troppo ardua se osa mettere accanto chi è cristiano consapevolmente e liberamente e chi invece sembra aver smarrito la via della fede, nascerà un senso di fraternità, di comunicazione, di simpatia, che costituirà come il terreno fertile di ogni nostra iniziativa pastorale. Permettetemi di ricordare, a me stesso e a voi, che non faremo molta strada con il nostro rinnovamento pastorale se non cercheremo tutti insieme, come singole persone e come comunità cristiana, uno stile accogliente e attento, privo di ogni giudizio sulle persone e capace di quell’amore, quella sapienza comunicativa, quella franchezza ferma e fiduciosa, che caratterizzava Gesù nei suoi incontri con le persone. Se siamo tutti in cammino, gli uni accanto agli altri, se tutti stiamo percorrendo la strada, siamo per via, ecco lo spazio per la catechesi: tutti possiamo sostenerci, mentre camminiamo, con la riflessione condivisa come fratelli, con

Lo stile del cammino ecclesiale

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Adulti per adulti

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l’approfondimento della nostra fede, con la messa in comune delle scoperte gioiose che essa ci fa fare ma anche dei dubbi che sembrano spesso accompagnarla nei nostri cuori. Sì, l’iniziazione cristiana richiede tempo, è un cammino a volte lungo, che è sempre complesso perchè costituito da diversi elementi e dimensioni, che insieme costituiscono come il terreno su cui si posa il dono di Dio fatto a noi nei sacramenti. Questo cammino è delicato, soprattutto per gli adulti, che hanno un’esperienza di vita con la quale confrontano la fede a cui sono stati iniziati da bambini, in un percorso che non sempre è lineare, scevro di contraddizioni, ma anche denso di intuizioni e di scelte coraggiose. Dobbiamo diventare capaci di essere compagni di questo cammino, percorrendo insieme a loro la strada della vita perché sia illuminata dal dono della fede. Riusciremo ad incontrare gli adulti solo da adulti, e solo all’interno di comunità che hanno un volto adulto. Ancora una volta è in gioco la qualità della nostra vita cristiana. E se la domenica sarà il luogo sorgivo di questa nostra crescita, lo stile, i tempi, i contenuti e le modalità di questo lavoro pastorale con gli adulti potranno e dovranno costituire il nostro sforzo di rinnovamento e di progettualità futura.


In questo sforzo ognuno di noi potrà mettere la sua creatività, il suo genio pastorale, le sue intuizioni. Ma soprattutto ognuno è chiamato a non sottovalutare la necessità di ritrovarci insieme in una mentalità nuova. Non siamo un’azienda il cui interesse è di produrre continuamente, sempre di più e sempre prodotti originali. Sarà invece a partire da una mentalità nuova e condivisa che potremo progettare. Questo, comprendete bene, che in prima istanza non vuol dire ritrovarsi tutti in cose da fare, ma entrare nel dinamismo proprio di una Chiesa che per natura evangelizza, che ritrova la sua identità nell’annuncio del Vangelo: questa è la nostra novità! Ma permettetemi almeno di richiamare alcune istanze che dovremo tutti tener presente. La prima è che al centro del lavoro catechistico ci dovranno essere le persone, e non i programmi, o i contenuti. E se i contenuti non potranno non essere importanti - pena la perdita di sistematicità e di organicità della catechesi – tuttavia essi dovranno essere misurati sulle persone coinvolte, articolati in base alle situazioni di vita, presentati come risposte di senso e di orientamento a quelle situazioni concrete. Un adulto non vuole più andare a scuola, o per lo meno non in una scuola che gli fa sape-

Al centro la persona

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Rispetto dell’adulto

Quando incontrare gli adulti

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re tante cose, ma nessuna in grado di aiutarlo ad affrontare le situazioni della vita. Il secondo elemento che propongo all’attenzione di tutti, mentre cerchiamo insieme di dare importanza e spazio alla catechesi con gli adulti, è che nei metodi, nei programmi, negli stili di questa catechesi tutto deve essere fatto rispettando l’adultità di chi ve ne prende parte. Non parlare sempre, ma saper ascoltare le persone che incontriamo e che sono portatrici di una straordinaria ricchezza di esperienze; rispettare ciò che ogni persona ha elaborato in base alla sua esperienza di vita; lasciare uno spazio autentico di partecipazione responsabile, non passiva e passivizzante; adattarsi ai tempi non distesi di una persona adulta che ha tante responsabilità; saper dialogare con la cultura odierna nella sua complessità: ecco alcuni degli elementi che devono caratterizzare la nostra proposta catechistica ad un gruppo di adulti. Non possiamo fare a meno anche di un riferimento all’aspetto dell’organizzazione della vita concreta delle nostre comunità. Gli orari sono quelli adatti alla vita di un adulto? Il linguaggio è quello che può suonare interessante ad una persona adulta? La capacità di dosare silenzio e parola, ascolto dell’altro e annuncio


all’altro, è rispettoso della vita adulta di chi abbiamo di fronte? Dobbiamo chiederci tutti insieme come iniziare a disorganizzare la nostra organizzazione, troppo a misura di bambino e poco di adulto!

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ALCUNE SCELTE PASTORALI In relazione ai due temi che mi sono permesso di offrire alla considerazione di tutti, vorrei ora richiamare brevemente alcuni aspetti del lavoro pastorale che possono dare concretezza e slancio ad essi. Educare educandosi alla celebrazione Eucaristica

1. Innanzitutto occorrerà fare tutti insieme uno sforzo di educazione alla celebrazione domenicale, se vogliamo che le nostre assemblee domenicali vivano secondo l’insegnamento del Concilio una “piena, consapevole e attiva partecipazione alle attività liturgiche, richiesta dalla natura stessa della liturgia” 6. Gesù, durante l’ultima cena, ha detto ai suoi discepoli: “Capite quello che ho fatto per voi?” (Gv 13, 12). Ecco, chiedo innanzitutto a coloro che presiedono le assemblee domenicali, ai miei fratelli presbiteri, di portare sempre nel loro cuore questa domanda di Gesù. Se non vogliamo cadere in un ritualismo sterile e incapace di nutrire la fede, dobbiamo costantemen-

________ 6

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Sacrosanctum Concilium n. 14.


te aiutare i fratelli e le sorelle che partecipano alle nostre celebrazioni domenicali a comprendere ciò che stanno facendo. Fare senza capire ciò che si fa è il principale ostacolo ad una celebrazione autentica e fruttuosa! Come potremo interiorizzare il significato di ciò che stiamo celebrando, se non ne capiamo il senso, se non possiamo cogliere il collegamento tra i gesti liturgici e il mistero di Cristo che essi contengono ed esprimono! Chi presiede deve avere come preoccupazione costante quella dell’educazione dell’assemblea. Chiedo ai presbiteri, allora, di dedicarsi, nella formazione e nella preghiera, ad una autentica intelligenza spirituale della liturgia eucaristica, perché sappiano nutrirsene personalmente e così siano capaci di dare questo stesso nutrimento ai propri fratelli. E questo a partire dall’omelia. Ha scritto di recente il liturgista Goffredo Boselli, che nei mesi scorsi ha incontrato i presbiteri più giovani della nostra diocesi: “Appare urgente anzitutto che l’omelia si riappropri della sua naturale dimensione mistagogica. Occorre che l’omileta sappia sapientemente integrare esegesi biblica ed esegesi liturgica. Per questo, non ci può essere 21


mistagogia senza mistagoghi, perché solo chi è iniziato può iniziare altri, solo chi ha avuto accesso al mistero e lo ha contemplato può essere mistagogo. Solo presbiteri iniziati al mistero di Dio contenuto nelle Scritture e celebrato nella liturgia, ovvero presbiteri che fanno della Parola di Dio e della liturgia l’alimento quotidiano della loro vita spirituale, solo questi sono resi capaci di portare altri dentro a quel mistero di cui loro per primi hanno fatto esperienza” 7. Che senso avrebbe preparare tutto, gestire lo svolgimento delle nostre eucaristie stando attenti ad ogni particolare, seguire alla perfezione tutte le rubriche dei libri liturgici, se il cuore non vive ogni cosa come un legame al mistero pasquale di Cristo? E se non impara a farlo mentre celebra, in un clima di raccoglimento, di preghiera, di ascolto, di lode? Ogni comunità cristiana, parrocchiale soprattutto, ma anche religiosa, ogni associazione, movi-

G. Boselli, Il senso spirituale della liturgia, Edizioni Qiqaion, Magnano, 2011, p. 146. 7

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mento e confraternita, trovi in quest’anno il modo per fare una vera catechesi mistagogica sull’Eucarestia e sul Giorno del Signore. Aiutiamoci a portare la mente e il cuore a ciò che diciamo e a ciò che facciamo insieme durante la celebrazione domenicale. Stiamo lontani da un meccanicismo che ci fa dire sempre le stesse cose, fare sempre gli stessi gesti, senza riuscire ad abbeverarci alla loro bellezza intima e profonda, al loro significato di fede. Molto spesso negli antichi cori delle Comunità Religiose si trova questa iscrizione: “Si cor non orat, invano os laborat” (“Se il cuore non prega, invano lavora la bocca”). Ricordiamocene sempre. 2. La seconda scelta concreta riguarda la catechesi con gli adulti. Non siamo ancora nella fase in cui il nostro progetto diocesano ha una forma precisa, ma possiamo iniziare tutti insieme a muoverci verso un coinvolgimento più organico e sistematico dei genitori dei nostri fanciulli e ragazzi. Ho già suggerito, nelle linee pastorali dello scorso anno, di chiedere a coloro che in questi ultimi anni hanno frequentato la nostra Scuola diocesana per operatori pastorali, concludendo il loro itinerario formativo, di avviare percorsi di accompagnamento e di catechesi con i genitori. Ribadisco questo invito,

In cammino con gli adulti

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perché mi sembra una risorsa preziosa per le nostre comunità parrocchiali. La proposta della catechesi, per sua natura, deve essere rivolta a tutte le età della vita, “ma è importante e urgente pensarla e organizzarla a partire dalla catechesi degli adulti”8. Mi limito a darvi alcune suggestioni: innanzitutto la capacità di dialogo e di accompagnamento con gli adulti che stanno cercando Dio, e un senso alla propria esistenza, non ci chiederà forse di saper discernere i segni della presenza di questa ricerca nella vita delle persone? Dovremo essere capaci di un “sesto senso” di natura spirituale per ascoltare con rispetto e riconoscere la bontà di ciò che la loro coscienza ha saputo trovare, di un’accoglienza per certe intuizioni, costruite sui vissuti personali o sulle riflessioni intellettuali, di cui ogni adulto è portatore, di una vera e cordiale stima per condotte di vita spesso esemplari, anche se lontane dall’esplicita osservanza religiosa, insomma dobbiamo imparare a valorizzare tanti presentimenti di Dio di cui la vita di tante

________ Vescovi del Belgio, Diventare adulti nella fede, Elledici, Leumann, 2007, p. 14.

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persone è carica. Si tratta di fare un lavoro di accompagnamento delle apicalità della vita, ci è stato detto, quelle felici come la nascita di un bambino, o quelle legate ai drammi e alle ferite della vita, la malattia, il lutto, la delusione. Esserci, rimanere accanto, condividere le gioie e le speranze, le sofferenze e i limiti, come ci ha insegnato il Concilio Vaticano II: ecco il primo lavoro pastorale. E poi, all’interno di quella relazione di vicinanza e di amicizia, imparare a far risuonare il vangelo, la buona notizia che Dio ci ama, sempre, e non si stanca di noi, anche quando gli altri si sono stancati di noi, anche quando noi stessi ci siamo stancati di noi, e di Dio. Insegnare che la gioia e le gioie della vita hanno una fonte, e i doni vengono dalla mano di un donatore, e reimparare la grammatica del ringraziamento, che è appunto una grammatica eucaristica. 3. Una terza prospettiva di impegno ci è data dall’anno della fede. Come comunità diocesana vivremo insieme l’apertura di questo anno interamente dedicato alla fede, nella Basilica del SS. Rosario in Francavilla Fontana il prossimo 11 ottobre. Altre iniziative in questi prossimi mesi, per rispondere all’invito del Papa, saranno:

L’Anno della Fede

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a. Pellegrinaggio diocesano in Terra Santa (in giugno-luglio 2013); b. Pellegrinaggio diocesano a Roma, sulla tomba degli Apostoli Pietro e Paolo (in ottobre 2013); c. Settimana biblica con riflessioni di Sr. Elena Bosetti (26-28 febbraio 2013); d. Incontri di formazione permanente condivisa da laici e clero su questi temi: • la fede nel Catechismo della Chiesa Cattolica (22 novembre 2012: incontro con Mons. Guido Benzi, Direttore dell’Ufficio Catechistico Nazionale); • il rapporto tra fede e ragione (11 dicembre 2012: incontro con Mons. Mario Pangallo); • la fede di fronte alle sfide del nostro tempo (17 gennaio 2013: incontro con il Prof. Michele Illiceto); • ricordando il Concilio (20 marzo 2013: incontro con S.E. Mons. Luigi Bettazzi, Vescovo emerito di Ivrea). e. Ciclo di incontri su fede e cultura; f. Corso Base di formazione alla Nuova Evangelizzazione; ed infine chiuderemo insieme questo tempo di grazia il 24 novembre 2013, con la concelebrazione eucaristica nella nostra Cattedrale in Oria. 26


CONCLUSIONE Al termine di questo breve programma pastorale che più che indicare date e attività concrete vuole far circolare idee e riflessioni, le più condivise possibile, vorrei rivolgervi un’ultima parola. Come vostro Vescovo sono impegnato a scrutare l’orizzonte, a vegliare come sentinella sul cammino verso il futuro. La fedeltà al vangelo, che è il primo dei miei compiti, ci spinge in realtà tutti in avanti. Proprio l’adesione alla Parola di Dio ci chiede di dare intensità alla nostra vita cristiana, perché essa diventi un segno eloquente per i nostri fratelli che hanno bisogno di essere iniziati a questa vita in Cristo.

Per un’intensa vita cristiana

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Slancio sulla novità senza tradimento dell’esistente

Siamo davanti al compito difficile ed appassionante di chi deve ristrutturare la propria casa, perché già vecchia e bisognosa di grandi lavori di restauro, ma non può allontanarsene finché siano finiti i lavori, dovendoci continuare a vivere dentro. So che è difficile metter mano al rinnovamento mentre si è immersi nel lavoro pastorale. So che a volte può mancarci la giusta distanza dalle cose che facciamo, quella distanza che ci permette di avere una valutazione oggettiva di ciò che stiamo facendo perché ce lo fa guardare nel suo insieme. E’ difficile provare ad aprire nuove piste mentre si è chiamati quotidianamente a far andare avanti tutte le attività tradizionali che caratterizzano una comunità cristiana. Eppure questo compito è decisivo. «“Il vecchio albero che crolla fa più rumore della foresta che cresce, dice un proverbio africano. Nella Chiesa molti si danno da fare – si spossano perfino – per tenere in piedi il vecchio albero che crolla. Ciò non è inutile se si tratta di rallentare la caduta per evitare che qualcuno rimanga schiacciato. Ma l’importante è la foresta che cresce»9. ________ 9

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A. Fossion, Ricominciare a credere, EDB, Bologna, 2004.


Con intelligenza e sapienza, ma anche con umiltà e mitezza, tutti insieme possiamo provarci. Ci aiuterà la Vergine Santa: Ella, di fronte all’inaudita novità del dono di Dio, che le apriva una strada inaspettatamente nuova, ha saputo vivere questa imprevista novità dispiegandola in un cammino sereno di fede vissuta quotidianamente, senza scoraggiamento né indugio, senza pigrizia né ritardi. Lo stesso amore, la stessa fede di Maria, abiti i nostri sforzi di rinnovamento pastorale, e li renda fecondi per noi stessi, e per i nostri fratelli!

Sguardo a Maria

In sintonia con quanto celebreremo il prossimo 11 ottobre, concludo riportando la preghiera dell’Adsumus, recitata all’inizio di ogni Sessione del Concilio Vaticano II. Siamo qui dinanzi a te, o Spirito Santo: sentiamo il peso delle nostre debolezze, ma siamo tutti riuniti nel tuo nome; vieni a noi, assistici, scendi nei nostri cuori: insegnaci tu ciò che dobbiamo fare, mostraci tu il cammino da seguire, compi tu stesso quanto da noi richiedi. Sii tu solo a suggerire e guidare le nostre decisioni, perché tu solo, con Dio Padre e con il Figlio suo, hai un nome santo e glorioso.

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Non permettere che sia lesa da noi la giustizia, tu che ami l’ordine e la pace; non ci faccia sviare l’ignoranza, non ci renda parziali l’umana simpatia, non ci influenzino cariche o persone. Tienici stretti a te col dono della tua grazia, perché siamo una sola cosa in te e in nulla ci discostiamo dalla verità. Fa’ che riuniti nel tuo santo nome, sappiamo contemperare bontà e fermezza insieme così da far tutto in armonia con te, nell’attesa che, per il fedele compimento del dovere, ci siano dati in futuro i premi eterni. Amen.

Oria, 17 settembre 2012 Memoria delle Stimmate di San Francesco

Vincenzo Pisanello Vescovo

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INDICE

INTRODUZIONE

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L’EUCARESTIA, SACRAMENTO DELLA FEDELTÀ . .

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pag.

3

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pag.

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LA CATECHESI CON GLI ADULTI

pag. 14

ALCUNE SCELTE PASTORALI

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pag. 20

CONCLUSIONE

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pag. 27

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COLLANA MAGISTERO DEL VESCOVO 1. Solo l’Amore educa, 2010-11 2. Figli nel Figlio, 2011-12 3. Convocati alla Tua presenza, 2012-13


Finito di stampare nel mese di ottobre 2012 da ITALGRAFICA Edizioni srl Oria (Br)



"Convocati alla Tua presenza" - Linee Pastorali 2012-2013