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il dialogo bimestrale d’informazione e di opinione delle ACLI Svizzere associazioni cristiane lavoratori internazionali

Il lavoro al di lĂ della frontiera aprile 2012 numero 2 - anno XXII


La vignetta

di Daria Lepori

Impressum il dialogo Bimestrale delle ACLI Svizzera Distribuito in abbonamento Stampa 5000 copie Comitato di redazione: Luciano Alban, Ennio Carint, Antonio Cartolano, Moreno Macchi, Francesco Onorato, Franco Plutino, Giuseppe Rauseo, Paolo Vendola, Luigi Zanolli Responsabili di zona: AG: Gaetano Vecchio BS-BL-BE-SO: Anna Garzia GE-VD: Luciano Gatto ZH-LU-SG-SZ-TG: Salvatore Dugo TI: Ivana Caldelari Redazione e recapito: Redazione il dialogo Via Contrada Nuova 1 6982 Agno telefono 091 921 47 94 segreteria@acli.ch Stampa: Tipografia Reggiani SpA Brezzo di Bedero (VA) Progetto grafico: Daria Lepori Coordinamento e impaginazione: Ivana Caldelari È possibile abbonarsi: sei numeri annuali a fr. 20.CCP 65 - 272444 - 7 Il prossimo numero sarà recapitato a metà giugno 2012. La chiusura di redazione per contributi scritti è fissata per il 22 maggio 2012.

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Nuovo indirizzo? Per poter ricevere regolarmente la nostra rivista «il dialogo» è importante che i cambiamenti di indirizzo siano tempestivamente segnalati alla redazione: Contrada Nuova 1 6982 Agno segreteria@acli.ch telefono 091 921 47 94 Non dimenticate, quando segnalate il nuovo indirizzo, di lasciare anche il vostro vecchio recapito in modo che possa essere eliminato dall’indirizzario. Grazie e tutti per la collaborazione.


EDITORIALE

La cooperazione transfrontaliera: risorsa per tutti

Sommario

Con gli accordi bilaterali fra Svizzera e Unione Europea (UE), e in particolare quello sulla libera circolazione delle persone entrato in vigore il 1° giugno 2007, il lavoratore frontaliere è colui che: 4 è residente in una nazione UE, 4 lavora in una seconda nazione UE, 4 rientra al proprio paese giornalmente o almeno una volta la settimana. In virtù di tali accordi non possono esistere limitazioni all’accesso al lavoro di cittadini UE né in altro Paese UE né in Svizzera. Le fasce più o meno vaste dei territori transfrontalieri sono “cerniere di interscambi e di progresso economico” e la cooperazione transfrontaliera è una risorsa per le reciproche zone di confine. Tuttavia mentre nel versante svizzero crescono la struttura produttiva e la realizzazione di ricchezza, nei Paesi limitrofi - e in Italia in particolare – i territori sono spesso dormitori e residenze di frontalieri. Nelle fasce di confine italiane, per esempio, il 60-70% delle persone occupate lavora in Svizzera ed in Ticino in particolare. Questo fenomeno va governato in modo attento e puntuale non soltanto per i riflessi economici ma anche e soprattutto per quelli sociali che chiamano in causa sia le comunità locali che i rispettivi governi nazionali e l’Unione Europea. Viceversa da alcuni anni questi temi vengono trattati in modo populista e demagogico per convenienza politica o interessi economici particolari, creando situazioni ambigue con tensioni evitabili e di ingiustizia sociale oltre che di sfruttamento dei lavoratori. Il tema “frontalieri” è venuto alla ribalta per il blocco di 28 milioni di franchi di ristorni fiscali da parte del governo del Cantone Ticino dietro le pressioni della Lega. Dalla convenzione fiscale del 1974 i frontalieri vengono tassati alla

Essere stranieri non è una colpa pag. 4

numero 2 - anno XXII Il cuore e la mano AcliFai Rigenerarsi, rigenerare

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Filo diretto con Syna Accordo nell’edilizia

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Frontalieri fonte in Svizzera ed il 38.8% di tali imposte vengono restituite all’Italia a favore di Comuni e Province delle fasce di confine. Il blocco dei ristorni ha quindi messo in grande difficoltà molte amministrazioni di questi territori. Oltre alla questione dei ristorni altri temi di grande importanza per i lavoratori frontalieri necessitano di essere affrontati e avviati a giusta soluzione: l’imposizione fiscale in generale, il rafforzamento dell’indennità di disoccupazione, la salvaguardia delle prestazioni pensionistiche. Nel versante svizzero del mondo del lavoro le preoccupazioni sono gl’illeciti nelle paghe orarie inferiori al minimo dovuto, i falsi lavoratori autonomi, quindi il dumping salariale e sociale con la concorrenza al ribasso fra lavoratori residenti e lavoratori frontalieri. Sono questioni inquadrate in un periodo particolare di grandi cambiamenti geopolitici in cui la Svizzera subisce pressioni sempre più forti e qualificate al suo segreto bancario messo a dura prova sia dagli Stati Uniti che dai principali Paesi europei e dall’UE in blocco. Gli accordi bilaterali sui quali si punta ancora, in Europa vengono messi in discussione: anche quello appena firmato con la Germania attende una non sicura

I frontalieri in Svizzera: le cifre Preservare un mercato del lavoro equilibrato La tassazione dei frontalieri Frontaliera dalla Francia Afflusso tedesco in crescita Diverse realtà transfrontaliere Dal Parlamento italiano La parola a due di loro I confini

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Patronato Due volti nuovi a Lugano Francesca Doria a Ginevra

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ENAIP Formazione continua

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La vita delle ACLI Incontro spirituale a Claro Assemblea del Circolo di Faido In ricordo di G.B. Bolzoni ACLI Winterthur, assemblea Uster, festa della solidarietà Baden, cena sociale

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Sale e Pepe Arancini di riso

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Franco Plutino vice presidente ACLI Svizzera il dialogo 2/12

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IL CUORE E LA MANO

Esse re st r ani er i non è una col pa! Nelle civiltà antiche, come in quelle moderne e contemporanee, agli stranieri è sempre stato attribuito uno statuto precario. Sono stati spesso considerati intrusi o approfittatori, persone da guardare con sospetto o da tenere a debita distanza per evitare contatti ritenuti dannosi e promiscuità. In tali prospettive, i forestieri sono guardati come potenzialmente pericolosi per l’ordine sociale costituito. Nella storia umana, si trovano moltissimi esempi di simili atteggiamenti di ostilità: in comune hanno l’attribuzione di colpa per il semplice fatto di essere immigrati. di fra Martino Dotta, assistente spirituale ACLI Svizzera

Memore dell’esperienza di sottomissione e sfruttamento da parte degli egiziani, condannati da questi ad un graduale genocidio etnico e ad un processo forzato d’integrazione, il Popolo d’Israele (di cui narra il Primo Testamento) ha ricevuto quale precetto divino l’ospitalità e la protezione da accordare agli stranieri. È un obbligo sacro al punto da essere gravato nella Torah, cioè nel Libro della Legge consegnato da Dio a Mosè. Il rispetto dell’altro essere umano, specialmente se costretto ad abbandonare la propria patria e cercare asilo altrove e si trova quindi nel bisogno, ha condotto gli israeliti ad istituire tra l’altro le cosiddette città rifugio. Lo scopo principale di luoghi protetti è di prevenire condanne inique, vendetta e giustizia sommaria, nonché proteggere gli estranei da ogni abuso di sorta. Il fatto che, nella Bibbia, gli ebrei non abbiano sempre applicato con il dovuto rigore tale norma divina e, addirittura, abbiano spesso imposto regole discriminanti agli immigrati, nulla toglie al suo valore universale ed assoluto. Tenendo conto di tutte le differenze del caso, si può contestare a ragione la politica dell’odierno Stato d’Israele verso i Palestinesi e gli stranieri in genere. Benché giustificata talvolta dai partiti estremisti religiosi, essa non corrisponde affatto al dettame biblico. Sul piano della fede cristiana, la qualità etica, giuridica e teologica della legislazione biblica sugli immigrati non può dipendere dal grado di conformazione umana che essi assumono. Anzi, per 4

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i cristiani, accoglienza incondizionata e rispetto assoluto degli stranieri sono dati fondanti ed inderogabili, perché non solo hanno puntuale riscontro nell’insegnamento e nella vita di Gesù Cristo, bensì sono pure rafforzati dalla sua identificazione con tutti i forestieri, senza distinzione d’origine o condizione sociale. Tradurre nella pratica quotidiana i dettami evangelici o la dottrina sociale cattolica non è né ovvio, né semplice, soprattutto a causa della crescente complessità e della globalizzazione del fenomeno migratorio, a livello regionale e mondiale. Ne sono un esempio le politiche d’immigrazione elaborate dalle società e dai Governi, pur ispirati da convinzioni religiose. In Svizzera, poi, il dibattito sulla legislazione relativa a stranieri e richiedenti asilo ha del parossistico e corrisponde ad una vera e propria ossessione collettiva, all’interno della quale né i credenti, né le comunità religiose sanno assumere una posizione dettata da razionalità e buon senso. Tuttavia, credo che questo sia il banco di prova per antonomasia del nostro vivere cristiano senza se, né ma e forse… Ne va però della coerenza tra fede professata e concretezza esistenziale, anche quando il cristianesimo è solo “fonte d’ispirazione”.3


ACLIFAI

Rigenerarsi, rigenerare Chi appartiene da anni alle ACLI sa che il termine ”rigenerazione” è familiare nel nostro Movimento. Lo si può leggere sulle tessere consegnate agli aclisti nel corso degli anni, anche se gli slogan si presentano con termini diversi, che tuttavia non cambiano la sostanza: costruttori di solidarietà, fedeli al futuro, osare il futuro, per fare nuove le ACLI… di Luigi Zanolli, vicepresidente della FAI-ACLI I Congressi non fanno altro che proporre un cammino che le ACLI nel mondo sono invitate a percorrere per realizzare il mandato per cui sono state fondate. Parlare di rigenerazione dunque significa non solo riprendere vita, ma anche operare nuovamente una trasformazione interiore, che donerà energia per la trasformazione della società nella quale viviamo ed operiamo. Si parla di “globalizzazione del mercato” come della madre di tutte le sciagure. Perché non parlare anche di altre forme positive di globalizzazione, come quella di una cittadinanza globale fondata sulla condivisione dei diritti umani e sociali, una cittadinanza nella quale “l’altro” non è l’avversario da cui guardarsi, bensì “il partner” di progetti condivisi, sostenuti dalla volontà di realizzare una grande sfida per conquistare alla dignità umana chi non ce l’ha, per intraprendere e mettere a frutto le proprie capacità come individuo partecipe di un bene comune? Questa, crediamo, è una domanda fondamentale, che esige una risposta concreta e generosa, soprattutto perché essa motiva lo scopo di “fare comunità” solida e proiettata verso il futuro. Perché “fare comunità” implica la convinzione che non si può operare attraverso l’esasperato individualismo che si sta manifestando un po’ in tutti i campi nel mondo attuale e che spinge spesso le persone a chiudersi in un guscio generatore di egoismo e a costruire nicchie invece che spazi aperti e gioiosi. La FAI-Acli già fin dai suoi primi passi alla fine degli anni ’90 del secolo trascorso si proponeva di realizzare il compito di essere un ponte fra i cittadini e lo Stato, nelle realtà in cui la presenza del Movimento era operante, guardando sempre avanti, appunto “rigenerandosi” in funzione del bene comune che ora sta fra la presa di coscienza

dell’importanza dei cambiamenti che avvengono nella politica e nella società, e la quotidianità, che vede la persona posta a confronto con una massa di problemi riguardanti la famiglia, il lavoro, la considerazione per il vicino, il rispetto e l’aiuto nei confronti dei più deboli e dei più sfortunati. Così il nostro Movimento, come corpo intermedio della società, deve sentire profondamente il bisogno di rigenerarsi continuamente, per essere sempre un’istanza che incita ad un rafforzamento dei legami sociali, che abitua i cittadini a stare insieme, partecipando tutti alla vita comune dalla stessa posizione di partenza, senza differenza di censo, di cultura, di origine, per un cammino comune verso la realizzazione del bene comune.3

Campagna tesseramento 2012 “Il vero capitale è l’Uomo”

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FILO DIRETTO CON SYNA

Franco consenso al partenariato sociale Il 9 marzo 2012 le delegazioni alle trattative dei sindacati e la Società Svizzera degli Impresari-Costruttori sono giunti a un accordo per un nuovo Contratto Nazionale Mantello per l’edilizia principale in Svizzera. Il pacchetto di misure è stato approvato il 28 marzo da rappresentanti delle regioni Syna, OCST e SCIV. Delusione, invece, per il magro risultato sul fronte dei salari.

di Ernst Zülle, responsabile settore Edilizia Syna Oltre un anno: tanto sono durate le trattative per il nuovo Contratto Nazionale Mantello (CNM) 2012. I sindacati Syna e Unia rivendicavano una migliore tutela dei lavoratori edili in tutti i campi d’applicazione del contratto: protezione migliore dal licenziamento, in caso di intemperie, in caso di malattia e infortunio e, rivendicazione fondamentale, contro il dumping salariale. Parallelamente si chiedeva un adeguamento dei salari minimi, invariati oramai da tre anni. Dal canto loro gli impresari-costruttori chiedevano un ammorbidimento della protezione dal licenziamento in caso di malattia e infortunio e la possibilità di applicare ai giovani edili e ai collaboratori con impieghi di breve durata rimunerazioni inferiori ai salari minimi. Nel contempo chiedevano lo scorporamento dal campo d’applicazione del CNM di parte dei lavoratori impiegati nei trasporti. Landsgemeinde e protesta a Berna Indignati dai tentativi di smantellamento degli impresari-costruttori i sindacati hanno reiterato le loro richieste di maggiore tutela. Il 21 maggio 2011 oltre 800 lavoratori edili dei sindacati Syna, OCST, SCIV e Unia si sono riuniti a Berna per una Landsgemeinde. I colleghi della base hanno tenuto discorsi schietti, con rivendicazioni chiare: non sarebbero stati ammessi peggioramenti delle condizioni salariali e di lavoro. Al contrario: con la buona situazione congiunturale nel settore edilizio e la crescente pressione del lavoro sui cantieri l’obiettivo rimaneva quello di ottenere miglioramenti delle condizioni d’impiego, dando la massima priorità alla tutela degli edili. Per mesi le trattative sono rimaste su un binario morto. Già allora si temeva di giungere a una situazione di vuoto contrattuale. Più volte gli impresaricostruttori hanno minacciato di poter vivere benissimo anche senza contratto, mettendo in discussione il partenariato sociale nella sua forma attuale. Il 24 settembre 2011 oltre 12'000 lavoratori edili e simpatizzanti sono scesi in piazza a Berna. I toni erano accesi. Gli edili sono sfilati rumorosamente con bandiere e lucidi per la città vecchia di Berna, occupando Piazza federale. 6

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Grande manifestazione Gli impresari-costruttori insistevano nelle loro richieste di smantellamento, facendo concessioni con il contagocce. E così le trattative si sono nuovamente arenate. Non si scorgeva nessun accordo entro la fine dell’anno, e il vuoto contrattuale non poteva più essere evitato. I sindacati hanno allora organizzato delle giornate di protesta nazionali sui cantieri. Su pressione del sindacato Syna le trattative sono proseguite nonostante il vuoto contrattuale. L’intesa è stata finalmente raggiunta venerdì sera 9 marzo, con un pacchetto minimo di misure e una durata contrattuale dal 1° aprile 2012 al 31 dicembre 2015. Il 28 marzo 2012 i rappresentanti regionali Syna hanno approvato a maggioranza il risultato delle trattative. Il nuovo CNM consolida in alcuni ambiti la tutela dei lavoratori. È stato possibile migliorare le disposizioni riguardanti il pagamento del salario in caso di malattia e la protezione dal licenziamento per i lavoratori più anziani e gli edili impegnati a livello sindacale. Offerta salariale magra suscita parecchie critiche Gli edili hanno aspramente criticato l’aumento salariale previsto per il 2012. I salari minimi aumenteranno dell’1 per cento e agli edili verrà concesso 1 ulteriore per cento suddiviso in un aumento generalizzato dello 0,5 per cento e in una quota dello 0,5 per cento per aumenti a titolo individuale. In considerazione della buona congiuntura edilizia, questo aumento così contenuto è incomprensibile. Soddisfazione, invece, per le misure che dal 2013 non prevedono più una riduzione del salario in caso di malattia. Con il 90 per cento del salario lordo e la sospensione delle deduzioni per le assicurazioni sociali il salario netto rimarrà inalterato. Diversi punti del Contratto Nazionale Mantello rimangono ancora insoluti e saranno oggetto di ulteriori trattative durante il periodo di validità del contratto. I sindacati considerano urgente l’introduzione di una responsabilità solidale per lottare efficacemente contro il dumping salariale e ribadiscono la richiesta di un’indennità per intemperie pari al 100 per cento del salario. Attraverso uno speciale fondo per intemperie deve essere possibile compensare il 20 per cento del salario non rimunerato. Approvando il nuovo Contratto nazionale mantello i delegati Syna hanno sottolineato chiaramente il loro sostegno al partenariato sociale.3


FRONTALIERI

I lavoratori frontalieri in Svizzera: le cifre I frontalieri di nazionalità straniera che oggi lavorano in Svizzera sono circa 260'0001 e sono aumentati in un anno dell’11.5%. Rispetto al 2006 l’incremento è stato del 33.3% ma, nello stesso periodo, anche il numero delle persone occupate in Svizzera è cresciuto (+8,8%). Nonostante la crisi economica generalizzata e le difficoltà che attraversano i diversi paesi europei confinanti, la Svizzera riesce a offrire occupazione e mantenere attivo il proprio processo di sviluppo economico. Questo avviene anche grazie al lavoro degli stranieri residenti e dei frontalieri. L’attenzione dei mass-media e le strumentalizzazioni politiche sui frontalieri italiani che operano in Ticino potrebbero far pensare che il fenomeno del frontalierato in Svizzera sia concentrato in questo Cantone ma la realtà è diversa anche se in Ticino assume una diversa valenza. di Franco Plutino, vice presidente ACLI Svizzera Oltre la metà dei frontalieri arriva in Svizzera dalla Francia (52.7%), dall’Italia ne giunge il 22.8%, dalla Germania il 21.1% e dall’Austria il 3.2%. L’attività dei lavoratori frontalieri si concentra in tre aree: nella Regione del Lemano (33.7%), nella Svizzera nordoccidentale (25.6%) ed in Ticino (20.8%). L’impiego di manodopera frontaliera si è parecchio diversificata nell’ultimo quinquennio e sebbene i lavoratori non qualificati siano aumentati del 67.2% si riscontra un significativo aumento d’impiegati d’ufficio (71,4%) e perfino di dirigenti (52.1%). Il quadro generale attuale, nonostante i cambiamenti di tendenza in atto, conferma che il numero dei frontalieri è decisamente superiore nel settore dell’industria (40%) mentre il 59.3% si ripartisce in quello dei servizi. Appare anche interessante vedere come si distribuiscono nelle varie professioni sia le persone occupate in generale che i frontalieri: questi ultimi, rispetto ai primi, sono maggiormente presen-

1. Ufficio federale di statistica-UST, “Statistiche dei frontalieri nel quarto trimestre 2011” - 5.3.2012

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FRONTALIERI

ti nei settori dov’é richiesto lavoro non qualificato, nelle installazioni e nelle attività artigianali. In termini assoluti è nella Regione del Lemano che opera il maggior numero di lavoratori frontalieri ma in rapporto al numero dei lavoratori occupati loro sono circa il 10% (come nella Svizzera nordoccidentale) mentre in Ticino questa percentuale sale al 24%. A fine dicembre 2011 in questo Cantone sono stati registrati 53'936 lavoratori frontalieri, con un incremento di circa 15'000 persone nell’ultimo quinquennio. Oltre che nei settori tradizionali delle costruzioni, dell’assistenza sanitaria, della ristorazione e del turismo oggi in Ticino è aumentata l’occupazione frontaliera nei servizi economico-finanziario sia di medio che di alto livello. Ma questo trend si verifica anche da tempo nella grandi città svizzere e nelle aree di collocazione di nuove aziende a elevato valore tecnologico. In questo periodo la crisi economica nata dalla globalizzazione, il consolidarsi di altri poli economici altamente competitivi e le difficoltà in cui si è trovata l’Europa hanno penalizzato nel continente il mondo del lavoro. L’euro stesso ha traballato e sono stati messi a nudo i limiti di un mondo politico spesso poco accorto e inadeguato. L’afflusso di capitali, usuale in tempo di crisi, e la pragmatica amministrazione svizzera permettono di creare lavoro nella Confederazione, quando intorno ad essa la disoccupazione avanza. Oggi, in Ticino più che altrove, si ripetono scenari con opportunità, rivalità e furbizie nel mondo del lavoro, strumentalizzazioni politiche a livello locale ed internazionale e grandi e piccole manovre di ordine finanziario. La realtà quotidiana di chi lavora, con le sue fatiche, preoccupazioni e paure, rischia di passare in seconda linea. Serve una concertazione politica ed imprenditoriale maggiore, regole condivise e rispettate con i partner sociali anche per combattere gli abusi e le ingiustizie nel rispetto della persona e del suo lavoro, da qualsiasi parte della frontiera sia.3

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FRONTALIERI

Preservare un mercato del lavoro equilibrato Abolendo la facoltà di bloccare un’autorizzazione di lavoro in caso di disponibilità di disoccupati o di retribuzioni inadeguate, la libera circolazione ha radicalmente sovvertito il modello che regolava in precedenza i flussi e le condizioni di impiego della manodopera frontaliera (oltre che, più in generale, della manodopera estera per la quale sono stati aboliti anche i contingenti). Il nuovo regime incide in modo differenziato sulle varie regioni del Paese. Quella più esposta alle ricadute della libera circolazione è senza dubbio il Ticino. La vicinanza al copioso e sovrastante bacino economico ed occupazionale del nord Italia è fonte di pressioni che si manifestano nell’ambito dell’occupazione, dell’organizzazione del lavoro e delle retribuzioni. di Meinrado Robbiani, segretario cantonale OCST Un triplice impatto Essendo state agevolate le entrate anche nei rami precedentemente protetti poiché vi si rilevava una persistente presenza di disoccupati (in particolare il terziario a carattere impiegatizio), le assunzioni di personale frontaliero tendono oggi a comprimervi le occasioni di collocamento per la manodopera locale. Si inizia persino qua e là ad assistere ad un processo - socialmente pericoloso - di sostituzione tra le due categorie. La libera circolazione ha anche concorso ad amplificare il livello di flessibilità del mercato del lavoro. La possibilità di assumere personale fino a 90 giorni per semplice notifica, la facoltà di reclutare lavoratori interinali anche oltre frontiera e l’ondata di lavoro distaccato rendono notevolmente più mosso, instabile e precario il mercato del lavoro. L’inesauribile bacino al quale attingere e la disponibilità di numerosi frontalieri a percepire retribuzioni inferiori ai livelli usuali tengono inoltre compressa l’evoluzione dei salari e comportano situazioni sempre più diffuse di abuso retributivo. Scongiurare una crescente contrapposizione L’impatto della libera circolazione, che si veicola attraverso il frontalierato, è perciò rilevante. A preoccupare è soprattutto il pericolo che, da una situazione di complementarietà tra la manodopera frontaliera e quella locale, ci si immetta su una traiettoria di crescente attrito e persino di contrapposizione. Ne risulterebbero intaccati non solo gli equilibri del mercato del lavoro ma più in profondità anche quelli sociali con reazioni di conflittualità e di rigetto verso una componente, quella frontaliera, che ha invece sempre fornito un apporto decisivo allo sviluppo dell’economia e di servizi vitali per la popolazione. Si darebbe pure linfa a ulteriori strumentalizzazioni sul versante della politica. Il sindacato non può perciò esimersi, pur sottraendosi alle facili semplificazioni oggi particolarmente alla moda, dal guardare alla libera circola-

zione e al frontalierato con rigorosa attenzione, mirando a definire una linea e una strategia orientate ad uno sviluppo armonioso del territorio. Combattere la fonte autentica degli abusi Sarebbe oltretutto controproducente anche per la manodopera frontaliera costituire involontariamente uno strumento di deterioramento del mercato del lavoro e della sua stabilità. Una tendenza di questa natura si riverserebbe inevitabilmente - come sta diventando sempre più sovente il caso - sugli stessi frontalieri, oggetto di sfruttamento. Questa costatazione leva d’altronde il velo dalla causa autentica degli abusi e delle derive oggi in atto. La fonte degli scompensi che si ravvisano nel mercato del lavoro non sono i frontalieri. La responsabilità ricade sulle aziende, che, nella politica delle assunzioni e del personale, non avvertono una adeguata responsabilità verso il territorio e sfruttano la libera circolazione in modo speculativo. Estendere le misure di accompagnamento Alle ricadute disgreganti di questa tendenza non fanno ancora da sufficiente contrappeso le misure di accompagnamento. È indispensabile che questi strumenti di lotta contro gli abusi siano potenziati (si veda ad esempio il campo dei subappalti a catena e quello dell’auspicato divieto di versare i salari in euro) ed estesi anche al fronte occupazionale (oggi le misure di accompagnamento sono essenzialmente indirizzate alla lotta contro il dumping salariale). Il Ticino, che subisce più di altri gli effetti della libera circolazione deve potere essere ascoltato maggiormente nelle sue rivendicazioni. Il dibattito sollevato nel nostro Cantone dall’ulteriore incremento dei frontalieri deve perciò essere colto quale occasione per una verifica rigorosa degli effetti della libera circolazione e per un conseguente adeguamento degli strumenti volti a salvaguardare gli equilibri del mercato del lavoro. L’OCST sollecita in particolare il rafforzamento delle misure di accompagnamento e, per le regioni di frontiera come il Ticino, l’adozione di un apposito meccanismo di sostegno dell’occupazione della manodopera locale. Ogni strumento legale ed ogni formula organizzativa rimarrà tuttavia claudicante se non potrà poggiare su una più netta assunzione di responsabilità sia delle aziende, sia delle parti sociali.3

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La tassazione dei frontalieri L’obiettivo di questo report è quello di mettere a fuoco le problematiche fiscali concernenti, il lavoratore frontaliere analizzando i diversi soggetti dal punto di vista svizzero e italiano.

di Francesco Onorato, coordinatore Patronato ACLI CH Sentenza 2C 319/2009 e 2C_321/2009 dell’Alta Corte di Losanna del 26.1.2010 Il 26 gennaio 2010 l’alta Corte di Losanna, sulla base del principio di non discriminazione previsto dall’accordo sulla libera circolazione, ha stabilito che un lavoratore frontaliere che consegue il 90% del suo reddito totale in Svizzera deve essere trattato, ai fini fiscali, come un contribuente con domicilio o dimora fiscale in Svizzera. Quindi il frontaliere che consegue tale condizione, potrà beneficiare di tutte le deduzioni previste dalla tassazione ordinaria, come le spese di trasporto, gli interessi passivi, gli alimenti ecc. La legislazione tributaria Federale e Cantonale in vigore prevedono, per i lavoratori dipendenti frontalieri alcune deduzioni, in misura forfettaria, già considerate al momento dell’applicazione delle imposte alla fonte. Le considerazioni della CGCE, poi riprese dal Tribunale federale, si basano sul fatto che tra un non residente e un residente che svolge un’attività lucrativa subordinata analoga non sussiste alcuna obiettiva diversità di situazione tale da giustificare una disparità di trattamento per quanto riguarda la presa in considerazione, ai fini dell’imposizione, della situazione personale e famigliare del contribuente. Il diritto tributario opera una distinzione fra residenti e non residenti, in quanto non sono oggettivamente nella stessa situazione. Il criterio della residenza è il principio cardine del diritto tributario internazionale. È dunque logico che tale Stato tassi i residenti su tutti i loro redditi in modo globale. Di conseguenza è in questo Stato che il residente fruirà di tutte le deduzioni e le detrazioni previste dalla legge domestica. Viceversa, lo Stato della fonte assoggetta ad imposta il non residente in maniera oggettiva ed in base ad un collegamento territoriale legato all’attività economica ivi svolta. Non è quindi il soggetto passivo, ma la sua attività ad essere collegata al territorio nazionale. La situazione personale del soggetto passivo è quindi presa in considerazione solo dallo Stato di residenza in cui l’imposta grava sulla totalità dei suoi redditi. Questo meccanismo ha una sua logica perché se lo Stato della fonte prendesse in considerazione la situazione personale del soggetto passivo, questa verrebbe considerata due volte, dallo Stato della fonte e dallo Stato di residenza, il che porterebbe ad un’agevolazione fiscale ingiustificata. La sentenza del Tribunale federale del 26 gennaio 2010 ha obbligato la Svizzera a considerare (unilateralmente) i non residenti di Stati membri dell’Unione europea come residenti svizzeri se gli stessi vi conseguono almeno il 90% dei redditi totali, senza richiedere allo Stato della fonte (la Svizzera) di verificare quale metodo utilizzi lo Stato membro dell’Unione europea per eliminare la doppia imposizione nei confronti della Svizzera. 10

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Accostando i ragionamenti indicati sopra nei rapporti italo-svizzeri, si possono configurare due situazioni diverse applicabili ai lavoratori frontalieri: una concernente i frontalieri che ricadono nell’Accordo sui frontalieri del 1974, e l’altra concernente i frontalieri che invece non vi ricadono e ai quali è applicabile la disposizione convenzionale tra Italia e Svizzera. L’articolo 15 della Convenzione italo-svizzera stabilisce che i salari, gli stipendi e le altre remunerazioni analoghe sono imponibili nello Stato in cui l’attività è svolta. Il quarto capoverso dell’articolo 15 prevede che il regime fiscale applicabile ai redditi ricevuti per un’attività dipendente dei lavoratori frontalieri è regolato dall’Accordo del 1974 i cui articoli da 1 a 5 costituiscono parte integrante della Convenzione. L’articolo 1 dell’Accordo sui frontalieri statuisce che i salari, gli stipendi e gli altri elementi facenti parte della remunerazione dei lavoratori frontalieri che esercitano un’attività dipendente sono imponibili soltanto dove l’attività è svolta. Ciò significa che un italiano residente nella zona di frontiera che consegue un reddito da attività lucrativa dipendente in Svizzera, non è tenuto a dichiarare tale reddito in Italia poiché lo stesso è imponibile soltanto in Ticino. L’inciso soltanto non è invece contenuto nell’articolo 15 capoverso 1 della Convenzione italo-svizzera. Ciò significa che un italiano non residente nella zona di frontiera che consegue un reddito da attività lucrativa dipendente in Ticino, è invece tenuto a dichiarare tale reddito in Italia ai sensi della Convenzione italo-svizzera. L’Italia a sua volta concede un credito d’imposta per le imposte pagate in Svizzera ai sensi dell’articolo 24 capoverso 2 della medesima Convenzione. Ne consegue che quando un residente italiano: 1. abita nella zona di frontiera, egli non deve dichiarare in Italia il reddito da lavoro conseguito in Ticino. Di conseguenza, se egli realizzasse la totalità (o la quasi totalità) dei propri redditi da lavoro in Svizzera, quest’ultima dovrebbe trattarlo come un proprio residente e concedergli la possibilità di fruire di tutte le deduzioni previste dal suo sistema fiscale; 2. non abita nella zona di frontiera, egli è obbligato a dichiarare in Italia il reddito da lavoro conseguito in Ticino. Il diritto interno italiano prevede poi per i redditi derivanti da lavoro dipendente prestato, in via continuativa e come oggetto esclu-


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sivo del rapporto, all’estero in zone di frontiera (Svizzera inclusa) una franchigia d’imposta sui primi 8’000 euro. L’Italia è poi tenuta a concedere al suo residente che lavora in Svizzera un credito d’imposta per le imposte pagate in Svizzera. Quindi, l’Italia tiene conto della situazione personale e famigliare del contribuente. Se anche la Svizzera, in base alla nuova giurisprudenza del Tribunale federale, fa la stessa cosa, si crea un “conflitto ”. Il secondo aspetto critico rilevato è conseguente al diverso trattamento fiscale degli immobili. La sentenza, infatti, parte dall’assunto che il frontaliere che consegue il 90% del suo reddito totale in Svizzera deve essere trattato, ai fini fiscali, come un contribuente con domicilio o dimora fiscale in Svizzera. Ma come viene considerato dalla Svizzera il reddito prodotto da immobili situati oltre confine? In Italia i fabbricati concorrono alla formazione del reddito complessivo tramite la rendita catastale rivalutata del 5% (fatte salve le agevolazioni previste per la prima abitazione); diversamente l’ufficio di tassazione svizzero considera gli immobili in Italia non in base alla rendita catastale ma sulla base del reddito locativo, assimilandoli agli immobili situati sul territorio elvetico. Il valore locativo è una peculiarità svizzera. Tassazione dei Frontalieri sul II Pilastro obbligatorio svizzero. Rendita e capitale. Il Patronato Acli ha rilevato alcune problematiche ai fini della dichiarazione fiscale in Italia di tali rendite. Infatti, a differenza della rendita AVS che, se accreditata in Italia, è oggetto di tassazione alla fonte nella misura forfetaria del 5% e di conseguenza non rientra nel reddito complessivo del pensionato residente in Italia, la rendita percepita dal II pilastro, non essendo oggetto a tassazione preventiva alla fonte, dovrebbe essere dichiarata esclusivamente in Italia. Anche la riscossione della prestazione sotto forma di capitale è oggetto di considerazione soprattutto a causa della diversa interpretazione, da parte delle autorità fiscali dei sue Paesi, della natura del reddito percepito in contanti del II pilastro. Con riferimento ai lavoratori frontalieri in base alla normativa interna svizzera la liquidazione in capitale del II pilastro è inquadrata come prestazione previdenziale. Infatti, ai sensi degli art. 119 della legge tributaria ticinese e 96 della LIFD l’Istituto di Previdenza professionale procede ad una trattenuta d’imposta alla fonte. Tuttavia, la Svizzera, in

base alla CDI CH-ITA e considerato l’inquadramento del capitale derivante dal II pilastro come prestazione previdenziale, sarebbe tenuta ad applicare l’articolo 18 CDI CH-ITA e, di conseguenza, non potrebbe effettuare nessuna imposizione alla fonte. Per quanto riguarda la normativa italiana, la direzione generale dell’Agenzia delle Entrate della Regione Lombardia ha stabilito con interpello n. 904-359/2004 che “la fattispecie in esame può essere ricondotta, sotto il profilo giuridico tributario, all’art. 44, comma 1 lettera g del Tuir. Il regime fiscale applicabile ai capitali corrisposti in dipendenza dei suddetti contratti sulla vita e di capitalizzazione è stabilito dall’articolo 6 della Legge del 26 settembre 1985 n. 482. Tale disposizione prevede l’applicazione di una ritenuta a titolo di imposta (oggi del 20%) e con obbligo di rivalsa, commisurata alla differenza tra l’ammontare del capitale corrisposto e quello dei premi riscossi. Il contribuente è tenuto ad applicare in sede di dichiarazione dei redditi (quadro RM) un’imposta sostitutiva pari alla ritenuta stessa. L’Agenzia delle Entrate specifica anche che “nel caso in oggetto si rende applicabile l’articolo 21 della Convenzione Italia-Svizzera contro le doppie imposizioni. Infatti, tale norma dispone testualmente che gli elementi di reddito di un residente di uno Stato contraente, qualsiasi ne sia la provenienza, che non sono stati trattati negli articoli precedenti della presente Convenzione, sono imponibili soltanto in questo Stato.” Ne consegue - continua l’Agenzia delle Entrate - che “il prelievo effettuato nell’altro Stato contraente in misura eccedente l’aliquota prevista dal Trattato, non può essere recuperato attraverso il credito d’imposta, bensì mediante un’istanza di rimborso da presentare alle Autorità fiscali estere Con interpello n. 954-56/2007, l’Agenzia delle Entrate del Piemonte pare ave al contrario dato una diversa interpretazione assimilando tali capitali come reddito da lavoro subordinato, (articolo 15 CDI CH-ITA) e, di conseguenza, considerandoli non imponibili in Italia. Tale reddito è soggetto peraltro all’Accordo sui frontalieri e quindi, coerentemente con questa interpretazione, l’Italia richiama il relativo l’articolo 1 che dispone che tutti gli elementi facenti parte della retribuzione che un lavoratore frontaliere riceve in corrispettivo di un’attività dipendente sono imponibili soltanto nello Stato dove l’attività viene svolta. Tuttavia, è necessario considerare anche il successivo articolo 2 in base al quale la Svizzera è tenuta a riversare all’Italia il 40% di quanto prelevato ai lavoratori frontalieri. Questa conclusione, però, sembra essere in contraddizione con quanto stabilito dal diritto interno svizzero (articoli 119 LT e 96 LIFD) che identifica invece le suddette somme come prestazioni in capitale assicurativo, inquadrabili come pensione ai sensi dell’articolo 18 CDI CH-ITA e quindi imponibili soltanto nello Stato di residenza del frontaliere. Secondo questa interpretazione, le somme in oggetto dovrebbero essere soggette a tassazione in Italia ad aliquota separata ai sensi degli articoli 49 (reddito da pensione), 17 (tassazione separata) e 21 (determinazione imposta altri redditi) TUIR.3

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Una testimonianza dal confine con la Francia Come avviene in prossimità dell’Italia, un gran numero di lavoratori decidono ogni anno di stabilirsi nelle zone di frontiera francese con la Confederazione svizzera. Per comprendere l’ampiezza del fenomeno, si pensi che soltanto sul cantone di Ginevra si contavano a fine giugno 2009, 65.566 lavoratori titolari del permesso di lavoro per frontalieri; nel primo trimestre del 2010, la crescita del numero di titolari di permesso G ha visto 1.300 persone in più rispetto all’anno precedente e alla fine di giugno 2010 risultavano registrati ben 67.503 frontalieri attivi. di Francesca Doria, Patronato ACLI Ginevra

Vivendo io stessa in territorio francese e facendo quindi parte del regime frontaliere, mi è possibile apportare una seppur breve testimonianza su alcuni aspetti della situazione. Senza negare gli evidenti vantaggi di una tale scelta (soprattutto in termini di costo della vita che dal lato Francia resta innegabilmente più basso nonostante l’esplosione del prezzo degli affitti alla frontiera che ha ormai quasi raggiunto il livello della Svizzera!), gli inconvenienti da affrontare quotidianamente restano importanti. Alcuni ambiti di particolare interesse a mio avviso riguardano l’assicurazione malattia, le prestazioni sociali (alla famiglia, per nascita dei figli) e la fiscalità. Attualmente, e fino al 31 maggio 2014, un lavoratore frontaliere ha la possibilità di affiliarsi a 3 tipi di assicurazione malattia: l’assicurazione svizzera del ragime Lamal, l’assicurazione privata (a scelta tra differenti società specializzate) o infine l’assicurazione francese di base (la CMU). La gran maggioranza dei frontalieri approfitta di un’assicurazione privata, di gran lunga più economica rispetto ad una copertura svizzera. A titolo di esempio, un lavoratore single e senza figli paga una tariffa media di 100-150 euro mensili per un ottimo livello di copertura (la qualità dei servici medici francesi è generalmente buona) che in parte comprende anche le cure su territorio svizzero (ma non integralmente). L’inconveniente? Una scelta limitatissima dovuta alla scarsa presenza di ospedali e altri stabilimenti medici in zona frontaliera, e che obbliga spesso a percorrere chilometri soltanto per una visita al pronto soccorso o di visite mediche specializzate. Per quanto riguarda le prestazioni sociali (“allocations familiales” in francese), la legge prevede che il lavoratore frontaliere usufruisca in priorità delle prestazioni svizzere, salvo il caso in cui il coniuge 12

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lavori in Francia. Alcune prestazioni però sono strettamente legate a servizi forniti dal paese di residenza ed in quel caso la situazione diventa particolarmente complessa e le risposte si fanno incerte anche da parte degli organismi competenti. Un esempio molto frequente riguarda la possibilità di affidare il neonato ad un’assistente materna convenzionata. Per i lavoratori francesi, l’organismo statale avanza la copertura di tutti i carichi sociali relativi al contratto di lavoro con l’assistente e, secondo il livello dei redditi, paga eventualmente anche una prestazione di aiuto. Per il lavoratore frontaliere invece, la legge prevede che le prestazioni svizzere siano prioritarie, non cumulabili con quelle francesi, e che la Francia paghi soltanto l’eventuale differenza tra aiuto francese e svizzero, cosa che sembra piuttosto ragionevole. I carichi sociali però, secondo una legge entrata in vigore da gennaio 2011, devono essere sempre e integralmente avanzati dal lavoratore e, soltanto al termine del trimestre, saranno, sotto determinate condizioni, rimborsati! Il costo per una baby-sitter quindi, già di per sè molto elevato in zona di frontiera, diventa il doppio con i carichi sociali, rendendo la vita molto difficile a centinaia di famiglie. Infine la fiscalità del lavoratore frontaliere, che differisce secondo il cantone di appartenenza e richiede operazioni complesse. In particolare, i lavoratori tassati alla fonte possono richiedere delle “rettifiche” e eventuali rimborsi (per le spese reali dei “quasi residenti” per esempio), ma non è detto che tale richiesta si riveli necessariamente vantaggiosa per il lavoratore… bisogna quindi calcolarne prima la convenienza caso per caso, di solito con l’aiuto di un fiscalista e dunque per un prezzo piuttosto elevato. Nel caso poi estremamente frequente di coppie dove ognuno lavora in un cantone diverso e l’uno impone alla fonte mentre l’altro no, (come è il caso, rispettivamente di Ginevra e Vaud), la situazione della dichiarazione fiscale rischia di diventare un vero calvario. Insomma, per concludere la mia breve testimonianza, prima di scegliere la vita alla frontiera è necessaria una valutazione accurata di vari fattori. Molti aspetti andrebbero migliorati per rendere la vita più semplice a chi ha già scelto di percorrere molti chilometri e spero che gli sforzi delle associazioni che si battono in questo senso saranno ricompensati.3


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Af f l u sso i n cre sci ta dal l a G e r man i a Nei rapporti tra la Svizzera e la Germania la temperatura è decisamente in crescendo, ma non è il frontalierato il problema numero uno tra i due Paesi. di Luciano Alban, vice presidente ACLI CH Il numero dei frontalieri, ma soprattutto la loro rilevanza nei mass-media non è minimamente paragonabile a quella del fronte sud della Svizzera. Sono circa quattordicimila i frontalieri tedeschi che, giornalmente o settimanalmente varcano il confine per lavorare in Svizzera, tuttavia quest’aspetto di pendolarismo non fa notizia e nessuno ne parla. È la problematica del traffico aereo che fa discutere e che crea tensioni tra le popolazioni delle zone confinanti tra i due Paesi. L’aeroporto internazionale di Zurigo-Kloten è diventato uno dei più importanti aeroporti del centro Europa. Da Kloten arrivano e partono molti voli intercontinentali, ultimamente con diverse nuove destinazioni. Negli ultimi anni il numero dei passeggeri e di conseguenza il traffico aereo, sono in costante aumento. L’aeroporto di Kloten si trova a pochi chilometri dal confine tedesco e, fino a pochi anni or sono, tutti i voli in arri-

vo a questo aeroporto, nella fase preparatoria di scalo andavano a virare su territorio tedesco. Anche nelle partenze la fase iniziale e il raggiungimento della quota di volo, avveniva praticamente tutta in territorio tedesco con conseguente disagio acustico. Oltre confine non ci sono grossi agglomerati urbani, ma le medio-piccole comunità locali hanno fortemente reclamato per questa situazione, tanto da indurre le autorità tedesche a ridurre notevolmente i voli da e per Kloten nel proprio territorio. Questa nuova situazione ha provocato il risentimento delle comunità di Zurigo e dintorni, che hanno visto aumentare notevolmente il disturbo del rumore degli aerei, in partenza e in arrivo da Kloten. Il contenzioso, arrivato da tempo fino al livello di Governi centrali è ben lungi da considerarsi chiuso dalle parti, anche perché altri fattori contribuiscono a rendere la trattativa più complicata: il controllo della Swiss da parte di Lufthansa e la parte di utenza che viene proprio dal sud della Germania. Non ci sono dati precisi, ma basta vedere le targhe delle auto che raggiungono l’aeroporto per capire che una rilevante parte dell’utenza è tedesca.

L’aspetto culturale è più temuto È l’aspetto culturale il fattore principale che determina il clima dei rapporti tra le popolazioni delle due frontiere. La popolazione Svizzera è circa un decimo della realtà tedesca. La paura di un’annessione culturale preoccupa non poco parte della popolazione svizzera che vede in pericolo la propria identità. Il dialetto svizzero è il loro segno di riconoscimento e d’identificazione. L’esempio più evidente è rappresentato dalla realtà della città di Zurigo. La capitale economica e finanziaria della Confederazione Elvetica è invasa da una classe sociale medio-alta di tedeschi. La prima comunità straniera di Zurigo non sono più gli italiani, né lo sono i cittadini dell’ex Jugoslavia, bensì i tedeschi. Circa la metà dei professori universitari, del Politecnico Federale, degli ospedali ecc. sono tedeschi che hanno una formazione di livello superiore. Per questa classe, lavorare in Svizzera comporta un doppio vantaggio: un maggior stipendio in entrata e una notevole diminuzione di tassazione rispetto alla Germania. Dal punto di vista formale è tutto in ordine, da che mondo è mondo, migliorare la propria condizione socio-economica fa parte del dna dell’uomo. Spetta alla politica governare i processi con regole che tengono conto dell’interesse generale. Le sole regole del mercato potrebbero creare situazioni non sempre sostenibili. L’afflusso considerevole di una classe economicamente

benestante ha fatto sì che la città di Zurigo diventasse una delle città più care al mondo. Negli ultimi dieci anni il costo delle abitazioni della città sulla Limmat ha subito un rincaro di oltre il 70%. Sono queste le motivazioni che preoccupano parte della popolazione svizzera. Trovare casa a Zurigo, a prezzi economici, è diventato impossibile, soprattutto per le persone anziane. La crisi del lavoro in Europa ha accentuato la ricerca di lavoro in questo Paese, in un mercato che ha raggiunto un nuovo record di ben 4'766 milioni di lavoratrici e lavoratori impiegati, compresi i Frontalieri che nell’ultimo anno hanno avuto un aumento del 9,1%. Una crescita di queste dimensioni, per essere sostenibile, deve essere accompagnata da misure strutturali e sociali nell’abitazione e nei servizi. Infine, l’ultimo fatto che ha provocato un terremoto politico è stato l’ordine di arresto, da parte del Procuratore Federale, di tre funzionari dell’agenzia delle entrate tedesche, per spionaggio al Credito Svizzero. L’accordo sull’imposizione fiscale e sui conti bancari in Svizzera che sembrava, a fatica, aver raggiunto un compromesso, e riesploso in questi giorni con toni insolitamente aspri e con linguaggio sempre più velenoso. Ora tutto è di nuovo in alto mare, ma un inasprimento del conflitto non gioverebbe a nessuna delle parti.3 il dialogo 2/12

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Le diverse realtà del lavoro transfrontaliero Le politiche del lavoro transfrontaliero tra Italia e Svizzera sono state al centro dell’attenzione del Parlamento italiano nel corso del mese di marzo sia per l’approvazione delle abbinate Proposte di legge Narducci - Molteni Volontè, recanti “Modifiche alla legge 5 giugno 1997, n. 147, concernenti la durata dei trattamenti speciali di disoccupazione in favore dei lavoratori frontalieri italiani in Svizzera rimasti disoccupati a seguito della cessazione del rapporto di lavoro” sia per le ormai note questioni legate ai ristorni del prelievo sul reddito dei lavoratori frontalieri in Svizzera ai comuni di provenienza. Sulla vicenda dei ristori fiscali, al pari altri colleghi, ho presentato una interrogazione subito dopo l’approvazione, da parte del Parlamento elvetico (seduta del 12 marzo 2012), di una mozione sostenuta dall'intera deputazione del Cantone Ticino con cui si chiede sostanzialmente di modificare la quota di ristorno fiscale diminuendolo dall’attuale 38,8% al 12,5%. di Franco Narducci, deputato al Parlamento italiano In termini di sicurezza sociale è particolarmente importante l’approvazione della legge per il trattamento di disoccupazione dei frontalieri, un provvedimento che, tra l’altro, è coerente con l’impegno dell’UE per attenuare (e ridurre) l’impatto della disoccupazione che in questo momento aumenta drammaticamente. Il testo normativo approvato, che ora è all’esame del Senato, punta a migliorare le tutele per i lavoratori frontalieri italiani in Svizzera, relativamente ai periodi di copertura della disoccupazione anche se, in prima applicazione, solo per l’anno 2012. Tuttavia possiamo senz’altro parlare di un passo avanti significativo verso un maggiore tutela dei lavoratori frontalieri occupati nei Cantoni svizzeri di confine. Infatti, mentre la vigente legge n. 147 del 1997 prevede un periodo di indennizzo di 12 mesi e un importo dell’indennità compreso tra il 25 e il 50% del salario medio percepito nell’ultimo anno di lavoro in Svizzera, nella nuova legge la durata massima dell’erogazione del trattamento è di 18 mesi per i lavoratori di età compresa tra 50 e 55 anni e di 24 mesi per i lavoratori con “56 anni di età e oltre”. Inoltre, il Governo ha assunto un impegno importante, accogliendo un mio ordine del giorno, cioè di accelerare la ratifica del nuovo Regolamento 883 che, applicandosi anche ai frontalieri, comporta la copertura da parte Svizzera dei primi 3 -5 mesi di disoccupazione. Le previsioni dell’Ocse sullo stato di recessione dell’economia italiana sia nel 2012 che nel 2013, ci devono allarmare anche per i lavoratori frontalieri che spesso sono i primi a pagare con la perdita del posto di lavoro l’andamento recessivo del ciclo congiunturale e difficilmente sarebbero riassorbiti sul mercato del lavoro italiano. Pertanto è importante, come prevede il testo di 14

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legge approvato alla Camera, che il fondo di riserva alimentato per anni con la retrocessione del prelievo effettuato in Svizzera sulla massa salariale dei frontalieri a copertura dell’assicurazione disoccupazione - prelievo erogato dalla Svizzera all’INPS fino al 2009 - sia utilizzato esclusivamente, fino al suo esaurimento, per pagare l’indennità disoccupazione ai diretti interessati (a fine 2011 il fondo ammontava a circa 304 milioni di euro). L’Italia deve prestare grande attenzione ad una realtà, quella del frontalierato, che da decenni rappresenta una grande ricchezza per il nostro Paese, sia in termini economici che di acquisizione di competenze e qualifiche professionali. Dei frontalieri non si parla molto in Italia e pochi hanno contezza delle difficoltà che essi affrontano quotidianamente barcamenandosi tra due realtà differenti di vita e di regolazione del mercato del lavoro, con i problemi connessi al pendolarismo ed alle difficoltà dei collegamenti che tutti conosciamo ma che in questo caso sono più evidenti poiché transfrontalieri. Se ne parla soltanto quando vi sono fatti eclatanti coma la campagna xenofoba firmata “Balairatt”, che rappresentava i frontalieri come parassiti venuti in Ticino a ingrassare a spese della popolazione indigena, oppure per la svalutazione dell’euro rispetto al franco svizzero che ha spinto parte dei datori di lavoro al tentativo di corrispondere lo stipendio in euro e non in franchi svizzeri. Un tentativo non andato a buon fine ma che odora fortemente di discriminazione, un atteggiamento che non possiamo tollerare in nessun caso e a maggior ragione nell’Occidente evoluto e democratico. Tanto più è dunque fondamentale che Roma e Berna smussino le tensioni esistenti e ristabiliscano il dialogo e il confronto sedendosi prima di tutto attorno ad un tavolo per discutere i problemi e individuare le soluzioni che non possono essere rinviate in eterno.3


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L’Italia non può ignorare i problemi dei frontalieri Poco prima di andare in stampa il Governo italiano ha risposto all’interrogazione Narducci citata nella pagina precedente e presentata il 15 marzo.Ve ne proponiamo alcuni ampi stralci con la reazione del deputato Franco Narducci. a cura della redazione La risposta del Governo è giunta lo scorso 11 aprile ma ha lasciato del tutto insoddisfatto il parlamentare Franco Narducci. L’interrogazione voleva chiarire quale posizione intendesse assumere il Governo italiano rispetto alle notizie allarmanti provenienti dal Ticino ed in cui si ipotizzava una diminuzione della quota di ristorno del prelievo fiscale sul reddito dei frontalieri italiani in Svizzera. Il Sottosegretario all’Economia e alle Finanze, Vieri Ceriani, che ha risposto a nome del Governo, ha evidenziato la situazione di illegalità internazionale in cui si trova la Svizzera per il mancato ristorno del 50% dell’ammontare della quota stabilita negli accordi internazionali per quanto concerne il prelievo fiscale sul reddito dei frontalieri. Vieri ha altresì evidenziato l’impegno del Ministero degli Affari Esteri nei confronti delle Autorità federali elvetiche che ha effettuato “fermi e ripetuti passi volti a reclamare la piena applicazione da parte svizzera del vigente Accordo del 1974, che costituisce questione non collegata né collegabile a quella del negoziato fiscale”. Inoltre, il dott. Vieri ha precisato che si è “ritenuto opportuno esperire altre opzioni di intervento a difesa degli interessi italiani, utilizzando prioritariamente gli strumenti per la risoluzione delle controversie previsti dalla vigente Convenzione contro la doppia imposizione fiscale, di cui l'Accordo sui ristorni è, come si è detto, parte integrante. È stata pertanto richiesta alla controparte elvetica la convocazione di una commissione mista ad hoc.” La risposta, come detto, non assolutamente soddisfatto l'on. Franco Narducci. Il rappresentante del Governo anzichè entrare nel merito della domanda e indicare le soluzioni urgenti che dovrebbero far parte del negoziato con la controparte elvetica, si è limitato a riassumere i concetti ben noti che hanno ispirato l’interrogazione. È a tutti noto, infatti, che il Cantone Ticino ha congelato da quasi un anno il 50% dei ristorni fiscali ai comuni italiani, per un’ammontare di quasi 24 milioni di franchi svizzeri. Ed è anche noto che il Parlamento svizzero ha approvato, nella recente sessione pri-

maverile, una mozione che chiede di ridurre al 12,5% l'ammontare del ristorno attualmente pari al 38,5%. "Visti i precedenti, si deve ritenere che con il perdurare del muro contro muro che caratterizza le relazioni tra Roma e Berna, nel mese di giugno, prossima scadenza per il ristorno fiscale, si arriverà al blocco totale dell'erogazione a favore dei Comuni italiani, indipendentemente dalla mozione sulla percentuale del ristorno" ha sottolineato Narducci in sede di replica al Governo. "Il Governo che anche i parlamentari eletti all'estero sostengono - ha proseguito Narducci - non può ignorare le problematiche dei frontalieri, che non significano unicamente 55 mila posti di lavoro disseminati nelle aree di confine in Svizzera, bensì anche il rilevante numero di imprese che esportano servizi temporanei sulla base degli accordi bilaterali tra la Confederazione e l'UE". Narducci ha poi ricordato che la Svizzera ha adottato, da tempo, il modello OCSE per le convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali, per cui oltre una quarantina di Paesi hanno rinnovato le convenzioni stesse basandole sul nuovo modello. "Ritengo incomprensibile l'ostinatezza con cui il Governo italiano rifiuta di sedersi attorno ad un tavolo per negoziare con gli svizzeri la nuova convenzione contro le doppie imposizioni fiscali, un presupposto inderogabile per ripristinare rapporti corretti e affrontare le questioni del lavoro transfrontaliero" ha evidenziato Narducci, ricordando, in conclusione, che sarebbe un grave errore "far dipendere la convenzione contro le doppie imposizioni fiscali dall'accordo sui capitali italiani detenuti in Svizzera, un accordo siglato proprio in questi giorni con il Governo tedesco, poiché oltre alla fuga dei capitali dobbiamo frenare la fuga delle imprese italiane che, in particolare dalla Lombardia, trasferiscono la loro sede nel Cantone Ticino. E in assenza di accordi, ha concluso Narducci, è davvero difficile frenare tali fenomeni, che accrescono ancora di più le difficoltà economiche dell'Italia".3 Nella foto: il deputato alla Camera, Franco Narducci il dialogo 2/12

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L a p arol a a du e di l oro, G i ovan ni e Carl a Il frontalierato, da alcuni anni, è alla ribalta della cronache di confine (e non solo): dal blocco parziale dei ristorni fiscali all’Italia, fino all’aumento del loro numero (in costante crescita) e ai rischi di dumping salariale (in particolare degli addetti temporanei). intervista di Renato Latini, membro di presidenza ACLI Varese Per approfondire quanto e come queste questioni incidono sulla vita (carne, spirito e borsellino) del lavoratore frontaliero, abbiamo voluto dare la parola a qualcuno di loro.

Renato Latini

Abbiamo dunque avvicinato Giovanni, sposato, 2 figli minori agli studi, operaio occupato in una fabbrica dove non vige CCL con minimi salariali contrattati. Quant’è il tuo salario? Duemila franchi al mese netti (circa 2.200 lordi), più gli assegni familiari e più un premio annuo di circa 1’000 franchi legato alla produttività e a discrezione dell’azienda. Lo sai che con un salario simile, in Ticino saresti classificato “povero”? Sì e questo mi fa arrabbiare parecchio.

intervista di Luisa Seveso, presidente ACLI Como Carla, 55 anni, frontaliera da 40.

Luisa Seveso

Come vivi oggi la tua situazione di lavoratrice frontaliera? Sono una lavoratrice frontaliera da più di 40 anni, ho vissuto in prima persona le diversificate situazioni economiche dell’Europa intera in rapporto alla Svizzera che si ripetono continuamente e finiscono per trovare nei frontalieri l’unica valvola di sfogo. La mia carriera professionale mi permette di sentirmi una privilegiata, ma penso agli altri oltre 50.000 frontalieri, molti dei quali giovani o persone con famiglia a carico, che vivono continuamente una situazione di precarietà e di insicurezza. Cosa pensi dell'ipotesi di pagamento in euro del salario? Se l’economia va bene, assumiamo frontalieri, se l’economia va male, licenziamo frontalieri. Se il franco si svaluta i problemi sono dei frontalieri, se il franco si rivaluta diminuiamo il salario ai fronta-

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Com’è la tua vita sotto l’aspetto economico? Al limite, si fa fatica a quadrare i conti e mia moglie deve lavorare part-time in Italia. In fabbrica, che salari vengono pagati e chi sono i tuoi colleghi di lavoro? I salari degli addetti alla produzione, dove siamo al 99% frontalieri, sono simili al mio, uguali uomini o donne. Cosa ne pensi del dumping salariale? La pressione al ribasso dei salari è fatta scientificamente dalle aziende; se non si accetta il salario proposto, minacciano di ricorrere ad altri lavoratori o alle agenzie. Mi ribello all’idea che i frontalieri siano un peso per l’economia del Ticino: infatti i frontalieri producono ricchezza per il Ticino. Siamo lavoratori e non topi. Se non serviamo all’azienda o all’economia, possono sempre licenziarci (in Svizzera è molto semplice farlo). Cosa ne pensi del blocco di parte dei ristorni fiscali? È più che giusto che le nostre imposte vadano anche ai nostri Comuni di residenza, dove viviamo e abbiamo i servizi pubblici.3 lieri perché tanto loro guadagnano, mentre le aziende perdono… Anche alcuni colleghi più giovani di me esprimevano preoccupazione rispetto al pagamento del salario in euro in quanto aumenterebbe la discriminazione, peraltro già esistente a causa della differenza retributiva, tra i frontalieri ed i lavoratori svizzeri. Ci offendono, ci umiliano, ci licenziano, ci aumentano le imposte alla fonte, ci diminuiscono lo stipendio, ci pagano in lire o euro invece che in franchi perché ai datori di lavoro fa comodo così; tanto sono frontalieri! Abbiamo subito mortificazioni anche nei tempi passati senza che il governo italiano abbia mai alzato un dito per noi, anche solo per difendere la dignità degli italiani. Conosco l’avv. Bernasconi, persona ammirevole che ha avuto il coraggio di difendere i 9 frontalieri che hanno denunciato la campagna “Bala i ratt”. Conoscendo la mentalità svizzera, non mi aspettavo niente diverso da quanto il giudice di turno ha sentenziato. I lavoratori frontalieri vivono almeno 9 ore il giorno con i colleghi svizzeri e queste campagne pubblicitarie, non fanno certo bene a nessuno.


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I conf i ni Mi avrebbe fatto piacere sentire la voce del Presidente della Repubblica in difesa della dignità dei lavoratori italiani all’estero, forse il risultato sarebbe stato diverso, forse gli svizzeri avrebbero chiesto scusa. Secondo te quale è oggi la priorità sulla quale attivarci per la tutela dei frontalieri? Chi si è sempre speso senza riserve per noi frontalieri è stato Giancarlo Pedroncelli: con l’aiuto di alcuni frontalieri militanti aclisti, primo fra tutti Angelo Leoni. Insieme siamo riusciti a raggiungere risultati eccezionali, anche se poi alla fine i meriti di queste lotte andavano ai sindacati che troppo spesso fanno finta di alzare qualche polverone, ma poi i risultati non si vedono. Questa è la mia considerazione. Per quanto riguarda ciò che i media elvetici pubblicano, la responsabilità è di alcuni politici che approfittano per guadagnare voti che magari non durano per più di una legislatura, ma creano tanto malessere nella comunità. I problemi in sospeso da anni non sono mai stati affrontati adeguatamente e anche da parte del governo italiano. Accordi bilaterali, disoccupazione, malattia, imposte, lo stesso problema salariale, sono ancora lontani dal trovare soluzione. Come può uno Stato moderno e civile permettere che una persona venga assunta con un certo stipendio, con la firma di un contratto, e poi succedono eventi come questi e ti ricattano diminuendo lo stipendio e nessuno fa niente? I frontalieri devono solo subire? E poi si parla di diritti umani? Questa è la realtà dei fatti. Sembra che solo gli extracomunitari subiscano ingiustizie, ma gli italiani emigranti questi soprusi li subiscono da sempre. Un giovane operaio frontaliero mi raccontava di sentirsi soddisfatto del proprio lavoro anche se si tratta di un lavoro molto pesante che gli svizzeri non vogliono più fare. Fino a due anni fa, in Italia, era un giovane disoccupato, senza diploma, mentre in Svizzera comunque ha trovato occupazione. Se gli dovessero diminuire lo stipendio accetterà quanto gli propongono, meglio che tornare in Italia a fare il disoccupato, ma l’amarezza resta. Quindi alla domanda quale è la priorità rispondo: gli accordi bilaterali da rinnovare al più presto con il chiarimento di questi problemi. Nella speranza che i governi si impegnino a rispettarli, altrimenti le condizioni di lavoro dei frontalieri saranno sempre confusione e mancanza di diritti. 3

I frontalieri sono tali perché esistono le frontiere. Ecco quindi qualche riflessione queste barriere, i confini, fonte di discordie e conflitti. di Ennio Carint, presidente ACLI Svizzera Viaggiando in giro per il mondo si è sempre confrontati con la pesante realtà dei confini. Confini che distaccano, dividono, separano e fermano. Chi di noi è venuto in Svizzera per lavoro negli anni cinquanta ed inizi anni sessanta al confine veniva fermato e accuratamente visitato se era idoneo a passare, se non avesse ne malattie ne difetti che potessero pregiudicato la sua capacità lavorativa e “deturpare” la purezza autoctona. Un vero obbrobrio ai diritti universali ed un fatto storico burocraticamente ridicolo ed umiliante copiato forse da ciò che succedeva a chi andava in America nell’ottocento ed inizi novecento, e non solo negli Stati Uniti. I confini in natura esistono certamente ma sono segnati solo dalle catene montuose, dai grandi oceani, dai mari, dai fiumi e laghi che dividono morfologicamente i territori che però per animali, piante e per il vento ed il tempo non sono delle barriere ed in pratica non esistono. I confini sono dunque un’invenzione degli umani e rispondono alla necessità di sicurezza descritta nel secondo gradino nella scala della piramide dei bisogni dello psicologo e umanista statunitense Abraham Maslow. Bisogno di sicurezza che viene subito dopo che risultano soddisfatti i bisogni fisiologici dell’esistenza umana del primo gradino di detta piramide quali respiro, bere, mangiare, sonno, ecc. Le società moderne del nostro tempo della comunicazione in tempo reale dovrebbero tendere a superare il vecchio concetto di “confine”. L’esempio più significante ed innovativo è stata la pietra miliare dell’Unione Europea con l’apertura delle frontiere e la libera circolazione delle persone. UE osteggiata e derisa da molti, anche in questo paese, che faticano a liberarsi da antichi preconcetti di superiorità etnica, sociale e di gruppo che sono stati la linfa di tanti mali della storia umana. Storia segnata dalle tante deprecabili e disastrose guerre fratricide del passato, in particolare le due guerre mondiali del secolo scorso. Guerre conosciute e guerre ignorate di oggi che, quasi una terrena maledizione, purtroppo continuano ancora in molti luoghi della terra e nei vari siti caldi del mondo a partire sempre da divisioni su confini reali o inventati e solo per manie di supremazia. Supremazia non solo di origine politica, sociale e purtroppo anche religiosa, ma anche supremazia, molto spesso, di mera origine economica. Mi sovviene qui un aneddoto che ho vissuto da ragazzo quando d’estate, organizzata dal mio comune di provenienza, andavo con un folto gruppo di coetanei in una colonia a Malborghetto nell’alto Friuli nei pressi di Tarvisio nelle belle montagne della valle del ferro al confine con l’Austria. Spesso nelle passeggiate pomeridiane nelle valli più alte, si superava il confine, che era semplicemente tracciato da qualche paletto, e si entrava in un vicino villaggio austriaco. Nessuno di noi conosceva il tedesco e con qual-

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FRONTALIERI continuazione dalla pagina 3

approvazione dal Parlamento tedesco. L’Italia di Monti non ha tolto la Svizzera dalle black-list dei paesi fiscalmente non chiari in cui Tremonti l’aveva relegata e vuole un accordo come UE. La tensione aumenta in una specie di braccio di ferro ed è di questi giorni l’appello delle principali associazioni economiche ticinesi perché siano sbloccati i ristorni dei frontalieri nella speranza che la Svizzera venga tolta dalle quattro liste nere che stanno creando seri proble-

mi agli ambienti economici. La ricchezza ed il progresso economico e sociale della Svizzera è dovuto anche a tanti lavoratori stranieri, frontalieri o residenti, che in questo Paese hanno progredito e l’hanno fatto progredire. Questo si verifica ancora oggi e speriamo finalmente che i governanti di riferimento si siedano al tavolo delle trattative, senza strumentalizzazioni e prove di forza, fissando regole, indicando vie condivise e guardando ad un futuro di

cooperazione nell’interesse generale di chi lavora aldilà dei confini. Le ACLI ed il Patronato in particolare hanno molto a cuore questi argomenti ed operano a cavallo delle fasce di confine in un difficile lavoro di assistenza, tutela e sostegno alle persone e segnalano necessità e avanzano proposte alle autorità per contribuire con l’esperienza acquisita giornalmente sul campo. Franco Plutino vice presidente ACLI Svizzera

continuazione dalla pagina precedente che anziano locale comunicavamo solo a gesti. Una volta riuscimmo a capire che ci chiedeva come mai noi fossimo li, giovani ragazzi, a divertirci e a fare vacanze quando i loro ragazzi, in estate, dovevano salire nelle malghe più alte dove pascolavano le loro mandrie di bovini ed ovini e dove, con genitori ed adulti, dovevano lavorare alla cura degli animali e nella lavorazione dei formaggi. Noi siamo poveri, faceva capire, e non possiamo permetterci di mandare i nostri ragazzi in vacanza nelle colonie estive. Tornato a casa, noi in famiglia non eravamo certamente ricchi, mi ricordo che raccontai a mia madre quel fatto e lei mi rispose: “Ringraziamo Dio del nostro benessere del quale anche tu hai potuto godere, ci sono sempre altri più bisognosi di noi”. Quel fatto mi ritorna spesso in mente e sopratutto quel “confine” che, la sopra nei rigogliosi e verdi boschi di abeti, larici e pini, non c’era. Confine che invece solo a qualche chilometro di distanza giù nella bassa valle, con ferree ed invalicabili barriere e presidiato da una parte e dall’altra da austeri gendarmi in divisa, segnava una netta spaccatura tra paesi e popoli vicini ed in natura fratelli. Quel ricordo mi ha fatto sempre affermare che i “confini” sono la più deleteria invenzione che l’uomo abbia messo in pratica. Per i confini sono state messe in atto e vengono tutt’ora fatte le peggiori divisioni e devastanti guerre con tanti lutti e dove nessuno ne esce, e può uscirne, vincitore. Guerre che come già accennato, sono state e sono guerre per pura supremazia economica.

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“Io sono meglio di te”; “Tu non sei gradito perché disturbi e prevarichi la mia tranquillità e la mia sicurezza”; “Tu mi rubi spazio e lavoro”; “Vai e resta a casa tua, vai… vai aldilà del confine”. Confine e confini che abbiamo purtroppo tracciato anche nei nostri rapporti reciproci e nulla facciamo per liberarcene. Un giorno, in uno dei miei viaggi di lavoro, mi trovavo nella lontana isola di Vancouver, all’estremo ovest del Canada e la ho conosciuto un signore tedesco che aveva due lauree ma faceva solo lavori saltuari nel ramo delle applicazioni tecniche degli acciai speciali. Nei vari colloqui che abbiamo avuto mi confidava quanto inutile è l’affanno che ci imponiamo con ritmi di lavoro stressanti solo per guadagnare di più e rinunciamo ad essere (cioè ad esistere). “Io” – diceva – “cerco di vivere con poco e vivo le meraviglie di quest’isola così selvaggia e meravigliosa con serenità e bellezza, dove ognuno è libero di scegliere i propri tempi e non ci sono confini”. Gli bastava poco, qualche dollaro guadagnato ogni tanto, una piccola barca, una canna da pesca e dei libri da leggere. Il resto era tutto superfluo e commiserava noi europei costretti ad angustiarci continuamente per tutto e per ogni cosa buttando al vento il nostro tempo da notabili ottusi e irriverenti del bene che non vediamo e che solo il contatto con la natura si può godere. Non ebbi nulla da ridire. Le uniche parole che ho avuto il coraggio di esprimergli sono state: “Beato te Heinz, godi della tua libertà!”.3


PATRONATO

Due volti nuovi a Lugano Siamo arrivati da poco al Patronato ACLI di Lugano, ma è come se fossimo qui già da diverso tempo . Tutto merito della splendida accoglienza riservataci dai nostri responsabili e dai colleghi con cui ci troviamo a lavorare quotidianamente, che ha facilitato enormemente il nostro inserimento in questa nuova realtà. di Daniele Lupelli e Luca Rappazzo

Siamo Daniele Lupelli e Luca Rappazzo (da destra a sinistra sulla foto), i nuovi volontari del Servizio Civile Nazionale, provenienti rispettivamente da Roma e da Vimercate (in

provincia di Monza-Brianza). Abbiamo scelto di svolgere questo anno di servizio civile nel Patronato ACLI poiché siamo consapevoli dell’importanza delle mansioni che assolve. È per questo che cerchiamo con il nostro impegno di rendere il servizio verso i nostri concittadini residenti in Ticino, e verso tutti coloro che ne hanno bisogno, il più’ efficiente e celere possibile. Il solo fatto di svolgere un’attività di supporto e di pubblica utilità è per noi motivo di orgoglio. È per questo che ci aspettiamo di vivere un anno di esperienze gratificanti sia dal punto di vista professionale che dal punto di vista umano. In questo breve periodo abbiamo già avuto modo di entrare in contatto con il mondo dinamico delle ACLI. Ci auguriamo che in quest’anno di permanenza a Lugano possano esserci sempre delle opportunità di crescita e di confronto che riescano a soddisfare le nostre aspettative.3

Francesca Doria al Patronato ACLI di Ginevra

Francesca Doria, 31 anni, originaria di Napoli, è la nuova operatrice attiva al Patronato ACLI di Ginevra a supporto del direttore, Angelo Mura. Dopo aver conseguito una Laurea in Scienze Politiche si è trasferita in Inghilterra dove ha vissuto per due anni. Successivamente si è stabilita a Bruxelles, in Belgio, dove ha conosciuto il Patronato ACLI. Dopo essere stata assunta ho partecipato al corso per operatori ed è rimasta circa un anno presso la sede di Bruxelles. In seguito si è stabilita in Francia ed ha assunto la carica di responsabile della sede di Lione per quasi 3 anni. A partire da luglio 2011 è stata trasferita presso la sede del Patronato ACLI di Ginevra. Benvenuta e buon lavoro.3

La nuova IMU e le tassazioni italiane creano problemi? Il Centro di assistenza fiscale del Patronato ACLI presente in modo capillare su tutto il territorio nazionale fornisce una competente assistenza. Chiama i nostri uffici! Aarau: 062 822 68 37 Basilea: 061 272 64 77 Ginevra: 022 781 09 32

Lucerna: 041 410 26 46 San Gallo: 071 244 81 01 Lugano: 091 923 97 16

Losanna: 021 635 24 21 Zurigo: 044 242 63 83

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ENAIP SVIZZERA

S vi l u pp i nel l a for m azi on e con ti nu a In Svizzera si sta concretizzando una prima importante esperienza per quel che concerne la disciplina in materia di formazione continua. di Paolo Vendola, dir. ENAIP CH Infatti, già il 21 maggio 2006, il popolo svizzero si era espresso a favore di una regolamentazione in materia. In tal senso la Confederazione ha ricevuto l’incarico di “normare” il settore a livello nazionale. Se prendiamo il capitolato della Costituzione federale, in particolare l’art. 64a, esso recita: 1. La Confederazione stabilisce principi in materia di perfezionamento. 2. Può promuovere il perfezionamento. 3. La legge ne determina i settori e i criteri. Su questa base previsto dal dispositivo di legge, la Svizzera, si è mossa per definire una legge quadro in materia. Infatti, lo scorso 9 novembre 2011, la legge federale sulla formazione continua ha superato i primi di una serie di ostacoli parlamentari. La bozza di progetto della legge federale sulla formazione continua (LFCo) è stata esaminata dal Consiglio federale dando i primi segnali positivi per la consultazione. Questo significa che, assieme alla legge federale sulla formazione professionale (LFPr), ci sarà un vero

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dispositivo di legge che successivamente sarà regolamentato dalle ordinanze a livello cantonale. Ancora oggi, la formazione continua è finanziata in gran parte dal settore privato. Infatti, sono le aziende a fornire un contributo sostanziale (co)finanziando la formazione dei loro collaboratori. A livello statistico, non si conosce oggi il vero ammontare dei contributi finanziari della Confederazione e dei Cantoni destinati al settore della formazione continua. Gli interventi sono così variegati che uno stesso finanziamento può essere richiesto sotto diverse forme e diversi “cappelli” all’interno delle stesse Divisioni dell’Educazione o Dipartimenti cantonali. È risaputo, per esempio, che molti adulti fanno difficoltà ad autofinanziarsi un percorso di formazione continua, anche perché in alcuni settori specialistici o per impiegati a tempo pieno e con alte qualifiche vi sono costi troppo elevati impossibili da seguire senza un sostegno finanziario. Questo significa creare una discriminante e quindi non garantire le pari opportunità nell’accesso alla formazione continua. Per questo motivo, sin dal 2001 si era postulato il principio del “Sostegno alla formazione continua orientato alla domanda” chiedendo al

Consiglio Federale di favorire il finanziamento della domanda e non quella dell’offerta formativa. Questo significa che il sostegno finanziario è accordato alle persone (una sorta di vaucher formativo) che intendono intraprendere un percorso di formazione continua, piuttosto che finanziare in primis le istituzioni formative. Questa modalità cambia la prospettiva dove al centro non vi è l’offerta formativa bensì la domanda. È un modello di promozione della formazione mirata e più idonea agli adulti nel pieno processo lavorativo visto come sostegno alle persone interessate/motivate a seguire una formazione continua piuttosto che visto come sussidio alle istituzioni. Questo modello, in consultazione nella LFCo può essere interessante per le istituzioni pubbliche e private preposte alla formazione continua per creare/progettare pacchetti formativi specifici e di qualità volti ad un pubblico sicuramente con l’interesse e l’intenzione di frequentare per motivi di crescita professionale, avendo come obiettivo la massima resa nel percorso formativo. Anche un istituto come il nostro, l’ENAIP Svizzera, può essere interessante definire/attivare pacchetti formativi e di consulenza “on-demand” per pubblici specifici passando dalla nostra rete e partenariati sociali. In definitiva, un sistema che permette di centrare l’esigenza della singola persona con tutti i suoi bisogni formativi e di crescita professionale.3


VITA DELLE ACLI

ACLI Ticino, incontro su Spiritualità e Famiglia Il 25 marzo nel Convento benedettino di Claro, con la guida di Padre Elio Dalla Zuanna, in una bellissima aria primaverile, i dirigenti delle ACLI del Ticino hanno vissuto una giornata di spiritualità intensa sul tema “Dal segreto di Nazareth alla famiglia cristiana di oggi”.

di Franco Plutino, presidente ACLI Ticino Padre Elio ha voluto ricordare Nazareth come luogo di umiltà, nascondimento e crescita per proporre uno stile evangelico della vita in famiglia per noi oggi. Ecco alcuni punti: l Animata e sostenuta dal comandamento nuovo dell’amore, la famiglia cristiana vive l’accoglienza, il rispetto, il servizio verso ogni uomo, considerato sempre nella sua dignità di persona e di figlio di Dio. l Ritornare a educare. Un impegno educativo aperto e fiducioso coglierà anche in questo nostro tempo alcuni valori che, nonostante le rivoluzioni culturali, politiche ed economiche, vengono ancora riconosciuti e accettati dalla gente se presentati con verità, convinzione e coerenza: la dignità della persona umana; i suoi profondi bisogni esistenziali; la solidarietà umana che ci lega gli uni agli altri. l L'uomo deve essere educato per la società reale nella quale è destinato a vivere e a collaborare per la promozione propria e altrui. l Abbiamo bisogno prima di persone che di cose. Oggi questo "sentire" è raro: infatti viviamo in una società in cui i figli sono considerati un peso, un lusso, un incomodo, un problema, perché condizionano la libertà dei genitori, la loro economia e felicità. l Il bisogno di amare e di essere amati. Nell'intero arco della vita umana questo bisogno vuole essere soddisfatto in tutte le sue forme e possibilità: dall'amore filiale all'amore materno e paterno, da quello amicale all'amore sponsale. l La salute e la felicità dipendono moltissimo dalla capacità e dalla possibilità di donare amore e di riceverlo.

I figli non possono essere soddisfatti soltanto dell'amore che si dà loro; hanno assolutamente bisogno anche di amare. l Se l'educare è cosa del cuore, occorrerà dilatare il cuore nostro e dei nostri ragazzi, perché si stabilisca un vero flusso educativo. Il cuore di Cristo squarciato sulla croce è il simbolo di questo amore che dal Padre si diffonde su di noi e ci rende capaci di amore. l Ciò deve avvenire, anzitutto, all’interno e a favore della coppia e della

famiglia, mediante il quotidiano impegno a promuovere un’autentica comunità di persone, fondata e alimentata dall’interiore comunione di amore. Ciò deve poi svilupparsi entro la più vasta cerchia della comunità ecclesiale, entro cui la famiglia cristiana è inserita: grazie alla carità della famiglia, la Chiesa può e deve assumere una dimensione più domestica, cioè più familiare, adottando uno stile più umano e fraterno di rapporti. l La carità va oltre i propri fratelli di fede, perché «ogni uomo è mio fratello»; in ciascuno, soprattutto se povero, debole, sofferente e ingiustamente trattato, la carità sa scoprire il volto di Cristo e un fratello da amare e da servire. Mai senza l’altro, in famiglia si impara la fraternità. Al pomeriggio, scambiate esperienze e riflessioni prima in tre gruppi di lavoro, e poi condividendole insieme, si sono tratte le conclusioni con Padre Elio portando nei rispettivi circoli spunti sul tema della famiglia da approfondire nell’imminenza del VII Incontro Mondiale delle Famiglie che si terrà a Milano dal 30 maggio al 3 giugno 2012.3

Enzo Galizia, nuovo presidente a Faido di Luigi Zanolli Lo scorso 30 marzo si è tenuta a Faido, presso la sede del Circolo ACLI al Convento, l’Assemblea Congressuale, che aveva il compito del rinnovo delle cariche e della scelta dei delegati al Congresso delle ACLI del Ticino, che si svolgerà in autunno. Il nuovo presidente è Enzo Galizia, vicepresidente (e presidente onorario) Giovanni Mammarella. I delegati al Congresso cantonale sono Enzo Galizia, Salvatore Lo

Piccolo, Ignazio Maragioglio, Aurora Scampicchio. L’Assemblea ancora una volta ha messo in evidenza la volontà di mantenere la presenza del Circolo come elemento di coesione e luogo di incontro nel calore dell’amicizia. Una cena offerta dal Circolo ha concluso l’Assemblea, dopo i dovuti ringraziamenti al Consiglio precedente e un augurio vivissimo di un buon lavoro al servizio della comunità rivolto dai responsabili cantonali Antonio Cartolano e Luigi Zanolli ai nuovi consiglieri e al Circolo tutto.3 il dialogo 2/12

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VITA DELLE ACLI

In ricordo di Giovan Battista Bolzoni Il 5 marzo scorso nel suo paese natale di Castelleone, in provincia di Cremona, moriva Giovan Battista Bolzoni, che ricordiamo come un “padre fondatore” delle ACLI del Ticino e della Svizzera, nonché del Patronato ACLI.

di Luigi Zanolli

Giovan Battista Bolzoni

Nato nel 1926, era giunto nel 1964 a Bodio come operaio della Monteforno, ditta nella quale veniva trasferito negli uffici. Il parroco di allora, don Emilio Conrad, condividendo lo spirito di volontariato di Bolzoni, che fin dal suo arrivo collaborava con il Patronato per l’assistenza agli operai della Monteforno e con il Consolato italiano per le pratiche correnti, soprattutto per il rinnovo dei passaporti, metteva a disposizione una saletta della sua casa parrocchiale a Bodio. E così, nello stesso anno 1965, incoraggiato dal parroco, fonda il Circolo ACLI di Bodio e partecipa al primo Congresso delle ACLI in Svizzera. In questa sua nuova avventura, soprattutto nell’ambito del Patronato, lo affiancano diverse persone, tra cui Sarti, Valerio, Cattozzo, mentre il Patronato in Ticino acquista sempre più importanza con l’arrivo prima di

Lugano In vacanza col Circolo Tour in Normandia e Bretagna dal 26 maggio al 2 giugno Costo (tutto compreso): fr. 1500.Per informazioni rivolgersi a: Circolo ACLI, tel. 091 923 66 46; Cartolano Angela: 077 423 77 90, 091 923 97 16. 22

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Mimmo Lomartire e poi di Antonio Cartolano. Eletto presidente delle ACLI del Ticino, queste registrano una forte crescita, motivata anche dalle nuove difficoltà del mondo del lavoro e dell’emigrazione. Nel 1984, messo in prepensionamento (la Monteforno stava subendo profondi cambiamenti), pur lasciando l’impiego, Bolzoni continua la sua collaborazione nel Patronato e nel Movimento. Nel 1988 rientra definitivamente a Castelleone, dove per una decina d’anni continua la sua collaborazione con il Patronato del suo paese e con le ACLI provinciali di Cremona. I molti amici del Ticino non possono dimenticare questa figura che del volontariato ha fatto una bandiera e del suo attaccamento alle ACLI un vanto. Siamo certi che sarà stato accolto nella pace dei giusti con le parole evangeliche: “Vieni, servo buono e fedele, nella Casa del tuo Signore!”3

Uster: festa della Solidarietà

di Salvatore Dugo Anche quest’anno il Circolo ACLI di Uster e altre 16 associazioni italofone dell’Oberland-Glattal Zurighese, in collaborazione con la Missione Cattolica di Lingua Italiana, hanno organizzato la tradizionale “Festa della Solidarietà” presso il capiente e attrezzato Centro Leepünt di Dübendorf. Più di 300 persone hanno aderito all’invito. Il ricavato è stato devoluto al progetto “Pro anziani Oberland-Glattal”.3

ACLI Winterthur: Comitato riconfermato di Giordano Facchin Alla presenza di una cinquantina di tesserati, si è tenuta, lo scorso 31 marzo, l’annuale assemblea presso il Circolo ACLI di Winterthur. Nella sua relazione, il presidente Giordano Facchin ha passato in rassegna le attività svolte nel corso dell’anno e ha ringraziato il Consiglio in corpore per l’impegno che volontariamente ha sempre profuso per le ACLI di Winterthur. Ha inoltre ringraziato Lina Fava per il suo lavoro presso il Patronato e per l’impegno che si è assunta con la presidenza del Consiglio pastorale della parrocchia di S. Francesco. Il Comitato è stato riconfermato senza variazioni: Lina Fava, Carmelo Fava, Simone Dimasi, Donato Di Muro, Fontina Esposito, Pietro Messere, Santina Mezzasalma e Giordano Facchin. All'assemblea erano presenti, il presidente intercantonale, Antonio Mighali, una folta delegazione del circolo ACLI di Frauenfeld, il presidente del comitato cittadino italiano di Winterthur Umberto Mastrogiuseppe, come pure Giuseppe Ticchio, per l’associazione dei lucani, e il Parroco don Alberto Ferrara. Per il congresso intercantonale sono stati designati: Lina Fava, Simone Dimasi, Donato Di Muro e Giordano Facchin. L’assemblea si è conclusa con una cena in comune offerta dal Circolo.3

ACLI Romandia Congresso intercantonale Sabato 9 giugno Salone della MCI a Losanna


VITA DELLE ACLI

Baden, cena sociale e serata in allegria Come tradizione anche quest'anno il circolo ACLI di Baden / Wettingen ha organizzato, sabato 24 marzo presso la "Peterskeller" di Neuenhof, una serata conviviale da trascorrere con i soci, amici e simpatizzanti del Movimento.

di Franco Scrugli La serata molto ben riuscita é stata allietata con musica, balli e tombola. La cena a base di “cavattelli” e salsicce è stata ottima e un grazie particolare va formulato alle signore che vi hanno contribuito e al nostro cuoco e vicepresidente Francesco Di Lorenzo. Tra una pausa e l'altra, durante la tombola, abbiamo potuto anche apprezzare (in napoletano) le spassose barzellette di Nicola che hanno divertito tutti. L'invito é stato accolto da un centinaio di persone e questa partecipazione sprona il Circolo ACLI, pur sprovvisto di sede, a proseguire con entusiasmo e motivazione nelle sue attività. Durante la serata sono stati anche ricordati due carissimi amici e compagni di viaggio che purtroppo l'anno scorso ci hanno lasciato. Si tratta di Ganci Cleofe, che é stato il

Sale e pepe

nostro presidente per diversi anni, e Graziano Mele. Li ricordiamo tutti con molto affetto e non li dimenticheremo mai. Se la partecipazione è stata così numerosa è merito soprattutto del già presidente Cleofe, che è stato una persona sempre allegra, piena di spirito e con uno spiccato accento siciliano che non guastava. Il nuovo comitato direttivo Durante serata è stato presentato il nuovo direttivo composto da: Rosanna Mele, presidente Franco Di Lorenzo, vicepresidente e i consiglieri: Maria Grazia Losca, Nicola Sessa, Barbara Bianco, Natale Puglisi, Enza Ganci, Rosalia Lupica, Maria Trapanese, Franco e Milena Scrugli. Per concludere abbiamo vissuto un clima veramente gioioso e partecipati-

vo con la promessa ai soci di programmare al più presto altri momenti di impegno ed anche momenti gioiosi come questo.3

Bellinzona Assemblea generale, grigliata e lotteria

domenica 10 giugno, ore 11.00 Presso l’Oratorio di Ravecchia

Cadenazzo Mercatino di prodotti tipici

sabato 5 maggio Il ricavato sarà devoluto in beneficenza.

Festa della mamma

domenica 13 maggio Presso il Circolo ACLI.

Gita ai 3 Santua:ri Loreto, S. Rita e Assisi

7-10 giugno Iscrizioni presso il Circolo ACLI.

(quanto basta)

a cura di Giovanni Poete

Arancini di riso Ingredienti: 50 g burro, 50 g pecorino grattuggiato, 400 g riso superfino, 3 uova, 1 bustina di zafferano. Per il ripieno: 100 g di caciocavallo a dadini, 150 g di carne macinata di vitello, 1 cipolla, 3 cucchiai di olio extravergine di oliva, 100 g piselli, 100 g passata di pomodori, pepe nero macinato e sale q.b. (quanto basta). Per impanare: farina e pangrattato q.b. e 3 uova. Per friggere: olio extravergine di oliva q.b.

Come procedere: - lessate il riso in abbondante acqua salata e poi scolatelo al dente; unite lo zafferano disciolto in 3 uova sbattute, il burro e il pecorino grattugiato; poi fate raffreddare; - ponete i piselli in un tegame e cuoceteli per 10 minuti con un cucchiaio di olio e due di acqua; - fate soffriggere la cipolla in un tegame con 2 cucchiai d’olio; unite la carne macinata e fatela rosolare a fuoco vivace; quando sarà cotta, salate e pepate. A questo punto aggiungete la passata di pomodoro e fate cuocere per almeno 20 minuti a fuoco moderato, poi aggiungete i piselli e fate addensare bene il sugo; - con il riso precedentemente preparato, formate una pallina delle dimensioni di un mandarino; fate un incavo al centro dove porrete 1 cucchiaio di sugo e 2 o 3 dadini di caciocavallo, poi chiudete con dell’altro riso; - infarinate tutte le palline di riso ottenute, passatele nell’uovo sbattuto, nel pangrattato e per ultimo friggetele in abbondante olio bollente, finchè diventeranno dorate. Servite gli arancini caldi, oppure, se preferite, anche a temperatura ambiente.

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Siamo persone normali. Insieme a voi facciamo cose speciali Le idee sono importanti per fare di piĂš e meglio: - per crescere e formarci insieme - per coinvolgere e sensibilizzare alla democrazia partecipata - per impegnarci a sostegno dei bisogni della gente.

h www.acli.c

Ci impegniamo contro le nuove povertĂ , l'emarginazione e la discriminazione.

Dai forza alle idee. Iscriviti anche tu alle ACLI. Presso il Circolo o il Patronato piĂš vicino a te! Per informazioni chiama lo 091 921 47 94 o scrivi a: segreteria@acli.ch

Dialogo 2/12 - Il lavoro al di là della frontiera  

Bimestrale d’informazione e di opinione delle ACLI Svizzere associazioni cristiane lavoratori internazionali.

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