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COMUNE DI RIVELLO

VINCENZO DINO PATRONI Scultore-Medaglista

Catalogo monografico con la presentazione straordinaria di

Giancarlo Alteri

e con testi critici, note e testimonianze di autori vari

Mostra personale dell’artista tenutasi a Rivello presso l’ex Convento di Sant’Antonio - Sala Ultima Cena dal 6 al 30 ottobre 2012


, Questa opera è soggetta alla legge 633/41, comma 171 (sul diritto d autore)

Copyrigh Š Vincenzo Dino Patroni Tutti i diritti riservati Riproduzione totale e parziale vietata Catalogo ideato e curato da Vincenzo Dino Patroni con la collaborazione grafica di Francesco Walter Iannotti Testimonianze fotografiche di: Israel Ariùo, Corradino Pellecchia, Mimmo Longobardi, Tony Di Filippo, Pietro Marchetti, Raffaele Iannone, Diego Patroni, Ramon Casanova e Archivio fotografico di Vincenzo Dino Patroni Catalogo stampato in n. 600 copie nel mese di dicembre 2013 presso Grafiche Zaccara - Lagonegro (PZ)


L’Amministrazione Comunale di Rivello esprime grande soddisfazione per il contributo che è riuscita a mettere in campo per la pubblicazione di questo catalogo, in occasione del primo Anniversario dell’attribuzione della Cittadinanza Attiva alla nostra Comunità. Una piccola realizzazione editoriale che intende promuovere le opere e le attività di un artista, di adozione lucana, che merita ben altro. Vincenzo Dino Patroni è infatti giunto alla Comunità Rivellese qualche anno fa in qualità di presidente della giuria per un premio di pittura. Già al primo impatto seppe trasmettere alla Comunità un sentimento di comunione, semplicità e sensibilità che soltanto i grandi artisti hanno la capacità di comunicare; segno di una passione per l’arte che traspare immediatamente e che sa come far giungere all’interlocutore che gli sta difronte e a chi si ferma ad ammirare le sue opere. La mostra esposta nel 2012 nella Sala dell’Ultima Cena del Chiostro del Convento di S. Antonio di Rivello ed inaugurata in occasione dell’8a Giornata del Contemporaneo promossa da A.M.A.C.I., Associazione Musei Arte Contemporanea Italiani, ha regalato a tutti i numerosi visitatori, tra cui tanti studenti, un ricordo indelebile. Le medaglie esposte in questo evento culturale rivellese hanno esplicitato esattamente le emozioni che l’Autore possiede e che infonde nelle opere con forza e chiarezza. In alcune delle sue medaglie si trovano le espressioni più belle e pacifiche e si riconoscono nei volti ritratti, nelle immagini e nei simboli raffigurati, i sentimenti migliori e l’umanità più completa del genere umano. Di fronte alle sue medaglie, soprattutto a quelle di dimensioni piccole, si rimane stupiti per la capacità di racchiudere in esse tanti significati e raccontare ed evocare tanti sentimenti ed emozioni. Di fronte ad altre invece, raffiguranti il volto di grandi personaggi, si rimane stupiti per la capacità di evidenziarne i minimi particolari e conferire ad essi un’anima, quasi come se gli occhi guardassero e la bocca parlasse. Al versatile M° Patroni, da lunghissimi anni attivo nel Lagonegrese e domiciliato a Maratea, che tra l’altro recentemente ha omaggiato la nostra città donando alla Comunità di Rivello il pregevole modello in gesso di un medaglione dedicato al 1° Anniversario della Cittadinanza Attiva immortalando così l’evento storico, porgo l’augurio più sincero di continuare in questa sua espressione artistica in cui emerge un considerevole equilibrio fra l’ideale ed il reale, fra storia ed utopia. Il Patroni resta perciò un protagonista, tra pochi, di un’arte, la medaglistica, di solito ingiustamente considerata “minore” ma per nulla tale, ed invece affascinante e piena di coinvolglmenti accattivanti che consistono nel prolungare nel tempo il ricordo di avvenimenti e personaggi, tramandando cosi ai posteri la memoria del passato. Dott. Antonio Manfredelli Sindaco del Comune di Rivello

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Vincenzo Dino Patroni in un ritratto fotografico di Israel AriĂąo. Barcellona settembre 2009

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Vincenzo Dino Patroni scultore-medaglista Vincenzo Dino Patroni, o Dino Vincenzo, di origini campane (è nato a Salerno nel 1947), ma naturalizzato lucano (vive e lavora principalmente nella sua casa-laboratorio-museo di Maratea, Potenza), è sicuramente uno dei più rappresentativi medaglisti italiani del nostro tempo. Ma egli non è entrato nell’affascinante mondo dell’arte dedicandosi subito ed esclusivamente alla medaglistica. Proveniente da una dinastia di scultori campani - sia suo nonno Diomede Patroni, sia suo padre Corrado sono stati noti ed apprezzati scultori -, Vincenzo Dino, ereditando questa forte vocazione artistica familiare e combinandola istintivamente con la sua creatività poliedrica, ha saputo indirizzarla anche verso altre manifestazioni dell’arte, passando quindi, e sempre con indubbio successo, dalla scultura alla pittura, dalla grafica al modellato e, successivamente, perfino alla ceramica, con opere che si sono subito imposte per la loro bellezza ed originalità. Dal 1995 ha cominciato ad ottenere importanti riconoscimenti pure come scultore- medaglista. Riconoscimenti, che appaiono ancora più significativi se si considera che giungono in tempi, quelli odierni, in cui l’arte della medaglia purtroppo non gode di quella stessa considerazione, di cui invece godono le altre espressioni dell’arte, nonostante vanti una storia plurisecolare, scandita da grandissimi artisti, quali Pisanello, Cellini, Bernini, Romagnoli, Manzù, Greco, per citarne soltanto alcuni, quelli i cui nomi sono popolari anche presso il grande pubblico. Era stato il celebre pittore Antonio Pisano, detto il Pisanello, che intorno al 1438, aveva creato - secondo una tradizione ormai consolidata - la prima medaglia in onore di Giovanni VIII Paleologo, venuto in Italia per partecipare al Concilio, convocato da papa Eugenio IV, che avrebbe dovuto sancire la riconciliazione tra la Chiesa d’Occidente e quella d’Oriente, separate da ben quattro secoli. Con questa inventio tutta italiana, dunque, il Pisanello, ispirandosi principalmente alle grandi monete romane, ai sesterzi e ai medaglioni soprattutto, aveva creato una nuova forma d’arte con la finalità esclusiva di celebrare, commemorare, propagandare uomini e fatti; finalità, queste, che avevano distinto, infatti, anche tutta la monetazione romana, accanto naturalmente alla finalità principale, che è l’essenza stessa di ogni monetazione, cioè quella di essere il più diffuso, il più universale mezzo di scambio tra i popoli. Anzi le medaglie nel perseguire queste finalità vantarono subito delle possibilità in più rispetto alle monete, poiché contrariamente a queste ultime, non essendo la loro emissione sottoposta alle leggi di mercato, né esclusivo monopolio dell’autorità statale, potevano essere commissionate ad un incisore da chiunque, anche da un privato cittadino ed in qualunque diametro, peso e metallo. Pertanto, ben presto papi, imperatori, re, principi e man mano, gente più o meno blasonata, persone comuni compresero le grandi potenzialità celebrative, ma soprattutto comunicative della medaglia

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e cominciarono ad immortalare sulle sue due facce se stessi, i loro familiari e le loro imprese, ben consapevoli di quanto fosse di facile diffusione tra le genti, per le sue dimensioni, e di altrettanto facile “lettura”, per il suo linguaggio sostanzialmente “figurato” in un mondo in cui le comunicazioni di massa non esistevano e la quasi totalità della gente era analfabeta. Così dalla sua nascita e durante i secoli successivi, la medaglia ha assolto egregiamente il suo compito di celebrare, commemorare, propagandare, comunicare non solo personaggi e fatti, ma anche aspirazioni, ideali e perfino battaglie ideologiche, politiche, religiose, sempre fusa o coniata, tra l’altro, da scultori- medaglisti grandi e grandissimi. Infatti, la medaglia indipendentemente dalle sue finalità, è stata sempre, e prima di tutto, anche un’espressione dell’arte con la “A” maiuscola, di cui di volta in volta, nelle varie epoche, ha riflesso gli aspetti, le tendenze, le correnti. Dall’Italia, la sua culla, l’arte medaglistica si diffuse in tutta Europa e non vi fu Stato del Vecchio Continente che non eternasse sul tondello metallico i suoi regnanti e tanti altri personaggi, più o meno nobili, più o meno autorevoli, come pure gli avvenimenti particolarmente significativi della sua storia. Non solo. Ad un certo momento, visto il grande successo che ormai questi documenti metallici riscuotevano dappertutto, la medaglia singola a volte sembrò non bastare più. Così venne in mente a Luigi XIV di Francia di finanziare un’intera serie di medaglie - una storia metallica -, realizzata da artisti francesi e stranieri che celebrassero le sue imprese civili e militari. L’iniziativa del “Re Sole” fu ben presto seguita da molti sovrani europei e le “Storie Metalliche” di un singolo regnante o di un’intera dinastia si diffusero con enorme fortuna fino all’Ottocento inoltrato, anche se fu soprattutto il Settecento che vide il loro trionfo: da quella dedicata alla corte svedese, a quella in onore di Caterina II di Russia, la “Grande”, poi proseguita come storia degli Zar; da quella realizzata per la dinastia dei Savoia, in Italia, a quella coniata durante il lungo regno di Maria Teresa d’Austria e la straordinaria quanto fulminea avventura di Napoleone imperatore. Ma su tutte queste “Storie Metalliche” ben presto si affermò la serie, che ancora continua, delle medaglie “annuali” dei Romani Pontefici, emesse a partire dalla metà del XVI secolo il 29 giugno di ogni anno, in occasione della festività dei SS. Apostoli Pietro e Paolo. Coniate nei tre metalli tradizionali, oro, argento e bronzo, queste medaglie mostrano, al dritto, il busto del pontefice regnante e, al rovescio, un riferimento all’avvenimento più significativo della vita della Chiesa, spesso in relazione ad un grande evento della storia internazionale, accaduto nei mesi precedenti alla data di emissione della medaglia. Ma da molti anni ormai, troppi in verità, la medaglia sta vivendo una grave crisi d’identità e dà l’impressione di essere caduta in un profondo letargo, di essersi ritirata in un limbo indefinito. E ciò prima di tutto perché è sempre più sconosciuta alle nuove generazioni, anche per il fatto che è costantemente assente tra le materie di insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado, a parte quelle rarissime eccezioni come la Scuola dell’Arte della Medaglia, di Roma, o qualche istituto

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d’Arte, dove l’insegnamento della medaglistica e della sua tecnica è affidata all’iniziativa di qualche insegnante. C’è poi da dire che alcuni di coloro che si dedicano all’arte della medaglia, in realtà più che scultori-medaglisti sono artigiani, magari molto abili con le loro mani ed in più supportati da macchinari sempre più perfezionati, ma senza particolari voli di fantasia e senza quell’ispirazione che nasce dal più profondo dell’animo e innalza l’opera nel mondo dell’arte. E come se tutto ciò già non bastasse, gli stessi stabilimenti di coniazione non sono più, come una volta, una fucina di artisti. Oggi, nella maggior parte dei casi, rinunciano alla produzione di medaglie d’arte e, costretti da motivi di mercato e, quindi di sopravvivenza, orientano le produzioni verso “oggetti standard”, non di rado di bassa fattura: medaglie premio, come quelle distribuite nelle gare sportive; medaglie per i battesimi; per le comunioni o per qualsiasi altra simile circostanza; ma anche spille, portachiavi, penne e tanta altra oggettistica varia. In un panorama così poco incoraggiante è certamente difficile, soprattutto per chi non ha molta dimestichezza con la medaglistica, rendersi conto che il “picciol cerchio” - come il Cellini chiamava la medaglia – può essere anche un’opera d’arte che ha la stessa dignità di una scultura a tutto tondo, anche perché molti grandi medaglisti quali - per ricordare quelli già citati sopra - Cellini, Manzù, Greco sono stati anche e soprattutto celebri scultori. Ma c’è di più. Oggi nell’era dei computers, dei mass-media fin troppo invadenti, della comunicazione globale, la medaglia ha perso alcune delle sue finalità: se riesce ancora a mantenere, ma a stento, la sua funzione celebrativa, commemorativa, ha invece visto ridimensionarsi di molto, anzi quasi annullarsi, quella di mezzo di propaganda, di comunicazione. Attualmente, quando si parla di medaglie, il pensiero della maggior parte delle persone corre a quelle devozionali, a quelle medaglie, cioè, con le immagini del Cristo, della Madonna, dei santi, che ci portiamo addosso spesso fin dalla nascita o che si vendono nei santuari; alle medaglie premio, che si conquistano in una gara sportiva; alle medaglie che si ricevono alla fine della carriera, dopo tanti anni di onesto lavoro. A questa profonda crisi, che ormai investe la medaglia, ha contribuito anche il fatto che da qualche anno a questa parte alla sua consueta e familiare forma rotonda si sono affiancate forme nuove: ovali, quadrate, poligonali, globulari, forate e così via, come pure ai tradizionali metalli, con cui è stata da sempre realizzata, si sono aggiunti altre leghe metalliche ed altri materiali come la pietra, il cuoio, il plexiglas, solo per citarne alcuni. Lo stesso concetto di dritto e di rovescio va perdendo consistenza, tanto che se in molti casi è difficile distinguerli tra loro, in altri, una delle due facce è completamente amorfa, mentre sull’altra la raffigurazione presenta talvolta le caratteristiche dell’“amorfismo astratto”, senza alcun visibile aggancio con il reale. Ma la vera causa della crisi della medaglia oggi si deve, prima di tutto, alla mancanza di committenti che, non conoscendo - come abbiamo sottolineato sopra - né la medaglia né le sue finalità e

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potenzialità, ricercano altre forme e altri mezzi per celebrare, commemorare personaggi e fatti; quindi, al comportamento degli stessi artisti che, proprio per la mancanza di committenti, o si dedicano ad essa come se fosse “terreno di sperimentazione” tanto sul piano tattile e visivo quanto su quello morfologico, oppure vi si avvicinano come se fosse quasi una pagina di diario, per fissarvi una memoria personale, per affidarvi le proprie emozioni. Eppure nonostante tutto, la medaglia oggi continua a mantenere una propria vitalità, come il fuoco che sembra spento, ma che sotto la cenere mantiene viva la brace; quella brace pronta a rigenerare la grande fiamma dell’arte non appena non un semplice “artigiano manualista”, ma un grande scultore-medaglista, un “poeta del metallo”, proprio nella medaglia, modellandola ai propri fini, trova il mezzo più adatto per dar voce al suo cuore. Uno di questi attuali scultori-medaglisti, di questi “poeti del metallo” è sicuramente l’artista Vincenzo Dino Patroni, nella cui poliedrica attività artistica un posto di grande rilievo occupa - come abbiamo già detto - la produzione medaglistica. Armonizzando come in un’orchestra le sue diverse esperienze artistiche, fondendo il classico con il moderno, rivestendo la realtà di fantasia e dando a quest’ultima la parvenza di realtà, Vincenzo Dino Patroni ha manifestato fin dalle sue prime medaglie uno stile sempre fresco e attuale, ma soprattutto non ha mai perso di vista le funzioni primarie della medaglia, che sono appunto quelle - come abbiamo tante volte ribadito - di commemorare e celebrare personaggi e avvenimenti in un linguaggio immediato e convincente. Così il “picciol cerchio”, plasmato dalla sua profonda esperienza tecnica ed animato dalla sua grande arte, si riveste di nuovo del suo antico e più completo significato, si riappropria del fine del suo utilizzo in tutte le sue sfaccettature, diventando, quindi, un documento sia delle tendenze dell’arte sia dei personaggi e dei fatti della società italiana in questo nostro tormentato periodo. Proprio i ritratti di uomini illustri sia del passato sia dei tempi più vicini al nostro, che Vincenzo Dino Patroni ha via via immortalato sulle medaglie in questi anni, raffigurandoli di profilo, di tre quarti o frontalmente, sono tra le sue creazioni più riuscite per la sua straordinaria capacità di mettere bene in luce, attraverso i tratti somatici, anche la psicologia del personaggio raffigurato. Così i suoi volti non sono semplici ritratti esteriori, magari rassomiglianti, ma muti; sono invece una vera e straordinaria interpretazione artistica e psicologica del personaggio raffigurato, che traggono alimento, la prima dalla sua lunga e collaudata perizia tecnica e, la seconda dalla sua capacità di mettere a nudo tutte le sfaccettature dell’animo umano inserito in un particolare periodo storico. Basti osservare, ad esempio, la medaglia dedicata, nel 1995, a Cosimo II de’ Medici, dove il busto del personaggio, presentato di prospetto, emerge prepotente dal tondello metallico, come il carattere duro e autoritario del celebre Granduca di Toscana emerge chiaro dai tratti somatici essenziali

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e marcati con cui il Patroni ne ha disegnato il viso scarno, l’ampia fronte, la folta capigliatura, la gorgiera pieghettata e la massiccia corazza, perfetto riflesso, quest’ultima, della personalità di Cosimo II. Oppure, l’originale medaglia del 1998, intitolata “Janua Coeli” per il Centro Dantesco dei Frati Minori Conventuali di Ravenna. Qui forte è la tensione che anima la complessa scena, dove le raffigurazioni di Dante, della Vergine e di un monte sullo sfondo sembrano presi nel vortice dei raggi del sole, simbolo tradizionale della presenza di Dio, che tutto illumina, tutto vivifica, tutto muove; la stessa drammatica tensione, che anima la Commedia del Sommo Poeta. Oppure ancora la medaglia uniface realizzata da Vincenzo Dino Patroni nel 1999 in onore di Padre Pio da Pietralcina, dove dal grande cappuccio, che occupa più della metà di tutta la parte sinistra del campo, fuoriesce un profilo del volto del Santo, a cui la plasticità del perfetto modellato ed il sapiente alternarsi di luci e ombre, ottenuto dal contrasto di diversi rilievi, conferiscono una straordinaria forza espressiva. Per non parlare poi della medaglia dedicata a Carlo Pisacane, presentata ufficialmente nel 2002, a Sapri, in provincia di Salerno. Dal volto dell’eroe, il cui busto è presentato di tre quarti, traspare la determinazione ad agire fino in fondo secondo i propri ideali, anche a costo della vita, per un progetto a lungo sognato. E se lo sguardo intenso, fisso negli occhi di chi ammira la medaglia, appare velato di malinconia, risultato anche di una plasticità del modellato che sa sfruttare sapientemente il complesso gioco di luci e di ombre, e sembra quasi presagire il fallimento dell’impresa, l’appena accennato sorriso sulle labbra, invece, sottolinea che nonostante il suo fallimento per i tempi non ancora maturi, l’eroica impresa aveva aperto la strada alla redenzione dell’Italia. Ma una delle creazioni più splendide dell’arte medaglistica di Vincenzo Dino Patroni è sicuramente quella dedicata al celebre medaglista italiano Pietro Giampaoli per il compimento dei suoi cento anni di età. Su questa bellissima medaglia, la testa del grande medaglista centenario modellata di tre quarti diventa per opera dell’arte di Vincenzo Dino Patroni una magistrale sintesi tra una mirabile soluzione plastica e una ancor più mirabile resa espressiva. Con le rughe dell’età secolare, ma con lo sguardo vivissimo, indice di uno spirito ancora illuminato dal suo genio creativo, con un sorriso accattivante, questo volto, reso in modo così realistico da un sapiente contrasto di luci e di ombre, sembra quasi volersi liberare dallo spazio concluso della medaglia e, voltando la testa di scatto verso sinistra, come il movimento arioso dei capelli fa intuire, cercare il suo banchetto di lavoro per creare un altro capolavoro. Un capolavoro, come questa medaglia, nella quale Vincenzo Dino Patroni, grazie alla sua indiscussa perizia plastica, ma soprattutto grazie alla sua straordinaria capacità di cogliere non solo i tratti fisici, ma anche e principalmente il carattere in tutte le sue sfaccettature del personaggio da raffigurare, ha raggiunto, come del resto in altre sue opere, i vertici dell’arte.

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Oggi questa medaglia fa bella mostra di sé nel Museo d’Arte della Medaglia di Buja (Udine), che si definisce “Città d’Arte della Medaglia”, poiché, in questa ridente ed accogliente cittadina, sparsa tra dolci colline e folti boschi a pochi chilometri da Udine, è stato realizzato da qualche anno un originale museo dedicato quasi esclusivamente alla medaglia in generale e a quella moderna e contemporanea in particolare! In effetti, da qualche anno la medaglia, quella d’arte soprattutto, sta recuperando terreno tra le espressioni della creatività e della sensibilità dell’animo umano. Ed un merito particolare in quest’opera di recupero spetta certamente alle mostre, ai convegni, ai seminari, alle conferenze sulla medaglistica, che in questi ultimi anni si stanno svolgendo con sempre maggiore frequenza; spetta ai musei piccoli e grandi, che finalmente cominciano a destinare parte dei loro spazi espositivi proprio alle medaglie oppure che vengono allestiti come quello di Buja, solo per le medaglie. Ma il merito principale spetta sicuramente a tutti gli scultori-medaglisti che come Vincenzo Dino Patroni, con la loro passione, la loro preparazione, la loro sensibilità, la loro arte, stanno recuperando l’arte della medaglia dalla palude in cui annaspava da troppo tempo, per infondere a questa creazione del genio italiano nuova vitalità e popolarità, per riattizzare le sue braci sotto la cenere, perché la fiamma viva torni a farla splendere nel firmamento dell’arte.

Città del Vaticano, 21 agosto 2012

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Dott. Prof. Giancarlo Alteri Direttore del Dipartimento di Numismatica della Biblioteca Apostolica Vaticana


Il Senso di una Passione: La Medaglia D’arte Lo scultore Vincenzo Dino Patroni racconta la sua arte e la genesi delle sue opere tra ricordi del passato e ispirazione dal presente.

Ho iniziato a preparare tondi in creta per l’esecuzione di medaglioni e medaglie d’arte nel laboratorio di mio padre e di mio nonno, affermati scultori della Campania. Essi, poi, le avrebbero eseguite, realizzandole in bronzo o anche in materiali diversi. Quasi per gioco e anche per tastarmi il polso, ho eseguito anch’io, in età giovanile, piccole medaglie create in gesso o in terracotta. Non avrei mai pensato di diventare, in seguito, uno scultore che si sarebbe dedicato con infinita passione anche alla medaglia d’arte, sentendomi comunque un artista poliedrico perché operativo in diversi settori delle arti visive contemporanee. È con grande interesse che, in questi ultimi venti anni circa, ho iniziato a produrre per committenti, ma talvolta anche solo per me stesso, pure medaglie d’arte ritenendo che esse nascono dalla mente ma si realizzano soprattutto con l’anima, con la passione e con lo stile che caratterizza le opere di un autore. Così, ispirato dall’idea, concretizzo in materia il mio pensiero e la mia fantasia; le mani si immergono nell’opera che sto realizzando e da esse nascono medaglie che saranno tradotte in gesso, resina o in bronzo. Ecco le medaglie più riuscite in quest’ultimo ventennio, una dopo l’altra, esposte in questa mostra nell’ex Convento di Sant’Antonio a Rivello, nella Sala dell’Ultima Cena, in occasione dell’8a Giornata del Contemporaneo. ln ognuna di esse c’è un’emozione, un desiderio, una storia, un sogno; tutte tracce della mia esistenza. Creare è il verbo che più amo. Le medaglie per me sono pagine della storia dell’uomo, talvolta poesie tradotte nel metallo per durare nel tempo; le opere sono pronte per essere esposte al pubblico, per confrontarsi in rassegne nazionali ed intemazionali con quelle di altri autori di questo specifico settore delle arti visive. Se non avessi, però, posseduto il dono dell’ispirazione, che ha accompagnato anche i miei familiari scultori per tutta la loro vita, tutto ciò non si sarebbe verificato. Quelli che come me hanno la fortuna di possederlo sanno bene di essere diversi anche da artisti del loro tempo e che la vita potrà essere ricca di soddisfazioni, ma bisognerà lavorare molto ed assiduamente. Per questo motivo, quando plasmo le mie medaglie mi sento libero, felice e disinteressato nei confronti dell’arte e della società alla quale appartengo, offrendo a tutti semplicemente il prodotto della mia creatività racchiusa in un piccolo spazio. Le medaglie riescono ad essere, oltre che comunicative, molto spesso anche monumentali, esprimendo emozioni diverse l’una dall’altra. Una monumentalità da poter però tenere nel palmo di una mano, trasmettendo a chi regge una medaglia, una sensazione tattile molto piacevole e di

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privilegio derivante dalla consapevolezza di avere tra le mani un’opera d’arte originale che potrebbe essere unica, oppure limitata nel numero di poche copie ottenute dallo stesso modello. La medaglia d’arte è capacità di sintesi, seppure espressa in un campo di piccole dimensioni, ed ha per questo un suo indiscutibile fascino, motivo questo che mi ha convinto a proseguire anche in questo settore delle arti visive, facendo di me uno scultore medaglista. Vincenzo Dino Patroni da Historia Mundi, Vol. 3, febbraio 2013, pagg. 195-196.

L’artista nell’atelier mentre lavora

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Vincenzo Dino Patroni Vincenzo Dino Patroni come dall’anagrafe o Dino Vincenzo Patroni (nome d’arte) è nato nel 1947 in una famiglia di noti scultori. Si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, ove successivamente è stato docente di Plastica Ornamentale e di Tecniche della Scultura fino al 2010. Scultore, pittore, grafico e ceramista affermato, come medaglista è ritenuto tra i maestri più interessanti operativi in Italia; infatti è autore di diverse medaglie celebrative e di tante altre innovative, sperimentali ed originali prodotte dalla sua fantasia e dalle personali capacità di manualità non disgiunta da una forte passione per la ricerca in tutti i campi delle arti visive, compresa la medaglistica d’arte contemporanea. Come scultore medaglista ha lavorato per numismatici, per enti e per privati ed è creatore di medaglie come quella bifacciale per Cosimo II de’ Medici esposta nel Medagliere del Museo del Bargello in Firenze, della medaglia del Beato Domenico Lentini coniata in oro dal Rotary di Lauria (Potenza) ed oggi inventariata nel Medagliere della Città del Vaticano, del medaglione con l’effigie del medaglista e incisore italiano Pietro Giampaoli esposta nel Museo d’Arte della Medaglia di Buja (Udine), del medaglione per il patriota e martire italiano Carlo Pisacane installato in una piazza nella cittadina di Torraca nel Cilento (Provincia di Salerno). Tra le partecipazioni più recenti ad esposizioni di medaglistica d’arte contemporanea si citano quella alla VII Triennale della medaglia d’Arte di Udine presso la chiesa di S. Antonio Abate, 18 settembre - 31 ottobre 1999, alla XII e alla XIII Biennale Internazionale Dantesca presso il Centro Dantesco in Ravenna del 1996 e del 1998, all’XI Mostra della Medaglia e Placchetta d’Arte “Tèchne, le Forme dell’Arte” organizzata dall’AIAM Associazione Italiana dell’Arte della Medaglia e svoltasi a Roma presso il Palazzo Massimo alle Terme nel 2004, alla XII Mostra della Medaglia e Placchetta d’Arte “Percorso d’Artista lemani/lamente/ilcuore” svoltasi a Roma presso il Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci” nel 2008, alla mostra “La medaglia non ha solo due facce” svoltasi a Roma per il “Quarantesimo Anniversario 1968” presso l’Accademia Giampaoli per la Medaglia d’Arte nel 2008, alla VI Bienal Internacional de Medalha Contemporanea-Seixal (Portogallo) nel 2010, alla mostra “La memoria del metallo 150 dall’Unità d’Italia”, l’Arte racconta la Storia, svoltasi presso la Chiesa di S. Eligio degli Orefici a Roma, a Genzano (RM) Palazzo Cesarini-Sforza nel 2010 e presso la sede del Consiglio Regionale del Friuli e Venezia Giulia a Trieste nel 2011, alla mostra “L’Uomo e il bisogno di Dio suggestioni in metallo”, svoltasi presso la Chiesa di Sant’Eligio degli Orefici a Roma, dal 24 gennaio al 7 febbraio 2013, alla mostra “Il metallo della Fede - dalle monete dei Vangeli alle medaglie sacre contemporanee” presso il Museo Archeologico di Teramo, dal 19 ottobre 2013 al 6 gennaio 2014, alla mostra storico artistica per i 50 anni di attività dell’Asso-

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ciazione Italiana per l’Arte della Madaglia, Roma presso il complesso monumentale del Vittoriano, dicembre 2013 - gennaio 2014. Inoltre, come docente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli ha ripristinato la cultura, la progettazione e l’esecuzione della medaglia e placchetta d’arte contemporanea ed ha organizzato nel 2008 una mostra di medaglie dei suoi allievi dal titolo “Incontro-Confronto” presso la Facoltà di Belle Arti dell’Università di Barcellona unitamente ad allievi dell’Istituzione spagnola; nel mese di giugno 2009 ha realizzato tra l’altro una successiva mostra di medaglie d’arte di professori ed allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e di Barcellona presso la Galleria del Giardino dell’Accademia di Belle Arti di Napoli dal titolo “Omaggio al I° Centenario Manifesto del Futurismo”. Numerevoli sono le pubblicazioni in cui si parla dell’artista su riviste specializzate di Numismatica italiane e straniere. E’ stato inserito dallo storico dell’arte Giorgio Di Genova nella “Storia dell’Arte Italiana del ‘900” Generazione Anni Quaranta, Tomo II°, Edizioni Bora - 2009. E’ presente su Wikipedia, Exibart e su YouTube.

Si sono occupati del suo lavoro di scultore-medaglista:

Giancarlo Alteri, Giorgio Segato, Mario Traina, Vittorio Lorioli, Giuseppe Colucci, Silvana Balbi de Caro, Gabriella Angeli Bufalini, Ugo Piscopo, Roberto Saccarello, Angelo Di Lieto, Olga Chiznevskaya, Ida Palisi, Francesco D’Episcopo, Violetta Luongo, Antonio Morello, Germano Limite, Clementina Croccco, Antonio Perna, Geremia Paraggio, Giovanna Gaeta Bertalà, Beatrice Paolozzi Strozzi, Ezio Terenzani, Luigi Tallarico, Sergio De Nicola, Floriano De Santi, Giuseppina Radice, Andrea Jelardi, Felice Fusco, Michele Palazzetti, Urbano Ferrari, Anita Ferrari, Mario Lamboglia, Salvatore Lovoi, Gaetano De Filippo, Giuseppe Mensitieri, Marianna Trotta, ed altri.

Dino Vincenzo Patroni

Vive ed opera nella sua casa-museo-laboratorio in Maratea (Pz) - Italia email: vindinpatroni@libero.it www.dinvinpatroni.com www.artemedaglia.com/scheda-socio.php?id=2 www.gheoart.org/webs/artisti/PatroniDinoVincenzo

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Te s t i c r i t i c i d i v a r i a u t o r i


Le medaglie per ricordare un grande giorno Uno scultore ha fuso nel bronzo un pezzo unico

UNA SPLENDIDA medaglia monofacciale, tonda e volutamente irregolare, è stata fusa nel bronzo dal maestro Vincenzo Dino Patroni per celebrare degnamente la beatificazione di Padre Pio. ll cappuccino stigmatizzato è rappresentato coperto dal tipico copricapo di frate francescano e lo sguardo, dolce e severo allo stesso tempo, rende appieno il suo carattere. Lontana da ogni enfatismo ed espressione oleografica, la medaglia - per ora un pezzo unico - offre così del nuovo Beato un’immagine “forte”, in cui l’ardente carità e la profonda umiltà si fondono con l’inflessibile testimonianza della morale cristiana che contraddistinse sempre la missione sacerdotale del cappuccino. Le labbra, dischiuse,

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manifestano poi l’intensità e la potenza della sua incessante preghiera. Il plasticismo del ritratto è inoltre accentuato dalla scanalatura che la scultura presenta al margine e in senso orario. La firma dell’autore - “V. D. Patroni ‘99” - è posta in alto, a sinistra, proprio sul cappuccio morbidamente cascante sul capo di Padre Pio. Vincenzo Dino Patroni, che da qualche anno si dedica con successo. alla medaglistica, appartiene a un’illustre dinastia di scultori, originaria dell’Irpinia ma stabilitasi verso la metà del secolo scorso a Salerno. L’avo Diomede ebbe rapporti d’amicizia e di lavoro con Boccioni, Severini, Carrà e Rosai, e creò opere in marmo, bronzo e terracotta anche per gli Stati Uniti e la Germania. Ebbe commissioni pure dalla Santa Sede e realizzò il maestoso monumento del cardinale Angelo Maria Dolci. Roberto Saccarello

da “Il Tempo”, la Storia di Padre Pio, martedì 27 aprile 1999, pag. 10.


In ricordo di Giampaoli Il ritratto in medaglia è sempre di grande difficoltà, ma è tra le forme di arte più suggestive di richiamo alla memoria: alla rappresentazione dei caratteri salienti di un volto aggiunge una particolare tattilità e un peculiare gioco di luce e ombra che non di rado rende mobile, cangiante e dunque vivace l’espressività. Può, indubbiamente, a volte risultare retorico e troppo celebrativo (pomposo fino ai limiti della caricatura ironica) o troppo ingessato, irrigidito nella schema compositivo dei dati somatici rilevanti, particolarmente quando non c`è stato un rapporto diretto e l’autore della medaglia non ha avuto percezione dei movimenti somatici e comunicativi del volto. Le fotografie aiutano molto, ma solo se tra tante si riesce a selezionare alcune istantanee significative, ma questo lo può fare solo chi ha conosciuto profondamente la figura da ritrarre. Vincenzo Dino Patroni ha incontrato la famiglia di Pietro Giampaoli, il celebre artista cesellatore, e ne è scaturito un ritratto davvero magistrale nella resa espressiva e comunicativa, nella soluzione plastica, nell’armonia tra campo e ritratto. Da una foto dell’artista già centenario, Patroni ha ricavato un moderato rilievo di tre quarti, che utilizza appieno la conformazione cranica come linea

curva nel cerchio della medaglia, determinando lo spazio sensibile al modellato: le rughe, le volte orbitali, lo sguardo vivo, il naso, gli zigomi, il sorriso, il mento, modulando la parte sinistra del volto, con un tenero, «largo» e appena mosso digradare che spinge ancor più in luce il volto e accompagna le linee del collo a sfumature dentro la camicia. Il cerchio si ripete negli archi della maglia che chiudono il modellato e si raccordano alla giacca, tenuta a spalle visibilmente più alte ed espanse, per accentuare, con l’impianto statico, lo scarto laterale della testa, che sembra uscire dall’oblò del cannocchiale del tempo. La positura a tre quarti consente a Patroni di sottolineare nel gioco dei corrugamenti della fronte, e tra gli occhi e le tempie, la prensilità dello sguardo dell’incisore, accompagnata dal sorriso compiaciuto di chi ha la consapevolezza della singolarità del proprio vedere e di chi ha vissuto e vive con gioia la propria esistenza. Il rilievo morbido gioca di contrappunto con la cornice della legenda in caratteri classici romani e a rilievo, rotondeggianti PETRUS GIAMPAOLI OPTIMUS SCULPTOR MAXIMUSQUE CAELATOR - Bujae 1898 - Romae 1998 che si costituisce come naturale cornice rigida del tondo da cui emerge la testa. I grafismi delle rughe sono continuati nel movimento arioso dei capelli verso la nuca, confe-

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rendo ulteriore dinamicità espressiva all’effigie dell’artista entro il tondo commemorativo, che molto ci piacerebbe vedere ridotto al pantografo a una misura medaglistica manipolabile 7 cm, arricchito di una proposta di verso che potrebbe mostrare in primo piano le mani nell’atto di cesellare una medaglia, oppure evidenziare strumenti dell’arte incisoria. Mi pare, comunque, che Vincenzo Dino Patroni abbia saputo assolvere egregiamente al suo impegno di onorare Pietro Giampaoli di Buja, padre riconosciuto della medaglia contemporanea. Ha ben applicato la perizia plastica che gli viene dalla più che ventennale esperienza e dall’appartenere a una sorta di dinastia di artisti plasticatori (Raffaele Patroni, 1853; Diomede, 1880; Corrado, 1920; il nostro Vincenzo Dino, 1947), ma ha anche saputo ben interpretare il personaggio, rendendolo ben somigliante e ricco di vivide risonanze di memoria, per chi lo conobbe, e di intuizioni e percezioni per chi si accosta ora alla sua personalità d`artista innamorato del mestiere. Come ritrattista, Patroni aveva già dato prova della sua sensibilità e della capacità di interpretazione in numerose medaglie fuse, in particolare nel recente profilo di Padre Pio da Pietrelcina (1999), nella stilizzazione di medaglia di Cosimo II de’ Medici (ora nella collezione del Museo Nazionale del Bargello), nella visione dantesca della Janua Coeli, oltre che nell’invenzione in modellato di chiara ispirazione popolare e di citazione delle croci celtiche del reliquiario per il Beato Domenico Lentini (bronzo argentato del 1997), fino alle più tradizionali e classiche medaglie dedicate all’incontro dell’Antipapa Anacleto Il e di

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Ruggiero II, Conte di Puglia. Ma l’attività di Vincenzo Dino Patroni spazia con grande libertà di gesto e di ricerca formale dalle tecniche (pittura, grafica, scultura, modellato) alle materie più diverse (legno, ferro, creta, bronzo, maiolica), sapientemente adeguando alle esigenze tematiche e alla destinazione lo stile. Principalmente emerge un doppio approccio alla materia e alla forma: quello di tradizione narrativa, sviluppato soprattutto in ceramiche, gres e nella medaglia, e quello di sintesi formale, ora araldica (si veda l’innovativa medaglia per il Giubileo o la scultura Omaggio a Cristoforo Colombo) ora funzionale (scultura portapipe) ora di pura e libera emozione plastico-organica (AVE, FUOCO, OLTRE LE SPALLE DEL TEMPO). Senza ripudiare la lezione del passato (quello familiare, ma anche intendendo un’eredità che gli viene dal territorio, dalla cultura diffusa dell’arte e dell’artigianato), Vincenzo Dino Patroni mostra di sapersi rinnovare, di saper mirare all’arte come costante ricerca e scoperta dei valori estetici, di misura, equilibrio e di capacità germinale di idee, pensieri, progetti, utopie. Giorgio Segato

dalla presentazione in catalogo della mostra personale dell’artista presso la Biblioteca Comunale e Museo d’Arte della Medaglia di Buja (UD) dicembre 2000 - gennaio 2001 dal titolo: Vincenzo Dino Patroni con sottotitolo Medaglie e placchette di uno scultore. (1995-2000) e pubblicata anche su “Cronaca Numismatica”, n. 130, maggio 2001, pagg. 71 e 72.


La medaglia come opera d’arte totale Nella critica d’arte dominante è invalsa la consuetudine di ritenere la medaglistica numismatica come sorta di arte a sé, che ha persino rischiato, in taluni casi, di apparire e di essere definita minore. Occorre subito correggere il tiro per non incorrere in alcuni gravi, superficiali errori. Se è vero, infatti, che ogni espressione artistica è regolata da proprie leggi e tecniche, è anche vero che il pregio e il privilegio di ciascuna di esse deriva dalla concentrazione contenutistica e formale che l’artista riesce a dare, secondo procedimenti tecnici che riguardano ovviamente quella specifica esperienza artistica ma possono anche andare ben oltre la sua limitata manualità, riscattandola da quella dimensione, peraltro sempre discutibile. di “arte minore” a cui la critica può relegarla. Tutta l’esperienza medaglistica in chiave numismatica di Vincenzo Dino Patroni, artista salernitano trapiantato sulla terra e sul mare della Lucania, per essere capita ed essere adeguatamente apprezzata, deve necessariamente partire dalle premesse metodologiche che si sono indicate. Patroni è un figlio e nipote d’arte. Suo nonno, Diomede Patroni, pittore, scultore, è una delle

personalità più significative del nostro Novecento artistico, al quale chi scrive ha dedicato un più che meritato profilo. Suo padre, Corrado, ha continuato a mantenere viva a Salerno una tradizione, che pulsava nel sangue della sua famiglia. Vincenzo Dino Patroni si colloca, con una sua precisa fisionomia, all’interno di questa forte dimensione e vocazione familiare a figurare, ampliandola anche in altre direzioni: infatti, una delle fasi piu recenti e significative della sua produzione riguarda la ricerca ceramica, con manufatti che si impongono per la loro bellezza ed originalità. Alla luce di quanto accennato, dovrebbe già risultare alquanto evidente il fatto che la medaglistica numismatica è l’approdo di una figuratività completa, compiuta, nel senso che essa non è affatto un fiore del deserto o, peggio, una pianta da serra, perché, prima di scegliere questa nuova strada, che peraltro lo ha imposto a livello nazionale e internazionale, Vincenzo Dino Patroni ha percorso quasi tutte le vie dell’arte, rispondendo al richiamo di un sangue avido di avventure, curiosità, esperienze. Allora è evidente, si direbbe, esemplare un discorso critico, che non isoli il nuovo tracciato artistico, ma lo recuperi all’interno di un discorso globale, totale, che coinvolga e includa tutte le precedenti esperienze. Questo ci consentirà di valutare appieno l’ar-

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tisticità del manufatto “medaglia”, liberandolo (da quel limbo di arte quasi secondaria o di seconda mano a cui qualche volta è stato confinato. La estrema puntualità e professionalità del lavoro medaglistico e numismatico di Vincenzo Dino Patroni è la sicura garanzia di un’arte, che si impone al mercato, semplicemente perché il mercato è il naturale, necessario sbocco di un’arte, che nel farsi prescinde da ogni calcolo commerciale, per navigare nei mari cristallini di una esperienza esistenzialmente fine a se stessa. Questo amore dell’arte salva la complessa e variegata produzione medaglistica di Vincenzo Dino Patroni da ogni aspetto contingente e transeunte, consegnandola allo spirito più autentico e profondo di una tradizione numismatica, destinata a durare oltre ogni limite di tempo e di spazio. L’elemento, infine che consente questo miracolo di durata, che è proprio dell’arte vera, è la capacità di consegnare alla storia un’immagine non esteriore, ma intima e intensa, del personaggio raffigurato, sia religioso che laico. Grazie alle preziose esperienze pittoriche e plastiche, Vincenzo Dino Patroni offre non una semplice rappresentazione, ma una psicologica interpretazione artistica dell’uomo che raffigura, leggendo dentro la storia di un`anima, che continua a pulsare e a inondare di sé il mondo. Tutto ciò compor-

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ta evidentemente un’attenta ricerca filologica, storica, psicologica, che garantisce la estrema serietà e fedeltà del risultato finale. La medaglistica numismatica è nata per durare e l’artista, con la sua pazienza analitica, è ben consapevole di questo durevole compito. Alla fedeltà storica si congiunge intimamente la rilettura psicologica del personaggio, e che l’artista propone, grazie a una forte concentrazione dei suoi tratti somatici, dei suoi atteggiamenti tipici, che lo consegnano al nostro sguardo con una familiarità e una intimità, che infrange ogni canone di separatezza e di uggiosa ufficialità. Tutto ciò è possibile grazie ad una tecnica lucidamente appassionata, che nulla concede al caso e all’improvvisazione. La medaglistica numismatica raggiunge così il suo scopo primario: ricordare al futuro la forza di un passato, che può aiutare a vivere meglio. Francesco D’Episcopo

da “Largo Campo” rivista di attualità arte e cultura, gennaio 2001.


Patroni e la medaglistica La presentazione della medaglistica di Vincenzo Dino Patroni. artista salernitano e docente di Plastica Ornamentale, ha confermato come la medaglia, non più soltanto oggetto di funzione pratica o cerimoniale, abbia assunto una forma autonoma d’arte, perpetuando così il suo carattere espressivo di valenza estetica, già del resto affermato nel XV secolo con la «Medaglia del Paleologo›› del Pisanello. La comprovata tecnica di Patroni, nella resa vibrante e plastica di una modellazione a cui non è estranea la componente lirica e pittorica, è stata confermata nell’esecuzione della medaglia dedicata all’eroe del Risorgimento, Carlo Pisacane (1857), i cui preziosi esiti hanno dimostrato che anche nel piccolo formato si possono attingere i valori e i rilievi propri della scultura. Infine l’artista ha dimostrato un’alta consapevolezza dell’importanza della funzione della medaglia, non più legata allo smercio encomiastico, ma portata a riscattare la pratica artigianale nella presagita unità d’arte. Luigi Tallarico

da “Secolo d’Italia” 18 novembre 2001 rubrica Idee & Immagini, Appuntamenti con l’Arte, pag 18.

“Per Paestum nel III Millennio” bronzo, 1999, cm 7,5 x 17,2

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Un medaglione per Carlo Pisacane opera di Vincenzo Dino Patroni Era il 1438 quando a Ferrara giungeva l’imperatore di Bisanzio Giovanni VIII Paleologo per partecipare al Concilio convocato da Eugenio IV per cercare di riconciliare le due Chiese ormai separate da circa 4 secoli. L’attesa era grande e il marchese Nicolò d’Este volendo onorare l’illustre ospite pensò di tramandare l’evento attraverso un’opera d’arte. Chiamò un artista famoso, Antonio Pisano detto Pisanello il quale non dipinse una tela, non un affresco murale, né eresse una colonna di marmo, ma scolpì una medaglia. Era nata la prima medaglia celebrativa! Nel dritto la testa di profilo dell’imperatore e nel rovescio lo stesso a cavallo. Questa novità ebbe una immediata fortuna e questa medaglia rappresentò l’inizio di una serie che tra alterne vicende dura ancora ai nostri giorni. Aveva questa medaglia degli antenati? In linea diretta no, ma andando indietro nel tempo si conoscono dei pezzi coniati, oggi noti come “medaglioni”, che in realtà erano dei veri e propri multipli di monete delle quali ne ripetevano spesso i tipi e che avevano un reale potere d’acquisto. Venivano emessi quasi sempre a scopo celebrativo per essere dati in omaggio, come il medaglione d’oro di Teoderico re degli Ostrogoti, coniato a Roma del peso di gr. 15,3 per celebrare la definitiva conquista del regno d’Italia e la pacificazione con l’elemento romano della

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popolazione. Ma è nel mondo classico romano che incontriamo diversi medaglioni nei tre metalli, rari nei primi tempi dell’impero più comuni nel 3° e 4° secolo. Con un salto di mezzo millennio siamo a Siracusa all’indomani della vittoria sugli ateniesi di Demostene. Questa vittoria epocale fu immortalata con la coniazione della più bella moneta-medaglia nota, un Decadramma (pari a 10 dracme) di oltre 40 grammi di argento, con al dritto la testa di Aretusa circondata da delfini e al rovescio la splendida quadriga veloce (che è stata modello anche di monete dell’ultimo regno d’Italia) e con le armi ateniesi conquistate nell’esergo. Opere tanto importanti che già allora furono ritenute degne della firma dello scultore-incisore e i nomi di Euaneitos e di Cimone sono ancora oggi noti a quanti amano l’arte e la storia. Ma è solo con Pisanello che nasce la vera medaglia, sganciata dalla moneta, che possiede armoniosamente integrate le 3 caratteristiche proprie e specifiche: Celebrazione, Storia, Arte. L’immediato successo della medaglia, anche come fatto d’arte, trova una spiegazione nel suo linguaggio universale: essa parlava a genti diverse un linguaggio comprensibile ed espressivo anche oltre i confini d’Italia, e ha rappresentato un efficace veicolo dei fermenti rinascimentali che essa conteneva. Non è secondaria la sua importanza come veicolo di diffusione delle idee. Da allora incisori e scultori si sono cimentati nella medaglistica, dal Laurana al Cellini, dal Mola al Bernini, dal Vìsmara agli Hamerani, dal


Romagnoli al Giampaoli, da Greco, a Manzù, a Patroni. Certamente oggi la medaglia ha un ruolo e un significato diverso rispetto al passato, essa cioè non è più l’oggetto da distribuire in particolari circostanze ma è, o deve essere, la testimonianza intrinseca, viva e attuale dell’avvenimento per il quale viene creata. Deve essere testimonianza di una sensibilità artistica reale perché solo in tal caso esprimerà pienamente il messaggio

del proprio tempo che è sua imprescindibile caratteristica. La medaglia celebrativa per Pisacane ha certamente imposto a Vincenzo Dino Patroni, che nel suo DNA ha iperespressi i geni della scultura, la conoscenza non solo del personaggio, del suo carattere della sua cultura del suo idealismo politico, ma anche del momento storico in cui si è svolta la sua azione, l’ambiente culturale e sociale, il territorio dove la sua azione rifulse di un tragico bagliore. Questa medaglia, che per il modulo grande è una vera e propria scultura, ha il fascino accattivante di una cronaca coeva e di un respiro romantico tipico della seconda metà dell’Ottocento. Un’opera d’arte moderna con il fascino dell’antico. Carlo Pisacane (Napoli, 22 agosto 1818 - Sanza, 2 luglio 1857), che per amore della sua donna lasciò una sicura carriera militare e la sua città, vicino alle idee mazziniane e avvicinatosi poi a quelle socialiste, era un fervente sostenitore dell’agire più che del parlare. Riteneva che l’indipendenza d’Italia si poteva ottenere solo attraverso una serie di grandi e piccole rivoluzioni, indipendentemente dal luogo. Riteneva un suo “sacro dovere” essere presente là dove c’era la possibilità di “tentare un colpo”. Era anche convinto che il Mezzogiorno d’Italia era un terreno adatto per svolgere un’azione rivoluzionaria. Delineare nel bronzo la fisionomia del personaggio e da questa far trasparire il suo carattere non è da tutti e solo la perfetta conoscenza dei contenuti emozionali dell’opera di Pisacane ha permesso la creazione di una medaglia (bronzo fuso uniface di 34,3 cm di diametro) non oggetto ma testimonianza di quei messaggi, un ritratto

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vivente di chi ha ancora qualcosa da dirci. E il Pisacane di Patroni ha qualcosa da dirci. Di Pisacane è presentata la testa di ¾ con una capigliatura “eroica” ed uno sguardo forte e fisso negli occhi di chi guarda e la bocca appena socchiusa come chi ha appena posta una domanda o una serie di domande, e aspetta la risposta, la nostra risposta. Forse accennano un sorriso quelle labbra, non di scherno né di supponenza, ma quasi a sottolineare la difficoltà delle risposte. E lo sguardo è di chi è consapevole delle proprie ragioni ideali, indipendentemente del fallimento del momento, ed è consapevole che la sua azione è stato lievito per quell’altra che 3 anni dopo porterà a termine Garibaldi. Già all’indomani della impresa del 1857, la quale iniziata a Genova ebbe il suo battesimo di sangue a Padula e a Sanza ed il suo epilogo dinanzi alla gran corte criminale di Salerno, furono diversi ed opposti i giudizi che di essa vennero dati. Fu definita temeraria, per la povertà dei mezzi di cui disponeva, altri la definirono cervellotica per la scarsissima preparazione prima e dopo; qualcuno parlò di dissennato capriccio che avrebbe potuto pregiudicare irreversibilmente la causa della libertà italiana. Ma tutti, ieri ed oggi, non hanno difficoltà ad ammettere che si sia trattato di una impresa quantomeno generosa per lo spirito di sacrificio di Pisacane e dei suoi più stretti collaboratori. “Essi si immolarono spontanei, certi di trovare la morte; approdando ai lidi di Sapri, intendevano portarvi le prime novelle della libertà; la loro fu una falange di eroi che andavano ad affermare col loro sangue e col loro martirio il diritto alla redenzione italiana”.

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Patroni ha magistralmente modellato una medaglia per celebrare l’artefice di un avvenimento antico, ha usato uno stile chiaramente impressionistico, uno stile vicino all’epoca della “spedizione di Sapri”, ma il messaggio è decisamente moderno, attuale. Cosa vogliono quegli occhi fissi, cosa si aspettano da noi, cittadini di questa epoca, figli dei figli di quel 1857 ? Forse vogliono una nostra dichiarazione d’amore: amore per gli ideali di giustizia e di libertà che mossero Pisacane, amore per la gente per la nostra gente, anche per quella che in quel luglio non capì perché non poteva capire, perché non gli fu dato di capire. Ognuno fece quello che doveva fare; e il Pisacane che ci presenta Vincenzo Dino Patroni è ben consapevole di tutto ciò e appare quasi soddisfatto per quanto ancora oggi noi leggiamo del suo messaggio. Il merito dell’artista consiste anche nell’essere riuscito, attraverso la plasticità del modellato, a dare all’Eroe un linguaggio universale, che attraverso la medaglia rimarrà per sempre e a disposizione di tutti. Giuseppe Colucci Accademia Italiana di Studi Numismatici

dalla presentazione ufficiale del 4 maggio 2002 del medaglione per Carlo Pisacane nella Sala Consiliare del Comune di Sapri (SA).


Il medaglione di Patroni per Carlo Pisacane [...] “Oggi l’artista Vincenzo Dino Patroni, a circa 150 anni dal tragico evento, idealmente ha fuso in bronzo il “medaglione della ricompensa”, e nel segno, simbolo del recupero del ricordo perenne di Carlo Pisacane e dei suoi eroi, ha racchiuso in questa straordinaria scultura il passato vissuto ed il futuro vagheggiato, la maturità del carattere come sigillo della Storia, la coscienza dell’altra sponda raggiunta immolando negli ideali la propria vita con fede e purezza d’animo, le ombre e le luci degli avvenimenti che si vissero prima, durante e dopo, graficamente segnati con le emotività interiori e con le debolezze umane, il fallimento di un progetto sognato e non realizzato... e poi ancora i valori, l’entusiasmo lo spirito di abnegazione e la vita di tutti coloro che morirono per un’Italia libera ed indipendente”. Angelo Di Lieto

dalla presentazione ufficiale del 4 maggio 2002 del medaglione per Carlo Pisacane nella Sala Consiliare del Comune di Sapri (SA).

Una medaglia per Padre Pio Incontro con lo scultore Vincenzo Dino Patroni Padre Pio da Pietrelcina è ormai da anni al centro delle cronache nazionali ed intemazionali, ed è indubbiamente uno dei personaggi più importanti del ‘900 come Santo e come uomo, noto per tante grazie e miracoli ricevute dai suoi innumerevoli fedeli. All’umile frate di Pietrelcina si rivolge da sempre non solo la gente comune, ma tra i suoi devoti ci sono anche personaggi politici, dello spettacolo e dell’arte. Abbiamo incontrato recentemente uno di essi, lo scultore Vincenzo Dino Patroni, autore di una medaglia in bronzo che ritrae il cappuccino, opera che si inserisce in un ben più ampio progetto, che intende rivalutare il settore della medaglistica, troppo spesso e da troppo tempo trascurata negli ambienti dell’arte. d. Maestro, com’è cominciata la sua attività artistica? r. La mia attività artistica si inserisce in una lunga tradizione di famiglia: sono nato a Salerno nel 1947, e mio padre e mio nonno erano affermati artisti, nel campo della scultura io sono stato però il primo a sperimentare tecniche nuove in campi diversi, dalla pittura alla scultura dalla ceramica fino alla medaglistica. d. Quando è nato il suo interesse per la medaglistica? r. Ritengo che la medaglistica sia una forma d’arte che merita di essere salvaguardata e studiata con maggiore attenzione, e soprattutto penso che le nuove generazioni di artisti deb-

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bano accostarsi ad essa con spirito moderno che, tenendo conto della gloriosa esperienza italiana in questo settore, la riporti ad essere attiva e al passo coi tempi. Per questo motivo nelle mie medaglie ho ritratto personaggi del passato, reinterpretandoli in chiave contemporanea, ed anche illustri protagonisti dei nostri giorni, in maniera da tramandarne ai posteri il loro ricordo, proprio tenendo conto del fatto che la medaglia nasce con un intento celebrativo. d. Da quanto tempo ha iniziato ad interessarsi a questa forma d’arte? r. La mia attività artistica è iniziata alla fine degli anni ‘60, ma i miei interessi per la medaglistica si collocano alla metà degli anni ‘90, dopo trent’anni di studi e nuove sperimentazioni, che mi hanno fatto comprendere l’importanza del messaggio, artistico e morale, che può essere racchiuso in un semplice ritratto su una medaglia di piccole dimensioni. Nel 1995 ho realizzato una medaglia bifacciale in onore di Cosimo de’ Medici, per il Circolo Numismatico di Firenze, oggi conservata nel medagliere del Museo Nazionale del Bargello a Firenze. Nel 1996 immortalai in una medaglia lo storico incontro avvenuto ad Avellino nel 1130 tra l’antipapa Anacleto II, che si rifugiò a Benevento, e Ruggiero II, conte di Puglia. Questa mia opera

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in bronzo bagnata in argento è oggi al Museo Diocesano di Avellino, donata dal numismatico Roland Becker. Nel 1997, infine, ho modellato una medaglia, poi coniata in oro, del beato lucano don Domenico Lentini, che fu molto apprezzata anche da Papa Giovanni Paolo II, da cui fui anche ricevuto in udienza. d. Come mai ha scelto Padre Pio come soggetto di una sua opera? r. Penso che Padre Pio da Pietrelcina sia indubbiamente uno dei personaggi più amati del secolo che è appena finito, e che proprio negli anni del passaggio tra il primo e il secondo millennio è stato beatificato e poi elevato agli onori degli altari. Dal punto di vista storico una medaglia è il miglior modo per celebrare questo evento. Dal punto di vista artistico invece il volto del Santo ha una tale forza espressiva che ben si presta ad essere ritratto in bronzo, materiale che accentua le caratteristiche fisiche del personaggio, con straordinaria plasticità e con una luminosità intensa. La maggiore soddisfazione ricevuta per quest’opera è stata la pubblicazione su ‘Famiglia Cristiana’. d. Quali sono i suoi progetti per il futuro? r. Vorrei dedicarmi con sempre più attenzione al settore della medaglistica, e soprattutto vorrei avere l’opportunità di farlo in maniera più ufficiale, magari con un apposito corso, per


tutti i giovani che vogliono approfondire questa disciplina. Per i miei allievi della cattedra di Plastica Ornamentale presso l’Accademia di Belle Arti di Frosinone, ho tenuto varie lezioni su questo tema, con risultati più che soddisfacenti, e devo dire con grande interesse da parte loro. Ad alcuni ho anche consigliato di continuare questa esperienza presso la Scuola della medaglia dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato di Roma. I miei legami con la regione Campania, ove sono nato e dove vivo, sono tuttora molto forti, e spero di riuscire a formare in qualche modo i giovani artisti campani in qualche struttura locale, avvicinandoli a questa forma d’arte, tanto importante, quanto purtroppo poco conosciuta. Per quanto riguarda il mio lavoro, continuerò a ritrarre i grandi personaggi del passato, come ho fatto recentemente con Carlo Pisacane. I nomi sono tanti, e tra essi molti sanniti, da San Giuseppe Moscati a Leonardo Bianchi, ma anche Mellusi, Gaetano Rummo ed altri ancora. Il nostro incontro con il maestro Dino Patroni si conclude qui, con la certezza di poter ammirare in futuro altre sue opere, e con gli auguri di buon lavoro. Andrea Jelardi

da “Realtà Sannita”, n. 16 - 16/31 ottobre 2003, pag. 6.

Vincenzo Dino Patroni, un talento della scultura per la medaglia d’arte ll Circolo “Mario Rasile” di Formia, costituitosi nel 1994, è ben noto per l’intensa opera, rivolta soprattutto per promuovere e divulgare la cultura numismatica: oltre a rassegne, conferenze, convegni, la vita sociale del Sodalizio è stata contraddistinta dalla puntuale pubblicazione mensile di un notiziario, e di quaderni di studi, con cadenza bimestrale, sempre con argomenti di notevole interesse. Di questi ultimi ben sessanta sono quelli fino ad ora pubblicati. Per questa sua benemerita attività, il Circolo ha già ricevuto nel 1999 dall’Accademia di Studi Numismatici, il prestigioso premio annuale riservato alle Associazioni del settore, per sottolineare un impegno che, si legge tra l’altro nella motivazione,: “dovrebbe fare scuola, ed è frutto della costanza, della tenacia e della fermezza, con cui il Presidente Andrea Morello ed i suoi collaboratori hanno perseguito sempre e soltanto scopi culturali”. Sono quindi molto grato e allo stesso tempo lieto che il Consiglio Direttivo del Circolo di Formia, abbia voluto dedicare il Quaderno di prossima pubblicazione, alla produzione del noto artista medaglista Vincenzo Dino Patroni che, a mio avviso, possiede al massimo grado le qualità più sopra richiamate, unitamente ad una indiscussa valentia artistica. Nato a Salerno e discendente da una famiglia di scultori assai conosciuti, dopo aver frequentato l’Accademia di

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Belle Arti di Napoli, ha sperimentato la propria creatività nelle tecniche più disparate: pittura, grafica, scultura, modellato; alternando i materiali più diversi: legno, ceramica, ferro, bronzo. Nel corso degli anni ha poi mostrato una singolare e sempre più intensa predilezione per la medaglia, nei confronti della quale già il padre Corrado aveva avuto modo di riservare vero talento ed attenzione, secondo una tradizione di impegno e continuità familiare che ci richiama nomi prestigiosi del passato (Hamerani, Pasinati, Vagnetti) e dei tempi a noi più recenti (Castiglioni, Giampaoli, Monassi). Tra le sue opere, ormai assai numerose, ho particolarmente apprezzato i ritratti in bassorilievo che Vincenzo Dino Patroni ha dedicato, via via, ad uomini illustri, riprendendoli sia nella forma classica di profilo, che nella posa di tre quarti, fino alla la raffigurazione frontale, abbinando sapientemente, ogni volta, la resa accurata dell’immagine con l’approfondimento psicologico del personaggio. Di non minore rilevanza è ancora la sua attività didattica, svolta con passione in un ambito territoriale assai vasto, che comprende alcune regioni sia del centro che del sud Italia. Di recente presso l’Accademia di Belle Arti di Frosinone, ha inserito nel programma di Plastica Omamentale da lui diretto, lezioni sulle tecniche esecutive, sulla modellazione e rifinitura della medaglia d’arte, che gli allievi avranno così modo di creare sotto la sua guida sicura ed esperta. Questo contributo concreto a sostegno di una disciplina, che non sembra essere attualmente sufficientemente considerata ed apprezzata,

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merita veramente ogni plauso possibile e darà certamente alle nuove generazioni di artisti, l’opportunità di coltivare ed apprezzare al meglio una forma d’arte come la medaglistica, che può vantare contenuti di grande valore che contraddistinguono la sua storia plurisecolare. Rinnovo quindi all’Artista e al Circolo i più sinceri complimenti e i più fervidi voti augurali per il futuro. Vittorio Lorioli

“Medaglia con l’effige del Beato Domenico Lentini (Lauria 1770-1828)” oro 750/1000, peso 27,06 g., (esemplare unico per il Pontefice Massimo Giovanni Paolo II) coniata nel 1997 nello stabilimento Omea srl di Milano per conto del Rotary Iternational Club di Lauria. Furono eseguiti inotre altri 154 esemplari in argento 999/1000, peso 21,30 g. e 25 esemplari in bronzo, peso 21,20 g.

dalla presentazione all’artista sul Quaderno di Studi LX dal titolo Vincenzo Dino Patroni e la medaglia d’arte edito dal Circolo Numismatico ‘Mario Rasile’ - Formia - Novembre/Dicembre 2003


Le medaglie di Patroni a Rivello Lo scultore salernitano invitato ad esporre le sue opere al museo lucano Apprezzato a livello internazionale come medaglista, oltre che come scultore, il salernitano Dino Vincenzo Patroni propone ora una scelta delle medaglie d’arte realizzate negli ultimi vent’anni. In occasione dell’ottava Giornata del Contemporaneo promossa dall’Amaci, si inaugura oggi una mostra di Patroni presso la Sala dell’Ultima Cena del Museo di Rivello (Potenza). L’artista, nel periodo in cui ha ricoperto la Cattedra di Plastica Ornamentale nelle Accademie di Belle Arti di Frosinone prima e di Napoli poi, è stato promotore ed organizzatore di mostre di medaglie contemporanee, esposte tra l’Italia e la Spagna, rinnovando anche la medaglia d’arte. La presentazione del catalogo è stata scritta da Giancarlo Alteri, direttore del Dipartimento di Numismatica della Biblioteca Apostolica Vaticana. Una scelta non casuale, se si considera che diverse opere di Patroni sono custodite in Vaticano: è il caso della medaglia per l’anniversario del Concilio Vaticano II e di quella per il 40esimo del ‘68, con un’opera che nella piccola circonferenza di un bronzo d’arte sintetizza le speranza, le attese e delusioni di un’epoca. Patroni è figlio e nipote d’arte. Prima di lui il padre ed il nonno (ma anche il bisnonno) sono

stati valenti scultori che hanno eseguito anche importanti opere pubbliche in bronzo, presenti in diversi luoghi del tessuto urbano salernitano, dalla Villa Comunale al Duomo. Dino Vincenzo Patroni, continuando la tradizione artistica della famiglia, ha saputo coniugare la sapienza tecnica e la creatività con una continua sperimentazione. Paolo Romano

Medaglia di Federico II di Svevia, argento 999/1000, 13 gr., ø mm. 32 (200 esemplari) coniata nel 1996 nello stabilimento Omea Srl di Milano

da “La Città” - Cultura & Spettacoli, 6 ottobre 2012, pag. 43

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Dino Patroni e le sue medaglie l’arte a Rivello del picciol cerchio La Sala dell’Ultima Cena dell’ex Monastero di Sant’Antonio di Rivello, fino al 27 ottobre, ospita un grande avvenimento artistico-culturale: l’esposizione delle opere di medaglistica dello scultore Vincenzo Dino Patroni. Questo importante appuntamento, promosso dall’Amministrazione Comunale di Rivello e dal Lions Club - Distretto 108YA Trecchina e Valle del Noce, è l’occasione come ci dicono il sindaco di Rivello, Antonio Manfredelli e il Presidente del Lions - Distretto 108, Diodoro Colarusso - per conosceere da vicino un artista di fama mondiale e apprezzare le sue opere che rappresentano una vera unicità artistica riconosciuta e apprezzata ovunque e che, oggi, onora e qualifica il nostro territorio a cui servono queste occasioni per segnalarsi anche a livello nazionale. Lo scultore Vincenzo Dino Patroni, meglio conosciuto con il nome d’arte Dino Vincenzo Patroni di adozione Lucana, è nato a Salerno nel 1947, ma vive ed opera da tanti anni a Marateaed è uno dei maggiori esponenti a livelli nazionali ed internazionale della medaglistica d’arte contemporanea. L’artista, nato in una famiglia di importanti scultori campani, nei periodo in cui ha ricoperto la Cattedra di Plastica Ornamentale nelle Accademie di Belle Arti di Frosinone prima e di Napoli successivamente, è stato promotore ed

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organizzatore di mostre di medaglie contemporanee, fatte esporre ai suoi migliori allievi nelle città di Frosinone, Barcellona (Spagna) e Napoli, in una veste completamente innovativa per la medaglia d’arte. La presentazione in catalogo, per questa importante personale di medaglistica dell’artista Patroni, è stata scritta, in via del tutto eccezionale, da Giancarlo Alteri, Direttore del Dipartimento di Numismatica della Biblioteca Apostolica Vaticana. L’artista, con questa mostra personale che comprende lavori importanti eseguiti negli ultimi diciassette anni e dedicati a questo settore e alla ritrattistica, invita il fruitore ad avvicinarsi all’affascinante mondo del «picciol cerchio», come Benvenuto Cellini chiamava le sue medaglie, perché esse possano essere considerate opere d’arte aventi la stessa dignità di una scultura a tutto tondo o di un monumento, perché molti grandi medaglisti nel passato come nel presente, da Pisanello a Cellini, da Manzù a Greco e a Pomodoro, sono stati anche e soprattutto celebri scultori. La mostra di Vincenzo Dino Patroni, che tra l’altro rientra anche nell’mportantissimo evento della Cittadinanza Attiva del Comune di Rivello che sarà celebrata domenica 14 ottobre 2012, resterà aperta tutti i giorni della settimana dalle 9 alle 13, il martedi ed il giovedi anche nel pomeriggio dalla 17 alle 19.30. L’ingresso è libero. Urbano Ferrari da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 9 ottobre 2012, pag. XVIII


Vincenzo Dino Patroni uno scultore da “medaglia” RIVELLO - La medaglistica è considerata da molti, ed a torto, un forma d’arte minore. La medaglia, che era nata con lo scopo prioritario di celebrare, commemorare e ricordare eventi storici, nonché di propagandare uomini o nazioni, nei tempi moderni ha perso gran parte di queste finalità, a causa delle nuove forme di divulgazione e di trasferimento ai posteri di tali fatti. La medaglistica è in realtà una delle forme d’arte più originali e più complesse. La complessità, risiede proprio nella circostanza che è sempre particolarmente difficile rappresentare in uno spazio molto limitato il pensiero dell’artista, che deve muoversi inoltre in un contesto circolare. La medaglia presenta altresì due facce ed è necessario pertanto che lo stesso soggetto, frutto della creatività dell’artista, venga sapientemente distribuito tra il recto ed il verso, in modo che la medaglia stessa lo illustri compiutamente. A confermare la valenza di questa nicchia d’arte giova ricordare che in essa si sono cimentati artisti come il Pisanello; che ne è il creatore, Cellini, Bernini, Romagnoli, Manzù e Greco. Forse è stato proprio per dare nuova dignità a questa forma d’arte che lo scultore-medaglista Vincenzo Dino Patroni ha voluto dedicare l’ottava edizione della Giornata del Contemporaneo indetta dall’Amaci (Associazione Musei di Arte Contemporanea Italiani) alla medaglistica. Nell’austera Sala dell’Ultima Cena del comp-

lesso monumentale Convento di Sant’Antonio in Rivello ha curato infatti l’esposizione di molte sue medaglie. La cerimonia di apertura della mostra ha registrato la presenza di un folto pubblico e di numerose autorità ed è stata arricchita dalla presenza di Giancarlo Alteri, Direttore del Dipartimento di Numismatica della Biblioteca Apostolica Vaticana. Questi è uno dei maggiori esperti di numismatica e di medaglistica ed è responsabile della più importante collezione di medaglie del mondo, quella Vaticana appunto. Molto appassionata la sua presentazione, che attraverso un interessante percorso storico, giuridico, politico ed artistico ha illustrato il significato ed il valore della medaglia, quale momento artistico e di testimonianza. Tale percorso, partito dal Pisanello, ha toccato i più grandi medaglisti che si sono cimentati in tale forma d’arte nel corso dei secoli ed è approdato a Patroni, definito “uno dei più rappresentativi medaglisti del nostro tempo”. La mostra, di grande valore artistico, allocata nella Sala dell’Ultima Cena del Convento di Sant’Antonio in Rivello, resterà aperta fino al 27 ottobre. Gaetano De Filippo

da “il Quotidiano”, Cultura e Spettacoli, 11 ottobre 2012, pag. 44

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Nel Convento di Sant’Antonio una mostra del medaglista

Vincenzo Dino Patroni In occasione dell’8a Giornata del Contemporaneo promossa dall’AMACl: (Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani), presso la splendida Sala dell’Ultima Cena del Monastero di S. Antonio a Rivello, è stata inaugurata l’esposizione delle opere di medaglistica dello scultore Vincenzo Dino Patroni. L’avvenimento di grande spessore artistico-culturale promosso dall’Amministrazione comunale di Rivello e dal Lions Club - Distretto 108 YA Trecchina e Valle del Noce, è l’occasione - come hanno illustrato nella fase introduttiva dei lavori, il Sindaco di Rivello, Antonio Manfredelli e il Presidente del Lions Distretto 108, Diodoro Colarusso, alla presenza degli altri intervenuti, tra i quali il Sindaco di Maratea, Mario di Trani, una nutrita rappresentanza di amministratori comunali Rivello e Maratea, oltre ai soci del Lions Club, agli orgainizzatori, ai cittadini di Rivello e di tutto il comprensorio - si prefigge di presentare e far conoscere un artista di fama internazionale e la sua opera, ampiamente riconosciuta e apprezzata e che, oggi, onora e qualifica anche il nostro territorio. Nato a Salerno nel 1947, Dino Vincenzo Patroni, lucano di adozione, vive da molti anni a Maratea, è un esponente, in ambito nazionale e internazionale, della medaglistica d’arte contemporanea. A segnalare l’mportanza e lo spessore dell’evento basti ricordare che la presentazione in catalogo

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per la personale di medaglistica dell’artista Patroni, in via del tutto eccezionale è stata scritta dal Chiarissimo Dott. Prof. Giancarlo Alteri, Direttore del Dipartimento di Numismatica della Biblioteca Apostolica Vaticana. Lo stesso Prof. Alteri, intervenuto all’evento rivellese, ha presentato, attraverso un accattivante excursus, la storia dell’arte medaglistica, partendo da Pisanello (ricordato per aver creato la prima medaglia, esattamente nel 1438, in onore di Giovanni VIII Paleologo) per poi passare ai vari Cellini, Bernini, Romagnoli, Manzù, Greco. L’eccellente presentazione del Prof. Alteri, un misurato, attento ed esaustivo quadro storico-artistico, ha focalizzato l’evoluzione di un’arte che si è andata perfezionando ma che col tempo, avendo dovuto fare i conti con una vera e propria crisi della medaglia (“si è ridotto il numero dei committenti che, non conoscendo né la medaglia né le sue finalità e potenzialità, ricercano altre forme e altri mezzi per celebrare, commemorare personaggi e fatti”), non ha potuto avvalersi di spazi e condizioni favorevoli per affermarsi in maniera “detinitiva” e “stabile”, così come auspicabile. “Nonostante tutto - ha dichiarato il Prof. Alteri - l’arte medaglistica oggi continua ad avere una propria vitalità grazie soprattutto agli scultori-medaglisti, i “poeti del metallo”, tra le cui fila ritroviamo sicuramente, e in un ruolo di indiscutibile preminenza, l’artista Dino Vincenzo Patroni, poliedrico artista della nostra contemporaneità”. “Dino Vincenzo Patroni - ha continuato il Direttore - è un grande artista perché, al di là del talento “tecnico”, è capace di dare una lettura


particolarmente intensa del “soggetto” che rende viva, appunto, ogni immagine che si propone di rappresentare: ritengo che Dino Vincenzo Patroni abbia superato se stesso nella raffigurazione su medaglia del grande medaglista italiano Pietro Giampaoli, realizzata in occasione del compimento dei suoi 100 anni, che appunto restituisce, grazie anche a un sapiente contrasto luci, un’immagine reale, pulsante, espressiva. Questa mostra ha concluso Alteri “è un grande avvenimento artistico-culturale e, al contempo, un dovuto riconoscimento a un autentico artista che fa parte ormai dell’olimpo artistico italiano e internazionale”. L’artista Dino Vincenzo Patroni, concludendo i lavori, compiacendosi per i positivi giudizi attribuitigli ha sottolineato “come e quanto la sua arte lo gratifichi e quanto sforzo metta, realizzando i suo lavori, per presentare opere vive, con un senso e con un’anima e, soprattutto per mostrarle autentiche agli occhi e al cuore dell’osservatore e dell’estimatore”. La mostra di Vincenzo Dino Patroni, che tra l’altro rientra anche nell’importantissimo evento della “Cittadinanza Attiva” del Comune di Rivello (domenica 14 ottobre 2012), resterà aperta e visitabile gratuitamente fino al 27 ottobre ore 9,00 alle ore l3,00 (il martedì ed il giovedì sarà visitabile anche nel pomeriggio dalle ore 17,00 alle ore 19,30). Anita Ferrari

da “L’Eco di Basilicata Calabria Campania” - Rivello - 15 ottobre 2012, pag. 24

Patroni, la medaglia che racconta il terremoto Tragedia e promessa di vita É venuta finalmente alla luce la medaglia, a lungo pensata e vagheggiata da Dino Patroni e attesa dai suoi amici, a ricordo del terremoto in Irpinia del 23 novembre 1980. Era stata illustrata e formalmente proposta all’amministrazione Provinciale di Avellino, sotto la cui egida, però, tranne che a belle parole, in concreto non si è fatto nulla. Ma diciamo subito chi è Dino Patroni. In Irpinia è nessumo, uno sconosciuto come tanti. Eppure, viene da una famiglia della provincia di Avellino. Il nonno, un formidabile scultore era di Bagnoli Irpino: emigrato negli Stati Uniti, aveva progettato e realizzato pregevoli opere. Tornato in Italia, realizzò qualche monumento, che esiste tuttora. Il padre di Dino era anche lui uno scultore e ha trasmesso al figlio la passione e il gusto per quest’arte. Dino, a sua volta, ha perfezionato e riscattato la tradizione familiare, sollevandola a livelli di profilo nazionale e internazionale. É stato professore in più di un’Accademia di Belle Arti in Italia e in ultimo ha concluso (2010) la sua carriera a quella di Napoli da titolare di Plastica Ornamentale e di Tecniche della Scultura. Artista poliedrico, secondo una spontanea tendenza dei figli del Sud, è stato ed è scultore, pittore, grafico, ceramista e medaglista. La sua cifra è di un’elegante plasticità coniugata a un estremo rigore di mestiere in dialogo aperto con la modernità, ma al di qua di ogni feticismo e di ogni radicalizza-

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zione di tendenza. Suoi lavori sono presenti in vari musei e in varie gallerie. Della sua figura e della sua opera si sono interessati importanti critici come Giorgio Segato, Giancarlo Alteri, Luigi Tallarico. Giorgio Di Genova lo ha incluso nella sua monumentale “Storia dell’Arte Italiana del 900” nel volume dal titolo “Generazione anni ‘40”. Come medaglista, è uno dei maggiori rappresentanti dell’arte dell’incisione della medaglia in Italia. Sua è la medaglia di Cosimo II de’ Medici esposta nel Medagliere del Bargello a Firenze, sua è la medaglia del Beato Domenico Lentini che fa parte del Medagliere della Biblioteca Apostolica del Vaticano, suo è il medaglione dell’incisore Pietro Giampaoli che è nel Museo d’Arte della Medaglia di Buja (Udine), suo è il medaglione di Carlo Pisacane installato in una piazza di Torraca nel Cilento. Tante altre medaglie Patroni ha inciso e esposto in mostre ed eventi nazionali ed internazionali. Ultimamente, (ottobre 2012), ha tenuto a Rivello in Basilicata una mostra di medaglie splendidamente presentata in catalogo da Giancarlo Alteri, Direttore del Dipartimento di Numismatica della Biblioteca Apostolica Vaticana. Forte nel suo cuore è il rapporto con la sua terra d’origine, anche se questa si è dimenticata di lui, di suo padre e di suo nonno. Per parte sua, Dino Patroni tiene rivolto lo sguardo anche come artista al Sannio e all’Irpinia. Ha realizzato una bellissima medaglia di Padre Pio di Pietrelcina, (1999), dove il frate perfettamente modellato nel suo profilo di illuminato dal misticismo guizza monitorio per un attimo fuori del suo immenso cappuccio. E adesso ci offre

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questa ultima prova con la medaglia in bronzo «Trent’anni dopo per la memoria storica del terremoto in Irpinia - 23 Novembre 1980», dove si rappresenta il dramma dell’evento sotto forma di nodo materico centralmente percorso da un diagramma sismografico. Sotto la violenza dell’evento le opere dell’uomo vengono stritolate e ridotte in macerie. Accanto ad esse, a sinistra, si propone il segno irrefutabile di un teschio, mentre a destra emerge un volto di donna segnato intimamente dal dolore. Ma dietro tutta questa rappresentazione drammatica, esplode la luce solare in tutta la sua potenza, con promessa di vita, di gioia. Potrebbe essere questa un’occasione propizia a scambiarsi gli auguri tra l’Irpinia e l’artista. Ugo Piscopo

“Trentanni dopo per la memoria storica del terremoto in Irpinia - 23 Novembre 1980” bronzo, 2010 ø cm. 11,7 (Prova d’autore)

da “Il Mattino”, Avellino 21 novembre 2012, pagg. 1 e 43.


Patroni o della plasticità emotiva La necessità di penetrare le tracce di superficie della medaglia e indagare la figura nella sua interezza, ha indotto Vincenzo Dino Patroni, pittore-scultore e già titolare della prestigiosa cattedra di Plastica Ornamentale all’Accademia di Belle Arti di Napoli, a usare i segni della propria singolarità di stile ed ottenere una espressività più netta e innovativa, rispetto all’iconografia della medaglia tradizionale. La sua impostazione plastica ha infatti dimostrato, nei frequenti incontri e rassegne d’arte, specie nelle sedi delle scuole, come le forme espressive, a contatto con l’arte contemporanea, abbiano acquistato un risalto nelle forme sculturali, senza perdere i riflessi pittorici e gli stacchi architettonici, perfino senza fare a meno del modellato, che da bidimensionale si tramuta nella sua opere in tessitura a tre dimensioni. Il riferimento all’unità delle arti è un concetto sempre vivo, se è vero che, ieri, Leon Battista Alberti considerava l’architettura una espressione musicale e, oggi, Mario Sironi guarda alla reversibilità dell’opera d’arte, sia di quella

costruita che dipinta o scritta, sicché la validità del concetto è stato confermato da Umberto Boccioni, il quale nel manifesto futurista ha proclamato “l’avvento di un rinnovato ordine plastico”, il solo in grado di dare una “organizzazione” e una nuova gradazione ai valori costruttivi. D’altra parte, nella diversa prospettiva della medaglistica, la riproducibilità delle immagini non sempre è stata considerata nella sua autonomia tattile, specie dopo la seconda metà del XV secolo, in cui si è venuto registrando un appiattimento di valori, a causa del mutato procedimento a stampa, analogo a quello delle monete e che per lungo tempo ha fatto a meno della fusione a cera perduta. Alla medaglistica è così venuta a mancare quell’unità dei contrari (profondità e modellazione) che l’Alberti aveva individuato nel trattato De Statua e che avrebbe consentito alla medaglistica una sintesi nell’uso “per via di levare”, che è prerogativa della scultura, unitamente “all’efficacia di porre”, che è proprio dell’organizzazione ornamentale. É mancato al “picciol cerchio” (B. Cellini) la liberazione dall’affanno tecnologico e la fusione di oggetto e spazio, pur essendo noto che parva mole grandia cavit. Per un operatore di cultura, come Vincenzo Dino Patroni, sarà stata questa intuizione, basata sul tempo vichianamen-

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te “ritornato”, a mettere in moto la vocazione dello scultore e ad estendere alla medaglistica, entrata in crisi, i valori unitari della pittura e della grafica, non soltanto perché richiamati dalla globalità della nuova percezione visiva, ma perché necessari all’organizzazione dei caratteri formali del bianco e del nero, della luce e dell’ombra, in quanto elementi tangibili, creativi della costruzione emotiva. Ed è su questo concetto che il pensiero critico di Vincenzo Dino Patroni si collega a Umberto Boccioni, laddove l’artista futurista aveva ribadito che lo “stato d’animo plastico” non è lo sbrendolo analitico dei sentimenti, bensì “è la sintesi, anzi l’architettura emotiva delle forze plastiche degli oggetti, interpretate nella loro evoluzione architettonica”. Del resto Vincenzo Dino Patroni, che ha unificato i termini contraddittori dell’ossimoro di emotività e plasticità, è stato in grado di realizzare la straordinaria medaglia che fa rivivere il sacrificio senza speranza di Carlo Pisacane, in cui la ritmica distribuzione emotiva delle forze contrapposte viene guidata a comporre l’emotività dell’evento. Certamente sarà stata la portata emotiva dello stato d’animo ad avere “irrorato” alla partenza i neuroni dell’artista, per come vedremo, ma è certamente la conclusa sintesi delle forze plastiche ad avere concretizzato, in termini d’arte, la portata sia cromatica che architettonica degli oggetti. D’altro canto, senza volere azzardare riferimenti e/o automatismi espressivi di riporto, ci sembra doveroso riferire di un recente esperimento che ha collegato la permutabilità dei ritmi neuronici all’espressività dell’arte.

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Dalla scoperta si rileva infatti che Dan Lloyd, filosofo del Trinity college di Hartford (Usa), ha individuato come l’aumento dell’irrorazione di alcune cellule cerebrali comporta l’accensione dei ritmi e che sotto la pressione in atto trasformano gli stimoli in immagini e in suoni-colori di portata audio-visiva. Come si vede, la conclusione è nelle cose, perché se è vero che gli scultori e gli espressionisti ci avevano confermato che i riflessi delle emozioni stimolano gli stati d’animo, ora possiamo contare su un quid in più per considerare che i neuroni dell’emozione compongono, perfino dominano la portata stessa dello stato d’animo plastico. Luigi Tallarico

da “Il Cerchio”, Settembre - Dicembre 2012, Anno XVI - 84, pagg. 98 e 99.


Te s t i m o n i a n z e s c r i t t e d al 1995 al 2012


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Dedica all’artista Patroni dalla figlia dell’insigne incisore e medaglista friulano Pietro Giampaoli in occasione della mostra personale a Buja (Udine).

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Lettera del Direttore di Cronaca Numismatica dott. Mario Traina a Vincenzo Dino Patroni a proposito del Medaglione eseguito per Pietro Giampaoli.

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Monsignor Loris Francesco Capovilla Arcivescovo di Mesembria è stato il segretario del Pontefice Massimo Giovanni XXIII

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Lettera scritta all’artista dall’insigne e compianto prof. Paolo Pisacane, pronipote del fratello dell’eroe e martire risorgimentale Carlo Pisacane.

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Lettera pervenuta dalla Segreteria Generale della Presidenza della Repubblica diretta all’arch. Emilio Cortese promotore della presentazione nella Sala Consiliare del comune di Sapri del medaglione di Vincenzo Dino Patroni dedicato all’eroe Carlo Pisacane.

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Messaggio inviato dalla Direttrice del Medagliere dei Musei dell’Ermitage di San Pietroburgo (Russia), dott. Olga Chizhevskaya all’artista Dino Vincenzo Patroni.

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William Till “Anche in assenza di storici, di monumenti e di iscrizioni le medaglie da sole basterebbero a tramandare ai posteri la memoria del passato�.

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Catalogo delle medaglie


Jorge Luis Borges “Forse le storie che ho narrate sono una sola storia. Il diritto e il rovescio di questa medaglia sono, per Dio, eguali.�

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D.

“Cosimo II de’ Medici Granduca di Toscana (1590-1621)” bronzo, 1995 ø cm. 11,3 Collocazione: Medagliere del Museo Nazionale del Bargello - Firenze Inventario n. 24563

R.

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Benvenuto Cellini “Era un giorno doppo desinare del mese di aprile ed era un bel tempo: il Papa era in belvedere. Giunto alla presenza di Sua SantitĂ , gli porsi in mano le medaglie insieme con li conii di acciaio. Presele, subito conosciuto la gran forza di arte che era in esse, guardato messer Piero in viso, disse: gli antichi non furno mai sibben serviti di medaglie.â€?

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“Beato Padre Pio da Pietrelcina” bronzo, 1999 ø cm. 33 (Prova d’autore)

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Franco Panvini Rosati “La medaglia... non solo nasce da una concezione artistica nuova ma è anche frutto di un particolare ambiente e di una civiltà nella quale le nuove concezioni che esaltano l’individuo creano un desiderio di gloria che spinge gli uomini a tramandare in ogni modo il loro ricordo ai posteri.”

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“Incontro tra l’antipapa Anacleto con Ruggero II - 27.IX.1130 ad Avellino” bronzo, 1996 ø cm. 15,5 (Prova d’autore)

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Orlando Paladino Orlandini “La medaglia è un piccolo mondo; ad essa ho affidato in circa tremila modelli i momenti tristi o felici del mio tempo, i costanti tentativi per contribuire al suo potenziamento e rinnovamento, perché continui attraverso essa ad essere tramandata con nobiltà d’arte la storia contemporanea.”

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“Giubileo del 2000“ bronzo, 2000 ø cm. 7,8 (Prova d’autore)

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Giorgio Segato “Non sono pochi oggi gli artisti che creano medaglie al di fuori della committenza, solo per sè, come luoghi svelati dell’anima, luoghi di meditazione, di esplorazione della forma e della materia, della figura e dei frammenti di esperienza che aggallano nella memoria.”

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Lo scultore Venanzo Crocetti nel centenario della sua nascita bronzo, 2013, ø cm. 12 (Prova d’autore)

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Laura Cretara “Documento dal cuore di metallo, ogni esemplare mi offre diverse chiavi di lettura; lo stile espressivo di un‘epoca, la creatività dell’artista, la qualità delle tecniche d’esecuzione, la motivazione della comunicazione della committenza.”

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“1968-2008, l’epoca dei sogni è finita; rimangono i miti ma al posto dei desideri... i bisogni del giorno dopo” gesso, 2008 ø cm. 31,8 Collocazione: Medagliere della Biblioteca Apostolica Vaticana

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Anonimo “Raccogliere monete è espressione di signorilità d’animo e raffinatezza di gusto; E’ fonte di studio e quindi patrimonio di cultura. Una collezione di monete fa rivivere nel presente tutto un passato. Le monete sono gli occhi della storia, una visione chiara degli avvenimenti dal VII sec. A.C. ai giorni nostri. E’ un investimento sicuro che si valorizza con il moltiplicarsi degli amatori.”

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“Medaglia a Francesco Carbone” bronzo, 2000 ø cm. 10,8 (prova d’autore)

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Theofile Gautier “E la medaglia austera che uno spalatore trova sotto terra rivela un imperatore�

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“Medaglia a Federico II di Svevia“ bronzo, 1996 ø cm. 26,8 (prova d’autore)

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Carlo Goldoni “Brighella: diseva cussì, per quello che sento a dir in casa: per altro accordo anche mi, che el studio delle medaggie l’è da omeni letterati: che sto diletto è da cavalier nobile e de bon gusto: e che son sempre ben spesi quei denari che contribuisce all’onor della casa e della città.”

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“Omaggio a Pietro Giampaoli all’età di cento anni“ bronzo, 2000 ø cm. 25 Collocazione: Buja (UD) Museo d’Arte della Medaglia n. 423 del Registro Inventario Medaglie

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Cesare Bracci “Altri in bronzo, altri in oro, il suo sembiante imprima, il nome scriva, onde mortale immortalmente viva.�

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“Janua Coeli” La porta per la città di Dante: Paradiso bronzo, 1998 ø cm. 16,8

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Pier Renato Casorati “La medaglia non muta nel formato, nelle esigenze artistiche con essa collegate, nella materia prima, e pur si adatta all’ansia moderna degli uomini cui non basta il dominio della terra e danno la scalata alle stelle.�

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“Medaglia-amuleto III Millennio“ bronzo, 2000 ø mm. 9,2

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Velia Johnson “La medaglia è un mezzo artistico estremamente elegante, indistruttibile, di formato trasportabile, di facile diffusione, di prezzo accessibile, per fermare il tempo, prolungare il ricordo, accontentare l’antica sete umana di esistere ancora, in qualche modo, dopo la morte.â€?

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“Nicola Carlomagmo” Martire della Repubblica Partenopea per il bicentenario della morte bronzo, 1999 ø cm. 25 Collocazione: Biblioteca Comunale “Rizieri Ferrante” Lauria (Pz)

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Rosa Maria Villani “La medaglia è un multiplo d’arte realizzato con il processo della fusione o della coniazione e può essere definita monumento da camera, scultura microgettuale.”

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“Imago Ipsa Bonitatis” (bontà fatta persona) Giovanni XXIII Pontefice Massimo, alla perpetua memoria del Concilio Vaticano II bronzo, 2000 ø cm. 15,50 (prova d’autore)

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Cesare Merzagora “Le medaglie sono espressione di un’arte nobilissima che sa ricordare, in una sintesi inimitabile, sia il pensiero e il carattere di quei personaggi che devono ancora vivere oltre la loro vita nei tratti salienti del loro talento e delle loro opere, sia quegli avvenimenti epici, quei sacrifici e quegli eroismi che la storia ci tramanda con analisi ampie e ponderose.�

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“Medaglione per Carlo Pisacane” bronzo, 2000 ø cm. 34,3 Collocazione: Installato in piazza dell’Olmo nella città di Torraca (Sa)

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Mario Valeriani “La medaglia non attende la visita dello spettatore, ma è essa stessa ad offrirsi a quanti abbiano intenti d’amore per l’arte.”

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“150° anniversario della nascita del musicista Giacomo Puccini“ bronzo, 2008 ø cm. 16 (Prova d’autore)

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Geremia Paraggio Si tratta di un’opera la cui preziosità va ben oltre il nobile metallo in cui è realizzata: è un lavoro di rara abilità, una scultura d’altri tempi che si rifà all’antica arte orafa che è stata, da sempre, vanto italiano. da “Il Saggio” maggio 1998

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“Reliquiario in argento per il Beato Domenico Lentini� argento, 1997 Collocazione: Chiesa Madre di San Nicola di Bari Lauria (Pz)

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Umberto Maria Milizia “La dimensione fisica di una medaglia è sempre relativa e comparabile a quella della mano e ha una dinastia di osservazione, quella tipica anche della letteratura, in cui solo una persona, o quasi, può entrare in sintonia con l’opera d’arte.”

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“Effige del Beato Domenico Lentini (Lauria 1770-1828)� modello in bronzo, 1997 Collocazione: Casa-Museo del Beato Domenico Lentini Lauria (Pz)

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Enrico Crispolti “Il senso della medaglia nella società contemporanea è infatti anche quello di offrirsi come piccola scultura di rilievo, insomma come oggetto plastico, svincolato da un compito di funzionalità iconico-narrativa.”

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a.

“Trasformazioni cosmiche nel tempo” gesso, 2006 ø cm. 12

b.

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Albert Einstein “L’immaginazione è più interessante della conoscenza.”

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Studi e disegni preparatori per medaglie


Studio per medaglia amuleto III Millennio

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Idea a matita per l’effige e bozzetto preparatorio per la medaglia dedicatoria a Giacomo Puccini per il centocinquantenario della sua nascita

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Studio per una medaglia per San Rocco, 1999.

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Te s t i m o n i a n z e f o t o g r a f i c h e d e l l ’a t t i v i t à d i a r t i s t a med aglista d al 1995 al 2012


Firenze, 16 dicembre 1995. A Palazzo Gaddi nella Sala Luca Giordano, lo scultore Dino Vincenzo Patroni viene premiato con una targa d’argento offerta dalla Camera di Commercio Firenze, dal giornalista e numismatico Stellio Tavanti e dal Presidente del Circolo Numismatico Mediceo di Firenze Giancarlo Galaverni per aver creato tra tutte le altre medaglie eseguite a personaggi medicei, da già noti artisti, una medaglia in bronzo bifacciale rappresentando sul dritto della stessa una splendida effige del Granduca di Toscana Cosimo II De’ Medici interpretata dal Patroni attraverso un interessante e singolare ritratto frontale dello storico personaggio fiorentino del Seicento.

Firenze, 16 dicembre 1995 Palazzo Gaddi. Da sinistra gli scultori medaglisti Marcello Tommasi, Sergio Benvenuti, Salvatore Cipolla e Vincenzo Dino Patroni alla presentazione delle medaglie in bronzo da essi eseguite per i personaggi medicei per la raccolta nel Medagliere del Museo Nazionade del Bargello.

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Città del Vaticano, 13 ottobre 1997. Il Pontefice Giovanni Paolo II riceve l’artista Vincenzo Dino Patroni quale autore della medaglia d’oro, argento e bronzo e del reliquiario eseguito in occasione della beatificazione del Venerabile Domenico Lentini di Lauria (17701828). Inventariata al n. 223 del Medagliere della Biblioteca Apostolica Vaticana.

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Potenza 29 maggio 1999. In occasione del “Maggio potentino” una visitatrice straniera ammira le medaglie di Vincenzo Dino Patroni nella sua mostra personale presso Aula Magna scuola elementare 1° Circolo Potenza.

30 maggio 1999 Aula Magna scuola elementare 1° Circolo Potenza. Mostra personale di medaglistica di Vincenzo Dino Patroni. Nell’immagine i soci del Circolo Filatelico e Numismatico Potentino, Luigi Pastorino, Ferdinando Totaro, Diego Cersosimo, Riccardo Lucciconi, Donato La Capra, Giovanni Marcodoppido, Giuseppe Valentino promotori dell’evento, insieme all’artista (al centro della foto).

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Buja (Udine) 23 dicembre 2000. Il dott. Ezio Terenzani, Presidente della Triennale Nazionale d’Arte della Medaglia di Udine, in un momento del suo intervento all’inaugurazione della mostra personale di medaglie e placchette del Patroni, elogia l’opera dello scultore meridionale nel ricordo di Pietro Giampaoli suo indimenticabile amico.

Buja (Udine) 23 dicembre 2000. La dottoressa Simona Giampaoli, figlia dell’insigne incisore e medaglista friulano Pietro Giampaoli, ringrazia commossa l’artista Vincenzo Dino Patroni in presenza del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura per aver realizzato un ritratto espressivo somigliantissimo e significativo del suo genitore e per averlo donato alla comunità di Buja e al suo Museo della Medaglia d’Arte.

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Estate 1998, Ponte del Giglio (Lucca). Il numismatico prof. Giuseppe Ricci collezionista amico del Patroni si intrattiene con questi sottoponendogli una grafica acquisita per la sua collezione di opere d’arte.

Sapri 4 maggio 2002 Sala Consiliare. Al centro il dott. prof. Giuseppe Colucci membro dell’Accademia Italiana di Studi Numismatici presenta al pubblico il medaglione in bronzo dell’eroe Carlo Pisacane eseguito dallo scultore Vincenzo Dino Patroni. Alla sua sinistra l’altro relatore dott. prof. Angelo Di Lieto, storico e critico d’arte e a destra l’architetto Emilio Cortese vice Presidente dell’UPLE di Sapri, promotore e organizzatore dell’evento.

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Sapri 4 maggio 2002 Sala Comunale. Il folto pubblico partecipa alla presentazione dell’opera dell’artista salernitano dedicata all’eroe Carlo Pisacane e commentata dagli illustri relatori.

Napoli 18 febbraio 2006, Salone di rappresentanza della sezione napoletana dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra. Il Presidente di sezione della Corte Suprema di Cassazione dott. Domenico Nardi conferisce allo scultore Vincenzo Dino Patroni la medaglia d’oro (I premio) offerta dal Presidente della Repubblica Italiana Ciampi per l’opera di medaglistica dal titolo: “L’eroe Carlo Pisacane” in occasione della IIIa edizione nazionale di Arti Figurative “Memorie Patrie”.

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Accademia di Belle Arti di Barcellona (Spagna), Sala Espositiva, 8 settembre 2008. Vincenzo Dino Patroni al centro affiancato dai professori del Dipartimento di Scultura Jorge Egea e Jaume R. Valverdù innaugura la mostra didattica di medaglistica d’arte dal titolo: Incontro Confronto 1, medalles i baix-relleus d’alumnes de l’Accademia di Belle Arti di Napoli i de la Facultat de Belles Arts de Barcelona.

Rivello (PZ), 14 ottobre 2012 in occasione della proclamazione della cittadinanza attiva della cittadina lagonegrese il Direttore Scientifico del Centro Internazionale di Ricerche “cittadinanza umanitaria”, Avv. Prof. Ermanno Bocchini Direttore del Lions International 2007-2009 in presenza del Presidente del Lions Club distretto 108 YA di Trecchina e della Valle del Noce Dott. Diodoro Colarusso e del Dott. Piero Lacorazza Presidente della Provincia di Potenza si congratula con lo scultore Vincenzo Dino Patroni per l’importante mostra di sue medaglie realizzata nella “Sala dell’Ultima Cena” dove si è svolto lo storico Convegno dell’evento.

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Rivello (Pz) 06 ottobre 2012 Convento di Sant’Antonio, Sala Ultima Cena. Il prof. Giancarlo Alteri Direttore del Dipartimento di Numismatica della Biblioteca Apostolica Vaticana presenta la mostra personale dello scultore medaglista Vincenzo Dino Patroni. Da sinistra il prof. Alteri, la dott.ssa Giampiccolo, il Sindaco di Rivello Manfredelli, il Presidente del Lions Club Trecchina e Valle del Noce Colarusso e l’artista.

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Studenti della Scuola Media “Rocco Scotellaro” di Rivello visitano la mostra di Medaglie d’Arte dell’artista Dino Vincenzo Patroni il quale spiega loro le fasi di esecuzione delle opere in bronzo.

Rivello 30 ottobre 2012. Il prefetto di Potenza Dott. Antonio Nunziante, primo a sinistra, visita la mostra dello scultore Patroni (al centro). Alle spalle dell’autore l’ingegnere Daniela Schettino e a destra il sindaco di Rivello dott. Antonio Manfredelli.

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S c r i t t i d e l l ’a u t o r e s u l l a m e d a g l i a d ’a r t e contemporanea


La contemporaneità della medaglia-scultura Spesso le giovani generazioni ignorano che la medaglia d’arte fu una creazione italiana risalente in epoca Carrarese a Padova, nella II^ metà del Trecento ed esaltata successivamente da Antonio Pisano detto il Pisanello che nel 1438 scolpì, primo e unico artista fra tutti, la prima medaglia d’arte fusa in bronzo per rappresentare l’evento eccezionale della venuta a Ferrara dell’Imperatore di Bisanzio, Giovanni VIII Paleologo, convocato da Eugenio IV per cercare di conciliare le due Chiese separate da 4 secoli. Oggi, in pieno III Millennio, possiamo affermare che la medaglia e la placchetta d’arte sono un piccolo mezzo mass-media ad alta qualificazione estetica-comunicativa e divulgativa per l’odierna società. Occorre, però, una ripresa innovativa della medaglistica, affidata ad una specifica didattica moderna delle discipline plastiche contemporanee, nella forma di documento d’arte e di storia, aventi le seguenti caratteristiche: forma, tattilità, peso, valore, materiali, modellato, rarità e, anche come eccezionale esperienza, luogo di sperimentazione e di esercizi plastici di laboratorio che dovrebbero trovare posto particolarmente nelle Accademie di Belle Arti così come è sempre stato; basti pensare all’Accademia di Belle Arti di Brera e a questa di Napoli, dove tale insegnamento è stato impartito per tantissimi anni. Una delle prerogative dei molteplici obiettivi che mi sono prefissato, in qualità di scultore e di medaglista, in tutti questi anni in cui ho insegnato come docente di Plastica Ornamentale nelle Accademie di Belle Arti di Catania, di Frosinone e di Napoli, è stata proprio la continuità della medaglia d’arte contemporanea, con il rinnovamento delle tecniche del bassorilievo, dei materiali e della loro sperimentazione. La scelta di far creare in laboratorio, agli allievi del corso

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da me diretto, medaglie d’arte come piccole e originali sculture, ottenute nel “picciol cerchio” come le chiamava Benvenuto Cellini, è venuta fuori dalla necessità di stimolare anche in questo modo il pensiero dei giovani artisti che, in laboratorio, attraverso le loro mani, creano quanto hanno già precedentemente immaginato, realizzando così con sintesi artistica-informativa opere espressive per la memoria storica ma con la massima libertà d’espressione. Oggi la medaglia e la placchetta d’arte non ha più uno scopo celebrativo o commemorativo, ma rimane pur sempre una scultura di dimensioni ridotte, spesso monumentale e accessibile a tutti. Medaglie e placchette d’arte restano, comunque, molto spesso documenti di storia anche oggi, come per l’appunto nel caso specifico di questa mostra, pensata e organizzata in omaggio al I° Centenario del Manifesto del Futurismo, che è stato ed è tuttora avanguardia artistica e storica dell’arte italiana in cui si fondono sperimentazione, ricerca, contemporaneità! Ecco perché ancora una volta allievi catalani e allievi dell’Accademia partenopea si incontrano e si confrontano una seconda volta e a Napoli, in questa mostra dedicata all’evento dell’anno, grazie anche all’impegno costante della prof.ssa Raffaella Guerrizio responsabile per l’Accademia di Napoli del progetto Erasmus che insieme a me ha intessuto fruttuose relazioni, si stipulerà pure il concordato di gemellaggio tra le due prestigiose Istituzioni del Bacino Mediterraneo per future collaborazioni e, ci auguriamo, duraturi scambi artistici-culturali.

Dino Vincenzo Patroni

Docente di Plastica Ornamentale all’Accademia di Belle Arti di Napoli

dalla brochure della mostra INCONTRO CONFRONTO 2 Omaggio al I° Centenario Manifesto del FUTURISMO, Galleria del Giardino, Accademia di Belle Arti di Napoli, 30 giugno - 15 luglio 2009.


La medaglia d’arte

Suo significato nel mondo culturale contemporaneo

Il grande pubblico conosce ben poco sulla medaglia d’arte in genere e ancor meno circa l’importanza della stessa tra le maggiori espressioni delle arti visive contemporanee. Eppure, nonostante la carenza di informazioni e conoscenza che essa ha presso un pubblico che, anziché ristretto, dovrebbe essere più largo, la medaglia d’arte, quella cioè eseguita dagli artisti, è tutt’ora viva e vitale. Ci sono persone che amano accostarsi alle arti figurative, che visitano musei e frequentano gallerie d’arte moderna e contemporanea e, che, comunque, hanno spiccato interesse per la creatività, eppure poco o nulla sanno circa la possibilità che oggi, più di prima, la medaglia coniata o fusa in metalli, è un vero e proprio veicolo di cultura. Nella Numismatica, questo settore della scultura a rilievo o, più spesso, a basso rilievo, è sicuramente paragonabile per importanza sia alla migliore gioielleria, che nasce dalla fantasia e dalle capacità anche tecniche dei maestri orafi, sia al risultato della geniale creatività dello stilista o della migliore sartoria nell’ambito dell’alta moda. In Italia, oltre ad incisori medaglisti, come sono stati, per esempio, i Giampaoli o i Monassi di Buja (Udine), ritenuti (a ragion veduta) da molti i grandi della medaglistica d’arte italiana, apprezzata e invidiataci in tutto il mondo, anche illustri scultori contemporanei quali Francesco Messina ed Arnaldo Pomodoro, per completare la loro esperienza nel campo delle arti plastiche, si sono cimentati in questo settore scultoreo, raggiungendo livelli altissimi, “fiore all’occhiello”, della migliore plastica ornamentale contemporanea italiana.

Le medaglie fuse in nobili metalli oppure prodotte in coniazione, quando sono eseguite in numero limitato e da veri maestri che le impreziosiscono grazie alla loro creatività ed originalità, rappresentano tutt’oggi e all’alba di questo terzo millennio, l’espressione sempre viva di un’antica tradizione italiana che, per raffinatezza tecnica e per prestigio artistico, non è mai stata, dal Pisanello sino a noi, seconda a nessun’altro Paese. Perciò, le medaglie cosiddette d’arte, create da validi artisti e non da operatori che, seppur abili, a mio avviso, sono comunque privi di fantasia e di creatività (elementi imprescindibili per la creazione di un’opera), sono considerate a giusta ragione, veri e propri multipli d’arte. I quali accrescono l’immagine di chi promuove queste espressioni dell’arte plastica, ma anche di chi colleziona questi piccoli oggetti metallici di forma circolare, ricchi di contenuto storico ed artistico e perciò culturale. Da esse, riceve altrettanto prestigio chi le possiede o le riceve in segno di riconoscimento o semplicemente di omaggio. Oggi, più che mai, fruire di una medaglia d’arte, significa godere della creatività scultorea di uomini di cultura e di maestri del nostro tempo, in quanto la medaglia d’arte altro non è se non una vera e propria messaggera di cultura. Vincenzo Dino Patroni

da COINS TODAY - MONETE OGGI, 1/2001.

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L’artista nella Sala dell’Ultima Cena dell’ex Convento di S. Antonio a Rivello, spiega alle nuove generazioni di studenti lucani in visita alla mostra, l’importanza della medaglia d’arte nell’attualità e le varie tecniche per eseguirla.

Catalogo monografico  

Catalogo monografico Dino Patroni Comune di Rivello (Pz)

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