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DI IN

MOSTRA

23 CURATORI 23 ARTISTI

SALA DEI TEMPLARI, PIAZZA MUNICIPIO, MOLFETTA DAL 19 DICEMBRE 2012 AL 7 GENNAIO 2013


Nei primi giorni del caldo luglio 2012 si è sviluppato presso le sale del Museo Diocesano di Molfetta, nell’ambito del Progetto Futur@, a responsabilità del Dott. Giuseppe Domenico De Bari “Creatività Giovanile”, promosso e sostenuto dal Dipartimento della Gioventù - Presidenza del consiglio dei ministri e dell’ Associazione Nazionale Comuni Italiani, , un interessante Workshop “Come si fa una mostra”, interamente curato dal Dott. Gaetano Centrone e sviluppato in collaborazione con i docenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera Prof. Marco Meneguzzo, Ignazio Gadaleta e Rachele Ferrario. Le 25 ore del Workshop conclusosi il 6 luglio hanno incentivato i 23 partecipanti provenienti da diverse parti della nostra regione e non solo, ad organizzarsi in questi mesi per la conclusione del progetto, nella cura ed esposizione di altrettanti artisti del nostro territorio. Nasce così “DImostraINmostra”, una esposizione di 23 opere d’arte che sarà inaugurata il 19 Dicembre ore 17.30 presso la Sala dei templari in Molfetta e durerà fino al 6 di Gennaio 2013. Saranno presenti i rispettivi curatori per i rispettivi artisti: ANNA LUCARELLI per RAFFAELLA DEL GIUDICE; ANTONELLA DORONZO per FRANCESCO DADDARIO; ANTONELLA SPADAVECCHIA per ANGELA PALMIERI; CINZIA MATTEUCCI per PEPPE VOLPE; CRISTINA CAPUTO per ANTONELLA BUTTARI; NICOLETTA MONGELLI per FRANCESCO MANGINI; ALESSANDRA CRITELLI per CARLO SIMONE; DANIELA CONFETTI per NICA CIALDELLA; ELMA PLACIDO per ANNALISA ROSANO; MARIO GAMBATESA per AZZURRA DI VIRGILIO; FABIO SCHIAVONE per MARIANNA PETRONZI; FEDERICA MINUTO per CHRISTIAN STEVE SCAMPINI; FRANCESCA DONVITO per ANTONIO ANTOSIANO; FRANCESCO DADDARIO per ANTONELLA DORONZO; LETIZIA LAETITIA JANINE ROUSSIN per ANTONIO MINUTO; LIVIA PAOLA DI CHIARA per MARIA ROSA COMPARATO; LORENZA BORRELLI per ANNA SANTOVITO; LUCA POTENTE per GRAZIA DONATELLI; SALVATORE MODUGNO per LEO RAGNO; SARA MELEDANDRI per MARIANGELA CASSANO; TERESA PENSA per ANTONELLA RUTIGLIANO; WALTER CODA per MIRKO DI BRISCO; YAMUNA ILLUZZI per GIANNI DE SERIO. I coordinatori Francesco Daddario, Federica Minuto, Elma Placido

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EGO CONTRO EGO, LA CRITICA TRA LE PIEGHE DELL’ARTE CONTEMPORANEA DI GAETANO CENTRONE

Una componente essenziale nell’economia di un processo espositivo è chiaramente il contributo critico, funzione il più delle volte espletata dal curatore stesso della mostra. Il proliferare di giornali e carta stampata prima, e di siti internet dopo, ha di fatto accompagnato il massivo dispiegarsi di situazioni espositive con un profluvio di parole ridondante, compiaciuto, eccessivo, spesso fuori luogo e decisamente fine a se stesso più che di aiuto alla lettura delle opere in questione. Anche al lettore più estemporaneo sarà chiaro che, ad una prima lettura comparativa, la critica d’arte dell’ultimo secolo ha compiuto un lungo e non sempre lineare percorso, mutando di pari passo con l’oggetto della sua indagine da una parte e la sovrastruttura che la sustanzia dall’altra, ovvero le arti visive e la filosofia. Se si prende ad esempio una figura cardine tanto della critica d’arte quanto della poesia moderne, Charles Baudelaire, risulterà poco utilizzabile per meglio comprendere le pratiche artistiche odierne, poco inclini alle sue riflessioni e considerazioni su estetica, etica, primato del disegno o del colore. Né d’altra parte aiuta il fatto che, oltre a dipinti e sculture, per lunghi tratti dell’epoca postmoderna marginalizzati e derisi, si siano imposti altri mezzi ormai a tutti noti quali video, performance, pratiche sul corpo, installazioni, opere ambientali, fotografie, happening. Così quello che colpisce di tali letture, che comunque conservano il loro fascino stilistico e la loro vivacità polemica, è l’ormai superata posizione che prevedeva il critico quale sommo esempio di giudice, in una ipotetica giuria che comprendeva ai suoi gradini più bassi il pubblico “borghese”, e che decretava cosa fosse arte da cosa fosse dilettantismo o stucchevole maniera o gretto provincialismo, con tanto di riflessioni etniche e sociali che oggi sarebbero a ragion veduta tacciate di inaccettabile razzismo. L’immenso Baudelaire, l’iniziatore del grande canto della piena modernità, la persona che con la sua vita e la sua opera letteraria ha abbattuto definitivamente – superandoli – i concetti di bene e male, di sano e corrotto, cantandone bellezza e postumi dalla sbornia regalati, ai nostri occhi di lettori scafati, pieni di animali di Hirst e crocifissioni di Nitsch, appare tanto lontano e archeologico quanto i resti del Partenone. Uno dei passaggi-chiave recitava: “Credo in coscienza che la migliore critica sia quella che riesce dilettosa e poetica; non una critica fredda e algebrica, che, col pretesto di tutto spiegare, non sente né odio né amore, e si spoglia deliberatamente di ogni traccia di temperamento; ma, – riflessa dall’occhio di un artista – quella che farà vedere un quadro attraverso lo specchio di uno spirito intelligente e sensibile, se è vero che un bel quadro è la natura riflessa. Così la migliore recensione critica di un quadro potrà essere un sonetto

o un’elegia”. 1 Questa posizione fortemente estetizzante poneva il poetacritico al centro del sistema, a scapito di logici, razionalisti e filosofi non a caso evocati nel capoverso successivo, messi fuorigioco chiaramente dalla loro scarsa propensione a scrivere in versi. E però non ci sentiamo di scaricare completamente questa visione delle cose, se dall’altra parte, almeno nel nostro Paese, si è fatta largo una critica d’arte fredda, algebrica e oltretutto incomprensibile, che ha fatto sfoggio di un lessico ricercato, cerebrale, e avvolto su se stesso. Lo scarto è probabilmente avvenuto intorno agli anni Cinquanta, nella critica di area romana, con particolare riferimento a quanto di pari passo avveniva nelle esperienze artistiche. A differenza infatti di quanto avvenuto in altre arti della contemporaneità come la musica pop o il cinema, che hanno conosciuto momenti rivoluzionari negli anni Sessanta, nelle arti visive il decennio precedente ha visto una radicale serie di mutamenti che hanno portato le pratiche artistiche a esiti molto diversi da quelli immediatamente precedenti. La conferma arriva da libri di storia dell’arte e manuali editi negli ultimi anni, che appunto partono nei loro volumi dedicati alla contemporaneità proprio da quel periodo. Fontana, Burri e Rotella, con i loro tagli, i loro sacchi, i manifesti strappati, proprio in quel decennio segnano il definitivo distacco di una pittura e una scultura incentrate su colore, forma e armonia, facendo apparire assolutamente inadeguati gli strumenti critici fino ad allora utilizzati, in una scuola italiana dominata dalla figura di Lionello Venturi. A questo scarto in avanti la critica ha risposto gonfiando il petto ed iniziando a elaborare un proprio linguaggio a tratti falsamente tecnico, che ha avuto come risultato l’affermarsi di un altro sottogenere o filone letterario. All’opera contemporanea, spesso ostica per un pubblico medio che ha perso alla vista narrazioni, momenti lirici e riferimenti più o meno facilmente intellegibili, il testo critico ha aggiunto un’altra foresta di simboli, compiaciuta nella creazione di altri misteri che nessuno, a parte l’autore stesso, ha spesso potuto svelare. Un esercizio letterario che, seppur degno di attenzione e portatore di contenuti nei suoi momenti più alti, si è rivelato un disastro tout court nelle prove di minori ed epigoni, tutti alle prese con una rincorsa affannata al preziosismo e alla consultazione frenetica di dizionari, salvo poi rivelare scarsa dimestichezza con elementi basilari quali accenti e virgole. Un altro caso interessante di critica d’arte è quella esercitata da autori e personalità non strettamente inquadrati come critici ufficiali, e vale la pena ricordare qui i casi di due pesi massimi come Umberto Eco, au-

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C. BAUDELAIRE, «A che serve la critica?» in Opere, Mondadori – I Meridiani, Milano 1998, pp.1012-1013.

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tore nel 1962 di Arte programmata, a sostegno del gruppo di Munari, Mari, Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco e Gruppo N; e Ettore Sottsass jr, figura unica di designer, architetto, urbanista, pittore, viaggiatore, fotografo. Di quest’ultimo ci piace riportare qualche stralcio apparso sulla rivista «Domus» in origine, e ripreso da Romy Golan nel suo testo di presentazione della mostra Michelangelo Pistoletto: Da Uno a Molti, 1956-1974 andata in scena a cavallo tra 2010 e 2011 prima al Philadelphia Museum of Art e successivamente al Maxxi di Roma: Mi sono venute tra le mani le foto dei quadri di Pistoletto e mi è stato chiesto di scrivere [...] su questo giovane [...] che [...] dipinge su lastre di acciaio inossidabile, detto inox, ombre o silhouttes di gente, ‘persona di schiena’ dice il titolo, ‘persona in piedi’, ‘persona che guarda’, ‘persona appoggiata’. [...] Quei personaggi [...] è come se aspettassero insieme a noi l’arrivo di un treno felice annunciato dal fischio all’orizzonte, un treno felice che in realtà non arriva mai, appesantito com’è dalle malinconie, dai destini, dai cadaveri, dalle migliaia e migliaia di vie Cibrario sparse nel mondo, risonanti di vecchi tramvai nei pomeriggi di domenica, di scarpe buone messe il pomeriggio di domenica, di faticose digestioni di cardi, aglio e vino pesante nei pomeriggi di domenica, di western ululanti, odorosi di bucce di arance [...] Questo ragazzo che si chiama Michelangelo Pistoletto [...] non c’entra niente coi pittori POP [...] Sono certo che il POP non c’entra perchè a Torino, e forse in tutta l’Italia, non ci sono le premesse per diventare pittori POP: non c’è quella pressione soffocante e invincibile, il Coca-Cola americano, non c’è il vermouth ‘Perlino’, non c’è la corruzione post-gangster, non c’è la violenza post-cowboys, non ci sono le vamps, [...] si pratica poco il birth-control, [...] si usano poco i deodoranti e invece si gioca ancora alle bocce, ci si mette ancora il pigiama o la camicia da notte per andare a dormire, si cuoce ancora la pasta asciutta, si schiacciano ancora i pomodori, si fanno ancora queste cose. Al Bar Torino, in piazza San Carlo, si beve il Punt e Mes seduti su piccole sedie di stile barocco e si mangia forse molto gelato [...] ma poco ice cream. [...] Così io direi che questo ragazzo di Torino è un poeta sul serio, anche se forse meno preciso e caustico che non siano i ragazzi di New York, i Lichtenstein, i Rosenquist, i Rauschenberg, gli Oldenburg, i Chamberlain nel raccontarci la situazione del nostro dramma, il caso della nostra storia.2

Abbiamo fatto davvero fatica a tagliare alcuni passaggi di questo brano, ispirato e godibilissimo, sul “ragazzo” Pistoletto, scritto da un vero e proprio genio multiforme. Non si tratterà del sonetto o dell’elegia invocati da Baudelaire, ma qui la prosa è senza dubbio venata di carattere poetico e rivela un indiscutibile talento evocativo. Certo aiuta il fatto che, prima del poverismo e della radicalizzazione del medium espressivo, in quel periodo l’artista di Biella ancora si rifacesse ad un mondo sensibile riportato nelle sue silhouette, in una grande narrazione che Sottsass coglieva e ricollegava ad un immaginario estetico magnificamente dispiegato. Nella sua evocazione Torino e l’Italia tutta si delineano come una grande provincia, ancora legata a gesti quotidiani e contraddistinta da una umanità caratterizzata da una sensibilità diffusa. Non si fa ricorso a nessun tecnicismo e a nessun vocabolario oscurantista, eppure la scrit-

E. SOTTSASS JR., tratto da «Domus» ma trovato in R. Golan, “Eclissi: arte italiana negli anni sessanta”, in G. GUERCIO, A. MATTIROLO (a cura di), Il confine evanescente. Arte italiana 1960-2010, Electa, Milano 2010, pp.82-83. 2

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tura non ne risente a livello di dignità letteraria ed anzi ne guadagna in quanto a ispirazione e freschezza. Uno dei punti di forza di questo testo è anche la capacita evocativa di condivisione, di un immaginario e di un sentire che si riesce a definire come collettivi, non limitati al solo operare dell’artista o scrivere del critico. L’altro fattore importante che emerge è il relegare il giudizio esclusivamente alle battute finali “questo ragazzo di Torino è un poeta sul serio”, proprio per la forza e l’autenticità della sua arte, non per l’appartenere a questa corrente e tendenza. Anzi, montalianamente si può dire solo “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”, ovvero nello specifico la non appartenenza alla corrente pop sentita come fenomeno prettamente a stelle e strisce. Un nodo fondamentale, parlando di critica d’arte, riguarda proprio la figura del critico oggi e il suo ruolo e presenza nel nostro Paese. Il critico d’arte quasi sempre oltre a scrivere esercita altre professioni contigue nel mondo dell’arte, che possono essere delle docenze in scuole, università o accademie oppure lavora come curatore in qualche museo o istituzione. Quasi assente da noi la figura del curatore di gallerie private, pure presente nel mondo anglosassone. È doveroso sottolineare le sconfinate ingerenze della politica nelle istituzioni museali italiane, così come avviene in tutti gli altri settori, da quello medico alla stampa, con il risultato che le figure professionali lavoranti e accreditate presso i musei sono escusivamente appannaggio dei ministri, dei loro amici, e degli amici degli amici. Per il resto dei comuni mortali non rimane che la strada, nobilissima tra l’altro, dell’insegnamento. La storia dell’arte contemporanea è entrata abbastanza recentemente tra le materie di insegnamento universitario, a lunga sovrastata dai dipartimenti di medievale e moderna, manco a dirlo estesi in lungo e in largo per via del nostro sconfinato patrimonio. Ma ha catturato un’attenzione particolarissima a partire sicuramente dagli anni Settanta, e non soltanto nelle capitali del contemporaneo come Torino e Milano, ma anche in una regione come la nostra che ha visto il fiorire di artisti, critici, gallerie e fiere. La figura del critico d’arte militante ha via via sostituito, in certi segmenti, la figura dello storico d’arte impolverato, più consono com’è ovvio allo studio dell’arte del passato. Questo mutamento ha provocato una domanda di stretta attualità: come si connota attualmente il critico? Superata la teoria della piena modernità secondo la quale il critico era fondamentalmente colui che emetteva un giudizio, esprimeva l’aderenza o meno ai canoni ritenuti ideali dall’estetica, la questione ha presentato diverse possibilità. C’è chi sostiene che il critico dovrebbe riferirsi ai sistemi culturologici ed analizzare dunque l’arte secondo una serie di sistemi e riferimenti alla cultura coeva in senso lato, e chi invece, all’estremo opposto, propugna una figura manageriale del critico, impegnato nella promozione e valorizzazione del prodotto che ha per le mani. L’esempio massimo di questa via mercantile ha trovato grande successo nel nostro Paese a partire dal 1980, grazie al potere del mercato e ad operazioni studiate a tavolino che hanno fruttato per generazioni. Una possibilità che ha anche sfondato a livello mediatico. La nostra posizione è diversa, restando noi convinti che la critica abbia un grande e importante compito, ovvero quello di avvicinare, quanto più possibile, il grande pubblico ad un sapere che si vorrebbe universale, patrimonio di tutti, ma che il più


delle volte rimane nei discorsi di pochi, lasciando al popolo e alla provincia questa messe di mostre sull’impressionismo, che hanno francamente stancato, e sono di riposo alla mente, oltre che agli occhi. Una critica seria, competente, che non citi Wittgenstein o Heidegger senza averli letti, ma che aiuti a scovare e leggere i tanti “ragazzi Pistoletto” che pure affollano i nostri bar di periferia, inquieti con il loro sguardo sul mondo, eppur sollevati dall’esser lontani da Corso Como.

BIBLIOGRAFIA C. BAUDELAIRE, Opere, Mondadori – I Meridiani, Milano 1998. G. DORFLES, Ultime tendenze nell’arte d’oggi. Dall’Informale al Neo-oggettuale, Feltrinelli, Milano 2003. F. JAMESON, Il postmoderno, o la logica culturale del tardo capitalismo, Garzanti, Milano 1989. L. VENTURI, Storia della critica d’arte, Einaudi, Torino 1964. G. GUERCIO, A. MATTIROLO (a cura di), Il confine evanescente. Arte italiana 1960-2010, Electa, Milano 2010. http://www.archimagazine.com/sottsass.htm

Gaetano Centrone persomi@blu.it

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LE OPERE |8


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di FRANCESCA DONVITO Illusion. Apparenza, utopia, visione. Percezione distorta della realtà: un inganno della mente. Nell’opera di Antonio Antosiano, emergente artista di Gravina in Puglia classe 1984, ci si interroga sul fatto che “nulla è più facile che illudersi, perché l’uomo crede vero ciò che desidera” come teorizza il pensiero di Demostene. Antosiano ricalcando un concetto pirandelliano, mette in scena l’inganno che costringe ognuno di noi a fornirci di una maschera, un artificio di difesa nei confronti del mondo, un substrato di passioni, desideri ed esigenze, rigorosamente celate dietro una finzione di convenienza sociale. La maschera, metafora di un atteggiamento non autentico, al contempo diviene utile artificio per fornire all’uomo diverse personalità. Nella Storia dell’Arte le maschere spesso riportano ad una critica verso la società nella quale l’artista si sente estraneo: basti pensare ad esempio a Ensor o Munch. Quello che Antosiano compie non è solo un percorso artistico in fieri, ma una vera e propria ricerca interiore sperimentata attraverso l’arte; nelle sue opere traspare innanzitutto la volontà di definirsi, comunicando un sentire emotivo ed artistico sopito per anni, ma anche quella di ergersi portavoce delle paure dei giovani, nell’affrontare le quotidiane situazioni della vita e i sentimenti che li travolgono e che spesso tendono a rimanere celati. L’utilizzo degli acrilici gli consente di ottenere una infinita versatilità, che spazia da sfumature o velature quasi trasparenti, a pesanti impasti usati per rendere striature ricche di pigmento. La sua tavolozza predilige i colori caldi, vibranti, il rosso spunta prepotente quale mezzo espressivo per comunicare il suo sentire. L’aggiunta di materiali quali la stoffa o la maschera di plastica applicata dona fisicità all’opera. Nella tela il profilo del volto si confronta con una sorta di antitesi di sé, la teme, la rifugge e al tempo stesso la riconosce come parte del suo essere, presenza viva e vitale. Il volto non delineato emerge dal fondo scuro delle sue inquietudini, dove solo brevi sprazzi di luce donano stimolo alla sua forma. In contrasto, una maschera beffarda e sarcastica si fa spazio nella sua tridimensionalità, circondandosi di cromie pulsanti e vitali, segno inconfutabile della sua vivifica essenza. La visione dell’insieme si configura con il simulacro artificiale di Dorian Gray; mentre il volto è indefinito e imperscrutabile, è la maschera ad assumere al suo posto quelle pieghe sinistre della bocca e lo sguardo cupo. L’ispirazione di Antosiano, derivatagli dalla fumettistica sin dalle origini della sua carriera artistica, in Illusion trova visivo richiamo in un famoso antieroe dei fumetti; è facile infatti scorgere nella metà dello specchio la fisionomia di Joker, personaggio eclettico di difficile interpretazione, un mistero di inaudita forza psicologica. I rimandi artistici alla duplicità dell’animo umano sono molteplici: dal recente confronto tra indagine storica e indagine introspettiva di Judith Bartolani, alla dichiarazione programmata di pluralità di Alighiero & Boetti, fino alla continua ricerca del doppio mancante di Janieta Eyre che raddoppia se stessa per recuperare la memoria della gemella persa. “Il bisogno d’illusione è una funzione biologica dell’uomo, e quindi anche un elemento importante della costruzione del nostro mondo; poiché questo mondo non è soltanto un prodotto di fatti materiali, ma in buona parte, certo, una creazione delle nostre paure, e dei desideri, delle speranze, delle illusioni che ne nascono.” (Renè Fulop-Miller). Illusion. Appearance, utopia, vision. Distorted perception of reality: a trick of the mind. In the work of Antonio Antosiano, an emerging artist born in 1984 in Gravina in Puglia, one wonders about the fact that “nothing is easier than to deceive, because man believes true what he wants” as theorized in the thought of Demosthenes. When tracing Pirandello’s concept, Antosiano depicts the deception that forces each of us to provide a mask, an artific defense against the world, a substrate of passions, desires and needs, carefully hidden behind a pretense of social convenience. The mask is but a metaphor for a fake attitude which at the same time becomes a useful device for man to project different personalities. In Art History masks often report to a criticism of the society in which the artist feels like a stranger: for example, Ensor and Munch. What Antosiano does is not only an artistic work in progress, but a real interior search experienced through art; his works reflect the desire to define himself, conveying an emotional and artistic feeling which lay dormant for years, but also turn himself into a spokesman for the fears of young people, dealing with everyday life situations and feelings that overwhelm them which remain hidden. The use of acrylics allows it to obtain an endless versatility that ranges from shades or almost transparent glazes, in heavy doughs used to make rich pigment streaks . His palette consists of warm colors, vibrant red is the predominant color as an expressive means to communicate his feelings. The addition of materials such as fabric or plastic mask applied gives physical work. In the painting the outline of the face is confronted with a kind of antithesis of himself. He fears it, he shuns it but at the same time recognizes it as part of his being, feeling alive and vital. The outlined face emerges from the dark background of its concerns, where only brief flashes of light gives stimulus to its shape. In contrast, a mask mocking and sarcastic emerges in a three-dimensional space, surrounding the piece with pulsating and vibrant colours: an irrefutable sign of his vivifying presence. The vision is configured with the artificial simulcrum of Dorian Gray. While the face is indefinite and unrecognisable, the mask takes its place with worrying folds of mouth and dark eyes. The inspiration of Antosiano was derived from comicsfrom the beginning of his career, in Illusion is a visual reminder of the famous anti-hero comic books, easy to see in the middle of the mirror the Joker character, eclectic personage difficult to interpret, a mystery of unprecedented psychological strength. The artistic references to the duplicity of the human soul are many: from the recent comparison of historical inquiry and investigation introspective of Judith Bartolani, to the programmatic declaration of plurality of Alighiero & Boetti, to the continuous research for the double-missing of Janieta Eyre which doubles oneself to recover the memory of her lost sister. “The need for illusion is a biological function of man, and therefore an important element in the construction of our world, because this world is not only a product of material facts, but for the most part, of course, a creation of our fears , and desires, hopes, illusions which arise.” (Rene Fulop-Miller). | 10


ILLUSION Antonio Antosiano

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di CRISTINA SAMANTA CAPUTO Antonella Buttari é nata a Terlizzi il 6 giugno 1986 . Si è diplomata in grafica pubblicitaria a Molfetta e successivamente ha frequentato per due anni l’accademia di belle arti a Bari, cimentandosi nella pittura su tela;contemporaneamente ha insegnato grafica c/o presso il liceo artistico “A. De Nittis” nel capoluogo pugliese. Affascinata dal mondo dell’illustrazione grafica la giovane artista frequenta dei corsi di formazione e si misura nella creazionedi nuove opere d’arte in perfetta sintonia con i tempi moderni, sempre più digitalizzati. Oggi continua il suocammino artistico lavorando presso uno studio grafico a Barletta e mettendosi alla prova con la modellazione del cuoio. “Gioco “ è un collage digitale, col quale esprime come i bambini osservino la realtà con incantevole meraviglia e imparino a percepirla attraverso l’attività ludica. Il gioco sembra essere lo strumento attraverso il quale i piccolientrano in relazione con tutto ció che circonda loro: luoghi, persone, cose, animali, piante. Ogni cosa per il fanciullo, come ci insegna Antoine de Saint-Exupéry ne “Il piccoloPrincipe” , occupa un pianeta dal quale attingere emozioni e insegnamenti. La camaleontica giovane artista attratta da questo mondo incantevole, esprime, con un intreccio tenue di colori e trasparenze tridimensionali, l’incontaminata innocenza puerile che incontrerà altri pianeti paralleli nel percorso di crescita, tutti ingranaggi che innescano la meravigliosa evoluzione sociale dell’Homo Sapiens. Antonella Buttari was born in Terlizzi on June 6th 1986. She got a diploma in advertising graphic design in Molfetta and then has been attending Bari Art Academy for two years,trying herself at canvas painting ; in the meantime she has been teaching graphic design at “A. De Nittis” Art School in the apulian capital. Attracted by the world of graphicillustration, during her study, the young artist has come across new kinds of works which are strongly representative of our modern times, dominated as they are by digital and telecommunication technologies. Today her artistic growing is still going on while she is working in a graphic agency in Barletta trying herself at leather moulding. “Gioco” (“Game”) is a digital collage pointing to how children wonder in observing the world and learn to perceive it through games. These seem to be the means through which they come in contact with the surrounding environment: places, people, objects, animals, plants. As Antoine de Saint-Exupéry teaches us in “The Little Prince”, for children everything occupies a planet from which both emotions and teaching can be grasped. Attracted by this enchanting world, through a mix of colours and 3d transparencies the chameleonic young artist portrays the uncontaminated child innocence meeting during its growing different parallel planets, and how it is this very meeting which allows Homo Sapiens wonderful evolution.

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GIOCO Antonella Buttari

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di SARA MELEDANDRI Parte della serie più a pia intitolata New Age composta da 15 lavori, le due opere in mostra sono collage in tecnica mistasu cartoncino del tipo rosaspina, nei quali si intrecciano ritagli strappati di cartoncino colorati, fogli acetati, pezzidi plexiglas e anche stralci di giornali ridipinti, coperchi di alluminio da cucina, che l’artista rielabora su matrici di incisione di riuso, a suggerire che tutto collabora a creare un’opera sorprendente e inaspettata. Il cartoncino bianco,umile supporto, è lo spazio dove i colori, per lo più freddi, sono spruzzati e sfumati con l’intento di dare vita a caleidoscopiche raffigurazioni casuali che fluttuano nell’aria. E’ una Nuova Era anche quella dell’artista che dice di sé: « New Age è una nuova produzione che rispecchia il percorso intrapreso. La ricerca e la sperimentazione uniscono lo studio del colore ai diversi supporti; l’acqua è il principale elemento di indagine. Ogni singolo elemento è studiato prima nella sua unicità, poi disposto nell’insieme della composizione con una “casualità guidata”, nella quale i singoli pezzi sono piccoli tasselli che insieme riflettono il mio Essere.» E’ lo studio di Yves Klein, oltre all’amore per l’Espressionismo e per l’Informale, che ha certamente ispirato le opere mature di Mariangela Cassano, in particolare nell’uso del colore blu, suo segno distintivo. Rievoca l’immaterialità, l’infinito, la spiritualità al femminile. L’astrattismo della Cassano, che a tratti riprende quello di De Maria distaccandosene tuttavia dall’azione infantile, non è mai ragionato; è sempre basato sullo stato d’animo riflesso nei colori usati che, attraverso il gesto della creazione e della sensazione emozionale del colore, raggiunge l’equilibrio formale e compositivo, oltre che interiore. Le sue operepartono dalla combinazione non prevedibile e astratta delle forme per restituire infine oggetti e memorie prese dalla vita -come i baffi (di Dalì?) in collage n° 4 -dando luogo adun’idea spirituale dell’arte che, nel suo intento più aulico, serve un tempo come oggi, a meditare sulla vita e la realtà delle cose, dalle quali tuttavia molto spesso ci si vorrebbe isolare. This work is part of a series called New Age made up of 15 elements; in these two collages created with mixed technique on paperboard coloured scraps, acetate paper, Plexiglas parts,press clippings and aluminium lids are intertwined by the artist on a re-utilized etching matrix. This indicates the fact that everything may be used to create surprising and startling works of art. White paperboard is considered a non­ precious material, but here (cold) colours are sprayed and blended, aiming at creating kaleidoscope-like representations that float on air. It is a New Age for the artist, too: « New Age is a piece representing my personal career. Experimentation with colours is actually applied on different materials; water is the main element I work with. Every single element is considered a unique factor, then all of them are gathered following a “rational randomness”: here, the elements are little plugs that symbolize my way of being ». Mariangela Cassano’s inspiration came from Yves Klein’s style, as well as Expressionism and Informalism. Blue tones represent her most relevant and distinctive feature: they represent no ­ material, infinite ideas and women’s spirituality. Cassano’s abstractionism -similar to De Maria’s without his “childish” style – is not rational: colours, through their emotional sensation, represent the artist’s state of mind, thus reaching an inner balance in terms of composition and shape. Her works combine unexpected and abstract forms,creating new objects or things from the past (moustache in Collage #4 are S.Dalì-like): in this case art is perceived as a spiritual entity, and it is used to ponder on life and reality, even though sometimes one would detach from them.

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NEW AGE Mariangela Cassano

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di DANIELA CONFETTI Nica nasce l’11 maggio 1982 a Corato (BA), dove vive e lavora attualmente nella sua casa/laboratorio. Diplomatasi al Liceo Artistico di Corato, continua da autodidatta il suo percorso artistico, alla ricerca di un modo per esprimere se stessa e mettersi in gioco. È un’artista con i piedi per terra la cui ricerca espressiva si esprime attraverso la pittura e l’accostamento di piani, affascinata dallo studio della psiche e delle emozioni umane, che le permettono di dare vita ad opere fortemente introspettive. Per Nica l’ARTE è innanzitutto nella Natura, ed è Dio a crearla. In seguito afferma che “Chiedere cos’è l’arte è come chiedere cos’è la vita” (cit. dott. ssa Ferraresi): essa è per lei una seconda pelle, una ricerca e un incontro con se stessa, uno strumento che la completa, un momento di “sfogo” in cui scaricare emozioni e tensioni trasferendole sulla tela. Le sue opere sono un turbinio di sensazioni rappresentate attraverso sinuose figure femminili, accostamenti di colori, chiaroscuri e materiali: olio su tela, acrilico, creta, gesso, vetro e foglie di oro e argento, per creare una matericità che provochi nello spettatore l’impulso di “accarezzare” la tela per provare. Anima scomposta mostra tre “facce” della donna: sensualità, forza e debolezza, su uno sfondo dalle varianti del rosso e del bianco; la figura femminile è costruita attraverso una tecnica sapiente e l’uso di chiaroscuri. Tra i materiali usati vi è la foglia argento, cifra stilistica dell’artista che dà particolarità e valore all’opera e il gesso, usato per dare rilievo e richiamare i fregi classici.

Nica was born on 11 may 1982 in Corato (BA) and currently she lives and works there in her home/laboratory. Got the degree at the Artistic high school of Corato she has continued his artistic journey like a self-taught artist, searching for a way to express herself and get in the game. The Nica’s expressive research is expressed by painting and using juxtaposed surfaces, fascinated by the study of psyche and human emotions, that allow her to give life to works strongly introspective. According to Nica the ART is primarily into the Nature; she says that “Asking what is the Art is like asking what is the life” (cit. prof. Ferraresi): it’s like an alternative skin, a search and an encounter with themselves, a tool which integrates herself, a moment of ‘outburst’ which shifts emotions and stress on the panel. Nica’s paintings are a whirl of feelings represented with sinuous female figures, color combinations, the chiaroscuro technique and materials: oil and acrylic, clay, chalk, glass, leaves of silver and gold, used all together to render a materiality which can invoke an impulse in the viewer to touch the panel. Broken soul shows three “faces” of a woman: sensuality, strength and weakness, on a background made by variants of white and red color; the female figure is constructed with the chiaroscuro technique. Among the materials used in this picture there is the silver leaf, a stylistic sign of the Artist that gives peculiarity and value to the work together with the presence of chalk, used to create rubbing and recall the classical friezes.

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ANIMA SCOMPOSTA Nica Cialdella

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di LIVIA PAOLA DI CHIARA Siamo tutti un misto di vita e di morte. Distruggiamo e ricreiamo. Alcune parti di noi, in noi, si spengono, mentre nuove ne nascono. Da un punto di vista metaforico, il modo in cui vediamo, pensiamo e sentiamo si atrofizza continuamente ed emergono nuove norme per mezzo delle quali, ogni giorno, perdiamo e vinciamo,affondiamo e risaliamo, ci restringiamo e ci espandiamo. Il conforto del vuoto, delineato e tradotto graficamente dall’autrice, viene a rappresentare un’interruzione nella narrazione grafica, disegnando uno stop inatteso della tensione provocata dalla lettura dell’immagine. Attraverso il gioco del vuoto, dell’interruzione e della separazione, la forma astratta concorda con la forma figurativa in una sorta di sillepsi visiva in cui il vuoto struttura il senso. La ricerca non indaga sulle concordanze di linguaggio; piuttosto racconta una coesistenza del medesimo pensiero, della medesima idea in un’opera apparentemente entropica e realmente alla ricerca della contingenza. All we are a mixture of life and death. We destroy and recreate. Some parts of us, in us, extinguish themselves while new of them arise. 
From a metaphoric point of view, the way in which we see, we think and we feel continually atrophy and new norms emerge, through which, every day, we lose and we win, we sink and we go up again, we restrict and expand ourselves.
 The solace of the void, delineated and graphically translated by the author, is going to represent an interruption in the graphic telling, drawing an unexpected stoppage of the tension caused by the reading of the image.
Through the game of emptiness, of interruption and separation, the abstract form matches with the figurative one in a sort of visual syllepsis in which the void structures the sense.

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IL CONFORTO DEL VUOTO Maria Rosa Comparato

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di

ANTONELLA DORONZO

Nato a Cerignola nel 1976, città nella quale vive ed opera.La passione ed Il forte legame con il restauro inteso come studio delle opere, dai pigmenti alle tecniche ha erotto in Daddario la voglia di mettersi in gioco come artista, carpendo la sapienza dei maestri illustri del passato dalla quale ha scrutato, esaminato ed esplorato i mondi estrapolandone l’essenza.La sua prima produzione è incentrata sulle Stratigrafie, gli strati di colore di minuscoli frammenti al microscopio, vengono reinterpretati su enormi tele in uno zoom moderno di pigmenti vivi.Il cuore di esse prende vitanella matericità dei rossi, degli ori, degli azzurri e degli argenti vibrati, pulsando così forte da creare all‘ interno linfa vitale e originando vigorosefisionomie. Figurazioni che hanno generato gli attuali autoritratti in cui l artista è protagonista ed interprete di un passato memorabile, diviene quindi un personaggio storico dalla quale ruba la tempra ed il carattere ma è allo stesso tempo proiettato nel futuro poiché è se stesso nel volto e nella fisicità. Esattamente come avviene nella vita reale dell’ artista-restauratore dove la scoperta di aneddoti passati e la propria identità vengono mescolate dall’ amore per l‘ arte.I supporti lignei sostituiscono le ampie tele utilizzate per le porose stratigrafie nel primo stadio di sperimentazione di tecniche materiche e ne mutano l’esecuzione, i colori vivi si attutiscono con le terre naturali disciolte in gommalacca e scivolano sulla superficie levigata del legno divenendo un sottilissimo strato di velature. Opere suggestive che rievocano la storia dove l’artista incarna i personaggi nell’ attualità nel nostro tempo. He was born in Cerignola where he actually lives and works.His passion and his strong tie with restoration understood as study of works, from pigments to techniques, brought Daddario to put himself at stake as an artist. By studying the masters of the past, through an attentive exploration of their lives and worlds, he wormed the knowledge out of them.His first works are based on stratigraphies. Colour stratums of minuscule fragments examined under a microscope, are reproduced on big paintings in a modern zoom of living pigments.Their heart beats in the materiality of red, gold, blue and silver so hard to create vital lymph and strongfeatures.Figurations who gave birth to the self­ portraits in which the artist is the protagonist and interpreter of an unforgettable past. He becomes like a historical figure with strong character but at the sametime he is forward-looking because he is himself in his face and materiality. Just like in real life of the artist-restorer where discovery of ancient anecdotes and the self identity are reassembled by love for arts. The large clothes used for porous stratigraphies in that first period characterized by experimenting techniques are gradually substituted by wooden supports who modify the final results.Living colors become more and more attenuated through the use of natural earth dissolved in shellac who slides on the polished surface of wood coming out in a thin layer of veins.These are suggestive works who recall the past, in which the artist brings the character to life in the contemporary world.

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ETTORE Francesco Daddario

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di ROSANNA LUCARELLI L’ opera dell’ artista Raffaella Del Giudice fa parte di un ciclo dedicato a personaggi letterari e coinvolgente persone reali che prestano la propria immagine arricchita di fantasia e vissuto.Nell’ opera esposta l’ ispirazione trae origine daTom Sawyer, il leggendario ragazzino emerso dall’ estro di Mark Twain, ispirazione che, in questo “ritratto”, si eleva alla libera emersione del proprio mondo interiore, dimensione che sfugge al sentire quotidiano, catturata nell’ atto creativo attraverso un linguaggio composito ed espressivo,oggetto della continua ricerca poetica dell’ eclettica artista, che percorre proposte narrative, alimentandosene: “Coraggio di scegliere”, “Il vento tra le canne”. La figura centrale, campiture di azzurro e bruno, nero deciso di poche ombre profonde accostate a segni grafici, pagine di libro, frammenti di memoria convivono nell’ opera. Lo sguardosmarrito, lontano, a difesa del proprio sé, sale da un volto incerto, aperto all’ interpretazione.La proposta umana,infatti, ondeggia in un mondo fatto di fragili riferimenti: sabbia, non roccia. “ Cammina leggera” suggerisce nel titolo l’ artista, disdegnando quanto il mondo offre di accattivante, perché non foriero di valori. Bocche cucite, periferie di pensieri che circondano l’ essere, provvisorietà dell’ insieme interrotte da riflessioni e meditazioni non risolutive.Il personaggio attraversa instabilità oscillanti tra ricordi di atrocità -“War is over” -e voglia di leggerezza -“liberi di scegliere”. Si intravvedono, nell’ opera, apposizioni che assediano il soggetto: inviti liberatori, barattoli dimenticati, ingombranti, un copricapo a protezione metafisica dell’ esteriore, uno scorcio di sedia a riposo momentaneo, un grido stampato, trasparenze enigmatiche tutt’ intorno ... . Capire un dipinto, viverlo, è entrarvi. Si sostituisca il visitatore al soggetto dominante, esprima empatia: Raffaella avrà portato a compimento il suo messaggio d’ arte. The painting by artist Raffaella Del Giudice is part of a series dedicated to literary characters and involving real people who provide their imagesenriched with fantasy and experience. In this picture the inspiration originates from Tom Sawyer, the legendary boy emerged from the imagination of Mark Twain, inspiration that, in this “portrait”, rises to the free emergence of the artist’s inner world, a dimension that escapes everyday feeling captured in the creative act through a composite and expressivelanguage, the subject of ongoing poeticresearch of this eclectic artist who travels narrativeproposals, nourishing herself : “Courage to choose,” “The wind in the reeds”. The central figure, backgrounds of blue and brown, deep black together witha few deep shadows and graphics, book pages, fragments of memory coexist in this painting. The far-away look, in defense of one’s self, emerges from anuncertainface, open to interpretation.The human proposal, Indeed, waves in a world of weak references: sand, not rock. “Walk softly” in the title suggests the artistdisregarding the betraying world, because of itsno values. Closed lips, suburbs of thoughts surrounding the being, temporariness together interrupted by unresolved reflections and meditations. The character goes through instability oscillating between memories of atrocities -”War is over” -and the desire of lightness - “Free to choose”. In this work, appositions seem to beset the subject:unchaininginvitations, forgotten bulky jars, a hat to protectthe metaphysics of exterior, a glimpse of a chair momentary relaxation, a printed cry, enigmatictransparencies all around. Understandinga painting -living it -is entering it. Let the visitor substituteto the main character and express empathy: Raffaella will complete her message of art.

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CAMMINO LEGGERA Raffaella Del Giudice

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di YAMUNAJ. S. ILLUZZI Gianni De Serio è un artista pluridisciplinare ed affascinato dalle ibridazioni cui più elementi possono dare vita, infatti è difficile trovare fra le sue opere qualcuna realizzata conuna tecnica accademica. Ogni mezzo ha pari dignità perché quel che conta è l’espressione di concetti filosofici, pensieri e sfoghi, senza però trascurare il lato estetico.La produzione dell’artista spazia dalle opere pittoriche edalle incisioni fino ai video e alle videoinstallazioni. L’opera scelta per questa mostra, Windows (Finestre), è un dittico realizzato sovrapponendo alle tele dipintead olio, delle teche in plexiglas pitturate internamente con acrilico. La vista ci restituisce inizialmente un’unica immagine ma, man mano che l’occhio si sofferma sull’opera, si scoprono i vari piani di cui è composta: i due umani sulla tela, le bollicine sul plexiglas, le ombre che queste ultime producono sulla tela. Hegelne ‘La fenomenologia dello spirito’ parla dei diversi stadi attraverso cui la coscienza via via si riconosce come spirito; un simile viaggiointerioreed onirico sembrano compiere i due umani sospesi tra diverse dimensioni ed elementi: acqua ed aria. Il loro è un procedereche necessita dell’alterità, del doppio, dello speculum, per distinguersi e poi ritrovarsi. L’uso del colore blu, considerato fin dagli antichi egizi il colore dell’introspezione e dell’infinito, si concilia bene con la discesa nelle profondità del sé. Paradosso vuole che l’esecuzione di un lavoro tanto intimo e delicato,anche per le difficoltà legate alla sperimentazione tecnica, sia invece avvenuta in un’affollata aula dell’Accademia. Una pratica che avrebbe previsto una realizzazione in studio si è svolta come un rito sciamanico in cui si comunicava, l’artista e gli altri artisti intorno, empaticamente: gesti e sguardi di tutti hanno accumulato energia e l’hanno condensata in quest’opera. E il viaggio chiuso negli strati della coscienza conosce inaspettate aperture, Finestre per l’appunto. Gianni De Serio is a multidisciplinary artist who loves hybrid experimentations involving a series of elements and using non- conventional techniques. Every expressive medium has its own worthiness: conveying philosophical ideas, concepts and outpourings is his main interest, without leaving aesthetics out. De Serio’s production includes paintings, engraving,video installations. The piece chosen for this exhibition is called Windows: it is a diptych in which canvases are overlapped by acrylic painted Plexiglas cases. At first glance the piece has a single perspective, but when carefullyobserved the different layers can be recognized: there are twohuman bodies on the canvas, while blisters on the Plexiglas surface create shadows on the bottom level. Hegel, in his Phenomenology of Spirit, deals with the different stagesthrough which Consciousness becomes Spirit; similarly, the two human bodies travel through spiritual, dreamlike tracks,floating on water and air. They need otherness, double entities: in other words, their speculum, in order to find their differences and to meet again. Blue tones convey thissense of self in-depth, since it has always been considered the colour representing the Infinite and introspection. This work, which probably needs a sensitive and intimate achievement because of its technical experimentation, was paradoxically created in a crowded room of the Academy of Art. Its execution is seen as a shamanic ritual in which the artist and other artists communicate with each other,sympathetically: every movement and every glance is used to store energy to be released in this piece. The exploration of Consciousness reveals unexpected openings, or Windows, precisely.

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WINDOWS Gianni De Serio

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di WALTER CODA L’intenzione di un’arte multimediale è la ricerca di tradurre in pratica un’elaborazione visiva del suono della voce di parole, e quindi concetti, facenti parte del campo delle sensazioni ed emozioni che accompagna da secoli la storia dell’arte. L’unione di processi creativi (teatrali, musicali, tecnologici, scultorei, pittorici) che rientrano nel concetto di spettacolo nasce dal cercar di porre in relazione, quasi come energia sinestetica, la forza e le innumerevoli esposizioni che una parola può dare, trasformandola in suono eattribuendo allo stesso un significato visivo grazie alla sua trasposizione in linguaggio dell’arte; l’inserimento dello stato d’animo dell’autore e del tema impiegato sono glielementi essenziali, tali per affrontare una narrazione artistica adeguata, e creare un veicolo comunicativo capace di generare un nuovo linguaggio, sul quale si possa riflettere e accumulare esperienza. L’urlo, un’emozione, uno stato d’animo comune nel corso dei secoli e affrontato da svariati artisti, ognuno con un’intensità, un modo diverso, capace di evidenziare la differenza per quel tipo di soggetto; un capolavoro della storia dell’arte scelto come pretesto per la “nascita” di nuovi elaborati visivi, tali da avere sempre un riferimento storico, ma allo stesso tempo una propriaimpronta, che possa cercare di collocare il concetto e l’operastessa nel mondo dell’arte contemporanea. The purpose of a multimedia art consists in putting in practice a visual elaboration of voice sounds effects, words and, therefore, concepts belonging to the field of emotions and sensations which, from time immemorial, accompanies the history of art. The fusion of creative processes (theatre, music, technology, sculpture) included in the concept of performance starts from emerges from the need to establish a connection between the power and the possible countless expositions of a word transforming it in sound and awarding the latter a visual meaning thanks to its transposition in language art; the inclusion of both the author’s state of mind and the topic of interest are the basic elements useful to develop a suitable artistic narration and also to create a communicative instrument able to generate a new language on which we can build up and reflect a new experience. The scream is an emotion, a common state of mind in the course of timediscussed by several artists, in different ways and intensity having the capacity to reveal the difference about that subject; a masterpiece of the history of art chosen as a mere pretext of a new visual works, always characterized by a historical reference but, at the same time, with a personal mark which can place the concept and the work itself in the world of the history of contemporary art.

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3 SECONDI DELL’URLO DI MUNCH Mirko Di Brisco

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di MARIO GAMBATESA Il soggetto ricorda un guerriero africano per la sua pelleolivastra e i suoi tatuaggi,riproposto in chiave moderna.La scena sembra quella di un rito di iniziazione in cui i fumi che partono dal corpo e vanno verso l’alto sembrano essere gli spiriti che lo guidano e gli danno la forza per affrontare la prova di resistenza o rinascita quindi portrebbero essere visti come elementi che compongono il liquido amniotico materno.Questi elementi spirituali trasformano il guerriero stesso in uno spirito. Spirit in a vacuum,spirito nel vuoto,emerge dal buio,il nero primordiale apparentemente vuoto.Alcune cosmogonie africane parlano della Notte primordiale oscura e nera ma non vuota,un miscuglio di bianco,rosso e nero uniti,non solo come colori ma come elementi primordiali e lo spirito della divinità. Esiste quindi un Nero primordiale,archetipo del Principio.Ilnero,come la negazione di gesti e colori,è un niente espressivo della massima potenza;il nero,confine sul quale si dissolve ogni forma di vita colorata.La Magna Mater di Neumann è archetipo della fusione tra entità e totalità primordiale(l’Uroboro). La grande madre cattiva divoratrice e quellabuona e dispensatrice sono due lati di questa divinità maternaurologica.Nei tarocchi viene indicata con la papessa,la nostra è Sant’Anna madre della Vergine Nera.Queste donne sono la quintessenza dell’immagine di madre:sono portatrici di nascita del cosmo,dell’umanità,della conoscenza. Hanno aspettofemminile perché la donna genera,incuba,partorisce e accudisce quindi ha i caratteri del’”elementare” e del “trasformatore”.Il carattere elementare tende a contenere,avvolgere ciò che da esso sorge,il carattere trasformatore spinge alla luce,induce alla crescita,promuove lo sviluppo,stimola la trasformazione. The man reminds an african warrior because of his dark skin and his tattoos,revisited in modern key.The scene looks like an initiation rite,the smokes that start from the body and go to the sky look like spirits that guide him and give him power to go through the or rebirth ,so they could be seen as elements of his mother. All those spiritual elements transform the warrior himself in a spirit. Spirit in a vacuum,it comes out from the dark,the ancestral, apparenty empty,black.Some african talk cant the black and dark primordial night,but not empty,a mix of white,red and black,not only as primordialelements and the spirit of the god. Exsist then a primordial black, beginning’s archetype. the black, as the negation of gestures and colors, is a no expressive of the maximum power; the black, boundary on which dissolves all forms of colorful life. The Magna Mater Neumann is the archetype of the merger between entities and primordial totality.The big bad mother and devouring the good and dispenser are two sides to this deity maternal urology. In the Tarot is indicated by the Pope Joan, our mother is St. Anne of the Black Virgin.These women are the quintessential image of mother are carriers of the birth of the cosmos, humanity, knowledge. They look feminine because she generates, incubates, gives birth and cares so has the characters’ “elementary” and “transformer”.the elementary character tends to contain, wrap what it is, the character pushes the light transformer, leads to growth, promotes thedevelopment and stimulates the transformation.

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SPIRIT IN VACUUM Azzurra Di Virgilio

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di LUCA POTENTE Grazia Donatelli vive e lavora a Modugno. Ha conseguito il diploma di primo livello in Pittura all’accademia di Belle Arti di Bari. “Il mio percorso artistico rientra negli artisti concettuali, le mie opere arrivano a determinare la volontà di prescindere dall’opera d’arte in sé: l’idea e la riflessione subentrano così al manufatto, all’oggetto, indipendentemente dal loro carattere tradizionale o innovativo.” Sono le parole con le quali l’artista in questione ha voluto definire il suo percorso e il suo operato, artista e curatrice è una personalità poliedrica all’interno della sfera creativa e pragmatica l’opera che viene proposta “Riflessi” (le nuvole nella foto dell’opera sono solamente un riflesso casuale ma sempre all’interno del significato dell’opera) ci mette di fronte a noi stessi, è il tema dello specchio della soggettività di una seconda realtà che ci viene trasmesso filtrata però dall’impronta di una mano aperta, non esattamente definita non vuole lasciare la possibilitàall’osservatore di estraniarsi dalle profonde intenzioni dell’artista di poter essere recepita da tutti, quindi questa mano potrebbe essere di chiunque o potrebbe semplicemente essere un simbolo di una volontà nostra di afferrare tutto ciò che dall’altra parte dello specchio si può scorgere. Grazia Donatelli lives and works in Modugno. She graduated in painting at the Academy of Fine Arts in Bari “My artistic way is part of the conceptual artists, my works come to determine the will to ignore the work of art in itself: the idea and riflection take over as the artifact, object, regardless of their traditional or innovative aspect.” These are the words with the artist wanted to define her career and his work, artist and curator is a multifaceted personality within the shere of creative and pregmatic work, here is proposed“Reflections” )the clouds in the photo are only a random reflection but always within the meaning of the work)confronts us with ourselves, is the theme of the mirror of the subjectivity, of a second realtity that is transmitted to us, however, from the impression of a filter, an open hand, not exactly defined she doesn’t want to leave the possibility of observer aloof from deep intentions of the artist can be implemented by all, so this hand coulde be anyone or it could simply be a symbol of our desire to graps everything on the other side of the mirror that can be seen.

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RIFLESSI Grazia Donatelli

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di FRANCESCO DADDARIO I dipinti di Antonella Doronzo sono come impattare d’improvviso con l’inconscio e le emozioni; la scelta di supporti di recupero come antichi legni con una loro storia ed un loro vissuto si alternano all’utilizzo delle tele partorendo continue emozioni; si materializzano così “Voglia” ,”Eva”, “Estasi” e Giangiulio” in quegli anni dell’accademia che sono segnati da un continuo sperimentare di tecniche, in particolare lo studio e la fusione con la fotografia e la psicologia dell’arte, da cui prendono vita tali opere introspettive. L’esorcizzazione di paure e di stati convulsi allontanano così paure, angosce, ansie e nel suo studio approfondisce “la follia” espressa in chiave allegorica, da cui nasce poi questa “Contaminazione folle”. Il colore è lo stesso delle emozioni raffigurate con contrasti sfuocati che evocano ciò che l’artista definisce “gli stati d’animo convulsivi”. Le emozioni provate attraversano il legno consumato dagli anni seguono le venature in un gioco di linee e percorsi mentali dettati all’ artista dalla trama e dalle fibre stesse del legno che dipinge, dai segni della tela, traendone forza pittorica. E’ stupefacente leggere nei suoi dipinti tutto ciò che non c’è, tutto ciò che non è dipinto, l’angolo delle emozioni dove l’occhio dell’osservatore si riposa dopo essersi addentrato negli stati d’animo dell’artista, riconoscendoli dentro se stesso. L’analisi delle emozioni, il superamento delle paure esorcizzate ha portato a sviluppare in Antonella Doronzo una particolarepredisposizione per le terapia nell’arte, trasferendo la sua capacità in un comunicazione dell’arte per la crescita ed analisi della psicologia umana. L’artista Doronzo oggi vive ed opera in Barletta. Looking at Antonella Doronzo’s paintings is like suddenlymeeting with the unconscious and its emotions; her choice towards the use of old wooden materials with their histories and backgrounds alternates with pictures producing always new sensations. While attending the academy she conceived “Voglia” ,”Eva”, “Estasi” and Giangiulio”. The years of the academy were characterized by an ever growing experimentation of techniques, particularly based on studying and blending photography and the psychology of art, which are clearlyperceivable in these introspective works. Her main themes are the re-evaluation of fears and convulsive states as a remedy to anxiety and anguish, and in her study she treats “madness” with an allegorical intent. The result is like a “foolish contamination”. Colours well represent portrayed emotions through blurred contrasts which evoke what is defined as “convulsive moods” by the artist. The wood, eaten away by time, is permeated by the emotions described, and its veins and fibres, as well as the marks in the clothes, suggest a play of lines and mental paths which are fixed in the painting and give it expressive force. It is easy to find in her workswhat has not been described in the painting, a kind of niche of emotions where the eye of the spectator rests after goinginto the artist’s moods and embracing them. The study of emotions, the surmounting of fears through their re­ evaluations brought Antonella Doronzo to develop a particular bent for art therapy.Her works aim at helping human psychologyto improve. Antonella Doronzo lives and works in Barletta.

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CONTAMINAZIONE FOLLE Antonella Doronzo

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di NICLA MONGELLI Francesco Mangini nasce a Modugno il 13 marzo 1987; qui vive e opera. Dopo la laurea in Scienze dei Beni culturali decide di iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Bari, ove è prossimo al conseguimento del titolo di studio. Il materiale che caratterizza i suoi lavori è il cartone, un materiale povero, di riciclo, che gli permette, attraverso lo “strappo” della superficie, di “giocare” con la stessa dandogli inoltre la possibilità di superare lo spazio bidimensionale e mettere la figura in maggior risalto, senza l’ausilio del disegno o delle sfumature. L’autore considera quasi magico il supporto in cartone poiché, anche all’interno di un’opera monocroma, con questa semplice “tecnica” può ottenere tutto ciò che vuole. Nei suoi lavori sono rappresentate le espressioni dell’animo, messe in risalto dalle particolari pose assunte dai soggetti, che sono in grado di sprigionare profonde emozioni.Peter pan è la sua prima opera in cartone riciclato. Attraverso l’utilizzo di un foglio di cartone da imballaggio e una serie di 20 lampadine ad incandescenza ha rappresentato quello che è il fil rouge di tutta la sua produzione. La figura che ha ricavato dallo strappo del cartone è il volto di un bimbo che si copre gli occhi di fronte alla luce, intensa e accecante, prodotta dalla serie di lampadine disposte in maniera casuale. La posizione del braccio che copre lo sguardo è un gesto di protezione: il bambino in questo modo si oppone all’inesorabile evoluzione della natura, proprio come il protagonista del romanzo di James Matthew Barrie, e rifiuta l’idea di crescere abbandonando il mondo ovattato dei giochi e delle favole.La scelta dei bambini come soggetto delle opere è proprio dovuta alla genuinità dei sentimenti e alla speranza nel futuro che trapelano dalle loro espressioni. Dotati quindi di una forte capacità espressiva, i bambini assumono il ruolo di portavoce dei pensieri dell’artista. Francesco Mangini was born in Modugno March 13, 1987, he lives and works here. After graduating in Science of Cultural Heritage he decided to enroll at the Academy of Fine Arts in Bari, where it is next to the attainment of the qualification.The material that characterizes his work is the cardboard, a poor material, even recycled, allowing him through the “pull” of the surface, to “play” with the same giving him the possibility to overcome the two-dimensional space and place greater emphasis on the figure, without the aid of drawing or shades. The author considers the cardboard support almost magical because even in monochrome work, with this simple “technique” he can get everything he wants. His works represent the expressions of the soul, highlighted by special poses taken by entities that are able to release deep emotions.Peter Pan is his first work in recycled cardboard. Using a sheet of cardboard and a series of 20 incandescent bulbs the artist represented the common thread of all his production. By ripping the cardboard he obtained the face of a child who covers his eyes from the bright and blinding light produced by the series of bulbs randomly arranged. The position of the arm covering his eyes is a gesture of protection: the child defies to the inexorable evolution of the nature, just as the hero of the novel by James Matthew Barrie and rejects the idea of growing and abandoning the muffled world of games and fables.The choice of children as the subject of his works is due to genuine feelings and hope in the future that leak out from their expressions. So gifted with a strong expressive capacity, children assume the role of spokesman for the thoughts of the artist.

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PETER PAN Francesco Mangini

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di LETIZIA LAETITIA JEANINE ROUSSIN Antonio Minuto nasce a Taranto nel 1982. Sin dall’infanzia ha sempre avuto due grandissime passioni: l’arte ed i videogiochi, cercando sempre di curarli entrambi in maniera spontanea e costruttiva. I videogiochi, oltre al classico momento di svago, erano soprattutto una valida metodologia di apprendimento artistico per le sue sessioni di disegno. E’ proprio l’amore per le varie forme d’arte che lo spinge a terminare gli studi di grafica pubblicitaria e accompagnarlo poi verso varie esperienze artistiche e di vita, affinando sempre di più quello che è un vero e proprio confronto artistico. Decide di ritornare in Puglia per ultimare gli studi laureandosi a pieni voti all’accademia di belle arti di Bari. La curiosità per le nuove tecnologie applicate all’arte ha permesso all’artista di acquisire una “forma mentis” elastica ed eclettica grazie alla quale opera in campoartistico attraverso i più variegati canali, dal disegnoclassico, alla pittura digitale, alla computer grafica in 3D, all’animazione. Attualmente lavora come grafico ed illustratore e sound designer in una piccola azienda di videogame del barese. L’opera “Babel” prende a piene mani le esperienze visive che sono proprie della concept art, una nuova forma artististica sviluppatasi con la cinematografia e i videogame. Una reinterpretazione in chiave moderna della Torre di Babele, un aglomerato di tecnologia, edilizia, dall’aspetto inquietante; un modo per comunicare allo spettatore che per molti la tecnologia ed alcune forme artistiche possono essere ancora di difficile comprensione. Antonio Minuto was born in Taranto in 1982. Sin childhood he has always had two great passions: art and video games, always trying to treat both spontaneously and constructively. Video games, in addition to the classic moment of relaxation, it was mainly a valid method of learning for his artistic drawing sessions. It was just the love for the various forms of arts that pushes him to finish his studies in graphic design and then accompany him to various artistic confrontation. He decided to come back in Puglia to complete his studies graduating with honors at the Academy of Fine Arts in Bari. The curiosity for new technologies applied to arts allowed the artist to acquire a “forma mentis” flexible and eclectic, thanks this he works in the arts through different ways, from classic design to digital painting, computer graphics in 3D and animation. He currently works as graphic designer,illustrator and sound designer in a little video games companyin Bari. The work “Babel” takes handful visual experiences that are inherent in the concept art, a new artistic form developed in movies and video games. A modern reinterpretation of the Tower of Babel, a mix of technology, building, looking disturbing; a way to communicate to the viewer that for many people technology and some art forms can still be difficult to understand.

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BABEL Antonio Minuto

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di ANTONELLA SPADAVECCHIA Angela Palmieri è un artista di Casamassima che frequenta il Biennio Specialistico in Grafica all’Accademia delle Belle Arti di Bari. L’opera Leda e il Cigno racconta una storia mitologica greca: Leda era l’affascinante regina di Sparta, figlia di Testio. Era stata sposa di Tindaro re di Sparta, e da lui aveva avuto due figlie: Clitennestra ed Elena, per la cui bellezza avvenne la guerra di Troia. Zeus se ne innamorò e per poterla vedere scese dal cielo e raggiunse la vetta del monte Taigeto. Mentre Leda dormiva sulle sponde di un laghetto, fu svegliata dallo starnazzare delle ali di un candidissimo cigno; intorno c’era profumo d’ambrosia che la stordiva e il cigno col suo collo sinuoso amorosamente accarezzò il suo viso, i suoi capelli e le sue braccia. Era Zeus che per avvicinarla si tramutò in cigno e appena la giovane regina si svegliò, si fece riconoscere e le preannunciò che dal loro amore sarebbero nati due gemelli. L’episodio mitologico più volte riproposto nell’ iconografica da numerosi artisti, da Leonardo a Dalì, da Correggio a Cézanne, viene reinterpretato nell’opera che si imponeanzitutto per la sua carica espressiva: chi osserva viene immediatamente posto in uno stato di forte attivazione emotiva. La sensuale figura di Leda si staglia e contemporaneamente si perde e si imprigiona in uno sfondo fatto di forme sinuose che si intrecciano. Il cigno, nella parte bassa del dipinto, è imprigionato dalle corde e, non solo non può dirigersi verso Leda, ma viene spinto nella direzione opposta. In altre parole, protagoniste e padronedella scena sono le corde che allontanano Zeus dalla sua “preda”. Metaforicamente, esse rappresentano la difficile emancipazione della donna: mentre nel mito classico Zeus riesce a possedere Leda, in questa reinterpretazionedell’episodio, la donna riesce a svincolarsi e a sfuggire alle pulsioni sessuali di Zeus. Ciò che sconvolge è che, dopo secoli di storia, la donna debba ancora lottare per qualcosa che le spetta in quanto essere umano. Angela Palmieri is an artist of Casamassima who attends theBiennium Specialist in Graphic Design at the Academy of Fine Arts in Bari. The work Leda and the Swan tells a story from Greek mythology: Leda was the charming Queen of Sparta,daughter of Thestius. She was the wife of King Tyndareus of Sparta, and he had two daughters, Clytemnestra and Elena, whose beauty was the Trojan war. Zeus fell in love with her and to see came down from the sky and reached the Summit of Mount Taygetos. While Leda slept on the banks of a pond, was awoken by the squawking of the wings of a Swan candid; around there was perfume of ambrosia that the dazed and the Swan with her sinuous neck lovingly stroked his face, her hair and her arms. While Leda slept on the banks of a pond, was awoken by the squawking of the wings of a Swan candid; around there was perfume of ambrosia that the dazed and the Swan with her sinuous neck lovingly stroked his face, her hair and her arms. It was Zeus who to bring it closer turned into Swan and as soon as the young Queen awoke, he recognized and heralded that their love would be born. The episode mythological more times proposed in the iconographic by numerous artists, from Leonardo to Give them, from Correggio to Cézanne, reinterpreted comes in the work that imposes indeed him for its expressive position: who observes place it immediately comes in a state of strong emotional activation. The sensual figure of Injures he hacks and contemporarily he loses and it is imprisoned in a background made of sinuous forms that weave him. The swan, in the low part of the painting, you/he/she is imprisoned by the ropes and, you/he/she cannot not only go toward Injures, but you/he/she is pushed in the oppositedirection. In other words, protagonists and master of the scene they are the ropes that estrange Zeus from his “prey.” Metaphorically, they represent the difficult emancipation of the woman: while in the classical myth Zeus succeeds in possessing Injures, in this reinterpretation of the episode, the woman succeeds in releasing and to escape the sexual impulses of Zeus. What upsets it is that, after centuries of history, the woman still has to fight for something that is up to her as human being.

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LEDA ED IL CIGNO Angela Palmieri

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di FABIO SCHIAVONE Marianna Petronzi nasce e studia a Foggia dove si laurea in Graphic Design presso l’Accademia di Belle Arti. La sua passione per la pittura la porta a diventare allieva del maestro Dario Damato, sarà proprio nella bottega del maestro che apprenderà le tecniche pittoriche utili per l’espressione del suo fare artistico legato alla corrente della Poesia Visiva, da allora diverse saranno le esposizioni nazionali e internazionali alle quali prenderà parte. L’opera “Bella Epoque” acrilico e collage su tela è un riferimento al sentimento amoroso e al viaggio parigino dell’artista. Il collage di fondo inserisce le immagini in un contesto di “scrittura” scatti in sequenza che diventano solo il pretesto per creare un fondo astratto. La torre Eiffel rappresentata frontalmente in modo bidimensionale sembra poggiare su un orizzonte che rievoca la famosa strada degli “chanselise” di Parigi, l’oggetto simbolo dell’amore nell’immaginariocollettivo, risulta immerso in un paesaggio completatodall’inserimento di una luna/sole sospesa/o nel cielo.La Belle Époque indicava la vita brillante nelle grandi capitali europee, le numerose esperienze artistiche, ma soprattuttoesprimeva l’idea che il nuovo secolo, cioè il Novecento,sarebbe stata un’epoca di pace e di benessere. Ed è proprio nella Parigi dei primi del ‘900 che autori come Toluouse Lautrec lavoreranno alla cartellonistica pubblicitaria alla quale l’artista si ispira nei caratteri del testo a rilievo “Bella Epoque” inserito nell’opera. L’arte dell’epoca voleva mettere l’accento sulla vita spirituale e fonderla con la nuova tecnica, unire inoltre l’ambiente di lavoro funzionale con l’atmosfera della più raccolta intimità della vita privata, ed ecco il tema dell’amore che si contrappone ad un alienazione dovuta allo sviluppo industriale e al progresso. Nell’opera convivono il fascino intrigante della bella epoca con una visione più romantica della Parigi dell’oggi. Marianna Petronzi born and studied in Foggia, where he graduated in Graphic Design at the Academy of Fine Arts. His passion for painting turn it into a student of the master Dario Damato, it will be in the workshop of the master who learn painting techniques useful for the expression of his artistic legacy to the current Visual Poetry, by that time, several national exhibitions will be and international which will take part. The work “Belle Epoque” acrylic and collage on canvas is a reference to the feeling of love and travel Parisian artist. The background collage insert images in a context of “writing” Burst which become only the pretext to create an abstract background. The tower Eiffell represented two-dimensionally in front seems to rest on a horizon that recalls the famous street of “chanselise” in Paris, the object symbol of the collective imagination, is set amidst completed by inserting a moon / sun suspended / or in the sky. Belle Époque indicated the brilliant life in the great European capitals, the many artistic experiences, but also expressed the idea that the new century, that the twentieth century would be an era of peace and prosperity. And it is in Paris of the early 900 that authors like Toluouse Lautrec will work on advertising billboards to which the artist is inspired by the characters of the text in relief “Belle Epoque” inserted in the work. The art of the time wanted to put the emphasis on the spiritual life and merge it with the new technique, add also the functional workspace with the atmosphere of the most collection of privacy, and that’s the theme of love that contrasted with an alienation due to industrial development and progress. Work live the intriguing charm of the beautiful building with a more romantic Paris of today.

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BELLE EPOQUE Mariangela Petronzi

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di SALVATORE MODUGNO L’occhio umano non tollera la staticità. Ogni elemento visivo rappresenta per lui un viaggio, un insieme di stimoli percettivi che lo invitano ad esplorare, a seguire un ritmo, a danzare. La percezione del moto può essere espressa in molti modi, ma nell’opera di Leo Ragno (classe 1984, pittore diplomato presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia),Coniglio bianco, vi è un chiaro stimolo visivo che aziona l’occhio e la mente e li lancia in una frenetica corsa alla scoperta del movimento. Si tratta di una pennellata rapida, vibrante, espressione di una gestualità composta di attimi – tantissimi – che, come i fili di una ragnatela, si intrecciano, si fondono tra loro fino a tessere un’immagine, un mosaico frenetico che non ha nulla di statico, a discapito del supporto su cui è fissato. Un coniglio che sembra quasi emergere per caso tra i graffi del pennello, che parerivendicare la propria natura figurativa aprendosi prepotentemente un varco tra quelle che paiono pennellate istintive tipiche di un certo tipo di astrattismo che pone l’azione (più che il risultato) al centro dell’opera del suo creatore. Ma non sembrano né istinto né casualità le guide della pittura di Ragno, lo si intuisce dopo pochi attimi. L’occhio, iperstimolato, vaga alla ricerca di un ordine all’interno della frenesia, di un criterio. E lo trova facilmente proprio esaminando l’andatura del segno,scomponendolo e riordinandolo: pennellate orizzontali per il suolo, verticali per lo sfondo e disposte in modo quasiellittico per il soggetto centrale. Il coniglio sembra voler letteralmente esplodere, liberarsi da quelle parentesi bianche entro cui è costretto e dai cui è composto; un animale ingabbiato nella sua forma, che si agita costantemente in un perpetuo variare della sua fisicità. Il coniglio bianco, tuttavia, è libero. Ci osserva e si agita pur restando immobile, ammonendoci che si tratta solo di un fugace attimo di immobilità. Quello cioè compreso tra un balzo fulmineo e quello successivo. The human eye cannot tolerate the static. Each visual element represents for it a journey, a set of perceptual impulses that invites it to explore, to follow a rhythm, to dance. The perception of motion can be expressed in many ways, but in the work of Leo Ragno (born in 1984, painter graduated from the Academy of Fine Arts in Foggia), White rabbit, there is a clear visual stimulus that activates the eye and the mind and throws them in a frantic race to discover the movement. It’s a rapid brushstrokes, vibrant expression of a gesture composed by moments -a lot -which, like the threads of a spider web, intertwine, blend together to weave an image, a mosaic hectic that has nothing static, to the detriment of the support where it is attached. A rabbit that seems to emerge casually in the scratches of the brush, which seems to assert its figurative nature forcefully opening a gap between what seem instinctive brushstrokes typical of a kind of abstraction that places the action (rather than the result) in the center of the work of its creator. But it seems neither instinct or randomness that guides the painting of Ragno, we can see it after a few moments. The eye, overstimulated, wanders in search of an order in the frenzy of a policy. And it easily found it just by looking at the pace of a sign, breaking it down and reordering: horizontal strokes on the ground, vertical for the background and arranged in an almost elliptical central subject. The rabbit seems to explode, getting rid of those white brackets within which is forced and by which it’s composed: a caged animal in its form, which moves constantly in a perpetual variation of its physicality. The white rabbit, however, is free. Watching us and shake while remainingmotionless, warning that it’s only a fleeting moment of stillness. Namely between one lightning leap to the next.

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CONIGLIO BIANCO Leo Ragno

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di ELMA PLACIDO L’opera rappresenta un paesaggio ideale, che ricorda lo stile decorativo dei salotti borghesi ottocenteschi. Il motivo naturalistico è un richiamo al classico, stilisticamente rinnovato nell’uso del colori e dei materiali. Esso si articola su due livelli: uno sfondo, dipinto ad olio rappresentante un paesaggio fiabesco ed un piano superiore, decorato a traforo e dorato. Il motivo di fondo si ispira alle stampe Giapponesi dell’Ottocento, reinterpretato in chiave moderna, con un richiamo al paesaggio fantastico digitale. Il motivo della decorazione del livello superiore invece è una reinterpretazione della decorazione naturalistica, dei finti paesaggi, boschi e vegetazione, molto in uso sia nella cultura romana che in quella ottocentesca. Senz’altro la formazione scientifica dell’artista ha contribuito alla realizzazione di soggetti che provengono dal mondo naturale e che sono trasposti ad un livello aulico dall’uso simbolico dell’ oro. Ma c’è anche qualcosa di più personale nella scelta dell’artista: attratta sin dall’inizio della sua produzione dalla fusione della rappresentazione scientifica con la l’effimera presentazione del soggetto decorativo, approda alla loro fusione in una rappresentazione grafica di ispirazione per lo più surrealista e metafisica. Il distacco dal modello puramente classico è dato dalle forme astratte, dalle linee artificiali che delineano gli elementi, nonché dall’uso della foglia d’oro come colore, che conferisce nell’insieme un’idea di artificiosità e allo stesso tempo di preziosità. The work represents an ideal landscape, reminiscent of the decorative style of the nineteenth-century bourgeois salons. The natural theme is a reminder of the classic stylistically renovated in the use of colours and materials. It is divided into two levels: a background, oil painting representing a fairy-tale landscape, and an upper, decorated with fretwork and gold. The painting on the background is inspired by Japanese prints of the nineteenth century, reinterpreted in a modern key, with a call to the fantastic landscape digital. The one on the upper level instead is a reinterpretation of naturalistic decoration, the fake landscapes, forests and vegetation are widely used both in Roman culture, which in the nineteenth century. Certainly the scientific formation of the artist has contributed to the realization of subjects who come from the natural world and are transposed to a noble level through the symbolic use of gold. But there is also something more personal choice in this artist’s choice: drawn from the beginning of its production to the merger of scientific representation with the ephemeral decorative presentation of the subject, she comes to merging them into a graphical representation of inspiration for the more surreal and metaphysical. Detachment from the purely classical model is given by the abstract forms, the artificial lines that delineate the elements, as well as the use of gold leaf color, which gives the whole idea of ​​artificiality and at the same time preciosity.

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PREZIOSO ORIZZONTE Annalisa Rosano

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di TERESA PENSA “ Vorrei che la gente si abituasse a riconoscere la forza delle cose “. Claes Oldenburg Oggetti ridipinti, estratti dalla loro realtà e resi più morbidi che lasciano spazio a molteplici associazioni. Questo è quello che rende Claes Oldenburg uno dei principali protagonisti della Pop Art. Antonella Rutigliano con il suo operato, rivisita il periodo della Pop Art concettuale, con una serie di opere intitolate “Cover Me”. Con esse mette in evidenza elementi che quotidianamente vengono resi banali, nulli dal tran-tran della vita di ogni giorno. Come possono apparire, ai nostri occhi, banali le copertine delle riviste di moda, il più delle volte accatastate in una sala d’attesa. Proprio su questo oggetto l’artista interviene sconvolgendone l’essenza per attirare maggiore attenzione da parte del fruitore. La stessa metodologia mette in evidenza il rinascere dell’oggetto preso in considerazione in una forma nuova. La copertina in questione è stata prima dipinta con colori acrilici, annullando, coprendo dei dettagli ed esaltandone, portando in primo piano degli altri, secondo una percezione personale. Successivamente viene ristampata in formati più grandi, rendendola una gigantografia e facendo in modo che il fruitore possa sentirsi coinvolto nello spazio esteso dell’opera d’arte. Filo conduttore delle sue opere è la figura femminile, prima oggetto in una semplice copertina, poi prepotente soggetto in un’opera d’arte. La sua poetica è sintetizzata nello stesso titolo COVER ME – coprimi – (ma anche COVER - copertina); questa espressione ci fa comprendere che le sue opere sono una sorta di autobiografia; sono il risultato della ricerca di uno spazio tutto suo, come se si collocasse all’interno di una scatola o meglio di una stanza, dove riporta ogni suo pensiero e modo di osservare il mondo e riesce ad esprimersi verbalmente e gestualmente, alla ricerca di se stessa. Uno spazio in cui il passato ed il presente della sua narrazione artistica si incontrano in una nuova dimensione.

Re-painted objects, taken from its own reality and made more soft so that the Work gives room for multiple associations. This is what makes Claes Oldenburg one of the main role of the Pop Art. Antonella Rutigliano with her work, a series of Art Works entitled “Cover me”, revisits this period of time, the conceptualist Pop Art. With it she brings into evidence elements that have become commonplace in the everyday life, because of the frenzy of its consuetude. As in a waiting room most of the time the cover of a fashion magazine banked up ina pile may appear banal to our own eyes, on this subject theartist intervention convulse the essence of this elements, in order to draw more attention on behalf of the user. The same methodology underlines the re-born of the object seen in a new form. The cover in question has first been painted with acrylic colors to nullify and to cover some details while underlying and focusing on others, in harmony with the personal perception of the Artist. After that, the cover has been re-printed into a bigger formats, into a poster in order that the user can feel him/her-self embraced into the extension of the space of the Work of Art becoming part of the Work. The link of her Works is the female figure: before seen as an object in a simple cover, after seen as an overtaking subject in a Work of Art. Her poetry is synthesized in the same title COVER ME – cover me -(but also COVER – as the cover of an object); this expression makes us understand that her Works are some kind of an autobiography; are the outcome of the research of a space all of itself, it appears like if she finds her place in the inside of a box or even better, of a room, where she brings in her every thought and her way of observing the world, and where she express herself verbally and in a gestural way, looking to find herself. This is a space where the past and present of her artistic narrative are meeting in a new dimension.

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COVER ME N1 N2 N3 Antonella Rutigliano

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di LORENZA BORRELLI Un viaggio all’interno del proprio essere, Introspezione è la parola chiave dell’opera di Anna Santovito, artista emergente manfredoniana. Primo quadro di un ciclo della sua produzione artistica posta come elemento di demarcazione e di distacco graduale dalle sue opere precedenti. Questa immagine racchiude una concezione teorica cara ad innumerevoli artisti, il dualismo interiore. L’eterna separazione tra mente e corpo,che in tale contesto si manifesta nel distacco tra due corpi femminili: il primo corpo sdraiato in posizione supina, forte richiamo alla natalità, rimane saldo al terreno e all’istinto primordiale; il secondo corpo invece subisce un’attrazione, un forte richiamo da parte del mondo razionale che l’assorbe lentamente. Le due figure appaiono “legate” tra loro e alla totalità dell’immagine, tramite delle radici, elemento ricorrente all’interno di molti lavori di Santovito che ritraggono il suo senso di appartenenza e legame alla natura e alla linfa vitale che da essa ne trae. Santovito ricalca uno dei cardini dell’arte: la lotta tra istinto e razionalità, che da sempre ha affascinato, ispirato e turbato gli animi sensibili degli artisti. Netta, inoltre, appare la distinzione tra i due mondi, divisi da una linea di colore scuro che rimarca una temporalità e una spazialità irrisolta. La Santovito concretizza cromaticamente il tutto attraverso un gioco di colori scuri e chiari, le fonti luminose sono molteplici e risaltano lo scarto di direzione delle ombre riconducibili ad un ipotetico fascio di luce proveniente da destra nel cuore di un crepuscolo in lontananza. Il dinamismo è dato dalle componenti che sembrano innalzarsi verso l’alto,eccetto delle “lacrime” di colore che cadono verso il basso per rimarcare un fluido che scandisce l’andamento del tempo e degli eventi che si susseguono, nel quale l’artista si è rifugiata. Santovito ritrae ancora una volta un mondo onirico che segue un paradigma spazio-tempo indefinito, per non abbandonare la tendenza surrealistica dei suoi dipinti. A journey inside one’s being: Introspection is the key word ofthe work of Anna Santovito, an emerging artist from Manfredonia. First painting of a cycle of his artistic production, that is placed as demarcation and as gradualparting element from his previous works. This image contains a theoretical concept that is relevant for countless artists, the inner dualism. The eternal separation between mind and body, which in this context manifests itself in the parting of the two female bodies: the first one, lying down on one’s back, as strong recall to birth, remains firm on the ground and to the primeval instinct; the second body experiences instead an attraction, a strong call from the rational world which absorbs it slowly. The two figures seem “tied” to each other and to the whole image through roots: an element which recurs in many works of Santovito and that depicts her sense of belonging and her connection to nature and to the vital nourishment that she draws from it. Santovito traces one of the cornerstones of art: the struggle between instinct and rationality, that always seduced, inspired and upset the sensible mood of artists. Very clear appears instead the distinction between the two world, separated by a dark colored line that reveals an unresolved temporality and spatiality. Santovito puts the whole chromatically through a play of dark and bright colors; the light sources are multiple and point out the shadows’ lag of direction, that can be thought as produced by an hypothetical bunch of light, coming from the right, in the heart of a distant twilight. Dynamism is given from the elements that seem to rise higher, except some “tears” of color that fall down to remark a fluid, beating time and events that follow one another, in which the artist has found shelter. Santovito depicts once again a dreamlike world that follows an indefinite space-time paradigm, avoiding to abandon the surrealistic inclination of her paintings.

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LIFE IN PROGRESS Antonella Santovito

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di FEDERICA MINUTO Christian Steve Scampini, nasce a Milano ma la sua vita non è mai stata ferma in una sola città. Sin da giovanissimo si è dedicato all’arte in tutte le sue forme, quali pittura,fumetti, illustrazione, videogiochi, cinema, moda e fotografia. E’ stata proprio la sua fame di ricerca e di approfondimento che l’ha portato in giro per l’Italia e l’Europa, permettendogli di aumentare le proprie conoscenze umane e tecniche, confrontandosi con realtà sempre diverse. Dopo aver lasciato la sua prima passione, il fumetto, si è lanciato verso il mondo videoludico dove opera tutt’ora come DMP/Senior Concept Artist freelance. In Italia ha lavorato per Ubisoft, Forge Reply e Dreamslair. Steve è un artista intimo e riservato, ogni sua opera difatti rispecchia questo binomio, presentandosi timidamente dinanzi agli occhi di chi la osserva. E’ questo anche lo spirito che avvolge l’opera “Spring2” la quale esplode nel cuore di chi la guarda, a piccoli passi. L’occhio dell’osservatore si ferma sul soggetto dell’opera, il volto di lei, per poi essere accompagnatogradualmente da destra verso sinistra. In questo breve tragitto si oltrepassano delle forme a volte taglienti, come le ali spezzate di una farfalla oppure i segni convulsi che sembrano dei ludici scarabocchi, ma il tutto strutturato sapientemente, e solo una volta che lo sguardo giungenuovamente sul soggetto si nota come questi segni prendano su di lei, la forma di un fiore o di un’integra farfalla. Tutto diventa così più morbido, sereno e dolce ed il volto della donna si definisce come il vero protagonista di quelladimensione. Una dimensione che appare come l’excursus intimo della vita dell’artista. Si cammina, difatti, attraverso un passato frastagliato e indefinito, prima di giungere nel suo presente nitido e dolcemente raccontato. Il futuro si presenta bianco e luminoso nell’opera, nonostante un paio di ali spezzate denotino l’incertezza, ma lo sguardo delicato di lei soppianta ogni forma di paura, trasmettendo serenità e speranza, ciò che ogni primavera porta nel cuore dell’uomo. Allo stesso modo “Spring2” sboccia nel cuore dell’artista,divenendo per lui la sua stessa rinascita e primavera. L’opera fa parte di un trittico di cui ogni sezione è realizzata durante la primavera di ogni anno per scandire il tempo della vita, andando di pari passo con i tempi della natura. Tutti elementi e volontà che si contrappongono al mezzo espressivo privilegiato dall’artista, il computer, nell’intenzione di uscire da quel “freddo” bozzolo, per rinascere e volare verso nuove forme. Christian Steve Scampini, born in Milan but his life has never been stopped in one city. From an early age he devoted himself to art in all its forms, such as painting, comics,illustration, video games, film, fashion and photography. His hunger for research and study took him around Italy and Europe, allowing him to increase his knowledge of human and technical, dealing with ever-changing reality. After leaving his first love, comics, it was started to the world of video games where it still operates as DMP / Senior Concept Artist freelance. In Italy he worked for Ubisoft, and Forge Reply Dreamslair. Steve is an intimate and private artist, in fact all his work reflects this combination, presenting timidly before the eyes of the beholder. This is also the spirit that envelops the work “Spring2” which explodes in the heart of the beholder, in small steps. The observer’s eye stops on the subject of the work, her face, only to be accompaniedgradually from right to left. In this short journey you will pass the forms sometimes sharp, like of a butterfly broken wings or the convulsive signs that look like doodles playful, but all cleverly structured, and only once you look at the subject comes again we see how these signs take on you the shape of a flower or a entire butterfly. Everything becomes softer, serene and sweet and the woman’s face is defined as the real protagonist of that dimension. A dimension that lookslike the excursion of the intimate life of the artist. Walking, in fact, through a jagged and undefined passed,before reaching its present clear and gently told. The future in this opera is bright and white, despite a couple of broken wings denote the uncertainty, but the delicate look of her displaces any form of fear, sending serenity and hope, that every spring brings in the human heart. Similarly “Spring2” blossom in the heart of the artist, became for him his own rebirth and spring. The work is part of a triptych in which each section is made during the spring of each year to mark the time of life, going hand in hand with the rhythms of nature. All elements and volitions that contrast with the privileged means of expression by the artist, the computer, with the intention to get out of the “cold” cocoon, to be reborn and fly to new forms.

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SPRING 2 Christian Steve Scampini

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di ALESSANDRA CRITELLI Carlo Simone nasce nel 1978 ad Altamura (Ba) dove attualmente vive e lavora. Nel 2005 consegue il diploma di I livello in Scultura con votazione 110 e lode/110, presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. Collabora nel 2008 alla ricostruzione dell’apparato decorativo interno del Teatro Petruzzelli di Bari. Partecipa a diversi concorsi nazionali e internazionali di scultura, espone in mostre collettive e nel 2009 la sua prima personale. Dal 2008 insegna, in qualità di docente di II fascia, Plastica Ornamentale presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. L’opera che si propone per l’esposizione fa parte del ciclo che l’artista definisce “dei vuoti”. I Gemelli Buchetti significativamente rappresentano il senso di questo ciclo e bene ne mostrano gli intenti. Lo scultore partendo da una riflessione sulle vicende storico religiose legate all’iconoclastia, che di fatto erano violazioni all’immagine, ne ripropone il vuoto, l’assenza, la distruzione attraverso un atto materico fatto di mancanza. La sua “violazione” è l’intento di andare oltre la superficie per scoprire un secondo spazio, interiore ed imprevedibile. Accanto al vuoto materiale non c’è un vuoto della memoria. Il linguaggio scultoreo si inserisce nel solco di una tradizione italiana: una personale pratica artistica nell’uso della terracotta e della ceramica, liberata da una funzione meramente decorativa e imitativa, è capace di generare una lettura della stessa in chiave concettuale. Il recupero di un’idea archeologica, rappresentata da pitture rupestri che invadono il volto dei gemelli, provocatoria e pretestuosa rispetto alla necessità linguistica contemporanea, riferisce di un suo approccio razionale verso il mondo antico, verso l’incontro-scontro tra soggetto ed oggetto. L’immagine scultorea si mimetizza tra le vesti del falso antico e quelle del falso contemporaneo, vivendo in una sospensione temporale. Le teste dei Gemelli Buchetti sono forzatamente unite posteriormente da una mutandina, ma nella parte anteriore, bucata e lacerata, appare all’interno, nel vuoto, un corpo emblematico. Carlo Simone was born in 1978 in Altamura (Ba) where he lives and works. In 2005 he graduated with honors in sculpture studies at the Academy of Fine Arts in Bari. In 2008 he collaborated with the reconstruction of the decorative interior of the Petruzzelli Theatre in Bari. He also participated in several national and international sculpture competitions. He usually presents his works in group exhibitions and in 2009 he presents his first personal (exhibition). Since 2008 he teaches Ornamental Plastic at the Academy of Fine Arts in Bari. His work is a part of the cycle that the artist calls “empty spaces”. The Gemelli Buchetti significantly represents the meaning of this cycle showing it very impressively and suggestively. Starting from a reflection of the sculptor on historical events related to religious iconoclasm, that were as a matter of fact violations of the image, it suggests the emptiness, the absence and the destruction through an act of material absence. His “violation” represents the purpose to go beyond the surface in order to discover a second, inner and unpredictable space. The material emptiness doesn’t match with an absence of memory. The sculptural language is embedded in the Italian sculpture tradition: a personal artistic practice using terracotta and ceramics, free from decorative and imitative functions, is capable of generating a conceptual reading. The recovery of an archaeological idea, represented by cave paintings, invading the faces of the twins is provocative and much more pretentious than linguistics and contemporary necessities. It refers to a rational approach of the sculptor towards the ancient world’s myth and the encounter-clash between subject and object. This image disguises with the old, false and contemporary appearances, living in a temporal suspension. The heads of the Gemelli Buchetti are forced together by an underpants which is in the front perforated and torn. If we look inside, in the empty space, we can find an emblematic figure.

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GEMELLI BUCHETTI Carlo Simone

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di CINZIA MATTEUCCI L’artista Pugliese Peppe Volpe inizia il suo percorsoartistico frequentando l’Istituto d’Arte di Corato e proseguendo la sua preparazione con Accademia di Belle Arti diBari concentrando i suoi studi sul segno grafico e la fotografia. Negli ultimi anni, cresce in lui l’interesse per l’indagine materica che lo porta ad utilizzare la cera e la paraffina, due elementi con i quali si lega nella realizzazione di opere in cui riconosce il suo linguaggio.L’opera “untitled n. 5 ” 2012 può identificarsi tra scultura e pittura, inserendosi in un universo di sperimentazione, del segno e del colore, “un solo colore una sola voce...” ciò che Yves Klein fece negli anni cinquanta convinto che il colore puro rappresentasse qualcosa in sé; infatti le paroledell’artista francese si coniugano perfettamente con l’opera di Peppe: “Per me ogni sfumatura di colore è, in un certo senso, un individuo, una creatura vivente dello stesso tipo del colore primario, ma con un carattere e un’anima sua propria. Ci sono molte sfumature, delicate, aggressive,sublimi, volgari, serene”. Nell’arte del Novecento, cadono i limiti tra categorie artistiche e i preconcetti sulle materie nobili, mentre si cerca di mettere a fuoco più la comunicazione visiva percepibile dallo spettatore. In questa visione, grandi maestri come Bruno Munari e Yves Klein, saranno fonte di ispirazione per la sua opera; il primoartista (Munari) sarà fondamentale nella ricerca dei mezzi più adatti ad esprimersi; il secondo artista (Klein) perl’utilizzo del colore (ricordiamo i Monocromi).Infatti ciò che emerge nell’opera è un’arte governata dall’andamento del colore, attraverso la fusione di quest’ultimo con la paraffina, realizza suggestivi andamenti monocromatici, dove i segni seguono un’idea ben precisa. In questo viaggio lo spettatore può perdersi tra le curve e le sfumature ed è proprio nell’utilizzo del colore che si crea una plasticità animata. La ricerca plastica, in ogni sua sfumatura, crea un riferimento simbolico alla società in cui viviamo, fatta di processi di disgregazione. The Apulian artist Peppe Volpe begina his artistic career attending the Art Institute of Corato and then continuing his training at the Academy of Fine Arts in Bari focusing his studies on the graphic and photography. In recent years. his interest experimenting with plastic materials has led him to use wax and paraffin, two elements with he binds creating works where he reconizes his own language.The work “untitled” 2012 can identify between sculpture and painting, fitting into a world of experimentation, of color and sign, “one color onevoice ...” what Yves Klein did in the 1950s convinced that pure color represented something in itself, actually the words of the French artist combine with the work of Peppe: “For me, every color is, in a sense, an individual, a living creature of the same type as the primary color, but with a character and a soul of its own. There are many nuances, delicate, aggressive, sublime, vulgar, serene”. In the art of the twentieth century, the boundaries between artistic categories and the preconceptions about noble materials, fall while try to focus more on the visual communication the viewer.In this view, the great masters such as Bruno Munari, and Yves Klein, will be a source of inspiration for his work, the former(Munari) will be instrumental in finding the most suitable means to express himself and the latter (Klein) for use with color (remember the Monochrome). In fact, what emerges a work of art governed by the performance of color, where, through its meeting of with paraffin, he producesstriking monochrome patterns and the signs follow a clear idea. In this journey, the viewer can get lost in the curves and shades, and it is the use of color that creates a lively plasticity. The plastic research, in all of its nuances, itcreates a symbolic reference to the society in which we live, with the processes of disintegration.

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SENZA TITOLO N5 Peppe Volpe

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DONVITO | ANTOSIANO

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