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DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE: LA PROMESSA BIBLICA PREMESSA

L’ambito umano della generazione ha subito negli ultimi decenni uno sconvolgimento che definire rivoluzionario (o traumatico) è poco: prima di affrontare la questione del senso del generare umano, proviamo a delineare i cambiamenti più evidenti che si sono prodotti in questo campo. 1) La compiuta separazione fra sessualità e fecondità: “La situazione permanente della donna d’oggi è quella della sterilizzazione artificialmente indotta”. La provocatoria affermazione di uno studioso coglie bene il problema attuale: il nostro tempo ha realizzato ciò che era quasi impossibile in passato e cioè la completa separazione tra sessualità e fecondità. In altre parole oggi il sesso può essere esercitato senza timori di ricadute nel campo della generazione: i mezzi di contraccezione hanno di fatto deresponsabilizzato la sessualità a favore del cosiddetto “sesso sicuro” fortemente propagandato dalle agenzie socio-educative e sanitarie e la separazione pratica tra amore e vita che la Chiesa da decenni denuncia (inascoltata) come grave rischio… 2) La medicalizzazione della maternità: per medicalizzazione si intende la presa in consegna del parto da parte del sistema medico e della persona dei medici: questo fenomeno in Italia è ormai diffusissimo, anzi generalizzato a tal punto che se fino a 50 anni fa faceva notizia la nascita di un bimbo all’ospedale oggi fa notizia la nascita di un bambino in famiglia. Secondo una recente indagine dell’Istat sulla salute (2004-2005) il numero medio di visite e di ecografie ostetriche è rispettivamente di 7 e di 5,5 e la percentuale di parti cesarei è il 37%. L’Oms ha proposto un modello di assistenza “leggero” per le gravidanze non a rischio che prevede 4 visite (eseguite anche da un’ostetrica o un medico generico), 1 sola ecografia ostetrica, vari screening, una sola analisi del sangue e una percentuale di parti cesarei non superiore al 15%. La famiglia non gioca nessun ruolo o tutt’al più ha un ruolo passivo in una vicenda che le è sempre appartenuta… 3) L’invasività dell’eugenetica e la legalizzazione dell’aborto: termine coniato nel 1883 da F. Galton, è la disciplina che si prefigge di favorire e sviluppare le qualità razziali, giovandosi delle leggi dell’ereditarietà genetica. Diffusa inizialmente nei paesi anglosassoni e poi nella Germania nazista, si è trasformata nella prima metà del 20° sec. in movimento politico-sociale volto a promuovere la riproduzione dei soggetti socialmente desiderabili ( e. positiva) e a prevenire la nascita di soggetti indesiderabili ( e. negativa) per mezzo di infanticidio e aborto. Dal 1950, con gli studi sul patrimonio genetico umano, si è fatta strada una nuova eugenetica tecnologica, che persegue 3 fini: 1) selezione genotipica dei soggetti a rischio di manifestare una malattia per mezzo della diagnosi prenatale e aborto dei soggetti indesiderati; più precocemente con la diagnosi pre-impiantatoria ( eugenetica selettiva o creativa); 2) la selezione germinale, mediante la scelta di gameti raccolti e conservati in banche apposite e utilizzati nell’ambito delle tecniche di fecondazione artificiale (eugenetica preventiva); 3) la geneterapia, mediante la modificazione dell’informazione genetica contenuta nelle cellule somatiche, nelle cellule germinali e negli embrioni umani prodotti in vitro. Quanto all’aborto in Italia si verificano circa 125.000 aborti provocati l’anno (cifra in diminuzione anche per l’introduzione della pillola RU 486 e della pillola del giorno dopo che è considerata non già abortivo, ma contraccettivo). 4) Calo delle nascite e conseguente saldo negativo nel tasso di crescita: nel 1960 l’Italia con 52 milioni di abitanti ha avuto 930.000 nascite; 2007: da 60 milioni di italiani sono nati 563.000


bambini. Nel frattempo il saldo nascite e morti è diventato negativo: sotto il profilo demografico l’Italia si conferma uno dei paesi con il più basso tasso di natalità al mondo; nel 2011 il numero medio di nascite per donna è stimato a 1,42. Si mantiene superiore a quello della metà degli anni '90, in cui si toccarono i minimi storici, ma lontano dal livello considerato ottimale per una popolazione, ovvero il livello di sostituzione delle coppie, pari a circa 2,1 figli per donna. 5) Il figlio prodotto dei genitori, loro proprietà privata e strumento di autorealizzazione: il linguaggio che si usa non è neutrale: se per i nostri vecchi era abituale dire “ho avuto, abbiamo avuto un figlio” o addirittura in dialetto bergamasco “ho comprato un figlio” (Gen 4,1: “Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo dal Signore»), oggi è diventato normale dire: “Abbiamo fatto un figlio”. Questo cambio di termini dall’avere al fare riferito alla generazione è significativo del cambio ben più profondo che si è verificato a livello di senso: cfr. le espressioni assurdamente imprenditoriali del tipo: “stiamo programmando e mettendo in cantiere un figlio…” o finanziari come: “un figlio è un costo che non mi posso (non ci possiamo) permettere” espressioni che fanno pensare al figlio come a un prodotto. Non solo: ”Si genera anzitutto per arricchire e soddisfare il proprio io: “facciamo” dei figli per riprodurre noi stessi, per soddisfarci, per vederci, per ammirarci in quest’altro che è una parte di noi”. E ancora: “In questo tempo appassionato di emancipazione, si nota un curioso ripiegamento sul figlio privatizzato all’estremo. Più nessuno dice che il figlio è stato generato anche per dare cittadino allo Stato o religiosi alla Chiesa o nuove intelligenze alla cultura…oggi questo linguaggio sarebbe giudicato stravagante” (F. Quéré). SIGNIFICATO DI GENERAZIONE

Partiamo dall’etimologia di generazione: viene dal verbo generare (lat: genus-generis o dal verbo gignere: gigno-is; genui, génitum; gignere) = procreare, produrre un essere simile a sé, dargli la vita Derivati da generare: genere, generazione, genitore, generato, generoso… LA PROMESSA BIBLICA

La Bibbia propone testi, modelli, immagini, riflessioni, profezie, leggi, testi sapienti, preghiere sull’esperienza del generare e la realtà dei figlio…Tutta questa riflessione dimostra… 1. come L’ATTO UMANO DEL GENERARE SIA PROVA E GARANZIA CHE L’UOMO È IMMAGINE DI DIO e di conseguenza che in esso Dio rivela se stesso: l’amore (dei genitori) infatti è la sorgente della vita (del figlio); la generazione della vita è a sua volta la conferma e garanzia della verità dell’amore. E che altro è Dio se non amore che dà vita e vita trasfigurata dall’amore? Nessuno meglio di S. Giovanni nel suo Vangelo ha espresso questa verità: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). Il Dio della Bibbia, Padre di Gesù non è solo creatore, non si limita a creare il mondo (=vita), ma è anche il “Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e fedeltà che conserva il suo favore per mille generazioni” (Es 34,6) (=amore). Un tempo il figlio era anzitutto visto come colui che rivela l’immagine di Dio e solo poi quella dei genitori: ciò era dato anche dal fatto che il figlio rimaneva misterioso, nascosto fino al momento della nascita. I genitori così, pur riconoscendo che la creatura era loro, erano costretti ad ammettere che di essa non sapevano nulla fino al momento della nascita. Ecco un motivo del battesimo del figlio: riconoscerne l’origine e l’immagine divina…Non solo: amore e vita sono così strettamente collegati e interdipendenti che è assurdo separarli. Non c’è persona disposta ad ammettere che una vita senza amore non sia una disgrazia, MA occorrerebbe con altrettanta coerenza ammettere che l’amore senza vita (=sterile) rischia il non senso. Ciò spiega la reticenza della Chiesa sull’uso degli anticoncezionali 2. che di conseguenza IL FIGLIO E’ PERCEPITO PRIMA ANCORA CHE COME POSSESSO, COME DONO: il dono che reciprocamente i due genitori si fanno l’un l’altro (“voglio un figlio da te” è una delle frasi che dicono la serietà dell’amore vicendevole) e che tutti e due i genitori riconoscono come fatto da Dio. Gen 4,1: Adamo si unì a Eva sua moglie, che concepì e partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo dal Signore». “Acquistato”: sembra eccessivo e persino


incomprensibile, ma ci si dimentica che fino a pochi anni fa era abituale sentir dire in bergamasco: “Ho comprato un figlio”. Si è fatto notare come un tempo si dicesse “abbiamo avuto un figlio” e come oggi sia diventato abituale dire “abbiamo fatto un figlio”: il figlio cioè considerato prodotto dall’amore dei due genitori e non dono frutto di un amore più grande e misterioso, quello di Dio. Ciò dà origine a modi di pensare il figlio e di educarlo che non possono che produrre risultati sbagliati Cfr § 5. 3. che GENERARE È LA TESTIMONIANZA PRIMA E FONDAMENTALE DELLA BENEDIZIONE DIVINA, il figlio cioè testimonia e garantisce che la vita umana non è solo possibile, ma è anche promettente e buona. Così afferma la prima benedizione che troviamo nella Bibbia: dopo aver creato l’uomo e la donna Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra…” (Gen 1,28). Così conferma la prima promessa formulata da Dio nella storia, quella rivolta ad Abramo: “Guarda in cielo e conta le stelle se riesci a contarle…tale sarà la tua discendenza” (Gen 15,5).Tutto il testo biblico conferma questa realtà del generare come la benedizione per eccellenza: prendiamo come esempio il salmo 127: “Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie. Della fatica delle tue mani ti nutrirai, sarai felice e avrai ogni bene. La tua sposa vite feconda nell'intimità della tua casa; i tuoi figli virgulti d'ulivo intorno alla tua mensa. Così è benedetto l'uomo che teme il Signore…possa tu vedere i figli dei tuoi figli!”. Che un tempo il figlio fosse visto come una benedizione lo conferma la quantità di proverbi legati alla generazione e segnati dalla consapevolezza del dono che il figlio rappresenta: in bergamasco si diceva che ogni bambino viene al mondo col suo fagottino, come a dire che il futuro del figlio si garantisce da sé…Provvidenza, certezza della vicinanza e della cura che Dio riserva ai suoi figli stavano alla base di una visione della vita che sembra essersi perduta. Oggi si parla del figlio come problema, rischio, investimento che esige scelte calcolate e sicurezze previe. Generare non è più un atto di fiducia nella vita e nella sua forza…anzi. Non solo: l’atto del generare è ormai trattato alla stregua di una malattia e per la donna emancipata di oggi, esso è una forma di schiavitù… 4. come IL FIGLIO SIA PORTATORE DELLA PROMESSA DIVINA, LA PROVA E GARANZIA CONCRETA DEL SUO COMPIMENTO. Gen 15, 1-6: la parola del Signore fu rivolta ad Abram: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». Rispose Abram: «Mio Signore Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli e l'erede della mia casa è Eliezer di Damasco». Soggiunse Abram: «Ecco a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». Ed ecco gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non costui sarà il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede». Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia. Abramo intuisce che la promessa divina non è credibile se Dio non gli concede il figlio: per questo all’avvicinarsi della propria fine ricorda a Dio ha bisogno di consegnare i motivi della sua speranza a qualcuno che gli sopravviva e faccia rivivere la promessa dopo di sé. Più in generale “l’uomo comincia ad agire, a volere e ad amare solo se è in qualche modo autorizzato dalla sorprendente evidenza di una va promettente” (G. Angelini): proprio per questo cerca qualcuno a cui consegnare la eredità della propria speranza che a sua volta si appoggia su una promessa. In questo caso la promessa è quella divina del cui compimento non solo Isacco (il figlio della promessa, appunto) ma ogni figlio è garante. L’idea che la nascita di una nuova vita sia conferma e graduale realizzazione della promessa divina riguardante il mondo e l’umanità è semplicemente straordinaria: il figlio che è nato è la prova che Dio è fedele e che –come dice Bonhoeffer- se egli non compie ogni nostro desiderio, realizza però tutte le sue promesse. Non è azzardato alla luce di quanto abbiamo detto pensare che il calo delle nascite e la decrescita demografica in atto in molti paesi “sviluppati” non sia poi così casuale e neppure determinata solo da fattori sociali, economici e culturali come tanta psicologia e sociologia sostengono. Venuta meno la fede nel progetto e nella promessa divini –visto che l’uomo d’oggi crede solo nei propri progetti e nelle sue promesse- viene meno anche la necessità della conferma delle stesse e cioè della generazione dei figli come prova e garanzia della fedeltà divina nei confronti dell’uomo e del mondo.


La traccia della lectio 'di generazione in generazione' di don davide rota di sabato 12 ottobre 2013