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Le proposte in Parlamento Nonostante la UE solleciti da anni gli Stati a introdurre un il reddito minimo garantito, inteso quale fattore d’inserimento nella società dei cittadini più poveri, solo in questo ultimo periodo in Italia si è riaperto un dibattito in merito all’istituzione di un sostegno pubblico a quanti vivono una condizione d’indigenza. In 15 anni sono stati fatti diversi tentativi: nel 1998, il primo governo Prodi con Decreto Legislativo 18 giugno 1998, n. 237, istituì il Reddito Minimo di Inserimento, introdotto in Finanziaria per il 1998 e sperimentato su piccola scala – in una quarantina di comuni – in vista di una auspicabile generalizzazione del programma alla scala nazionale. In seguito venne progressivamente smantellato, fintantoché il governo Berlusconi smise di finanziarlo nel 2003. Quattro anni dopo, il secondo governo Prodi ne annunciò la reintroduzione, tuttavia il Reddito Minimo di Inserimento non è stato più finanziato. Attualmente, in Parlamento giacciono le proposte del Pd, di Sel e quella del M5S, che hanno presentato tre diversi disegni di legge per l’istituzione di nuovi strumenti di inclusione sociale e di lotta alla povertà per i cittadini oggi più esposti agli effetti della crisi economica-finanziaria in corso. La proposta del PD, “Istituzione del reddito minimo di cittadinanza”, prevede per disoccupati, inoccupati, lavoratori precariamente occupati e persone prive di lavoro un contributo di 500 euro mensili, da incrementare di 1/3 per ogni componente del nucleo familiare a carico del beneficiario. Possono averne diritto i maggiorenni, con un Isee non superiore ai 6.880 euro annui e che posseggono solo la prima casa. Ne hanno diritto anche gli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia da almeno 3 anni. Il reddito dura un anno ed è rinnovabile per un ulteriore anno. L’erogazione è sospesa nel caso in cui il beneficiario venga assunto con un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato o anche determinato, e dal secondo anno il contributo può essere trasformato in dote salariale per l’azienda che assume. La proposta di SEL prevede un beneficio di 600 euro mensili per tutti coloro che abbiano un reddito personale imponibile non superiore ad ottomila euro, sono residenti in Italia da almeno 24 mesi e iscritti nelle liste di collocamento dei Centri per l’impiego. Il sussidio, che scade ogni anno, può essere rinnovato, e andrebbe ricalcolato in base al numero di familiari a carico. Perde il diritto al contributo chi viene assunto con contratto a tempo indeterminato, chi svolge un’attività lavorativa autonoma o chi rifiuti una proposta di lavoro adatta alle sue competenze. La proposta del M5S prevede un sussidio di cui può beneficiare chiunque abbia perso il lavoro e chi, pur lavorando, non riesca a superare la soglia di povertà: nel primo caso verrà erogato il contributo massimo di 600 euro; nel secondo caso lo Stato provvederà ad integrare il reddito fino a quota 600. L’importo sarà calcolato sulla base del nucleo familiare e l’aiuto è erogato ad ogni membro. I centri per l’impiego offriranno a chi è disoccupato fino a tre offerte di lavoro adatte al suo curriculum e al terzo rifiuto si perde il diritto al reddito.

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Proposte sostegno al reddito