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provenienti dai paesi dell’Unione che hanno firmato il Social Security Agreement e i rifugiati politici. In Belgio, esiste il minimax, un salario mensile di circa 650 euro per chi è in condizioni di povertà. In Lussemburgo c’è il Revenu minimum guaranti, un riconoscimento individuale erogato “fino al raggiungimento di una migliore condizione personale”. Nei Paesi Bassi ci sono il Beinstand (un diritto individuale e si accompagna al sostegno all’affitto, ai trasporti per gli studenti, all’accesso alla cultura), ma anche il Wik di 500 euro, riservato a permettere agli artisti un minimo di libertà creativa. In Austria c’è il Sozialhilfe, un minimo garantito che viene aggiunto al sostegno per il cibo, il riscaldamento, l’elettricità e l’affitto per la casa. In Norvegia il “reddito minimo di esistenza”, erogato a titolo individuale senza particolari restrizioni e senza limiti di età, è di circa 500 euro mensili, più la copertura delle spese d’alloggio ed elettricità. La Danimarca basa il suo sistema sul pilastro del Kontanthjælp, ovvero dell’assistenza sociale. Il sussidio fornito dal governo è uno dei più ricchi in assoluto: per un individuo maggiore di 25 anni, escluso l’aiuto per l’affitto che viene elargito separatamente, il minimo garantito è di circa 1.300 euro, che possono arrivare fino a circa 1.750 euro per chi ha figli. Va però sottolineato che questo reddito è tassabile ed evidentemente proporzionato al costo della vita danese. Chi beneficia del reddito minimo, a meno di essere stato dichiarato inabile al lavoro, è obbligato a cercare attivamente un’occupazione e ad accettare le offerte consone al proprio curriculum e al proprio percorso formativo. La mancata ottemperanza a tale obbligo comporta la sospensione del diritto al sussidio. Inoltre, se ci si assenta dal posto di lavoro senza giustificati motivi il sussidio viene ridotto in base alle ore d’assenza, in modo da disincentivare comportamenti che vadano a inficiare lo scopo per cui questo sussidio è stato creato. Nel Regno Unito, l’Income-based Jobseeker’s Allowance, garantisce un reddito mensile di circa 300 euro a tempo illimitato, con l’aggiunta di sussidi specifici per i figli a coloro che sono disoccupati o non hanno un lavoro full time (lavorano mediamente per un massimo di 16 ore settimanali). Finché sussistono tali condizioni il sussidio ha durata illimitata e varia nell’importo al variare di età, struttura famigliare, disabilità e risorse a disposizione dei beneficiari. Lo Stato fornisce anche assegni per il mantenimento dei figli e un aiuto nel saldo dell’affitto. Coloro poi che si trovino nella situazione di dover cercare un nuovo lavoro avranno diritto ad un secondo aiuto, dello stesso importo, finché saranno iscritti alle liste di collocamento e daranno prova di cercare attivamente lavoro recandosi ogni quindici giorni in un Jobcenter. In Francia il Revenu Minimum d’Insertion è stato adottato dal 1988 e nel 2009 è stato sostituito dal Revenu de Solidarité Active. Ne ha diritto chi risiede nel paese da più di 5 anni, ha più di 25 anni, chi è più giovane ma ha un figlio a carico o 2 anni di lavoro sul curriculum. Un singolo percepisce circa 460 euro mensili, una coppia con 2 figli circa 960 euro. Il sussidio, che dura 3 mesi e può essere rinnovato, aumenta con l’aumentare del numero di figli. Perché il sostegno non si trasformi in un disincentivo al lavoro, il beneficiario deve dimostrare di cercare attivamente un’occupazione, partecipare a programmi di formazione e l’importo del beneficio è modulare: man mano che cresce il reddito da lavoro, diminuisce il sussidio, ma in questo modo il reddito disponibile aumenta. Di fronte a tale ricognizione, sia pur parziale, degli strumenti di sostegno al reddito adottati dai diversi Stato Membri, è evidente il ritardo del nostro paese da quell’Europa che ha affrontato il tema della protezione sociale e del reddito garantito fin dall’inizio degli anni ’90. 7

Proposte sostegno al reddito  
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