Page 11

Le esperienze a livello locale A livello locale, le politiche di lotta alla povertà sono state sperimentate in diverse regioni, ma sono poche le iniziative che si sono consolidate dando attuazione a un coerente, progressivo impegno sul versante della lotta alla povertà. Dopo la sperimentazione del RMI a livello nazionale, diverse Regioni si sono attivate con l’introduzione di misure di contrasto alla povertà che abbinassero i contributi economici a programmi di inserimento sociale e/o lavorativo: le Province Autonome di Trento (l.p. 14/1991 e successive modifiche) e Bolzano (l.p. 13/1991 e successive modifiche), la Valle d’Aosta (l.r. n. 19/1994 e successive modifiche), la Basilicata (Programma di promozione della cittadinanza Solidale - l.r. n. 3/2005), la Campania (Reddito di cittadinanza - l.r. n. 2/2004), il Friuli Venezia Giulia (Reddito di base per la cittadinanza - l.r. 6/2006, art. 59; F.do per il contrasto ai fenomeni di povertà e disagio sociale - l.r. 9/2008, art. 9) e il Lazio (Reddito Minimo garantito – l.r. 4/2009). Molto più circoscritte a livello territoriale, seppur comunque assimilabili all’esperienza nazionale, sono state la vicenda veneta e quella siciliana. Il Veneto (Reddito di Ultima istanza - DGR 1294/2004, DGR 2643/2007) ha finanziato il proseguo della sperimentazione nazionale del RMI al Comune di Rovigo, mentre nel 2006 la Regione Sicilia ha finanziato i cosiddetti “cantieri di servizio” (cantieri Servizi - l.r. n. 5/2005), cioè il sostegno economico di lavori socialmente utili destinati agli ex-beneficiari del RMI nazionale. Tuttavia, gli interventi realizzati si caratterizzano per un’estrema eterogeneità, per tipologia, per destinatari a cui si rivolgono, per entità degli stanziamenti, e per una forte polarizzazione tra un’assistenza economica tout court, decisamente prevalente, e percorsi di inserimento sociale e lavorativo di categorie molto marginali. Sono poche le esperienze che hanno dato prova di efficacia nel contrasto alla povertà, e alcune si sono concluse dopo poco tempo, talvolta per motivi politici o per mancanza di risorse. Senza considerare che, di fatto, in molti casi, l’intervento è consistito in trasferimento monetario, in cifra fissa, e quindi neppure correlato ai fabbisogni delle famiglie povere. Inoltre, la percentuale di beneficiari rispetto ai richiedenti ammissibili è stata decisamente bassa. Probabilmente, ad oggi, la sperimentazione più significativa e longeva è quella del Reddito di garanzia della Provincia Autonoma di Trento: è previsto un trasferimento monetario che porta a 6.500 euro annui il reddito disponibile equivalente (in base all’Icef, l’indicatore della situazione economica familiare trentino), accompagnato da azioni di integrazione sociale e di attivazione al lavoro. Introdotto nel 2009, il reddito di garanzia è ormai in atto da tre anni e mezzo. Recentemente, di fronte al perdurare della crisi economica e l’aumento vertiginoso delle situazioni di povertà nei territori, la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, ha sottolineato la necessità che il Governo intervenga con un piano organico di interventi centrati sulla difesa della dignità delle persone e sugli investimenti per lo sviluppo umano, ferma restando la disponibilità delle regioni a lavorare per costruire proposte e percorsi condivisi tra istituzioni e il vasto mondo del terzo settore e del sociale. Anche l’ANCI chiede alla politica un progetto nazionale pluriennale di contrasto alla povertà per garantire il diritto ai cittadini di poter accedere almeno al minimo vitale. Un sostegno che superi l’ottica assistenziale alle singole persone per mettere al centro dell’attenzione il nucleo familiare e che porti chi è assistito a tornare indipendente dal sussidio attraverso progetti personalizzati. 11

Proposte sostegno al reddito  
Advertisement