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Di summer / autumn 2012

Grand Hotel Billia e Centro Congressi

donna impresa magazine

SPECIALE DOSSIER S-comunicare uomini e donne:

ProprietĂ  editoriale e progetto grafico DONNA IMPRESA www.donnaimpresa.com

alla ricerca di una nuova coscienza

intervista al PresidenteA.N.C.I.

Cleto Sagripanti

MODA LUI

a Matera con il premiocittĂ deisassi

Edoardo Secchi PresidenteItalie FranceGroup

JACK BELLAVITA alonghotsummer specialeAlanSorrenti

storia di copertina

LUCA

FRIGERIO Amministratore unico CAVAS.p.a.


MATRICARDI SpA

Grand Hotel Billia e Centro Congressi

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Di summer 2012

donna impresa magazine

SPECIALE DOSSIER uomini e donne:

alla ricerca di una nuova coscienza

S-comunicare intervista al PresidenteA.N.C.I.

movimento

Cleto Sagripanti

www.matricardispa.com

ProprietĂ  editoriale e progetto grafico DONNA IMPRESA

progetti

MODA LUI

a Matera con il premiocittĂ deisassi

Edoardo Secchi PresidenteItalie FranceGroup

JACK BELLAVITA alonghotsummer specialeAlanSorrenti

storia di copertina

LUCA

FRIGERIO amministratore unico CAVAS.p.a.


STORIA DI COPERTINA

quandolo

Style e

l’avventura

Anima

hannoun’ di Valeriana Mariani

Di lui mi hanno scritto: “Luca Frigerio è un grande appassionato di montagna in particolare di sci ed escursionismo e pratica anche il surf e la mountain bike. Impegnato nel sociale, sostiene una serie di iniziative a protezione della natura in Africa, continente dove viaggia spesso e dove pratica la fotografia, uno dei suoi hobby preferiti”. Inutile esimermi dall’interrogarmi su come, un uomo nella sua posizione, riesca a mantener vive tante passioni … poi scorgo, nell’indugiare con lo sguardo attraverso le informazioni che mi sono state recapitate su di lui, che il suo team di lavoro è composto da molte donne. A questo punto comprendo (naturalmente partigiana della causa femminile per convinzione, come è palese che sia) che la innata capacità delle donne di essere rapide e concrete nel decidere, il possedere una mentalità improntata all’organizzazione, la tenacia realizzativa, la propensione a ...

FRIGERIO

Luca Frigerio è Amministratore unico della nuova Casino de la Vallée S.p.A (dal settembre 2010), dopo aver ricoperto questo ruolo per il Casino de la Vallée S.p.A (dal 2008) e il Grand Hotel Billia S.T.V. spa (dal 2010). Da aprile 2012 è Presidente di FEDERGIOCO, di cui è stato anche vice presidente dal 2011, organismo che riunisce le case da gioco italiane di Campione d’Italia, Saint-Vincent, Sanremo e Venezia, il cui programma 2012/13 che mira a rafforzare l’associazione per renderla più autorevole verso gli stakeholder interni ed esterni, al fine di ottenere una maggiore attenzione da parte degli organi legislativi e di rivedere i modelli di business dei Casino, con tutte le conseguenze organizzative sulle persone, a tutela dei lavoratori e delle aziende. Nato a Cantù (Como), ha 42 anni e si può considerare un ‘figlio d’arte’, essendo la terza generazione di Frigerio alla guida di Casino che, nati come intrattenimento per le forme di turismo legate ai soggiorni termali e naturalistici delle élite europee, oggi tornano alle origini sposando un concetto di leisure di lusso.

LUCA

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La prima domanda verte essenzialmente, prima ancora che sul suo lodevole impegno nel sociale, su quello che in lei è perfettamente riscontrabile attraverso ogni concetto che esprime e, cosa ancor più importante, riscontrabile in tutto quello che fa: ovvero il suo buon cuore per cui il definirla “attore di giustizia sociale” non deve apparirle una lusinga bensì un’analisi erudita che si sostanzia di fatti prima

nella foto:Grand Hotel Billia _Saint Vincent _ Ao

generare ambienti di lavoro partecipativi e collaborativi, l’attenzione alla qualità delle relazioni personali e all’ascolto, la capacità di gestire i conflitti attraverso la mediazione, la capacità di gestire le emozioni e di tradurle in risorsa anziché in limite, l’avere sempre presente l’ottica del servizio e, non ultimo, l’adottare comportamenti ispirati a etica e responsabilità sociale, sono caratteristiche di genere emerse (e messe in evidenza da ricerche e indagini nazionali e internazionali sulla leadership al femminile) che per Luca hanno fatto la differenza. A lui dunque, oltre il merito di sostenere la cosiddetta “causa femminile”, il plauso per aver investito sulle capacità delle donne, vere o presunte che siano. Ma questo è solo il primo dei numerosi interrogativi che mi sono posta nel cercare conferme di chi intimamente fosse Luca Frigerio. Già solo il fatto di soddisfare senza indugio alcuno alla nostra richiesta di parlarci di sé attraverso una conversazione telefonica (in quanto scartata a priori l’ipotesi di un vis a vis per mancanza dei cosiddetti “tempi tecnici” indispensabili) e non rispondendo ai quesiti attraverso il suo ufficio stampa, denotavano una disposizione d’animo particolare. Quello che non potevo immaginare sin da subito però è la fortissima capacità relazionale di questo oltremodo affascinante quarantenne, elemento che ha di fatto contribuito ad annullare il tempo nel momento stesso in cui abbiamo cominciato a dialogare, complici la sua spiccata simpatia, la semplicità attraverso cui si è posto nei miei confronti sin dal primissimo approccio e la profondità del pensiero espressa attraverso note vocali suadenti e quella particolare erre alla francese che è tipica degli abitanti delle zone di influenza franco-provenzale. Nel mentre eravamo impegnati in questa intervista che intanto aveva assunto le caratteristiche di un pourparler informale, colgo che Luca, prima ancora che esprimersi in relazione al motivo per cui eravamo lì, ovvero il presentarmi l’imponente progetto del polo leisure in costruzione a Saint-Vincent, tocca temi di carattere sociale cercando ogni volta di far trapelare quanto forte sia la consapevolezza che l’egemonia intellettiva dell’Uomo è l’unica guerra che oggi valga la pena di essere combattuta, poiché l’arricchimento derivato dalla consapevolezza delle diversità fra gli uomini e le loro culture è un patrimonio per l’ intera umanità, un bene prezioso da salvaguardare se vogliamo superare velocemente il periodo oscurantista che le società cosiddette evolute stanno attraversando. La dignità della persona, la speranza, la gioia di vivere sembrerebbero essere sue irrinunciabili costanti di vita.

Il Saint-Vincent Resort & Casino: un imponente complesso che disporrà complessivamente di 199 camere, un grande centro benessere e 5 ristoranti. Anche il Casino diventerà un luogo elegante con spazi esteticamente innovativi, all'aperto ma protetti. Il progetto è affidato con una gara internazionale allo Studio Lissoni Associati e comprende anche la ristrutturazione del Billia “L’obiettivo – spiega l’architetto Lissoni – è di far vivere un’esperienza unica a clienti e turisti senza soluzione di continuità fra bellezza, intrattenimento e benessere. Valorizzeremo il patrimonio architettonico esistente, armonizzando la tipicità locale con elementi legati ad atmosfere lontane. La storia prestigiosa del Grand Hôtel Billia dialogherà con la modernità e con la tradizione degli artigiani della pietra, del metallo e del legno, con ampio utilizzo di vetrate per effetti spettacolari. Si tratta di un lavoro difficile proprio per la conformazione del Billia e del Casino, costruiti e poi rivisti in epoche diverse. Alla fine, si dovrà percepire una generale armonia”. Due dei cinque nuovi ristoranti, Gaya e Brasserie, sono già stati inaugurati nel 2011 insieme alla Poker Room e alla sala Evolution di 1.700 metri quadri per i giochi elettronici con ingresso indipendente. Il 15 luglio 2012 è stato invece inaugurato il Park Hotel e fra il dicembre 2012 e il febbraio 2013 sarà rinnovato il Casinò, senza che l'attività venga interrotta. Per Luca Frigerio l'obiettivo è quello di "Offrire alla clientela emozioni uniche, soggiorni esclusivi e suggestivi, divertimento e un'occasione per godere di tutte le possibilità della regione valdostana, con le sue piste da sci, la gastronomia, la natura, l'arte e la cultura".


ancora che di parole attraverso il suo appoggio economico a progetti di solidarietà internazionale e, non ultimi, il suo impegno in qualità di presidente di Federgioco che l’ha vista protagonista nella lotta alle ludopatie e in relazione alla sua professione quando si erge in difesa del lavoro delle oltre 1000 persone alle sue dipendenze. Sartre, il filosofo francese che ha rappresentato uno dei capisaldi della storia dell'Umanesimo del ventesimo secolo per la grande attenzione riposta sulle condizioni esistenziali dell'uomo, in particolare accoglie la tesi del primato della coscienza sulla realtà, per cui gli oggetti e il mondo sono il frutto di un atto della coscienza, soggettivo e intenzionale e che è l'uomo a dare un senso e un significato al mondo, e non viceversa. La coscienza non può astenersi da dare un senso al mondo, e questo senso gli è attribuito in primo luogo dalle emozioni che l'uomo prova intenzionalmente nei confronti della realtà, la quale ne rimane inevitabilmente condizionata. La coscienza (Nella formulazione freudiana) è una qualità della mente che di solito include altre qualità quali ad esempio la soggettività, la autoconsapevolezza, la conoscenza e la capacità di individuare le relazioni tra sé e il proprio ambiente circostante. Sulla base di quanto abbiamo fin qui premesso, possiamo pertanto asserire che l’opera umana più bella espressa attraverso la coscienza individuale è quella di essere utili al prossimo? Indubbiamente si. Lo scambio che ne nasce è però maggiormente fecondo se non fondato su un atteggiamento e una prassi esclusivamente paternalistica, bensì sulla comune vocazione all’annuncio e al servizio reso alla comunità, soprattutto e particolarmente, nei confronti di quegli individui che il nostro sistema economico emargina. La dura realtà dei fatti è che quasi due miliardi di persone su questo pianeta vive sulla soglia della sopravvivenza o addirittura al di sotto, tra malattie, povertà e disagio sociale. Il mio impegno nella salvaguardia della natura in Africa, continente che amo, mi ha fatto scoprire che quello che di davvero importante possiamo fare è lo sviluppare la nostra coscienza individuale innalzandola al collettivo, nella sua accezione di comunità globale, che si esprime oltre che nella salvaguardia del pianeta, a tutela della vita e dei suoi irrinunciabili principi: primi fra tutti, la libertà e l’uguaglianza. Principi che sento radicati in me e che mi impongono un atteggiamento eticamente responsabile in tutto quello che faccio. Amare d’altronde è una mentalità; è la mentalità di chi si mette dalla parte dell’altro; significa sentirsi responsabile degli altri, identificarsi con l’altro. Accennavo poc’anzi al suo programma come presidente di Federgioco è stato definito nell’insieme un processo alquanto innovativo. Ce ne parli.. Intendiamo innanzi tutto aprire Federgioco a un dialogo costruttivo con le istituzioni. Il gioco ha assunto ormai una rilevanza economica e sociale che chiama gli operatori a maggiori responsabilità e però anche alla necessaria autorevolezza per collaborare con gli organi legislativi. Il mio programma comprende la lotta alle ludopatie, come precisava, e quindi la lotta al gioco non autorizzato e il sostegno ai Casino Federgioco, soggetti a severi controlli e discipline, a salvaguardia dei giocatori e contro il riciclaggio. Il gioco d’azzardo drena risorse economiche pari al 10% del PIL e questo è oggi uno dei nuovi ostacoli allo sviluppo economico del nostro Paese. Un’attenzione particolare è posta alla tutela legale in sede europea contro la restrittiva normativa nazionale sull’antiriciclaggio rispetto ai contenuti della Direttiva europea (2005/60/CE). A livello legislativo, il programma si propone invece di intensificare la cooperazione con Ministeri e istituzioni del lavoro su temi cruciali quali la gestione delle organizzazioni, la sicurezza e la tutela del patrimonio, il contrasto alla criminalità, l’occupazione e gli ammortizzatori sociali.

Il gioco compulsivo, le ludopatie e l'illegalità non abitano più nelle case da gioco. Anzi. Sono proprio i Casinò oggi i luoghi più sicuri, dove sfidare la fortuna riscoprendo questa esperienza antica quasi quanto l’uomo come un divertimento innocuo e perfino stimolante.


nella foto:Grand Hotel Billia _Saint Vincent nella foto Luca Frigerio con Tony Blair

C’è grande attesa intorno all’imponente progetto del polo leisure in costruzione a Saint-Vincent, un complesso che sta nascendo e che mira a offrire esperienze di divertimento nuove e uniche, una realtà esclusiva a livello europeo.. Il “Saint-Vincent Resort & Casino”, iniziativa da 70 milioni di euro, comprenderà la casa da gioco riammodernata, due hotel da 5 (Grand Hotel Billia) e 4 stelle (Parc Hotel Billia), 5 ristoranti, un ampio e funzionale Centro Congressi (dotato di 7 sale) e un Centro Benessere di 1.700 mq. Il progetto ha anche una vocazione ambientale: sul lato sud del Casinò, prende corpo la nuova centrale termica che consentirà al Resort di produrre risparmi energetici fino al 30%. Una grande attenzione è stata rivolta al concept dei marchi puntando, da un lato, a tutelare la tradizione, dall’altro, ad introdurre forte innovazione dell’immagine aziendale. Di conseguenza, il logotipo del Grand Hotel Billia, che diventerà un 5 stelle, esprime l’eleganza di un albergo ultracentenario attraverso linee essenziali e un colore intenso, mentre quello del Parc Hotel Billia, il nuovo 4 stelle per famiglie e per il turismo congressuale, è sobrio e decisamente meno formale; il logo del Centro Congressi vuole parlare di business e di professionalità, ma anche di accoglienza. Quello del Food & Drink è stato pensato per comunicare contemporaneità, freschezza e piacevolezza nell’incontro con i servizi di bar e di ristorazione: la Brasserie du Casino, il Ristorante Gaya, Le Rascard Salon et Terrace, La Grande Vue Gourmet Restaurant e il 1908 Resort Restaurant, Gaya Wine & Drink, La Cheminée, il Poker Bar e il Lounge Bar. Nell’insieme, abbiamo optato per segni grafici forti che puntiamo a posizionare, grazie ai servizi che offriranno al cliente, quali veri e propri punti di riferimento dell’offerta. Con il logotipo Eventi News di un sito internet dove veicoleremo non solo le attività di intrattenimento programmate all’interno delle strutture del Resort ma anche gli eventi organizzati sul territorio su cui opera il Resort stesso, perché la mission del progetto comprende la volontà di ‘fare sistema’ con l’intera offerta turistica della regione Valle D’Aosta. Cito testualmente da una sua più articolata disamina in riferimento al periodo di recessione economica attuale: “sono molti i fattori esterni che ne hanno condizionato l'andamento in un periodo, certamente il più serio, dove si sentono maggiormente l'acuirsi della crisi economica e della scarsa propensione ai consumi, ma anche gli effetti dell'introduzione di ulteriori limitazioni nella circolazione del denaro contante” . Se la crisi è così profonda da toccare tutti gli ambiti va da se pensare che anche la politica sia in crisi, in quanto non solo manchevole nel riuscire a trovare risposte efficaci che non siano le repentine scappatoie atte a fornire ossigeno nell’immediato ma, addirittura, inasprendone gli esiti. Detto ciò, posso chiederle se è ottimista su una possibile “resurrezione” della politica italiana? No, non molto, sono piuttosto pessimista. Questo è un governo di contabilità più corretta, però allo stesso tempo assistiamo alla morte della democrazia, in quanto siamo in una condizione in cui i politici non sono in grado di governare. Quindi non possiamo dire che un governo tecnico governa, perché affermeremmo che la politica non serve a niente e ciò non risponde a verità, semmai è vero che la nostra classe politica dovrebbe essere rinnovata, considerati gli sviluppi drammatici della nostra economia e non di meno in relazione alla credibilità dei nostri rappresentanti istituzionali che risulta essere fortemente compromessa a livello internazionale. Come giudica la partenza e l’azione del governo Monti, anche valutandola attraverso la forte pressione fiscale a cui ha sottoposto la collettività, prime fra tutte le classi più abbienti che sono state investite dalla responsabilità di essere considerate il salvagente d’Italia, vedi ad esempio la reintroduzione dell’ICI, ora chiamata IMU (o imposta municipale unica) che è stato il secondo provvedimento attuato in ordine di importanza sistemica ma forse il primo in termini di gettito e

di altre misure fiscali “sui ricchi”? Ovvio che ai fini di un giudizio di massima non si possa prescindere dal contesto nel quale il governo ha dovuto e deve muoversi, dal punto di partenza, dall’alto livello del rischio della tenaglia finanziaria che stava strozzando il Paese, e dunque, sulla base di questo diciamo pure che l’insieme del governo Monti considerato lo stato di emergenza, gli strettissimi tempi a disposizione, la necessità che i provvedimenti venissero approvati dal Parlamento che, nel frattempo, non è mutato, merita sì un giudizio severo in relazione a molti provvedimenti in essere ma un più bonario verdetto se valutato acriticamente nella sua globalità. E’ vero, come molti hanno scritto, che non bisogna essere Nobel dell’economia per prendere provvedimenti come quelli che sono stati attuati, in quanto si è agito solo sul puro piano dell’emergenza, sulle cosiddette “esigenze di gettito” che hanno fatto apparire come “necessarie” manovre fiscali altrimenti condannabili, dal punto di vista della coesione sociale e non di meno, delle strategie. Nonostante ciò, penso che questo governo abbia rappresento il meglio che, nelle circostanze, si potesse scegliere, ma ciò non toglie che alcune correzioni e miglioramenti siano non solo necessari, ma certamente auspicabili perché, pur avendo rappresentato una risposta alle pressioni dei mercati finanziari e dei maggiori partner europei, non ha ancora introdotto, in maniera significativa, misure che vanno nella direzione corretta per una futura politica di sviluppo, come ha anche rilevato la maggioranza della stampa internazionale. Alle buone intenzioni (di contenere il debito) non hanno seguito i fatti concreti, perché l’economia non può essere regolamentata dalla politica e tanto meno dalle leggi, se non in maniera molto relativa. L’obbligo del pareggio diventerà un’arma ricattatoria, specie nei casi di recessione, nei confronti dei cittadini e degli Stati più deboli, che perderanno ulteriore sovranità. Cos’è il debito? Per gli Stati è un modo di ottenere consenso immediato da parte di alcune categorie sociali, scaricandone gli oneri sulla collettività (quindi, nel lungo periodo, penalizzando quelle stesse categorie che momentaneamente avevano ottenuto soddisfazione alle loro richieste). La politica miope e irresponsabile del debito è stata possibile proprio perché i cittadini non possono controllare in alcun modo lo Stato centralista. Siamo tutti enormemente indebitati pur non avendo fatto nulla, individualmente, per esserlo a questi livelli. Di fronte a una situazione del genere, si pensa che essere indebitati sia più vantaggioso che non esserlo. Sembra sia più accettabile l’idea di dover affondare tutti che non quella di cercare di risolvere i problemi. È più accettabile semplicemente perché pare la più praticabile, in quanto non si vede quale possa essere il modo per pagare dei debiti così colossali (in Italia parliamo di una cifra che non riusciamo materialmente neanche a immaginarci). Spesso nelle analisi sulla crisi che sta vivendo il nostro Paese non sempre si ha la consapevolezza della sua “radicalità”. Una crisi che non è solo economica ma tocca le profondità della nostra società … Ogni crisi ha i suoi pro e i suoi contro. Dipende sempre dalla prospettiva con cui viene guardata. Dopo i crolli ci sono sempre le riprese. Se la crisi attuale servisse per ripensare gli stili di vita, sarebbe salutare. Ma perché questo accada ci vogliono intelligenze e volontà, ci vuole la speranza in un’alternativa praticabile, altrimenti aumenteranno soltanto le nostre frustrazioni e peggioreranno le nostre condizioni morali e materiali. Se cominciassimo a comprendere che la vita non può dipendere dai mercati globali o dagli indici quantitativi del prodotto interno lordo, o dai trend borsistici, o dagli Stati centralizzati, o dalle banche mondiali, ovvero che esistono anche le autonomie locali, l’autoconsumo, la cooperazione, l’utilizzo comune di risorse condivise, il baratto e lo scambio delle eccedenze, l’autogestione dei mezzi produttivi fondamentali alla riproduzione della specie umana, la proprietà


Dal 2013, a Saint-Vincent, in Valle d'Aosta, dove ora sono il secolare Grand Hôtel Billia e il Casinò, sorgerà il "SaintVincent Resort and Casino". Il progetto, che è stato presentato a Roma l’8 Febbraio scorso dall'amministratore unico del casinò di Saint Vincent, Luca Frigerio, con il patrocinio della Regione Autonoma Valle d'Aosta, ha visto Madrina d’eccezione l'attrice Maria Grazia Cucinotta. Il “Gran Galà Saint-Vincent” ha accolto, nell’occasione, la “noble cause” della beneficenza attraverso una donazione da parte di Luca Frigerio a sostegno della “Lega del filo d’oro” il cui testimonial, lo ricorderemo, è lo straordinario Renzo Arbore. La serata di Gala, che sarà riproposta a Porto San Giorgio nella serata del 30 Luglio presso la splendida cornice del “Gran Caffè Novecento”, ancora una volta dietro l’impeccabile regia di Marco Martorelli, vedrà un ulteriore momento di beneficenza in continuità ideale con le finalità della manifestazione romana. Nella foto da sinistra: Ivo Collé, Segretario Generale Federgioco, Paolo Di Mizio, TG5, Maria Grazia Cucinotta, Luca Frigerio, Amministratore Unico Casino de la Vallée S.p.A. e Presidente Federgioco


da sinistra: Ivo Collé Segretario Generale Federgioco, Marco Fiore Direttore Commerciale Casino de la Vallée, Luca Frigerio Amministratore Unico Casino de la Vallée S.p.A. e Presidente Federgioco e Graziano Grosjacques Direttore Giochi Casino de la Vallée

da sinistra: Ivo Collé Segretario Generale Federgioco, Pupo (Enzo Ghinazzi) e Luca Frigerio

da destra: Luca Frigerio con Maria Grazia Cucinotta e Giancarlo Fisichella

collettiva delle risorse territoriali, la dipendenza dalle esigenze e dai ritmi della natura ecc., forse dovremmo perfino guardare con uno sguardo ottimistico l’acuirsi della crisi. Quali sono i criteri per misurare la ricchezza qualitativa di un paese? Per rispondere dovremmo metterci a guardare per esempio che possibilità hanno i disoccupati di trovare un lavoro, che possibilità hanno i laureati di trovare un lavoro corrispondente ai loro studi, che utilizzo facciamo delle risorse territoriali comuni, e così via. La vera ricchezza di un paese è determinata dall’importanza che diamo ai suoi aspetti umani e sociali oltre che economici. Quale politica vede all'orizzonte? Sicuramente andremo incontro, se non vi saranno significative controtendenze, a un’accentuazione dell’autoritarismo statale sovranazionale, poiché se i singoli Stati non sono in grado di autogestirsi. Occorrerebbe puntare da subito a costruire esperienze di solidarietà gestionale dei bisogni comuni. Poiché il futuro, se il sistema non cambia, non sarà certamente migliore del presente, occorre prepararsi in maniera intelligente al peggio, eliminando le sciagurate forme individualistiche, che non fanno che esasperare le tensioni e i conflitti. Bisogna anche ridurre di molto l’impatto della scienza e della tecnica sulla natura, eliminandone l’eccesso derivante dall’illusione che ogni problema possa essere risolto coi mezzi avanzati che abbiamo. Non la sento un accanito sostenitore dell’introduzione dell’informatica e della telematica nei processi produttivi e finanziari.. Infatti. Perché se da un lato è indubbio che abbiano contribuito a snellire e velocizzare le relazioni internazionali, dall’altro ritengo criticamente che abbiano dato l’illusione che fosse facile sfruttare le opportunità di un mercato mondiale virtuale. Oggi nascono molte figure grazie al mondo del web, come i noti blog. Cosa ne pensa al riguardo e in particolar modo nei confronti di queste pagine online dove ci si mette in mostra? Sono sincero: non sono mai stato un amante di blog e social network, reputo sia più utile e proficua la cooperazione, non il lavoro del singolo. Amo confrontarmi fisicamente con uomini e donne, sono certo che l’interagire fisico sia la via migliore per raggiungere l’anima delle persone, che è la sede dei loro sentimenti e delle loro emozioni. Un individuo che si nutra ancora di sentimenti nobili e di valori essenziali non può prescindere dal dato oggettivo che un dialogo attraverso la rete, per quanto costruttivo, appaia comunque limitante se valutato attraverso l’ottica dell’empatia. Di fronte al mondo che cambia cosa si può fare? Fondamentalmente due cose: la prima è avvilirsi e rassegnarsi, la seconda è cavalcare il progresso. Inoltre la pesantezza che sentiamo oggi soprattutto in Italia da parte della legge è proprio dovuta alla commistione tra elementi di valutazione morale ed elementi di valutazione economica e gestionale della cosa pubblica. La legge ci aiuta a vivere bene, non è pesante se applicata al campo che le compete. Occorre rilanciare l’intellettualità per favorire la piena comprensione di ciò che sta avvenendo. Questa è veramente l’unica possibilità che abbiamo di fare fronte all’ondata disgregatrice del cambiamento. Non ci serve più la produzione di beni che hanno saturato il mercato, ci servono idee che aiutino la comprensione del fenomeno. Occorrono discipline mirate a capire e comprendere l’entità di quanto ci sta succedendo attorno. Occorre la valorizzazione, nelle scuole e nelle università, delle discipline umanistiche come l’antropologia, la psicologia, la letteratura, la storia, la filosofia etc. Un’università più moderna che permetta di sviluppare anche competenze pratiche soprattutto nel campo delle discipline economiche, a creare nuovi manager. Si devono creare gruppi di analisi per dibattere possibili soluzioni. Si deve fare spazio ai

Nella foto da sinistra: Rossella Bertone, Direzione Amministrazione, Finanza e Controllo, Annalia Martinelli, Relazioni Esterne, Comunicazione e Ufficio Stampa, Luca Frigerio, Cristina Bonduà, Direzione Commerciale Grand Hotel Billia, Parc Hotel Billia e Centro Congressi, Patrizia Perrucchione, Segreteria Direzione Generale.


pensatori nuovi, nuove idee, nuove filosofie. Occorre favorire l’integrazione tra le etnie diverse creando scambi culturali, incoraggiando la curiosità verso il diverso, come successe miracolosamente durante l’Illuminismo. Occorre che i media si mettano al servizio dell’intelletto. I media sono i riflettori che possono accendere o spegnere il valore. Sono loro che possono favorire la transizione oppure ostacolarla, per fare questo devono smettere di sciorinare la lista delle disgrazie durante i notiziari, perché fa audience, e devono interessarsi a diffondere e promuovere gli slanci culturali. Loro possono premiare chi produce qualità e oscurare chi invece produce malessere. Sta al potere mediatico, aprire la strada all’intelligenza e dischiudere un nuovo “secolo dei lumi” per tutta l’umanità. Le foto immortalano molto più che significativi attimi di vita in quanto perpetuano sentimenti. Li risvegliano. Il passato remoto è un tempo che non tornerà. E questo ci induce alla riflessione di una sua possibile riproducibilità, alla forma nuova che esso può assumere nel ricordo, trasfigurato dalla nostalgia, da un’immaginazione che si aggrappa ad un dato di realtà ormai trascorso. Il passato remoto è nella realtà delle immagini l’evocazione di un tempo soggettivo, costellato da archetipi d’altri tempi, da oggetti estrapolati da decenni o secoli fa, ma è un tempo alfine sostanzialmente nuovo in quanto riaccade ogni volta lo si percorre con lo sguardo. Il continente Africano, ed in particolare lo Zimbabwe, che so essere la meta privilegiata dei suoi viaggi e soggetto primo attraverso il quale esprimere la sua passione per la fotografia che cosa rappresentano intimamente per lei, Luca? Rappresentano innanzi tutto un modo per fornire il mio personale contributo a questo destino che sembra aver deciso le priorità dell’affermazione dei popoli. Non mi pare un'ambizione vana, ma il modo di resistere e reagire ad una sorte che sembrerebbe irreversibile. Lo Zimbabwe è un luogo dove pare che il tempo renda visibile e descrivibile il suo moto ciclico o lineare su cui lo scatto interviene, e allora il soggetto si riappropria di una sua dimensione e di una sua atmosfera remota: la natura e le scarse impronte umane rintracciabili rivelano lo scorrere del tempo. Un giorno, dopo dieci ore di macchina in posti che più desolati non si può, ci siamo fermati in un villaggio Tonga sul fiume Zambezi perché volevo comprare un tamburo; ho negoziato il prezzo con il capo villaggio e ne ho comprati due, poi una donna che era accanto a lui si è messa a piangere; mi sono preoccupato e ho chiesto se il prezzo concordato non andava bene e l’uomo mi ha risposto: “Certo che il prezzo va bene, deve solo capire che erano sei mesi che non vendevo nulla, quest’anno c’è stata la siccità, da stasera ricominceremo a mangiare”. Se solo osassimo svoltare l’angolo e andare incontro o “sfidare” quello che ci hanno insegnato essere l’incerto, ci renderemmo conto di quanto sia possibile incontrare uno “scatto” che vale una vita. Ci sono momenti di impercettibile silenzio nel frastuono di un mondo che corre. Sono attimi quasi infiniti per chi è lì in attesa. Non servono parole perché lo sguardo parla e l'anima ascolta. Fra i battiti del cuore. Ci sono sguardi che raccontano storie bellissime ed a volte drammatiche e quelli che incroci per caso e che ti rimangono dentro per sempre. Ci sono colori che hanno il sapore delle lacrime ma ovunque l’odore del trionfo prepotente della natura che si ribella al ponderabile. Vince la vita. Il mio impegno nei confronti di queste comunità, prima ancora che essere economico è morale perchè rapportarsi con queste culture rompe tutte le certezze, i tuoi schemi mentali. Cambia anche gli obiettivi iniziali. Nel corso del tempo ti rendi conto che cambia la tua percezione delle cose, dei problemi, quindi il tuo modo di dare risposte. Questo è l’Africa”.


La fotografia è indispensabile per non dimenticare, per perpetuare nel tempo emozioni, pensieri, sentimenti, esperienze, suggestioni, luoghi, storie, la nostra storia.... In fondo è forse un modo per sfuggire al senso di precarietà, di temporaneità con cui conviviamo, per fermare il tempo, appunto, perché nulla sfumi di noi, anche quando noi non saremo più qui a raccontarci… perché il viaggio non finisca con noi.

pirellipzero.com


rubrica a cura di Valeriana Mariani

Maschile e femminile, oggi, non coincidono pi첫 solo con il sesso in senso biologico, ma diventano dei modelli culturali a cui sono esposti uomini e donne.

AMMINISTRATORE di World Service

la comunicazione pensata

EDITORE Donna Impresa Magazine PRESIDENTE NAZIONALE Donna Impresa

(Artigianato, Commercio & Industria)

PRESIDENTE NAZIONALE

DI.Donna International

Valeriana Mariani

BUSINESS AL FEMMINILE

Uomini e donne alla ricerca di una nuova coscienza

VALERIANA MARIANI

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nelle foto Valeriana Mariani indossa un abito della stilista Chiara Banelli. Sullo sfondo un suggestivo scorcio del litorale Adriatico.


economica, ma anche etico-sociale. Quello che si è definitivamente perduto è il paradigma della tranquilla fiducia nella ragione e nel progresso, dove l'ordine sia sovrano e tutto possa essere colto e compreso con la ragione. Ciò che accomuna le istanze dei valori post-materiali, proiettandoli al di là della pura rivendicazione e del mero individualismo, è l'aspetto relazionale: si tratta di un nuovo paradigma, basato sull'accomunamento e strutturato sulla cooperazione. Affinchè questo si compia è sostanziale che donne e uomini impararino a coniugare la centralità della soggettività, chiave di volta del post-moderno, con quella della relazionalità sulla base del “pensare-con”, ossia del pensare insieme. Il problema è quello di una nuova logica di reciprocità fra uomo e donna, tale che quello che potremmo definire come costruzione di una coscienza al femminile richieda un'evoluzione dello stesso concetto di coscienza, così com'è stato inteso sino ad oggi. L'aspetto del femminile, con le sue dimensioni della sensibilità, dell'intuizione e dell'affettività (specie con l'entrata dirompente nel sociale lavorativo, una volta limitato solo ad alcune mansioni) sta imponendo una revisione degli stessi rapporti con gli uomini. Questa evoluzione richiede accortezze, comprensione reciproca e tanta disponibilità: una nuova armonia fra i generi verso una supercoscienza, né esclusivamente maschile né prettamente femminile. Lentamente si sta superando la reciproca paura fra i generi. Stiamo indubbiamente iniziando ad intraprendere quell'addolcimento, di cui parla Saint Germain, tale che, dissolvendosi la preferenza per il proprio genere, si sta affievolendo la paura dell'altro genere. Oggi siamo chiamati a comporre razionalità ed emozionalità, pensiero analitico e pensiero intuitivo, sentimento ed immaginazione: si tratta di una nuova coscienza complessa, sia sul versante cognitivo sia su quello affettivo ed etico-sociale. Da qui la ricerca di un nuovo paradigma educativo, cui debbono contribuire donne e uomini, aprendosi reciprocamente alla diversità, attraverso le modalità privilegiate del dialogo e la cooperazione. Solo sulla base di questa apertura ed attraverso lo sguardo dell'altro si può affrontare la problematicità di un sistema di vita che si è fatto frammentato e convulso, presentandosi in continua trasformazione. In tale prospettiva le conquiste del mondo femminile ed il riconoscimento della parità in quanto persone, oltre che nei diritti e doveri, offrono ampie prospettive d'evoluzione, specie nella nuova consapevolezza che dalla diversità e complementarietà della donna e dell'uomo scaturirà una nuova umanità, nell'accomunante corresponsabilità sia nella vita familiare, che sociale e politica. Proprio di corresponsabilità si tratta, in quanto non esiste un'umanità al femminile ed un'altra al maschile, ma l'umanità è tanto femminile quanto maschile, come il cervello umano, che è tanto razionale quanto emotivo, dove l'aspetto analitico e quello intuitivo sono chiamati a fornire apporti complementari, nel mantenimento della doverosa e fertile diversità. Tale corresponsabilità può essere promossa e coltivata in forza di rapporti interpersonali di genuina compartecipazione, attraverso i quali poter acquisire una consapevolezza più ampia d'umanità, in direzione di una dimensione transpersonale, quale visione superiore del nostro relazionarci agli altri ed al mondo, al di là degli interessi individualistici e dei personali punti di vista; un processo evolutivo che è sospinto dall'impellente esigenza di connessione, rispetto ad un mondo complesso ed alla moltiplicazione e frammentazione dei saperi. E' ricercando tali nessi di vita, fra le varie dimensioni dell'economico, dell'etico e del politico, che si mostra in tutta la sua impellenza il costituirsi di una nuova mentalità, basata sull'accomunamento e sulla cooperazione. E' in tale quadro che l'apporto di donne ed uomini diventa imprescindibile: ne va dello stesso avvenire dell'umanità, nella consapevolezza che da tale spirito di corresponsabilità non solo ne deriverà un'adeguata formazione delle future generazioni, ma lo stesso destino di tutto il nostro tormentato ma splendido pianeta.

ROMA _ LOS ANGELS _ ITALY

SIMONA

POLITI Manager delle Stars _ simona@oscargeneraleproductions.com www.oscargeneraleproductions.com

L'utilizzo a fini pubblicitari di un personaggio famoso, è da tempo oggetto di approfondimento da parte degli studiosi di comunicazione aziendale, stante la crescente diffusione di tale pratica, della quale si rinvengono esempi sin dall'inizio del secolo scorso in quanto permette di catturare l'attenzione e di influenzare le percezioni del consumatore in ordine della marca. La letteratura in materia sembra, in prevalenza, avvalorare la tesi secondo cui il loro impiego nelle campagne pubblicitarie, coerentemente pianificate e gestite, è più efficace che non quello di altri tipi di en-dorser ai fini della generazione di ogni desiderabile "outcome", ovvero l'attenzione al ricordo al messaggio. La scelta del personaggio famoso da impiegare nelle politiche di comunicazione della marca è dunque operazione particolarmente delicata. Di questo aspetto e del mondo patinato dei vip, fra eccessi e curiosità, parliamo con Simona Politi, carismatico manager dalla pluri-consacrata professionalità. Come ha anticipato lei, negli ultimi decenni la strategia di comunicazione è' cambiata e si è orientata più verso l'abbinamento del prodotto a volti noti del cinema e della televisione. Ciò che più influenza il compratore nell'ambito pubblicitario sono le cosiddette "Celebrities"; il pubblico si identifica in loro attraverso i personaggi che questi interpretano sullo schermo o le parole delle musiche che scrivono, acquisendo familiarità con i vari Artisti che attraverso i giornali gossip puntualmente ci tengono informati sui loro spostamenti, sulle loro abitudini quotidiane, su ciò che preferiscono indossare etc …. Questa è la precisa ragione per cui le Celebrities sono oggi i nuovi modelli ed i portavoce per le più grandi marche. I consumatori finali rispettano le opinioni e le scelte delle Stars in fatto di stile, i prodotti da indossare e


quelli da avere: questo è il cosiddetto STAR POWER che fa si che il pubblico si identifichi con le Celebrities ed il loro stile di vita attraverso il semplice acquisto del prodotto pubblicizzato dall’attore o musicista del caso. Le Stars generano le nuove tendenze nello stile, nel pensiero ed in quasi tutti gli ambiti pubblici. Quando le Celebrities indossano un brand, il pubblico lo compra e questo fa incrementare le vendite della Società, mentre simultaneamente fa costruire una lealtà verso il prodotto acquistato, dando così anche longevità al marchio. Scegliere il volto giusto per un brand non è cosa semplice. E' una operazione, come ha detto lei, molto delicata. C'è uno studio profondo sul prodotto e le sue caratteristiche principali, caratteristiche che generalmente dovrebbero essere anche presenti nel volto della Celebrity che rappresenterà il prodotto al pubblico. Una scelta sbagliata del personaggio comporta un fallimento della comunicazione che non otterrebbe il riscontro sperato, il conseguente non incremento sulle vendite del prodotto, oltre che un investimento economico notevole alla quale però non può venire associato nessun successo e nessuna crescita. Rispetto all'inizio, credo, i Vip sono più consapevoli del potere comunicativo che hanno sul pubblico e questo lo si può constatare dalle richieste economiche che avanzano per campagne pubblicitarie, per presenze ed ospitate a tv shows. Il mondo patinato, quello di Hollywood intendo (perciò parlo di Celebrities Americane) è un mondo a se. Non si può neanche minimamente immaginare il loro stile di vita. Bisognerebbe constatarlo di persona però, ahimè, non è facile potersi avvicinare a questi personaggi. Tutto appare come si vede nei film: ville lussuose, con ogni tipo di confort, camerieri, autisti, bodyguards, assistenti personali, assistenti di assistenti, avvocati, manager, agenti ...; il loro entourage conta moltissime persone ognuno delle quali ha un compito e deve svolgerlo bene e con precisione in quanto il tempo di ogni personaggio famoso è prezioso e fa fruttare molti molti soldi. Diciamo che il personaggio è come un' azienda che con la propria immagine dà lavoro a decine di persone. Posso permettermi di dire che, se conosci veramente e personalmente questi grandi attori come li conosco io, questi personaggi per i più irraggiungibili che quotidianamente ci fanno sognare e ci tengono compagnia a casa o al cinema, fondamentalmente sono persone come noi, con la sola differenza che la loro vita è programmata per minuto, ora, giorno. Ma come tutti, anche loro hanno le loro debolezze e paure. Io ho avuto la possibilità di conoscere i più grandi attori di Hollywood con i quali oggi ho un vero rapporto di amicizia: da Dustin Hoffman che mi chiama "Simone", a George Clooney che mi dice "beautiful sweet Simona" a Demi Moore, Sharon Stone, Adrien Brody, Michelle Rodriguez e moltissimi altri. I più grandi nomi, sono i più umili. Per questo sono diventati Grandi. Il loro entourage li protegge da qualsiasi cosa ed ecco il motivo per il quale è cosi difficile avvicinarli, perchè è difficile valicare quel "muro invisibile" che li separa da noi "persone normali". Se però loro hanno la possibilità di conoscerti veramente, capiscono e percepiscono che sei una persona corretta e della quale si possono fidare, tu entri nel loro cuore e quel "muro invisibile" sparisce, almeno per te, e tu riesci a superare anche la protezione di tutto l' entourage che li circonda arrivando a parlare, ridere, scherzare, cenare insieme a loro … a far parte del loro piccolo, grande mondo come amico. Parlaci di te e di come hai intrapreso questa professione … Sono nata a Torino dove ho conosciuto Oscar Generale, anche lui della mia stessa città, quasi 20 anni fa. Abbiamo iniziato a frequentarci, ci siamo innamorati e fidanzati. Siamo stati fidanzati per 10 anni. Oscar quando lo conobbi iniziava a lavorare con alcuni nomi del mondo della tv e del cinema italiano cosi, insieme, abbiamo pensato di trasferirci a Milano dove abbiamo aperto una Società che gestiva volti noti italiani del grande e piccolo schermo per serate, conventions, campagne etc … Ovviamente i clienti che si rivolgevano a noi erano di uno standard molto elevato perciò automaticamente i personaggi dovevano essere di un certo livello: lavoravamo con i più grandi nomi italiani: Ornella Muti, Giancarlo Giannini, Raoul Bova ... Con il passare del tempo e degli anni, ci siamo imposti sul territorio nazionale per professionalità, onestà e correttezza, qualità che ci hanno sempre contraddistinto. Poi, il

La caratteristica che contraddistingue un leader carismatico o un bravo executive sta nella capacità di trascinare a sé gli interlocutori. Alla base di tutto c’è la sintonia emotiva.

nella foto Oscar e Simona

mercato ha iniziato a cambiare; questo lavoro, almeno in Italia, sembrava lo potessero fare tutti. Volevamo fare di più, proporre di più ai nostri clienti e a chi ci contattava, volevamo differenziarci e così abbiamo iniziato ad orientarci su personaggi americani, francesi, stranieri. Iniziai ad andare a Los Angeles, alla tanto irraggiungibile Hollywood. Ero io che facevo sempre avanti e indietro. E, nonostante noi Italiani non abbiamo una bella reputazione per quanto riguarda il business perché non ci reputano precisi ed abbiamo la tendenza a voler sempre scavalcare tutti per arrivare, a me, tutte le persone che ho conosciuto, hanno sempre dato credito e a distanza di anni hanno potuto constatare che la fiducia che mi hanno dato aveva ragion di essere. Fissavo gli appuntamenti con i grandi manager e agenti delle Star Americane, mettevo le basi per una collaborazione, proponevo campagne pubblicitarie ai nostri clienti con grandi Stars del cinema, nomi importanti per presenze ad eventi, programmi televisivi. Mentre ero negli States, Oscar lavorava e manteneva i rapporti con i clienti,

rapporti che si consolidavano sempre più per i successi che ottenevamo insieme. Iniziammo a chiudere grosse campagne pubblicitarie con volti Hollywoodiani per grandi marchi non solo Italiani da Bruce Willis per Cesare Paciotti a Demi Moore per Rosato Gioielli, Julia Roberts per GianFranco Ferrè, Dustin Hoffman per Vergnano, Andy Garcia per Dierre, Sharon Stone per Damiani, John Travolta per Tim e poi ancora Adrien Brody, Michelle Rodriguez, Olivier Martinez … Spike Lee … Tutto cambiò velocemente e forse Oscar ed io non avemmo neanche il tempo di accorgercene. Eravamo giovani, in quel periodo non soltanto cambiò l'impostazione del lavoro e dell' agenzia che avevamo in Italia, cambiò anche il nostro rapporto personale che finì dopo dieci anni vissuti intensamente. Ma diventò, forse, qualcosa di più profondo e forte: un'amicizia. L'amicizia a prescindere da qualsiasi cosa; il sapere che una persona c'è indipendentemente da tutto. Oscar si fida ciecamente di me ed io di lui. Un rapporto profondo dettato da una

profondissima conoscenza reciproca. Fu allora che decidemmo di chiudere la Società in Italia e trasferire tutto a Los Angeles dove nacque la Oscar Generale Productions Inc. Le Celebrities sono oramai amici; Los Angeles è casa. I personaggi famosi si sentono a loro agio con me, sanno che si possono fidare. Sono sempre stata precisa, ho sempre rispettato i ruoli e siamo sempre stati onesti e le Stars questo, lo hanno capito, così, nonostante l'entourage pressante di ogni singolo artista, sono riuscita ad avvicinarmi a questi personaggi "irraggiungibili" diventando prima di tutti amica poi, persona con la quale parlare e portare avanti progetti e business. Sappiamo che vivi prevalentemente in America, quali sostanzialmente le differenze culturali e sociali rispetto all’Italia? Ho iniziato ad andare negli Stati Uniti quasi 20 anni fa. L'America è il luogo dove tutti vorrebbero andare almeno una volta nella vita. Anche solo per vedere se ciò che si vede nel grande o piccolo


La casa di Produzione Amaranto Film srl è nata con l'obiettivo di realizzare progetti Cinematografici, Televisivi, Documentari, Eventi Culturali, per raccontare le storie e i personaggi della Nostra Italia passata e presente. Storie in rosa che diventano simbolo, ambizione e allargano gli orizzonti produttivi. Un progetto marchiato Made in Italy, rappresentativo in tutto il mondo che diviene un vero e proprio progetto culturale e sociale. L’Amaranto film srl propone di produrre storie per la tv con la collaborazione produttiva dello stesso territorio, le regioni. Vogliamo raccontare l’arte, intelligenza, la sensualità, la lotta, il talento, di alcune donne simbolo del mondo della cultura, del cinema, dello spettacolo che fortemente hanno influito nel cambiamento sociale, di costume e che con le loro opere son state ambasciatrici italiane nel mondo. Attraverso una serie di fiction intendiamo rendere umano lo star system di alcuni personaggi. Far vedere il vissuto, la forza e l’intimità che hanno reso queste donne un unicum nella loro professione. Tutte segnate da drammi personali, ma forti nel superarli e farne esperienza e successo personale. Un altro punto è la preparazione di una lista civica forte e ben radicata per le prossime amminstrative di Roma. Credo che le donne ora più che mai debbono uscire in prima linea, non bisogna accontentarsi della quota rosa. L'intento è di rappresentare tutti. Credo nelle idee, son quelle che contano e non nei "padrini". la gente è stanca dei partiti e non ci crede più, bisogna osare, metterci la faccia e ritornare a credere.

ROMA _ ITALY

LORENA

MAGLIOCCO Stilista

BANELLI

Imprenditrice e autrice TV

TRELLI _ UDINE _ ITALY

CHIARA

schermo corrisponde anche, minimamente, alla realtà. Come tutti sognavo l'America; sognavo di trasferirmi e vivere nella Grande Mela. Ho invece trascorso sempre molto più tempo a Los Angeles perché è qui dove vivono prevalentemente tutte le più grandi Star Hollywoodiane. L'Italia è il Bel Paese, ricco di storia con monumenti fantastici e di una bellezza sconvolgente che ti lasciano senza fiato; paesaggi incantevoli. La nostra cucina è la migliore al mondo come i prodotti che esportiamo e che ci hanno reso famosi non solo in America ma nel mondo: vino, parmigiano, mozzarella, aceto balsamico sono il nostro identificativo. Culturalmente abbiamo molto da insegnare. Abbiamo i valori. Il valore dell' amicizia, della famiglia, gli affetti. In America questi valori hanno parametri differenti. Una sostanziale differenza che contraddistingue gli Americani è la beneficenza: chi ha di più dà a chi ha di meno. E per rimanere in tema di Celebrities … vedi grandi Stars Americane come John Travolta e Kelly Preston che partono con il loro aereo privato e recapitano personalmente considerevoli quantità di scatoloni colmi di ogni qualsivoglia tipo di bene di prima necessità, a popoli che sono stati colpiti da qualche catastrofe naturale; incontri Sharon Stone che il girono di Natale va a servire pasti caldi ai senza tetto, Mira Sorvino che è Ambasciatrice Onu da anni e per questo costantemente in viaggio nonostante la sua carriera di grandissima attrice, o ancora George Clooney che si batte quotidianamente per il Darfur. Non tutto quello che questi grandi personaggi fanno per charity viene poi scritto sui giornali. L' America dopo il crollo delle Torri Gemelle è cambiata profondamente e quell'orribile giorno impresso nella memoria di tutti noi, il dolore che quell'avvenimento ha creato, ha fatto sì che il Popolo Americano si unisse ancora di più. Un'unione che forse, noi Italiani non abbiamo. Che tipo di rapporto si instaura fra un personaggio famoso e il suo manager ed ancora, Simona, le donne pensi siano privilegiate in questa professione in considerazione che a loro si attribuiscono di consuetudine maggiori capacità relazionali rispetto agli uomini? In America il rapporto tra Agente/manager e personaggio famoso è un rapporto professionale. Il manager o Agente solitamente segue più di una star. E' un rapporto confidenziale ma professionale. Io non ho questo rapporto. Oscar ed io abbiamo instaurato un rapporto di amicizia, confidenza, rispetto e soprattutto fiducia. I personaggi americani si fidano di me. Mi stimano profondamente come amica. La donna si è emancipata. Molto. E’ diventata indipendente ed ha maggiori capacità, non solo relazionali, in più rispetto ad un uomo. Lo dico sempre che dietro un grande uomo, c'è sempre una grande donna … Purtroppo però, il tipo di lavoro manageriale è ancora troppo al maschile benchè ci siano sempre più donne che si stanno facendo spazio in questo ambito in quanto dotate di capacità pari, se non alle volte, anche superiori agli uomini. Capacità che spesso intimidiscono/intimoriscono un po' il sesso maschile. Nonostante tutto però, la donna per qualche ragione incomprensibile, deve sempre lottare di più per farsi apprezzare, per dimostrare di valere ed io questo lo so molto bene. La cosa più curiosa che ti è capitata in questi anni ... Io direi piuttosto in questi anni di vita vissuta … Per me è un divertimento perchè amo profondamente quello che faccio quotidianamente. Non è un lavoro. Di curioso non mi viene in mente nulla … I personaggi quando lavorano hanno comunque un'immagine, il ruolo da Star da rispettare. Tutto è preciso, tutto deve essere perfetto. Nella vita privata ovviamente cambiano ... sono più "easy"..., tutto molto più naturale …. Però, ricordo che diversi anni fa, dovevo partecipare ad una serata per un' importante gioielliere con Andie MacDowell e nello spiegarle quello che avrebbe dovuto fare durante il suo intervento, le puntai il dito … si infuriò così tanto che non mi parlò più per tutta la serata. Ricordo che ci rimasi molto, molto male perchè non intendevo né mancarle di rispetto, né tantomeno offenderla. Lei mi disse che in America puntare il dito contro una persona è offensivo … Poi ci siamo chiarite, però rammento che passai una bruttissima serata. Un' altra cosa che mi è rimasta impressa e che mi fece capire che i personaggi famosi sono persone molto più normali di quello che pensiamo, è stato quando in una hall di un famoso Hotel a Milano stavo parlando con Dustin Hoffman, improvvisamente si alzò, andò al pianoforte e si mise a suonarlo con molta naturalezza. Tutte le persone presenti rimasero un po’ stupite nel vedere questo Piccolo Grande Uomo e pilastro del cinema Mondiale suonare nella hall, senza guardie del corpo vicino, senza assistenti che solitamente gli stanno intorno ... solo lui e la musica che suonava … ed io vicino al pianoforte ad ascoltarlo. Quando finì, la gente presente applaudì per la bravura al piano ma soprattutto per la sua semplicità. Un'altra volta, mi capitò invece di andare sempre con Dustin Hoffman ed un cliente con la famiglia al cinema in quanto Dustin voleva che vedessimo insieme il suo film che era appena uscito nelle sale cinematografiche. Quando la cassiera vide che era proprio lui che stava acquistando i biglietti per tutti, si emozionò cosi tanto che ci mise così tanto tempo per fare i biglietti che si formò la coda.

Un significativo incontro, per Chiara, quello con Santo Versace nel 2007 che a Udine, nel corso della fiera in rosa, che ha rafforzato il suo credo: calcare con i suoi abiti le passerelle di tutto il mondo. Oggi, a distanza di cinque anni, la Griffe che porta il suo nome, ha avuto importantissimi riconoscimenti in ambito nazionale e l’attenzione della critica specializzata che la consacrano fra le stiliste emergenti di maggior successo. Nei suoi abiti la suggestione della cultura carnico-friulana intrecciata alla modernità. Dalle prime due sfilate personali svoltesi in un primo momento a Fortezza Da Basso (Firenze) nel salone internazionale Beachwear ed in un secondo momento a Stintino (sardegna) la sua linea Beachwear (costituita da un abbinamento di scarpetz e costumi da bagno), Chiara, ne ha fatta di strada. I media locali più importanti, fra i quali citiamo “la voce della montagna”, “Vita cattolica” e la “Patria dal Friul”, la consacrano quale prestigioso testimonial della cultura popolare; la stampa nazionale ed internazionale le conferiscono invece il primato della creatività e dell’eleganza. Non sono rare le apparizioni nei canali TV specializzati, non ultima la7 che le ha dedicato importanti servizi, così come non sono rare le interviste radiofoniche in cui viene chiamata a raccontarsi, prima fra tutte “Radio spazio 103”, ad Udine. Espone le sue creazioni in varie mostre regionali: alla Mostra permanente di Tolmezzo (in occasione della festa della donna), a Pesaris (dove presenta un abito ispirato alla vita di una rosa), al castello di Villalta di Fagagna (UD), al museo Gortani di Tolmezzo, alla Magia del legno di Sutrio (dove espone un abito scultura) ed infine al palazzo Frisacco di Tolmezzo (in occasione della mostra del maestro Pino Grasso). Nel giugno 2012 in occasione del “15° Simposio internazionale di scultura su pietra” del Friuli Venezia Giulia, svoltosi a Vergnacco (UD), ha la possibilità di incontrare Gina Lollobrigida e in seguito di portare 32 abiti disegnati e realizzati da lei stessa in una sfilata personale in cui verranno utilizzati i preziosissimi tessuti della “Tessitura Carnica di Villa Santina”. In seguito alla sfilata, Chiara, ha la possibilità di partecipare all'inaugurazione della mostra il “Teatro alla Moda” presso la suggestiva cornice di Villa Manin di Codroipo … e questo non è che l’inizio…


Pignola, creativa, stakanovista e bionda. Adoro il mare, il sole, la musica bossanova e le scarpe con tacco spericolato. Non necessariamente in quest’ordine.

CHIELI

ARIANNA

Antropologa dello stile _

E se ti chiedessimo una scaletta maggiormente verosimile dal punto di vista delle cose che prediligi? Fermo restando ovviamente che il “non necessariamente” implica che potrebbe anche essere attendibile questa prima classificazione. Mi piace la moda, mi rende felice. Sono pazza per tutto quello che ruota attorno al fashion. Adoro abiti e accessori. Credo che sia per questo che continuo a scriverne. Primo posto a pari merito con la tecnologia. Sono grata di vivere in questo periodo storico. Nonostante le incertezze, lo spread, la crisi. Noi abbiamo la tecnologia e questo ci permetterà di cambiare le cose. Se invece vuoi una risposta più generale credo che i 3 punti cardine sui quali si giocherà il futuro di questo paese sono:ecologia, tecnologia e istruzione. Ecologia perchè senza una più corretta ridistrubuzione delle risorse siamo fottuti, tecnologia perchè senza quella non si va avanti e istruzione, perchè le generazioni di domani si formano ora. Tre punti ampiamente sottostimati dalla classe politica degli ultimi vent’anni. Arianna Chieli: antropologa dello stile, ovvero? Mi piace esplorare la moda con linguaggi differenti. Che non si fermano al cosa indossi, ma indagano sul perchè lo indossi. Che cosa racconta di te un abito, che rappresenta per la tua generazione. Un abito racconta la tue idee, esprime il tuo concetto di femminilità. Un abito è un mondo ed è anche storia dei popoli, mediato dal femminile. Cito testualmente quanto letto sulla tua bacheca facebook: “ Se per ogni progetto balordo in cui hanno cercato di coinvolgermi gratis avessi mille lire, che vecchiaia che passerei..” .. ne vogliamo parlare, Arianna? Quello del digital, dei social media è un mercato relativamente nuovo e come in tutti i territori di conquista c’è spazio per progetti, sogni, esplorazioni. Non sempre i progetti sono realmente sostenuti da una visione concreta e dall’esperienza necessaria. E non ne faccio una questione d’età, quanto di approccio e di capacità. Il “Per il suo lavoro, ha sacrificato la famiglia” se fosse riferita a un uomo, la reazione più comune sarebbe: “Com’è generoso!”… se fosse riferita a una donna, diventerebbe probabilmente: “Che egoista”? Non so, non credo no. Personalmente sto dalla parte delle donne. Credo nella sorellanza e nell’amicizie e penso che il capitale umano femminile vada sostenuto con leggi ad hoc, con tutele, con investimenti. In Italia è un disastro in questo campo. Faccio i conti quotidianamente con la difficilissima conciliazione tra famiglia e lavoro. Pensiamo soltanto al fatto che le scuole restano chiuse in estate per tre mesi. Una donna che lavora è costretta a rinunciare, ad organizzazioni al limite del risiko, dispendio di danaro ed energie. Le donne sono una risorsa. Quando si capirà sarà troppo tardi. Le leggi a tutela del femminile non sono soltanto a favore delle donne, ma a favore di tutti. Aggiungo che come organizzatrice di team che funzionano, prediligo le donne perchè sono più veloci, più puntuali e più generose. Dicci come nasci, professionalmente… Liceo classico, Laurea in Scienza delle Comunicazioni in Cattolica, un master in Comunicazioni, corso di specializzazione alle IFG De Martino. E tantissimi anni di dura gavetta. Un grande amore per il digitale (ho fondato la mia prima web agency nel 1999) legato ai contenuti, la voglia di raccontare nel mio DNA. Ho un curriculum strano. Tanta editoria, prima la Tv, e sempre il web, fin dall’inizio. Arianna Chieli fra dieci anni? Non so se resterò in Italia, visto come stanno andando le cose. Lavoro durissimamente senza vedere i risultati economici che sarebbero auspicabili. I progetti sono molti:sto collaborando come consulente con diverse realtà in ambito fashion&beauty e, ma l’idea è quella di aprire una piccola start-up dedicata a comunicazione e progetti editoriali web oriented molto innovativi, con derive sul territorio. Se non fosse che è tutto così complicato a livello burocratico lo avrei già fatto qualche anno fa. Vediamo cosa succederà, del resto questi son tempi incerti e vince chi fa di flessibilità virtù... info: Arianna BlaBla _ arianna@fashionblabla.it _ www.ariannachieli.com www.fashionblabla.it _ Skype ariannallegra _ Twitter arianna chieli


L’organizzatore di eventi socio-culturali progetta e coordina manifestazioni con il fine di valorizzare una località, celebrare un evento, promuovere la nascita di un'opera di personaggi famosi e non e così via. Si occupa di programmare logistica e comunicazione. Di analisi, pianificazione, accoglienza e direzione. Definizione delle tempistiche e proposta realizzazione scegliendo soluzioni personalizzate per ognuno. Un insieme di attività e servizi di supporto. Le trattative con i referenti, i fornitori di beni e servizi, gestione degli spazi espositivi, le imprese di trasporto, le amministrazioni locali e gli enti di tutela che rilasciano le autorizzazioni oltre il reperimento dei fondi e delle risorse necessarie. Professione non facile… Professione non facile che pero' porta con se’ un fascino tutto suo. Vedere realizzate idee, progetti ed obbiettivi è un'emozione sempre troppo forte. Ogni volta che si intraprende un nuovo “viaggio”, un progetto, provo a scegliere sempre quello che riesce a solleticare la mia fantasia. Che riesce a stimolarmi. C'è bisogno di un impulso diverso, più forte, che deve far nascere la voglia di ripartire verso una nuova avventura. Il desiderio di indipendenza e la possibilità di rendere reale un idea, un progetto che nasce, a volte, anche da un sogno… Cos’è per te la creatività? Creatività è sogno, miraggio, desiderio e sopra ogni cosa speranza! Speranza perché ritengo necessario che il sogno non abbandoni mai la vita di nessuno di noi. Un sogno che non sia chimera, ma orizzonte a cui mirare per continuare ad andare avanti. La creatività nasce assieme all'uomo e con lui si è evoluta. L’arte di creare per alcuni arriva nella prima età, per altri un po' più in là ma sono certa che per tutti quelli che la vivono, continua tutta la vita. Storia, architettura, musica, cucina, moda, abbiamo un grande vantaggio che è quello di vivere nel Paese dove la creatività è un’arte. Il Made in Italy è un grandissimo valore aggiunto che abbiamo il dovere di sostenere e far crescere a vantaggio e a difesa dei nostri Maestri artigiani che da sempre si sono distinti nei loro settori di appartenenza. E’ per provare a valorizzare e far conoscere, se pur nel mio piccolo, questo grande patrimonio di arte e cultura che provo ogni volta a mettermi in gioco con la mia creatività. Gli elementi fondamentali che definiscono l’industria creativa ... Chi si occupa di organizzazione e comunicazione è una figura che prescindendo dalla progettazione, cura interamente il progetto dalla committenza, passando per la promozione e assicurandosene il funzionamento in tutte le sue fasi. È necessario conoscere il contesto e le risorse oltre che avere un ottima conoscenza di chi si dovrà accogliere. Questo ovviamente vale per qualunque settore si curi: dall’esposizione d’arte, alla musica, alla moda, passando per il teatro, lo sport e la cultura. Sono necessarie le conoscenze amministrative, informatiche, oltre che le indiscusse conoscenze relative alla norma che regola la privacy, la sicurezza sul lavoro senza mai dimenticare la capacità di relazionarsi, di negoziare e soprattutto di mediare per evitare gli spiacevoli “errori diplomatici”. Sono assolutamente certa che per andare avanti e “portare in scena” un evento qualunque esso sia è necessario essere risoluti, determinati e avere accanto persone con le quali si ha un ottimo feeling. Credo, a ragion veduta, che sia necessario riuscire a barcamenarsi tra i mille imprevisti che accadono per cui l'impegno, grande, che viene richiesto ogni volta, deve essere necessariamente affiancato da un'organizzazione altrettanto valida. D’altronde da soli non si va poi così lontano... Quali sono i valori “altri” che colleghi alla creatività? L’attività culturale, innovativa, ideativa fa bene a “cosa” secondo te?

GIASI

BEATRICE

La creatività è quell'arte che ha bisogno necessariamente anche del mestiere per diventare realtà! Non si può pensare di improvvisarsi artisti se non si possiede una buona dose di estro, di passione, per rendere realtà gli incanti che la mente crea. I sogni vivono solo se si riesce a dargli un colore, una forma, un suono. Se si riesce a trovare parole che riportino chi le ascolta a sognare. L'attività culturale, innovativa, ideativa porta a confrontarsi e il confronto è vita. E' integrazione, è scambio, è tutto ciò che serve all'uomo per andare avanti. È arricchimento reciproco di valori, tradizioni, costumi. È l'incontro del diverso che accanto a noi non è più diverso. È crescita e sviluppo. Purtroppo però ancora oggi a distanza di ben 64 anni dalla sottoscrizione della Carta dei diritti umanitari siamo ancora qui a cercare di far capire al mondo che il “diverso” non è tale e che uno scambio più equo tra le genti potrebbe diventare fonte di crescita anche a livello economico, oltre che socio-culturale. Spesso nel nostro Paese si reclama l’intervento dei privati a

beatrice.giasi@virgilio.it

MATERA_ITALY

Esser rapiti come per incanto? E’ possibile: attraverso la gestualità e la fisicità di questa donna a capo di un progetto culturale che intende raccontare qualcosa attraverso l’emozione di un evento. Qualcosa come un pezzetto di vita di un artista, un'emozione diventata colore o un progetto onirico fatto di una combinazione di forme. Potremmo definirla, non a torto, appassionata talent scout di nuove idee e creatività: un flusso di pensieri e di opere che negli ultimi anni lavora con un continuo e florido scambio intellettuale. Dicono di lei che è un soldato di prima linea ma poi bastano alcuni minuti per capire che oltre c’è fascino e intelligenza e la forza con la quale affronta le sfide non svaluta il suo essere donna.


Beatrice Giasi in un momento della rassegna di arti e musiche dedicata all'integrazione culturale ideata da Claudio Baglioni "O'scià"

sostegno della cultura. A tuo avviso c’è maggior bisogno di risorse economiche o di un pensiero forte e autorevole? La disponibilità delle risorse finanziarie è necessaria e serve indubbiamente a rendere fattibile un evento ma sono altrettanto certa che il settore dei beni culturali e ambientali debba essere una buona base dalla quale partire, infatti molto spesso promuove e vorrebbe sostenere grandi eventi ma altrettanto spesso c'è la “mano” scura della politica che mette un freno ... ma questa è un'altra storia. Per tanto si rende necessario l’intervento di partner e sponsor a sostegno dell’evento che altrimenti non troverebbe vita. Credo che il problema principale sia la reperibilità di risorse adeguate in quanto pensieri ed idee non scarseggiano di certo. Fondamentale è che questa pluralità di intenzioni, idee e stimoli non sia asservita ad un unico indirizzo dominante ma che esista una grande varietà di scelte da percorrere. Parlaci del tuo lavoro. Cosa significa per te? L’obiettivo è quello di offrire ai propri clienti una consulenza completa partendo dall’immagine alla comunicazione. Dalle pubbliche relazioni, all’ufficio stampa, marketing, pianificazione, organizzazione eventi e contatti con personaggi e produttori. Il bello di questo lavoro risiede nel vivere tutto l’evento dietro le quinte. Non amo molto apparire. Mi piace invece riuscire a dimostrare quello che riesco a fare e quindi per me vivere l’evento nel retro palco è segno di forza! Molti considerano questo come inadeguatezza o sottomissione. Io invece sono certa che sono quelli che stanno in ombra quelli che realmente conducono i giochi. Persone che hanno raggiunto una sorta di equilibrio e che sono ben consapevoli del proprio valore. Quelle persone, insomma che non hanno bisogno di mostrarsi. La cosa che da sempre mi ha spronato, che mi ha stupito, incuriosito è il completo affidamento che le persone per le quali stai lavorando hanno nei tuoi confronti. Questa “debolezza” momentanea diventa forza e allo stesso tempo lo stimolo per andare avanti e dare sempre il meglio. La carriera e la professionalità a volte sono da ostacolo alla vita privata? Questo tipo di lavoro come qualunque altro che ti porta a contatto con un’equipe, un gruppo di persone, prevede una necessaria figura autoritaria e molto spesso capita di portare a casa un po’ di lavoro per cui … a volte mi scopro più severa e austera di quello che in realtà sono. Certo il confronto con gli uomini lo ritrovi ogni giorno e ogni giorno è sempre una scommessa che puoi vincere solo puntando sui contenuti. Ancora oggi difficilmente ci si confronta alla pari ma l’obbiettivo ogni volta è riuscire a dare il meglio. Solo così se ne esce vincitori. Un difetto e un pregio. In ordine di domanda: l’impulsività e la sincerità per la prima. Considero la sincerità un difetto perché nel quotidiano non è accettato socialmente essere sinceri per cui non paga, Un pregio? Preferirei che lo dicessero gli altri. Potrei risultare di parte….


PANZERI Marketing Director Direct Line

BARBARA


Silvia Bottaro è una ragazza Siracusana di 32 anni che da bambina aveva già il sogno di fare la restauratrice. “Il mio lavoro da quattordici anni è quello di ridare ad una Opera d'arte la sua bellezza originaria ormai smarrita per l'usura del tempo. Ho avuto la fortuna di lavorare in posti stupendi - ci dice - ricchi di storia come La Valle dei Templi, un'area archeologica della Sicilia caratterizzata dall'eccezionale stato di conservazione e da una serie di importanti templi dorici del periodo ellenico … o come restaurare i Mosaici della Villa del Casale di Piazza Armerina che oggi rappresenta una straordinaria testimonianza della vita in epoca romana grazie ai suoi pavimenti mosaicati; con una superficie di oltre 3500 metri quadrati, la Villa era la residenza di caccia di Massimiliano Erculeo, collega di Diocleziano nella gestione dell'impero romano. Storici e ricercatori di tutto il mondo vengono oggi a studiarli per capire come vivevano i romani e che ho avuto il piacere e l’onore di conoscere nel "Conference of the International Committee for the Conservation of Mosaics Conservation an Act of Discovery “ che si è tenuto a Palermo nel 2008, esperienza irripetibile. Si perchè continua Silvia - questo lavoro da’ tanto, a cominciare dalla possibilità di visitare posti nuovi e dunque vivere esperienze con gente di tutti i paesi fino al coinvolgimento emotivo che deriva dall’immergersi a 360° nella storia dell'arte. E’ grazie alle mie esperienze lavorative se sono cresciuta sia come professionista che come persona: ogni lavoro mi arricchisce a livello intimo e professionale, che si tratti di una chiesa come la Cattedrele di Noto (nella foto), o un castello come quello nel centro storico di Siracusa o un meraviglioso tetto affrescato come quelli di Palazzo Nicolacci di Villadorata, a Noto; un lavoro di restauro ti conferisce ogni volta un’emozione unica ed irripetibile, come se ogni lavoro, ogni volta, fosse il primo”. Da due anni esule dalla sua amata Sicilia, Silvia, vive e lavora attualmente a Barcellona dove ha restaurato una delle torri e le mura romane della città dentro il Centre Civic Pati Llimona, nel Barro Gòtio e dove, da più di un anno sta riportando alla sua originaria bellezza l’Hospital de Sant Pau, gioiello del modernismo, che è stato progettato dall'architetto catalano Lluís Domènech i Montaner e costruito tra il 1901 ed il 1930. Amante delle cose belle, trascorre il suo tempo libero a passeggio per le vie di Barcellona con il suo compagno, anch’egli siracusano, godendo la movida che questa stupenda città offre, sulla scia di quello che dicono in Spagna … ovvero che “Bisogna disfrutar de la vida” (letteralmente godersi la vita) “E qui la gente sa' come farlo – precisa la nostra interlocutrice - anche in tempo di crisi, con poco, sanno divertirsi “… ciò in attesa che le tanto agognate vacanze arrivino per tornare nella sua città di origine: ad aspettarla, ci sono il sole, il mare, il cibo siciliano che ha un sapore unico, ma soprattutto la sua famiglia che ama in maniera viscerale “Quella che sono - ci dice - lo devo a mamma Graziella e papà Salvatore perchè mi hanno dato gli strumenti e i valori per affrontare la vita per poi lasciarmi libera di scegliere la mia strada senza mai perdermi di vista. E per questo li ringrazio “.

SILVIA

BOTTARO Restauratrice di Beni Culturali


Mediamorfosi

L'INSTOSTITUIBILE ESIGENZA DELLA COMUNICAZIONE.

s-comunicare

Sta attraversando tutti i settori dell’economia italiana, creando innovazione e possibilità di sviluppo. Si tratta della green economy, conosciuta anche come “economia ecosostenibile, la quale, secondo il rapporto GreenItaly 2011, presentato il 14 Novembre a Milano, potrebbe un’importante risoluzione della La societàfornire dei consumi è morta,chiave viva la di società della comunicazione. Allacciate crisi economica. le cinture di sicurezza, partiamo per l'esplorazione del futuro. Destinazione: Pianeta Immaginazione. Vavavum! La crisi è nelle nostre teste. Liberiamocene a colpi di cavo, di computer, di video, di media. Sta per nascere la razza degli Jedi, i cui anticipatori sono stati Lucas, Spielberg, Morita, Scott, Turner e Jobs. Assieme a loro arruoliamoci nell'esercito dell'immaginario. Uccidiamo Cartesio e abboniamoci alla irragionevolezza, senza però dimenticare le nostre radici, che sono i germi del futuro. Crediamo nell'uomo e quindi in noi. E cambiare, subito, senza aspettare. Domani è oggi. L'avvenire è già il passato dei nostri figli". Un antidoto per uscire dalla mediocrazia … perché per uscirne ci vuole il talento; per guarire l'Europa è necessaria la creatività; per vincere la sfida, una sola arma: la comunicazione. Ed allora, Figli della pubblicità, avanti!

www.donnaimpresa.com

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LA CRESCENTE COMPLESSITÀ DEI COMPORTAMENTI LEGATI AL MONDO DEL CONSUMO NELLE SOCIETÀ CONTEMPORANEE POST-INDUSTRIALI, PONE IN PRIMO PIANO LA NECESSITÀ DI RICORRERE A NUOVI STRUMENTI DI ANALISI, IN QUANTO I FENOMENI DI CONSUMO DIVENTANO SEMPRE MAGGIORMENTE FENOMENI SIMBOLICI E CULTURALI E GLI STRUMENTI TRADIZIONALI D’INDAGINE TENDONO A ESSERE MENO EFFICACI.

Di fronte a questa situazione l’approccio semiotico alle problematiche del consumo e delle comunicazioni pubblicitarie risulta particolarmente interessante in quanto potrebbe condurre a una riformulazione anche radicale di alcuni temi attuali nel mondo del mercato, come ad esempio la teoria del comportamento di consumo o l’analisi del problema della marca. Il consumo sta cambiando profondamente ruolo e funzione: da attività semplice e controllabile come era sta diventando un fenomeno sempre più eterogeneo, che richiede al consumatore una competenza e una maturità di scelta sempre più elevate. Il divario tra i comportamenti concreti del consumatore e la sua conoscenza reale si va perciò allargando sempre di più e le strategie usate dalle imprese sono spesso molto distanti dai bisogni reali dei soggetti. Il cambiamento della natura del consumo è legato soprattutto alle profonde trasformazioni che, già a partire dagli anni Novanta, hanno riguardato le società industriali avanzate. L’era della modernità, di cui il consumatore è stato uno dei protagonisti, sta infatti volgendo al termine, lasciando il passo all’epoca nuova della postmodernità. Il consumatore, e con esso il consumo inteso come uno dei fenomeni sociali più rilevanti delle moderne società avanzate, è quindi un soggetto in costante evoluzione perché immerso nel grande flusso del cambiamento (sociale, tecnologico, economico) in atto. Dal punto di vista etimologico consumare indica modalità di fruizione dei prodotti ormai passate; consumare infatti significa distruzione, logorio, annullamento fisico di un bene: l’idea sottesa è che senza la scomposizione e la successiva distruzione di un bene economico l’individuo consumatore non possa ricavare da esso alcuna utilità o godimento. È la descrizione di un processo entropico che conduceva sempre dall’ordine del prodotto manufatto ad un disordine irreversibile, conseguente alla sua fruizione e al soddisfacimento di un bisogno. Questa accezione del termine consumare sembra non essere più adatta per descrivere la nuova natura del consumo, basti pensare al settore dei servizi che non rientra nell’insieme di beni che si distruggono con l’uso. Inoltre il consumo non sembra più essere legato al bisogno inteso come “spinta impellente a soddisfare una necessità vitale” il bisogno infatti non è più una spinta naturale, meccanica, inevitabile, ma un prodotto culturale, o meglio, un’elaborazione che traduce le necessità fisiche e le trasforma in precisi schemi di comportamento sociale.

LE MOTIVAZIONI DI CONSUMO, COSÌ COME LE TIPOLOGIE DI BENI, SONO ESTREMAMENTE VARIE, PERTANTO LA SEMPLICITÀ DELLE CATEGORIE TRADIZIONALMENTE IMPIEGATE PER SPIEGARE IL CONSUMO CONTRASTA CON LA SUA CRESCENTE COMPLESSITÀ.

Consumare infatti può essere ricerca di piacere, di divertimento, ma anche un atto di ribellione. È molto importante sottolineare questo aspetto perché permette di spostare un ampio comparto del consumo

dall’area accreditata dagli economisti a quella assai più reale e convincente dell’agire umano. La nuova epoca sarà caratterizzata dalla nascita dell’homo aestheticus che inventa nuove forme di socialità, sensibile alle emozioni e proteso, secondo un’espressione di Maffesoli, a epifanizzare il reale: il consumo, in quest’ottica, diventa il collante delle nuove forme di socialità. Dal punto di vista più propriamente sociologico, il consumo sta conoscendo una profonda trasformazione dovuta ai cambiamenti che interessano la nostra società; cambiamenti che mutano anche il profilo ideale del consumatore perché anche quest’ultimo è immerso nel flusso del cambiamento che è attualmente in corso. L’era della modernità si avvia al tramonto, lasciando il passo all’epoca nuova della postmodernità. Stiamo entrando dunque in una nuova fase della storia che, se per alcuni aspetti rappresenta la negazione della modernità, allo stesso tempo vede coesistere al suo interno innumerevoli aspetti di quest’ultima. Indispensabile precisare che il termine postmodernità non indica una fase avanzata della modernità, ma una vera e propria cesura, un epoca caratterizzata quindi da nuovi metodi di produzione e nuove tecnologie, rispondente a regole e paradigmi inediti: una società complessa dove non c’è linearità ma tutto è interconnesso. Anche il fatto di non essersi data un nome riflette la volontà di una società che, anche nel consumo, non vuole certezze e rifiuta le grandi ideologie che hanno caratterizzato l’età moderna.

SE CARDINE DELLA MODERNITÀ ERA LA PRODUZIONE, OGGI AL CENTRO È PROPRIO IL CONSUMO, SEMPRE MENO DI MERCI E SEMPRE PIÙ DI SIMBOLI E DI SEGNI: LA PERFORMANCE DEL PRODOTTO È SUPERATA DAI SIGNIFICATI SEMIOTICI DEGLI OGGETTI. Gli oggetti stessi non sono più gli status symbol di una volta, ma dei mezzi liberamente scelti e accordati per comunicare la propria identità. L’individualismo si contrappone all’universalità, la pluralità al consenso, il dissenso al conformismo, l’eterogeneità all’omogeneità, la differenza alla somiglianza; in altre parole, la razionalità lascia il posto al paradosso, all’incertezza e alla mutevolezza. Dunque, sta prendendo vigore “l’etica polimorfa della fluidità, ambiguità, camaleontismo, pragmatismo, flessibilità, localismo, fusività, multidimensionalità, olismo, interesse per la vita banale di tutti i giorni.” Potremmo dire che è il collage la forma principale del linguaggio contemporaneo. Di fronte a uno scenario così complesso risulta piuttosto difficile comprendere a fondo l’identità e le scelte del consumatore postmoderno poiché quest’ultimo non è soltanto la profilo evoluto del consumatore moderno, ma è sostanzialmente dissimile dal prototipo di consumatore con cui prima si era soliti confrontarsi. Già verso la metà del secolo scorso le Ricerche Motivazionali avevano dimostrato la distanza del consumatore dalla figura dell’homo oeconomicus (razionale e proteso alla massimizzazione dell’utilità), sottolineando la rilevanza della componente emotiva nelle decisioni di consumo. Nel momento in cui si parla del consumatore postmoderno le cose si complicano ulteriormente perché egli “non si caratterizza solo per dare più spazio alle emozioni, alla sensorialità; per impiegare il consumo come segno e comunicazione della propria identità; per esprimere una propria autonomia dal mondo della produzione; al ricorrere, anche negli acquisti, alla creatività, alla creatività ed all’immaginazione.” Il consumatore postmoderno infatti opera in una condizione di “incoerenza, pluralità, caos, ambiguità, paradosso, molteplicità delle verità, fluidità, libertà.” Quanto appena detto a significare come la razionalità non rappresenti più il fattore determinante nelle scelte di consumo: fattori psicologici ed emotivi interagiscono costantemente nell’indirizzare le scelte del consumatore; la razionalità della scelta tra una marca e l’altra non va riscontrata tanto nella convenienza quanto nella confusione che questo acquisto crea tra realtà e potenzialità, tra desiderio e quotidianità, tra complicità e isolamento. Dunque, il

consumatore postmoderno è caratterizzato da un marcato pragmatismo e non valuta più le sue scelte sulla base di antiche dipendenze dalla marca, in quanto è un consumatore laico, deideologizzato, curioso, che sceglie all’insegna del case by case approach.

NEL MOMENTO IN CUI SI ENTRA NELL’EPOCA NUOVA DELLA POSTMODERNITÀ IL CONSUMO, COME ABBIAMO PRECEDENTEMENTE INDICATO, CONOSCE DELLE PROFONDE MODIFICAZIONI. IN PARTICOLAR MODO OCCORRE SOTTOLINEARE LA PRESA DI DISTANZA DA DUE CONCEZIONI DEL CONSUMO: ANZITUTTO DALLE INTERPRETAZIONI DEL CONSUMO COME STATUS SYMBOL; IN SECONDO LUOGO DALL’IDEA DEL CONSUMO COME LINGUAGGIO DELLA PRODUZIONE.

Il consumo quindi sta acquisendo una crescente autonomia diventando così un vero e proprio linguaggio di se stesso. La postmodernità segna il tramonto di un altro aspetto tipico dell’epoca che ci stiamo lasciando alle spalle: si tratta dell’influenza che le ideologie hanno sempre esercitato nelle scelte di consumo. Assistiamo, in altre parole, a un processo di laicizzazione del consumo e del consumatore. La deideologizzazione del consumo è un tratto proprio dell’epoca in cui stiamo entrando perché nel nostro Paese ha regnato per molto tempo una forte ideologizzazione del consumo stesso: le due grandi subculture del nostro Paese, quella cattolica e quella marxista pur essendo profondamente diverse tra di loro, hanno sempre avuto in comune una forte diffidenza verso il mondo del consumo. La prima condannava il consumo (e in particolare le forme più vistose del consumo) nel timore che il perseguimento di obiettivi materialistici potesse distogliere il fedele dalla dimensione spirituale; la seconda invece riteneva che la dedizione al consumo potesse indebolire l’impegno politico e lo spirito rivoluzionario. Da qui il forte sospetto verso tutte le forme di consumo, la diffusione della cultura dei bisogni pochi e semplici e, più recentemente, la condanna del consumismo. Questa forte rappresentazione ideologica sta ormai tramontando e, in tal modo, il consumo si affranca dal sospetto di materialismo e di ingiustizia sociale: basti pensare che oggi la propensione al consumo cresce anche nei periodi recessivi.

TRA LE RAGIONI CHE HANNO INFLUITO ALLA SECOLARIZZAZIONE DEL CONSUMO NE EMERGE UNA DI PARTICOLARE IMPORTANZA, INDIVIDUABILE NEL CROLLO DEL MURO DI BERLINO E NELLA CONSEGUENTE DISSOLUZIONE DELLA SUBCULTURA MARXISTA. Questo processo fa parte comunque del più generale crollo delle ideologie che sta avvenendo nella postmodernità, da cui deriva l’attuale orientamento al pragmatismo. In tutto ciò ha avuto un ruolo basilare la crisi economica degli anni Novanta che ha reso oggetto del desiderio molti prodotti inaccessibili a causa dello scarso reddito disponibile. Le limitazioni nei consumi dovute alla difficile situazione economica hanno determinato la valorizzazione dei beni a cui si doveva rinunciare: il consumo diventava così una componente essenziale di quel benessere che appariva compromesso. Se è vero quanto appena detto, con la deideologizzazione del consumo si può parlare ancora di consumismo? Il consumismo, considerato un tratto caratterizzante dei Paesi industriali avanzati, rappresenta un’accezione negativa del consumo: secondo questa concezione del consumo, gli

individui, attirati dalla superficialità del modo delle merci, non sarebbero in grado di resistere alle continue seduzioni del mercato. Caduta la rilevanza delle due grandi subculture del nostro Paese, questa accezione sembra non trovare più fondamenti nella realtà, soprattutto per il fatto che i consumi hanno permesso agli individui di migliorare la qualità della loro vita e non hanno dato luogo a eccessi o a patologie del consumo come si credeva precedentemente. L’accusa appare infondata soprattutto se si guarda al nostro Paese dove “il good value for money“ sta divenendo una sorta di must per il moderno consumatore : i nuovi atteggiamenti del consumo sono influenzati dall’idea di spendere bene, gestendo il proprio denaro con intelligenza. Inoltre, parlare di consumismo risulta piuttosto difficile di fronte alla crescente dematerializzazione dei prodotti: quest’ultimi infatti perdono sempre di più la loro materialità per diventare segni e linguaggio. Quella che una volta era chiamata società dei consumi sta diventando la società meno materialistica mai esistita: questa affermazione a prima vista potrebbe sembrare un paradosso, ma il paradosso è solo apparente se si considera che nella società contemporanea i beni si vanno sempre più dematerializzando. Non è certo un caso che proprio dalla semiotica, la scienza appunto dei segni, sono giunti recentemente alcuni dei contributi più interessanti allo studio del consumo. Il consumo dunque, nelle sue più recenti teorizzazioni, viene interpretato come linguaggio quindi per comprendere le leggi e le tendenze di fondo del mercato occorre riferirsi a quest’ultimo come a un articolato sistema di simboli, codici, significanti e significati. Il valore d’uso tende a essere progressivamente oscurato dal valore simbolico del bene; allo stesso modo, il valore di scambio si trasforma in scambio di significati.

LA VALENZA COMUNICATIVA DEGLI OGGETTI NON È UNA SCOPERTA RECENTE: CHE GLI OGGETTI COMUNICHINO UN VARIEGATO UNIVERSO DI SIGNIFICATI È NOTO SIN DAI TEMPI PIÙ ANTICHI (PENSIAMO AD ESEMPIO ALLA CAPACITÀ COMUNICATIVA DI UN ABITO, DELLA DECORAZIONE DEL CORPO, MA ANCHE DELLA SPADA, DELL’ELMO O DELL’ARMATURA). Esiste quindi, nell’immaginario collettivo, una sorta di dizionario del significato dei beni: per alcuni tali significati sono stabili, quasi immutabili nel tempo; per la maggior parte invece si tratta di un dizionario in progress, che viene continuamente riscritto e aggiornato. In quest’ottica la pubblicità ha un ruolo che va al di là della sua tradizionale funzione di vendita o di induzione al consumo perché, rispetto a un “virtuale polimorfismo degli oggetti”, essa contribuisce a ridurre il campo dei significati possibili, a selezionare quelli culturalmente più attuali e desiderabili e a fissarli sull’oggetto. Ciò implica che nel processo di scelta alla fisicità di un prodotto subentra il significato che questo riveste all’interno di una complessa, ma a tutti cognita, grammatica sociale. Come osserva Baudrillard [1969], l’oggetto per diventare oggetto di consumo deve diventare segno. Il cibo, un abito, un cosmetico hanno in parte perso la loro funzione primaria (ossia il loro valore d’uso) per trasformarsi in comunicazione: possiamo dire quindi che in un mercato moderno sono i messaggi a competere, non i prodotti. Ad esempio, dietro l’acquisto di un’auto sportiva può esserci la promessa di gioventù o di virilità; dietro l’acquisto di un profumo la seduttività, e così via. Del resto la funzione istituzionale della pubblicità è sempre stata quella di vendere promesse, sogni, desideri: di trasformare la fisicità dei prodotti nell’immaterialità dei sogni. Gli oggetti vengono consumati in quanto segni e la realtà coincide completamente con tali segni. Il consumo diviene dunque un codice di comunicazione, un linguaggio in cui i


singoli oggetti divengono termini con un precisi significato. Il consumo si trasforma da consumo dell’oggetto a consumo del segno [Sartorio e Martinengo: 1995] Quindi, più che di consumo dell’oggetto si parla oggi di consumo del segno, e il segno è soprattutto la marca. La marca è sempre più caratterizzata dal distacco dalla componente materiale: essa non solo sta prendendo le distanze dai prodotti cui era inizialmente associata, ma spesso se ne distacca a tal punto da non essere più riconducibile a nessuno di questi.

LA MARCA DUNQUE, NELLE SUE MANIFESTAZIONI PIÙ RECENTI, ESPRIME LA NUOVA REALTÀ DELLA DEMATERIALIZZAZIONE DEI PRODOTTI. IN TUTTO CIÒ NON BISOGNA DIMENTICARE L’IMPORTANZA DELLA PUBBLICITÀ: LA PUBBLICITÀ TRASFORMA LE MERCI IN SIGNIFICATI, CREA UNA GRANDE ENCICLOPEDIA DI SENSO DI FACILE ACCESSO E COGNITA A TUTTI, GENERA UN ALFABETO E UN LINGUAGGIO E SVOLGE UN RUOLO PRIMARIO NELLA ETICHETTATURA SOCIALE DELLE MERCI CHE IL CONSUMATORE COMPLETERÀ POI DIVENENDO PARTE ATTIVA NELLA COSTRUZIONE DI UNA SINTASSI DEL CONSUMO. È importante sottolineare che i consumatori non si limitano a ricevere passivamente i messaggi inviati loro, ma aggiungono significato nella ricezione, cioè mettono in atto una cooperazione testuale, esercitando così un ruolo attivo nella costruzione di significato delle merci. Il linguaggio delle merci e i significati che esse sottendono danno luogo a un universo semiotico costantemente mutevole: il consumatore è sedotto da quei significati, li fa propri e li riflette, più o meno consapevolmente, su di sé. La comunicazione è dunque oggi una delle attività strategicamente più importanti per un’azienda. Tutti “comunicano” qualcosa, più o meno consapevolmente. È allora opportuno imparare a saper utilizzare questo flusso di informazioni verso l’esterno in maniera da renderlo coerente con la propria realtà. Ciò potrà portare importanti benefici all’impresa. Un vantaggio competitivo fondato su una solida immagine di marchio è molto più duraturo e molto meno vulnerabile rispetto a un vantaggio di costo.

LA TECNOLOGIA SI PUÒ FACILMENTE REITERARE, GLI ASPETTI PIÙ EMOZIONALI DI UN PRODOTTO NO.

Molte aziende, specie quelle che presentano carenze sotto il profilo manageriale, ancora stentano a comprendere questa filosofia, concentrando i loro sforzi altrove. È inutile invece avere un prodotto di ottima qualità, sicuro, di leggero impatto ambientale e con un efficiente assistenza post-vendita, quando tutto ciò non viene percepito dal collettivo. Fare e non comunicare equivale a non fare. La forma è diventata oggi il necessario biglietto da visita della sostanza, chi non si adegua rischia di fare flop, anche se alle spalle ha un passato di successo. Fondamentale è dunque permettere al potenziale cliente di capire qual è il reale valore dell’offerta, in termini di attributi tangibili ed intangibili. Senza incorrere, ovviamente, nell’errore opposto: sbandierare un’immagine superiore all’effettiva realtà. Un cliente deluso nelle sue aspettative, alimentate dalla medesima azienda , è un cliente perso. Una forte “personalità” del proprio marchio diventa quindi oggi un investimento strategico, al pari di impianti e fabbricati. La gestione del brand e dei valori ad esso sottintesi necessita di una visione ampia di tutto il marketing mix, per evitare qualunque tipo di “stonatura” nel messaggio globale. L’amministrazione della comunicazione non andrà pertanto ad interessare solo le campagne pubblicitarie, ma ogni altro elemento rilevante: dalle sponsorizzazioni alla comunicazione interna, dalle pubbliche relazioni al servizio clienti. Un marchio è innanzi tutto uno

strumento per “diversificare l’ugualmente accettabile”.

COSTRUIRNE L’IMMAGINE È UN PROCESSO LUNGO, RICONVERTIRLA È QUASI IMPOSSIBILE. ESSO NON RAPPRESENTA SOLO UN NOME, MA RACCOGLIE IN SÈ STILI DI VITA, INTERESSI, PROGETTI, SOGNI, BISOGNI. ATTRAVERSO LA SCELTA DI UN MARCHIO IL CONSUMATORE ARRIVA AD AFFERMARE LA PROPRIA PERSONALITÀ

Quest’aspetto strettamente emozionale è presente in tutti i tipi di acquisto: in alcuni casi è largamente più forte della razionalità, in altri è più sopito. Ma è comunque presente. La pubblicità, i media e gli strumenti di comunicazione si pongono dunque l’obiettivo di comunicare al consumatore finale l’offerta di un'impresa, cercando di rendere questa più appetibile rispetto all’offerte delle imprese concorrenti. In un mercato sempre più globale e con la presenza maggiore di nuovi attori economici provenienti dai mercati emergenti (Cina, India, Russia e Brasile) saper comunicare è una strategia che permette di creare relazioni inaspettate e vantaggiose, per sé e per il gruppo di lavoro. Dar voce alle proprie idee, alle aspirazioni, ai desideri è di ugual importanza come saper comunicare i progetti in corso di realizzazione o presenti sul mercato della società per cui si lavora. Il lancio di nuovi prodotti, la realizzazione ad hoc di una campagna pubblicitaria e l’organizzazione di eventi sono solo alcuni degli strumenti che il marketing o meglio il Marketing Manager dispone per catturare l’attenzione del consumatore finale. a partire dall’ovvia, ma per nulla trascurabile, premessa che tutto il metodo di definizione della strategia fa perno intorno alla risposta che diamo a due semplici quesiti: “come siamo percepiti” dal consumatore nel nostro target group (o in ciascuno dei segmenti se ci rivolgiamo a più di uno); e “come vogliamo essere percepiti”. Questo punto , come sappiamo, è strettamente collegato con il concetto di immagine di marca e con altri due concetti che è utile richiamare in questa sede: ovvero il posizionamento e la quota di mente. Su questo tema esiste una letteratura altrettanto vasta che sull’immagine di marca; esistono anche sottili, e non sempre concretamente utili, dibattiti sui due metodi di definizione. Basti qui dire che il “posizionamento” è il “luogo” che la marca occupa nella mente del consumatore: quanto è più preciso e differenziato rispetto ad altri, tanto è più forte. Un fenomeno rilevante è il fatto che ogni posizionamento forte tende per riflesso a spostare quelli altrui; e che l’occupazione della “strada maestra” ha il vantaggio in più di relegare gli altri in un ruolo gregario o in “nicchie” specialistiche ristrette. Mi sembra utile, a tal fine, riportare l’attenzione su come il concetto di “strada maestra” non sia necessariamente generico, cioè può non riguardare “tutto” il mercato; la promessa più rilevante per un segmento specifico può essere molto diversa da quella che interessa al “mercato” in generale. La “quota di mente” (per contrapposto alla “quota di mercato”) non rappresenta lo spazio occupato dal prodotto rispetto alla quantità consumata sul mercato, ma lo spazio occupato dalla marca nella mente del pubblico. In termini generali, la “quota di mente” potrebbe confondersi con la pura e semplice notorietà della marca; ma questo non è esatto.

LA “QUOTA DI MENTE” RAPPRESENTA LA DIMENSIONE COMPLESSIVA DELLA SPECIFICA ACCETTAZIONE DELLA MARCA ALL’INTERNO DELLA “GERARCHIA DI SCELTA” DEL CONSUMATORE; È QUINDI UNA QUOTA DI MERCATO SOLO POTENZIALE. Se la quota di mercato è più piccola della quota di mente, significa che il potenziale della marca è sotto-utilizzato (per esempio perché la distribuzione non rende disponibile il prodotto a tutti quelli che vorrebbero acquistarlo; o perché una parte degli acquisti è deviata da

attività promozionali o politiche di prezzo). Se la quota di mercato è maggiore della quota di mente, è probabile che altri fattori (prezzo, distribuzione, promozione) influiscano, o abbiano influito, in modo importante sulle vendite. Questa può essere una situazione favorevole nel breve periodo, ma potrebbe rivelare una debolezza della marca.

IMPORSI NEL MERCATO GLOBALE, COME ABBIAMO VISTO, SIGNIFICA AVERE INNANZI TUTTO LA CAPACITÀ DI SEDURRE. INDISCUTIBILE POI CHE LA QUALITÀ DETERMINI LA FIDELIZZAZIONE DEL CLIENTE, MA NON SEMPRE È COSÌ SEMPLICE CONQUISTARE UN COLLETTIVO TANTO ETEROGENEO, QUANTO VASTO, SOTTOPOSTO AD UNA MOLTITUDINE DI INPUT. Accade, qualora non si riesca a fornire una immagine del prodotto capace di affascinare (nella sua accezione più ampia) il consumatore, che lo sforzo di promozioni risulti vano, o comunque non incisivo come si auspica. Dissimili, sostanzialmente, il concetto del “Come siamo percepiti” dal “Come vogliamo essere percepiti”. Una differenza che può diventare l’elemento primo del non raggiungimento di quel successo desiderato e che si traduce, nel concreto, in una non piena soddisfazione in termini di fatturato. Sulla base di ciò, non possiamo non ritenere attendibile la tesi proposta dagli operatori della comunicazione pubblicitaria secondo la quale le informazioni (tutte) devono essere comunicate non attraverso il linguaggio accademico piuttosto che dal punto di vista del fabbricante, bensì sulla base del punto di vista del consumatore, e nel suo linguaggio che non parla del prodotto con tutto quel rispetto e quella cerimonia che chi ha speso anni e miliardi per mettere a punto un prodotto crede di doversi aspettare e che dobbiamo scrivere, sempre con le sue parole, ciò che vogliamo che il consumatore dica dopo che sarà completato l’effetto della campagna (qualche volta subito, più spesso dopo mesi o anni) e dunque che a poco servono le cose che vengono espresse se non trasferite nel linguaggio connaturale delle persone. Le ricerche sul “ricordo” della pubblicità non ne misurano l’efficacia e pertanto la comunicazione, anche istituzionale (che non mai “solo” pubblicità, ma è sempre il frutto di tutti i rapporti diretti o indiretti delle persone con l’impresa e con ciò che offre sul mercato), ha modificato e/o sta modificando la percezione di un prodotto o di una marca al fine di posizionarla con successo all’interno del contesto produttivo internazionale. La coerenza strategica non è così semplice come può sembrare.

LA FRETTA E L’ANGOSCIA DEI RISULTATI DI BREVE PERIODO POSSONO PORTARE, OGGI PIÙ CHE MAI, A MOSSE TATTICHE CHE PER CERCARE UN RIMEDIO IMMEDIATO INTACCANO LA STRATEGIA DI MARCA, E COSÌ PROVOCANO GUASTI PEGGIORI SUBITO DOPO. È SORPRENDENTE E PREOCCUPANTE CONSTATARE COME QUESTO AVVENGA ANCHE IN IMPRESE CON UNA FORTE ORGANIZZAZIONE E UNA SERIA CULTURA PROFESSIONALE. Il consumatore del nostro millennio è realmente nuovo. Sta abbandonando posizioni agonistiche e atteggiamenti meccanici, per interrogarsi sui propri consumi, sui contenuti più intimi dei prodotti, sui loro valori etici, salutistici, di comunicazione, di impatto socioambientale. La approfondita conoscenza di colui che possiamo definire Individuo-Cittadino-Consumatore (il cosiddetto I-C-C) costituisce pertanto la imprescindibile, solida base di partenza, sulla

quale poter edificare un efficace strategia di comunicazione. Anche perché né il marketing, né la comunicazione riescono ad eludere la famosa legge di Pareto secondo la quale il 20% dei clienti sviluppa l’80% del fatturato. La customer intimacy è la disciplina che consente , attraverso le più aggiornate tecniche di Marketing Intelligence, di comprendere l’essere umano consumatore sotto il punto di vista delle tre dimensioni fondamentali che lo caratterizzano e che formano il sistema delle sue necessità: Ragione (Logos), Emozione (Pathos) ed Etica (Ethos). Se, fino a un decennio fa, la marca era solo sinonimo di qualità, oggi rappresenta il più importante strumento di relazione con il consumatore e ciò che contraddistingue un'azienda dalla concorrenza. In un contesto come l’attuale, caratterizzato da un consumismo spesso esasperato, da un’offerta di prodotti enorme e da un consumatore sempre più sofisticato, esigente ed informato, l’impresa deve differenziarsi rispetto alla concorrenza facendo sempre più leva sulle valenze simboliche, valoriali e relazionali che rafforzano la relazione marca-consumatore e creano, nella competizione, le condizioni per una coerente costruzione di identità.

IN SINTESI, IL CONSUMATORE HA DICHIARATO LA PROPRIA INDIPENDENZA DA ATTEGGIAMENTI FIDEISTICI NEI CONFRONTI DEI PRODOTTI DI MARCA, DIMOSTRANDO NEI FATTI CHE SE NON C’È LA QUALITÀ E UN PREZZO EQUO NON CI PUÒ PIÙ ESSERE FEDELTÀ E DETERMINANDO COSÌ LA CRISI, E SPESSO ANCHE LA SCOMPARSA, DI MOLTE MARCHE STORICHE. L’INTERO DISCORSO PUBBLICITARIO È DUNQUE TALMENTE PERSUASIVO DA INFORMARE DI SÉ QUASI OGNI ASPETTO DELLA CONTEMPORANEITÀ E SI FONDA ESSENZIALMENTE SUL “VINCOLUM SOCIETATIS”: IL LEGAME DELLA SOCIETÀ. Filosofi e studiosi sociali, ma anche manageriali, si ricollegano a questo concetto. Cominciamo una semplice raccolta di affermazioni lasciando la parola a Cohen e Prusak, i quali, descrivendo nel saggio “In good company. How social capital makes organization works”, il social capital, capitale sociale, lo descrivono come “La fiducia, la comprensione reciproca e i valori condivisi e i comportamenti che legano fra loro le persone e le comunità e rendono la cooperazione possibile”. “Senza fiducia sono possibili solo forme molto semplici di cooperazione umana, quelle che prevedono una transazione immediata. Persino l’azione individuale è troppo suscettibile di disordine e distruzione per poter essere pianificata, senza fiducia, al di là dell’istante passeggero” afferma N. Luhmann in Trust and power. L. Zucher ritiene che la fiducia sia un elemento così importante per la cooperazione in ogni forma di società da asserire che essa sia “Vitale per il mantenimento della cooperazione nella società e necessaria come terreno di base anche per la più banale attività quotidiana”. Senza fiducia non può esistere una relazione, dato che viene meno il canale che collega tra loro le persone. La sfida etica è appena cominciata, la risorsa umana ha riconquistato il centro del mondo del lavoro, di un lavoro che è strumento per la persona e non viceversa e la comunicazione come canale di costruzione della relazione richiede nuovi strumenti. La persona deve ridiventare protagonista del lavoro: per poter raggiungere questo traguardo deve farsi oggetto etico deve sforzarsi di fare propri e vivere quei valori che le aziende oggi proclamano come proprio elemento qualificante e che in realtà sono vecchi come il mondo: onestà, lealtà, magnanimità, pazienza, fedeltà, coraggio, fermezza, prudenza, giustizia, lungimiranza, sacrificio, generosità e così via. E’ grazie a queste qualità umane, a queste virtù, che l’uomo sarà in grado di offrire vantaggio competitivo a se stesso, alla propria azienda


IL MERCATO CHIEDE UNA PARTICOLARE ATTENZIONE PERSONALE: CHIEDE, ANZI PRETENDE, UTILIZZA COME CRITERIO SELETTIVO, CHE LE AZIENDE SIANO CAPACI DI MOSTRARE, NELLA CONCRETEZZA DEI RAPPORTI QUOTIDIANI CON I PROPRI CLIENTI, QUEI VALORI CHE PROCLAMANO COME PROPRI, A COMINCIARE DALLA SENSIBILITÀ NELLE RELAZIONI UMANE ...

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La marca nel prodotto moda

Intervista al Presidente A.N.C.I. di Cristina Magatti

a tu per tu... con CLETO SAGRIPANTI Presidente A.N.C.I e Amministratore delegato Manas SPA

Una doverosa, esaustiva, premessa a comprendere la Mission dell’A.N.C.I, Presidente … Da quando ho assunto la carica di Presidente, mi sono attivato energicamente per agire su più fronti al fine di continuare a fare dell’ANCI la vera portavoce delle necessità e delle esigenze dei calzaturieri italiani, sostenendo, promuovendo e curando gli interessi dell'industria calzaturiera nazionale in Italia e nel mondo. In questa attività, siamo continuamente impegnati nella promozione e valorizzazione del made-in-Italy, difendendo in particolare la qualità e l’eccellenza calzaturiera italiana, trasmettendo in Italia e nel mondo i valori che guidano il settore: creatività, passione per il ben fatto e innovazione sono al centro del nostro operare. La proiezione internazionale, sviluppata particolarmente negli ultimi anni, è quindi una delle nostre linee guida, qualcosa in cui crediamo e su cui puntiamo la maggior parte delle nostre risorse, per trarre dal mercato internazionale i maggiori benefici. Si tratta di una strategia che come Associazione abbiamo il dovere di intraprendere per assistere le aziende nell’affrontare questo periodo di forti difficoltà economiche. È necessario acquisire un approccio sempre più teso all’innovazione costante, continuando a proporre ai nostri associati nuove sfide per riportare il settore agli antichi splendori. Sono convinto, infatti, che questo momento non debba abbandonarci alla passività, ma spingerci ad investire risorse ed energie per creare nuove opportunità. A tal fine, è per noi molto importante poter continuare a dialogare con le Istituzioni perché rafforzino il loro sostegno nel difendere e diffondere il calzaturiero italiano, sia attraverso la lotta alla contraffazione che con la promozione internazionale. Un impegno che non è venuto meno in questa fase iniziale di lavori dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, che ha sostituito da poco l’ICE, nostro partner nelle attività internazionali. Che si tratti di calzature gioiello su tacco vertiginoso o di décolleté mezzo tacco, regine nello shopping delle signore di tutto il mondo, piuttosto che di mocassini per il ragazzo che veste casual anche sul lavoro fino ad arrivare allo stivale

cuissard, magari in un colore sgargiante per sentirsi sexy come le altere sovrane delle passerelle, oppure della classica stringata per il businessman che non può astenersi ai canoni dell'eleganza di stampo tradizionale, qualsiasi siano le forme insomma, piuttosto che le occasioni d'uso e marchi, la verità è sempre la stessa: ovvero che la scarpa italiana è sinonimo di assoluta qualità. E che, soprattutto per gli stranieri, calzare made in Italy è un vero e proprio status symbol al quale non poter rinunciare. I numeri, d'altro canto, parlavano chiaro sin dall’anno scorso. Nel 2011 infatti, sulla base del consuntivo elaborato dall'ANCI (l'Associazione dei calzaturifici), la produzione appariva in crescita del 2,6% a 207,6 milioni di paia e del 6,7% a poco più di 7,2 miliardi. Mentre le esportazioni, sensibilmente aumentate del 3,4% a 229 milioni di paia e del 12,7% in valore, superano i 7,4 miliardi, tenendo conto delle operazioni di commercializzazione. Grazie alla forza del suo know-how, il made-in-Italy, inteso quale processo manifatturiero, è comunque ancora un elemento trainante e la componente decisiva che determina valori e volumi raggiunti dalle esportazioni del comparto moda calzature italiano. Anche il surplus dell'interscambio ha chiuso in aumento: +16,4% a 3,4 miliardi, a fronte di un aumento delle importazioni dello 0,7% a 358 milioni di paia e del 9,8% a oltre 4 miliardi. Analizzando i dati, si evinceva come la Francia fosse il mercato più importante per le esportazioni italiane di calzature: 1,2 miliardi di euro sui 7,4 totali. In questo dato erano però incluse anche le scarpe realizzate sulla Riviera del Brenta dal colosso Lvmh, che ha dislocato la fabbricazione di tutti i pezzi dei marchi che controlla, a partire da Louis Vuitton, in uno dei distretti di massima specializzazione nell'alto di gamma. Al secondo e terzo posto, rispettivamente, Germania e Stati Uniti. E comunque i primi 5 mercati di sbocco registravano incrementi a doppia cifra che lasciavano presagire un roseo futuro. Più curiosa l'angolatura nella classifica dei Paesi che avevano messo a segno gli incrementi maggiori, i magnifici 7


selezionati dalla cover story di Moda24 sia nelle scarpe sia nella pelletteria, fautori del salto al primo posto della "solita" Cina con un'impennata dell'88%. Anche se, in valori assoluti, la Repubblica popolare si posizionava soltanto al quattordicesimo posto, con 1,3 milioni di paia, appariva chiaro l'appeal delle scarpe italiane sui mercati asiatici; al secondo posto per maggiore crescita si situava infatti Hong Kong, seguita dal Canada, mentre Emirati arabi e Ucraina dimostravano ancora una volta che i ricchi mercati emergenti sono coloro che determinano la differenza nel conto finale dell'export. Ciò a significare che la crisi, con la quale non si può non fare i conti visto anche il rallentamento della congiuntura nell'ultima parte del 2011, ha costretto le imprese a trasformarsi radicalmente: l'86,3% di esse, secondo i risultati di Shoe Report 2012, è consapevole che la crisi sia un processo i cui effetti tendono a riverberarsi anche sul futuro, mentre il 40% ritiene che questo processo può significativamente assolversi attraverso l'attuazione di strategie di riposizionamento sul mercato, ristrutturazione e riorganizzazione aziendale interna. Come dire: chi si ferma è perduto e, forse, le imprese del calzaturiero si erano fermate a un certo punto più di altre del sistema moda. Ma le eccellenze produttive del comparto sono talmente elevate, così come la capacità creativa, che è certo che sia possibile recuperare il terreno perduto. Soprattutto se il settore saprà cogliere la febbre dei consumatori e delle consumatrici dei mercati emergenti per tutto ciò che è bello, ben fatto e, soprattutto, davvero made in Italy. E’ sulla base di questo ottimismo Presidente, ma non trascurando il fatto che nel 20° Rapporto annuale dell'ISTAT sulla situazione del Paese da parte del Presidente Enrico Giovannini (conferenza che si è tenuta nell'affollata Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio) sia stata tracciata, attraverso l’inclemenza dei dati, una condizione piuttosto drammatica del Paese, che Le chiedo quali ritiene siano gli scenari ipotizzabili per il futuro e quale il ruolo del comparto calzaturiero all'interno del settore moda. Come dimostrano i dati a consuntivo del 2011 e i primi mesi del 2012, il calzaturiero è indubbiamente una parte significativa del settore moda. Infatti, è uno dei pochi comparti che ha registrato incrementi del saldo commerciale del 16,4% nel 2011. Tuttavia, dobbiamo fare in modo di sfruttare appieno tutte le nostre potenzialità per protrarre nel tempo questo risultato e migliorare ancora. Il valore delle esportazioni, con oltre 7,4 miliardi di euro nel 2011, ha superato i livelli pre-crisi (+7,8% sul 2008), come non è riuscito ad altri comparti del made-inItaly. E così anche nei primi mesi del 2012, nonostante il peggioramento del quadro nazionale e internazionale. Questo risultato è certamente il segno che le calzature italiane sono ormai riconosciute in tutto il mondo come simboli di qualità ed eccellenza, ma soprattutto è il frutto dello sforzo congiunto delle imprese italiane che hanno saputo ripensarsi, adottando nuove strategie distributive, nuovi posizionamenti di prezzo e di target. Inoltre, tali dati rappresentano il successo di una strategia che da anni ANCI sta portando avanti, fornendo alle imprese il supporto necessario ad affrontare la concorrenza internazionale. Se continuiamo secondo questa rotta, sono certo che riusciremo a portare davvero in alto il valore del calzaturiero italiano, perché siamo competitivi e abbiamo ottimi prodotti. Indubbiamente il comparto moda calzature italiano, come molti altri, attraversa anch’esso un momento di difficoltà economica soprattutto se si guarda ai dati relativi al mercato interno, sia in termini di consumi che registrano una forte contrazione sia in termini di liquidità delle aziende, derivanti non solo dai mancati pagamenti ma anche dalla stretta del credito. Ebbene, l’export non può essere l’unica arma per superare la crisi: vogliamo che le nostre imprese siano in grado di lavorare con successo anche entro i confini nazionali. L’intero settore ha un potenziale ancora parzialmente inespresso che deve essere il presupposto per affrontare i prossimi anni, agendo sia all’interno che all’esterno del territorio italiano. Grazie alla capacità di reagire ai cambiamenti dello scenario competitivo degli ultimi anni, il settore ha saputo collezionare risultati importanti

sui mercati esteri: occorre ripartire proprio da qui per operare efficacemente anche sul fronte interno. A pagare le spese della crisi, ha asserito Giovannini, innanzi tutto i giovani, le donne, il Sud che più di altri soffrono delle mancate riforme e del mancato sviluppo. La relazione, sebbene anche tra le righe, si è rivelata infatti una denuncia delle manchevolezze di una classe dirigente che non ha saputo cogliere l'occasione offerta dall'ingresso nell'euro per rendere ancora più incisivo l'iniziale risanamento, nella direzione del triplice obiettivo: rigore, crescita, equità. Un significativo atto di accusa ha riguardato in particolare l'imprenditoria italiana che, salvo rare eccezioni, si sostiene non abbia saputo in questi anni adeguatamente ristrutturarsi ed innovarsi, come invece è avvenuto negli altri Paesi più avanzati dell'Occidente e dell'Oriente. Molto forte è stato dunque il richiamo a politici e imprenditori a spingere sull'acceleratore degli investimenti in Ricerca ed Innovazione in quanto, dati alla mano, appare arduo che la condizione finanziaria del Paese consenta, nel breve periodo, un recupero del potere di acquisto, dei consumi e della domanda interna. Al momento, quindi, le maggiori possibilità di ripresa economica dipenderebbero dall'ulteriore slancio che le imprese sapranno dare all'export ed alla loro competitività internazionale, capacità strettamente legata allo sviluppo degli investimenti pubblici e privati in Ricerca ed Innovazione, oggi ancora troppo scarsi. Tesi, questa, ampiamente supportata da una autorevole comunità di esperti, i quali avevano da tempo presagito che con l’intensificarsi della globalizzazione le PMI avrebbero perso la propria competitività proprio in virtù del fatto che esse paiono essere in svantaggio sia in relazione all’economia su larga scala, quanto nella capacità di innovare, sebbene negli ultimi anni il contributo delle piccole imprese alla crescita indotta dall’innovazione e alla creazione di posti di lavoro è stato oggetto di rinnovato interesse. Una gran quantità di dati mostra infatti che le PMI, specialmente le piccole imprese, hanno contribuito, e contribuiscono in larga e crescente misura, al sistema di innovazione, introducendo nuovi prodotti e adattando quelli esistenti alle necessità della clientela. Per questo motivo gli economisti tornano a chiedersi se le piccole imprese siano colpite eccessivamente da turbative di mercato e sistemiche, e perché i governi abbiano dato in genere sempre maggiore priorità alle politiche indirizzate alle PMI, spronando al tempo stesso queste ultime a mettere l’accento sulla promozione dell’innovazione. Tali politiche devono considerare le sfide e le opportunità presentate dalla globalizzazione alle piccole imprese; esse devono inoltre trovare il giusto equilibrio tra misure volte a risolvere problemi generici di dimensione e novità, da un lato, e risposte più mirate e adeguate alle diverse necessità dei vari tipi di PMI dall’altro. Sulla base di questa analisi, Presidente, e fermo restando l’autorevolezza della tesi dell’Istat secondo la quale le imprese italiane non avrebbero sufficientemente investito importanti risorse nelle innovazioni di prodotto e di processo e nelle fasi a monte (ricerca, innovazione tecnologica, design, progettazione) e a valle del processo produttivo (commercializzazione, marketing) e che questo, in particolare, sia da ritenersi il gap negativo generatore di una condizione in cui la potenza effettiva del nostro Made in Italy è risultata essere molto al di sotto del suo potenziale, quali i rischi e le opportunità che la globalizzazione pone oggi alle PMI, confrontate con pressioni a ridurre i costi di produzione, ad aumentare la produttività e a intensificare il proprio know-how sulla base delle conoscenze attuali relative ai modi in cui i diversi tipi di PMI innovano? Il settore calzaturiero è stato vittima per anni di un pregiudizio come un po’ tutti quelli in cui è predominante l’elemento manifatturiero. Ma è proprio quella la nostra forza nel mondo: la cura dei dettagli, l’artigianalità, il gusto del bello sono elementi che solo una realtà come la nostra può tutelare, una ricchezza da cui parte l’impegno di ANCI nel cercare soluzioni che supportino il sistema delle PMI


italiane ad espandersi ed esportare le nostre eccellenze in tutto il mondo. Il nostro impegno si esprime quindi nel valorizzare al massimo tutti i distretti presenti sul territorio nazionale, esaltando i punti di forza e le caratteristiche peculiari di ciascuno di essi, veri custodi dell’artigianalità e dello stile italiano, che tutto il mondo ci invidia. Una delle iniziative più recenti è lo Shoe Report Finanza, un evento di dialogo tra industria calzaturiera e sistema del credito, tenutosi in Piazza Affari a Milano lo scorso maggio. Siamo convinti che da un lato gli imprenditori hanno bisogno di capire gli strumenti finanziari a loro disposizione per dare una nuova spinta vitale al settore, dall’altro il mondo della finanza deve avvicinarsi a quello del nostro settore, un enorme patrimonio industriale che ha generato e continua a generare ricchezza per l’intero Paese. Inoltre, ANCI supporta le proprie PMI nel raggiungere livelli di innovazione competitivi e nel diffondere il prezioso know-how di cui sono portatrici. E lo fa anche puntando molto sui giovani, con tantissime iniziative volte ad appassionare le nuove generazioni a lavorare in questo settore e non far morire la nostra peculiare realtà di PMI in un contesto ormai fortemente globalizzato. Il nostro settore non può rinunciare alla passione, alla voglia di fare e alla creatività dei giovani, ma deve coinvolgerli e stimolarli alla cultura del ben fatto per continuare a realizzare prodotti all’altezza della tradizione italiana che continuino ad essere competitivi a livello internazionale. Per poter far fronte alle sfide poste dalla concorrenza a livello mondiale e da una crescente esigenza di sostenibilità è indispensabile dunque conseguire l'eccellenza nell'innovazione che, come abbiamo visto, svolge un ruolo fondamentale di volano nel determinare aumenti di produttività, una maggiore efficienza nell'uso dell'energia e dei materiali, oltre che nei processi produttivi e nei servizi, il miglioramento dei prodotti e la creazione di nuovi mercati. Pensa che le strutture formative siano attrezzate per dare le risposte concrete a quelle che sono le nuove competenze che le imprese devono acquisire sul mercato? Ritengo sia doveroso e necessario favorire l’ingresso delle nuove generazioni all’interno del settore calzaturiero, continuando ad esempio a collaborare con realtà come il MIUR per creare sempre nuove iniziative a favore della formazione professionale e la creazione di nuove figure che il mercato richiede: virtual merchandiser, online store manager, visual merchandiser di piattaforma web, digital brand manager, web marketing specialist, tutte opportunità di lavoro legate alla tecnologia e alla creatività, nonché ad una particolare dimestichezza con il web. ANCI, assieme all’Area Formazione, ha in cantiere iniziative, eventi e progetti volti a risvegliare nelle nuove generazioni l’interesse verso il mondo calzaturiero, creando occasioni di incontro per incentivare uno scambio di idee e di opportunità. Un vero e proprio investimento sul futuro per sviluppare le eccellenze di filiera e preservare le competenze tecniche e il know-how che ci contraddistingue nel panorama internazionale, sebbene in un contesto di forte rinnovamento. Non solo. ANCI, in collaborazione con CIMAC, CNR, Regione Lombardia, e Comune di Vigevano sta attualmente lavorando alla nascita di un palazzo della calzatura, un centro di formazione avente la finalità di creare una rete di tecnici specializzati che tenga alti gli standard di qualità e innovazione per i quali siamo conosciuti in tutto il mondo. La recessione che sta coinvolgendo gran parte delle economie nazionali si sta diffondendo come un virus e ha come vettore i flussi del capitale finanziario. Per questo è impossibile prevedere le coordinate della diffusione del “contagio” sebbene uno degli effetti certi è l’aumento dell’incertezza e della precarietà, che a loro volta alimentano la paura, sentimento dominante nelle società capitaliste da alcuni lustri, da quando cioè il neoliberismo ha preso il posto del welfare state. Un vecchio adagio sosteneva che con il capitalismo industriale la pietà è morta. Nella modernità liquida di Bauman c’è solo spazio per la sussidiarietà, cioè l’acquisto al mercato degli strumenti per quei servizi, beni, protezioni che possono rendere tollerabile

la convivenza con la paura. E, sebbene la paura sia un sentimento globale, il suo «addomesticamento» avviene ancora su scala locale. Ma la recessione, Presidente, a parer Suo, è davvero un virus tanto ingovernabile? I dati del 2011 e i primi mesi del 2012 dimostrano che, in un momento di forte crisi in molti comparti italiani, il calzaturiero ha potuto contare sugli ottimi risultati conseguiti sul fronte estero, continuando a stentare invece su un mercato interno sempre più difficile, che alterna periodi di stagnazione a periodi di contrazione. Da una rapida indagine compiuta su un campione di imprese associate, è emerso che gli ordini Italia ricevuti nei primi quattro mesi del 2012 hanno registrato una diminuzione del 7,6% rispetto ai primi quattro mesi del 2011. La situazione è quindi certamente preoccupante, ma l’eccellenza manifatturiera italiana è la nostra carta vincente, su cui dobbiamo continuare a puntare per uscire completamente dalla crisi. Abbiamo già dimostrato di essere competitivi e in grado di far fronte a grandi sfide, come penetrare in mercati difficili anche in momenti storici ed economici instabili e caratterizzati dall’incertezza. ANCI in questo senso intende proseguire attivamente nel lavoro di costruzione di politiche concrete di sostegno al settore, per emergere da questo momento di crisi con nuove idee, progetti e reali opportunità di crescita. Dobbiamo affrontare il futuro con fiducia nelle nostre capacità e partire dai già ottimi risultati sul fronte internazionale per sfruttare appieno le nostre grandi potenzialità anche sul piano nazionale. La concorrenza del gigante asiatico sembrerebbe non destare più grande preoccupazione, visto l’interesse e l’apertura dimostrati nei confronti del nostro Made in Italy che avrà modo di autocelebrarsi, favorendone a tal fine la penetrazione capillare sul territorio, attraverso una fiera pensata per il mercato cinese; ciò grazie ad un recentissimo accordo siglato tra l’ANCI (Associazione Calzaturifici) da Lei rappresentato e Fiera Milano. Vero è che in un recente passato la Cina è stato invece un competitor temibilissimo in quanto la sua capacità di produrre grandi quantitativi di calzature ed accessori a costi bassissimi, e non ultima, la capacità di riprodurre fedelmente il design italiano (sebbene pure si tralasciassero la qualità dei materiali e la meticolosità della lavorazione), ha fatto sì che consumatori non troppo attenti o con una inferiore capacità di spesa rispetto a classi più abbienti le quali si presume non siano rimaste attratte dalla sola opportunità di risparmio, acquistassero i loro prodotti determinando di fatto l’impoverimento di molte aziende. La politica cinese, essenzialmente di prezzo, ha colpito in particolare i segmenti di fascia bassa della produzione determinando una dura selezione fra gli operatori, maggiori investimenti nella qualità e, sebbene in misura inferiore, la delocalizzazione di alcune attività verso la stessa Cina. Molte le questioni ancora da definire, malgrado anche le opportunità che si presentano all’orizzonte, e che impongono un ripensamento delle strategie aziendali e di sistema, non di meno delle politiche economiche a partire dalla considerazione che il Made in Italy non è solo espressione di indicazione geografica bensì un sistema di valori e come tale va difeso da qualsivoglia forma di competizione illegale e sleale che oltre a sottrarre quote di mercato interno ed internazionale alle nostre imprese, danneggiano gravemente l'immagine del nostro Paese e svilendo il valore aggiunto implicito nel marchio. Quali dunque, Presidente, le attuali strategie e gli strumenti per difendere e promuovere quello che è un patrimonio non solo economico ma anche sociale e culturale, a partire dal presupposto che il denunciare il mancato rispetto dei diritti umani come il più elementare ed efficace strumento di contenimento dei costi di produzione, non equivale ad attentare alla autonomia dei singoli Paesi, ma bensì fare una grande battaglia di libertà e di emancipazione sociale? In occasione dell’assemblea generale ANCI, lo scorso 7 giugno, è stato firmato un importante protocollo d’intesa tra ANCI e Fiera Milano per il progetto “MICAM nel Mondo” attraverso cui intendiamo

esportare la formula vincente di MICAM ShoEvent nei principali mercati esteri, a cominciare proprio dalla Cina. Il progetto si inserisce nell’ambito di un processo di internazionalizzazione in cui il made-initaly costituisceil centro focale e l’elemento guida di tutta l’azione e prende avvio proprio in Cina, che negli ultimi anni si è rivelata un mercato strategico, da cui ANCI intende partire per dirigersi successivamente verso altri paesi in cui è forte la domanda di prodotti italiani, come Stati Uniti e Giappone. MICAM nel mondo è un ulteriore passo verso la realizzazione e lo sviluppo di una strategia che l’Associazione porta avanti da anni attraverso l’organizzazione di manifestazioni all’estero che raccolgono consensi e grande partecipazione. In quest’ottica, crediamo fortemente nell’ottimizzazione delle risorse del Sistema Paese dedicate all’internazionalizzazione, attraverso il coordinamento dei vari attori coinvolti, dagli enti fieristici all’Agenzia per la promozione e l’internazionalizzazione per la consulenza alle imprese, le Camere di commercio e le associazioni industriali. Esportare il made-in-Italy è un modo per diffondere l’immagine e i valori su cui si fonda il nostro settore e ovviamente ci auguriamo che accanto alla diffusione del bello e ben fatto italiano, le iniziative e i contatti possano favorire anche lo sviluppo di altri processi positivi. Se puntiamo su mercati come la Cina è perché crediamo nelle grandi potenzialità e opportunità che essi possono offrire: il confronto con realtà diverse dalla nostra non può che apportare benefici agli uni e agli altri e non solo in termini economici. Il fashion system italiano sappiamo essere un patrimonio di ineguagliabile valore riconosciuto per creatività, qualità e accuratezza dei prodotti, ciò a dimostrare che la dedizione degli imprenditori e la professionalità di tutte le persone che vi lavorano, sono da ritenersi lo scarto di differenza che ha consentito di affrontare le sfide poste dai mercati mondiali e di conservare intatto l’aspetto seduttivo, anche nonostante il crollo dell’economia su larga scala. Un sistema complesso, il nostro, in quanto caratterizzato contemporaneamente da elementi culturali e da fattori industriali, fondato su una solida tradizione artigianale e sull’esperienza nella lavorazione di determinate materie prime la cui produzione è realizzata prevalentemente da piccole e medie imprese e strutturato, da un punto di vista organizzativo, in distretti industriali, ovvero nella concentrazione in un contesto territoriale omogeneo dal punto di vista economico, sociale e culturale di un numero elevato di imprese ciascuna delle quali specializzata in una particolare fase della filiera produttiva; vere e proprie reti di collaborazione e di cooperazione fra le imprese che costituiscono quel “capitale sociale” che risulta essere importantissimo affinché sia garantita l’efficacia del processo. Il fenomeno moda fra locale e globale due possibili dimensioni a confronto: la produzione artigianale locale e la distribuzione globale fra limiti e opportunità reali. Oltre a “MICAM nel mondo”, da anni ANCI porta collettive all’estero e aiuta le aziende a penetrare in nuovi mercati per ampliare il proprio business. Siamo già presenti nelle principali manifestazioni fieristiche mondiali, in Europa e nell’area russa, in USA e Asia, ricevendo sempre feedback positivi in termini di ordini e di contatti. Tutte iniziative che contribuiscono a promuovere e rafforzare l’immagine del made-in-Italy calzaturiero nel mondo, ormai punto di riferimento per qualità e ricercatezza di materiali e stile. Il nostro intento, però, è non perdere le nostre peculiarità, ma partire da esse e puntare sulle nostre specifiche caratteristiche per costruire strategie vincenti di sviluppo del business calzaturiero, secondo un’impostazione glocal, permettendo cioè la convivenza della dimensione locale con quella globale. Altro progetto importante in questa stessa direzione e su cui stiamo investendo molto è lo sviluppo dell’e-commerce, per promuovere le calzature italiane sul web con il lancio della piattaforma www.iloveitalianshoes.eu, una vera e propria shopping destination per le calzature di qualità, simboli di eccellenza e stile made-in-Italy. Si tratta di uno strumento creato per il consumatore, che può acquistare le migliori calzature italiane e utilizzare, nel caso

di mancata disponibilità del numero desiderato, un’applicazione mobile per individuare i negozi in cui è disponibile il modello. È stata inoltre avviata negli ultimi mesi l’iniziativa “www.iloveitalianshoes.eu sbarca in Cina” un’opportunità importante per le aziende per conoscere e attivare un primo contatto con il mercato cinese, di grande interesse per le calzature made-in-Italy anche se non di semplice approccio per i costi e le distanze, sia geografiche che culturali. Un strumento per diffondere la qualità e la creatività italiana sfruttando le nuove tecnologie e i nuovi modelli dei business e di comunicazione, che permettono anche alle aziende più piccole di avere contatti che, senza il supporto dell’Associazione, avrebbe costi molto più alti e probabilmente insostenibili se affrontati singolarmente. Nel secondo dopoguerra le tendenze all'avvicinamento dei mercati si sono accentuate al punto che, a partire dagli anni 80, si è cominciato a parlare di globalizzazione. L'industrializzazione ha imposto l'apertura degli scambi e ha dato avvio alla mobilità territoriale di persone e tecnologie destinata a divenire sempre più intensa. Il contributo più grande è avvenuto però con la rivoluzione informatica e soprattutto dalla possibilità di integrare i sistemi informatici con quelli delle telecomunicazioni: oggi è possibile inviare in ogni parte del mondo un numero infinito di informazioni, grazie alla rete telematica internet. L'opportunità di accedere ai mercati mondiali si presume faccia mutare lo spirito concorrenziale delle imprese che non si trovano più solo a competere con quelle dello stesso territorio. Villaggio globale ... nuova forma di democrazia o regime di massa? ANCI ha accolto con favore la sfida della globalizzazione e sta lavorando per sfruttare al meglio le opportunità che offre, a cominciare dalla diffusione di internet e delle nuove tecnologie digitali, capaci di accorciare le distanze e permettere uno sviluppo considerevole del business, se sapute utilizzare. Come Associazione non abbiamo voluto perdere l’occasione di essere al passo coi tempi e, oltre al progetto e-commerce che ha già avuto riscontri molto positivi in termini di visite da tutto il mondo, continuiamo ad essere presenti sui principali social network, ad esempio con la pagina Facebook “I Love Italian Shoes”, che ha attualmente più di 46.000 contatti. Questo significa che è possibile tracciare ponti tra mondi diversi e lontani parlando un unico linguaggio e ANCI riconosce in tutti questi strumenti un’opportunità unica per dare valore aggiunto alle eccellenze del made-in-Italy calzaturiero, su cui occorre continuare ad investire anche in futuro. Nell’esportare il made-in-Italy in tutto il mondo, però, non intendiamo e non dobbiamo rinunciare alla nostra identità. Il villaggio globale non deve annullare le diversità, ma valorizzare le differenze e il confronto con altre realtà, il che aumenta la capacità di essere competitivi, puntando in maniera sostanziale sull’eccellenza che contraddistingue da sempre i nostri prodotti. Ho letto un bellissimo articolo tempo fa sulle capacità delle donne come PR, in cui le si definiva sostanzialmente più brave degli uomini. Ciò anche sulla scia del libro “Business Networking and Sex “(Not What You Think) in relazione al quale è stato recentemente condotto un sondaggio che ha coinvolto 12.000 imprenditori di tutto il mondo, di entrambi i sessi. Il risultato è che le donne, differentemente dagli uomini che tenderebbero ad essere più concentrati sugli affari, focalizzano l’attenzione sulla relazione interpersonale, e questo approccio funziona, ai fini della chiusura di un contratto. Sulla base di questi dati le chiedo pertanto quale l’incidenza delle aziende a titolarità femminile sulla globalità degli associati A.N.C.I. e quali, le caratteristiche distintive rispetto alle aziende al maschile? Pur non esistendo purtroppo statistiche ufficiali settoriali al riguardo, è innegabile come nel corso degli anni la presenza femminile tra gli imprenditori sia andata crescendo, come dimostra l’aumentata partecipazione femminile alle riunioni dei gruppi di lavoro (“Laboratori”) ANCI sui molteplici temi di interesse associativo o la quota di imprenditrici in seno agli organi direttivi di ANCI: nel Consiglio Direttivo attualmente in carica, ad esempio, le donne rappresentano un non trascurabile 15%. Anche nell’organo di controllo ristretto, la Giunta Esecutiva, abbiamo Alessia Fabi, prima donna ad occupare tale carica.


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HANNO DETTO

opinioni a confronto MICHELE TRONCONI Presidente Sistema Moda Italia

"L'export è la nostra forza" afferma Michele Tronconi alla sua ultima assemblea annuale come presidente, e alla presenza di Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, ha messo a fuoco i problemi senza nascondere i risultati raggiunti. Tra gli aspetti positivi il sostegno all'internazionalizzazione e alla crescita dell'export con l'apertura dell'ufficio Smi a Shanghai, a cui si sono già rivolte 250 imprese italiane. Non sono mancate le nuove missioni in Brasile e Siberia, a caccia di nuovi mercati. Ma Tronconi ha ricordato anche obiettivi non raggiunti, come il mancato riconoscimento a livello europeo del Made in per le merci extra Ue; il non riconoscimento energivoro, che costa alle imprese il 35% in più per l'energia, rispetto ai concorrenti europei. Al Governo una richiesta di docente di Sociologia e Tecnica dell'Innovazione coerenza, chi chiede alle imprese internazionalizzazione, deve dell'Università Cattolica di Milano. sostenere la competitività sui mercati internazionali. “Nel ricordare "L'impresa sostenibile si legittima proprio perché crea valore in senso extraqueste criticità – conclude – sto solo difendendo l'integrità della finanziario. Oggi la sostenibilità, secondo Laura Gherardi, entra direttamente a far filiera, perché se certi comportamenti divenissero sempre più diffusi parte dello sviluppo e del business dell'impresa e consente strategie di lungo periodo". potrebbero arrecare danni irreparabili per tutti, in prospettiva”.

LAURA GHERARDI

FRANCESCO MORACE Presidente Future Concept Lab

"La sostenibilità non è una tendenza, come ha sottolineato nel suo appassionato intervento Francesco Morace di Future Concept Lab, bensì una precondizione per entrare nel mercato. Ad oggi il sistema moda non ha ancora mostrato particolare interesse e sensibilità, ma non si può più derogare. L'estetica deve trovare strategie che siano anche etiche. La sostenibilità, sgomberata dalle ideologie, è un nuovo modo di pensare e chi non lo capirà rimarrà fuori dal mercato. Il sistema moda italiano ha straordinarie possibilità e alcuni imprenditori hanno già intrapreso questa strada. La capacità locale che contraddistingue il made in Italy dovrà diventare globale per ridare valore all'italian way che spesso è già sostenibile".

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GIORDANO GIRONACCI

Amministratore Delegato Melania “Portare ai piedi per due terzi della giornata una scarpa significa avere molta fiducia in cosa si calza. Le scarpe sono un prodotto strano, tutti le indossano e quasi nessuno ne conosce la complessità per realizzarle. Per i bambini poi l’argomento diventa delicatissimo; occorrono competenza, passione, amore per un lavoro che è al tempo stesso industriale (Melania produce 12.000 paia al giorno) e artigianale (ogni calzatura ha la massima accuratezza nella ricerca dei materiali e della “forma” per la tutela della crescita del bambino). Mio padre Manfredo, fondatore dell’azienda Melania e tuttora anima dell’impresa, è sempre stato all’avanguardia in queste scelte; in più siamo stati i primi e credere e ad investire nella creazione di un brand e nella comunicazione, in un periodo in cui in televisione andavano solo le multinazionali ed in settori merceologici con ben altre marginalità. Ora la sfida è con un sistema distributivo che cambia, in evoluzione - in Italia e all’estero - ed anche qui ci stiamo muovendo bene, ottenendo grandi soddisfazioni.”

SANTO VERSACE Presidente di Fondazione Altagamma

"Nei secoli gli incisori, gli orafi, i maestri d'ascia e gli artigiani di ogni mestiere hanno reso famosa l'Italia nel mondo. Su questo inestimabile patrimonio di sapienza manuale hanno proliferato i mestieri artigiani e le arti e si è formato il gusto estetico che da sempre caratterizza il nostro Paese. Nel Novecento, il connubio di questo saper fare con la creatività del genio individuale e con le continue innovazioni tecnologiche ha permesso la nascita e la crescita di un'industria manifatturiera che ha conquistato il mondo grazie ai suoi contenuti simbolici e alla sua qualità assoluta. Il lavoro manuale soffre oggi di una crisi di vocazione, dovuta anche alla scarsa fascinazione che questi mestieri sono in grado di esercitare sui ragazzi nel delicato momento della scelta della loro carriera formativa. Fondazione Altagamma si è impegnata in un progetto di valorizzazione e promozione del lavoro manuale, chiamato “Il successo nelle mani”, che si rivolge in particolare agli studenti delle scuole medie inferiori e ai loro genitori, per invitarli a considerare l'avviamento ad una carriera di studi tecnico-professionali. In collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano, ha realizzato un filmato che ha l'obbiettivo di fornire una rappresentazione contemporanea del lavoro manuale, che invogli i ragazzi ad imboccare questo percorso. E' stato quindi utilizzato un linguaggio per immagini adatto ai giovani, ma anche ai loro familiari, primi responsabili di scelte che spesso penalizzano il lavoro manuale. Il film riporta una serie di testimonianze di imprenditori Altagamma (Gianmaria Buccellati, Vittorio Moretti, Ottavio Missoni, Carlo Riva) e alcuni nuovi talenti di altre imprese (Paolo Dazzara di illycaffè, Clemente Olivadoti di Bulgari, Federica Giorgi di Gucci, Francesco Rodriquez di Flos) che hanno basato sull'abilità manuale il loro successo e le loro prospettive di carriera. Sul lavoro manuale, integrato con le nuove tecnologie, si fonda il successo dei grandi marchi italiani. Con l'abilità delle mani i giovani possono rendere materia i sogni di milioni di persone, e costruire il loro futuro”

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MIUCCIA PRADA Stilista “La moda oggi non riflette un modo in crisi, se c'e' una cosa che evidenzia e' la differenza tra ricchi e poveri. Il cliente che in gergo noi chiamiamo aspirational non c'e' piu'. Adesso c'e' un mercato molto economico rappresentato da H&M e Zara e un livello molto costoso: sta scomparendo la via di mezzo. L'Europa e' un posto a se stante, molto piu' difficile da leggere, dove c'e' ancora la fascia dei cosiddetti chic o snob, che si vestono ma non vogliono far vedere che spendono. Quando non hai niente, il primo strumento di emancipazione e' il corpo, il secondo e' il vestito. Dopo la musica, la moda e' la cosa piu' popolare. Nonostante tutto e' democratica. La moda e' ben piu' ampia del lusso”.


ALESSIA FABI Amministratore Delegato e Responsabile Commerciale Fabi Shoes

"Il Made in Italy è una grande forza, diamo l'esempio al nostro Paese che si può fare anche l'eccellenza". Con queste parole di Gaetano Marzotto, presidente di Pitti Immagine, ha aperto i battenti l'edizione numero 82 di Pitti Immagine Uomo, la rassegna internazionale www.fabishoes.it della moda maschile che ha presentato a Firenze le anteprime delle collezioni primavera-estate 2013 di oltre mille brand italiani e internazionali. Nel corso della cerimonia d'apertura l'economista Marco Fortis ha presentato uno studio della Fondazione Edison, secondo cui l'Italia è il Paese più competitivo al mondo nei tre comparti del tessile, dell'abbigliamento, e della filiera cuoio - pelletteria - calzature. "Il sistema Paese - ha detto Alessia - non é competitivo: energia troppo cara, burocrazia, inefficienze, infrastrutture obsolete. Le imprese, nonostante ciò, riescono ad essere competitive". Michele Tronconi, presidente di Sistema Moda Italia, ha accusato la politica di aver fatto scelte sbagliate per il settore: "Troppo presto si è pensato che fosse un'industria al tramonto". Fabi Shoes: una storia imprenditoriale di valore. Una storia speciale che ha portato l’azienda ad affermarsi in ambito internazionale. Un mix di successi, responsabilità, crescita, riconoscimenti e traguardi, iniziato nel lontano 1965.

VALENTINO ORLANDI Titolare e Amministratore

Per Valentino Orlandi il Made in Italy non è un trend temporaneo o un mero valore aggiunto, ma rappresenta da sempre il carattere distintivo ed il principale punto di forza dell’azienda. Le collezioni Valentino Orlandi sono riconosciute nel mondo per una qualità ed uno stile che solo una manifattura totalmente made in Italy può realizzare. Grazie a questo valore l’azienda è cresciuta costantemente nel tempo, acquisendo una dimensione sempre più internazionale, con una presenza sempre più forte nei nuovi mercati. L’eccellenza e la qualità dei nostri artigiani, l’attenzione ai particolari, l’esplorazione di nuove soluzioni stilistiche, sono la testimonianza migliore di ciò che significa oggi made in Italy, e sono i punti di riferimento da cui partire per reagire all’attuale momento di crisi. PELLETTERIE VALENTINO ORLANDI Via Enrico Mattei 25 Zona Industriale 30172 CORRIDONIA (MC)

IPPOLITO MATRICARDI

GAETANO MARZOTTO Presidente di Pitti

Immagine

"Il Made in Italy è una grande forza, diamo l'esempio al nostro Paese che si può fare anche l'eccellenza". Con queste parole di Gaetano Marzotto, presidente di Pitti Immagine, ha aperto i battenti l'edizione numero 82 di Pitti Immagine Uomo, la rassegna internazionale della moda maschile che ha presentato a Firenze le anteprime delle collezioni primavera-estate 2013 di oltre mille brand italiani e internazionali. Nel corso della cerimonia d'apertura l'economista Marco Fortis ha presentato uno studio della Fondazione Edison, secondo cui l'Italia è il Paese più competitivo al mondo nei tre comparti del tessile, dell'abbigliamento, e della filiera cuoio-pelletteria-calzature. "Il sistema Paese - ha detto - non é competitivo: energia troppo cara, burocrazia, inefficienze, infrastrutture obsolete. Le imprese, nonostante ciò, riescono ad essere competitive". Michele Tronconi, presidente di Sistema Moda Italia, ha accusato la politica di aver fatto scelte sbagliate per il settore: "Troppo presto si è pensato che fosse un'industria al tramonto".

Amministratore “Sessant’anni di strada, esperienza e nuovi traguardi raggiunti per essere sempre più vicini alla realtà della calzatura italiana: ecco come possiamo sintetizzare la realtà della Matricardi S.p.A. La nostra azienda, infatti, nasce e si sviluppa per raggiungere l’obiettivo di diventare il principale partner nazionale per l’approvvigionamento delle materie prime dei calzaturifici italiani ed oggi, grazie all’apertura della linea dedicata al collegamento del polo conciario lombardo con le Marche e l’Abruzzo ed il recentissimo avvio della linea giornaliera con la Campania è sicuramente leader nel settore. Svolgendo un servizio di trasporto giornaliero sulle regioni: Marche, Abruzzo/Molise, Umbria, Toscana, Veneto, Lombardia e Campania, creiamo con i nostri clienti una partnership dove ogni singolo servizio rappresenta “il trasporto su misura” capace di far fronte alle innumerevoli criticità di cui il mercato ci rende partecipi, ciò al fine di creare un modello logistico sempre più coerente con la nostra filosofia aziendale. La flessibilità è ciò che ci contraddistingue da tutti i nostri competitor ... non a caso "progetti in movimento" che è, prima ancora che lo slogan aziendale, la nostra missione aziendale”.

GIUSEPPE ZANOTTI Design

BARBARA JOVINE Stilista SOLE SRL - CALZATURE SITON

Le Calzature Siton portano la firma di una giovane stilista venezia Siton il marchio di scarpe ed accessori che nonostante la recente nascita sta già registrando interessanti e crescenti riscontri nel mercato sia nazionale che internazionale. La ricetta del successo sta unicamente in una parola d'ordine : la qualità, un imperativo che governa la selezione accurata dei materiali e la cura attentissima dei dettagli compresa quella degli accessori tutti lavorati a mano. È una qualità che passa anche attraverso la scelta di lavorazioni Artigianali ; tutte venete le aziende partner, italiane le concerie. Per un marchio che è rigorosamente made in italy anzi made in veneto. E' il nome stesso che in dialetto veneto significa libellula ( appunto il simbolo della firma Siton) a rimandare a tale intento di rimanere fedele alla tradizione artigiana del territorio. SOLE SRL Via Milano 5 30172 VENEZIA - MESTRE T.041 977988 F 041 5056039 www.siton.it mail: info@sitonvenezia.it

FRANCESCA ROMANA RINALDI

Docente SDA Bocconi «La stagione dell'iper-consumo è finita, oggi si parla di consumo condiviso e di un consumatore più selettivo interessato all'impatto sociale e ambientale del prodotto. La fedeltà alla marca sarà conquistata solo sulla base di rispetto e amore. La moda sostenibile inoltre può valorizzare know how locali e la conseguente unicità di una T.0733.283090 F 041 0733.281737 produzione. Ad oggi resta ancora il problema www.valentinoorlandi.it dell'informazione che deve essere info@valentinoorlandi.it coinvolgente e dinamica per diffondere la mail: info@sitonvenezia.it cultura dell'innovazione".

MATRICARDI S.p.a. _ Via Toscana 7/9 _ Monte San Pietrangeli (Fm) info@matricardispa.com _ www.matricardispa.com

“Vede questa foto di Lady Gaga sull'iPhone? Me l'ha inviata mezz'ora fa dalla Corea. È stupita perché su queste scarpe riesce a camminare. A lei non interessa che su queste zeppone si possano muovere dei passi, perché se le mette solo per scattare la foto del nuovo album. Ma a me non interessa semplicemente assecondare il capriccio di una star: io faccio sperimentazione industrializzabile. Anche se non è certo grazie alle celebrities che vendo le mie creazioni. Ma grazie a loro la comunicazione è trasversale in tutto il globo”. Il brand Giuseppe Zanotti nasce nella metà degli anni ‘90 dalla passione dell’omonimo design per la moda e per i piedi femminili, per l’arte e per l’artigianato. “ Via Dell’Artigianato, 28 San Mauro Pascoli (FC),ITALY www.giuseppezanottidesign.com

ANNARITA PILOTTI

Titolare e Amministratore La Loriblu è oggi un punto di riferimento ed un esempio da seguire, per ciò che concerne il made in Italy. L’azienda guidata da Graziano Cuccù e Annarita Pilotti, nel periodo più forte della crisi economica mondiale, ha continuato a crescere a doppia cifra anno su anno, diventando un marchio leader nel settore delle calzature di lusso. Il fatturato è cresciuto di pari passo all’immagine internazionale del brand, grazie anche a costanti investimenti in termini di marketing e distribuzione: nel 2012 sono state aperte nuove boutique monomarca in Italia e all’estero, tra cui Mosca, Khabarovsk, Porto Rotondo, Forte dei Marmi, Montecatini, Bari e a breve sarà inaugurata anche la prestigiosa vetrina di Parigi. Lo stabilimento produttivo di Porto S.Elpidio, che ha ricevuto visite anche dall’estero, è il cuore produttivo, con una sede avveniristica al cui interno vengono realizzate tutte le collezioni. www.loriblu.it


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O.M.M. official partner ADRIATIC TROPHY 2012 O.M.M. O.M.M. Officine Minuterie Metalliche dal 1969 _ Accessori per calzature e pelletterie 63025 Montegiorgio (Fm) Italy - Via San Giorgio 31/35 _ T. +39 0734.961360 r.a._ F. +39 0734.961914 www.ommonline.com _ info@ommonline.com

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LUI

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EDOARDO

SECCHI

Presidente Fondatore d’Italie-France Group _ società leader dello sviluppo Economico e nella Cooperazione tra l'Italia e la Francia.

Via G.Agnelli 36/38 _ 63900 Fermo _ Italy _ T. 0734.440249 _ info.omegamodel@gmail.com

Com'è nata la società Italie-France? Nel 1992 mi trovavo a Parigi per una vacanza studio e sono rimasto affascinato da questo paese. Sin da subito ho voluto creare un'attività

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alexkactus@yahoo.it

PASCOLI Imparentato col Sommo Poeta Giovanni Pascoli da parte del suo primo cugino Balilla Pascoli, l’affascinante Alex, nato a Londra 39 anni fa e laureato in Scienze Politiche all'Università di Bologna, città in cui ha vissuto prima di trasferirsi a Roma e dove ha praticato per sette anni l’attività di pilota di aerei, calca con successo i palcoscenici sin dal lontano 2001, dopo un triennio di studio presso il “Teatro dei Cocci” e una lunga formazione sotto l’ala protettiva di Giancarlo Sepe, è stato recentemente insignito con il prestigioso “Nastro d'Argento” per il corto "UNO STUDENTE DI NOME ALESSANDRO" per la regia di Enzo De Camillis con Valentina Carnelutti, Giuseppe Maggio che narra la storia di Alessandro Caravillani, ragazzo di 17 anni ucciso da Francesca Mambro dopo una rapina; episodio che consentì l’arresto della terrorista proprio per il suo desistere dalla fuga per compiere il reato. “Faccio molto teatro ma sono dedito anche ad altre attività… come quella di presentatore e di doppiatore oltre ovviamente che recitare per il cinema. Ho interpretato Flavio Bucci da giovane nel film "IL TEMPO CHE TIENE" per la regia di Francesco Marino e sono reduce dalle riprese di "VIVA L'ITALIA" per la regia di Massimiliano Bruno e di "ROMA CRIMINALE 30 ANNI DOPO" diretto da Gianluca Petrazzi, entrambi in uscita in autunno.

ROMA _ BOLOGNA _ ITALY

ALEX

MILANO _ ROMA _ ITALY

che mi permettesse di lavorare a stretto contatto con la Francia e l'Italia. Come le è venuta l'idea ? Ho seguito il mio intuito e la mia passione. Ho iniziato a studiare in maniera attenta e approfondita questi due mercati "trovando" bisogni inespressi e necessità specifiche non ancora soddisfatte. Sentivo che avrei avuto l'opportunità di creare un nuovo modello di business orientato a questi due mercati. Ho immediatamente fondato nel 1993 Italie-France con l'obiettivo di farlo diventare lo specialista dello sviluppo Economico ed alla Cooperazione tra la Francia e l’Italia. Quante attività ha realizzato Italie-France ad oggi? Ad oggi sono circa seicento le missioni e progetti realizzati in entrambi i paesi per conto di importanti gruppi internazionali, istituzioni, organizzazioni e PMI. In quale settore operate? Operiamo nel settore dell'industria e dei servizi puntando il nostro knowhow sul management strategico e operativo quale l'attività di analisi, l'expertise e advisory, il business development, il branding, marketing e le vendite. Sono molte le imprese che ci richiedono questo tipo di supporto. Secondo lei quali sono le caratteristiche richieste per operare in maniera efficace nei contesti internazionali? Tempo, uomini e risorse. Con l'avvento della mondializzazione e con la nascita di mercati emergenti queste caratteristiche sono necessarie per competere. Quali sono secondo lei le specificità che l'imprenditore dovrebbe possedere? L'imprenditore di successo possiede un insieme di caratteristiche fondamentali quali la conoscenza approfondita dei mercati, la capacità di analisi, l'approccio da challenger, la determinazione e il coraggio. Nell'attuale situazione d'incertezza e d'instabilità dei mercati, bisogna avere un'ampia visione del business ed esser in grado di guardare al di fuori della propria azienda e settore d'attività. Come è strutturato il suo gruppo oggi? Abbiamo diversificato le attività del gruppo al fine di svilupparle in maniera efficace, ognuna nel proprio target di riferimento. Italie-France Group che si occupa di Sviluppo Economico e Commerciale e nella Cooperazione. Italie-France.Com, che rappresenta la prima rete professionale rivolta a entrambi i mercati e primo canale di comunicazione e di scambi. Bioitalie, società di promozione, vendita e distribuzione di prodotti biologici. Italia Consulting, società di servizi e soluzioni informatiche, internet e telecom. Trend-Italy, società di scouting di imprese e prodotti d'eccellenza made in Italy. Il vostro gruppo non opera unicamente per conto di imprese francesi e italiane ? Durante questi anni abbiamo avuto la grande opportunità di prestare i nostri servizi a importanti gruppi internazionali in America, Inghilterra, Svizzera, Lussemburgo, Principato di Monaco, Belgio e Spagna. Il nostro gruppo svolge il duplice ruolo di specialista nello sviluppo Economico e nella Cooperazione tra l'Italia e la Francia e quello di advisor economico per entrambi i mercati. Quali sono stati i suoi più importanti obiettivi raggiunti ? La mia più grande soddisfazione consiste nell'avere innovato in un contesto complesso e instabile, la prima vera Business Community tra l'Italia e la Francia. Oggi rappresentiamo un network di oltre 7000 imprese e oltre 60000 persone di alto profilo professionale, sociale e culturale che condividono esperienze ed interessi comuni. Un vero patrimonio di conoscenza e know-how che, grazie alla nostra piattaforma è accessibile a tutti.Negli ultimi cinque anni siamo cresciuti ad un ritmo del 40% annuo e le continue manifestazioni di stima ricevute da parte di numerose personalità del mondo imprenditoriale, istituzionale e mediatico testimoniano il loro interesse e naturale coinvolgimento a far parte del nostro gruppo e di utilizzare italie-france.com come valido strumento creatore di opportunità. Edoardo SECCHI Founder & CEO Economic Development and International Cooperation Paris: 66, Avenue des Champs Elysées 75008 Cellphone France. +33 672370347 Italy. +3939312145 38 E-mail: ceo@italie-france.com www.italie-france.com - www.italiefrancegroup.com - www.bioitalie.com

MATTEO

MIGNANI biografia

Nasce nel 1974 in provincia di Bergamo. Dopo l’università a Pavia, dove studia Lettere, lavora nel campo dell’editoria a Milano. Nel 2008 carica la sua biblioteca e il suo basso su un furgone e si trasferisce a Roma dove la fotografia, che ha sempre coltivato per passione, diventa un lavoro. Si divide così fra fotogiornalismo e cinema, partecipando alle più importanti manifestazioni cinematografiche italiane come la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il Festival Internazionale del Film di Roma e i premi “Nastri d’Argento”.

mostre ottobre 2011 Mostra collettiva X Festival Internazionale di Fotografia, Galleria del Cortile, Roma settembre 2011 Mostra personale “16 personaggi in cerca d’attore”, Galleria291est, Roma settembre 2011 Mostra personale “Domiziana PicNic”, basilica di S.Gennaro extra moenia, Napoli maggio 2011 Mostra collettiva “IV festival dei fotografi di scena”, Galleria del Cortile, Roma dicembre 2010 Mostra 7th Movie Venice Star Award e 2ndo premio, Casa del Cinema, Roma ottobre 2010 Mostra collettiva IV Festival dei fotografi di scena, Castello di Bracciano febbraio 2010 Mostra collettiva “Anvedi Roma” e 1mo premio, galleria mo.c.a., Roma dicembre 2009 Mostra 6th Movie Venice Star Award e 3zo premio, Casa del Cinema, Roma

settembre 2009 Mostra personale “facciamocinema”, Galleria CineMag, Roma giugno 2009 Mostra personale “È impossibile”, Meeting del Mare di Marina di Camerota (SA) WEB SITE: www.matteomignani.it info@matteomignani.it


LEI Nella foto: modella Michela Gervasi_ MakeUp Catia Petriola “CM Beauty” San Nicolò, Spoleto Fotografia Marco Maria D'Ottavi

Tutti ricerchiamo la nostra bellezza e tutti sappiamo che il trucco per essere belli è custodito nel fatto di essere se stessi. Spesso, però, si crede che l’essere se stessi significhi offrirsi al mondo come la natura ci ha plasmato. Ma questa è una visione parziale e l’estetica ce lo insegna: siamo esseri naturali, ma anche culturali. È proprio in virtù delle nostre culture, delle nostre idee, delle nostre menti e delle nostre scelte che non ci affidiamo solo alla natura, ma anche a noi stessi e alle nostre costruzioni. Ognuno di noi esprime la propria verità interiore che non si arresta alla natura, ma la supera, e le donne, sin dalla notte dei tempi, ci insegnano questo: la ricerca del proprio essere passa anche tramite la costruzione, la miglior costruzione possibile, del proprio essere. Anche a livello estetico. Con un abito, con un orecchino, con il trucco. L’estetica come disciplina filosofica specifica nasce alla fine del Settecento e si configura come un fenomeno essenzialmente moderno; essa nasce come tentativo di fornire una legittimazione universale ad un ambito che, malgrado la molteplicità di tesi e precetti, non era ancora divenuto oggetto di riflessione sistematica. Questo ambito è caratterizzato dall’emergere in primo piano della soggettività con le sue manifestazioni, in particolare il sentimento individuale: questo particolare stato affettivo, che inizia ad essere concepito sul piano filosofico come la fonte delle emozioni, era sconosciuto nell’antichità, dove invece prevaleva la nozione di passione, ancora ampiamente utilizzata fino a tutto il Seicento. A partire dal Settecento, il sentimento va invece ad indicare il riflesso soggettivo che accompagna ogni nostra esperienza e si configura come terzo ambito fondamentale della nostra vita spirituale, accanto ad intelletto e volontà; tale nozione non appare caratterizzata da connotazioni di ordine psicologico e trova il suo terreno di applicazione unicamente in ambito estetico e morale. Noi conosciamo il mondo e ciò che ci circonda innanzitutto con il nostro corpo e, quindi, con i nostri cinque sensi. Con la delicatezza del nostro sguardo, con l’impertinenza del nostro udito, con la velocità del tatto, con la leggerezza dell’olfatto e con la discrezione del gusto. L’unione dei nostri sensi plasma il nostro essere e la nostra persona, conformandoci come unici, come identità che si muovono e si cambiano in base alla propria esperienza. Ed è immersi nella nostra esperienza che possiamo cogliere la nostra identità, per poterla condividere con gli altri esseri umani. Esseri che hanno fatto altre esperienze ed elaborato così idee e concetti diversi dai nostri. La magia però si nasconde nell’incontro: l’incontro di due corpi umani con diverse esperienze ma con la stessa voglia di condividere la diversità. La propria diversità. È così che il vero e il bello si uniscono e creano l’armonia. Un’armonia che ricerca la verità del proprio essere e la bellezza del nostro apparire.

my beauty

C’è e si vede

La verità è un’esperienza intimamente estetica, prima che logica, e la verità garantisce l’essere del bello. Ed è sul nostro corpo che sperimentiamo tale bellezza.

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nella foto: Miss Seychelles Veronique Francourt veste Michele Miglionico

[moda]

inside the ALL’INTERNO:

fashion

NU: S moda e architettura Premio Moda città dei sassi _ Matera Sognando il ballo dei Re

NU: S moda e architettura

PREMIO MODA città dei sassi 2012

DOUBLE, fondata da Maria Rosaria Melia, è un’ agenzia che elabora network creativi per la promozione di arte, moda e design attraverso eventi, manifestazioni e progetti speciali, NU: S ne è la testimonianza www.donnaimpresa.com

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NU: S

NU:S è una straordinaria e coinvolgente installazione nata da un’idea di Antonella Buono che irrompe con emozione negli schemi della scena artistica capitolina attraverso la creatività di giovani esponenti dell’eccellenza made in Italy: gli architetti Arturo Tedeschi, computational designer e autore del bestseller “Parametric Architecture with Grasshopper” e Maurizio Degni, i fashion designer Flavia Migani, Simone Bruno e Chiara Cola ed infine dello shoe designer Alessio Spinelli, vincitore del concorso Who’s On Next 2011 nella categoria Accessori. Frutto della loro energia e sinergia emozionale è un’opera corale che fonde le singole discipline nel rispetto delle loro identità, generando un innovativo manifesto espressivo e produttivo basato sull’integrazione dei tradizionali strumenti di disegno con processi parametrici elaborati al computer, oramai potente sistema d’indagine e sperimentazione formale per ogni disciplina artistica. L’installazione, composta da quattro abiti completi e due calzature collocati all’interno di una scultura parametrica in costante dialogo con lo spazio espositivo, è il punto d’incontro tra decenni di ricerca teorica e una nuova consapevolezza progettuale. Il contributo musicale di Davide Severi, la documentazione dell’intero processo creativo e i video firmati da Francesco Ricci Lotteringi si offrono allo spettatore coinvolgendolo in un apprendimento multidisciplinare. “Riteniamo che per mantenere l’eccellenza sia necessario portare avanti la ricerca anche in questo momento storico, particolarmente minacciato da esclusive logiche di mercato. Crediamo che la condivisione sia il necessario coronamento di ogni percorso artistico e NU:S è una manifestazione nata per dare a quanti vi partecipano la possibilità di esporre le proprie creazioni e generare un dialogo nel contesto culturale più adeguato.” L'inaugurazione della mostra è stata caratterizzata da un talk alla presenza degli artisti e di Graziano Cecchini artista italiano, che fa parte di un gruppo di avanguardia artistica neo-futurista e del fashion designer Franco Ciambella, stilista visionario che fa parte dell'Alta Moda Italiana.

Abbracciato dall’atmosfera rinascimentale del Chiostro del Bramante, dal 7 al 10 luglio Moda e Architettura sono state le protagoniste di NU:S il nuovo progetto di Double, un nucleo dinamico centrato sull’arte contemporanea.

ph. E. Lucci


PREMIOcittà MODA dei sassi 2012

La 4^ edizione si è svolta nuovamente nella splendida cornice di Piazza San Francesco d'Assisi e ha visto in competizione gli 8 finalisti Abbracciato dall’atmosfera rinascimentale del Chiostro delselezionati Bramante, da daluna 7 al giuria tecnica di Alta Moda Donna. 10 luglio Moda e Architettura sono state le protagoniste di NU:S il nuovo L’evento è stato di patrocinato dal Comune Matera, dall’APT di purezza, di perfezione e di raffinatezza, Erasmo Fiorentino, sarto e progetto Double, un dinucleo dinamico centrato sull’arte contemporanea. Basilicata, dalla Camera di Commercio di Matera, dal CNA – stilista di trent’anni proveniente da Crema dopo aver completato gli Federmoda, dalla Camera Regionale della Moda Calabria e dal Comitato Matera 2019 Capitale Europea della Cultura - Città Candidata, con la partnership di Banca Mediolanum, Palazzo Vice Conte, Palazzo Gattini, SeP e Hilton Garden Inn – Matera e con la gentile collaborazione della Coreografa Lucia Granatello. Con una collezione ispirata al diamante, da sempre simbolo di

studi all’IPSIA di Santeramo (BA), ha vinto la quarta edizione del Premio Moda “Città dei Sassi” 2012. Fiorentino ha conquistato la giuria tecnica e giornalistica esaltando nei suoi abiti la femminilità e l’eleganza, il lusso e la ricchezza e si è aggiudicato anche altri due premi speciali, il Premio Moda al Cinema rivolta agli Oscar italiani del cinema in occasione del 50° anniversario del premio al miglior film

nella foto:un momento della sfilata della collezione di Claudia Ferrise con le teste scultura di Giuseppe Fata

“ La Ciociara” di Vittorio De Sica per la realizzazione del miglior abito immaginato per la vincitrice oscar Sophia Loren e il Premio CRMC assegnato al miglior giovane designer. A Giuseppe D’Urso, che ha proposto una collezione ispirata a Audrey Hepburn è stato assegnato il Premio della Critica. Una serata, all’insegna dell’alta moda, condotta dalla elegantissima modella e attrice Barbara Chiappini, che ha visto sfilare gli abiti della maison Renato Balestra, con la presenza della figlia Federica, nonché stilista in rappresentanza della stessa Maison che ha presentato abiti dedicati ad una donna sensuale, romantica e glamour. A comporre la giuria tecnica Franco Ciambella presidente e stilista, che ha omaggiato il Premio Moda Città dei Sassi con una collezione dedicata alla femminilità con la sua eleganza e il suo romanticismo, Michele Miglionico stilista, che per il terzo anno consecutivo ha riconfermato la sua partecipazione e il suo appoggio all’evento, Valeria Mangani vice presidente dell’AltaRomAltaModa, la

stilista Federica Balestra, Roberto Guarducci, stilista e docente alla facoltà di Scienze e Tecnologia dell’Università di Bari, lo stilista Paolo Fumarulo, Giuseppe Fata presidente della Camera Regionale della Moda Calabria, in rappresentanza del presidente Santo Versace, presidente della “Gianni Versace Spa”, Andrea Di Dio Cafiso stilista, Gerardo Sacco maestro orafo, Giuseppe Trionfo Fineo della Boutique Elite, Giuseppe Emilio Bruzzese vice presidente della Camera Regionale della Moda Calabria e Claudia Ferrise stilista, Armando Terribili fashion blogger, Erika Gottardi di Woman & Bride, Franco Martina giornalista ANSA, Luigi Di Lauro giornalista della TGR Basilicata, Nicola Timpone presidente GAL, Carmela Cosentino della Gazzetta del Mezzogiorno, Debora Desio per Blu TV satellite, Mariangela Lisanti de Il Quotidiano della Basilicata, Michele Capolupo direttore di www.sassiLive.it, Valeriana Mariani per Donna Impresa Magazine, Umberto Masci organizzatore di eventi, Cinzia Scarciolla


per Matera web tv, Angela Loperfido responsabile SIAE e Patrizia Minardi funzionario regionale, hanno formato la giuria giornalistica. Quindi via alla sfilata con gli abiti realizzati dagli otto finalisti in gara, con l’uscita delle modelle che ha rispettato l’ordine alfabetico dei partecipati: Fabrizia Aloisio di Castellaneta ha immaginato la metamorfosi della donna in sei specie diverse di uccelli, utilizzando tessuti soffici e rigidi per rappresentare il corpo sinuoso della donna uniti a tessuti ricamati; Anna Calviello di Pomarico ha presentato una donna ricercata dalla linea morbida e sensuale, un connubio perfetto tra filati e seta con un elegante gioco di trasparenze; la barese Ileana Colavitto si è ispirata alla Primavera del Botticelli: castità, bellezza e amore; una collezionate dedicata a una donna che emergente che ha preferito il tulle nei colori bianco, rosa e lilla; Giuseppe D’Urso, nato a Genova e spezzino d’adozione, si è ispirato all’alta moda degli anni ’50 e alla figura di Audrey Hepburn utilizzando la seta, il taftà e lo chiffon; Michela Tiberia De Giorgi, salentina di Copertino, ha proposto una collezione ricca di capi eco-sostenibili uniti ai tessuti pregiati quali il georgette, la pelle, il sughero e il tulle; Erasmo Fiorentino, santermano trasferito a Crema, ha proposto una collezione ispirata al diamante; Cristina Marrone di Cagliari ha disegnato abiti per una donna sofisticata, elegante, sicura di sé, amante dei dettagli con un pizzico di vintage anni ’50 e infine Luca Tomassoli di Gubbio si è ispirato alla magia del cinema in bianco e nero presentando una donna femminile, sexy e mai volgare. Due le giurie, una tecnica e una giornalistica e della comunicazione, che hanno avuto il compito di scegliere la migliore collezione presentata dalle modelle.Tra gli altri, hanno partecipato alla serata il ballerino Eugenio Di Giovanni, che ha regalato al numeroso pubblico la sua performance per la presentazione del film “Niccolò Macchiavelli il Principe della Politica”, che uscirà nelle sale cinematografiche nel 2013 in occasione del 500°anniversario della stesura dell’opera del Macchiavelli e la vincitrice della terza edizione del Premio Moda Città dei Sassi Anna Mattarocci, che ha presentato una collezione dark ispirata alla saga di Star Wars. Straordinaria la collezione di Claudia Ferrise con le testescultura di Giuseppe Fata. Gran finale con l’abito bianco disegnato da Roberto Guarducci, un omaggio a tutte le donne che hanno partecipato all’evento. Sul Premio Moda città dei Sassi 2012, ideato dall’agenzia Publimusic di Sabrina Gallitto in collaborazione con il direttore artistico Enzo Centonze è calato quindi il sipario, con l’auspicio espresso dagli organizzatori di offrire un evento ancora più suggestivo nell’edizione 2013 scegliendo il magico scenario di piazza San Pietro Caveoso, nei Sassi di Matera.Armando Terribili per aver realizzato la prima Accademia Virtuale di Moda e Costume a supporto dei giovani stilisti e per il suo costante impegno nella divulgazione della cultura dell’eccellenza del lusso e dell’eleganza. Altri ospiti il ballerino Eugenio Di Giovanni, il regista Lorenzo Raveggi, le attrici Marzia Pissilli e Annarita Del Piano ed infine la vincitrice della 3^ edizione del Premio Moda Città dei Sassi Anna Mattarocci. a cura di Publimusic

da destra: Giuseppe Fata, Eugenio Di Giovanni e lo stilista Erasmo Fiorentino

Sabrina Gallitto Da sinistra: Valeria Mangani, Erika Gottardi, Armando Terribili, Valeriana Mariani, il Presidente di Giuria Franco Ciambella, Federica Balestra ed il compagno.

da sinistra Michele Miglionico e Armando Terribili

L’abito bianco di Roberto Guarducci

Federica Balestra

da sinistra Roberto Guarducci, Erika Gottardi, Armando terribili e Giuseppe D’Urso

il Sindaco Salvatore Adduce e Valeria Mangani

L'importanza di certe manifestazioni risiede soprattutto nella possibilità che viene data ai giovani fashion designers di confrontarsi realmente su una ribalta spettacolare "la passerella" e di mettersi in gioco nel concorso con altre espressioni creative diverse dal loro quotidiano, è sicuramente un modo fondamentale di arricchire la propria esperienza e crescita professionale che diversamente rimarrebbe relegata in mondi privati di alta intensità emotiva e creativa ma lontani dai circuititi mediatici e nazionali. Per questo accetto sempre di promuovere con la mia presenza questo tipo di iniziative, facendomi testimonial di situazioni importanti per far crescere l'humus creativo del nostro paese. Franco Ciambella

Franco Ciambella e Enzo Centonze


SOGNANDO il ballo dei Re Nobiltà d'animo e di status a Palazzo Ferraioli.

Le meravigliose sale di Palazzo Ferrajoli hanno aperto le porte ai più autorevoli rappresentanti della nobiltà, delle istituzioni e della cultura. Centocinquanta illustrissimi ospiti per far rivivere un meraviglioso evento ispirato al Ballo dei Re che si tenne a Napoli, a Palazzo Cassano, nel 1960. “Sognando... il ballo dei re”, è stata una celebrazione in grande stile per rievocare i fasti di cinquant’anni fa, quando l’Italia assaporava il gusto della rinascita. “Una realtà ben diversa dalle difficoltà dei nostri giorni, ma è proprio per questo - secondo Sara Iannone, splendida ideatrice e organizzatrice dell’evento che è stata recentemente insignita del prestigioso “Premio Internazionale Donna di Successo” A.E.R.E.C. ( Accademia Europea per le Relazioni Economiche e Culturali) - che non potrebbe esserci momento migliore per far rivivere il gran Ballo, come buon auspicio per il futuro dell’Italia e come occasione per ricordare e recuperare quel coraggio e quella forza che

gli italiani hanno saputo dimostrare negli anni dopo la Seconda Guerra mondiale, trovando la via per ricostruire dalle macerie. Un inno alla bellezza e al piacere di stare insieme per ritrovare la gioia di vivere e la fiducia nel futuro”. Un simile evento non poteva non dedicare attenzione anche alla beneficenza. Nel corso di tutta la serata, infatti, è stato possibile sostenere un progetto del penitenziario minorile di Nisida partecipando a una speciale asta di oggetti preziosi, fra dipinti, bijou e diamanti, condotta da Camilla Nata. L’organizzazione dell’evento si è ispirata allo stile che caratterizzò il ballo nel 1960, richiamandone colori, profumi, suoni e sapori. Le sale e tutto il palazzo

sono state ornati da composizioni floreali realizzate, proprio come allora, con rose, dalie, gladioli, orchidee e garofani rosa. Anche il buffet, naturalmente in tema partenopeo, ha riproposto alcune prelibatezze di quel luculliano menu di Palazzo Cassano, dai fritti misti alla napoletana, ai bocconcini di parmigiana, ai ravioli di ricotta e pistacchi, al lombetto di Conte lardellato con olive taggiasche e cicorietta piccante, fino al trionfo di dolci realizzati da Vincenzo Mennella, pasticcere di fama mondiale di Torre del Greco, compresa la mousse di arance glacé in bastione. Il tutto servito ai tavoli, anch’essi rigorosamente apparecchiati in stile con tanto di Capodimonte, candelabri d’argento e petali di rose. La serata è stata accompagnata dalle meravigliose musiche dell’orchestra diretta dal maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli che dopo la cena ha aperto le danze eseguendo anche pezzi dal repertorio anni ‘60 dei Rockers con Peppino di Capri. E a ricreare la magica atmosfera di quell’epoca ha pensato il tocco scenografico creato degli abiti di molte signore presenti che hanno voluto indossare i vestiti di Luigi Bruno, come sempre attento all’esaltazione della bellezza femminile e che, per la

collezione di quest’anno, si è ispirato proprio alla donna anni ’50-’60. Tra gli ospiti erano presenti Francesco Serra di Cassano, erede del duca Francesco e della duchessa Elena ospiti della grande festa del 1960, e il marchese Giuseppe Ferrajoli che ha ospitato il Ballo di quest’anno, entrambi membri del Comitato d’Onore di “Sognando... il Ballo dei Re”. Hanno partecipato inoltre la principessa Doris Mayer Pignatelli, il principe Carlo Massimo, i coniugi Ruspoli, la marchesa Dani del Secco d’Aragona, la principessa Daniela Pacelli, l’onorevole Catia Polidori, Luciano De Crescenzo, il chirurgo Angelo Fusco il vicepresidente dell’Autorità Garante della Privacy Giuseppe Chiaravalloti, il prefetto Fulvio Rocco, Silvana Augero, l’Event Manager Anna Mariani e il Presidente di Donna Impresa Valeriana Mariani. L’evento è stato affiancato da un comitato d’onore composto dal marchese Giuseppe Ferrajoli, Francesco Serra di Cassano, il principe Guglielmo Marconi Giovannelli, la principessa Elettra Marconi Giovanelli, l’ambasciatore di Monaco Antonio Morabito, l’ambasciatore d’Austria Christian Berlakovits e da un comitato promotore con, tra gli altri, Lucilla Vitalone, Betta Scarpa e Miriam Ponzi.

un momento dell’asta di beneficenza

nobiltà d’animo e di status a Palazzo Ferrajoli

Valeriana Mariani e il principe Guglielmo Marconi Giovannelli l'orchestra diretta da Jacopo Sipari

da sinistra: Anna Mariani, Marco Venturoni, Sara Iannone e Valeriana Mariani

Sara Iannone, il marchese Giuseppe Ferrajoli, la presidente Mariagrazia Tetti, l'ambasciatore d'Austria Christian Berlakovits e la marchesa Dani Del Secco d’Aragona

Sara fotografata accanto ad un’opera del celeberrimo scultore Oliviero Rinaldi

il conduttore televisivo Alessandro Di Pietro con la moglie, lo stilista Luigi Bruno, la conduttrice Camilla Nata e il marito


ADRIATIC TROPHY 2012

ALL’INTERNO:

Sua maestà America’s Cup La sfida dell’ Adriatic Trophy

AMERICA cooming soon ’S CUP

[vela]

Paul Cayard ha ragione, Venezia per la vela diventerà come Monte Carlo per la Formula Uno. Nove giorni di vela, nove giorni di America’s Cup World Series a Venezia. Con la cerimonia istituzionale di apertura del AC Village in data 12 maggio si è in effetti

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dato ufficialmente il via alla kermesse che ha visto la città ospitare il più antico trofeo velico del mondo. Storia e tradizione incontrano tecnologia e innovazione. Binomi che hanno accompagnato tanto America’s Cup quanto Venezia che nei giorni della manifestazione si è resa protagonista di eventi, appuntamenti mondani, programmi culturali, feste e party. A rendere possibile l’evento, voluto dal sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, il supporto del comitato organizzatore VivereVenezia di cui fanno parte un pool di imprese private (Impresa di Costruzioni Ing. E. Mantovani Spa, Thetis Spa, EstCapital Group Spa. GLF – Grandi Lavori Fincosit Spa, Società Italiana Condotte d’Acqua Spa) supportate dalle aziende partecipate dal Comune (Vela spa, Venezia Marketing & Eventi spa, Casinò di Venezia spa, Actv spa, Venis spa, Veritas spa, Nicelli spa e AVM spa). Un format che ha consentito alla città di godere di un evento di portata mondiale in modo sostenibile, senza pesare sulle finanze pubbliche. Venezia ha dunque rappresentato uno scenario unico dove si sono dati battaglia i performanti e velocissimi catamarani AC 45: imbarcazioni così leggere e avanzate che pur scivolando rapidissime sull’acqua, non provocano moto ondoso. Uno scenario unico così come unici sono stati i campi di regata: il primo in mare, al Lido nel tratto davanti alla spiaggia di San Nicolò. Il secondo in laguna, tra Sant’Elena e il bacino di San Marco, con l’arrivo sistemato esattamente davanti alla piazza. Cuore dell'evento sono stati però l'Arsenale e i bacini di carenaggio: due location uniche che a partire dal 25 aprile hanno visto lentamente crescere il Village di America’s Cup. In sedici giorni l’intera area è stata attrezzata e trasformata nel cuore pulsante della manifestazione. Oltre al media center e all’esclusivo spazio Vip del Club 45 dedicato agli sponsor di America’s Cup World Series, un’esposizione griffata Louis Vuitton, il bar Moet & Chandon, lo store ufficiale firmato Puma con il merchandising, gli stand dedicati ai prodotti tipici a chilometro zero e il ristorante allestiti da Tino Eventi reduce dall’esperienza maturata nella tappa napoletana della kermesse velica e dai mondiali di golf e scherma in Sicilia. Un vero e proprio villaggio con spazi per la sosta, punti ristoro e animazione musicale per godere la vista dei 9 catamarani ormeggiati nella darsena grande in un contesto scenografico unico. L’Ac Village ha potuto contare inoltre di un palco d’eccezione, una torre galleggiante con maxi schermo che è stato lo “stage” principale per animare i vari momenti della giornata dove, fra le altre cose, venivano proiettate in modalità contemporanea le immagini dei catamarani in azione. Il pubblico ha avuto anche la possibilità di vivere un’esperienza senza precedenti, ovvero quella di visitare un’area poco conosciuta dell’Arsenale: i bacini di carenaggio, nei quali si sono potute ammirare le Team Bases, le basi tecniche dei team dove veniva effettuata la manutenzione dei catamarani proprio come se si trattasse dei box della Formula Uno. Questi, i team della tappa veneziana: Italia con Luna Rossa (due imbarcazioni); Nuova Zelanda; Cina con China Team; Corea con Team Korea; Svezia con Artemis racing; Stati Uniti con Oracle (due imbarcazioni).Una infinita moltitudine di click per farsi immortalare con lo sfondo della darsena vecchia popolata dai 9 catamarani AC45. Tra i più gettonati Piranha e Sworldfish di Luna Rossa. (aspettando il 2013).

Foto Tony Costa

circuito ORC Adriatic Trophy Quattro regate racchiuse in un unico circuito una serie di eventi collaterali di altissimo livello, consacrano all’Adriatic Tropy quella leadership della stagione per ciò che concerne la vela d'altura in Adriatico.

i team


Calipso IV di Piero Paniccia conquista la prima posizione del gruppo A aggiudicandosi la bellissima moto Ducati Monster in palio. Costantemente in testa alla classifica del gruppo B Pitamaha di renzo Grottesi dopo 12 primi posti si aggiudica lo Scooter Yamaha oltre un fantastico viaggio offerto da Estoril Viaggi e Turisanda. nella foto da sinistra: il titolare di O.M.M. Giorgio Nerpiti e Stefano Castori

nella foto: il titolare di Brosway Lanfranco Beleggia

Foto e grafica Roberto Saletti

Si è conclusa con grande successo una delle principali novità della stagione di vela d'altura in Adriatico: il Circuito Orc Adriatic Trophy” nato dall’idea di riunire, in un unico grande evento, quattro delle più importanti e prestigiose regate Orc dell’Adriatico. Grazie alla particolare formula del circuito, le 30 imbarcazioni di altissimo livello competitivo, si sono trovate a sfidarsi su diversi campi di regata oltre che ovviamente in diverse condizioni metereologiche: a Pescara, 12-13 maggio, a San Benedetto del Tronto, 26-27 maggio, a Civitanova Marche, 9-10 giugno e ad Ancona, 16-17 giugno. Premiata l’abilità tecnica e la costanza nella partecipazione che hanno consentito di ambire ai prestigiosissimi premi in palio. La coordinazione del circuito è stata affidata ad Anna Mariani e Stefano Castori, organizzatori dell’ITALIAN CUP di Civitanova Marche, regata velica di pluri-consacrata fama che da oltre 13 edizioni conferma la propria la leadership creativa grazie al vincente connubio vela agonistica e mondanità degli eventi a terra. Lo stesso format che, esteso a tutte le tappe del circuito, ha visto accogliere i team, al rientro delle ripetute performance consumate in acqua in ogni giornata di gara, con effervescenti Cocktail Party Martini-Bacardi ed Heineken oltre alle consuete degustazioni enogastronomiche a base di prodotti e piatti tipici dalle riconosciute qualità organolettiche ed agli eventi di intrattenimento tra i più suggestivi e inusuali, tra cui: sfilate di moda a tema, Bike Wash ed i griffatissimi Body painting pensati al fine di onorare le aziende sponsor. L’ambizioso progetto che è stato possibile grazie alla sinergia dei circoli velici coinvolti, ovvero il Club Nautico Pescara, il Circolo Nautico Sanbenedettese, il Club Vela Portocivitanova, S.E.F. Stamura e l’Ancona Yacht Club, ha visto il preziosissimo sostegno della BROSWAY, della O.M.M. officine minuterie metalliche, di TURISANDA e, non certamente ultima, ESTORIL VIAGGI che si è resa protagonista di regalare un sogno: un bellissimo viaggio nel mar Rosso. Il successo della manifestazione è frutto dall’entusiasmo e delle sinergie instaurate tra tutti gli “attori” che hanno animato l’evento, a cominciare dagli equipaggi che si sono distinti, al di là delle ovvie capacità tecniche, per il grande senso cameratesco a terra rendendo gli intrattenimenti un modo per condividere l’esperienza con sano spirito competitivo in perfetta sintonia con la mission del progetto che si fonda su sentimenti sinceri che vogliono, e meritano, di essere perpetuati. Confidando nel medesimo entusiasmo anche per il futuro, non possiamo non attendere con trepidazione la prossima edizione. Intanto, il sito ufficiale del circuito: www.adriatictrophy.com. ci consente di vivere, anche da casa, l’emozione della competizione.

Chiara Andrenucci team Float-on


ROLEX SWAN CUP & SWAN 45 WORLD CHAMPIONSHIP

dal 10 al 16 settembre 2012 Porto Cervo • Yacht Club Costa Smeralda Porto Cervo ospita le prestigiose barche del cantiere Nautor.

CUTINI

ASSEMBLAGGIO e MONTAGGIO CALZATURE

2 settembre 2012 Porto Cervo • Yacht Club Costa Smeralda

FESTIVAL DE LA PLAISANCE CANNES 2012. Heineken&Martini

Adriatic Trophy fashion party

dal 11 al 16 settembre 2012 Ventimiglia • Cannes Il Festival de La Plaisance apre anche la stagione dei saloni nautici.

MONACO YACHT SHOW 2012 dal 19 al 22 settembre 2012 Il prestigioso Salone di Monaco.

52° SALONE NAUTICO

Il prossimo ottobre si rinnova l'appuntamento con la nautica internazionale. Genova Salone nautico internazionale con 2000 imbarcazioni e 1300 espositori

SALON NAUTIQUE INTERNATIONAL DE PARIS 2012.

dall'8 al 16 dicembre 2012 Parigi Il salone francese si distingue per la presenza della vela e dell’editoria dedicata al mare.

Via Ancona 128_Porto Sant’Elpidio_mobile 338.8936043_mail:antollonialessandro@alice.it

MAXI YACHT ROLEX CUP & MINI MAXI WORLD CHAMPIONSHIP PORTO CERVO 2012


LUOGHI

IN OMAN simposio internazionale d’arte

a cui hanno partecipato diversi noti pittori e scultori nel contesto del programma Muscat Capitale Araba del Turismo 2012. Ad organizzarlo, il Ministero del Turismo dell`Oman. “L’evento si è rivelato un interessante incontro tra vari creativi provenienti da diversi continenti e gli studenti della locale università i quali, dall’iniziale confronto basato essenzialmente sullo scambio di opinioni e tecniche, si sono trovati a condividere un’esperienza umana che è andata ben oltre la pura esperienza didattica. Fra gli artisti si sono intrecciate forti relazioni amicali, ciò a dimostrare senza ombra di dubbio, il molteplice valore comunicativo dell’arte; il tutto grazie a una perfetta organizzazione sotto l`egida della direttrice omanita di Nadira Mahmoud, dell’ artista iracheno Ali Rashid e la preziosa collaborazione del Ministero del Turismo, il quale ha supportato mediaticamente l`iniziativa con tre televisioni e diversi organi di stampa sia in lingua araba che in inglese. L` “International Hotel” ha ospitato gli artisti facilitandone il lavoro creativo consentendo la libera fruizione di due grandi spazi: il giardino e il parcheggio. Le opere create durante il simposio andranno ad arricchire i locali del nuovo Ministero del Turismo, le sculture create nel locale marmo verranno posizionate invece in punti urbanisticamente strategici di Muscat, una città interessantissima nella quale convivono le vestigia del passato e le più interessanti soluzioni architettoniche dove in cui il bianco regna incontrastato. Una città che si presenta estremamente pulita ordinata con un traffico a misura umana posizionata sull’Oceano Indiano e difesa da poderosi bastioni che ricordano la storia e il suo passato Portoghese con un porto sempre pieno di navi da crociera e da un bazar dove, fra odori di spezie, mirra ed incensi vari, si possono anche acquistare gioielli e perle naturali, preziosi tessuti e più economici souvenir. La cucina è araba speziata quanto basta con odori che richiamano aromi africani sicuramente ereditati dai secolari contatti con Zanzibar già colonia omanita. Lungo la costa pesce freschissimo e aragoste a volontà! Intorno a Muscat il deserto è intervallato da oasi con pittoreschi villaggi e paesaggi mozzafiato con un clima asciutto anche se con temperature elevate e non afose e notti fredde. Il deserto è meta di un turismo internazionale che ama le escursioni e locale che rifugge nei mesi estivi l’umidità della costa. Paese estremamente civile abitato da un popolo cordiale laborioso e molto ospitale, governato da un oculato Sultano molto amato dal suo popolo che è stato capace di traghettare in 30 anni un paese di pescatori e pastori in una nazione moderna mantenendo e preservando le tradizioni. Cosa assolutamente degna di mensionare è … che qui non si pagano le tasse nè l`iva … è forse l’unico paese al mondo dove non esistono i commercialisti… che questa sia l`arabia felix di antica memoria? “ Testo elaborato dall’ insigne Maestro Paolo Sistilli: un narratore di colori… e odori.

caravana spagna Juan Morante

olanda Paolo Sistilli

italia Piergiorgio Asuni

GLI ARTISTI, I GIORNALISTI E SCRITTORI CHE HANNO PARTECIPATO AL SIMPOSIO: Beata Rostas (Hungary), Ara Azad (Lebanon), Paolo Sistilli ( Italy/ Netherlands ), Nasser Hussien (Syria), Fernando Barrionuevo (Spain), Ali Rashid (The Netherlands), Zhao Li (China), Munir Hanoon (Spain), yoshin Ogataa (Japanese live in Italy ), Samar Mogharbel (Lebanon), ali youssef Alwan (Danmark), Petre Petrov (Bulgaria), Olu Amoda (Nigeria), Ahmad Bazoun (Lebanon writer), Barbara Schumacher (Germany) Jornalist.

regno arabo saudita Abdullah Al-Othman

italia Raffaele Iommi

italia Sandro Bartolacci

Esposizione internazionale di arte contemporanea al Castello della Rancia, Tolentino

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summer rubrica a cura di Bruno Romano Baldassarri nella foto con Alan Sorrenti

A

2012

rrivare al diciannovesimo numero ed essere ancora qui a raccontarvi la notte, come cita una nota pubblicità, non ha prezzo!. Bene ragazzi .... pronti per un'altro viaggio? Con chi? Ovviamente in compagnia di Jack, vagando in cerca di news da proporvi. Un happy-tour guidato nell'era postmoderna portando con noi l'elettrico ed il funky/soul. In questa torrida estate ... tutto viene avvolto e assorbito da una voglia di trovare refrigerio vivendo fin oltre le prime luci dell’alba! ... ah! si, la notte ... che tutto cela e rende diamantino ... dove la rabbia si trasforma in voglia di vivere il buio come fosse l’ultimo, in un tourbillon fashion fatto di luci, colori e note che fanno da sfondo al grande palcoscenico della vita ... e noi... come le stelle noi ... eroi di un sogno ... good star people ...

BELLAVITA summerfashion

byCAPTAINJACK.it

a long hot

singer

extra

&deejay

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NAPOLI - ITALY

Alla ricerca della musica eterna

nelle foto Alan Sorrenti: a destra con Marcos & Jack _ sopra con Fabio Senzacqua titolare Le Gall _ sotto da destra con Valeriana Mariani, Anna Mariani e Betty Squadroni

Alan Sorrenti

singer

Tra le poderose fauci della notte abbiamo incontrato Alan Sorrenti, un artista che ha cercato di estrarre un sound nuovo, distinto, ben diluito, che scivola via alla comprensione di chi lo ascolta alla prima e si rinfila nei sotterranei intellettuali di una produzione a lungo meditata che si sostanzia delle sue particolari qualità vocali, del suo essere unico nell’approccio innovativo con lo strumento voce, una pecularietà che è riscontrabile in pochissimi altri cantanti. Dall’onda inoltrata che calma le acque in tensione, alla tempesta di contrasti in accordo che sbatte contro le sfumature di una più leggera fruibilità, i suoi racconti fatti suono sono ormai qualcosa che s’aggira nell’aria e che in qualsiasi momento potrebbe venirti a trovare. Ci ha suggerito di cercare l'origine della vita nelle stelle, in un testo che nel suo solo apparentemente semplice refrain cela il grande mistero della vita che viaggia a cavallo fra le pionieristiche intuizioni della scienza naturale materiale di Charles Darwin e quelle di Edgar Cayce: esploratore dei luoghi intimi della mente e dello spirito che mise in rilievo la supremazia del mondo invisibile che si trova dietro ogni realtà materiale. “Come le stelle noi …” noi, intesi come Essenza ... noi che arriviamo da diverse parti dell'Universo, che scegliamo di incarnarci per un compito evolutivo e attraverso

l'esperienza umana portiamo avanti il nostro seguire eventi che ci appaiono a volte bellissimi, a volte tremendi. Anime che scoprono e sperimentano. Anime che viaggiano nel tempo. Anime che attraverso il Corpo e la consapevolezza di esso possono far vivere l'essenza nella materia e sperimentare l'Amore terreno che un giorno si unirà necessariamente all'Amore Universale, complementari e inscindibili per loro stessa natura. Ciò a dimostrare che ci troviamo dinanzi a un intelletto libero da riflessi o canoni dottrinali, da un sentire scritturale, da una coscienza timorosa o dal senso del "giusto". Anche la purezza dei suoi componimenti altro sembrerebbe non evocare che l'uomo stesso, il suo vibrare carnale e l'impeto curioso di una mente che è al contempo ragione e anima, sangue e Spirito: un rito ancestrale di unione tra l'uomo e il Creato, in grado di trascendere la comune percezione sensoriale… un denso cenno emotivo contenuto in un battito lento che continua a suonare a distanza di un’origine lontana, perché, per chi non se ne fosse ancora accorto, Alan è già divenuto leggenda. L’essere e l’esser percepiti… L’essere e l’essere percepiti sono come vedersi da dentro, essere capaci di leggersi, e da fuori come in uno specchio. All’interno ho sviluppato


una coscienza che mi osserva, mi consiglia e cerca di guidarmi, all'esterno l'immagine allo specchio non sempre è quello che vorrei vedere. Sebbene le possibilità che come mi vedo io e come mi vedono gli altri possano combaciare sono rare, mi sforzo sempre di comunicare quello che sono. Mi piaceva approfondire il concetto di “Aria”, nome che ha dato vita al tuo primo, straordinario, album tra i quali spiccano musicisti di eccezione. Aria, che sappiamo essere il nome della donna amata (qualora ovviamente si ritenessero attendibili le fonti di informazione da cui abbiamo appreso la notizia), rappresenta anche fra tutti gli elementi, quello più sottile, in quanto invisibile: non può essere afferrata e trattenuta. L’aria è lo spazio intangibile che avvolge e permea l’intero universo, l’invisibile che respiriamo, perciò è l’energia vitale senza la quale non ci sarebbe la vita. Rappresenta la linea di demarcazione tra la terra e il cielo, cioè il punto di contatto tra la spiritualità e la materia. L’aria rende rigogliosa e fertile la natura. A livello simbolico unendo i principi dell’umido e del caldo si genera l’aria, che perciò ha le qualità di ciò che è asciutto, leggero e mobile ed è raffigurata dal cerchio nel cielo. Geometricamente l’aria è rappresentata da un triangolo equilatero con vertice in alto, sbarrato orizzontalmente. Come punto cardinale indica l’est. Come stagione indica invece la primavera … E’ appropriato allora che si percepisca questo album quale sinonimo di rinascita anche artistica? Aria fu definito da qualcuno “un orgasmo cosmico” ed ancora oggi penso che sia la definizione più sintetica ed esauriente che include tutte le definizioni per altro esattissime che hai elencato ma non era rivolta ad una donna amata che tra l'altro allora era solo un miraggio ma diciamo pure che la visione del tipo di donna desiderata si trasformava gradualmente durante il viaggio immaginario e mistico in sensualità, mistero, estasi, forza vitale ed infine in solitudine romantica. Naturalmente queste cose durante la composizione non le ho mai pensate ma semplicemente viste.... io ero lì.

L’amore, ah ... l’amore. Sebbene gli esseri umani si sostenga non siano in genere sessualmente monogami, si ritiene tuttavia che siano “emozionalmente” monogami: possono amare (romanticamente) una sola persona alla volta. Il tuo “tu sei l’unica donna per me” sembrerebbe confermarlo … Assolutamente d'accordo con te ... l'amore comunque si rivela solo se si va oltre le fasi dell'estasi iniziale. Chi è Eros? L'erotismo è un dettaglio, un movimento, una fragranza, un'angolazione, un'attenzione senza la quale l'atto dell'amore è senza gusto o meglio non lascia un retrogusto. Chi e come ha influenzato la tua musica? A quale dei tuoi brani sei più legato, e perché? Londra e il vento creativo che l'attraversava agli inizi degli anni '70, dai Beatles ai gruppi progressive come King Crimson, Traffic, Family e alla musica intima di Leonard Cohen e il blues di Van Morrison ma ne potrei ricordare altri. Chi invece mi ha indicato con la sua voce un modo di sperimentare la mia è stato Tim Buckey, artista californiano scomparso a metà degli anni '70. Le canzoni a cui sono legato in questo momento sono quella che sto scrivendo. Di quelle che ho scritto ogni tanto ne salta fuori qualcuna e mi dico: “ah! … mi ero dimenticato di te” allora me la riascolto e mi riappassiona. E' capitato recentemente con “E tu mi porti via” che sto ricantando in concerto e qualche tempo fa con “Angeli di strada” da un mio album alquanto sconosciuto che ha lo stesso titolo. Sono molto grato a “Figli delle stelle” sebbene sia una canzone che eseguo sempre, perchè riconosco che scrivendola ho colto l'essenza della vita e averla trasmessa a tutti. Inoltre il messaggio si rinnova nel tempo anzi forse oggi assume un significato ancora più importante, di unità e superamento dei conflitti, se comprendiamo che apparteniamo tutti ad solo universo. Ma nel tempo forse quella che resiste di più affettivamente è "Vorrei incontrarti" da Aria, forse perché esprime quello spirito di ricerca sempre vivo in me. A che cosa serve la ragione, a parer tuo? O.. più precisamente, a

chi serve? Non so esattamente cosa intendi per ragione ma per non addentrarmi in materia filosofica credo che per certi versi un aspetto importante della ragione è il buon senso che però paradossalmente è uno degli elementi più assenti oggi nella società. “Vorrei incontrarti” sembrerebbe essere dedicata ad una donna che non hai mai incontrato, se non nel tuo immaginario. Una donna che forse stai ancora aspettando e auspichi di incontrare da qualche parte, prima o poi. Ovunque si celi. Il riferimento all’uscita della fabbrica, quale ipotetico luogo d’incontro sta a

inadeguato, sempre, se messo in parallelo alla perpetuazione di un sogno… se defraudato dalla sua magnificenza ideale. E’ così, Alan? L'amore non può essere disgiunto da un percorso spirituale di coscienza, le due cose dovrebbero crescere insieme migliorando l'uno le qualità dell'altro. Solo così l'amore si trasformerà continuamente influenzando l'aspetto fisico, mentale e romantico. Il problema non è quindi che il rapporto fisico sminuisce l’ideale romantico ma piuttosto che questi elementi sono tutti parte dell'amore e quindi devono volare insieme ... ed allora l’amore diventa un working progress dinamico. Non si vede bene che col cuore, l'essenziale è invisibile agli occhi.

Parliamo di “mete”, Alan. Tutti ne abbiamo, o comunque tutti pensiamo di averne… o ci illudiamo di averne. Secondo Aristotele la meta è quella scienza che si occupa di realtà successive quelle fisiche nel senso della conoscenza. Infatti prima l'uomo conosce le realtà che gli stanno attorno (quelle fisiche), e solo successivamente si occupa di quelle più distanti da lui. Aristotele chiama questa scienza principalmente "filosofia prima" perché considera le cause prime della realtà e perché offre la giustificazione o la difesa dei primi principi di conoscenza, necessari ad ogni altra scienza. Oppure? Recentemente Aristotele sta entrando spesso nella mia vita e dovrei a questo punto approfondirne la lettura. Noi abbiamo bisogno di obiettivi per migliorare la qualità dei nostri desideri, provare la nostra fede ed avvicinarci all'illuminazione. Gli obiettivi sono legna da bruciare per produrre combustibile per il nostro motore di ricerca interiore. Il principio buddista “Bonno soku bodai” significa “I desideri terreni sono illuminazione” quindi è impossibile sradicare i desideri dalla vita perché se così fosse non avremmo più vita. Ma cos’è l'illuminazione? E’ una condizione di assoluta felicità, vero io, libertà e purezza, che non dipende dalle condizioni esterne, quindi il fine ultimo degli obiettivi è di riattivare in noi questa condizione, in questo senso anche le esperienze più brutte possono servire. Ad un certo punto del mio percorso, a metà degli ani '80, questo principio buddista mi ha aperto la mente e da allora ho abbracciato “Il vero buddismo di Nichiren Daishonin” e la Legge Mistica di Nam Myoho Renge Kyo, (www.sgi-italia.org/index.ph Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai) che ha trasformato la mia vita. C’è qualche artista che apprezzi particolarmente e con cui ti piacerebbe aprire una collaborazione? Naturalmente tanti, ma vorrei maggiormente aprirmi ai giovani artisti, invitarli nel mio nuovo progetto e dare loro una vera possibilità di esprimersi. Progetti futuri. E' un momento particolarmente intenso per me questo 2012, è una sfida. Sto ultimando la scrittura dei titoli del mio nuovo progetto dove la sfida consiste nell'unire tutti i mondi che ho attraversato in ognuno dei quali ero me stesso ed adesso è tempo di annullarne i confini.

significare, forse, che il tuo cuore è aperto a chiunque. Chiunque, purchè abbia la capacità di risvegliare le tue emozioni e di perpetuarle nel tempo. Poco importa il dove e il come… il per sempre, fa la differenza. Il problema è che la bellezza e la purezza di un amore ideale mal si coniugano al repentino logorarsi delle cose terrene che perdono di intensità e di fascino nel loro svolgersi quotidiano. Già il solo ripetersi di una cosa: una carezza, un bacio, piuttosto che il fare l’amore.. lacerano inesorabilmente la bellezza di un amore miticizzato riconducendolo ad una condizione terrena.. e dunque imperfetta. Il piacere fisico, per quanto anche appagante è insufficiente ed

le acclamava vistosamente. Le Muse chiesero pertanto a Zeus di metterlo in cielo, dove lo vediamo nell'atto di dare una ostentazione della sua abilità di arciere. Davanti alle sue zampe anteriori c'è un cerchietto di stelle che secondo Igino rappresentava una ghirlanda gettata via da qualcuno che stava giocando. Codesto cerchietto di stelle si sostiene sia la costellazione della Corona Australe. La freccia a cui si assimila il Sagittario sarebbe pertanto la sintesi dinamica dell'uomo che vola attraverso la conoscenza, verso la trasformazione da essere animale in essere spirituale. Nell’uomo Sagittario la potenza ignea diviene quella purificazione spirituale

foto di Francesco Costa, interviste realizzate al Le Gall oui c’est moi _ Porto San Giorgio

Un commento. Il piccolo principe insegna ... Sappiamo realmente cosa ci fa davvero felici? La maggior parte delle volte no, ecco perchè bisogna farsi guidare dal cuore e non dagli occhi. Una leggenda: Crotus, figlio di Eufeme, la nutrice delle Muse, che erano nove figlie di Zeus. Secondo il mitografo latino Igino, il padre di Crotus era Pan, il che conferma l'opinione di Eratostene che dovesse essere raffigurato come satiro piuttosto che come centauro. Crotus, che escogitò l'arte del tiro con l'arco, di sovente andava a caccia a cavallo. Abitava sul monte Elicone fra le Muse, che gradivano non poco la sua compagnia. Cantavano per lui e lui

delle illuminazioni dello spirito, delle ascese interiori attraverso cui l'istinto e l'ego superano in una trascendenza, verso il sovrumano. Figli delle stelle… non a caso. E poi? ... E poi ti accorgi di essere solo in quel volo e a quelle altezze e che vorresti essere invece in uno sciame di rondini e volare insieme. Allora decidi di far risplendere il sole nella gente ed è questa oggi la mia storia. Se ci fosse la macchina del tempo, che consentisse di ritornare ad un periodo della tua vita, quale sceglieresti? Mi piacerebbe ritornare al tempo dei Sumeri, dei Maya o di Atlantide. A quel tempo credo quelle civiltà avessero contatto frequente con altre civiltà extraterrestri perchè si difendevano meno e credevano di più.


voice& singer Sharon Mai è senza dubbio alcuno la Vocalist Performer emergente che più si è fatta notare all'interno della scena House. Note vocali straordinariamente flessibili e dalla femminilità spiccata a tratti “black”, che si ergono a performance per nulla comuni, quelle che l’hanno consacrata in cima alle hits internazionali con il suo “Destinazione Calabria”, presenza scenica magnetica. Cosa manca? Solo la sorpresa di ascoltarla mentre si esibisce in un deejay set fantasmagorico … come quello griffato Merli Entertainment che l‘ha accolta al “Le Gall” e che ha lasciato il segno, ovviamente in positivo.

nella foto: Sharon May & Bruno Romano alias Jack

Nome o Alias? Nome. Il mio …. quello reale: Sharon May … Anno di nascita …? Professionale, sott’inteso. 1986 … a Pinerolo provincia di Torino. Italia o Olanda? Italia … senza alcun dubbio. Interessi? Oltre la musica, mi interesso di animali, amo viaggiare …. meglio se sono viaggi tracking …. avventurosi …. del tipo ”turista fai da te” …. quelli non organizzati, insomma. Non da sola, magari con una amica … ed il resto si fa strada facendo … e poi, relativamente all’aspetto meno ludico dell’esistenza, diciamo che il mio impegno è profuso nei confronti di quelle attività sociali che si pongono il fine della salvaguardia dei diritti umani. La parte migliore del tuo corpo? Il naso …. Quella peggiore? La ciccia … (sorride maliziosa quasi a far sberleffo

della sua invidiabile forma fisica) Sei felice o meglio che cos’è per te la felicità? Io in generale posso dire di essere felice. La felicità comunque, secondo il mio modesto parere, è il percorso che si fa nel raggiungere degli obiettivi ….. il percorso che si fa anche cadendo e rialzandosi tutte le volte più forti, più coraggiosi e maggiormente consapevoli. Un aspetto della felicità è senza dubbio anche il realizzarsi …. Il percorso alla realizzazione dei propri desideri, sebbene pure a volte arduo e faticoso, mantiene viva quella tensione che ti consente di assaporare intensi attimi di felicità, fra una caduta e l’altra. C’è uno straordinario senso di appagamento nel rialzarsi, simile, se non addirittura parallelo, alla felicità nel raggiungimento di un sogno: la vita è scandita da tappe. Fidanzata, convivente o peggio … sposata (parlo da sposato)? Convivente …. Hai mai tradito? No mai …. anche perchè prima di convivere sono stata da sola (single) per 14 anni e mi son tolta qualsiasi voglia ….. (la risatina maliziosa di Sharon mi pone il divieto di indagare oltre) Sei stata tradita? Non che io sappia …. ma sicuramente si. Pensi che sia stata tanto fortunata da trovarli io tutti gli uomini onesti? A che età il primo bacio? Il primo bacio è stato dato in prima elementare, anche se innocente perché sulla guancia …. però molto emozionante che io ricordi… pensa.. eravamo nascosti dietro un maggiolone azzurro fuori dalla scuola… Lui, come si chiamava? David …. ma la cosa più divertente è che il mio fidanzato attuale si chiama appunto con lo stesso nome: Davide. Coincidenze della vita. Preliminari o subito al sodo? Preliminari …. sicuramente si. Riscaldano l’ambiente.. Sono importanti??? Eh, si … certamente. La parolaccia che dici più spesso? Tranquilla nel dichiararlo.. io sono ben lungi dall’applicare la censura.. Cazzo ….. Anch’io (sorriso di placet). E quella che ti rivolgono più spesso invece? Mi dicevano “Stronza” ... nel tempo però penso di esser migliorata … oggi me lo dicono molto meno … Un tuo pregio? Forse … l’umanità. Il tuo difetto più evidente? L’impazienza. La tua canzone del cuore? Ci devo pensare … sai Jack … io amo

talmente tanto la musica che… uhm vediamo … se devo proprio sceglierne una … non ho dubbi su: “Since i be loving you” dei Led Zeppelin (sulla mia stessa lunghezza d’onda … la mia generazione è cresciuta come dire … a pane e Led, Le dico fiero). Una canzone ancora da scrivere …. melodia …. Ritmo.. oppure? Io sono in un momento della mia vita dove ho tanta voglia di cambiamento. Voglia di cambiare sostanzialmente genere … sai, sono nata e cresciuta con il rock nelle orecchie … che le circostanze poi mi abbiano portata verso la house music... sono circostanze, appunto. L’ house ha nel suo DNA tanto ritmo ripetitivo … ma ritengo che con il passare degli anni sta acuendo questa caratteristica a scapito della sua componente melodica …. peccato. Io invece vorrei tornare alla musica con la “M” maiuscola …. quella in cui il ritmo ossessivo non ricopre la parte principale di un pezzo. Raccontaci un aneddoto divertente capitato durante le tue esibizioni… Mi è accaduta una cosa molto divertente da giovanissima… quando ancora ero la corista degli Africa United, ricordo di essere stata chiamata a fare un concerto di apertura …. ed è stato proprio in quell’occasione che, nel mentre io e il cantante ci giriamo verso il batterista che ci dava il quattro (slang musicale) con le bacchette, che mi saltano su le bretelle… palese che quell’episodio abbia immediatamente scatenato le risa collettive, tanto da non riuscire ad interpretare tutto il primo pezzo. Le risa, indomabili, avevano fatto sì che ognuno di noi non riuscisse a riacquistare sobrietà.. La tua esperienza professionale più significativa? Un’esperienza che ha segnato una tappa importante della tua carriera di singer.. Sicuramente l’aver scritto ”Destination Calabria” che è poi la canzone diventata famossissima … diventando un “cult della musica house”… grazie ovviamente anche alla magistrale interpretazione di Alex Gaudino e Crystal Waters. Tutto questo sicuramente mi ha aperto le porte … mi ha permesso di diventare una housesinger a livello internazionale. Ti hanno imbarazzata queste domande? No. Ti è piaciuta l’intervista? Si. Ti piaccio io? Si …. a pelle si … (Bella e furba… si può mai dire ad uno che ti intervista che non ti piace? Ah, le donne!! E’ proprio vero ... ne sanno una più del diavolo…)

foto dI Giacomo Mario Perotti by Riviera Cool ed interviste realizzate al LE GALL oui c’est moi Porto San Giorgio _ ITALY

Sharon May Linn intervista esclusiva a


intervista esclusiva a

Massimiliano Zerbini

Chicco Mc

voice

Una notte come al solito super fascinosa quella allo Zen Club di Porto San Giorgio in compagnia di Chicco, il poliedrico, acclamatissimo vocalist che riesce, come pochi, a trasmettere al suo pubblico quella voglia di divertimento che è lo spirito guida del suo life style. Oggi possiamo incontrarlo nei Best Club di tutta Italia, come il Chicco Voices: Sali e Tabacchi, Toqueville, Banus, Milionaire, Club21, Sesto Senso, Papeete, Villa Papeete, Folies de Pigalle, Babaloo, Le Gall e tanti altri ancora. Tanto per farsi un’idea del suo talento possiamo ricordare che Chicco ha lavorato nel mitico “Folies de Pigalle” di Parigi e, come se non bastasse, ha ritirato il prestigioso riconoscimento riferito agli operatori del mondo della notte “Babaloo Award 2005” come miglior vocalist … beh, che dire … CHICCO incontra settimanalmente un pubblico che ammonta nel suo insieme a quasi 10 mila persone. Numeri che lo rendono, gioco forza, un personaggio dalla grande visibilità. Stanotte però è con noi...

nella foto: Chicco Mc & Gianluca Jay allo Zen Club Royale Suite

Il tuo eros è mare, montagna o campagna? Sicuramente il mare. Dimmi il perché? Innanzi tutto perché mi ricorda sempre l’estate che è la stagione più bella delle quattro … il periodo dell’anno in cui posso stare libero e mi sento libero. Sesso: sei corpo o anima? Tutte e due. Qual è il tuo quoziente di infedeltà? Dipende.. se intendi solo ed esclusivamente per il partner diciamo pure che la media è di essere molto, ma molto fedele. Per quanto riguarda invece tutto il resto …. potrei … si tradire … Il primo approccio con una donna… Sono molto timido … e non si direbbe per via del lavoro che faccio. È la donna nel mio caso che effettivamente fa il primo passo. Ovvio che ci sia un gioco di sguardi, di seduzione gestuale … ma in realtà faccio fatica a capire quando è il momento … quindi è più la donna a dire …. “vengo io da te, non ce la faccio più ad aspettarti” (le sue risa fragorose a chiudere il commento mi fanno intendere che, forse, al di là del fatto che Chicco sia realmente timido, giocano a suo favore che sia un professionista molto affermato e un bel ragazzo … per cui può permettersi di restarsene in attesa …) Qual è la canzone della tua vita? Non credo di averla perché ce ne state tante che hanno avuto una parte importante in spezzoni della mia vita, quindi non voglio esprimere una preferenza in particolare … ovvero dare un’importanza ad una anziché ad un’altra …. Il posto a cui sei più legato ? Posso dire la casa nella sua accezione di nucleo

familiare …. Il che non equivale ovviamente alla abituale residenza bensì al luogo dove risiedono le emozioni, la culla dei sentimenti. In questo momento ad esempio sto a Pavia con la mia fidanzata …. e sebbene dunque Pavia sia lontana dalla mia città di origine, Modena, mi trovo bene in questa nuova città, ciò a dimostrare che è proprio l’ambiente familiare che si forma prima ancora che il luogo in se stesso, ad essere determinante. Dal punto di vista professionale? Io sono un cittadino del mondo …. sia di giorno che di sera. Il mio lavoro mi porta ad essere in tantissime parti … mi piace e mi gratifica moltissimo a livello intimo il dialogo che ho con la gente, sia che le relazioni si consumino all’interno della mia vita professionale di voice, quanto nella realtà di tutti i giorni dove svolgo la professione di agente di commercio. In realtà sono uno zingaro … sto bene il qualsiasi parte. E il desiderio che vorresti realizzare? Un sogno che tieni ancora riposto nel cassetto … Farmi una bella famiglia … Raccontami un aneddoto divertente della tua vita professionale… Eheheh (sogghigna divertito)!!! Devo dirti …. che sono sicuramente gli episodi che mi hanno messo in difficoltà e dai quali poi ho cercato di venirne fuori …. con disinvoltura … sebbene anche qualora la gaffe fosse già stata ampiamente consumata…. come il chiamare il nome di un tavolo importante con un altro nome. Capita, eh, si capita … ed il bello è che quando questo accade la gente che saluto sta al gioco… magari lasciano solo trapelare stupore sulle loro facce come a dire “non hai capito nulla” … stupore conclamato sebbene non


verbalmente che è assolutamente indicativo ai fini della consacrazione della gaffe. Esercitare la memoria e lo spirito di osservazione dicono sia utilissimo… una bella scollatura presumo vada incontro ad entrambe … che dici? Direi che hai ragione, Jack (sorride)… una bella scollatura o un bel paio di gambe …. spesso ti fan perdere la memoria, diversamente però … Ci andresti a letto …. Con Oriano???? Sì, a patto che dormiamo in lettini separati (dallo sguardo mi sembrava alludesse ad una netta demarcazione con fil di ferro spinato tra le parti). Il tuo colore preferito. Il rosso. Con quante donne sei stato a letto contemporaneamente? Il desiderio e sempre stato di stare con tante contemporaneamente …. e soprattutto quello di fare bella figura …. ma in realtà è rimasta semplicemente una fantasia… Ti sei sentito in imbarazzo per queste domande??? No …. perché poi c’è una bellissima amicizia tra noi (pacca sulla spalla di rito)…. avresti potuto anche fare di peggio, a conoscerti. Quanto sei stato sincero? Cento per cento … giuro …. (fuori onda) Domanda ad Oriano ….. Ci andresti a letto con Chicco? Perché non ti ha detto che ci siamo già stati????? (E giù un fragore di risate dei presenti ...) foto ed intervista realizzate al CLUB ZEN royale suite PORTO SAN GIORGIO _ ITALY www.cinemacorto.net/NIBIRU/index.html

agosto 2012 il mercoledi

il sabato

cena spettacolo & dopocena

donna ingresso libero entro le ore 1.30

oui c’est moi

lungomare gramsci _ porto san giorgio

cinemacorto.net

aspettando Nibiru Un corto di TALBSTUDIO

Organizzatevi! La fine del mondo del 21 dicembre 2012 è sempre più vicina, o no?!?

“Con questo corto torniamo sulla vicenda della fine del mondo datata 21 dicembre 2012. Stavolta lo facciamo in modo più pratico e perfino educativo - ci dice Alberto Tarquini che ha scritto e diretto il corto - se è vero che qualcuno presta fede alla profezia dei Maya dandola per veritiera, ci permettiamo di dare qualche "utile" consiglio su cosa fare da qui all'imminente fine del mondo. I casi sono due: o ci si crede veramente, e quindi siamo realmente ad un passo dalla fine del mondo (e allora non si capisce perchè ci si ostini a vivere Ernesto D’Ettorre in una scena del corto normalmente sfogando l'ansia soltanto sul web), oppure qualcuno fa solo del catastrofismo gratuito senza però credere minimamente a quanto proclamato sul web come fosse una missione. Decidiamoci! O la fine del mondo è realmente vicina (e ci si comporta di conseguenza) , oppure sono solo "chiacchiere e distintivo". Ma se siete convinti davvero della profezia dei Maya, questo corto è per voi. Bando all'angoscia, via l'ansia, abbasso la depressione; godetevi la vita ... finché c'è! Se poi così non dovesse andare, se anche questa si rivelasse l'ennesima "bufala" - conclude divertito - si fa sempre in tempo ad invocare l'infermità mentale per tirarsi fuori dai guai e con una buona "mandria" di avvocati potreste arrivare comunque alla prescrizione; di sicuro non sareste i primi a farlo e ... neanche gli ultimi! Noi nel girarlo ci siamo divertiti. Speriamo accada anche a voi nel guardarlo”. Video: David Farina _ Audio: Giorgio Alberti Scritto e diretto da Alberto Tarquini


insidetheHAKUNACLUB

Come on happy people get on the dancing floor. Feel good? This summer night can only be a magical night. Per chiudere in bellezza ... anzi, a parole ... parole, parole, parole … soltanto parole (?) “il nostro cervello è un terreno fecondo su cui le parole, le nostre come quelle altrui (se sono nostre questo discorso vale anche per le parole solo pensate) cadono come tanti semi. Ascoltando se stessi e gli altri, si diventa il fertile ricettacolo di questi semi, che poi fruttificano e germogliano nel corpo. Ogni forma di comunicazione incide dunque nella nostra psiche, lavora nel nostro inconscio per giorni, mesi, anni, arrivando a cambiare la nostra mentalità e lasciando una traccia fisica nel nostro corpo”. Gurdjeff aveva intuito giustamente: noi diventiamo per davvero le parole che ascoltiamo ma, ancor di più, quelle che pensiamo o pronunciamo e che continuiamo a pronunciare”. by Jack

notte

Piazza Matteotti _ Porto San Giorgio _ (Fm) _ T. 0734.672202 _ ww.caffenovecento.com

nelle foto con me in ordine di apparizione: Pierfrancesco, Gino, Giampiero e ... due affascinanti donne.

Jack & Friends una notte d’estate

GRAN GALA’


IRON MADEN

[musica] di Roberto Baldassarri

vBood brother Fratelli di sangue nella foto: Sara Frate metallo e Roby

metallari Gli ignoranti li chiamano dogati, zozzoni, satanisti,

pazzi, malati, problematici e, in alcuni casi assassini. Pochi di loro sanno che sono probabilmente le persone con la più bella personalità: gentili, intelligenti, sensibili, premurosi e soprattutto rispettosi. Sono persone che lottano sempre e comunque a prescindere per la vera libertà e il rispetto verso l’altro. Oggi conta solo il Dio denaro e l’involucro esterno da presentare agli altri e sono in pochi coloro i quali guardano davvero dentro. I «metallari» ascoltano una canzone con il cuore, apprezzano e condividono la bellezza della vita in tutte le sue sfumature.

E se stai passeggiando nel giardino della vita Cosa ti aspetti di vedere? Uno specchio che riflette le mosse della tua vita E, nel fiume, il mio riflesso Solo per un secondo m’è apparsa una visione di mio padre E in una mossa mi ha fatto un cenno E in un momento mi sono rimasti solo i ricordi E tutte le ferite si riaprono Siamo fratelli di sangue

E se ti guardi tutt’attorno spaventato Ciò che vedi, pensi che abbiamo imparato? No, se dai un’occhiata alla rissa diventata guerra Fuori nelle strade, dove i bambini sono bruciati Siamo fratelli di sangue A volte ho paura del mondo A volte mi vergogno di tutti noi Quando ti ricordi di tutte le emozioni che hai provato E vedi riflessi il bene e il male Sapremo mai qual è veramente la risposta alla vita? Puoi dirmi veramente cos’è la vita? Forse tutte le cose che sai che sono preziose per te Possono essere spazzate via dalla mano del destino Siamo fratelli di sangue Quando pensi che abbiamo sfruttato tutte le nostre occasioni E abbiamo provato a mettere tutto a posto, continuare a fare gli stessi vecchi errori fa fermare la bilancia così facilmente, quando viviamo le nostre vite sulla sommità come dice una preghiera nel libro dei morti Siamo fratelli di sangue E se stai passeggiando nel giardino della vita cosa ti aspetti di vedere?


Professional Photographers FABRIZIO PACIFICI Romano dello storico quartiere di San Lorenzo, ideatore del Premio Sette Colli Giallorossi (arrivato quest’anno alla 5^ edizione) e di altri importanti eventi, dopo varie esperienze in televisione e radio è oggi il vice presidente dell’ANPOE (Associazione Nazionale di Produttori e Organizzatori di Eventi). E’ il fondatore del portale più visitato della Capitale, EventiRoma.com, arrivato poco tempo fa alla milionesima visita. Quando e come ha iniziato a occuparsi di eventi della Capitale? In realtà da sempre. Ho avuto sempre una piacevole disposizione a fare e curare relazioni, ed è questo che negli anni mi ha facilitato anche il lavoro di organizzatore e produttore di eventi e di cura di uffici stampa. Il suo lavoro ha cambiato la sua vita? In realtà il mio lavoro è la mia vita. Non voglio dire che vivo per lavorare, ma sono talmente appassionato che quasi non riesco a distinguere il lavoro con la vita non lavorativa. Anche se sono in vacanza mi piace pensare al mio lavoro.

GIACOMO CARLO PEROTTI CRISTINA CAPRIOTTI

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CATERINA MICHELI

Caterina Micheli nasce a Roma e li attualmente risiede e lavora. inizia la sua carriera, dopo una formazione in belle arti, nell'ambiti pittorico e grafico realizzando primi cicli di pittura e illustrazioni per pubblicazioni e pubblicità fino alla sua mostra personale più importante a livello nazionale "Ritratti d'Autori" nella quale conferma la sua attenzione per il ritratto e per l'espressività umana in genere. Poi il conseguente passo nella sperimentazione delle nuove tecnologie e l'inizio nel campo della fotografia digitale che le permettono di amplificare l'ambito della ritrattistica con un uso sempre personale e sperimentale dei mezzi. Nel 2008 fonda insieme e Giacomo Properzi videomaker e fotografo prima DAVAR associazione di promozione artistica nel panorama romano poi nel 2011 FACTORY società di promozione e pubblicità attiva nel campo della moda e del nightlife operante nel centro italia. A dimostrazione della sua poliedricità si ricorda la sua attività in campo cinematografico nell'ambito dello styling, infatti sua la direzione dei costumi di molte pubblicità, videoclip tra cui il videoclip "TRANNE TE" di Fabbri Fibra e collaborazioni come nel film "HABEMUS PAPAM" di Nanni Moretti.

"La fotografia è una passione che ho fin da piccolo quando "sprecavo" i rullini per fare foto improbabili ai tetti ed ai balconi dei palazzi del centro della mia città ... e poi corsi d'acqua,boschi,piante,farfalle ... Lo scorso anno ho deciso di togliere dal cassetto questo hobby dimenticato a cui ho dedicato anime e corpo perchè tendo ad essere un perfezionista ...non so fino a che punto sia un pregio oppure un difetto. Ho iniziato entrando a far parte dello staff regionale di Tilllate.com a San Benedetto del Tronto e successivamente passando a Rivieracool (www.rivieracool.it) realizzando servizi fotografici nei locali più di tendenza sia come collaboratore di agenzia che come freelance in appoggio a diversi staff sia nelle Marche che in Abruzzo. Nel frattempo ho avuto occasione di realizzare sia Book fotografici che servizi per cerimonie e,grazie ai consigli di diversi fotografi esperti con cui ho collaborato e grazie all'impegno costante e profondo che ho messo in questo lavoro, sono riuscito ad arrivare ad un discreto livello naturalmente sempre migliorabile".

La fotografia è probabilmente tra tutte le forme d’arte la più accessibile e la più gratificante. Può registrare volti o avvenimenti oppure narrare una storia. Può sorprendere, divertire ed educare. Può cogliere e comunicare emozioni e documentare qualsiasi dettaglio con rapidità e precisione. John Heed Gecoe

Lei ha sempre bisogno di esprimersi al massimo: lo fa per gusto o necessità? Come dicevo prima fa parte di me. E’ ovvio che se uno vuole distinguersi, specialmente oggi, in questo periodo di crisi, deve stare molto attento alla qualità, più che al ricavo. E in un momento così difficile chi riesce ad esprimersi al livello qualitativo soddisfacente e credibile, non teme crisi. Della sua attività di che cosa va più orgoglioso? Negli ultimi anni, gli ultimi due in particolare, ciò che più mi inorgoglisce è la formazione. Insieme a Fabrizio Borni (Presidente dell’Associazione Nazionale Produttori Organizzatori Eventi) abbiamo creato un percorso formativo che ci sta dando enormi soddisfazioni ed a breve presenteremo qualcosa che in Italia non era mai stato fatto prima, ovviamente parlo di formazione specifica per chi vuole diventare organizzatore di eventi. Del suo mondo, cosa non le piace? L’approssimazione e il facile entusiasmo che porta spesso molti a credere che questo lavoro si può anche improvvisare. Oggi a Roma c’è spazio per proporre idee nuove? Roma è una città che ha vissuto degli anni straordinari e che secondo me in quest’ultimo periodo si è un po’ addormentata. Secondo me chi ha idee vincenti può lavorare bene ovunque e naturalmente anche nella città più bella del mondo.

Negli ultimi 10 anni che cosa si ricorda con più piacere della Capitale? Se posso aggiungere alla sua domanda un anno in più, allora direi il terzo scudetto della Roma. Come si sopravvive nello spietato mondo della comunicazione? I suoi punti di forza… Umiltà, onestà, preparazione, duro lavoro. Fabrizio Pacifici cosa deve dimostrare a se stesso? Niente in particolare se non quello di essere sempre una persona coerente con ciò che dice e ciò che fa. Qual è il personaggio VIP, italiano o straniero che l’ha colpito di più? E’ difficile tirare fuori dei nomi dato che ho avuto a che fare con centinaia di personaggi, intanto posso dirti che per Eros Ramazzotti e Zinedine Zidane avevo un antipatia a pelle ma dopo che ho avuto a che fare con loro mi sono ricreduto. Mentre i personaggi che mi hanno colpito di più sono Francesco Totti, Antonello Venditti e Will Smith, autentici numeri uno nei loro settori, ma tra le persone più umili che abbia mai conosciuto in questo ambiente. Ha nuove aspirazioni professionali per il suo futuro? Dare la possibilità ai giovani di conoscere bene questo lavoro e insegnare le basi per poter cominciare in assoluta libertà.


Pochi conoscono il suo vero nome che è Sandro Cecchini in quanto firma i suoi scatti col nick di Baikonur Photospace, nome che nasce dall'unione delle sue passioni: la Russia, lo spazio e la fotografia che lo appassionano fin da piccolo. Inizialmente era interessato all'astronomia, al viaggio ma con il tempo è approdato al ritratto. Catturare i volti delle persone che lo affascinano è l'attività che ama che gli ha regalato le maggiori soddisfazioni. Tra le altre la pubblicazione su alcune riviste a diffusione regionale e l'incontro con la titolare della Cesare Paciotti Undewear, che definisce “Una persona straordinaria, con la quale è stato un piacere collaborare alla realizzazione di scatti dedicati alla loro linea intimo. Uno dei lavori per me sicuramente più importanti fino a questo momento”. Baikonur Photospace è un progetto condiviso anche da sua moglie, indispensabile collaboratrice.

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“Lab 51 srl nasce nel 2011 a San Benedetto del Tronto dall’esperienza ventennale di professionisti del settore dell’Information Tecnology, focalizzandosi principalmente nella Computer Forensics e nella Sicurezza Informatica. Sono oltre un milione, i reati informatici che ogni giorno vengono commessi nel mondo, con conseguenti danni di immagine, sottrazione di dati, tempo perduto o danni effettivi al sistema. Solo per il nostro paese, il danno stimato è di 662 milioni di euro. La crescente attenzione verso queste problematiche è testimoniata anche dal costante incremento di cause e processi a tema informatico e dalla nascita di sezioni specializzate in tali materie nei tribunali. In Italia, quando si ha la necessità del supporto di un esperto, ci si può avvalere di una Consulenza Tecnica specifica. Da più di sette anni, i professionisti di Lab 51 operano con successo nel campo della Computer Forensics, affiancando numerose Procure della Repubblica e Compagnie della Guardia di Finanza nelle delicate operazioni di analisi. Il nostro obiettivo primario, è estendere quei servizi finora erogati solo a forze dell’ordine e tribunali - come la copia certificata di memorie di massa, l’analisi e il recupero dati - anche alle aziende, mettendo a disposizione il software da noi sviluppato, l’esperienza, il know-how, la discrezione e la professionalità. Offriamo servizi di Data Wiping, distruzione e smaltimento per ogni tipo di supporto e assicuriamo una eliminazione certificata e permanente dei dati, assumendo il ruolo di Responsabile della distruzione dei documenti (Previsto dalla Legge sulla Privacy) e liberando l'azienda da tutte le responsabilità connesse alla dispersione dei dati. Dal 13 Ottobre 2008, infatti, il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha stabilito che chiunque mantenga memorizzati su dispositivi elettronici dati relativi a sé o a terzi è tenuto ad assicurarsi che questi non possano andare dispersi e acquisiti anche in modo incontrollato da estranei. La procedura di Data Wiping, o cancellazione sicura, va eseguita ogniqualvolta sia necessario cancellare queste informazioni in maniera definitiva, come ad esempio al momento dello smaltimento o della cessione di un dispositivo elettronico. Oltre ai servizi già esposti, Lab 51 fornisce computer per ogni tipo di esigenza e realizzati con i componenti delle migliori marche disponibili sul mercato, servizi di assistenza hardware e software personalizzabili, progettazione di infrastrutture di rete”. di Massimiliano Giorgi

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Di Magazine ( donna impresa magazine ) n 19