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DE PROFUNDIS IN VIA ROMA

UN ANNO DI PIAZZA

ACQUA PUBBLICA

Mensile gratuito di informazione Autorizzazione del Tribunale di Perugia n. 27 del 01/10/2008 Direttore responsabile Giovanni Codovini - Stampa Digital Editor S.r.l.

Anno V - N. 7/8 Luglio/Agosto 2012

TURISMO Il contesto vacanziero ci offre l’occasione per riflettere un poco su un nodo cruciale per lo sviluppo del nostro territorio: il turismo. Intanto partiamo da una buona notizia che è un pezzo importante della politica di valorizzazione della città: l’Amministrazione comunale di Umbertide non applicherà né tasse di scopo né tasse di soggiorno. Il Consiglio comunale ha approvato infatti all’unanimità l’ordine del giorno a firma dei consiglieri del Pdl, che impegnava la Giunta a non applicare la tassa di scopo per gli esercizi finanziari 2012 e 2013. Nel tempo di vacche magre non è poco; del resto la tassa di scopo finisce per essere vissuta come un balzello di stampo medievale che di sicuro non stimola i turisti a rimanere in città. Tuttavia sulla politica del turismo territoriale rimangono delle zone d’ombra. Dopo anni di discussioni senza costrutto non siamo ancora addivenuti alla creazione di un marchio (oggi si dice “brand”) unico e comune dell’Alta Valle del Tevere, che rappresenta il primo ed indispensabile presupposto per “commercializzare” il territorio, posto che il “brand” - e ciò fa più rabbia - esiste di fatto e nell’immaginario collettivo, ora soprattutto che l’Umbria ha superato la Toscana per attrattività per il nord Europa. Si pensi, per capire a ciò che alludiamo, all’esempio del “Sud Tirolo” che ha creato un unico marketing territoriale, diventato nazionale. In realtà, qui da noi, tutto è frammentato in mille iniziative, magari di per sé cariche di buone intenzioni, ma nei fatti prive di incisività. Non si possono valorizzare improbabili strade del vino o esaltare le “magnifiche sorti progressive” di questo o di quell’altro prodotto fine a se stesso, ma si tratta di realizzare un sistema che renda visibile al turismo nazionale e internazionale i percorsi, le risorse, le qualità dell’intera Alta Valle del Tevere e di Umbertide dentro l’Alta Valle. Gli stessi eventi culturali - e sono molti - tendono ad essere individualisti e a non essere condivisi. Accordi con tour operator nemmeno sono di là da venire così come i rapporti con l’Aeroporto regionale sono inesistenti; nel web poi siamo scomparsi. Pensiamo davvero che i turisti arrivino solo perché siamo belli?

IL RISCHIO SISMICO NEL TERRITORIO “Dopotutto, non è la natura che ha ammucchiato là ventimila case di sei-sette piani” (J.J. Rousseau, 1756, dopo il terremoto di Lisbona) al punto di vista sismico si può dire che sotto la nostra penisola l'alba del mondo è ancora in corso. Nel cuore dell'Atlantico, dove si incontrano tre con-

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tinenti e la dorsale medio-atlantica spinge il “continente europeo” contro quello africano, nasce una lunghissima spaccatura, una “faglia”, le cui propaggini arrivano fin sotto la penisola italiana e la Sicilia. I sette millimetri di spostamento l’anno che ne conseguono causano i terremoti che periodicamente investono il nostro Paese, più di 30.000 negli ultimi 3500 anni. Faglie minori attraversano tutto il nostro paese e lo stesso territorio di Umbertide, molte inattive, altre attive o potenzialmente riattivabili, una tra tutte la “faglia altotiberina” citata dal mai abbastanza ricordato Prof. Giampaolo Pialli, scienziato umbertidese di fama e spessore internazionali del quale, con nostalgia e immodestia, mi vanto di essere stato discepolo negli anni della mia formazione universitaria. I movimenti della crosta terrestre dei continenti (si tratta in realtà di zolle o placche che non corrispondono esattamente ai continenti così come li conosciamo) sono movimenti lenti, costanti e impercettibili (se non con strumenti appositi) e millimetro dopo millimetro modellano e piegano silenziosamente le rocce, sia in superficie sia nel sottosuolo. Tuttavia in alcuni momenti e in alcune aree, a causa delle forze

RECUPERO ROTTAMI FERROSI DEMOLIZIONE VEICOLI

via dell’industria, fraz. calzolaro, umbertide (PG)


L’Inchiesta

continua dalla pagina precedente

interne, delle pressioni, tensioni e attriti tra le masse rocciose, i modellamenti “si bloccano”, l'area bloccata accumula tensione ed energia per decine o centinaia di anni, finché l'energia è sufficiente a superare il blocco che - cedendo improvvisamente - causa l’istantaneo spostamento della massa rocciosa. Avviene come per il tappo di un barattolo che non riusciamo ad aprire, le nostre mani imprimono una forza per un certo tempo, i muscoli accumulano energia e quando l’energia accumulata supera la resistenza del tappo, improvvisamente si sblocca. È il terremoto. Il movimento improvviso genera così le onde sismiche, come quelle che si generano da un sasso gettato in uno stagno. Quasi tutti i terremoti che avvengono sulla superficie terrestre sono concentrati in zone ben precise ossia ai confini tra una placca tettonica e l'altra: queste sono le aree tettonicamente attive, ossia dove le placche si muovono più o meno lentamente sfregando o “cozzando” le une con le altre. Nascono così le catene montuose (dove placche continentali collidono e accavallano gli strati di roccia, grazie alle faglie), le dorsali oceaniche (dove nuova crosta si forma dal magma che emerge direttamente dal mantello terrestre, grazie alle faglie), gli archi vulcanici (dove una placca oceanica “scorre” al di sotto di un’altra placca oceanica o di una placca continentale e “fonde” la roccia fino a generare vulcani tra i più attivi e pericolosi, il tutto grazie alle faglie), le aree di scorrimento tra una placca e l’altra (anche qui grazie alle faglie). Esempio di quest’ultima area la California, dove la faglia di San Andreas sta cercando di separare questo assolato stato americano dagli altri 49. Un arco vulcanico è invece il territorio solo in apparenza idilliaco delle isole del Giappone e così via. L’Italia?

È parte di una situazione del primo tipo, cioè dove due placche di tipo continentali, quella africana e quella euro-asiatica, scontrandosi hanno accavallato le proprie rocce (faglia dopo faglia, terremoto dopo terremoto) a formare la Catena AlpinoHimalayana; in essa si sono impilate rocce diverse a formare i monti dell’Atlante, i Pirenei, le Alpi e gli Appennini, i Balcani, i Carpazi, i monti dell’Anatolia e del Caucaso, i monti del Pamir e l’Himalaya. Ad ogni situazione di queste - e ancora di più se scendiamo nel dettaglio – corrisponde la sua sismologia, non possiamo fare raffronti tra i terremoti di magnitudo estrema del Giappone con quelli meno intensi ma spesso più distruttivi italiani: occorre allora parlare di qualità dell’edificato. La premessa era doverosa per chiarire che l’Italia è “tutta” sismica. Piani regolatori e pianificazione a vari livelli ci hanno fatto credere per decenni che un Comune è “sismico” e quello confinante non lo sia o lo sia di meno, quasi a voler governare la natura mediante atti amministrativi. Ma così non è. Le vittime dell’Emilia Romagna ce lo hanno ricordato e, purtroppo, speriamo di farne un uso saggio. Senza scendere in tecnicismi, ci basti sapere che Umbertide è territorio a rischio sismico e che l’Alta Valle del Tevere storicamente ricorda numerose e luttuose crisi sismiche. Mi preme invece sottolineare che esistono delle Norme Tecniche per le Costruzioni pubblicate con D.M. 14/01/2008 che definiscono le regole da seguire per la progettazione, esecuzione, collaudo e manutenzione delle costruzioni, coerenti con gli Eurocodici , definite “le più avanzate espressioni normative italiane a tutela della pubblica incolumità nel settore delle costruzioni”. Le Norme Tecniche 2008 rappresentano il “minimo” normativo e tecnico da se-

guire. Ad Umbertide e Città di Castello è attivo lo sportello decentrato del Servizio Controllo Costruzioni della Provincia, con compiti di vigilanza sia sui progetti che sui cantieri, in merito alla normativa sismica. È costituito da un pool di ingegneri e geologi, anche giovanissimi, che ha avuto riconoscimenti e apprezzamenti scientifici in tutta Italia ed attualmente è in parte impiegato anche per l’emergenza dell’Emilia Romagna. Il terremoto è, purtroppo, una realtà con la quale occorre periodicamente confrontarsi. Estote parati… Gli effetti di un terremoto sull’ambiente costruito seguono invariabilmente un modus operandi drastico, mirato e determinato che lascia poco al caso e all’immaginazione. Le prime costruzioni colpite sono le più deboli, malfatte e malfondate, segnate da abusi edilizi, incongruenze costruttive, errori progettuali, esecutivi e manutentivi. Se il terremoto del 1997-98 dell’UmbriaMarche è passato alla storia come il terremoto che ha colpito i beni artistici e quello dell’Abruzzo come quello degli studenti universitari rimasti intrappolati sotto le macerie, allora possiamo dire con certezza che il terremoto emiliano rimarrà nei nostri ricordi come il sisma delle stragi di operai nei capannoni industriali. Gli italiani dovrebbero quindi essere abituati ai terremoti ed aver appreso come difendersi. È possibile affrontare il sisma con mentalità laica e strumenti razionali? È possibile prevedere il terremoto? No. È possibile invece prevenire il terremoto? Oggi sì. È noto il grado di pericolo di ogni area, ed è possibile mettere un edificio in condizione di non crollare grazie alla geotecnica e all'ingegneria antisismica.

Vi a M . L u t h e r K i n g , 2 A / B U m b e r t i d e Te l . / F a x 0 7 5 9 4 1 3 0 8 9

Giovanni Natale, geologo e pubblicista


l’Intervista

GIUSEPPE CHIEFA: UN SOSTEGNO SOCIALE

Il Dott. Giuseppe Chiefa è Educatore professionale con funzione di psicopedagogista presso l’Ufficio di Cittadinanza situato in Piazza Caduti del Lavoro a Umbertide. Sensibilità, professionalità e competenza lo rendono una grande risorsa per la nostra comunità. Ci spiega qui cosa sia l’Ufficio di Cittadinanza e ci offre il suo punto di vista riguardo ad alcune delicate tematiche. Che cos'è l'Ufficio della Cittadinanza e quali attività svolge nel nostro territorio? «Con l’approvazione della L.N.328/2000 - “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” - i Comuni diventano gli organi competenti per la gestione ed erogazione dei servizi sociali territoriali. L’Ufficio della Cittadinanza nasce nella Regione Umbria come strumento innovativo a livello del welfare leggero. Esso è un servizio sociale di primo livello rivolto a tutte le persone e le famiglie della comunità locale. Svolge molteplici funzioni tra cui ascolto, organizzazione di risorse della comunità, collegamento tra risorse territoriali e bisogni, informazione e comunicazione, consulenza sociale, orientamento, accompagnamento ed erogazione di alcune prestazioni assistenziali. È stato istituito anche l'Osservatorio sulle dipendenze. Inoltre è prevista la collaborazione con il Tribunale per i minorenni. L'Ufficio si propone così di supportare le persone e le famiglie sia sulle problematicità intese come dimensione del “normale quotidiano”- persone che hanno bisogno di un confronto su problemi personali, sociali o relazionali e di cui attraverso il colloquio si cerca di rimuovere gli ostacoli individuali- sia nei casi specifici di disagio. E’ composto da un’equipe che comprende due assistenti sociali e un educatore professionale e si rivolge, oltre che a quel-

lo di Umbertide, anche ai Comuni limitrofi di Montone, Pietralunga e Lisciano Niccone.» Come interpreta il servizio sociale: solo come tutela o anche in termini di promozione? «Svolge opera di tutela perché si propone di proteggere le categorie deboli. Agiamo però anche sulla promozione, soprattutto di uno stile di vita sano. Essa avviene soprattutto attraverso le scuole: io ho uno sportello psicopedagogico all’interno della scuola elementare proprio per orientare sin da subito i genitori ad un ascolto dei loro figli. Inoltre io come psicopedagogista faccio parte del comitato scientifi-

co delle dipendenze e dallo scorso anno, insieme all'equipe di educazione sanitaria che fa capo a Città di Castello e coinvolge tutta l'Alta valle del Tevere, facciamo prevenzione sull’uso di alcune sostanze già dalle medie.» Lei ha un osservatorio privilegiato per cogliere le dinamiche giovanili, anche perché lavora a stretto contatto con le scuole e il Tribunale per i minorenni. Quali sono i problemi e le difficoltà che si riscontrano maggiormente nei giovani? «Un problema preoccupante è la dipendenza da alcool. Mentre la cocaina, che pure sta avendo una diffusione sul terri-

torio quasi capillare, è una sostanza che riguarda i giovani adulti (dai 27 anni in poi), la soglia relativa al consumo e abuso di alcool si è notevolmente abbassata: oggi si riscontrano casi di coma etilico già a partire dai 12 anni (due casi specifici hanno interessato i Comuni di Umbertide e Montone). Questo è uno dei problemi grossissimi del nostro territorio, è una droga culturale su cui bisogna lottare con più energia. Inoltre con la mondializzazione delle sostanze si ha accesso a droghe, come la mescalina proveniente dall’America latina, prima irreperibili. Un dato allarmante è che i giovani non usano sostanze solo per evasione e svago mentale ma come canale socializzante: esse oggi vengono chiamate sostanze “contattogene” che facilitano l’approccio all’altro. Dovremmo interrogarci sulla società che stiamo creando e questa è una riflessione adulta e genitoriale.» Un altro tema, legato al precedente, riguarda la famiglia. Qual è l'evoluzione di questo fondamentale nucleo sociale in generale e ad Umbertide? «La vecchia famiglia tradizionale non esiste più, le famiglie seguono il processo storico e di adattamento alle nuove tipologie di vita. Esse oggi possono presentarsi sotto varie forme: famiglie ricostruite, allargate. Ciò che posso dire è che nella valutazione delle cose non si ha più una famiglia di tipo matriarcale. Se prima gli affidamenti al Tribunale dei minori privilegiavano spesso la madre, ora ho notato come sia sovente il fatto che un bambino venga affidato al padre in quanto ritenuto più idoneo della mamma che ha abbandonato il nucleo familiare o ha minato la relazione col figlio e anche qui a Umbertide ci sono alcuni casi.» Annalisa Bargelli


I NEGOZI DI UMBERTIDE SI SPOSTANO SOTTO LA ROCCA

PIAZZA DEL MERCATO - UMBERTIDE (PG)

ABBIGLIAMENTO 0-16

ABBIGLIAMENTO UOMO DONNA


La Piazza

RACCORDI, CONTEMPORARY DANCE

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Una rassegna che sostiene la giovane creatività della danza contemporanea e hip hop

i è svolta nel migliore dei modi la seconda edizione della rassegna di giovane danza contemporanea d’autore “RACCORDI”, svoltasi nel mese di maggio presso il Teatro dei Riuniti di Umbertide. La manifestazione, fortemente voluta e organizzata dal Centro Studi Danza in collaborazione con l’Accademia dei Riuniti e il Comune di Umbertide, che hanno appoggiato l’iniziativa con grande entusiasmo, quest’anno ha visto come protagonisti nomi di primo ordine. E il pubblico non poteva che reagire di conseguenza. C’è stata una grande partecipazione di giovani, ma soprattutto un’affluenza inaspettata di persone provenienti dalle regioni a noi vicine: Marche, Lazio, Emilia Romagna. Il piccolo mondo della danza umbertidese ha quindi allargato i propri orizzonti. Ma torniamo ai protagonisti. La prima serata, giovedì 17 maggio, ha visto come protagonista la Inn Progress Collective diretta da Afshin Varjavandy, una compagnia presente da vari anni in eventi, networks e festival a livello nazionale che ha sempre riscosso consenso di pubblico e critica, promotrice di uno stile riconoscibile e innovativo di danza urbana, visual e performing art. Hanno presentato “OCEANIA”, uno spettacolo di danza interattivo, un’esperienza multisensoriale che anticipa i sentimenti e i sogni rispetto ai ragionamenti, che sostituisce l’evocazione alla visione di uno spettacolo: in scena l’arte contemporanea metropolitana della nostra epoca, espressa nei gesti di una danza miscelata di tante danze, riflesso di una società miscelata di altrettante diversità. Domenica 20 maggio è stata la volta dei Ritmi Sotterranei, una compagnia di danzatori vincitrice di numerosi concorsi sia nazionali che internazionali, diretta dal-

la coreografa Alessia Gatta. Si tratta di un gruppo indipendente che si occupa di coreografia e performance. Nasce nel 2002 dall’idea della coreografa di mettere insieme un gruppo di artisti con i quali dare forma a linguaggi espressivi di diverso tipo, il punto di partenza è sempre stato pensiero-corpo-spazio. I Ritmi Sotterranei hanno portato in scena il loro ultimo lavoro “CEMENTO”, uno spettacolo di hip hop sapientemente contaminato con i linguaggi e le tecniche della danza contemporanea. Il lavoro della co-

reografa vuole rappresentare la ricerca tra il cemento, la razionalità e la materia, e tutto ciò che è, invece, leggero, veloce e fuggevole, nell’infinita sfida di conciliare gli opposti. La scenografia dello spettacolo è stata man mano costruita nel corso dello stesso dai danzatori che hanno montato e smontato particolari strutture ed elementi scenici. Per Alessia Gatta, infatti, «la danza diventa viva solo in rapporto ad uno spazio architettonico che la attende e in rapporto alla presenza uma-

na che la percepisce». “Cemento” non è solo danza, ma racchiude in sé la forza e l’espressività contemporanea della video arte. In merito a ciò è impossibile non ricordare il contributo dell’artista Viola Pantano, l’energia delle musiche costruite per questa performance da Federica Italiano, in cui elementi elettronici e atmosfere romantiche si sono incontrate dando vita ad una dimensione dove le parole non sono necessarie, ed all’atmosfera di mistero enfatizzata dai disegni di luce merito di Marco Policastro. Un mix di menti ingegnose quindi, che ha reso questa esibizione pregevole ed emozionante. Infine domenica 27 maggio si è esibito un gruppo di 15 ragazzi e ragazze in “LABORATORIO”. Questa performance è stata frutto di Equilibrio tra la stasi e il moto, un workshop intensivo condotto da Alessia Gatta e tenutosi per tutto l’anno scolastico 2011/2012 presso il Centro Studi Danza. Al workshop hanno preso parte danzatori di danza contemporanea e hip hop professionisti e non, spinti da un forte istinto per la sperimentazione e per la ricerca gestuale. L’idea di mescolare tecnica, stile e creatività è stata alla base degli incontri che hanno portato alla conoscenza, studio e messa in opera di una forma di linguaggio di diverso tipo. Quest’ultima serata è stata particolarmente apprezzata dal pubblico presente perché l’impegno dei ragazzi e la loro energia giungevano fin dentro le mura del Teatro, erano palpabili, e hanno dato vita davvero ad un “raccordo” di danza, musica, teatro ed emozioni indimenticabili. A cura della Redazione


Società Civile

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PROGETTO PER L'UMBRIA: LABORATORIO DI IDEE

naugurata la sede dell’associazione culturale Progetto per l’Umbria (tel.075397860 email: ppu.umbertide@ libero.it) in via Venanzio Gabbiotti n. 2. Gli iscritti umbertidesi avranno così un punto di riferimento importante a supporto dell’attività svolta dall’associazione. Questo l’organigramma: Coordinatore territoriale Alessandro Villarini; vice coordinatore Monica Rosini; segretario Cristian Montanucci; tesoriere Bruno Palazzoli; Consiglio Direttivo: Angelo Cerbella, Romina Ricci, Giovanni Natale, Amedeo Fiorucci, Luca Bruni, Francesco Palazzoli, Giuliana Contadini, Giancarlo Guasticchi, Enrico Cristofani, Giuseppe Romeggini, Stefano Simoncelli, Renato Pannacci, Claudia Orticagli, Paolo Leonardi, Salvatore Fioretto, Massimo Bartoccini, Giovanni Massetti, Nicola Giovannoni, Franco Polidori, Matteo Floridi, Fabrizio Morelli, Luigi Cozzari. Intervistiamo il coordinatore Alessandro Villarini. Perché nasce l’associazione? «L’associazione culturale Progetto per l’Umbria nasce come un atto di rispetto, di responsabilità e di grande attaccamento verso la nostra regione perché l’Umbria è di tutti e tutti insieme dobbiamo con coraggio contribuire al suo benessere. Siamo aperti alla discussione e all’approfondimento delle grandi questioni

www.progettoperumbria.com

socioculturali che interessano la nostra Umbria e altrettanto sensibili ai problemi di Umbertide.» Gli obbiettivi che vi ponete sono ambiziosi. «Non ci tiriamo indietro. Vogliamo essere un laboratorio di idee, un contenitore qualificato dal quale promuovere incontri, dibattiti, ricerche, da mettere al servizio della collettività.» Chi vi può partecipare? Ci sono paletti per entrarvi?

«Non scherziamo. Noi ricerchiamo un coinvolgimento al progetto di quante più persone possibili. L’associazione vuol essere come un software open source, cioè aperto, un luogo ideale in cui tutti possono attingere per qualcosa e nello stesso tempo contribuire con qualcosa. Basta voler bene alla nostra Umbria e alla nostra Umbertide.» «Il momento contigente generale è di grande difficoltà. Come vi inserite in questo contesto difficile?» «Credo che mai come in questo momento di crisi si senta forte il bisogno di coinvolgere tutte le nostre realtà sociali per lavorare insieme. L’obbiettivo è mantenere e rilanciare quel benessere raggiunto dalle nostre famiglie oggi traballante, con il concorso di tutti, intorno a dei valo-

ri rinnovati all’altezza delle sfide che ci aspettano.» Ma non rischiate di sovrapporvi ad altri soggetti? «Non credo. Quello che vogliamo fare lo faremo senza invasioni di campo, senza volerci sostituire a nessuno, senza la presunzione di avere risposte già preconfezionate per i problemi che ci sono, ma certamente con l’ambizione di apportare un valore aggiunto al dibattito culturale in corso.» Oltre quanto detto, in che cosa consisterà il vostro operare? Cosa offrite agli iscritti? «Vogliamo promuovere il nostro territorio puntando ad organizzare anche eventi solidaristici. Inoltre abbiamo stipulato delle convenzione con diversi soggetti con l’intento di ottenere sconti e prezzi più bassi per i nostri associati. Un vantaggio da non trascurare in questi momenti di crisi.» Insomma, vi considerate uno strumento partecipativo in più a disposizione dei cittadini, oggi recalcitranti verso i partiti. «Sicuramente. La nostra è una associazione apolitica che vuol rappresentare una opportunità per le persone che lo desiderano, di prendere liberamente la parola ed esprimersi sui temi caldi e attuali. Senza pregiudizi e preconcetti.» Il vostro auspicio? «L’auspicio è che lo sforzo prodotto e l’impegno messo in questa nuova associazione culturale inneschi un circuito virtuoso a vantaggio di tutti, all’altezza delle situazioni da affrontare, con dei cittadini responsabili e protagonisti.» Martina Zoccolini

I n f i s s i i n : P VC - L e g n o - A l l u m i n i o - Po r t e - Po r t o n i b l i n d at i - Po r t o n i I n d . l i - S c a l e d ’ a r r e d o S e z i o n a l i - Av vo l g i b i l i - Au t o m a z i o n i - C a n c e l l i - Re c i n z i o n i - M o n t a g g i o & R i p a r a z i o n i


Nuova Generazione

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BILANCIO DI FINE ANNO (SCOLASTICO)

on si parla certo di conti in banca anche se, visto il periodo, la maggior parte della gente pensa a sistemare i propri - ma il bilancio di cui ci occupiamo è appunto quello di fine anno scolastico. E chi meglio dei protagonisti ci può aiutare a capire cosa è successo nel mondo della scuola, locale e non, durante questo periodo; tra novità introdotte, progetti realizzati, promesse mancate e punti critici. Tra le novità vi sono certamente i temuti test Invalsi che hanno avuto come interpreti principali i ragazzi di prima e terza media nonchè secondo liceo. Queste prove, a carattere nazionale, sono state inviate dal ministero per verificare il grado di conoscenza, e di conseguenza il livello di insegnamento per quanto riguarda le due materie regine: matematica ed italiano. Interessante è stata la conclusione della nostra indagine che, fatta a livello territoriale, ha evidenziato lo stesso problema per le tre classi scelte. Infatti tutti i ragazzi intervistati hanno denunciato una disparità di programma tra le domande poste nei quesiti e gli esercizi svolti in classe. Arianna studentessa di prima media dice che «le domande incontrate nella prova di italiano erano tutte di programma e di livello abbordabile ma per quanto riguarda la prova di matematica, alcuni quesiti ci mettevano di fronte ad argomenti non affrontati che richiedevano conoscenze di strumenti e di calcolo che ancora non avevamo acquisito» . Inoltre queste prove avevano vari livelli di difficoltà che non hanno avuto un felice impatto sui ragazzi «in questi test-aggiunge Giulio studente di secondo liceo - vi erano domande graduali ma ciò che ci ha sorpreso di più è stata la presenza di domande personali, che considerate irrisorie, hanno portato molti ragazzi a prendere sotto gamba questa prova distorcendone l’esito reale». Ad ogni modo i problemi più grossi

si sono evidenziati negli esami di terza media dove i test Invalsi, che fanno parte delle 5 prove scritte, hanno avuto un peso specifico abbastanza rilevante visto che è stata la nota dolente per la maggior parte degli alunni. Francesca ne è l'esempio : «in generale abbiamo trovato varie difficoltà, ma fra tutte la più penalizzante è stata quella di aver trovato quesiti non affrontati durante l'anno scolastico » . Ma per quanto riguarda l'aspetto scolastico locale, la grande novità è rappresentata dall'introduzione di due nuovi indirizzi scolastici, l’Itim (Istituto tecnico industriale meccatronica) e il liceo scienze umane che, insieme agli altri già presenti, hanno portato a ben 800 il numero di ragazzi nell’Istituto di Umbertide. Il primo indirizzo è stato fortemente voluto dalle aziende locali, che hanno contribuito fornendo alla scuola e mettendo al servizio degli studenti attrezzature per i laboratori, in quanto puntano soprattutto su giovani risorse umane. Ce lo conferma Andrea, che ha scelto questo indirizzo ed è molto contento di come è strutturato il corso: «rispetto ad un normale istituto tecnico, qui si fanno molte ore in più di laboratorio di fisica, chimica ed informatica e inoltre ci hanno dato la possibilità, attraverso uscite didattiche presso le fabbriche locali ( Metalmeccanica Tiberina e Ponti engeneering ndr ) di andare a vedere il lavoro sul campo». Fra le new entry degli indirizzi quello delle scienze umane è stato il più gettonato tra gli iscritti, formando addirittura due classi, con componente prevalentemente femminile. Questo tipo di scuola oltre alle classiche materie per quanto riguarda le prime classi offrono «studi di pedagogia e psicologia- come ci spiega Elena - e indirizzano gli studenti verso una formazione socio culturale ed assistenziale. Ciò mi interessa molto ma purtroppo a volte questo tipo di percorso

formativo viene perso con sufficienza dai ragazzi, non facendo cogliere il suo effettivo valore». Passando invece ai progetti realizzati, è stato come al solito di gran successo il progetto "giovani europei conoscono Vienna", organizzato specificatamente per il liceo linguistico, e che vede gli studenti visitare i monumenti della capitale austriaca con “guide e indicazioniaggiunge Maddalena studentessa che ha partecipato al progetto - esclusivamente in tedesco. Questo ci ha molto stimolato e ci siamo molto divertiti!”. Tra i “progetti realizzati" vi è anche il concorso di scrittura, bandito tutti gli anni dal liceo. Il regolamento lascia molta libertà ai partecipanti li impegna alla ricerca dell'originalità. A proposito, Virginia, vincitrice del concorso, ci racconta che: "l'idea di partecipare ad un concorso è qualcosa di speciale e se poi vieni incoraggiato dagli insegnati, come nel mio caso, diventa veramente un'esperienza per poter arricchire il proprio io”. Ma come ogni anno c'è un punto critico nel bilancio. Come ci fa notare Alessio, rappresentante d’istituto, «i nuovi studenti sono molto diversi da noi, sebbene più giovani di soli tre anni di età, hanno valori differenti e soprattutto non hanno lo stesso rispetto nelle istituzioni». Queste parole portano uno spunto di riflessione che va oltre al banale dire "i ragazzi d'oggi sono maleducati", perché i giovani sono di più. Sono uno specchio che ci mostra le varie situazioni sociali e culturali, e questa nuova generazione sottolinea tutti i problemi, in primis le dinamiche interne alla famiglia. Infatti si sta assistendo ad una deresponsabilizzazione da parte dei genitori che purtroppo fa perdere ai figli i valori fondamentali, rispetto e senso del dovere su tutti. Andrea Levi Codovini

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dal 11 al 19 agosto 2012

S E R AT E S P E T TAC O L I

S A B AT O 1 1 C A F É C O N C E RT O D O M E N I C A 1 2 O R C H E S T R A U N ATA N T U M o r e 15 . 0 0 c o r s a c i c l i s t i c a c a t . a l l i e v i p r o f . V t r o f e o A . P. E . R . 9 0

L U N E D Í 1 3 7 C E RV E L L I M A RT E D Í 1 4 L A R A E S T E FA N O M E R C O L E D Í 15 C I C L O N E G I OV E D Í 16 S T U P E N D O VA S C O T R I B U T O S P I T E A L B E RT O R O C C H E T T I ( TA S T I E R I S TA D I VA S C O )

V E N E R D Í 17 L I GA P I U T R I B U T S A B AT O 1 8 I VA M A S - C O M PAG N I A A RT E E S P E T TAC O L O C E S E N A DA N Z E D O M E N I C A 19 A L E S S I O S A P O R E D I M U S I C A Tutte le sere torneo di briscola a coppie


Zoom

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i spende di meno, si inquina di meno, si aiuta di più la comunità. Questa la sintesi giornalistica che si accompagna all’inaugurazione, avvenuta il 23 giugno scorso, della fontana pubblica di acqua refrigerata e frizzante di piazza Caduti del Lavoro. E il successo, ad un mese dall’apertura, è chiaro. L’impianto è stato realizzato dall’Ati 1 grazie ad un contributo pari a 10.000 euro della Regione Umbria e sarà gestito da Umbra Acque, società che già si occupa della fornitura di acqua potabile nel Comune di Umbertide. La struttura come si evince dalla comunicazione del sito del Comune di Umbertide (www. comune.umbertide.pg.it) - «è dotata di un pannello erogatore per riempire di acqua a temperatura ambiente, refrigerata o frizzante le bottiglie, che potranno essere riutilizzate più e più volte. Lo scopo infatti è proprio quello di ridurre la quantità di rifiuti prodotti, ed in particolare di plastica, ma la fontana consentirà anche di

risparmiare sul costo dell’acqua dal momento che verrà applicata la tariffa di 5 centesimi ogni litro e mezzo». L’iniziativa rientra nel progetto regionale delle politiche ambientali, tanto che l’assessore regionale all’Ambiente, Silvano

Rometti, ha espressamente dichiarato che «tra gli obbiettivi fondamentali delle fontane c’è la riduzione della produzione di plastica e in circa due anni, grazie a questi impianti, abbiamo risparmiato oltre 8 milioni di bottiglie. Nelle città in

cui sono state realizzate le fontane hanno riscosso un grande successo ed entro il 2012 arriveremo a quota 18. Umbertide è come molto spesso accade tra le prime città dell’Umbria ad accogliere tali iniziative, grazie alla sua particolare attenzione alle politiche ambientali». L’iniziativa ha un senso importante anche in favore della gestione pubblica dell’acqua. Infatti «la fontana fornisce acqua a chilometri zero, che viene dal nostro acquedotto e che consente di ridurre anche l’inquinamento dovuto al trasporto delle acque minerali ha precisato il presidente di Umbra Acque Menichetti -. L’acqua costa 5 centesimi ogni litro e mezzo, prezzo quindi competitivo e fuori mercato, che rispecchia la missione di servizio pubblico che Umbra Acque riveste. La fontana è in funzione tutti i giorni, dalle ore 6 alle ore 24, mentre la chiusura notturna consente la pulitura automatica dell’impianto». Eva Giacchè

COLLEGIATA PIAZZA

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L’Amministrazione Comunale di Umbertide comunica che sono iniziati i lavori di sistemazione della viabilità di piazza Mazzini allo scopo di valorizzare la Collegiata, garantire maggiore accesso ai servizi e regolamentare il traffico e i parcheggi a servizio del centro storico." Così si legge nel sito del nostro Comune. Che in piazza Mazzini ci fossero dei lavori in corso non era sfuggito a nessuno, ma dal Comune ci aspettavamo qualche notizia in più. O forse ai cittadini non è

dato far sapere quali decisioni vengano prese nelle "segrete?!" stanze della nostra amministrazione tanto sarà tutto chiaro a lavori finiti? E magari con l'ausilio di un bel filmato? È così difficile informare i cittadini su quello che si intende fare, anche semplicemente con un cartello esplicativo sulla natura e i costi dei lavoriperaltro previsto dalla legge-, di un luogo che appartiene al nostro centro storico? Sicuramente alla fine tutto risulterà più bello e più funzionale per il traffico e per

la nostra Collegiata ma proprio per questo sarebbe stata opportuna una maggiore informazione ai cittadini che, non dimentichiamolo mai, sono sempre loro a pagare il conto. La redazione


Il Dibattito

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uova Piazza del Mercato. Il 2 giugno 2011 veniva inaugurata, dopo un lavoro di totale metamorfosi anche delle mura urbiche, la nuova piazza sotto la nostra Rocca. Passato questo periodo è opportuno analizzare cosa pensano i cittadini di Umbertide di questo nuovo spazio di socializzazione, se ha potenziato le attività commerciali e se abbia favorito una relazione con “Umbertide 2”, la zona fuori dal centro storico di più recente realizzazione. Inoltre abbiamo interpellato anche dei turisti, stranieri e non, in vacanza nel nostro Comune, per sapere quale sia la loro percezione dell’opera. Bisogna far presente che, al di là delle critiche rivolte da alcuni in merito alla realizzazione di quest’opera pubblica (una della più discusse nella fase della sua realizzazione), si è creato comunque in quel luogo uno spazio d’incontro culturale molto importante per la nostra cittadina. Sono stati numerosi gli eventi che si sono svolti sotto la Rocca; molti dibattiti, concerti e rappresentazioni teatrali si sono svolti tra l’ombra della torre e il corso del torrente Reggia. Ma lasciamo la parola e le valutazioni all’opinione pubblica. «Credo che i lavori per l'ammodernamento del torrente Reggia e della piazza antistante la Rocca svolti lo scorso anno - dichiara Francesco Cucchiarini, giovane studente umbertidese - siano tra i migliori mai svolti ad Umbertide. Non solo ora è possibile raggiungere le sponde del  Tevere direttamente  dalla piazza del mercato, ma è stato possibile cancellare l’aspetto precedente, sicuramente non apprezzabile ad un primo sguardo. Ho notato che numerosi turisti apprezzano molto il nuovo percorso ciclo-pedonale, del quale scattano diverse foto. Considero - continua Cucchiarini - che non sia una priorità l’apertura al traffico di Piazza Matteotti, oggi i cittadini  vogliono stare

UN ANNO DI PIAZZA:

lontani dal traffico mentre passeggiano, non si può vivere  la piazza di un centro storico con il timore di essere investiti da un’auto che sopraggiunge ad alta velocità (molto probabile che accada)». C. C., una donna umbertidese che ha preferito l’anonimato, dichiara che: «Il posto è veramente bello ed è stato fatto un ottimo lavoro, ma la notte è poco sorvegliato e frequentato da persone poco raccomandabili, perciò serve, venendo dal Tevere, una maggior illuminazione e più sorveglianza. Bisogna ricordare - continua C. C.che la passeggiata sotto la Rocca è veramente pulita, mentre sull’altro pezzo di percorso, quello antistante al corso del fiume, la pulizia lascia un poco desiderare». Per A. B., giovane mamma, la realizzazione della piazza sotto la Rocca ha «pregi e difetti. I difetti si possono riscontrare nelle scale e sull’utilizzo della breccia. Per i passeggini e le carrozzelle ciò crea un grave problema; non so perché in un mondo in cui le barriere architettoniche vengono abbattute, qui se ne producano ancora. Il lavoro in sé è molto bello esteticamente e per l’arredo urbano ed è stato fatto in modo che sia rivalutato il centro storico. Credo che – conclude - il problema della cancellazione del parcheggio non sia fondamentale, perché si può giungere nel centro storico direttamente a piedi». Passiamo ora alle “teste argentate”, i meno giovani, memori di già due precedenti trasformazioni della piazza sopra il torrente Reggia, per scoprire cosa pensano. «I lavori - ci dice un pensionato umbertidese che ha preferito restare anonimo - sono stati fatti in maniera eccellen-

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te, attirano molto l’attenzione dei turisti che si recano nella nostra città e, coloro che sono stati scettici all’inizio dei lavori, ora cominciano ad apprezzare l’opera. L’unico problema esistente è il ristagno del torrente e il Comune si deve adoperare a risolvere questo problema». Passiamo

ora a I. G., pensionata abitante da sempre ad Umbertide. «Penso - afferma I. G.- che la scelta di riportare la Reggia al suo stato iniziale sia stata un’ottima idea per far riscoprire a tutti noi le origini e apprezzare ciò che di bello avevano saputo fare quelli che ci hanno preceduto. L’utilizzo è importante per la socializzazione, per scambiare opinioni e ricordi. È tutto estremamente bello, ma penso che - prosegue - abbia prodotto disagio al centro storico, soprattutto per le attività commerciali». Tullio Montagnini, pensionato, arricchisce l’analisi con valutazioni complessive e solleva una punto critico: «Apprezzo molto il lavoro perché se ne vedono i risultati, soprattutto a livello turistico, dato che c’è un miglioramento notevole di flussi in quella parte di città. Durante i lavori - prosegue Montagnini- ci sono stati molti “ingegneri” e “architetti” che contestavano i lavori. Sono convinto che i lavori vanno sempre fatti e apprezzati,

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COME È CAMBIATA LA CITTÀ

visto che portano lavoro e movimento. Ho l’impressione - dichiara Montagnini - che Umbertide sia divisa tra zone di “serie A, B e C” e le esigenze di queste categorie vengono ascoltate in modo diverso. Riporto un esempio: abito in un condominio che sta a 10 metri del greto della Reggia, sono tre anni che il Comune, la Comunità Montana e la Provincia fanno a scarica barile perché non si sa di chi sia la competenza per ripulire il greto del torrente che è pieno di alberi caduti e rovi che lo rendono simile a una giungla. È possibile che le nostre esigenze non siano ascoltate per nulla? È da marzo che ci hanno promesso la pulizia di questa parte di torrente ma ancora non si è visto nessuno!». Spostiamo la nostra attenzione sui commercianti del centro storico, che in questo periodo si sono fatti promotori di una serie di proteste per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema della chiusura al traffico del centro storico. «Il mio giudizio sulla piazza sotto la Rocca - afferma Angelo Pedana, storico commerciante di Piazza Matteotti e proprietario di una delle più antiche botteghe alimentari di Umbertide - è diviso in tre parti. Da cittadino umbertidese credo che sia un bel lavoro. Da “piazzarolo” devo dire che, quando hanno cominciato i lavori di demolizione della vecchia piazza del mercato, ho visto distruggere i ricordi della mia infanzia, visto che lì giocavamo sempre da ragazzini con gli amici. Mi ha fatto male - continua Pedana - soprattutto il fatto che la fontana sotto la Rocca sia stata demolita, visto che era stata ristrutturata da poco, e anche questa è ricollegabile alla mia giovinezza; ogni volta che andavamo a giocare quello era l’unico luogo per rinfrescarci. L’ultima valutazione - conclude - la fornisco da commerciante di Piazza Matteotti e non può essere che estremamente negativa.

I nuovi lavori non hanno portato alcun miglioramento e da due anni abbiamo avuto un calo drastico dovuto anche alla scomparsa del parcheggio sotto la Rocca. L’unico giorno della settimana in cui si vede un po’ di movimento nel centro storico è il mercoledì, seppur con molte criticità. Non capisco come mai la parte del mercato che ora si svolge davanti alla “Piattaforma” non possa essere spostata sulla nuova piazza, in modo tale di far rivivere il centro. Ciò potrà essere pure realizzato, visto che non sappiamo ancora come si concludano i lavori». Passiamo a chi ha abbandonato la piazza centrale per spostarsi proprio all’inizio della nuova piazza. Nicola Centogambe, proprietario di quella che fu la storica edicola del centro dichiara: «Quaggiù mi trovo molto bene perché c’è più passaggio e, seppur essendo un mese che l’edicola si è trasferita, già si possono notare i frutti di questa scelta. La clientela è un po’ cambiata, perché ai clienti abituali si sono uniti di nuovi, soprattutto le persone che passano con la macchina davanti. Devo ricordare che la clientela in piazza era minore, ciò era dovuto a vari fattori, come ad esempio la vecchia struttura della vecchia edicola che dava poco risalto ai prodotti da vendere, mentre ora, con la nuova struttura tutti i prodotti sono ben visibili ai clienti benché vi sia la crisi che ha colpito l’editoria. Secondo me l’elevato flusso di clienti nella nuova posizione è dato dalla presenza di esercizi pubblici, come bar e alimentari, presenti vicino all’edicola che funzionano bene». Ma tra chi continua a lottare per le sue ragioni e tra chi si sposta per avere una migliore collocazione per avere più clientela, c’è anche chi ha dovuto chiudere; vicenda gravissima se si tratta di una libreria, fulcro della cultura in una cittadina come la nostra. «Vorrei comunicare

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Il Dibattito il mio rammarico - racconta Giovanni Viciani, gestore di quella che fu la libreria “Gulliver” presente in via Cibo fino a poco tempo fa - per aver chiuso dopo 12 anni la mia attività. Indubbiamente la chiusura del parcheggio sotto la Rocca ha influito negativamente sull’andamento delle vendite, verificandosi un calo di fatturato. Purtroppo - ricorda Viciani - sono stato costretto a cessare l’attività anche a causa della crisi del settore librario». E ai turisti, con il loro occhio vigile e diverso dal nostro, che effetto avrà fatto la trasformazione di quella che fu la piazza del mercato? «Siamo una famiglia francese - affermano Michel e Mimie Robin, cittadini francesi che da anni trascorrono le loro vacanze nelle campagne umbertidesi - e abbiamo fatto una piacevole scoperta. Una passeggiata nel XIV secolo, alla notte, con le luci che fanno rivivere le pietre. Sotto la Rocca, gli orti con piante aromatiche; il piacevole momento che unisce cielo e terra». Anche la testimonianza di Angelica Federici, giovane residente nel mantovano, che ha frequentato per molto tempo Umbertide, conferma l’appetibilità del nuovo arredo urbano: « La nuova piazza - ci dice Angelica - è bellissima, molto luminosa e valorizza moltissimo la Rocca. Prima era un parcheggio, ora grazie anche ai passaggi pedonali, è molto più vivibile per la popolazione e alla sera, illuminata, è veramente stupenda e fa risplendere il centro storico». Insomma, tra luci (notturne) e ombre (commerciali), un anno di piazza ha già cambiato il volto di Umbertide. Alessandro Minestrini


Terre & Culture

TUTTA UN'ALTRA STORIA

Fratta è una “fortificazione”, non una “rovina”

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li studi di storia locale, per loro natura circoscritta, spesso si ripetono; l’originalità latita, a meno che non esca da qualche parte un archivio privato o un documento lasciato in chissà quale luogo. Invece, oggi, siamo qui a presentare uno studio di storia locale effettivamente originale per metodo e contenuti. Ci riferiamo all’ultima fatica del nostro concittadino Pietro Vispi, Don Pietro, che ha prodotto nella sua laboriosa officina storica, da creativo intellettuale qual è, uno smilzo quanto aureo libretto riguardante - qui la prima specificità - l’origine e il significato del termine “Fratta”, come recita chiaramente il sottotitolo. Il titolo è più netto e di richiamo: Fratta Filiorum Uberti e la casa editrice che lo ha pubblicato è il Gruppo Editoriale Locale (per intenderci quella che pubblica il nostro giornale “Informazione Locale”). Perché è così originale il testo di Don Pietro? Perché, analizzando dal punto di vista etimologico il termine “Fratta”, ricostruisce daccapo la stessa storia consacrata che ci è stata tramandata e sposta l’origine della nostra città in altro contesto storico e con altro significato. Insomma, un conto è la spiegazione classica di “Fratta” che conosciamo, un conto è quella che Vispi ci propone come una nuova ipotesi interpretativa. Vediamola. Per la spiegazione tradizionale, “Fratta” deriva dal termine latino “frangere” che significa rompere, distruggere, da cui l’aggettivo “fractus” (al nominativo neutro “fracta”). Tale nominativo, ci ricorda Don Pietro, significherebbe per alcuni storici, “rovine, ruderi”; dunque Fracta Filiorum Uberti vorrebbe designare “rovine, ruderi dei Figli di Uberto”. Questa spiegazione si appoggia ad una incerta tradizione che vorrebbe che tali “ruderi” fossero le rovi-

ne dell’antica città di “Pitulum”, distrutta in epoca barbarica e, tale tradizione, si conserva a tutt’oggi grazie ad un’antica lapide. Invece Pietro Vispi, forte anche di un manoscritto storico inedito (quello di Costantino Magi, Fracta Perugina descritta da Costantino Magi, riportante le sue memorie storiche) che va nella sua Collana StoriaMemoria

Pietro Vispi

stessa direzione, sostiene che per essere più corretti è necessario contestualizzare le vicende del nostro territorio nel periodo bizantino, i cui territori formavano un vero corridoio geografico: Umbertide sorge nel punto dove tale corridoio segnava uno dei suoi punti più stretti, quindi, visto la presenza anche del Tevere, risultava da rinforzare con buone “fortificazioni”. Attenti alla parola “fortificazione” ! È qui che Vispi sviluppa l’originale ragionamento. La lingua ufficiale dei bizantini era il greco e il nome “fratta” (Don Pietro passa in rassegna, tra l’altro, i molti

toponimi di “Fratta” nel territorio nazionale che confortano la sua ipotesi) deriva dal termine greco Phraktos (si pronuncia “fractos” e vuol dire “muro, recinto, chiusura”). Il verbo “phrassos o phratto” indica in greco - peraltro ancor oggi “fortificare”, “circondare con palizzate”, “muraglie”. Dunque la radice di “fratta” ha chiaramente il significato di “fortificazione”, “protezione”. A rinforzare (visto che siamo in tema di fortificazioni!) questa lettura, Vispi aggiunge che esiste un’altra parola greca, “difracton” che vuol dire “palizzate di querce” o “barriera di pietre”. Siamo, di nuovo, all’idea di recinzione, difesa, chiusura. Anzi, aggiunge Don Pietro, la locuzione greca “aphrakta”, riferita alle imbarcazioni, significa “barca non protetta”, “senza paratie”. Tirando allora le somme: il significato greco-bizantino originario di “phraktos/ phracta/fracta/fratta è quello di sbarramento, “muraglia di difesa, fortificazione”. In conclusione, sostiene, Vispi, Fracta Filiorum Uberti sta a significare, con tutta un’altra storia dell’origine della città, “Fortificazioni in possesso dei Figli di Uberto. Questa interpretazione permette di porre così l’origine della nostra città a vari secoli prima. Don Pietro, inoltre, cerca di confortare questa interpretazione con una personale deduzione: se prendessimo il termine “Fratta” secondo la tradizionale interpretazione (Fratta come “rovine, ruderi”) faremmo fatica a capire come i nipoti (i figli di Uberto) di uno dei più famosi re d’Italia (Ugo di Provenza) «accostassero il loro nome a quello di poche e misere rovine, ricadenti nel territorio del loro dominio feudale». Luca Bruni

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Seconda puntata

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PERSONAGGI NOTEVOLI

opo quella di Ninambò, raccontata nel numero precedente, ci sono diversi motivi per indurmi a rispolverare le storie di altre figure particolari che sono entrate e rimaste nella memoria del paese. Se non fosse riduttivo ed ingeneroso, potrebbero essere accomunate nella categoria delle macchiette: in realtà hanno guadagnato un posto indelebile nella memoria collettiva, passando alla piccola storia della comunità per il modo di vivere originale, talvolta bizzarro, ma con la costante di essere al centro della simpatia di quanti le hanno conosciute. Una dimostrazione dello straordinario rapporto affettivo fra l’amico, vero, di tutti e la comunità è stato il funerale di Peppino Cerrini, che ha raccolto intorno a sé una folla straordinaria nella chiesa di San Francesco per i motivi acutamente sottolineati da padre Francesco. Peppino si è aggiunto al filone delle “Persone caratteristiche ed allegre di Umbertide” descritte da Renato Codovini in un dattiloscritto inedito, messomi a disposizione per rinnovarne la memoria. Anche se sono in pochi quelli che li hanno incontrati di persona, in tanti ne ricordano almeno il nome e qualche aneddoto diventato intramontabile. Cominciamo da Centi Giuseppe, che fu protagonista della vita paesana nell’epoca 1915­-1930. Da giovane era stato emigrante in Francia ed era tornato ad Umbertide al tempo della prima guerra mondiale. Nei primi anni dormiva, gratuitamente, nella stalla della trattoria Zurli che era ubicata dietro la Collegiata, all’angolo con Via Roma. Negli ultimi anni di vita passava la notte in un fondo in via Spunta, vicino al Tevere, sempre senza tirar fuori una lira. Era detto “ il Papino”, forse perché avrebbe espresso il desiderio - lui camminava molto male, sulle gambe divaricate - es-

sere trasportato sulla sedia gestatoria. Era venditore ambulante di frutta che trasportava su di un carretto a mano, gridando la propria merce: ”È tutta roba del mio povero zio: morto lui, ho ereditato io”. A volte, per arrotondare gli incassi, gridava, con una forte voce che contrastava con la piccolezza della sua statura, tutto ciò di cui altri lo incaricava: il pesce, che si vendeva alla “pesceria”, una bottega popolare che apriva al pubblico saltuariamente in piazza delle erbe (oggi è occupata dagli uffici dell’acqua e del metano); la carne di bassa macellazione (animali azzoppati, pecore crepate per l’erba medica, …), che si spacciava nello stesso locale; le “robe de dentro“ di porchetta. Era uno spirito allegro ed amava dar la baia agli altri e, se gli altri gli davano noia, era pronto a rimbeccarli. Per cui non lo presero sul serio quando urlò che un uomo era affogato – davvero – al Tevere! Spesso sostava con il suo carretto a lato della porta del Comune, presso la quale aspettava i clienti, appoggiato al muro per diminuire il peso alle sue storte gambe quasi paralizzate. Ci fu un anno, prima del fascismo, in cui ad Umbertide arrivò un Commissario prefettizio a fare le veci del sindaco. Questi, entrando in Comune, visto il Papino appoggiato al muro, gli domandò: “Siete un invalido di guerra? “. Al che lui rispose, senza scomporsi: “No, io sono invalido della lingua, perché non posso rispondere”, intendendo dire che purtroppo non era in condizioni di maledire il burocrate come avrebbe invece voluto. Naturalmente, per fortuna del Papino, quel papavero non capì la battuta. Rinviamo ai mesi successivi le storie di altri personaggi, per dare spazio ad uno stupefacente evento artistico che fa onore al nostro paese. Mario Tosti

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Nero Fratta ARTE PER LA MEMORIA Ancora una volta, un’idea nuova per coltivare la memoria di quella tremenda settimana di giugno del ’44 che sconvolse l’Alta Umbria con le stragi nazifasciste di Gubbio, Serra Partucci e Penetola. Stavolta è stato un geniale artista altotiberino, Marco Baldicchi, a stupirci e commuoverci con dodici drappi sospesi intorno alla navata della chiesa di Santa Croce. Sulle tele grezze le ombre delle dodici bocche delle vittime bruciate a Penetola, sfumate nel grigio della lontananza temporale della morte, anche se apparente. Ma sul filo del confine fra le labbra un ricamo d’oro, a suggerire – forse – bocche cucite per sempre dalla violenza della guerra oppure - più probabilmente - a sottolineare la preziosità di un messaggio, muto ma inequivocabile, ripetuto all’unisono in un coro a dodici voci, per l’eternità: ascoltare nel silenzio il monito a vigilare, con la forza della memoria.


Eventi

GINNASTICA ASSISTITA GRAZIE AGLI "AMICI DEL CUORE"

La ginnastica assistita, svolta tramite l’associazione “Amici del Cuore”, ha l’obiettivo di assicurare migliori condizioni fisiche, psicologiche e sociali a persone affette da malattie cardiache post-acute o croniche, ma è rivolta anche a chi vuol fare ginnastica dolce a scopo preventivo. Il servizio viene svolto tre volte a settimana da ottobre a maggio e i soggetti sia all’inizio che alt termine della ginnastica vengono sottoposti ad un monitoraggio della pressione arteriosa e del battito cardiaco. La ginnastica

assistita si suddivide in tre fasi: fase di riscaldamento (15-20 min.); fase di allenamento; fase di raffreddamento (5 min.). Gli strumenti utilizzati per l’esercizio sono bastoni, pesi a basso carico, ciclette, tapis roulant, elastici di varia resistenza etc. Gli esercizi vengono svolti in maniera graduale per non mettere sotto sforzo il soggetto e personalizzati in base all’età e all’esigenza di ognuno. Gli obiettivi della ginnastica sono: mantenere un buon range articolare, un buon tono muscolare, una buona postura, una buona

coordinazione e una buona capacità respiratoria per migliorare e mantenere una buona qualità di vita.

198° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELL'ARMA L'Associazione Nazionale Carabinieri in Congedo, da oltre 70 anni riunisce persone che, dopo anni di prestato servizio per garantire l'ordine pubblico e la nostra sicurezza, continuano ad essere fedel-

sentanza dei Soci della sezione e dell'Arma in servizio. All'evento hanno inoltre partecipato, tutti con le rispettive bandiere, le Sezioni Carabinieri in Congedo limitrofe di Città di Castello, San Giustino

Carabinieri M.M. Antonio Raganato, Dott. Scarponi Assessore del Comune di Umbertide, il Com.te del Corpo dei Vigili Urbani Cap. G.Tacchia, la Ved. Emanuela Fezzuoglio, medaglia d'oro al valore mi-

mente legate alla propria Istituzione. Come ogni anno, in occasione dell'anniversario della fondazione dell'Arma, l'Associaizone organizza una festa. Il 17 giugno, infatti, su iniziativa del Presidente Gianfranco Gullini, è stato celebrato ad Umbertide il 198° anniversraio della fondazione dell'Arma, con cerimonia religiosa presso la Chiesa di Cristo Risorto e con la partecipazione di una sostenuta rappre-

e M.S.Maria Tiberina e le Sezioni di Umbertide del Gruppo Aereonautica e Aviatori, degli Alpini, dei Garibaldini, degli Invalidi di Guerra ed Ex-combattenti, dei Mutilati e Invalidi per Lavoro, dei Partigiani e Reduci Combattenti, dell'Avis e il Gonfalone del Comune. Doveroso infine segnalare anche le autorità che quest'anno erano presenti alla cerimonia: il Comandante della locale Stazione

litare. Con l'occasione, alla presenza della Banda Musicale cittadina, è stata deposta una corona d'Oro alla memoria dell'App. to Donato fezzuoglio. La cerimonia si è conclusa con un pranzo sociale presso il Ristorante "Adamo" di Corlo (Montone), con la partecipazione di circa 100 persone.

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Voci Territoriali

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PREGGIO, DA 30 ANNI LA PICCOLA SALISBURGO

C’era una volta un incantevole borgo antico che con le sue mura fortificate abbracciava un’altura emergendo tra le verdi colline circostanti, dove gli abitanti erano come una grande famiglia e le tradizioni tardavano a cedere al tempo. Qui era ancora possibile scorgere fiori ed erbe aromatiche quasi scomparsi e, specie nelle calde serate estive, farsi inebriare da una pioggia di stelle di una volta celeste disseminata di diamanti». Questa immagine non è stata tratta dalle pagine di un libro fantasy, né si riferisce ad un pittoresco paesino nel Cadore. Il borgo montano di Preggio è, al contrario, un luogo a noi prossimo in grado di riservare molte sorprese che, se da una parte ha appena visto concludersi la festa degli antichi giochi e degli antichi sapori, con la mostra fotografica dedicata alla visita del cardinale Roncalli, il futuro papa Giovanni XXIII, dall’altro già si prepara al prossimo appuntamento, il prestigioso Preggio Music Festival. Tale evento giunto alla XXX edizione nacque dall’idea di Francesco Bastianoni, il parroco del paese, di organizzare concerti di musica sacra e da camera, che trovò il giusto interlocutore in un gruppo di musicisti stranieri, principalmente olandesi. Così racconta don Francesco, direttore del Coro del Duomo di Perugia e del festival stesso, ma soprattutto uomo di fede e sincero cultore di musica. La rassegna è presentata dall’Associazione Amici della Musica in collaborazione con la Parrocchia S.S. Trinità di Preggio e si divide principalmente in due parti. La prima prevede concerti di musica sacra e da came-

ra, tenuti all’interno della Chiesa di San Francesco, quest’anno nei giorni 25, 27, 29 e 31 luglio alle 21,15, con un’entrata di €10. In occasione della prima data si esibirà Alessandro Roselletti al pianoforte (Beethoven e Schumann) ed il 27 il Quintetto Kandinsky delizierà il pubblico con musiche per strumenti a fiato di Verdi, Gershwin, Mozart. All’organo Ottorino Baldassarri, domenica 29 luglio, con un programma che comprenderà Bach, Lizst, Reubke, mentre nella serata del 31 luglio, che chiuderà questa parte del festival, il violino, la viola ed il violoncello del Philadelphia Strings Trio suoneranno musiche di Beethoven, Haydn, Schubert. Dal 2005, inoltre, l’appuntamento si è arricchito di una seconda parte che vede, i primi di agosto, mettere in scena opere liriche come Così Fan Tutte, Le Nozze di Figaro e Don Giovanni, interpretate da cantanti e musicisti italiani e stranieri di alto livello. L’edizione 2012 vedrà rappresentata La Bohème, un’opera in quattro quadri di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, ispirata al romanzo di Henri Murger Scènes de la vie de bohème. Alla regia il maestro Antonello Madau Diaz, già regista al Teatro alla Scala di Milano. Tra gli interpreti, il tenore Davide Raffini (Sotgiu) nei panni di Rodolfo ed il baritono Giulio Boschetti in quelli di Marcello, mentre Ferruccio Finetti sarà Schaunard, Oliviero Angelini (Rinaldi) darà vita a Colline, il soprano Chiara Giudice nella parte di Mimì e Paula Sides in quella di Musetta. È sempre generosa l’affluenza del pubblico che viene ad assistere agli spettacoli nello splendido scorcio che

propone il giardino della Parrocchia a lato della Chiesa e, sebbene il tempo abbia finora assistito le rappresentazioni, in caso di pioggia queste verranno trasferite all’interno della chiesa. L’orario d’inizio degli appuntamenti operistici è fissato per le ore 20,30 nelle date 6, 8, 10, 12 e 14 agosto ed ogni posto numerato è venduto al prezzo di €25. I biglietti per La Bohème si possono acquistare da “GulliverOne - Agenzia Viaggi”, in via Andreani 23/25 ad Umbertide (tel. 075 9420353), all’Osteria “Le Vecchie Volpi” di Preggio (tel. 075 9410181), a “La bottega del Pane e del Vino” di Castel Rigone (tel. 075 845262) oppure direttamente all’ingresso, salvo disponibilità. Per info www.preggio.info/music-festival. Il festival propone inoltre due serate, quelle del 21 e 25 agosto, al Teatro Comunale di Corciano dove verrà rappresentata l’opera lirica Tosca, di Giacomo Puccini. Quella di Preggio Music Festival è una produzione in crescendo che trova la sua genuinità nella sua splendida cornice, nel sostegno e nella passione di un gruppo di volontari, che riesce a sopravvivere malgrado i pochi finanziamenti e che si meriterebbe tanta attenzione da parte delle istituzioni quant’è l’ammirazione degli spettatori e la stima dagli esperti di settore. Barbara Castelletti


Il Pungolo

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DE PROFUNDIS IN VIA ROMA

vegliarsi una mattina e invece del consueto cinguettio di passeri, tortore e rondini, sentire il fastidioso rumore metallico di una sega. Affacciarsi insonnoliti e vedere con sgomento che stanno tagliando gli storici pini di via Roma. Legano i rami come animali da portare al macello, segano e poi giù, buttano a terra tutta la chioma,lasciando solo neri, scheletrici ,funerei mozziconi di tronco. Per completare lo scenario macabro,da futuro deserto metropolitano, sugli alberi rimasti vengono disegnate inquietanti croci rosse, ad indicare per chi suonerà la campana domani. Questo è quello che si sono trovati davanti in questi giorni torridi,gli abitanti di via Roma. Interpellati gli addetti al taglio appaiono inflessibili: “Li taglieremo tutti, sono pericolosi”; in Comune spiegano di aver avuto proteste da qualche singolo residente di danni alle pavimentazioni esterne e alle cantine, ”ma in futuro, compatibilmente con le risorse, forse si potrà ripiantare qualcosa..” Insomma un pezzo storico di Umbertide

se ne va, forse realmente colpevole di pericolo per le auto parcheggiate o le cantine, di certo inconsapevole vittima di anni di trascuratezza per potature mal fatte, mancata manutenzione di marciapiedi e manto stradale. Molte persone protestano, lo spettacolo dei mozziconi tagliati è davve-

ro osceno, l’ombra negli appartamenti in questo impietoso caldo estivo non c’è più,

si organizzano proteste virtuali, con tanto di forum sui social network. La voglia dei cittadini di partecipare al dibattito è evidente, non si capisce perché non sia stata utilizzata prima, per condividere la decisione e discutere del futuro di via Roma. Qualcuno dice che i pini di via Roma, per la loro storia e la caratterizzazione di un paesaggio, sono di una varietà particolare...il Pinus civico. Se è così, ed è così, meritavano maggiore attenzione in vita e nel momento dell’esecuzione. Citando da Saramago: «Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre». La Redazione

viale Europa 1,  tel 075 941 05 44 Montecastelli, Umbertide

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Memorie

UNA NONNA INSTANCABILE ED INTRAPRENDENTE

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una nostra affezionata lettrice, che con dolcezza e semplicità ha voluto ricordare la figura della nonna, recentemente scomparsa. Abbiamo deciso di dedicarle questo spazio per sottolineare come il valore dei "nonni" assuma oggi un valore incommensurabile e rappresenti uno degli incontri intergenerazionali più importanti per la crescita delle nuove generazioni. onna Iolanda è nata ad Umbertide il 20 agosto del 1920. È stata una donna che ha vissuto intensamente la vita della campagna. Spesso ricordava i momenti gioiosi, anche se faticosi, di convivialità nelle calde giornate di trebbiatura, tra il soave profumo del grano appena mietuto e gli stornelli botta e risposta. Né dimenticava le torte sul panaro o al formaggio che lei preparava per colazione insieme al prosciutto, al salame, al baccalà in umido. Invece per il pranzo cucinava arrosto d’oca, di pollo o di coniglio e inconfondibile si spargeva il suo intenso odore. Accanto ai momenti gioiosi, ricordava anche quelli difficili come le lunghe notti dell’infilatura del tabacco, la piena del Tevere, lo sfollamento a Moravola a causa della guerra e tutte le dure fatiche che riservava la campagna. Nonna Iolanda ha trascorso tutto ciò con un fisico forte e un caratte-

N

re intraprendente, ambizioso, tenace, coraggioso e instancabile. Quando lasciò la campagna per trasferirsi in paese, non poteva fare a meno di saltare in sella alla sua bicicletta, pedalando con tanta velocità in direzione di quei luoghi dove era sempre vissuta. Poi, la sera, al ritorno, anche se stanca, non rinunciava mai al ricamo che era la sua passione. Quante stramature, orli a giorno, intagli e diversi punti di ricamo per rendere più preziosi i suoi lavori. Quante tovaglie, asciugamani, lenzuo-

la e coperte sono passate tra le sue mani per tanti anni. Nonna Iolanda si è sempre dedicata a preparare con tanta creatività i suoi fantastici dolci. Per Natale, la sua specialità era lo storico torciglione e per Pasqua le torte dolci e al formaggio che lei distribuiva generosamente a parenti ed amici. Per carnevale preparava frappe friabili e castagnole rigonfie. Tutte le ricette venivano condivise con la sua amica

del cuore: la Tonina. In quelle occasioni la sua casa si trasformava in una pasticceria sempre inondata dall’intenso profumo di dolci, tanto che il nonno Ubaldo con tono scherzoso la chiamava “la Dolcera”! Dotata di un animo disponibile e generoso è stata sempre accogliente con tutti, pronta ad aiutare i malati quando la chiamavano per le iniezioni o nei momenti di difficoltà nella malattia. Nel giugno del 2008 si è ammalata, ha avuto una ischemia cerebrale ed è rimasta paralizzata agli arti di sinistra. Nelle interminabili giornate in poltrona avrebbe voluto riprendere il ricamo, ma la sua mano sinistra non gliel’ha consentito. Io non sopportavo l’idea che la sua infermità fisica potesse travolgere

tutta la sua persona, togliendole la vitalità di prima, al punto da farla sentire inutile, come spesso accade nella fase della vecchiaia e della malattia. Io credo che la vita di ogni persona abbia un valore sacro e inviolabile soprattutto quando è malata e indifesa. Così, con un innocente inganno, le ho proposto di aiutarmi a colorare i disegni per i bambini della scuola elementare. Con la sua solita grinta prendeva i pastelli a cera con l’unica mano che ancora poteva muovere e iniziava a colorare con la stessa precisione e dedizione che impiegava per i dolci e il ricamo. Fino a poco tempo fa trascorreva molti pomeriggi dedicandosi a questa attività che la rendeva serena e tranquilla tanto che, tra un colore e l’altro, intonava canzoni del passato. Prima di mancare ha colorato 365 disegni! Quando colorava dimenticava per un po’ i dolori causati dalla malattia, ma soprattutto si sentiva ancora utile come quando, con arte e maestria, sapeva realizzare dolci e ricami. Noi nipoti le siamo stati sempre vicini ed è stata per noi una gioia e un dono regalarle una parte del nostro tempo allietandola con scherzi, sorrisi, abbracci, carezze e complimentandoci con lei per i suoi disegni. Io credo che il vero senso dell’esistenza sia donare l’Amore…ed è proprio così che possiamo sentirci seguaci di Gesù Cristo, poterlo servire, incontrare e riconoscere negli occhi di chi soffre, pur con tutti i nostri limiti e debolezze. Infatti Gesù disse:” In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Vangelo di Matteo 25,40). Palazzetti Sonia


S

AVE EVA!

Reportage

cene da un matrimonio. Perchè dedicare un intero servizio al matrimonio di Eva (e Stefano), evento del tutto privato? Semplice; dal momento che per noi di "Informazione Locale" è un modo pubblico di manifestarle il nostro affetto e la nostra stima. Eva Giacchè si è infatti imbarcata fin dall'origine, come giornalista, nell'avventura del giornale, tanto che il Lettore e noi stessi dobbiamo alla sua creatività l'aspetto con cui usciamo; è lei che imposta ora graficamente il giornale e ci permette ogni mese di essere presenti. Le scene del matrimonio - come "inizia" e come "finisce" con l'intermezzo dell'alzata del "cero" - è il nostro modo e quello del Lettore di partecipare all'evento. La redazione e il direttore


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