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condivide forse con il vuoto questa sorta di energia vitale, di potenzialità creativa. Non è l’oggetto-documento il tuo fulcro d’interesse, ma forse lo scarto invisibile che si crea tra un documento e l’altro.

speravano proprio di oltrepassare, attraverso il medium elettronico, le limitazioni imposte dal cinema mettendo in atto visioni mai realizzate. Per te invece è in qualche modo il contrario. Lo spazio del limite è lo spazio creativo?

Rosa Barba: Infatti. Nei miei film, per esempio, anche il paesaggio rappresenta un documento. Le tracce che si sviluppano in esso, sono una sorta di documento che cambia continuamente. Il documento per me non è mai una cosa immobile, è sempre in trasformazione. Le persone per esempio possono essere documenti. Nei miei film non ci sono attori che devono interpretare dei personaggi, ci sono sempre persone inserite nel corso della storia. Nel film che ho girato sul vesuvio (Split Field, ndr) sono visibili le persone sopravvissute all’ultima eruzione. Ecco, per me sono loro i documenti di quel paesaggio. E’ questo tipo di documento che m’interessa, che è connesso anche al mettere in scena, alla creazione di una potenzialità.

Rosa Barba: Sì, praticamente con il film io mi trovo sempre a dover interagire con il limite, anche temporale. Magari ho una pellicola di 10 minuti che mi deve bastare per mettere tutto in scena, allora per esempio devo cercare di fare una sorta di montaggio real time, questo mi costringe a fare attenzione a quello che giro. Un’altra caratteristica è quella del suono. Per me è stato sempre molto importante il rumore che la cinepresa fa quando si accende. Fa parte di una sorta di performance che con il video si perde. E poi c’è la questione dell’enorme quantità di materiale da gestire. Nel video c’è una possibilità praticamente infinita di creazione che a volte può rendere difficile la comprensione di quello che è invece il momento vero, quello essenziale.

Giulia Simi: Parlami invece di quello che significa per te lavorare con il medium cinema. In una precedente intervista hai dichiarato: “Il film non è il medium più aperto possibile, ma a me piacciono le limitazioni che contiene“. Sembra un’affermazione che attesta una pratica molto diversa da quella, per esempio, di alcuni pionieri della videoarte, che 6

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DIGIMAG 65 - GIUGNO 2011  

Digimag è stato uno die più importanti magazine internazionali focalizzato sull'impatto delle media technologies su arte, design e cultura c...

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