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degli spazi museali. “The Observer is always in the International centre of things for the study of Futurism” – scrive l’artista indicando il piano seminterrato, visibile dal vano scale come una grande cavità centrale, un vuoto al centro dell’edificio che si inabissa man mano che saliamo verso i piani espositivi più alti. E proprio lì, alle soglie degli archivi, nel cuore e

Grazie ad un progetto che il Mart di Rovereto ha portato avanti in collaborazione con la Fondazione Galleria Civica di Trento, l’artista approda in Italia con una personale che si snoda su un doppio spazio espositivo. Se a Trento sono infatti visibili alcune delle sue installazioni più recenti, tra cui Private Tableaux, Let me see it, One Way Out, accanto a nuovi lavori come White Curtain, singola frase ritagliata su feltro bianco che introduce l’esposizione, a Rovereto sono invece presenti tre opere site specific, pensate e realizzate in stretta relazione con gli spazi museali.

cervello pulsante dello spazio museale, ci troviamo di fronte alle due sculture che l’artista ha realizzato nell’intento di rimettere in scena l’utopia e l’immaginario visionario delle avanguardie di inizio secolo.

Theory in order to shed light è un dittico in feltro, dove da una parte sono intagliati testi ed elementi grafici provenienti dalle sceneggiature di Fortunato Depero per film mai realizzati, dall’altra un taglio rettangolare centrale riproduce il white frame, elemento visivo e concettuale tipico della ricerca di Rosa Barba. La luce attraversa il feltro e si staglia sul muro, dove la forma delle lettere o di figure geometriche diventa effettivamente visibile.

Così stretta che capiterà di leggere, sulle pareti delle scale centrali dirette ai vari piani espositivi, una segnaletica per un museo in potenza, virtuale, che potremmo quasi chiamare “immaginario”, in omaggio a André Malraux. L’opera No Titles propone infatti, nello stesso lettering istituzionale del museo, una sorta di piacevole disorientamento all’interno

Oltrepassa lo schermo, potremmo dire, reintepretando alcune delle idee visionarie delle avanguardie storiche del cinema, quella di uscire dai limiti imposti dalla cornice: la cornice dell’inquadratura, la cornice dello schermo. 4

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DIGIMAG 65 - GIUGNO 2011  

Digimag è stato uno die più importanti magazine internazionali focalizzato sull'impatto delle media technologies su arte, design e cultura c...

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