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l’universalità di questo tentativo così profondamente umano. Il mare è un tema ripercorso più volte da Tacita Dean, i cui lavori sono rappresentati dalla Frith Street Gallery di Londra e dalla Marian Goodman Gallery di New York. Il suo mito si confronta con l’idea di appartenza e di isolomento dell’uomo dentro la sua geografia. I limiti si confondono con l’appropriazione di un’identità, di un riconoscimento che si determina nel tempo, o fuori da esso. The Sea, with a Ship; afterwards an Island del (1999), è un lavoro, questa volta di matrice pittorica, anche se sarebbe più corretto dire progettuale, che ci racconta quindi di un evento chiuso nella tensione di un’impresa umana: l’impresa di Donald Crowhurst, alla stregua di quelle narrate da un altro grande artista del dramma dei limiti umani, William Herzog, che attravera il mondo con la sua nave, per poi saltare in acqua e morire stringendo il suo cronometro.

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Tacita Dean ci racconta dei limti di questa impresa, della tensione all’interno di essa, della sua follia, della sua eccezionalità. Ce lo racconta attraverso il segno, con la classicità di un tratto che forse più di altri può meglio definire la sicurezza di un progetto, più che l’impresa in sé, nel pieno della sua realizzazione. Un’azione così incredibile nasconde dentro di se il dramma del suo fallimento e l’impossibilità di perseguire il suo corso: il mare diviene mito dell’impresa, generatore della follia, che spinge oltre i limiti della mente, dentro il superamento delle resistenze dell’individuo.

www.tacitadean.net

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DIGIMAG 44 - MAGGIO 2009  

Digimag è stato uno die più importanti magazine internazionali focalizzato sull'impatto delle media technologies su arte, design e cultura c...

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