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perchè il mezzo non inflazionato, non codificato dal sistema dell’arte, desta sospetti da parte degli addetti ai lavori, che si chiedono se sarà un mezzo proponibile sul mercato dell’arte, se l’opera durerà nel tempo….

Il rischio nell’uso della tecnologia è un po’ anche questo: chi si appropria di certi rituali, di certi mezzi ne può abusare mettendoli insieme, costruendo cose mediocri. La caratteristica comune all’artista che cerca nella sperimentazione un’innovazione finalizzata all’evoluzione del linguaggio stesso, come dagli anni Venti fece Lazlo Moholy Nagy con i suoi modulatori di luce, per arrivare ad oggi con Olafur Eliasson, è la purezza dell’estrema sintesi del linguaggio usato come trasformazione dello spazio, come trasformazione percettiva, a prescindere che l’opera sia cinetica o sia statica. Anzi, la staticità crea quella mobilità percettiva intrinseca nel lavoro che ti permette di non vederlo mai uguale da qualsiasi punto di vista interno e esterno all’opera. E non ci sono orpelli o cose fuori posto,non ci sono elementi non funzionali né alcunché per produrre un effetto fine a se stesso, tutto è coerente a un unico progetto, un progetto però estremamente semplice e sintetico.

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Silvia Scaravaggi: Molti artisti utilizzano strumenti avanzati tecnologicamente per parlare di temi come lo spazio e la luce, senza riuscire mio avviso ad arrivare al punto. Nel tuo lavoro invece, questi elementi emergono come concetti puri, arrivano immediatamente… Carlo Bernardini: La tecnologia ha dei pericoli insiti nel possibile abuso che se ne può fare, per cui un lavoro può diventare retorico, essere appesantito, o divenire barocco. La tecnologia è un vizio che può prendere la mano. È il problema che hanno artisti che non dispongono né di sintesi né di originalità, ed utilizzano un linguaggio copiato da altri artisti, incollando magari insieme più risultati differenti.

Questa è la differenza tra la luce utilizzata come illuminazione d’ambiente o di design e l’uso che invece ne fanno gli artisti, che non parte da prerogative che si giustifichino con alcuna funzionalità. L’artista non parte a priori per dover fare nulla di effettivamente funzionale, quindi il linguaggio che 17

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DIGIMAG 44 - MAGGIO 2009  

Digimag è stato uno die più importanti magazine internazionali focalizzato sull'impatto delle media technologies su arte, design e cultura c...

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